L'alleanza
Capitolo primo

 

Otto mesi prima
Clinica della Fecondazione Artificiale
Cleveland, Ohio
11:17 a.m.

Sparsi per terra come i resti di un naufragio dopo una tempesta, quello che rimane degli strumenti medici copre ogni centimetro del pavimento. Carissimi microscopi atomici ridotti in cenere, provette distrutte, scaffali di vetro scoppiati, lanciando il loro contenuto nel vuoto di una violenta esplosione. Sta tutto lì. Le tracce di ciò che è accaduto sono testimoni dei fatti. Manca solo uno sguardo abituato a decifrare il puzzle degli avvenimenti per scoprire quello che è successo. Raccogliere le prove, analizzare con cura ogni dettaglio. Ricostruire la storia da zero a partire da ognuna delle tracce. Dove, per uno sguardo profano c'è solo caos, per Dana Scully c'è una verità da scoprire, una strada lunga, lenta, difficile verso la verità.

- E' curioso. Così è com'è rimasto il mio appartamento dopo l'ultima volta che Frohike ha preparato la cena.

- Così è come sta il tuo appartamento normalmente, Mulder.

Abituati alla routine degli anni, gli agenti del FBI recitano i loro ruoli con la precisione di un chirurgo. Scully si mostra fredda, solleva le sopracciglia leggermente, sempre un alone di censura per i commenti di Mulder, come se gli rimproverasse di non prestare sufficiente attenzione e non volesse mostrarsi troppo interessata a lui. Alto, emanando un dolce profumo d'after shave e di crepes che ha mangiato all'aeroporto, Mulder la guarda attentamente quando parla, sorride con gli occhi quando fa una battuta.
Dall'altro lato dei vetri del laboratorio cade un sottile strato di pioggia, che scivola ritmicamente sul cristallo. Il cielo ha una cadenza grigia e il mattino è un manto oscuro. Da un aspetto ancora più tetro a ciò che fu un laboratorio e che improvvisamente sembra un campo di battaglia.
Più che mai la voce di Scully sembra troppo dolce per un mondo che si rompe come il vetro.

-Cosa credi che sia successo qui?

Si avvicina ad uno degli enormi cilindri dove dovevano essere conservati gli ormoni congelati. Ha il rapporto in mano e osserva con attenzione l'interno vuoto. Non ci sono schegge di vetro. Qualcuno ha portato via le provette.

- Non so-, Mulder le si avvicina all'orecchio, molto più vicino di quanto consenta la logica professionale- Una festa selvaggia?

Scully preferisce non girarsi per rispondere.

- In un laboratorio di ricerche sulla riproduzione assistita?- Non può evitare di girarsi solo un poco quando il calore del corpo di Mulder l'avvolge come una segreta carezza.

- Ho sentito dire che gli scienziati organizzano i migliori festini, Scully

Le vengono in mente un paio di cose da rispondere, ma preferisce tenerle per sé. Sempre a giocare sulla barriera di quello che sono e quello che potrebbero essere, Mulder tasta i muri, solletica le sue difese. Entrambi sanno che potrebbero cadere in qualsiasi momento ma per qualche motivo, non è mai il momento.
C'è un caso per le mani. Un laboratorio distrutto. Uno scienziato scomparso ed embrioni rubati. Scully si separa da Mulder e rompe la bolla d'intimità che si crea tra loro senza che qualcuno sappia come o sia disposto ad evitare.

-Perché credi che questo sia un XFiles?

Improvvisamente immerso nel caso, Mulder diventa serio ed iperattivo quando racconta i dettagli. Come uno scolaro con le matite nuove il primo giorno di scuola. Ansioso di sapere, le parole sgorgano da lui come un torrente.

- Perché l'agente Tim Farrel, 29 anni di servizio, un curriculum inattaccabile, padre di due belle bambine e assiduo frequentatore della messa della domenica, assicura d'aver sentito degli spari quando era di pattuglia, afferma di essere accorso correndo, di aver visto un sospetto uscire dall'edificio e di avergli sparato due volte al petto e a pochi metri di distanza quando questi si è rifiutato di dire la sua identità o di fermarsi.

Mulder ha lo sguardo brillante che indica," so qualcosa che tu non sai"

-E dove sta l'uomo a cui ha sparato?

-Quello delle due pallottole nel petto?- soddisfatto come un mago che sta sul punto di tirare fuori il coniglio dal cilindro nel numero finale, Mulder vibra con una energia irrefrenabile, le parla violando il suo spazio personale, l'intossica con questa dolce sensualità che fluisce da lui più generosamente quanto più gli interessa il caso che ha tra le mani.- Non lo sappiamo, Scully. Perché il sospetto ha ricevuto gli spari senza scomporsi, ha rubato la macchina dell'agente Tim Farrel e se n'è andato per autostrada 68 in direzione della Florida.

Scully ha varie spiegazioni perfettamente ragionate e ragionevoli( giubbino antiproiettili, effetti di alcune droghe) ma Mulder l'interrompe prima che inizi la sua contro replica, tirando fuori dalla tasca del cappotto una fotografia in bianco e nero.

- E prima che tu dica qualcosa, questa è la foto del sospetto che hanno registrato con le telecamere della clinica dopo che gli hanno sparato.

Non era abituale. Scully è avvezza alle sorprese e agli imprevisti. Ma per una volta, non ha parole.

- Mulder quest'uomo…

- E' morto, lo so.- Una gravità seria negli occhi del suo compagno che, invece, non può evitare il sarcasmo- Credi che non ho dovuto dare spiegazioni al mio padrone di casa quando il suo cadavere ha lasciato un chilometro di sangue nel mio corridoio?

Non può essere. Ed invece, come tutte le cose nelle loro vite, è.
Un paio d'ore nel laboratorio a loro servono poco. Immersi nei rispettivi processi mentali, lavorano in squadra guardandosi appena, sapendo che l'altro sta lì, starà sempre lì se ne hanno bisogno. Scully mette in ordine i dettagli- può essere qualcuno che gli rassomiglia, può essere una foto truccata, può essere un fratello gemello- Mulder fluttua da intuizione ad intuizione –un clone, una chirurgia plastica, un cacciatore di taglie, vogliono qualcosa dalla clinica, uccideranno per ottenerlo, non si fermeranno-
Quando vanno via portano con loro foto, dettagli, il video delle telecamere di sicurezza e un piccolo barattolo di prove.

- Che cosa è questo, Scully?

Entrano in macchina protetti sotto lo stesso ombrello.

- Metallo. Non so, pezzi di metallo. Erano in una delle vetrine rotte.

Nessuno cancella dalle sua mente quell'immagine. Quel viso che dovrebbe essere morto ma che cammina come se non lo fosse. Scully ricorda i suoi tratti duri, una pantera sempre sul punto di saltare, capigliatura nera, viso impenetrabile e senza fratture. Il confidente che sostituì Gola Profonda e morì. Le era sempre sembrato duro, impassibile, pieno di violenza e paura. Ma nella foto le sembra ancor più terrificante. Non pare spaventato, ma all'altro lato della paura. Come se non conoscesse i sentimenti o li avesse dimenticati da qualche parte.

- Quest'uomo era morto- ripete- deve esserci una spiegazione.

Mulder guida in silenzio, giocando con un paio di spiegazioni possibili, un paio di dozzine, per essere sinceri. Preferisce non condividerle prima di avere un'idea più chiara di quello che sta succedendo. Non sono il tipo di spiegazioni che di solito piacciono a Scully.

