- La scatola ungherese
- Quinto capitolo
3 novembre
Palazzo J. Edgard Hoover
Sede Centrale del FBI
03:40 a.m.
- Un paradosso è una verità che noi ci rifiutiamo di accettare e sembra incomprensibile.
Un serpente che si morde la coda fino al punto in cui non si distingue l'inizio dalla
fine. Una metafora per quello che siamo e non vogliamo affrontare. Sfida le nostre
credenze perché sembra impossibile ma stiamo vedendo con i nostri occhi un rebus che non
ha soluzioni. Se facciamo fatica a capirlo è perché ci manca il coraggio per comprendere
che non c'è trucco. Sembra una contraddizione, sembra una cosa assurda, sembra
impossibile, sembra quello che è e quello che non è.
- Ho le foto sul tavolo. Sette foto per essere precisi. Se mi domandassero il mio numero
fortunato, una cosa è chiara, non è il sette. Sei sono uscite dalla busta gialla. Il
regalo avvelenato di Marita Covarrubias. Prese da lontano con quello che sembra un
teleobiettivo di qualità relativamente mediocre. Si sarebbero potute vedere meglio,
chiaro, ma si vede abbastanza bene perché io abbia voglia di vomitare. Suicidarmi.
Spargere il mio cervello su questo pavimento pieno di carte e raccoglitori del
seminterrato. Uccidere qualcuno.
- Uccidere lui.
- Quest'uomo della foto a cui manca un braccio. Qualcuno gli tagliò l'appendice sbagliata
a Tonguska.
- Lei è appoggiata sulla finestra, nuda contro il maledetto vetro della finestra, cazzo.
Non stanno parlando, non stanno investigando, non stanno discutendo. A meno che non ci sia
ora qualche nuovo metodo d'indagine che consista nel sedersi sul davanzale della finestra
nuda mentre circondi con le gambe un uomo ugualmente nudo. Investigazione di bacino contro
bacino. Se Scully doveva metterla in pratica con qualcuno, avrei preferito che fosse con
il suo capo sezione.
- Che, se per caso non è chiaro, sono io.
- Non è lei, chiaro. La mia mente GRIDA che non è lei. Non è il suo hotel a Budapest,
non è Krycek. Non sta succedendo. Sembra lei perchè è rossa, e perchè di profilo,
sfumata, potrebbe essere lei ma non E' lei. E' un clone, un replicante, una controfigura,
un'attrice, sua sorella, chiunque.
- Ma non è lei.
- Lei è andata a Budapest con Krycek per raggiungere il contatto. Ho insistito per andare
io ma lei ha insistito a sua volta e ora che lo ricordo ha insistito con veemenza. Dio,
con troppa veemenza, forse? Ho ceduto perché una Scully arrabbiata e distante è come una
palla di neve, non è una visione gradevole. Inoltre. Aveva senso che fosse lei perché è
chi conosce nei minimi dettagli le ricerche sui supersoldati. O che so io. Avrei
acconsentito a qualsiasi cosa per calmare la sua furia.
- Ora non c'è niente che possa calmare la mia. Mi bruciano le viscere.
- Continuo a pensare che non può essere.
- Qualcuno cerca di farmi credere che è lei ma non lo è. Un'elaborata strategia, niente
di più. Marita Covarrubias o qualcuno che l'ha contattata, cerca di giocarmi un brutto
tiro però non-è-lei.
- Quello che non può essere non può essere. E basta.
- Tranne quando lo è.
- Benvenuto, Mulder, nel gran paradosso della tua vita.
- La mia mente va così rapidamente che mi dimentico quello che veramente sto guardando, e
incomincio ad osservare lei, rimuovo l'immagine di Krycek fino a trasformarla nel mio
viso. Allora siamo noi, alla finestra della sua casa, Scully si appoggia contro il vetro
ed è umida per me. Gridando per me, venendo per me, mugolando, gemendo, supplicando per
me. Sono un pervertito di tale grandezza che in questo momento, quando ci penso, sento il
pulsare del sangue tra le gambe e l'umiliante principio di un'erezione.
- Allora guardo. Le foto. E, dio, credo che vomiterò.
- Non so nemmeno da quanto tempo sto qui. Se qualcuno mi domandasse come sono arrivato
dall'orto botanico non potrei rispondergli. La notte è una laguna, la mia memoria mi
tradisce. Chi cazzo sono. Non ne ho la minima idea. Tutto crolla, tutto ci tradisce.
- La settima foto l'ho tirata fuori dal raccoglitore della mia scrivania. Sono l'unico che
ha la chiave e credo che Scully immagina che è qui dove conservo il porno spinto. Non
senza motivo, ci sono tre o quattro riviste consumate dentro. Non sa che sotto di esse
c'è una carpetta di foto che lei non sa che ho.
- Nemmeno so perchè sono venuto in ufficio per guardarle perchè le ho memorizzate due
anni fa quando il caso Jerse entrò nei miei stupidi schemi mentali per darmi una
pugnalata nella schiena. Gliele fecero in ospedale, le inviarono a me perché ero io che
ero incaricato dell'indagine. Non le conservai nel rapporto per molti motivi, tutti
vergognosi. Non le conservai perché il decoro di Scully era la cosa più importante. Non
le conservai perché non sopportavo l'idea che chiunque potesse vedere questa immagine
della sua ribellione tatuata a fuoco. Non le conservai perché quel tatuaggio è mio,
checché ne dica lei. Un segnale per me, un messaggio per me. Un avviso, forte e chiaro.
Non sono tua, mi disse. E se lo tatuò.
- Ma io conservai il rapporto perchè sì, lo è. Mia.
- Non m'importa che suoni bene, non m'importa che suoni male, fa lo stesso suonare come un
porco maschilista o un uomo delle caverne. Scully è mia. Sono suo. E' irrazionale. E'
tutto quello che posso pensare.
- Ho ancora voglia di vomitare e la certezza che se non smetto di guardare le foto finirò
per scaricare la pistola in un obiettivo mobile che potrebbe essere Alex Krycek o io
stesso. Non ho bisogno di confrontarle, anche se lo sto facendo da tre ore. L'auto inganno
deve avere un limite.
- Le foto di Marita e la foto del caso Jerse. Lo stesso tatuaggio sulla schiena della
stessa donna. Due anni di differenza, stesso paradosso. Sbattendo contro il vetro mentre
un altro uomo spinge in lei tutta la nudità arrogante del suo sesso e l'allontana da me.
- Non può essere. Ed è.
- Sento che è in me che spinge Krycek. Sono io, chi sta distruggendo.
- Il paradosso delle nostre vite, Scully. Fa male come un milione d'inferni che spargono
fiamme assassine all'interno madreperlaceo di un cuore rotto.
- Il mio.
**
28 ottobre
una settimana prima
Hotel Kempinski, Budapest
11:03 p.m.
- L'ultima notte a Budapest e tutto sembra precipitare, pezzi di realtà cadono su di lei
come caramello in una padella calda. Immersa in un sopore, languida, Dana Scully si sente
diversa, trasportata in un mondo differente. Sta esattamente nell'Est nottambulo della sua
coscienza e la sua morale crolla. Tutto ciò in cui crede. Quello che è o è stata.
Addio, agente Scully. Il muro di Berlino della sua coscienza cade mattone dopo mattone, in
un istante, sparisce come un castello di carte in mezzo ad un uragano. L' alcool si
aggroviglia nella parte più calda del suo stomaco e non può pensare più a niente, né
opporsi a niente. Non vale più essere forti o mantenersi in piedi.
- Vuole solo cedere. E arrendersi.
- La voce l'ipnotizza. Scivola in lei. Le sta parlando giusto all'orecchio, un mormorio di
suoni aspri e rauchi che la solleticano. Sente le sue parole nel cervello, nel petto, nel
sangue, nell'improvvisa umidità della biancheria, se deve essere sincera.
- Non può smettere di sentirla.
- Krycek...
Non sa quello che vuole dire. Stanno così vicino che può notare il
suo sudore. E' stato tutto un errore, la sua vita, tutto. Una catena di errori che l'hanno
portata a questo momento. E' l'apocalisse totale, la fine delle cose in cui crede,
l'eclisse della sua personalità. L'attrae il fuoco, deve bruciarsi. Sarebbe più facile
se lui la smettesse di parlare. Ma non. Tace.
- Preferisco che mi chiami Alex, Dana. Come mi chiamava lui.
- Dana. Suana a peccato. E' passato tanto tempo che non sa più chi è Dana. Krycek odora
di liquori forti. A Budapest, spessa come l'ambra, calda e gelatinosa. Ungheria dai sapori
strani e sovietici. Stanno così vicino, appoggiati contro la finestra, sul punto di
rovinare tutto. Così vicino. Ancora un passo ed è l'inferno.
- Krycek respira in modo unico ed intenso. Ansima come un animale e la sfiora con ogni
respiro. Tutti i suoi sensi stanno all'erta, acuiti per la dolce ubriacatura che l'invade.
Non avrebbe dovuto bere, non dovrebbero stare tutti e due in una sola stanza. Ci sono
tante cose che non dovrebbe desiderare che ha perso il conto. Dovrebbe star pregando.
- Solo una volta- mormora, spargendo correnti d'elettricità sul suo
sistema nervoso.- Dana, solo una volta.
- Non acconsente ma nemmeno resiste. Krycek lo prende come un invito e abbassa la testa di
alcuni centimetri, inclinando il viso per incastralo nella curva della sua nuca. Il suo
respiro è l'alito di un dragone alle soglie di una battuta di caccia. La tiene sotto il
suo dominio ma è un controllo fragile, quasi trasparente.
- Solo una volta, si ripete Scully. Una volta non conta.
- Le bugie le tendono la pelle, sente il solletico della peluria sulla nuca. Dio, sono
anni che no tocca nessuno che non sia lei stessa. Da secoli. Griderà se la tocca.
Sverrà.
- Intensa. Calda. Dolce come la bocca di un animale appena nato. La lingua di Krycek. Sul
collo, sulla pelle, sulle pieghe dei suoi sogni. Leccando.
- Oh dio, oh dio, oh dio. Perdona, perdona, perdonami, Dio.
- Mulder.
- Dio. Perdonami.
- Lecca. La linea della mascella, da sinistra a destra. Prima solo con la punta della
lingua, dando origine ad un incendio. Poi, tutta la superficie, aggiungendo benzina al
fuoco. Piano, cauto, profondo, dietro le orecchie. Alex Krycek lecca come una pantera,
nella carezzevole notte africana. Sensuale, mortale, maligno. Spande brividi, crea
inondazioni.
- Un morso. Giusto sulla giugulare, giusto dove sempre è stata più sensibile. Era solita
soffrire il solletico lì. Ora ha solo voglia di strapparsi la pelle a strisce.
- E' Krycek
- Dio, è Krycek.
- Le esce fuori un gemito involontario, lieve. Irrefrenabile. La notte ha un'intensità
accecante. Non sente questa lingua unicamente sul collo. Neanche a parlarne. La sente
ovunque. Sullo stomaco. In bocca. Tra le gambe.
- Nononononono lì no.
- La sua immaginazione la tradisce.
- Sì, lì, sì.
- Non può aprire gli occhi, ha le vertigini. E' sicuro che Krycek potrebbe tirar fuori
tutto ciò che c'è di puro in lei e bruciarlo.
- Potrebbe vederci, Dana.
Lo stomaco le fa una capriola.
- Potrebbe stare qui. Cosa credi che penserebbe.
- Non può rispondere. Non sa che dire. Non le da il tempo. La lingua di Krycek occupa
tutta la sua bocca ed è perduta. Nauseata, ubriaca, rotta, furiosa, distrutta così calda
come l'acciaio fuso. Le batte il cuore tra le gambe e non può aprire gli occhi.
- Tutto è colpa tua, Mulder. Tutto è colpa tua.
- L'apocalisse è iniziata. Le sembra di sentire le trombe di Gerico. Se non avesse gli
occhi chiusi potrebbe vedere anche il flash della macchina fotografica, il crepitare del
carrello quando fa le foto da qualche parte all'altro lato della strada.
**
Triangolo sferico: Figura chiusa formata sulla superficie di una sfera
da tre archi tracciati su di essa;particolarmente, da tre archi di circolo massimo( dall'
Equatore) e da due meridiani.
( Loysha) Mulder (Dana)
- E' mezzogiorno. Ed è mezzanotte. I cerchi concentrici delle loro vite si stanno
stringendo. Le passioni stanno acquistando la premonitrice urgenza dell'armaggedon
annunciato. Si conoscono troppo per essere sconosciuti, si disconoscono in modo tale che
quasi non riescono a comprendere.
- Qualcosa si sta rompendo. Deve andare in pezzi e morire. Deve distruggersi per
rinascere.
- Mulder era convinto di conoscere Scully ma ora guarda il paradosso delle loro vite sotto
forma di foto e dubita. Di lei. Di loro. Di se stesso.
- Scully era convinta di conoscere se stessa ma qualcosa di più spesso della ribellione
si agita in lei da quando Mulder è venuto meno ancora una volta per scappare a Dublino
con il suo nemico più intimo. Dubita. Di Mulder. Di loro. Di se stessa.
- Nel mezzo di un buco nero, consumando massa e materia, minando volontà e fede, Krycek
è l'unico che cambia con le maree e rimane imperturbabile quando cade la notte.
- I triangoli si agitano nel cuore sferico del futuro. Tutto sta per crollare, non si sa
chi resterà i piedi per vedere ciò che resta del giorno dopo.
- Niente è ciò che sembra.
- Nessuno.
- Dubitare di tutto, sospettare di tutto, non lasciarsi trascinare, non lasciarsi
ingannare, non lasciarsi abbindolare dalle apparenze. E' la legge dell'apocalisse, l'unica
regola alla vigilia dell'ultimo giorno.
- E' una regola difficile da seguire quanto ti trascina il cuore e ti accecano i
sentimenti.
**
26 ottobre
Due giorni prima
Ministero dell' Esercito
Budapest
06:30 p.m.
- Alex Krycek ha un padre. Non dovrebbe essere così sorprendente. Tutti hanno un padre,
non sarebbe normale che proprio io, Dana Scully medico e scienziato, mi aspettassi una
sospensione delle regole biologiche solo perché ho sempre pensato a Krycek come un
bastardo assassino senza radici senza principi morali che è nato dalla mutazione
spontanea del materiale radioattivo di una centrale nucleare.
- Lo chiama "padre". In un modo così reverenziale.
- Portamento massiccio, spalle erette, uno sguardo così cauto che sembra impassibile,
Boris Krycek parla in tono secco e severo. Bruno, una mascella ampia, ha quasi tutti i
capelli ed è leggermente stempiato. Tenace, intimidatorio nel suo modo di sentire. Da la
mano con forza e brevemente, proprio come era solito farlo Akab. Un uomo d'azione, un
militare. Krycek l'ha chiamato comandante, deve saperlo. Gli manca quell'affilato spettro
di lussuria che modella le mille facce del figlio. Per il resto si rassomigliano in modo
spaventoso. Secchi, scuri, rapidi come una pugnalata.
- Quando si rivolge a Krycek lo chiama Alexander. E qualcosa che non capisco bene,
ingoiato dalla rude fierezza del suo accento. Qualcosa che suona come "loysha"
Forse è un nomignolo familiare o per quello che ne so, anche una parola segreta. Non ne
ho idea.
