- Ingegneri del futuro
- Secondo capitolo
New York
06:30 p.m.
- Dorme lontano dalla realtà, immerso nelle profondità della stanchezza. L'accompagnano
sogni di una qualità spugnosa. Il campanello suona non una, ma varie volte finchè il
senso della Realtà incomincia a configurarsi e la sua mente si mette in marcia.
- Telefono, pensa.
- Il campanello che suona è il telefono. Prendere il telefono. Rispondere. Muoversi.
- Il pensare di Mulder è una strada sfumata, umidità in un giorno di foschia. Non
ricorda dove sta, perché i muri non gli sono familiari. Lotta con il groviglio di
lenzuola in cui si è avvolto e cerca di ricordare dove sta il suo cellulare e perché è
nudo. Gli ultimi avvenimenti si vanno ordinando nella sua mente, come pezzi del tetris che
cadono uno dopo l'altro e s'incastrano con abilità. Il viaggio in Russia. Uno Starbucks.
Camminare fino all'hotel. Fare la doccia, cadere addormentato quasi senza vere il tempo di
respirare. La realtà incomincia a prendere forma e ad esistere nella sua mente quando
finalmente riesce e trovare il pulsante nero e verde del telefono.
- Mulder. Sì. Mulder- come una sola parola.
- L'orologio sveglia segna le sei e mezzo. Del mattino? Non
può essere. Il sole è alto. Ricorda di essere andato a letto a mezzogiorno, gli fa
ancora male il corpo per il viaggio. E' di pomeriggio. Sta a New York. Ha un appuntamento
con un informatore. E gli fa male leggermente la testa, un dolore sordo nelle ossa del
cranio e del viso.
- Mancanza di sonno.
- Mulder, cosa indossi?
Sì, va bene. Questa voce la conosce. Per fortuna o disgrazia.
-Un sorriso, Krycek.
-Dici queste cose a Scully o sono solo per me?
Ha troppo sonno. Non vuole entrare in quel gioco. E' presto. O tardi. O quello che è.
-Krycek, che cazzo vuoi.
Ha riso. O qualcosa di simile. Mulder ha aghi in posti il cui nome ha dimenticato. La
prossima volta che andranno in capo al mondo s'incaricherà personalmente di prenotare i
biglietti. Quello che Krycek intende per classe turistica è più simile a classe da topi.
Hanno viaggiato in treni che non avevano mai sentito parlare dell'energia elettrica.
-Sapere cosa stai facendo ancora addormentato. Ti suona un confidente che voleva
parlare con te?
- Mancano ancora un milione di ore. Che fai sveglio?
-Cosa vuoi che ti dica. Non posso dormire senza il tuo russare vicino.
Un leggero colpo alla porta gli impedisce di protestare. Russare? Lui? E' ironico che
venga da Krycek, che potrebbe muovere i muri mentre dorme.
-Aspetta- e gli piacerebbe finire aggiungendo "imbecille", per puerile che
risulti.
Lascia il telefono sul letto e osserva che la televisione è accesa. I visi familiari
dei presentatori della CNN, seri, che guardano i monitors, mentre passano i titoli di coda
ritmicamente sotto di loro. Non ricorda d'aver acceso la televisione, ma da tanti anni non
dorme senza, che deve averlo fatto per riflesso dopo essere uscito dalla doccia.
-Mulder...
- Avverte elettricità nello stomaco quando la sente.
- La voce di Scully all'altro lato della porta, lontana come il suono del vento quando
metti la testa sotto le coperte in una notte d'inverno. Il viaggio in Russia lo ha
lasciato quasi senza pelle, come un drogato d'eroina non tagliata nella sua prima notte
d'astinenza. La voglia di stare con lei rassomiglia alla voglia di mangiare dopo un mese
di digiuno.
- Ha fame di Scully.
- Corre ad aprire e nella forza dell'emozione non si rende conto che il lenzuolo rimane
tra il letto e la porta, annodato su se stesso sul pavimento. Non se ne rende conto
finchè non gira la maniglia e una minuscola apertura lascia passare la corrente d'aria
nel corridoio. Un soffio leggero in posti che abitualmente sono soliti stare coperti.
- E contro ogni sua migliore intenzione, trattiene la porta con un piede bloccando il
passaggio a Scully che spinge un poco più forte e suona un poco più allarmata.
-Mulder?
-Sì, sì, vengo.
E' difficile raccogliere il maledetto lenzuolo senza lasciare che si apra la porta.
-Stai bene? Perché
-il suo tono acquisisce una certa irritazione o qualcosa di
simile, pieno di sospetto-...perchè non posso passare?
Ah, al diavolo. Lascia che si apra la porta e raccoglie il lenzuolo mentre Scully
entra, coprendosi relativamente con esso. Niente che non abbia visto prima, non ha nemmeno
tanta importanza. Almeno per lui. Apparentemente rimane un poco di pudore in Scully
perché la vede arrossire prima di girarsi. Tutto in una questione di mezzo secondo.
-Avresti potuto dirmi che non stavi in condizioni decenti.
- Chi dice che non ci sto?
- C'è un po di sfida, qualcosa probabilmente d'oscuro in Mulder quando Scully si
comporta così, quando mette in evidenza in una maniera chiara che ci sono frontiere tra
loro- fisiche, tangibili- che possono ancora farla arrossire.
- E' come agitare una bandiera rossa davanti ad un toro.
- In dieci secondi gli vengono in mente una lista di cose che potrebbero farla arrossire.
Di cosa c'è bisogno perché Scully arrossisca?
- Il suo sangue viaggia veloce, denso e in direzione sud quando lo pensa.
- Il telefono. Ricorda ancora che stava parlando al telefono.
-Non mi piace che mi trattino come un brutto appuntamento, Mulder.
- Cambia la frase, questa è vecchia.
Riattacca senza aspettare che cosa voleva sapere. Probabilmente dare fastidio. Ha
ancora sonno ma vedere Scully lo mette sempre all'erta, sveglia i suoi sensi che
abitualmente sono in letargo, aspettando nascosti dietro il ginepraio dei suoi dubbi.
-Venivo a svegliarti - dice.
Sembra seria. Sono nel mezzo di una stanza a New York, è da un milione di anni che non
si vedono e Scully sembra distante. Ha già fatto qualcosa di male? Non ha tempo per
scoprirlo. Ma c'è un'emozione sul viso di Scully che non riesce a comprendere. Malgrado
gli anni questa piccola donna continua ad essere un puzzle con mille facce che si riflette
in uno specchio senza fine.
-Stavi parlando con Krycek?- domanda.
-No- una risposta stupida, chiaro, - ebbene, sì. Sì in senso stretto, no nel senso
che parlare con lui sia di qualche utilità.
Chissà perché si sente giudicato. Gli occhi azzurri di Scully, nascondono qualcosa
che non è capace di definire, ma, cosa?
-
-Ti lascio perché tu possa
cambiarti.
- E si gira per andare via. E no, no, no, per favore rimani è l'unica cosa che sente
nella sua mente. La prospettiva che lasci la stanza lo fa sentire veramente nudo per la
prima volta. Forse Scully non ha tanto bisogno di lui, non ha sentito la sua mancanza come
lui ha sentito quella di lei.
- In fin dei conti, lui è il debole, lei è la forte.
- Non può lasciare che vada via così.
-Scully- vede come si gira impulsivamente e i suoi occhi si scontrano, è quasi
violento, contro gli occhi azzurri che l'attraversano sotto la pelle e Mulder sputa il
cuore in ogni parola perché Dio, tredici giorni senza di lei sono troppi.- Mi sei
mancata.
- Detto in un sospiro, con tutta l'onestà di cui è capace.
- Trema. Per un secondo, Scully trema e la distanza sparisce, il tempo si allunga e tutto
sembra chiaro e pieno di significato. Qualcosa di trascendentale sta sul punto di accadere
e prendere forma, sta lì nella stanza con loro e Scully sta per parlare, dire qualcosa
che può cambiare tutto quando suona il-maledetto-telefono-un'altra-volta.
- Merda. Deve uccidere quel tipo.
-Ed ora che vuoi?!
-Non gridare, Mulder e di a Scully che l'aspetto. E' importante.
Come?
-Scusa?-allarme e incertezza nella sua voce.
Scully con Krycek? Eh?L'aspetta? Come? Cosa? PERCHE'?
-Voglio solo che salga nella mia stanza, Mulder. Allenta la cintura di castità.
- E riattacca. E quando Mulder si gira Scully lo sta guardando. E chiaro, le da il
messaggio di Krycek, perché no? Ora lavorano insieme, no? Tutti e tre. NO? E' normale.
Lui è nudo con un lenzuolo, forse anche Krycek è nudo. Forse Scully salirà da lui e non
avrà il tempo di chiudere la porta. Allora lo vedrà nudo? Si girerà?
- Forse sta divagando.
- E' qualcosa che fa spesso. Perdersi in un groviglio mentale e perdere quello che poi
dice Scully nel suo discorrere scientifico.
-Probabilmente vuole rivedere gli ultimi dettagli di questa notte.
- La notte? Quali dettagli di CHE NOTTE?!
- Scully lo guarda come un bambino ritardato
- L'informatore, Mulder. Ricordi?
- Ah, si, chiaro. Chiaro. Sono affari. Chiaro. Non c'è
problema.
- Sorride quasi per necessità. Non fa niente se Scully deve salire nella stanza di
Krycek. Non gli piace. Gli fa sentire impulsi omicidi, in effetti, ma è normale. Quando
va via lo fa con passi leggeri, non sa se deve dirle altro.
- Ultimamente non sa niente di niente.
- E' il tramonto e il mondo aspetta le sue decisioni. La
responsabilità è una spada affilata ad un centimetro dal suo cuore.
**
Quella stessa notte
19 settembre
New York
Jitterbug Club
o9.22 p.m.
- La routine è il metronomo che segna il ritmo dei nostri giorni. Il quotidiano è la
partitura silenziosa che ci definisce. La nostra vita consiste nel lasciarsi andare ai
rituali appresi. Recitiamo ogni giorno un copione stabilito che ci fa sentire sicuri.
