- Duemila chili di boom boom
- Terzo capitolo
22 settembre
Washington DC
09:45 p.m.
- L'odore del tè scende a spirali verso il basso, arriva dal terzo piano fino al
malandato portone che un tempo doveva avere un portiere. Ai bei tempi. Quando il rione era
ancora un posto in cui la gente voleva vivere, invece del cimitero delle illusione in cui
si era trasformato, un posto senza aria dove gli appartamenti perdono valore giorno dopo
giorno, abbandonati alla decadenza e alla pigrizia. Forse l'arrugginito ascensore
funzionava ancora ma Alex Krycek, che si porta dietro una claustrofobia di cui non parla
mai dalla sua esperienza nel Dakota del Nord, preferisce le scale. Sale senza fare rumore
e bussa alla porta tre volte. Tre colpi secchi e sicuri che non danno adito a nessun
equivoco sulla sua determinazione. Sta lì per qualcosa e lo farà con efficienza.
- E' quello che fa. Efficace, pratico, amorale. E' quello che è.
- Uno stridio e la grossa porta di legni nobili che ha bisogno di una verniciatura con una
certa urgenza, si apre. Uno spiraglio di approssimativamente dieci centimetri. Dietro la
catenella di sicurezza, si affaccia il viso di un uomo bassino, di carnagione giallastra e
uno sguardo torbido. Lo spia dall'altro lato della sua triste prigione. Una lepre con
l'insonnia nascosta nelle sterpaglie.
-Che cosa vuole ora?-domanda.
C'è timore nella sua voce e questo fa sì che le parole tremino
leggermente. I piccoli uomini come lui, hanno sempre paura.
-Che mi apra, per incominciare.
- Dopo un paio di proteste soffocate, l'uomo chiude la porta e fa scorrere la catena, per
aprire di nuovo. Sono passati solo un paio di giorni dall'ultima volta che Krycek l'ha
visto, nel tumulto ubriacante di una discoteca. Il grande informatore di Mulder.
Dall'allora sembra essersi rattrappito.
- La sua voce sembra un gracidio. In altri tempi, era stato un grande scienziato. Ora non
è altro che un rudere.
-Credevo che la nostra collaborazione finiva con la consegna della
boccetta a Mulder.
E' un appartamento spazioso e mal curato. Dalla soglia della porta,
Alex Krycek può osservare la cucina, da lontano. Al calore del fuoco un'antica teiera
d'argento bolle e avvisa con il suo insistente tremito che qualcosa sta per accadere.
- E' così- afferma guardando il viso asciutto di quest'uomo che lo
valuta dalla testa ai piedi, cercando d'indovinare la sua mossa successiva. E' così
dottore. Per questo sono venuto. Per porre fine alla nostra collaborazione.
- Un movimento rapido e tira fuori la pistola dalla tasca interna della giacca. E' una
giacca sportiva di cotone con un taglio quasi perfetto. A Krycek sta bene. Si nota appena
la protesi e non si distingue mai la sagoma di un'arma sotto il bavero. Nessuno fa vestiti
come gli italiani.
- E niente trasforma lo sguardo di nuovo come il sapere che sta per morire.
- E quando vede la pistola, il piccolo uomo perde lo scarso colore del viso. Sbarra gli
occhi. Sembra che le sue ginocchia stiano per spezzarsi. Traballa facendo un paio di passi
indietro. Il panico lo domina in tal modo che la scelta di resistere non gli passa nemmeno
per la testa. Qualcosa di supplice e disperato tinge tutte le sue azioni e Krycek si rende
conto che da troppo tempo quest'uomo non è altro che un cadavere senza istinto di
sopravvivenza.
- Sfortuna.
- Respira così agitatamente che sembra che il petto sprofondi ad ogni boccata d'aria.
Cerca di parlare, ma l'unica cosa che ottiene sono singhiozzi senza parole. Quando sbatte
contro la tavola, cade a terra e rimane lì in ginocchio, guardando come Krycek sistema il
silenziatore e mira tra gli occhi.
-Ho fatto quello che voleva- dice ogni parola spezzata dalle lacrime.
Rabbia o dolore o impotenza o qualcosa che Krycek chiamerebbe angoscia se gli importasse
l'angoscia fanno sì che la sua voce sembri quella di un animale che stanno dissanguando.
- Ho dato la boccetta a Mulder- piagnucola. E continua a ripetere" ho dato la
boccetta a Mulder" come se questa avesse importanza o Krycek non lo sapesse.
Consegnare quella boccetta è ciò che lo ha tenuto in vita fin'ora.
- Certo- la voce di Krycek non rivela nessuna emozione che superi le
altre - Grazie.
- E' un colpo pulito che taglia di netto quello che stava sul punto di essere un grido.
L'informatore cade a terra immediatamente e Krycek non deve nemmeno dargli il colpo di
grazia. Quando il sangue incomincia a fuoriuscire dal cranio, il tappeto si tinge di malva
e morte.
- E' un peccato. Sembra un buon tappeto. Iraniano e non una di quelle schifezze
d'imitazione.
- In cucina il tè sibila con insistenza. Passando sul cadavere, Krycek lo toglie dal
fuoco e spegne il gas. Porta sempre un guanto di pelle nero sulla protesi, così che non
deve preoccuparsi delle impronte digitali. Con la mano di plastica non deve nemmeno
preoccuparsi se l'argento è o non è troppo caldo.
- E' da molto che non c'è nessun fuoco che può scottarlo.
- Anche se a volte, poche e squisite volte, qualcosa riesce a riscaldarlo lievemente, a
volte perfino bruciarlo per un secondo. Alcuni sguardi, alcune parole, alcuni istanti.
- Alcune persone.
- Negli ultimi tempi. A volte.
- Chiude la porta, scende per le stesse scale che aveva salito minuti prima. Lo stesso
uomo prudente, con la differenza che ora c'è un uomo morto e un tè che tarderà ore a
raffreddarsi senza che nessuno lo beva.
- Nella macchina, il motore è in moto e la radio accesa. La spegne immediatamente perché
non può sopportare tutte quelle telefonate disperate e piagnucolanti dei programmi
notturni. Nel silenzio, la voce del copilota si sente più nitida, rugosa come un mattino
d'autunno.
-Già fatto?
-Come tu volevi.
- Lo specchio retrovisore gli restituisce la propria immagine. Occhi verdi, voce che suona
troppo spassionata, come se gli rimordesse la coscienza.
- Non le piace.
-Non farmi credere che t'importava di quel disgraziato, Alex.
- Poca gente lo sa ma quando Marita Covarrubias parla di certe cose, la sua voce di
ghiaccio e fumo diventa sinistra come uno stormo di corvi in una notte di solstizio.
L'abituale durezza femminile del suo viso troppo biondo si trasforma in crudeltà.
- A Krycek non piace. In alcune occasioni Marita gli ricorda troppo se stesso.
- Quell'uomo diresse gli esperimenti sul cancro nero a Fort Marlene,
Alex: vuoi che ti racconti le cose che mi ha fatto?
- No.
Lo sa perfettamente. Rita vuole la sua vendetta e a lui non importa
metterla in atto. L'uomo gli è stato utile ma ora ha fatto il suo lavoro. Non c'è molto
altro da dire. Lui non sceglie le circostanze, reagisce solo nel modo migliore che
conosce.
- E se ora questo
-la voce di Marita si spezza-
scienziato ha
deciso di pentirsi e collaborare, è arrivato troppo tardi.
La macchina va verso il centro di New York. E' sempre meglio non
fermarsi sul luogo del delitto, per quando arriva la polizia e le telecamere della
televisione. A Manhattan c'è movimento nelle strade, i semafori cambiano di colore
eseguendo una coreografia di luce, facendo l'occhiolino ai guidatori con automatica
precisione. Tutto si muove e si agita, tranne il cuore di Krycek, che rimane immutabile
quando arrivano al parcheggio e Marita gli offre di salire da lei con un chiaro invito a
dividere il letto.
-Devo andarmene.
- Marita odia il rifiuto. Il sesso è la sua principale arma. La spiazza non poterla
usare. E sa che Krycek è un animale d'abitudine incapace di tenerlo buono per molto
tempo. Suppone che se non si sta scaricando con lei, sta avendo ciò che gli piace da
qualche altra parte.
- Non sta tanto fuori strada.
-Già vedo. Ti aspettano gli agenti del FBI.
In altri tempi, Krycek non avrebbe mai detto no al sesso tra lenzuola
di raso e Marita lo sa. Marita sa quasi tutto e ciò risulta fastidioso.
-Il dottore è morto, Rita. Per questo sono venuto, questo è ciò che
hai. Mi è servito e ora è servito a te per la tua vendetta.
-Questo è tutto?
Così fredda da poter congelare il ghiaccio nella sua voce.
-Per ora. Ti ho fatto un favore, e un favore con un favore si
paga.
Il parcheggio è prigioniero di un silenzio sepolcrale, quasi mortale.
Krycek non da mai nulla gratis.
- Ti chiamerò, Rita.
Fa un cenno per andar via e salire di nuovo in macchina ma gli occhi
duri e profondamente azzurri di Marita lo trattengono. Tutto in lei è brina.
- Quale dei due ti piace di più? Mulder o Scully?- Gli si avvicina,
muovendo sinuosamente la sua figura di vaso cinese, come se credesse di vivere in un film
degli anni cinquanta interpretando il personaggio della donna fatale. C'è da riconoscere
che la maggior parte delle volte funziona questo personaggio. In passato, ha funzionato
anche con lui- O ti piacciono tutti e due?
Forse è gelosa, forse si odiano ancora troppo perchè ci sia spazio
per la compassione tra loro.
- Non importa quello che dai loro, Alexander, si apparterranno l'un
l'altro sempre.
- Va via senza rispondere, dandole le spalle e mettendo in moto la macchina con una certa
urgenza ben dissimulata. La città balla e respira come un mostro che cambia sempre forma
ed acquista facce diverse con ogni fase della luna.
- Come lui.
- Non gli piace che Marita lo chiami Alexander, cazzo. E' da molto che l'uomo che
rispondeva a questo nome non esiste più.
**
Scaleno.( Dal lat. " scalenus", gr"skalenos",
obliquo) Si applica al triangolo i cui lati sono disuguali.
ALEX KRYCEK
- Non scegli le carte che ti da la vita. E nemmeno scegli il gioco. Un giorno, guardi
indietro e scopri che sei seduto in mezzo ad una partita di poker. Se sei me, sicuramente
avrai carte di merda. La peggior mano che tu possa immaginare. Non un asso, né una triste
coppia. Niente di niente. In quel momento, hai solo due scelte. Può sembrare che ne hai
di più, ma se guardi con attenzione, vedrai che sono solo due.
- Puoi lasciare la partita.
- Arrenderti. E servire.
- O puoi continuare. E cercare di vincere.
- Resistere. E vincere.
- L'unica cosa di cui hai bisogno è che nessuno veda le tue carte. E la miglior faccia da
poker che ti puoi immaginare. Quando giochi per abbastanza tempo, ti andrà così bene che
nessuno sarà capace di indovinare il tuo gioco.
- A volte nemmeno tu.
- Spender è un figlio di puttana mal nato che penso di uccidere un giorno con le mie
mani. Ma noi figli di puttana siamo sempre quelli che diciamo le più grandi verità e lui
me ne ha dette alcune.
- La più importante?
- Che tutto è un gioco.
- E che niente e nessuno è quello che sembra.