- Non posso smettere di guardarli. Anche se volessi, non posso. Il modo di capirsi,
annullando tutto ciò che non sia prestarsi attenzione, è quasi ipnotico. Irrorano la
conversazione con frasi in qualcosa che suppongo sia russo. Suona aspro e carnale in
questo buia stanza dei nostri giorni. Suona segreto e grave.
- Parlano di cospirazioni e dell'ambasciatore e degli alieni, a cui il comandante si
riferisce costantemente come " gli intrusi". Krycek lo aggiorna sui nostro
progressi. Parlano di tutto quello come le famiglie parlano dei loro affari davanti al
caffè dopo pranzo. E' una sorpresa rendermi conto per la prima volta, che la cospirazione
con è qualcosa con cui Krycek si è scontrato in modo inaspettato in un momento della sua
vita adulta. Come me.
- Al contrario. La cospirazione è la droga che gli scorre per le vene. Questo mondo
urgente ed inverosimile in cui viviamo, è il mondo in cui è nato Krycek. Non saprebbe
fare altro. Probabilmente, non si è mai posto il problema. I genitori di Mulder lo
mantennero isolato dai loro segreti, gli negarono il mondo in cui vivevano, lo fecero
vivere in una grotta che rifletteva i fantasmi della verità ma gli negarono la sua vera
immagine. Mentre invece, i genitori di Krycek lo allevarono per il mondo che ci sarebbe
venuto addosso.
- Il mondo reale.
- Sappiamo che l'ambasciatore ha lasciato Dublino e ha passato un paio
di notti a Londra. E' arrivato questa mattina a Budapest.
Krycek annuisce. Piano.
- L'ambasciatore è in rapporti con Nashville, è evidente che è un
uomo forte, padre.
- Ho visto molti Krycek. Dozzine, centinaia. Credevo di averli tutti divisi per categoria
e classificati come direbbe Mulder, se cataloghi la verità corri il rischio che cambi
nome e che ti scivoli tra le dita.
- Conoscevo il Krycek arrogante, il presuntuoso, il petulante, il traditore, l'assassino,
l'appassionato agente novizio, il manipolatore psicologico, il lascivo inquisitore,
l'azione-dipendente, l'imbroglione. L'assassino. Il bugiardo. Il crudele. Il terribile. Un
milione di uomini nella pelle di un solo camaleonte. Non mi aspettavo d'incontrarne ancora
un altro, un'altra sfoglia di cipolla, un altro viso sotto il sole. E ancor meno uno così
inaspettato, un Krycek che sfida tutte le mie credenze.
- L'ho visto mentire e ringhiare, perseguitare e sbagliare. Mai, tutte queste volte,
neanche una sola volta, l'ho visto rispettare qualcosa. Né un'idea, né un credo, no ha
manifestato la sua fede verso nessuna patria che non abbia tradito. Ha sputato su tutte le
bandiere. Ma ora, sta lì. Seduto ad un tavolo di legno pregiato con il fuoco del camino
alle spalle e Budapest all'altro lato, dietro la finestra. Ascoltando con attenzione,
domandando solo quando gli fanno cenno, dicendo la sua esclusivamente quando è
interrogato.
- Ecco qualcosa che rispetta. Vedere per credere.
- Quando tempo resterai a Budapest? Domanda il comandante. Sulle sue
labbra suona "Budapessht". Dolce, roca, brezza invernale, sole del mezzogiorno.
Suona esotico e sovietico.
- L'indispensabile, esclusivamente.
Suo padre annuisce.
- Incominceremo ad investigare sull' ambasciatore, allora.
- Non so se c'è affetto tra loro, anche se il dubbio mi rende inquieta più di quanto
voglia riconoscere.- Può Krycek sentire un affetto genuino senza secondi fini, senza
aspettarsi niente in cambio?- Ma c'è qualcosa di ugualmente intenso o di più . Un
riconoscimento dei valori dell'altro, un solenne rispetto da soldati, una velata
ammirazione. Padre e figlio. Si fa fatica a crederlo.
- Alla luce del fuoco, in questo strano ministero di silenzi e stanze semi nude,
illuminati dai loro segreti, dividono una bellezza felina. Sono lo stesso uomo, separati
da un paio di generazioni.
- Quando il comandante parla trasforma la dolcezza della "ci" nella durezza
della " esse". Si esprime piano, è evidente che la sua lingua materna è
un'altra e fa un certa fatica a tradurre. Anche così, non c'è niente di sbagliato nel
suo modo d'esprimersi. Nemmeno un errore grammaticale. Ha la precisione chirurgica del
figlio.
-Dottoressa Scully, Alexander ci ha tenuti infermati dei suoi progetti
scientifici nella lotta contro gli umanoidi.
Sto sul punto protestare al rendermi conto che le mie ricerche, a
quanto pare, erano un affare di famiglia per i Krycek, quando torna a rivolgersi a me. Con
tutta l'attenzione di un cervo davanti ai fari di una macchina. Anche lui ha la capacità
di mantenerti incollata alla sedia quando vuole.
- E' impressionante, dottoressa. Ha fatto più progressi lei dei nostri
uomini migliori in un tempo molto più breve. Nutriamo grandi speranze d'avere la
passibilità di vincere questi umanoidi.
Non dovrebbe lusingarmi con la sua ammirazione. So che non dovrebbe. E
invece, mi mortifica che mi lusinghi. Krycek ci guarda. Suo padre continua ad osservarmi.
- Condivido la profonda ammirazione che sente Alexander per lei, devo
ammetterlo, dottoressa Scully.
- E' un riflesso condizionato. Due in realtà. Prima cosa arrossisco fino alla radice dei
capelli perché sette anni con un compagno che da per scontato che starai costantemente
lì dando il duecento per cento ti spingono ad abbandonare l'idea che un complimento sia
eticamente accettabile. Dopo, giro la testa per guardare Krycek, perfettamente tranquillo
vicino al camino.
- La profonda ammirazione che sente chi?! Per me?! Krycek?!
- Non so se ridere o mettermi a piangere. Non ho mai visto Krycek ammirare qualcosa tranne
se stesso. Sto guardando sotto la maschera del fantasma e tutto è una sorpresa. La sua
umanità è una sorpresa. Che fanno questi due? Parlano al telefono in una conferenza
transatlantica e Krycek dice " vedi, papà, non sai come ammiro l'agente
Scully"?
- E' questo? Ho sempre immaginato che tutte le volte che Mulder ed io non sapevamo più
niente di Krycek era perché stava facendo qualcosa di terribile e probabilmente illegale.
E quello che faceva era parlare con suo padre? Parlare con suo padre ed andare a letto con
mia sorella? E cos'altro? Gioca a golf? Prende il tè con mia madre?
- Questo è assurdo.
- Profonda ammirazione. Le parole continuano a risuonare nella mia testa, catturate senza
uscita allinterno delle mie orecchie.
-Ti chiamerò appena saprò qualcosa di più, Loysha.
- E' un commiato efficace. Siamo venuti per un'informazione e ha promesso di trovarla.
Andiamo via. Tutto efficiente. Così funzionano i Krycek. Una razza di uomini pratici. Ci
accompagna fino alla porta della stanza. Prima di uscire, pronuncia cinque o sei parole in
russo. Piano, guardando intensamente Krycek in faccia. Non abbassano mai lo sguardo, mai.
Quello del figlio è verdastro, quello del padre quasi marrone. Un beige molto scuro.
Sembra lo stia esaminando e dopo alcuni secondi, approvi quello che ha visto perché lo
attrae a sé con forza e s'uniscono in un abbraccio intenso e mascolino che li fa sembrare
più grandi e molto più forti. Mi sento rimpicciolita, cancellata dalla faccia della
terra.
- Quando si separano suo padre è commosso, si può notare l'emozione orgogliosa del re
che incorona suo figlio e vede al culmine il lavoro di una vita. Krycek sta ancora zitto
quando si apre la porta e suo padre mette fine al rituale che stanno eseguendo con un
bacio sulle labbra così breve che è quasi inesistente.
- O lo sarebbe se non fosse per me così violento come una farfalla che batte le ali nelle
viscere di un vulcano. So che i russi si baciano sulle labbra o credevo di saperlo. Anche
così, c'è qualcosa di morboso ed inquietante in quest'immagine.
- E' stato un piacere averla conosciuta, dottoressa.
La sua mano è tre volte la mia. Quando la stringe fra le sue dita, la
mia sparisce.
- Scusi mio figlio se non l'ha tenuta al corrente delle nostre
conversazioni su di lei.
Per la milionesima volta torno a sorprendermi. Sto forse pensando a
voce alta o tutti gli uomini di questa famiglia sono telepatici?
-Sua madre diceva che Alexander è così comunicativo come una scatola
ungherese.
- Sua cosa? E' già abbastanza difficile accettare che quest'uomo sia realmente suo padre.
Chissà perché digerire l'idea che esista una donna in questo mondo maschile di uomini
che si baciano sulle labbra e parlano di cospirazioni aliene mi risulta infinitamente più
difficile. E che diavolo è una scatola ungherese?
- Quando usciamo dall'edificio è scesa la sera. All'altro lato di questo immenso fiume
che divide la città un impressionante palazzo con cupole dorate e torrioni si copre del
colore madreperlaceo dell'oro in ebollizione. E' il parlamento. Una struttura immensa
costruita per impressionare.
- Recupero la capacità di parlare lungo la strada per l'hotel.
-Tua madre?- riesco a domandare.
Fa freddo. Il cappotto di Krycek è una giacca spessa dal collo ampio
ed una doppia abbottonatura, sembra molto più confortevole del mio.
-L'ho uccisa- afferma, senza traccia d'umore. Quando lo guardo in viso,
allora capisco che è uno dei suoi assurdi scherzi privi di spirito.- Di dolore- continua.
- Credo che il mio sguardo è abbastanza severo perchè, per una volta, sia qualcosa di
più comunicativo di una maledetta scatola ungherese.
- Qualsiasi cosa sia una scatola ungherese.
- E' morta- si corregge- Molto tempo fa.
Non so che cosa dire. Passeggiamo in silenzio per circa un quarto
d'ora. La bellezza di questa città è uno stimolo intenso, mi lascia meditare con la
mente vuota, incapace di articolare pensieri.
- Che cos'è una scatola ungherese?
Siamo quasi all'entrata dell'hotel. Un edificio rococò con grandi
porte di vetro girevoli e un pianista nella reception. Si sarebbe potuto costruire un
parcheggio nella metà dell'ingresso.
-Una scatola ungherese è un mistero senza apparente soluzione. Come un
serpente- aggiunge- che si morse la coda eternamente- respira profondamente, brilla quando
mi guarda e mi lascia la bocca secca quando aggiunge- tu dovresti saperlo.
- E dolcemente, mi spinge verso l'interno dell'hotel, mettendo la mano giusto un poco più
a sinistra di come Mulder l'ha messa sempre. Un gesto intimo e familiare, violento e
rarefatto esattamente dove mi tatuai quello che Krycek ha appena descritto.
- Un serpente che si morde eternamente la coda.
- La metafora ideale per definire quest'uomo.
- Siamo a Budapest, incrociando le nostre vite da Ovest ad Est e mi sento nuda, annientata
dallo stupore.
**
Maryland
una settimana dopo
3 novembre
appartamento Dana Scully
04:51 a.m.
- Fox Mulder affronta la crisi totale della sua coscienza e nemmeno gliene importa. Non
gli rimane morale, non gli rimane dignità, non gli rimane vergogna.
- Al buio e strisciando nello stomaco della notte come un ladro a cui hanno rubato
qualcosa di cui aveva bisogno per continuare a respirare, Mulder s'infila
nell'appartamento di Scully.
- Non è sicuro di quale forza della natura lo porta fin lì. Sa solo che ha bisogno di
andarci. Si muove d'istinto, per inclinazione del subcosciente, invece che per riflessione
della sua mente cosciente. Non ha bevuto ma si sente ubriaco in ogni modo. Bruciando
dentro, incapace di uscire dalla bruma della sua mente. Tutto quello che era puro e nobile
in lui è ottenebrato dalla gelosia.
- Bruciante gelosia di titaniche proporzioni.
- Ha le chiavi. Le ha da anni. Gliele ha date Scully, nello stesso modo in cui lui le
aveva dato le chiavi del suo appartamento. Per motivi puramente professionali, chiaro. Se
caso mai un giorno fossero stati in pericolo, bla, bla, bla. Non gliele ha date perché
s'intrufolasse in un attacco di territorialità senza precedenti, ma che importanza ha.
- Se qualche volta è stato in pericolo è ora. Così che apre la maledetta porta del
maledetto appartamento che odora di sandalo e vestiti puliti. Dovrebbe bruciarlo?
Bruciarsi? Dovrebbe dissanguarsi in una vasca da bagno perchè lo trovi Scully? Non sa
quale è l'abituale routine in caso di disprezzo. Nessuno dei tradimenti di Phebe, nessuno
dei contatti di Diana con il sindacato gli ha fatto tanto male. Mai. Niente gli ha fatto
tanto male.
- Mai è stato così arrabbiato e l'appartamento è come un insulto. Immacolato e
igienico, adorabilmente familiare, deliziosamente Scully.
- Ho sempre saputo che mi avresti lasciato, Scully. Ho sempre pensato che mi avresti
lasciato per qualcosa di meglio. Non per qualcuno peggiore di me.
- E' posseduto dal demonio e per questo aziona il pulsante della segreteria telefonica.
Non si sente nemmeno colpevole di sentire il suoi messaggi. E' un detective, sta cercando
prove che l'aiutino a capire perché Scully, che ha un appartamento pulito, ha scopato con
la scoria dell'Umanità a Budapest.
- Scopato.
- Mai avrebbe pensato di usare quest'espressione associata a lei. Ma non le viene in mente
nessun'altra. L'ira lo consuma.
" Questa è la segreteria telefonica di Dana Scully. Lasci il suo
messaggio dopo il segnale acustico".
La voce più cristallina che si possa immaginare. Dietro di essa, il
sibilo di una chiamata riempie il salotto, seguito dalla voce della sorella.
" Dana, non so se sei già uscita. Volevo solo ricordarti che
hanno chiuso la provinciale e devi prendere la seconda uscita dell'autostrada, ma sembra
che sei uscita. Ti chiamo sul cellulare. Un bacino."
- Sì, un maledetto bacino. E' questo che ha detto Krycek a Scully per spogliarla? Che
cosa era un bacino? Bastardo.
- Scully sta a Harrisburgh, in visita a Melissa e non è giusto che tutto l'appartamento,
ogni maledetto angolo odori di lei. Non è giusto. Non c'è niente di corrotto in
quest'odore, niente che faccia sospettare un tradimento, e invece, Mulder porta questo
tradimento impresso sulle retine. Non può smettere di vederli. Appoggiati alla finestra.
Nella foto numero cinque si vede solo lei, con i piedi appoggiati sui cardini e le
ginocchia flesse. La testa di Krycek spunta tra le sue gambe. Mentre la bacia.
- Chissà perchè, è la peggiore di tutte le foto.
- E' intollerabile che Krycek abbia provato di che cosa sa Scully e lui sta odorando la
sua roba nell'armadio vuoto della sua stanza vuota.
- Quante volte ha sognato il momento che FINALMENTE avrebbe potuto fare l'amore con lei
con la bocca? Un milione? Un miliardo?
