Tutto è un gioco
Sesto capitolo

 

29 Ottobre

Hotel Kempinski
Budapest, Ungheria
08:30 a.m.

Scully si sveglia semi nuda tra le lenzuola di cotone bianco, con la giacca di raso del pigiama arrotolata intorno alla vita, la testa immersa nel cuscino e ciocche di capelli rossi arruffati sparse in tutte le direzioni. Un nodo di coperte si attorcigliato ai suoi piedi ed ha un sonno così profondo che risuonano quattro squilli prima che osi tirar fuori la mano dal calore viscoso del letto e rispondere alla telefonata della sveglia dell'albergo.

- Sono le otto e mezzo, signorina Scully.

 Comporre un paio di sillabe e dire "grazie" è uno sforzo epico. Ha la bocca così secca che potrebbe seminare il grano nei solchi della gola. Ha nausea, la sensazione che le gambe non la sosterranno e la sua testa è un enorme vuoto dove il suono si amplifica e rimbomba. Neanche aprire le palpebre è una scelta sensata e quando il telefono suona di nuovo- una bomba ai neutroni nel freddo mattino ungherese- sente l'impulso di strappare il cavo. Invece, tasta il comodino alla cieca, cercando di trovare la cornetta. La stanza si muove, si srotola e si arrotola con il pulsare dei postumi della sbornia. Il mondo va in direzione contraria alle lancette dell'orologio, come una crudele metafora della sua vita.

- Già sono sveglia!-protesta, prima di aspettare di sentire la voce all'altro lato.

Sente una voce familiare.

 -Ti hanno mai detto che sei molto irritabile prima di bere il primo caffè, Scully?

Mulder.
No, per favore.
Si rimette distesa con tanta velocità che sente d'avere le vertigini e che vomiterà gli ultimi resti della sua dignità sull'immacolata moquette della sua favolosa suite. Si afferra con forza all'auricolare, come se questo la liberasse da qualche orribile disgrazia. All'altro lato dell'Atlantico, Mulder parla con quel tono di voce che sta a mezza strada tra il rum con lo zucchero e i cuscini di piume. Con gli occhi chiusi e i capelli sul viso, attenta solo alle sue parole, Scully sente che può allungare la mano e toccarlo. Sembra vicino e familiare, come se non fossero passati tra loro gli anni e i segreti. Il peccato e la notte più lunga di tutte.
Sembra il suo Mulder ma ora non sa chi è il suo Mulder.
Sente che può toccarlo ma se allunga la mano, non c'è niente.

-Che ora è?

-Qui è pomeriggio. Là deve essere presto-mormora- Tutto bene? Aggiunge, gocce di preoccupazione in fondo alla sua voce.

Ho scoperto che sei andato a letto con un'altra quando sono stata rapita e mi sento tradita anche quando non ho nessun diritto di pensare a lei come "l'altra". Sai una cosa? Credo che sei andato a letto con Krycek e mi fa male la testa. Ed è meglio che non domandi cosa è successo qui questa notte perché non c'è più rimedio.
Se sta tutto bene? "Bene" è un territorio lontano all'altro lato del mondo.

 -Sto bene-mente- Mi hai svegliata nel mezzo di un sogno.

 La risata a mezza voce di Mulder evoca tra loro lo spirito dell'intimità.

 -Un sogno bello o brutto?-mormora.

 Apre gli occhi e intorno a lei la stanza è lo scenario di un crimine. Mini bar saccheggiato. Vestiti buttati sul pavimento. Coperte per terra. Cuscini persi. Vetri appannati. Verità e rimmel. Segreti e champagne. La notte ha cambiato pelle e sotto, ci sono solo sorprese.
In sogno che sembra reale.

-Non so, un sogno strano.- Respira profondamente e cerca di pensare con chiarezza ma è difficile.- Dove sei?

 E' vero che sei andato a letto con Krycek e hai approfittato del mio rapimento per fare sesso con una vampira?

-A casa.

 A casa.
Seduto sul divano al buio. Ombre verdastre dell'acquario che l'illuminano. Capelli leggermente spettinati per averci passato le dita. Un'ombra di barba dopo vari giorni a lavorare troppo. Maglietta aderente. Jeans con il primo bottone sbottonato per pigrizia. La cornetta in mano, le gambe stese sul tavolino, l'altra mano sullo stomaco, più vicino alla cerniera lampo che al petto, disegnando carezze senza nome.
E' come se lo stesse vedendo attraverso l'occhio invisibile dell'intimità acquisita con gli anni. Che la sua immagine risulti tentatrice, dopo quello che è successo è un castigo.

-Sei ancora a letto, Scully?

Non è giusto che possa parlare così, con una cadenza scura e seduttrice. Per niente, per niente giusto. Soprattutto dopo quello che ha visto questo letto.

-Mulder devo riattaccare.

Il tono della sua voce chiede perdono improvvisamente e senza preavviso.

-Scully, se in questi giorni ti ho dato l'impressione che non ti credo capace di fare questo lavoro…-respira, cambia idea-…è…sono io che non valgo niente quando non ci sei.

Le si stringe il cuore. No, Mulder. Non dire questo.
Ascoltarlo precisamente in questo letto, in questo hotel, dopo questa notte, è avere il peggior senso possibile d'opportunità. Non può pensare, ha bisogno di un poco di solitudine.
All'altro lato del telefono Mulder respira intensamente.

-Frohike sente la tua mancanza.- aggiunge.

Caramello bruciato. Riso con latte e panna calda. La sua voce è burro ed il grugnito tremante dei gatti appena nati. Va dall'orecchio direttamente nel suo stomaco. Si fa gelatina nel petto e scende per il suo corpo sotto forma di calore, provocando una boccata di caldo tra le gambe. Lo sente nel letto con lei. Quella voce. Che dice sconcezze all'orecchio mentre Mulder l'accarezza.
Deve riattaccare. Ora.
La porta di comunicazione tra le due stanze si apre. Doccia fatta, rasato, vestito con una camicia di seta grigio scuro con il collo sbottonato, pantaloni e giacca neri e scarpe da gangster, capelli ancora bagnati ed un intenso profumo d'after shave, Krycek penetra nella stanza, violando il luogo e tutto ciò che c'è in esso. Nel suo sguardo c'è un'arroganza sconosciuta. E venendo da lui, questo vuol dire troppo.  

-Mulder, devo fare la doccia o perderò l'aereo. 

-Ehi, Scully, indossi la camicia da notte o il pigiama?

Mulder nell'orecchio. Emanando elettricità e calore. Krycek di fronte a lei, che si avvicina al letto. E' intrappolata nel miele di questi due uomini. Ed improvvisamente, tutto quello che è accaduto durante la notte le inonda la mente e si rende conto che tutta la sua vita è affondata nella fossa abissale dell'Atlantico e non ha nessun potere sul futuro.
Krycek la tiene sotto controllo.

 -Buongiorno, Dana.

 Mulder ha sempre giocato con lei. Mortificandola.

 -Scully, sei lì?

Due veleni diversi. Due profumi tossici quando si mescolano. Dentro le lenzuola sente di essere nuda per tutti e due. Krycek aziona il viva voce del telefono prima che lei riattacchi.

 -Mulder, aspettaci all'aeroporto con champagne e rose- dice.

E sta parlando con Mulder, chiaro, ma è a lei che non toglie gli occhi di dosso. In realtà, non la sta guardando. Nello stesso modo in cui una tigre non guarda un piatto di latte. Si compiace. E senza che Scully possa evitarlo, una conversazione banale si trasforma un una carambola sul tavolo da biliardo delle insinuazioni sessuali. Tutto tra loro è, su tre binari. Sempre un gioco. La voce di Mulder è pura possessività. Quella di Krycek, è Potere Assoluto in una bottiglia da un litro e mezzo.

- Facciamo una cosa, Alex- ironizza Mulder - Tu t'industri per far sì che ti disinfettino alla dogana e io dirò a Scully che ti metta un guinzaglio, ti porti a passeggiare e ti dia da mangiare. 

Il sorriso satanico di Krycek trasforma "guinzaglio" e "mangiare" nelle più grandi delle perversioni che la mente di Scully sia capace d'immaginare. Le si secca la bocca in modo istantaneo e violento.

 - Affare fatto, Mulder.

Un milione di doppi sensi in solo tre parole.
Erotismo e violenza. Non esiste differenza tra loro. Sangue e seme, è la stessa cosa. Hanno un debito in sospeso scritto con la saliva. Che vadano a letto insieme o no, che Krycek dica la verità o menta, che differenza fa? Che differenza può fare? Le loro voci stanno nel letto con lei e la sensazione è così fisica che potrebbe allungare le gambe e toccarli entrambi. Dentro le lenzuola. Con lei. Baciandola. Leccandola. Mangiando tutti i suoi segreti tra tutti e due.
Che ti metta un guinzaglio e ti dia da mangiare.
Oddio.

 - Arrivederci, Mulder. Pensami quando la porterai tu a passeggiare.

 -Come sempre.

E con questo Krycek riattacca senza dare a Scully il tempo per un saluto. La voce di Mulder scivola via per la linea telefonica e restano soli di nuovo. Senza nent'altro tra loro che l'aria, nausee ed il ricordo di quello che hanno diviso. In tutti gli anni in cui lo ha conosciuto, non ha mai visto Krycek cosi soddisfatto di se stesso. Come se stesse per tirarla via dal letto e strapparle i pochi indumenti che ha. Come se stesse per spingerla contro il capezzale con le ginocchia aperte e assaporare tutto il desiderio accumulato tre le gambe senza preliminari né scuse.
Disgraziato.
Non. Lo. Sopporta.

- Krycek, esci subito dalla mia stanza.

 Tagliente.
Con le gambe tremanti si alza per andare verso il bagno e riesce a controllare le vertigini. Prima che riesca a chiudere la porta, Krycek la blocca mettendo un piede perché non possa chiuderla e sussurra, facendole rizzare la peluria del viso.

-Non mi darai da mangiare?

Porco.

- Mi tenta di più metterti un guinzaglio.

Lo odia. Ma odia di più se stessa.
Pensandoci bene, no. Odia di più lui.

 - Se usi quello che è accaduto in questa stanza per fare del male a Mulder ti ucciderò con le mie stesse mani, Alex, te lo giuro.

Non ha mai parlato così seriamente in tutta la sua vita ed entrambi lo sanno, anche se Krycek finge di non capirlo.

- Chi lo sa. Forse se lo viene a sapere gli interesserà unirsi al nostro gioco.

Chiude la porta con una spinta e quando finalmente si mette nella doccia sente che s'immerge nella profondità dell'oceano. Le costa molta della volontà che ha vestirsi e fare la piccola valigia piena di cose sue che non riconosce più come sue. Sta sul punto di lasciare la piccola scatola ungherese nella stanza ma decide di portarla con se all'ultimo momento. Nella reception, uno dei ragazzi con i bottoni d'oro le sorride con cortesia e chissà per quale motivo surreale tanta amabilità la fa sentire colpevole. L'autunno europeo è freddo ma dalla strada arriva un sole raggiante che brilla troppo vicino all'orizzonte. Krycek esce dall'ascensore mettendosi gli occhiali da sole.
Troppo attraente per il bene comune dell'Umanità.
Prima di uscire, alla reception gli danno una busta gialla della grandezza di un foglio protocollo.

 -L'ha lasciata un uomo a nome di suo padre, signore

In ungherese e provenendo da una bocca assassina, "grazie" suona come un crimine impronunciabile.
Salgono sul taxi in silenzio. Scully sente curiosità per la busta ma pesa di più l'orgoglio e frena la voglia di domandare. Che genere di cose si regalano i Krycek? Ottiene una spiegazione laconica anche se non l'ha chiesta.

 -Alcune foto di cui avevo bisogno.- spiega, guardandola al di sopra quei maledetti occhiali.- Cose di famiglia. Per un regalo.

Un regalo avvelenato, di questo Scully non ha dubbi.
Il taxi si allontana verso l'aeroporto, per lasciare indietro l'Ungheria e tornare a casa, l'unico posto al mondo che la terrorizza in questo momento. La distanza è l'abisso dell'identità. Tornare è affrontare troppe cose. Sta seduta su una bomba ad orologeria. Sente il tic tac dei secondi e anticipa il suono dell'esplosione quanto farà scoppiare tutto al suo passaggio. Succeda quel che succeda, la fine del mondo è questione di ore.
Mulder aspetta a Washington.
Tutto quello che hanno costruito per sette anni è sospeso nell'aria. Potrebbe traballare. Cadere. Soccombere.
Ed ora che accadrà?

Ed ora che accadrà, Mulder?

