- DEVIAZIONE
- (prima parte)
- I have my freedom but I dont have much time
- Faith has been broken, tears must be cried
- Lets do some living after we die
Wild horses, Rolling Stones
- "Non berrai con una ragazza che hai immaginato nuda; qualsiasi
cosa accade ti rammaricherai daver bevuto" era una delle molteplici stupide
leggi che Fox Mulder aveva da giovane. Cera anche la tanto usata ed abusata
"Non fare sesso con unamica o una compagna di lavoro".
- La maturità non aveva fatto sì che le sue norme, leggi e promesse
fossero meno stupide ma si erano ridotte di numero considerevolmente. Quanto più andava
avanti nella vita tanto più era cosciente che poche regole erano suscettibili o degne di
essere mantenute per principio.
- Senzaltro nessuna che si potesse enunciare in una sola frase
lo era.
- In ogni modo, era un fatto provato che Mulder aveva sempre
considerato le leggi fatte per essere infrante.
- Forse erano anni che no pensava a quelle frasi ma quella notte le
ricordò e rise dentro di se, forse perchè aveva un bicchiere di rum tra le mani, un
leggero calore tra le gambe, un paio di preservativi nel taschino ed unamica e
compagna di lavoro che aveva immaginato un paio di volte nuda (nelle ultime ore) seduta
allaltro lato del tavolo.
- In realtà già sapeva che non sarebbe accaduto. Lei aveva lasciato
intendere chiaramente che non era questo quello di cui aveva bisogno. Ma aveva paura, un
poco, che uno dei due o anche tutti e due smettessero davere piede in quel mare di
vicinanza, vite private e sguardi sostenuti in cui andavano nuotando tutto il giorno,
perché una cosa era un momento durante un caso o una sera di sabato di tanto in tanto ed
unaltra un giorno intero con una notte intera e la promessa delle 48 ore successive.
- Lo preoccupava che ogni volta stavano più lontani dalla riva, dal
mondo reale, dalla comodità e dallabitudine di essere Mulder e Scully, agenti e
compagni. Ogni volta erano più loro, lui e lei, due esseri umani, due amici, due persone
che si sentivano unite da troppe cose. E ad entrambi stava piacendo troppo.
- E rimaneva parecchia notte davanti a loro.
- Rimaneva molto fine settimana.
- Cera troppo a cui pensare, o solo ad una cosa, precisamente
alla causa per cui erano in quella situazione.
- Probabilmente la causa per cui lei stava da vari minuti con lo
sguardo perso nel fondo del bicchiere mentre lo agitava rimescolando il ghiaccio
- Ci stai pensando?- le domandò. Si sentiva di nuovo colpevole
per tutto ciò che cera sotto la sua cintola.
- Quella donna era incredibilmente resistente allalcool. Quella
donna sembrava resistente a tutto. Ma quella donna era solo una donna
Una donna che
si sentiva sola e piccola contro qualcosa contro cui non poteva lottare, una donna
spaventata, con un motivo per esserlo, un donna che aveva bisogno di qualcuno a cui
appoggiarsi
forse era così forte che non ne aveva bisogno ma anche se fosse stato
così lo meritava, doveva averlo.
- Era solo una donna che sarebbe morta molto presto.
- Leccitazione cessò repentinamente ma non se ne rese nemmeno
conto. Era perso di nuovo nei suoi occhi. In realtà non gli era mai sembrata una donna
particolarmente attraente, si poteva dire che aveva una donna ideale, distava molto
dallessere come lei, cazzo!, aveva quegli occhi! Quel modo di guardarti, questi
milioni di modi di guardarti.
- Sì, immagino che ci sto sempre pensando, in un modo o
nellaltro
- Cera qualcosa di graffiante nel tono. Di nuovo seppe che le
stava facendo del male. Sostenne il suo sguardo. Quella domanda non aspettava risposta.
- Aspettò che lei continuasse:
-Mulder, quando hai fatto questa stupidaggine questa mattina, sai,
mi è venuto in mente che potevi farlo solo per due motivi: Per farmi pensare o per fare
in modo che io non ci pensassi. Ed ho desiderato che fosse per il secondo.
- Lui sorrise con tristezza e scosse la testa. Scully sentì una
certa pena: in fin dei conti stava lì per lei e gliene era grata, ma non pensava di
permettergli di far crollare le dighe che aveva costruito per arginare il dolore solo
perché aveva pensato che doveva parlare. Non aveva bisogno di parlarne. Aveva bisogno che
non esistesse e questo era impossibile. Così che restava solo volere: voleva
dimenticarlo.
- Gli riempì il bicchiere pieno a metà del contenuto del suo. Lui
ancora annuiva con lo stesso sorriso triste, accettando che il piano era dimenticare. Lo
guardò fisso in silenzio, e alzò il bicchiere. Sapeva quello che voleva dire, voleva
dire " Per te" ma non sapeva quali fossero le parole.
- Per i buoni amici.
- Suonò strano alle sue stesse orecchie, troppo basso, troppo rauco,
le parole molto staccate. Vero, onesto, ma strano. Ed incompleto.
- Lui sollevò il bicchiere e brindò:
- Per la migliore.