**
Equilatero,-a(agg.) " Si applica alle figure geometriche, particolarmente ai triangoli, i cui lati sono uguali"

DANA SCULLY

Non sai mai quando accadrà. Quando smetterai di guardare la tua vita e te stessa come qualcosa che riconosci e inizierai a pensare in realtà come un animale diverso da quello che hai sempre immaginato. Rotto il perno della verità, scoprirai che sotto tutto quello che credevi di conoscere si trova un sopore più strano di quello che hai mai provato. Non ci sarà nessun segnale, niente che t'indichi una mattina, quando ti alzi, che quel giorno sarà IL GIORNO. La terra continuerà a girare e tu con lei, però qualcosa sarà morto e una creatura nuova sarà nata. Galleggiando alla deriva della memoria, rimarranno in te i ricordi della tua vita passata ma tutto avrà un significato diverso. Avrai visto il viso nascosto della realtà, l'altro lato della luna.
Per noi il cambiamento accadde nel mese di febbraio quando tornammo da Cleveland, con molte domande, nessuna risposta, una foto di un uomo morto e frammenti non identificati in un barattolo di prove.
La faccia nascosta della luna si presentò davanti a noi senza preavviso. E distrusse le nostre convinzioni come le onde assassine trascinano la sabbia dei frangiflutti.
**

16 febbraio
Washington DC
Hegald Place, Alexandria
11:40 p.m.

Le porte dell'ascensore si aprirono con un tintinnio e il corridoio del piano di Mulder mi sembrò più lungo che mai. Carichi con le informazioni del caso, stanchi dopo un viaggio in aereo, vari ritardi e un giorno eccessivamente lungo, qualsiasi sforzo mi sembrava un'epopea.

-Non avresti dovuto portarmi fin qui, Scully. Potevo prendere un taxi.

-Non è un fastidio.

Non lo era. Non lo è mai.

- Non starai cercando un bacio della buonanotte? Perché non sono così facile, sai?
 
Con Mulder due passi davanti a me, non poteva vedermi, così che mi permisi di sorridere.

- Sì, lo sei.

Sentii la sua risata dolce, di bassa intensità, e lo vidi girare la chiave nella serratura, cercando di non far cadere i rapporti che aveva nell'altra mano. So che sentii un solletico incerto alla base della nuca nel momento in cui lui attraversò la soglia ma non lo riconobbi per quello che era. Un segnale inequivocabile dell'apocalisse.
Ora lo so.
L'uomo dalle tenebre si slanciò su di lui prima che io potessi reagire ed entrambi caddero al suolo con un colpo sordo. Mi scosse la scarica violenta d'adrenalina nelle vene quando era troppo tardi per reagire, tirai fuori l'arma e accesi la luce in un solo movimento frenetico. La bocca della pistola schiacciava la testa di Mulder contro il pavimento. Gli occhi del nemico brillavano verdi per il tradimento e aveva le ginocchia inchiodate sulla schiena di Mulder.

-Perché cosa sei venuto, Krycek?- La mia voce suonava tesa.

La sua era un sibilo sinistro e non so perché gli credetti.

-A portare un messaggio.

Ansimava leggermente ma anche se i suoi occhi erano attenti ai miei movimenti, non perse mai il controllo su Mulder. Non lo fece mai muovere. Ora so qualcosa che ho cercato di negare per anni. Che anche in quel momento io sapevo che non gli avrebbe sparato, che se l'avesse voluto uccidere l'avrebbe fatto anni addietro.

-Un messaggio di chi?

Mulder respirava contro il linoleum del pavimento, lasciando una nube di vapore. La sua rabbia era un invitato di pietra e l'elettricità scintillava tra i due, intensa, ferita, ignifuga. Krycek si mise in piedi, buttò l'arma a terra e lasciò che Mulder si liberasse dalla sua prigione. Credo che ci prese tutti e due di sorpresa e che nessuno seppe come reagire. Era il suo modo di dimostrare onestà.
Spaventoso.
Ma non così spaventoso come quello che ci disse quella notte.

- Di Bill Mulder-. Sembrava serio. Mortalmente. Calmo nella sua aggressività.- Sta morendo- aggiunse.

Era una menzogna, naturalmente. Doveva essere una menzogna.
Bill Mulder era morto quattro anni prima. Assassinato da un proiettile che era uscito dalla pistola dello stesso uomo. Alex Krycek era un assassino internazionale, un mercenario senza pietà che lavorava per le sinistre organizzazioni che governavano il mondo dall'ombra. Io stessa avevo assistito al funerale di Bill Mulder, avevo visto la cassa che gli dava rifugio eterno. Avevo sentito l'odore della terra umida nella quale sarebbe giaciuto per sempre.
Ma non hai visto il suo cadavere, ripeté una voce nella mia testa.
 
-Menti.
 
Le parole mi uscirono dalle labbra senza pensarci. E lentamente, come si cuoce un tradimento, Krycek fece scorrere il suo sguardo su di me. Secondi troppo lunghi in cui mi osservò come se volesse farsi strada nel mio cervello con quegli occhi che mai mi erano sembrati così verdi e così degni di disprezzo. Quando si stancò di prestarmi attenzione, si girò verso Mulder. Ruggendo come un motore con troppa benzina, l'energia tra loro era violenza allo stato puro. Non so che cosa li separava dal colpirsi fino alla morte ma il desiderio stava lì.
Bollendo.
Ed invece, Krycek sapeva qualcosa che io non riuscivo a comprendere.
-Mulder, mi crede.

Mulder gli credeva.

Viaggiammo nella mia macchina. Autostrada verso il New Jersey seguendo le istruzioni di Krycek. In silenzio, perché le parole non avevano niente a che vedere con quello che stava succedendo lì. Parole come " questo è impossibile" che io mi ripetevo continuamente senza convinzione. Allora già sapevo che "impossibile" cambia con ogni alba, si trasforma, muore, rinasce e acquista un volto diverso ogni volta.
Quella notte, il 16 febbraio, l'impossibile era il viso di un uomo anziano dalla struttura screpolata. Colorito giallastro, occhi di uno scintillio ansioso e malato. Odore d'infezione, respiro erratico. L'impossibile era vivo. Affrontava l'ultima battaglia con la morte in un letto sfatto di un appartamento buio e poco arredato di Norfolk, New Jersey.
Quando ci vide entrare nelle stanza, credetti che a suo figlio sarebbe venuto un infarto. Potevo sentire la sua ansia sulla mia pelle come se fossimo la stessa persona.
Mulder si avvicinò al letto di suo padre con passo vacillante. Moribondo, l'uomo dal viso come la carta dei vecchi libri, si tolse la mascherina dell'ossigeno e pronunciò il suo nome.

