Otto mesi prima
Sparsi per terra come i resti di un
naufragio dopo una tempesta, quello che rimane degli strumenti medici copre ogni
centimetro del pavimento. Carissimi microscopi atomici ridotti in cenere, provette
distrutte, scaffali di vetro scoppiati, lanciando il loro contenuto nel vuoto di una
violenta esplosione. Sta tutto lì. Le tracce di ciò che è accaduto sono testimoni dei
fatti. Manca solo uno sguardo abituato a decifrare il puzzle degli avvenimenti per
scoprire quello che è successo. Raccogliere le prove, analizzare con cura ogni dettaglio.
Ricostruire la storia da zero a partire da ognuna delle tracce. Dove, per uno sguardo
profano c'è solo caos, per Dana Scully c'è una verità da scoprire, una strada lunga,
lenta, difficile verso la verità.
- E' curioso. Così è com'è rimasto il mio appartamento dopo l'ultima volta che Frohike
ha preparato la cena.
- Così è come sta il tuo appartamento normalmente, Mulder.
Abituati alla routine degli anni, gli agenti del FBI recitano i loro ruoli con la
precisione di un chirurgo. Scully si mostra fredda, solleva le sopracciglia leggermente,
sempre un alone di censura per i commenti di Mulder, come se gli rimproverasse di non
prestare sufficiente attenzione e non volesse mostrarsi troppo interessata a lui. Alto,
emanando un dolce profumo d'after shave e di crepes che ha mangiato all'aeroporto, Mulder
la guarda attentamente quando parla, sorride con gli occhi quando fa una battuta.
Dall'altro lato dei vetri del laboratorio cade un sottile strato di pioggia, che scivola
ritmicamente sul cristallo. Il cielo ha una cadenza grigia e il mattino è un manto
oscuro. Da un aspetto ancora più tetro a ciò che fu un laboratorio e che improvvisamente
sembra un campo di battaglia.
Più che mai la voce di Scully sembra troppo dolce per un mondo che si rompe come il
vetro.
-Cosa credi che sia successo qui?
Si avvicina ad uno degli enormi cilindri dove dovevano essere conservati gli ormoni
congelati. Ha il rapporto in mano e osserva con attenzione l'interno vuoto. Non ci sono
schegge di vetro. Qualcuno ha portato via le provette.
- Non so-, Mulder le si avvicina all'orecchio, molto più vicino di quanto consenta la
logica professionale- Una festa selvaggia?
Scully preferisce non girarsi per rispondere.
- In un laboratorio di ricerche sulla riproduzione assistita?- Non può evitare di girarsi
solo un poco quando il calore del corpo di Mulder l'avvolge come una segreta carezza.
- Ho sentito dire che gli scienziati organizzano i migliori festini, Scully
Le vengono in mente un paio di cose da rispondere, ma preferisce tenerle per sé. Sempre a
giocare sulla barriera di quello che sono e quello che potrebbero essere, Mulder tasta i
muri, solletica le sue difese. Entrambi sanno che potrebbero cadere in qualsiasi momento
ma per qualche motivo, non è mai il momento.
C'è un caso per le mani. Un laboratorio distrutto. Uno scienziato scomparso ed embrioni
rubati. Scully si separa da Mulder e rompe la bolla d'intimità che si crea tra loro senza
che qualcuno sappia come o sia disposto ad evitare.
-Perché credi che questo sia un XFiles?
Improvvisamente immerso nel caso, Mulder diventa serio ed iperattivo quando racconta i
dettagli. Come uno scolaro con le matite nuove il primo giorno di scuola. Ansioso di
sapere, le parole sgorgano da lui come un torrente.
- Perché l'agente Tim Farrel, 29 anni di servizio, un curriculum inattaccabile, padre di
due belle bambine e assiduo frequentatore della messa della domenica, assicura d'aver
sentito degli spari quando era di pattuglia, afferma di essere accorso correndo, di aver
visto un sospetto uscire dall'edificio e di avergli sparato due volte al petto e a pochi
metri di distanza quando questi si è rifiutato di dire la sua identità o di fermarsi.
Mulder ha lo sguardo brillante che indica," so qualcosa che tu non sai"
-E dove sta l'uomo a cui ha sparato?
