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- Volo 814
- |Traduzione di Vix|
Denver International Airport Gate 38, Concourse B 12:35 P.M.
- Scully era seduta, con le gambe incrociate al ginocchio, leggendo un romanzo rilegato in
brossura. Stava provando tenacemente a mantenere l'interesse sulla storia, ma la mente
continuava ad andare alla deriva e l'attenzione cadeva spesso sull'orologio al polso
destro. Il loro volo imbarcava alle 12:50. E Mulder ancora non si era fatto vedere.
Sospirò pesantemente, sapendo che non sarebbe stata in grado di concentrarsi fino a che
non fosse salita a bordo dell'aereo ed infilò bruscamente il segnalibro nel libro.
- Si abbassò per riporlo nel bagaglio a mano, quindi si appoggiò indietro, imponendosi
di non controllare l'orologio.
- Mulder l'aveva mandata avanti un'ora fa e lei aveva accosentito con soltanto un poco di
esitazione, mentre lui le diceva che desiderava parlare ancora una volta con l'ufficiale
che aveva proceduto all'arresto prima che se ne andassero: ancora non era convinto che la
polizia di Denver avesse catturato il tizio giusto. Scully, così come la polizia di
Denver, sentiva che l'avevano fatto. Richard Shayne aveva praticamente ammesso di avere
ucciso la moglie. Così che cosa importava che non ci fosse una prova fisica? Avrebbero
ottenuto presto una confessione completa. Era soltanto questione di tempo. La presenza
dell'FBI sul caso non era più richiesta.
- Ma sapeva che Mulder non credeva che Shayne avesse commesso il delitto. Era ancora
convinto che le prove evidenziassero poteri soprannaturali. Un poltergeist di qualche
tipo. O un fantasma vecchio stile. Mulder non era sicuro che il vero assassino POTESSE
essere catturato. Cosa c'era di nuovo?
- Scully si rese conto che la sua gamba incrociata stava ballonzolando su e giù ed
immediatamente la fermò. La fredda e calma Dana Scully NON si irrita. Guardò ancora
l'orologio. 12,43. Prese un respiro profondo e lentamente lo esalò, gettando uno sguardo
sopra la spalla. Lasciò uscire un altro sospiro, questa volta di sollievo.
- L'agente speciale Fox Mulder stava camminando verso di lei, con il bagaglio appeso alla
spalla, e l'espressione cupa. Scully si morse il labbro, indovinando che non avesse avuto
molto successo nel convincere la polizia che non aveva catturato l'assassino giusto. Fece
una smorfia.
- Ora avrebbe dovuto passare il resto del lungo volo di ritorno a D.C., di più di quattro
ore, ascoltando lui lagnarsi ed imprecare contro i rappresentanti locali della legge. Non
che i federali trattassero meglio 'spooky' Mulder. Era solo più facile prendersela con
'piccoli'.
- Gli restituì un sorriso. Ego tipico degli impiegati federali, pensò. Neppure lei ne
era immune.
- Mulder sedette pesantemente nella sedia accanto a lei.
- Lo guardò mentre sbuffava un profondo lamento, facendo agitare i capelli che gli erano
caduti sopra la fronte.
- Scully sentì il suo cuore imitare quell'agitarsi e rapidamente distolse lo sguardo. Non
ora, pensò. L'attrazione per il suo collega, che esisteva da anni, usciva sempre fuori
controllo quando era stanca o stressata. E non poteva permettersi quel genere di pensieri.
Per quanto fossero piacevoli, non poteva tollerare l'idea di perdere l'amicizia e fiducia
di lui. Non poteva rischiare. Lei chiuse gli occhi e si concentrò su un nuovo pensiero;
la madre. Sì. Era il compleanno della madre tra
due mesi. Che cosa le avrebbe
regalato?
"Scully? Tutto a posto?"
La voce di Mulder la fece trasalire e spalancò gli occhi. Si girò per
affrontarla. "Naturalmente. Perché me lo chiedi?"
Scrollò le spalle. "Sembri un po' fuori di te."
Scully sentì gli occhi spalancarsi. Per i sette anni passati, aveva
combattuto le sue reazioni fisiche a Mulder, pregando che le sue eccellenti abilità
d'osservazione non avrebbero notato la sua infatuazione. "Sono solo stanca."
Lui annuì col capo e guardò lontano. "Potrai dormire in
volo," suggerì.
"Certo, giusto," Scully mormorò tra il respiro.
- Odiava volare e lui lo sapeva. Mai aveva davvero dormito su un aereo. Aveva fatto un
pisolino forse, ma mai riposante. Tranne nel volo di ritorno dall'Antartide alcuni anni
fa. Nemmeno dopo aver passato tre giorni nell'ospedale militare dopo essere stata
recuperata da una squadra russa di salvataggio, lei e Mulder avevano dormito sonoramente
sul volo per casa. Naturalmente, non sarebbero neppure dovuti tornare a casa vivi, dopo
quell'avvenimento. Mulder ancora stava recuperando dopo essere stato colpito alla testa,
lei era sempre molto debole a causa del virus cui era stata esposta ed entrambi erano
stati esposti al congelamento ed indeboliti dopo quasi due ore sul ghiaccio. Almeno il
sole stava splendendo. Ed avevano il calore reciproco dei loro corpi per contribuire a
mantenere un po' di tepore.
- Lei arrossì mentre si ricordava di come i suoi pensieri durante quelle due ore gelate
erano deviati alla loro notte nella foresta della Florida subito dopo che il suo cancro
era entrato in remissione. Pensieri su corpi nudi e sacchi a pelo. Lei chiuse lei occhi
ancora. Come mai, dopo tutti questi anni, diventava sempre più difficile evitare di
indugiare in pensieri inadeguati nei riguardi del suo collega?
"Ora stiamo imbarcando i passeggeri di prima classe sul volo Otto
Uno Quattro diretto a Washington International. Se avete biglietti di prima classe per il
volo Otto Quattordici per Washington, prego imbarco immediato."
Scully aprì gli occhi mentre Mulder chiedeva, "Pensi che faranno
mai spese pazze e ci lasceranno viaggiare in prima classe, Scully?"
Non dovette chiedere chi erano 'loro'. Scosse la testa. "Non
saresti felice in prima classe, Mulder. Non c'è abbastanza gente da guardare."
"È vero, ma le hostess ti prestano più attenzione."
- Scully fu tentata di roteare gli occhi. Come se le hostess non gli prestassero già
abbastanza attenzione. Non aveva mai avuto un problema con loro. Era sempre cortese e
gentile e quello, unito con i suoi sguardi, solitamente gli faceva ottenere qualsiasi cosa
desiderasse da loro. Più di una volta in passato era stato il destinatario di una nota
con un nome e un numero di stanza di motel. Lui aveva sempre riso con aria imbarazzata,
benché Scully sapesse che non era neanche minimamente imbarazzato ed intascava la nota
con un sorriso spettacolare. Fortunatamente, non aveva mai accettato gli inviti
almeno stando a quanto sapeva Scully.
- Persa ancora una volta nei suoi pensieri, Scully quasi non sentì quando furono chiamati
per l'imbarco. Si alzò in piedi, mettendosi in spalla il bagaglio a mano e si mosse verso
l'uscita per l'aereo con il resto della folla. Mulder era proprio dietro di lei,
praticamente tallonandola, sollecitandola ad avanzare con una leggera pressione sulla
schiena.
- Un altro volo, pensò. Altre lunghe ore seduta a stretto contatto con il suo collega. Il
suo avvenente, affascinane, brillante e divertente collega.
- Perché stava temendolo così?
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- Mulder seguì molto attentamente Scully mentre risalivano il tunnel che conduce
all'aereo. Era ancora irritato per essere dovuto andare via quando era certo che il caso
non era chiuso. Ma, come aveva imparato a fare molte volte prima, si disse che aveva fatto
del suo meglio e si mosse.
- Non stava certo pregustando con piacere il lungo volo che lo aspettava. Non era così
male quando si dirigevano verso un nuovo caso; la lettura dei file del caso ed il senso di
anticipazione per il lavoro che lo aspettava, facevano sempre sembrare il volo più
veloce. Ma il viaggio di ritorno a casa era la parte più dura. No, non che non gli
piacesse volare. Non che non potesse dormire o rilassarsi in aria. Era un problema molto
più complesso. Non aveva niente per distrarre la mente sempre attiva, quindi pensava
continuamente a cose cui non avrebbe dovuto pensare. Cose riguardanti la donna seduta
così vicino a lui.
- Si sentiva spesso colpevole quando lui e Scully dovevano sedere separati per una
prenotazione tardiva su un aereo completo.
- Colpevole per sentirsi sollevato. In quel modo, non avrebbe dovuto odorare il suo
profumo provocante. O udire la sua voce quando si avvicinava a lui per parlargli. Sentiva
il braccio premere contro il proprio. O il respiro sulla guancia quando parlava. Era
riuscito, durante i quasi 8 anni dall'inizio della loro collaborazione, ad accertarsi che
lei non sospettasse la sua ossessione per lei. Ma quando volavano insieme, gli era molto
difficile mantenere le sue reazioni fisiche verso di lei sotto controllo.
- Mulder aveva avuto molti tipi differenti di incubi, ma uno in particolare aveva luogo su
un aeroplano. Lui e Scully stavano tornando da un certo caso quando lui si era perso.
Proprio là sull'aereo, si era così eccitato per il contatto con Scully da esplodere. E
Scully non aveva fatto niente altro in quel sogno che recuperare una ciambellina salata
che gli era caduta in grembo. Lo sguardo di repulsione e di timore sul viso di Scully nel
sogno era stato abbastanza da spedire Mulder in una depressione durata giorni.
- E, naturalmente, quando la Scully reale gli chiese cosa non andava, lui non glielo poté
dire. Che cosa avrebbe dovuto dirle? 'Bene, Scully, ho fatto un sogno in cui stavamo
volando, tu casualmente mi toccavi l'inguine, io mi sono eccitato e tu non mi hai parlato
più.'
- Da allora quel sogno (l'unica volta che aveva considerato un sogno bagnato come un
incubo), era rimasto timoroso di cadere addormentato in presenza di Scully. Impaurito di
quanto poteva rivelarle. Non avrebbe accettato di perdere la cosa migliore che gli fosse
mai accaduta comportandosi come un pazzo eccitato davanti alla sua collega. In nessun
modo.
- Lentamente, si diressero all'aereo, risalendo verso i loro posti. Scully si fermò per
mettere il bagaglio nello scompartimento alto, estraendone il libro. Mulder scoprì che i
suoi occhi erano caduti sul petto di lei mentre si allungava, catturando appena uno
sguardo furtivo della curva del suo seno nella V della camicetta che si era aperta. Bianco
panna e dall'aspetto morbido. Distolse lo sguardo rapidamente, per non rischiare che lei
potesse notare dove la sua attenzione si era smarrita. Lei scivolò nei sedili e prese
quello vicino al finestrino. Mentre Mulder metteva il proprio bagaglio vicino a quello di
lei, non dovendo allungarsi come aveva dovuto fare lei, la guardò mentre immediatamente
abbassava la tendina di plastica sul finestrino, e procedeva al allacciare la cintura di
sicurezza.
- Brevemente si domandò se il posto di corridoio fosse occupato o se poteva sedersi là.