- La sua fantasia preferita alla merda. Tutte le volte che l'ha vista lavorare
nell'ufficio e ha immaginato che suoni avrebbe fatto seduta sul tavolo con le gambe aperte
e la sua lingua tra esse, ALLA MERDA.
- Si sente in diritto di curiosare. Che cazzo. Non sta curiosando, sta investigando,
cercando prove che gli indichino che Scully ha una sosia tatuata che va a letto con
Krycek.
- E' questo. Buona teoria.
- Scully ha i vestiti così ordinati che manca solo l'ordine alfabetico. Vestiti, camice,
gonne, pantaloni, un paio di vestiti da sera sobri e messi dentro le rispettive fodere.
Niente che indichi un'inclinazione ad andare a letto con maiali bugiardi su una sfottuta
finestra dove chiunque possa vederla. Esponendosi come una specie di vergine vestale
sull'altare dei sacrifici.
- E' il tipo di donna che fa questo? Nemmeno a pensare di coricarsi in un letto, la qual
cosa già sarebbe un affronto, no signore. Su una fottuta finestra puttana.
- Volesse il cielo che non l'eccitasse pensarlo.
- Apre i cassetti uno per uno. Calze, calzini d'inverno che deve usare in casa perché non
glieli ha mai visti. Scarpe, ancora scarpe, pigiami di raso. Niente fuori della norma,
niente che indichi feticismo, zoofilia, QUALCOSA, maledizione, QUALCHE SEGNO, che prima o
poi l'avrebbe tradito. Che le piacciano gli assassini e traditori, bugiardi ed ambigui.
- Biancheria. Un cassetto intero. Bianca e nera, in maggioranza. Qualche completo beige,
ci sono, che dio la benedica, un paio di completi di raso verde e vari indumenti rossi.
Mulder evoca l'immagine di una Scully vestita con essi prima che la sua immaginazione
glielo impedisca. Può vederla chiaramente vestita di rosso, di nero, di verde, di bianco,
in questa stessa stanza. Nello stesso letto. Con le ginocchia aperte, le labbra sul punto
d'esplodere, uno sguardo gelatinoso e i capelli arruffati.
- Scopando con Krycek.
- Sta per vomitare. Se non uccide qualcuno vomiterà. Deve togliersi queste immagini dal
cervello.
- C'è una vocina piccola nella sua mente, quasi non si sente. E' sensata e razionale e
generalmente, suona esattamente uguale a Dana Scully, la voce della sua coscienza suona
uguale a Dana Scully. Forse per questo stanotte non può sentirla con precisione. Questa
vocina sa perfettamente che Mulder non ha nessun diritto di essere geloso perché lei non
gli deve nessun tipo di fedeltà, non è niente di suo. E sì gli deve lealtà- alla sua
causa, ai suoi ideali, al suo lavoro- glielo ha dimostrato un milione di volte, più di
là del richiamo del dovere.
- Bene e allora. Alla merda la voce. La voce era riuscita a calmarlo dopo il caso Jerse.
Ora è diverso.
- Mi completi. Mi mantieni onesto. Ho bisogno di te. Tu non mi devi niente.
- Le ha detto tutto questo. Lei ha pianto, cazzo. Pian-to. Questo significa qualcosa. Non
significa niente? Sette anni con lei. Krycek ha ottenuto in tre giorni in Ungheria ciò
che lui ha solo accarezzato.
- Tre giorni!
- Krycek!
- Lo sapeva. Aveva notato qualcosa in lei quando era tornata da Budapest. Aveva pensato
che era ancora arrabbiata per la sua fuga a Dublino e non gli aveva dato importanza.
Idiota. Sono mesi che è strana, cazzo. Mesi e non aveva saputo dare a questo il
significato che aveva. Era andata per tutto questo tempo a letto con lui?
- A questo non ci aveva pensato.
- A questo, merda, non ci aveva pensato. L'idea gli da nausea.
- Da quanto tempo esattamente l'hanno ingannato?
- Li ricorda che ballavano a quella stupida festa a Dublino. Una dea al centro del ballo,
questo è quello che era. Gli era sembrato una bestemmia vederla tra le sue braccia, gli
si strinse lo stomaco con quello che pensò essere gelosia. Gelosia? Quella? No, quella
era un bicchiere d'acqua e questo è l'oceano. Ora che immagina Krycek mettere la sua
schifosa lingua traditrice sotto quel vestito, quello che sentì allora diventa piccolo,
ridotto in cenere.
- Ora è Geloso.
- Gli fa male la testa quando arriva al cassetto del comodino e continua a frugare. Carte,
fatture, occhiali per leggere, libri, biografie, riviste, parole crociate, niente
d'interessante. Guarda in cucina, negli armadi, per ridicolo che possa sembrare. Tra le
sue infusioni e il suo cibo dietetico che questa notte lo rendono infermo.
- Bisogna mantenere la linea, per lui.
- Odora la sua roba, gli asciugamani, i suoi profumi, il sapone, l'ammorbidente per i
capelli e perfino il talco che trova nell'armadio. Si sente come un cane che annusa la
pista del suo padrone quando l'hanno abbandonato. Sa solo che vuole ritornare da lei ma
non sa se per leccarle il viso o per mordere.
- In un angolo del salone, sul ripiano del caminetto, richiama la sua attenzione un
piccolo oggetto che non ricordava d'aver visto prima. Lo prende ma non si apre.
- Non è altro che una piccola scatola di color verde bottiglia, di legno intagliato.
Cerca d'aprirla ma il coperchio non si muove e non c'è nessuna serratura, così che la
lascia stare. Deve essere uno di quegli ornamenti che comprano le donne. Stupide scatole
dove conservare il cuore degli uomini che vanno distruggendo lungo la strada.
- Krycek ha leccato il sesso di Scully quando era umida. La sua vita non ha senso. Come
cazzo è andato tutto a puttane?
- Non gli importa che sono le cinque quando prende il telefono. Non gli importa
d'aspettare che suoni sette volte e non gli importa che la voce all'altro lato suoni così
irritata.
- Che cavolo hai per chiamarmi a quest'ora! Chi cazzo è morto?!-
biascica Frohike all'altro lato. Forse era addormentato ma ha la lingua sciolta.
- Hanno ucciso Kennedy, non lo sapevi?-scherza. Ma non c'è umorismo
nel tono della sua voce. Suona invece congestionato e suicida.
-Sì, un pistolero solitario. Che diavolo ti è successo, Mulder? sei
ubriaco?
Dovrebbe. Sicuro che l'alcool lo aiuterebbe. Sicuro che qualsiasi cosa
l'aiuterebbe. Ubriaco, sì. Buona idea. Un'idea geniale. Frohike è un genio.
- Ho bisogno che tu esamini alcune foto per sapere se sono autentiche.
Strilla, protesta, scalcia. Gli sembra che non sia l'ora per chiedere
qualcosa di così inconsistente, bla,bla, bla. Non tace finchè Mulder non gli chiede di
abbassare la voce.
-Langly e Byers non possono saperlo. Lo sto chiedendo a te, Frohike. Si
tratta di Scully.
- A Mulder costa anche dire il suo nome. Le sembra un nome diverso. Si fa silenzio. Si
può dire ciò che si vuole di lui ma sotto l'aspetto ostile e strambo, Mulder ha sempre
visto in Frohike un uomo con principi, all'antica, capace della più grande nobiltà.
Farebbe qualsiasi cosa per Scully. O per lui. Ed entrambi lo sanno.
- Gli viene voglia di vomitare ad immaginarsi il pover'uomo che guarda le foto, farlo
passare per questo, ma ha bisogno di sapere se sono autentiche. Ne ha bisogno per
continuare a respirare.
-Chiaro, fratello. Anche se non è facile nascondere qualcosa ai tipi
con cui dormo.
Per la prima volta dopo ore, Mulder abbozza un piccolo sorriso. Quasi
inesistente. Frohike si offende all'altro lato.
- Senti, non è quello che stai pensando!
-Ti costerà crederlo, Melvin, ma stavo cercando intensamente di non
pensare.
- In tutti i sensi. Darebbe qualsiasi cosa, di fatto, per non pensare. Qualsiasi cosa per
tornare indietro nel tempo, ritornare a Dublino, prendere il posto di Scully in
quell'aereo per Budapest ed evitare che accada quello che la sua mente non smette di
riprodurre con laceranti dettagli continuamente.
- Puttana di una memoria fotografica.
- Che cazzo è successo a Budapest, Scully. Che cosa è successo che ti ha trasformato,
che ti ha convertito nella donna di queste foto, che geme di piacere sotto le carezze di
un altro?
- Non può smettere di domandarselo.
**
Budapest
sei giorni prima
28 ottobre
02:31 a.m.
- Il suono dell'ambulanza è frenetico. Risuona in tutti gli angoli di Budapest, da un
lato all'altro della città. Graffia le profonde ore del nuovo giorno. Sfreccia per il
centro urbano attraversando velocemente il ponte delle catene. E' un ululare frenetico, il
canto di una sirena isterica, il grido spaventato di un bambino nel cuore della notte.
Schiva le macchine, schiva la città e la poca gente che transita a quest'ora. Salta i
semafori e gli attraversamenti pedonali. L'urgenza della vita e della morte la trascina
con regole diverse a quelle dal vivere civile e l'Unità Mobile si muove con velocità
verso l'ospedale. I fari illuminano la notte. Tutto svanisce e finisce d'avere senso
quando c'è tanto in gioco, quando è la vita che è in gioco. Cosa importano le regole
del traffico, che importano tutte le altre regole che non siano la regola della vita e
della resistenza.
- Quattro occupanti all'interno. Il conducente, un uomo con il naso schiacciato e i tratti
sovietici. Il copilota è una ragazza giovane, di costituzione forte, occhi neri come la
lavagna più scura. C'è una donna ferita dietro, ha la capigliatura corta e rossa e le
cadono ciocche sul viso insanguinato. Krycek è con lei.
- La città dietro le finestre, la sirena, tutto accade in fretta.
- Non c'è morale in tempo di guerra.
- Krycek vede come passano le luci della città a duecento chilometri l'ora. E' un
torrente indistinguibile di visi e forme. Viaggia all'interno di un razzo e conta io
secondi che mancano per arrivare all'ospedale militare.
- E' l'unica cosa che importa.
- Una frenata che stride come una bestia negli ultimi rantoli e l'ambulanza arriva alla
porta del pronto soccorso, slittando con forza, segnando il suolo con i pneumatici. Le
porte di dietro si aprono prima che il motore abbia smesso di suonare e insieme ai due
paramedici che scendono dall'ambulanza, scende anche Alex Krycek. Sangue sulle mani e
resti sparsi sul viso, mescolati al sudore nervoso e il respiro febbricitante. Non si
scosta mai dalla barella, né permette che i medici del pronto soccorso si avvicinino a
lei e la tocchino.
- Il suo ungherese è abbastanza impacciato, ma i medici che sono vissuti prima della
caduta del muro capiscono il russo, e gli rispondono con volti frenetici e grida.
- La capisco perfettamente, mi faccia il favore di non gridare! La
portiamo in un box!
Se non fosse perchè ha anni di pratica a controllare il torrente
istintivo della sua intima violenza, Krycek prendere il medico e lo schiaccerebbe contro
il muro. Si limita ad andare con la barella verso l'ascensore.
- La portiamo in sala operatoria ORA- dice
Solo i paramedici sono dalla sua parte.
-Abbiamo chiamato dall'ambulanza, dottore, hanno una sala operatoria
per noi- dice il ragazzo. A Krycek sembra efficiente, gli piace. Da tutte le spiegazioni
con le parole giuste.
La donna ha avuto almeno tre colpi di pistola, perde sangue a fiotti,
le rimangono cinque minuti se non riescono a fermare l'emorragia, non si può aspettare un
secondo.
- Questa è un'emergenza!- grida uno dei medici.
Krycek glielo spiega perdendo la calma solo per un secondo. Gridando
sull'orlo dell'isteria, controllandosi per non tirar fuori l'arma che porta sempre con se
vicino al cuore.
- Non è un'emergenza!- grida E' la fine del mondo!
- Non gli importa che non lo capiscano. Non gli importa di niente. Deve solo arrivare
all'ascensore. Ci sta quasi. I paramedici non distolgono lo sguardo dalla barella, non
smettono d'osservare quella mascherina che le copre il viso e che lascia segnali di
vapore, che indicano che è ancora viva.
- Sì, sono ancora tutti vivi. Non si sa per quanto tempo ancora.
- Caos, grida, isteria controllata. Arrivano altre ambulanze. C'è stato movimento lì
fuori. Un camion è sbandato, due macchine che non hanno potuto frenare a tempo, il
copilota senza cintura di sicurezza ha una frattura esposta sanguinante in testa. Il
pronto soccorso si satura come una soluzione salina che precipita. Improvvisamente, senza
preavviso. Tutti i medici che erano intorno a Krycek si distraggono un secondo.
- Sufficiente per prendere l'ascensore e salire alla sala operatoria.
- Alex prega a bassa voce. Sotto la mascherina, Scully continua ad emettere piccoli
segnali di vapore. Quando arrivano al terzo piano, il ragazzo dal naso schiacciato che li
accompagna dice" sale operatorie, scendiamo qui". Krycek annuisce.
- L'altra ragazza afferra la barella, suda abbondantemente, sembra sull'orlo dell'isteria.
Quando sente il rumore delle porte che indica che stanno per aprirsi, è già pronta per
uscire. Il colpo in testa che le da il suo compagno la coglie all'improvviso e cade a
terra.
- Scully si alza dalla barella togliendosi la mascherina. Prende il polso alla ragazza per
assicurarsi che sta bene.
- Le porte si aprono.
- Gli uffici sono all'ultimo piano, io rimango qui- dice il paramedico
che resta in piedi.
- Krycek l'aiuta ad alzare il corpo incosciente sulla barella e metterle la mascherina.
Tirano fuori la lettiga tutti e due, mentre Scully rimane nell'ascensore pulendosi il
sangue artificiale dal viso. Quando si sono allontanati dall'ascensore, Krycek tira fuori
la pistola con il silenziatore e calcola dove può essere la milza della ragazza per no
farla scoppiare. Quando crede d'averla individuata spara un poco più a sinistra, giusto
sul corpo incosciente della portantina.
- Il suo compagno gli da la mano.
- Un buon lavoro. Grazie.- dice Krycek. Non è abituato a ringraziare
ma gli tocca.
- Qualsiasi cosa per suo padre, capitano- gli dice il giovane dal viso
schiacciato. C'è ammirazione nel suo modo di rivolgersi a lui.
- Non so se lei sarà della stessa opinione- risponde, indicando la
ragazza con lo sparo.
Incomincia già a perdere colorito. La macchia di sangue è sempre più
evidente.
- Per questo ho preferito non raccontarle tutto il piano. Ma quando si
sveglierà comprenderà il grande servizio che ha reso. Avevamo bisogno di qualcuno che
occupasse il posto della dottoressa Scully nella sala operatoria, dopo tutto.
- Finita la stretta di mano, Krycek non perde tempo e torna all'ascensore. Sì, alcuni
piani è meglio non raccontarli. Scully nemmeno avrebbe acconsentito se le avesse
raccontato la parte in cui sparavano alla ragazza. E' molto scrupolosa con l'uso
indiscriminato della violenza.
