Title: The Dice
Author: Georgia
Email: moonrock66@aol.com
Category: MSR
Rating: R
Spoilers: None really
Summary: Not a chance. Read on.
Disclaimer: Chris, hai detto che M&S in questa stagione avrebbero fatto qualcosa che non avevano mai fatto prima. Ti sto solo dando un suggerimento.
Author's Notes: la colpa di tutto questo è di una festa di addio al nubilato cui ho partecipato.
Tradotto e adattato da Vix

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Avrei dovuto tenermi alla larga dal cassetto della scrivania di Mulder.
Ora lo so, ma ormai è troppo tardi.
Tutto quello che mi serviva era una graffetta. Solo una piccola stupida graffetta. La mia scatola era vuota. Maledetto Mulder. Ero proprio certa di non aver lasciato una scatola vuota di graffette nel mio cassetto. Lui è troppo pigro per andare a caccia di qualcosa tra tutto il ciarpame nella sua scrivania. Così ogni volta rubacchia la mia roba. Scommetto che aveva un centinaio di graffette proprio là nel suo cassetto.
Normalmente, non mi piace aggirare la scrivania di Mulder, nessuno può dire cosa ci si potrebbe trovare. Ma io avevo bisogno di quella graffetta. Eravamo già in ritardo col nostro rapporto a Skinner, e non puoi semplicemente unirci i rapporti di spesa con un punto di cucitrice. Devono essere fatte le copie e tutto il resto.
Questo è il governo, dopo tutto. In ogni modo, come ho già detto, avevo bisogno di quella graffetta. Così sono andata a cercare nella scrivania di Mulder.
Sorprendentemente, ho trovato quello che volevo abbastanza rapidamente. Il cassetto non era così male, davvero. Deve averlo ripulito mentre non stavo guardando. C'era il solito assortimento di materiale per l’ufficio: penne, post it, elastici.
E la roba propriamente di Mulder. Un pacco di semi di girasole, un ritratto di Samantha, alcune riviste che di certo non sono sue. Nulla che realmente mi abbia sorpreso, a parte la maniera pulita in cui era sistemato. Stavo quasi per chiudere il cassetto quando qualcosa di strano mi catturò l’occhio.
Stretti tra un pacchetto mezzo vuoto di gomme e l'arsenale di matite di Mulder c’erano due dadi. Immagino che essendo questa la scrivania di Mulder, dei dadi potrebbero non apparire completamente strani. Ma questi non erano dadi normali. Prima di tutto erano verdi e probabilmente fosforescenti, ed invece dei punti, avevano delle parole.
Lo so, non avrei dovuto farlo. Avrei dovuto prendere la mia graffetta, chiudere il cassetto e tornare al nostro rapporto per Skinner, ma non ho potuto evitarlo.
Io sono di natura curiosa. Dovevo vedere cosa dicevano quei dadi.
Gettai uno sguardo per assicurarmi che la porta fosse chiusa. Poi attentamente, per non scompigliare qualcos’altro nel cassetto, raccolsi i dadi. I miei occhi quasi uscirono dalle orbite quando vidi cosa diceva il primo.

Bacia.

Lo girai.

Lecca.

Oh Gesù.

Tocca.

Dovrei metterli giù.

Succhia.

Adesso.

Mordi.

Come se potessi.

Soffia.