**

15 ore dopo
aeroporto internazionale John Foster Dulles
Washington DC

I cartelloni annunciano i voli. Enormi lettere fluorescenti. Decine di lettere gialle girano e cambiano rapidamente per informare degli arrivi e dei ritardi. Londra, Parigi, Houston, Los Angeles, Francoforte. Ci sono migliaia di passeggeri in transito nel terminal, tutti si girano e controllano il loro volo quando passano di fronte agli enormi schermi numerici. Uno di loro porta scarpe che tamburellano per terra, rivelando impazienza. L'orlo del cappotto gli accarezza le gambe. Vicino al taschino posteriore dei jeans porta una pistola con la sicura. Ha una polo dal collo alto per proteggersi dall'imminente tempesta di vento e neve. Quando verifica che il volo da Budapest con scalo a Heathrow è già in uscita dalla porta 23, si gira.
E Mulder cerca tra folla.
I suoi piccoli occhi inquieti sembrano verdi quando si avvicina la sera. Un'ombra di barba dopo un giorno di lavoro. Una lieve traccia di profumo maschile. Impaziente. E' difficile comprendere l'alchimia del suo volto e classificare ciò che lo rende attraente. Cosa fa perché la gente lo guardi mentre lui l'ignora?
E' l'ora di punta nel terminal.
Molti visi, troppa gente, passeggeri che vanno e vengono. Nessuno è lei.
Porta 23.
Sta lì.
Passi studiati, vestito pantaloni e giacca blu mare, metà capigliatura che le dondola sulle spalle stanche, sguardo bello e occhiaie. Si distingue tra la folla come se fosse l'unica cosa pulita in un mondo che ha dimenticato che cosa sia la tenerezza.
Quando Mulder la vede uscire, sente calore sul viso e la gola secca. Non è capace di evitare un sorriso infantile. Lei cammina sempre come se il suolo fosse qualcosa di fragile e stesse sul punto di rompersi. La vede e il mondo rimane in silenzio. Prega perché i loro sguardi s'incontrino perché in questo momento, quando Scully gira la testa, esamina la gente che ha vicino e finalmente, come se intuisse dove sta, lo incontra faccia a faccia, tutto si riempie d'elettricità.
Tutto.
L'aeroporto si accende. I pannelli d'informazione, i banconi, le piste e la torre di controllo. Il suo cuore s'accende. Sembra stanca, con il vestito sgualcito e un mezzo sorriso di profondo esaurimento. E qualcos'altro, un altro tipo di stanchezza che Mulder non è capace d'identificare. Odora d'aereo e notti europee.
Vuole toccarla ma frena l'impulso con la routine degli anni. Invece d'abbracciarla, fa una battuta . E' abituato.

-Pensavo che non saresti arrivata a tempo per evitare il grande disastro.

 Scully sembra allarmata.

 -Cosa?

- Prendere il taxi a quest'ora- chiarisce- ti sarebbe costato tre ore almeno.

C'è un evidente sollievo nella sua espressione quando mormora"chiaro, un taxi" e respira profondamente, abbassando lo sguardo che a Mulder non è mai parso così cristallino. Scully è troppa bellezza in una boccetta così piccola. A volte, quando la vede dopo un certo tempo senza la sua dosi di "stare con lei", la sindrome d'astinenza è così dura che sente spasmi di nostalgia nel cuore.
Abbassa la testa per parlarle. Se la tiene vicina, tutta questa Scully solo per lui, l'aeroporto tace e sfuma. Restano solo loro. Respiro contro respiro.

 -Mi hai portato un souvenir?-mormora

Silenzio e lei sembra sul punto di dire qualcosa. Ma cambia idea immediatamente. Si allontana e assume una portamento più professionale. Non è fredda, ma emana distanza e Mulder sente un soffio di delusione.

-No, ma ho portato alcune sorprese-assicura

E' la prima volta da anni che Mulder non può leggere dietro questo velo invisibile che nasconde qualcosa nel suo sguardo.
E' ancora arrabbiata?
Che succede?
Non ha tempo di rispondere a nessuna delle sue domande. La folla ha spasmi, l'aeroporto pulsa e si contrae. I terminali continuano a sputare passeggeri come un mostro che restituisce i resti di una lunga digestione. L'ultimo ad attraversare la porta 23 è un uomo con un impeccabile vestito nero. Mascella stretta, capelli che sembrano sempre appena tagliati, tratti brevi ed affilati. Uno sguardo che scruta in tutte le direzioni, emanando un senso di paranoia. Minaccioso per chiunque non lo conosca.
Mulder lo conosce troppo.
Tre giorni con Scully in Ungheria. L'irrita che li abbia potuti dividere con chiunque che non fosse lui. Ma l'irrita di più che li abbia divisi precisamente con Krycek. Alcune ore fa lei si svegliava nel cuore dell'Europa e questo bastardo stava nella SUA stanza. Alle prime ore del mattino.
Stronzo.
Ha voglia di orinare per marcare il suo territorio.

 - Primo il cagnolino cannibale e ora questo. Scully, devi portarti dietro tutti i cuccioli che trovi in giro?

Krycek ha sempre una risposta a portata di mano. Il loro è un duello verbale di pistole.

-Io sono il cane? Ma se sei tu che muovi la codina ogni volta che l'accarezzo.

Scully cerca di non arrossire ma sente un'improvvisa andata di calore sul viso.
Dopo la sua fuga ungherese, la routine abituale d'allusioni e battute aggressive made in Mulder/Krycek le sembra più difficile da sopportare. Sono qui. Promesse di violenza che non si realizzano mai e riempiono il terminal d'energia mascolina. E lei catturata in un gas tossico che potrebbe essere ambrosia mortale.
Avanzano tutti e tre insieme tra la folla. Mulder non si separa da Scully, cerca di ridurre fisicamente la distanza che lei l'impone. Krycek cammina un passo indietro, chiudendo un angolo matematicamente impossibile. Fanno passi così fermi che la gente si scosta quando li trova sulla sua strada. Fanno sì che si girino le teste dei passeggeri e che si girino gli sguardi per seguirli per alcuni metri.
Camminano sempre a rallentatore, ad una velocità diversa dal resto dell'Umanità.
Ognuno di loro potrebbe fermare il traffico da solo. Insieme, sono troppa bellezza per un solo quadro. C'è una componente nel loro modo di muoversi. Strisciano sul tapis roulant. Armati sotto i vestiti. La salvezza del mondo e perdizione delle loro anime, tutto è in gioco.
Tutto.
Scully si sente catturata.

 - Abbiamo qualcosa di nuovo sui replicanti, Mulder. Ci potremo vedere prima dell'orario d'ufficio.

Mulder la sente diversa. Si accordano per le sette e mezzo in ufficio, prima che incominci una nuova riunione sulla sicurezza con Skinner. Krycek cerca di guadagnarsi la sua attenzione, sfidandolo costantemente ad una battaglia dialettica. Continua ad essere un enigma.

 -Ed a pensare che mi perderò tutto questo divertimento, le levatacce e il buon Skinner con le sue interminabili riunioni. Perché ho lasciato l'FBI

Sa che Mulder non resisterebbe mai a non misurarsi con lui.

 - Perchè ti avrebbero accusato di cospirazione contro la sicurezza nazionale, spionaggio e omicidio di primo grado.

- In ogni modo ancora una settimana a mangiare in quella caffetteria e avrei dovuto dimettermi.

 Sulla porta del parcheggio Krycek saluta senza tante cerimonie. Quando Mulder si allontana di alcuni metri per pagare alla macchina automatica, approfitta per chinarsi verso Scully, sfiorarle il bordo dell'orecchio con le labbra e farle rizzare la peluria dicendo.

 - Dovrebbero inventare una vaccinazione per resistere a voi due.

 Scully non lo guarda quando va via. Non osserva con la coda dell'occhio i movimenti del cappotto che gli dondola sul corpo man mano che accelera il passo. Quando sta per entrare in macchina, Mulder mette un braccio su un posto che considera suo, alla fine della schiena, la sua schiena. Non è sicuro ma gli sembra di sentire un brivido caldo prima che lei si scosti delicatamente. Deliberatamente.
 Emana un calore freddo. Una fusione sconosciuta nell'aria gli trasmette un presentimento che non riesce a definire con le parole. Quando le domanda se si sente bene, ovviamente, riceve l'unica risposta possibile.

 -Bene. Un poco stanca, è stato un viaggio lungo.

 Per lui anche. Tre notti solo, in un appartamento vuoto con troppe ore da riempire. Tutte le ore si riempiono sempre di lei. E' abituato ma fa sempre un poco male.
Si allontanano dal parcheggio con la radio accesa e ascoltano la previsione di un temporale per le prossime ore. L'annunciatore parla con un esperto del Centro Nazionale di Meteorologia. Le previsioni dei satelliti sembrano indicare che un'ondata di freddo polare sta scendendo lungo la costa Est e raggiungerà la città in un paio di giorni. L'inverno annuncia le prime ore del futuro. Il conduttore della trasmissione avverte che le acque potrebbero gelarsi, le case in periferia restare isolate e le strade chiuse.
 I segni annunciano l'ultimo giorno. Suonano le trombe di Gerico.

 - Sarà l'inverno delle nostre vite, amici. Rimanete in casa per la fine del mondo- annuncia il conduttore, bramendo una risata che cerca d'essere amichevole e risulta poco sincera.

**

Nella caffetteria dell'aeroporto, un mendicante dei tanti che riempiono le stazioni e i terminali, chiede denaro con un recipiente metallico e una litania biblica.
Anche lui condivide la previsione del tempo.

 - E' la fine del mondo- annuncia- Dobbiamo pentirci ora!

Quando Krycek gli passa accanto, lancia una moneta per aria e cade nel recipiente, cantando vittoria. Il mendicante ha occhi febbrilmente folli e ringrazia attraversandolo con uno sguardo malato. Dopo l'ignora e continua a parlare, preso nel racconto del suo testamento apocrifo, annunciando che Satana commina già tra gli uomini e le porte dell'inferno sono aperte.
Se lui sapesse.
Alla porta del terminal numero uno, una macchina aspetta Krycek. Una limousine ampia, di un nero brillante. Con targa diplomatica e tappezzeria di lusso. Tira fuori la busta da una valigetta da viaggio. Ci sono delle foto dentro e gli sta bruciando nella mano da Budapest.
 Seduta sul sedile posteriore, bionda come una canzone degli anni cinquanta, l'aspetta Marita.

 -Che devo fare?- domanda.

 Gelidi occhi azzurri, capelli raccolti per evitare qualsiasi traccia di dolcezza. Si sforza tanto a perfezionare il suo prototipo di bionda alla Hichcock che ci sta riuscendo.
 Il piano è semplice. Telefonare. Concertare un appuntamento. Dargli le foto. Non rispondere a nessuna domanda. Esigere che venga solo.

 -Vorrà raccontarlo a Scully ma non puoi permetterglielo.

 Marita gli deve un favore ed è ora di pagare. Sembra sorpresa, come se si fosse aspettata un prezzo più alto. Solo foto da consegnare. Non è molto.

 - Pensavo che mi avresti chiesto qualcosa di peggio.

 Krycek sorride. Umorismo amaro come il fiele.

 - E' evidente che non hai visto le foto.

 - Sospetterà che mi mandi tu, Alexander.

 Fredda come il ghiaccio. Una volta riuscì a riscaldarla e lui s'immerse nel suo sesso, come una stalattite bruciante nel centro della terra. Ora, l'unica cosa che l'unisce a lei è il ricordo del passato morto. La partitura senza musica di un "ieri"

 -Per sospettare bisogna pensare, quando un uomo pensa con il cazzo, agisce solo. Non ti ricordi? Me lo hai insegnato tu.

I rimproveri puzzano sempre come carne putrida.
La macchina esce dall'aeroporto lentamente, scivolando per la strada con dolcezza vellutata. Ruggendo con eleganza. Viaggiano sul sedile posteriore. C'è uno specchio di vetro tra loro e l'autista. Li isola dal mondo. Avanzano tra gli ultimi strascichi del temporale in una bara metallica. Quando Marita apre la busta, c'è una dilatazione di sorpresa nelle sue pupille e un gesto di disprezzo nella voce. Sembra schifata.

 -Ci deve essere un limite a giocare con la gente, Alex.

 -Se un giorno lo trovi, avvisami.

 -Credi che questo sia un gioco?

 Una volta Krycek sentì una frase brillante da un bastardo figlio di grandissima puttana. Una grande frase.

 -Tutto è un gioco.

Così come le ha ordinato, Marita fa la telefonata il mattino dopo, cercando di non pensare al disprezzo che sente per sé stessa. Quanto prima paga il suo debito, meglio è.  

 -Agente Mulder. Sono Marita Covarrubias. Ho qualcosa per lei.

 Mai potrà dimenticare le ultime parole di Krycek in quella macchina senza salvezza che porta ad una strada chiusa chiamata apocalisse.

 - Una volta che Mulder avrà le foto resta solo da aspettare il Messia.

 Nemmeno dimenticherà mai la faccia di Fox Mulder al vedere le foto, un paio di giorni dopo. Per la sua espressione d'orrore all'aprire la busta, Marita suppone che la conclusione che Krycek aspetta, qualsiasi essa sia, sta sul punto di scatenarsi.
La fine del mondo è un fatto.
Krycek e quella donna. Se sono rimasti registrate a fuoco nella sua memoria, come avranno potuto colpire queste foto Mulder?
Resta solo aspettare e pregare. Per disgrazia, Marita ha la sicurezza che da tempo Dio ha smesso di ascoltare gli uomini.