- Ancora non si rende conto che sono in guerra e i dettagli non hanno importanza nella
strategia generale.
- Inoltre. La ragazza è giovane, è sana, un'operazione nemmeno è poi tanto.
- Nell'ascensore, Scully aspetta.
- Non avranno sospetti quando non apparirà nessuno nella sala
operatoria?- domanda. Si è liberata del sangue e dei cateteri.
- E' tutto sotto controllo- dice Krycek. Per quando i medici del pronto
soccorso e quelli della sala operatoria si renderanno conto che sono saliti e scese due
persone diverse passeranno giorni. Se se ne accorgeranno. Scully lo guarda come è solita
fare, con irritazione perchè sa che non le sta raccontando tutto, con apprensione perché
teme il peggio. E' quasi tenero- Abbi fiducia in me- dice. Una barzelletta.
Lei socchiude gli occhi.
- Va bene, va bene, come vuoi, Alex.
- Lo percorre un brivido ogni volta che lei, inconsciamente, lo chiama per nome. Lo fa
senza rendersene conto, questa è la cosa migliore di tutte. La x finale rimbalza su
quelle labbra di caramello.
- Salgono all'ottavo piano in silenzio. Una parte di Krycek sente la mancanza di Mulder,
l'intensa elettricità che lo percorre quando lavora con lui e si capiscono senza parole,
per quanto non piaccia all'agente del FBI. Ma il resto del suo cervello è grato del fatto
che sia Scully quella che sta con lui, trepidante e misteriosa, enigmatica e appassionante
agente del FBI.
- Mulder e Scully. I pezzi degli scacchi più attraenti che abbia mai visto. Maneggiarli
è così facile, come sniffare cocaina.
- E ugualmente da assuefazione.
**
- All'alba, così come avevano previsto, non c'è nessuno negli uffici deserti
dell'ospedale. Camminano per i suoi intrigati labirinti, come batteri che si muovono
nell'apparato digerente di una bestia che dorme. Scully si sente instabile, insicura. Non
sono nemmeno sicuri di sapere che cosa stanno cercando.
- L'unica cosa che sanno è che l'ambasciatore ungherese è uno dei soci dell'ospedale. Il
padre di Krycek ( le costa ancora assimilare questo concetto), ha seguito le sue tracce.
Nel consiglio d'amministrazione figura anche Nashville. Con un altro nome. Lo stesso che
ha utilizzato per dirigere l'ospedale di Seattle. Ce ne sono altri. Ospedali. Quasi tutti
hanno chiuso negli ultimi mesi. La maggior parte nei paesi del patto di Varsavia.
- Che cosa nascondono. Per quali motivi li vogliono. Perchè li chiudono. E' tutto quello
che vogliono sapere. Scully non è sicura che troveranno le risposte. Il piano è vuoto.
Gli uffici della direzione sembrano solo questo: uffici. Anamnesi, note spese, quaderni
della contabilità, non stanno trovando niente. Archivi dopo archivi, niente.
-Questo è come cercare un ago in un pagliaio.
Krycek parla in sussurro, senza girare il viso verso di lei.
- Chi parla di paglia?( ndt. è una battuta che in italiano non si può
rendere paja=paglia è il termine volgare spagnolo per la masturbazione maschile)
- Molto divertente, Krycek.
Gli ballano gli occhi con umorismo, all'idiota. Il suo sguardo è
l'unica cosa che brilla nell'oscurità di uno degli uffici. La vita sarebbe molto più
facile se gli uomini con cui lavora non fossero convinti di essere irresistibili.
- Pensavo che l'esperto del tema fosse Mulder.
E che, non sa lasciar cadere una battuta quando si è visto che non è
divertente? E' molto peggio di Mulder. Almeno lui non insiste nei suoi assurdi scherzi
quando Scully gli regala la sua più profonda e simulata indifferenza.
- Ricordi quella volta che accidentalmente ti salvai la vita?
Krycek chiude l'archivio in cui sta guardando e apre quello più in
basso.
-Non è facile da dimenticare- assicura.
-Allora non sfidare la fortuna per la seconda volta.
- Stanno qualche momento in silenzio. Guardano nei cassetti. Armadi. Nel mobile bar e
sugli scaffali. A parte degli antiquati libri di medicina e diplomi alle pareti, non c'è
niente che possa essere interessante. Si spostano nella stanza successiva. Una dopo
l'altra, cadono come carte da gioco sotto il loro controllo. L'unica cosa che si sente
sono gli orologi degli uffici, che segnano imperturbabili il passare del tempo.
- Non fanno fatica ad aprire lo studio del consiglio d'amministrazione. Un enorme tavolo
domina il salone. Ovale, dodici sedie. Sei sedie per lato. Così liscio e pulito che ci si
potrebbe mangiare con la lingua. Ha finestre enormi che danno sulla città. Non c'è
bisogno di accendere le pile, la luce della luna è intensa, quasi accecante. Non ci sono
nuvole nel cielo, né un solo rumore nell'edificio tranne il pesante respiro di Krycek,
che cerca nel grande armadio che presiede la stanza.
-Guarda, gli atti delle riunioni- dice, con un mucchio di carte in
mano.
-Come si chiamava tua madre?
Solleva la testa. Sorpreso.
-Mia madre?- domanda. E c'è un attimo in cui non sa cosa rispondere.
Come se fosse la cosa più strana che gli avessero mai chiesto.
- Avevi una madre, questo mi hai detto. Ti sto solo domandando come si
chiamava.
Perchè glielo sta domandando è un'altra cosa. Forse non può smettere
d'immaginarsi che genere di donna crescerebbe qualcuno così, in questo strano mondo di
cospirazioni. Faceva biscotti come sua madre? Festeggiava il Natale? Lo sgridava se lo
scopriva a fumare? Krycek è un mistero. Familiare e mistero non vanno d'accordo. Provoca
la sua curiosità. Aveva lei questi occhi verdi?
- Dasha. Si chiamava Dasha. Era bionda, silenziosa, cattolica e
polacca. E' morta di cancro. Ti basta?
- Cattolica? Non può essere. Un padre militare, una madre cattolica. Che è una versione
sinistra della sua stessa infanzia? Sta giocando con lei. Sicuro. O no.
- Probabilmente è una bugia. Tranne che per il suo modo di dirlo sembra verità.
- Forse è curiosità, forse è qualsiasi altra cosa. Il fatto è che vedendolo lì, a
guardare queste carte che potrebbero essere cruciali, sembra solo un uomo. Attraente,
bugiardo, sconcertante, machiavellico. Con un certo tipo di fierezza che si può
descrivere solo come fuoco freddo, anche se questo non ha significato. Solo un uomo.
- Non ha mai sentito tanto curiosità per qualcuno in vita sua.
-Sei stato in carcere?
-Sì.
Questa volta non tentenna. Nè solleva la testa per rispondere. Non
sembra che la cosa gli porti bei ricordi.
-Quante lingue parli?
-Cinque.
A Scully sembrano molte. Si domanda se tutte suonano come il russo.
Dure e aspre. Probabilmente suoneranno così quando le pronuncia lui. Potrebbe fare un
milione di domande ma le vengono in mente solo le più stupide.
- Veramente hai lavorato nella CIA?
-Sì, signore.
Sembra scocciato. Come se fossero domande noiose.
- Lavori ora per la CIA?
- No, cazzo. Non sono così idiota.
E' posseduta dallo spirito della curiosità.
- Hai fatto l'addestramento del FBI?
-Chiaro.
Chiaro. Non può smettere di domandare. Ha la sensazione che se fa la
domanda giusta qualcosa si chiarirà nella sua mente e comprenderà tutto quello che sta
succedendo. Troverà la chiave che risolve il grande mistero Krycek. E questo mistero
illuminerà il mistero che è Mulder e il mistero che ha dentro di sé. Tutte le
cospirazioni verranno allo scoperto.
-Dove sei nato?
-Colorado.
Colorado? Sembra un posto stupido dove nascere. Colorado? Non sa se
qualche altra risposta l'avrebbe soddisfatta ma, Colorado?
- E' vero quello che hai detto a tuo padre- comincia a dire ma
l'interrompe la voce lui quasi sibilante.
- Senti, tutto questo è affascinante, meglio del circo, veramente. Ma
ti dispiace se giochiamo dopo al gioco della verità? Quando la nostra sicurezza non è in
gioco per esempio?
- Sì, le dispiace.
- Da mesi giocano al gioco della verità. Anni, forse. Ma Krycek ha scelto sempre "
indumento" al posto della "risposta" ed è stanca. E' quasi sul punto di
dirlo quando sente i passi fuori dell'ufficio. Vorrebbe dire" hai sentito?" ma
non è sicura che non sia la sua immaginazione ma prima che reagisca, Krycek le chiude la
bocca con la mano e l'attrae a sé. Completamente. Finche tutta la sua piccola statura
resta incastrata su di lui. La sua schiena contro il corpo rigido ed enorme di Krycek.
-Sssshhhh- mormora.
- I passi s'avvicinano sempre di più. Tentennano. Si girano. Ritornano. La porta
dell'ufficio si apre dolcemente quando gira la maniglia e la guardia giurata entra nella
sala.
- Stanno così vicini che Scully sente i battiti di Krycek nel suo cuore. Ogni centimetro
del suo corpo che l'avvolge. E' quanto di più vicino è stata ad un uomo da più di sette
anni. La mano di Krycek è enorme, e sulle sue labbra molto più morbida di quanto si
sarebbe immaginato.
**
3 novembre
una settimana dopo
Washington D.C.
07.50 a.m.
Sono le prime ore dell' alba ed il locale è pieno di operai che vanno
a lavorare. E' uno dei pochi posti dall'aspetto di autobus ambulante che rimangono nella
città. Sta vicino alla redazione del" Lone Gunman" e ci sono dei separè
discreti e crepes. A Frohike piace, sempre che hanno un appuntamento fuori dalla
redazione, lo hanno lì. Disgraziatamente a Mulder gli si sta rivoltando lo stomaco al
solo odore delle crepes e delle uova strapazzate. Ha tra le mani la busta con le foto e
gli bruciano le dita. Frohike entra nel locale e lo vede in fondo. Cammina zigzagando tra
le cameriere ed ha un'espressione di profonda preoccupazione. Non si disturba nemmeno ad
intavolare una conversazione di cortesia quando si siede. Forse è spettinato, e ed ha
sempre lo stesso vestito ma è più efficiente di tutti questi impiegati con la cravatta.
-Spara, amico.
Le cameriere si muovono tra i clienti. Mulder non ha nemmeno toccato il
suo caffè. Non ha nemmeno dormito, nè ha fatto la doccia. Ha un leggero tremito alle
mani provocato dalla mancanza di sonno.
- Mi sono arrivate alcune foto- riesce a dire.
Ha la completa attenzione di Frohike. Il duecento per cento della sua
attenzione, veramente gli farebbe piacere che non vedesse le foto. Non vuole vedere un
altro cuore rotto sul tavolo.
-Ho bisogno di verificare che sono autentiche, che non è un
fotomontaggio o una mia allucinazione.
- La cameriera più giovane si avvicina con il block notes. Ha un piercing nel naso che
brilla come un piccolo diamante. Meches rosse. Sembra simpatica. Frohike le chiede il
solito, caffè con molto latte e molto zucchero. Gli piace la stessa cosa che piace a
Mulder. Un' altra cosa che hanno in comune. Questo e il fatto che tutti è due hanno
pensato che Scully è fisicamente attraente.
- A quanto pare non sono gli unici.
- Gli passa la busta. Osserva come tira fuori la prima foto. C'è un secondo in cui la
guarda con interesse scientifico. Poi si dilatano le pupille quando, si rende conto di chi
sta guardando e il suo viso familiare e strambo si riempie di un misto di perplessità e
tristezza.
- Ti sarei grato se la prendessi come una questione prioritaria, Melvin
- L'ometto annuisce ma non dice niente. Probabilmente lo sta digerendo. Si mette la foto
nella giacca di pelle sciupata che ha sempre quando esce. Non guarda nemmeno il resto
della busta.
- Il locale è pieno di rumore e odora di fritto.
-Ce ne sono altre dentro. Preferirei che le prendessi.
Lo interrompe un "no" così secco che risulta severo.
-Me ne basta una, Mulder. Se sono autentiche
-mormora, abbassando
la testa, facendo di no dolcemente-
non sta bene che io le vada. E tu nemmeno-
aggiunge- Non sta bene.
Rimangono in silenzio per qualche minuto. La cameriera porta il caffè
e Frohike fa un paio di sorsi pensierosi.
- Dove credi che le hanno fatte?
- A Budapest, immagino. Che io sappia è l'unica volta che sono stati
insieme.- Mulder si dibatte fra l'odio, l'ira, la malinconia e il cinismo. Un vortice
emozionale d'energia negativa. Questa mattina, insieme al caffè, la voglia di cinismo.
-Non dicesti tu che alle ragazze cattoliche piacciono i cattivi ragazzi? Sembra che avevi
ragione.
- Non lo trova divertente. Al contrario. Lo giudica con lo sguardo. Frohike cavaliere non
consente a nessuno di criticare la sua Scully. Nemmeno se le foto sono autentiche. Questo
dimostra che Frohike è una persona migliore di lui. E' tenero, in realtà. O lo sarebbe,
se Mulder avesse posto per la tenerezza.
- Non ce l'ha.
- Frohike si alza senza finire il suo caffè. Gli promette che tarderà solo alcune ore ad
avere i risultati.
- Dovresti dormire- gli dice. Sapendo che è un consiglio che non può
seguire. Ogni volta che chiude gli occhi vede lei e non lo sopporta.- Lei dove sta?
- E' andata a trovare sua sorella a Harrisburgh. Non mi sento nemmeno
capace di chiamarla a telefono.
- Frohike ha fatto solo tre passi in direzione dell'uscita quando di gira verso il tavolo.
Mulder si aspetta che dica una cosa qualsiasi. Un rimprovero a Scully, un insulto a
Krycek, qualsiasi cosa. Tranne quello che dice.
- Un rimprovero, sì. Ma non a Scully, precisamente. Ancor meno a Krycek.
- Se non fossi andato a Dublino con quel verme senza avvisarla, lei non
avrebbe insistito ad andare a Budapest.- Lo molla con convinzione, con serietà.- Cazzo,
Mulder. Con tutto il rispetto, sei un imbecille. Si scalda in una frazione di
secondo. Si scalda tanto che non rimane niente in lui dell'elfo affettuoso che Mulder
conosce. Che diavolo hai
- inizia a dire, e improvvisamente, vince la
tristezza e la sua rabbia si diluisce nel nulla, così fugace come una tempesta d'estate.
Frohike si sgonfia e torna a sembrare riflessivo.- Se fossi in te mi domanderei perché ti
hanno mandato queste foto e chi è stato. Pensaci.
- E va via, zoppicando per la caffetteria senza dire altro.
- La cosa peggiore di tutte? Che ricordando l'ultima mattinata a Dublino, forse il nano ha
ragione. Forse ha tutta la ragione del mondo e che lui sia non solo un imbecille, ma il
più grande imbecille della storia. Ha firmato la sua condanna a morte con tanto
d'autografo. Senza accorgersene.
- Cazzo. Senza accorgersene.
**
26 ottobre
otto giorni prima
Ashling hotel
08:40 a.m.
