La scatola ungherese
Quinto capitolo

 

3 novembre
Palazzo J. Edgard Hoover
Sede Centrale del FBI
03:40 a.m. 

Un paradosso è una verità che noi ci rifiutiamo di accettare e sembra incomprensibile. Un serpente che si morde la coda fino al punto in cui non si distingue l'inizio dalla fine. Una metafora per quello che siamo e non vogliamo affrontare. Sfida le nostre credenze perché sembra impossibile ma stiamo vedendo con i nostri occhi un rebus che non ha soluzioni. Se facciamo fatica a capirlo è perché ci manca il coraggio per comprendere che non c'è trucco. Sembra una contraddizione, sembra una cosa assurda, sembra impossibile, sembra quello che è e quello che non è.
Ho le foto sul tavolo. Sette foto per essere precisi. Se mi domandassero il mio numero fortunato, una cosa è chiara, non è il sette. Sei sono uscite dalla busta gialla. Il regalo avvelenato di Marita Covarrubias. Prese da lontano con quello che sembra un teleobiettivo di qualità relativamente mediocre. Si sarebbero potute vedere meglio, chiaro, ma si vede abbastanza bene perché io abbia voglia di vomitare. Suicidarmi. Spargere il mio cervello su questo pavimento pieno di carte e raccoglitori del seminterrato. Uccidere qualcuno.
Uccidere lui.
Quest'uomo della foto a cui manca un braccio. Qualcuno gli tagliò l'appendice sbagliata a Tonguska.
Lei è appoggiata sulla finestra, nuda contro il maledetto vetro della finestra, cazzo. Non stanno parlando, non stanno investigando, non stanno discutendo. A meno che non ci sia ora qualche nuovo metodo d'indagine che consista nel sedersi sul davanzale della finestra nuda mentre circondi con le gambe un uomo ugualmente nudo. Investigazione di bacino contro bacino. Se Scully doveva metterla in pratica con qualcuno, avrei preferito che fosse con il suo capo sezione.
Che, se per caso non è chiaro, sono io.
Non è lei, chiaro. La mia mente GRIDA che non è lei. Non è il suo hotel a Budapest, non è Krycek. Non sta succedendo. Sembra lei perchè è rossa, e perchè di profilo, sfumata, potrebbe essere lei ma non E' lei. E' un clone, un replicante, una controfigura, un'attrice, sua sorella, chiunque.
Ma non è lei.
Lei è andata a Budapest con Krycek per raggiungere il contatto. Ho insistito per andare io ma lei ha insistito a sua volta e ora che lo ricordo ha insistito con veemenza. Dio, con troppa veemenza, forse? Ho ceduto perché una Scully arrabbiata e distante è come una palla di neve, non è una visione gradevole. Inoltre. Aveva senso che fosse lei perché è chi conosce nei minimi dettagli le ricerche sui supersoldati. O che so io. Avrei acconsentito a qualsiasi cosa per calmare la sua furia.
Ora non c'è niente che possa calmare la mia. Mi bruciano le viscere.
Continuo a pensare che non può essere.
Qualcuno cerca di farmi credere che è lei ma non lo è. Un'elaborata strategia, niente di più. Marita Covarrubias o qualcuno che l'ha contattata, cerca di giocarmi un brutto tiro però non-è-lei.
Quello che non può essere non può essere. E basta.
Tranne quando lo è.
Benvenuto, Mulder, nel gran paradosso della tua vita.
La mia mente va così rapidamente che mi dimentico quello che veramente sto guardando, e incomincio ad osservare lei, rimuovo l'immagine di Krycek fino a trasformarla nel mio viso. Allora siamo noi, alla finestra della sua casa, Scully si appoggia contro il vetro ed è umida per me. Gridando per me, venendo per me, mugolando, gemendo, supplicando per me. Sono un pervertito di tale grandezza che in questo momento, quando ci penso, sento il pulsare del sangue tra le gambe e l'umiliante principio di un'erezione.
Allora guardo. Le foto. E, dio, credo che vomiterò.
Non so nemmeno da quanto tempo sto qui. Se qualcuno mi domandasse come sono arrivato dall'orto botanico non potrei rispondergli. La notte è una laguna, la mia memoria mi tradisce. Chi cazzo sono. Non ne ho la minima idea. Tutto crolla, tutto ci tradisce.
La settima foto l'ho tirata fuori dal raccoglitore della mia scrivania. Sono l'unico che ha la chiave e credo che Scully immagina che è qui dove conservo il porno spinto. Non senza motivo, ci sono tre o quattro riviste consumate dentro. Non sa che sotto di esse c'è una carpetta di foto che lei non sa che ho.
Nemmeno so perchè sono venuto in ufficio per guardarle perchè le ho memorizzate due anni fa quando il caso Jerse entrò nei miei stupidi schemi mentali per darmi una pugnalata nella schiena. Gliele fecero in ospedale, le inviarono a me perché ero io che ero incaricato dell'indagine. Non le conservai nel rapporto per molti motivi, tutti vergognosi. Non le conservai perché il decoro di Scully era la cosa più importante. Non le conservai perché non sopportavo l'idea che chiunque potesse vedere questa immagine della sua ribellione tatuata a fuoco. Non le conservai perché quel tatuaggio è mio, checché ne dica lei. Un segnale per me, un messaggio per me. Un avviso, forte e chiaro. Non sono tua, mi disse. E se lo tatuò.
Ma io conservai il rapporto perchè sì, lo è. Mia.
Non m'importa che suoni bene, non m'importa che suoni male, fa lo stesso suonare come un porco maschilista o un uomo delle caverne. Scully è mia. Sono suo. E' irrazionale. E' tutto quello che posso pensare.
Ho ancora voglia di vomitare e la certezza che se non smetto di guardare le foto finirò per scaricare la pistola in un obiettivo mobile che potrebbe essere Alex Krycek o io stesso. Non ho bisogno di confrontarle, anche se lo sto facendo da tre ore. L'auto inganno deve avere un limite.
Le foto di Marita e la foto del caso Jerse. Lo stesso tatuaggio sulla schiena della stessa donna. Due anni di differenza, stesso paradosso. Sbattendo contro il vetro mentre un altro uomo spinge in lei tutta la nudità arrogante del suo sesso e l'allontana da me.
Non può essere. Ed è.
Sento che è in me che spinge Krycek. Sono io, chi sta distruggendo.
Il paradosso delle nostre vite, Scully. Fa male come un milione d'inferni che spargono fiamme assassine all'interno madreperlaceo di un cuore rotto.
Il mio.

**

28 ottobre
una settimana prima
Hotel Kempinski, Budapest
11:03 p.m.

L'ultima notte a Budapest e tutto sembra precipitare, pezzi di realtà cadono su di lei come caramello in una padella calda. Immersa in un sopore, languida, Dana Scully si sente diversa, trasportata in un mondo differente. Sta esattamente nell'Est nottambulo della sua coscienza e la sua morale crolla. Tutto ciò in cui crede. Quello che è o è stata. Addio, agente Scully. Il muro di Berlino della sua coscienza cade mattone dopo mattone, in un istante, sparisce come un castello di carte in mezzo ad un uragano. L' alcool si aggroviglia nella parte più calda del suo stomaco e non può pensare più a niente, né opporsi a niente. Non vale più essere forti o mantenersi in piedi.
Vuole solo cedere. E arrendersi.
La voce l'ipnotizza. Scivola in lei. Le sta parlando giusto all'orecchio, un mormorio di suoni aspri e rauchi che la solleticano. Sente le sue parole nel cervello, nel petto, nel sangue, nell'improvvisa umidità della biancheria, se deve essere sincera.
Non può smettere di sentirla.

- Krycek...

Non sa quello che vuole dire. Stanno così vicino che può notare il suo sudore. E' stato tutto un errore, la sua vita, tutto. Una catena di errori che l'hanno portata a questo momento. E' l'apocalisse totale, la fine delle cose in cui crede, l'eclisse della sua personalità. L'attrae il fuoco, deve bruciarsi. Sarebbe più facile se lui la smettesse di parlare. Ma non. Tace.

- Preferisco che mi chiami Alex, Dana. Come mi chiamava lui.

Dana. Suana a peccato. E' passato tanto tempo che non sa più chi è Dana. Krycek odora di liquori forti. A Budapest, spessa come l'ambra, calda e gelatinosa. Ungheria dai sapori strani e sovietici. Stanno così vicino, appoggiati contro la finestra, sul punto di rovinare tutto. Così vicino. Ancora un passo ed è l'inferno.
Krycek respira in modo unico ed intenso. Ansima come un animale e la sfiora con ogni respiro. Tutti i suoi sensi stanno all'erta, acuiti per la dolce ubriacatura che l'invade. Non avrebbe dovuto bere, non dovrebbero stare tutti e due in una sola stanza. Ci sono tante cose che non dovrebbe desiderare che ha perso il conto. Dovrebbe star pregando.

- Solo una volta- mormora, spargendo correnti d'elettricità sul suo sistema nervoso.- Dana, solo una volta.

Non acconsente ma nemmeno resiste. Krycek lo prende come un invito e abbassa la testa di alcuni centimetri, inclinando il viso per incastralo nella curva della sua nuca. Il suo respiro è l'alito di un dragone alle soglie di una battuta di caccia. La tiene sotto il suo dominio ma è un controllo fragile, quasi trasparente.
Solo una volta, si ripete Scully. Una volta non conta.
Le bugie le tendono la pelle, sente il solletico della peluria sulla nuca. Dio, sono anni che no tocca nessuno che non sia lei stessa. Da secoli. Griderà se la tocca. Sverrà.
Intensa. Calda. Dolce come la bocca di un animale appena nato. La lingua di Krycek. Sul collo, sulla pelle, sulle pieghe dei suoi sogni. Leccando.
Oh dio, oh dio, oh dio. Perdona, perdona, perdonami, Dio.
Mulder.
Dio. Perdonami.
Lecca. La linea della mascella, da sinistra a destra. Prima solo con la punta della lingua, dando origine ad un incendio. Poi, tutta la superficie, aggiungendo benzina al fuoco. Piano, cauto, profondo, dietro le orecchie. Alex Krycek lecca come una pantera, nella carezzevole notte africana. Sensuale, mortale, maligno. Spande brividi, crea inondazioni.
Un morso. Giusto sulla giugulare, giusto dove sempre è stata più sensibile. Era solita soffrire il solletico lì. Ora ha solo voglia di strapparsi la pelle a strisce.
E' Krycek
Dio, è Krycek.
Le esce fuori un gemito involontario, lieve. Irrefrenabile. La notte ha un'intensità accecante. Non sente questa lingua unicamente sul collo. Neanche a parlarne. La sente ovunque. Sullo stomaco. In bocca. Tra le gambe.
Nononononono lì no.
La sua immaginazione la tradisce.
Sì, lì, sì.
Non può aprire gli occhi, ha le vertigini. E' sicuro che Krycek potrebbe tirar fuori tutto ciò che c'è di puro in lei e bruciarlo.

- Potrebbe vederci, Dana.

Lo stomaco le fa una capriola.

- Potrebbe stare qui. Cosa credi che penserebbe.

Non può rispondere. Non sa che dire. Non le da il tempo. La lingua di Krycek occupa tutta la sua bocca ed è perduta. Nauseata, ubriaca, rotta, furiosa, distrutta così calda come l'acciaio fuso. Le batte il cuore tra le gambe e non può aprire gli occhi.
Tutto è colpa tua, Mulder. Tutto è colpa tua.
L'apocalisse è iniziata. Le sembra di sentire le trombe di Gerico. Se non avesse gli occhi chiusi potrebbe vedere anche il flash della macchina fotografica, il crepitare del carrello quando fa le foto da qualche parte all'altro lato della strada.

**

Triangolo sferico: Figura chiusa formata sulla superficie di una sfera da tre archi tracciati su di essa;particolarmente, da tre archi di circolo massimo( dall' Equatore) e da due meridiani.

( Loysha) Mulder (Dana)

E' mezzogiorno. Ed è mezzanotte. I cerchi concentrici delle loro vite si stanno stringendo. Le passioni stanno acquistando la premonitrice urgenza dell'armaggedon annunciato. Si conoscono troppo per essere sconosciuti, si disconoscono in modo tale che quasi non riescono a comprendere.
Qualcosa si sta rompendo. Deve andare in pezzi e morire. Deve distruggersi per rinascere.
Mulder era convinto di conoscere Scully ma ora guarda il paradosso delle loro vite sotto forma di foto e dubita. Di lei. Di loro. Di se stesso.
Scully era convinta di conoscere se stessa ma qualcosa di più spesso della ribellione si agita in lei da quando Mulder è venuto meno ancora una volta per scappare a Dublino con il suo nemico più intimo. Dubita. Di Mulder. Di loro. Di se stessa.
Nel mezzo di un buco nero, consumando massa e materia, minando volontà e fede, Krycek è l'unico che cambia con le maree e rimane imperturbabile quando cade la notte.
I triangoli si agitano nel cuore sferico del futuro. Tutto sta per crollare, non si sa chi resterà i piedi per vedere ciò che resta del giorno dopo.
Niente è ciò che sembra.
Nessuno.
Dubitare di tutto, sospettare di tutto, non lasciarsi trascinare, non lasciarsi ingannare, non lasciarsi abbindolare dalle apparenze. E' la legge dell'apocalisse, l'unica regola alla vigilia dell'ultimo giorno.
E' una regola difficile da seguire quanto ti trascina il cuore e ti accecano i sentimenti.

**

 26 ottobre
Due giorni prima
Ministero dell' Esercito
Budapest
06:30 p.m.

Alex Krycek ha un padre. Non dovrebbe essere così sorprendente. Tutti hanno un padre, non sarebbe normale che proprio io, Dana Scully medico e scienziato, mi aspettassi una sospensione delle regole biologiche solo perché ho sempre pensato a Krycek come un bastardo assassino senza radici senza principi morali che è nato dalla mutazione spontanea del materiale radioattivo di una centrale nucleare.
Lo chiama "padre". In un modo così reverenziale.
Portamento massiccio, spalle erette, uno sguardo così cauto che sembra impassibile, Boris Krycek parla in tono secco e severo. Bruno, una mascella ampia, ha quasi tutti i capelli ed è leggermente stempiato. Tenace, intimidatorio nel suo modo di sentire. Da la mano con forza e brevemente, proprio come era solito farlo Akab. Un uomo d'azione, un militare. Krycek l'ha chiamato comandante, deve saperlo. Gli manca quell'affilato spettro di lussuria che modella le mille facce del figlio. Per il resto si rassomigliano in modo spaventoso. Secchi, scuri, rapidi come una pugnalata.
Quando si rivolge a Krycek lo chiama Alexander. E qualcosa che non capisco bene, ingoiato dalla rude fierezza del suo accento. Qualcosa che suona come "loysha" Forse è un nomignolo familiare o per quello che ne so, anche una parola segreta. Non ne ho idea.
Non posso smettere di guardarli. Anche se volessi, non posso. Il modo di capirsi, annullando tutto ciò che non sia prestarsi attenzione, è quasi ipnotico. Irrorano la conversazione con frasi in qualcosa che suppongo sia russo. Suona aspro e carnale in questo buia stanza dei nostri giorni. Suona segreto e grave.
Parlano di cospirazioni e dell'ambasciatore e degli alieni, a cui il comandante si riferisce costantemente come " gli intrusi". Krycek lo aggiorna sui nostro progressi. Parlano di tutto quello come le famiglie parlano dei loro affari davanti al caffè dopo pranzo. E' una sorpresa rendermi conto per la prima volta, che la cospirazione con è qualcosa con cui Krycek si è scontrato in modo inaspettato in un momento della sua vita adulta. Come me.
Al contrario. La cospirazione è la droga che gli scorre per le vene. Questo mondo urgente ed inverosimile in cui viviamo, è il mondo in cui è nato Krycek. Non saprebbe fare altro. Probabilmente, non si è mai posto il problema. I genitori di Mulder lo mantennero isolato dai loro segreti, gli negarono il mondo in cui vivevano, lo fecero vivere in una grotta che rifletteva i fantasmi della verità ma gli negarono la sua vera immagine. Mentre invece, i genitori di Krycek lo allevarono per il mondo che ci sarebbe venuto addosso.
Il mondo reale.

