Title: The Catalyst
Rating: PG-13 through NC-17
Category: MSR, RST, Scully Angst (challenge-fic)
Spoilers: nothing very specific but up through season seven.
Sommario: Scully pensa che le sue speranze di un futuro con Mulder siano finite quando lo scopre un venerdì sera uscire con una adorabile brunetta
Archive: Yes, please do - just let me know where please.
Disclaimer: Not mine, never were, make no profit, have no money- do not sue.
Author's Notes: Please forgive any mistakes that my spell-checker may have omitted. I did not have this beta-read by my wonderful Aussie friend Belle as this was a fic challenge she put forth to me. She asked for Mulder to be out on a date, yet not a Mulder/other story, and for Scully to bumble about trying to see what was happening. I'm afraid Belle had something more humourous in mind, more like Meg Ryan in French Kiss. Well, I tried. I really tried but the angst seeped through and I ended up with the following story. Hope you like it Belle.
Reply To: xenoprobe@hotmail.com

* ~ * ~ * ~ *

Il Catalizzatore
Di Xenoprobe
Tradotto da Vix
 
Scully sedette al tavolo di cucina, con il cordless in mano. Il sopracciglio era corrugato ed un cipiglio le tirava le labbra lucidate dal gloss. Non poteva evitare di spremersi le meningi riguardo quello che era appena accaduto.
Aveva appena chiamato Mulder, sperando di chiacchierare o forse di poterlo incontrare più tardi. Aveva progettato tutto; c'era un caso che eventualmente avrebbe usato come scusa per invitarlo. Loro si sarebbero seduti e avrebbero riso e chiacchierato sui ristoranti cinesi e sull'x file.
Ma quando lo chiamò, rispose una donna.
Una donna.
Si stava lasciando trasportare dalle emozioni. Scully mise giù il telefono e prese una grande bottiglia d'acqua di fonte dal frigo. Ne bevve un sorso e si asciugò la bocca con il dorso della mano. Il suo universo era sottosopra - Mulder aveva una donna nel suo appartamento. Non poteva essere solo una donna qualsiasi; era una con cui Mulder era in confidenza, abbastanza da chiederle di rispondere al telefono. Non sapeva cosa dire, all'udire quella voce dolce e bassa… rimase per un attimo stordita e silenziosa. Scully tentò di ricordare quello che aveva borbottato, qualcosa tipo 'digli che ho chiamato' come se quello avesse senso per chiunque oltre a Mulder o lei stessa.
Scully mise l'Evian sul ripiano ed andò in camera passando per il corridoio. Non poteva distinguere cosa la spaventava di più, il piano iniziale per adescare Mulder quando aveva veramente solo intenzione di passare un po' di tempo con lui o la crescente gelosia che provava per quella donna nella sua vita. Scivolò fuori dalla maglietta e si lavò, restando in piedi di fronte allo specchio per un momento.
Il corpo era levigato e snello, i seni, anche se piccoli, erano ancora sodi e pieni. Aveva le curve al posto giusto, la sua pancia era piatta e forte, i muscoli definiti plasmavano le braccia snelle: era in forma e femminile. Scully si chiese se, dopo tutti questi anni passati ad evitare i sentimenti per Mulder, lui avesse perso interesse in lei. Poteva essere stanco di aspettare, in questo gioco di negare le emozioni e si era mosso verso qualcosa di meno complicato. Mulder era un uomo attraente, molto attraente… non sarebbe stato difficile per lui trovare qualcuno.
Passò le mani sui contorni del corpo e sospirò. Le mordeva dall'interno… con chi si stava intrattenendo Mulder? Con uno sbuffo frustrato, si volse all'armadio ed estrasse una camicia e dei jeans. Scivolò nelle gambe dei pantaloni e si distese sulla trapunta per abbottonarsi. La maglietta rigata in bianco e navy le stava bene, l'aveva comprata anni fa e non l'aveva portata più di due volte in tutto quel tempo. Aveva una scollatura a barchetta, aperta da spalla a spalla, che mostrava la bellezza scolpita della clavicola.
Alla porta posteriore, si infilò un paio di scarpe da ginnastica ed afferrò la giacca di pelle e le chiavi della macchina. Avrebbe scoperto cosa stava accadendo prima che la curiosità la uccidesse.