-Quello delle due pallottole nel petto?- soddisfatto come un mago che sta sul punto di
tirare fuori il coniglio dal cilindro nel numero finale, Mulder vibra con una energia
irrefrenabile, le parla violando il suo spazio personale, l'intossica con questa dolce
sensualità che fluisce da lui più generosamente quanto più gli interessa il caso che ha
tra le mani.- Non lo sappiamo, Scully. Perché il sospetto ha ricevuto gli spari senza
scomporsi, ha rubato la macchina dell'agente Tim Farrel e se n'è andato per autostrada 68
in direzione della Florida.
Scully ha varie spiegazioni perfettamente ragionate e ragionevoli( giubbino
antiproiettili, effetti di alcune droghe) ma Mulder l'interrompe prima che inizi la sua
contro replica, tirando fuori dalla tasca del cappotto una fotografia in bianco e nero.
- E prima che tu dica qualcosa, questa è la foto del sospetto che hanno registrato con le
telecamere della clinica dopo che gli hanno sparato.
Non era abituale. Scully è avvezza alle sorprese e agli imprevisti. Ma per una volta, non
ha parole.
- Mulder quest'uomo
- E' morto, lo so.- Una gravità seria negli occhi del suo compagno che, invece, non può
evitare il sarcasmo- Credi che non ho dovuto dare spiegazioni al mio padrone di casa
quando il suo cadavere ha lasciato un chilometro di sangue nel mio corridoio?
Non può essere. Ed invece, come tutte le cose nelle loro vite, è.
Un paio d'ore nel laboratorio a loro servono poco. Immersi nei rispettivi processi
mentali, lavorano in squadra guardandosi appena, sapendo che l'altro sta lì, starà
sempre lì se ne hanno bisogno. Scully mette in ordine i dettagli- può essere qualcuno
che gli rassomiglia, può essere una foto truccata, può essere un fratello gemello-
Mulder fluttua da intuizione ad intuizione un clone, una chirurgia plastica, un
cacciatore di taglie, vogliono qualcosa dalla clinica, uccideranno per ottenerlo, non si
fermeranno-
Quando vanno via portano con loro foto, dettagli, il video delle telecamere di sicurezza e
un piccolo barattolo di prove.
- Che cosa è questo, Scully?
Entrano in macchina protetti sotto lo stesso ombrello.
- Metallo. Non so, pezzi di metallo. Erano in una delle vetrine rotte.
Nessuno cancella dalle sua mente quell'immagine. Quel viso che dovrebbe essere morto ma
che cammina come se non lo fosse. Scully ricorda i suoi tratti duri, una pantera sempre
sul punto di saltare, capigliatura nera, viso impenetrabile e senza fratture. Il
confidente che sostituì Gola Profonda e morì. Le era sempre sembrato duro, impassibile,
pieno di violenza e paura. Ma nella foto le sembra ancor più terrificante. Non pare
spaventato, ma all'altro lato della paura. Come se non conoscesse i sentimenti o li avesse
dimenticati da qualche parte.
- Quest'uomo era morto- ripete- deve esserci una spiegazione.
Mulder guida in silenzio, giocando con un paio di spiegazioni possibili, un paio di
dozzine, per essere sinceri. Preferisce non condividerle prima di avere un'idea più
chiara di quello che sta succedendo. Non sono il tipo di spiegazioni che di solito
piacciono a Scully.
-Sani e salvi e senza un graffio- rispondo.
Non ho bisogno di guardarmi nello specchio in questo momento, so che m'illumino quando parlo con lei. - Che peccato- dice la voce dall'altro lato, imitando una delusione infantile- Sicuramente ti sarebbe piaciuto giocare al dottore con loro.La notte in cui Bill Mulder morì portammo in giro il suo
cadavere per ore. Seguendo sempre Krycek. Andavamo a sotterrarlo nello stesso cimitero in
cui io stessa avevo assistito al suo funerale, sei anni prima. Sostituire una tomba vuota
con un cadavere vero.