- Quando apro gli occhi mi costa ricordare in quale città sono. Alcuni secondi, un paio
di respiri e l'odore della birra che esce direttamente dalla Guinness mi dice forte e
chiaro che sono in Irlanda e che qualcuno sta bussando alla porta non molto educatamente
per quest'ora.
- Mulder. Scommetto il braccio buono.
- Il suo non è un colpo dolce e di cortesia. Ah, no. E' un colpo di cannone nel mio
cervello. Alzarmi dal fottuto odioso maledetto letto della puttana di sua madre è la
tortura più sofisticata che hanno inventato gli uomini nel corso di tutta la loro stupida
civilizzazione. I muscoli che la notte erano caldi e in forma, oggi sono tesi, senza tono,
non oleati. Fanno male come sbarre di metallo che bruciano sotto i vestiti. I primi passi
sono i peggiori, se trovo una cameriera fuori di questa porta le farò saltare le cervella
solo per aver avuto la simpatica necessità di svegliarmi alle- guardo l'orologio ed è
abbastanza sorprendente- quasi alle nove del mattino.
- Quante ore ho dormito? Un record, sicuro.
- Quando giro la maniglia con l'unica mano che mi rimane, Mulder sembra sveglio e
senz'altro, molto più in forma di me all'altro lato della porta. Deve essere
l'irritazione che emana quello che lo tiene in piedi.
- Dovrei venire io a Budapest. Ed insomma chi andiamo a vedere? Perché
cazzo dovremmo far caso a quello che dici e andare?
- Ha fortuna ad avere questo stupido carisma personale perché se da quasi quarant'anni va
svegliando così la gente dovrebbe essere morto secondo i miei calcoli. Io con la mia
fortuna e senza il suo livello di protezione, sarei morto, non ho dubbi.
- Non abbiamo avuto una discussione la notte precedente? Non ha ACCETTATO quest'inutile
castrato- controvoglia, questo sì- a tornare a Washington mentre noi andavamo a Budapest?
-Se credi che dovresti venire tu puoi parlare con Scully che è quella
che ha insistito per venire, anche se non te lo raccomando perché la notte scorsa ho
avuto l'impressione che la nostra piccola fuga irlandese le abbia dato un poco fastidio.-
Continuo a parlare mentre Mulder entra nella mia stanza e sbatte al porta- Secondo.
Andiamo a vedere un contatto il cui nome, come capirai anche tu, non ti darò. Terzo.
Potresti sempre non prendermi in considerazione e non venire ma allora non verresti a
conoscenza quello che io saprò. Puoi vivere con questo?
- Io so che non può. Lui finge di pensarci. Per dio, Mulder, smettila d'avere tre anni.
E' così geloso che io, la scoria dell'universo dividerò un poco del prezioso tempo di
Scully che risulta divertente. Naturalmente si farebbe impiccare prima di riconoscere che
è gelosia.
- Gelosia? Lui? Ma và.
- E ora vado a fare la doccia. Se vuoi strofinarmi la schiena,
accomodati.
- Strofinati un'altra cosa.
- Me lo fai tu che hai più esperienza?
- La porta gli impedisce di rispondere. Benvenuti tutti nella mia stanza, questa è la
sfilata del quattro luglio e c'è posto per tutti.
- Mi avvicino per aprire. Scully, chiaro. Non sembra contenta. Il fatto che Mulder
insistesse ad essere lui chi doveva accompagnarmi a Budapest ha messo fine la notte scorsa
alle sue limitate riserve di pazienza.
- Sei qui- dice. Senza guardarmi, chiaro. Tutta la sua attenzione è
per Mulder. Se gli sguardi uccidessero, lui sarebbe cenere.
- Gelosia di Scully. L'unico sapore intossicante quanto la gelosia di Mulder. Ho visto
asili-nido più adulti ma difficilmente più divertenti. Nessuno di loro vuole che l'altro
mi accompagni. Nessuno di loro se ne rende conto. Entrambi credono che è l'altro che
desidera andare e non possono sopportarlo.
- Un opera d'arte. Sono il Van Gogh e la Gioconda della possessività. Sento orgoglio
d'artista a guardarli.
- Sono andata a cercarti nella tua stanza, il tuo volo per Washington
parte tra due ore, Mulder. Non dovresti perderlo.
Tesa come una corda di un violino pronta a saltare. L'agente Scully non
è contenta ed è una magnifica visione. Sembra una sfinge terribile. Guance infuriate,
occhi brillanti come l'alcool per bruciare. La tensione tra loro e così intensa che
minaccia di distruggerci tutti. Mi attrae, non m'importa riconoscerlo, e la cosa più
attraente di stare con loro. Sentire lo scintillio dell'energia vicina, tutta questa
tensione, che cattura chiunque osi stare in mezzo, chiuso nella sfera triangolare delle
loro repressioni.
- Riguardo al mio volo, Scully, sei sicura che sia una buona idea che
vada tu a Budapest?
- Mulder non da sufficiente valore ai suoi testicoli. Ogni volta che insinua che dovrebbe
venire con me la collera di Scully aumenta di temperatura. Non si rende conto che ai suoi
occhi sta mettendo in dubbio la sua professionalità. E ancora peggio, mettendo me davanti
a lei.
- Come non te ne rendi conto, idiota? Vieni nella mia stanza a parlarmi di lei. Ma, credi
che sia questo che lei immagina quando ti vede qui?
- Vado a fare la doccia- dico
- Scully mi presta attenzione per la prima volta. Oscilla tra guardare me o Mulder e non
sa con chi dei due è più arrabbiata. Oggi e senza che serva da precedente credo che lo
sia con lui.
- Segnati questa, Alex. Oggi è un grande giorno per i monchi.
- Posso sentirli discutere sotto la doccia. Due toni diversi di voce, prendono decisioni
cronometrando i pro ed i contro. Il peso della discussione va guadagnando calore e
spessore, bollendo come lo stomaco di un vulcano. Sembra una decisione semplice ma
s'avvolge su sé stessa, galleggiano sulla superficie della discussione le correnti
sottomarine del rimprovero
-Non è una tua scelta, Mulder. Non ti sto chiedendo il permesso per
andare.
- Così semplicemente?
-Mi hai chiesto il permesso per venire qui? No, aspetta, mi hai
informato almeno che venivi qui?
- Il rumore della doccia che cade sullo smalto graffiato della vasca attenua quello delle
loro voci, ma la porta è sottile e c'è una finestrella giusto sulla parte superiore.
Sufficiente per seguire parola per parola quello che si stanno dicendo. Sufficiente per
sentire che stanno parlando di me, anche se non stanno parlando di me. Sufficiente per
sentire quest'improvviso calore dal culo al pene.
- Cazzo. Sono una droga per me questi due.
- Se per caso non ti ricordi, Mulder, NO, mi hai chiesto il permesso
per venire. E NO, mi hai informato che saresti venuto. SI', ho dovuto salvarti il culo io
da sola. Un'altra volta.
- Non c'è droga più dura di loro. E parlando di dura, questa doccia sta incominciando a
riscaldarsi. Dio benedica madre natura per le erezioni mattutine.
- Credo che la canzone non faceva così, ma così suona nella sinfonia del mio sangue.
- Perchè devi accompagnare sempre tu Krycek?
Ci siamo. Sentire Scully gridare dolcemente il mio nome è ciò che fa
sì che finisca di eccitarmi. Quattro minuti, signore, lascia che continuino a parlare per
quattro minuti. Credo di non averne bisogno di più. Se chiudo gli occhi, posso annullare
questa porta con l'immaginazione e vedere come discutono, come violano il loro rispettivo
spazio personale, si scambiano il respiro e i rimproveri mentre mi dedico ad accarezzarmi
con forza cercando di strappare un orgasmo a questa mattinata irlandese.
- Che vuoi dire, Scully? Tu hai il lavoro nel laboratorio, non è
qualcosa che io possa fare al tuo posto.
- Ebbene, questo invece io posso farlo al posto tuo.
Pollice sulla punta, circondando dolcemente il glande, mi concentro
sulle loro voci, sulla serpeggiante sensazione delle mie dita alla base dell'erezione
palpitante. Su e giù. Su, continuate a parlare.
- O non hai fiducia in me, Mulder?
Ricatto emozionale, le donne sono streghe pericolose e sto
incominciando a sentire che mi bruciano i testicoli come se avessi dentro nitroglicerina.
Più veloce, più forte, che cosa darei perché ci fosse qualcuno in ginocchio nella
doccia, e le gocce che cadono dal getto fossero saliva, che mi bagna dalla testa ai piedi.
-E' questo, Mulder?
-Questo non è giusto. Che ti succede?
Ho un'idea precisa di quello che le succede( gelosia, idiota!) ma sono
concentrato ad immaginare che nessuno dei sia vestito, che quando uscirò dal bagno Scully
starà inginocchiata con la testa tra le gambe di Mulder e ora non posso pensare con
chiarezza.
- Allora non c'è altro da dire, Mulder. Andiamo. Prendiamo
informazioni sull'ambasciatore. Questo è tutto. Ci vediamo al ritorno.
No, no , non può essere tutto. Mi rimane qualche secondo, cazzo. Sento
il sangue che bolle in fondo allo stomaco, la pelle tirare, le vene sul punto di
scoppiare, gli occhi sbarrati, la bocca che brucia. Ho bisogno che continuino così solo
per un secondo ancora, quello che basta per immaginare un paio di scenari e sputare un
orgasmo nella vasca, per dio.
- Ti fidi di Krycek abbastanza per andare Scully?
Quando Mulder dice Krycek è un misto di forza e sdegno. Mi sforzo
perchè i movimenti della mia mano siano più intensi stringo con forza, credo che le
gambe non mi reggono.
- Ti fidi tu di Krycek abbastanza da andare? Perché non vedo che
differenza ci sia tra l'andare tu o io. O c'è qualcosa che io non so?
Bene. Abbastanza. Quando Scully dice il mio nome è esplosivo e
scintillante, quasi aggressivo. Vengo mentre si fa silenzio nella stanza e stringo i denti
per non farmi sentire, anche se credo che a questo punto fa lo stesso. E' così intenso
che credo d'aver macchiato il tetto. Il cuore va a duemila l'ora quando sento un'altra
volta la voce di Mulder.
-Qualcosa che non sai? Di cosa stai parlando?
Il poveretto non capisce. E' commovente. Tenero quasi come gli
asciugamani spessi ed increspati e tiepidi di quest'hotel. E' stata una doccia favolosa,
devo ammetterlo.
- Di niente, Mulder. Dimenticalo.
Fredda come il ghiaccio sotto al vulcano.
- Vado a preparare la mia valigia, abbiamo il volo questo pomeriggio.
Ti raccomando di fare lo stesso se non vuoi perdere il tuo.
L'accappatoio mi va grande, deve essere stato fatto per la misura di
Skinner. Quando esco dalla stanza, lei sta sul punto d'andare via. Quando mi vede si
sorprende, come se si fosse dimenticata completamente che sta nella mia camera. Come se
senza rendersene conto fosse la cosa peggiore che potesse accaderle.
-Se è per me , tranquilli. Come se fossi morto.
Lo dico con un chiaro proposito, Mulder non sa resistere.
- Non farmi venire idee, Krycek.
- Mi piace quest'idiota. Scully socchiude gli occhi ed esce quasi senza guardarmi. Quasi,
ho detto. So che una parte di lei odia riconoscere che vuole buttare un'occhiata sotto
l'accappatoio. Per quanto le faccia male. Sette anni di castità devono danneggiarti il
cervello fino a trovare attraente anche un ratto sgradevole come me.
- I resti dell'orgasmo tintinnano ancora nel mio corpo. Mi sento come se non avessi ossa.
- Mi aiuti a vestire, Mulder?
- Sta zitto- biascica. E aggiunge" ratto"
Tranne che non dice esattamente questo, dice letteralmente e con un
accento sorprendentemente buono, " waskula". E Scully, che non è ancora uscita
completamente dalla stanza, si gira per guardarlo con un'espressione di completo
sconcerto.
- Da quanto parli russo, Mulder?
- Stare in questo triangolo è vivere in un circolo di benzina, respirando la stessa droga
che asfissia.
- Quella del russo è una storia divertente, e sto desiderando di vedere come gliela
racconta.
**
Settimane prima
Krasnoiarsk, Siberia
- Per tredici giorni Mulder e Krycek percorrono insieme il nord della federazione russa.
Mosca, Krasnoiarsk, Leningrado. Bisogna muoversi cambiando spesso mezzo di trasporto.
Treni e autobus, camions e lunghe camminate attraverso i boschi quando arrivano in
Siberia. Gli aerei richiamano troppo l'attenzione e non vogliono dover affrontare la
polizia di frontiera. Sul terreno, Mulder non si stanca mai, non smette mai di domandare,
né di far girare gli ingranaggi della sua mente. Alex ha i contatti e conosce la lingua.
Mulder ha la curiosità.
- La terza notte alloggiano in un piccolo motel malsano alla periferia di Mosca. Krycek
parla con la reception, sussurrando in russo con una brevità a cui ci si abitua. Presto
la reception procura loro un contatto e il contatto, un pilota. Che è ciò di cui hanno
bisogno.
- Quel giorno Mulder prova per la prima volta la vodka che fanno in Siberia. Un beveraggio
che sa d'alcool per bruciare e che lascia le viscere spellate. Non si meraviglia che la
gente combatta il freddo così perché la sua mente sembra che bruci per le successive
quattro ore. Quel giorno riescono ad entrare nel gulag che riporta a Mulder troppi
ricordi. Lì lo infettarono con il cancro nero per colpa dell'uomo che l'accompagna. Cerca
di non pensarci troppo.
- Sono lì per un'altra cosa, la trovano, se la portano via. Il posto è sorvegliato dalle
truppe d'assalto dell'esercito russo. O almeno è questo ciò che sembra a Mulder. Krycek
dice che sono dissidenti, che il governo di Mosca non ha poteri su di loro. Lavorano per
il Sindacato in Russia. Mulder vorrebbe sapere se il Sindacato russo è una fazione del
governo. La risposta è no. Non esattamente.
- Ci sono connessioni, non è lo stesso.
- Krycek è sempre laconico.
- Sequestrare alcuni guardiani, prendere i loro posti. Porta loro via un paio d'ore avere
l'opportunità d'entrare nel laboratorio. Narcotizzare i dottori, ottenere le informazioni
dai loro computers. E' sorprendente la tecnologia che ci può essere in un simile posto.
Da fuori sembra cimiciaio pieno di fango. Ma il laboratorio è un arsenale immacolato di
armi bio-tecnologiche.
- E' più difficile uscire. Qualcuno riconosce Krycek e quella che doveva essere una
facile fuga si trasforma in un calvario. Questa volta, per fortuna, hanno pensato a tutto
e l'elicottero li aspetta in una spianata del bosco. Lo stesso bosco che li vide fuggire
divisi tre anni prima. Lì Krycek perse il suo braccio e Mulder farebbe una battuta se
avesse fiato.
- Dopo devono tornare indietro. Tornare a New York perché Scully li aspetta e la sua
ricerca ha bisogno delle informazioni che hanno rubato per lei. In fin dei conti, è lei
che sta facendo il lavoro che veramente è importante. Loro sono solo soldati ai suoi
ordini. Mulder ha ben chiaro il suo ruolo.