-Fox…

Sciupato, stanco. Finale. Non un clone, non un impostore, solo un vecchio in punto di morte. Angosciosamente malato, consumato dall'alcool. Il cristallino dei suoi occhi da tempo aveva smesso d'essere bianco, aveva la struttura giallastra delle foglie avvizzite d'autunno. Non era morto in un bagno anni addietro, moriva allora e davanti a noi.
L'immagine patetica di chi non ha mai avuto il controllo della sua vita.
Bill Mulder era vivo. E voleva parlare con suo figlio prima dell'ultimo respiro.
La saletta in cui aspettammo Krycek ed io era una stanza piccola e sudicia senza mobili. Ricordo che c'erano tende spesse e un tavolino da caffè che traballava. Krycek fu abbastanza intelligente da sapere che qualsiasi parola mi avesse rivolto mi sarebbe sembrata un insulto o qualcosa di peggio.
In quel silenzio del New Jersey, l'unica cosa a cui riuscii a pensare, l'unico ricordo che mi si presentò, fu Mulder. Nella mia casa. Anni prima. Avvelenato dal sudore e la colpa, febbricitante per LSD e l'odio che gli correva nelle vene. Lasciò che lo coricassi nel mio letto, lo spogliai, delirò, mi spezzò il cuore. Mi disse, "mio padre è morto" e più avanti " era la prima volta che voleva parlare con me, Scully" e in fine, nelle fredde ore dell'alba, disse" non potrò sapere più perché non mi amava, Scully".
Alle quattro del mattino Mulder stava ancora in quella maledetta stanza e Krycek mi offrì del tè.

-E' all'arancia, non vuoi?

Lo odiai. Con un'intensità che non ho sentito mai per nessuno, vivo o morto. Lo odiai più allora, quando Bill Mulder era agonizzante, che anni prima, quando pensai che l'aveva ucciso. Lo odiai per ogni secondo di colpevolezza che Mulder aveva sentito dalla morte di suo padre. Lo odiai con un odio che sembrava crudo, appena inventato, impossibile da saziare. E credo che per la prima volta capii la forza violenta con cui Mulder l'aveva sempre colpito.
Lo odiai per aver giocato con le nostre vite. Macchinando alle nostre spalle, ordendo i suoi segreti contro il mondo. Privando Mulder di quattro anni con suo padre mentre lui si rigirava nel suo ginepraio di rimorsi e colpa.

- Perché non l'uccidesti?- E la mia voce mi suonò sconosciuta nel chiederlo. Piena di collera mal repressa.

-Il vecchio Spender lo voleva morto, per quello che sapeva. Ma c'era gente che prese in considerazione che quello che sapeva interessava loro. Così che mi pagarono per simulare la sua morte e ottenere queste informazioni. Più redditizio, non trovi?

Redditizio. Niente nelle sue parole su sentimenti o emozioni, no signore. Il sinistro pragmatismo di Krycek mi sembrava il più ripugnante di tutti i peccati. Non solo non lo capii, ma mi sforzai di non capirlo mai.
William James Mulder morì alle cinque e 13 del mattino. Io stessa costatai che la causa della morte era stato un blocco respiratorio. Era cianotico e aveva le dita violacee per mancanza di flusso sanguigno. I suoi polmoni erano organi esausti, divorati da un enfisema terminale. Mentre lo esaminavo e gli chiudevo le palpebre deboli, tutta la mia attenzione era per suo figlio. Avrei desiderato allungare la mano e poter toccare la sua anima invece che il cadavere di suo padre. Avrei desiderato avere le parole per consolarlo, per capire quello che stava accadendo e dargli una spiegazione. Quando Krycek chiuse la porta e ci lasciò soli, il pianto di Mulder scivolò per la stanza e salutò suo padre. Probabilmente, quelle lacrime quasi infantili erano molto di più di quello che un uomo come Bill Mulder avesse mai meritato. Per anni aveva scelto di fingere la sua morte. Nell'ultimo respiro che gli rimaneva, volle dividere con il figlio, con l'unico figlio che gli rimaneva e che non fu mai suo, la storia di una cospirazione vecchia di cinquant'anni.
Non piansi.
Mi attribuii il ruolo della donna che consola. Volli essere forte. Mi si spezzò il cuore mentre abbracciavo Mulder e non sparsi una lacrima ma ogni lacrima che trattenni lasciò un solco nei posti più nascosti del mio petto, tatuò il suo dolore con maggior profondità di qualsiasi pianto. Incluso quel pianto triste di Mulder che salutava per la seconda e definitiva volta l'uomo che aveva chiamato padre per tutta la vita anche se biologicamente non lo era mai stato.
Quella notte ebbi questa e molte altre certezze.
Mentre Mulder parlava con quell'uomo ebbi molto tempo per pensare ad Alex Krycek. Un mattino intero e non riuscii a risolvere l'indovinello. Chi era? Ogni risposta creava nuove domande. Quando entrò nella stanza- una sola volta- per portar via il corpo freddo e morto dell'uomo che non aveva mai ucciso, Mulder lo fermò bruscamente e si guardarono negli occhi, fermando il tempo in quella battaglia silenziosa. Forse capirono qualcosa che io in quel momento non riuscii a comprendere. Qualcosa che ha senso solo tra loro e che sfugge alle parole per il resto di noi. Ricordo quello che disse Krycek e l'orizzonte che illuminarono le sue parole.

-Le cose non sono semplici, Mulder. Non basta cercare la verità, c'è da combatterla se vogliamo sopravvivere.

Il sindacato, nella sua fazione americana, era stato praticamente distrutto ma la colonizzazione andava avanti. Qualcuno doveva prendere il potere. Qualcuno doveva affrontare il futuro e decidere. Organizzare la resistenza. Mai lo avremmo fatto, né Mulder né io, se non avessimo avuto tra le nostre mani la prova tangibile che il gioco di Krycek era sempre stato più complicato di quanto avessimo mai sospettato.
La mia vita continuava a cambiare ed io continuavo ad essere trascinata dalla marea, senza controllo.

**

20 Settembre
New York
Caffetteria Starbucks
11.40 a.m.

Il ritmo della città è inarrestabile, un cuore che non smette di battere in mille direzioni diverse. Starbucks è il pedaggio sull'autostrada della caffeina. I newyorchesi entrano, fanno rifornimento, escono. Qualcuno ci guarda. Non gliene faccio una colpa. Anch'io li guardo quando stanno insieme. La costante battaglia dialettica è una droga narcotizzante. Le regole del gioco sono cambiate e Krycek non è il sacco dei colpi di Mulder. Nessuno di noi è chi era e invece, l'ostilità sta lì, due centimetri sotto la superficie. Non se ne libereranno mai.

- Devo andare in bagno, Mulder. Credi di poterlo sopportare?

-Se tardi molto, mandami una cartolina.

Si alza e lascia il tavolo senza un sorriso, con grandi falcate. Il suo modo di muoversi è quasi ipnotico, perfettamente studiato per attrarre l'attenzione delle ragazze. Ha dovuto perfezionare la tecnica a scuola. Se è mai andato a scuola.
Quando resto sola con Mulder, per la seconda volta dopo tredici giorni, ho cento domande da fare sul viaggio. Domande scientifiche e utili, necessarie ed urgenti. Ma me ne dimentico quando mi guarda fisso con un'intimità più nuda del normale e la voce grave. Burro al sole in un giorno d'estate, questa voce fu inventata per intrecciarsi tra le lenzuola.
Ed io ho bisogno di controllare i miei ormoni.
E' la lontananza. E' l'assenza, Dana. Per questo senti che non hai controllo. Respira. E' solo Mulder.

- Mi sei mancata- dice. Criminalmente bello. Mortalmente serio e diretto al cuore come eroina non tagliata.

Mi ha sempre spaventato la sua intensità. Ma negli ultimi mesi non passa un solo giorno senza che questa intensità aumenti di volume. Arrivando al punto d'ebollizione, Mulder continua a riscaldarsi, cercando di attrarmi nella sua rete d'ambrosia. La sua seduzione ogni volta più evidente, la sua passione ogni volta più palpitante.
Io continuo ad essere spaventata e svio la conversazione ogni volta che il suo fuoco minaccia di bruciarmi.