**

3 novembre
Due notti dopo
Washington DC

La previsione si realizza.
La notte del 3 novembre si scatena la prima tempesta.
Il distretto federale affronta l'attacco violento della nevicata. E' il ciclo delle cose. E' tempo che gli uomini affrontino la battaglia per la sopravvivenza e facciano fronte all'inverno che minaccia di devastare la terra. La maggior parte della gente si rifugia nelle loro case e restano solo sull'autostrada gli spazzaneve ed i pompieri. La polizia ed alcuni disperati che cercano di arrivare quanto prima a casa. Guidano piano, facendosi strada tra la bruma e la nebbia.
Tutti tranne la macchina di Mulder. Un lampo nella notte, la sua auto viaggia come un sibilo, graffiando l'autostrada alla velocità del suono. All'interno, gli specchietti retrovisori gli restituiscono l'immagine di un uomo che riconosce appena. Non c'è la radio accesa. Nemmeno il cellulare. Scully chiamava con insistenza ogni mezz'ora e si è stancato di sentire le telefonate a cui non pensa di rispondere. Si crogiola nel silenzio. La macchina è il suo sarcofago. Sul sedile del copilota ci sono le foto. Non pensa di guardarle di nuovo.
E' finita.
Non è tempo di punirsi, ma di punire.
E' tutto semplice e chiaro.
Ricorda ancora l'esatta direzione per l'appartamento di Krycek, anche se è stato lì solo una volta. Sei mesi prima. Quando suggellarono il loro infame patto di sangue con lui. Fu un errore, è evidente. Ma non importa perché ora non può tornare indietro e perché presto si farà ripagare l'errore col sangue.
Gli brucia tutto il corpo.
Ha un piano. Bene elaborato. Quando era piccolo gli piacevano i giochi di strategia. Risiko, gli scacchi, Monopoli, la dama. E il maledetto Stratego. Immaginare la giocata, anticipare le possibili mosse dell'avversario, tessere una rete di possibilità e collocare i pezzi per stare due passi avanti al nemico. Gli piaceva farlo. Quando era già grande per giocare e Sam era scomparsa, si coricava nelle notti d'insonnia e giocava contro se stesso. Immaginando quello che lui avrebbe fatto e come poteva anticipare le mosse di Sam. Era bravo a fare piani. Lo è ancora.
Ha molta immaginazione. Troppa, direbbe qualcuno.
Questo piano è molto semplice ed è qui che sta la sua bellezza.
Per prima cosa si servirà del sangue di Krycek in una coppa di champagne.
Poi ha programmato il suo momento con Scully. Il SUO momento. Sette anni aspettando. Sette anni di sguardi e momenti interrotti. Sette anni a tirarsi indietro quando tutto diventava intimo e caldo. Sette anni rispettandola troppo per forzare le barriere invisibili. Sette anni.
E' finita.
Dovrà aspettare un poco perchè Scully è da Melissa e torna da Harrisburgh domani. Ma non fa niente. Non ha fretta, può aspettare. Aspetta da sette anni senza quasi esserne cosciente, non gli importa di ritardare il momento che è stato sempre inevitabile ancora un poco. Entrerà nel suo appartamento e aspetterà Scully al buio. Quando lei attraverserà la soglia, non le parlerà delle foto. Neanche a parlarne. Lei già sa quello che ha fatto e lui non può digerirlo, che senso avrebbe parlare? E nemmeno le racconterà le fantasie su di lei che ha avuto per anni e che ora si sono incrinate per colpa di queste foto, esplodendo nell'immensità come un cuore di cristallo. Perchè farlo? Queste non sono più le sue fantasie.
Anche se le ricorda ancora. Vividamente.
Scivolare su di lei dolcemente in una notte d'estate, in un motel lungo la strada senza aria condizionata. Corpi sudati che gemono insieme. Dividere la doccia di casa sua nelle prime ore del mattino e insaponarle tutto il corpo. Metterla a pancia in giù sul letto per farle un massaggio. Quando sta rilassata, separarle le gambe molto piano e massaggiarne l'interno con le dita. Leccarla dalla testa ai piedi fino al tallone, dalle caviglie alle ginocchia, dalle cosce alle piccole labbra. Sedurla con le parole. Parlarle all'orecchio mentre lo fanno al buio, di notte, in un angolo del tavolo della cucina. Muoversi in lei per la prima volta, morbido e piano, rigido ed umido.
Molte fantasie. Per molti anni.
Panna montata sul bordo della scollatura e sullo stomaco. Mangiare piano. Biancheria di merletto, mutandine di seta, lenzuola di satin. Bere champagne dalla sua bocca. Alzarle la gonna sul pianerottolo di casa, abbassarle le calze, toccarla con un solo dito mentre si baciano senza prendere fiato. Farlo in piedi nell'ascensore dell'ufficio senza svestirsi. Giarrettiere raffinate, trucco sciolto, rossetto rosso.
Sette anni di fantasie. Ha molta immaginazione. E ha avuto molto tempo a sua disposizione.
Ora non hanno senso. La donna di queste fantasie non esiste più. Quella donna era sua e quella delle foto non lo è. Non può essere. Civetta ma distante, sensuale ma composta. Femminile ma essenziale. Quella era sua. Voleva compiacerla, amarla quando fosse stata pronta, quando LEI fosse stata pronta. Voleva sedurla. Per cosa sono serviti tanti passi avanti e tanti passi indietro? Per vedere come finiva con un altro. Quella della foto non è la sua Scully.
Questa è un'altra. Sfrenata, sudata, carnale. Con un altro. Con Krycek.
E ora che succede?
Bella domanda.
Bene, almeno ora capisce la sua freddezza al ritorno dall'Ungheria. Tutto risulta, improvvisamente, chiaro e semplice da capire. E' stato abbastanza idiota da non essersene reso conto prima perché aveva notato qualcosa di strano dalla conversazione telefonica. La sua voce suonava tesa all'altro lato dell'Atlantico. Aveva pensato che fosse diffidenza. Non aveva capito che era colpevolezza.
Guida sempre più in fretta. Biforcazione. Strade chiuse. Deviazioni. Prende l'uscita dell'autostrada, pagando il pedaggio senza salutare il casellante. Senza guardarlo. Affonda nel suo rancore e ogni volta che tenta di respirare, l'unica cosa che ingoia è rabbia. E' cieco a tutto ciò che non sia auto distruttivo. Forse ha voglia di piangere ma semplicemente non può.
Se c'è un'altra Scully, forse c'è un altro Mulder.
Un uomo che non rimarrà tranquillo quando dice " ti amo" e tutto quello che ascolta è " ci mancava anche questa"( versione spagnola). Un uomo che non metterà il suo cuore su un vassoio confessando che LEI NON GLI DEVE NIENTE, per poi accontentarsi di una stretta di mano. Un uomo che da voluto essere migliore per lei. Ogni giorno. Per poterla meritare. E cosa ha voluto lei? Lei, che esigeva che fosse migliore ogni giorno? Andare a letto con il cattivo ragazzo.
Bene, ora va bene. E' nato un nuovo Mulder.
E questo Mulder non cercherà di compiacerla, né rispetterà le barriere della razionale Scully sapendo che sono sette anni che si desiderano. Non la sedurrà piano, cercando di convincerla che potrebbe funzionare. Non permetterà che insetti ed un eccesso di prudenza attraversino la sua strada. Non la sedurrà, perché sono sette anni di seduzione e non gli sono serviti a niente. Quello che ha in mente non ha niente a che vedere con la seduzione. Non le piacciono i cattivi ragazzi?
Molto bene.
Perfetto. Perchè la desidera ancora, questo è evidente. Ora più che mai e con un'urgenza sconosciuta. Questa notte più che in nessun' altra notte. Non è possibile che altri uomini abbiano desiderato così perché sarebbero esplosi nei pantaloni. Gli fa male la pelle.
Ma un piano è un piano.
Prima farla finita con Krycek.
E poi mettere fine a quello che ha con Scully.
Ognuno a suo modo. Due modi un poco diversi. Ogni cosa a suo tempo.
Parcheggia con noncuranza nella strada deserta in cui vive Krycek. Quando chiude la portiera della macchina il colpo di vento gli taglia il viso ma non riesce a raffreddarlo. La notte si chiude come una busta sigillata che conserva un segreto che nessuno vuole ricordare.
Una volta ha letto in un trattato sul vampirismo che la consistenza fisiologica del sangue e del seme è così simile che il sapore risulta quasi identico. Allora gli era sembrata una buona metafora dell'unione letteraria e freudiana tra violenza e sesso. Gli sembra ancora. Più che mai.
Sangue. Sesso. E' sordo a tutto ciò che non sia primitivo e basilare. La civiltà non esiste. E' il primo uomo all'alba del primo giorno. Solo istinto.
Irrompe con un grimaldello nell'appartamento di Krycek e si siede nell'oscurità ad aspettarlo. Tutto ciò che sta nella sua mente è lei. Deve strapparsela dal sangue. Dimostrarle che avrebbe potuto essere lui. Quelle foto. Avrebbero potuto essere loro due. Avrebbe potuto essere migliore. Sarebbe stato migliore. Il migliore. Il meglio.
L'ha desiderata prima. Per anni. Un desiderio denso con cui aveva appreso a vivere. Una malattia cronica che faceva male tutto il tempo ma alla quale si era abituato. Ora è un'altra cosa.
Ora ha bisogno di mettere fine a tutto.
Addio all'erotismo, ai preamboli, alle carezze e ai dubbi. Addio a chiedere permesso, addio ad aspettare, addio a tentare di capirla, addio alla ragione, addio ai baci che s'interrompono, addio. E' inverno. Selvaggio, senza compassione, senza preoccupazione.
Tutto quello che può pensare è che salderà i conti in sospeso con Krycek.
E poi Dana Scully già può pregare in tutte le lingue che conosce, tutti gli dei che sono di guardia perchè la scoperà fino che le sanguini il cuore come sta sanguinando a lui.
Risuonano i tuoni. Raddoppiano i tamburi dell'inferno.

**

Geometria: parte della matematica che tratta dell'estensione, della sua misura, delle relazioni tra le dimensioni e dei modi di esprimerle con le misure.

Dana Scully. Fox Mulder. Alex Krycek.

Estensione. Misura. Dimensione. La geometria delle relazioni è il lato oscuro della matematica del cuore.
Una volta, Mulder e Scully sono stati la linea più breve tra due punti. Sono andati avanti in parallelo e sono finiti a girare per cercare la diagonale nella quale finiranno per incontrarsi. Tutto tra loro aveva senso. Un significato sferico, senza principio né fine.
Krycek. Un elemento esterno. E la geometria si è adattata a loro sotto forma di triangolo. Equilatero, isoscele, scaleno. I loro angoli sono andati restringendosi fino a che è stato impossibile calcolare i gradi.
Ora, perfino il triangolo si è distrutto, attanagliato dalle tensioni interne ed esterne. Resta solo da definire quale figura geometrica comporranno in futuro.
Dana Scully. Fox Mulder. Alex Krycek.
Chi nascerà dalle ceneri. Chi non tornerà a sollevarsi.
Ci sono forme che non si possono esprimere con misure esatte. Dimensioni che sfidano la geometria. Certe combinazioni sono matematica del caos.

**

 3 novembre
Washington DC
09:50 p.m.

Il temporale spiana la città.
Questa notte Washington potrebbe essere la Siberia, Krasnoiarsk o Mosca. Il freddo letale che attanaglia le ossa e minaccia di distruggere al suo passaggio qualsiasi speranza, ululando tra le macchine e le case illuminate, potrebbe essere una metafora della crudeltà degli dei. Niente sembra avere forza sufficiente per resistere a quello che si avvicina e gli alberi si piegano verso il suolo mossi dal vento misto a neve.
Tutti i russi sanno che l'inferno non è fuoco e calore, caldaie e fiamme, ma un'interminabile steppa gelata.
Krycek fa fronte al freddo con il collo del cappotto alzato ed entra nel suo palazzo di appartamenti senza portiere scuotendosi la neve di dosso. Nell'ascensore, le pareti dello specchio moltiplicano la sua immagine all'infinito. Migliaia di specchi che riflettono mille miraggi. Nessuna immagine è più reale delle altre.
Respira profondamente mentre mette la chiave nella serratura.
Vede l'appunto per terra prima di fare un passo.
" Le cose cambieranno". Scritto con impazienza, la parte alta delle "L" e delle "B" mostrano sintomi di una pazzia febbrile.
Lo legge in un attimo, prima di sentire un colpo violento dietro la testa. Qualcosa che potrebbe essere il calcio di una pistola gli fa sentire fitte penetranti di dolore addirittura dietro le cavità oculari. Acute iniezioni di dolore penetrano nel suo organismo come veleno. Prima che possa reagire e quando ancora non è riuscito a gemere per alleviare la prima ondata di dolore, sente che qualcuno gli separa le gambe da dietro e cade a terra in ginocchio, con un colpo sordo che lo porta a stringere la mascella.
Ha la disgrazia di mordersi qualcosa di morbido che potrebbe essere la lingua, stretta tra i denti e gli si riempie la bocca di sangue ad ingoiare la sua stessa carne.
Cazzo.
Un dolore sismico.
Alle sue spalle, scatta la sicura di una pistola con un click metallico e dolce. 

- Alzati.

Nella penombra vellutata e tenue dell'appartamento senza mobili di Alex Krycek, riconosce una voce più profonda delle redici del subcosciente. Ha un peculiare accento d'odio secco che era sempre rimasto due metri sotto terra ed ora sta lì, affilato e affamato, in ognuno dei suoi respiri.
E' Mulder, il profeta che si è annunciato.
Si mette in piedi con sforzo. La canna metallica della pistola è un freddo bacio sulla nuca. 
La scarica d'adrenalina è intensa come il dolore. Lo riempie di combustibile come il motore che vuole partire ma che è legato a catene che gli impediscono di muoversi. 

- Girati. 

Lo fa più piano che può e controllando il respiro perchè dolga meno il colpo successivo. Faccia a faccia, finalmente. Con lo sguardo iniettato di sangue ed una durezza sconosciuta, Fox Mulder non sembra un altro uomo. 
Al contrario. 
Sembra l'uomo che Krycek ha sempre intuito nelle parole taglienti ed i pugni casuali che hanno diviso per anni. Senza speranza e fede in se stesso, consumato dalla rabbia, rinato dalle fiamme della gelosia. Senza essersi rasato e senza dissimulare nello sguardo la violenza che sempre l'ha circondato, alla fine sembra disposto a scaricare sugli altri quel castigo che ha sempre desiderato per lui.  
Qui sta. Il Mulder che non è migliore di lui. Il gemello delle ombre all'altro lato dello specchio. Mulder senza nient'altro che non sia carne e violenza. La sua opera d'arte. Suo fratello maledetto.
La bocca della pistola gli punta la faccia. Mulder ha ardenti occhi verdi e gli trema la mano. Gli trema il labbro inferiore quando stringe i denti.  

- Mi sparerai? 

La sua risposta è un sinistro. Un colpo rapido contro la mascella come una marea furiosa che sta sul punto di fargli saltare un molare. 
Non può evitare un gemito. Tutta la metà sinistra del suo viso sta bruciando. Sente sotto la pelle l'enorme livido che si sta formando e il sapore familiare del sangue in bocca. Ossido, terra, lacrime. Il sangue ha il sapore quasi identico al seme. Sa di maschio. Di Mulder. Di lui. Di loro. 
Uno strappo ai baveri e sta di nuovo in piedi, senza restituire ancora un solo colpo. 