- Sappiamo che l'ambasciatore ha lasciato Dublino e ha passato un paio di notti a Londra. E' arrivato questa mattina a Budapest.

Krycek annuisce. Piano.

- L'ambasciatore è in rapporti con Nashville, è evidente che è un uomo forte, padre.

Ho visto molti Krycek. Dozzine, centinaia. Credevo di averli tutti divisi per categoria e classificati come direbbe Mulder, se cataloghi la verità corri il rischio che cambi nome e che ti scivoli tra le dita.
Conoscevo il Krycek arrogante, il presuntuoso, il petulante, il traditore, l'assassino, l'appassionato agente novizio, il manipolatore psicologico, il lascivo inquisitore, l'azione-dipendente, l'imbroglione. L'assassino. Il bugiardo. Il crudele. Il terribile. Un milione di uomini nella pelle di un solo camaleonte. Non mi aspettavo d'incontrarne ancora un altro, un'altra sfoglia di cipolla, un altro viso sotto il sole. E ancor meno uno così inaspettato, un Krycek che sfida tutte le mie credenze.
L'ho visto mentire e ringhiare, perseguitare e sbagliare. Mai, tutte queste volte, neanche una sola volta, l'ho visto rispettare qualcosa. Né un'idea, né un credo, no ha manifestato la sua fede verso nessuna patria che non abbia tradito. Ha sputato su tutte le bandiere. Ma ora, sta lì. Seduto ad un tavolo di legno pregiato con il fuoco del camino alle spalle e Budapest all'altro lato, dietro la finestra. Ascoltando con attenzione, domandando solo quando gli fanno cenno, dicendo la sua esclusivamente quando è interrogato.
Ecco qualcosa che rispetta. Vedere per credere.

- Quando tempo resterai a Budapest? Domanda il comandante. Sulle sue labbra suona "Budapessht". Dolce, roca, brezza invernale, sole del mezzogiorno. Suona esotico e sovietico.

- L'indispensabile, esclusivamente.

Suo padre annuisce.

- Incominceremo ad investigare sull' ambasciatore, allora.

Non so se c'è affetto tra loro, anche se il dubbio mi rende inquieta più di quanto voglia riconoscere.- Può Krycek sentire un affetto genuino senza secondi fini, senza aspettarsi niente in cambio?- Ma c'è qualcosa di ugualmente intenso o di più . Un riconoscimento dei valori dell'altro, un solenne rispetto da soldati, una velata ammirazione. Padre e figlio. Si fa fatica a crederlo.
Alla luce del fuoco, in questo strano ministero di silenzi e stanze semi nude, illuminati dai loro segreti, dividono una bellezza felina. Sono lo stesso uomo, separati da un paio di generazioni.
Quando il comandante parla trasforma la dolcezza della "ci" nella durezza della " esse". Si esprime piano, è evidente che la sua lingua materna è un'altra e fa un certa fatica a tradurre. Anche così, non c'è niente di sbagliato nel suo modo d'esprimersi. Nemmeno un errore grammaticale. Ha la precisione chirurgica del figlio.

-Dottoressa Scully, Alexander ci ha tenuti infermati dei suoi progetti scientifici nella lotta contro gli umanoidi.

Sto sul punto protestare al rendermi conto che le mie ricerche, a quanto pare, erano un affare di famiglia per i Krycek, quando torna a rivolgersi a me. Con tutta l'attenzione di un cervo davanti ai fari di una macchina. Anche lui ha la capacità di mantenerti incollata alla sedia quando vuole.

- E' impressionante, dottoressa. Ha fatto più progressi lei dei nostri uomini migliori in un tempo molto più breve. Nutriamo grandi speranze d'avere la passibilità di vincere questi umanoidi.

Non dovrebbe lusingarmi con la sua ammirazione. So che non dovrebbe. E invece, mi mortifica che mi lusinghi. Krycek ci guarda. Suo padre continua ad osservarmi.

- Condivido la profonda ammirazione che sente Alexander per lei, devo ammetterlo, dottoressa Scully.

E' un riflesso condizionato. Due in realtà. Prima cosa arrossisco fino alla radice dei capelli perché sette anni con un compagno che da per scontato che starai costantemente lì dando il duecento per cento ti spingono ad abbandonare l'idea che un complimento sia eticamente accettabile. Dopo, giro la testa per guardare Krycek, perfettamente tranquillo vicino al camino.
La profonda ammirazione che sente chi?! Per me?! Krycek?!
Non so se ridere o mettermi a piangere. Non ho mai visto Krycek ammirare qualcosa tranne se stesso. Sto guardando sotto la maschera del fantasma e tutto è una sorpresa. La sua umanità è una sorpresa. Che fanno questi due? Parlano al telefono in una conferenza transatlantica e Krycek dice " vedi, papà, non sai come ammiro l'agente Scully"?
E' questo? Ho sempre immaginato che tutte le volte che Mulder ed io non sapevamo più niente di Krycek era perché stava facendo qualcosa di terribile e probabilmente illegale. E quello che faceva era parlare con suo padre? Parlare con suo padre ed andare a letto con mia sorella? E cos'altro? Gioca a golf? Prende il tè con mia madre?
Questo è assurdo.
Profonda ammirazione. Le parole continuano a risuonare nella mia testa, catturate senza uscita all’interno delle mie orecchie.

-Ti chiamerò appena saprò qualcosa di più, Loysha.

E' un commiato efficace. Siamo venuti per un'informazione e ha promesso di trovarla. Andiamo via. Tutto efficiente. Così funzionano i Krycek. Una razza di uomini pratici. Ci accompagna fino alla porta della stanza. Prima di uscire, pronuncia cinque o sei parole in russo. Piano, guardando intensamente Krycek in faccia. Non abbassano mai lo sguardo, mai. Quello del figlio è verdastro, quello del padre quasi marrone. Un beige molto scuro. Sembra lo stia esaminando e dopo alcuni secondi, approvi quello che ha visto perché lo attrae a sé con forza e s'uniscono in un abbraccio intenso e mascolino che li fa sembrare più grandi e molto più forti. Mi sento rimpicciolita, cancellata dalla faccia della terra.
Quando si separano suo padre è commosso, si può notare l'emozione orgogliosa del re che incorona suo figlio e vede al culmine il lavoro di una vita. Krycek sta ancora zitto quando si apre la porta e suo padre mette fine al rituale che stanno eseguendo con un bacio sulle labbra così breve che è quasi inesistente.
O lo sarebbe se non fosse per me così violento come una farfalla che batte le ali nelle viscere di un vulcano. So che i russi si baciano sulle labbra o credevo di saperlo. Anche così, c'è qualcosa di morboso ed inquietante in quest'immagine.

- E' stato un piacere averla conosciuta, dottoressa.

La sua mano è tre volte la mia. Quando la stringe fra le sue dita, la mia sparisce.

- Scusi mio figlio se non l'ha tenuta al corrente delle nostre conversazioni su di lei.

Per la milionesima volta torno a sorprendermi. Sto forse pensando a voce alta o tutti gli uomini di questa famiglia sono telepatici?

-Sua madre diceva che Alexander è così comunicativo come una scatola ungherese.

Sua cosa? E' già abbastanza difficile accettare che quest'uomo sia realmente suo padre. Chissà perché digerire l'idea che esista una donna in questo mondo maschile di uomini che si baciano sulle labbra e parlano di cospirazioni aliene mi risulta infinitamente più difficile. E che diavolo è una scatola ungherese?
Quando usciamo dall'edificio è scesa la sera. All'altro lato di questo immenso fiume che divide la città un impressionante palazzo con cupole dorate e torrioni si copre del colore madreperlaceo dell'oro in ebollizione. E' il parlamento. Una struttura immensa costruita per impressionare.
Recupero la capacità di parlare lungo la strada per l'hotel.

-Tua madre?- riesco a domandare.

Fa freddo. Il cappotto di Krycek è una giacca spessa dal collo ampio ed una doppia abbottonatura, sembra molto più confortevole del mio.

-L'ho uccisa- afferma, senza traccia d'umore. Quando lo guardo in viso, allora capisco che è uno dei suoi assurdi scherzi privi di spirito.- Di dolore- continua.

Credo che il mio sguardo è abbastanza severo perchè, per una volta, sia qualcosa di più comunicativo di una maledetta scatola ungherese.
Qualsiasi cosa sia una scatola ungherese.

- E' morta- si corregge- Molto tempo fa.

Non so che cosa dire. Passeggiamo in silenzio per circa un quarto d'ora. La bellezza di questa città è uno stimolo intenso, mi lascia meditare con la mente vuota, incapace di articolare pensieri.

- Che cos'è una scatola ungherese?

Siamo quasi all'entrata dell'hotel. Un edificio rococò con grandi porte di vetro girevoli e un pianista nella reception. Si sarebbe potuto costruire un parcheggio nella metà dell'ingresso.

-Una scatola ungherese è un mistero senza apparente soluzione. Come un serpente- aggiunge- che si morse la coda eternamente- respira profondamente, brilla quando mi guarda e mi lascia la bocca secca quando aggiunge- tu dovresti saperlo.

E dolcemente, mi spinge verso l'interno dell'hotel, mettendo la mano giusto un poco più a sinistra di come Mulder l'ha messa sempre. Un gesto intimo e familiare, violento e rarefatto esattamente dove mi tatuai quello che Krycek ha appena descritto.
Un serpente che si morde eternamente la coda.
La metafora ideale per definire quest'uomo.
Siamo a Budapest, incrociando le nostre vite da Ovest ad Est e mi sento nuda, annientata dallo stupore.

**

Maryland
una settimana dopo
3 novembre
appartamento Dana Scully
04:51 a.m.

Fox Mulder affronta la crisi totale della sua coscienza e nemmeno gliene importa. Non gli rimane morale, non gli rimane dignità, non gli rimane vergogna.
Al buio e strisciando nello stomaco della notte come un ladro a cui hanno rubato qualcosa di cui aveva bisogno per continuare a respirare, Mulder s'infila nell'appartamento di Scully.
Non è sicuro di quale forza della natura lo porta fin lì. Sa solo che ha bisogno di andarci. Si muove d'istinto, per inclinazione del subcosciente, invece che per riflessione della sua mente cosciente. Non ha bevuto ma si sente ubriaco in ogni modo. Bruciando dentro, incapace di uscire dalla bruma della sua mente. Tutto quello che era puro e nobile in lui è ottenebrato dalla gelosia.
Bruciante gelosia di titaniche proporzioni.
Ha le chiavi. Le ha da anni. Gliele ha date Scully, nello stesso modo in cui lui le aveva dato le chiavi del suo appartamento. Per motivi puramente professionali, chiaro. Se caso mai un giorno fossero stati in pericolo, bla, bla, bla. Non gliele ha date perché s'intrufolasse in un attacco di territorialità senza precedenti, ma che importanza ha.
Se qualche volta è stato in pericolo è ora. Così che apre la maledetta porta del maledetto appartamento che odora di sandalo e vestiti puliti. Dovrebbe bruciarlo? Bruciarsi? Dovrebbe dissanguarsi in una vasca da bagno perchè lo trovi Scully? Non sa quale è l'abituale routine in caso di disprezzo. Nessuno dei tradimenti di Phebe, nessuno dei contatti di Diana con il sindacato gli ha fatto tanto male. Mai. Niente gli ha fatto tanto male.
Mai è stato così arrabbiato e l'appartamento è come un insulto. Immacolato e igienico, adorabilmente familiare, deliziosamente Scully.
Ho sempre saputo che mi avresti lasciato, Scully. Ho sempre pensato che mi avresti lasciato per qualcosa di meglio. Non per qualcuno peggiore di me.
E' posseduto dal demonio e per questo aziona il pulsante della segreteria telefonica. Non si sente nemmeno colpevole di sentire il suoi messaggi. E' un detective, sta cercando prove che l'aiutino a capire perché Scully, che ha un appartamento pulito, ha scopato con la scoria dell'Umanità a Budapest.
Scopato.
Mai avrebbe pensato di usare quest'espressione associata a lei. Ma non le viene in mente nessun'altra. L'ira lo consuma.

" Questa è la segreteria telefonica di Dana Scully. Lasci il suo messaggio dopo il segnale acustico".

La voce più cristallina che si possa immaginare. Dietro di essa, il sibilo di una chiamata riempie il salotto, seguito dalla voce della sorella.

" Dana, non so se sei già uscita. Volevo solo ricordarti che hanno chiuso la provinciale e devi prendere la seconda uscita dell'autostrada, ma sembra che sei uscita. Ti chiamo sul cellulare. Un bacino."