---
- Alcune ore prima Scully aveva lo sguardo perso al di là del
finestrino. Il caso era risolto. Non era stato un rapimento alieno e nemmeno un sequestro,
le luci e le voci parevano che ci fossero state solo nella mente sconvolta di una madre
che aveva bisogno di qualcosa in cui credere per non credere che il figlio era stato
semplicemente irretito da una setta senza che i suoi familiari se ne rendessero conto
finchè era sparito di casa. Ora era morto. Suicidio collettivo, 20 persone ricoverate in
ospedale, 10 lievi, 7 gravi, 3 molto gravi, 3 morti. Era uno di quei tre morti. I tre più
giovani: minore massa corporea, maggior effetto della droga. Un arresto. Non erano
arrivati a tempo e, forse, avevano evitato 20 morti, forse qualcuna in meno a secondo
dellevoluzione che avrebbero preso le cose.
- Ingiusta, crudele, assurda, vile, perversa, contorta, inutile...In
quel momento le venivano in mente molti aggettivi per definire la vita e nessuno era
positivo. Si sforzò per sfuggire allacuta sensazione di dolore che il caso gli
aveva lasciato in seno. Lei non era solita implicarsi troppo nei casi, era abituata. A
volte aveva nausea di se stessa al pensarlo ma la verità era che era abituata. Ma erano
passate solo alcune ore e cera dellaltro. La ferita aperta non era il caso, la
ferita aperta era una ferita chiusa, infetta, incancrenita.
- Concentrò la vista sul paesaggio cercando di allontanare
lidea dalla sua mente anche solo per un istante. Viaggiavano su una strada vicino
alloceano. "Pacifico", si ripeté questa parola continuamente mentre
lorizzonte blu sul blu appariva e spariva dal finestrino. Desiderò fondersi con
esso, fu unimmagine, una sensazione; qualcosa usciva dal suo corpo e saltava fino
alloceano, e simmergeva in esso, nella pace, nel blu, nellacqua, nel
sale. Nella vita. Nella morte.
- Sparire è unidea tentatrice finchè non incomincia ad essere
possibile, allora smette di essere almeno desiderabile.
-Scully.
Laveva detto così basso che dubitò perfino daverlo
sentito. Si girò verso di lui.
-S?- si sforzò di fingere un sorriso, senza gran successo a dire
il vero.
-Sei qui?- di nuovo a bassa voce. Ultimamente lo faceva spesso.
Domandava cose incoerenti a bassa voce. Sapeva il perché. Le dava fastidio, le piaceva,
la commuoveva.
- No, stavo lì- rispose indicando loceano con un sorriso
ora onesto e di conseguenza triste.- È così
immenso che
può contenere tutto.
" Le parole sono strane" pensò lui, " strane,
lontane, estranee. Rinofaringeo, inoperabile, cervello, cancro, 0%, tumore
morire,
morte, morta."
- "Se le tenebra mi hanno ingoiato quando leggerai questo non
devi pensare che forse avresti potuto fare qualcosa". Le parole. Le parole in quel
quaderno. Scully che parlava. Scully che diceva. Ma solo lì, solo per lei, solo per non
essere ascoltata. Il quaderno era diretto a lui e invece lamentava che lui lavesse
letto. Si era chiusa in se stessa. Non aveva nemmeno fiducia, nemmeno lontanamente
fiducia, che gli dicesse la verità rispetto allevoluzione della malattia. Si stava
isolando, stavo passando il peggior momento della sua vita e non permetteva che nessuno si
avvicinasse. Laveva permesso solo a lui, in quellospedale, in
quellabbraccio, in quel bacio. Il quaderno era diretto a lui. Aveva chiamato solo
lui in quel primo momento
- E lui doveva star facendo qualcosa di molto molto brutto, perché
decisamente non riusciva a farle intendere che non doveva stare sola, che non doveva
tacere, non doveva evitare di piangere, che non doveva proteggere tutti e due isolandosi,
che aveva delle braccia in cui rifugiarsi in qualsiasi momento; le sue per esempio. Sì,
senzaltro che doveva pensare che poteva fare qualcosa. Come aveva detto Melissa
durante quel terribile coma, forse non le avrebbe salvato la sua vita, forse non avrebbe
trovato la verità sulla sua malattia, forse solo sentire, farle sentire di essere in
compagnia, amata.
- Uno 0% aveva fatto sì che il suo mondo cambiasse quasi del 100%.
Le priorità, i desideri, il futuro.
- Le tenebre lavrebbero ingoiata. E lei voleva affondare
nelloceano.
- La morte. La vita.
- Aveva chiamato solo lui. Fare qualcosa.
- Prese la deviazione, senza sapere ancora cosa cercava di fare. Lei
non se ne rese conto. Aveva detto che pensava di riposare nel fine settimana. Poteva
vedere come: in casa, sola, lei ed il tumore rinofaringeo come unica compagnia.
- Forse non era la migliore compagnia che avrebbe avuto, ma sapeva
che aveva fiducia in lui ed era lui che se ne doveva occupare, non come investigatore, non
nel modo in cui aveva tentato allinizio, ma come persona, come qualcuno che lei
sentiva vicino. In alcuni momenti è importante rendersi conto che non è il momento di
sottovalutarsi. Lei lo aveva scelto.
- E lavrebbe avuto.