In quel modo, non avrebbe dovuto sedersi così vicino a lei. Scosse la testa per la
costernazione. Anche se fosse stato disponibile, che cosa avrebbe pensato Scully se lui
avesse scelto di sedersi ad un sedile di distanza da lei? Era un po' villano. Con un
sospiro, scivolò nel sedile vicino alla sua collega.
- Lei aveva aperto il libro ed iniziato a leggere, o così sembrava. Lui sapeva che era
ben conscia di cosa stava accendendo intorno a lei, più di quanto lasciasse intendere.
- Non si sarebbe rilassata fino a che non avessero decollato e nemmeno allora, mai davvero
si sarebbe completamente rilassata. Inoltre lui sapeva che lei sapeva che il modo migliore
per mantenere la mente occupata era conversare. Allora, perché stava tentando di leggere,
ora?
- Si sporse in avanti per guardare il titolo sul libro. 'Timeline' di Michael Crichton.
"Dev'essere un buon libro," lui commentò.
Scully non rispose.
Mulder era imperterrito. "Non cominci mai a leggere così presto.
Specialmente su un volo lungo."
Di nuovo, nessuna risposta.
"Certo che, se fosse davvero-davvero un buon il libro, non
potresti attendere per vedere che cosa accadrà dopo, in questo caso, posso capire perché
desideri continuare a leggerlo subito."
Pausa. Niente. "Ma allora l'avresti letto mentre mi aspettavi, ma
mi sembra di ricordare che guardavi impazientemente l'orologio e mi cercavi da sopra la
spalla, invece."
"Mulder, stai zitto." Non aveva mai nemmeno sollevato lo
sguardo dalle pagine davanti a lei.
Con un sogghigno, Mulder si appoggiò nel sedile. Rimasero entrambi in
silenzio per un istante, benché sapesse che lei ancora non stava leggendo.
"Solo non sono ansiosa di sentirli protestare circa questo caso e
su come TU abbia sempre ragione." La voce era dolce, ma ferma.
"Ma io HO sempre ragione, Scully." L'espressione sul viso di
lei quando guardò in su fissandolo vividamente lo fece ridere. "Bene, bene. Il caso
è chiuso. Non sono felice a questo proposito, ma l'ho lasciato, giusto?"
Strinse gli occhi sospettosa. "Giusto." Con un ultimo sguardo
di avvertimento, tornò di nuovo al suo libro.
- La lasciò stare
per ora.
- Poche altre persone sfilarono dopo loro, entrando nei loro sedili, e le assistenti di
volo controllarono la chiusura dei vani porta bagagli.
- Mulder le osservava con indifferenza. Tutte e tre erano donne. Nessuna sorpresa in
quello. Una era una vecchia gallina con una faccia che gli ricordava la strega cattiva
dell'ovest, ma le altre due erano attraenti. Una bionda impertinente ed una ragazza
asiatica. Il posto di corridoio vicino a lui era ancora vuoto e studiò ancora una volta
la possibilità di spostarsi in modo di poter comunicare meglio con loro. Gettò uno
sguardo a Scully e fu sorpreso nel vedere il suo sguardo allontanarsi rapidamente e
concentrarsi ancora sul libro, come se fosse imbarazzata per essere stata sorpresa a
guardarlo. Lui corrugò la fronte. Perché lo stava guardando? Era evidente che lei non
desiderava comunicare, allora perché?
- Sospirò e si sistemò nuovamente nel sedile, decidendo di rimanere dove era, per il
momento. Mentre l'aereo rullava sulla pista, che sembrava essere a 100 miglia
dall'aeroporto reale, simulò interesse nel discorso delle hostess sulla sicurezza. Era
duro fingere di non sapere l'intero discorso a memoria.
- Quando la vecchia cornacchia che stava dimostrando tutte le procedure vicino a lui, lo
vide mimare le parole con la bocca insieme all'altoparlante, gli rivolse un micidiale
sguardo feroce. Rapidamente, si morse il labbro inferiore per evitare di pronunciare le
parole note. Uno debole sbuffo alla sua sinistra gli fece guardare la sua collega. Anche
lei, si stava mordendo il labbro, provando a non ridere. Gli occhi di lui si spalancarono
per la sorpresa e sentì un sorriso scendergli sulle labbra.
Scully gli restituì il sorriso e scosse la testa. Si avvicinò a lui e
bisbigliò una battuta abituale. "Non posso portarti in nessun posto
"
- Si riappoggiò al sedile e riaprì il libro. Ma Mulder poteva affermare che anche
stavolta non stava leggendo.
- Sembrava riportarli per sempre all'inizio delle loro piste. Quando l'aereo cominciò ad
accelerare in preparazione per il decollo, Mulder già aveva iniziato a sonnecchiare.
Quando sentì l'aereo sollevarsi, aprì gli occhi e si girò verso Scully. Anche lei aveva
gli occhi chiusi. Aveva messo il libro nella tasca sulla parte posteriore del sedile
davanti a lei ed aveva le mani in grembo. Se chiunque altro l'avesse guardata, avrebbe
pensato che stesse dormendo. Ma Mulder poteva vedere la tensione nelle spalle e nella
mascella. E le mani che fingevano di essere allacciate morbidamente, erano strette quasi
impercettibilmente tra loro.
- Anziché provare comprensione per disagio della sua collega, Mulder sentì una fitta di
rabbia. Odiava poter provare tale timore ed essere determinata a non mostrarlo. Era una
caratteristica che aveva ammirato, una volta. Ma dopo tutti questi anni, desiderava vedere
Dana Scully ammettere di avere paura.
- Solo una volta. E solo a lui.
- Con un altro sospiro stanco, indossò le cuffie che la linea aerea forniva, trovò un
po' di musica decente e si preparò per il lungo volo.
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LA PRIMA ORA
- Scully non poteva rilassarsi.
- Aveva provato a leggere. Nessuna fortuna. Nonostante il libro fosse buono, aveva
continuato a leggere la stessa pagina ripetutamente. Indossò le cuffie, ma nessuna musica
trasmessa destava il suo interesse. E di certo non avrebbe ascoltato il controllo del
traffico aereo! Prese la rivista della linea aerea e cercò la pagina delle parole
incrociate. La solita fortuna, già era stata fatta. Ed in penna.
- La ficcò di nuovo nel retro del sedile e si sporse per afferrare quella davanti a
Mulder. Era seduto con le braccia incrociate e gli occhi chiusi, facendo rimbalzare la
testa con la musica che aveva scelto, ormai da un po' di tempo. Al movimento di lei, aprì
un occhio. Lo fissò sfolgorante, sfidandolo a dire qualcosa. Lui strinse insieme le
labbra e non disse nulla. Mentre lei sedeva nuovamente al proprio posto, lui chiuse gli
occhi e continuò a fare rimbalzare la testa.
- Lei trovò il cruciverba, che già era iniziato, e si mise a finirlo. Gettò un solo
sguardo a Mulder, e improvvisamente desiderò di non averlo azzittito prima. Parlare
l'avrebbe distratta di più. Ma davvero non desiderava occuparsi di quelle altre emozioni
che sentire la sua voce le avrebbe procurato. Quanto pietoso era quello? Si chiese lei.
- Non poter parlare con il tuo migliore amico perché hai paura che egli veda quanto
desideri saltargli addosso. Scosse tristemente la testa e si concentrò sulla sua impresa.
- Poi si inceppò. Mise in bocca l'estremità della matita che stava utilizzando ed
iniziò a masticarla, pensando. Concentrandosi. Allora, senza riflettere, toccò col
gomito Mulder. "Che cosa è 'una grande lucertola o uno 'schermo TV'? Sette
lettere." Guardò verso lui. Le sue sopracciglia erano alzate e gli occhi nocciola
erano scuri e pigri. Se non l'avesse conosciuto così bene, avrebbe descritto il suo
sguardo come 'pieno di desiderio '. Forse stava sognando Diana
o una delle hostess.
- Immediatamente fu dispiaciuta di averlo svegliato.
Lui tolse lentamente le cuffie, abbassandole in modo che gli
circondassero il collo. "Che cosa?" La voce era più profonda del solito. Roca.
"Non importa," Scully rispose senza fiato.
"No. Qual era la domanda?"
Lei ripetè la definizione.
"Monitor." (esiste davvero, questa lucertolona monitor,
fortunatamente non dalle mie parti, N.d.T.)
Scully lo guardò. Poi guardò la pagina in grembo.
'Monitor'. Si adattava. "Grazie," bisbigliò. Poi, provando a
fare del suo meglio per ignorarlo ancora, continuò.
- Poco dopo, aveva finito. Quando lo guardò di nuovo, spalancò gli occhi per la
sorpresa.
- Sebbene avesse rimesso le cuffie, la stava ancora guardando. Ed i suoi occhi erano
ancora scuri e misteriosi. La loro intensità quasi la spaventava, anche se l'aveva vista
molte volte in passato. Ma questa volta, le faceva correre il cuore e riscaldare il corpo.
- Guardò via e si contorse scomodamente nel sedile. Un'occhiata all'orologio le annunciò
che ancora avevano parecchia strada da fare.
*****
- Mulder non stava sognando. Infatti, aveva guardato Scully con il suo cruciverba per un
certo tempo, godendo della sua concentrazione e del diletto procuratole dalle semplici
sfide portate dal gioco.
- Allora lei aveva morso quella matita. Il respiro di lui si era impigliato mentre lei con
attenzione prendeva in bocca l'estremità del bastoncino di legno, lasciando intravedere
appena un lampo della lingua mentre faceva presa.
- Guardava come le sue labbra si aprivano e chiudevano intorno alla piccola asta.
Delicatamente, sensualmente. E lei non avuta assolutamente idea di cosa gli stesse
facendo. Si era girato, chiudendo gli occhi strettamente, quando lei lo aveva toccato con
il gomito.
- Non aveva sentito la domanda oltre la musica nelle sue orecchie, così aveva dovuto
togliere le cuffie e chiederle di ripeterla. Il lampo nei suoi occhi, quando lo guardò,
poteva essere timore o eccitazione, ma in ogni caso, lei aveva distolto lo sguardo,
imbarazzata. Aveva risposto alla domanda, rimesso le cuffie, poi appoggiato la testa allo
schienale, non togliendole mai gli occhi di dosso.
- Lei si rimise nuovamente al 'lavoro' senza problemi e finì l'intero gioco in un attimo.
Chiuse la rivista e la rimise a posto nella tasca del sedile, poi lo guardò. Vide che gli
occhi di lei si allargavano quando realizzò che la stava fissando, ma non poteva
convincersi a guardare da un'altra parte. Lei separò un po' le labbra e lui trattenne il
respiro. Poi lei guardò via. Si spostò nel sedile e gettò uno sguardo all'orologio.
Tirando un gran sospiro, appoggiò la testa indietro e chiuse gli occhi.
- Era certo che lei avrebbe avuto più difficoltà di lui a dormire, ma silenziosamente le
augurò buona fortuna comunque.
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LA SECONDA ORA
Scully si girò verso Mulder negli stretti confini dei loro sedili e lo
fissò. La guardava nervoso. "Che cosa?" bisbigliò, sorpreso di scoprire la sua
voce tremante.
"Sei mai stato membro del club del Miglio Alto?" Scully
chiese, con voce bassa, canzonandolo.
Mulder sentì cadere la mascella. "Che cosa?" ripeté.
Gli rivolse un sorriso lento e seducente. "Mi hai sentito."
Allungò una mano sul suo ginocchio e dolcemente passò le dita su fin sulla coscia.