Sì, un maledetto bacino. E' questo che ha detto Krycek a Scully per spogliarla? Che cosa era un bacino? Bastardo.
Scully sta a Harrisburgh, in visita a Melissa e non è giusto che tutto l'appartamento, ogni maledetto angolo odori di lei. Non è giusto. Non c'è niente di corrotto in quest'odore, niente che faccia sospettare un tradimento, e invece, Mulder porta questo tradimento impresso sulle retine. Non può smettere di vederli. Appoggiati alla finestra. Nella foto numero cinque si vede solo lei, con i piedi appoggiati sui cardini e le ginocchia flesse. La testa di Krycek spunta tra le sue gambe. Mentre la bacia.
Chissà perchè, è la peggiore di tutte le foto.
E' intollerabile che Krycek abbia provato di che cosa sa Scully e lui sta odorando la sua roba nell'armadio vuoto della sua stanza vuota.
Quante volte ha sognato il momento che FINALMENTE avrebbe potuto fare l'amore con lei con la bocca? Un milione? Un miliardo?
La sua fantasia preferita alla merda. Tutte le volte che l'ha vista lavorare nell'ufficio e ha immaginato che suoni avrebbe fatto seduta sul tavolo con le gambe aperte e la sua lingua tra esse, ALLA MERDA.
Si sente in diritto di curiosare. Che cazzo. Non sta curiosando, sta investigando, cercando prove che gli indichino che Scully ha una sosia tatuata che va a letto con Krycek.
E' questo. Buona teoria.
Scully ha i vestiti così ordinati che manca solo l'ordine alfabetico. Vestiti, camice, gonne, pantaloni, un paio di vestiti da sera sobri e messi dentro le rispettive fodere. Niente che indichi un'inclinazione ad andare a letto con maiali bugiardi su una sfottuta finestra dove chiunque possa vederla. Esponendosi come una specie di vergine vestale sull'altare dei sacrifici.
E' il tipo di donna che fa questo? Nemmeno a pensare di coricarsi in un letto, la qual cosa già sarebbe un affronto, no signore. Su una fottuta finestra puttana.
Volesse il cielo che non l'eccitasse pensarlo.
Apre i cassetti uno per uno. Calze, calzini d'inverno che deve usare in casa perché non glieli ha mai visti. Scarpe, ancora scarpe, pigiami di raso. Niente fuori della norma, niente che indichi feticismo, zoofilia, QUALCOSA, maledizione, QUALCHE SEGNO, che prima o poi l'avrebbe tradito. Che le piacciano gli assassini e traditori, bugiardi ed ambigui.
Biancheria. Un cassetto intero. Bianca e nera, in maggioranza. Qualche completo beige, ci sono, che dio la benedica, un paio di completi di raso verde e vari indumenti rossi. Mulder evoca l'immagine di una Scully vestita con essi prima che la sua immaginazione glielo impedisca. Può vederla chiaramente vestita di rosso, di nero, di verde, di bianco, in questa stessa stanza. Nello stesso letto. Con le ginocchia aperte, le labbra sul punto d'esplodere, uno sguardo gelatinoso e i capelli arruffati.
Scopando con Krycek.
Sta per vomitare. Se non uccide qualcuno vomiterà. Deve togliersi queste immagini dal cervello.
C'è una vocina piccola nella sua mente, quasi non si sente. E' sensata e razionale e generalmente, suona esattamente uguale a Dana Scully, la voce della sua coscienza suona uguale a Dana Scully. Forse per questo stanotte non può sentirla con precisione. Questa vocina sa perfettamente che Mulder non ha nessun diritto di essere geloso perché lei non gli deve nessun tipo di fedeltà, non è niente di suo. E sì gli deve lealtà- alla sua causa, ai suoi ideali, al suo lavoro- glielo ha dimostrato un milione di volte, più di là del richiamo del dovere.
Bene e allora. Alla merda la voce. La voce era riuscita a calmarlo dopo il caso Jerse. Ora è diverso.
Mi completi. Mi mantieni onesto. Ho bisogno di te. Tu non mi devi niente.
Le ha detto tutto questo. Lei ha pianto, cazzo. Pian-to. Questo significa qualcosa. Non significa niente? Sette anni con lei. Krycek ha ottenuto in tre giorni in Ungheria ciò che lui ha solo accarezzato.
Tre giorni!
Krycek!
Lo sapeva. Aveva notato qualcosa in lei quando era tornata da Budapest. Aveva pensato che era ancora arrabbiata per la sua fuga a Dublino e non gli aveva dato importanza. Idiota. Sono mesi che è strana, cazzo. Mesi e non aveva saputo dare a questo il significato che aveva. Era andata per tutto questo tempo a letto con lui?
A questo non ci aveva pensato.
A questo, merda, non ci aveva pensato. L'idea gli da nausea.
Da quanto tempo esattamente l'hanno ingannato?
Li ricorda che ballavano a quella stupida festa a Dublino. Una dea al centro del ballo, questo è quello che era. Gli era sembrato una bestemmia vederla tra le sue braccia, gli si strinse lo stomaco con quello che pensò essere gelosia. Gelosia? Quella? No, quella era un bicchiere d'acqua e questo è l'oceano. Ora che immagina Krycek mettere la sua schifosa lingua traditrice sotto quel vestito, quello che sentì allora diventa piccolo, ridotto in cenere.
Ora è Geloso.
Gli fa male la testa quando arriva al cassetto del comodino e continua a frugare. Carte, fatture, occhiali per leggere, libri, biografie, riviste, parole crociate, niente d'interessante. Guarda in cucina, negli armadi, per ridicolo che possa sembrare. Tra le sue infusioni e il suo cibo dietetico che questa notte lo rendono infermo.
Bisogna mantenere la linea, per lui.
Odora la sua roba, gli asciugamani, i suoi profumi, il sapone, l'ammorbidente per i capelli e perfino il talco che trova nell'armadio. Si sente come un cane che annusa la pista del suo padrone quando l'hanno abbandonato. Sa solo che vuole ritornare da lei ma non sa se per leccarle il viso o per mordere.
In un angolo del salone, sul ripiano del caminetto, richiama la sua attenzione un piccolo oggetto che non ricordava d'aver visto prima. Lo prende ma non si apre.
Non è altro che una piccola scatola di color verde bottiglia, di legno intagliato. Cerca d'aprirla ma il coperchio non si muove e non c'è nessuna serratura, così che la lascia stare. Deve essere uno di quegli ornamenti che comprano le donne. Stupide scatole dove conservare il cuore degli uomini che vanno distruggendo lungo la strada.
Krycek ha leccato il sesso di Scully quando era umida. La sua vita non ha senso. Come cazzo è andato tutto a puttane?
Non gli importa che sono le cinque quando prende il telefono. Non gli importa d'aspettare che suoni sette volte e non gli importa che la voce all'altro lato suoni così irritata.

- Che cavolo hai per chiamarmi a quest'ora! Chi cazzo è morto?!- biascica Frohike all'altro lato. Forse era addormentato ma ha la lingua sciolta.

- Hanno ucciso Kennedy, non lo sapevi?-scherza. Ma non c'è umorismo nel tono della sua voce. Suona invece congestionato e suicida.

-Sì, un pistolero solitario. Che diavolo ti è successo, Mulder? sei ubriaco?

Dovrebbe. Sicuro che l'alcool lo aiuterebbe. Sicuro che qualsiasi cosa l'aiuterebbe. Ubriaco, sì. Buona idea. Un'idea geniale. Frohike è un genio.

- Ho bisogno che tu esamini alcune foto per sapere se sono autentiche.

Strilla, protesta, scalcia. Gli sembra che non sia l'ora per chiedere qualcosa di così inconsistente, bla,bla, bla. Non tace finchè Mulder non gli chiede di abbassare la voce.

-Langly e Byers non possono saperlo. Lo sto chiedendo a te, Frohike. Si tratta di Scully.

A Mulder costa anche dire il suo nome. Le sembra un nome diverso. Si fa silenzio. Si può dire ciò che si vuole di lui ma sotto l'aspetto ostile e strambo, Mulder ha sempre visto in Frohike un uomo con principi, all'antica, capace della più grande nobiltà. Farebbe qualsiasi cosa per Scully. O per lui. Ed entrambi lo sanno.
Gli viene voglia di vomitare ad immaginarsi il pover'uomo che guarda le foto, farlo passare per questo, ma ha bisogno di sapere se sono autentiche. Ne ha bisogno per continuare a respirare.

-Chiaro, fratello. Anche se non è facile nascondere qualcosa ai tipi con cui dormo.

Per la prima volta dopo ore, Mulder abbozza un piccolo sorriso. Quasi inesistente. Frohike si offende all'altro lato.

- Senti, non è quello che stai pensando!

-Ti costerà crederlo, Melvin, ma stavo cercando intensamente di non pensare.

In tutti i sensi. Darebbe qualsiasi cosa, di fatto, per non pensare. Qualsiasi cosa per tornare indietro nel tempo, ritornare a Dublino, prendere il posto di Scully in quell'aereo per Budapest ed evitare che accada quello che la sua mente non smette di riprodurre con laceranti dettagli continuamente.
Puttana di una memoria fotografica.
Che cazzo è successo a Budapest, Scully. Che cosa è successo che ti ha trasformato, che ti ha convertito nella donna di queste foto, che geme di piacere sotto le carezze di un altro?
Non può smettere di domandarselo.

**

Budapest
sei giorni prima
28 ottobre
02:31 a.m.

Il suono dell'ambulanza è frenetico. Risuona in tutti gli angoli di Budapest, da un lato all'altro della città. Graffia le profonde ore del nuovo giorno. Sfreccia per il centro urbano attraversando velocemente il ponte delle catene. E' un ululare frenetico, il canto di una sirena isterica, il grido spaventato di un bambino nel cuore della notte. Schiva le macchine, schiva la città e la poca gente che transita a quest'ora. Salta i semafori e gli attraversamenti pedonali. L'urgenza della vita e della morte la trascina con regole diverse a quelle dal vivere civile e l'Unità Mobile si muove con velocità verso l'ospedale. I fari illuminano la notte. Tutto svanisce e finisce d'avere senso quando c'è tanto in gioco, quando è la vita che è in gioco. Cosa importano le regole del traffico, che importano tutte le altre regole che non siano la regola della vita e della resistenza.
Quattro occupanti all'interno. Il conducente, un uomo con il naso schiacciato e i tratti sovietici. Il copilota è una ragazza giovane, di costituzione forte, occhi neri come la lavagna più scura. C'è una donna ferita dietro, ha la capigliatura corta e rossa e le cadono ciocche sul viso insanguinato. Krycek è con lei.
La città dietro le finestre, la sirena, tutto accade in fretta.
Non c'è morale in tempo di guerra.
Krycek vede come passano le luci della città a duecento chilometri l'ora. E' un torrente indistinguibile di visi e forme. Viaggia all'interno di un razzo e conta io secondi che mancano per arrivare all'ospedale militare.
E' l'unica cosa che importa.
Una frenata che stride come una bestia negli ultimi rantoli e l'ambulanza arriva alla porta del pronto soccorso, slittando con forza, segnando il suolo con i pneumatici. Le porte di dietro si aprono prima che il motore abbia smesso di suonare e insieme ai due paramedici che scendono dall'ambulanza, scende anche Alex Krycek. Sangue sulle mani e resti sparsi sul viso, mescolati al sudore nervoso e il respiro febbricitante. Non si scosta mai dalla barella, né permette che i medici del pronto soccorso si avvicinino a lei e la tocchino.
Il suo ungherese è abbastanza impacciato, ma i medici che sono vissuti prima della caduta del muro capiscono il russo, e gli rispondono con volti frenetici e grida.

- La capisco perfettamente, mi faccia il favore di non gridare! La portiamo in un box!

Se non fosse perchè ha anni di pratica a controllare il torrente istintivo della sua intima violenza, Krycek prendere il medico e lo schiaccerebbe contro il muro. Si limita ad andare con la barella verso l'ascensore.

- La portiamo in sala operatoria ORA- dice

Solo i paramedici sono dalla sua parte.

-Abbiamo chiamato dall'ambulanza, dottore, hanno una sala operatoria per noi- dice il ragazzo. A Krycek sembra efficiente, gli piace. Da tutte le spiegazioni con le parole giuste.

La donna ha avuto almeno tre colpi di pistola, perde sangue a fiotti, le rimangono cinque minuti se non riescono a fermare l'emorragia, non si può aspettare un secondo.

- Questa è un'emergenza!- grida uno dei medici.

Krycek glielo spiega perdendo la calma solo per un secondo. Gridando sull'orlo dell'isteria, controllandosi per non tirar fuori l'arma che porta sempre con se vicino al cuore.

- Non è un'emergenza!- grida – E' la fine del mondo!

Non gli importa che non lo capiscano. Non gli importa di niente. Deve solo arrivare all'ascensore. Ci sta quasi. I paramedici non distolgono lo sguardo dalla barella, non smettono d'osservare quella mascherina che le copre il viso e che lascia segnali di vapore, che indicano che è ancora viva.
Sì, sono ancora tutti vivi. Non si sa per quanto tempo ancora.
Caos, grida, isteria controllata. Arrivano altre ambulanze. C'è stato movimento lì fuori. Un camion è sbandato, due macchine che non hanno potuto frenare a tempo, il copilota senza cintura di sicurezza ha una frattura esposta sanguinante in testa. Il pronto soccorso si satura come una soluzione salina che precipita. Improvvisamente, senza preavviso. Tutti i medici che erano intorno a Krycek si distraggono un secondo.
Sufficiente per prendere l'ascensore e salire alla sala operatoria.
Alex prega a bassa voce. Sotto la mascherina, Scully continua ad emettere piccoli segnali di vapore. Quando arrivano al terzo piano, il ragazzo dal naso schiacciato che li accompagna dice" sale operatorie, scendiamo qui". Krycek annuisce.
L'altra ragazza afferra la barella, suda abbondantemente, sembra sull'orlo dell'isteria. Quando sente il rumore delle porte che indica che stanno per aprirsi, è già pronta per uscire. Il colpo in testa che le da il suo compagno la coglie all'improvviso e cade a terra.
Scully si alza dalla barella togliendosi la mascherina. Prende il polso alla ragazza per assicurarsi che sta bene.
Le porte si aprono.

- Gli uffici sono all'ultimo piano, io rimango qui- dice il paramedico che resta in piedi.

Krycek l'aiuta ad alzare il corpo incosciente sulla barella e metterle la mascherina. Tirano fuori la lettiga tutti e due, mentre Scully rimane nell'ascensore pulendosi il sangue artificiale dal viso. Quando si sono allontanati dall'ascensore, Krycek tira fuori la pistola con il silenziatore e calcola dove può essere la milza della ragazza per no farla scoppiare. Quando crede d'averla individuata spara un poco più a sinistra, giusto sul corpo incosciente della portantina.
Il suo compagno gli da la mano.

- Un buon lavoro. Grazie.- dice Krycek. Non è abituato a ringraziare ma gli tocca.

- Qualsiasi cosa per suo padre, capitano- gli dice il giovane dal viso schiacciato. C'è ammirazione nel suo modo di rivolgersi a lui.

- Non so se lei sarà della stessa opinione- risponde, indicando la ragazza con lo sparo.

Incomincia già a perdere colorito. La macchia di sangue è sempre più evidente.

- Per questo ho preferito non raccontarle tutto il piano. Ma quando si sveglierà comprenderà il grande servizio che ha reso. Avevamo bisogno di qualcuno che occupasse il posto della dottoressa Scully nella sala operatoria, dopo tutto.

Finita la stretta di mano, Krycek non perde tempo e torna all'ascensore. Sì, alcuni piani è meglio non raccontarli. Scully nemmeno avrebbe acconsentito se le avesse raccontato la parte in cui sparavano alla ragazza. E' molto scrupolosa con l'uso indiscriminato della violenza.
Ancora non si rende conto che sono in guerra e i dettagli non hanno importanza nella strategia generale.
Inoltre. La ragazza è giovane, è sana, un'operazione nemmeno è poi tanto.
Nell'ascensore, Scully aspetta.