- Hai seguito le mie regole?- cerco di sorridere. Lui si addolcisce un poco, perde parte dello sguardo da predatore che aveva un attimo prima.

- Come viaggiare con Alex Krycek. Manuale d'istruzioni- dice- Le ho seguite alla lettera, Scully. Mai abbassare la guardia, mai dargli le spalle- la sua voce si abbassa di un'ottava, mi solletica- mai calarmi per raccogliere il sapone.

Faccio uno sforzo per mostrare che ah, ah, sono solo scherzi, non m'influenzano minimamente. Ma ah, ah sono scherzi costanti tra loro da settimane.
Solo scherzi, Dana. Solo scherzi.
Chiaro. Naturalmente. Sono i tipici scherzi di quando sei alleato con il tuo vecchio nemico in cui non hai fiducia, alleato nelle trincee contro un futuro incerto, giocando a carte con il destino, confidando che l'inferno non ti divori e che non hai patteggiato con Satana.
Ho prenotato tre stanze in un hotel vicino al parco. Il piccolo Roosvelt Inn è confortevole, impersonale ed è pieno di moquette fino all'inverosimile. Solo una notte a New York prima di tornare a Washington. Ho i dischi in tasca, mi bruciano mentre cammino sui marciapiedi poco frequentati di una strada secondaria. Krycek va sempre avanti ed è il primo a vedere l'hotel.

-La cosa più fottutamente ed orribilmente immonda che abbiano mai visto i miei sporchi occhi.- Non si rivolge a me per criticarmi, non credo nemmeno che sia stata una critica, perché per il suo modo di dire "immonda"sembra un complimento- Buona scelta- aggiunge.

Non è nel mio stile rispondere. Krycek cerca sempre guerra ed io sono una diplomatica nata. E' sempre Mulder quello che salta.

- Baciavi tua madre con questa bocca, Krycek?

- Perché? Sei geloso?

Il portiere prende nota dei loro nomi falsi ed io prendo le tre chiavi delle tre stanze. Secondo piano per Mulder e per me, terzo per Krycek. La mia stanza vicino a quella di Mulder, quella di Mulder sotto quella di Krycek.
Che genere di triangolo è questo e perché l' ho appena pensato?
Fa troppo caldo nell'hotel.
Il telefono suona e vibra nella mia tasca quando siamo ancora in ascensore. Sono l'unica dei tre che non sembra così stanca da entrare in coma appena toccato il letto. Quando guardo chi mi chiama, il suo nome che scintilla sullo schermo del cellulare, il cuore mi fa ancora una capriola, malgrado i mesi che sono passati, continuo a pensare a lei come un miracolo che non merito.

-Cosa? Già sono arrivato i ragazzi dalla gita?

Chiamarli "i ragazzi" è così inopportuno, così lontano da questa vertiginosa sensazione di mascolinità che emanano qui, in quest'ascensore, appoggiati ognuno contro una parete, che non posso evitare di sorridere e abbassare lo sguardo.

-Sani e salvi e senza un graffio- rispondo.

Non ho bisogno di guardarmi nello specchio in questo momento, so che m'illumino quando parlo con lei.

- Che peccato- dice la voce dall'altro lato, imitando una delusione infantile- Sicuramente ti sarebbe piaciuto giocare al dottore con loro.

Questa ragazza è incorreggibile. L'indocilità della famiglia scorre nelle sue vene.
Protesto.

-Melissa!

**
Otto mesi prima
17 febbraio
Harrisburgh, Pennsylvania
05:10 a.m.

La notte in cui Bill Mulder morì portammo in giro il suo cadavere per ore. Seguendo sempre Krycek. Andavamo a sotterrarlo nello stesso cimitero in cui io stessa avevo assistito al suo funerale, sei anni prima. Sostituire una tomba vuota con un cadavere vero.
Questa volta, secondo e definitivo addio, non ci furono rose, né gente vestita di nero, né un prete che diceva parole di consolazione. Non ci fu misericordia, né rito di commiato. Solo pale, terra smossa e una bara vuota. Mulder, Krycek ed io scavammo per un tempo che si fece eterno fino a trovare la bara vuota e Mulder mise il padre nell'interno imbottito di quella cassa senza nemmeno una Ave Maria. Per riflesso, recitai a voce bassa la prima cosa che mi venne in mente. Paradossalmente, credo che fosse un Padre Nostro.
Krycek conosceva il modo di entrare nel cimitero, il posto esatto della tomba che dovevamo profanare e riempire. Scavò con Mulder, sudando in silenzio. Nessuno di noi tre sembrava capace di dire niente e improvvisamente, chiusa nella rugiada della notte, vedendoli insieme, mi resi conto che Krycek non smetteva di guardare Mulder e che il suo silenzio era un segno di rispetto per il suo lutto. Credo che questo fatto, l'idea che Krycek si rendesse conto del suo dolore e capisse il significato di un figlio che diceva addio al padre, sfidò le mie credenze molto di più della metà delle cose che avevo visto nel corso di tutti i miei anni negli XFiles.
Chi era esattamente quell'uomo? Silenzioso, reverenziale, immobile, sì. Ma chi? E che voleva da noi? Perchè ci dava quello che non avevamo richiesto? Quello che lui stesso ci aveva strappato?
Quando la terra fu di nuovo al suo posto, Mulder guardò la lapide. Probabilmente non sapeva quello che doveva sentire. Doveva piangere per la seconda volta la morte di quell'uomo? Non era nemmeno suo padre biologico. Glielo aveva confessato lui stesso quella notte. Che lui non era altro che il risultato di un'infedeltà di sua madre e del vecchio Spender.
Non è ironico? Mi obbligò a chiamarlo Mulder e nemmeno era il suo vero cognome. Solo un'altra menzogna in questo labirinto di specchi truccati delle nostre vite. Non so se è ironico. So che è triste.
Con gli occhi fissi sulla tomba, incominciò a parlare. A raccontarmi tutto quello che Bill Mulder gli aveva detto prima di morire.

- Lasciò che portassero via Samantha perché Spender lo volle ma avrebbe preferito che portassero via me, Scully.

Krycek poteva anche essere morto perché Mulder ignorava la sua presenza ed era concentrato unicamente a parlarmi. In quel cimitero. Quella notte. Solo a me.
Bill Mulder gli parlò della cospirazione. Come si vide implicato, sottilmente, senza violenza, come cloroformio nelle vene. I suoi tentativi infruttuosi per fermare la collaborazione con gli alieni. Il suo odio, quando seppe che il primogenito non era sangue del suo sangue, che la moglie l'aveva tradito con il più temibile di tutti i suoi soci. Le sue possibilità si trasformarono in un abisso, la sua vita in un teatro di marionette quando pretesero uno dei suoi figli in cambio del suo ruolo nell'Armageddon pattuito. Dovette scegliere tra la bimba biologica e l'adottato. La pressione del Fumatore fu sottile, silenziosa e piena di veleno come lo sguardo di un cobra. Doveva scegliere la bambina. L'accusa velata di sua moglie avrebbe riempito sempre la casa d'odio, per il resto delle loro vite.
Soli nel cimitero, immobili davanti al futuro, Krycek ed io ascoltammo Mulder. Tradimenti, silenzi, cospirazioni. Non fu la prima volta che immaginai la sua infanzia in quella casa ma fu la più vivida. Potevo vedere un Mulder adolescente che si sentiva colpevole per ognuno dei segreti che si annidavano in quella casa, un innocente in un nido di serpenti che non fu mai cosciente delle forze invisibili che dominavano la sua vita, che si colpevolizzava, in cambio, per tutto quello che non poteva sistemare.
Mentre Mulder parlava, impassibile, privo di qualsiasi energia, anche dell'odio, io maledissi i suoi genitori, tutti i suoi genitori, per averlo sottoposto a tutto quello. E mi meravigliai che fosse sopravvissuto, anche se ferito. E lo amai per la prima volta vicino a quella tomba, come se non l'avessi mai amato. Mi si piegarono le ginocchia per l'intensità dei miei sentimenti per lui.
Come un falco, Krycek osservava, controllava, lasciava lo spazio sufficiente perché Mulder raccontasse la sua storia. E arrivato il momento, ci tirò fuori di lì con la stessa efficienza con cui ci aveva portato. Guidava un sedan vecchio e prese la direzione sud.
Quando prese la statale mi resi conto che non ci riportava a Washington.