Oh dio. Avevo quasi paura di guardare l'altro dado.
Accidenti. Proprio come sospettavo. Parti del corpo. Labbra. Orecchio. Piedi. Collo. Viso.
E a scelta di chi lancia.
Merda. Cosa ci faceva Mulder con questi?
Rimasi lì in piedi, fissando i dadi per un minuto, non sapendo se sentirmi offesa o eccitata. Parte di me pensava che Mulder fosse un porco ad avere questi al lavoro. L'altro 90% del mio cervello stava dipingendo un’immagine che non doveva esistere. Io. Mulder. Quei dadi.
Mi sarei dovuta allontanare. O almeno farlo quando fossi stata sicura che Mulder non fosse nei paraggi. Ma non sono molto creativa, nemmeno nella mia vita di fantasia. Ho bisogno di molti dettagli. Ed un lancio di quei dadi mi avrebbe dato materiale per un mese. Dovevo sapere cosa immaginare. Dovevo sapere quale sarebbe stato il mio lancio.
Lanciai i dadi sopra la scrivania di Mulder, troppo interessata al risultato per sentire la porta che si apriva. Era un buon lancio. Potevo quasi vedere come sarebbe successo, potevo quasi sentirlo. Poi lui parlò.

"Cosa è uscito, Scully?"

Merda. Afferrai i dadi, tentando di nasconderli nella mano.
Mulder entrò nella stanza e chiuse la porta dietro di sé.
Io finsi innocenza.

"Uhm?"

"Ti ho chiesto cosa è uscito," tentò ancora, raggiungendo la mia mano.

Io lottai, ma finalmente mi prese il polso. Io aprii la mano, sconfitta.

"Cosa sono, Mulder?"

" …dadi," Lo sentii dire in un bisbiglio.

"Cosa?"

Lui si schiarì la gola.

"Dadi per preliminari erotici".

Quella volta lo sentii.

"Perché li hai al lavoro?" Chiesi. Forse potevo ribaltare la situazione. Fargli dimenticare di avermi sorpresa.

Dimenticare? A Mulder? Impossibile.

"Non sai mai dove ti raggiungerà la fortuna, Scully".

Lui si avvicinò di un passo. Io gli dedicai il sopracciglio, ma lui non rinunciò. Si limitò a sorridermi divertito, come se avesse scoperto un segreto sulla sua migliore amica. Qualcosa che gli piaceva ma non si sarebbe mai aspettato.

"Non è nulla, Scully," disse ancora avvicinandosi. "Frohike me li diede per scherzo. Li avevo nella tasca del cappotto e li ho semplicemente buttati nel cassetto. Li avevo totalmente dimenticati".

"Oh," fu tutto ciò che dissi io. La mia bocca era secca.

Io pensavo che mi avrebbe lasciata andare. Che i nostri piccoli giochi insinuanti fossero finiti. Ma Mulder non si stava arrendendo. Prese i dadi dalle mie mani, facendo scivolare le dita sul mio palmo più del necessario.

"Allora, ti è piaciuto il tuo tiro?" chiese, con la voce abbassata di un'ottava rispetto a come io l’avessi mai sentita.

Io accennai col capo stupidamente, come se fossi stordita. La mia testa già ronzava per quel leggero tocco. Le sue prossime parole lasciarono cadere il mio cuore nello stomaco.

"Mostrami".

Cristo. Pensavo che il tiratore dovesse darlo. Era il ricevitore, invece. Mulder avrebbe… non avevo mai nemmeno immaginato di farglielo.
Mulder vide la realizzazione albeggiare sulla mia faccia. Si chinò verso di me con un bisbiglio.

"Non pensare che passerò il turno".

Sono sicura di essere arrossita. So che guardai via, tentando di togliermi dall'influenza di Mulder. Ma la spinta era troppo forte. E lui chiese educatamente:

"Per favore".

Io ancora non so perché lo feci. A meno che io davvero, davvero, lo volessi.
Udii piuttosto che sentire me stessa dire le parole:

"Abbassati, Mulder".