- Non so se Mulder e Scully conoscono ancora questa lezione in tutta la sua grandezza. Ma
la conosceranno. Molto presto. Come hanno conosciuto tutto il precedente. Poco a poco, la
vita rende chiari i margini della realtà. Nello stesso modo in cui si regolano le lenti
di un microscopio per rivelare gli angoli del futuro.
- Un futuro che si rompe e che si spezza a misura che ci fratturiamo.
**
26 settembre
Biotecnologie Roush
20 chilometri da Francoforte
Germania
02:33 a.m.
- La resistenza è l'ideale che ci mantiene in piedi, come una volta ci manteneva la
verità. Ciò che facciamo, ciò che siamo, ciò che ci giustifica e ciò che ci
definisce. Resistiamo, dunque siamo. Resistere è un forte che c'isola dal resto del mondo
e ci mantiene uniti al di là delle nostre differenze. Mulder e me. Noi con Krycek. Ora
non solo resistiamo per sopravvivere. Ora siamo la resistenza perché tutti sopravvivano.
La differenza tra la sopravvivenza e l'Armageddon. Viviamo su una linea che attraversa i
continenti e si sfuma nel tempo.
- Corriamo, mentre la fede scoppia alle nostre spalle.
- Mulder!
E con la fede tutto ciò che siamo stati.
-Mulder!
Le nostre credenze, le nostre convinzioni, il nostro onore.
-Muuuuldeeeerrrr!!!!
- Scura come la peggiore delle intenzioni, la notte mi avvolge e mi fa male la gola per la
forza delle mie grida. Tutto accade troppo in fretta, non distinguo tra l'adrenalina e
l'angoscia e faccio fatica a pensare con chiarezza mentre cerco di continuare a muovermi.
Senza riposo, senza fine, senza un chiaro obiettivo, mi muovo verso la curva della strada
dove abbiamo lasciato la nostra macchina quaranta minuti fa.
- Solo quaranta minuti?
- Mio Dio, sembra un'eternità.
- Mulder!
Non so se gridare è la cosa più sensata, ma se non lo trovo subito, so che sarò
incapace di salire su questa macchina e andar via senza di lui. Tutto pensato, tutto
pianificato, tutto sembrava andare bene. Era molto semplice, i ruoli erano ben assegnati,
il copione perfettamente strutturato, ma c'è venuto meno al primo giorno di ripresa.
-Muldeeeeeeeeer!
- La Biotecnologie Roush usa questa fabbrica di Francoforte da anni. I dischetti che
abbiamo trovato in Russia la indicano chiaramente come il luogo dove dovevamo venire. Il
centro delle ricerche tossicologiche che suppostamene realizza analisi ad alto livello per
la OMS sul vaiolo e l'ebola, non è altro che la copertura per il progetto
dell'ibridazione. O lo è stato.
- Ora non è niente. Niente
-Muldeeeeerrr!!!!!
- Il suo nome mi brucia la gola. La notte è un tunnel, la terra è bagnata e non esiste
la luna. La mia pila è l'unica fonte di luce e l'ululato degli assassini si sente ogni
volta più vicino, al ritmo del mio cuore.
- Si supponeva che non ci fossero tante misure di sicurezza. Si supponeva che, morti tanti
membri del sindacato, le ricerche fossero rimaste ferme. Si supponeva che sarebbe stato
facile e che ci saremmo separati solo per dieci minuti. Tempo sufficiente perché Mulder e
Krycek riuscissero a prendere i dischetti mentre io mettevo fuori uso il sistema di
sicurezza con un apparato che i pistoleri avevano creato appositamente per l'occasione.
- Mulder-dove-diavolo-sei.
- Tornare alla macchina se qualcosa va male. Aveva senso, è quello che sto facendo.
- Non ho pensato che qualcosa sarebbe andato male. Non ho pensato che questa stessa notte
ci fosse altra gente interessata alla stessa impresa. Non ho pensato che sarebbero stati
lì, che finalmente avrei visto con i miei stessi occhi l'orrore inumano che conoscevo
solo grazie alle descrizioni di Krycek e i video.
- Super soldati.
-Mulder!!!!
Ovunque.
**
20 minuti prima
- Il portatile che hanno lasciato loro i pistoleri è quello che Frohike è solito
chiamare una meraviglia tecnologica "allucinante". Pesa un paio di chili e non
ha bisogno d'altro che un cavetto per connettersi al computer centrale della Biotecnologie
Roush Francoforte e scaricare le informazioni necessarie. Krycek controlla la porta,
Mulder guarda come scarica con una certa impazienza.
- Venti, venticinque, trenta per cento del d0wnload completato. Non è un uomo paziente.
- I secondi si fanno lunghi mentre aspetta. Scully è dall'altra parte del walkie talkie e
una volta che hanno scaricato tutti gli archivi potranno andar via. Vederla di nuovo,
ancora un paio di minuti e Mulder è sicuro che la strana sensazione alla bocca dello
stomaco sparirà. Un solletico leggero, una specie d'avvertimento.
- E' solo una sensazione. Non ha nessuna importanza.
- Quaranta, quarantaquattro, cinquantuno per cento. Resta sempre meno. Krycek guarda dalla
porta in tutti i lati. Inquieto. Non ci sono troppi cambiamenti sul suo viso, ma Mulder sa
quando è preoccupato.
- E questo, per se stesso, risulta preoccupante
- Cinquantotto. E la sensazione alla bocca dello stomaco non scompare. L'intuizione di
Mulder gli sta gridando qualcosa, ma lui non può interpretare quello che dice. Forse non
dovrebbe darle importanza, ma se sta dove sta è per aver seguito le sue intuizioni.
-Mulder.
Krycek richiama la sua attenzione. Sessantaquattro. Quando lo guarda ha tirato fuori la
pistola e tolto la sicura.
-Sì?
- Il download sta ad un settanta per cento. Scully rimane zitta all'altro lato del walkie
talkie. Lei li avrebbe avvisati se qualcosa andava male, non dovrebbe essere preoccupato.
Ma gli occhi di Krycek nascondono un timore. La stessa sensazione inquietante che sta
dando fastidio a Mulder dalla base del cranio fino alla punta dei piedi.
- Cazzo.
- C'è qualcosa che non va.- dice Krycek, molto piano, silenziosamente. Parla sempre
piano quando qualcosa non va, cazzo.
- Superata la barriera dell'ottanta per cento, resta solo un ultimo pezzo del download e
potranno andar via per dove sono venuti. Salire per i tubi d'aerazione con il piano tra le
mani e tornare alla macchina attraverso il bosco insieme a Scully. Ed invece, qualcosa
dice a Mulder che se aspettano fino alla fine del download, avranno aspettato troppo.
- E' strano. Sa che Krycek la pensa allo stesso modo. Gli fa orrore che sia riuscito ad
arrivare a conoscerlo così tanto, che forse hanno sempre potuto comunicare senza aver
bisogno di troppe parole.
- Qualcosa non va- ripete.
Tutti e due sanno che è la verità. C'è bisogno di prendere una decisione. Ed il suo
istinto sa perfettamente quale è l'unica decisione possibile. Uscire di lì.
-Oltre alla tua pettinatura?
Scherzare è il suo modo di sopportare la tensione. Non sa quale sia il modo di Krycek,
ma lo vede ingoiare saliva e le gocce di sudore che incominciano ad affacciarsi sulla sua
fronte non possono essere il segnale di qualcosa di buono.
-Sono qui- dice- so che sono qui- respira troppo rapidamente per la tranquillità di
Mulder- Molti.
- Merda.
- Novantatre per cento del download completato quando si sente un'esplosione nel cuore
della fabbrica e il grido di Scully all'altro lato del walkie talkie.
-Mulder sono qui!!!!!
**
tre giorni prima
23 settembre
Industrie Morgan Biotics S.L.
Maryland
11:01 p.m.
- Il laboratorio è deserto e puzza dell'essenza stessa del terrore. Una fabbrica
abbandonata alla periferia di Washington che non è mai stata veramente una fabbrica. Il
sindacato la usò per anni per fini che è preferibile non conoscere nei dettagli. Al pian
terreno c'è un enorme spazio vuoto. In un angolo, formando un'enorme torre di metallo e
morte, si accumulano decine e decine di lettini. Per anni, donne sequestrate si
coricavano, una dopo l'altra su questi tavoli di tortura. Il progetto d'ibridazione
esigeva molte vittime e i rapimenti si succedevano a catena. Alcune sopravvivevano, alcune
erano restituite, alcune erano interessanti per futuri esperimenti, alcune morivano. Nei
piani superiori, ci sono sale per riunioni vuote. Magazzini non usati dove forse si
accumularono informazioni. Bagni che non si puliscono più. Sale operatorie, soprattutto.
Ci sono moltissime sale operatorie. Il terzo piano-si sale con un ascensore che
misteriosamente, funziona ancora- è adibito, quasi per intero, a laboratorio. C'è
bisogno di una chiave per far sì che l'ascensore salga fin lì.
- Esistono tre copie della chiave.
- Krycek
- Mulder.
- Naturalmente, la copia che si utilizza di più. La copia di Scully.
- Il laboratorio è lo scenario abituale dei suoi giorni, particolarmente, lo scenario
abituale delle sue notti. Passa tante ore lì. Che a volte sente che si confonde con il
paesaggio. Questi muri cosi bianchi l'annebbiano. Si sorprende a portare con sè un
piccolo necessaire con cui mettersi in ordine se la coglie il mattino e non ha tempo di
passare per casa prima di andare a lavorare. Sa che le sedie che usa per sedersi e
prendere appunti vicino al microscopio giapponese, sono state un tempo il posto di uomini
infami. Sa che centinaia di donne-migliaia?- hanno lasciato la loro libertà, la loro
intimità, le loro viscere, la loro vita, i loro timori tra queste mura. Sa che sta
prendendo posto nello steso teatro del male ma non può permettersi il lusso di pretendere
qualcosa di meglio.
- Sei mesi di ricerche in questo posto sembrano un'eternità nella bocca della balena
assassina ma c'è troppo da investigare e troppo da perdere se non ottiene presto delle
risposte.
- Quando Krycek le mostrò il laboratorio, alla fine di febbraio, quattro giorni dopo
l'essere tornati da Shangai, le si contorse lo stomaco.
- Anch'io sono stata qui durante il mio rapimento?
Fu grata a Krycek, quando le rispose, che non si disturbasse a mentirle.
- Sì
- E vuoi che io lavori qui?
- La sua risposta fu una smorfia esagerata. Sbuffò con cinismo, sospirò profondante,
come se tutto lo stancasse terribilmente. Nei suoi occhi, invece, a Scully sembrò che ci
fosse un certo sadismo. Pratico fino alla morte, le spiegò che era la cosa più sensata
usare quel posto. La fazione del sindacato che lo governava era stata distrutta e
calcinata. Lì nessuno li avrebbe cercati, nessuno si sarebbe imbattuto in loro. Silenzio,
quiete e apparecchi scientifici dell'ultima generazione. Lo stesso posto dove uomini senza
volto avevano cooperato con gli extraterrestri per dare il loro apporto all'ibrido
umanoide che era necessario per la colonizzazione, sarebbe servito ora perché lei potesse
far ricerche sul modo di fermare i super soldati e con essi la colonizzazione. Krycek
aveva insistito che era una poetica ironia del destino e Scully era riuscita a non
scomporsi.