- Di ritorno a Mosca, Krycek insiste per andare nello stesso hotel malsano. Mulder
preferisce non ricordare i dettagli di quella notte. Chi aveva pensato che mai avrebbe
diviso una ripugnante stanza di un hotel con un mercenario internazionale? Si era
sbagliato.
- Non abbiamo camere libere- assicura la receptionist.
Si guardano. E' tardi per andare in un altro posto. E la scarica
d'adrenalina li ha lasciati stanchi per tentarlo, almeno.
- La colpa è tua per avermi portato in questo posto.
- Non fingere che non ti eccita dormire con me, Mulder.
Sì. A cento all'ora. Almeno la stanza è pulita e il letto sembra
grande.
-Ho farfalle nello stomaco, non le senti?
- Queste sono farfalle? Credevo che fosse la cena.
- Non uccidermi mentre dormo- dice Krycek prima di lasciarsi cadere sul
letto. Come può dormire con i crimini che ha sulla coscienza è un mistero che Mulder non
ha il tempo di risolvere.
- Non ce ne sarà bisogno, ti ho avvelenato la cena.
- E' il sarcasmo, una seconda pelle. Tanti anni come nemici li hanno abituati e quando sta
con Krycek, non lo può evitare, Mulder sente quest'intensa elettricità, come le braci di
una rabbia che lo porta ad affrontarlo costantemente, misurarsi, lottare. E' una
sensazione fisica perché da tempo la sua mente sa che gli conviene di più stargli a
fianco che nella trincea avversa. E invece, a volte lo asfissia la voglia di mettergli le
mani addosso e scuoterlo. Completamente istintivo. Animalesco. Tutto tra loro è fisico. E
brutale. A volte gli piacerebbe riempirlo di botte per vedere come sanguina. Gli si
riempie la bocca di saliva al solo pensarlo.
- Perché tutte le volte che ho diviso un motel con Scully non sono rimasti mai senza
stanze e deve succedere con lui?
- Tira fuori una bottiglia di vodka dallo zaino. Sono i resto del viaggio d'andata.
-Vuoi ubriacarmi per provarci con me?
Per una volta Krycek sorride invece di rispondere. Fa un sorso dalla
bottiglia. Quando sta sul punto di rifarlo la offre a Mulder. Accidenti!. C'è un
bicchiere pulito nel bagno e lascia che serva a qualcosa. E' come tornare a scuola. Se non
bevi, ti senti meno uomo. Quando prova lo schifoso beveraggio, Krycek solleva la bottiglia
e brinda in russo.
- Come si dice ratto in russo?
Lo trova divertente. Ride con gusto. E' strano.
- Waskula.
Mulder cerca di ripeterlo con poco successo.
-Bascula?
- Waskula- ripete. Pronunciando ogni consonante più sibillinamente che
può. Sembra che culli le lettere nel parlare con una canzone aspra come la notte. Non
sembra un insulto, ma un'altra cosa.
Un'altra cosa molto diversa. Mulder sente l'effetto della vodka nelle
viscere e nel cervello. Alla fine, e anche se aveva resistito, finisce per coricarsi sul
letto. Guarda il tetto vicino a Krycek, tutti e due sembrano interessati ai disegni delle
cornici di gesso.
-Waskula- fa un tentativo. Non deve farlo male questa volta perchè
Krycek non ride, nè protesta, nè corregge. Si limita a rimanere quieto accanto a lui,
respirando profondamente sul letto. Si muove solo per togliersi gli stivali, usando
unicamente i piedi. Cadono uno dopo l'altro con un paio di colpi sordi.
- Come si dice grazie?
-Spasiva- pronuncia Krycek
Mulder ripete. Le sue "bi" sono più dure. Il sonno e la
notte li stanno avvolgendo.
- Prego?
-Pozhalusta.
Continuano per un poco di tempo. Per un ebreo che non sa parlare
ebraico Mulder ha orecchio per le lingue. E' capace di ripetere con raffinata perfezione
da poeta. Fa fatica con le vocali ma è sorprendente con i complicati gruppi di
consonanti. Fa sì che il russo suoni più morbido, rauco, sciupato. Questo aiuta Krycek a
dormire.
- Senti, come si dice schifoso ratto bugiardo, traditore, assassino,
venduto con una pettinatura di merda e senza gusto nel vestire?
- Krycek- risponde, senza traccia d'ironia.
Trattengono le voglia di ridere. Troppo strano su un letto.
- Mi piace il russo. Molto conciso.
Il giorno dopo prendono il treno pieno di passeggeri che li porta verso
il Baltico. Mulder si domanda dove sono rimasti il suoi giorni di viaggi in classe
turistica. Con Krycek tutto è notturno, tutto è segreto e carezzevole.
**
Un mese dopo
Ospedale di Budapest
28 ottobre
- La guardia giurata entra nella sala dell'amministrazione aprendo la porta in silenzio.
Quasi in segreto, spinto dal leggero sibilo di voci che gli è parso sentire. E' un grande
salone. Il tavolo brilla alla luce biancastra della luna e la potente pila illumina tutti
gli angoli. L'armadio in fondo ha le porte chiuse, le sedie stanno nello stesso posto in
cui le ha lasciate la ronda precedente.
- Non si muove niente, eccetto gli alberi del giardino all'altro lato del finestrone.
Anche così, la guardia si affaccia nella stanza e si assicura che non ci sia niente fuori
dal normale. Non è la prima volta che gli sembra di udire voci ma bisogna fare doppia
attenzione quando si tratta del piano degli uffici. Sa che è il piano più importante.
- Preferisce essere sicuro.
- Si avvicina in fondo e spinge il pannello che fa da parete. La superficie,
apparentemente liscia, si apre verso l'interno e la stanza si riempie di una luminosità
fluorescente. Il guardiano entra nella stanza camuffata e osserva che tutto vada bene. Non
ha bisogno della pila c'è sempre luce ed apparecchiature accese. La stanza è alimentata
da un generatore elettrico indipendente dal resto dell'edificio.
- Nessuno in vista.
- Esce chiudendo il pannello e ritorna sui suoi passi fino alla porta.
- E' sempre meglio essere sicuri.
- Quando chiude con un piccolo colpo leggero Dana Scully libera l'aria che stava
trattenendo e respira con forza per la prima volta. Chiusa nell'unico buco dell'armadio
abbastanza alto perché entrino due persone, può muoversi appena. E inoltre. L'unica
volta che ha cercato di cambiare posizione per poter sfruttare meglio lo spazio è finita
con il sedere sullo stomaco di Krycek.
- Bene, sarebbe stato lo stomaco se avessero avuto la stessa altezza. Ma tenendo conto
della differenza d'altezza, è atterrata un poco più giù. Sul bacino, esattamente.
- Krycek vuoi uscire immediatamente?- mormora. Le sta venendo la
claustrofobia e nella posizione in cui stanno, lui è l'unico che può aprire senza fare
rumore nell'armadio.
-Ssss! Forse è uscito solo per sentire se succede qualcosa e sta sul
punto di tornare- risponde- E quello che farei io, tu no?
Non le viene in mente niente da rispondere e non è disposta ad essere
catturata da questa gente a Budapest, così che resta zitta, ascoltando il vuoto ed il
respiro pesante di Krycek sulla nuca. Le si rizza la peluria quando le parla.
- Hai visto la luce? Questa stanza deve dare su un altro posto. C'è
qualcosa dietro il muro.
Ha visto perfettamente la luce. A che viene tutto questo? Perché non
si sta muovendo? La sua vita è così strana che sembra una battuta senza umorismo. Chiusa
in un armadio con Krycek. Quello che mancava.
- Vuoi uscire una maledetta volta per tutte? E' chiaro che non viene
nessuno.
- Stanno aspettando da trenta secondi da che se n'è andato il guardiano ma sembra
un'eternità.
- Si sente imprigionata e nervosa. Perché è nervosa?
- Tranquilla, Cappuccetto Rosso- Giusto nel suo orecchio. Burro fuso
nello stomaco. Misura la voce per sciogliere le sue terminazioni nervose- Che non mordo.
Cappuccetto Rosso? Che vuole? Morire? E' questo che sta cercando?
Perché se lo sta guadagnando a viva forza.
-Scusami se la possibilità della mia morte imminente mi rende nervosa,
Krycek.- Ride. Perché ride tanto? Che cos'è così divertente? La più profonda delle sue
umiliazioni gli sembra materiale per una telenovela? E' insopportabile, lui e Mulder.
Tutti. Tutti gli uomini sono insopportabili. Non tutti siamo così duri come te-
dice.
E non pretende di essere nessun tipo d'insinuazione, assolutamente. Ma
ha detto "duro" e apparentemente, tutto quello che può essere interpretato come
un'insinuazione, anche fosse lontanamente, sarà interpretato come un'insinuazione,
secondo la Prima Legge di Krycek, Capitolo Primo, Primo Comma.
-Questo sicuro- risponde, aggiungendo Dana.
- E spinge in modo impalpabile- dio così impalpabile che quasi non sta lì- con i fianchi
in direzione del sedere di Scully.
- Ah, no.
- Esce dall'armadio prima che sia troppo tardi. Facendo molto rumore, ma non gliene
importa. C'è più pericolo a rimanere dentro con questo bastardo che stare fuori e che li
becchino. Le brucia tutta la schiena, ogni parte del suo corpo che è stato vicino a lui.
Brucia.
- Sta cercando di provarci con lei. Krycek. Ha cercato, si bene, di sedurla o qualcosa di
simile prima ma più come un gioco di potere psicologico su Mulder. Solo che ora Mulder
non c'è e il fatto dell'armadio, quello è stato
solo un secondo però avrebbe
giurato che QUELLO- e da tempo ne sente uno vicino, può sbagliarsi- era
bene, duro.
- Non può essere.
- Che stai
.che fai
che cerchi
dio, Krycek.
- Dana Scully senza parole, un giorno che passerà alla storia. Krycek si limita a
stringersi nelle spalle come se non avesse fatto niente e si concentra tranquillamente a
cercare di trovare l'origine della luce che hanno visto dall'armadio. Non è difficile,
una volta che spinge il pannello, questo si sposta indietro e lascia allo scoperto una
stanza.
- Macchine, luce fluorescente, ci sono scanners in fondo e una dozzina di letti. Dodici
pazienti, tutti connessi ai tubi del respiratore e alle macchine per il controllo delle
funzioni vitali. Scully si fa strada con cautela e si ferma accanto al primo letto,
osservando i segni di vita.
- Una sala di pazienti nascosta? Credi che siano rapiti?- domanda
Krycek
Scully non l'ascolta. E' impossibile. Non può essere. Non sta vedendo
quello che sta vedendo.
-Scully? Scully, stai bene?
Controlla le macchine, controlla tutte le macchine una per una davanti
all'incredulità di Krycek. L'unica cosa che ripete è "non può essere".
-Scully che cosa non può essere?
- Hanno due battiti. Tutti loro. Hanno due battiti.
E strano. Quando sperimenta lo stupore, una delle poche espressioni di
base e genuine che Scully ha visto in lui, Krycek rassomiglia a Mulder. I suoi occhi si
dilatano e c'è qualcosa d'infantile, estasiato e reverenziale nel suo modo di guardare i
corpi.
**
Una settimana dopo
3 novembre
Hrrisburgh, Pennsylvania
Uno, due, tre, quattro, cinque squilli e Mulder non risponde al
telefono. Né a casa, né in ufficio, né al cellulare. Una cosa è che sia sabato,
un'altra cosa è che alle undici del mattino Fox Mulder l'Insonne non risponda al
telefono.
-Che strano.
Melissa la prende in giro. La luce della finestra illumina i riccioli
rossi mentre lei prepara da mangiare. Le ha promesso la ricetta di una lasagna vegetariana
da leccarsi le dita ed è tutta presa ad impastare, piena di farina fino ai gomiti.
- Sei peggio di mamma. Starà facendo jogging o qualsiasi altra cosa.
Facendo la doccia, o che so io.
Cerca di sorridere. E' vero. Non c'è motivo di essere preoccupata.
Può riprovarci tra poco, non succede niente. Anche così, la ruga di preoccupazione della
sua fronte non sparisce. E' strano che Mulder non risponda. L'ha chiamato un'ora prima e
nemmeno l'aveva fatto. Già avrebbe dovuto vedere la telefonata ed aver richiamato, o no?
- Dana, oddio, per caso Mulder si porta il cellulare ovunque? Sempre?
-Sì.
Melissa smette di prestare attenzione all'impasto di farina sotto le
sue dita e le lancia uno sguardo allusivo.
- Seriamente? Ovunque? Raccontami.
- Normalmente direbbe" molto divertente", o socchiuderebbe gli occhi o ci
passerebbe su o direbbe" sei sempre la stessa" o anche il suo brevettato"
Mulder ed io siamo solo amici" ma non ne ha la forza e il fondo del suo cuore le pesa
troppo per mentire o continuare a nasconderlo. Ha bisogno di raccontarlo con disperazione.
E' un grido della sua anima. E Melissa è l'unica che può comprenderla.
- In tutti i sensi.
- E' successo qualcosa, Missy.
- Tra te e Mulder?- domanda. Il tono della sua voce diventa acuto per
l'emozione.
- N0 - si affretta a rispondere.- Cioè, non quello che tu pensi. E'
successo qualcosa che non direi che è qualcosa di buono. E' qualcosa in più. Direi che
è come un disastro, in realtà.
Dimentica l'impasto, la lasagna, le verdure e prendendo uno
strofinaccio umido per lavarsi le mani, si siede con lei al tavolo. Ha fatto il tè.
Profuma d'arancia. Profuma sempre d'arancia e frutta la casa di Melissa. E' difficile
immaginare lì Krycek.
- Che cosa è successo? Stai bene?
- Il modo di ascoltare di Melissa è grave, quasi preoccupato. Ha la stessa espressione
serena e sensata di sua madre, solo che Melissa non interrompe mai, al contrario di
Maggie.
- Dio, mamma, ti stiamo nascondendo tante cose.
-Sto bene, Missy.
Cerca di raccontarlo, veramente. Ma le parole restano a mezza strada,
bloccate tra il cuore e la bocca. Le è sempre costato raccontare qualcosa d'intimo ma le
costa un milione di volte di più quando quello che deve raccontare è peccaminoso e
segreto. E anche così, DEVE raccontarlo o scoppiare.
- Missy, ricordi quando uscivi con quel ragazzo, quello delle moto?
- Vuoi parlarmi di Jimmy Pneumatici?
La verità è che i nomignoli della scuola sono stupidi.
-No. Sì. Ti ricordi quando papà ti castigò perché uscivi con lui e
come era solito salire in camera per tirarti fuori la notte? Melissa annuisce- Ti
ricordi che una sera mi dicesti di aprirgli e di spiegargli che non potevi andare perché
mamma t'obbligava a cantare nel coro del mercoledì?
- Meglio per te che tutto questo abbia un senso perchè ho cercato di
cancellare i ricordi di questo coro dalla mia mente.
Scully lo molla di botto.
- Ho pomiciato con lui.
- Che? Come? Perchè?
E' una storia semplice. Scully cerca di raccontargliela meglio che sa
mentre Melissa la guarda con quella faccia di divertito stupore. Era un ragazzo grande,
usciva con la sorella bella, entrò per la finestra, ascoltò le sue spiegazioni, la fece
parlare, le offri una sigaretta, le disse che le stava bene la divisa della scuola e
allungò le mani. Su di lei.