L'occhiata predatrice che aveva negli occhi da quando era entrato dalla porta si era trasformata in pura lussuria. E non solo semplice lussuria. Questa era piena di lussuriosa speranza. Ansiosa lussuria.
Lui si abbassò verso di me, spingendosi nel mio spazio più del solito. Io non ero preparata al rapido calore che s’instaurò nell'aria tra noi. Era così bello che quasi non volevo muovermi. Mulder si spostò tentando di guardarmi, ma la sua testa era quasi accanto alla mia faccia. Non poteva vedermi senza indietreggiare. Dopo pochi secondi suppongo che prese la mia esitazione come un abbandono perché iniziò ad indietreggiare. Ed io lo presi alla sprovvista. Mi alzai in punta di piedi e gli posai un semplice bacio sulla pulsazione del collo.
La corsa del suo battito cardiaco echeggiò attraverso il mio corpo prima che le mie labbra si staccassero. Respirò a fondo e velocemente, proseguendo con molti respiri profondi che io giurerei, se non fosse impossibile per me avere tale effetto su Mulder, sembrava una lotta per il controllo. Finalmente si allontanò e mi fissò con un bagliore di sfida negli occhi. Ed io seppi di essere nei guai.
Mulder prese i dadi, ed io chiusi gli occhi aspettando. Non potevo guardare. I dadi risuonarono attraversando la scrivania. Poi nient’altro che respiri. Il mio ed il suo, entrambi veloci e superficiali. Potevo sentirlo vicino e sopra di me e sapevo che stava sorridendo. Stavo quasi per aprire gli occhi quando il suo fiato colpì il mio orecchio. Seguito immediatamente dalla sua lingua.
Ed io compresi di aver fatto una brutta cosa. Non avrei mai dovuto guardare nel suo cassetto. Non avrei mai dovuto lanciare quei dadi. Avrei dovuto sapere di essere troppo debole per fermare tutto questo. Sapere che nel momento in cui la lingua di Mulder cominciò a lavorare l’esterno del mio orecchio, non sarei stata capace di mettere insieme un pensiero coerente.
Invece, sospirai piano, mentre la sua lingua seguiva la curva per infilarsi nel mio orecchio. La sua lingua girò attorno ancora ed ancora, alzandosi in modo da poter soffiare nel mio orecchio ad ogni tocco. È allora che cominciò la scossa. Sentii la testa cadere sulla spalla opposta, dandogli accesso totale quando la sua lingua lasciò il mio orecchio per scendere sul lobo. Lo colpì piano avanti ed indietro, orecchino compreso. Non potei fermare un piccolo lamento dall’uscire dalle mie labbra.
Poi, solo quando pensai che la tortura fosse finita, la sua lingua si stabilì su un punto dietro al mio orecchio. Tecnicamente, non stava giocando correttamente. L’avrei chiamato collo, non orecchio. Ma non dissi nulla perché presto la sua lingua iniziò a muoversi ancora, abbracciando il lato posteriore del mio orecchio. Quando tornò ad aggirare il davanti del mio orecchio, io stavo tremando così violentemente che persino l'ego di Mulder doveva trovare una spinta. Finì toccando ancora rapidamente nel mio orecchio facendomi scuotere proprio nell’animo.
Lo sentii allontanarsi, e dopo un momento aprii gli occhi per guardarlo. Stava aspettando pazientemente, dandomi l'opportunità di decidere. Sapevo che sarebbe accaduta una di queste due cose. Avremmo finito. Game over. Eravamo pari.
Oppure avrei raccolto i dadi per un altro tiro.
La battaglia interna non fu forte come avrebbe dovuto. Questo era il gioco che Mulder doveva perdere, lo sapesse o no. Non lasciai mai i suoi occhi mentre prendevo i dadi. Scivolarono attraverso la scrivania ed io potei dire dal suo viso che era un buon tiro. Diventò completamente pallido. Dio. Doveva essere veramente buono.
Io gettai uno sguardo per vedere cosa avesse catturato così l'attenzione di Mulder. Quasi risi quando lo vidi. Nessuno stupore che Mulder fosse pallido. Era spaventato oltre ogni limite. Così impaurito che stava per gridare davvero forte il mio nome nel seminterrato dell’FBI. Se la sua reazione a quel piccolo bacio poteva fare previsioni, probabilmente aveva ragione. I dadi erano sbarcati su Succhia… e a scelta di chi tira.
Forse più tardi, Mulder, pensai. Quello non accadrà qui.