- Si fermò sulla sabbia e la guardò. Non aveva distolto lo sguardo
dal finestrino, dalloceano, cercava di non piangere, fino a quel momento con
successo.
- Sapeva che la stava guardando, aspettando, cosa?
-La domanda è quella di sempre, Mulder: che ci facciamo qui?
- Non ci crederai ma cè chi dice che in questa spiaggia si
sono viste montagne fatte da un granello di sabbia.
Lassurdo della risposta fece sì che lo guardasse, non poté
evitarlo. Si rammaricò: ora aveva visto i suoi occhi pieni di lacrime. Questo avrebbe
reso tutto più difficile.
-Hai ragione su una cosa: non ci crederò- Abbassò lo sguardo.
Voleva piangere, voleva piangere ora, ma sola. Senza che lui la guardasse con quella
maledetta faccia di "povera Scully"- Perderemo laereo, te ne rendi conto?
- Se andiamo via subito arriveremo in tempo. Decidi tu.
- Tre giorni, fino a lunedì, poteva essere anche di più, Skinner
non avrebbe detto niente. Non sapeva cosa pretendeva, cosa voleva, che avrebbero fatto.
Sapeva solo che Scully adorava loceano e che stavano lontani da casa e che lì
faceva caldo, lì sembrava primavera, di fatti sembrava quasi estate E alcuni minuti prima
Scully si era avvicinata a sorridere, e questoceano sembrava la causa.
- Continuava ad osservarla mentre lei guardava le sue scarpe. Erano
chiuse, scure, avevano un tacco alto, erano nuove e la stavano uccidendo.
- No, ormai non arriveremmo più a tempo.
- Se le tolse ed apri la porta della macchina. Sentì la sabbia,
calda al primo contatto, fresca quasi umida ad immergere il piede. Camminò fino alla
riva, lasciando scappare le lacrime: sapeva che non lavrebbe seguita fino a che non
fossero passati alcuni minuti. Sarebbe rimasto in macchina, guardandola, ammirandola e
compatendola.
- Luomo che credeva quasi a tutto non era capace di credere che
lei sarebbe morta. " Maledetto cretino" sussurrò, e le sue due lacrime si
trasformarono in un torrente.
- "Ha i pantaloni bagnati fino alle ginocchia" fu quello
che pensò mentre si avvicinava a lei da dentro. Gli sembrò scioccante questa
trascuratezza, questa negligenza. Aveva aspettato un quarto dora, si era trattenuto
per un quarto dora. La marea stava salendo e le onde le gorgogliavano intorno ai
piedi. Sembrava non esserne cosciente. Sentì un intenso desiderio di abbracciarla, di
baciarle la spalla, sussurrarle" Sono qui", come se questo significasse
qualcosa; così che rimase in piedi ad un paio di metri di distanza ed aspettò che lei
parlasse.
- Improvvisamente si girò, con uno sguardo carico di rabbia.
-Non ci riuscirai, Mulder.
Bene, qualcuno su quella spiaggia sapeva ciò che Mulder
pretendeva e perfino che non ci sarebbe riuscito. Era un passo avanti, perché lui era
solo capace di intuire il secondo.
-Cosa?- domandò non senza una certa curiosità.
- Quello che pretendi- sembrava furiosa, ma la cosa divertente era
che sembrava furiosa con se stessa per non poter fingere di esserlo- So molto bene cosa
pretendi.
-E cosa si suppone che sia?
- Che mi apra, che esprima i miei sentimenti come in un maledetto
gruppo dappoggio. Cosa vuoi? Che dica" Salve sono Dana Scully e sto per
morire?"
No, non era questo che lui voleva, questo già laveva
ottenuto. Anche se in verità era suonato come un " salve, sono Dana Scully, dottore
in medicina ed informo che lagente Scully ha un tumore inoperabile". Sì, lo
preoccupava come lo stava prendendo. Era più che preoccupante.
-Che non ne parli non significa che no lo accetti, Mulder. Lo
accetto, lo faccio mio, sto bene. Non ho bisogno di
.sedute di terapia.
Aveva il trucco un poco sciolto per le lacrime, le palpebre
leggermente gonfie, occhiaie, ed un doloroso gesto di disperazione. Guardò di nuovo la
parte inferiore dei pantaloni, scuriti dallacqua, con piccole tracce di sabbia e
alghe. Non laveva mai vista così perduta. Si sedette sulla sabbia di fronte
alloceano. Soffiava una legger brezza carica di sale.
- Ho solo pensato che ti piace il mare.
Forse perché sembrava stupidamente vero. E lei doveva essere
molto stupida perché le risultava logico. Si avvicinò e sedette accanto a lui. Era
ancora arrabbiata, arrabbiata come prima, solo che gli costava sempre più crederci.
- A volte sembri mezzo scemo, Mulder- disse mordendosi un sorriso.
Lui rise e la colpì dolcemente sulla spalla. Sembrava che, ebbene
sì, stava facendo qualcosa.
- Ma non sono lunico.
- No, non sei lunico.