Questa volta, secondo e definitivo addio, non ci furono rose, né gente vestita di nero,
né un prete che diceva parole di consolazione. Non ci fu misericordia, né rito di
commiato. Solo pale, terra smossa e una bara vuota. Mulder, Krycek ed io scavammo per un
tempo che si fece eterno fino a trovare la bara vuota e Mulder mise il padre nell'interno
imbottito di quella cassa senza nemmeno una Ave Maria. Per riflesso, recitai a voce bassa
la prima cosa che mi venne in mente. Paradossalmente, credo che fosse un Padre Nostro.
Krycek conosceva il modo di entrare nel cimitero, il posto esatto della tomba che dovevamo
profanare e riempire. Scavò con Mulder, sudando in silenzio. Nessuno di noi tre sembrava
capace di dire niente e improvvisamente, chiusa nella rugiada della notte, vedendoli
insieme, mi resi conto che Krycek non smetteva di guardare Mulder e che il suo silenzio
era un segno di rispetto per il suo lutto. Credo che questo fatto, l'idea che Krycek si
rendesse conto del suo dolore e capisse il significato di un figlio che diceva addio al
padre, sfidò le mie credenze molto di più della metà delle cose che avevo visto nel
corso di tutti i miei anni negli XFiles.
Chi era esattamente quell'uomo? Silenzioso, reverenziale, immobile, sì. Ma chi? E che
voleva da noi? Perchè ci dava quello che non avevamo richiesto? Quello che lui stesso ci
aveva strappato?
Quando la terra fu di nuovo al suo posto, Mulder guardò la lapide. Probabilmente non
sapeva quello che doveva sentire. Doveva piangere per la seconda volta la morte di
quell'uomo? Non era nemmeno suo padre biologico. Glielo aveva confessato lui stesso quella
notte. Che lui non era altro che il risultato di un'infedeltà di sua madre e del vecchio
Spender.
Non è ironico? Mi obbligò a chiamarlo Mulder e nemmeno era il suo vero cognome. Solo
un'altra menzogna in questo labirinto di specchi truccati delle nostre vite. Non so se è
ironico. So che è triste.
Con gli occhi fissi sulla tomba, incominciò a parlare. A raccontarmi tutto quello che
Bill Mulder gli aveva detto prima di morire.
- Lasciò che portassero via Samantha perché Spender lo volle ma avrebbe preferito che portassero via me, Scully.
Krycek poteva anche essere morto perché Mulder ignorava la sua
presenza ed era concentrato unicamente a parlarmi. In quel cimitero. Quella notte. Solo a
me.
Bill Mulder gli parlò della cospirazione. Come si vide implicato, sottilmente, senza
violenza, come cloroformio nelle vene. I suoi tentativi infruttuosi per fermare la
collaborazione con gli alieni. Il suo odio, quando seppe che il primogenito non era sangue
del suo sangue, che la moglie l'aveva tradito con il più temibile di tutti i suoi soci.
Le sue possibilità si trasformarono in un abisso, la sua vita in un teatro di marionette
quando pretesero uno dei suoi figli in cambio del suo ruolo nell'Armageddon pattuito.
Dovette scegliere tra la bimba biologica e l'adottato. La pressione del Fumatore fu
sottile, silenziosa e piena di veleno come lo sguardo di un cobra. Doveva scegliere la
bambina. L'accusa velata di sua moglie avrebbe riempito sempre la casa d'odio, per il
resto delle loro vite.
Soli nel cimitero, immobili davanti al futuro, Krycek ed io ascoltammo Mulder. Tradimenti,
silenzi, cospirazioni. Non fu la prima volta che immaginai la sua infanzia in quella casa
ma fu la più vivida. Potevo vedere un Mulder adolescente che si sentiva colpevole per
ognuno dei segreti che si annidavano in quella casa, un innocente in un nido di serpenti
che non fu mai cosciente delle forze invisibili che dominavano la sua vita, che si
colpevolizzava, in cambio, per tutto quello che non poteva sistemare.
Mentre Mulder parlava, impassibile, privo di qualsiasi energia, anche dell'odio, io
maledissi i suoi genitori, tutti i suoi genitori, per averlo sottoposto a tutto quello. E
mi meravigliai che fosse sopravvissuto, anche se ferito. E lo amai per la prima volta
vicino a quella tomba, come se non l'avessi mai amato. Mi si piegarono le ginocchia per
l'intensità dei miei sentimenti per lui.