- Ha perso il conto del tempo che passa tra quelle mura asettiche ma non avrebbe mai
dimenticato la prima volta che era rimasta sola, ad esaminare i resti di metallo al
microscopio. Percorse ogni corridoio, ogni sala, ogni angolo. E la sua memoria la tradì
lentamente, come un veleno ad effetto ritardato le restituì momenti del suo rapimento che
avrebbe preferito non aver conservato. I lettini furono la cosa peggiore. Vederli
ammucchiati fu come tornare a sentire la brutale freddezza degli innumerevoli strumenti di
metallo che le aprivano le viscere partendo dal sesso.
- Le costò fatica resistere fino al bagno ma riuscì a trattenere i conati e vomitare in
uno dei water pieni di polvere. Non sa quanto tempo passò in quello stesso bagno,
lavandosi il viso e asciugandosi le lacrime. Cadevano piano e indipendenti dalla sua
volontà.
- A Dana Scully non piace perdere il controllo e piangere, in fondo, era dare agli
psicopatici che avevano profanato il suo corpo, l'opportunità di profanare anche il suo
spirito. Per questo ingoiò questo groppo che aveva in gola.
- Per questo lavora durante tutte le ore libere in quel posto dove una volta era stata
prigioniera e ora appartiene alla resistenza.
- Mulder è solito portarle la cena quasi tutte le sere. Le porte dell'ascensore si aprono
sempre con un tintinnio dolce e appare in mezzo al laboratorio con scatole di cibo cinese
o cartoni di pizza.
- Usano un angolo tranquillo del laboratorio per mangiare. A volte il silenzio è una
presenza così viva che si domandano se devono portar anche a lui da mangiare.
- Questa sera, Mulder riesce a sorprenderla con qualcosa d'insolito nel suo menù, che si
compone sempre di involtini primavera, kubak, maiale in agrodolce, salsa mushu e
tagliolini con pesce.
- Riso indonesiano, Mulder? Che novità
-Sono una scatolina di sorprese.
Il suo modo di dire "scatolina" le strappa un sorriso, ma Scully lo nasconde
tra un boccone e l'altro. Il riso indonesiano è un miscuglio esplosivo e insinuante di
verdure al vapore e spezie. Zenzero e aceto di soia nuotano e s'immergono nella sua bocca,
assapora spinaci e Cina in parti della lingua che non le erano mai parse così sensibili
al gusto fino a questa notte.
- C'è qualcosa d'interessante in ciò che ci ha dato quell'informatore a New York,
Mulder.
Tutto preso nel non far cadere l'involtino tra le bacchette mentre ne strappa la metà
con un solo morso, Mulder ha lo sguardo fisso sul cibo. La sfoglia scricchiola sotto i
suoi denti.
-Ho analizzato il campione ed è la stessa composizione di metalli che abbiamo trovato
in quel laboratorio in Pennsylvania.
Con un ingoiare abbastanza rumoroso e Mulder fissa gli occhi su di lei. Il cibo fa sì
che abbia più colore sulle guance. Sembra concentrato solo su Scully. Solo per lei.
L'odore delle verdure è intenso. I gamberi dei tagliolini fumano e il vapore è come un
alito che sale dal tavolo fino ai loro visi. La voce di Mulder è vaporosa come il cibo.
Ugualmente fumante.
- Quello che abbiamo trovato in quel laboratorio erano i resti di un super soldato.
Scully annuisce.
-Questa è l'ipotesi del lavoro, sì. Una combinazione di metalli comuni e vari
componenti che ancora non siamo riusciti ad identificare.
-Frohike mi ha promesso che avrà qualche risposta prima di Natale o in caso contrario
brucerà tutti i suoi video.
Un inarcamento familiare del sopracciglio sul viso di Scully. Scherzare è sentirsi a
casa. Parte della loro dinamica. Stano cercando di salvare il mondo e l'umorismo è il
loro modo di fingere che non succederà niente se falliscono.
- Vuoi dire quei video che neanche sono i suoi?
Il petto di Mulder palpita e vibra per la sua risata. Abbassa la testa leggermente
nella sua direzione, abbassa il volume della voce, aumenta la sua gradazione alcolica.
-Tutte le protagoniste sono rosse, Scully- gli ballano gli occhi mentre parla, la salsa
mushu colora le sue labbra, soprattutto quello inferiore, il più carnoso, quello che
sembra sempre un invito a passarci su per un bacio rubato.- E' un pervertito.
Pervertito. Pronuncia le lettere con tanta cura che sembra che crea una pausa tra una
lettera e l'altra. Scully pensa che se fosse una parola le piacerebbe essere pronunciata
così, assaporando ogni inflessione di voce, ogni lettera, salendo per la gola, fino ad
esplodere sulle labbra. Le bruciano le orecchie e Mulder sembra star aspettando una
risposta, una nuova sfida nel gioco incompleto della seduzione.
-Dicono che c'è bisogno di essere un pervertito per riconoscerne un altro.
Mulder accenna un mezzo sorriso, i suoi occhi si oscurano per una frazione di secondo.
Sono separati dai loro piatti e praticamente, da nient'altro. Scully si domanda se il
vapore è un prodotto del cibo o la combustione dei loro due respiri, gementi e
supplicanti.
-Chi lo dice?-domanda Mulder, sospirando, respirando con una certa difficoltà.
-Io.
A tre metri di distanza, Krycek. Non hanno nemmeno sentito l'ascensore e i suoi passi
silenziosi che si avvicinavano. La sua voce secca l'atmosfera, rompe qualsiasi cosa che
stava prendendo forma tra loro.
-Non vi avrò interrotto quando stavate sul punto di mangiare?
- Scully potrebbe giurare che c'è un doppio senso nella sua voce e che gli è piaciuto
molto di essere arrivato quando l'ha fatto.
- Meglio non pensarci.
- Sembra che ciò che ci ha dato l'informatore sono i resti di un super soldato, uguali
a quelli che abbiamo trovato in Pennsylvania.
- Con una differenza- spiega Scully, mentre si dirige verso il microscopio, lasciando
indietro il suo pasto e facendo sì che i due uomini la seguano.- La composizione è la
stessa, ma qualcosa è diverso.
- Improvvisamente, tutto ciò che era intimo, per lei, diventa scientifico e impersonale.
Krycek è una presenza inquietante. Rimane zitto mentre lei da spiegazioni, la guarda con
attenzione, senza rivelare fino a che punto gli importi o non gli importi quello che sta
sentendo. Il suo viso, grave. I suoi gesti, controllati. Krycek la fa sentire in bilico,
la sua presenza taglia come un foglio di carta affilato tutta la complicità che c'è tra
lei e Mulder.
- Di fronte al microscopio, spiega loro quello che ha scoperto.
- Il campione di New York non si muove.
Non smette d'osservare i due uomini che ha di fronte. Quando Krycek sta vicino la parte
insicura che ha dentro sente che Mulder è diverso.
-Non si muove?- domanda Mulder.
Krycek si rivolge a lui senza guardarlo.
-Quante volte ti hanno detto questo a letto?
-Ti manca che io ti spacchi la faccia, vero?
-Non tanto quanto a te, te lo garantisco.
- Nessuno dei due da eccessiva importanza a quello che può dire l'altro. Non sembra che
stiano litigando per farsi male. E' più come se volessero mantenere viva l'elettricità
del laboratorio.
- Scully si concentra sulla sua spiegazione. Parla di campioni. Racconta loro la sua
teoria. Non è una cattiva teoria, anche se lei stessa non ci avrebbe mai creduto qualche
mese prima. In fin dei conti, suona completamente ridicolo, come un'assurdità di
fantascienza. Come lo stesso termine " super soldati" Chi potrebbe crederlo?
Nessuno, probabilmente, Scully potrebbe spiegarlo, come lo spiega per Krycek e Mulder, ma
non ci sono credenti al mondo per certe storie.
- I resti di metallo rimangono super soldati. Si mantengono in movimento, generando una
certa attività magnetica intorno a loro, mentre l'anfitrione è vivo. Ogni parte conserva
la memoria del tutto. In modo che, in qualsiasi momento, le parti possono tornare ad
unirsi avendone l'opportunità. Per questo sono esseri invulnerabili, nessuna delle loro
parti può essere disattivata in modo permanente.
- Chi avrebbe potuto crederlo?
- Nel campione di New York non c'è attività magnetica, di nessun tipo. Credo di
saperne la causa. Il super soldato originale a cui appartiene è stato disattivato.
Mulder si accende, improvvisamente. Se fosse un personaggio dei fumetti, avrebbe una
lampadina accesa sulla testa. Krycek sembra concentrato.
-Per qualcuno che non prestava molta attenzione alle lezioni di scienza e guardava le
gambe della professoressa invece del microscopio, questo significa che queste cose, in un
modo o nell'altro, possono essere disattivate per sempre? Possono morire?
E' cauta per natura, ma Scully non può evitare che sentire la sua teoria sulle labbra
di Mulder faccia aleggiare nel suo cuore il soffio caldo di speranza.
- E' quello che credo.
Nessuno si ricorda del cibo cinese. Nemmeno Mulder, che continua a sembrare prigioniero
dell'eccitazione, come alla vigilia di un caso veramente appassionante.
-Queste sono buone notizie, no?
-Non sono cattive.- sorride Scully
La voce del pragmatico pessimismo è la sinistra presenza di Alex Krycek.
-Continuiamo a non sapere come- afferma ed esce rapidamente dalla sua concentrazione
quando guarda Mulder, con uno scintillio satanico negli occhi- e Mulder non ci ha dato
dettagli su questa professoressa di scienze.
- Olio e petrolio su un vetro unto. Scully nota un vincolo tra i due uomini che non sa
spiegare. Contrazione e dilatazione. Qualcosa cede e cresce tra loro, qualcosa che
potrebbe essere violenza che si avverte sotto la superficie, come un cavo di alta tensione
che si è rotto e aspetta che cada la pioggia per iniziare a fare scintille.
- Ripassano insieme gli appunti di Scully, allo stesso lato del tavolo, separati dalla
stessa distanza di sicurezza. Krycek gioca con la fiala dell'informatore che conservava il
campione. E Mulder ha la testa immersa nelle carte. A Scully piacerebbe distogliere lo
sguardo e concentrarsi su qualche altra cosa, ma le risulta impossibile. Le geografie
opposte dei due uomini sono una sinfonia che non tace e lei si sente attratta. Incapace di
guardare in un altro posto che non siano loro. E le loro conversazioni cariche di fusione
nucleare.
- Mulder indaga.
- Non sarebbe male sapere qualcosa di più da quest'informatore, scoprire dove ha
ottenuto il campione.
Krycek domanda.
-Ti piacciono le salsicce?
Mulder solleva lo sguardo verso di lui. Chiedendosi sicuramente, come Scully,
che-cosa-ha-appena-detto-
-Come dici?
Si guardano. Il momento è lungo. Krycek esaurisce i secondi prima di rispondere e lo
stomaco di Scully si stringe non crede che sia possibile ma la distanza di sicurezza tra
loro sembra ogni volta più breve senza che nessuno dei due abbia mosso un solo muscolo.
- Francoforte.
Piano, Krycek gira la fiala e Mulder abbassa gli occhi. Legge.
-Biotecniche Roush, Francoforte.
- Scritto alla base del contenitore.
- Sembra incredulo.
-Krycek, mi stai prendendo in giro? Questo è stato sempre lì e non l'abbiamo visto?
Krycek sembra divertito. E sempre, sempre parla due linguaggi diversi. Uno apparente.
L'altro molto più oscuro, pieno di sfumature e significati, latente sotto la superficie.