* ~ * ~ * ~ *

Scully accostò sul lato opposto della strada dove abitava il collega. Da dove era seduta, poteva vedere chiaramente le luci accese in soggiorno. Durante il viaggio verso Alexandria, aveva iniziato a piovere ed il cielo all'imbrunire gettava un bagliore purpureo, facendo sembrare tutto surreale. Scully si guardò le mani. Com'era arrivata a questo punto? Stava spiando il suo collega, tutto a causa di una donna. Un'altra donna.
Tutto quello che aveva sopportato - quella visita di Phoebe tutti quegli anni fa, il riemergere di Diana Fowley, aveva pensato di avere gettato tutto alle spalle dopo la morte di Diana. Ma era là seduta, appiattita sul sedile del passeggero, allungando il collo per avere una migliore vista del suo appartamento.
Fu allora che notò che le luci ora erano spente.
Scully avviò la macchina in preda al panico e si mise in strada. L'ultima cosa che voleva era che Mulder uscisse dall'edificio e la scoprisse mentre faceva il palo di fronte alla sua porta d'ingresso. Guidò attorno all'isolato e fece lentamente ritorno alla sua abitazione.
Mulder era uscito davvero nella pioggia serale, e non da solo. Al suo fianco c'era una giovane donna, che lo teneva a braccetto mentre si avvicinavano alla sua macchina. Lui teneva un ombrello nero sulle loro teste, scortandola addirittura al suo lato della macchina prima di scrollare l'ombrello e gettarlo dietro al sedile del conducente.
Scully finse di parcheggiare mentre aspettava che Mulder partisse, poi riprese il suo inseguimento lasciando alcune macchine tra loro.
La coppia non si avventurò molto lontano. Mulder entrò in un parcheggio, aiutò la donna ad uscire dalla macchina e le tenne la porta aperta quando entrarono in quello che sembrava un intimo ristorante italiano. Scully ardeva. Maledisse la sua reazione irrazionale verso l'intera situazione, non aveva diritti sul suo partner. Non avevano mai nemmeno discusso di obblighi tra loro. Strinse i pugni, volendo far recedere la gelosia ma si trovò incapace di calmarsi.
Non l'aveva mai portata in un ristorante caratteristico, non l'aveva mai viziata accompagnandola alla macchina, non avevano mai camminato a braccetto come vecchi innamorati. Le sue guance arsero con un rossore adirato; si passò le mani sulle cosce, tentando di allontanare la tensione dagli arti.
Mulder aveva tuttavia suggerito di provare dei sentimenti per lei.
Scully non poteva concepire di avere immaginato tutto. Era vero che i sentimenti per lui erano forti, lo erano stati per anni e non aveva mai avvertito che non fossero corrisposti. Quello fino ad oggi.
Lui aveva provato una volta a baciarla, nell'atrio - la disperazione e la passione li riempivano fino alla superficie della pelle. Aveva immaginato più tardi come il bacio li avrebbe consumati entrambi se l'ape non l'avesse punta, facendole perdere completamente il controllo. Alla vigilia del nuovo anno aveva poi avuto solamente il bagliore di un allarme che Mulder si stesse avvicinando per un bacio millenario. Era un bacio dolce, uno sfiorare gentile di labbra che le aveva mandato un brivido attraverso il corpo, ma il contatto rimase casto. Era certa che lui avesse letto la sua delusione poco dopo, quando la passione fallì nell'intento di sopraffarli.
Scully sedette nella pioggia, con il riscaldamento acceso e l'alito che annebbiava il parabrezza, riflettendo su tutti i momenti che lei e Mulder avevano condiviso. Momenti di verità, di amore, di fiducia – avevano costruito il carico dell'esperienza romantica di lei sui sette anni passati.
Sentiva il loro valore scivolare via, pensando alla brunetta che stava cenando col suo collega.
Guardò l'orologio digitale e sospirò.
Passò una mezz'ora prima di accorgersi di dovere urgentemente fare pipì. Scully scrutò la strada, nessun caffè, nemmeno una stazione di servizio in vista. Non avrebbe resistito fino a casa. Aprì lo sportello ed uscì nella pioggia martellante.

* ~ * ~ * ~ *

Nei pochi secondi necessari per correre all'ingresso, Scully si bagnò fino all'osso. Fece un passo nel ristorante e sbirciò nella sala da pranzo dove, come previsto, vide Mulder e la sua ragazza seduti vicino al camino. La luce ambrata gettava un leggero bagliore sulla coppia ed il cuore di Scully perse un battito alla vista. La donna era alta, anche da seduta la sua altezza era evidente; i capelli erano lunghi e folti, di un castano intenso che splendeva con riflessi naturali. Gli occhi sembravano di un marrone più chiaro da dove Scully stava, forse persino nocciola. Le labbra erano piene e truccate con un rosso profondo che sembrava anche più scuro nella luce soffusa della stanza. Scully scosse la testa, un po' dalla pioggia fredda ed un po' dalla vista che aveva di fronte a sé - aveva bisogno di andare in bagno ed uscire da là. Chiese cortesemente alla cameriera di poter usare i servizi e si diresse verso il retro della stanza.
Sotto il bagliore delle luci fluorescenti, Scully fissò il proprio riflesso e si sentì vecchia. Peggio che vecchia, si sentì patetica… come aveva potuto permettere alla gelosia ed alla curiosità di portarla fin qui?
Andò in bagno e sedette, con la testa tra le mani per un momento, raccogliendo le energie. Con orrore, si accorse che non c'era più carta igienica. La sera stava sprofondando a spirale fuori dal suo controllo.
Qualcuno entrò nel bagno accanto a lei e Scully si schiarì la gola.