Come un falco, Krycek osservava, controllava, lasciava lo spazio sufficiente perché
Mulder raccontasse la sua storia. E arrivato il momento, ci tirò fuori di lì con la
stessa efficienza con cui ci aveva portato. Guidava un sedan vecchio e prese la direzione
sud.
Quando prese la statale mi resi conto che non ci riportava a Washington.
- Si può sapere dove andiamo ora?
Lo domandai con rudezza continuavo ad essere arrabbiata con lui.
Non potevo essere arrabbiata con Bill e Teena Mulder e il Fumatore non era lì per
odiarlo, e la devastazione di Mulder si era trasformata in un profondo stupore, così che
toccava a me odiare l'obiettivo perfetto per la rabbia. Krycek.
Per un momento pensò la sua risposta, mi guardò attraverso lo specchietto retrovisore.
Mulder era seduto accanto a lui e mi faceva male ogni centimetro che ci separava. Un
dolore brutale, fisico. Potevo solo contare i minuti per perdere di vista il nostro strano
autista e poter stare soli. Insieme.
Privo di sentimenti, con parole studiate, Alex Krycek ci raccontò la sua storia. Mezze
parole? Verità nascoste? Non potevamo saperlo.
Era una buona storia.
- Nel 1992 io lavoravo per la CIA. Mio padre era un rifugiato cecoslovacco che serviva come contatto per il KGB negli Stati Uniti. Conosceva i capi della Cospirazione in Unione Sovietica, ma aveva perso influenza.
Era un narratore migliore di quello che avrei mai detto. L'avevo
sempre immaginato come un uomo d'azione e non mi era mai venuto in mente di pensare che
aveva qualche predisposizione per il linguaggio verbale. Non avevo mai fatto caso che le
sue parole sembravano sempre scelte con precisione, il suo vocabolario preciso, concreto,
pratico, corretto. Credo che non gli avevo prestato attenzione perché troppo occupata a
cercare di schivare il suo successivo colpo o il prossimo tradimento.
Quella notte, ci feci caso.
- Lavoravi per la CIA?- interruppe Mulder, come se non volesse dare credito alle sue parole, e in fondo, non potesse evitare di credere. Krycek continuò senza disturbarsi a rispondere.
- Ufficialmente, l'agenzia non sapeva niente sui precedenti di
mio padre ma c'è sempre gente nei posti giusti che sanno le cose. Questa gente pensò che
potevo essere loro utile come agente infiltrato. Riuscirono a farmi sembrare il perfetto
contatto del Sindacato negli Stati Uniti. Il vecchio Spender non ha mai saputo che ero un
ufficiale dell'intelligencia americana. Mi infiltrò nel FBI e seguii i suoi ordini per un
certo tempo per guadagnarmi la sua fiducia. Per questo ho collaborato nel tuo rapimento-
guardò Scully attraverso lo specchio quando lo disse, senza un briciolo di pentimento- e
per questo eliminai Duane Barry. Fu un ordine di Spender ma la CIA fu d'accordo che lo
uccidessimo. Sapeva troppo ed era instabile. Forse non era una persona, ma un camaleonte,
un ratto che si adattava alle circostanze. Non solo cambiava fazione, ma anche morale,
atteggiamento, vestiti, tono di voce. Krycek non era una persona, lo capii allora.
Era tutte le persone possibili, tutti i fronti. Il suo personaggio di novellino ingenuo,
una farsa. Il suo personaggio di uomo in nero per il Fumatore, una menzogna. Il suo
personaggio di assassino mercenario, altre menzogne.
- Quando mi ordinarono l'esecuzione di Bill Mulder, i contatti di mio padre in Russia gli offrirono protezione in cambio delle informazioni che potesse dare sulla fazione americana del Sindacato. Dovemmo farlo bene perché tu non sospettassi niente.
Mulder non gli restituì lo sguardo.
- Ma Spender finì col darmi la caccia. Non ha mai saputo che Bill Mulder era vivo ma qualche soffiata dalla Russia dovette avvertirlo delle mie azioni. Mi salutò con una bomba nel portabagagli della macchina. Dopo, la CIA eliminò ogni mia traccia. Per loro era troppo rischioso reclutarmi di nuovo, mi ero esposto, praticamente tutti i membri del Sindacato mi conoscevano. Ero morto per lo spionaggio ufficiale.