-Così è la verità, Mulder, sta sempre là dove non te l'aspetti- Anche le sue pause
sembrano studiate per confondere Scully- Molto più vicina di quello che credi.
Francoforte. Salsicce. Scully si rende conto che ha trattenuto il respiro.
**
Tre giorni più tardi
periferia di Francoforte
02:40 a.m.
-Mulder!!!!!
- I super soldati sono replicanti con aspetto umanoide, creati, apparentemente, a partire
da un miscuglio di metalli comuni ed altri che, al momento, né Scully, né i pistoleri
sono riusciti ad isolare. Mancano di sentimenti come la paura o l'ira, di modo che sono
ciò che qualcuno una volta disse a Mulder che stava per arrivare, una razza di soldati
perfetti, l'esercito dell'ultimo giorno. Istinto per la sopravvivenza e l'intelligenza per
portare a compimento i loro piani. Non sono altro. Capaci di rigenerarsi completamente a
partire dalla più piccola cellula, possono essere continuamente distrutti. Annientati,
bruciati, fusi nelle fiamme dell'inferno. Dietro l'apocalisse si solleveranno piano, si
metteranno in piedi dal nulla e torneranno a guardarti con la stessa espressione senza
espressione. Non c'è un ragionamento, né un'emozione che li fermi. Né un'arma. Una
volta sono stati umani, ma l'umanità che appare in essi, è solo una corteccia. Polvere
in una notte di tempesta nel deserto. Il più sofisticato degli inganni. Ubbidiscono ad
una razza aliena che ha piani molto chiari per il futuro del pianeta.
- Questa notte, il piano è realmente molto semplice. Francoforte. C'è un'industria. Le
informazioni che nasconde sono troppo importanti e potrebbero far supporre una minaccia
per la colonizzazione. Così che arrivano lì, collocano le cariche esplosive e vanno via
mentre tutto salta in aria. Non è un lavoro complicato, una decina di uomini possono
prendersi l'incarico di metterlo in atto.
- Mettono le cariche. Aspettano. Esplode tutto. Escono dall'edificio. Quando sono fuori,
osservano che tutto è andato bene e vanno via nelle loro macchine, in direzioni diverse
nella notte.
- Uno di loro rimane per ultimo per vedere che niente sopravviva all'esplosione. Non c'è
la luna piena ma non ha bisogno di vedere nell'oscurità per completare il suo lavoro. Se
qualcosa è vivo, finirà per saperlo. E lo toglierà di mezzo uccidendolo. Per questo
esiste, che altro potrebbe fare?
- Sta alcuni minuti in attesa immobile, quando sente, in lontananza, la voce di un umano.
Un'umana. Grida con tutte le sue forze un nome che, una volta, per lui ha significato
qualcosa, quando era ancora un umano.
-Mulder!!!!!!-grida.
- Il supersoldato si gira verso la voce e cammina. Presto, la nota. Oltre la donna umana,
ce ne sono altri due. Il suo istinto gli dice di farla finita prima con il gruppo più
grande e che, la donna, poi verrà da sola quando avrà finito con loro.
- La sua faccia è dello stesso colore della notte. Il viso d'ebano, i tratti duri e
perfettamente definiti. I suoi occhi senza espressione, in passato erano braci ardenti.
Quelli che lo conoscevano, pochi, lo chiamavano Mister X.
- Corre verso gli uomini.
- Il suo petto, che una volta ospitò la compassione e la sofferenza, dette rifugio
all'ira e al dolore, all'impazienza e alla speranza, è un'armatura sterile. Non si agita,
non palpita o si muove al ritmo frenetico che gli impongono le gambe metalliche.
-MULDER!!!!!- sente nella voce della donna.
- Questo nome non significa niente per lui.
- Gli umani sono sempre più vicini.
**
Giorno precedente
aeroporto John Dulles
Washington D.C.
11:13 a.m.
- Il telefono vibra nella tasca anteriore del cappotto quando aspetta in fila con la
piccola valigia da viaggio ai suoi piedi. E' abbastanza piccola da non doverla consegnare
e ha bisogno solo della sua carta d'imbarco. Con gli anni ha raffinato la tecnica di fare
valige fino a convertirla in un'arte. Vantaggi per avere seguito Mulder da uno stato
all'altro.
- Il volo della Lufthansa è previsto per le dodici e mezzo. C'è tempo ma il fatto che
sia sola a prenderlo non smette di preoccuparla. Odia la mancanza di puntualità e si
domanda perché arriveranno, ancora unna volta, tardi. Tutti e due.
- All'altro lato della linea, qualcuno sembra, affettuosamente irritata.
- Dana, non dovevi venire senza meno- dice, sottolineando le ultime
parole- tra lunedì e venerdì, cara
sorella-che-o-non-sa-che-oggi-è-sabato-o-non-capisce-il-termine-senza-meno?
Cercano di fare in modo che non passino più di due settimane senza
vedersi. Ma l'imminente apocalissi tende ad interporsi nelle loro agende.
-E lo farò- si difende- Seriamente. Tra il lunedì e il venerdì
.della prossima settimana.
Per fortuna, Dana ha ereditato l'ostinazione dei maschi Scully e
Melissa il temperamento flessibile delle donne Scully. La sua reazione consiste nel ridere
di gusto e passarci sopra.
-Perdonata. Si può sapere dove sei ora e cosa ho interrotto?
- All'aeroporto ed hai interrotto un'affascinante attesa nella fila
della consegna dei bagagli.
Quando Melissa viene a sapere che va a Francoforte, entrambe ricordano
le interminabili chiacchiere di Akab sul periodo che lui e Maggie avevano passato alla
base tedesca, nei primi due anni del loro matrimonio. Erano stati tempi difficili per
entrambi ma uscirne fuori rafforzati da un'esperienza quando si è giovani e se si è
innamorati serve solo perchè la nostalgia, anni dopo, sia un dolce piacere. Il ricordo di
Akab che cantava le canzoni tradizionali tedesche a Natale le fa ridere e poi, il telefono
si riempie di silenzio con la nostalgia del padre che non c'è più e una madre che stanno
ingannando con le più crudele delle menzogne.
-Portami una cartolina quando vieni.
-Fatto.
Per un secondo Scully fa fatica ad ingoiare.
-Non so quanto tempo resisterò senza dirlo a mamma, Missy.
Il respiro di sua sorella è profondo e pieno di gravità.
-Quando credi che non puoi sollevarti è il momento in cui mettersi in
piedi dimostra veramente quanta forza hai.
- C'è qualcosa in Melissa, nelle sue frasi da libro di auto aiuto che suona genuino. Ha
la capacità di far sì che Dana senta un poco di pace, anche tra la nebbia e il dolore.
La frase non è sua, per una volta, ma questo, come tante altre cose, e qualcosa che
Scully non sa.
- Ancora.
- Prima che la conversazione s'impregni di un lutto troppo spesso, Melissa alleggerisce la
voce di uccello in libertà ed acquista un tono più leggero.
- Senti, passami Fox. Gli suggerirò che ti faccia ubriacare di birra
tedesca e che approfitti di te nella fredda notte di Francoforte.
-Non dicevi che era di Krycek che voleva approfittare?
- Quando erano allieve delle superiori e dividevano la stanza parlavano di ragazzi tra le
coperte. Missy cercava di scandalizzare sua sorella piccola con le sue avventure sessuali
ma Dana rimaneva impassibile, fingendo con maestria che niente la impressionava. I suoi
sogni erano soliti riempirsi di umidità e gemiti dopo certe conversazioni ma questo è
stato sempre un segreto tra lei e il suo subcosciente. Anche così, si c'era stato
qualcuno che più si era avvicinato ad avere accesso ai desideri della più giovane e più
riservata delle Scully era stata la risoluta ed istintiva, cocciuta e volubile, sorella
maggiore.
- Melissa era sempre stata sua complice.
- Dissi che c'era qualcosa tra loro ma non era
-il suo tono è
leggero ma presto diventa un poco più serio e la sua frase cambia direzione, sembra quasi
allarmata- Credi che io abbia ragione? Oh, Dio, tu credi che io abbia ragione!
Silenzio. Scully risponderebbe se sapesse cosa rispondere. Ma i dubbi
sono il suo unico territorio. A pochi metri di distanza si avvicinano gli uomini che stava
aspettando e che le venga un colpo lì stesso se la metà dell'aeroporto non li guarda
mentre avanzano a lunghi passi verso il bancone della Lufthansa. Davanti a Scully rimane
solo una coppia che deve spedire i bagagli. Giusto a tempo.
-Devo riattaccare, Missy. Ti chiamo quando torno.
La protesta è irata.
-Non lasciarmi così!- Quando ordina, perfino Melissa, la pacifista
della famiglia, ha la voce di comando caratteristica della famiglia- Devi dirmi cosa credi
che ci sia.
-Ti chiamo quando torno, Missy.
- Sua sorella protesta da Raleigh ma la linea cade prima che le sue parole arrivino alla
cornetta.
- L'hostess della compagnia aerea è vestita con una pesante uniforme azzurro acceso.
Armonizza con i capelli così biondi. Il suo sorriso è automatico, tutto denti, perfetto
e assente quando accudisce Scully ma diventa sfacciatamente più provocatore quando vede i
due uomini, uno un poco più bruno, l'altro leggermente meno, che si mettono accanto a
Scully e le danno il loro passaporto.
- Quello di Scully è autentico. Quello di Krycek, come tutti quelli che Scully ha visto
è falso. Ma di una qualità quasi perfetta. Quello di Mulder è perfettamente sgualcito.
-Arrivate tardi.
A volte si sente come una madre che rimprovera due bambini discoli e
odia questa metafora. Si sente ancora più piccola in mezzo a due uomini troppo alti per i
modesti tacchi che porta. Piccola e catturata in un campo d'energia, come una mosca in una
rete elettrica. L'hostess li guarda costantemente con la coda dell'occhio. Forse, sta
salivando eccessivamente.
-Saremmo arrivati a tempo se Mulder non guidasse come una ragazza di
una scuola di monache.
C'è qualcosa di minaccioso e blasfemo nel suo modo di dirlo. Qualcosa
di fisico, abbastanza aggressivo, quasi sessuale. Mulder odora di after shave. Krycek di
legno, e frutta esotica e mentre, tra i due, aspetta d'avere la sua carta d'imbarco,
Scully sa quello che si sente quando ti avvolge la pioggia acida. Mulder le sfiora il
braccio e la guarda fisso.
-Mi dispiace per il ritardo, l'autostrada era un parcheggio.
E' impossibile non perdonarlo quando fa quegli occhi da agnellino
sgozzato. Dolci, caldi occhi verdi che cercano nei suoi. Quando la guarda così, lo
riconosce. E' il suo Mulder.
-Non importa.
Alle sue spalle, sente la voce di Krycek, un sussurro che la sorprende
e la turba, percorrendo la sua spina dorsale come una fiammata.
-Sì, Dana -dice- grazie per averci tenuto caldo il posto. -potrebbe
giurare che la sua voce si abbassa di un grado con le ultime parole- e lasciarci un buco.
- Quando l'hostess domanda " finestrino o corridoio", i due uomini dicono"
finestrino" all'unisono e c'è un piccolo scontro che Scully risolve decidendo di
prendere lei il posto accanto al finestrino. L'ultima cosa che vuole è una combinazione
qualsiasi di posti a sedere in cui lei rimanga tra quei due, seduta in mezzo alle loro
insinuazioni per un volo transatlantico. Incomincia a credere che la combustione umana
spontanea ha una spiegazione perfettamente ragionevole. Essere sottoposta al fuoco
incrociato tra Krycek e Mulder, per esempio.