***
- "Volte il sesso è terribilmente ridicolo" pensò" A
volte il sesso è circondato da cose ridicole come rallegrarti di portare jeans, guardare
una macchina dipinta con oscenità mentre ti domandi comè possibile che ti proponi
di utilizzarla o smettere di ballare con la una stupida scusa perché non dovresti star
sentendo quello che stai sentendo, come se "dovere " e " sentire"
fossero parole che si potessero combinare in una frase con un senso"
- Non capiva completamente comera finito con la schiena contro
il muro del bagno, leggermente eccitato, a guardare la macchina dei preservativi ed
aspettando di calmarsi, mentre si domandava se voleva o no andare a letto con Scully, se
quella cosa avesse un senso, se lo trasformava nel più grande porco del mondo o solo nel
più grande imbecille, come poteva pensarci date le circostanze, che cosa avrebbe pensato
lei se lo avesse saputo, se lo avesse visto lì. Lunica cosa che aveva molto chiara
era che risultava ridicolo.
- Avevano incominciato a ballare, più per ridere un poco che per
altro. Lui aveva scommesso che non avrebbe resistito a ballare "Hunt dog"
completa ma era risultato che Scully sapeva ballare il rock molto bene. In effetti si
poteva dire che se la licenziavano dallFBI, avrebbe potuto guadagnarsi da vivere a
Las Vegas imitando Elvis: aveva un movimento di fianchi più che interessante, e
decisamente esilarante quando lo esagerava.
- Poi era suonata unaltra canzone, e poi unaltra. Non
cera un giradischi, ma solo un tipo che dallaspetto sembrava essere il padrone
e che sapeva molto bene quale era la buona e la cattiva musica. Non era capace di fare in
modo che le canzoni cambiassero ma aveva gusto nello sceglierle. " The way you look
tonight" era stata possibile, troppo dolce e morbida per costituire un pericolo,
lenta, era come una abbraccio con una scusa. La scusa era stata la benvenuta.
"Haven", eccessiva per avere implicazioni, quasi divertente, altra buona scusa.
Poi aveva perso il conto: era quello che significava aver bevuto un poco, o forse era
quello che significava Scully: si stava troppo bene abbracciandola, scusate, ballando con
lei per avere il tempo di pensare. Allora erano arrivate "Angie" e "Wild
horses", quando già stavano troppo vicini, dondolandosi un poco addormentati per
lalcool. Ad un certo punto Scully aveva respirato profondamente, in una specie di
sospiro, sfiorandogli il petto mentre faceva scivolare la mano sulla sua spalla per
sistemarsi meglio. Allora accadde. Non molto, di fatti credeva persino che lei non se ne
fosse accorta.
- Lamentava che fosse successo ma non era questa la ragione per cui
continuava a stare appoggiato contro il muro quando già era passato. In realtà non gli
dava troppa importanza, nemmeno credeva che lo avesse fatto lei. Quello che lo inchiodava
a quel muro era fino a che punto quello poteva non essere stata una semplice reazione
fisica. O, forse, fingere che continuava a domandarselo quando lo sapeva perfettamente.
- Cerano due cose che Mulder non aveva fatto dalla maggior
età: Evitare il contatto fisico con qualcuno che gli piaceva e negare un sentimento
sessuale davanti a se stesso. Ma con Scully era solito venir meno nel secondo, in diverse
occasioni si era fermato a pensarci e aveva deciso che se lo stava negando. Probabilmente
perché cerano troppi sentimenti che aveva incontrato intorno a lei, probabilmente
perché lattrazione si perdeva tra essi, probabilmente perché non sopportava di
perdere la vicinanza che avevano come conseguenza di dover evitare il desiderio.
- Si lavò il viso per snebbiarsi un poco e tornò ad appoggiarsi
contro il muro mentre si asciugava, di nuovo davanti alla macchina. Disegnini di frutta
accanto ai pulsanti. A Scully piacciono le fragole" pensò improvvisamente.
- La ricordò un paio di settimane prima seduta nella macchina
davanti ad una borsa di fragole. Erano le prime della stagione e gli aveva fatto fare
quattro giri intorno allisolato fino a trovare un parcheggio per poter entrare in
quel negozio di frutta che le reclamizzava sulla lavagna. Aveva bucato la borsa e lavate
sotto una fontana vicina. Rare volte Dana Scully si comportava come una ragazzina
capricciosa. Forse se lavesse fatto più spesso non sarebbe risultata
così
interessante.
- Ne vuoi Mulder?
In realtà ne voleva, ma sapeva che non le avrebbe godute tanto
come lei; non gliene voleva togliere nemmeno una.
- Non hanno un sapore acido, così senza panna né niente?- le
aveva domandato solo per evitare di pensare a ciò che gli stava provocando vedere come si
succhiava le dita troppo letteralmente.
- Quello che mi piace delle fragole è il sapore di fragole- gli
rispose stingendosi nelle spalle, troppo felice per pensare.
- Tornò ad eccitarsi, ma non aveva niente a che vedere con i
preservativi al sapore di fragola, ma con lidea di baciare Scully, in quella stessa
macchina a noleggio, con la bocca piena di fragole acide, fragole con il sapore di
fragole.
- Un uomo entrò nel bagno, fece un gesto di saluto con la testa a
cui Mulder rispose nello stesso modo, mentre si metteva le mani nelle tasche.
- Lo guardò attraverso lo specchio mentre si lavava.
- Stai bene, amico?
- Si, ho solo un poco di vertigini.
- Un bicchiere dacqua per ogni bicchiere dalcool-
disse quel tipo sorridendo.