- Non avranno sospetti quando non apparirà nessuno nella sala operatoria?- domanda. Si è liberata del sangue e dei cateteri.

- E' tutto sotto controllo- dice Krycek. Per quando i medici del pronto soccorso e quelli della sala operatoria si renderanno conto che sono saliti e scese due persone diverse passeranno giorni. Se se ne accorgeranno. Scully lo guarda come è solita fare, con irritazione perchè sa che non le sta raccontando tutto, con apprensione perché teme il peggio. E' quasi tenero- Abbi fiducia in me- dice. Una barzelletta.

Lei socchiude gli occhi.

- Va bene, va bene, come vuoi, Alex.

Lo percorre un brivido ogni volta che lei, inconsciamente, lo chiama per nome. Lo fa senza rendersene conto, questa è la cosa migliore di tutte. La x finale rimbalza su quelle labbra di caramello.
Salgono all'ottavo piano in silenzio. Una parte di Krycek sente la mancanza di Mulder, l'intensa elettricità che lo percorre quando lavora con lui e si capiscono senza parole, per quanto non piaccia all'agente del FBI. Ma il resto del suo cervello è grato del fatto che sia Scully quella che sta con lui, trepidante e misteriosa, enigmatica e appassionante agente del FBI.
Mulder e Scully. I pezzi degli scacchi più attraenti che abbia mai visto. Maneggiarli è così facile, come sniffare cocaina.
E ugualmente da assuefazione.

**

All'alba, così come avevano previsto, non c'è nessuno negli uffici deserti dell'ospedale. Camminano per i suoi intrigati labirinti, come batteri che si muovono nell'apparato digerente di una bestia che dorme. Scully si sente instabile, insicura. Non sono nemmeno sicuri di sapere che cosa stanno cercando.
L'unica cosa che sanno è che l'ambasciatore ungherese è uno dei soci dell'ospedale. Il padre di Krycek ( le costa ancora assimilare questo concetto), ha seguito le sue tracce. Nel consiglio d'amministrazione figura anche Nashville. Con un altro nome. Lo stesso che ha utilizzato per dirigere l'ospedale di Seattle. Ce ne sono altri. Ospedali. Quasi tutti hanno chiuso negli ultimi mesi. La maggior parte nei paesi del patto di Varsavia.
Che cosa nascondono. Per quali motivi li vogliono. Perchè li chiudono. E' tutto quello che vogliono sapere. Scully non è sicura che troveranno le risposte. Il piano è vuoto. Gli uffici della direzione sembrano solo questo: uffici. Anamnesi, note spese, quaderni della contabilità, non stanno trovando niente. Archivi dopo archivi, niente.

-Questo è come cercare un ago in un pagliaio.

Krycek parla in sussurro, senza girare il viso verso di lei.

- Chi parla di paglia?( ndt. è una battuta che in italiano non si può rendere paja=paglia è il termine volgare spagnolo per la masturbazione maschile)

- Molto divertente, Krycek.

Gli ballano gli occhi con umorismo, all'idiota. Il suo sguardo è l'unica cosa che brilla nell'oscurità di uno degli uffici. La vita sarebbe molto più facile se gli uomini con cui lavora non fossero convinti di essere irresistibili.

- Pensavo che l'esperto del tema fosse Mulder.

E che, non sa lasciar cadere una battuta quando si è visto che non è divertente? E' molto peggio di Mulder. Almeno lui non insiste nei suoi assurdi scherzi quando Scully gli regala la sua più profonda e simulata indifferenza.

- Ricordi quella volta che accidentalmente ti salvai la vita?

Krycek chiude l'archivio in cui sta guardando e apre quello più in basso.

-Non è facile da dimenticare- assicura.

-Allora non sfidare la fortuna per la seconda volta.

Stanno qualche momento in silenzio. Guardano nei cassetti. Armadi. Nel mobile bar e sugli scaffali. A parte degli antiquati libri di medicina e diplomi alle pareti, non c'è niente che possa essere interessante. Si spostano nella stanza successiva. Una dopo l'altra, cadono come carte da gioco sotto il loro controllo. L'unica cosa che si sente sono gli orologi degli uffici, che segnano imperturbabili il passare del tempo.
Non fanno fatica ad aprire lo studio del consiglio d'amministrazione. Un enorme tavolo domina il salone. Ovale, dodici sedie. Sei sedie per lato. Così liscio e pulito che ci si potrebbe mangiare con la lingua. Ha finestre enormi che danno sulla città. Non c'è bisogno di accendere le pile, la luce della luna è intensa, quasi accecante. Non ci sono nuvole nel cielo, né un solo rumore nell'edificio tranne il pesante respiro di Krycek, che cerca nel grande armadio che presiede la stanza.

-Guarda, gli atti delle riunioni- dice, con un mucchio di carte in mano.

-Come si chiamava tua madre?

Solleva la testa. Sorpreso.

-Mia madre?- domanda. E c'è un attimo in cui non sa cosa rispondere. Come se fosse la cosa più strana che gli avessero mai chiesto.

- Avevi una madre, questo mi hai detto. Ti sto solo domandando come si chiamava.

Perchè glielo sta domandando è un'altra cosa. Forse non può smettere d'immaginarsi che genere di donna crescerebbe qualcuno così, in questo strano mondo di cospirazioni. Faceva biscotti come sua madre? Festeggiava il Natale? Lo sgridava se lo scopriva a fumare? Krycek è un mistero. Familiare e mistero non vanno d'accordo. Provoca la sua curiosità. Aveva lei questi occhi verdi?

- Dasha. Si chiamava Dasha. Era bionda, silenziosa, cattolica e polacca. E' morta di cancro. Ti basta?

Cattolica? Non può essere. Un padre militare, una madre cattolica. Che è una versione sinistra della sua stessa infanzia? Sta giocando con lei. Sicuro. O no.
Probabilmente è una bugia. Tranne che per il suo modo di dirlo sembra verità.
Forse è curiosità, forse è qualsiasi altra cosa. Il fatto è che vedendolo lì, a guardare queste carte che potrebbero essere cruciali, sembra solo un uomo. Attraente, bugiardo, sconcertante, machiavellico. Con un certo tipo di fierezza che si può descrivere solo come fuoco freddo, anche se questo non ha significato. Solo un uomo.
Non ha mai sentito tanto curiosità per qualcuno in vita sua.

-Sei stato in carcere?

-Sì.

Questa volta non tentenna. Nè solleva la testa per rispondere. Non sembra che la cosa gli porti bei ricordi.

-Quante lingue parli?

-Cinque.

A Scully sembrano molte. Si domanda se tutte suonano come il russo. Dure e aspre. Probabilmente suoneranno così quando le pronuncia lui. Potrebbe fare un milione di domande ma le vengono in mente solo le più stupide.

- Veramente hai lavorato nella CIA?

-Sì, signore.

Sembra scocciato. Come se fossero domande noiose.

- Lavori ora per la CIA?

- No, cazzo. Non sono così idiota.

E' posseduta dallo spirito della curiosità.

- Hai fatto l'addestramento del FBI?

-Chiaro.

Chiaro. Non può smettere di domandare. Ha la sensazione che se fa la domanda giusta qualcosa si chiarirà nella sua mente e comprenderà tutto quello che sta succedendo. Troverà la chiave che risolve il grande mistero Krycek. E questo mistero illuminerà il mistero che è Mulder e il mistero che ha dentro di sé. Tutte le cospirazioni verranno allo scoperto.

-Dove sei nato?

-Colorado.

Colorado? Sembra un posto stupido dove nascere. Colorado? Non sa se qualche altra risposta l'avrebbe soddisfatta ma, Colorado?

- E' vero quello che hai detto a tuo padre- comincia a dire ma l'interrompe la voce lui quasi sibilante.

- Senti, tutto questo è affascinante, meglio del circo, veramente. Ma ti dispiace se giochiamo dopo al gioco della verità? Quando la nostra sicurezza non è in gioco per esempio?

Sì, le dispiace.
Da mesi giocano al gioco della verità. Anni, forse. Ma Krycek ha scelto sempre " indumento" al posto della "risposta" ed è stanca. E' quasi sul punto di dirlo quando sente i passi fuori dell'ufficio. Vorrebbe dire" hai sentito?" ma non è sicura che non sia la sua immaginazione ma prima che reagisca, Krycek le chiude la bocca con la mano e l'attrae a sé. Completamente. Finche tutta la sua piccola statura resta incastrata su di lui. La sua schiena contro il corpo rigido ed enorme di Krycek.

-Sssshhhh- mormora.

I passi s'avvicinano sempre di più. Tentennano. Si girano. Ritornano. La porta dell'ufficio si apre dolcemente quando gira la maniglia e la guardia giurata entra nella sala.
Stanno così vicini che Scully sente i battiti di Krycek nel suo cuore. Ogni centimetro del suo corpo che l'avvolge. E' quanto di più vicino è stata ad un uomo da più di sette anni. La mano di Krycek è enorme, e sulle sue labbra molto più morbida di quanto si sarebbe immaginato.

**

3 novembre
una settimana dopo
Washington D.C.
07.50 a.m.

Sono le prime ore dell' alba ed il locale è pieno di operai che vanno a lavorare. E' uno dei pochi posti dall'aspetto di autobus ambulante che rimangono nella città. Sta vicino alla redazione del" Lone Gunman" e ci sono dei separè discreti e crepes. A Frohike piace, sempre che hanno un appuntamento fuori dalla redazione, lo hanno lì. Disgraziatamente a Mulder gli si sta rivoltando lo stomaco al solo odore delle crepes e delle uova strapazzate. Ha tra le mani la busta con le foto e gli bruciano le dita. Frohike entra nel locale e lo vede in fondo. Cammina zigzagando tra le cameriere ed ha un'espressione di profonda preoccupazione. Non si disturba nemmeno ad intavolare una conversazione di cortesia quando si siede. Forse è spettinato, e ed ha sempre lo stesso vestito ma è più efficiente di tutti questi impiegati con la cravatta.

-Spara, amico.

Le cameriere si muovono tra i clienti. Mulder non ha nemmeno toccato il suo caffè. Non ha nemmeno dormito, nè ha fatto la doccia. Ha un leggero tremito alle mani provocato dalla mancanza di sonno.

- Mi sono arrivate alcune foto- riesce a dire.

Ha la completa attenzione di Frohike. Il duecento per cento della sua attenzione, veramente gli farebbe piacere che non vedesse le foto. Non vuole vedere un altro cuore rotto sul tavolo.

-Ho bisogno di verificare che sono autentiche, che non è un fotomontaggio o una mia allucinazione.

La cameriera più giovane si avvicina con il block notes. Ha un piercing nel naso che brilla come un piccolo diamante. Meches rosse. Sembra simpatica. Frohike le chiede il solito, caffè con molto latte e molto zucchero. Gli piace la stessa cosa che piace a Mulder. Un' altra cosa che hanno in comune. Questo e il fatto che tutti è due hanno pensato che Scully è fisicamente attraente.
A quanto pare non sono gli unici.
Gli passa la busta. Osserva come tira fuori la prima foto. C'è un secondo in cui la guarda con interesse scientifico. Poi si dilatano le pupille quando, si rende conto di chi sta guardando e il suo viso familiare e strambo si riempie di un misto di perplessità e tristezza.

- Ti sarei grato se la prendessi come una questione prioritaria, Melvin

L'ometto annuisce ma non dice niente. Probabilmente lo sta digerendo. Si mette la foto nella giacca di pelle sciupata che ha sempre quando esce. Non guarda nemmeno il resto della busta.
Il locale è pieno di rumore e odora di fritto.

-Ce ne sono altre dentro. Preferirei che le prendessi.

Lo interrompe un "no" così secco che risulta severo.

-Me ne basta una, Mulder. Se sono autentiche…-mormora, abbassando la testa, facendo di no dolcemente-… non sta bene che io le vada. E tu nemmeno- aggiunge- Non sta bene.

Rimangono in silenzio per qualche minuto. La cameriera porta il caffè e Frohike fa un paio di sorsi pensierosi.

- Dove credi che le hanno fatte?

- A Budapest, immagino. Che io sappia è l'unica volta che sono stati insieme.- Mulder si dibatte fra l'odio, l'ira, la malinconia e il cinismo. Un vortice emozionale d'energia negativa. Questa mattina, insieme al caffè, la voglia di cinismo. -Non dicesti tu che alle ragazze cattoliche piacciono i cattivi ragazzi? Sembra che avevi ragione.

Non lo trova divertente. Al contrario. Lo giudica con lo sguardo. Frohike cavaliere non consente a nessuno di criticare la sua Scully. Nemmeno se le foto sono autentiche. Questo dimostra che Frohike è una persona migliore di lui. E' tenero, in realtà. O lo sarebbe, se Mulder avesse posto per la tenerezza.
Non ce l'ha.
Frohike si alza senza finire il suo caffè. Gli promette che tarderà solo alcune ore ad avere i risultati.

- Dovresti dormire- gli dice. Sapendo che è un consiglio che non può seguire. Ogni volta che chiude gli occhi vede lei e non lo sopporta.- Lei dove sta?

- E' andata a trovare sua sorella a Harrisburgh. Non mi sento nemmeno capace di chiamarla a telefono.

Frohike ha fatto solo tre passi in direzione dell'uscita quando di gira verso il tavolo. Mulder si aspetta che dica una cosa qualsiasi. Un rimprovero a Scully, un insulto a Krycek, qualsiasi cosa. Tranne quello che dice.
Un rimprovero, sì. Ma non a Scully, precisamente. Ancor meno a Krycek.

- Se non fossi andato a Dublino con quel verme senza avvisarla, lei non avrebbe insistito ad andare a Budapest.- Lo molla con convinzione, con serietà.- Cazzo, Mulder. Con tutto il rispetto, sei un imbecille. – Si scalda in una frazione di secondo. Si scalda tanto che non rimane niente in lui dell'elfo affettuoso che Mulder conosce. – Che diavolo hai…- inizia a dire, e improvvisamente, vince la tristezza e la sua rabbia si diluisce nel nulla, così fugace come una tempesta d'estate. Frohike si sgonfia e torna a sembrare riflessivo.- Se fossi in te mi domanderei perché ti hanno mandato queste foto e chi è stato. Pensaci.

E va via, zoppicando per la caffetteria senza dire altro.
La cosa peggiore di tutte? Che ricordando l'ultima mattinata a Dublino, forse il nano ha ragione. Forse ha tutta la ragione del mondo e che lui sia non solo un imbecille, ma il più grande imbecille della storia. Ha firmato la sua condanna a morte con tanto d'autografo. Senza accorgersene.
Cazzo. Senza accorgersene.

**

26 ottobre
otto giorni prima
Ashling hotel
08:40 a.m. 