- Ma nemmeno si può dire che trovi particolarmente divertente l'idea che quei due stiano
uno vicino all'altro mentre lei rimane appartata.
- Il volo promette di essere interminabilmente lungo. Ha le vertigini molto prima di
salire sull'aereo. La pressione è quasi una presenza fisica. Un quarto invitato di una
strana rappresentazione teatrale con un incerto finale.
- Otto ore di volo. Troppo tempo per pensare. Tutti cercano di dormire, ma
misteriosamente, solo Krycek, i cui sogni sono un mistero, ci riesce. E' impossibile che
non gli rimorda la coscienza. Forse, è probabile, che non l'abbia più.
- Forse non l'ha mai avuta o l'ha persa in un posto in cui non può tornare.
**
Cinque anni prima
Skyland Mountain
04:15 p.m.
- In verità Krycek non sa perché è tornato su quella maledetta montagna Skyland di
merda. Salito sulla teleferica, a cento metri d'altezza, solo nella cabina metallizzata,
non sente che sta salendo, né che sta scendendo. E' qualcos'altro. Ha la sensazione che
la funicolare aerea lo stia sommergendo nel fondo dell'oceano, nel più profondo delle
sabbie mobili, nel cuore di un pantano, nelle viscere del deserto. E' un giorno così
brumoso che il cielo si è trasformato in una macchia sfumata e grigia. La nebbia lascia
distinguere appena gli alberi, il bosco appare e scompare, come un'allucinazione all'altro
lato delle nuvole.
- Hanno cambiato l'operatore delle teleferica, chiaramente. L'ultimo l'ha ucciso lui, il
nuovo non ha la minima idea che tre mesi prima, un'agente del FBI fu rapita a pochi metri
dal suo posto di lavoro. Per il viso da stupido che ha, Alex deduce che il povero
disgraziato non capirebbe quello che è successo nemmeno se gli facessero un disegno per
spiegarglielo.
- A volte, nemmeno lo stesso Alex Krycek, doppia o tripla o quadruplice spia, lo capisce.
Non sa più per chi lavora. La CIA gli aveva ordinato d'infiltrarsi nel sindacato. Il
sindacato gli aveva ordinato d'infiltrarsi nel FBI. Il KGB esigeva certi debiti. Il
fumatore gli aveva ordinato di rapire Scully. Mulder non aveva mai sospettato niente.
- E' complicato ma Alex sta incominciando a avere chiaro che il modo migliore di non
confondersi è servire un solo figlio di puttana che non lo tradirà mai.
- Lui stesso.
- La cosa più strana di tutto questo è, che a volte, sente la mancanza di essere un
agente del FBI
- La mattina era solito mettersi il suo stupido vestito di terza classe. Questa era la
parte peggiore, chiaro, Krycek è sempre stato allergico al polyester. Mettersi quel
maledetto gel nemmeno era divertente ma Mulder doveva pensare a lui come ad un
sempliciotto, così che, look da sempliciotto. Arrivare in ufficio, discutere con Mulder
cose che Krycek conosce da anni. Fingere di non conoscere niente, mostrare interesse.
Seguire i suoi salti intuitivi, vedere la sua maledetta passione aprirsi davanti ai suoi
occhi come una sposa vergine che apre le gambe la prima notte di nozze.
- Iniziare a guadagnarsi la sua fiducia era stato quasi troppo facile e dio mio, così
eccitante come ricevere scariche di eroina nel cuore.
- Fox Mulder. Ricco presuntuoso studente d'Oxford, ingenuo patentato, idealista
sentimentale, bambino viziato del vecchio Spender.
- Il grande idiota, per un secondo, era arrivato ad avere fiducia in lui.
- Stupefacente. Il Signor Non Ho Fiducia Di Nessuno. Il Re della Paranoia in persona.
Aveva creduto al suo personaggio di discepolo adoratore di chi era abituato a fare da
maestro ed era arrivato ad avere fiducia in lui. Per un istante. Per una frazione di
secondo. Contro il suo più grande interesse.
- Krycek si domanda se Mulder è un idiota con momenti di genialità o un genio con
momenti di stupidità. Gli piacerebbe pensare meno a lui ora che l'ha privato della sua
adorata Scully ed ha buttato nel cesso la sua onorabilità. Gli piacerebbe molto.
- Vista dalla teleferica la montagna Skyland rassomiglia sospettosamente al purgatorio.
Krycek ricorda Mulder che era salito lassù, appeso al tetto del mondo, per salvare la
damigella in pericolo. Tenero, quasi. Averne tanto bisogno lo rende debole, ma in un certo
senso lo fa molto più forte e lui lo sa.
- Quando arriva in cima, prende il rapporto che ha portato con sè e invece di scendere,
paga un altro biglietto e torna ad andare giù. Per tutto il pomeriggio, accompagnato da
turisti e bambini e persone che per lui non significano niente. Sale e scende, scende e
sale, e torna a scendere per salire di nuovo. Non guarda mai il rapporto perché sa
perfettamente che cosa dice. Un aggiornamento delle condizioni di Scully tre mesi dopo il
rapimento. Sono buone notizie.
- " Il soggetto 128k9s1d ha superato la terza fase. Il suo stato però è critico e
continua a non svegliarsi dal coma, i suoi geni possono essere portatori validi. Anche se
temiamo che nemmeno lei sarà capace di riprendere conoscenza."
- No. La maggior parte non ci riescono. Spender crede che nemmeno lei lo farà. Hanno
fatto una riunione quella stessa mattina. Medici della commissione, Spender, membri della
cupola del sindacato. Krycek era presente, nascosto dietro il fumo delle sigarette.
- Un altro inutile spreco -aveva detto Spender- la giovane Scully non
ha valore se non si sveglia.
- Mormorii, disapprovazione generale, bla, bla, bla. Krycek aveva preferito stare zitto
fino alla fine. Non parlare, perché nessuno gli aveva chiesto la sua opinione e la madre
era solita dire che i giovani non devono interrompere chi è più anziano di loro. La
discussione su cosa fare di lei era stata lunga ma l'ultima parola come sempre, spettava a
Spender.
- In fin dei conti, Mulder è suo figlio.
- Strano, veramente inusuale che il cornuto dai polmoni anneriti avesse chiesto la sua
opinione.
-Krycek è stato il primo ad avvertirci del pericolo che rappresentava
l'agente Scully. Cosa suggerisce ora?
-Restituirla a Mulder.
- Nessuno lo ha capito subito. Eccetto, forse, il vecchio fumatore. Tutti volevano sapere
perché rischiare di restituire Scully, tenendo conto di quello che avevano fatto con lei,
di quello che poteva ricordare se si fosse svegliata.
- Uno dei membri più anziani del sindacato aveva riassunto le proteste di tutti.
-Se Mulder la vede morire, questo farà aumentare il suo odio verso di
noi e la sua determinazione per fermarci.
Alex li aveva ascoltati. Ascolta sempre gli uomini potenti.
-Se Mulder sta con lei, non morirà- aveva detto.
- Spender aveva sorriso. Una smorfia crudele che avrebbe fatto venire i brividi a Krycek
se esistessero cose che lo spaventano
- Tutti e due sapevano la verità. Prima o poi, lei avrebbe aperto gli occhi azzurri e
avrebbe completato il processo. Perché nel lato dove c'è vita l'aspetta qualcosa il cui
valore la maggior parte della gente non potrebbe comprendere mai. L'aspetta il nevrotico,
debole e ossessivo, Fox Mulder. Con quel cuore sanguinante di passione e d'ideali e di
stupida innocenza, l'aspetta per prendere con lei il caffè in ufficio e discutere di
stravaganti teorie e farla sentire viva. Lei è tutto ciò che vuole. E difficile
resistere a questo.
- Per questo si sveglierà.
- Una portatrice valida.
- Durante le prove, Krycek l'ha vista resistere e soffrire. Con lo stomaco gonfio,
tormentata dalle apparecchiature mediche. A volte era solita gridare. Sempre lo stesso
grido.
- Mulder. Sempre.
**
cinque anni dopo
Periferia di Francoforte
02:23 a.m.
-MULDER!!!
Il bosco si muove, è vivo, è in agguato. I rami mi osservano, le
radici stanno zitte. L'edificio di Biotecnologie Roush arde con fiamme selvagge che
s'innalzano in una lunga lingua di fuoco e fumo. Rumori, nuove esplosioni. Vado avanti
attraverso un tumulto di eventi, una farfalla che batte le piccole ali nel cuore di un
vulcano. Non so quante volte cambio direzione, ma mi sento come una bussola impazzita che
non trova il centro della terra.
-Scully!!!!
- Dio. Mulder. La sua voce graffia la volta celeste e una nuova esplosione nell'edificio
fa sì che la notte s'illumini e distinguo una figura a qualche metro da me, verso la
strada, dove dovrebbe stare la nostra macchina. La sua sagoma e altre due. Non ho tempo di
pensare chi possano essere, è difficile correre con la pila in mano e un'arma nell'altra
in questa oscurità piena di rovi e menzogne.
- Uno, due, tre, le esplosioni della fabbrica servono come bengala di luce e mi permettono
di vedere frammenti di quello che succede ogni volta sempre più vicino a me. In realtà
sono diapositive, flash di luce.
- Esplosione.
- Vedo Mulder e Krycek che corrono in direzione della macchina. Ed una terza persona che
corre dietro di loro. Guadagna terreno, la distanza tra loro si riduce. Il terzo uomo
corre così veloce che non sembra umano.
- Esplosione.
- Mi rendo conto che il terzo uomo non è umano e m'invade la paura mentre carico la
pistola e continuo a correre verso la macchina. Il supersoldato raggiunge Mulder e credo
di star gridando. Non vedo Krycek.
- Esplosione.
- Sul cofano della macchina. Cade un corpo. Mulder. Il supersoldato è su di lui ed io sto
ancora lontana per poter sparargli, ancora, mio dio, sto troppo lontana e credo che il
bastardo di Krycek sia scappato per salvare la sua schifosa pelle perchè non lo vedo.
- Esplosione.
- I tratti del supersoldato diventano nitidi per la prima volta. Mulder resiste e lotta ma
cade di nuovo sul cofano. Chi lo muove come una bambola di carta è stato una volta il suo
informatore ed ora sono abbastanza vicina per svuotare il mio caricatore. Quando non mi
restano più pallottole continuo a sparare. E so che se esco fuori da questo, Krycek è un
uomo morto.
- Esplosione.
- Confusione.
- C'è qualcosa a terra che mi fa cadere e perdere l'orientamento. Altri spari. Due. Odore
di benzina. Un grido, ma non è di paura, ma di una voce che ordina, secca e forte a cui
segue un altro sparo. Questa volta, posso vedere quello che succede e assistere al momento
in cui Krycek grida, spara in petto al supersoldato, lo distrae e toglie Mulder dal cofano
della macchina. Il suo secondo sparo va direttamente al serbatoio.
-Mulder, scostati!
- Esplosione.
- Intensa. Calda. Vicina. A pochi metri da me. Non è una delle fiammate che provengono
dalla Biotecnologie Roush, ma l'esplosione della nostra macchina, che brucia e avvolge di
fiamme il supersoldato mentre esamino mentalmente quello che è successo, il replicante si
muove nel fuoco e mi affanno a cercare la mia pila a terra. Quando la trovo, devo
proteggermi il viso con le braccia e cercare intorno alla macchina per vari secondi fino a
trovare Mulder.