- Si può sapere dove andiamo ora?

Lo domandai con rudezza continuavo ad essere arrabbiata con lui. Non potevo essere arrabbiata con Bill e Teena Mulder e il Fumatore non era lì per odiarlo, e la devastazione di Mulder si era trasformata in un profondo stupore, così che toccava a me odiare l'obiettivo perfetto per la rabbia. Krycek.
Per un momento pensò la sua risposta, mi guardò attraverso lo specchietto retrovisore. Mulder era seduto accanto a lui e mi faceva male ogni centimetro che ci separava. Un dolore brutale, fisico. Potevo solo contare i minuti per perdere di vista il nostro strano autista e poter stare soli. Insieme.
Privo di sentimenti, con parole studiate, Alex Krycek ci raccontò la sua storia. Mezze parole? Verità nascoste? Non potevamo saperlo.
Era una buona storia.

- Nel 1992 io lavoravo per la CIA. Mio padre era un rifugiato cecoslovacco che serviva come contatto per il KGB negli Stati Uniti. Conosceva i capi della Cospirazione in Unione Sovietica, ma aveva perso influenza.

Era un narratore migliore di quello che avrei mai detto. L'avevo sempre immaginato come un uomo d'azione e non mi era mai venuto in mente di pensare che aveva qualche predisposizione per il linguaggio verbale. Non avevo mai fatto caso che le sue parole sembravano sempre scelte con precisione, il suo vocabolario preciso, concreto, pratico, corretto. Credo che non gli avevo prestato attenzione perché troppo occupata a cercare di schivare il suo successivo colpo o il prossimo tradimento.
Quella notte, ci feci caso.

- Lavoravi per la CIA?- interruppe Mulder, come se non volesse dare credito alle sue parole, e in fondo, non potesse evitare di credere. Krycek continuò senza disturbarsi a rispondere.

- Ufficialmente, l'agenzia non sapeva niente sui precedenti di mio padre ma c'è sempre gente nei posti giusti che sanno le cose. Questa gente pensò che potevo essere loro utile come agente infiltrato. Riuscirono a farmi sembrare il perfetto contatto del Sindacato negli Stati Uniti. Il vecchio Spender non ha mai saputo che ero un ufficiale dell'intelligencia americana. Mi infiltrò nel FBI e seguii i suoi ordini per un certo tempo per guadagnarmi la sua fiducia. Per questo ho collaborato nel tuo rapimento- guardò Scully attraverso lo specchio quando lo disse, senza un briciolo di pentimento- e per questo eliminai Duane Barry. Fu un ordine di Spender ma la CIA fu d'accordo che lo uccidessimo. Sapeva troppo ed era instabile. Forse non era una persona, ma un camaleonte, un ratto che si adattava alle circostanze. Non solo cambiava fazione, ma anche morale, atteggiamento, vestiti, tono di voce. Krycek non era una persona, lo capii allora.
Era tutte le persone possibili, tutti i fronti. Il suo personaggio di novellino ingenuo, una farsa. Il suo personaggio di uomo in nero per il Fumatore, una menzogna. Il suo personaggio di assassino mercenario, altre menzogne.

- Quando mi ordinarono l'esecuzione di Bill Mulder, i contatti di mio padre in Russia gli offrirono protezione in cambio delle informazioni che potesse dare sulla fazione americana del Sindacato. Dovemmo farlo bene perché tu non sospettassi niente.

Mulder non gli restituì lo sguardo.

- Ma Spender finì col darmi la caccia. Non ha mai saputo che Bill Mulder era vivo ma qualche soffiata dalla Russia dovette avvertirlo delle mie azioni. Mi salutò con una bomba nel portabagagli della macchina. Dopo, la CIA eliminò ogni mia traccia. Per loro era troppo rischioso reclutarmi di nuovo, mi ero esposto, praticamente tutti i membri del Sindacato mi conoscevano. Ero morto per lo spionaggio ufficiale.

La strada era interminabile e la voce di Krycek mi cullava per dormire. Dovetti fare uno sforzo per tenere gli occhi aperti e ascoltare, sperando che prima o poi tutto quello avesse un senso. Che avesse almeno uno scopo che io potessi comprendere. Continuavo a credere che tutto era una menzogna, e a sospettare che tutto, fino all'ultima parola, era verità. Ma, perché raccontarmi la verità? Perché questa notte?
Mulder lesse i miei pensieri.

- Se vuoi arrivare da qualche parte, smettila di girarci intorno, Krycek.

Eravamo arrivarti in un quartiere residenziale da qualche parte di Harrisburgh. Il giorno rompeva il cielo in strisce che rigavano l'universo con colori brutali. Krycek fermò il motore e si girò per cercare i miei occhi.

-Quello che dico è che non ho mai lavorato per Spender. E non ho mai eseguito i suoi ordini se pensavo che mi avrebbe dato maggiori benefici seguire i miei piani. La CIA ha i suoi metodi e non sono particolarmente compassionevoli, ma quando vollero eliminare un'agente del FBI con un padre decorato dalla Marina, m'incaricarono di proteggerla. Proteggerti, Dana, anche se dovevamo fingere la tua morte.

Parlava a me ignorando Mulder e il mio stomaco fece una capriola quasi dolorosa.
Sentii che tutto il sangue abbandonava il mio corpo per salire verso l'infinito e lasciarmi vuota. Credo che smisi di respirare e so che Mulder mi guardò in modo simile allo shock. Quel viso immobile che fa quando ha paura.

- Riconosco che mi sorprese essermi preso tanti fastidi perché alla fine nemmeno eri tu. Mi era costato abbastanza convincere Cardenal a sparare sedativi invece di un proiettile. Quando lo fermasti ero sicuro che avrebbe finito per raccontarti la verità perché lo lasciassi uscire dal carcere. Sinceramente, ucciderlo non fu una mia idea ma respirai più tranquillo quando qualcuno s'incaricò di farlo.

Mi tremava la voce. Io avevo fermato Luis Cardenal per l'omicidio di mia sorella Melissa tre anni prima. E l'avevano ucciso prima che potesse raccontarmi qualcosa. Non potevo pensare perché mi fischiavano le orecchie.

- Quale verità, Krycek? Quale verità mi avrebbe raccontato Cardenal?