Quando apro gli occhi mi costa ricordare in quale città sono. Alcuni secondi, un paio di respiri e l'odore della birra che esce direttamente dalla Guinness mi dice forte e chiaro che sono in Irlanda e che qualcuno sta bussando alla porta non molto educatamente per quest'ora.
Mulder. Scommetto il braccio buono.
Il suo non è un colpo dolce e di cortesia. Ah, no. E' un colpo di cannone nel mio cervello. Alzarmi dal fottuto odioso maledetto letto della puttana di sua madre è la tortura più sofisticata che hanno inventato gli uomini nel corso di tutta la loro stupida civilizzazione. I muscoli che la notte erano caldi e in forma, oggi sono tesi, senza tono, non oleati. Fanno male come sbarre di metallo che bruciano sotto i vestiti. I primi passi sono i peggiori, se trovo una cameriera fuori di questa porta le farò saltare le cervella solo per aver avuto la simpatica necessità di svegliarmi alle- guardo l'orologio ed è abbastanza sorprendente- quasi alle nove del mattino.
Quante ore ho dormito? Un record, sicuro.
Quando giro la maniglia con l'unica mano che mi rimane, Mulder sembra sveglio e senz'altro, molto più in forma di me all'altro lato della porta. Deve essere l'irritazione che emana quello che lo tiene in piedi.

- Dovrei venire io a Budapest. Ed insomma chi andiamo a vedere? Perché cazzo dovremmo far caso a quello che dici e andare?

Ha fortuna ad avere questo stupido carisma personale perché se da quasi quarant'anni va svegliando così la gente dovrebbe essere morto secondo i miei calcoli. Io con la mia fortuna e senza il suo livello di protezione, sarei morto, non ho dubbi.
Non abbiamo avuto una discussione la notte precedente? Non ha ACCETTATO quest'inutile castrato- controvoglia, questo sì- a tornare a Washington mentre noi andavamo a Budapest?

-Se credi che dovresti venire tu puoi parlare con Scully che è quella che ha insistito per venire, anche se non te lo raccomando perché la notte scorsa ho avuto l'impressione che la nostra piccola fuga irlandese le abbia dato un poco fastidio.- Continuo a parlare mentre Mulder entra nella mia stanza e sbatte al porta- Secondo. Andiamo a vedere un contatto il cui nome, come capirai anche tu, non ti darò. Terzo. Potresti sempre non prendermi in considerazione e non venire ma allora non verresti a conoscenza quello che io saprò. Puoi vivere con questo?

Io so che non può. Lui finge di pensarci. Per dio, Mulder, smettila d'avere tre anni. E' così geloso che io, la scoria dell'universo dividerò un poco del prezioso tempo di Scully che risulta divertente. Naturalmente si farebbe impiccare prima di riconoscere che è gelosia.
Gelosia? Lui? Ma và.

- E ora vado a fare la doccia. Se vuoi strofinarmi la schiena, accomodati.

- Strofinati un'altra cosa.

- Me lo fai tu che hai più esperienza?

La porta gli impedisce di rispondere. Benvenuti tutti nella mia stanza, questa è la sfilata del quattro luglio e c'è posto per tutti.
Mi avvicino per aprire. Scully, chiaro. Non sembra contenta. Il fatto che Mulder insistesse ad essere lui chi doveva accompagnarmi a Budapest ha messo fine la notte scorsa alle sue limitate riserve di pazienza.

- Sei qui- dice. Senza guardarmi, chiaro. Tutta la sua attenzione è per Mulder. Se gli sguardi uccidessero, lui sarebbe cenere.

Gelosia di Scully. L'unico sapore intossicante quanto la gelosia di Mulder. Ho visto asili-nido più adulti ma difficilmente più divertenti. Nessuno di loro vuole che l'altro mi accompagni. Nessuno di loro se ne rende conto. Entrambi credono che è l'altro che desidera andare e non possono sopportarlo.
Un opera d'arte. Sono il Van Gogh e la Gioconda della possessività. Sento orgoglio d'artista a guardarli.

- Sono andata a cercarti nella tua stanza, il tuo volo per Washington parte tra due ore, Mulder. Non dovresti perderlo.

Tesa come una corda di un violino pronta a saltare. L'agente Scully non è contenta ed è una magnifica visione. Sembra una sfinge terribile. Guance infuriate, occhi brillanti come l'alcool per bruciare. La tensione tra loro e così intensa che minaccia di distruggerci tutti. Mi attrae, non m'importa riconoscerlo, e la cosa più attraente di stare con loro. Sentire lo scintillio dell'energia vicina, tutta questa tensione, che cattura chiunque osi stare in mezzo, chiuso nella sfera triangolare delle loro repressioni.

- Riguardo al mio volo, Scully, sei sicura che sia una buona idea che vada tu a Budapest?

Mulder non da sufficiente valore ai suoi testicoli. Ogni volta che insinua che dovrebbe venire con me la collera di Scully aumenta di temperatura. Non si rende conto che ai suoi occhi sta mettendo in dubbio la sua professionalità. E ancora peggio, mettendo me davanti a lei.
Come non te ne rendi conto, idiota? Vieni nella mia stanza a parlarmi di lei. Ma, credi che sia questo che lei immagina quando ti vede qui?

- Vado a fare la doccia- dico

Scully mi presta attenzione per la prima volta. Oscilla tra guardare me o Mulder e non sa con chi dei due è più arrabbiata. Oggi e senza che serva da precedente credo che lo sia con lui.
Segnati questa, Alex. Oggi è un grande giorno per i monchi.
Posso sentirli discutere sotto la doccia. Due toni diversi di voce, prendono decisioni cronometrando i pro ed i contro. Il peso della discussione va guadagnando calore e spessore, bollendo come lo stomaco di un vulcano. Sembra una decisione semplice ma s'avvolge su sé stessa, galleggiano sulla superficie della discussione le correnti sottomarine del rimprovero

-Non è una tua scelta, Mulder. Non ti sto chiedendo il permesso per andare.

- Così semplicemente?

-Mi hai chiesto il permesso per venire qui? No, aspetta, mi hai informato almeno che venivi qui?

Il rumore della doccia che cade sullo smalto graffiato della vasca attenua quello delle loro voci, ma la porta è sottile e c'è una finestrella giusto sulla parte superiore. Sufficiente per seguire parola per parola quello che si stanno dicendo. Sufficiente per sentire che stanno parlando di me, anche se non stanno parlando di me. Sufficiente per sentire quest'improvviso calore dal culo al pene.
Cazzo. Sono una droga per me questi due.

- Se per caso non ti ricordi, Mulder, NO, mi hai chiesto il permesso per venire. E NO, mi hai informato che saresti venuto. SI', ho dovuto salvarti il culo io da sola. Un'altra volta.

Non c'è droga più dura di loro. E parlando di dura, questa doccia sta incominciando a riscaldarsi. Dio benedica madre natura per le erezioni mattutine.
Credo che la canzone non faceva così, ma così suona nella sinfonia del mio sangue.

- Perchè devi accompagnare sempre tu Krycek?

Ci siamo. Sentire Scully gridare dolcemente il mio nome è ciò che fa sì che finisca di eccitarmi. Quattro minuti, signore, lascia che continuino a parlare per quattro minuti. Credo di non averne bisogno di più. Se chiudo gli occhi, posso annullare questa porta con l'immaginazione e vedere come discutono, come violano il loro rispettivo spazio personale, si scambiano il respiro e i rimproveri mentre mi dedico ad accarezzarmi con forza cercando di strappare un orgasmo a questa mattinata irlandese.

- Che vuoi dire, Scully? Tu hai il lavoro nel laboratorio, non è qualcosa che io possa fare al tuo posto.

- Ebbene, questo invece io posso farlo al posto tuo.

Pollice sulla punta, circondando dolcemente il glande, mi concentro sulle loro voci, sulla serpeggiante sensazione delle mie dita alla base dell'erezione palpitante. Su e giù. Su, continuate a parlare.

- O non hai fiducia in me, Mulder?

Ricatto emozionale, le donne sono streghe pericolose e sto incominciando a sentire che mi bruciano i testicoli come se avessi dentro nitroglicerina. Più veloce, più forte, che cosa darei perché ci fosse qualcuno in ginocchio nella doccia, e le gocce che cadono dal getto fossero saliva, che mi bagna dalla testa ai piedi.

-E' questo, Mulder?

-Questo non è giusto. Che ti succede?

Ho un'idea precisa di quello che le succede( gelosia, idiota!) ma sono concentrato ad immaginare che nessuno dei sia vestito, che quando uscirò dal bagno Scully starà inginocchiata con la testa tra le gambe di Mulder e ora non posso pensare con chiarezza.

- Allora non c'è altro da dire, Mulder. Andiamo. Prendiamo informazioni sull'ambasciatore. Questo è tutto. Ci vediamo al ritorno.

No, no , non può essere tutto. Mi rimane qualche secondo, cazzo. Sento il sangue che bolle in fondo allo stomaco, la pelle tirare, le vene sul punto di scoppiare, gli occhi sbarrati, la bocca che brucia. Ho bisogno che continuino così solo per un secondo ancora, quello che basta per immaginare un paio di scenari e sputare un orgasmo nella vasca, per dio.

- Ti fidi di Krycek abbastanza per andare Scully?

Quando Mulder dice Krycek è un misto di forza e sdegno. Mi sforzo perchè i movimenti della mia mano siano più intensi stringo con forza, credo che le gambe non mi reggono.

- Ti fidi tu di Krycek abbastanza da andare? Perché non vedo che differenza ci sia tra l'andare tu o io. O c'è qualcosa che io non so?

Bene. Abbastanza. Quando Scully dice il mio nome è esplosivo e scintillante, quasi aggressivo. Vengo mentre si fa silenzio nella stanza e stringo i denti per non farmi sentire, anche se credo che a questo punto fa lo stesso. E' così intenso che credo d'aver macchiato il tetto. Il cuore va a duemila l'ora quando sento un'altra volta la voce di Mulder.

-Qualcosa che non sai? Di cosa stai parlando?

Il poveretto non capisce. E' commovente. Tenero quasi come gli asciugamani spessi ed increspati e tiepidi di quest'hotel. E' stata una doccia favolosa, devo ammetterlo.

- Di niente, Mulder. Dimenticalo.

Fredda come il ghiaccio sotto al vulcano.

- Vado a preparare la mia valigia, abbiamo il volo questo pomeriggio. Ti raccomando di fare lo stesso se non vuoi perdere il tuo.

L'accappatoio mi va grande, deve essere stato fatto per la misura di Skinner. Quando esco dalla stanza, lei sta sul punto d'andare via. Quando mi vede si sorprende, come se si fosse dimenticata completamente che sta nella mia camera. Come se senza rendersene conto fosse la cosa peggiore che potesse accaderle.

-Se è per me , tranquilli. Come se fossi morto.

Lo dico con un chiaro proposito, Mulder non sa resistere.

- Non farmi venire idee, Krycek.

Mi piace quest'idiota. Scully socchiude gli occhi ed esce quasi senza guardarmi. Quasi, ho detto. So che una parte di lei odia riconoscere che vuole buttare un'occhiata sotto l'accappatoio. Per quanto le faccia male. Sette anni di castità devono danneggiarti il cervello fino a trovare attraente anche un ratto sgradevole come me.
I resti dell'orgasmo tintinnano ancora nel mio corpo. Mi sento come se non avessi ossa.

- Mi aiuti a vestire, Mulder?

- Sta zitto- biascica. E aggiunge" ratto"

Tranne che non dice esattamente questo, dice letteralmente e con un accento sorprendentemente buono, " waskula". E Scully, che non è ancora uscita completamente dalla stanza, si gira per guardarlo con un'espressione di completo sconcerto.

- Da quanto parli russo, Mulder?

Stare in questo triangolo è vivere in un circolo di benzina, respirando la stessa droga che asfissia.
Quella del russo è una storia divertente, e sto desiderando di vedere come gliela racconta.

**

Settimane prima
Krasnoiarsk, Siberia

Per tredici giorni Mulder e Krycek percorrono insieme il nord della federazione russa. Mosca, Krasnoiarsk, Leningrado. Bisogna muoversi cambiando spesso mezzo di trasporto. Treni e autobus, camions e lunghe camminate attraverso i boschi quando arrivano in Siberia. Gli aerei richiamano troppo l'attenzione e non vogliono dover affrontare la polizia di frontiera. Sul terreno, Mulder non si stanca mai, non smette mai di domandare, né di far girare gli ingranaggi della sua mente. Alex ha i contatti e conosce la lingua. Mulder ha la curiosità.
La terza notte alloggiano in un piccolo motel malsano alla periferia di Mosca. Krycek parla con la reception, sussurrando in russo con una brevità a cui ci si abitua. Presto la reception procura loro un contatto e il contatto, un pilota. Che è ciò di cui hanno bisogno.
Quel giorno Mulder prova per la prima volta la vodka che fanno in Siberia. Un beveraggio che sa d'alcool per bruciare e che lascia le viscere spellate. Non si meraviglia che la gente combatta il freddo così perché la sua mente sembra che bruci per le successive quattro ore. Quel giorno riescono ad entrare nel gulag che riporta a Mulder troppi ricordi. Lì lo infettarono con il cancro nero per colpa dell'uomo che l'accompagna. Cerca di non pensarci troppo.
Sono lì per un'altra cosa, la trovano, se la portano via. Il posto è sorvegliato dalle truppe d'assalto dell'esercito russo. O almeno è questo ciò che sembra a Mulder. Krycek dice che sono dissidenti, che il governo di Mosca non ha poteri su di loro. Lavorano per il Sindacato in Russia. Mulder vorrebbe sapere se il Sindacato russo è una fazione del governo. La risposta è no. Non esattamente.

- Ci sono connessioni, non è lo stesso.

Krycek è sempre laconico.
Sequestrare alcuni guardiani, prendere i loro posti. Porta loro via un paio d'ore avere l'opportunità d'entrare nel laboratorio. Narcotizzare i dottori, ottenere le informazioni dai loro computers. E' sorprendente la tecnologia che ci può essere in un simile posto. Da fuori sembra cimiciaio pieno di fango. Ma il laboratorio è un arsenale immacolato di armi bio-tecnologiche.
E' più difficile uscire. Qualcuno riconosce Krycek e quella che doveva essere una facile fuga si trasforma in un calvario. Questa volta, per fortuna, hanno pensato a tutto e l'elicottero li aspetta in una spianata del bosco. Lo stesso bosco che li vide fuggire divisi tre anni prima. Lì Krycek perse il suo braccio e Mulder farebbe una battuta se avesse fiato.
Dopo devono tornare indietro. Tornare a New York perché Scully li aspetta e la sua ricerca ha bisogno delle informazioni che hanno rubato per lei. In fin dei conti, è lei che sta facendo il lavoro che veramente è importante. Loro sono solo soldati ai suoi ordini. Mulder ha ben chiaro il suo ruolo.
Di ritorno a Mosca, Krycek insiste per andare nello stesso hotel malsano. Mulder preferisce non ricordare i dettagli di quella notte. Chi aveva pensato che mai avrebbe diviso una ripugnante stanza di un hotel con un mercenario internazionale? Si era sbagliato.