Scully ed io abbiamo il nostro copione, io avevo memorizzato il mio personaggio. Agente
del FBI disprezzato dai suoi capi, bandito dall'organico, impegnato a trovare la verità e
a riunirsi con la sorella perduta. Una crociata personale, un'avventura che, in fondo, era
solo routine.
- Svegliarmi presto, cercare di ricordare gli incubi, doccia, macchina, ufficio, caffè,
Scully. Un nuovo caso, un'altra lite con Skinner per attenerne l'assegnazione, un volo,
domande, pericoli, Scully. Motels economici, paesi remoti. menzogne che nascondono
verità, segreti che nascondono orrori, risposte che svaniscono, Scully. Autopsie, morti,
sparizioni, Scully.
- Questa era la mia vita. L'unica cosa che non mancava mai, Scully. La mia vera routine.
- Sei mesi. Le cose sono cambiate, nuove routine, differenti obiettivi. Siamo ancora
agenti del FBI, ci sono ancora liti con Skinner e casi da risolvere. E tra un periodo e
l'atro nell'Hoover, escursioni internazionali in compagnia del bastardo figlio di puttana
che ci ha dato la verità su un vassoio. Torniamo dall' aver rubato informazioni in
Russia, ci riuniamo questa notte con un informatore a New York, voliamo domani mattina a
Washington.
- L'unica routine che non cambia?
- Scully.
- I suoi occhi mi attraversano ancora, riscattano la parte migliore di me, e mi salvano
giorno dopo giorno.
- Il mio orologio segna le nove e ventitrè e mi domando quando è morta la musica.
Intorno a me ci sono varie decine di persone che si contorcono al ritmo elettronico di un
sintetizzatore stridente, ma mi rifiuto di credere che questo sia veramente musica e se
questo mi converte in una specie di vecchio passato di moda, ben venga.
- Potete chiamarmi patetico "matusa". Ma questa cosa continua a non
essere musica
- Il locale è un vecchio magazzino dall'aspetto di fabbrica che conserva strutture di
metallo e cerca di mostrare un'immagine retro futurista. Questa deve essere l'idea che si
ha del moderno se si è visto Mad Max III troppe volte. Come un cuore palpitante, l'enorme
stomaco musicale risuona, rimbomba, si muove al ritmo del liquore e dei ferormoni. Varie
sbarre collocate ad altezza diversa salutano i figli della notte e forse sono le luci, ma
dalla mia altezza al secondo piano tutte le bevande emettono vibrazioni fluorescenti e mi
sento fuori posto, impaziente e spaesato, come un pianista senza partitura la sera del suo
primo recital.
- Nove e venticinque. Ripasso mentalmente le istruzioni nonostante che la musica abbia
raggiunto un volume infernale che rimbomba dentro di me come un trombone scordato e fa si
che il minimo sforzo di concentrazione risulti titanico.
- E' molto semplice, in realtà. L'informatore aspetta me, afferma di essere un rinnegato
del NICAP, d'aver letto i miei articoli su "Omni", di avere un'informazione
vitale su quello che lui chiama " umanoidi replicanti invulnerabili".
- Personalmente, preferisco il termine" super soldati". Da sei mesi sono gli
abitanti numero uno dei miei incubi. Protagonisti dei miei orrori notturni e delle mie
veglie diurne.
- So che ne esistono, cento, forse mille, ogni giorno di più. Nascosti dietro le ombre
della realtà. Potrebbe essere uno qualsiasi di quelli che mi circondano. Potrei essere
io. Tu. Chiunque. Presto, se le cose non cambiano, lo saremo tutti.
- E' l'unica cosa che saremo.
- Nove e mezzo. L'informatore aspetta solo me, così che sono solo, tamburellando le dita
sul bancone, ignorando gli sguardi febbrili che incontri la dove guardi. Il locale- si
chiamano ancora discoteche?- ha l'odore della fame. Intensa, quasi fisica. Tutti cercano
qualcuno, un corpo caldo per le prossime ore, qualcuno che- con un poco di fortuna-
resisti fino alle prime luci del giorno prima di sparire come il fumo di una cicca nel
posacenere dell'alba. Tutto in questo posto è vaporoso e avviene in penombra. Nessuno
vuole sesso casuale se c'è troppa luce. I sogni tendono a scomparire se puoi guardarli in
faccia.
- Io lo so. Troppo bene.
- Aspettare mi rende nervoso, mi brucia la frustrazione e l'impotenza di non poter fare
niente, debilita la mia fragile salute mentale. La mia praticamente INSISTENTE salute
mentale che mi rimane quando la vedo entrare dalla porta.
- Dio mio.
- Abbi pietà.
- O ho fatto qualcosa di veramente brutto in un'altra vita o veramente, veramente,
veramente ho fatto qualcosa di molto buono perché questo è il tipo di tortura più
squisito a cui ho avuto il piacere di essere mai sottomesso. Strisciante, più femminile
del candore di un primo bacio, Scully entra nella discoteca giusto davanti ai miei occhi.
Vestita da infarto.
- E' un'abrasione per i sensi. E quello non è un vestito, è benzina avvolta in satin che
fa l'amore con il suo corpo, un insulto per tutte le altre donne e probabilmente, un
crimine di sangue per gli uomini che non possono toccarla. Quando mi ha detto" ti
sorveglierò dalla pista di ballo" non mi ha detto che avrebbe incendiato il mio
senso di stabilità fino a lasciare le mie difese ridotte in cenere e provocarmi un
infarto. Vederla così brucia le budella. Non sono un esperto di moda, ma credo che questa
"U" al contrario nella scollatura si chiami" parola d'onore" e se c'è
un nome per quel colore rosso sangue e ciliegie, deve essere qualcosa di straordinario,
una parola che Dio ha sussurrato agli uomini all'origine dell'Universo. Melanzana? Che
importanza ha. Fa si che Scully sembri una frutta presa dal paradiso, un dolce e la
perdizione di tutti i mortali sani.
- Quando si gira posso vedere il sottile spacco della sua gonna su un lato. E una ferma e
cremosa gamba di Scully. Sto guardando attraverso il buco della serratura del purgatorio e
lì è dove voglio vivere. In quello spacco.
- Il cielo deve essere rosso come lei.
- Tredici giorni in Russia. Senza vederla. Senza sentire la sua voce al telefono ridere
malgrado le sue migliori intenzioni, senza odorare il suo profumo sui miei vestiti quando
torno a casa. E ora questa visione a venti metri da me. Credo che quello che rotola per
terra sia il mio cuore e non sono solo io, ma le duecento persone di questo bunker che
balla al ritmo della disco music trattengono il fiato.
- Vederla entrare dalla porta sta sul punto di incendiarmi.
- Vedere dopo lui è come masticare kerosene sulle rovine dell'inferno. Cammina solo a
messo passo dietro di lei, con il suo stupido Armani e il suo stupido modo di attrarre
l'attenzione quando gli interessa.
- Stupido Krycek.
- C'è qualcuno che non li guarda? Non può esserci nessuno che non li guarda.
-Mulder non ti vedo.
- Diritta al cervello attraverso il minuscolo apparecchio di ricezione nel mio orecchio,
la voce di Scully scarica dentro di me gocce di nitroglicerina. Separati fisicamente, il
microfono permette che la sua voce dettagliata, clinica, troppo dolce per quel che hanno
bisogno le mie ginocchia in questo momento, sibila nei labirinti interni del mio cervello.
Scully penetra in me come la brezza tra le persiane semiaperte e non so se è possibile
sentirsi fisicamente tanto dolorosamente lontano e vicino a lei allo stesso tempo
- A volte credo che se Scully non starà nel mio letto in meno di trenta secondi dovrò
sparami un colpo in testa a bruciapelo.
- Negli ultimi tempi, parecchie volte.
- In questo momento, il vestito non sta aiutando. Non sta aiutando per niente.
- Sto respirando?
-Mulder, sei lì?
Riesco con uno sforzo ad emettere una parola senza che mi tremi la voce. E' un miracolo
che non sia un ululato. Il mio sangue pulsa con forza. Non nel cervello.
-Su.
- I suoi occhi mi trovano tra la folla, tra i neons e la bruma dei corpi che si muovono,
credo di poter distinguere il battito del suo cuore. Gli occhi di Krycek seguono la
direzione di quelli di lei fino ad incontrarmi. So come guardano quegli occhi quando c'è
qualcosa di vitale in gioco, come questa notte.
- Implacabili. Verdi di adrenalina.
- Quando quegli occhi vogliono qualcosa, ardono.
- Siamo qui. Suona la disco music e non so dove conserva Scully la sua pistola ma userò
la mia se Krycek non cancella quel sorriso che riserva per farmi arrabbiare e toglie
immediatamente la mano dalla sua schiena. Dalla schiena che il suo vestito- non so se l'ho
detto- non copre completamente.
- Ho delle regole sugli uomini che voglio che tocchino la pelle di Scully. Io sì, gli
altri no. Una regola semplice da ricordare che lo spesso cervello di Krycek non riesce ad
assimilare.
- Inutile.
- Nuova come la violenza appena inventata, sento quella sensazione pulsante che Alex
Krycek ha la straordinaria abilità di creare in me. Rabbia che monta fino all'
ebollizione e voglia di spaccargli la faccia. Un'altra delle routines che non cambiano tra
noi. Non importa il personaggio che interpreta ogni giorno della settimana, finisce sempre
per essere il tipo che voglio distruggere a suon di botte.
- Anche la gente che lo guarda sembra che voglia distruggerlo.
- Non a botte.
-Bel vestito mormoro sotto la musica, sapendo che la mia voce entra in Scully
con la stessa intensità con cui lei entra in me. Godendo della strana intimità
elettronica- non posso dire la stessa cosa per la compagnia.
- E' una battuta ma Scully non ride. Perché non ride? E' troppo concentrata? Non si è
divertita? Crede che Krycek sia una buona compagnia?