- Sai cosa mi ha sorpreso quando sei tornato da Budapest, Alex? 

Biascica tra i denti."cosa?" 

-Che non mi avevi portato nessun regalo. 

Gli fa atterrare il ginocchio nello stomaco e cazzo, deve piegarsi in due perché, merda, cazzo, merda, lo stronzo di Mulder ha più forza di quello che sembra a prima vista, accidenti. E' come se in passato, avesse utilizzato solo la metà del suo odio e avesse un nuovo combustibile che alimenta i suoi muscoli. 

- E' stato un bruttissimo particolare, Krycek. 

Non può quasi aprire gli occhi. Gli fa male il respiro, ha la lingua tumefatta. Mulder non sembra nemmeno stare lì. Assente, respirando in modo agitato senza mollare la pistola. Pensa ad ogni colpo, facendo si che digerisca ogni pugno prima e dopo.  
Ogni volta che Krycek articola una parola ingoia saliva e sangue. 

- Volevo portarti del patè, ma so che non ti piace. 

Cattiva idea aver aperto bocca. Il commento mette fine alle riserve di pazienza del suo avversario. L'ultimo spiraglio di sanità di Mulder brucia e muore. Dalle ceneri, appare in tutta la sua gloria il pazzo che sempre Fox Mulder porta dentro. Non ci pensa due volte. Lo sbatte contro il muro e lo spinge contro con forza. Non una volta. Non due. Tre colpi violenti, fino a che ode lo scricchiolio delle ossa e la soddisfacente sinfonia del cranio che sbatte un paio di volte contro lo stucco della parete.
Krycek riceve sempre i colpi. A Mulder sempre ha fatto male di più. Contro il muro. Sta rivivendo l'inferno del gulag siberiano, anni addietro. 

- Non preoccuparti, Krycek, alla fine mi hanno fatto un regalo da Budapest. 

Un altro colpo contro il muro. Mulder non parla, sputa ogni parola. 

- Delle foto, ci credi? 

Prima di articolare una risposta, il rumore secco della fronte di Mulder contro la sua lo fa gemere dalle viscere. 

- Era una domanda retorica, imbecille. 

Odora come Mulder. Parla come Mulder. Suona come Mulder. Ma questo tizio è un altro Mulder. L'altro Mulder. Sta quasi sul punto di sorridere. Malgrado il dolore fisico, non cessa di essere una vittoria averlo messo in questa situazione. C'è solo una cosa che non cambia. Furioso o no, questo tipo non sa smettere di parlare. 

- Forse dovremmo andare insieme in Pennsylvania a trovare le sorelle Scully e proiettare queste foto come diapositive. Cosa te ne pare? 

Tutti i colpi stanno incominciando a diventare lividi. Gli pulsano a distanza e puzzano di debiti in sospeso.

-E' un'altra domanda retorica? 

Lo tiene immobilizzato contro il muro, i loro volti sono così vicini che la violenza risulta più intima e non c'è una goccia di sangue che non abbia il sapore delle lacrime. Mulder ansima come un animale, con i capelli e l'anima scomposti, sull'orlo dell'omicidio o del suicidio, è difficile da distinguere. Sull'orlo delle lacrime, probabilmente. Ci sono pochi uomini a cui sta bene la pazzia.  
La disperazione è un vestito fatto a sua misura. 

- Che cazzo vuoi, Krycek- Ogni sua parola rimbalza in tutti i colpi del corpo di Krycek, in tutti gli angoli dove si rassomigliano e in tutti quelli in cui sono ancora diversi. 

Tra i denti, riesce a sputare qualcosa che lo sta martirizzando da anni. Che vuole? Che domanda stupida e tipica di Mulder. Importa poco quello che lui vuole. Ha sempre importato poco.  

- Non è questo il punto, Mulder. 

Viso contro viso, il corpo di Mulder lo schiaccia contro di lui. Lo trattiene come un verme e fa più male questa intimità che tutti i colpi. Si spingono e si oppongono con forza, si scontrano come sottomarini nelle profondità e ogni colpo accentua il dolore di Krycek. Più di qualsiasi altro pugno, gli fa male quello sguardo che in passato, è stato ironico o frustrato o sognatore o curioso e che per una volta, questa notte, in quest'appartamento, è solo tormentato. 
Solo questo. 

-Non è stato mai questo il punto.- Sudano e respirano contro il muro. La violenza è l'unico linguaggio in cui veramente si capiscono.- Il punto è che cazzo vuoi tu, Mulder. Questo è stato sempre il punto. 

Il rumore dello sparo è assordante. 
La tempesta non ha pietà. 

**

In questo stesso momento
casa di Melissa Scully
Harrisburgh, Pennsylvania.
10.00 p.m.

- Missy, qualcosa va male.

La casa di Melissa sta in un rione gradevole.  Passano poche macchine, c'è sempre posto per parcheggiare e i bambini dei vicini possono giocare tranquilli. C'è un piccolo supermercato vicino e un buon accesso dalla strada verso il centro. La casa è spaziosa ed ha una cucina con un finestrone enorme da cui pendono due felci umide. La porta anteriore dà in un piccolo giardino circondato da una staccionata bianca e da lì, alla strada. Dietro, un altro spazio con un prato che serve più da ripostiglio e a cui si accede attraverso la piccola porta della cucina. Nel forno e per evocare gli spiriti dell'infanzia, Melissa Scully inforna lasagne e biscotti.
E' tranquillo e gradevole. 
Scully sa che qualcosa va male. 
Lo sente nella pelle che tira e nel vuoto dello stomaco. E' tutto il giorno che sta chiamando Mulder, ufficio, cellulare, casa. L'ultima volta ha lasciato che il cellulare suonasse finchè non si è scaricata la batteria. Non è normale che Mulder non abbia risposto né a telefonate, nè ai messaggi della segreteria telefonica. Non è normale e basta. 
Melissa si concentra sulla televisione e lava i piatti facendo attenzione alle notizie. Il tramonto è morto da tempo e la luce della cucina è tenue, arancione. Dà ai capelli di Melissa una sfumatura più rossiccia del solito. Incominciano a cadere contro il vetro le prime gocce di pioggia. E' l'inizio della tempesta che deve star cadendo su Washington.  
Scully non può smettere di muoversi da un lato all'altro. Inquieta, angosciata.
Qualcosa va male. 

 - Lascerai un solco sul pavimento se continui a camminare tanto. Sei ancora preoccupata per lui? 

 - Melissa, non puoi capire. Se Mulder non ha il cellulare a portata di mano è perchè è ferito o incosciente o infettato da un virus mortale. 

Sente che si rizza la peluria sulla nuca, una tensione sulla pelle e un'inquietudine ogni volta più grande alla bocca dello stomaco. Perfino le notizie della tele l'angosciano ed aumentano la tensione. Non può passare la notte lì, deve tornare a Washington. 

 - Gli succede qualcosa- mormora , più per lei che per sua sorella. 

Melissa lascia per un secondo i piatti, tira fuori le mani dalla schiuma e la guarda con quell'espressione che vuol dire" sorellina, ti conosco" 

 - A lui o a te? 

 Ah, no. La psicologa fanatica che fa la sua apparizione, no. Scully sente la tentazione di inarcare il sopracciglio anche con lei ma si trattiene. 

 - Dana, sei arrivata da un viaggio da due giorni e ancora non gli hai raccontato tutto quello che hai raccontato a me. – afferma. Con quella sua sorprendente serenità.- Forse ora sei preoccupata perché t'angosciano tutti questi segreti.  

Forse. 
Ha trascorso due giorni a parlare con Mulder unicamente ed esclusivamente delle sue ricerche e unicamente ed esclusivamente quando evitarlo risultava troppo evidente. Ha fatto più autopsie che mai, più consulti a Quantico che mai. Ha evitato ogni contatto con lui e con le conseguenze dei suoi atti.  
Ed ha anche letto il rapporto sul caso della presunta vampira una mezza dozzina di volte. Non ha trovato niente che la facesse sentire meglio. 

- E' vero. Mi angosciano tutti questi segreti. Mi angoscia ciò che ho fatto e come potrebbe reagire Mulder se lo sapesse.- Parla più veloce del solito, trascina le parole.- Mi angoscia quello che lui ha fatto o credo che abbia fatto e mi angoscia non poterlo perdonare per questo. Mi angoscia non sapere se realmente conosco quest'uomo e mi angoscia d'aver fatto l'ultima cosa che avrei dovuto fare per conoscerlo- conclude, ogni volta con un tono di voce più acuto e il respiro ansante- ma ora non si tratta di questo, Melissa, si tratta che non risponde al telefono e non ha niente a che vedere con l'angoscia che io posso sentire. 

 Ha un milione di scenari nella mente che spiegano quale disgrazia possa essergli accaduta. 
 Missy si asciuga le mani, appoggiata al lavello. Ha un maglione a collo alto che abbraccia il contorno del viso. Ed è testarda come una mula. Questo non è cambiato negli anni.  

 - So che non vuoi pensarci ma forse non vuole parlare con te. Forse, Dana, si è reso conto che succede qualcosa. Forse n'è venuto a conoscenza e ti sta evitando. 

 Prima che replichi" e come n'è venuto a conoscenza" la risposta accorre nella sua mente e le parole di Melissa non fanno altro che ripetere il suo eco. 

 - Dana, non credi che Alex possa averglielo detto?  

No, impossibile. No. Nega con la testa perché non può essere. Krycek sa che è un uomo morto se gli dice qualcosa. Ed invece, mentre si affanna a non credere, si affretta anche a mettersi il cappotto e cercare le chiavi nella borsa. 

 - Perché avrebbe dovuto farlo? 

 Lo domanda a se stessa a voce alta e si pente d'averlo fatto perchè le vengono in mente troppe spiegazioni non tranquillizzanti. 
 Per farlo arrabbiare. Per farlo infuriare. Per irritarlo. 
 Per distruggerlo. Per averla vinta. Per dimostrare che lo ha vinto dove più gli fa male. 
 Per competitività. 
  C'è una possibilità che la terrorizza particolarmente.
 Perché lo hanno mandato per finirla con noi due e questo è il modo migliore. 
 Il modo migliore. 

 - Missy, me ne vado. 

 Ha le chiavi della macchina in mano e sta praticamente fuori la cucina come una raffica di vento quando sente il grido di Melissa e si gira verso di lei. Con le stoviglie insaponate dimenticate nell'acquaio, Melissa guarda il televisore con gli occhi spalancati e le labbra che formano una "o" interrotta.

 -Per l'amor di Dio! 

 Le notizie. L'edizione della notte si apre con le previsioni del tempo e di seguito, un collegamento in diretta da Harrisburgh, Pennsylvania , dove un sospetto, maschio, nero, uno e ottanta e costituzione muscolosa è entrato con una pistola automatica in una prestigiosa Clinica per la Fecondazione Artificiale, uccidendo varie infermiere, distruggendo materiale del valore di migliaia di dollari e lasciando in condizioni molto gravi uno dei dottori. Alvin Scott, esperto di fecondazione in vitro.

 - Questo tizio è il mio medico! 

 Tutto il sangue abbandona il corpo di Scully.
 Non può essere. 

 - Melissa sei andata in una clinica per la fertilità? 

Sua sorella distoglie l'attenzione dal monitor, mentre i giornalisti dello studio fanno spazio ad altre notizie e promettono altre informazioni più avanti. 

 - Sì, ma sto bene, non fare quegli occhi spaventati. Ultimamente ho avuto dei mancamenti e dismenorrea, mi sono preoccupata e sono stata dallo specialista. 

 Ha fatto delle analisi. Solo per vedere se tutto stava bene. Nessun problema grave. Il medico le aveva domandato se era sposata o aveva figli. Lei aveva detto di no che non aveva intenzione di averli e che mai si era posta il problema. Il dottore le aveva detto che era un caso strano perché non aveva ovuli. Così semplice quanto strano. 
 Lo racconta con serenità. Finisce con un sorriso beato affermando - Dovrò adottarne se un giorno cambiassi idea- 
Scully sente le lacrime agli occhi. Non può controllarlo. Semplicemente non può.

 -Dana, stai bene? 

 -Missy, girati. 

 Le scosta i capelli dalla nuca. 
 Lì, pochi millimetri sotto la pelle, quasi impossibile da sentire al tatto, sta il chip. Una cicatrice più piccola di un centimetro su di lei. Quasi bianca. Il marchio delle donne sottoposte al trattamento durante il rapimento. Melissa non ricorda come se l'è fatta, anche se l'ha scoperta un giorno, durante una seduta di massaggi.  

 -Credo d'averla da quando mi hanno sparato. Da quando mi sono svegliata dal coma. Come lo sapevi? 

 Scully sente le sue parole come se le ascoltasse attraverso un vetro. 
 La mantennero in coma. Le fecero la stessa cosa. 
 Prima a lei.
 Poi a sua sorella. 
 Hanno ucciso il suo medico.
 Mulder non risponde al telefono. 
 Qualcosa va male. 
 Devono andare via. 
 ORA.
 La trascina dalla cucina senza pensare a nient'altro. Non c'è tempo per le valigie, non c'è tempo per spegnere il televisore o pulire le stoviglie o pensare a spiegazioni ragionevoli. Di fatti, quando esce per la porta e vede nel giardino la figura del Super Soldato prima conosciuto come Mister X, Scully si rende conto che, in realtà, non c'è tempo per niente.
Tic-tac. L'apocalisse è arrivata. 
Gli viene in mente di pensare solo ad una cosa. Che non c'è tempo perché entrambe scappino di casa, né un modo conosciuto per mettere fine a questa cosa. 
Il tempo per noi sta finendo, Mulder…

 - Missy devi andare via da qui. 