Ma io decisi di lasciarglielo credere per un minuto. Di evocare un’immagine mentale. Per qualche motivo, non penso che Mulder abbia bisogno quanto me di dettagli per alimentare le sue fantasie. Perché sembrò ottenerle abbastanza rapidamente. Anzi, sospetto che abbia potuto attraversare la sua mente anche prima. Aprì la bocca come per suggerire di chiudere il gioco. Io lo scossi via con un sorriso deciso e lo raggiunsi. Sapevo dove Mulder pensava che mi stessi dirigendo, ma non sembrò del tutto dispiaciuto quando raggiunsi la sua mano.
Misi solo la punta del dito indice tra le labbra guardando come gli occhi di Mulder quasi erano rotolati indietro nella testa. No io non penso che fosse completamente deluso. Poi, il più lentamente possibile, spinsi l’intero dito in bocca, scaldandolo centimetro per centimetro con la lingua ed andai. Forse avevo torto. Forse questa era la mia battaglia da vincere. Forse poteva gridare comunque il mio nome. Sistemai i denti sulla sua ultima nocca e gli diedi una succhiata da ghiacciolo.
La mano libera di Mulder corse al mio collo, tenendomi la testa come se le labbra fossero avvolte ad un'altra parte del suo corpo. E solo quando pensai di avergli dato più di quanto potesse tollerare, Mulder decise di andare al contrattacco. Quei dadi avevano delle regole?
Nessuno mai mi aveva fatto questo. Non che io avessi succhiato molte dita. Ma in qualche modo, Mulder riuscì a curvare il dito nella mia bocca e localizzare un punto estremamente sensibile sul lato della mia lingua. Oh dio. La mia bocca si aprì in fretta.
Lui non aspettò che recuperassi. Afferrò i dadi, li portò alle labbra per un bacio della fortuna (come se ci fossero tiri sfortunati in questo gioco) e li lanciò ancora attraverso la scrivania. I nostri occhi seguirono i dadi, questa volta. Non so come, ma penso che entrambi sapessimo cosa sarebbe uscito. Il primo atterrò su Bacio. Il mio cuore iniziò a battere ancora più veloce. Finalmente il secondo dado rimbalzò fino a fermarsi. Labbra.
E con quello, sei anni di lotta per tenere tutto a livello platonico, finirono a causa di qualcosa di arbitrario e casuale come un lancio di dadi. Ho sempre saputo che la vita gioca partite truccate.
Mulder mi guardò seriamente, come non fosse sicuro se il passo fosse giusto. Io inclinai indietro la testa, tentando di rassicurarlo che lo era. Ma ancora era esitante. Si mosse lentamente verso me, dicendomi con gli occhi quanto fosse serio. Che non stava più giocando. Io ribattei che lo volevo. Che lo avevo sempre voluto.
Suppongo che lo convinsi perché avanzò velocemente, come se potesse perdere il coraggio, e posò un lungo bacio sulle mie labbra. Entrambi quasi sospirammo di sollievo, alla sensazione. Il tocco era sicuro ma senza pretese. Dolce ma risoluto. Era una reintroduzione, una nota di apertura. Mulder si tirò indietro per un momento così che le nostre labbra si sfiorarono appena. Poi, la sinfonia cominciò.
La sua bocca sbatté sulla mia, le labbra sembrano mille volte più calde di solo un secondo prima. Afferrarono le mie come se questa fosse la loro unica opportunità. Come se potessi scomparire sotto i suoi occhi. O schiaffeggiarlo. O imbrogliarlo. O qualsiasi dei cento modi in cui la sua fantasia di solito aveva fine.
Ed io… io potevo a malapena reagire. Egli aveva definitivamente rimosso gli ultimi brandelli di logica dal mio cervello. I miei neuroni stavano sparando casualmente, i collegamenti saltavano, fino a che non rimase nessun pensiero, solo pura sensazione. La sua bocca mi divorava, le sue labbra sfidavano le mie, proprio come una delle sue teorie. Io feci l'unica cosa che potevo. Aprii la bocca.
Lo scivolare della sua lingua contro la mia completò un circuito, lo sfrigolio corse poi su in giù lungo il mio intero corpo per tornare nel suo. Mulder saltò alla scossa come svegliato nel bel mezzo di un sogno. Si strappò via da me, momentaneamente stordito, come se non sapesse muoversi.
Finalmente armeggiò cercando i dadi, mettendoli nella mia mano.