Allora la vidi. La casa con le recisioni bianche che aspettava sotto l'alba. La porta che si apriva davanti a me e la figura che usciva e si avvicinava al portico. Aveva un vestito a colori delicati e piccoli fiori che sembravano dipinti a mano. E le erano cresciuti i capelli. L'impressionante capigliatura rossa, piena di riccioli rigogliosi, che era stata l'invidia di tutte le ragazze della Base Miramar durante i giorni della nostra infanzia a San Diego.
Il viso di Mulder a vedere su padre non poteva nemmeno paragonarsi a quello che feci io in quel momento, in quella macchina, in quel mattino impossibile. Volevo credere e non potevo. Potevo e non volevo.
Osai aprire la porta della macchina convinta che era tutto un prodotto della mia immaginazione. Sospettai che ero completamente impazzita, che alla fine avevo perso l'ultimo grammo di senno per colpa del mio lavoro e quasi lo gradii perché se essere suonata significava riavere Missy, era un prezzo che valeva la pena pagare.

- Non sei pazza, Dana Kate.

Akab era solito chiamarmi così. Ogni volta che io avevo un attacco isterico o facevo un colpo di testa o uno scoppio di pianto. E sentire quelle due parole fu come tornare nell'abbraccio di un padre che era morto.

- Melissa?

Le brillavano gli occhi, le tremava il mento.

- Ehi, non ti ho sempre detto che c'è vita dopo la morte?

Tutto quello che avevo represso per anni, ogni abuso, ogni violazione, ogni sequestro, ogni omicidio in serie, ogni sospetto di colpevolezza, ogni dolore, ogni infermità, ogni morte, tutto si girò contro di me, ognuna delle volte che avevo detto " sto bene" quando ero a mille miglia dallo" stare bene" si ribellò contro di me in quel portico e il mondo crollò letteralmente quando scoppiai a piangere come non ho mai pianto in tutta la mia vita. Che mia sorella mi abbracciasse era un miracolo che mai, giammai avevo osato chiedere, nemmeno nelle mie ore più dolorose. Era chiedere troppo a Dio. Sembrava blasfemo desiderarlo tanto.
Missy. Era. Viva.
E con lei, una parte di me che si era seccata ed estinta dopo la sua morte tornava di nuovo ad essere viva.
Se Alex Krycek voleva la mia attenzione l'aveva servita su un vassoio.
Molte ore dopo, Mulder ed io viaggiavamo alla deriva per l'autostrada, in silenzio. Ci fermammo in una piccola caffetteria piena di camionisti e d'autostoppisti solitari. Sembravamo così fuori posto come loro, persi in un sogno, alla deriva dalla realtà.
Avevamo ventiquattr'ore per pensare alla proposta di Krycek. Un' alleanza con lui per mettere fine ai piani dell'imminente colonizzazione degli extraterrestri.
Lo spiegava con poche parole, nel suo stile laconico e finale. La verità a bruciapelo.

- E' la vigilia dell'Apocalisse. Ora o mai più. Non rimane molto tempo.

Un'alleanza che poteva mettere fine a tutto quello in cui credevamo. Distruggerci o salvarci. Tutte e due le cose, forse nessuna. Fermi nel purgatorio, c'era solo una domanda possibile.
Che fare?

**
Alcune ore dopo
17 febbraio
Statale 626
08:40 a.m.

Risuonano nella caffetteria i rumori d'ogni mattina. L'andirivieni dei clienti, il viavai delle cameriere che schivano i tavoli. Dalla cucina si sente il rumore della plancia e quel fischio quando il cameriere fa le frittate e l'uovo cade sulla superficie calda e si coagula. Si sente odore di crepes ed è un mattino decisivo per Mulder e Scully, che parlano in un angolo, riparati da tutto il resto del mondo da quell'aureola che li protegge quando sono vicini e li isola dalla realtà.
Valutano quello che è stato offerto loro. Quello che Krycek, niente di meno che Alex Krycek ha offerto loro.

-Sapere la verità, Scully. Tutta la verità. Sembra troppo bello per essere vero.

Hanno servito loro del caffè ma lo toccano appena anche se il liquido fumante tra loro vaporizza i dubbi. Entrambi osservano attentamente il piccolo barattolo di prove che sta da due giorni nella tasca del cappotto di Scully. Solo pezzi di metallo.

- Ci ha dato delle prove- Scully indica il barattolo, il suo perfetto manicure tamburella sul tavolo. Parla più per convincere se stessa che per convincere Mulder. Non sa se deve recitare il suo ruolo di scettica.

Tutti i ruoli sembrano bloccarsi e sfumare. Se la realtà è così diversa da come l'immaginavano, la consolazione di essere gli stessi diventa un dubbio. Solo guardandosi negli occhi sembrano ritrovare un certo equilibrio vitale.

- Hai fiducia in lui, Scully?

-No.

La sua risposta è rapida, e questa sicurezza allevia il timore di Mulder. Come un bimbo che ha paura di perdere il tesoro più prezioso. Gli occhi di Scully sembrano aggiungere" ho fiducia solo in te". Mulder vuole credere.

-Non ho fiducia in lui, Mulder, ma la verità è che ha ragione, se veramente siamo tutti in pericolo e c'è qualcosa che possiamo fare per fermare questi supersoldati, o come si chiamano, non è questa una responsabilità? Possiamo non farla nostra solo per la paura di sbagliarci?

Onore o responsabilità.
E' veramente quello che c'è nel barattolo- solo un pezzo di metallo- la prova che e esistono esseri indistruttibili, replicanti alieni con aspetto umano?
Ci pensano in silenzio. Mulder crede che se veramente collaborare con Krycek fosse un'idea disonorevole, Scully lo avrebbe saputo. Perché non ha fiducia in questi giorni nel suo codice morale, ma sa che Scully è un detector di corruzione infallibile. Ha fiducia in lei per fare la cosa giusta, come sempre. Scully è l'ancora alla quale sta bene, lo tiene fermo, facendolo essere l'uomo che vuole essere. Ha fede in questo.

- Non sappiamo chi è, in realtà- dice. Deve esprimere tutti i suoi dubbi. Deve essere ragionevole. Stanno parlando di Krycek in fin dei conti. Krycek!

Una parte di lui si affanna a comprendere che non era il nemico che pensava, che suo padre era vivo fino a qualche ora prima e che Melissa continua ad esserlo. Ma tutto il resto del suo essere si ribella e grida, come un bambino capriccioso, dicendo: è Krycek!

- Non possiamo nemmeno negare quello che ci ha dato- continua Scully. Discute con Mulder ma la consola il fatto che non è per ansia di contraddirsi. Ma per trovare una risposta all'indovinello insieme. Il gioco dialettico che hanno perfezionato tanto deve servir loro ora più che mai.

Sembra stanca e le sue occhiaie le danno un'aria più vulnerabile del solito. Sono svegli praticamente da 48 ore. Sarebbe stata una cattiva idea andare in un hotel e chiedere una stanza? Mulder non può evitare di desiderare di mettersi in un letto con lei. Deve essere incredibile questa sensazione, sentire il suo corpo minuto così vicino, questo calore ardente dei suoi occhi a pochi centimetri di distanza, bruciando.

-Scully, Krycek ci ha dato niente che non ci avesse strappato prima. Credo che sia importante ricordarlo.

Una storia lunga. Dietro di ogni cosa che Krycek aveva tolto loro c'era una storia molto lunga di dolore e sangue. E questo non si può evitare, non si può cancellare. La realtà è diversa, ma i sentimenti permangono.

- Dico solamente che questo gioco è difficile, Mulder. E ciò che è in pericolo è più importante di me e di te.- Scully guarda intorno a se, alla caffetteria piena di gente.- E' tutto, Mulder. Tutti. Questi pezzi di metallo…- la sua voce si rompe per un istante e si ricompone-...se appartengono a questi replicanti, Mulder...