 Non perderà di nuovo sua sorella per colpa sua. Un'altra volta no.

**

Appartamento di Alex Krycek
Washington DC
10:05 p.m. 

Il rumore dello sparo è assordante.
La polvere da sparo brucia ed illumina la stanza in penombra. Per un secondo penso di essere stato io, Fox Mulder. L'ho fatto. Ho sparato ad un uomo per vendetta e non per legittima difesa né per difendere la vita degli altri. Krycek è un uomo morto. La pistola mi brucia tra le mani e tutto ciò in cui ho creduto fin'ora non è altro che laudano e cenere. L'ho ucciso e la vendetta non basta. Non serve per calmarmi. Non mi fa sentire niente.  
Eccetto calore. Nelle nocche che l'hanno colpito e le mani che ancora lo reggono. Calore sul viso quando il suo alito sbuffa sul mio. Calore. Che emana dal suo corpo ferito, stretto contro il muro. 
Krycek è vivo. Stremato ma in piedi. Ed io sono vivo, anche se non sembra. Ho il caricatore pieno e non so chi cazzo ha sparato. 
 Ci giriamo tutti e due contemporaneamente verso la porta.

- Butti la pistola, giovanotto. 

Un uomo vicino alla sessantina sulla soglia. Ha un revolver calibro 44 tra le mani e un viso poco rassicurante. Deve misurare da una spalla all'altra un metro e mezzo e dal polso fermo della mano direi che se questo proiettile è andato a parare nel muro invece che nel mio cervello è perché non stava nei suoi piani per questa notte che io riposassi sei piedi sotto terra.  
Ho ancora Krycek tra le mani. 
Ho ancora necessità di fargli male fino ad incominciare a sentire un poco di sollievo. 

-Ho sbagliato di proposito, naturalmente. Non sbaglierò la seconda volta. Butti l'arma. 

Lascio cadere la pistola. Trattengo ancora con il pugno chiuso Krycek, che sta incominciando a respirare più piano. Ha gli occhi rossi e una parte della mascella sta incominciando a gonfiarsi. Se ha ottenuto che Scully lo baciasse su questa stupida faccia che è stata sempre troppo attraente per la mia tranquillità personale, merita che gli si gonfi e si rompa e non possa tornare ad aprire quella sua sudicia bocca per tutta la vita. 

- Ed ora, signor Mulder, lasci anche mio figlio. 

Qui è dove rimango stupefatto. 
Ho avuto abbastanza sorprese in vita mia. Momenti di rivelazione che sarebbero bastati perché chiunque avesse un infarto e dicesse," bene, ora ho visto tutto". Ed invece, la capacità di sorprendere deve essere un giacimento di lava al centro della terra che non si esaurisce mai. Perché, in questo momento, devo riconoscerlo, sono sorpreso. 
Ha detto "figlio" o mi è parso? 
Krycek approfitta del mio stupore e si libera da un abbraccio un minuto fa sarebbe stato mortale. Non ha molta forza. Si piega su se stesso con le mani sulle ginocchia. So per esperienza che il diaframma si stringe dopo una ginocchiata nello stomaco. Spero che gli faccia male ogni volta che riempie i polmoni d'aria. Sputa per terra ed il filo di sangue sul linoleum mi risulta artistico.
Mi sento furioso. Merda, mi sento ancora furioso. Se il suo presunto padre, chiunque sia, mi ucciderà, dovrà farlo ora perché in caso contrario prenderò questa pistola da terra. 

-Ho sentito parlare molto di lei, agente Mulder. 

-Veramente? Non posso dire lo stesso. 

Abbassa l'arma e le mette la sicura. La ripone nella fondina che porta sotto il cappotto. Ha modi migliori del figlio. Ed occhi identici che mi fanno sentire fuori posto quando si avvicina a noi e allunga la mano. Sono così disorientato che sento il riflesso condizionato di stringergliela. 

- Comandante Boris Dalenko Krycek- dice come se fossimo ad una riunione mondana. 

Lo lascio con la mano a mezz'aria, ad aspettare la stretta che non arriva. 

-Bond. James Bond- rispondo. 

A cosa stiamo giocando ora? 
Deve avere lo stesso senso dell'umorismo del bastardo che ha generato perché non sorride, né sembra offeso. In un parsimonioso silenzio, aiuta Krycek a sollevarsi e lo sostiene contro il muro mentre valuta le ferite del suo viso. Senza serietà, né rancore verso di me, né cerimonie. Decisamente, è suo padre. Scambiano un paio di frasi in russo. Krycek non sembra particolarmente contento di dovergli dare spiegazioni nel suo attuale stato. 
Dovrebbe uccidere tutti e due? 
La cosa più curiosa di tutte, è che mi fanno male i pugni ma anche mi fanno male le costole e la mascella. Come se fossi stato attaccato ad uno specchio. 
Il presunto padre di Krycek- ancora faccio fatica a credere che devo dare la responsabilità a qualcuno che non sia Lucifero che questa scoria cammini tra noi- ha un forte accento russo e parla piano.

-Scuserà il mio modo d'entrare –dice, senza nessun indizio che stia chiedendo scusa.- un giorno capirà che un padre farebbe qualsiasi cosa per difendere suo figlio. 

Se questa non è la conversazione più surreale che ho mai avuto che scenda Dio a vederlo. Credo d'aver bisogno di sedermi per ascoltarlo. Lo stupido nido che Krycek chiama appartamento non ha sedie, così che mi rimane solo il pavimento. Perché sto ascoltando? 
Ad un certo punto mi hanno abbandonato le forze. Come se avessi esaurito la rabbia nella lotta. Ora voglio solo che mi lascino in pace. Che stiano zitti i fantasmi che mi tormentano. Solo un secondo perché passa dormire. 
L'accento russo è come una ninna nanna. 

- Se sono ben informato, suo padre l'ha protetto fino ad oggi, non è così, signor Mulder? 

Non so che cosa facciamo qui parlando di Spender ma non sopporto che si riferiscano a lui come a mio padre. E non sopporto quest'appartamento e questa stupida notte. Non sopporto me stesso perché mi sono appena reso conto che, se non fossi stato interrotto, probabilmente sarei stato capace di sparare a Krycek. Né io avevo intenzione di ucciderlo, né lui si è difeso. 
Questa rivelazione dice qualcosa di me che non mi piace. E dice qualcosa di lui che mi piace ancor meno. 
Sono seduto a terra accanto allo stesso uomo che è pieno dei miei colpi e veramente, incomincia tutto a non importarmi eccessivamente. 
Quasi tutto. Non posso smettere ancora di pensare a lei. 
La voce di Krycek suona soffocata. Roca e dolente. 

- Non voglio sembrare ingrato Padre, ma, che fai qui esattamente? 

Guarda me per rispondere. 

-C'è stato un altro attacco. C'è bisogno di salvare le donne.

Qui è dove confesso di essermi perso e sollevo la mano. 

- Si può avere una spiegazione per gli stupidi della classe? 

Krycek padre e Krycek figlio. Tutti e due si scambiano un'occhiata che sembra una conversazione silenziosa. Credo che stiano valutando se la mia triste e disperata persona meriti di sapere qualsiasi cosa sia che mi stanno nascondendo. Dovrei uccidere tutti e due e allontanarmi da questo posto subito. Domani devo andare a letto con Scully ed ho bisogno di dormire un poco per poter conservare un poco di estamina, signori. 
 Alla fine prendono una decisione.

- Ci sarà un virus che infetterà la terra e tutti i suoi abitanti- comincia a dire il maggiore dei Krycek. 

E questo cos'è? Colonizzazione Versione 1.o, la versione ridotta per andicappati? Credo di odiare questo tizio tanto quanto odio suo figlio. 

-Veramente?- gli domando, ma credo che non colga il sarcasmo. 

- Ed i replicanti sono qui per fermare gli unici che possono resistere alla colonizzazione. 

Già, già. Mi uccide l'intrigo. Cosa succede a quest'uomo per parlare come in un film di serie B con un argomento da telenovela? 

- E chi sono quelli che resisteranno si può sapere? 

- Quelli che verranno, agente Mulder, quelli che stanno per venire. Sono decenni che li aspettiamo. 

 Continuo a sentirmi perso.

**

30 anni prima
Londra

I membri del sindacato sono seduti intorno al tavolo, disposti in circolo. E' un giorno importante e deliberano con la gravità che esige quello che dipende da loro. Industriali, spie, politici. Insieme hanno il denaro necessario, l'influenza necessaria per attivare dall'ombra le molle del potere quando e come conviene loro. Nessuno conosce i loro nomi e così deve essere.

- Che abbiamo ottenuto un patto vantaggioso, non significa che dobbiamo rinunciare completamente alla resistenza, signori.

Occhi gelidi, l'eterna sigaretta tra le labbra, tratti acuti che si sfigureranno con gli anni e la corruzione, il giovane Spender emette un'aura di magnetismo personale che tutti rispettano. 
 C'è un sentimento d'approvazione generalizzato per quel che dice.
Il giovane britannico mostra la sua simpatia per le tesi della resistenza dal suo angolo del tavolo. Muove con gracilità queste mani enormi e ben curate che appoggiano le sue parole. E' l'anfitrione e per tanto, una delle voci più autorevoli.

 - Lo sviluppo della vaccinazione ci permetterà di resistere al virus se effettivamente, gli invasori lo utilizzano per infettare il pianeta con il loro seme. La resistenza è l'unico modo di garantire la sopravvivenza.

Il fumo della sigaretta di Spender è una corrente di sfiducia sinuosa. 

- Sarebbe impossibile naturalmente poter vaccinare tutto il pianeta. Ma l'antidoto garantirebbe la sopravvivenza di pochi. 

Naturalmente, questi pochi sono riuniti nella stanza. Incluso i russi. La guerra fredda ancora non è arrivata a dividere il sindacato. Tutti sono d'accordo sull'interesse comune: sopravvivere all'Armageddon pattuito. Sacrificare chiunque di cui si abbia bisogno. Per pochi. Per loro. Se il resto è condannato, non vedono perchè anche loro devono condannarsi. 
La sala si va svuotando. Il giovane britannico dalle mani ben curate preferisce rimanere e finire il cognac. 
L'unico che rimane nella sala è un giovane dall'intenso sguardo verde che è rimasto zitto per tutta la sera. Si serve vodka senza ghiaccio, né cerimonie. Una bevanda in accordo con la sua conversazione. 

-Cooperare con gli invasori ci porterà al disastro.- dice- La vaccinazione è indispensabile. Spender sottovaluta la minaccia e sopravaluta se stesso e il suo potere.  

All'anfitrione britannico piacciono gli uomini che vanno al nocciolo della questione. Anche lui diffida dell'arroganza del giovane fumatore. 

 -Sono d'accordo.

Parlano in tono moderatamente basso. L'uomo dagli occhi verdi ha un forte accento dell'Est ma si esprime con precisione.

-Dobbiamo creare il modo d'immunizzarci. Non solo noi. Come militare le dico che per fare fronte ad un esercito d'invasori, ci vuole un esercito di resistenti. Una generazione di resistenti naturali.  

 -Generazione?

I gorilla aspettano fuori mentre concludono l'alleanza. L'unica interruzione arriva quasi all'ultima ora del pomeriggio. La porta si apre violentemente e i due bambini irrompono nella stanza come piccole raffiche di vento.
Il maggiore è un ragazzo bruno con la stessa intensità smeraldo di suo padre nello sguardo. 

-Alexander, ti ho detto di non interrompere quando parlano i grandi. 

Il bambino sembra tormentato. Abbassa la testa davanti alla severità di suo padre. Annuisce. 

-Sì, padre. Scusa. 

Va via con la bambina bionda da dove è venuto. Questa volta senza correre. In silenzio i due uomini tornano a guardare dalla finestra. Le coppe sono vuote. Il britannico riflette sulla proposta del militare russo che insiste sul suo piano.

- Bambini- dice- Abbiamo bisogno di allevare bambini immuni. 

Si stringono la mano. Non c'è bisogno d'altro.

-Ci terremo in contatto, comandante Krycek.

Il suo commiato è deciso.

-Così sarà, Signor Covarrubias- china il capo per salutare e mostrare cortesia prima di lasciare la stanza per cercare suo figlio e lasciare il paese. – Faccia attenzione a Spender. Non mi fido di lui.

Sale in macchina e si allontana.
L'uomo dalle mani curate l'osserva. Un uomo interessante. Un buon alleato, forse. Non si sa mai. Questa notte quando mette a letto Marita la osserva dormire come lo stesse facendo per la prima volta. 
 Bambini. Perché no? Qualcosa migliore di tutte le vaccinazioni. Una generazione d'uomini e di donne capaci di resistere all'infezione. I resistenti ideali per combattere le forze aliene. Una nuova razza di abitanti umani. Non è sicuro che sia possibile ma il futuro dipende dal tentarlo. Deve contattare altri membri del sindacato che siano disposti a rischiare per quello. E non conviene che Spender ne sia al corrente.
 Per i prossimi trent'anni, questo sarà tutto il suo impegno.
Creare bambini. Proteggere le madri. Il successo è una formula che si cucina piano. Tardano decenni perché le prime donne siano pronte. 
 L'arrivo dei super soldati potrebbe mettere fine alle loro speranze e il comandante Krycek mostra la sua preoccupazione nell'austero appartamento di suo figlio.

- Stanno distruggendo tutte le informazioni sulle donne che sono state sottomesse al trattamento e ora vogliono distruggerle. Ci hanno informati dalla Russia di vari casi. Donne assassinate. 

 Mulder ascolta la storia con attenzione. Ha solo una domanda.

 - Cercano Scully?

 Krycek ha la risposta che non vuole sentire.

 - Cercano tutte e due.

 Escono dall'appartamento alla velocità della luce. Neanche a pensare che possa essere troppo tardi.