"Uhm, mi scusi per il disturbo, potrei avere della carta igienica? Sembra che qui sia finita". La voce era stridula per l'imbarazzo.

"Nessun problema" la voce rispose. Dita lunghe e delicate con lo smalto rosso spuntarono da sotto il divisorio, porgendo un rotolo intero a Scully.

"Grazie". In un istante, Scully si scagliò fuori verso il lavandino, affrettandosi nel tentativo di evitare di incontrare l'estranea in uscita dal bagno. Ma non fu veloce abbastanza. La donna, la persona con cui Mulder aveva l'appuntamento, le arrivò accanto, sorridendo.

"È odioso quando succede". Disse come presentandosi. Scully accennò col capo, notando solo come davvero era giovane questa persona. Lo stomaco le si agitò e si mise entrambe le mani sul petto, inclinandosi verso lo specchio. L'amica di Mulder la guardò con preoccupazione. "Sta bene? Sembra un po' pallida".

Scully fece un cenno. "Non è nulla, sono stata sorpresa dalla pioggia… sto bene". Quella voce le risuonava in testa ed il ticchettare dei tacchi della donna sul pavimento piastrellato le sembrava quello del suo orologio biologico che velocemente girava mentre la giovane lasciava i servizi.

"Tutto questo è ridicolo". mormorò frustrata. Risolse di andare diritta a casa. Un bagno caldo e del vino erano d'obbligo. Doveva buttarsi alle spalle questa serata pietosa e buttare il pensiero di Mulder e di quella donna fuori dalla mente.

Aprì la porta del bagno con la testa bassa, affinché Mulder non la vedesse. Non fece in tempo a mettere piede nel corridoio di fronte all'ingresso principale che si scontrò con un cameriere e spedì un vassoio colmo di piatti sulle piastrelle di ceramica. Il rumore fu colossale e tutte le teste nella stanza balzarono su di scatto. Per un tormentoso millisecondo Scully resse lo sguardo fisso di Mulder, dei suoi occhi spalancati e confusi al vedere la collega in mezzo a quel disastro.
Lei corse fuori nella pioggia, prendendo boccate d'aria per lottare contro le lacrime che sapeva avrebbero prevalso.
In macchina, Scully maledisse la propria stupidità, insensatezza e bisogno. Questa era l'ultima volta che avrebbe preso in considerazione i propri sentimenti per Mulder. D'ora in poi, avrebbe dovuto vivere con il suo piccolo, sporco segreto. Il suo amore sarebbe rimasto non corrisposto e non avrebbe mai mostrato a Mulder quanto fosse vulnerabile.
Arrivò a casa, il bagno non la calmò ed il vino aumentò solamente il gusto amaro che aveva in bocca. Si preparò per andare a letto e giacque là, con gli occhi spalancati nel chiaro di luna per un certo tempo.
Le lacrime salirono lentamente e permise loro di prendere il sopravvento, piangendo piano mentre i minuti diventavano ore.

* ~ * ~ * ~ *

Il telefono stava suonando. La mente di Scully registrò appena il suono mentre si girava e sporgeva il braccio verso il ricevitore.

"Scully". Sembrava drogata dalla fatica.

"Sono io". Sospirò pesantemente, mettendo una mano sul ricevitore. Tutti gli eventi della sera precedente tornarono vividi ad attaccarla. Non voleva affrontare quel discorso proprio adesso.

"Scully? Sei ancora lì?"

"Sono qui, Mulder".

"Stavo pensando, Scully". Fece una pausa come se stesse tentando di scegliere le parole. "Penso che tu dovresti venire."

"Quando, ora? Mi sono appena svegliata Mulder, non sono proprio in forma".

"È importante Scully". Non avrebbe ceduto, lo sapeva fin troppo bene.

"Faccio una doccia e vengo". La rassegnazione era più che evidente nella calma della sua voce. "A presto".

"Scully?"

"Sì".

"A presto".