La strada era interminabile e la voce di Krycek mi cullava per
dormire. Dovetti fare uno sforzo per tenere gli occhi aperti e ascoltare, sperando che
prima o poi tutto quello avesse un senso. Che avesse almeno uno scopo che io potessi
comprendere. Continuavo a credere che tutto era una menzogna, e a sospettare che tutto,
fino all'ultima parola, era verità. Ma, perché raccontarmi la verità? Perché questa
notte?
Mulder lesse i miei pensieri.
- Se vuoi arrivare da qualche parte, smettila di girarci intorno, Krycek.
Eravamo arrivarti in un quartiere residenziale da qualche parte di Harrisburgh. Il giorno rompeva il cielo in strisce che rigavano l'universo con colori brutali. Krycek fermò il motore e si girò per cercare i miei occhi.
-Quello che dico è che non ho mai lavorato per Spender. E non ho mai eseguito i suoi ordini se pensavo che mi avrebbe dato maggiori benefici seguire i miei piani. La CIA ha i suoi metodi e non sono particolarmente compassionevoli, ma quando vollero eliminare un'agente del FBI con un padre decorato dalla Marina, m'incaricarono di proteggerla. Proteggerti, Dana, anche se dovevamo fingere la tua morte.
Parlava a me ignorando Mulder e il mio stomaco fece una capriola
quasi dolorosa.
Sentii che tutto il sangue abbandonava il mio corpo per salire verso l'infinito e
lasciarmi vuota. Credo che smisi di respirare e so che Mulder mi guardò in modo simile
allo shock. Quel viso immobile che fa quando ha paura.
- Riconosco che mi sorprese essermi preso tanti fastidi perché alla fine nemmeno eri tu.
Mi era costato abbastanza convincere Cardenal a sparare sedativi invece di un proiettile.
Quando lo fermasti ero sicuro che avrebbe finito per raccontarti la verità perché lo
lasciassi uscire dal carcere. Sinceramente, ucciderlo non fu una mia idea ma respirai più
tranquillo quando qualcuno s'incaricò di farlo.
Mi tremava la voce. Io avevo fermato Luis Cardenal per l'omicidio di mia sorella Melissa tre anni prima. E l'avevano ucciso prima che potesse raccontarmi qualcosa. Non potevo pensare perché mi fischiavano le orecchie.
- Quale verità, Krycek? Quale verità mi avrebbe raccontato Cardenal?
Allora la vidi. La casa con le recisioni bianche che aspettava
sotto l'alba. La porta che si apriva davanti a me e la figura che usciva e si avvicinava
al portico. Aveva un vestito a colori delicati e piccoli fiori che sembravano dipinti a
mano. E le erano cresciuti i capelli. L'impressionante capigliatura rossa, piena di
riccioli rigogliosi, che era stata l'invidia di tutte le ragazze della Base Miramar
durante i giorni della nostra infanzia a San Diego.
Il viso di Mulder a vedere su padre non poteva nemmeno paragonarsi a quello che feci io in
quel momento, in quella macchina, in quel mattino impossibile. Volevo credere e non
potevo. Potevo e non volevo.
Osai aprire la porta della macchina convinta che era tutto un prodotto della mia
immaginazione. Sospettai che ero completamente impazzita, che alla fine avevo perso
l'ultimo grammo di senno per colpa del mio lavoro e quasi lo gradii perché se essere
suonata significava riavere Missy, era un prezzo che valeva la pena pagare.
- Non sei pazza, Dana Kate.
Akab era solito chiamarmi così. Ogni volta che io avevo un attacco isterico o facevo un colpo di testa o uno scoppio di pianto. E sentire quelle due parole fu come tornare nell'abbraccio di un padre che era morto.
- Melissa?
Le brillavano gli occhi, le tremava il mento.
- Ehi, non ti ho sempre detto che c'è vita dopo la morte?
Tutto quello che avevo represso per anni, ogni abuso, ogni
violazione, ogni sequestro, ogni omicidio in serie, ogni sospetto di colpevolezza, ogni
dolore, ogni infermità, ogni morte, tutto si girò contro di me, ognuna delle volte che
avevo detto " sto bene" quando ero a mille miglia dallo" stare bene"
si ribellò contro di me in quel portico e il mondo crollò letteralmente quando scoppiai
a piangere come non ho mai pianto in tutta la mia vita. Che mia sorella mi abbracciasse
era un miracolo che mai, giammai avevo osato chiedere, nemmeno nelle mie ore più
dolorose. Era chiedere troppo a Dio. Sembrava blasfemo desiderarlo tanto.