- L'ultima cosa non può essere.
- Impossibile.
- Siamo qui per qualcosa, devo concentrarmi. Non pensare alla mano di Krycek ancora sulla
sua schiena, o cercare di indovinare di che colore è il rossetto di Scully, che genere di
segni lascerebbe sui tendini del mio collo dopo tutta una notte a letto con lei. Ci sono
posti che quelle labbra potrebbero marcare a fuoco, posti caldi, posti proibiti, posti che
in questo momento pulsano per lei.
-Ora lo vedo.
- Con due minuti di ritardo e proprio nel posto in cui ha detto che sarebbe stato, il
nostro informatore è un uomo magro, di statura media, viso del colore della cera e sudore
sulla fronte che si avvicina guardando paranoicamente in tutte le direzioni. Sembra strano
che abbia scelto una discoteca per vedermi, sembra più fuori posto di me. Non ci
scambiamo una sola parola malgrado che io abbia molte domande da fargli. Non fa niente, in
verità, tranne guardarmi fisso, portarsi una mano in tasca e tirare fuori una piccola
fiala metallizzata lunga un cinque centimetri. Quando voglio domandargli cos'è, me la
offre con la fretta scritta in faccia e osservo il suo viso con più attenzione.
- Sembra consumato. Giallastro come il filtro della carta da fumo. La musica è troppo
alta per avere una conversazione qui, ma non credo che abbia troppa importanza. Il mio
informatore ha un buco nel collo della grandezza di una moneta. Non potrebbe parlare
neanche volendo.
- Nell'attimo che impiego a conservare la fiala nella tasca della giacca e sollevare lo
sguardo, lui si è girato ed esce scontrandosi con la folla, come se fuggisse dalla peste
sapendo che la malattia già ha emesso la sentenza.
- Che cosa mi ha dato?
- Ci avvicinerà o ci allontanerà dall'obiettivo finale?
- No, non è più la verità, questo obiettivo alla lunga. Almeno non cercare di
conoscerla. Ma di distruggerla.
- Perchè la verità è che alla razza umana rimane un quarto d'ora sulla faccia della
terra e tutti moriremo.
- Ah, ah sorpresa.
- Al piano di sotto, Krycek continua a guardare Scully. Per molto tempo ho pensato di
odiarlo per aver ucciso mio padre. Per aver rapito Scully. Per aver ucciso sua sorella.
Per nascondermi la verità. Non solo non ha assassinato mio padre, ma ha lasciato vivere
la sorella di Scully e mi ha consegnato su un vassoio la verità.
- Lo odio ancora.
- Non è un ordine della mia mente, ma di ogni fibra del mio corpo. Non dico che voglio
ucciderlo, ma mi manca di non potermi sfogare prendendolo a botte.
- Mi manca molto.
-Scully, possiamo andarcene- dico attraverso il microfono- ora puoi dire a Krycek di
toglierti da dosso la sua schifosa protesi.
Non so se l'ho detto ma Scully ha un senso dell'umorismo estremamente inopportuno.
- Quella era la mano?- dice
La discoteca continua a girare. E noi con lei.
**
Isoscele .( Isoscele. Da "ISO" =uguale e dal greco "skelos"= gamba)
Il triangolo che ha due lati uguali.
FOX MULDER
- Scully ed io agiamo come se non vivessimo alla vigilia dell'apocalisse, come se il mondo
non stesse per finire da un momento all'altro e le nostre vite non fossero solo un breve
lampo di luce che si assottiglia ogni volta di più. Esaurendo i secondi di libertà che
ci rimangono. Siamo trapezisti sulla corda lenta e ci rifiutiamo di guardare nell'abisso
per paura di cadere nel vuoto. Quello che disprezzavamo un tempo, è quello che siamo.
Ingeneri del futuro. Architetti del domani.
- Tiranni del futuro, camminando tra le bombe di nitroglicerina. La geografia della mia
morale è ampia nei tempi che corrono, i limiti del male sono un territorio in ombra, i
territori del bene un'utopia che suona come qualcosa d'irraggiungibile.
- Gli equilibri che creamo per due, si dividono ora per tre.
- Camminiamo alla cieca per un sentiero nelle nebbia. Ogni cosa che voglio trovare, mi
strappa qualcosa che desideravo. Il destino gioca con noi con uno strano senso
dell'umorismo. Non ti da mai niente, senza toglierti qualcosa.
- La verità ha sempre un prezzo. Paghiamo con il sangue. Quelli che cadono, sono sempre
innocenti.
- Io lo so. L'ho sempre saputo. L'ho compreso, sei mesi fa, in un umido cuore di Shangai
dove Krycek ci portò due giorni dopo aver suggellato la nostra alleanza.
**
Sei mesi prima
21 febbraio
Shangai
10.45 p.m.
- SHANGAI è un labirinto multicolore. Le sue strade vivono catturate da un'eccitazione
costante, sull'orlo del collasso umano. L'assalto degli odori e dei suoni è implacabile,
ogni angolo impregnato dall'odore del cibo e contaminazione puzza per l'eccesso di gente e
salsa di soia. Grattacieli di cristallo graffiano le prime ombre della notte, complessi di
uffici sputano contabili vestiti in giacca e cravatta. Le torri s'innalzano sulla folla
come aghi aerei. Un poco più lontano il mercato si riempie di gente. I cuochi, decine ad
ogni lato della strada, fanno spaghetti con le proprie mani. Affinano la pasta fino ad
ottenere una sfoglia liscia, quasi viva. Le loro dita scivolano, formano strisce
infinitesimali nella carne morbida e farinosa. Quando hanno ottenuto enormi nastri
biancastri, li bollono in pentole dalla grandezza di una grotta. In fondo, si servono
anguille crude. Seduti a tavoli di legno, i clienti le bagnano nella salsa bollente per
pochi secondi e le mangiano appena morte, ancora gelatinose. Le anguille fanno gli ultimi
rantoli nella bocca, giusto con il primo morso.
- Mulder non può evitare di guardare.
- Ricordami di saltare gli antipasti, Scully e di andare direttamente alla parte in cui
vomito la mia mascolinità stretto al water.
- Formano un piccolo gruppo che avanza a passo fermo nella folla di Shangai. Uno squadrone
tra le stradine strette. Il centro è in fermento prima che sia notte e muoversi è una
gran fatica, bisogna scontrarsi continuamente con facce sconosciute. Mulder sente che sono
come una goccia di miele che cerca di infilarsi nella cruna di un ago. In qualsiasi posto
stanno andando, nuotano contro corrente. Quasi un giorno di volo da Washington. Né lui,
né Scully, che cerca di non rallentare il passo davanti a lui, sanno dove li porta
Krycek. L'inquietudine cresce man mano che proseguono verso l'obiettivo intangibile che ha
promesso loro.
- La Verità.
- Si fa fatica a credere che possano raggiungerla dopo tanti anni. La Verità è cresciuta
come un Graal che non si perde mai di vista e Fox Mulder si domanda se non si tratta di
una promessa che Dio ha fatto agli uomini da troppo tempo, un debito dimenticato nel
passato che né Dio, né gli uomini, possono ricordare esattamente.
- Arrivano a quel che sembra una strada più stretta di tutte, i muri s'innalzano e sembra
che si stringano man mano che salgano i piani. Il cielo è appena un a stretta apertura.
Le finestre delle casa sono chiuse e il fetore dell'urina dei gatti è più intenso di
quanto si possa desiderare. Scully fa un gesto di disapprovazione, il suo viso è serio
quando si rivolge a Krycek.
-Dimmi che ci siamo persi e che non ci hai portato qui di proposito.
- Invece di rispondere, Krycek si porta l'unica mano che gli rimane al braccio ortopedico.
In un punto tra il polso e il gomito, l'avambraccio nasconde un minuscolo scomparto, più
piccolo del dito mignolo di un bambino. Dentro, c'è la chiave e Mulder non sa se
sorridere e fare una battuta o mettersi a piangere per il pessimo copione. La realtà non
può rassomigliare così tanto ad un film di James Bond o ad un episodio dell'ispettore
Gadgett. E' impossibile.
- La chiave per "la verità" nel braccio di Krycek.
- Un commento sarcastico balla sulle sue labbra ma muore quando si apre la porta del
deposito. Al buio, non sembra molto più grande di uno spazio di un garage con pareti
irregolari. Ma quando accende la luce, quelle che sembravano pareti si rivelano per quello
che realmente sono: casse di legno dal pavimento al soffitto. Torri inumane che riempivano
tutti gli angoli, balle coperte con spessi teli impermeabili, di grandezza e forme diverse
che creano un puzzle irregolare. Polvere ed umidità, l'aria è quasi irrespirabile, i due
agenti del FBI si portano le mani al viso per cercare di trattenere la voglia di tossire.
Scully ci riesce a mala pena.
- Il deposito puzza di segreti conservati per troppo tempo.
- Per qualche motivo a Mulder sembra che in mezzo a quelle casse senza pietà, la sua
compagna appaia più piccola del solito. E Krycek, muto in mezzo a quel caos senza senso,
una presenza più minacciosa di quanto gli piacerebbe.
-Sono i tuoi compiti scolastici, Krycek?
-No, sono le tue riviste, ci puoi giurare.
C'è un odore spesso, come se ci fosse carta ammucchiata in stato di decomposizione.
Odora di libreria di cose vecchie e autunno nel bosco, terra umida e mancanza d'aerazione.
Si suppone che stiano davanti ad una grande rivelazione, Mulder non è capace di
comprenderla. Per le sue parole, e l'irritazione che non si disturba troppo a mascherare,
nemmeno Scully sembra capace.
-Krycek ti abbiamo seguito fin qui con un margine di fiducia molto piccolo. In effetti,
in questo momento è così piccolo che non c'entriamo tutti e tre. Se hai una spiegazione
per tutto questo, puoi risparmiarti la suspence.
Se Mulder avesse quindici anni-e forse ha sempre avuto quindici anni- caccerebbe fuori
la lingua a Krycek gridando " questa è la mia ragazza, fottiti". Poi gli
cancellerebbe a suon di botte quella faccia di costante superiorità per tirargli fuori
quello che sa.