Sentì i muscoli della gamba saltare e provò disperatamente ad evitare che altri muscoli
si tendessero troppo. "Lo sei stato?."
Riuscì ad agitare la testa in un 'no'.
"Vorresti?" Le dita avevano raggiunto la parte alta della
coscia e lei si avvicinò di più, prendendolo a coppa attraverso i pantaloni.
Le sue anche si arcuarono involontariamente. "Scully,"
sibilò.
"Mulder?" praticamente lei faceva le fusa, poi strinse
leggermente le dita.
"Mulder?" La voce era più alta, meno seducente.
"Mulder?" sentì una spinta sulla spalla ed i suoi occhi si spalancarono di
colpo.
"Che cosa!?" guardò Scully che lo stava guardando con una
combinazione di preoccupazione e di rabbia.
Lei guardò giù al suo inguine, quindi incontrò i suoi occhi con uno
sguardo caustico. "Stavi sognando," disse, con voce piatta. Poi guardò via.
Prendendo un respiro profondo, Mulder sentì il suo corpo distendersi.
Lo sguardo sfolgorante di Scully, così simile a quello nel suo incubo,
fu più che sufficiente per dare sollievo alla potente tensione che aveva preso il suo
corpo durante il sogno. Si domandò se avesse parlato nel sonno, o se lei avesse
semplicemente notato il suo stato di eccitazione. Apparentemente, era stato piuttosto
evidente. Lui chiuse gli occhi e cacciò indietro un gemito. "Mi dispiace,"
disse piano.
Scully sbuffò per risposta.
Lui la osservava. Sapeva che lei desiderava dimenticarsi di tutto
questo, ma avvertiva l'esigenza di spiegarsi. "Guarda, Scully. Non sempre ho sogni
come quello, ma SONO maschio e
"
"Eccitato?" lo interruppe. Lo guardò con la coda
dell'occhio. "Dovresti essere felice che sia stata io a sorprenderti, e non la nostra
amichevole hostess." Indicò col capo verso Broomhilda, come Mulder aveva iniziato a
chiamare la vecchia gallina. "Ti avrebbe gettato fuori dell'aereo se avesse capito
che stavi sognando di fare sesso con una delle sue ragazze." La voce aveva preso una
nota derisoria, ma c'era ancora una certa rabbia in sottofondo.
Lui ridacchiò di soppiatto all'immagine che lei ispirava. Poi ripeté
le parole nella mente. "Aspetta un attimo, io non stavo pensando di
"
Si arrestò prima di dirle la verità. Forse era meglio se lei credeva
che stesse pensando ad una delle giovani hostess.
Lo affrontò, con una domanda negli occhi: "Allora chi
?" anche lei fermò la domanda prima di terminarla e si voltò. "Non importa.
Non voglio saperlo, davvero."
'No, Scully. Non vorresti,' Pensò Mulder tra sé, 'Non vorresti
davvero.'
Broomhilda stava servendo il pranzo, notò, ed era quasi arrivata ai
loro posti. Grazie a Dio Scully lo aveva svegliato. Sospirò pesantemente. Forse, se ci
avesse provato tenacemente, avrebbe potuto convincere il suo subcosciente a continuare
quel sogno particolare
stasera, al sicuro a casa.
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- Scully ordinò soltanto un pasto leggero quando l'assistente di volo li raggiunse.
Sorprendentemente, fece così anche Mulder. Sorrise e parlò con dolcezza con la donna
più anziana e, non sorprendentemente, la donna si scaldò rapidamente con lui. 'Che
incantatore,' pensò Scully. Era in quel modo che riusciva a convincerla a fare qualsiasi
cosa desiderasse? Affascinandola senza che lei se ne rendesse conto? No. sapeva che la
convinceva a fare quello che desiderava perché semplicemente lei non poteva dirgli di no.
Aveva provato. Oh, come ci aveva provato. Ma restava sempre e comunque intrappolata nei
suoi programmi. 'Ammettilo, Dana,' disse tra sé. 'Indipendente e capace come sei, sei
creta nelle mani di Mulder.'
- Con lo stomaco irritato, cominciò a mangiare, provando a non ricordare come si era
svegliata da un leggero sonnecchiare per scoprire che il suo collega respirava pesante in
un evidente stato di eccitazione vicino a lei. Si era sentita divertita appena scoperto il
suo imbarazzo. Ma quel divertimento era cambiato rapidamente in rabbia. La rabbia si era
nutrita di gelosia. Di chi stava sognando? Odiava il fatto di volerlo sapere. Odiava il
suo desiderio che lui si girasse per dirle che stava pensando a lei.
- Lui non stava mangiando quasi nulla, il che era molto insolito. Lo affrontò ancora,
guardandolo attentamente fino a che lui non guardò lei. I suoi occhi erano prudenti ed
indossava quell'espressione abituale 'da cucciolo '.
"Qualcosa non va? Non ti senti bene?"
Lui guardò il vassoio davanti a sé e scrollò le spalle.
"Suppongo di no."
Un Mulder depresso NON era una buona cosa. Era tempo di dimenticarsi
delle proprie preoccupazioni e rallegrarlo un po'.
"Oh, andiamo, Mulder," lo stuzzicò. "dopo il sogno che
hai appena fatto, dovresti essere di buon umore."
Lui la osservò e lei si scostò da lui, spaventata dalla rabbia nei
suoi occhi.
"Io
" Non era sicura di come continuare. Confusa, si
voltò. "Mi dispiace." La sua risposta bisbigliata sembrava straordinaria come
le scuse che lui gli aveva rivolto solo pochi minuti prima.
"Anche se occasionalmente mi comporto come un idiota pervertito,
NON MI PIACE avere sogni bagnati in pubblico, Scully." Sembrò come se stesse
parlando tra i denti serrati.
Si sentì arrossire e guardò il vassoio. "Sono spiacente,
Mulder," disse, benché non fosse esattamente sicura del motivo per cui stava
chiedendo scusa.
"Stavo solo provando a rallegrarti un po'. Avevo supposto che
fosse un bel sogno, quello che stavi facendo."
Si appoggiò a lei. "Lo era," bisbigliò con severità.
"Era un sogno MOLTO buono. E ti ringrazio per avermi svegliato
prima di potermi imbarazzare davanti all'aereo intero. Ma," si appoggiò ancora
indietro. "Sono sicuro che capisci perché non sono esattamente felice che TU mi
abbia colto sul fatto."
Scully annuì. Naturalmente. Era imbarazzato perché lei aveva visto
quello che aveva visto. Malgrado le sue inclinazioni, Mulder era stato sempre gentiluomo
verso lei. Questa situazione l'aveva ovviamente sopraffatto. Lo guardò, ancora
determinata ad incoraggiarlo. Con un sorriso, gli chiese, "Sei certo di non essere
felice perché ti ho scoperto? Intendo, saresti stato più felice se non ti avessi
interrotto?"
La guardò, ancora sfolgorante, ma non con la forza di prima.
"Divertente." Guardò con indifferenza nell'aereo. "Mi hai appena ricordato
di quando ho dovuto svegliarti da un sogno cui partecipava un certo pilota attraente
in modo da nessuno ti sentisse gridare."
- Scully sentì la faccia scaldarsi ancora. L'aveva mai sorpresa eccitata mentre dormiva?
- Aveva mai dormito abbastanza profondamente davanti a lui per avere avuto uno dei suoi
sogni erotici su di lui? La guardò, con luccichio nello sguardo. Sentì le labbra
stringersi, sapendo che lui aveva appena ottenuto la reazione che sperava. Mentre
cominciava a ridere, lo raggiunse e lo colpì sonoramente sulla spalla.
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LA TERZA ORA
- Le cose sembrarono andare meglio dopo il loro piccolo pasto. Per diversi minuti,
parlarono di niente in particolare, qualcosa che lei e Mulder raramente facevano. E lei si
divertì. Le piacque ascoltare le storie divertenti di Mulder sui suoi anni ad Oxford,
felice che avesse avuto altri amici oltre a Phoebe mentre era là. Accennò raramente alla
sua ex, probabilmente perché era cosciente dell'avversione di Scully verso la donna, e
Scully lo apprezzò.
- Inoltre apprezzò il fatto che lui non soltanto aveva ascoltato le sue storie, ma
davvero sembrava felice di ascoltarle.
Dopo aver raggiunto un tipico livello di conversazione cullante, Scully
stuzzicandolo si avvicinò all'uomo che aveva accanto e gli pizzicò il naso. "Non è
che in realtà c'è Eddie là sotto?"
Gli occhi di Mulder lampeggiarono al suo menzionare Eddie Van Blundht.
Scully avrebbe voluto mordersi la lingua, ma sapeva che non c'era modo di rimangiarsi le
parole appena dette. "Mi dispiace. Mi sembrava solo strano che abbiamo viaggiato per
così tante miglia in aereo e non abbiamo mai parlato davvero." Sospirò ed alzò
l'angolo della bocca in un piccolo sorriso. "L'ultima volta che ho fatto una
chiacchierata sincera e non-seria con chiunque su argomenti di nessuna importanza è stata
quella notte con Eddie." Le labbra si torsero sul nome dell'uomo.
Mulder sedette silenziosamente per un istante. "Suppongo che
davvero non sappiamo molto l'uno dell'altro, vero?"
Scully scosse la testa. "Penso che conosciamo i fatti importanti.
Penso che tu mi conosca meglio di chiunque, persino di mia madre."
"Davvero?" La voce di Mulder suonò sia scettica che felice.
"Davvero." Scully rispose. "Per esempio, mia madre non
sa che ho un tatuaggio."
Mulder guardò via da lei rapidamente, abbassando gli occhi.
'Grande, Scully,' pensò tra sé. 'sei riuscita a portare il discorso
su un altro argomento a rischio .'
"Forse lo sa, Scully."
"Che cosa?! Come?"
"Potrei averglielo accennato. Una volta."
Scully lo fissò turbata. Poi, con voce morbida, disse, "Quando,
precisamente, avresti parlato con mia madre del mio tatuaggio?"
Mulder sospirò. "Abbiamo parlato molto quando eri in ospedale per
combattere il cancro. Voleva scusarsi con me riguardo Bill ed io volevo chiedere scusa a
lei per averti coinvolta in tutti i miei problemi." Scrollò le spalle. "Abbiamo
finito col parlare di alcuni dei nostri casi, compreso quello che ti ha portato a
Filadelfia."
Scully restò senza parole per un momento. Non sapeva come sentirsi.
Era felice che la madre gradiva ed andava d'accordo con Mulder, sì. Ma
"Così mi stai dicendo che tu parli con mia madre più che con me?
Forse hai ragione. Non ci conosciamo affatto."
"No, no," Mulder obiettò. "Penso che avevi ragione tu
la prima volta. Sappiamo tutte le cose importanti."
"Oh, davvero?" Scully si stava arrabbiando ancora. Per
nessuna buona ragione cui potesse pensare. Ma andava bene. "Allora come mai non lasci
che ti chiami 'Fox'?"
Mulder aprì la bocca come per parlare, ma poi la chiuse. Sogghignò e
si voltò con un'altra scrollata di spalle. "Solo non mi piace 'Fox '."
"Ma lasci che altri ti chiamino 'Fox '. Diana. Mia madre. Donne
che hai appena incontrato." Poi si girò in avanti, chiedendosi perché si sentiva
improvvisamente vicina alle lacrime. "Ma non io. La persona che si presume più
vicina a te."
"Scully
" Lui iniziò.