Preferisce non finire la frase. La spaventa quello che c'è all'altro lato dei puntini sospensivi.
Forse non hanno scelta, ma continuano a soppesarlo, pensando. Scully beve il suo caffè e Mulder nota il tremito quasi impercettibile delle sue mani. Una parte di lui si sente felice nonostante tutto. Felice per Scully e per quello che ha ricevuto questa notte. Ringraziando la vita per una volta.
Una notte intensa e una decisione da prendere.

- Non so, Scully. E se gliene diamo tante finchè non ci dice quello che sa?

- Questo ha funzionato qualche volta?

Mulder si stringe nelle spalle.

- Non so. E' divertente. Potremmo invitare anche Skinner.

**

Hotel Roosvelt
20 Settembre
00.14 a.m.


Coricata nel mio letto dell'hotel, mi tolgo le scarpe con cura cercando di non rovinarle. Continuo ancora a parlare con Melissa, la sua voce scintillante all'altro lato del telefono. Si suppone che parliamo su una linea sicura, la stessa che abbiamo utilizzato ogni giorno per otto mesi, ma non possiamo rischiare di parlare di qualcosa d'importante. Non posso raccontale di ciò che Mulder e Krycek hanno portato dalla Russia, ciò che c'è su questi dischi e brucio dal desiderio di conoscere.
Così che parliamo di cose senza importanza, sapendo che la cosa rilevante è che è successo un miracolo per il semplice fatto che stiamo parlando.

- Mi stai dicendo, Melissa Joan Scully che hai un appuntamento?

-Ti ricordi ancora cosa sono! Sono sorpresa Dana

Si anch'io, ma non glielo dico. Non sono le battute di Mulder le uniche cose a cui cerco di non dare spago. Se la lasciassi fare, Melissa mi parlerebbe di appuntamenti, uomini, sesso e specialmente di Mulder e me e di come- parole sue- le sembra "profondamente malato" il fatto che non stiamo dividendo una camera in questo momento.

- Cerca di non leggergli l'aura la prima volta, Missy. Questo li spaventa.

Al contrario di me, Melissa ride con spensieratezza. Lo stesso spirito libero di sempre.

-Già ti hanno fatto la cronaca delle avventure di Fox e Alex?

Le spiego che sono troppo stanchi per entrare in dettagli. Abbiamo un appuntamento con un informatore questa notte e un volo molto presto. Non c'è tempo per altre spiegazioni tranne quelle assolutamente rilevanti. Sono sul punto di dirglielo quando m'interrompe con un' altra domanda. Le sue parole si scontrano nel più profondo del mio stomaco. E' la prima volta che qualcuno dice ad alta voce quello che io non oso pensare quando sono sola.

-Ti hanno raccontato tutto o solo le parti vietate ai minori?

-Cosa?

Sembra affettuosamente esasperata e sospira profondamente.

-Dana, sono tua sorella e ti voglio bene. Ma se non hai pensato qualche volta che tra quei due c'è qualcosa di più della competitività sei scema, carissima.

Non so come riesco a cambiare argomento, ma so che non potrò dimenticare le sue parole per tutta la sera, malgrado mi rifiuti completamente di pensarlo o di darle qualche credito. Quello che più mi da fastidio è questa voce della mia coscienza scientifica nella testa.
Se tu credi che non potrebbe accadere niente tra loro considerata la tua percentuale di indovinare, può accadere.
O è già accaduto.
Non può essere.

**

Otto mesi prima
19 Febbraio
Washington D.C.
Appartamento di Alex Krycek
09:05 p.m.


Chiudemmo il cerchio due giorni dopo che tutto questo era cominciato. Quarantotto ore dopo che Krycek era entrato di colpo nelle nostre vite, con un padre moribondo e una sorella resuscitata. Pioveva come sempre. Una tempesta senza pietà sul cielo selvaggio di Washington. Rimbombava l'esplodere dei tuoni e mi sembrò che fosse un paesaggio ideale per una profezia biblica dal finale tragico.
Parcheggiammo in una strada poco frequentata, e ci affrettammo a correre sotto la pioggia fino a trovare il numero 56. L'appunto con l'indirizzo che mi aveva dato Krycek volò dalle mie mani con una folata di vento. L'acquazzone cadeva diagonalmente sulle nostre teste e quando arrivammo alla porta dell'edificio mi sorprese che non ci fosse un portiere, né una telecamera, né nessuna misura di sicurezza visibile.
Perché ingannarci.
Mi sorprese che Alex Krycek avesse una casa, invece di vivere in una fogna, come avrei immaginato se mi fossi fermata qualche volta a pensarci.
Aprì al primo squillo. Noi eravamo inzuppati e lui sembrava che avesse appena fatto la doccia. Aveva una maglietta lunga e una delle maniche sembrava vuota. Era rassicurante pensare che aveva, almeno, qualcosa che lo rendeva vulnerabile.

-Ebbene?

Era un appartamento sobrio, quasi senza mobili. Enormi finestre davano sulla città. L'austerità gli dava una certa sensazione di ampiezza, di libertà.
Prevenni Mulder. Usando il migliore dei miei sguardi, quello che dice" non fare scherzi con l'agente Scully". Quello che Mulder chiama" lo sguardo del sergente di ferro" e dal quale Krycek non sembrava minimamente turbato.

-Se accettiamo, non abbiamo intenzione di essere i tuoi fedeli cagnolini. Se collaboreremo abbiamo bisogno di sapere quello che sai tu. Tutto ciò che sai.

Mi assicurai di enfatizzare quel"tutto"

-Sarai tu a portare avanti l'indagine, non ho mai detto i contrario- si muoveva piano per l'appartamento ed io osservai che camminava scalzo.- L'unica cosa che voglio è fermare questi replicanti.

Perché camminava scalzo?

-Se ci metti da parte, Krycek, o se sospetto, e dico sospetto perché non avrò bisogno di nessuna prova, che ci stai utilizzando per i tuoi fini, ce ne andiamo prima che tu possa dire" ho solo un braccio"

-Potete andarvene quando volete, Mulder. Non ti sto proponendo un matrimonio.

Non fu divertente per nessuno. Così che nessuno sorrise.
Parlai io.

-Siamo qui perché ci sono delle vite in gioco, Krycek. Ma non faremo niente in cui non crediamo.- Credo che fu sul punto di buttar fuori una replica sardonica ma si trattenne per il bene di tutti.

E' abbastanza sveglio per sapere quello che stavo dicendo. Credevamo nel fatto di stare lì, ma non credevamo nel vendere le nostre anime.
Ci fu un silenzio, spesso, carnale, come la tempesta. Lì stavamo. Tre persone che non si erano mai dette un ciao, né un addio, né nessun'altra trivialità cortese. Tre cuori di benzina che firmavano un contratto di sangue. In piedi, in uno strano appartamento senza mobili.
Che si fa per passare da nemici mortali ad alleati? Se c'è un protocollo di spie internazionali per saperlo, non ne conoscevamo nessuno, così che in mancanza di un'alternativa migliore decidemmo di andare via senza cerimonie.
Prima di uscire, Mulder tornò a rivolgersi a lui. Insicuro, cercando di scorgere i tratti di Krycek, valutarli, decifrarli.

- Così che gli alieni sono riusciti a creare replicanti-. Parlava piano, pensando ogni parola,- Super soldati indistruttibili, no?

Krycek fa cenno di sì.