**

Appartamento di Melissa Scully
Harrisburgh, Pennsylvania
10:10 p.m.

Il replicante deve uccidere le due sorelle. E' molto semplice. Non è un piano o una strategia. E' l'imperativo biologico che lo muove e che lo farà reincarnare quante volte sia necessario. Distrutti gli esperimenti della clinica, ora deve distruggere i soggetti delle prove, incominciando da Melissa Scully. La casa dal recinto bianco è facile da trovare una volta che ha i dati del suo dossier medico in mano.
L'altra donna che deve distruggere, sta anche lei in casa. Due piccioni con una fava, questo è un bene.
Butta giù la porta con la forza delle mani.
Lo riceve sulla soglia la piccola donna rossa che riconosce come Dana Scully. Ha tra le mani un potente revolver automatico e spara otto volte. Quattro alla testa, quattro al petto. Gli impatti lo fanno retrocedere però così velocemente come i proiettili gli entrano in corpo, nota come si chiudono le ferite. La sua essenza metallizzata distrugge i colpi e si ricostruisce su di essi. 
Per il super soldato, nessuna parte è più importante del tutto. E tutto non è più importante di nessuna delle sue parti. La cosa importante è uccidere le donne. Tutte le donne che siano un minaccia per la colonizzazione incominciando da loro.
Approfittando del fuoco della sparatoria, la donna sparisce su per le scale e il replicante valuta le sue possibilità. L'istinto di sopravvivenza gli dice che deve uccidere prima la più forte del gruppo. Così che sale per le scale. Prima deve uccidere lei, poi, la sorella.
Percorre il piano superiore molto piano, una stanza dopo l'altra. La rossa bassina ha scelto la tattica stupida di nascondersi in un piano che non offre uscite. E' evidente che vuole solo guadagnare tempo prima di morire, per dare la possibilità alla sorella di scappare. Ed il Super Soldato non capisce bene come qualcuno possa sacrificarsi così perché l'auto–immolarsi non c'è nel suo codice di sopravvivenza ma questo non ha importanza. Per quanto lontano possa fuggire la seconda donna, la troverà. E prima o poi ucciderà.
Rimane fermo a metà del corridoio. Lui non ha battito, così che quando sente un leggero bum bum accelerato di un cuore nervoso sa che la donna si è nascosta in bagno. Ed è lì dove morirà. 
Bisogna uccidere tutte le donne. 
Se fosse curioso, si domanderebbe che cos'è l'ultima cosa a cui pensano gli umani prima di morire. 

**

Scully ha molti ricordi. Non sa perchè la sua mente sceglie precisamente questo e non un altro nel suo ultimo momento, quando sente i passi del replicante ad un metro dal suo nascondiglio. Non è un ricordo particolarmente significativo, né particolarmente sentimentale. Forse proprio per questo è così adeguato. Lei non è mai stata particolarmente sentimentale. 
Una notte di sorveglianza con Mulder. Quanto tempo fa? Due mesi? Forse meno. Stavano sorvegliando Nashville in quell'appartamento sfitto di Washington, passando la notte sveglia quasi senza rendersene conto. E' una notte chiara e tranquilla, cielo sereno e caffè caldo tra le mani. Ricorda che iniziarono la veglia seduti vicino alla finestra ognuno su una delle scomode sedie di legno dell'appartamento. Finirono semi coricati sul materasso che Krycek aveva portato su dalla spazzatura. 
Giocarono alle venti domande per insistenza di Mulder. Ed anche all'alfabeto dei film quando si annoiarono di questo. Films che iniziavano con la "A". Tutoli composti da una sola parola. Iniziò lei e con "Armageddon". Continuò Mulder con la B.

 - Mulder, Barbarella?

 - E' un classico, Scully.

 - Già. Il fatto che Jane Fonda vada in giro con un reggiseno di pelle e una frusta non ha niente a che vedere con il fatto che tu l'abbia scelto?

 - Il dubbio offende. E' proprio questo che lo fa diventare un classico.

 Seguirono con la "C" di "Cobra" e la "E" di " Encadenados", J di "JFK", naturalmente, con la successiva polemica se il titolo era o no di una sola parola. Nel primo giro, quando arrivò la " erre", Mulder disse "Rambo", nel secondo" Rocky" e "Rambo II" nel terzo.

 -Nuova regola, Mulder. Niente più films di Silvester Stallone.

 Scully ricorda con chiarezza, il momento in cui Mulder riuscì a riparare un transistor rotto e sintonizzò un'emittente di Radio Formula. Qualcuno che non era Bob Dylan cantava " Knocking on Heaven's Door" e domandò chi aveva fatto quella versione.

- Gins and Roses. 

 - Come lo sai?

 - Perchè so cose, Mulder- insinuò, sentendosi coraggiosa- Cose che tu non sai.

 -Ne sono sicuro.

 La guardò come se volesse sposarla in quel momento e festeggiare la notte di nozze in quel posto. Durante la notte parlarono di fisica dei quanti e dei panini di parmigiano con vitello di un piccolo ristorante di Geogetown preferiti da Mulder. Parlarono di Skinner e dei pettegolezzi che continuavano con insistenza che sì, effettivamente, andava a letto con Kimberly.

 - Mulder, non puoi fidarti delle dicerie d'ufficio. Sai cosa dicono di te e di me?

 -Dio mio, non ne ho idea. Spiegamelo- con un sorriso decisamente pericoloso e uno scintillio promettente nello sguardo che fece sì che Scully sentisse una leggera agitazione tra le gambe.

 Verso le tre del mattino risero di gusto, qualcosa d'insolito e prezioso, quando Mulder scoprì che Scully aveva obbligato Bill ad interpretare il ruolo di ragazza nella funzione annuale di Natale dei ragazzi Scully.

- Io scrivevo i ruoli e democraticamente Melissa ed io decidemmo che Charles avrebbe interpretato l'unico ragazzo. 

 - Democraticamente?

- Per alzata di dito.

Mulder cercò di trattenere una risata senza successo. Tutto nel suo modo di agire gridava "questa è la mia ragazza" 

 - Perchè non scrivesti un ruolo da ragazzo per Bill?

 - E perdermi la sua faccia quando mamma gli truccò le guance e gli mise la parrucca?

 Alle cinque bevvero l'ultima tazza di caffè. Non ce n'era per due e Mulder insistette che lo bevesse lei. Su insistenza di Scully, lo divisero vedendo insieme l'alba. Scully ciondolò un poco sulla sua spalla quando i primi raggi del sole illuminarono il vecchio materasso e i loro piedi intrecciati. Aleggiava tra loro una promessa senza parole che quella notte sembrava accarezzarsi con la punta delle dita. Mulder le scostò dal viso una ciocca di capelli e la fece ridere.

- Conservi una copia del video di queste rappresentazioni con Bill?

Senti il gorgoglio di questa risata contro il suo petto e per un secondo rubato alla miseria il mondo sembrò loro un posto nobile, che lasciava posto alla dignità e in cui non era peccato rallegrarsi di essere vivi.
 Alle sette e trenta, inopportuno come un orologio svizzero in un campo di concentramento all'ora della doccia, Krycek li svegliò con colpo alla porta che lo annunciava e l'odore della colazione. Caffè per lui e per Scully in una borsa marrone che fumava. Per Mulder, una lattina che lanciò a volo dall'altro estremo della stanza e Mulder prese in aria come se fosse un rituale perfezionato con i giorni.
 Era ancora addormentata quando osservò cos'era

- Tè freddo, Mulder? 

 -Non fare battute, Scully o dirò a Skinner che hai dato inizio tu ai pettegolezzi sulla sua segretaria.

 Fece fatica a mordersi la lingua. Il primo sorso dell'espresso sapeva di cannella e si domandò in che genere di mondo vivevano per stare facendo colazione a base di ciambelle con un uomo che avevano odiato in passato.
 In quale città abitiamo che ci permette di essere sconosciuti e ci vuole come alleati?
 A piccoli sorsi, godette del caffè e della mattina, osservando a distanza i due uomini che si punzecchiavano per abitudine.

- Perchè  porti sempre Donuts con la glassa e non ce n'è nessuno con la crema, Krycek?

 Per competitività.

 -Perchè la colazione la pago sempre io e chi paga, comanda. Non l'hai mai sentito?

 Per divertimento.

 -No. Ma suona come qualcosa che potresti imparare in un bordello.

 Per vendetta.

 - In quello di tua madre. Me lo ha insegnato lei.

 Mulder non seppe trattenere un sorriso ma la sua risposta fu anche più strana. Con la lattina ancora in mano e mentre faceva finta di scegliere la preferita tra le ciambelle, si avvicinò a Krycek e gli diede uno scappellotto sulla nuca.

 - Ripieni di cioccolato. Ricordati la prossima volta.

 Per abitudine, competizione, divertimento. Per vendetta. Litigavano per tutto questo e per qualcosa che questa mattina, Scully credette di poter definire come cameratismo. Litigavano tra loro perché non potevano farlo nello stesso modo con nessun altro. Fu strano come fu naturale per lei accettare un fatto che qualche mese prima le sarebbe parso straordinario.
Quando il mattino ruppe il cielo con lunghe strisce multicolori, Mulder si avvicinò al materasso, allungò il braccio e l'aiutò ad alzarsi con uno strappo delicato e fermo. Uscirono insieme dall'appartamento e Scully ricorda che malgrado la mancanza di sonno, si sentì riposata. Come se avesse risolto un rebus complicato che la tormentava da anni.
Questo è il suo ricordo prima di morire. Mulder che l'aiuta ad alzarsi e lei che guida per riaccompagnarlo a casa. Coricarsi insieme sul materasso sfilacciato, aspettando il nuovo giorno. Questo è ciò che vuole portare con sé. Non un film con i migliori momenti della sua esistenza, ma un solo momento che riassume la cosa migliore che le sia mai accaduta.
Le pareti del bagno risultano fredde e terrificanti. I passi del replicante si avvicinano. E non può evitare la sua litania interna.
 Padre nostro che sei nei cieli, incomincia a dite, non abbandonare Mulder.
Attraverso la fessura inferiore della porta, distingue l'ombra dei piedi del replicante. Un poco più lontano, sente la voce della sorella. 

 - Senti? Stavi in Terminator uno o due? Perchè il sequel era una schifezza.

 E' l'ultima cosa che ode prima di sentire il fuoco dell'inferno. La fiammata illumina la casa e il calore riempie tutto il corridoio. Scully lo sente attraverso la porta del bagno.

 -Dana!!!

Non ha tempo per pensare. Apre la porta e nel corridoio, vede l'immagine semi umana che si contorce nel fuoco. Dall'ultimo scalino, Melissa guarda la sua coreografia isterica mentre grida a Scully di uscire di lì. Si slanciano insieme giù per le scale, sentendo il crepitare metallico ed i passi disordinati del replicante che arde al piano di sopra, cadendo contro i mobili, sbattendo contro i muri, incapace di seguirle.
Stanno in macchina, facendo stridere i pneumatici prima che si estingua il fuoco. Scully non ha mai messo in moto un motore con tanta velocità in tutta la sua vita.

 - Missy, come hai...?

 Chiaramente agitata, sua sorella ha le pupille dilatate, lo sguardo isterico ed un tremito costante in tutto il corpo. Lei da sola ha appena fatto bruciare un super soldato indistruttibile con quello che a Scully, è chiaramente sembrato…

- Liquido per il barbecue e lacca per capelli. E' la prima cosa che mi è venuta in mente. 

 E' anche la cosa più allucinante che Scully ha sentito in vita sua. Lasciando il rione indietro senza togliere il piede dall'acceleratore, guarda sua sorella con la coda dell'occhio. Non può credere che sia sua sorella e invece sente l'orgoglio del sangue.

 - Se pensavi che ti avrei lasciato morire vuol dire che hai dimenticato quello che significa essere una Scully, Dana Kate.

-Sapevi cos'era quella cosa? 

 Lasciano indietro case ed edifici, viali e incroci che non portano da nessuna parte. Melissa non solo sa che cosa sono i replicanti, ma Krycek le ha anche raccontato come si sono liberati di uno di essi in Germania.

 - Mi ha anche raccontato che sono indistruttibili.

 Tre minuti nella macchina e non sanno ancora dove vanno quando suona il cellulare e lo squillo provoca loro quasi un infarto. Scully risponde alla chiamata di Frohike senza lasciare il volante. Il suo abituale gracchiare suona agitato ed incessante e sembra completamente fuori di sé per l'emozione.

 - Sappiamo come uccidere quelle cose!

 - Frohike, che cosa hai detto?

 - Magnetite- strilla.

 La macchina raggiunge l'autostrada bruciando benzina.
 Il vento si agita e le maree della tempesta agitano il mondo. Qui e là, la città si riempie di sirene, macchine dei pompieri, ambulanze e polizia che rispondono alle chiamate della gente bloccata dalla neve o prigioniera in ascensori senza luce. Rosse, blu e gialle, le sirene illuminano l'alba.

**

Casa di Melissa Scully
Harrisburgh, Pennsylvania
11:03 p.m. 

Sirene. 
E' la prima cosa che vedono Mulder e Krycek quando arrivano a casa di Melissa Scully. Le sirene blu della polizia che girano in tutte le direzioni e formavano disegni nella notte sulle ombre degli edifici. Il rione ferve d'attività, con tutti gli abitanti in strada. Ci sono nastri delle forze dell'ordine intorno alla casa e se il cuore di Mulder andasse più velocemente gli romperebbe il petto. La sua mente evoca una sola cosa: Scully. E l'eco di una sola parola che gli importa si ripete fino a minacciare di farlo impazzire scullyscullyscullyscully. Gli sembra già di vederla, morta, nella cucina accanto alla sorella. Morta perché lui non ha parlato con lei e non ha voluto rispondere al telefono, morta perché non era accorso a Harrisburgh prima.  
Morta per colpa sua.
Le credenziali del FBI gli fanno strada tra la i poliziotti. Tutto congiura contro di lui, il cattivo tempo, la notte, la gente che si accalca, ogni genere di fastidi. Perché nessuno capisce che deve arrivare quanto prima?
Dalla porta posteriore dell'ambulanza parcheggiata di fronte al giardino, due portantini del pronto soccorso, tirano fuori una barella vuota e Mulder sa che se non stanno facendo in fretta, è probabile che vengano a cercare un cadavere e non un ferito. Nononononono, per favore. La sua mente continua a ripetere la litania" Scully è viva". Il sangue turbina come la tempesta e il tumulto interno è così forte che non può pensare. Se Scully è…non può dirlo.