- E tu lo lasciasti fare? Pensavo che non ti piacesse! Mi dicesti che
era uno svergognato!!!!
- Ed ERA uno svergognato. Lo dimostra io fatto che ci provò con me
quando era venuto a cercare te, non credi?
Uno svergognato, una canaglia, un pinkie presuntuoso, un pene con le
gambe. Era tutto questo e altre cose ancora. Scully a volte ricordava quella notte. La
paura che li scoprisse suo padre, il terrore che se ne accorgesse Melissa, l'eccitazione
che la scuoteva come un treno merci quando le disse " scommetto che hanno un buon
sapore queste labbra così belle".
- E' questo quello che volevi raccontarmi? Perché se vuoi chiedermi
perdono per questo, ti perdono- dice Melissa, chiaramente affascinata al sentire le
avventure della presunta sorella buona- donna leggera- aggiunge.
Volesse il cielo che fosse questo.
- Sapevo che non dovevo farlo, Missy. E credo che lo feci per questo,
capisci? A causa di papà e tua, per gelosia, non so. Credo che passo tanto tempo a fare
ciò che la gente vuole, che a volte, semplicemente, devo dimostrare qualcosa a me stessa.
E a loro.
-Dana che succede? Di cosa stai parlando?
- E questa volta glielo racconta. Con dettagli, senza alzare lo sguardo, senza avere il
tempo di respirare, quasi. Aspettando la lavata di capo che sa che non arriverà perché
Melissa è fisicamente incapace di giudicarla con severità . Le racconta di Budapest
senza tralasciare niente. Peccato per peccato.
- Lei non parla fino alla fine.
-Mulder lo sa?
- Che?! No, accidenti. No.
Melissa respira profondamente.
- Missy, sei arrabbiata?
Sorride, con questo sorriso beato che ha.
- Non essere sciocca- le dice- se qualcuno può capire l'attrazione
irrazionale per Alex Krycek, questa sono io.
In questo, come in quasi tutto, Melissa ha ragione.
**
1 novembre
due giorni prima
Harrisburgh, Pennsylvania
- Melissa e Krycek non fanno mai l'amore. A volte scopano. A volte si spolpano a poco a
poco. Alcune mattine, in cucina, si mangiano lentamente. Le visite di Krycek sono brevi e
ripartite nel tempo e Melissa sa che per lei non è una cosa buona. Ed inoltre. A tratti
si convince che la prossima volta che verrà metterà le cose in chiaro perché questa
routine autodistruttiva non ha alcun senso. Non si amano, hanno solo bisogno di una facile
respiro. Non dovrebbero continuare così, un giorno Krycek salterà fuori morto da qualche
parte e a lei si spezzerà il cuore.
- Ma quando lo vede seduto sul tavolo di cucina, sostenendo un contenitore di cereali con
la protesi e mangiando cucchiaiate enormi con la mano, jeans mezzo sbottonati e frasi
taglienti, le sembra di vedere l'uomo dietro tutti gli strati della vita e le vengono meno
le ginocchia. Lui la chiama" patetica hippie svanita"
-E tu? Non sei altro che un generale senza esercito, Alex, un fascista
impotente .
-Ripeti impotente.
- Sono naufraghi senza legami nella vita e finiscono a vedere rotolare i cereali,
occupando il tavolo con il sesso. Melissa si sente presa nell'occhio del ciclone perché
in questi momenti quando le morde lo stomaco e le dita, Krycek è troppo intenso per le
parole. Sempre si afferra al sesso come se da questo dipendesse la sua vita. Non importa
se l'hanno fatto poco prima sul letto quando arriva il momento le sembra che
quell'erezione è ogni volta più grande e che la dividerà in due se la penetra con tanta
abilità.
- Gemono, sospirano, Melissa preferisce mettersi sopra e sentire Krycek sotto il suo
dominio. Questi laceranti occhi verdi la guardano tra il sudore e l'agonia. A volte sono
così eccitati che credono di stare per morire. E' l'unico momento in cui le sembra che
può strappargli qualcosa.
-Dana verrà a trovarmi- sospira.
Su e giù, scivola su di lui. Krycek l'accompagna nel movimento.
Perdono il ritmo, mugolano.
- Veramente?
- Krycek stringe la mascella, le accarezza i seni mentre lei non smette di muoversi. Tutto
il controllo di cui fa mostra quando è vestito, scompare quando perde i vestiti. Sta
dentro di lei che sembra una mina nel cuore della guerra. Può scoppiare in qualsiasi
momento. Il tavolo e la cucina traballano.
- Melissa contrae i muscoli e continua a muoversi, sa che il piacere è più intenso per
lui se fa in modo che il suo sesso pulsi come un cuore.
-Dana crede che tra te e Mulder ci sia qualcosa di sessuale.
- In una frazione di secondo, Alex Krycek rimane rigido, un sorriso appena accennato sulle
labbra e lo sguardo più perverso che Melissa abbia mai visto. L'afferra per la vita e
cambia posizione. Lui sopra e lei sotto, montandola a cavalcioni e finendo il suo orgasmo
con spinte vittoriose. Negli ultimi tremiti, mette la mano tra i loro corpi e balla con il
sesso di Melissa finchè lei non cade dietro di lui nel fondo di un violento orgasmo.
- Osservano il contenitore dei cereali quando hanno finito. Senza parole. Melissa ha un
milione di riccioli sul viso e il cuore che sta per scoppiarle nel petto.
-Con quanti uomini sei andato a letto, Alex?- domanda.
E' evidente che lo trova divertente ma non risponde, come al solito.
Melissa è abituata ai suoi repentini cambiamenti di conversazione.
- Credi che Mulder sia più bello di me?
- Melissa ha una risata contagiosa. Vibra e sgorga con facilità . Si rialza sopra di lui
e lo guarda fisso. Quando è rilassato, scarse, grandiose, volte, Krycek sembra quello che
è. Un uomo giovane dalla mascella ferma e il naso piccolo, occhi color degli smeraldi in
inverno, una pelle così brillante come il mare quando nasce il sole. Un'intensità
magnetica che sgorga da lui. Labbra ferme e appena leggermente femminee.
- Mulder è occhi piccoli e un grande naso. Labbra carnose ed un'intensità simile. Tutti
e due sono il femminile ed il maschile che galleggia in una lampada di lava.
- Bene, non so ma se vi sposate, credo che le foto delle nozze saranno
veramente belle.
Si conoscono da tre anni. Melissa Scully gli deve non una, ma due volte
la vita. Alex la tirò fuori dall'ospedale, finse la sua morte, la portò in questa casa,
la protesse, le insegnò ad accettare che non c'era niente che potesse fare per cambiare
il suo destino. Le tolse le pastiglie di bocca e l'obbligò a vomitare dopo il suo
tentativo di suicidio. Questo è tutto ciò che sa di lui. Sa anche che scopa
eccezionalmente bene e che un giorno, scomparirà dietro la bruma senza dire addio.
- Credo anche che sei insopportabile, bugiardo, perverso, manipolatore,
morboso, infelice, incapace di relazionarti con qualcuno senza metterci in mezzo quattro
menzogne.
-Così dicono.
Sembra quasi orgoglioso. Melissa diventa seria all'istante. E Krycek
con lei.
- Credo che tu sappia che sono fatti l'uno per l'atro e ti piace che
pensino a te anche solo per un secondo.
Krycek digerisce le sue parole. Le scosta i capelli dal viso. C'è
qualcosa di sincero in lui che scompare immediatamente.
- Il tuo concetto new age della psicologia è patetico, Melissa.
Continuano a mangiarsi. L'intingolo del sesso bolle e si cucina tra
loro.
**
3 novembre
redazione dei Lone Gunman
Washington DC
- Per Frohike non è facile far sì che Byers e Langly lascino la redazione. Inoltre deve
inventarsi una storia per riuscirci. Fa una telefonata fuori della redazione al loro
numero segreto per contattarli alterando la voce e fingendo d'avere informazioni
eccezionali su Jack Rudy. Da loro appuntamento alla periferia della città e questo gli da
la possibilità di essere solo l'intera mattinata nel laboratorio per analizzare il
materiale che gli ha dato Mulder mentre loro aspettano un contatto che non arriverà mai.
- Maledette foto.
- E' l'ultimo lavoro che gli piacerebbe fare. Ma cerca di essere professionale. Se
l'agente Scully ha qualcosa a che vedere con questo tipo può essere pericoloso. Forse è
un bene analizzare le foto o forse è un male ma Frohike lo fa per motivi giusti. Per lei.
E per Mulder, perché se il poveretto avesse avuto una faccia peggiore sarebbe morto.
- Un forte germoglio tra gli alberi. Ma più di questo. Mulder è un fratello. Si fa
qualsiasi cosa per un fratello.
- Così che analizza la carta. Guarda le ombre, la composizione, le linee. Impiega ore,
con una meticolosità che non ricorda d'aver impiegato per niente prima.
- Fa la telefonata più difficile della sua vita alle tre del pomeriggio. Giusto quando
Langly e Byers appaiono dalla porta.
- Lascia un messaggio nella segreteria telefonica.
- Mulder, sono io. Ho il risultato. Nel tuo appartamento. Alle otto.
Starò lì.
Quando riattacca, il telefono pesa una tonnellata. Fanculo Budapest.
**
Una settimana prima
28 ottobre
Hotel Kempinski
Budapest
00.20 p.m.
- E' Budapest. Sicuro. C'è qualcosa in questa città che fa sì che Scully si senta
così instabile come un treno carico d'esplosivi che cade giù da una montagna. Sta li. Ha
attraversato le porte del tempo e della realtà. E' spettatrice di una vita che non
riconosce come sua. Troppe emozioni in poco tempo, sta iniziando a perdere la prospettiva
di tutto.
- La sua stanza dell'hotel è favolosa. Il Kempinski è un gioiello architettonico nel
centro di Buda, a meno di un chilometro dal fiume e dal ponte delle catene. La reception
lascia intravedere un bellissimo giardino interno, a vetri. Ha corridoi che si aprono come
ali a forma di balconata e in uno degli angoli, un gigantesco pianoforte a coda suona Bach
tutte le sere.
- Il letto è alto quasi un metro. C'è bisogno di fare una scalata per salirci. La vasca
da bagno è favolosa e la sua unica speranza di recuperare la stabilità emozionale. Una
certa stabilità emozionale.
- Un bagno. Con schiuma fino al mento e l'acqua così calda che le brucia la pelle al
primo contatto. Se non la rilassa questo, niente lo farà. Le batte ancora il cuore troppo
in fretta. Uscire dall'ospedale aspettando il mattino per farsi passare per semplici
visitatori non ha dato troppi problemi ma anche così, sente un nodo nello stomaco che
sembra non volersi sciogliere.
- Un bagno. Poi, dormire. Che accada quel che deve accadere quando lei è riposata e con i
muscoli rilassati. Troppe emozioni. Quello che vuole è non pensare a niente. Sentire il
calore in tutti gli angoli del corpo, sentire il solletico della schiuma, dimenticare che
sta nel centro dell'Europa, che c'è un assassino nella stanza accanto e Mulder che
l'abbandona ogni volta che può. Dimenticare che il mondo dipende da lei, che non può
nemmeno capire i suoi stessi sentimenti.
- Dimenticare. Che si sciolga tutto nel bagno. Vuole sentirsi avvolta, calda e sicura. E'
da tempo che non sente nessuna di queste emozioni. Tutto quello che la consuma da mesi
sono insicurezza, dubbi, ossessività, irritazione. Gelosia. Se deve essere completamente
sincera, è anche gelosia.
- Per questo sei qui, Dana, perchè non ci siano loro. Soli. E insieme. Un'altra volta.
-Non è vero.
- Replica a voce alta alla fastidiosa voce della sua coscienza. E' a Budapest perché lei
ha lo stesso diritto di Mulder di partecipare all'indagine. Perché è stufa delle sue
fughe e di sentirsi esclusa e al margine. Ci sta perché Mulder ha insistito che non ci
fosse.
- Piccola ribelle. Bella eroina. Tutto quello che fai è a causa sua. Anche quando lo
fai contro di lui è per lui.
- Odia la voce della sua coscienza. La odia. Non vuole ascoltarla nella vasca e fa in modo
che ci sia tanta schiuma che tutto sembri sul punto di traboccare. Come le sue emozioni.
Sta lì, a Budapest. Arrabbiata con Mulder e sola.
- Sta sempre sola.
- Chiude gli occhi e s'immerge un poco di più nella vasca, e tutto è squisitamente
doloroso e caldo. L'acqua è una carezza sensuale in posti che nessun altro può toccare.
E' l'amante totale e lei si lascia massaggiare, galleggiando nell'immensa vasca
dell'hotel, con la vista annebbiata dietro le palpebre. Si sta sentendo quasi meglio,
leggera e- miracolo-, per la prima volta da mesi, languida e femminile.
- Così ti sentivi nel tuo sogno.
- No. Neanche a parlarne. Perchè la voce della sua coscienza la porta in posti in cui
preferisce non addentrarsi? Non vuole pensare a quel sogno è solo una sciocchezza.. Non
vuole nemmeno pensare a quell'armadio, di poco fa. Non vuole pensare che per mesi sono
stati Mulder e Krycek che hanno diviso una stanza. Quelli che hanno diviso IL LETTO, se la
storia che le ha raccontato Mulder è vera.
- Mulder parla russo! Krycek gli ha insegnato il russo!
- Come suonerà? Come suonerà all'orecchio, sussurrato così vicino che le labbra lo
stanno sfiorando?
- Meglio non pensarci.
- Già ci stai pensando.
- Forse, senza poterlo evitare. A volte. Ci pensa. Non può mentire nel confessionale
della sua coscienza.
- Quando li vede insieme o quando è immersa fino alle orecchie nell'acqua calda e sali da
bagno, schiuma e tentazioni, nuda e solo, ci pensa. Solo per un secondo. Mulder e Krycek.
S'immagina tutta questa corrente magnetica che c'è tra loro che prende forma e volume,
coagulandosi improvvisamente in una carezza o in un bacio. S'immagina che sarebbe brutale
ed isterico, disperato e urgente e li lascerebbe con la voglia d'avere di più. Sì, è
così. Con la voglia di molto di più. Lo odia, con tutte le sue forze, si rivolta in lei
qualcosa di geloso ed impaziente quando l'immagina ma la tradisce la parte più debole
della sua mente e li vede, come in un sogno, in questo letto in Russia, pronunciando
quest'alfabeto misterioso con la lingua messa nella bocca dell'altro. Puzzando di vodka,
disfacendo il letto.
- Come può eccitarti e allo stesso tempo disgustarti?
- Non lo sa. Troppa acqua calda nel cuore, troppo tempo da sola, troppa pressione. Nella
vasca il suo corpo galleggia e fa scivolare una mano dolcemente all'interno delle gambe.
Allunga il momento dell'inevitabile, sente che incomincia ad avere calore in bocca e
s'immagina d'avere le labbra più rosse del sangue. Non dovrebbe, non è conveniente per
la sua salute mentale, sa che non sta bene ma quando si tocca, cosi morbida come la
superficie gelatinosa di una frutta che cade dall'albero, non le importa di niente. Il suo
momento, la sua vasca, la sua stupida fantasia. Muove le dita così piano che la schiuma
si muove appena. Solo una carezza superficiale che le permetta di allungare il momento.