Scully scosse la testa. Si spostò a fatica in bagno ed aprì la doccia. Stando in piedi sotto il caldo spruzzo cominciò a sentire male allo stomaco, Mulder avrebbe certamente voluto sapere cosa ci stava facendo al ristorante la sera precedente. Le avrebbe posto ogni genere di domanda, interrogandola.
Poteva sentire l'imbarazzo bruciarle sulle guance persino sotto l'acqua calda.
Non si preoccupò di acconciarsi i capelli, si sentiva distante dal suo abituale ruolo professionale, perché tentare di emulare qualche cosa di cui si sentiva incapace? Dopo tutto, si stava preparando per una lunga mattinata sotto l'indagine minuziosa di Mulder; forse l'aspetto disordinato lo avrebbe distratto un po'. Indossò una maglia abbottonata color lavanda e dei jeans; le scarpe da ginnastica erano ancora piuttosto umide per la pioggia, ma non se ne curò. Ogni passo umido e freddo verso la porta di lui sarebbe stato un promemoria della sua sciocchezza, lo considerò come una penitenza.
L'ottone del numero 42 l'abbagliava. Il braccio sembrava di piombo mentre l'alzava per bussare. Addestrò gli occhi a fissare il pavimento e vide i piedi nudi di Mulder quando aprì la porta. Non guardò su, solo avanzò attraverso la soglia entrando nel suo territorio.

"Scully". Il suono del proprio nome sulle labbra di lui era delicato e dolce. Lei alzò la testa ma ancora evitò gli occhi, l'attaccapanni sembrava improvvisamente molto interessante. "Voglio che tu conosca qualcuno".

La sua testa balzò sull'attenti ed i loro occhi si incontrarono brevemente. Lui vide gli occhi di lei scurirsi ed il cuore scaldarsi. Lei sentì la necessità improvvisa di implorarlo di lasciarla andare via - non voleva incontrare 'qualcuno', voleva strisciare in una caverna e morire. Lui doveva averlo visto in lei. Le toccò dolcemente il braccio, poi l'esortò a passare in soggiorno.
Seduta sul divano c'era la stessa bellissima donna che aveva visto la sera prima. Ai suoi piedi c'era una borsa.

"Scully, voglio che tu conosca Krista". La donna sorrise intenzionalmente a Scully. Mulder fece poi alcuni passi verso il divano fece una pausa guardando di nuovo la collega. "Mia cugina".

Scully sentì la stanza girare. L'imbarazzo cresceva strato su strato, facendola sentire come avvitata al pavimento. Un brivido l'attraversò e si scosse visibilmente per un momento. Si schiarì la gola ed avanzò, stendendo la mano.

"Lieta di conoscerti, Krista". Il sorriso era debole ma genuino.

"Anche io - Mulder mi ha parlato così tanto di te". Mulder fece un colpo di finta tosse trapassando la cugina con uno sguardo.

"Krista era in città per un'intervista di lavoro. Mi ha chiamato ieri dopo il lavoro e siccome non era potuta venire al funerale di mamma, ha voluto passare a salutarmi".

Krista si alzò in piedi e si lisciò la gonna.

"Devo proprio andare, devo prendere un aereo ed il mio amico sarà qui da un momento all'altro. È stato davvero bello conoscerti, Dana, voglio dire Scully… voglio dire -"

"Scully va più che bene".

"Bene, è veramente bello conoscerti Scully. Spero di non avere rovinato i tuoi piani per il fine-settimana".

Krista accennò una scusa col capo prima di rivolgersi a Mulder.

"Ciao Fox, ti prometto che non passeranno altri nove anni prima di farti visita di nuovo". Lo baciò sulla guancia e lui le aprì la porta.

"È una promessa che intendo farti rispettare. Abbi cura di te Krista, sono contento che tu mi abbia chiamato". Li salutò con la mano e si avviò lungo il corridoio.

La porta si era appena chiusa quando Scully fece per andare via.

"Non posso restare". disse frettolosamente.

"Oh no, non puoi. Mulder bloccò l'uscita col braccio contro lo stipite. Scully lo guardò. Lui sorrideva.

"Devo andare". Tentò di rendere la sua voce forte, convincente.

"Tu, Scully, non andrai da nessuna parte". Le parole uscirono in un riso soffocato. Lei gli voltò la schiena ed incrociò le braccia come un bambino ostinato.

"Entra Scully, siediti". Lei non si spostò.

Mulder la prese per il gomito e la condusse nell'appartamento. Scully fece alcuni passi in avanti e rimase di fronte alla scrivania, guardando fuori dalla finestra.

"Allora," cominciò, "cosa ci facevi al ristorante ieri sera, Scully?" Poteva sentire la presunzione grondante nella sua voce. "Prendevi una cena da portare a casa? Una cena italiana, forse?" Scully girò sui tacchi.

"Oh, chiudi il becco, Mulder", sbottò. Mulder ruppe in una risata piena, irritandola ulteriormente. "Non sono dell'umore, Mulder… falla finita".

"Non posso evitarlo, Scully… cosa è successo in quel ristorante ieri sera?" Lui scosse la testa, la sua risata ravvivava tutti i suoi gesti. "Sono addolorato di chiedere, ma… " forzatamente troncò quel riso sciocco, lo sguardo era tutt'altro che leggero.

"Mulder io non posso - non posso farlo. Per favore, lasciami andare a casa". Tentò di aggirarlo ma lui la prese per le spalle. La tirò verso di sé, con la schiena contro il proprio petto.