 - Che cos'è successo?

 Mostra la sua tessera del FBI ai portantini che avanzano verso la porta.

 - Sembra un incendio, agente. Hanno dato fuoco un uomo.

 Un uomo.
 Scully non è un uomo.
 Scully è viva.
 Ritorna a respirare per la prima volta in vita sua. Fox Mulder è appena nato di nuovo, signore e signori. Si abbassa per prendere aria e quando solleva lo sguardo distingue l'ufficiale incaricato del caso a due metri da lui, che cerca d'interrogare alcuni vicini troppo curiosi e troppo isterici. L'ufficiale è un sergente che si chiama Dicks e non sembra contento di dover parlare con Mulder.

 - Senta sono occupato. Uno qualsiasi dei miei uomini le rilascerà una dichiarazione.

 Quando vede le credenziali del FBI la sua reazione è arrabbiarsi perché i federali gli toglieranno la giurisdizione del caso che per lui è più che chiaro.

 - Guardi, dalle dichiarazioni dei vicini, sembra che un assalitore è entrato armato nella casa, e si è scontrato con due donne che stavano dentro che per difendersi gli hanno dato fuoco. Che cazzo fa l'FBI in un caso come questo?

 La tempesta di vento e neve sceglie questo momento per intensificarsi e lanciare un soffio violento che fa sì che tutti gli alberi si scuotano. Il vociare dei vicini e il suono delle sirene salgono d'intensità. E' la congiura degli elementi contro gli uomini. Mulder sente che lotta contro le sabbie mobili delle circostanze avverse.

 - Senta, una di quelle donne è un'agente del FBI. Vuole dirmi dove stanno?

 -Ed io che cazzo ne so. Sono uscite di qui come se l'inseguisse il demonio.

Un riferimento al demonio e Krycek appare dietro Mulder, come se volesse sapere chi s'interessa a lui. Invece, domanda del morto.

 - Dove sta il cadavere?

 Il sergente valuta il livido del suo volto con evidente diffidenza.

 - E questo chi cazzo è?- domanda a Mulder.

 Perfetto. Polizia e criminale faccia a faccia. Entrambi si misurano senza intenzione di rispondere alla domanda dell'altro e mentre il vento infuria, in questo giardino circondato da sirene e gente che non ha idea di cosa stanno affrontando, Mulder ha una rivelazione. E nel peggior momento. Ecco lì due uomini. Un poliziotto che fa il suo lavoro ed ha giurato di difendere l'Impero della Legge. E di fronte a lui un figlio di puttana pieno di sangue rappreso ed ecchimosi che ha orinato sul Codice Penale ogni giorno della sua vita. Con un paio di costole fratturate e ferita che Mulder avrebbe fatto piacere riempire di sale e acido solforico. Un criminale, un bugiardo patologico e un uomo che ha rovinato l'unica relazione che Mulder considera importante nella sua vita.
Krycek è tutto questo e cose peggiori. E l'unica cosa che importa, in questo momento, è che è suo alleato. Non solo un alleato, ma il suo unico alleato.
 Si sta ingaggiando una guerra e tra questi due uomini- poliziotto e delinquente-, è il criminale quello che sta nella stessa trincea con lui. E' l'unico essere umano tra sei miliardi che capisce veramente quello che Scully significa per lui. Se dovesse pulirgli le ferite con la lingua o dargli il sangue perché l'aiutasse a salvarla, lo farebbe. Perché Krycek combatte con lui e questo è tutto ciò che importa. Questo è il patto di sangue che li unisce.
Rivelazione puttana.
Mulder respira profondamente e il suo sguardo evita Krycek per rivolgersi al poliziotto.

 - Lui- dice- sta con me, sergente- Il suo tono è deciso- Ed ora mi dica, dove sta il cadavere?

Non deve rispondere perchè in quel momento, i portantini portano fuori dalla casa una sagoma avvolta in un sacco di plastica. Sotto la cerniera, Mulder e Krycek, riconoscono un viso familiare. Il poliziotto si avvicina abbottonandosi il giaccone per proteggersi dai colpi di vento.

 - E' lo stesso che ha assalito una clinica . Lo conoscete?

 Non c'è tempo per rispondere. Il replicante apre gli occhi, calmi ed implacabili come un lago pieno di sangue. Prima che il sergente dica "cazzo", si alza sulla barella e salta a terra tra le grida della folla. La sua espressione non è stata mai così scura quando l'illuminano le sirene.
 Krycek è il primo ad aprire fuoco.
I proiettili rimbalzano sul corpo del replicante ma non lo fermano. Quando si uniscono anche gli spari di Mulder il vociare della folla raggiunge l'isteria e il movimento del vento si confonde con quello delle persone che fuggono come animali spaventati nelle loro tane. Né il super soldato smette di inseguirli, né i due uomini che si mantengono in piedi tra la folla spaventata smettono di sparare mentre scappano verso la macchina, proteggendo l'uno la ritirata dell'altro, senza smettere di sparare per un solo secondo. Entrano in macchina svuotando i caricatori. Quando la polizia reagisce e spara all'uomo nero che non si ferma davanti a niente, è troppo tardi. Il replicante sale in una macchina e incomincia l'inseguimento.
Venti minuti dopo, su richiesta del sergente Richard Dicks, il Commissariato di Harrisburgh, Pennsylvania emette un ordine ci ricerca e cattura per cinque individui. Due agenti del FBI, un individuo sconosciuto con ecchimosi sul viso, un maschio nero non identificato ed in ultimo, la proprietaria della casa. Le impronte la identificano come Melissa Scully e secondo gli archivi della polizia è morta da quattro anni.
 Un'ora più tardi il sergente Dicks riceve una telefonata del Vice Direttore Walter Skinner che gli rende noto che si fa carico personalmente del caso.
 Alla stessa ora, in un altro lato della città, in un malandato cimitero di macchine di periferia, il replicante conosciuto come Mister X, smette d'esistere.

**

Il giorno dopo
4 novembre
Palazzo H. Edgard Hoover
Sede centrale del FBI
Washington DC
7:30 p.m. 
 
Nell'ufficio di Skinner, all'altro lato del finestrone, le cime degli alberi si agitano e cadono grossi fiocchi di neve, che fanno mulinelli nella strada. Di fronte ad essi, Skinner ha appena letto le ultime frasi del rapporto e il suo gesto severo sembra più minaccioso di qualsiasi tempesta. Il silenzio nell'ufficio è denso come il mercurio. I suoi occhiali non addolciscono uno sguardo che trafigge Mulder e lo tiene inchiodato alla sedia. Un'ora di riunione, Mulder sta incominciando a perdere la pazienza. La cosa peggiore nel salvare il mondo sono sempre le scartoffie. E' convinto che quando ha fatto la riunione con Scully non l'ha trattata come un insetto parassita. No, chiaro, perché lei la rispettano tutti. Tutti la trattano magnificamente sperando di essere abbastanza in gamba per lei. Disgraziatamente Santa Scully li vuole in gamba per tutto tranne che per il sesso.
Quando finisce di leggere il rapporto, Skinner solleva lo sguardo.

-Agente Mulder, crede che io abbia qualche grave ritardo mentale?

-No, signore.

La sua risposta sembra irritarlo ancora di più.

 -Era una domanda retorica, Mulder.

 -Sì, signore. Chiaro.

C'è qualcosa in Skinner che fa sì che Mulder si senta più piccolo durante queste riunioni. Ha la sensazione che da un momento all'altro tiri fuori una bacchetta, chiedergli di mostrargli il culo e mettersi a dare sculacciate. Che altro vuole sapere? Ormai è chiaro che hanno nascosto le loro indagini extra ufficiali per sei mesi. Ha ammesso la sua colpa, chiesto perdono, ripassato tutti i rapporti. Sono 24 ore che è sottoposto alla tirannia di Skinner, rispondendo alle stesse domande. Prima con la polizia, poi con i primi federali arrivati, poi con Skin. Ma la gente non si rende conto che ha da fare?  
Per caso sta lì Scully? No, chiaro, lei ha avuto la sua riunione nelle prime ore del pomeriggio. Per caso c'è quell'andicappato di Krycek? No, certamente no. E' sparito quando la fine del mondo ha smesso di essere un problema urgente. Tipico.

- Mulder, mi sta dicendo che Frohike ha detto a Scully come uccidere i...- fa una pausa scettica-…super soldati extraterrestri?

Detto così suona ridicolo, cazzo. Quante volte deve ripeterlo?

- Sì, signore. Frohike ed i pistoleri hanno scoperti che i campioni metallici attivi dei replicanti si disattivavano al contatto con la magnetite.

In verità, era stupido che non ci avessero pensato prima. Ferro e calamita. Attrarre e respingere. E' la regola di base della natura.

 -Nel suo rapporto non dice dettagliatamente come lo ha scoperto. Lei lo sa?

Mulder si limita a negare con il capo. Non lo sa, né l'importa. Hanno evitato la fine del mondo e bla, bla, bla. Skinner è arrabbiato, o quello che è. Ciò che ha voglia di fare, con frequenza, è alzarsi e chiedergli che lo cacci dal FBI una maledetta volta perché non rispetterà mai le sue stupide regole ed entrambi lo sanno. Ha voglia di dirgli, "senta Skinner, tutto questo è veramente interessante ma guardi, abbiamo appena salvato l'umanità, sono stati dei mesi difficili e sto perdendo tempo con lei invece di continuare con il mio piano e farmi Scully".
La fine del mondo ha ritardato i suoi piani ma ci vorrà più di un'apocalisse per non metterli in atto.

- L'unica cosa che so, signore, è che Frohike ha chiamato Scully su cellulare e ci siamo ritrovati con lei e sua sorella nel cimitero delle automobili. E il piano di Scully ha funzionato.

Mulder è convinto che se lo deve ripetere un'altra volta si suiciderà. In realtà è normale che Skinner sputi fuoco. Lavorare con Krycek alle sue spalle? Sì, ha dovuto dargli parecchio fastidio. E' sicuro che per questo vuole punirlo. Quello che il calvo non sa è che è già stato punito abbastanza.
Abbiamo lavorato con Krycek, signore. So che non avremmo dovuto farlo, signore. Però, immagini, signore, che lui si scopò Scully, così che credo d'aver già pagato le mie colpe, signore.
 Il prezzo personale è sempre il prezzo più alto. Salvare il mondo lasciando il cuore lungo la strada. A chi importa il prezzo?

 - La sospendo per una settimana dal lavoro e dalla paga, Mulder. Sa perché?

 Mulder ha due ipotesi in mente. La prima è che Skinner vuole che mediti sulle sue azioni e rifletta. La seconda sembra più razionale.

 - Perchè non vuole vedere la mia brutta faccia durante questo periodo?

 -Esattamente.

 Stupendo. Se ha sospeso anche Scully, questo significa che hanno davanti a loro una settimana libera per scopare su tutte le finestre di casa. Buon piano. Sette anni cucinando il desiderio a fuoco lento e sette giorni per assaporarne la ricompensa. E' logico. Poi, presentare le sue dimissioni al FBI e suicidarsi. Stupendo. Già è finita la riunione?
 Skinner chiude il rapporto. Le sue spalle sembrano più temibili del vento che sta spianando la strada dietro di lui. La finestra, gli occhiali di Skinner, la superficie verniciata del tavolo di legno, le pareti, per Mulder non sono altro che specchi che riflettono in cinemascope le uniche immagini che la sua mente è capace d'evocare da giorni.
Scully. Krycek. Questo è tutto. 
Lei appoggiata alla finestra. Lei distesa sul letto. Lui approfittando della sua unica mano per accarezzarla tra le gambe. Lei a cavalcioni su di lui, in una frenesia sessuale. Scully che esaminava le ecchimosi dopo d'aver fatto fuori il super soldato, con quell'irritante dolcezza.

 - Mulder mi ascolti bene.

Cerca di farlo. Si concentra. Il lavoro ha smesso d'essere qualcosa che abbia la minima importanza ma cerca di farlo per Skinner. Perché sa che il pover'uomo non ha colpa di avere un granello in culo su cui è scritto con il suo nome.

- Le darò un consiglio e spero che sappia metterlo in pratica con la saggezza che non ha dimostrato negli ultimi mesi lavorando alle mie spalle con un uomo che in passato già ha fatto mostra della sua mancanza di scrupoli.

Niente di quello che possa dire cancellerà ciò che è accaduto a Budapest. Che dica quello che vuole. Che è stato uno stronzo, scemo patentato, un inetto, un disgraziato che in cambio della sua monumentale stupidità ha fatto si che Scully aprisse le gambe ad un altro.
 Cazzo. Ogni volta che ci pensa sente una pressione ai testicoli. C'è una parte di lui che continua a non capire come hanno potuto dividere tante cose per anni e all'ultimo momento, lei abbia scelto di dividere la cosa più intima di sè con un altro. Un altro peggiore di tutti loro. Molto peggio di lei ma questo non è strano. Molto peggio di lui, Mulder, SENZA DUBBIO.

-Non c'è modo di vincere al poker se è il diavolo che distribuisce le carte, Mulder. 

-Lo so, signore.