- Non abbiamo camere libere- assicura la receptionist.

Si guardano. E' tardi per andare in un altro posto. E la scarica d'adrenalina li ha lasciati stanchi per tentarlo, almeno.

- La colpa è tua per avermi portato in questo posto.

- Non fingere che non ti eccita dormire con me, Mulder.

Sì. A cento all'ora. Almeno la stanza è pulita e il letto sembra grande.

-Ho farfalle nello stomaco, non le senti?

- Queste sono farfalle? Credevo che fosse la cena.

- Non uccidermi mentre dormo- dice Krycek prima di lasciarsi cadere sul letto. Come può dormire con i crimini che ha sulla coscienza è un mistero che Mulder non ha il tempo di risolvere.

- Non ce ne sarà bisogno, ti ho avvelenato la cena.

E' il sarcasmo, una seconda pelle. Tanti anni come nemici li hanno abituati e quando sta con Krycek, non lo può evitare, Mulder sente quest'intensa elettricità, come le braci di una rabbia che lo porta ad affrontarlo costantemente, misurarsi, lottare. E' una sensazione fisica perché da tempo la sua mente sa che gli conviene di più stargli a fianco che nella trincea avversa. E invece, a volte lo asfissia la voglia di mettergli le mani addosso e scuoterlo. Completamente istintivo. Animalesco. Tutto tra loro è fisico. E brutale. A volte gli piacerebbe riempirlo di botte per vedere come sanguina. Gli si riempie la bocca di saliva al solo pensarlo.
Perché tutte le volte che ho diviso un motel con Scully non sono rimasti mai senza stanze e deve succedere con lui?
Tira fuori una bottiglia di vodka dallo zaino. Sono i resto del viaggio d'andata.

-Vuoi ubriacarmi per provarci con me?

Per una volta Krycek sorride invece di rispondere. Fa un sorso dalla bottiglia. Quando sta sul punto di rifarlo la offre a Mulder. Accidenti!. C'è un bicchiere pulito nel bagno e lascia che serva a qualcosa. E' come tornare a scuola. Se non bevi, ti senti meno uomo. Quando prova lo schifoso beveraggio, Krycek solleva la bottiglia e brinda in russo.

- Come si dice ratto in russo?

Lo trova divertente. Ride con gusto. E' strano.

- Waskula.

Mulder cerca di ripeterlo con poco successo.

-Bascula?

- Waskula- ripete. Pronunciando ogni consonante più sibillinamente che può. Sembra che culli le lettere nel parlare con una canzone aspra come la notte. Non sembra un insulto, ma un'altra cosa.

Un'altra cosa molto diversa. Mulder sente l'effetto della vodka nelle viscere e nel cervello. Alla fine, e anche se aveva resistito, finisce per coricarsi sul letto. Guarda il tetto vicino a Krycek, tutti e due sembrano interessati ai disegni delle cornici di gesso.

-Waskula- fa un tentativo. Non deve farlo male questa volta perchè Krycek non ride, nè protesta, nè corregge. Si limita a rimanere quieto accanto a lui, respirando profondamente sul letto. Si muove solo per togliersi gli stivali, usando unicamente i piedi. Cadono uno dopo l'altro con un paio di colpi sordi.

- Come si dice grazie?

-Spasiva- pronuncia Krycek

Mulder ripete. Le sue "bi" sono più dure. Il sonno e la notte li stanno avvolgendo.

- Prego?

-Pozhalusta.

Continuano per un poco di tempo. Per un ebreo che non sa parlare ebraico Mulder ha orecchio per le lingue. E' capace di ripetere con raffinata perfezione da poeta. Fa fatica con le vocali ma è sorprendente con i complicati gruppi di consonanti. Fa sì che il russo suoni più morbido, rauco, sciupato. Questo aiuta Krycek a dormire.

- Senti, come si dice schifoso ratto bugiardo, traditore, assassino, venduto con una pettinatura di merda e senza gusto nel vestire?

- Krycek- risponde, senza traccia d'ironia.

Trattengono le voglia di ridere. Troppo strano su un letto.

- Mi piace il russo. Molto conciso.

Il giorno dopo prendono il treno pieno di passeggeri che li porta verso il Baltico. Mulder si domanda dove sono rimasti il suoi giorni di viaggi in classe turistica. Con Krycek tutto è notturno, tutto è segreto e carezzevole.

**

Un mese dopo
Ospedale di Budapest
28 ottobre

La guardia giurata entra nella sala dell'amministrazione aprendo la porta in silenzio. Quasi in segreto, spinto dal leggero sibilo di voci che gli è parso sentire. E' un grande salone. Il tavolo brilla alla luce biancastra della luna e la potente pila illumina tutti gli angoli. L'armadio in fondo ha le porte chiuse, le sedie stanno nello stesso posto in cui le ha lasciate la ronda precedente.
Non si muove niente, eccetto gli alberi del giardino all'altro lato del finestrone. Anche così, la guardia si affaccia nella stanza e si assicura che non ci sia niente fuori dal normale. Non è la prima volta che gli sembra di udire voci ma bisogna fare doppia attenzione quando si tratta del piano degli uffici. Sa che è il piano più importante.
Preferisce essere sicuro.
Si avvicina in fondo e spinge il pannello che fa da parete. La superficie, apparentemente liscia, si apre verso l'interno e la stanza si riempie di una luminosità fluorescente. Il guardiano entra nella stanza camuffata e osserva che tutto vada bene. Non ha bisogno della pila c'è sempre luce ed apparecchiature accese. La stanza è alimentata da un generatore elettrico indipendente dal resto dell'edificio.
Nessuno in vista.
Esce chiudendo il pannello e ritorna sui suoi passi fino alla porta.
E' sempre meglio essere sicuri.
Quando chiude con un piccolo colpo leggero Dana Scully libera l'aria che stava trattenendo e respira con forza per la prima volta. Chiusa nell'unico buco dell'armadio abbastanza alto perché entrino due persone, può muoversi appena. E inoltre. L'unica volta che ha cercato di cambiare posizione per poter sfruttare meglio lo spazio è finita con il sedere sullo stomaco di Krycek.
Bene, sarebbe stato lo stomaco se avessero avuto la stessa altezza. Ma tenendo conto della differenza d'altezza, è atterrata un poco più giù. Sul bacino, esattamente.

- Krycek vuoi uscire immediatamente?- mormora. Le sta venendo la claustrofobia e nella posizione in cui stanno, lui è l'unico che può aprire senza fare rumore nell'armadio.

-Ssss! Forse è uscito solo per sentire se succede qualcosa e sta sul punto di tornare- risponde- E quello che farei io, tu no?

Non le viene in mente niente da rispondere e non è disposta ad essere catturata da questa gente a Budapest, così che resta zitta, ascoltando il vuoto ed il respiro pesante di Krycek sulla nuca. Le si rizza la peluria quando le parla.

- Hai visto la luce? Questa stanza deve dare su un altro posto. C'è qualcosa dietro il muro.

Ha visto perfettamente la luce. A che viene tutto questo? Perché non si sta muovendo? La sua vita è così strana che sembra una battuta senza umorismo. Chiusa in un armadio con Krycek. Quello che mancava.

- Vuoi uscire una maledetta volta per tutte? E' chiaro che non viene nessuno.

Stanno aspettando da trenta secondi da che se n'è andato il guardiano ma sembra un'eternità.
Si sente imprigionata e nervosa. Perché è nervosa?

- Tranquilla, Cappuccetto Rosso- Giusto nel suo orecchio. Burro fuso nello stomaco. Misura la voce per sciogliere le sue terminazioni nervose- Che non mordo.

Cappuccetto Rosso? Che vuole? Morire? E' questo che sta cercando? Perché se lo sta guadagnando a viva forza.

-Scusami se la possibilità della mia morte imminente mi rende nervosa, Krycek.- Ride. Perché ride tanto? Che cos'è così divertente? La più profonda delle sue umiliazioni gli sembra materiale per una telenovela? E' insopportabile, lui e Mulder. Tutti. Tutti gli uomini sono insopportabili. –Non tutti siamo così duri come te- dice.

E non pretende di essere nessun tipo d'insinuazione, assolutamente. Ma ha detto "duro" e apparentemente, tutto quello che può essere interpretato come un'insinuazione, anche fosse lontanamente, sarà interpretato come un'insinuazione, secondo la Prima Legge di Krycek, Capitolo Primo, Primo Comma.

-Questo sicuro- risponde, aggiungendo –Dana.

E spinge in modo impalpabile- dio così impalpabile che quasi non sta lì- con i fianchi in direzione del sedere di Scully.
Ah, no.
Esce dall'armadio prima che sia troppo tardi. Facendo molto rumore, ma non gliene importa. C'è più pericolo a rimanere dentro con questo bastardo che stare fuori e che li becchino. Le brucia tutta la schiena, ogni parte del suo corpo che è stato vicino a lui. Brucia.
Sta cercando di provarci con lei. Krycek. Ha cercato, si bene, di sedurla o qualcosa di simile prima ma più come un gioco di potere psicologico su Mulder. Solo che ora Mulder non c'è e il fatto dell'armadio, quello è stato…solo un secondo però avrebbe giurato che QUELLO- e da tempo ne sente uno vicino, può sbagliarsi- era…bene, duro.
Non può essere.

- Che stai….che fai…che cerchi…dio, Krycek.

Dana Scully senza parole, un giorno che passerà alla storia. Krycek si limita a stringersi nelle spalle come se non avesse fatto niente e si concentra tranquillamente a cercare di trovare l'origine della luce che hanno visto dall'armadio. Non è difficile, una volta che spinge il pannello, questo si sposta indietro e lascia allo scoperto una stanza.
Macchine, luce fluorescente, ci sono scanners in fondo e una dozzina di letti. Dodici pazienti, tutti connessi ai tubi del respiratore e alle macchine per il controllo delle funzioni vitali. Scully si fa strada con cautela e si ferma accanto al primo letto, osservando i segni di vita.

- Una sala di pazienti nascosta? Credi che siano rapiti?- domanda Krycek

Scully non l'ascolta. E' impossibile. Non può essere. Non sta vedendo quello che sta vedendo.

-Scully? Scully, stai bene?

Controlla le macchine, controlla tutte le macchine una per una davanti all'incredulità di Krycek. L'unica cosa che ripete è "non può essere".

-Scully che cosa non può essere?

- Hanno due battiti. Tutti loro. Hanno due battiti.

E strano. Quando sperimenta lo stupore, una delle poche espressioni di base e genuine che Scully ha visto in lui, Krycek rassomiglia a Mulder. I suoi occhi si dilatano e c'è qualcosa d'infantile, estasiato e reverenziale nel suo modo di guardare i corpi.

**

Una settimana dopo
3 novembre
Hrrisburgh, Pennsylvania

Uno, due, tre, quattro, cinque squilli e Mulder non risponde al telefono. Né a casa, né in ufficio, né al cellulare. Una cosa è che sia sabato, un'altra cosa è che alle undici del mattino Fox Mulder l'Insonne non risponda al telefono.

-Che strano.

Melissa la prende in giro. La luce della finestra illumina i riccioli rossi mentre lei prepara da mangiare. Le ha promesso la ricetta di una lasagna vegetariana da leccarsi le dita ed è tutta presa ad impastare, piena di farina fino ai gomiti.

- Sei peggio di mamma. Starà facendo jogging o qualsiasi altra cosa. Facendo la doccia, o che so io.

Cerca di sorridere. E' vero. Non c'è motivo di essere preoccupata. Può riprovarci tra poco, non succede niente. Anche così, la ruga di preoccupazione della sua fronte non sparisce. E' strano che Mulder non risponda. L'ha chiamato un'ora prima e nemmeno l'aveva fatto. Già avrebbe dovuto vedere la telefonata ed aver richiamato, o no?

- Dana, oddio, per caso Mulder si porta il cellulare ovunque? Sempre?

-Sì.

Melissa smette di prestare attenzione all'impasto di farina sotto le sue dita e le lancia uno sguardo allusivo.

- Seriamente? Ovunque? Raccontami.

Normalmente direbbe" molto divertente", o socchiuderebbe gli occhi o ci passerebbe su o direbbe" sei sempre la stessa" o anche il suo brevettato" Mulder ed io siamo solo amici" ma non ne ha la forza e il fondo del suo cuore le pesa troppo per mentire o continuare a nasconderlo. Ha bisogno di raccontarlo con disperazione. E' un grido della sua anima. E Melissa è l'unica che può comprenderla.
In tutti i sensi.

- E' successo qualcosa, Missy.

- Tra te e Mulder?- domanda. Il tono della sua voce diventa acuto per l'emozione.

- N0 - si affretta a rispondere.- Cioè, non quello che tu pensi. E' successo qualcosa che non direi che è qualcosa di buono. E' qualcosa in più. Direi che è come un disastro, in realtà.

Dimentica l'impasto, la lasagna, le verdure e prendendo uno strofinaccio umido per lavarsi le mani, si siede con lei al tavolo. Ha fatto il tè. Profuma d'arancia. Profuma sempre d'arancia e frutta la casa di Melissa. E' difficile immaginare lì Krycek.

- Che cosa è successo? Stai bene?

Il modo di ascoltare di Melissa è grave, quasi preoccupato. Ha la stessa espressione serena e sensata di sua madre, solo che Melissa non interrompe mai, al contrario di Maggie.
Dio, mamma, ti stiamo nascondendo tante cose.

-Sto bene, Missy.

Cerca di raccontarlo, veramente. Ma le parole restano a mezza strada, bloccate tra il cuore e la bocca. Le è sempre costato raccontare qualcosa d'intimo ma le costa un milione di volte di più quando quello che deve raccontare è peccaminoso e segreto. E anche così, DEVE raccontarlo o scoppiare.

- Missy, ricordi quando uscivi con quel ragazzo, quello delle moto?

- Vuoi parlarmi di Jimmy Pneumatici?

La verità è che i nomignoli della scuola sono stupidi.

-No. Sì. Ti ricordi quando papà ti castigò perché uscivi con lui e come era solito salire in camera per tirarti fuori la notte? – Melissa annuisce- Ti ricordi che una sera mi dicesti di aprirgli e di spiegargli che non potevi andare perché mamma t'obbligava a cantare nel coro del mercoledì?

- Meglio per te che tutto questo abbia un senso perchè ho cercato di cancellare i ricordi di questo coro dalla mia mente.

Scully lo molla di botto.

- Ho pomiciato con lui.

- Che? Come? Perchè?

E' una storia semplice. Scully cerca di raccontargliela meglio che sa mentre Melissa la guarda con quella faccia di divertito stupore. Era un ragazzo grande, usciva con la sorella bella, entrò per la finestra, ascoltò le sue spiegazioni, la fece parlare, le offri una sigaretta, le disse che le stava bene la divisa della scuola e allungò le mani. Su di lei.