"Oh, Scully. Per favore non andare. Ho aspettato tutta la notte per vederti. Se Krista non fosse stata qui, io sarei stato alla tua soglia ieri sera". Non lasciò la presa. "Cosa avevi pensato, Scully che ero uscito per un appuntamento?"

"Tua cugina è una donna straordinaria, Mulder". Scully disse tremando per lo sforzo che le costava parlare.

"Sì, lo è. Ed è mia cugina. Ed ha ventidue anni. E l'ultima volta che la vidi era una bambina". Le sue braccia scivolarono attorno a lei, uno attraverso il petto e l'altro attorno alla vita, tenendola stretta. Scully curvò le dita sul suo avambraccio e vi posò il mento. La combinazione di imbarazzo e totale sollievo che provava era impossibile da sopportare più a lungo ed alcune calde lacrime stillarono dagli occhi chiusi. "Scully, Scully… " Lui portò le labbra al suo orecchio, sussurrando ancora ed ancora il suo nome, mentre ondeggiava cullandola.

Scully stava quasi per spingerlo via di nuovo quando qualcosa di bagnato le gocciolò sul collo, anche Mulder stava piangendo. Quelle lacrime ardevano sulla sua pelle e l'emozione la stava sommergendo. Il suo riso era andato, sostituito da una serietà mortale, mentre continuava a stringerla ed a parlarle a bassa voce nell'orecchio.

"Io ti amo Scully. Oh Scully". Le braccia di Mulder si rilassarono e lei si voltò nell'abbraccio. Le sue mani volarono ad incorniciarle il viso ed il tocco leggero le sfiorò le labbra e le guance. Lui scrollò le spalle mentre le alzava il viso verso il proprio. Mulder baciò via le lacrime dai suoi occhi, indugiando, assaggiando la traccia salata del suo dolore. "Io ti amo". Respirò in lei.

Scully cercò nei suoi occhi un segnale di paura, di rassegnazione. Riflettevano solamente la stessa esaltazione che anch'essa stava provando e sorrise per la prima volta da quando aveva lasciato il lavoro il giorno prima. Solo che questo sorriso era completamente nuovo per entrambi.
Le labbra di lui scesero su quelle di lei, delicate, gentili e minuziose. Questo era a metà tra il bacio di capodanno e quello che Scully aveva immaginato nel suo corridoio tutto quel tempo fa. Era perfetto. Lo abbracciò scivolando sulla sua schiena, sotto la maglietta, graffiandogli la pelle con le unghie. Mulder rispose approfondendo il bacio. Ancora tenendole la testa nei palmi la condusse all'indietro finché lei incontrò lo stipite della camera da letto. Premette in lei dividendole le labbra con una lingua insistente. Lei si lamentò, passandogli le unghie sulla carne sensibile.
Le loro bocche si incontrarono in baci affamati, assaggiandosi l'un l'altra, con lingue che danzavano sui denti ed esploravano dappertutto. I loro corpi tradivano tutti gli anni di occultamento e negazione, aumentando contemporaneamente in durezza, umidità ed aspettativa. Mulder spinse le anche e gemette premendo l'erezione sulla pancia di lei. In risposta le mani di Scully scesero, afferrandogli le natiche ed incitandolo. Le mani di lui cominciarono a vagare cambiando da un tocco delicato e tenero ad un altro più esigente, vigoroso. Le passò le labbra lungo la linea della mascella ed in giù verso il collo; le afferrò le spalle e la spinse contro il muro.
La testa di Scully cadde all'indietro, la sua bocca si spalancò, respirando pesantemente, satura di bisogno.

"Mulder… " non poteva pensare a nulla altro da dire. Quel nome conteneva tutto quello che voleva comunicare. Tutti gli anni di fiducia. Tutti i momenti di comunicazione silenziosa. Sapevano entrambi perfettamente che i loro nomi contenevano un intero copione di emozioni.

Mulder le sbottonò la maglia per trovare un delicato reggiseno color avorio. Indietreggiò un secondo ed inalò bruscamente.

"Sei così bella" mormorò prima di cospargere il solco tra i seni di morsi e baci. Scully gli fece scivolare le dita attraverso i capelli, guidandogli la testa verso i seni che lui morse attraverso il merletto e la stoffa. I capezzoli le dolevano.

Mulder aprì il reggiseno strappandoglielo dal corpo. La afferrò alla vita salendo lentamente sul corpo per foggiare a coppa i suoi seni. Sembrava sopraffatto e Scully non poté fare altro che sorridere alla sua espressione ed alla mascella spalancata. Le dita modellavano la sua carne, pizzicandole i capezzoli con la più grande attenzione. Le labbra discesero, prendendo una protuberanza rigida nel calore paradisiaco della sua bocca. Lei si lamentò. Lui sorrise attorno al suo capezzolo.
Il corpo di lei si contorse con elettricità, ogni strappo ai capezzoli sembrava una stella cadente. La bocca di Mulder la succhiò lentamente risalendo di nuovo il corpo, il battito pulsava vibrante sotto alla sua lingua. Era come se l'affrettato scorrere del suo sangue si trasferisse in lui attraverso la tenera pelle del suo collo.