-Sono le truppe d'assalto della colonizzazione. Ce ne sono molti, non so quanti. L'uomo che era il tuo confidente ora è uno di loro. E se non scopriamo come farli fuori, questa guerra è già finita.

Fu la prima volta che utilizzò la parola "guerra". Non senza motivo perché tutti e tre sapevamo che in tempo di pace niente di questo sarebbe accaduto. Mai avremmo lasciato le nostre vite nelle mani di chi le aveva distrutte in passato. Solo nell'ora della battaglia definitiva c'è posto per la strategia del suicida. Forse Alex Krycek non era l'assassino del padre di Mulder e quello di mia sorella, ma qualcosa in lui emanava puzza di pericolo e morte.
Non avevo fiducia in lui, l'odiavo ancora. Non so cosa sentiva Mulder.

-Se questi super soldati sono indistruttibili perchè sei così sicuro che troveremo in modo di fermarli? Perché non arrenderci?

La risposta di Krycek fu uno sguardo triangolare e pieno di superbia. Guardò me, guardò Mulder, disegnò un triangolo invisibile e un vincolo intenso tra noi.
Mulder.
Io.
Krycek.
Alleati al tempo del colera.

-Non sono sicuro che potremo distruggere i replicanti, Mulder. Ma so che tutti hanno un punto debole.

Vero.
Mulder è il mio. So che io sono il suo. Siamo migliori quando siamo insieme e questa certezza ci mantiene in piedi. Qual è il punto debole di Krycek?
Me lo domandai in quella notte di tempesta. Cerco ancora la risposta. L'equazione più strana è sempre la vita, con le sue mutevoli evoluzioni.

- Andremo a Shangai nelle prossime quarant'otto ore.

Risposi prima che lo facesse Mulder ma so che pensavamo la stessa cosa.

-E' un ordine?

Ne sì, né no. Krycek risponde solo quando gli interessa.

-Che cosa c'è a Shangai?- tornai a domandare.

-La verità.-rispose Krycek

Due parole che cambiano di significato ad ogni apocalisse, scoppiano, scompaiono e nella notte di tempesta minacciano la nostra esistenza come uragani.

**

Quella stessa notte
Quando gli agenti del FBI escono dal suo appartamento, silenziosi e uniti come sono venuti, Krycek osserva l'intenso legame che li unisce. Quest'aureola d'energia elettrica che fluttua e li mantiene insieme. Atomo ed elettrone, sempre due, sempre a consultarsi per ogni decisione con lo sguardo, comunicando senza parole, escludendo tutti quelli che non capiscono i loro misteri. Attratti dal sole senza mai bruciarsi. Le stesse forze che li uniscono sono quelle che li tengono separati ad un palmo di distanza.
Ora lui fa parte di questa corrente elettrica e sente un formicolio alla base della nuca. E' la dolce scarica d'adrenalina che indica che tutto va bene. La macchina è in moto, sospesa nel vuoto, esattamente dove lui voleva.
Sette anni prima era stato contattato da Spender per spiare un ricercato-so tutto- curioso-ignorante-ricco-presuntuoso- studente-d'Oxford chiamato Fox Mulder. Per tutto il tempo aveva finto per lui, aveva macchinato contro di lui, aveva agito nell'ombra per lui. Ma non aveva mai lavorato con lui.
Questo era il suo momento. Il suo piano.

- Avvolgerai anche loro nella tua ragnatela, Alex?

Si gira verso la voce e la vede sulla porta della camera da letto. Si è raccolta la raggiante chioma bionda in una crocchia imperfetta e indossa uno di quei kimono di seta incredibilmente cari. Ha una passione per il lusso. La signorina Covarrubias sempre perfetta con i suoi Channel da mille dollari e i suoi abiti dal taglio perfetto. Solo lui sa quanto è lontana da quest'immagine, il diamante che brilla nel suo interno corrotto, l'animale che si scatena di tanto in tanto.

-Cosa stai tramando?

E' divertente che proprio lei metta in discussione le sue motivazioni. Marita Covarrubias potrebbe fare una tesi per il dottorato sul doppio gioco.

- Qualcosa possiede la bestia quando tutti vogliono avvicinarsi al suo nido.

Le si avvicina con la tempesta che rimbomba contro i finestroni. Gli piace lo spazio. Gli appartamenti con finestre piccole gli danno la claustrofobia. Gli piacciono anche le donne fredde e glaciali. Vedere come si trasformano a letto. Da composte a sudate. Dal glamur alla lussuria. Marita era il suo vizio segreto, il suo piccolo animale biondo da un milione di dollari.
Fa scivolare la mano sotto il kimono.
Velluto tra le gambe e seta sul vestito. Il cielo deve essere simile al tatto. Anche se Alex non lo saprà mai perchè tutti i bastardi con potere finiscono all'inferno e lo sa. Gli piace il potere. Il prezzo ha smesso d'importargli molto tempo fa.

- Che cerchi da loro, Alex? Perchè tutto questo improvvisamente?

-Hanno qualcosa che voglio.

E' tutto ciò che dice mentre fa salire la mano tra le gambe, morbide di farina macinata e creme idratanti

-Che cosa hanno?

Dio.
La maledetta bionda non porta biancheria. E' nuda per lui.
Kricek coreografa con destrezza le dita tra la peluria del pube, anticipandosi alla sensazione di umidità che porta dentro. Di solito non gli importa se parla ma ora ha bisogno che stia zitta e pensi ai fatti suoi.

-Non offenderti, Rita, perché diavolo dovrei avere fiducia in te e raccontartelo?

Già si era sbagliato una volta permettendole di regnare insieme nell'ombra. Ora ci sono altre regole. Dividono il letto perché dipendono dal fatto di stare insieme, perché non devono fingere di essere persone migliori di quelle che sono. Ma non dividono segreti sussurrati a mezzanotte, né piani per il futuro. Non credono quasi nel futuro, tutto sommato.
Krycek gioca con le dita lì dove le gambe si trasformano in sesso. Gli piace farla gemere dolcemente prima di baciarla per la prima volta. Quando mette la lingua tra le sue labbra, la trova calda e umida, sull'orlo della supplica. Proprio come gli piace nelle notti di tempesta. Imita con la lingua lo stesso movimento delle dita, e sente come s'inumidisce, si ammorbidisce, si apre per lui. Presto sono bianco contro nero sulle lenzuola. Krycek fa sì che dondoli il letto quando la spinge con le gambe. Sembra sempre arrabbiato quando raggiunge il culmine. Questa notte niente lo soddisfa, potrebbe scopare mille volte e risvegliarsi di nuovo con voglia di altro ancora.
Gli piace come geme Marita e invoca il suo nome. Per questo la sua lingua volteggia a spirale nel suo sesso per ore senza riposo, leccando e rileccando la carne umida con baci gelatinosi. Alex fa della pornografia arte, assapora ciò che è sporco e proibito come se fosse cibo esotico.

Quando sono sazi e Marita dorme accanto a lui continua a fare piani nella sua mente instancabile. Nelle notti di pioggia gli fa male il braccio che non ha. Un dolore fantasma che lo mette in guardia di quanto complicato sia il mondo, dei giri che fa la vita. E'difficile sopravvivere ma non è male.
Non è completamente male.
Dorme senza incubi e sogna le strade di Shanghai, dall'altra parte dell'oceano. Odorano di spezie. Puzzano per il fetore della folla e per i fragili segreti intrecciati nei labirinti della memoria.

 

 (continua…)