- Tanto tempo dietro di lei, e gli agenti Mulder e Scully non la riconoscono quando ce
l'hanno davanti.
Le casse rimangono immobili, in agguato. Krycek si stringe nelle spalle. E' la sua
unica debolezza.
-Questa è la verità- afferma solennemente- La burocrazia del sindacato,
minuziosamente raccolta dai topi come me, che marcisce per mancanza d'attenzione.
Se non fosse tragico, Mulder piangerebbe.
-Ci stai prendendo in giro?
- Krycek indica un angolo che sembra diverso dagli altri.
Quando va avanti e tira la grossa tela scura che copre quel lato del deposito, gli agenti
del FBI possono vedere le casse che si distinguono dalle altre. Metalliche e sigillate, al
sicuro dal sudiciume e dal tempo. Inossidabili, impenetrabili.
- Sette casse.
- Tutte hanno lo stesso contrassegno. Ventisette- Krycek lo dice piano-undici-
sottolinea- sette tre.
Se è una battuta, Mulder non la trova divertente. Ventisette novembre 1973. Non ha mai
avuto tanta voglia d'ammazzare Krycek.
- Glielo messo io, ho immaginato che l'avresti trovato divertente se un giorno fossi
arrivato fin qui.
- L'unica cosa che gli impedisce lanciarsi in avanti e strappargli la giugulare con i
denti è la mano di Scully. Un paio di dita tiepide che gli sfiorano dolcemente
l'avambraccio. L'effetto è balsamico, praticamente miracoloso. Si domanda se Krycek non
sarà il demonio tentatore e Scully l'angelo che lo salva ogni volta.
- Che sciocchezza.
- Naturalmente lo è. Ogni giorno. E' quello che ha fatto per sette anni.
- Sono sette casse, Mulder. La cospirazione dalla A alla Zeta. Se qualche risposta non
sta lì, è perchè la domanda non valeva la pena. Tutto vostro.
- E questo è tutto. Quando la verità si rivela sono foto, rapporti, autopsie, carte,
dossiers, esami di laboratorio, analisi di DNA, ritagli di giornali. Non ci sono fuochi
d'artificio, sipario, musica. Solo Mulder e Scully, seduti nell'angolo peggio illuminato
di Shangai, esaminando dettagliatamente l'interno di queste sette casse metalliche per ore
sotto lo sguardo scrutatore apparentemente inoffensivo di Krycek, l'uomo che continua a
dar loro troppe cose senza che ci siano motivi rilevanti per giustificare tanta
generosità.
- La domanda continua ad essere perché lo fa, dove sta il trucco e cosa chiederà loro in
cambio ma né Mulder, nè Scully sono nella posizione di perdere tempo con queste domande.
Quello che finalmente possono sapere attrae ogni grammo dell'attenzione di cui dispongono.
- Sta tutto lì.
- La verità.
- Dagli anni cinquanta e l'accordo firmato tra il sindacato e le forze extraterresti per
creare un Armaggedon pattuito, perfino ognuno degli esperimenti con le donne rapite per
creare ibridi alieni che sarebbero serviti come schiavi alla colonizzazione annunciata.
- Sta. Tutto. Lì.
- Sette casse.
- Ogni foglio d'informazioni che passa per le loro mani, fa sì che il magazzino odori
sempre meno di carta. Quello che hanno tra le mani non è inchiostro, né sono parole,
sono crimini e menzogne e per questo l'aria si va riempiendo d'orrori, fino a che l'odore
del sangue diventa praticamente irrespirabile.
- Quando fa giorno, c'è una peso grave sul viso di Mulder che non corrisponde alla
stanchezza logica di una notte di veglia leggendo in penombra. E' la stanchezza di tutta
una vita quella che fa sì che i suoi occhi sembrino tristi e assenti.
-Scully, non ho mai pensato che l'avrei detto- dice in un sospiro- ma la verità puzza.
- Fuori del deposito la folla si sveglia con il mattino. Le persone si muovono come un
unico organismo che serpeggia e si muove a spirale. Milioni di persone sembrano poco meno
che insetti che escono dai loro nidi notturni per alimentarsi alla luce del sole.
- I loro giorni sono contati. Per gli omini grigi schiacciarli sarà facile come eliminare
una fastidiosa invasione di formiche.
- La fine del mondo plana su di loro.
E Mulder non ha ancora
provato il lato più amaro della verità.
**
Sei mesi dopo
20 Settembre
New York
Hotel Roosvelt
- Il sole filtra nelle finestre della stanza del Roosvelt. New York è un autunno in fiore
e il sole gioca con le cime degli alberi all'altro lato delle tende. Mulder prepara la
valigia, impaziente di tornare a Washington, lasciarsi indietro la Russia, indietro
l'immagine di Scully nella discoteca al braccio di Alex Krycek. Arrivare quanto prima alla
relativa sicurezza del quotidiano.
- Analizzare i dischi rubati. Scoprire che cosa ha dato loro l'informatore.
- Suona il telefono. Un numero sconosciuto che presto si rivela per un gracchiare
familiare.
-Di che il mio kung fu è il migliore.
-Che pensi se dico" buongiorno, Frohike" e la piantiamo qui?
- Di sottofondo si sentono le voci degli altri pistoleri. Uno dei loro telefoni con
l'altoparlante permette di fare conversazioni a tre.
- Byers.
- Non ci hai chiamato da quando sei tornato dalla Russia, Mulder. Non darai l'esclusiva
all'Enquirer prima che a noi, no?
Langly.
-Siamo curiosi di sapere se ci hai portato qualche regalo dalla steppa siberiana.
Riescono sempre a farlo ridere i tre trolls. Non lo confesserebbe mai, ma lo divertono
e ancor peggio, lo fanno sentire in famiglia.
-Vi ho portato il costume tradizionale della donne per il raccolto nella tundra,
ragazzi.
-E' della mia taglia?- domanda Frohike.
- Qualche volta lo sorprendono anche. Non c'è linea
telefonica che sia abbastanza sicura e tutti sanno che non possono parlare finchè non
stanno a Washington. Ma Mulder è così impaziente come loro di mettere le mani sui dischi
e la fiala. Non può evitare di sentirsi pieno di speranza.
- Forse qualcosa in questi dischi significa che esiste un domani.
- Vi porterò un regalo quando arriverò. Questa notte?
All'altro lato della linea, la redazione del Lone Gun sembra approvare l'idea.
Naturalmente Frohike non può evitare di aggiungere che se
-
vieni con l'incantevole agente Scully faremo uova rancheros.
E' tentatore. Non c'è molta gente che lo sa ma quel bastardo di Frohike è quasi più
bravo come cuoco che come pirata informatico. E per qualcuno che ha ottenuto l'indirizzo
di posta elettronica personale di Bill Gate e gli ha inviato 500 e-mails da indirizzi
diversi con la frase" muovi il tuo cu-cu e cambia il tuo software, lattante", è
dire molto.
-Non ti prometto niente, Frohike. Credo che andrà a trovare sua madre.
- Il poverino sembra deluso. Mulder non può fargliene una colpa. Non è facile abituarsi
a stare senza Scully. Non capisce come mai ci siano 6 miliardi di persone che lo fanno
tutti i giorni. I poverini non hanno mai provato l'eroina sotto forma di Dana Scully. Non
ne sentono la mancanza. Non sanno nemmeno cosa sia vivere intensamente.
- Chi non ha provato Scully, non ha vissuto.
- Mi preoccupa che passa più tempo con l'Uomo con la Protesi che con me, Mulder.
Dolcemente come unghie affilate in un pezzo di burro, le parole di Frohike lo
attraversano, fanno delle sue insicurezze una bolla acuta e presente e reale. Il piccolo
gnomo ha raccolto le sue paure- non può essere- e gliele ha servire su un vassoio.
-Quell'idiota ha il look da Cattivo Ragazzo, alle donne piace di più del mio look da
Ometto Strano. Non mi piace.
- Mulder ha un'immagine che lo abbandona poche volte, ma che si fa vivida, fisica,
penetrante e letale quando Frohike parla. E' la foto presa come prova in un XFiles. Scully
non sa che esiste, chiaro, è una delle cartelle della collezione speciale di Mulder che
lui usa per torturarsi.
- La schiena di lei tatuata con un serpente. L'atto supremo di ribellione, la sua pelle
che gli grida " non sono tua, Mulder".
- Ribellione marcata con inchiostro e fuoco.
- E se a Scully piacciono veramente i cattivi ragazzi?
- Non può essere.
- E invece, quando tornano in aereo a Washington, con addosso l'informazione
trascendentale, con qualcosa che FINALMENTE può fare la differenza, Mulder no sta
pensando a dischi e fiale, non sta pensando alla verità e all'apocalisse. Li sta
osservando, vedendo indizi, dove forse ci sono solo fantasmi.
- A volte il braccio di Scully sfiora quello di Krycek.
- A volte sulla schiena, giusto dove Mulder sa che sta il tatuaggio.
- Non gli piace.
**
Sei mesi prima
22 febbraio
Shangai
06:15 a.m.
- Ancora nel deposito, incapaci di muoversi o di ricordare quando hanno dormito l'ultima
volta, Mulder e Scully controllano punto per punto ognuna delle carte che trovano nelle
sette casse. Niente che non sapessero, le rivelazioni non sono grandi pezzi
d'informazione, ma piccoli nessi tra le cose che già sospettavano. Connessioni neurali
tra menzogna e menzogna. Ora viene alla luce del giorno quello che avevano tastato
nell'oscurità, toccano non solo i bordi, ma i paesaggi interni della verità.