- E tu lo lasciasti fare? Pensavo che non ti piacesse! Mi dicesti che era uno svergognato!!!!

- Ed ERA uno svergognato. Lo dimostra io fatto che ci provò con me quando era venuto a cercare te, non credi?

Uno svergognato, una canaglia, un pinkie presuntuoso, un pene con le gambe. Era tutto questo e altre cose ancora. Scully a volte ricordava quella notte. La paura che li scoprisse suo padre, il terrore che se ne accorgesse Melissa, l'eccitazione che la scuoteva come un treno merci quando le disse " scommetto che hanno un buon sapore queste labbra così belle".

- E' questo quello che volevi raccontarmi? Perché se vuoi chiedermi perdono per questo, ti perdono- dice Melissa, chiaramente affascinata al sentire le avventure della presunta sorella buona- donna leggera- aggiunge.

Volesse il cielo che fosse questo.

- Sapevo che non dovevo farlo, Missy. E credo che lo feci per questo, capisci? A causa di papà e tua, per gelosia, non so. Credo che passo tanto tempo a fare ciò che la gente vuole, che a volte, semplicemente, devo dimostrare qualcosa a me stessa. E a loro.

-Dana che succede? Di cosa stai parlando?

E questa volta glielo racconta. Con dettagli, senza alzare lo sguardo, senza avere il tempo di respirare, quasi. Aspettando la lavata di capo che sa che non arriverà perché Melissa è fisicamente incapace di giudicarla con severità . Le racconta di Budapest senza tralasciare niente. Peccato per peccato.
Lei non parla fino alla fine.

-Mulder lo sa?

- Che?! No, accidenti. No.

Melissa respira profondamente.

- Missy, sei arrabbiata?

Sorride, con questo sorriso beato che ha.

- Non essere sciocca- le dice- se qualcuno può capire l'attrazione irrazionale per Alex Krycek, questa sono io.

In questo, come in quasi tutto, Melissa ha ragione.

**

1 novembre
due giorni prima
Harrisburgh, Pennsylvania

Melissa e Krycek non fanno mai l'amore. A volte scopano. A volte si spolpano a poco a poco. Alcune mattine, in cucina, si mangiano lentamente. Le visite di Krycek sono brevi e ripartite nel tempo e Melissa sa che per lei non è una cosa buona. Ed inoltre. A tratti si convince che la prossima volta che verrà metterà le cose in chiaro perché questa routine autodistruttiva non ha alcun senso. Non si amano, hanno solo bisogno di una facile respiro. Non dovrebbero continuare così, un giorno Krycek salterà fuori morto da qualche parte e a lei si spezzerà il cuore.
Ma quando lo vede seduto sul tavolo di cucina, sostenendo un contenitore di cereali con la protesi e mangiando cucchiaiate enormi con la mano, jeans mezzo sbottonati e frasi taglienti, le sembra di vedere l'uomo dietro tutti gli strati della vita e le vengono meno le ginocchia. Lui la chiama" patetica hippie svanita"

-E tu? Non sei altro che un generale senza esercito, Alex, un fascista impotente .

-Ripeti impotente.

Sono naufraghi senza legami nella vita e finiscono a vedere rotolare i cereali, occupando il tavolo con il sesso. Melissa si sente presa nell'occhio del ciclone perché in questi momenti quando le morde lo stomaco e le dita, Krycek è troppo intenso per le parole. Sempre si afferra al sesso come se da questo dipendesse la sua vita. Non importa se l'hanno fatto poco prima sul letto quando arriva il momento le sembra che quell'erezione è ogni volta più grande e che la dividerà in due se la penetra con tanta abilità.
Gemono, sospirano, Melissa preferisce mettersi sopra e sentire Krycek sotto il suo dominio. Questi laceranti occhi verdi la guardano tra il sudore e l'agonia. A volte sono così eccitati che credono di stare per morire. E' l'unico momento in cui le sembra che può strappargli qualcosa.

-Dana verrà a trovarmi- sospira.

Su e giù, scivola su di lui. Krycek l'accompagna nel movimento. Perdono il ritmo, mugolano.

- Veramente?

Krycek stringe la mascella, le accarezza i seni mentre lei non smette di muoversi. Tutto il controllo di cui fa mostra quando è vestito, scompare quando perde i vestiti. Sta dentro di lei che sembra una mina nel cuore della guerra. Può scoppiare in qualsiasi momento. Il tavolo e la cucina traballano.
Melissa contrae i muscoli e continua a muoversi, sa che il piacere è più intenso per lui se fa in modo che il suo sesso pulsi come un cuore.

-Dana crede che tra te e Mulder ci sia qualcosa di sessuale.

In una frazione di secondo, Alex Krycek rimane rigido, un sorriso appena accennato sulle labbra e lo sguardo più perverso che Melissa abbia mai visto. L'afferra per la vita e cambia posizione. Lui sopra e lei sotto, montandola a cavalcioni e finendo il suo orgasmo con spinte vittoriose. Negli ultimi tremiti, mette la mano tra i loro corpi e balla con il sesso di Melissa finchè lei non cade dietro di lui nel fondo di un violento orgasmo.
Osservano il contenitore dei cereali quando hanno finito. Senza parole. Melissa ha un milione di riccioli sul viso e il cuore che sta per scoppiarle nel petto.

-Con quanti uomini sei andato a letto, Alex?- domanda.

E' evidente che lo trova divertente ma non risponde, come al solito. Melissa è abituata ai suoi repentini cambiamenti di conversazione.

- Credi che Mulder sia più bello di me?

Melissa ha una risata contagiosa. Vibra e sgorga con facilità . Si rialza sopra di lui e lo guarda fisso. Quando è rilassato, scarse, grandiose, volte, Krycek sembra quello che è. Un uomo giovane dalla mascella ferma e il naso piccolo, occhi color degli smeraldi in inverno, una pelle così brillante come il mare quando nasce il sole. Un'intensità magnetica che sgorga da lui. Labbra ferme e appena leggermente femminee.
Mulder è occhi piccoli e un grande naso. Labbra carnose ed un'intensità simile. Tutti e due sono il femminile ed il maschile che galleggia in una lampada di lava.

- Bene, non so ma se vi sposate, credo che le foto delle nozze saranno veramente belle.

Si conoscono da tre anni. Melissa Scully gli deve non una, ma due volte la vita. Alex la tirò fuori dall'ospedale, finse la sua morte, la portò in questa casa, la protesse, le insegnò ad accettare che non c'era niente che potesse fare per cambiare il suo destino. Le tolse le pastiglie di bocca e l'obbligò a vomitare dopo il suo tentativo di suicidio. Questo è tutto ciò che sa di lui. Sa anche che scopa eccezionalmente bene e che un giorno, scomparirà dietro la bruma senza dire addio.

- Credo anche che sei insopportabile, bugiardo, perverso, manipolatore, morboso, infelice, incapace di relazionarti con qualcuno senza metterci in mezzo quattro menzogne.

-Così dicono.

Sembra quasi orgoglioso. Melissa diventa seria all'istante. E Krycek con lei.

- Credo che tu sappia che sono fatti l'uno per l'atro e ti piace che pensino a te anche solo per un secondo.

Krycek digerisce le sue parole. Le scosta i capelli dal viso. C'è qualcosa di sincero in lui che scompare immediatamente.

- Il tuo concetto new age della psicologia è patetico, Melissa.

Continuano a mangiarsi. L'intingolo del sesso bolle e si cucina tra loro.

**

3 novembre
redazione dei Lone Gunman
Washington DC

Per Frohike non è facile far sì che Byers e Langly lascino la redazione. Inoltre deve inventarsi una storia per riuscirci. Fa una telefonata fuori della redazione al loro numero segreto per contattarli alterando la voce e fingendo d'avere informazioni eccezionali su Jack Rudy. Da loro appuntamento alla periferia della città e questo gli da la possibilità di essere solo l'intera mattinata nel laboratorio per analizzare il materiale che gli ha dato Mulder mentre loro aspettano un contatto che non arriverà mai.
Maledette foto.
E' l'ultimo lavoro che gli piacerebbe fare. Ma cerca di essere professionale. Se l'agente Scully ha qualcosa a che vedere con questo tipo può essere pericoloso. Forse è un bene analizzare le foto o forse è un male ma Frohike lo fa per motivi giusti. Per lei. E per Mulder, perché se il poveretto avesse avuto una faccia peggiore sarebbe morto.
Un forte germoglio tra gli alberi. Ma più di questo. Mulder è un fratello. Si fa qualsiasi cosa per un fratello.
Così che analizza la carta. Guarda le ombre, la composizione, le linee. Impiega ore, con una meticolosità che non ricorda d'aver impiegato per niente prima.
Fa la telefonata più difficile della sua vita alle tre del pomeriggio. Giusto quando Langly e Byers appaiono dalla porta.
Lascia un messaggio nella segreteria telefonica.

- Mulder, sono io. Ho il risultato. Nel tuo appartamento. Alle otto. Starò lì.

Quando riattacca, il telefono pesa una tonnellata. Fanculo Budapest.

**

Una settimana prima
28 ottobre
Hotel Kempinski
Budapest
00.20 p.m.

 E' Budapest. Sicuro. C'è qualcosa in questa città che fa sì che Scully si senta così instabile come un treno carico d'esplosivi che cade giù da una montagna. Sta li. Ha attraversato le porte del tempo e della realtà. E' spettatrice di una vita che non riconosce come sua. Troppe emozioni in poco tempo, sta iniziando a perdere la prospettiva di tutto.
La sua stanza dell'hotel è favolosa. Il Kempinski è un gioiello architettonico nel centro di Buda, a meno di un chilometro dal fiume e dal ponte delle catene. La reception lascia intravedere un bellissimo giardino interno, a vetri. Ha corridoi che si aprono come ali a forma di balconata e in uno degli angoli, un gigantesco pianoforte a coda suona Bach tutte le sere.
Il letto è alto quasi un metro. C'è bisogno di fare una scalata per salirci. La vasca da bagno è favolosa e la sua unica speranza di recuperare la stabilità emozionale. Una certa stabilità emozionale.
Un bagno. Con schiuma fino al mento e l'acqua così calda che le brucia la pelle al primo contatto. Se non la rilassa questo, niente lo farà. Le batte ancora il cuore troppo in fretta. Uscire dall'ospedale aspettando il mattino per farsi passare per semplici visitatori non ha dato troppi problemi ma anche così, sente un nodo nello stomaco che sembra non volersi sciogliere.
Un bagno. Poi, dormire. Che accada quel che deve accadere quando lei è riposata e con i muscoli rilassati. Troppe emozioni. Quello che vuole è non pensare a niente. Sentire il calore in tutti gli angoli del corpo, sentire il solletico della schiuma, dimenticare che sta nel centro dell'Europa, che c'è un assassino nella stanza accanto e Mulder che l'abbandona ogni volta che può. Dimenticare che il mondo dipende da lei, che non può nemmeno capire i suoi stessi sentimenti.
Dimenticare. Che si sciolga tutto nel bagno. Vuole sentirsi avvolta, calda e sicura. E' da tempo che non sente nessuna di queste emozioni. Tutto quello che la consuma da mesi sono insicurezza, dubbi, ossessività, irritazione. Gelosia. Se deve essere completamente sincera, è anche gelosia.
Per questo sei qui, Dana, perchè non ci siano loro. Soli. E insieme. Un'altra volta.

-Non è vero.

Replica a voce alta alla fastidiosa voce della sua coscienza. E' a Budapest perché lei ha lo stesso diritto di Mulder di partecipare all'indagine. Perché è stufa delle sue fughe e di sentirsi esclusa e al margine. Ci sta perché Mulder ha insistito che non ci fosse.
Piccola ribelle. Bella eroina. Tutto quello che fai è a causa sua. Anche quando lo fai contro di lui è per lui.
Odia la voce della sua coscienza. La odia. Non vuole ascoltarla nella vasca e fa in modo che ci sia tanta schiuma che tutto sembri sul punto di traboccare. Come le sue emozioni. Sta lì, a Budapest. Arrabbiata con Mulder e sola.
Sta sempre sola.
Chiude gli occhi e s'immerge un poco di più nella vasca, e tutto è squisitamente doloroso e caldo. L'acqua è una carezza sensuale in posti che nessun altro può toccare. E' l'amante totale e lei si lascia massaggiare, galleggiando nell'immensa vasca dell'hotel, con la vista annebbiata dietro le palpebre. Si sta sentendo quasi meglio, leggera e- miracolo-, per la prima volta da mesi, languida e femminile.
Così ti sentivi nel tuo sogno.
No. Neanche a parlarne. Perchè la voce della sua coscienza la porta in posti in cui preferisce non addentrarsi? Non vuole pensare a quel sogno è solo una sciocchezza.. Non vuole nemmeno pensare a quell'armadio, di poco fa. Non vuole pensare che per mesi sono stati Mulder e Krycek che hanno diviso una stanza. Quelli che hanno diviso IL LETTO, se la storia che le ha raccontato Mulder è vera.
Mulder parla russo! Krycek gli ha insegnato il russo!
Come suonerà? Come suonerà all'orecchio, sussurrato così vicino che le labbra lo stanno sfiorando?
Meglio non pensarci.
Già ci stai pensando. 
Forse, senza poterlo evitare. A volte. Ci pensa. Non può mentire nel confessionale della sua coscienza.
Quando li vede insieme o quando è immersa fino alle orecchie nell'acqua calda e sali da bagno, schiuma e tentazioni, nuda e solo, ci pensa. Solo per un secondo. Mulder e Krycek. S'immagina tutta questa corrente magnetica che c'è tra loro che prende forma e volume, coagulandosi improvvisamente in una carezza o in un bacio. S'immagina che sarebbe brutale ed isterico, disperato e urgente e li lascerebbe con la voglia d'avere di più. Sì, è così. Con la voglia di molto di più. Lo odia, con tutte le sue forze, si rivolta in lei qualcosa di geloso ed impaziente quando l'immagina ma la tradisce la parte più debole della sua mente e li vede, come in un sogno, in questo letto in Russia, pronunciando quest'alfabeto misterioso con la lingua messa nella bocca dell'altro. Puzzando di vodka, disfacendo il letto.
Come può eccitarti e allo stesso tempo disgustarti?
Non lo sa. Troppa acqua calda nel cuore, troppo tempo da sola, troppa pressione. Nella vasca il suo corpo galleggia e fa scivolare una mano dolcemente all'interno delle gambe. Allunga il momento dell'inevitabile, sente che incomincia ad avere calore in bocca e s'immagina d'avere le labbra più rosse del sangue. Non dovrebbe, non è conveniente per la sua salute mentale, sa che non sta bene ma quando si tocca, cosi morbida come la superficie gelatinosa di una frutta che cade dall'albero, non le importa di niente. Il suo momento, la sua vasca, la sua stupida fantasia. Muove le dita così piano che la schiuma si muove appena. Solo una carezza superficiale che le permetta di allungare il momento. Visto che lo farà, meglio goderlo, meglio allungarlo nel tempo. Potrebbero essere le dita di Mulder.
Potrebbe essere la sua lingua.
Arrossisce al pensarlo, le viene l'acquolina in bocca. Non può evitarlo.
Le immagini del sogno continuano ad infiltrarsi nella sua mente, senza che nessuno le chiami. Ricorda nitidamente la sensazione di essere tra due uomini, stretta tra muscoli e desideri latenti, sul punto di esplodere. Le loro bocche, le loro lingue, le loro carezze, le loro penetrazioni. Si riempie di sangue quando ricorda e fa scivolare appena il dito indice all'interno della vagina.
Ti piacerebbe che succedesse veramente. 