"Dio Mulder… " lei sembrava fare le fusa mentre le labbra di lui seguivano la linea della mascella fino alla sua bocca. Aggrovigliarono di nuovo le lingue, si baciarono pazzamente torcendosi insieme, congiunti in una danza seducente verso il letto.

Ai piedi del materasso Mulder si allontanò di un passo. Tenne le mani di Scully, con le dita intrecciate, alzandole ed aprendogliele. Lei era lì in jeans e scarpe e null'altro. Egli inalò profondamente tentando di bilanciare l'ondeggiare del proprio corpo. Il bisogno di toccarla era cosmico.

"Siediti Scully". bisbigliò e lei assentì.

Mulder si inginocchiò ai suoi piedi e le tolse le scarpe.
Lentamente, le tolse le calze e le accarezzò a turno i piedi nudi. Lei rise scioccamente e una musica riempì la stanza.
Lui si alzò di nuovo e la tirò in piedi, i loro corpi si unirono brevemente quando il peso di lei si piegò verso lui. Le posò le mani sulle anche sbottonandole attentamente i jeans, abbassando la cerniera e tirando la stoffa dal dietro. Quando si piegò, abbassando la stoffa da ogni gamba, Mulder si fermò a guardare la stoffa visibilmente umida della sua biancheria intima. Indugiò, con gli occhi al livello dell'apice delle sue cosce. "Voltati". la sua voce era roca e profonda.
Fece scivolare le dita sotto l'elastico delle sue mutandine e lentamente le abbassò. Scully stava tremando, entrambi poterono sentire quando l'indumento di seta toccò il pavimento. Lei uscì dalla biancheria intima, le gambe si separarono solo un po'.

"Oh Scully… " le mani di Mulder accarezzarono la morbidezza delle natiche ed il respiro inciampò nella gola di Scully. Egli sedette sulle ginocchia, passando i palmi sul retro delle sue gambe e di nuovo a circondare la pienezza del fondoschiena. Si piegò in avanti a baciare la pelle della natica sinistra, morbida come quella di un bimbo. Ripeté poi l'atto riverente sul lato destro, continuando a distribuire baci dappertutto. Le aprì ancora le gambe passando delicatamente un dito sull'interno della coscia fino a sentire l'umidità. I baci assunsero un diverso schema, quando la aprì da dietro, passandole la lingua nella piega delle natiche. Le costò tutta la sua forza non contorcersi e piegarsi sotto quelle attenzioni. Scully sentì la sua mano avvolgere la collinetta di ricci tra le sue gambe e lasciò andare il respiro che stava trattenendo. Lui non si mosse, rimase lì sentendo l'umidità sul palmo. Era delirante, mentre la esplorava da dietro.

"Muh… Mulder. Oh Dio… Non è giusto". Lei spostò il peso da parte a parte, tentando di staccare il partner dal corpo. Lui si tolse e si fece strada con baci a bocca aperta lungo la sua spina dorsale, mentre la mano seguiva il corpo partendo dalle gambe. I denti scesero sul lobo dell'orecchio e Scully arcuò la schiena all'indietro, sentendo la durezza di pietra dell'erezione di Mulder attraverso i jeans. Si strofinò contro di lui, che le gemette nell'orecchio.

Scully si voltò prendendogli la faccia nelle mani, tirandolo in giù in un bacio squisito. Era delicata ma esigente; le sue dita scomparvero nei capelli, frugando la cute mentre gli succhiava la lingua insinuante. Le anche di Mulder colpirono involontariamente e lei rise nella sua bocca.

"Hai troppi vestiti Mulder". Scully cominciò a tirargli via la T shirt dalla testa, lanciandola da parte mentre già le dita lavoravano abilmente ai pantaloni. Mulder dimenò le anche, spedendo i jeans a terra ed entrambi risero scioccamente per quel piccolo ballo. La risata gli morì nella gola quando Scully gli prese a coppa il cazzo attraverso la stoffa dei boxer. "Ancora troppi vestiti" mormorò. Si sporse, prendendo l'elastico nel palmo di una mano e tirando via l'indumento con l'altra. Lui uscì cautamente dalla pozza di vestiti ai suoi piedi.