Si girò verso di lui. "Il mio nome è Dana. Non sono
Scully!" Praticamente ora stava gridando. Con imbarazzo, guardò giù.
"Intendo
sì, io sono Scully. Naturalmente sono Scully." Lo affrontò
ancora.
Era davanti a lei con la bocca spalancata e la confusione le riempiva
gli occhi. "Ma a malapena sento il nome Dana. Nessuno tranne mia madre conosce
Dana." Si alzò in piedi improvvisamente, felice di avere levato prima la cintura di
sicurezza e guardò giù verso il suo collega e migliore amico. Verso l'uomo che amava.
"Specialmente non te."
Si incamminò incerta oltre lui, lungo il corridoio, con gli occhi
bassi, verso il rifugio del bagno.
**************************************************
- Che cosa diavolo era appena accaduto? Un minuto prima, lui e Scully stavano avendo una
conversazione divertente e non impegnativa, poi lei gli si era rivoltata contro. Durante
tutti i loro anni insieme, non si era comportata mai come le altre donne di sua
conoscenza. Era stata sempre facile da capire. Bhè
forse non così facile da
interpretare, ma mai realmente l'aveva confuso con emozioni altalenanti come la maggior
parte delle donne.
- Aveva imparato molto tempo fa a non cercare mai di capire le donne; dovevano essere un
enigma. Ma Scully era stata l'unica donna nella sua vita ad essere rimasta costante,
immutabile.
- Credibile. Sì, aveva le sue oscillazioni d'umore. Tutti ne hanno. Ma non aveva fatto
mai cose stupide come andare via infuriata nel mezzo di una discussione, come aveva appena
fatto. Poi non stavano davvero discutendo, no? Non ricordava nemmeno di avere detto molto.
- Tranne avere ammesso di aver detto a Margareth Scully del tatuaggio della figlia. Forse
avrebbe dovuto specificare meglio, e fare sapere a Scully che non aveva detto alla madre
anche che lei aveva passato la notte con Ed Jerse. Ma sperò che Scully avesse abbastanza
fiducia che lui non avrebbe sparso pettegolezzi sul suo conto.
- Si appoggiò indietro nel sedile, gettando uno sguardo all'orologio mentre lo faceva.
Ancora più di un'ora di viaggio. Ed ora, Scully era furibonda con lui. Bene, non che
fosse del suo umore migliore nemmeno prima, comunque.
- Dopo che lo aveva sorpreso mentre la sognava (comunque, lei non aveva capito di essere
stata il soggetto del suo sogno), era rimasto seriamente fuori equilibrio. Era totalmente
fuori di sé per nessun motivo reale, tranne il fatto che lei era completamente ignara
dell'attrazione che provava verso di lei. Desiderò che lo sapesse, soltanto così lei
avrebbe affrontato l'argomento. Che argomento? Il sesso, naturalmente. Potevano davvero
cambiare completamente il loro rapporto e mantenere comunque l'amicizia? Pensò al film
'Harry, ti presento Sally '. Quel film aveva un lieto fine, vero?
- Si girò nel sedile guardando il corridoio dove Scully era sparita. Una delle assistenti
di volo era là in piedi, la bruna minuta dai lineamenti asiatici. Lui le sorrise. Lei
sorrise a lui. Provò a guardare oltre lei per trovare Scully e si mosse nel sedile per
sporgersi di più nel corridoio. L'assistente di volo dovette avere male interpretato le
sue azioni, perché si avvicinò rapidamente a lui.
"Posso portarle qualche cosa, signore?" Il suo sorriso era
luminoso. Poteva giurare che lei aveva battuto le ciglia guardandolo.
"No, grazie. Stavo solo cercando la mia partner."
"La rossa che era seduta con lei?"
"Sì."
"Credo che sia ancora in bagno." Il suo sorriso si era
oscurato un po'. "È sua moglie?"
Mulder scosse la testa, sapendo dove questa conversazione stava
andando. Solitamente, era più che felice di passare il tempo durante un volo flirtando
con le hostess, ma davvero oggi non se la sentiva. Si trovò a sorriderle comunque, con
una certa parte profonda e oscura di lui più che desiderosa di giocare con il fuoco. Quel
fuoco che poteva essere la rabbia di Scully. "No. È solo la mia partner."
'Solo '? "Lavoriamo insieme." La dichiarazione incompleta del
secolo.
- Il sorriso della giovane donna s'illuminò ancor più. Appoggiò un'anca contro lo
schienale del sedile dove lui era seduto e si sistemò per fare conversazione.
- Mulder prestò tutta l'attenzione che poteva alla bella signora che flirtava con lui, ma
la maggior parte era orientata verso la parte posteriore dell'aereo, dove sapeva che la
sua collega stava nascondendosi. Sarebbe tornata presto, ne era certo. Poteva averlo
confuso ora con le sue azioni, ma sapeva che non si sarebbe nascosta a lungo. Se c'era una
cosa della quale era certo, era che Scully non fuggiva mai dai suoi problemi.
- Li avrebbe affrontati a testa alta. Anche se il suddetto problema era lui.
**************************************************
- Scully se la prese comoda in bagno, anche sapendo che c'era un aereo pieno di gente che
poteva averne bisogno in qualsiasi momento. Per nessun motivo sarebbe uscita da lì con la
faccia arrossata e macchiata di eyeliner. La parte peggiore era che non aveva idea del
perché stesse piangendo. Mulder l'aveva ferita spesso in passato con i suoi rifiuti e gli
atteggiamenti da 'che me ne frega', ma prima non era mai sfuggita con la coda fra le
gambe. Come gli avrebbe spiegato il suo comportamento quando non lo capiva lei stessa? Si
sarebbe limitata a chiedere scusa ed avrebbe provato a fare del suo meglio per mantenerli
entrambi su argomenti tranquilli. Con un sospiro, lasciò la piccola stanza e si girò per
impegnare il corridoio verso i loro posti.
- Una delle assistenti di volo stava in piedi nel corridoio, appoggiata con indifferenza
contro la parte posteriore di uno dei sedili, ridendo. Flirtava con qualcuno. Con il cuore
che cedeva, Scully camminò verso loro. Era abbastanza certa di sapere con chi la donna
stesse flirtando. I suoi sospetti si dimostrarono corretti quando sbucò dietro alla donna
scoprendo Mulder che, con il sorriso sul volto, la guardava dal basso verso l'alto dalla
sua posizione seduta.
"Scusatemi." Scully rimase stupita che la voce non suonasse
come ghiaccio. Perché era così che si sentiva. Scivolò dietro la hostess, che
velocemente si avvicinava al sedile di Mulder per farle spazio, poi girò il corpo
infilandosi dietro a Mulder nel posto accanto al finestrino. Diede la schiena al suo
collega in modo da non doverlo guardare.
Una volta seduta, prese la rivista di fronte a sé e cominciò a
sfogliarla alla cieca. Il suo arrivo aveva causato ovviamente un ristagno nella
conversazione. Scully non riusciva a sentire nemmeno una briciola di rammarico.
"Bene, farò meglio a tornare al lavoro," disse la donna.
Scully quasi sentì dispiacere per lei, da come la sua voce era piena
di rammarico. Non era colpa sua se pensava che Mulder fosse un uomo molto attraente. Se
Scully fosse stata al suo posto, avrebbe desiderato anche lei flirtare con lui. Ma, le
parole seguenti della donna eliminarono tutta la compassione che Scully poteva sentire per
lei. "Parlerò ancora con te più tardi, Fox."
- Scully avrebbe in seguito potuto giurare di avere visto rosso.
- Letteralmente. Non era stata mai così furiosa e così malinconica allo stesso tempo.
- Ci fu silenzio per un istante mentre Scully provava a tenere i suoi sentimenti sotto
controllo una volta di più. Le lacrime avevano cominciato a formarsi ancora nei suoi
occhi.
"Scully?" La domanda di Mulder era un tentativo.
Lei non era pronta. "Mulder, ti suggerisco di non parlarmi per il
resto del volo, a meno che non desideri che io mi imbarazzi ancora di più sparandoti e
gettandoti fuori dall'uscita di sicurezza."
"Non lo faresti, Scully," Mulder rispose e senza perdere un
colpo. "Questo depressurizzerebbe l'aereo e metterebbe tutta questa gente innocente a
rischio."
- La reazione normale di Scully ad un'arguzia del genere sarebbe stato uno sguardo gelido.
Invece, non si mosse.
- Non reagì affatto. Non poteva. Era assolutamente convinta che se lo avesse guardato,
avrebbe ceduto e gli avrebbe detto di essere innamorata di lui. Gli avrebbe detto come il
suo cuore era stato fatto a pezzi più volte da lui solo che da tutti gli altri uomini
nella sua intera vita e che lui non lo aveva mia capito. Gli avrebbe detto quanto male
faceva sapere che al suo migliore amico, all'uomo al quale poteva affidare la vita, lei
non poteva affidare il suo cuore.
"Scully?" provò ancora, con voce più dolce che la prima
volta.
- Lo ignorò.
- Non provò più a parlare con lei. E rimase nel sedile del corridoio, lontano da lei.
- Quello la ferì più di tutto.
*****
QUARTA ED ULTIMA ORA
- Quasi c'erano. Mulder non era mai stato così sollevato come nell'attimo in cui il
pilota annunciò che stavano iniziando la discesa a D.C. Solo altri 20 minuti e sarebbero
scesi a terra. Gettò uno sguardo verso Scully. Probabilmente sarebbe stata una buona idea
prendere taxi separati per tornare a casa, pensò.
- Solo per evitare ogni ulteriore conflitto, oggi. Buono a nulla, pensò poi. Forse era
meglio mettere le cose a posto oggi stesso. Forse era meglio tirare fuori tutto il
pasticcio in privato. Mantenere le cose solo tra loro. Urla e grida ed oggetti lanciati.
Ecco cosa si sentiva di fare ed aveva la sensazione che Scully sarebbe stata d'accordo con
la sua idea.
- Forse entrambi avevano bisogno di esplodere un po'
di sfogarsi. Poi sarebbero
potuti tornare a casa ed incontrarsi di nuovo al lavoro domani con tutte le cose tornate
di nuovo alla normalità. Avrebbero dovuto andare probabilmente al suo appartamento,
allora. C'erano poche cose costose da rompere là.
- Bene, se stava per affrontare l'argomento con lei, avrebbe fatto bene a farlo subito.
Poteva già sentire l'aereo puntare leggermente verso il basso. Gli addetti di volo
stavano radunando i rifiuti e controllando le cinture di sicurezza. Lynn, la donna con la
quale stava parlando mentre Scully tornava dal bagno, gli mandò un piccolo sorriso mentre
gli passava accanto. Mulder ricambiò il sorriso, quindi gettò uno sguardo a Scully. Gli
stava mandando sguardi taglienti come pugnali. Forse parlare con lei oggi ERA fuori
questione.
- Ma allora vide qualcosa che lo spaventò, mentre allo stesso tempo gli dava speranza.
Nel secondo esatto prima che lei si voltasse via da lui, vide un debole bagliore di quello
che sembrava essere tristezza e vulnerabilità nei suoi occhi. Cose che lui molto
raramente vi vedeva. Prese un respiro profondo. Ora o mai più. Sganciò la cintura di
sicurezza, con la piena intenzione di alzarsi e spostarsi nel sedile accanto a lei, quando
accadde.
- BOOM!!!!!!!!!