Sembrava tremendamente allegro. Probabilmente lui non aveva dubbi
su come sarebbe andata a finire la sua serata e nemmeno se ne preoccupava.
-Questo è per i postumi di una sbornia- rispose Mulder pensando
che tutto quello era ridicolo, molto ridicolo.
Il tizio annuì con un sorriso spensierato.
-Mi aspettano- disse uscendo dal bagno.
- Anche lui lo aspettavano. Fece un paio di passi e mise le monete.
- Semplicemente lo fece, non ci pensò. Schiacciò il primo pulsante:
senza sapore né striature
"e senza molta speranza" mormorò.
- Ripercorse lo spazio tra il bagno ed il tavolo dove
laspettava Scully a grandi falcate mentre la guardava. La colpa era di lei, si disse
evitando un sorriso; per aver voluto ballare, il fatto che lui glielavesse proposto
non era una scusante; per avergli appoggiato la testa sul petto ed aver avvicinato il
bacino al suo, il fatto che lui le avesse fatto pressioni sulla schiena non era una
scusante; e perché un medico dovrebbe sapere dove vanno a finire tutti i nervi che
nascono dalla colonna vertebrale di un uomo e, di conseguenza, non deve nemmeno sfiorarlo.
- Sentì una puntura allo stomaco per ognuno di questi ricordi, gli
vennero meno le ginocchia.
- Stava desiderando Scully.
- Aveva comprato preservativi pensando a Scully.
- Si era eccitato tra le braccia di Scully.
- Lei lo sapeva.
- Non aveva idea se lei lo desiderava, se lo desiderava realmente,
includendo la mattina seguente, il lunedì seguente e tutti i seguenti seguenti.
- Non era così sicuro che lei non lo desiderasse.
- Forse cerano dei motivi per cui tutto stava succedendo in
quei momenti e, se era così, era lui che doveva mantenere la testa fredda.
- Era, decisamente, perso.
- Quando si sedette lei lo capì. Per 15 minuti dorologio si
era domandata se quella breve separazione poco prima che finisse la canzone e la
successiva fuga nel bagno, abbastanza degna malgrado le circostanze, quanto era appena
successo si doveva ad una questione puramente fisiologica dovuta allo sfioramento o
qualche altra cosa. Il tempo ed il viso di Mulder dicevano a qualche altra cosa. Pensò
che gli avrebbe reso le cose più facili se avesse domandato:
-Stai bene Mulder? Vuoi che andiamo via?
Cercò di sembrare neutra, cercò di mostrare che non laveva
notato, che considerava i quindici minuti nel bagno dovuti ad unaltra causa. Era
ovvio che laveva notato ma se lui la vedeva tranquilla ( che non lo fosse in realtà
non aveva importanza) anche lui si sarebbe tranquillizzato.
-Sì, sto bene, sono stata a parlare con uno. E no, no se tu non
vuoi.
Bene, aveva funzionato. Era solo unerezione non la fine del
mondo.
-La cameriera ha sentito la tua mancanza- disse con un sorriso
malizioso- Credo che labbia offesa sommamente che ordinassi per te togliendole il
piacere di servirti. Reitero che hai possibilità.
Mulder sorrise. Scully a volte era meravigliosa. Trovava sempre le
parole. Era così capace di salvarlo da una situazione imbarazzante di fronte a Skinner
come davanti a lei.
- Quanti ti sono venuti intorno durante la mia assenza perché
vuoi liberarti di me così sfacciatamente?
Lei lo guardò,"É Mulder" pensò, "semplicemente
è Mulder. Mulder che vuole rimanere con me, accanto a me". Pensò che forse doveva
preoccuparle il sesso, quella notte non era diversa, era uguale a sempre ma le coordinate
spazio-tempo li stavano influenzando: stavano molto lontani da casa, non cera lavoro
in mezzo e per qualche strano modo il fatto che avrebbero passato il fine settimana
insieme, perché sì, senza scuse, per divertirsi o qualcosa di simile. I muri stavano
cadendo o, semplicemente, si stava dimostrando che non erano mai esistiti. Non voleva
pensare se desiderava o no andare a letto con lui. Quella era sempre stata una domanda
difficile a cui rispondere, suonava a domanda con il trucco e non aveva ancora scoperto
qualera il trucco. Ma non voleva pensarci, non quella notte, quella notte voleva
Mulder che parlava, che rideva, che lascoltava, che era presente,
essendo
essendo semplicemente Mulder, quello di sempre.
- Non è quello che voglio. Non ha importanza chi possa venire o
no, non so. A volte lunica cosa che si desidera è parlare
con qualcuno con cui
si possa parlare senza giochi stupidi, sai? Qualcuno disposto a perdere la maledetta
partita dei Nicks per cui in realtà entrambi sappiamo che non aveva i biglietti per
quanto lo giuri. In ogni modo non ha nemmeno tanta importanza: perderanno.
- Ritira quello che hai detto.
-Perderanno.
- Al diavolo i preservativi, leccare il tatuaggio, bere dalla sua
bocca, le fragole, farlo nel mare, il modo in cui avrebbe buttato indietro la testa
nellavere un orgasmo, quelle labbra che succhiano le sue dita, sentirla gemere
mentre la baciava
A diavolo tutto: Scully voleva un amico e Scully avrebbe avuto un
amico. Sentiva molte cose verso di lei su cui aveva dubbi
ma ce nera una su cui
non dubitava assolutamente. Era sicuro che lamava, che era sua amica, forse la
migliore che avesse mai avuto.