- Rapporti sopra la vita aliena sul pianeta, la prima forma di vita della terra, milioni
di anni indietro. Dettagli sul patto che pochi uomini eletti firmarono con i liders di
questa razza che reclamava la sua casa. Autopsie dei primi bambini- figli biologici dei
cospiratori- che furono sottoposti ai tests. Progetti d'ibridazione non portati a termine,
lì stavano i nomi di tutti gli scienziati che collaborarono, fornendo agli uomini
nell'ombra il materiale genetico, embrioni umani, conoscenze tecniche, quello di cui c'era
bisogno. Ci sono cloni alieni, le pedine nella scala evolutiva extraterrestre.
- Ci sono le connessioni dei cospiratori nel senato, il congresso, l'intelligencia, la
Casa Bianca.
- E la vaccinazione. Gli sforzi per ottenerla. Tutto dettagliato.
- Hai guadagnato molto denaro vendendo queste cose, Krycek?
Mulder lo domanda con più disgusto che odio, quando ha ancora tra le mani la terza
cassa. Krycek è appoggiato contro il muro, seduto su una cassa, con gli occhi chiusi
anche se non sembra che stia dormendo.
- Qualcosa. Ma lo speso tutto in puttane e alcool. Proprio come mi disse mia madre che
sarebbe successo.
Non si prende il disturbo di guardarlo per rispondere. Mulder ingaggia sempre battaglie
dialettiche che nessuno può vincere.
-Hai una madre?-ironizza.
-No. Sono nato sotto un cavolo e mi hanno allevato i lupi- Secco sarcasmo.
-Questo spiega quasi tutto.
- La quarta cassa sono fotografie. Scully ha aperto mille cadaveri, ha cercato con le
proprie mani nelle viscere delle persone bruciate, affogate, assassinate, torturate e
violentate. Ma i bambini bruciati hanno il potere di farle rivoltare lo stomaco. In molti
di loro non si può distinguere nemmeno la forma del sesso, indovinare se sono bambini o
bambine.
- La quarta cassa fa sì che Auschwitz sembri un parco di divertimenti.
- Il fumatore, Bill Mulder, Cassandra e Jefrey Spender, sono solo pochi nomi nel grande
schema della cospirazione. Granelli di sabbia in un deserto di biografie. La quinta cassa
ne è piana. Scienziati, medici, politici comprati, assassini a pagamento, soggetti di
tests, informatori, spie, funzionari.
- E loro. Fox William Mulder. Dana Katherine Scully.
- Lì stanno le loro vite. Passo per passo. Annotati i loro movimenti, analizzati i loro
passi, fotografati, spiati nei loro momenti più intimi. Mulder, sconfitto, stanco, occhi
rossi e muscoli dolenti, non può evitare di sorridere quando trova un commento ai primi
rapporti di revisione di Scully, datato dopo il terzo caso insieme, autunno 1992. La
tentazione di leggerlo ad alta voce è troppo forte.
-" La dottoressa Scully non sembra tanto interessata ad imporre i suoi punti di
vista, che avevamo giudicato rigidi e straordinariamente aderenti alla prassi scientifica,
quanto ad ascoltare con un modo di fare moderatamente tollerante, le teorie dell'agente
speciale Fox Mulder. Questo è qualcosa che non avevamo previsto e meno che mai con la
celerità con cui sembra si sia stabilita tra loro la fiducia. Sarebbe conveniente
rivalutare la scelta dell'agente Scully come contrappeso ideale agli XFiles. Raccomandiamo
un controllo dettagliato in vista di nuove circostanze"
- Consola sapere che in alcune cose si erano sbagliati. Consola sapere che gli imperatori
del mondo sottovalutarono la piccola spia. Mulder sorride suo malgrado. I suoi occhi
abitualmente bigi, hanno perso tutto il marrone del miscuglio, sono così verdi che
sembrano grigi o azzurri.
- Spiati, fotografati, conservati in una cassa, Mulder e Scully hanno sempre saputo di
essere sorvegliati ma c'è una differenza tra l'avere una convinzione e tenere tra le mani
il peso dell'evidenza.
- Krycek conferma i loro timori.
-Vi hanno spiato fin dal principio. Scully è la più facile dei due da seguire.
Lei lo guarda nascondendo quanto si sente turbata. E' brava a mascherare l'ansia. Ha
anni di pratica.
-Per il microclip?
- Krycek annuisce. Non sembra pentito per aver collaborato al suo rapimento, alla
collocazione di questo clip la cui estrazione l'aveva portata ad un palmo dalla tomba. Non
sembra pentito di niente e tenendo conto delle cose che ha fatto, quello che ha saputo e
nascosto, Scully crede che il pentimento sia il minimo che dovrebbe avere la decenza di
sentire. Dimostrerebbe almeno, un certo senso remoto d'umanità.
- Dimostrerebbe che Krycek è diverso dai replicanti assassini, questi temibili
"super soldati" che mostrano la sua stessa durezza glaciale.
- Forse non è diverso. I super soldati vogliono annientare l'umanità per la propria
sopravvivenza, sono solo istinto, crudeltà e morte. Krycek è, come loro, un
sopravvissuto interessato a salvare l'umanità per salvarsi con lei.
- Scully sospetta che se la scelta finale fosse tra lui e sei miliardi di persone,
scoppierebbe a ridere, metterebbe fine all'umanità e festeggerebbe la sua sopravvivenza
senza gettare uno sguardo indietro.
- Lui e i super soldati hanno fini opposti, cuori simili e fiele nelle vene.
-Mi hanno rapito per fermare le investigazioni degli XFiles?- domanda
-No- risponde Krycek- Ti assegnarono per spiare Mulder, distrarlo dal corso delle sue
indagini, già lo hai letto. Quando costatarono che non lo avresti fatto, considerarono la
sconfitta come una vittoria. Ora avevano un punto debole con cui attaccare Mulder. Se
rapivano te, potevano esercitare una pressione su di lui, orientare le sue indagini nella
direzione adeguata.- Krycek sta seduto su un paio di casse di legno vuote, parla senza
passione, nasconde il fatto che lui è stato uno dei primi a notare l'inteso legame tra la
supposta spia e il famoso Mulder.- Grazie al clip, potevano controllare te. Controllata
tu, controllavano lui.
Scully fa uno sforzo perchè la sua voce non si rompa. Non davanti a Krycek.
- Si prendevano molto fastidio.
-Mulder è il figlio di Spender, l'uomo forte del sindacato. Interessava loro.
- Non è tutta la verità. ma Mulder e Scully sono schiacciati da quello che sanno, da
quello che costatano, da quello che hanno tra le mani e fanno domande di tanto in tanto,
immersi nel nodo più grande della cospirazione.
- Non sospettano nemmeno che la decisione di rapire Scully fu molto, molto più complessa,
molto più vitale di quello che può rivelare.
- Krycek deve svelare alcuni segreti per guadagnarsi la loro collaborazione ma deve
conservarne altri più pericolosi. I poveri disgraziati si accontentano di poco. Quello
che c'è nelle casse è la punta dell'icesberg ma sembra che siano sazi per il momento e
questo dimostra il poco che hanno saputo fin'ora. Sono sempre stati al margine di tutto,
cercando di abbattere la Muraglia Cinese con una pagliuzza.
- Alex Krycek ha scelto un'altra strada. Lavorare dall'interno. Distruggere la bestia
convivendo con lei. C'è bisogno di meno scrupoli morali ma la morale è un privilegio nel
quale ha smesso di credere da anni. Quando si è reso conto che i risultati esigevano
decisioni rapide e difficili.
- Esigevano sangue e qualcuno doveva spargerlo.
- Lui era disposto.
**
20 anni prima
16 gennaio 1980
da qualche parte in Colorado
09:20 a.m.
- ALEX corre nella neve e gli bruciano i polmoni, scottati dal freddo intenso, il suo
respiro è così freddo che sembra fuoco. E' una mattina di pieno inverno e gli fa male il
petto man mano che accelera il passo in direzione del bosco. Si sente tumefatto e da tempo
che ha smesso di sentire le grida della madre sul portone di casa, che lo supplica di non
farlo.
- Non rovinare la tua vita, Alexander!
- Non può pensare, non può pensare, non può pensare. Non vuole sentire.
- C'è un manto di neve tutt'intorno, ma non ha tempo di guardarla. E' tutto troppo
bianco, come se stesse diventando cieco. Quello che gli brucia di più non è la neve, non
è il freddo, è l'arma. La stringe nella mano destra, così forte che le nocche sono
diventate bianche appena uscito di casa. Non può cadergli la pistola del nonno. Se cade
potrebbe bagnarsi. Se si bagna, non può sparare.
- Sparare. Che verbo strano. Preferisce non pensarci. Preferisce correre. Gli piacerebbe
smettere di sentire la voce di sua madre lontana, tatuata in un angolo della sua mente che
non smette di strillare.
- Alexander, pensaci, se lo fai tutto cambierà per sempre.
- Il tumulto delle sue viscere è un caos sinfonico, l'adrenalina gli fischia nelle
orecchie, non ha mai sentito tanto sangue in ogni parte del corpo. Quando arriva al bosco,
la casa della sua famiglia è quasi un punto invisibile all'orizzonte e non può smettere
di correre seguendo le impronte nella neve. Tutto quello che ha appreso nei suoi anni di
caccia con il nonno è ora parte di lui. Segue le sue prede senza smettere un secondo di
pensare a quello che ha visto in casa.
- Ci sono tre paia d'impronte.
- Due, sono di stivali militari.
- Gli stessi stivali che hanno distrutto a calci i mobili di casa, che hanno battuto il
nonno quando era per terra e lo hanno dato per morto. Gli stessi stivali che Alex ha visto
da uno spiraglio della sua stanza. Quegli stivali sono impressi nella memoria del suo
occhio mentale. Come le parole di sua madre e le grida e i pianti.
- Non sa cosa sta succedendo. Sa solo che suo padre era in casa quella mattina prendendo
il te e ora se lo sono portato via gli uomini con gli stivali militari e un forte accento
che non sa identificare. Dovrebbe prestare più attenzione alle lezioni di russo del
nonno. Si promette di farlo se il nonno sopravvive.
- Deve fare più attenzione.
- C'è troppa neve, neve ovunque e sa perfettamente quello che faranno i due uomini. Lo sa
anche sua madre e suo nonno. Ma sua madre sta piangendo e il nonno forse è morto.