- Finalmente, Mulder.
- Nella macchina, si succedono, ancora, un paio di esplosioni e il supersoldato si contrae
e si agita al centro dello scoppio.
- Stesi a terra, Mulder e Krycek, sono due figure difficili da distinguere. L'esplosione
li ha spinti con forza verso il bosco e sono caduti intrecciati ed insieme. Le gambe
annodate, il loro respiri si mescolano e la notte li avvolge, il fuoco e la mia pila da
loro l'aspetto di fantasmi. C'è un calore così intenso che ci potrebbe fondere le ossa
da un momento all'altro. Mulder dal suolo lancia uno sguardo verso di me. Allarmato.
-Scully, stai bene?
Faccio cenno di sì, ma non penso ancora chiaramente e so che il fuoco
non fermerà il supersoldato eternamente. Krycek è steso a terra, il viso di Mulder è
tensione e panico, stress e paura. E sangue. Soprattutto, sangue.
-Mulder, sei ferito.
Deve esserlo e probabilmente non se n'è reso conto nella frenesia
della fuga. Ancora senza muoversi da terra- ancora con le gambe annodate a quelle di
Krycek- si porta una mano al viso. Scosta le dita, guarda il sangue su di esse, come se
non capisse quello che sto dicendo. Tira fuori la lingua piano. Brilla nell'oscurità. Si
pulisce l'angolo della bocca, una grossa goccia di sangue sparisce tra le sue labbra e non
so se sento altre esplosioni o se è il mio battito cardiaco che non smette di pulsare.
-Non è mio- dice, mentre si pulisce il viso con la mano e si lava il
resto del sangue dal viso con la lingua e le dita.
-Cazzo.
- Krycek. Che si lamenta per terra. C' è una smorfia di dolore sul suo viso e qualcosa
che rassomiglia ad un ramo gli attraversa parte della spalla sana, come una piccolissima
freccia appuntita. Sembra una ferita pulita e non particolarmente grave ma il suo sangue
ha spruzzato Mulder quando sono caduti insieme per terra.
- Il suo sangue sul viso di Mulder. E sulle sue labbra. E sulla punta brillante della
lingua. E nella sua bocca.
- Dobbiamo andar via di qui quanto prima possibile, non c'è tempo per pensare questo cosa
significhi. Se sono o non sono fratelli di sangue. Se sono qualcosa di diverso. Vampiri,
amanti, nemici, alleati che sanguinano insieme nel cuore della notte che continua a
bruciare e ad odorare di benzina.
- Non so se è la macchina o il mio cuore che brucia combustibile, ardendo, scoppiando.
- Quando ci allontaniamo si sentono dei rumori.
- Andiamo avanti, esplosione dopo esplosione. Tre cuori di benzina.
- Quello che ci unisce è molto più spesso e vitale del sangue.
**
Da qualche parte ad est di Francoforte
Germania
Clinica veterinaria
03:45 a.m.
Scully li osserva, da un angolo.
-Krycek, non c'entra .
-Sei sicuro Mulder?
-E' troppo grande e il buco troppo stretto.
-Sta zitto e infilalo maledizione.
- Non senza una certa difficoltà. Mulder fa scivolare dolcemente il grimaldello nella
serratura e la porta suona con un clik . Una volta dentro, si assicurano che non ci sia
nessuno, vestiti di nero come le ombre di un teatro cinese. Krycek si lamenta appena e la
pinza emostatica che gli ha applicato Scully è abbastanza forte per fermargli il sangue.
Un braccio è di plastica, e l'altro lo sente appena. La peggiore sensazione d'invalidità
è l'impotenza.
- Hanno viaggiato per più di tre quarti d'ora in una macchina rubata in una stazione di
servizio fino ad arrivare nel primo posto con strumenti medici in cui nessuno avrebbe
fatto domande inopportune. Krycek, più pratico che orgoglioso, non può evitare che gli
dia fastidio che sia finito a doversi adattare ad una fottuta clinica per animali.
- Il ratto in un ospedale per cani, sicuro che l'ironia della cosa ti
diverte, Mulder.
-Non vedi, Krycek? Sto ridendo dentro .
- Scully impiega pochi minuti a trovare quello di cui ha bisogno. Bende. Sutura.
Antisettico, strumenti impronunciabili che hanno un obiettivo molto chiaro. Non far
perdere il secondo braccio a Krycek.
- Quando lavora è precisa. Non importa che stia nel laboratorio, a studiare le sue
analisi del DNA, davanti al computer a trascrivere un rapporto, nella morgue a praticare
un'incisione a forma di Y greca nel petto di un cadavere, in un ospedale circondata da
colleghi o in una clinica veterinaria con insetti e conigli e foto di vacche morte. C'è
qualcosa di caldo nel suo modo di maneggiare le boccette, prendere le forbici, tagliare
con decisione i vestiti di Krycek. Scully mette compassione in tutto quello che fa,
converte la medicina in un miracolo quasi musicale.
- E' una ferita pulita.
-Un ramo mi ha attraversato il braccio come uno spiedo. Hai una strano
modo di definire pulita.
- Krycek porta vestiti da combattimento. Una polo con il collo non troppo alto che si è
stracciata a causa dell'esplosione e la caduta nel bosco. Quando cade a terra, Dana Scully
vede per la prima volta la protesi. Il lettino su cui si siede Krycek è freddo.
- Al contrario della sua voce.
-Da quando non spogli un uomo?
-Non ti hanno insegnato a non fare mai arrabbiare qualcuno con un
bisturi in mano, Krycek?
Gli fa male ma lo nasconde. Ingoia.
-Quando io giocavo al dottore i bisturi erano di plastica.
- Ci sono pezzi di legno nella ferita. Schegge che bisogna togliere con un poco di
anestesia locale e un poco d'abilità. Krycek ingoia le sue grida ma gli trema la mascella
di tanto in tanto. Respira profondamente per cercare di calmarsi. E' un processo lento e
Mulder osserva dalla porta mentre il silenzio si fa più spesso.
- Aspetta e osserva.
- Le piccole mani di Scully. La lampada che illumina la spalla nuda di Krycek. Il
contrasto dello smalto trasparente sulle dita della donna, con lo scintillio del bisturi e
delle pinze. La sutura, che penetra nella carne come se fosse burro. Krycek geme a volte,
un piccolo suono soffocato di dolore. Spesso, la mano di Scully lo sfiora. Quasi sempre la
spalla. A volte, secondo quello che sta facendo, il braccio. Qualche volta, quando lo
esamina più da vicino per vedere se ha altri tagli, gli tocca il petto, che si agita e
sale e scende al ritmo intenso del respiro. Sui muscoli, intensamente scuri di Krycek, le
mani da chirurgo di Dana Scully sembrano i piedi di una ballerina. Agili e dolci, come il
frullare delle ali di un angelo.
- Fox Mulder ha una regola generale sopra gli uomini che Dana Scully dovrebbe toccare
così.
- Una regola semplice.
- Lui, sì. Gli altri no.
- Ci vuole ancora molto?
Scully non solleva gli occhi dal suo paziente. Perché avrebbe dovuto
farlo. Non è niente altro se non metodica.
-Non molto.
Continua a guardare. Quando la sutura arriva più vicino alla ferita,
Krycek su muove sul lettino e protesta con alcune espressioni in russo piene di consonanti
secche. Scully non si scompone, né chiede scusa. Al contrario, continua a cucire senza
diminuire il ritmo e provoca una nuova protesta. Altro punto, altra protesta, Krycek
continua a muoversi-
-Vuoi startene quieto e lasciarmi finire?
-Proprio quello che sentivano gli Ebrei di Auschwitz prima che
accendessero il gas, dottoressa Goebbels.
- I tre sono inquieti, mentre pensano se il super soldato che bruciava nell'esplosione
sarà riuscito a rigenerarsi. Li avrà seguiti? Quanto avrebbe tardato ad incontrarli?
Mulder si muove tra la porta e la finestra ma la clinica è alla periferia di un piccolo
paese e passa appena qualche macchina. Nelle gabbie, al maggior parte degli animali si
muove facendo poco rumore. Scoiattoli che rosicchiano il pavimento di metallo. Conigli che
restano tranquilli nei loro piccole tane. Serpenti nel terrario.
- Un ratto sul lettino. Con un braccio di plastica e uno pieno di sangue. Questa notte ha
salvato la vita a Mulder. Non è la prima volta, ma nell'intimità del sangue e della
sutura, lo sembra quasi.
-Ti fa male?- la voce di Scully è più morbida della farina e Krycek
la guarda. Sta osservando con interesse la sua protesi.
-Il moncherino-continua-ti fa male?
Krycek sembra sorpreso dalla domanda, ma non elude la risposta. Per una
volta non è una battuta, nè sta cercando di sfuggire. Per una volta, sembra troppo
occupato nel suo dolore per mentire o nascondersi.
-A volte-sospira- Qualche volta.
Mulder dal suo posto, Scully quasi sopra, entrambi osservano la
cicatrice, sotto la protesi. Lucente e disuguale, rosa in alcuni punti, bianca e rossa in
altri. Scully ha visto molte amputazioni fatte su un lettino d'ospedale ma è la prima
volta che vede qualcosa con quell'aspetto artigianale. Non c'è niente in questa ferita
che sia compassionevole. Tutto è brutale. Per l'aspetto delle terminazioni nervose, a
volte il dolore deve essere insopportabile.
-Dovresti fare in modo che ti operino. Le terminazioni nervose possono
essere tagliate meglio, ti farebbero meno male.
- Avrebbe potuto essere Mulder a perdere il braccio, anni prima, a Tonguska. Ma il destino
aveva giocato le sue carte contro Alex Krycek, come al solito. Anche avrebbe potuto essere
Mulder ad essere ferito da un ramo, un attimo prima, o essere lui a morire
nell'esplosione. Ma non lo era stato.
- Perché Krycek gli ha salvato la vita e per la prima volta in sei mesi, Scully
sperimenta una sensazione di gratitudine verso di lui. Come se l'alleanza che hanno
firmato incominciasse ad essere qualcosa di reale per lei.
-Lo so- dice Krycek- Non voglio operarmi.
- Guarda Scully fisso in volto mentre le parla. E' un bel viso. Opaco e sereno e pieno di
compassione e d'emozioni. Un viso che ha sofferto tutti i colpi della vita e non si è
lasciato contaminare dal rancore, né dall'ira. E' ancora capace di essere tenero e dolce,
di curarlo come se fosse qualcosa di diverso da un assassino dedito alla manipolazione e
alla menzogna.
- Mulder è un puzzle, ma per Krycek, Scully è una specie di formula magica impossibile
da decifrare.
-Non vuoi che smetta di farti male?
Sembra sorpresa e Krycek dice di no.
-Perché?
-Il dolore è l'unica cosa che mi resta del braccio.
- Serio e stanco, ferito, malconcio, spezzato per colpi che gli ha dato la vita. Alex
Krycek. Ha occhi verdi ed intensi, con ciglia lunghe come le onde del tramonto, sporco di
fango e sangue il suo viso è un'architettura perfetta, di linee semplici e ben fatte.
Labbra ben formate, un naso contestatore, mascella forte, capelli corti e scuri.
- Un braccio strappato dalle radici.
- Per la prima volta da quando lo conosce Scully pensa a come si è dovuto sentire quando
gli hanno tolto il braccio. Chissà perché, per la prima volta, sente qualcosa
d'incrinato, dolente, umano e onesto sul viso bruno, verde, felino ed intenso che la
guarda con attenzione.