**************************************************
- Scully aveva ripreso il suo libro in brossura circa 40 minuti prima.
- Quaranta lunghi minuti. Tuttavia, aveva letto soltanto circa 10 pagine. Era
costantemente conscia dei movimenti del suo collega. Sapeva quando aveva smesso di provare
a dormire.
- Aveva visto la hostess sorridergli. E lo aveva visto ricambiare il sorriso, poi guardare
lei. 'Certo, Mulder, lei pensava. 'Forza, perché non infili quel coltello ancora un po'?
- Era inoltre ben conscia di come era sembrata agitata dopo avere distolto lo sguardo.
Stava tramando qualcosa, lei ne era certa. Mulder raramente sedeva immobile; qualche parte
di lui stava sempre in movimento, anche solo un dito che tamburellava o un piede che
dondolava. Ma ora era molto agitato. Si mosse improvvisamente, slacciando la cintura di
sicurezza. Non era sicura se stesse alzandosi per usare il bagno, o se stesse
avvicinandosi a lei. E non ebbe mai la possibilità di scoprirlo.
- BOOM!!!!!!
- La forte esplosione fece sì che più di una persona si mettesse a gridare e Scully
sentì il proprio corpo saltare al rumore. L'aereo procedette a strappi, poi si scosse in
modo spaventoso.
- Scully fece cadere il libro ed afferrò i braccioli del sedile, benché fosse ancora
saldamente fissata con la cintura di sicurezza. L'aereo cadde e Scully sentì il suo
stomaco serrarsi. Guardò verso Mulder, che aveva anch'egli afferrato i braccioli, per
scoprire che lui la guarda con seria preoccupazione negli occhi. 'Oh, Dio!' pensò. Se lui
era spaventato, allora erano in guai grossi.
- "OH MIO DIO!!!!"
- Un uomo verso la parte anteriore dell'aereo aveva gridato le parole che Scully stava
pensando. Sembrava che stesse guardando fuori dal finestrino. Scully spinse verso l'alto
rapidamente la tendina sul suo finestrino, poi se ne pentì. Era buio, fuori, il
crepuscolo era già calato sulla costa orientale e le fiamme che sparavano dal motore
nell'ala di sinistra erano chiaramente visibili. Sentì Mulder venire accanto a lei, con
la faccia vicina alla sua mentre scrutava nella notte che ardeva.
"Santa merda!" le sibilò nell'orecchio.
La voce del pilota arrivò improvvisamente nell'interfono.
"Uh, gente. Stiamo
uh
avendo un piccolo problema qui.
Tutto è sotto controllo, ora, ma chiediamo che tutti restino seduti e che mantengano
allacciate il più strettamente possibile le cinture di sicurezza. La torre di controllo
è informata della nostra situazione e ci ha liberato spazio per un atterraggio di
emergenza a Washington International." Ci fu una pausa mentre Scully spingeva Mulder
giù nel sedile vicino a lei ed iniziava a chiudergli la cintura di sicurezza. Come un
bambino, lui continuava a fissare le fiamme fuori dal finestrino, che erano diminuite un
po', ma non erano spente.
Con un gemito di esasperazione, lei abbassò di nuovo la tendina.
Il pilota continuò. "Chiediamo che rimaniate calmi e vi preghiamo
di ascoltate le istruzioni che le assistenti di volo stanno per darvi. Stiamo preparandoci
per un atterraggio di emergenza e vi dirò fin da ora, che sarà duro, gente. Così per
favore, ascoltate le istruzioni molto attentamente."
- Le assistenti di volo, con aria spaventata ma rimanendo ammirevolmente calme, iniziarono
ad attraversare l'aereo, comunicando individualmente con tutti. Erano state addestrati per
quello, ma Scully sapeva che la maggior parte di loro non lo aveva mai fatto davvero. La
donna più anziana li raggiunse e tranquillamente disse loro che cosa dovevano fare.
"Quando atterreremo,voglio che vi chiniate in avanti avvolgendo le braccia attorno
alle gambe, mantenendo la testa sulle ginocchia. Dopo che saremo atterrati, aprite
immediatamente le cinture di sicurezza ed avviatevi all'uscita più vicina."
- Stava circa per continuare quando Mulder la interruppe.
"L'ha mai fatto prima?"
Lo guardò negli occhi. "Sì. Sono già stata su atterraggi di
emergenza."
Mulder guardò verso il finestrino protetto dalla tendina e le fiamme
dall'altro lato. "Così brutti?"
- Rimase silenziosa per un istante. Con una scossa rapida della testa ed una stretta delle
labbra, passò avanti.
- Scully si sporse verso Mulder ed oltre il suo sguardo, lui incontrò la sua mano con la
propria.
- Allacciò le dita alle sue e le strinse forte.
- L'aereo continuò a scendere velocemente. Le orecchie di Scully iniziarono a pulsare e
lei cominciò ad aprire e chiudere la bocca in un movimento di masticazione, provando a
sollevare la pressione, ma l'aereo stava scendendo troppo velocemente. 'Sta cadendo
letteralmente dal cielo,' pensò. Strinse involontariamente la mano di Mulder quando la
voce del pilota arrivò ancora negli altoparlanti. Era calmo in modo stupefacente, ma
Scully sentiva la paura nonostante ciò.
"Per favore posizionatevi per un atterraggio di emergenza."
Era sicura che ha intendesse dire per uno schianto. Era solo stato gentile.
Si appoggiò in avanti nel sedile, allacciando il suo braccio sinistro
sotto le gambe, sentendo la testa toccare lo schienale del sedile davanti a lei. Non aveva
nemmeno considerato la possibilità di lasciare la mano di Mulder e lui non accennò a
voler lasciare andare la sua. Si guardarono.
"Che modo per andarsene, eh, Scully?"
"Stai zitto, Mulder." La voce era rotta. Lui, in risposta, le
strinse la mano. 'Almeno sono con lui,' lei pensò. 'Se sto per morire, almeno sono con
Mulder.' "Ho paura, Mulder."
Lui rise piano. "Sai, avevo proprio desiderato che tu ammettessi
di essere spaventata solo una volta nel corso della mia vita. Non pensavo che dovessimo
ricorrere a tali misure drastiche farlo accadere!"
Scully non poté evitare di sorridere alle sue parole. "Tendiamo a
tenere troppo nascosti i nostri sentimenti, non è vero?"
Lui annuì col capo, o ci provò, considerando che la sua alta figura
era stata piegata in un angolo così scomodo.
L'aereo cadeva ancora e gli oggetti non fissati volavano nella
fusoliera. Lei ingoiò un grido. Poi serrò la mano ancora più stretta.
"Mulder?"
"Si?"
"Ti amo."
**************************************************
- Ti amo.
- Mulder smise di respirare quando sentì le parole.
- Sopra il ruggito del motore in lotta e le grida dei passeggeri, quasi non l'aveva
sentita. Pensò per un attimo di avere compreso male, ma seppe osservandola negli occhi
che non l'aveva fatto. Poteva vedere le parole là, nei suoi occhi di cristallo blu e
seppe che faceva sul serio. Sentì il cuore stringersi. Naturalmente lo sapeva. Perché
altrimenti lei l'avrebbe seguito all'inferno e ritorno? Ma sentire le parole
"Scully! Ti amo, anche io! Così tanto!" soffocò un
singhiozzo. 'Perché ora, dannazione?' pensava a nulla in particolare. Le lacrime stavano
fluendo giù sul suo viso.
L'amore gareggiava con la paura negli occhi di lei mentre l'aereo
ancora cadeva. Allora lei li chiuse.
"Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo, così in terra."
Mulder chiuse gli occhi ascoltando la voce di Scully recitare il Padre
nostro. Suonava calma, sicura. Senza paura.
"Dacci oggi il nostro pane quotidiano; e rimetti a noi i nostri
debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori."
Malgrado il suo non credere in una singola entità onnipotente come
Dio, Mulder sentì se stesso recitare le parole familiari insieme a Scully.
"E non indurci in tentazione, ma liberaci dal male."
"Amen."
Con un vibrante schianto d'ossa, l'aereo colpì la pista. Poi,
improvvisamente, Mulder sentì letteralmente il suo mondo capovolgersi.
**************************************************
- Quando a Scully chiesero parecchi anni dopo che cosa ricordava dello schianto del volo
814, poteva sinceramente rispondere 'niente'. Non ricordava nulla dello schianto vero e
proprio, in ogni modo. Ricordava i momenti immediatamente seguenti.
- A mala pena. Le grida ed altri suoni forti. Ricordava quanto i suoi occhi fossero chiusi
strettamente e che rifiutava di lasciare andare la mano di Mulder. Ricordava la sensazione
di caduta libera, nonostante la sensazione del sedile sotto di sé, solido e sicuro.
- Poi, tutto si fermò, e si ricordò il resto con chiarezza perfetta.
- Quando aprì gli occhi, si trovò capovolta, con i capelli appesi verso il soffitto, che
poteva raggiungere facilmente e toccare. Ancora era legata saldamente al sedile. Sentiva
dolori e doloretti viaggiare nel suo corpo ed allora la testa cominciò a pulsare. Guardò
a destra, vagamente sorpresa di vedere la sua mano ancora che ancora afferrava ed era
afferrata da quella di Mulder. Lui la guardava allo stesso tempo, con gli occhi un po'
sbalorditi che scrutavano nella luce fioca, le luci d'emergenza lampeggianti si erano
accese nell'aereo. Non si erano ancora fermati a considerare il fatto che erano ancora
vivi.
- D'intesa, lasciarono le loro mani e slacciarono le cinture di sicurezza, cadendo sul
soffitto, ora il pavimento. Le orecchie di Scully squillavano, ma ancora sentiva grida e
gemiti intorno a loro. L'assistente di volo bionda stava strisciando oltre loro, con la
manica sinistra strappata ed insanguinata, mentre si dirigeva all'uscita di sicurezza
posteriore.
Mulder la vide e, indietreggiando per afferrare Scully, cominciò a
seguirla. "Tutti fuori dall'aereo!" lui gridò. "Ora!" i pianti si
calmarono quando il suo grido condusse molti fuori dal loro stupore, incitandoli ad agire.
L'hostess aveva raggiunto l'uscita e stava aiutando l'uomo nel sedile
vicino a questa a liberarsi. Lampeggianti rossi comparvero dalle finestre; le squadre
d'emergenza stavano arrivando.
In ginocchio dietro a Mulder, Scully notò la donna nel sedile che era
stato dietro il loro. Era a mala pena cosciente, gemeva e sanguinava da parecchi posti.
"Mulder!"
Si girò al suo grido e notò immediatamente che cosa stava guardando.
Insieme, lavorarono per fare uscire la donna ferita, Scully le slacciò la cintura di
sicurezza ed entrambi la abbassarono lentamente al suolo/soffitto. Improvvisamente,
un'esplosione fece ondeggiare la cabina. Istintivamente, Scully chinò la testa ed
appoggiò la parte superiore del corpo sulla donna ferita, proteggendola. Mulder, anche
lui muovendosi per istinto, si sporse su Scully. Proteggendo lei. Ma l'esplosione non era
stata vicina. Mulder guardò Scully mentre si raddrizzava. "I prossimi potremmo
essere noi."
I passeggeri, che avevano fermato il loro avanzare verso la porta
all'esplosione, spinsero in avanti ancora una volta. Con una leggera smorfia, Mulder alzò
la donna tra le braccia, Scully lo aiutò a bilanciarla, e lui si alzò in piedi
vacillando. "Andiamo," disse al suo collega, quindi si diresse verso l'uscita.