- Fa freddo e l'unica cosa che separa Boris Ivanovic Krycek dalla morte è suo figlio e la
pistola che ha tra le mani mentre continua a correre dove portano le impronte e il rumore
degli uomini.
- Rumore. Finalmente.
- Quando arriva alla radura, stanno tutti e tre lì e Alex si sente molto più calmo del
previsto. Si sente tranquillo, sereno, come se fosse un automa che esegue tutti i
movimenti seguendo un programma stabilito, senza nessun intervento della volontà
cosciente.
- Padre sta in ginocchio, con gi occhi bendati, senza dire niente. Gli uomini con gli
stivali militari lo tengono sotto tiro. Sono di schiena, è un tiro facile. Quasi come
uccidere conigli, come lo fa con il nonno. Bastano due tiri, anche se lui ne spara altri
in più. Gli uomini cadono sulla neve, il rumore delle pallottole esplose è assordante.
Gli uccelli escono dai loro rifugi nelle erbacce. Suona una bomba di neutroni in paradiso.
- Padre è vivo.
- E' arrivato in tempo.
- Alex lo solleva dal suolo e gli scioglie il bavaglio senza scambiare una sola parola.
Quando Boris si è liberato dalle corde, prende la pistola e finisce i due uomini che
cercavano di giustiziarlo con un colpo negli occhi ad ognuno. Uno di loro si muove al
ricevere lo sparo, forse gli rimane un ultimo sprazzo di vita.
- Nel bosco, i lupi s'incaricheranno di loro.
-Tua madre?
-Sta bene.
- E' la prima volta che Alex vede suo padre sparare. Quando parla, si rende conto che ha
le dita tumefatte e uno strano sapore in fondo alla gola. I due chilometri attraverso il
bosco gli presentano il conto improvvisamente e cade a terra in ginocchio, incapace di
sostenere il peso del corpo. Ha appena salvato suo padre.
- Ha appena ucciso due uomini.
- Il vomito lo coglie all'improvviso. La nausea è così violenta che i resti della
colazione gli rompono le vene del naso. Si domanda se sta vomitando anche gli occhi e se
il sangue che c'è a terra è suo o degli uomini che ha assassinato.
- Si domanda come si sarebbe sentito se avesse ignorato la sua responsabilità e quel
sangue fosse del padre morto. No. C'è qualcosa che sa con certezza. Preferisce essere il
carnefice di questi due sconosciuti che il responsabile della morte di suo padre.
-Era il loro sangue o il mio sangue, Alex
Padre può leggergli dentro con facilità. Le sue parole lo tranquillizzano. Ha fatto
la scelta necessaria. Non c'è altro da pensare, nonostante che i conati persistano e non
può mettersi in piedi. Quando il padre lo solleva con sforzo, gli lascia un fazzoletto di
cotone bianco per lavarsi.
-Andiamo a casa-, dice Boris e poi, aggiunge in russo,- ci sono cose che devi sapere.
- Padre e figlio vanno verso casa, gli uomini con gli
stivali militari non si alzeranno mai più in piedi.
- Mai più. Ha tolto loro tutto quello che avevano e tutto quello che avrebbero potuto
avere.
- Questo è quello che sua madre gli ha detto prima di uscire, tra grida isteriche.
- Il sangue che si sparge non si può raccogliere, Alexander.
- Il nonno è solito dire che l'aceto non può tornare ad
essere vino. Ora tutto è cambiato ma suo padre è vivo, non è il suo sangue quello che
macchia il suolo. Questo è la cosa importante.
- Quando arrivano a casa, sua madre si è asciugata le lacrime e il nonno si è alzato da
terra, malridotto ma vivo. Parla in russo con Boris e quando finiscono, si avvicina ad
Alex e lo abbraccia. Un gesto che lo fa sentire grande e strano, parte di qualcosa che non
capisce. Boris gli racconta una storia vicino al fuoco e sua madre gli porta caffè con
liquore.
- Non ti ho mai raccontato la verità, Alexander, perchè non tutti possono assumere
questa responsabilità.
Padre parla in inglese, anche se con un forte accento russo.
-Quegli uomini che volevano uccidermi fanno parte dell'organizzazione più importante
di questo pianeta.
- Alex ascolta con attenzione. La prima volta che suo padre gli racconta che è una spia
coinvolta in una cospirazione crede che stia mentendo, quando gli parla degli
extraterresti sta sul punto di scoppiare a ridere. Il riso si congela quando comprende che
non è un racconto di fantascienza, ma una realtà che minaccia il futuro prossimo. Gli
extraterrestri vogliono il suo pianeta e la razza umana non ha posto nei loro piani.
- Quanto più sa più tranquillo si sente. Tanto più logica gli sembra la decisione di
uccidere quegli uomini. Non era un assassinio.
- Era un'azione di guerra. La guerra è sempre stata lì alle sue spalle. La guerra spiega
tutto.
-Quegli uomini servono la colonizzazione. Atri come me, lottiamo contro di essa.
Al calore del camino, suo padre gli chiarisce il suo destino. In realtà, tutto gli
sembra semplice e chiaro.
-Resistere, Alex. O servire. Non ci sono altre possibilità. Devi scegliere.
Lo vede chiaramente. Non ci sono altre possibilità.
- Sapere queste cose è una responsabilità, Alexander. Ma solo gli uomini eccezionali
si assumono le responsabilità.
- Padre parla molte volte degli uomini eccezionali. Madre sta zitta. Anche lei capisce che
il destino è segnato e che suo figlio sarà un soldato, come suo padre e suo nonno. Sa
che la guerra non si può abbandonare perché ti lascia marchiato a sangue e non c'è via
per tornare dall'inferno.
- Il latte si può versare dalla bottiglia ma non può tornarci dentro.
- Alex pensa a loro come soldati. Fanno ciò che è legale. E se non è così, quello che
è bene. E se non è così, quello che è necessario. Tutto quello che è necessario. Una
volta che Alexander sa la verità cerca di comportarsi con responsabilità, come un uomo
eccezionale.
- Ha solo quindici anni ma si sente molto più grande con il peso del mondo sulle spalle e
i segni inequivocabili del sangue sulle mani.
- Il latte si è versato dalla bottiglia. Da quel momento e per sempre. I suoi giorni sono
vino, il suo destino è aceto.
**
22 Febbraio
Shangai
06:15 a.m.
Sette casse non sono tante ma svuotarle del loro contenuto porta via a Mulder e Scully
tutta la notte. I primi raggi del sole minacciano l'oscurità che regna, illuminata solo
da una squallida lampadina senza portalampada, quando Krycek decide di fare l'ultimo
passo, lanciare Mulder nell'abisso della verità e aspettare il risultato. E' sorpreso di
non sentire un piacere sadico quando gli da il rapporto. E' nascosto nell'angolo più
buio, appena dieci fogli, abbastanza fotografie.
- C'è un'ultima cosa che dovresti vedere.
- Prima di raccoglierlo, Mulder cerca gli occhi di Scully. Chiedendo il permesso, come
sempre. Non fanno un passo senza consultarsi senza parole. A volte Krycek si sente fuori
posto, a volte gli viene da ridere.
- Sono invalidi emozionali, niente di più. Deve ancora decidere se questo li fa più
deboli o più forti.
- Deboli, sicuramente più deboli.
- Il colore abbandona il viso di Mulder quando apre il vecchio rapporto dagli angoli
gialli.
-Che cos'è?
- Davanti alla domanda ansiosa di Scully, Mulder ingoia saliva, tarda qualche lungo e teso
secondo a rispondere. Krycek lo guarda come se fosse un esperimento di biologia, si è
domandato molte volte se ci sarebbe stato per vedere il suo viso quando alla fine l'avesse
saputo. Come può coinvolgerlo tanto? Le sue ferite non si cicatrizzano mai, anche se sono
vecchie. Mulder non sa superarlo. Il dolore sgorga da lui con tanta forza che a volte
Krycek crede che solo standogli vicino avrà nausea.
- Per uno che custodisce le sue emozioni così in profondità che quasi le ha dimenticate
Mulder è una fiamma che l'attrae e lo respinge allo stesso tempo.
- Una fottuta montagna russa emozionale che ti cattura nella sua energia, fa sì che tutto
sia intenso.
-Mulder che cos'è?
Dolce, preoccupata, la voce di Scully lo tasta, lo tira fuori dai sui pensieri e
ottiene che Mulder la guardi. Quando parla, suona roco, come se gli avessero strofinato la
gola con la carta vetrata.
- L'autopsia di Samantha.
Le parole hanno il sapore del fiele.
-E' l'autopsia di Samantha.
**
Sei settimane dopo
20 Settembre
Washington
D.C.
Appartamento di Dana Scully
02:15 p.m.
-Mamma?
-Dana! Già sei tornata a New York?
La chiama prima di disfare i bagagli, con una sensazione agrodolce nel cuore. Sua madre
sembra contenta, l'allegria serena della sua voce è come una dolce pugnalata allo
stomaco.
-Sì. Solo era un consulto in un ufficio regionale del FBI, mamma. Ma potremmo
ritardare la cena? Devo
-
lavorare. Perchè non mi sorprende?
Non sembra nemmeno arrabbiata. Come se avesse accettato da anni che per sua figlia
minore la famiglia era una cosa secondaria davanti al lavoro. Non può spiegarle che il
suo lavoro è il destino degli uomini e delle donne, di tutti i bambini. Non può
spiegarle niente, solo fingere davanti a sua madre per salvarla o salvare se stessa.
-Mi dispiace- riesce a dire. Le dispiace veramente ma non solo per la cena.
Parlano un poco di cose futili e pettegolezzi del vicinato. Scully pensa ad Akab.
Quello che penserebbe di lei se sapesse che nasconde tante cose a sua madre.
-Almeno promettimi che sarai qui per l'anniversario di Melissa.
-Te lo prometto, mamma.
- Non le si spezza la voce quando lo dice. Non piange nemmeno quando riattacca il
telefono.