"E’ il tuo turno".

All’inizio non capii.

"Mulder, pensavo che il gioco fosse finito".

"Lo saprai, quando sarà finito, Scully" lui aveva quasi recuperato.

Ma io lo vidi. Nei suoi occhi. Quel bacio l’aveva scosso più di quanto si aspettasse. Stava tentando di rallentare. Di riavere un po’ di controllo. Stai attento a ciò che desideri, risi tra me. I dadi potrebbero non cooperare. Rimbalzarono attraverso la scrivania. Ed entrambi trovammo qualcosa che volevamo. Mulder trovò una proroga provvisoria.
Ed io trovai un'opportunità che stavo aspettando da sei anni.
Tocca.
Viso.
Non sapevo da dove cominciare. Mulder aveva avuto più opportunità di toccarmi, quando ero ammalata o impaurita o in partenza, che non io di ricambiare.
Studiai quel volto che conoscevo così bene per alcuni secondi e i miei occhi si attardarono sul naso. E mi venne in mente che probabilmente non sapeva che io lo trovavo bello. Che, senza, sarebbe stato solo un qualunque bel ragazzo. Che il naso gli dava carattere, lo faceva prendere meno sul serio. Dovevo cominciare col naso.
La mia mano tremante si librò sul ponte mentre passavo lentamente due dita lungo il lato, il suo respiro si muoveva contro il mio palmo. La mia mano carezzò la barba ispida sulla sua guancia, scivolò attraverso il mento tornò indietro sull'altro lato del viso. Per tutto il tempo gli occhi di Mulder non lasciarono mai la mia faccia. Gli passai le dita leggere sulla fronte, facendogli un po’ il solletico, lasciando che le dita passassero sulle sopracciglia, ed aggirassero la pelle tenera all'angolo dell’occhio.
Poi la mia mano sembrò muoversi di propria volontà affondando tra le sopracciglia, di nuovo discendendo il pendio del naso, fino alla piccola piega al di sotto. Lo so che ne imparai il nome alla scuola di medicina, ma in quel momento davvero non me ne curai. Il mio dito si adattava perfettamente a quella rientranza. Io gli permisi di rimanere per un momento là prima di passare un'unghia liscia dalla base del naso giù tra le punte del labbro superiore. Avevo progettato di fare qualcosa di sexy una volta arrivata alle labbra, ma le mie dita rimasero posate là, aperte sulla pelle morbida.
Per tutto il tempo avevo sentito che mi fissava. Ed apparentemente quello che aveva visto l'aveva eccitato più di quello che avevamo fatto. Io che lo guardavo. Perché prima che io prendessi un altro respiro, il gioco era finito. Capii cosa lui voleva dire. La bocca di Mulder era sulla mia e la mia schiena contro lo schedario. Supposi che Mulder avesse deciso di affrontare il suo ultimo tiro.
Era più di quanto potessi sopportare. Mulder era premuto con tutto il corpo contro di me, ed io potevo sentire l'acciaio freddo dello schedario sulla schiena. La sensazione di caldo e freddo lanciava brividi nel mio corpo oltre i brividi che sembrava stesse causando la gamba di Mulder tra le mie. Tentai di muovermi tra le sue braccia, di strofinare i seni contro il suo petto, ma stava tenendomi troppo stretta. La mia mano scese al suo culo, tirandolo più vicino, inarcandomi contro di lui. A quello, entrambi gridammo… e capimmo dove eravamo.