- Scully lo seguì. Gettò uno sguardo dietro di sé, a quella che era stata la parte
anteriore dell'aereo. La donna asiatica stava aiutando l'ultimo dei passeggeri ad uscire
dall'uscita anteriore. Non poteva vedere altri oltre se stessa e l'assistente di volo.
Quando la donna guardò verso di lei, Scully le fece un cenno del capo. Tutto a posto.
- Almeno qui. Sembrava che ci fossero alcuni corpi immobili nella sezione anteriore
dell'aereo e la cabina di guida era stata completamente cancellata. La donna restituì il
cenno, quindi se ne andò dalla porta che aveva davanti. Scully stava quasi per fare lo
stesso quando lo sentì. Un bambino piangeva.
- Dall'INTERNO dell'aereo.
- Senza pensare, Scully si girò verso il suono. Tornò nell'aereo.
**************************************************
Mulder si diresse a fatica al primo veicolo di emergenza con la donna
che stava trasportando. Aveva distorto la spalla in qualche momento durante l'impatto e ne
aveva sentito il dolore ad ogni passo che faceva. I mezzi dei pompieri e le ambulanze, che
erano rimasti in attesa fin da quando i piloti avevano segnalato la prima esplosione
avvenuta in aria, abbastanza vicini per essere raggiunti dai passeggeri, ma al sicuro se
l'aereo fosse esploso ancora.
"Hey! Aiuto! Quaggiù!" Uno dei vigili del fuoco vide Mulder
e la donna e si affrettò a raggiungerlo. "Non posso
" La spalla si era
arresa. Era sorpreso di essere arrivato tanto lontano. Il vigile del fuoco prese la donna
e Mulder lasciò cadere le braccia per il sollievo.
L'uomo accennò col capo al suo fianco. "I paramedici sono là. Si
faccia controllare." Guardò la donna che aveva tra le sue braccia. "E' con
lei?"
Mulder scosse la testa. "No. No, stava seduta dietro di noi."
Guardò indietro, pensando di vedere Scully proprio dietro di sé. Il suo corpo stanco
raggiunse la piena attenzione quando si rese conto che non era là.
"Scully?"
"Bene, grazie, signore. Per lei sarà un eroe, lo sa." L'uomo
si avviò verso un'ambulanza.
Mulder neppure rispose mentre si girava e cominciava ad inciampare
tornando indietro verso l'aereo in fiamme.
Poteva vedere i danni, ora. Entrambe le ali erano sparite, come quasi
tutta la parte anteriore e molta di quella posteriore dell'aereo. Si era capovolto, lo
sapeva. Come quello qualche anno fa a Sioux City, ed era caduto sul dorso.
"Scully?" La voce aumentò un po'.
Il personale di soccorso stava circondando l'aereo, cercando con
attenzione i passeggeri. Ma nessuno voleva avvicinarsi troppo; le fiamme avevano già
causato un'esplosione nella zona della cabina di guida. Il corpo intero dell'aereo poteva
seguire la stessa sorte in qualsiasi momento. Gli occhi di Mulder guizzarono intorno,
cercando quella figura nota. Era proprio dietro a lui nell'aereo. Si ricordò di aver
sentito le sue mani premute sulla schiena mentre sosteneva il suo carico verso la porta.
Allora?
"Scully?!" la disperazione cominciò a riempire la voce
mentre iniziava a correre verso la porta posteriore, quella da dove erano usciti.
"Scully!" Uno degli uomini che ispezionavano la parte esterna dell'aereo capì
la sua intenzione e provò a fermarlo. Mulder si liberò facilmente dalle mani dell'uomo.
Afferrò i lati della porta e si sporse all'interno. "Scully?!"
"Qui!" Le luci erano spente nella carlinga, ma i lampeggianti
all'esterno e le fiamme, mandavano luce all'interno dell'aereo. Fu in grado di scorgere la
sua collega, anche se a malapena, mentre camminava con attenzione verso di lui. Stava
trasportando qualcosa tra le braccia. La raggiunse e l'aiutò ad attraversare la porta.
"Maledizione, Scully! Non farmi questo!"
Gli rivolse un piccolo sorriso, a mala pena visibile tra il sangue che
le segnava la faccia. Aveva un taglio sulla fronte. "Mi dispiace." Notò che il
fagotto nelle sue braccia si stava muovendo ed osservò più da vicino. Un bambino. Un
bimbetto di circa 18 mesi suppose.
Lui o lei li stava guardando con occhi terrorizzati e striati di
lacrime.
"Dove è la mamma?" chiese mentre conduceva Scully ed il
bambino lentamente via dall'aereo.
"Morta."
Mulder trasalì all'esplicita dichiarazione. Quanti altri corpi aveva
superato nel suo viaggio verso questo bambino vivo? Quante persone non aveva potuto
salvare?
"Ammettilo, Scully. Non volevi che fossi l'unico ad essere
chiamato eroe."
Non lo guardò, ma sentì comunque la sua piccola risata. "Sì,
giusto."
- Raggiunsero l'ambulanza, dove Scully consegnò con riluttanza il bambino, che risultò
essere una bambina, alle persone che erano là. Poi, i due agenti dell'F.B.I. si
ritirarono silenziosamente, disposti ad aspettare il loro turno per le cure mediche dopo
che tutti i casi seri fossero stati esaminati. L'esplosione che colpì in seguito l'aereo
risultò essere molto più piccola di quanto previsto, ma fu comunque una vista
spettacolare nella notte.
- Mulder e Scully sedettero sulla pista, con le schiene appoggiate ad un camion dei
pompieri. Il braccio di Mulder era posato comodamente intorno alle spalle di Scully e la
testa di lei si riposava contro di lui. Sedettero così per più di due ore, non dicendo
una parola.
*****
- Quaranta Ore dopo
- Scully's Apartment
-
- Lo schianto del volo 814 si prese 21 vite, comprese quelle del pilota e del copilota.
Non male, considerando che 125 persone erano a bordo. La causa dell'esplosione nel motore
di babordo era ancora sotto esame. Mulder e Scully erano stati entrambi tenuti in ospedale
tutta la notte in osservazione, ma erano stati dimessi, con molti altri, la mattina
seguente. Scully fu un po' sollevata nello scoprire che la bambina che aveva salvato aveva
ancora un padre, che quella sera stava aspettando all'aeroporto la famiglia. Almeno la
bambina poteva tornare a casa.
- Entrambi gli agenti ebbero il resto della settimana libera per recuperare. Non erano
molto felici per il permesso forzato, perché entrambi usavano il lavoro per calmare il
disordine nelle loro vite.
- Scully trascorse il giorno dopo il disastro da sola nel suo appartamento, finendo i
rapporti sul caso di Denver. Non dormì bene quella notte e chiamò Mulder intorno alle
3,30 di mattina, senza pensare. Non si era addormentato ed i due avevano parlato del loro
argomento preferito, niente, per un paio d'ore.
- Scully aveva potuto dormire per alcune ore, dopo quella chiacchierata.
- Decise di passare il giorno seguente con la madre, che di fatto la convinse a parlare
della spaventosa esperienza. Ma amava la madre, quanto era ansiosa di tornare a casa.
Nonostante il sollievo per essere viva, sentiva di essere insoddisfatta, dopo lo schianto,
come se le mancasse qualcosa. Stava parcheggiando nel suo spazio davanti alla costruzione
dove si trovava il suo appartamento, quando notò un automobile nota parcheggiata nelle
vicinanze.
- Con una miscela di eccitazione e preoccupazione, entrò nel suo appartamento, non
sorpresa di trovare la porta già aperta. Una volta all'interno, un familiare e gustoso
odore le fece borbottare lo stomaco. Pollo.
Sentiva odore di pollo. "Mulder?"
Lui uscì dalla cucina indossando un grembiule che la madre le aveva
regalato anni fa e che lei non aveva mai indossato: Bacia Il Cuoco O Non Avrai Da
Mangiare.
"Mulder. Che cosa stai facendo?"
"Preparo la cena. Non senti l'odore?" Sorrise e sentì il
respiro fermarsi. Raramente sorrideva così. Andò verso lei e le prese la giacca. Lei
gliela lasciò prendere, poi si girò per fronteggiarlo.
"Perché?"
"Perché no?" le appese la giacca e si diresse nuovamente in
cucina. "Spero che ti piaccia il pollo con il riso."
Scully lo seguì. "Ha un profumo meraviglioso. Grazie."
Entrò in cucina e si fermò bruscamente. Uno stupendo mazzo dei fiori freschi era posto
nel centro del tavolo, che era stata apparecchiato per la cena, e due candele erano accese
a debita distanza dai fiori. "Mulder
" bisbigliò stupita. Lui cominciò a
servire la cena, con le sopracciglia alzate in modo interrogativo. Infine lei sedette,
lieta che lui non le avesse sistemato la sedia; sarebbe stato troppo. Si tolse il
grembiule e si sedette vicino a lei, invece che all'altra estremità del tavolo e,
rivolgendole un ultimo sguardo misterioso, cominciò a mangiare.
Era incredibilmente delizioso e Scully mangiò con gusto. Così fece
Mulder. Quando gli chiese di chi era la ricetta aveva usato, lui commentò, "Credici
o no, è di Frohike."
Dopo il pasto, i due ripulirono la cucina, in silenzio ma a loro agio.
Poi, sempre senza parlare, entrarono in soggiorno e sedettero fianco a fianco sul divano.
"Bene," Mulder infine disse con un sospiro.
"Sì," Scully sospirò in risposta.
"Scully?"
"Sì?"
"O Dana? Quale preferisci?"
Scully si girò verso lui. "Entrambi," disse. "Li voglio
entrambi."
Mulder sorrise. "Anche io," bisbigliò.
Sedettero silenziosi per un istante, né l'uno né l'altra certi di
cosa dire dopo. Mulder ruppe il silenzio per primo.
"Io penso, dopo tutti questi anni, di avere paura che se avessi
provato a familiarizzare con Dana, avrei perso Scully. E Scully è la mia migliore
amica." La guardava ancora, con gli occhi spalancati, pregando di essere capito. Lei
annuì.
Capiva. Perfettamente. "A volte," cominciò, "Dopo che
abbiamo lavorato ad un caso pesante e siamo entrambi esausti tanto da non riuscire vedere
chiaramente, io ti guardo mentre vai al tuo appartamento.
Sembra tutto sbagliato. Come se dovessimo andare a casa insieme."
Stava guardandosi le mani mentre parlava, ed ora guardò in su, solo un
po' sorpresa di vedere la sua faccia così vicina alla propria. I suoi occhi erano scuri,
pieni di quell'intensità lei trovava così eccitante. Lei gli si avvicinò di più.
"Sai quel sogno che ho fatto in aereo? Quello da cui mi hai
svegliato?"
Lei annuì appena.
"Era di te che stavo sognando."
- Scully sentì il cuore saltare un battito. Naturalmente, sapeva che non l'aveva fatto
davvero. Ma così sembrava.
- Lei si avvicinò e lui la incontrò a metà strada.
- Il bacio fu dolce e lento. Sincero e tranquillo. Labbra su labbra, senza pressione reale
da entrambe le parti.
- Scully spostò indietro la testa un po' e Mulder la seguì, inclinandosi verso lei. Lei
sorrise un po' e separò le labbra. Lui abbassò gli occhi per guardare le labbra divise,
quindi riprese il contatto accettando l'invito.