- Krycek ha le idee molto chiare. Quanta più gente sa che Melissa è viva, più grande è
il pericolo che questa corre.
- Anche Scully ha le idee chiare.
- Ogni secondo che passa senza dire a sua madre che Melissa è viva, diventa responsabile
di un assassinio.
- La uccide ogni volta. Con ogni silenzio.
- Non sopporta di pensarci, la colpa la divora come un peso morto sulla coscienza e
s'intrattiene per distrarre la direzione più oscura del suo pensiero. Ha cose da fare,
come prepararsi, disfare la piccola valigia da viaggio, andare dai "Lone Gun"
con i dischi e la formula dell'informatore.
- Fare la doccia.
- Non pensare.
- Qualcosa è sul punto di cambiare.
- Glielo dice una sensazione formicolante nello stomaco che non si calma quando l'acqua le
riscalda la pelle. Nuda sotto la doccia si sente al sicuro per qualche secondo, coperta
dal calore da tutte le parti, sola con il suo corpo, non tanto come Dana Scully che ha
tutto sotto controllo, ma Dana Scully, che non sa quasi niente e cammina alla cieca
cercando di non sbagliarsi.
- Nella doccia si placano le sue colpe e a poco a poco, un'immagine s'istalla nei meandri
umidi e caldi del bagno pieno d'umidità e segreti mal custoditi.
- Mulder. Lenzuolo alla vita, che inciampa nudo, espressione assonnata, capello
scompigliato, occhi vitrei, telefono sul letto.
- Krycek all'altro lato.
- Il bagno si riempie di vapore. La sua mente s'oscura, va attraverso l'acqua calda in
tutti i posto in cui si sente sicura. Non può evitarlo. Va fino a Mulder e l'ultima
volta- l'ultima e la prima volta- che hanno dormito insieme.
- Nello stesso letto. In un motel cadente di Shangai.
- Il ricordo fa male, brucia.
- Mulder.
- Sua sorella non tornerà mai più a casa. Ci sono più vittime in una guerra silenziosa
di quello che si possa sospettare.
**
Sei mesi prima
22 febbraio
Shangai
06:15 a.m.
- Quello che ricordo di più di Shangai è l'odore. Tutto un viaggio di odori stranieri,
lontani, profumati come baci di un adolescente all'alba del tempo. Ricordo il miscuglio di
soia e verdura e mushu nel mercato. Ricordo la carta e l'umidità e l'urina dei gatti nel
vicolo dove Krycek conservava tutte quei documenti. Ricordo l'odore di cuoio sporco nel
taxi che ci portò all'hotel quando l'alba era una promessa sul punto di esplodere.
Ricordo quel profumo dolce di detergente nella mia stanza. Ricordo che mi tolsi i vestiti
per fare la doccia e puzzavo di disillusione.
- Non ricordo quanto tempo passai in quella stanza, vedendo scorrere il tempo, con la
mente vuota. Ero solito avere momenti di vuoto quando Sam scomparve, ore intere perse a
guardare il nulla che poi non riuscivo a ricordare. Non sono sicuro che qualcuno in casa
mia se ne rendesse conto o se ne sarebbe importato se l'avesse saputo.
- Shangai era una nube e facevo uno sforzo a respirare.
- Avevo ancora l'autopsia nonostante che Scully avesse cercato, in un modo poco sottile,
di farsela lasciare.
- Le promisi che avrei dormito. Riposerò, Scully. Non, non mi farò ossessionare vedendo
le foto di mia sorella torturata e morta, Scully. Mentii. Non mi credette ma mi lasciò
solo perché Scully non è di quelle che ti forzano ad essere migliore, aspettano solo
finchè cadi dalla pianta e incominci a camminare da solo verso la luce.
- E' inutile dire che con me deve armarsi di pazienza.
- Non potevo smettere di guardare il rapporto. Come avrei potuto? Tutta una vita dedicata
a lei e lì stava la mia ricompensa. Samantha Anne Mulder magra, livida, nuda, fotografata
su un lettino metallico. Vinta, usata, torturata a solo tredici anni. Aveva ecchimosi in
tutto il corpo, si potevano vedere le ossa delle costole, si distinguevano nitidamente
attraverso la pelle gialla. Il corpo senza grasso, l'espressione sfigurata per l'orrore di
vari anni di sequestro.
- Le fotografie non lasciavano niente all'immaginazione.
- Se questa autopsia fosse capitata nelle mani di Scully, lei avrebbe tolto le foto, per
risparmiarmi il boccone amaro. Krycek, ammesso che ci pensi a questo genere di
particolari, li considera poco degni. Lui crede nella verità a bruciapelo, finchè ti
spacchi in due. Se sopravvivi quel bastardo di Krycek crede che hai superato un test
attitudinale per l'apocalisse. Se non sopravvivi, non sarà lui che piangerà al tuo
funerale.
- Una cosa è sicura. Io mi sarei rifiutato con tutte le mie forze di accettare la morte
di Sam senza quelle fotografie. Senza l'evidenza irrefutabile nelle mani. Insistetti per
sapere dove era sepolta ma a quanto sembrava i rapiti come lei che non resistevano alle
prove erano cremati per evitare problemi.
- Non avevo una tomba dove piangerla.
- Le mie speranze erano state ridotte in cenere e buttate nel secchio della spazzatura
decine di anni prima.
- Qualcuno aveva strappato Sam dalla sua casa. Terrorizzata e usata. Bruciata e gettata.
- La mia verità. Quello che avevo cercato per tanto tempo.
- So che un uomo adulto e relativamente intelligente non dovrebbe delirare con sogni
infantili. Ma la verità è che per anni pensai che era impossibile. Che veramente non
poteva essere morta. Se lo avessi desiderato abbastanza, se mi fossi sforzato abbastanza
lei avrebbe finito per apparire. Ero come un fanatico religioso che considera impossibile
che Dio non esiste perché sente la certezza nel più profondo del suo cuore.
- Non lasciavo che la realtà, la probabilità, la ragionevolezza e il tempo facessero
presa in me perché non poteva essere. Perché il ricordo che avevo di lei
continuava ad essere quello di una bambina troppo sveglia e troppo cocciuta che mi faceva
arrabbiare e si attaccava il chewing gum nei capelli e correva sulla sabbia dei Vigneti di
Marta. E questa immagine era così piena d'allegria infantile- questo ricordo così vivo-
che non trovavo il modo di conciliarlo con l'idea di una Samantha morta.
- Spenta. Sterile. Finita.
- Nella triste stanza dell'hotel di Shangai- credo che fosse lo Sheradon- memorizzai ogni
riga. " Il soggetto non ha potuto resistere alla prima fase delle prove necessarie
per il processo d'ibridazione". " Ora della morte quattordici e trentetre".
- Avrei potuto essere io, morto in quelle fotografie, ma non lo ero. Perché mio padre
biologico scelse di lasciarmi vivere e quel vigliacco di Bill Mulder non seppe
affrontarlo.
- Pensavo a tutte queste cose, sentendo quella bolla familiare di colpevolezza nello
stomaco, ogni volta più piena di schifo, ogni volta più piena di rabbia, ogni volta più
esplosiva. Quando Scully bussò guardai l'orologio per la prima volta. Era mezzogiorno.
Aprii la porta per chiederle di non darmi fastidio ma quando la vidi non ebbi la forza di
dire niente.
- Le foto stavano sul letto. Dana Scully ha un limite per l'auto tortura, contrariamente a
me. Così che volle raccoglierle tutte. Mi opposi. I dettagli sono ora sfumati ma so che
insistette. E che io continuai ad oppormi. Credo che alzai la voce ma non ricordo ciò che
dissi. Invece, non posso dimenticare il suo sguardo. Tutto determinazione e ardore, come
ogni volta che prende una decisione per il bene di un'altra persona. Forse anche lei alzò
la voce anche se sono sicuro, non così tanto come me. So quella maledetta autopsia era
tutto quello che mi rimaneva di mia sorella e che non ero, per nessun motivo, disposto a
rinunciarci.
- Nemmeno lei era disposta a rinunciare.
-Mulder voglio che tu me la dia!
- La odiai. Era così chiaro. Lei aveva la colpa di tutto. Frigida chiusa incapace di
vedere più in là del suo microscopio. Lo pensai ma non lo dissi, non so perché. Sono
quel genere di bastardo figlio di gran puttana che dice queste cose solo per aspettarsi
una reazione dagli altri e provare il suo castigo.
- Per questo dissi qualcosa ancora più stupido, sapendo che avrebbe fatto più male.
- E' meglio non avermi vicino quando sono in stato di shock.
- Hai sempre voluto che fosse morta.
Le dissi questo.
-Così che non dovevi credere negli omini verdi. Molto meglio che mia sorella fosse
morta, sotterrata in una fossa da un assassino di bambini, per esempio. Questo è più
logico, ha più senso. Così è più facile non credere.
- Ogni giorno, mi domando trenta o quaranta volte al minuto perché Scully continua a
stare con me e non trovo mai la risposta. Qualsiasi essere umano normale sarebbe uscito
correndo dalla stanza in quel momento. Ancora di più. Qualsiasi essere umano normale mi
avrebbe spaccato la faccia e sarebbe uscito dalla stanza, dalla Cina e dalla mia vita.
Questo sarebbe stato la cosa razionale e Dana Scully è molto razionale. Andarsene via e
farmi supplicare per i successivi vent'anni il suo perdono sarebbe stato sensato. E Dana
Scully non è altra cosa che sensata. Avrebbe dovuto farmi supplicare la sua clemenza fino
a che non mi sanguinassero le ginocchia.
- L'unico problema è che Dana Scully- sensata, razionale, logica Scully- non è un
essere umano normale. Così come stanno le cose, direi che è abbastanza straordinaria.
Mette sempre la lealtà al di sopra di ciò che è sensato. Non so perché m'include nella
ridotta lista delle persone per cui è disposta a rischiare tutto, ma so che non me lo
merito.
- Non la merito, non lo capisco. Non è normale. Ma è così.