- Sollevò il bicchiere piano sostenendo lo sguardo di lei nel quale
si leggeva una profonda fiducia che non sapeva come aveva conquistato.
-Al diavolo i Nicks, Scully.
***
Quando uscirono dal bar cadeva una pioggia leggera e profumava di
mare. Il motel stava ad una ventina di minuti da lì, allaltro lato del lungo viale
che attraversava il paese.
- Probabilmente possiamo arrivare quasi senza bagnarci se andiamo
di portone in portone.
- Quando si girò per guardarla lei già stava alcuni passi distante,
sotto la pioggia, alle sue spalle, guardando il cielo. Sentì un brivido. Sentì desiderio
ma non si preoccupò più se era sessuale; era solo insopportabile.
- Era insopportabile lidea che sarebbe morta, insopportabile
vederla così viva, insopportabile non poter fare niente, insopportabile pensare a tutto
quello che non avrebbero mai fatto, insopportabile che i minuti fossero contati,
insopportabile che non potesse arrivare a conoscerla tanto come voleva, insopportabile non
avere la forza, la fiducia in cosa fosse la cosa giusta, le parole, per dirle quello che
sentiva, o anche solo quello che pensava.
- Allungò la mano verso di lui senza nemmeno guardarlo. La prese sul
punto di mettersi a piangere per limpotenza e lei lo tirò avvicinandolo. Si
avvicinò ancora di più e le passò un braccio intorno alla vita.
-Grazie per
questo, Mulder.
- Camminarono lentamente verso il motel. Era gradevole passeggiare
allaria aperta, la notte era calda e la pioggia troppo leggera per risultare
fastidiosa, si sentiva lodore di erba tagliata e fiori notturni.
- Non dissero una parola durante il tragitto. Tutte le parole
sembravano poco appropriate per essere la prima volta dopo quel momento, quel piccolo
leggero, semplice abbraccio aveva detto qualcosa di difficile da superare.
- Allarrivo al motel, si fermarono sulla porta della stanza di
Scully, la più vicina allentrata e si guardarono negli occhi, per la prima volta da
quando erano usciti dal bar.
- Allora successe.
- Nessuno dei due avrebbe mai saputo chi di loro aveva realizzato il
primo movimento. Nessuno dei due era cosciente di essersi mosso. Semplicemente stavano
abbracciati, fortemente abbracciati. Ad un certo punto Mulder fu capace di avere un
pensiero coerente e fu che la forza era eccessiva, che le stava facendo male, così che
allentò leggermente le braccia.
- Non lasciarmi- sussurrò lei.
- Non ti lascerò. Non pensavo di lasciarti andare.
- La strinse di nuovo con la stessa intensità. Quelle parole
lavevano attraversato in un brivido: non lavrebbe mai lasciata. Forse tutto
ciò che non sapeva o non poteva o non doveva dire era chiaro così. Non poteva immaginare
niente di meglio da fare.
- Lei stava tremando. Non sapeva da quando, non era cosciente che
anche lui tremava, né daver freddo, i suoi vestiti erano bagnati e la leggera
brezza era diventata vento.
-Andiamo dentro, Scully.
- Per un istante lo guardò come se non avesse capito, ma
immediatamente tirò fuori la chiave ed aprì la porta. Entrarono, si abbracciarono di
nuovo e chiusero la porta in un solo gesto. Di nuovo il resto del mondo sparì, il passare
del tempo sparì. Esistevano solo loro nella penombra di quella stanza immersi in qualcosa
che era più forte di loro e li trascinava uniti, prevedendo una caduta che sembrava
imminente e senza vedere dove portava, quale sarebbe stato il fondo su cui sarebbero
finiti. Solo i loro corpi, solo laltro tra le braccia, lalito umido e caldo
sopra al petto che respirava con ansia, il tremito delle mani che si muovevano ancora per
la schiena( di nuovo nessuno dei due era cosciente daver fatto il primo passo),
ancora rasentando i limiti: no al di sopra del collo, non sul davanti dei fianchi, non
sotto la vita, mai sotto i vestiti. Ma ad un certo punto Scully ruppe questultimi
limiti, quasi tutti insieme. Lo fece molto pieno, con dolcezza, solo un poco, ad un certo
punto si fermò perfino, ma lo fece. Questo provocò che la pressione che andava e veniva
chissà da quando si mantenesse, costante, ormai senza via di fuga, e questo le dette
limpulso per affondare ancora di più le mani.
- E lui gemette, non poté evitarlo, e decise che era chiaro da quale
lato dei limiti stavano, così che le prese le braccia e se le portò al collo.
-Vieni.