-No- mormora, mentre sprofonda.

- No cosa? Non ho ancora detto niente.

Apre gli occhi sull'orlo dell'infarto quando sente una voce sulla porta del bagno. Non può quasi articolare parola perchè la consuma un misto d'ira e vergogna.

- Krycek! Come sei entrato qui ?!

Oh dio mio, diomiodiomiodiomiodiomio è come un incubo!

- C'è una porta tra le due stanze- risponde con il suo viso " i dettagli della vita quotidiano mi danno fastidio"- Ho ottenuto la chiave.

Non ha visto niente, non può aver visto niente, perchè sta sulla maledetta porta?! Per l'amor di dio! C'è sufficiente schiuma nel bagno?

- Se non esci da questa stanza ora ti giuro per ciò che più sacro che la mia immagine nel bagno sarà l'ultima cosa che vedrai.

- Non è male come ultima immagine

Come nell'ospedale. La stessa maniera tronfia di parlare. La stessa seduzione, non c'è altra parola.

- Fuori.

Gli lancerà il sapone se non si muove di lì ORA.

- Ti aspetto fuori- dice, e finisce per chiudere FINALMENTE la porta dietro di lui.

Scully sta bruciando, il suo corpo troppo all'erta, fermato nel vortice delle sensazioni. Colta in flagrante. Deve fare uno sforzo per rilassarsi. Il suo peggior incubo cattolico diventato realtà. Quando era adolescente era solita aspettare che Melissa si addormentasse per toccarsi. Ha immaginato sempre che un giorno si sarebbe svegliata e lo avrebbe saputo, anche se cercava di farlo in silenzio e quasi senza muoversi, usando solo un dito, e facendo in modo che le lenzuola non si muovessero. Missy non l'ha mai interrotta perché dormiva come un sasso, ma quello che le è successo ora è stato molto peggio. E' stato un incubo al massimo, moltiplicato, aumentato di grandezza fino all'infinito.
Si guarda allo specchio. Il volto caldo, i capelli arruffati dall'umidità, formano morbidi riccioli alla base della nuca. L'accappatoio la copre completamente. Vantaggi della sua statura, qualcuno ne doveva pure avere.
Quando esce dalla stanza, Krycek non sta su una sedia. No, chiaro, questo sarebbe NORMALE. E' steso sul letto come un pascià. Cercando di trovare una posizione.

- Questi letti sono incredibili. Inoltre, credo che per questo invademmo l'Ungheria. Per questi i letti.

Invademmo? Parla di se stesso come se fosse russo o americano indistintamente. Per lui una patria è solo un gioco.

- Che vuoi Krycek? Dillo e vattene.

-Mulder suole essere molto più amabile.

Porco. Lo dice in un modo così ambiguo che le risulta impossibile di evitare che le immagini del sogno ritornino. Mulder e lui. Insieme. Parlando russo. Nello stesso letto. Baciandosi. In un letto come quello che occupa Krycek.
Porco.

- Che vuoi- insiste.

Si solleva. Vuole solo parlare di quello che hanno visto. Dei pazienti di quell'ospedale, esattamente. Hanno preso vari dossier medici e Krycek ha avuto conferma dell'identità dei pazienti da suo padre. Tutti sono o erano rapiti. Krycek crede che ora sono un'altra cosa. Scully è d'accordo.

- Super soldati. Si allevano così, in ospedali come questo. Utilizzando come incubatrice i rapiti.

Devono portare l'informazione a Washington. Quanti ce ne potrebbero essere? Quanti ospedali, quanti uomini. Da i brividi pensarci. Scully si scuote le immagini della fine del mondo dalla testa.

- Ho bisogno di controllare quei dossier.

Disgraziatamente non ci sono più voli quel giorno, bisogna trascorrere 24 ore a Budapest e Krycek crede che sia pericoloso fare i turisti quando chiunque potrebbe riconoscerli a causa della loro intrusione in ospedale.

- Mi stai dicendo che devo trascorrere un giorno in questa stanza?

- In mia compagnia, non dimenticarlo.

-Non potrei.

Giusto quando si sta domandando se la sua vita potrebbe essere peggiore si rende conto che non ci si deve mai domandare questo se non si vuole che peggiori. Suona il cellulare. Si sente così scorbutica che sta per scoppiare.

- Scully, sono io.

Quello che ci mancava. Veramente non ha voglia di parlare con lui. Veramente non ce l'ha. E non può dare dettagli di quello che ha scoperto per telefono, in tutti i modi. Perché la chiama? Per controllarla?

- Sì.

Suona secca. Non gliene importa. Krycek la guarda con intenzione, come se tutto fosse profondamente importante. Qualcuno deve sparagli e ucciderlo, tanto ego non può essere buono. Mulder parla. E parla. E parla. Vuole sapere se va tutto bene, se lei sta bene, se hanno ottenuto qualcosa, quando torneranno.
Sì. Sì. Qualcosa. Domani, gli spiega. Krycek non le toglie gli occhi da dosso

- Domani?-protesta.

Apparentemente gli sembra tardi. Lui non ebbe tanti problemi per scappare senza lasciare traccia. Ma chiaro, lui è un uomo.

- Sì, domani, Mulder. Domani.

La sua irritazione aumenta di temperatura. Quando è lei che va via, è tutto un problema. Quando è lui, tutto normale. Sta su punto di riattaccare, perché francamente, la conversazione non porta da nessuna parte. Ma proprio allora Mulder finisce di rovinate tutto. Dicendo la cosa peggiore, la cosa assolutamente peggiore che poteva dire in quel momento.

- Puoi passarmi Krycek?

Le sale una bolla d'isteria nervosa dallo stomaco alla gola. Controllare l'ira è uno sforzo titanico.

- Siamo occupati. A domani , Mulder.

Lascia il telefono sul comodino, assicurandosi di spegnerlo. Sta bruciando sotto l'accappatoio. Parlare con Krycek, per che cosa? Uomini. Mai è stata cosi stufa di lui. Mai. Stufa di tutto.
Dal trono sul letto, Krycek si limita a guardare. Tutti i cattivi ragazzi del mondo sono solo apprendisti paragonati a lui.

- Vuoi ancora giocare al gioco della verità, Alex?

Il bastardo sorride.

- Dirai la verità, tutta la verità e nient'altro che la verità?

Scully arde. Rabbia, ira, gelosia, frustrazione, altro ancora. Sta bruciando. E solo il fuoco della ribellione può consolarla.

- Tu mi trovi una di queste scatole ungheresi e parliamo.

**

 Sei ore più tardi
6: 40 p.m.

La stanza è stata distrutta dalla pigrizia e la gola. Il letto è disfatto, i cuscini sparsi per terra. Il mini bar saccheggiato. Champagne sul comodino e piccole bottiglie di liquore sul tavolo, sparse sul letto. Di limone, mora, mandorle. Tutti si mescolano sulla lingua di Scully, e nell'alito di Krycek. Noccioline e cioccolatini si mescolano, come sentimenti in una lampada di lava. Tutto si mescola, come rimmel e rossetto dopo una notte folle. Come i segreti e le menzogne in un gioco della verità.

- Il mio turno. Il peggior castigo di tuo padre. Quale è stato e perché.

- Queste sono due domande, Krycek.

Troppo alcool. Troppe ore chiusa nella stessa stanza dove l'aria è diventata rancida e la vasca è ancora piena, come testimone delle sue fantasie insoddisfatte. Scully è seduta sul letto vestita- ora sì- con un jeans ed un jersey con il collo a punta che tenta l'immaginazione per la sua scollatura.
A meno di mezzo metro, Krycek è coricato sul letto, appoggiato alla sua unica mano. Lei ha tra le mani, un piccolo oggetto compatto della grandezza di una scatola di cioccolatini preso dal negozio dell'hotel. Verde, intagliato con bellissimi disegni. Una di queste famose scatole ungheresi. Scully ha tentato di aprirla senza successo. E' completamente ermetica. Non ci sono serrature. Non c'è un meccanismo per aprirla. Secondo Krycek c'è un modo, facendolo in cinque mosse ma l'alcool ha ridotto a sua capacità di risolvere rebus.
Allora capisce perchè sua madre lo paragonava ad una di queste casse. Sono tanto belle quanto impossibili.

- Risponda al perché, signorina Gioco Secondo le Regole. Tuo padre. Castigo. Il peggiore. Perchè.

Risponde.
Diciassette anni Akab la punì con i lavori volontari in una comunità. Dovette aiutare nel coro e preparare la cena del Ringraziamento per l'Esercito della Salvezza. Tutto perché scappò dal suo saggio della banda per andare a pomiciare con Billy Farrucci sul sedile posteriore della macchina di questi.

- Non mi guardò per due settimane.

Passate le prime domande non è nemmeno difficile rispondere e questa è la cosa più sbalorditiva. Che le importa rispondere a queste sciocchezze se in cambio ottiene informazioni succose su Krycek. La cosa peggiore è che crede che non stia nemmeno mentendole e ogni cosa che scopre su di lui è più divertente della precedente. Specialmente se combinata con l'alcool.
Il suo secondo nome è "Valeri", si offende se gli dici che è un nome da ragazza, conosce l'arabo, un poco di cinese, e il tedesco. Altre che il russo. Sì, ha finito le superiori e ha fatto tre anni di Università, niente di meno che a New York. E' stato, e questa è la cosa più incredibile di tutte, alla scuola per diplomatici. Il suo film preferito è " Taxi Driver", crede che la televisione sia un'immondizia e la democrazia una sciocchezza. Se dovesse uccidere una stella di Hollywood ne sceglierebbe due: Le sorelle Olsen. Non ha mai portato la frangetta anche se ha provato a portare i capelli diritti. E' ateo ma è stato in una scuola di preti. E' ancora capace di recitare vari paragrafi della Bibbia che sua madre gli obbligò ad imparare a memoria. La cosa peggiore di tutte è che gli piace Sinatra. O per dirlo con le sue parole. " Se critichi Sinatra ti ucciderò in questa stanza. Qui e ora."
Non porta il conto della gente che ha ucciso. Più di dieci. La prima volta che sparò con un'arma da fuoco aveva quindici anni. Non si pente. Farebbe di nuovo tutto quello che ha fatto.

- Tranne per i vestiti. Non m'importa che Mulder doveva pensare che ero un ritardato. Quei vestiti non avevano scuse sufficienti.

Ha appreso tutte queste cose e altre ancora. Come che è quasi impossibile farlo ubriacare, malgrado beva- letteralmente- come un cosacco. Ha anche scoperto- sorpresa!- che sa ascoltare e lo preferisce mille volte al parlare. E' esattamente l'antitesi di Mulder. Bugiardo, assassino, traditore, imbroglione, lucido, manipolatore, laconico e apparentemente, è interessato ad ogni genere di storia su di lei. Sor-pre-sa. Tutti gli uomini sono interessati a lei. Tutti la trovano affascinante. Tranne Mulder, naturalmente, che prova solo interesse verso esseri di un altro mondo e verso se stesso.

- Che cosa stavi facendo esattamente in quella macchina con Billy Farruci perché tuo padre non ti guardasse per due settimane?

- Scusa ma è il mio turno. Da quando vai a letto con mia sorella? 

Lo dice per sorprenderlo, ma lui non si scompone. Ha anche scoperto che sorprenderlo è così difficile come salire verso la luna con una scala mobile.

- Sapevo che avrebbe finito per raccontartelo. Non so. Tre, quattro anni. Sporadicamente, non so.- Finisce l'ultima bottiglia, più che altro una mini bottiglia, di vodka e getta il contenitore vuoto verso il divano che sta vicino alla finestra.- Che stavi facendo a Billy Farruci perché tuo padre si arrabbiasse tanto, Dana?

-Già te l'ho detto, stavo pomiciando con Billy Farruci.

- Tuo padre non ti guardò per due settimane perché stavi baciando quella nullità? Permettimi di dubitarne. Nemmeno il severo capitano Scully poteva essere così conservatore.

Nullità. Sì, il povero Billy era abbastanza una nullità.
Quando Krycek sorride sembra più giovane e gli piacciono le noccioline.
Le resta ancora un poco di liquore alle nocciole. Non molto, ma s'intrattiene bevendolo piano. Ci vuole molto per ubriacare un'irlandese ma c'è quasi. Sente un dolce sopore, una rilassamento sensuale. Sono millenni che nessuno s'interessa di lei e volesse il cielo che non fosse così, ma il flirtare sfacciato di un uomo come Krycek- un uomo così bello e così equivoco come Krycek- la fa sentire libera. Diversa. Un'altra.
Non la Scully di Mulder, che prende nota, lo spia da sopra la spalla, si prodiga per lui senza ricevere niente in cambio, no. Un'altra. Un'altra Dana. Una donna, Mulder. E' così semplice.
Ora che l'ubriacatura è una frontiera a portata di mano può riconoscerlo con se stessa. Poche volte è stata vicino ad un uomo così attraente, così intensamente sensuale.

-Vediamo, avevi diciassette anni, così non credo che il piccolo Billy riuscisse ad arrivare all'ultima base. Eri una brava ragazza cattolica, se non ricordo male, voi resistete un poco in più del resto.

Continua ancora con questa cosa?

- Chiaro che scappasti con lui, e nella sua macchina, e in un parcheggio, niente di meno. – Finge di pensarci su- Qualcosa dovevi star facendo.- la guarda costantemente, è come un entomologo che osserva che il suo insetto preferito, c'è qualcosa che la studia in quello sguardo.- Glielo stavi facendo con la mano o con la bocca, Dana?

Arrossirebbe, se non avesse tanto alcool dentro. Forse no. E' troppo arrabbiata per arrossire. Questa notte non è Scully, deve dimostrare che è un'altra cosa. Che può essere selvaggia e disinibita. Ribellandosi a qualcuno che nemmeno la sta vedendo. Patetico.

- Non so. Tu hai iniziato questa storia, Krycek, sei l'esperto in sessualità adolescenziale. Sicuramente eri un stallone a diciassette anni. Andavi sverginando ragazzine per mezzo mondo, no?

- Diciamo che se fossi stato io in quella macchina non te l'avrei messo solo in bocca.

Presuntuoso.

- Come fai a sa