- Scully non aveva mai creduto davvero nel romanticismo, nei libri scritti sull'argomento.
Ma quando Mulder avvolse le braccia intorno a lei e bevve da lei, ci credette. La lingua
era immersa nella sua bocca, ma non invadente e le labbra non erano mai ferme. Lei si
tirò indietro ancora e fece qualcosa che aveva desiderato fare da anni: gli prese il
labbro inferiore in bocca e lo succhiò delicatamente, poi passò la lingua lungo la
liscia superficie. Lui gemette in risposta e si allontanò, con occhi luminosi.
"Forse dovremmo aspettare." La voce era un po' aspra.
Scully era sbalordita. "Per che cosa?" chiese, gettando uno
sguardo in basso al crescente rigonfiamento che lui aveva in grembo.
Quella era prova che davvero non desiderava attendere, no?
"Finché saremo sposati," bisbigliò.
Scully si inclinò ancor di più indietro e lasciò uscire una risata
esasperata.
"Che cosa?" Mulder chiese, ridendo un po' pure lui. Ma i suoi
occhi non ridevano.
Era mortalmente serio, lei pensò. "Non desidero attendere,"
disse, sbuffando.
"Allora dovremo semplicemente sposarci subito."
"Non possiamo sposarci così," Scully obiettò, ma il suo
cuore stava martellando di pura eccitazione.
"Noi possiamo semplicemente." Le afferrò strettamente le
spalle.
"Ti amo e non voglio perderti!"
"Mulder," lei cominciò, prendendolo per le braccia.
"Fox," la interruppe. "È Fox."
Lei scosse la testa. "E' proprio questo. Se ci sposassimo, potrei
perdere Mulder. E non so se potrei sopravvivere a quello."
Le sue mani scivolarono lungo le sue braccia ed afferrarono le sue
leggermente. "Se ci sposassimo, SARAI una Mulder."
Non poteva discutere con quello. All'antica come era, lei sapeva che
avrebbe preso il suo nome se si fossero sposati. "Non è quello che intendo, e lo
sai." Gli strinse le mani. "Suppongo di non poter usare come giustificazione che
'tutto questo è stato così improvviso', vero?" Lei si avvicinò e gli mise la mano
sulla guancia. "Ti amo così tanto, Mulder. Ma ti rendi conto di quale grande passo
sarebbe il matrimonio? Ed il lavoro? Che ne sarebbe degli X-files?"
Lui sospirò ed abbassò gli occhi. "Ho pensato a tutto quello,
Scully. Te lo assicuro!" Guardò ancora in su. "Possiamo cavarcela. So che
possiamo. Non sarà facile, ma penso che possiamo mantenere le nostre vite private
separate dal nostro lavoro. E fregarcene di quello che il Bureau pensa a questo proposito.
Tutti pensano già che siamo una coppia, in ogni caso."
Scully poteva vedere la verità nei suoi occhi mentre parlava e sapeva
che aveva altri argomenti in mente sul perché si sarebbero dovuti sposare. Lei non aveva
bisogno di ascoltarli. "Sì," disse morbidamente.
Mulder si allontanò di nuovo per guardarla. "Sì, a cosa?"
Lei sorrise attraverso le lacrime che già cadevano dai suoi occhi.
"Sì, ti sposerò." Lei intuì il lampo di eccitazione nei suoi occhi. "Ad
una condizione!" esclamò prima che potesse dire una parola.
Lui chiuse improvvisamente gli occhi. "Quale?" chiese
diffidente.
Lei si avvicinò di nuovo a lui. "Che non aspettiamo," lei
bisbigliò contro le sue labbra.
"Perché, Dana! Sono scosso," Mulder rispose, benché la voce
fosse divertita piuttosto che scioccata. "Ed io che stavo cercando di essere un
gentiluomo e di rispettare la tua sensibilità cattolica
"
"Posso essere cattolica, Mulder, ma l'ho desiderato per più di
sette lunghi anni. Ora, potrei essere buona e dire che dopo aver aspettato così a lungo,
che cosa sarebbe aspettare solo alcuni giorni in più? Ma non voglio essere buona."
"Che cosa vuoi, Scully?"
Lei sorrise e, senza dire una parola, cominciò a baciarlo ancora una
volta.
**************************************************
- Il momento era venuto. Non ci sarebbero stati ripensamenti, ora.
- Non che lui ne volesse. La donna dei suoi sogni aveva appena accosentito ad essere sua
moglie ed ora desiderava fare l'amore con lui. Non c'erano dubbi nella sua mente che il
futuro sarebbe stato difficile; ma lui e Scully avevano attraversato così tante tempeste,
sapevano che sarebbe andato tutto per il meglio. E, per il presente, desiderava solo
provare felicità e piacere tra le braccia di questa donna.
- Mulder aveva immaginato questo momento molte volte nel passato. Nei sogni lucidi, quelli
che poteva controllare, lui aveva immaginato di prenderla e portarla nel suo letto,
spogliarla lentamente e completamente, baciarla e toccarla altrettanto lentamente,
altrettanto completamente. Aveva immaginato di guardare i suoi occhi blu diventare scuri
per il desiderio ed il corpo tremare sotto il suo tocco ed allora trattenersi nel proprio
completamento abbastanza a lungo per guardarla venire sotto di sé mentre ancora
attendeva. Ma, lui più di tutti, avrebbe dovuto sapere che persino i programmi meglio
concepiti spesso cambiano per circostanze impreviste.
- Quello che non aveva immaginato, ma avrebbe dovuto sapere (anche solo perché i suoi
sogni non-lucidi glielo avevano detto), era che avrebbe perso il suo controllo completo ed
assoluto al primo tocco di lei. Non ci sarebbero parole d'amore morbidamente bisbigliate.
E nemmeno un'esplorazione lenta e seduttiva dei corpi.
- Dopo che Scully lo baciò, la sua mente che mai perdeva il controllo, lo perse
immediatamente, ed il corpo prese il sopravvento. Forse perché era passato molto tempo da
quando aveva sperimentato un sesso vero ed onesto. O forse era perché la donna vicino a
lui era notevolmente seducente. Era molto probabilmente una combinazione dei due fattori.
Ma mai Mulder aveva perso così completamente il controllo durante il sesso come aveva
fatto quella notte. Si girò verso lei, lasciando le mani vagare sul suo corpo ancora
coperto. Continuò a baciarla, baci caldi a bocca aperta, dappertutto sul viso e sul
collo. I sospiri e gemiti di lei lo incoraggiavano soltanto. Le afferrò rudemente i seni,
quasi tirandosi indietro quando sentì il suo ansimare. Ma allora lei incurvò la schiena,
premendoli più forte contro le sue mani. Lui li compresse leggermente, sperimentalmente.
"Oh, Mulder." La voce di Scully era principalmente aria. Oh,
Si. Di certo stava approvando. Le mani di lei stavano muovendosi sopra il suo corpo. Le
spalle. Giù lungo la schiena. Sulle natiche. Là lei si fermò, dandogli una stretta
simile a quella che lui aveva dato a lei.
- Lui spinse le anche per reazione e la sentì lasciare uscire una risata di gola.
- Avrebbe voluto dire qualcosa, qualche osservazione astuta.
Qualcosa per ritardare le cose senza raffreddare lo stato d'animo. Ma
fece l'errore di inclinarsi indietro un po' per guardarla negli occhi. Mai aveva visto gli
occhi di Scully così, blu scuro ed appassionati. La sua bocca era aperta nel tentativo di
prendere fiato e le labbra erano gonfie. "Mulder?" bisbigliò, ovviamente
domandandosi perché si fosse fermato.
- Lui sedette, intimorito dalla situazione. Stava per fare l'amore con Scully. E non stava
sognando.
- Con un suono basso in gola che suonò sospettosamente come un ringhio, Mulder la
raggiunse.
"Troppi vestiti," grattò fuori.
"Sì," sibilò lei e continuò ad aiutarlo con il maglione.
Il suo reggiseno seguì, poi la t-shirt di lui.
Dovettero separarsi un attimo per liberarsi di scarpe, pantaloni e
jeans, ma in pochi secondi erano entrambi nudi. Scully si mosse sopra Mulder, mettendosi a
cavalcioni sul suo addome. La sensazione scioccante dei seni contro il torace nudo
concesse alla mente di lui di prendere il controllo
per alcuni istanti.
"Camera?" bisbigliò.
"No. Qui." La voce di Scully suonò disperata. Chi era lui
per non accogliere la richiesta di una donna disperata?
Con una ultima cellula che ancora poteva ragionare nel cervello, Mulder
allungò la mano giù fra le sue gambe per prepararla, solo per trovarla già gocciolante.
Le anche di lei stavano dondolando un po' in anticipazione, e quando la toccò, anche se
così leggermente, lei si spinse contro quella mano.
"Jeez!" lui gemette, afferrandola dalla vita per mantenerla
ferma. La sua erezione era diventata dolorosa e c'era solo un modo per darle sollievo.
Spinse le anche verso l'alto proprio mentre lei si lasciava cullare in
lui. I loro movimenti erano perfettamente a tempo e lui scivolò facilmente oltre le
pieghe, nel suo corpo. Era calda. E bagnata. E stretta. Tanto stretta.
"Oh, Mulder," lei gemette e cominciò ad oscillare ancora le
anche. La sensazione era molto differente dai normali affondi e ritiri nella posizione del
missionario. I movimenti di Scully erano piccoli, ma lui sapeva che lo portavano a
strofinare lungo il suo clitoride e lei gli offriva un piccolo piagnucolio dopo ogni
piccola spinta. La sensazione era meravigliosa. Avrebbe potuto farlo tutto il giorno. Ma
lui era ancora dolente. Aveva bisogno di più.
"Scully," disse, con voce dura. Gli occhi di lei, che aveva
chiuso dopo il suo entrare, si aprirono. Erano appannati e più erotici di qualsiasi cosa
lui avesse visto o fatto prima.
"Scully!" Il suo grido morbido era una specie di
avvertimento, e Scully rafforzò la stretta che già aveva sulle sue spalle. Lui la
afferrò alla vita e, spingendo sul pavimento con i piedi e sul divano con la mano destra,
si sollevò un po', si girò e la gettò sulla schiena, lasciandosi cadere sopra lei ed in
lei. Non lasciò mai una volta il calore del suo corpo.
"Oh!" Scully strillò di sorpresa mentre lui continuava a
spingere in lei, deciso. Immediatamente lei trovò il nuovo ritmo ed incurvò le anche
fino a venire a contatto con le sue. "Mulder!" disse, ancora, con voce più alta
del normale.
"Come," disse lui tra i denti serrati, "Mi
hai
chiamato
?" Il respiro era stridente.
"Mulder," rispose, come senza fiato. Lei aveva portato in su
le gambe fino a circondarlo in vita. Continuò a martellare in lei, senza pietà.
"No," continuò. "Non è quello che indendevo
"
Lui vide i suoi occhi pieni di passione riempirsi di confusione per un
momento, poi vide lo sguardo sostituirlo rapidamente da un trasalire. Sentì il suo corpo
tendersi. Ogni muscolo divenne fortemente teso, compresi quelli che lo comprimevano
dall'interno.
"FOX!!!!!!!!"
Le contrazioni all'interno del suo corpo, unite con il suo grido, lo
portarono a liberarsi.