Scully affondò nella morbidezza del letto di Mulder. Sedendo sul bordo, raggiunse il suo partner ormai denudato e lo tirò vicino, abbracciandogli le cosce. Gli baciò le gambe e la piega dell'inguine, sentendo i peli solleticarle il viso. Con le piccole mani gli prese i testicoli, sentendone il peso ed il calore nel palmo prima di spostarsi ad afferrare la lunghezza dell'asta. Ogni piccolo movimento suscitava un suono di piacere dalle labbra aperte di Mulder.
Scully alzò la testa per guardarlo in viso, aveva la testa piegata verso di lei, con un sorriso debole ed uno sguardo famelico. Lei sorrise e lui guardò quelle labbra perfette aprirsi e prendere la punta del suo cazzo in bocca. Ringhiò. Scully spalancò la bocca, prendendone il più possibile, poi lentamente cominciò a succhiare. Le sue guance si incavarono e Mulder si sentì come se potesse esplodere immediatamente, ma l'esaltazione pura e semplice della situazione lo fece volere assaporare la tortura per quanto possibile. Aggrovigliò le mani nei capelli di lei, lasciandole sul retro della sua testa mentre lei divorava il cazzo congestionato. Quello spettacolo era la cosa più erotica che Mulder avesse mai visto ed improvvisamente non fu più geloso del suo tofuti rice dreamsicles.
Scully aumentò il ritmo e presto poté sentire i testicoli indurirsi ad ogni colpo, così lo lasciò scivolare dalle labbra, baciando e leccando la testa brillante.

"Scuhllee… " le tirò i capelli, inclinandole la testa indietro per fare in modo che lo guardasse. C'era una sorta di pazzia nei suoi occhi, uno sguardo che aveva visto in poche occasioni, quando arrivava al suo appartamento non annunciata o si svegliava improvvisamente durante un appostamento.

Lei gli sorrise ed il suo cuore volò in alto. Si curvò per baciarla e riconnettersi con le sue labbra fu dolce come lo erano stati tutti i loro baci quella notte. Lui la spinse indietro sulle lenzuola, usando il proprio corpo come una coperta su di lei. Si mossero lentamente sul letto arrivando ad essere affiancati e guardandosi.
Mulder le passò il dorso della mano sulla guancia e bisbigliò.

"Io ti amo, Scully". La libertà con cui le parlava sciolse quello che rimaneva delle sue inibizioni.

"Io ti amo". la voce di lei sembrò alle sue stesse orecchie quella di un bambino, allora si schiarì la gola e lo disse di nuovo. "Ti amo". Questa volta ci mise tutta la serietà e l'intenzione che la sua voce mielata poté chiamare a raccolta. Lui le toccò le labbra coi polpastrelli, guardandola mentre chiudeva e riapriva gli occhi.

"Sto per fare l'amore con te".

La sua dichiarazione rimescolò in loro qualche cosa di primitivo. Scully sentì il proprio corpo rivivere e l'erezione di Mulder sobbalzò tra loro. Egli rotolò mettendosi carponi ed arrampicandosi sulla sua forma reclinata. Le prese di nuovo i capezzoli tra i denti e lei produsse i più bei suoni nel fondo della gola. Tirò e bagnò i suoi seni fino a che un rossore cremisi sommerse la sua carne. Le baciò poi il cavo del collo dirigendosi in giù verso il torso, fermandosi una volta ad affondare la lingua nell'ombelico. Lei rise e gli tenne la testa sulla propria pancia, prendendo fiato. Ogni secondo seguente fu riempito con la densa anticipazione di quello che sarebbe successo in seguito.
Mulder le divise le gambe alle ginocchia, costringendola ad aprirsi. Dedicò un lungo sguardo indugiante alla visione che aveva di fronte. Scully, la più bella cosa che mai avesse conosciuto, era completamente rilassata nella sua nudità di fronte a lui. Giaceva sulle lenzuola, con la testa gettata indietro e la gola magnifica come offerta ad un vampiro. Era l'incarnazione della sensualità.
Fece scivolare un dito tra le pieghe e fu sommerso immediatamente dalla sua eccitazione. Ghignò astutamente. Trionfante. La separò strato dopo strato e tracciò cerchi lenti sul suo clitoride, guardando le anche contrarsi ogni volta che quasi lo toccava. Non poteva continuare a stuzzicare, la sua brama di assaggiarla era troppo feroce. Abbassò la faccia, inalandone il profumo dolce e muschiato. Quasi desiderò di potere imbottigliare questo aroma, per usarlo ogni giorno.
Le labbra di Mulder si abbassarono sul suo clitoride succhiandolo dolcemente tra i denti.

"Oh maledizione… " respirò lei. "Mmmmulder… "

Sistemò con cautela due dita in lei ed i suoi muscoli si strinsero attorno a queste, esortandolo a spingersi più a fondo. Mentre quella lingua operava magie su di lei, le dita massaggiavano ed esploravano, trovando il punto che le fece contrarre le anche. Ad ogni spinta di lei Mulder seppelliva la faccia sempre di più, e con esperienza colpiva il clitoride con la lingua. Scully si sentì irrigidire. Cominciò insieme dalla testa e dalle dita dei piedi, finché fu congelata dall'inizio fino al centro in una distruttiva vampata di luce bianca. Venne forte, impalandosi sulla sua mano.
Lui era così duro che aveva cominciato a dolere. Mulder si mosse di nuovo sul suo corpo, baciandola pazzamente ovunque le labbra facevano contatto. Quando giunse alla bocca lei stava ancora ansimando.