- La sollevò tra le braccia mentre lei gli circondava la vita con le
gambe e incominciava a baciargli il collo e la portò fino al tavolo. Le accarezzò le
cosce, le fece scivolare le mani sotto la maglietta molto piano, sul ventre, sotto il
seno, verso la schiena, più giù e lattrasse verso di lui, finchè non ne poté
più, finchè senti il respiro di un gemito sul collo, un leggero sorriso sulla pelle. I
baci si trasformavano in piccoli morsi, e, per ognuno, spingeva contro di lei,
allinizio bruscamente, fortemente, aritmicamente, poco a poco cambiò, come
iniziavano a cambiare i morsi, sempre più umidi, sostenuti, profondi, si allungavano fino
allimpossibile, fino a risultare dolorosi. Lui le lasciava cadere piccoli baci sui
capelli, le orecchie, il collo, lì dove poteva arrivare. In varie occasioni cercò di
scostarla lo spazio sufficiente per poterle baciare le labbra ma lei non glielo
permetteva: si teneva immersa nel suo collo sapendo che guardarlo negli occhi sarebbe
stato tornare indietro, baciarlo sarebbe stato ritornare, essere cosciente di ciò che
accadeva, cadere nel mondo reale. Se lo guardava avrebbe dovuto pensare ed invece voleva
solo sentire: il calore febbrile, che sorgeva ovunque e le provocava brividi, il sapore di
sale della sua pelle, la curva della sua mandibola nella bocca, questi gemiti giusto
nellorecchio, come sussurri meditati ed allo stesso tempo incontrollabili,
lodore di pioggia e sudore dei suoi vestiti, le sue mani che la reggevano per i
fianchi, il dolore delleccitazione ad ogni carezza troppo intensa. Voleva che
accadesse, sarebbe accaduto, sul quel tavolo, presto.
- Anche lui sentiva che stava per accadere, lo desiderava. Non
avrebbe sopportato i vestiti per altro tempo. Doveva strapparle quei maledetti pantaloni,
e togliersi i suoi. Aveva bisogno di baciarla, immergersi nella sua bocca, ne aveva
bisogno ora. Ma cera qualcosa di cui aveva più bisogno: guardare i suoi occhi solo
per un istante, sapere che tutto andava bene. Le accarezzò i capelli e le sussurrò
allorecchio:
-Scully.
- E quando lo disse capì che non sarebbe successo.
- Smise di resistere contro il suo collo, si separò, abbastanza per
guardarlo negli occhi e fece di no con la testa.
- Lui sussurrò" Perché?" che non si sentì nemmeno.
-Non qui, non ora, non così, non ubriachi, non per questo.
- Sorrise ironico, ma non disse niente. Non gli importava niente che
non fosse sentirla vicina, e ancora la sentiva vicina.
- Appoggiò la fronte contro quella di lui. Il loro bacini
continuavano ad essere uniti, troppo uniti, di fatto continuava ad abbracciarlo con le
gambe, non sopportava lidea che si allontanasse. Non ancora. Teneva le mani sui
fianchi di lei, solo che non stringeva più né la tirava, le disegnava solo circoli con i
pollici sulle ossa, la qual cosa la stava eccitando ancora di più. Ma non voleva che si
fermasse, né che si allontanasse, né continuare. Voleva essere unaltra persona,
essere lei qualche mese prima, non doversi preoccupare che non avrebbe continuato ad
essere qualsiasi cosa era per lui ancora per molto tempo.
- "No, non siamo così ubriachi per non sapere quello che
facciamo e non importa quando o dove, ma io sì che morirò" pensò. Chiaramente non
fu questo che disse.
-Non disperati, non tristi.
- Lo guardò di nuovo
- Lui pensò che non era il miglior motivo del mondo, ma era il
motivo che lei aveva e probabilmente indovinato. Non era una fuga, non si stava
allontanando, era evidente.
- Si lasciò portare dal quel mare blu. Tutto il dolore che vedeva
nei suoi occhi, il dolore provocato dalla paura, dalla rinuncia forzata, dalla zavorra
della disperazione, dalla conoscenza di quel futuro e la mancanza di conoscenza dei fatti
esatti, dal cumulo dei dubbi, dal desiderio di avere fede che si scontrava contro la
precauzione che suggeriva di non averne,
voleva che tutto questo dolore avesse una
forma, che fosse una cicatrice, una stimmate localizzata, qualcosa di palpabile. Qualcosa
a cui dare un bacio infantile per curarla, qualcosa da guardare mentre le diceva "
tutto andrà bene", anche se era una bugia. Desiderava poter guardare quel mare e
dire" Questo non ti vincerà".
- Ma non cera dove guardare, non cera niente da baciare,
niente da tagliare, niente da indicare con il dito dicendo" Questo? Tu sei più forte
di questo". Era lì, nascosto nella sua testa, sotto i suoi occhi, dietro il suo
naso, sopra le sue labbra. Mai aveva odiato tanto. Odiava più che mai qualcosa
dinseparabile da ciò amava più che mai. Perché in quel preciso istante
lamava con una forza incomparabile a qualsiasi cosa avesse sentito prima.
- E volle dirglielo in qualche modo, ma non aveva parole, non sapeva
cosa dire. Rimase solo a guardarla, mentre sentiva la sua voce gridargli dentro ."
Niente mimporta come te", "Ucciderei perchè tu potessi vivere",
"Morirei perché tu potessi vivere", " Non potrò andare avanti senza di
te,
cho provato e so che non potrò".