**
Tre anni prima
Gulag di Tunguska
Krasnoiarsk,Siberia.
- Morirà. Alex ha un momento di lucidità e l'invade la calma di chi sa che tutte le
carte sono uscite e che resta solo l'estrazione finale. Non è stata una brutta vita, se
ci pensa. Almeno si è sentito vivo in più di un'occasione e non è questo più di quanto
possa dire la maggior parte della gente? Avverte io formicolio dell'infezione nella ferita
dove dovrebbe esserci il braccio e va profondando nella terra umida del bosco. I suoi
sensi sono attenuati, disorientati. Ciò che lo stordisce è l'odore, quel profumo della
terra bagnata e della notte. Padre era solito parlare della Russia, di quel freddo polare
dell'inverno a Mosca. Era solito dire che gli americani non avrebbero potuto sopportare un
solo inverno come quelli della sua infanzia. Senza nient'altro per riscaldarsi che
l'alcool.
- Alex delira e detesta la perdita del senso della realtà che questo implica. Almeno con
il dolore, sa che ciò che succede è vero. Ma, come sapere cosa succede se la sua mente
vaga, libera di perdersi nei sogni? Ha tanto freddo. Se solo potesse morire al caldo.
Sarebbe il suo ultimo desiderio.
- Perlomeno morirà in un bosco, respirando libertà. Non dovrà tornare mai più in quel
silo nel Dakota del Nord dove dovette convivere con quella cosa. Sputandola dagli
occhi.
- Che cosa avranno fatto con suo braccio?
- Gli sembra strano che un parte di se stesso sia in un luogo diverso dal suo corpo. Padre
era solito dire che la sua indipendenza avrebbe finito col dargli problemi. Riderebbe se
vedesse quanto indipendenti erano diventate alcune parti del suo corpo.
- Delira ma la febbre non riesce a riscaldarlo.
- Nei brevi momenti di lucidità che si fanno strada nel delirio, gli viene in mente di
pensare a cose strane. Pensa ad una ragazza a scuola, a tredici anni, con la sua
ortodonzia e ed i suoi seni incipienti dal sapore di vanilla. Pensa a suo nonno e a quel
perenne odore di tabacco da pipa che emanava quando si alzava di notte per insultare
Stalin. A sua madre e a quel brillio dei suoi occhi prima di morire, al suo ultimo respiro
spezzato. All'inferno, dove Satana lo deve star aspettando.
- Non sa quando lo tirano fuori dal bosco, nè quanto tempo passa addormentato a causa
degli antibiotici. Quando si sveglia in una delle buie stanze del gulag, in medico parla
con L'Alto Comando. Tutto nella sua mente è un vapore denso e Alex fa fatica a farsi
strada.
- E' già morto?
- Allora ricorda dove sta. quello che ha fatto e perché è importante. Uno dei generali,
un uomo dalla carnagione giallastra, piccoli occhiali rotondi, magrissimo, dallo sguardo
severo, che rasenta il crudele, lo sta osservando.
-Mulder....-riesce a balbettare.
Il generale si avvicina, lo esamina bene prima di rispondere.
- E' riuscito a scappare, capitano.
- Krycek respira. Bene, questo è bene. Tutto è andato bene.
- Mulder è stato infettato.
- E è stato vaccinato. I suoi geni sono riusciti a superare la trasformazione e lui,
finalmente, è pronto.
- Tutti i pezzi al proprio posto.
- Non è quello che voleva? Lo era. L'ha portato fino in Russia senza che Mulder si
rendesse conto che era pilotato e questo è ciò che importa. Forse ha ricevuto troppi
colpi e pugni lungo la strada ma è abituato ad fare da sacco da prendere a pugni, il
bersaglio di un odio che non ha altra via d'uscita.
- Il viso giallastro del generale sfuma e le droghe lo trattengono di nuovo in un profondo
sopore, mentre il suo corpo combatte l'infezione e gli antibiotici lo lasciano debole e
stanco.
- C'impiega giorni a ricordare che non ha un braccio. Quando lo fa si consola pensando che
nessuna battaglia si vince senza sacrificare qualcosa in cambio. E' vivo. Ancora una
volta. E questa è stata sempre la sua vittoria.
- E' incredibile il perdurare della vita.
**
Cinque anni dopo
Clinica veterinaria
Germania
09:59 a.m.
- Fox Mulder ricorda di aver sentito gelosia in vari momenti della sua vita. A otto anni,
vide come un suo vicino nei vigneti di Marta riceveva la bicicletta che lui aveva sempre
voluto e era stato sul punto di bucargli le ruote. Ricorda anche come sua madre era solita
trattare Samantha, i baci e le coccole che negava a lui e la sensazione di tristezza e
rabbia che sentiva. Curiosamente, questa gelosia non gli faceva venire voglia di far del
male a sua madre o a Sam, ma a sè stesso.
- La stessa cosa con Phebe. Esperta manipolatrice psicologica, Phebe avrebbe potuto tenere
un master su come renderlo geloso. Gli sguardi languidi e cercati e coscienti ad altri
uomini erano studiati per farlo uscire dai gangheri. Ci riusciva quasi sempre. Ma anche
queste volte, non aveva voglia di litigare con i poveri disgraziati che cadevano nei suoi
artigli, e non sentiva nemmeno desiderio di vendicarsi della sua ragazza e fare una
scenata ad Oxford. Era, piuttosto, un desiderio di fare danno a se stesso.
- Come se avesse meritato che lo facessero ingelosire. Come, in fondo non fosse
sufficiente buono per nessuno e che non ci fosse un castigo all'altezza dei suoi
molteplici peccati.
- Ricorda altre occasioni, altre gelosie. Qualche volta con Diana, ma preferisce non
pensarci. Generalmente finivano con una discussione stupida e poco più.
- E Scully.
- Qualche volta è stato mai geloso di altri uomini? Non è sicuro. Una parte di lui sente
gelosia per tutto ciò che la circonda. Gelosia dell'aria che respira perché quest'aria
è la cosa più privilegiata della terra. Gelosia dei tasti del computer quando li tocca.
Gelosia dei vestiti che si mette e ancor più, del profumo che usa. Queste gelosie quasi
letterarie, lo accompagnano sempre.
- Sono come solletico in fondo alla mente.
- Ma, un'altra parte di lui, è sicura di Scully. Scully ha fiducia solo in lui e questo
è ciò che importa. Di chi dovrebbe essere geloso? Di Skinner, che è più vecchio di un
milione d'anni e che, per di più, è calvo? Non ci ha mai pensato. Di Pendrell, che
riposi in pace? Non è mai accaduto. Di Frohike? Dio mio.
- Scully passa praticamente 24 ore al giorno con lui e non la vede mai osservare altri
uomini.
- Non è che non sia geloso Esattamente. Forse. Il caso vuole che non ha mai creduto,
probabilmente per sbaglio, d'avere motivi per essere geloso. E' così egoista.
- Sempre, chiaro, per la notevole eccezione del caso Jerse.
- Ricorda di essere stato geloso, esaminando ossessivamente il rapporto, guardando le
fotografie del benedetto tatuaggio, domandandosi che cosa aveva fatto Scully con lui e in
che posizione e dove e se l'era piaciuto, se aveva gemuto, o gridato o aveva fatto gemere
lui. Ricorda molte notti sveglio valutando la possibilità di presentarsi a casa di Scully
e obbligarla a mostrargli il tatuaggio. Ricorda d'aver pensato che se avesse leccato quel
tatuaggio tutta la notte, forse sarebbe scomparso e lei sarebbe stata di nuovo sua,
tatuata dalla sua saliva.
- Gelosia
- Se il cancro non avesse fatto la sua improvvisa comparsa, quella gelosia lo avrebbe
distrutto perché un Fox Mulder veramente geloso è un Fox Mulder tirannico, senza
simpatia, assente, freddo, crudele, glaciale, ossessivo e pericoloso per se stesso e per
gli altri.
- Ricorda vari momenti in cui è stato geloso, chiaro che li ricorda. Quello che non
ricorda è che qualche volta la gelosia ha avuto l'intensità che sente mentre osserva
Scully-" La MIA Scully" grida il suo subcosciente- che cura le ferite di Alex
Krycek nella fredda e umida notte tedesca.
- Nessuno dei due gli presta attenzione. Non lo guardano, non gli fanno caso. Sono
occupati a giocare al medico, perché dovrebbero guardarlo? Stanno parlando, cazzo. In una
specie di sussurro. Che succede? Non vogliono che lui ascolti?
- Mulder brucia. Si sente irrazionale e pieno d'aggressività.
- Non vuole guardarli ma è come un conducente in una curva dell'autostrada, che guarda un
incidente mortale. Semplicemente, non può distogliere gli occhi. Scully è rossa, bianca,
pane, dolce di latte, acqua. Krycek è un contrasto di chiaroscuri, bruno, intenso,
smeraldo e bronzo. Quando stanno vicini lei sembra una madonna rinascimentale.
- Mai, in tutta la sua vita ha sentito una gelosia di proporzioni titaniche come quella
che sente in quel momento.
- La goccia che sta sul punto di far traboccare il vaso è il maledetto nome. Quando hanno
quasi finito e Scully gli sta mettendo le bende, apparentemente, gli tocca uno dei punti
al centro della ferita e l'imbecille di Krycek si muove con un piccolo salto. Scully perde
la concentrazione e lascia il bendaggio.
- E dice qualcosa che FoxMulder, MAI E POI MAI avrebbe voluto sentire
-Alex!
- Una protesta o qualcosa di simile.
- Alex.
- No, Krycek. No. A-l-e-x.
- E' la prima volta che Scully lo chiama per nome, E' una fortuna che smetta di toccarlo
in quel momento ed ha finito il lavoro perché se continuano ancora per due secondi così
vicini l'uno all'altro, parlando a bassa voce e guardandosi negli occhi e chiamandosi per
nome, Mulder non risponde di ciò che farà.
- Lui conosce le regole del gioco e le regole del gioco non sono queste.
- Se rivede di nuovo su viso di Krycek quel sorriso di segreto trionfo quando Scully ha
finito con lui farà in modo che la paghi. E che gli faccia male ogni maledetto secondo.
-
- **
In un altro posto
- quindici giorni più tardi.
-
- Non c'è tempo per fingere, non c'è spazio per mentire, non c'è un secondo da perdere.
I vestiti danno loro fastidio. C'è da strapparli, separarli dalla pelle, toglierli di
mezzo. Via i pantaloni, via la camicia femminile, via la giacca di cuoio. Via. Sarebbe un
ballo violento se ci fosse musica. Ma l'unico suono è irregolare. Scarpe contro il suolo,
stivali che rotolano per le scale, respiro agitato di donna, gemiti gutturali nella gola
di un uomo. Lottano per arrivare in camera ma non hanno pazienza e si liberano della
biancheria tra il sesto e il settimo scalino. Nudi in piena luce del giorno, sudati per un
desiderio che contamina. Si baciano con rabbia perché queste sono le regole. Nessuna
tenerezza, nessuna debolezza, né fragilità. Non c'è tempo.
- A Krycek non piace
- Non è il suo stile
- Il suo stile sono le scale che si ficcano nel corpo e fanno male quando i corpi cercano
d'incontrarsi e d'unirsi. Il suo modo di fare è spogliarla senta attenzioni, mordere con
forza il collo, dominare. Gli piace che una donna soffra quando la bacia, che senta la sua
lingua così dentro che le sembri di stare per soffocare
- Il potere è l'essenza del sesso E lui è un drogato dal potere. Scorre nelle sue vene
come il metadone. Alex Krycek serve il potere, gli si abbandona, aspetta la sua ricompensa
finale. Non l'ha ottenuta ancora, ma già ha incominciato ad assaporarla sulle lebbra ben
disegnate di una donna che lo desidera.