Visto che lo farà, meglio goderlo, meglio allungarlo nel tempo. Potrebbero essere le dita
di Mulder.
- Potrebbe essere la sua lingua.
- Arrossisce al pensarlo, le viene l'acquolina in bocca. Non può evitarlo.
- Le immagini del sogno continuano ad infiltrarsi nella sua mente, senza che nessuno le
chiami. Ricorda nitidamente la sensazione di essere tra due uomini, stretta tra muscoli e
desideri latenti, sul punto di esplodere. Le loro bocche, le loro lingue, le loro carezze,
le loro penetrazioni. Si riempie di sangue quando ricorda e fa scivolare appena il dito
indice all'interno della vagina.
- Ti piacerebbe che succedesse veramente.
-No- mormora, mentre sprofonda.
- No cosa? Non ho ancora detto niente.
Apre gli occhi sull'orlo dell'infarto quando sente una voce sulla porta
del bagno. Non può quasi articolare parola perchè la consuma un misto d'ira e vergogna.
- Krycek! Come sei entrato qui ?!
Oh dio mio, diomiodiomiodiomiodiomio è come un incubo!
- C'è una porta tra le due stanze- risponde con il suo viso " i
dettagli della vita quotidiano mi danno fastidio"- Ho ottenuto la chiave.
Non ha visto niente, non può aver visto niente, perchè sta sulla
maledetta porta?! Per l'amor di dio! C'è sufficiente schiuma nel bagno?
- Se non esci da questa stanza ora ti giuro per ciò che più sacro che
la mia immagine nel bagno sarà l'ultima cosa che vedrai.
- Non è male come ultima immagine
Come nell'ospedale. La stessa maniera tronfia di parlare. La stessa
seduzione, non c'è altra parola.
- Fuori.
Gli lancerà il sapone se non si muove di lì ORA.
- Ti aspetto fuori- dice, e finisce per chiudere FINALMENTE la porta
dietro di lui.
- Scully sta bruciando, il suo corpo troppo all'erta, fermato nel vortice delle
sensazioni. Colta in flagrante. Deve fare uno sforzo per rilassarsi. Il suo peggior incubo
cattolico diventato realtà. Quando era adolescente era solita aspettare che Melissa si
addormentasse per toccarsi. Ha immaginato sempre che un giorno si sarebbe svegliata e lo
avrebbe saputo, anche se cercava di farlo in silenzio e quasi senza muoversi, usando solo
un dito, e facendo in modo che le lenzuola non si muovessero. Missy non l'ha mai
interrotta perché dormiva come un sasso, ma quello che le è successo ora è stato molto
peggio. E' stato un incubo al massimo, moltiplicato, aumentato di grandezza fino
all'infinito.
- Si guarda allo specchio. Il volto caldo, i capelli arruffati dall'umidità, formano
morbidi riccioli alla base della nuca. L'accappatoio la copre completamente. Vantaggi
della sua statura, qualcuno ne doveva pure avere.
- Quando esce dalla stanza, Krycek non sta su una sedia. No, chiaro, questo sarebbe
NORMALE. E' steso sul letto come un pascià. Cercando di trovare una posizione.
- Questi letti sono incredibili. Inoltre, credo che per questo
invademmo l'Ungheria. Per questi i letti.
Invademmo? Parla di se stesso come se fosse russo o americano
indistintamente. Per lui una patria è solo un gioco.
- Che vuoi Krycek? Dillo e vattene.
-Mulder suole essere molto più amabile.
- Porco. Lo dice in un modo così ambiguo che le risulta impossibile di evitare che le
immagini del sogno ritornino. Mulder e lui. Insieme. Parlando russo. Nello stesso letto.
Baciandosi. In un letto come quello che occupa Krycek.
- Porco.
- Che vuoi- insiste.
Si solleva. Vuole solo parlare di quello che hanno visto. Dei pazienti
di quell'ospedale, esattamente. Hanno preso vari dossier medici e Krycek ha avuto conferma
dell'identità dei pazienti da suo padre. Tutti sono o erano rapiti. Krycek crede che ora
sono un'altra cosa. Scully è d'accordo.
- Super soldati. Si allevano così, in ospedali come questo.
Utilizzando come incubatrice i rapiti.
Devono portare l'informazione a Washington. Quanti ce ne potrebbero
essere? Quanti ospedali, quanti uomini. Da i brividi pensarci. Scully si scuote le
immagini della fine del mondo dalla testa.
- Ho bisogno di controllare quei dossier.
Disgraziatamente non ci sono più voli quel giorno, bisogna trascorrere
24 ore a Budapest e Krycek crede che sia pericoloso fare i turisti quando chiunque
potrebbe riconoscerli a causa della loro intrusione in ospedale.
- Mi stai dicendo che devo trascorrere un giorno in questa stanza?
- In mia compagnia, non dimenticarlo.
-Non potrei.
Giusto quando si sta domandando se la sua vita potrebbe essere peggiore
si rende conto che non ci si deve mai domandare questo se non si vuole che peggiori. Suona
il cellulare. Si sente così scorbutica che sta per scoppiare.
- Scully, sono io.
Quello che ci mancava. Veramente non ha voglia di parlare con lui.
Veramente non ce l'ha. E non può dare dettagli di quello che ha scoperto per telefono, in
tutti i modi. Perché la chiama? Per controllarla?
- Sì.
- Suona secca. Non gliene importa. Krycek la guarda con intenzione, come se tutto fosse
profondamente importante. Qualcuno deve sparagli e ucciderlo, tanto ego non può essere
buono. Mulder parla. E parla. E parla. Vuole sapere se va tutto bene, se lei sta bene, se
hanno ottenuto qualcosa, quando torneranno.
- Sì. Sì. Qualcosa. Domani, gli spiega. Krycek non le toglie gli occhi da dosso
- Domani?-protesta.
Apparentemente gli sembra tardi. Lui non ebbe tanti problemi per
scappare senza lasciare traccia. Ma chiaro, lui è un uomo.
- Sì, domani, Mulder. Domani.
La sua irritazione aumenta di temperatura. Quando è lei che va via, è
tutto un problema. Quando è lui, tutto normale. Sta su punto di riattaccare, perché
francamente, la conversazione non porta da nessuna parte. Ma proprio allora Mulder finisce
di rovinate tutto. Dicendo la cosa peggiore, la cosa assolutamente peggiore che poteva
dire in quel momento.
- Puoi passarmi Krycek?
Le sale una bolla d'isteria nervosa dallo stomaco alla gola.
Controllare l'ira è uno sforzo titanico.
- Siamo occupati. A domani , Mulder.
- Lascia il telefono sul comodino, assicurandosi di spegnerlo. Sta bruciando sotto
l'accappatoio. Parlare con Krycek, per che cosa? Uomini. Mai è stata cosi stufa di lui.
Mai. Stufa di tutto.
- Dal trono sul letto, Krycek si limita a guardare. Tutti i cattivi ragazzi del mondo sono
solo apprendisti paragonati a lui.
- Vuoi ancora giocare al gioco della verità, Alex?
Il bastardo sorride.
- Dirai la verità, tutta la verità e nient'altro che la verità?
Scully arde. Rabbia, ira, gelosia, frustrazione, altro ancora. Sta
bruciando. E solo il fuoco della ribellione può consolarla.
- Tu mi trovi una di queste scatole ungheresi e parliamo.
**
Sei ore più tardi
6: 40 p.m.
La stanza è stata distrutta dalla pigrizia e la gola. Il letto è
disfatto, i cuscini sparsi per terra. Il mini bar saccheggiato. Champagne sul comodino e
piccole bottiglie di liquore sul tavolo, sparse sul letto. Di limone, mora, mandorle.
Tutti si mescolano sulla lingua di Scully, e nell'alito di Krycek. Noccioline e
cioccolatini si mescolano, come sentimenti in una lampada di lava. Tutto si mescola, come
rimmel e rossetto dopo una notte folle. Come i segreti e le menzogne in un gioco della
verità.
- Il mio turno. Il peggior castigo di tuo padre. Quale è stato e
perché.
- Queste sono due domande, Krycek.
- Troppo alcool. Troppe ore chiusa nella stessa stanza dove l'aria è diventata rancida e
la vasca è ancora piena, come testimone delle sue fantasie insoddisfatte. Scully è
seduta sul letto vestita- ora sì- con un jeans ed un jersey con il collo a punta che
tenta l'immaginazione per la sua scollatura.
- A meno di mezzo metro, Krycek è coricato sul letto, appoggiato alla sua unica mano. Lei
ha tra le mani, un piccolo oggetto compatto della grandezza di una scatola di cioccolatini
preso dal negozio dell'hotel. Verde, intagliato con bellissimi disegni. Una di queste
famose scatole ungheresi. Scully ha tentato di aprirla senza successo. E' completamente
ermetica. Non ci sono serrature. Non c'è un meccanismo per aprirla. Secondo Krycek c'è
un modo, facendolo in cinque mosse ma l'alcool ha ridotto a sua capacità di risolvere
rebus.
- Allora capisce perchè sua madre lo paragonava ad una di queste casse. Sono tanto belle
quanto impossibili.
- Risponda al perché, signorina Gioco Secondo le Regole. Tuo padre.
Castigo. Il peggiore. Perchè.
- Risponde.
- Diciassette anni Akab la punì con i lavori volontari in una comunità. Dovette aiutare
nel coro e preparare la cena del Ringraziamento per l'Esercito della Salvezza. Tutto
perché scappò dal suo saggio della banda per andare a pomiciare con Billy Farrucci sul
sedile posteriore della macchina di questi.
- Non mi guardò per due settimane.
- Passate le prime domande non è nemmeno difficile rispondere e questa è la cosa più
sbalorditiva. Che le importa rispondere a queste sciocchezze se in cambio ottiene
informazioni succose su Krycek. La cosa peggiore è che crede che non stia nemmeno
mentendole e ogni cosa che scopre su di lui è più divertente della precedente.
Specialmente se combinata con l'alcool.
- Il suo secondo nome è "Valeri", si offende se gli dici che è un nome da
ragazza, conosce l'arabo, un poco di cinese, e il tedesco. Altre che il russo. Sì, ha
finito le superiori e ha fatto tre anni di Università, niente di meno che a New York. E'
stato, e questa è la cosa più incredibile di tutte, alla scuola per diplomatici. Il suo
film preferito è " Taxi Driver", crede che la televisione sia un'immondizia e
la democrazia una sciocchezza. Se dovesse uccidere una stella di Hollywood ne sceglierebbe
due: Le sorelle Olsen. Non ha mai portato la frangetta anche se ha provato a portare i
capelli diritti. E' ateo ma è stato in una scuola di preti. E' ancora capace di recitare
vari paragrafi della Bibbia che sua madre gli obbligò ad imparare a memoria. La cosa
peggiore di tutte è che gli piace Sinatra. O per dirlo con le sue parole. " Se
critichi Sinatra ti ucciderò in questa stanza. Qui e ora."
- Non porta il conto della gente che ha ucciso. Più di dieci. La prima volta che sparò
con un'arma da fuoco aveva quindici anni. Non si pente. Farebbe di nuovo tutto quello che
ha fatto.
- Tranne per i vestiti. Non m'importa che Mulder doveva pensare che ero
un ritardato. Quei vestiti non avevano scuse sufficienti.
Ha appreso tutte queste cose e altre ancora. Come che è quasi
impossibile farlo ubriacare, malgrado beva- letteralmente- come un cosacco. Ha anche
scoperto- sorpresa!- che sa ascoltare e lo preferisce mille volte al parlare. E'
esattamente l'antitesi di Mulder. Bugiardo, assassino, traditore, imbroglione, lucido,
manipolatore, laconico e apparentemente, è interessato ad ogni genere di storia su di
lei. Sor-pre-sa. Tutti gli uomini sono interessati a lei. Tutti la trovano affascinante.
Tranne Mulder, naturalmente, che prova solo interesse verso esseri di un altro mondo e
verso se stesso.
- Che cosa stavi facendo esattamente in quella macchina con Billy
Farruci perché tuo padre non ti guardasse per due settimane?
- Scusa ma è il mio turno. Da quando vai a letto con mia
sorella?
Lo dice per sorprenderlo, ma lui non si scompone. Ha anche scoperto che
sorprenderlo è così difficile come salire verso la luna con una scala mobile.
- Sapevo che avrebbe finito per raccontartelo. Non so. Tre, quattro
anni. Sporadicamente, non so.- Finisce l'ultima bottiglia, più che altro una mini
bottiglia, di vodka e getta il contenitore vuoto verso il divano che sta vicino alla
finestra.- Che stavi facendo a Billy Farruci perché tuo padre si arrabbiasse tanto, Dana?
-Già te l'ho detto, stavo pomiciando con Billy Farruci.
- Tuo padre non ti guardò per due settimane perché stavi baciando
quella nullità? Permettimi di dubitarne. Nemmeno il severo capitano Scully poteva essere
così conservatore.
- Nullità. Sì, il povero Billy era abbastanza una nullità.
- Quando Krycek sorride sembra più giovane e gli piacciono le noccioline.
- Le resta ancora un poco di liquore alle nocciole. Non molto, ma s'intrattiene bevendolo
piano. Ci vuole molto per ubriacare un'irlandese ma c'è quasi. Sente un dolce sopore, una
rilassamento sensuale. Sono millenni che nessuno s'interessa di lei e volesse il cielo che
non fosse così, ma il flirtare sfacciato di un uomo come Krycek- un uomo così bello e
così equivoco come Krycek- la fa sentire libera. Diversa. Un'altra.
- Non la Scully di Mulder, che prende nota, lo spia da sopra la spalla, si prodiga per lui
senza ricevere niente in cambio, no. Un'altra. Un'altra Dana. Una donna, Mulder. E' così
semplice.
- Ora che l'ubriacatura è una frontiera a portata di mano può riconoscerlo con se
stessa. Poche volte è stata vicino ad un uomo così attraente, così intensamente
sensuale.
-Vediamo, avevi diciassette anni, così non credo che il piccolo Billy
riuscisse ad arrivare all'ultima base. Eri una brava ragazza cattolica, se non ricordo
male, voi resistete un poco in più del resto.
Continua ancora con questa cosa?
- Chiaro che scappasti con lui, e nella sua macchina, e in un
parcheggio, niente di meno. Finge di pensarci su- Qualcosa dovevi star facendo.- la
guarda costantemente, è come un entomologo che osserva che il suo insetto preferito, c'è
qualcosa che la studia in quello sguardo.- Glielo stavi facendo con la mano o con la
bocca, Dana?
Arrossirebbe, se non avesse tanto alcool dentro. Forse no. E' troppo
arrabbiata per arrossire. Questa notte non è Scully, deve dimostrare che è un'altra
cosa. Che può essere selvaggia e disinibita. Ribellandosi a qualcuno che nemmeno la sta
vedendo. Patetico.
- Non so. Tu hai iniziato questa storia, Krycek, sei l'esperto in
sessualità adolescenziale. Sicuramente eri un stallone a diciassette anni. Andavi
sverginando ragazzine per mezzo mondo, no?
- Diciamo che se fossi stato io in quella macchina non te l'avrei messo
solo in bocca.
Presuntuoso.
- Come fai a sa