Mulder ed io uscimmo da quell’ufficio a tempo di record. Nessun computer fu spento. La porta non fu chiusa a chiave. Io ebbi la presenza di spirito si afferrare i dadi mentre Mulder si affrettava, tirando anche me fuori dalla porta. Io pregai che riuscissimo a non dare spettacolo prima di uscire dall'edificio.
Risultò che facemmo tutto il tragitto fino all’ascensore del mio edificio prima che Mulder non potesse più tenere le mani lontane da me. Io, la seria e puritana Dana Scully, camminavo per il corridoio verso il mio appartamento con la camicia aperta che mi ricadeva attorno tentando di non permettere al reggipetto allentato di cadere dalle spalle. E senza pensare minimamente ai miei vicini di casa.
Scivolammo silenziosamente nell'oscurità del mio appartamento, gli occhi di Mulder scintillanti quando finalmente lasciai veleggiare verso terra la mia camicetta. Armeggiai con la chiusura lampo, lasciando cadere ai piedi la gonna e restando in piedi quasi nuda di fronte a lui. Mulder non tentò di muoversi, guardandomi quasi spaventato. Come non avesse fiducia in se stesso.
Come se non fosse mai stato così vicino a perdere ogni controllo. Poi lo fece. Perse il controllo. Con un piccolo sorriso delle mie labbra.
Ogni passo che fece verso me sembrò dieci volte più lungo del precedente. Io indietreggiavo contro la porta, sentendo le sue mani su me prima che mi toccassero realmente. Noi venimmo insieme rapidamente, quella prima volta, un'eruzione di emozioni, lussuria e bisogno, mentre Mulder sosteneva il mio ed il suo peso, spingendo in me contro la porta.
Io gridai rapidamente, in modo quasi imbarazzante. Ma Mulder mi seguì presto, con le gambe che cedettero facendoci crollare in un mucchio ardente. Io sarei rimasta volentieri là per sempre sul pavimento sotto Mulder.
Ma appena avuto un minuto per recuperare, Mulder stava bisbigliando un fuori luogo "Mi dispiace", portandomi in camera da letto. Ci rannicchiammo di fronte e dormimmo un sonno profondo e tranquillo, le mani reali e le carezze mescolate con le immagini nei nostri sogni.
Mi svegliai poco prima dell’alba, trovando gli occhi di Mulder posati sul mio viso, tranquilli ed irremovibili come se fossero stati là per un certo tempo.
La seconda volta fu lenta e dolce, finalmente facevamo l’amore. E dopo quello, giocammo un po’. Diciamo solo che quei dadi tornarono utili.
Lo sento ora nella doccia che canta qualcosa tipo: Benvenuto nella Giungla. Io rotolo sul suo cuscino per sguazzare nel suo profumo. Ed è allora che li vedo. I dadi. Posati l’uno accanto all’altro sul suo cuscino.
Io non sono ancora del tutto sveglia, sono ancora più emotiva di quanto sarei dopo una tazza di caffè. E quello che vedo mi fa quasi piangere. Non so quando abbia avuto tempo per fare questo. Dio sa se dorme mai. Ma chissà quando durante la notte, Mulder ha messo del nastro adesivo coprente su ogni lato dei dadi. E ci ha scritto delle parole. Il primo dado dice "Ti" su ogni lato. Il secondo ti dice semplicemente "Amo".
Ed io comprendo che avevo torto, prima. La vita non gioca partite truccate.
Alcune cose sono lasciate al caso. Altre sono investite di nuova importanza, come questi dadi.
Come Mulder ed io. E non importa come li giri, finisce sempre con un Ti Amo.

 

Fine.

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Grazie a Lisa per la beta… la prima. E ad Alanna per l’incoraggiamento senza fine.