- Gli piacciono quest'occhi azzurri e il contrasto con tono opaco e un poco lentigginoso
del viso. Gli piace il naso severo e come cadono le ciocche rosse sul viso quando Krycek
diventa impaziente e l'incastra tra i due scalini. Gli piace farla supplicare, liberarla
di tutto quello che non sia urgente e necessario. Gli piace controllare e sentire come
geme quando le accarezza il pube con le dita.
- Gli manca un braccio e questo fa tutto un poco più difficile. Ai bei tempi gli piaceva
scopare le donne con una mano e mettere loro l'altra in bocca, perché gli leccassero le
dita uno per uno. Poi cambiava posizione, penetrandole, con le dita che gli avevano
leccato, lasciando che leccassero il loro desiderio sull'altra mano. A Marita faceva
sempre schifo e questo faceva sì che a lui piacesse di più. Un poco di degradazione è
proprio quello che da sapore al sesso.
- Un poco di sudiciume
-Alex..
- Sono stesi e nudi contro la scalinata e Krycek prega il demonio perché possano vederli
dalla strada. Che tutto il maledetto vicinato attraverso le finestre veda la donna nuda
che gli stringe le gambe intorno alla vita. Così dolce e serena per strada, con le sue
perfette spiegazioni per tutto e la sua serenità interiore, quando stanno così, è sua.
In segreto, ma sua. Gli piacerebbe che potessero vederla in quel momento, che potessero
vedere lui giusto prima della prima spinta. E' il suo momento preferito. Per questo gli
piace allungarlo. Lo fa piano e fino in fondo centimetro a centimetro. E' sempre pronto,
rigido, enorme, caldo, pulsante. Lei è calore, dolce melacotogna, morbida e tesa,
delizioso strofinio. Lo fa impazzire mettersi nel suo corpo, spingere fino al primo grido,
affondare in queste viscere spugnose. Non c'è niente-niente- al mondo che faccia ombra a
questa sensazione di vittoria e resa. Nè uccidere, né morire. E' come scivolare nella
lava elettrica di un vulcano di gelatina. E' il trionfo e la sconfitta della volontà e i
loro sessi bruciano quando si scontrano.
- Krycek scivola e sta sul punto di sorride quando lei si afferra alla ringhiera e le sue
nocche diventano praticamente bianche per lo sforzo.
- Sudano, si strofinano, fa male ma deve fare più male, deve essere più veloce, più
intenso. Krycek si sente pieno di questo dipendenza afrodisiaca, potere, denso come il
sangue, che bombarda in tutto il suo corpo. Lunghe unghie da manicure perfetto gli
graffiano la schiena e si lamenta piano, gli piace quando il piacere rassomiglia al
dolore. Gli piace di più quando le unghie s'inchiodano nei forti muscoli delle natiche e
lei ripete il suo nome costantemente.
- Il desiderio è effervescente come champagne e Krycek sa che lei non è stata con altri
per anni. Sicuramente nemmeno vuole stare con lui, ma non può resistere perché Alex
Krycek ha qualcosa che lei vuole e lui la chiama tra bacio e bacio, come se veramente non
fosse lì o avesse paura che potesse andar via improvvisamente.
-Scully...
- Rossa, morbida, testarda, questa è la sua Scully, nuda sulle scale e con gli occhi
vitrei per il piacere. Sta sul punto di dire qualcosa ma se la sente parlare dirà
qualcosa che Krycek non vuole sentire, così che preferisce usare la sua unica mano per
chiuderle la bocca. Deve scaricare un poco della tensione perché al contrario esploderà
e farà una sciocchezza.
- Eccola. Sempre prima di lui. Si contrae intorno al suo cazzo, una , due , tre quattro,
venti, milioni di volte e Krycek non smette di spingere, di girare il bacino contro di lei
mentre viene e la trascina verso l'orgasmo. Così calda, così tesa, così stretta, così
maledettamente Scully. Farlo con lei in piena luce del giorno è una vendetta deliziosa,
una tortura da gourment.
- Non sa quando dura l'ultimo tremito ma è lungo come un bagno di schiuma e aceto. Quando
il battito ritorna regolare le affonda il viso nel collo, la bacia con tutta la superficie
della lingua perché ritorni in sè.
- Lei ha gli occhi vitrei e suona affannata quando parla.
-Mi hai chiamato Scully.
-Hmmm
- Il sesso finisce sempre troppo presto e i gradevoli effetti secondari del venire e
lasciare la mente vuota finiscono col cedere subito alla realtà. Se c'è qualcosa che
Krycek odia con passione è la maledetta chiacchieratina del dopo. Non vuole sentire
nessun suono che venga da lei, fatta eccezione dei gemiti e delle grida quando la porterà
in camera e lo faranno un poco più piano e per la seconda volta. Forse da dietro, se lo
permetterà.
- Anche questo gli piace ma finora lei ha sempre resistito.
- Un peccato.
-Perchè mi hai chiamato così?
- Odia dover dare spiegazioni. Soprattutto queste spiegazioni.
- E non pensa di dire" mi dispiace"
- Preferisce baciarla. Se vuole protestare, che protesti nel letto. Ma non c'è modo di
farla tacere. La vena irlandese cieca scorre nelle sue vene e minaccia di allontanarsi e
di andare via, ancora nuda, splendida nella luce del sole. Rossa e piena di temperamento,
muovendosi con delicatezza.
- Una fantasia di Botticelli in movimento.
-Mi chiami così per lui- dice, come se avesse scoperto un grandissimo
segreto.
E' divertente, ma Krycek continua a non parlare. Si sente più a suo
agio in silenzio, baciandole i capezzoli finchè diventano duri ed eretti. Lei continua ad
essere impegnata nella sua psicanalisi facile malgrado si senta l'odore della sua
eccitazione a quattro metri di distanza.
-Sei così pieno di rabbia, Alex...
-Sssshhh- le fa cenno con le dita sulle labbra che stare zitta,- sono
mesi che non vengo, per una volta, niente analisi new age, Melissa.
- Sta per protestare, con quel piccolo broncio pieno di dignità che impiega ogni volta
che Krycek mette in dubbio le sue credenze per non affrontare i suoi sentimenti. Ma è
inutile e presto il muro è appena sufficiente robusto per sostenerli.
- Krycek decide che è arrivato il momento di passare nel letto.
- Traballano e inciampano mentre salgono, senza smettere di toccarsi. Ballano un tango con
impaccio, leggendo nel corpo dell'altro un messaggio cifrato in braile. Arrivano nella
stanza affannando e quando finalmente cadono sul materasso non hanno più la pazienza per
i preliminari. Con Krycek è sempre urgente. Un uomo indurito alla vigilia dell'Apocalisse
lo fa sempre come se fosse l'ultima volta e si giocasse la vita facendolo.
- Melissa tenta di baciarlo più piano, addolcire le sue asperità, accarezzare i suoi
segreti. Ma Alex Krycek non è dolce, né paziente, né tranquillo. E' l'amante
geometrico, che scopa sempre ad angolo retto, gemendo a spirale, abbracciando la logica
dei triangoli, il labirinto diagonale delle passioni che s'incrociano. Alex è brutale e
forse è da tempo che non è capace di assaporare niente che non includa una certa
quantità di violenza.
- C'è qualcosa di depravato nel suo modo di fare quasi tutto. Particolarmente, c'è
qualcosa che sembra proibito e perfino sporco, nella sua maniera di fare l'amore con la
bocca, leccandole il pube con una passione stravagante.
- Non si è nemmeno lavata e hanno appena fatto l'amore.
-Non ti fa schifo?
- Solleva la testa e la guarda come se avesse appena detto un'assurdità. La bacia varie
volte, utilizzando la lingua come un coltello. Probabilmente, non gli fa schifo niente. I
loro sapori si mescolano. Il sesso è amaro, denso, spesso.
- Krycek si succhia un paio di dita. Le accarezza con esse tra le natiche, osservando la
resistenza sul volto di Melissa. Deve insistere molto perché lei finalmente si rilassi,
Melissa grida dolcemente e lui si fa strada nel retto.
-Fammelo fare, Melissa, solo una volta.
E' così persa nella sensazione che la sua protesta risulta poco
convincente. Vuole dire "no" ma suona più come "nnnuuuuaaaa". Alex le
parla piano, trascinando ogni lettera facendole cadere come se leggesse il libro
dell'apocalisse alla vigilia del giudizio universale
-Ti piacerà.
La maneggia con attenzione, la mette a pancia in giù senza mai
smettere di baciarla. Non è una ragazza di lubrificante e sesso anale, ma qui sta il
divertimento.
-Come lo sai?
Cerca di essere convincente. Le bacia il collo e le parla all'orecchio,
in un sussurro studiato per risultare sexy.
-Perchè sto per fartelo io, scema.
- Ci sono altre proteste per vari minuti. Ma Alex Krycek sa essere testardo quando
qualcosa gli interessa e ha tutto un arsenale di artiglieria sessuale per convincerla e
farla supplicare. Sa che prima o poi lei finirà per lasciarlo, perché, prima o poi,
tutte finiscono per lasciarlo. La prospettiva lo eccita fino alla pazzia e anche di più.
Quando lei insiste che gli farà male, Krycek sa che finalmente, è riuscito a piegarla.
- Finalmente.
- Le sue lamentele femminili riescono solo ad eccitarlo di più.
- All'inizio e solo un poco
Melissa lo guarda fisso. Troppo fissamente per i suoi gusti. C'è
qualcosa di sospetto che brilla nei suoi occhi che Krycek non sa interpretare.
-Come lo sai, Alex?
- Sta giusto dietro di lei e la sua erezione è quasi porpora tra le natiche morbide e
terse di questa donna che perderà un altro pochino della sua innocenza tra pochi secondi.
Niente ha un sapore così buono come questa innocenza che cade nella battaglia.
- Che significa come lo sa?
-Fammelo fare, Mel, e te lo racconto.
- Mel. Deve essere un'occasione eccezionale perché la chiami così. Krycek fa concessioni
all'intimità e all'affetto solo quando otterrà qualcosa in cambio. Lei lo sa ma anche
così, inarca la schiena e cede.
- Un invito è quasi più di ciò di cui a bisogno Krycek a questo punto.
- Una spinta intensa che rassomiglia troppo ad un'aggressione ed è dentro. Arde. Brucia.
Uccide. Scoparla così fa male, è troppo stretto per la tenerezza e il gemito carnale di
Melissa Scully suona a sangue e sesso. Senza compassione, è la legge di Krycek a letto. E
fuori del letto. Fa fatica ad arrivare fin dentro, resta praticamente a mezza strada ma i
riccioli rossi di Melissa si muovono freneticamente e vederla ridotta a qualcosa di quasi
animale basta e avanza perché Krycek si bruci in un orgasmo violento
- Per più di mezz'ora, l'unica cosa che ripete Melissa è
ahdiomioahdiomioahdiomioahdiomio.
- A Dio non deve assolutamente piacergli il sacrilegio.
- C'è un limite della realtà, alcuni lo chiamano inferno, dove tutto fa tanto male che
semplicemente, vuoi di più. In quest'angolo del piacere è dove vive Krycek. Il suo
regno. Il suo territorio.
- La sua legge
(continua
)