- Ma lei non poteva sentirlo, anche se intuiva le grida, si vedeva in
quegli occhi, ancora più tristi del solito, che lui stava gridando, forse che anche lui
aveva paura, forse che era vicino, forse che voleva starle accanto, forse un semplice
" Mi fa male il tuo dolore". E voleva dirgli " Non voglio che ti faccia
male" voleva dirgli" Non voglio morire ora"ma lo baciò. Fu lunica
cosa che le venne in mente per far sì che smettesse di pensare, che smettesse di vedere
in lei unammalata. Non era il bacio che aveva evitato poco prima; era carico di
passione, ma non sensuale. Fu profondo, lento, quasi doloroso ed incredibilmente
liberatore.
- Non so cosa stavi vedendo mentre mi guardavi- disse ancora
affannata- ma non voglio che dimentichi che continuo ad essere io, sono la stessa persona,
niente è cambiato.
Mulder sorrise e labbracciò.
-Come dimenticarlo?
" Veniamo al mondo di testa, se ci pensi questo è già un
segno di ciò che ti toccherà dopo. E questo è qualcosa di simile a tutto ciò che
cè qui: Un paio di stupidi persi nelloscurità di una stanza di un motel,
sostenendosi in un abbraccio. Stanchi, feriti, ubriachi, persi ed insieme. Dondolandosi in
una specie di ballo marcato dei battiti del cuore. E sarebbe dolce in qualche modo pensare
che siamo fuori dal mondo
ma ugualmente è il mondo questo. Questo vuoto, questo
freddo, questa solitudine, questo cammino verso la morte, anche però questo calore,
compagnia, deviazione verso altro. Quasi un inganno per mantenerci qui. Per far si che
vogliamo restare."
- Vuoi che me ne vada, Scully?
- Si domandò quale strano meccanismo muoveva Mulder a parlare a
bassa voce costantemente.
- Laveva quasi fatta trasalire malgrado lavesse detto in
un sussurro. Teneva la stessa appoggiata sulla sua spalla, ancora si tenevano abbracciati,
aveva solo lasciato cadere le gambe, e gli stava sfiorando con i talloni dietro le
ginocchia, a cui lui aveva risposto con un paio di mormorii dapprovazione. Ma non
sembrava più eccitato, lei nemmeno lo era solo si sentiva
bene. Mulder aveva
iniziato a muoversi cambiando il peso del corpo da un piede allaltro, in una specie
di ballo, un dondolio che aveva il sapore di una ninna nanna.
- Quello era il cielo
quello non era reale e cera da
tornare alla realtà.
-Immagino che sia meglio
starai stanco.
Laveva detto per pura cortesia, perché non era la sua
stanza e forse lei voleva restare sola ma non osava dirlo dopo quello. La verità era che
lidea di averla a più di venti centimetri di distanza gli era inconcepibile in quei
momenti. Si sorprese a pensarlo e fu cosciente che mancava di qualsiasi senso ma da quando
erano arrivati al motel non aveva prospettato che esistesse la possibilità di smettere di
abbracciarla, che ci fosse di mezzo il sesso, senza sesso di mezzo o qualche strano fine
di mezzo.
- Non ho domandato che ritieni meglio, ma cosa vuoi-rise.
- Lo guardò ancora dubitando tra larrendersi davanti
allevidenza, davanti se stessa e, a quanto sembrava, davanti a lui o mantenere un
poco di serenità, prudenza, temperanza, orgoglio, senso comune, calma.
- Ma allora vide i suoi occhi, il suo sorriso pieno di calore e
considerò che aver evitato di farlo con Mulder su un tavolo in una stanza di motel, in
uno stato di semiestasi ancora da analizzare, senza essersi fermata a pensare a ciò che
si sentiva e non si sentiva e sapendo che aveva i giorni contati, malgrado stesse più che
eccitata, alterata, quasi fuori di sé e dovendo dirlo mentre quelle mani la mantenevano
contro la sua erezione e con il lobo dellorecchio tra le labbra, era sufficiente
mostra di autocontrollo per quel giorno. Voleva che rimanesse, e basta.
- Cera solo una cosa da tenere in conto:
- Se vuoi rimanere
-Non rimarrei se non volessi- sussurrò avvicinandosi
allorecchio-non dimenticartene.
Scully abbozzò un sorriso e incominciò a risistemargli le
maniche bagnate della maglietta che lei stessa aveva spostato mentre laccarezzava.
- Hai freddo. Dovresti cambiarti.
-Vado a prendere dei vestiti e torno.
- Le baciò dolcemente la fronte. Non sapeva come andarsene. Non era
questione di educazione o roba simile, era che veramente gli costava separarsi da lei.
Cinque minuti! Per andare alla stanza accanto!
- Le dette un paio di piccoli colpi sulle gambe e finalmente si
diresse alla porta. Fu allora quando sentì freddo.
- Si girò e losservò, seduta sul tavolo, che si abbracciava
le ginocchia, con i capelli in disordine, la maglietta mezza tolta, quel viso di chi è
appena uscito dal letto o di chi sta andando a mettersi molto presto e quello sguardo tra
la meraviglia e la tenerezza per ciò che era successo.
- Dove si era messa questa Scully per tutto quel tempo? Dove stava
guardando lui per non vederla?
-Tu pensa a qualcosa da fare, Scully. Abbiamo bisogno di un piano
B. Anche se qualcosa mi dice che non sarà così buono come quello iniziale.
Fine prima parte.