- Non gridò nemmeno. Il viso era pallido e forse aveva una tonalità vitrea nello
sguardo, ma non gridò- Stese semplicemente la mano e disse tre parole.(N.d.T. in italiano
due.)
- Ingoiando l'ira o il dolore o qualsiasi cosa si nascondeva dietro di quello sguardo
ieratico.
-Mulder, dammelo.
- Non seppi rifiutare. Le avevo mostrato la parte peggiore di me e lei stava lì. Io
volevo che mi odiasse e mi castigasse per aver perso mia sorella e lei allungò la mano.
- Fidandosi.
- Perchè non era capace di punirmi?
- Le detti l'autopsia e sospirò. Credo di sollievo. Osservai che le tremava la mano,
posso chiudere gli occhi e sentire ancora quel tremito nel mio cuore. Credo che aspettava
terrorizzata la mia successiva reazione. Allora mi resi conto dello schifo che sentivo e
che mi stava asfissiando, poteva essere solo schifo verso me stesso. Mentre facevo del
male all'unica persona al mondo che si lascerebbe uccidere per me.
- Nella stanza dell'hotel la voce di Scully era Bach e Beethoven, carezzevole, forte. Per
me.
-Samantha è morta, Mulder e mi dispiace. Preferirei non aver mai più ragione in vita
mia se questo significasse restituirtela solo per un giorno e lo sai.
- Lo sapevo, Dio, ora lo sapevo. Ma sentirselo dire fu la prova definitiva. Se Scully
diceva "morta", allora Samantha era morta. La scienza aveva emesso la sua
sentenza e io non avrei rivisto mai più mia sorella.
- Così che lo dissi.
-Samantha è morta.
Non so perché mi abbracciò mentre piangevo. Non so perchè non mi rimproverò mai una
sola delle parole pungenti che le dissi. So che lei è migliore di me e io non posso
immaginare perché mi portò a letto e mi lasciò piangere finchè rimasi senza forze.
Perché si sedette lì con me e mi accarezzò i capelli.
-Non cambia niente di quello che ti ho detto ma dovresti chiamare tuo fratello e
lasciare che mi uccida solo per essere pari, Scully. E' il minimo che merito.
Avevo sonno. Non ho mai avuto tanto sonno. Le sue parole mi arrivavano sorde, come se
passassero attraverso nuvole di ovatta. Scully mi stava accarezzando i capelli.
- Se qualcuno ti ucciderà, Mulder, credo che mi merito il privilegio di essere la
prima della lista.
- Certo.
- Finalmente lo dissi.
-Mia sorella non tornerà mai più a casa, Scully.
La guardai veramente per la prima volta. Mi sembro di non averla mai vista. Le
brillavano gli occhi per lo sforzo di trattenere le lacrime.
-Lo so, disse-ora lo so.
- Non poteva restituirmi Samantha, così che si coricò con
me, vestita sul letto, finchè non mi addormentai. Nello stesso letto. Con Scully. Credo
che passarono vari giorni finchè mi resi conto che avevamo passato ore accoccolati sulle
lenzuola sgualcite come i gatti quando nascono.
- Quando mi svegliai era notte. Lei era tornata nella sua
stanza e nel mio cuore palpitava ancora il suo profumo.
- Samantha continuava ad essere morta.
- D'allora non abbiamo più diviso un letto.
**
- Sei mesi dopo
20 Settembre
J. Edgard Hoover
Sede Centrale del FBI
08:15 p.m.
Prima di andare dai pistoleri, Scully passa per il
palazzo del FBI, parcheggia al suo posto, scende con l'ascensore fino al seminterrato
sorridendo con una smorfia cortese agli agenti di sicurezza e ignorando il resto dei
colleghi che vedono in lei solo una certa superiorità altera.
La signora Spettrale. Se qualche volta le è
importato che la chiamassero così, è stato molto tempo fa. L'unico posto dove si sente
al sicuro, in cui si sente se stessa, comunque sia, è il seminterrato, che odora di
Mulder anche quando Mulder non c'è.
L'ultima cosa che si aspetta è vederlo lì.
- Come sei riuscito ad entrare qui?
Gli piacerebbe chiedere perchè ha i piedi sulla
scrivania mentre legge quello che sembra un XFiles ma è una domanda che si conserva per
dopo.
- Nel FBI?- domanda Krycek
Sembra divertirsi. Come se entrare nel FBI fosse
ridicolmente facile. I suoi contatti sono di un'efficacia che atterrisce. Scully non vuole
sapere niente su di lui ma è curiosa. Lo hanno lasciato passare gli uomini della
sicurezza? Ha comprato anche loro?
- C'è qualcuno che non finisce intrappolato nella tua ragnatela?
- Perchè non hai una scrivania, Dana?
Krycek ha gli occhi verdi. Scully ha tardato mesi ad
accorgersene, ad iniziare a scoprire i chiaroscuri del suo viso. Per anni l'uomo che ha
davanti è stato solo un oggetto di odio, risulta strano iniziare a comprendere i pezzi
del puzzle, vederlo come qualcosa di più di un assassino. Non passa molto tempo con lui ,
non si sente a suo agio.
E preferisce non rispondere alla domanda della
scrivania.
Non le piace che la chiami Dana, anche se nemmeno la
rende felice l'idea che la chiami Scully.
-Comprometti Mulder e me stando qui, Krycek.
- Stavo per andare via.
Toglie i piedi dal tavolo ma non si alza dal posto di
Mulder. C'è qualcosa di osceno nel fatto che stia seduto lì, occupando il suo posto,
come se fosse il signore del seminterrato o qualcosa di simile. Scully non si siede mai
lì, perché Krycek sì?
E' il posto di Mulder.
E perchè le importava tanto che si pigliava questa
libertà?
Sono gelosa di una sedia?
Come se leggesse nei suoi pensieri si mette in piedi,
alto come Mulder. Abbastanza più minaccioso. Quando le si avvicina ha ancora il rapporto
tra le mani. Se la guarda direttamente negli occhi, Scully si sente aggredita, instabile.
Se le parla, sembra sempre un sussurro un poco aggressivo.
-Non voglio insozzare con la mia presenza la santità
di questo luogo.
Al contrario di Mulder, lei non sa come rispondere al
suo sarcasmo, ai suoi insulti velati. Mulder può batterlo, insultarlo per sentirsi più a
suo agio, perchè l'intossicante intensità di Krycek non risulti così opprimente. Scully
non può fare niente di questo e si sente furiosa.
Indica con lo sguardo il rapporto.
- Non puoi portartelo via. E' proprietà federale.
Non lo dice come una battuta ma chissà perchè
Krycek lo trova divertente. E' la prima volta che vede un autentico sorriso in lui. Odia
riconoscerlo con tutte le sue forze ma è un sorriso duro e facile.
Se non fosse Alex Krycek, avrebbe detto che è un
sorriso sexy.
Ritorna serio improvvisamente, abbassa il tono di
voce, come se le stesse raccontando un segreto osceno.
- C'è qualche regola che hai infranto, Scully ?
Le distanze tra loro si accorciano anche se nessuno
si è mosso. Ci deve essere una ragione per cui tutti gli uomini con i quali ha un
rapporto non sanno parlarle senza trasformare le parole in una seduzione, un narcotico
gioco di potere.
Alex Krycek trama qualcosa. Lo sa con certezza. Sta
giocando, anche se l'obiettivo non è chiaro.
-Me lo vuoi dare, Krycek?
Come se non avesse troppo importanza, le da il
rapporto. Scully gli da una rapida occhiata, non ha bisogno di molto per scoprire quello
che è. File X 76932, militari con disturbi del sonno.
Il primo caso di Krycek come collega di Mulder nel
FBI.
-Ha un valore sentimentale per me.
Il suo modo di dirlo nasconde tanti doppi sensi
quanti Scully vuole vedere. C'è qualcosa di sinuoso, qualcosa di quasi lussurioso nel
modo di muovere le labbra nel parlare. Non dovrebbe avere questa tagliente bellezza
crudele.
E Scully non dovrebbe essere curiosa.
-Davvero?
Non dovrebbe domandare.
Sta giocando con lei. E' solo un gioco, per lui tutto
è un gioco. Nient'altro. Ma le sue successive parole sono così insinuanti che sembrano
pornografiche, fanno si che Scully torni a pensare a lui e Mulder insieme. Entrambi
condividono qualcosa-intenso e violento e fisico- che Scully non è sicura di comprendere.
-Era divertente giocare all'agente novizio e al
maestro che vuole insegnare. Era abbastanza divertente. Mulder era meglio di Disneyland.
Avrebbe giurato che quel bastardo stava cercando di
ingelosirla.
Avrebbe giurato che ci stava riuscendo.
Chi crede di essere?
Quando esce dalla porta non si gira a guardarlo.
Preferisce non vedere quelle falcate troppo mascoline e il sorriso trionfale che deve
avere. Preferisce non pensare. E' solo un gioco. Un gioco stupido per torturarla con
l'assurda possibilità che divida con Mulder qualcosa di più contorto di quanto a Scully
piacerebbe.
Lei ha fiducia in Mulder. E Mulder in lei. Krycek è
l'intruso.
E questo è tutto. Questo è stato sempre tutto.
Andando contro la sensata voce della sua coscienza,
Scully si porta via il rapporto. Ricorda il caso con chiarezza. Ricorda quel periodo prima
del suo rapimento. Separata da Mulder, distrutta per la lontananza, incapace di mettersi
in contatto con lui, gelosa di qualsiasi cosa che potesse attraversare le sue difese come
lei era solita fare.
Gelosa di Krycek, anche se non vuole ammetterlo. Il
suo senso territoriale di figlia più piccola di una famiglia di uomini forti è un
istinto intenso, a volte opprimente.
Si dimentica di spegnere la luce quando esce
dall'ufficio e i suoi tacchi risuonano come spari nel corridoio.
Con Mulder si è sempre sentita al sicuro e a casa.
Con Krycek si domanda chi diavolo fosse.
- (continua
)