"SÌ!!!!!" urlò in risposta all'orgasmo di entrambi.
Quindi perse conoscenza.
**************************************************
Quando Scully tornò in sé, la prima cosa di cui divenne cosciente fu
del corpo di Mulder abbandonato scompostamente, immobile, sopra di lei. La faccia sepolta
nel suo collo, l'asta sepolta nel suo corpo. 'Che diavolo è accaduto?' Si chiese.
"Mulder?" disse, la voce aspra. Rilasciò le caviglie, che aveva allacciato
dietro la sua schiena, lasciando cadere i piedi sui cuscini sotto di sé.
"Hmmmm?" lui si spostò all'udire la voce, aprendo gli occhi
e respirando profondamente. Allora spinse improvvisamente verso l'alto, sollevandosi sui
gomiti, togliendo il peso della parte superiore del proprio corpo da lei. "Che cosa
è accaduto?"
Lei sentì di stare sorridendo."Stavo proprio per
chiedertelo." Lei fece una pausa mentre lui la guardava con occhi confusi.
"Penso che siamo entrambi svenuti."
"Non è possibile. Non può succedere. È soltanto un mito."
La voce di lui era aspra quanto quella di lei.
Improvvisamente, il timore gli riempì gli occhi. "Oh, Scully. Non
volevo che andasse così." Si spinse completamente via da lei, sedendosi sul divano.
Scully si lamentò piano quando la loro connessione si interruppe; era improvvisamente di
nuovo vuota. Mulder aveva i gomiti sulle ginocchia e la faccia tra le mani.
Lei gli sedette accanto. "Che cosa intendi?" gli pose la mano
sulla spalla, desiderando la sensazione della pelle liscia, ancora lucida per il sudore.
"Lo volevo lento. Romantico. Invece ti ho presa sul dannato divano
come un cane che fotte una cagna in calore." Rifiutò di guardarla.
Lei rabbrividì mentre si ricordava il suo corpo potente profilarsi su
di sé, martellare in lei. "Io mi sento quasi come una cagna in calore," lei
bisbigliò.
Girò la testa verso lei. "Scully! Avrei potuto farti male!"
Lei rise. "Mulder! Non mi faresti mai del male. Non mi preoccupo
di quanto tu possa essere fuori controllo; IO SO che non mi farai mai del male."
portò la mano fino ai suoi capelli, infilando le ciocche sudate tra le dita.
"Inoltre, ero più che pronta. Dopo sette anni di preliminari, chi non lo
sarebbe?"
Lui la fissò per un istante, poi sorrise lentamente.
"Sì. Suppongo che tu abbia ragione. Ma ancora lo voglio lungo e
lento. Un letto. Candele. Tutto predisposto.
Lei sorrise ancora e si mosse per cavalcarlo di nuovo.
Avremo tempo per quello più tardi." Si sistemò sulle sue cosce.
"Per ora, non desidero cambiare nulla." Lo sentì muoversi contro la pancia e
guardò giù. Dio, era enorme, anche a riposo. "Mio, mio. Siamo veloci al recupero,
eh?"
Mulder arrossì. Alzò le mani per circondarla, accarezzandole su e
giù la schiena. Lei rabbrividì e lui sorrise accorgendosene.
"Non sei arrabbiata con me per essermi preso cura della prima
volta?"
La risata era bassa e di gola. "Mulder. Non ho mai provato nulla
di simile a quello che abbiamo appena fatto. Era assolutamente incredibile. Davvero pensi
che sia arrabbiata con te per questo?" Si avvicinò e lo baciò, gemendo nella bocca
di lui quando portò le mani a giocare con i suoi seni.
"Scully?" disse quando dovette cercare aria.
"Hmmmm?" Lei aveva iniziato a baciargli il collo, lentamente
avviandosi verso il basso.
"Sai perché non volevo che mi chiamassi 'Fox '?"
Lei interruppe il suo viaggio e sollevò la testa per guardarlo.
"Perché?"
"Perché sapevo dall'inizio che avrei potuto amarti e non lo
volevo. Ho provato a mantenere il rapporto sul piano professionale. Solo cognomi."
Lui si alzò a toglierle i capelli dalla fronte.
"Ma non ha funzionato."
Scully deglutì a fatica quando vide le lacrime nei suoi occhi
stupendi. Con un sospiro, batté gli occhi parecchie volte, provando a tenere a bada le
proprie.
"Mulder
Fox
non mi importa quale sia il tuo
nome." Inclinò il volto verso l'alto e gli baciò la fronte. "Io amo TE, non un
nome."
Il sorriso di lui era magnifico. "Idem, Dana Katherine Scully,
presto in Mulder." Le prese ancora la bocca in un bacio profondo e umido. "Per
me sarai sempre Scully," disse quando si staccò.
"Spero che non ti dispiaccia."
Lei scosse la testa. "No. Non mi dispiace. Finche potrò chiamarti
Fox quando siamo soli."
"Affare fatto."
Scese giù fra loro ed inserì due lunghe dita in lei, inducendo una
nuova onda di umidità a saturarli entrambi.
"Ahhhhh." Scully si ritrovò senza parole.
"Va bene?" Mulder chiese.
"Oh, sìììììììì." Gli posò la fronte sulla spalla.
"Di più?"
Poteva solo annuire con la testa contro di lui.
Lui spinse entrambe le dita più profondamente all'interno e le piegò
un po' verso l'alto. Le anche di Scully spinsero bruscamente. "Mulder!" gemette.
"Sì?"
"Di più!"
- Lentamente, cominciò a spingere le dita dentro e fuori, piegandole proprio al momento
giusto per provocare più frizione e con il pollice cominciò a massaggiare un punto ancor
più sensibile. La mente di Scully si oscurò, la vista si trasformò in un tumulto di
colori e si trovò al limite fin troppo presto. E fu là che lui la lasciò. Si lamentò,
adirata per non averlo superato, ma contemporaneamente felice. Anche se la mente era
sfocata, aveva la sensazione che Mulder non avesse ancora finito con lei.
- Quando sentì la sua solida asta penetrarla, sospirò di assoluta felicità ed iniziò
ad oscillare. Questa volta, sapeva che Mulder le avrebbe lasciato segnare il passo ed
avrebbe finito in questa posizione, anche se questo lo avesse ucciso. Lentamente, lo
guidò.
- Su. Giù. Avanti. Indietro. Una torsione leggera delle anche. Una stretta dei muscoli
interni. Muscoli che non pensava mai di potere usare ancora. Si appoggiò indietro al
massimo, aprendo le gambe ancora di più, permettendogli di spingersi in lei fino
all'elsa. Era fiera del fatto che il suo che piccolo corpo potesse prenderlo tutto, ma non
sorpresa. Erano fatti l'uno per l'altra, dopo tutto.
- Quando tornò seduta, gli occhi di lui si spalancarono. Erano lucidi di passione, ma con
anche un bagliore di sospetto. Scully era pronta a tutto. Si appoggiò a lui e gli parlò
contro le labbra.
"Fallo venire, baby."
- Lui sorrise, quindi le afferrò le spalle e le spinse la schiena ancora indietro. Poi si
piegò in avanti e le prese un capezzolo in bocca. La succhiò, passando la lingua sulla
punta, poi succhiò ancora di più. Ad ogni movimento della bocca, la vagina si stringeva
intorno a lui più forte, fino a che entrambi gemettero fuori controllo a tempo con la
loro sincronizzata danza erotica.
- Venne senza avviso per entrambi ed esattamente allo stesso momento. Mulder alzò la
testa ed i loro occhi si incontrarono mentre cadevano insieme oltre il limite.
**************************************************
Erano le due di mattina quando infine arrivarono al letto di Scully,
dove caddero subito addormentati. Quando il primo sole della mattina svegliò Mulder, si
trovò avvolto letteralmente intorno a lei. Non era una sensazione spiacevole. Infatti,
pensò che gli sarebbe piaciuto svegliarsi in questo modo ogni giorno. Lui chiuse gli
occhi, volendo tornare a dormire, quando il telefono squillò. Scully si divincolò nelle
sue braccia. Muovendosi per riflesso, si allontanò da lei e prese il telefono.
"Mulder
" La voce assonnata di Scully gli arrivò da
dietro.
"Ce l'ho."
"No. Aspetta." Si avvicinò, ma era troppo tardi.
"Pronto?"
Silenzio.
"Pronto?" provò ancora. Il suo cervello si stava infine
svegliando ed iniziava capiva dove si trovava. A quale telefono stava rispondendo.
"Fox?"
Mulder si alzò a sedere in un baleno. "Sig.ra Scully?"
"Sì." Poteva giurare di aver sentito un sorriso nella voce.
Scully stava girando intorno a lui, provando ad afferrare il telefono. Mulder la evitò.
"Ummm, vorrebbe parlare con Scully?" chiese a titolo di
prova.
"No. Non sarà necessario. Volevo solo chiederle come aveva
passato la serata." Fece una pausa. "Ma ho la sensazione che sia andata molto
bene. Dille che la saluto, Fox."
"Lo farò. Arrivederci, Sig.ra Scully." Non poteva fermare un
ampio sorriso che si stava formando sulla sua faccia.
"Arrivederci, Fox." Con quello, lei riappese.
Mulder posò il telefono sul suo supporto e ricadde indietro sul
materasso. Scully era appoggiata su un gomito, con uno sguardo uno sguardo un po' stordito
sulla faccia. "Mulder?"
"Tua mamma ti saluta."
Scully lo fissò per un istante, quindi sorrise leggermente.
"Almeno era lei e non Skinner."
"Skinner ha l'abitudine di chiamarti alle 6 di mattina?"
"Soltanto quando deve tirarti fuori dai guai."
"È troppo tardi per quello ora, non pensi?" Lui allungò un
braccio e la tirò indietro accanto a sé.
Rimasero distesi così per un istante, silenziosi e soddisfatti. Allora
Scully parlò. "A cosa pensi?"
"Sto pensando a come ci sia voluta un'esperienza di contatto con
la morte per convincerci ad ammettere i nostri sentimenti reciproci. Abbiamo entrambi
affrontato la morte molte volte. Separatamente ed insieme. Ma mai con così tanto tempo
per pensarci davvero ed ammettere l'un l'altro la verità."
La guardò. "Perché? Perché abbiamo aspettato così a
lungo?"
Scully scrollò le spalle. "Non so, Mulder." Si chinò su di
lui, posandogli un bacio sul petto. "E non me ne preoccuperò. Ora siamo insieme ed
è tutto quello che importa."
Lui annuì. "Hai ragione. Allora. Dana. Che cosa c'è per
colazione?"
Lo guardò, alzando le sopracciglia nello sguardo brevettato Scully.
"Stai chiedendo a me?"
"Hey! Ho cucinato la cena!"
Lei gemette e scivolò fuori dal letto. "Hai ragione. Andrò a
vedere che cosa abbiamo
dopo una doccia."
Mulder incrociò le mani sotto la testa e la guardò camminare nuda
attraverso la stanza. "Hey, Scully?"
Si fermò alla porta del bagno. "Sì?" Come poteva qualcuno
sembrare così intelligente e così sexy allo stesso tempo? pensò lui.
"Ti amo."
Lei sembrò eccitarsi alle semplici parole. Quindi sorrise.
"Penso che avrò bisogno di qualcuno che mi strofini la schiena.
Sei interessato?"
Mulder uscì dal letto in un lampo e la seguì con espressione
sorridente in bagno.
FINE
Come definite il normale?