Missy. Era. Viva.
E con lei, una parte di me che si era seccata ed estinta dopo la sua morte tornava di
nuovo ad essere viva.
Se Alex Krycek voleva la mia attenzione l'aveva servita su un vassoio.
Molte ore dopo, Mulder ed io viaggiavamo alla deriva per l'autostrada, in silenzio. Ci
fermammo in una piccola caffetteria piena di camionisti e d'autostoppisti solitari.
Sembravamo così fuori posto come loro, persi in un sogno, alla deriva dalla realtà.
Avevamo ventiquattr'ore per pensare alla proposta di Krycek. Un' alleanza con lui per
mettere fine ai piani dell'imminente colonizzazione degli extraterrestri.
Lo spiegava con poche parole, nel suo stile laconico e finale. La verità a bruciapelo.
- E' la vigilia dell'Apocalisse. Ora o mai più. Non rimane molto tempo.
Un'alleanza che poteva mettere fine a tutto quello in cui
credevamo. Distruggerci o salvarci. Tutte e due le cose, forse nessuna. Fermi nel
purgatorio, c'era solo una domanda possibile.
Che fare?
Preferisce non finire la frase. La spaventa quello
che c'è all'altro lato dei puntini sospensivi.
Forse non hanno scelta, ma continuano a soppesarlo, pensando. Scully beve il suo caffè e
Mulder nota il tremito quasi impercettibile delle sue mani. Una parte di lui si sente
felice nonostante tutto. Felice per Scully e per quello che ha ricevuto questa notte.
Ringraziando la vita per una volta.
Una notte intensa e una decisione da prendere.
- Non so, Scully. E se gliene diamo tante finchè non ci dice quello che sa?
- Questo ha funzionato qualche volta?
Mulder si stringe nelle spalle.
- Non so. E' divertente. Potremmo invitare anche Skinner.
**
Hotel Roosvelt
20 Settembre
00.14 a.m.
Coricata nel mio letto dell'hotel, mi tolgo le scarpe con cura cercando di non rovinarle.
Continuo ancora a parlare con Melissa, la sua voce scintillante all'altro lato del
telefono. Si suppone che parliamo su una linea sicura, la stessa che abbiamo utilizzato
ogni giorno per otto mesi, ma non possiamo rischiare di parlare di qualcosa d'importante.
Non posso raccontale di ciò che Mulder e Krycek hanno portato dalla Russia, ciò che c'è
su questi dischi e brucio dal desiderio di conoscere.
Così che parliamo di cose senza importanza, sapendo che la cosa rilevante è che è
successo un miracolo per il semplice fatto che stiamo parlando.
- Mi stai dicendo, Melissa Joan Scully che hai un appuntamento?
-Ti ricordi ancora cosa sono! Sono sorpresa Dana
Si anch'io, ma non glielo dico. Non sono le battute di Mulder le uniche cose a cui cerco
di non dare spago. Se la lasciassi fare, Melissa mi parlerebbe di appuntamenti, uomini,
sesso e specialmente di Mulder e me e di come- parole sue- le sembra "profondamente
malato" il fatto che non stiamo dividendo una camera in questo momento.
- Cerca di non leggergli l'aura la prima volta, Missy. Questo li spaventa.
Al contrario di me, Melissa ride con spensieratezza. Lo stesso spirito libero di sempre.
-Già ti hanno fatto la cronaca delle avventure di Fox e Alex?
Le spiego che sono troppo stanchi per entrare in dettagli. Abbiamo un appuntamento con un
informatore questa notte e un volo molto presto. Non c'è tempo per altre spiegazioni
tranne quelle assolutamente rilevanti. Sono sul punto di dirglielo quando m'interrompe con
un' altra domanda. Le sue parole si scontrano nel più profondo del mio stomaco. E' la
prima volta che qualcuno dice ad alta voce quello che io non oso pensare quando sono sola.
**
(continua )