"Dio Scully - tu sei… sei… stupenda quando vieni". Lei accennò un sorriso orgoglioso poi gli afferrò il viso per baciarlo. La disperazione era palpabile. Sorbì il proprio aroma col bacio, emettendo acuti suoni affamati mentre lui si sistemava tra le sue cosce.

"Io devo averti Mulder. Ora. Ti voglio in me".

"Lungi da me negarmi alla donna che amo". afferrò il pene guidandone lentamente la testa nell'apertura scivolosa. "Gaawwwd Scully – che bello". Esalò curvando il viso nella piega del collo di lei mentre entrava.

Si sentì enorme, meraviglioso, perfetto. Lei cominciò a parlare a bassa voce chiamandolo ancora ed ancora, supplicando di averlo completamente - corpo ed anima. Non c'era bisogno di implorarlo. Guardò in lei prendendo il ritmo. I muscoli del collo sporgevano per lo sforzo squisito delle spinte. Gli occhi di lei erano sereni e Mulder sentì di poter vedere dritto in lei. Nella sua mente gridava 'vita mia, vita mia… ' finché le parole uscirono ribollendo.

"Vita mia… oh Scully, la mia vita… il mio amore… " colpì violentemente in lei, ogni colpo contrastato dalla sua furia. Le sue anche si alzavano dalle lenzuola, avvolgendolo fino all'elsa, attirandolo in lei. Si sentì sottosopra per il puro e semplice esercizio del loro fare l'amore. Era il più buon sesso e la migliore intimità che entrambi avevano mai condiviso.

Il sudore gocciolò dal sopracciglio increspato di Mulder, mescolandosi alla piccola pozza di traspirazione nel cavo della gola di Scully. Lui era quasi all'apice. Torceva il viso per la concentrazione e lei lo guardava attraverso le palpebre pesanti.

"Mulder… vieni. Oh vieni per me Mulder". Ansimò le parole, sentendosi prendere da un altro orgasmo. Batté la testa contro il cuscino e spalancò la bocca, ma nessun suono ne uscì finché gli spasmi cominciarono a calmarsi, poi il rombo di grida tormentate si sparse dalle labbra piene. La bocca di Mulder batté contro la sua, risucchiando il suono nel proprio corpo solamente per farlo sfuggire nuovamente quando le prime esplosioni dell'orgasmo lo spazzarono via.

Egli gettò indietro la testa e barrì il suo nome riempiendola di fuoco liquido. Lei gli baciò freneticamente il collo, le spalle, il torace.
Erano entrambi troppo sopraffatti per parlare. Invece si controllarono a vicenda con uno sguardo inesorabile e profondo. Lui vide un bagliore dorato negli occhi di lei ed i propri erano ancora bagnati. Più a lungo si fissavano, più la stanza diventava buia. Fuori era ancora chiaro, il sole brillava dietro le tendine, ma la bolla attorno a loro era scura, confortante e protettiva oltre i loro occhi.

"Io ti amo, Mulder" lei bisbigliò.

"Oh, sì".

Lei sorrise e la sua risata gorgogliante provocò qualche cosa di meraviglioso. Entrambi risero e risero, rotolando tra le lenzuola inumidite finché l'importanza della loro unione li reclamò.

"Non posso credere che tu pensassi che avevo un appuntamento". L'asserzione la lasciò stordita per un attimo.

"Tu cosa avresti fatto… Penso che probabilmente avresti pensato la stessa cosa, Mulder - ammettilo". Lui finse di meditare e lei lo colpì sul braccio.

"Ok. Ok… probabilmente sarei rimasto fuori del tuo appartamento tutta la notte". Le baciò dolcemente la guancia.

"Sarei rimasto seduto là pieno d'ira, dibattendomi tra il mostrarti i miei sentimenti o seppellire il mio amore ancora più profondamente di quanto già fosse.

"E quanto era profondo?" il suo sorriso innocente era radioso.

"Ho paura di averti seppellita viva, Scully. Ti ho amata per così tanto tempo. Non posso ricordare un tempo in cui non ti abbia amata. Quando ti ho vista in quel ristorante sono a malapena riuscito a trattenermi. Penso di aver parlato di te a Krista in uno stato di stordimento".

"Bene, ora siamo usciti dall'armadio". Rise Scully.

"Ed io ti amo persino più di ieri, se puoi crederlo".

"Oh io ti credo, Scully. Ti credo".

 

FINE