Lo sa dal fondo delle sue viscere. Ha alcune foto che dimostrano fino a che punto lo sa. Fa male. Lo sa.

- Lo spero.

Questo era tutto il consiglio? Skinner rimette di nuovo la testa nelle sue cose e avvicina la poltrona al tavolo per mettersi a lavorare. Il suggerimento velato del suo linguaggio corporale è il segnale che la tortura è terminata. Ha voglia di cantare " Gloria, gloria, alleluia" manca sempre meno per apparire a casa di Scully e togliersi FINALMENTE dalla mente quelle immagini delle foto nell'unico modo che gli viene in mente. Sostituendole con altri ricordi più vividi. Ogni volta che pensa alla sensazione di scivolare dentro di lei sente una specie di vertigine e il sangue in direzione sud- sudovest. Ha chiaro in mente quello che dirà a Scully quando le strapperà i vestiti. Lo può quasi sentire.
 Ti piacciono i cattivi ragazzi, Scully? Allora inizia a pregare. Qui ce ne sta uno con due braccia.
Krycek paragonato a lui diventa una monaca di carità. Non lo sa forse che nessuno può darle ciò che lui può darle? Nessuno.
 Come esce dalla porta, Skinner ha un ultimo consiglio.

- Si assicuri di mettere fine alla sua associazione con Krycek o m'incaricherò io personalmente che nei prossimi venticinque anni che lei debba riempire tutti gli incartamenti di quest'edificio personalmente. Sono stato chiaro?

 Trasparente.

 - Assolutamente, signore.

E' un buon consiglio. Gli da fastidio perdere altro tempo, ma che diavolo, meglio mettere in chiaro prima possibile con Krycek che se si vedrà di nuovo la sua oltraggiosa faccia davanti, gliela distruggerà con un colpo a bruciapelo. Sì, decisamente farà questo e poi scoperà con Scully. Cambiando l'ordine dei fattori non si altera il prodotto.
Non passa nemmeno per l'ufficio o si prende il disturbo di riempire la richiesta per prendere in prestito una macchina d'ufficio. Al diavolo, non c'è da perdere tempo. Prende la prima che è nel parcheggio e  non rispetta la segnaletica per arrivare quanto prima all'appartamento di quel disgraziato. Deve fare le cose rapidamente perché già sente il sapore di Scully in bocca e qualsiasi cosa che lo distragga dal suo supremo obiettivo di cancellare dalla sua memoria Krycek facendo si che venga per ore, è poco più di un fastidio.
Disgraziatamente, nell'appartamento di Krycek non c'è nessuno. Nessuna traccia di suo padre, dei sui vestiti, del suo cibo, niente. Libri, musica, sapone, carta igienica, non c'è niente.
 Peccato. Aveva una frase stupenda per accomiatarsi da lui. Era qualcosa come" ho invidia del fortunato cornuto che potrà ucciderti".
 Niente da fare.
 Sta ispezionando il suo appartamento quando suona il telefono. L'impulso di rispondere è una delle cose che sa che rimpiangerà per tutta la vita. La curiosità uccise il gatto. Sette volte.

 - Krycek?

 All'altro lato non c'è una voce qualsiasi, NO. E' la sua voce. La SUA voce.

 - Scully?!

 Sta per vomitare. Seriamente. Vomitare. Non può essere.

 - Mulder, sei a casa di Krycek?

 - Scully, stai TELEFONANDO a casa di Krycek?

Ma cosa sta succedendo? Una cosa è una scopata, cazzo e un'altra cosa è Scully che chiama a casa di Krycek! Che cos'hanno? Cosa? Una specie di relazione?Qualcosa di più di un'avventura? E' questo? Perché questo… non può essere. E' peggio che impossibile, E' è più impassibile dell'impossibile. E' due o tre volte impossibile.
Non solo sta per vomitare. Sta per sputare il cuore per bocca. E' finita la gelosia, ora si sta spaccando dentro. E' pascolo per la rabbia. Gli sanguinano le interiora Non può essere. Con tutto quello che hanno fatto, e tutto quello che hanno diviso e tutto quello che sono stati, oddio!Non può essere.
Riattacca con tanta rabbia che il telefono finisce per cadere per terra. Non ha la forza di parlare con lei. Tanto meno per telefono. In quest'appartamento. Le cose non sono così. Le cose non sono così e devono cambiare. Niente più " è la mia vita, Mulder" perchè è anche la SUA vita. La SUA vita. E loro due hanno questa cosa, un accordo, un patto, o quello che è. E consiste chiaramente, nell'essere l'uno per l'altro e l'uno dell'altro. E bene, non è stato mai detto a parole ma è cosi. E basta.
Non è stato mai tanto pieno di collera in vita sua. Il vicino che lo incrocia nell'ascensore sembra terrorizzato. Di nuovo sa che è una CATTIVA IDEA ma Mulder si sente attratto dalla verità e non può evitarlo. Così che domanda di Krycek. Al maledetto vicino.
Il bruno con gli occhi verdi? Dice il tizio, un disgraziato con vestito e aspetto da impiegato. Chiaro che lo conosce. Non viene molto spesso qui, aggiunge. Se si ricorda l'ultima volta che l'ha visto? Certo, si, se lo ricorda. Questa mattina, con una donna. Rossa, molto bella.
Chiaramente, non avrebbe dovuto chiedere. Chiaramente, è stata una cattiva idea.
Chiaramente.
Esce dal palazzo come se il futuro non esistesse.
La tempesta di vento e neve continua ancora nella città ma non c'è niente, né vento, né uragani, né tormente, né trombe d'aria, né nevicate che gli facciamo diminuire l'andatura quando si butta nel cuore della tempesta verso l'appartamento di Scully.

**

La notte precedente
3 novembre
cimitero delle macchine Marshall e Marshall
11:56 p.m.

- E' il piano più stupido che abbia sentito in vita mia, Mulder. 

- Sta zitto, Krycek.

 Lo dico sinceramente. E' il più stupido. Sarà venuto anche in mente alla brillante dottoressa Scully ma so riconoscere la stupidità quando la vedo ed è un cretinata pensare che funzionerà.
Lasciamo la macchina parcheggiata senza rispetto davanti alla porta su cui si può leggere, forte e chiaro, " Demolizioni Marshall e Marshall". Non c'è tempo da perdere. La porta è aperta ed entriamo correndo. Il replicante ci sta inseguendo da un'ora per tutta la città e non può tardare più di qualche minuto ad arrivare da noi. E' come se avessimo un radar che gli dice dove siamo.
Nel cimitero delle macchine regna l'oscurità. Ci sono fari spenti che ci guardano come uccelli preistorici. Il cielo è pieno di stelle che tremano e una qualsiasi di esse potrebbe scatenare migliaia di apocalissi, dare origine e rifugio alle razze extraterresti che ci vogliono annientare. Il silenzio notturno si apre in due come una tenda strappata quando la macchina del replicante frena e si spegne e noi ci addentriamo nel cimitero delle macchine fossilizzate. Sono ammassi di ferro che formano montagne e grotte intorno a noi.
 Il replicante attraversa la porta nell'istante in cui tutti i fari prendono vita e si accendono, illuminando la notte e noi con essa come se il deposito di macchine morte fosse un parco di divertimenti la notte del quattro luglio. Si fa giorno nel lucente cuore delle notte e questo è il momento finale.

 - Mulder!

Su una delle cataste di auto, solida come le convinzioni che io non ho mai avuto, Scully grida e attrae l'attenzione del replicante che, immediatamente, smette di camminare verso di noi per dirigersi da lei.
Se lo vedessi in un altro contesto, penserei che tutto quello che succede è magia e non siamo altro che personaggi in uno di quei racconti che si leggono ai bambini prima di andare a letto. Scully risplende con un'incredibile sicurezza, salita alla cima del mondo e il replicante cammina facendo risuonare i metalli di tutte le automobili dimenticate dagli uomini. E mentre guardiamo, le auto, tutte le auto, incominciano ad agitarsi dolcemente. Un terremoto di bassa intensità intorno a noi, come se lo stesso suolo si trasformasse in mare e fossimo agitati dalle onde.
Traballando al suono di un'orchestra che pulsa sotto i suoi piedi, il replicante perde l'equilibrio e sembra comprendere che qualcosa sta andando male. Invece di retrocedere, vedo la sua pistola disegnata sulle ombre del cimitero delle macchine e Mulder ed io sentiamo allo stesso tempo come spara, per la prima volta da quando ci siamo incontrati con lui. Scully si getta sul suolo metallico che non smette di pulsare ed agitarsi. Lo strepitio dei metalli è una sinfonia sempre più forte. Quanto più si muovono le macchine, più agitato sembra il replicante. E' la prima volta che vedo la smorfia di un'espressione sul suo viso, qualcosa di simile all'isteria che si ha quando sai che morirai.
Non smette di sparare. Verso le stelle e i fari, in tutte le direzioni. Finchè chissà per quale motivo tra tutte le auto che si piegano e cantano, il suo sguardo incontra il mio e riesce a prendermi di mira con la pistola.
 Non vedo quello che accade.
 Un peso cade su di me e non è un proiettile. Pesa e fa male e cado contro il suolo, con un corpo su di me e i proiettili che risuonano a pochi centimetri, dove si suppone che dovrei stare io se Fox Mulder non mi avesse salvato in questo momento la vita.
 Persino pensarlo suona strano.
Come le trombe che annunciano un nuovo giorno, gli spari furiosi del replicante riempiono la notte di fuochi artificiali e sulle teste di tutti noi, sulla montagna di macchine, l'enorme gru fa la sua apparizione come un animale mitologico. Quando l'enorme calamita della demolizione che è servita per sollevare migliaia d'auto in passato, fa la sua apparizione, sento l'alito di Mulder che mi brucia la pelle. Mentre questo calore m'avvolge come un padre che mi accoglie in casa dopo un'infanzia perduta, la calamita si colloca sull'uomo che una volta è stato umano e la sua costituzione sparisce in uno scoppio, assorbito dalla forza magnetica. Si solleva contro la gru e sbatte contro il metallo, andando in pezzi con uno spettacolare stridio metallico che fa sì che mille schegge di ferro partano sparate in tutte le direzioni graffiandomi il corpo. Sotto la pioggia metallica, le macchine smettono d'agitarsi. Sul sedile della gru che sostiene la calamita, la maggiore delle Scully esce per contemplare il primo giorno del resto delle nostre vite.
Il suolo sotto la mia schiena, Mulder ancora su di me e non posso credere quello che ho appena visto. L'apocalisse dovrà aspettare, a quanto pare. Potrei sorridere ma mi fa male tutto troppo e il suolo sembra un buon posto dove aspettare che faccia giorno. 

 - E tu, stai bene?

 E' stata un'allucinazione auditiva. Mulder non si è nemmeno alzato per sapere come sto. Non importa quante apocalissi eviti, queste parole saranno sempre la cosa più straordinaria che ho mai sentito. Non posso nemmeno rispondere con più di un lieve movimento del capo.

 -Allora alzati, cazzo.

So che quando lo ricorderò in futuro, dovrò convincermi che sia realmente accaduto per crederlo, perché con queste parole Mulder si rimette in piedi e allunga la mano per tirarmi su. E' la prima volta che ci diamo la mano e la sensazione è più intensa di qualsiasi pugno. 
Mi spaventano le forze che m'attraggono verso quest'uomo. So perfettamente che Mulder è la calamita che finirà per distruggermi.

- Abbiamo appena salvato il mondo?-domando.

Mi guarda solo un secondo prima di girarsi a cercare la figura di Scully sul cumulo di ciarpame sgangherato. Avanza con attenzione, scendendo piano per non andare a sbattere.

- Non ti appuntare la medaglia- dice, tra l'ammirazione e l'amarezza.

Quando riesce a scendere, il primo impulso di Scully, naturalmente , è correre verso Mulder. Anche lei soccombe continuamente a suo campo magnetico.

 - Stai bene?!

I loro sguardi per la prima volta si uniscono da quando ho fatto arrivare le foto. Li ho visti che si guardavano prima, secondi che si allungano e diventano minuti cristallizzando il tempo, fermando la storia per poter stare insieme e assorbirsi, comunicando senza parole con un linguaggio che hanno inventato per loro. Si guardano e sono capaci di fare musica mentre viaggiano nel tempo, questi due grandi stupidi ma questa volta, forse per la prima volta in vita sua Mulder abbassa lo sguardo e sotto i potenti fari del rimessaggio vedo come si rompe il cuore di Scully.

 - E a te che cosa ti è successo al viso?

 Il mio silenzio è la conferma dei sui peggiori timori.
E' così, Dana. Mulder lo sa.

 - Oddio- mormora, come se la sola idea che il meraviglioso agente Mulder abbia sentito abbastanza rabbia per colpirmi le risultasse fisicamente insopportabile.

Mi esamina le ferite, con quelle dita tiepide, sotto lo sguardo incendiario di Mulder. Sono alchimisti del sesso. Tutti quelli che stanno intorno a loro sentiamo l'elettricità che emanano. Malgrado il dolore che sento in tutto il corpo, cinque minuti così, tra loro, e finirei per venire nei pantaloni. 
Devo andar via di qui prima che arrivi la polizia perché ogni giorno che passa corro sempre più pericolo di rimanere agganciato per sempre tra loro, desiderando che parte di tutta questa gelosia e tutta questa rabbia sia per me. Ogni volta che Mulder picchia è intimo, come un bacio con la lingua, come una penetrazione abrasiva. Scully sta sul punto di scoprire se ogni volta che bacia, questi baci fanno più male di un pugno.
Mentirei se dicessi che non l'invidio.

 

**
Appartamento di Dana Scully
Baltimore, Maryland
08 :10 p.m. 
 
Scully non può dormire.
Esce dalla riunione con Skinner sospesa dal lavoro e senza paga per una settimana come ricompensa per aver salvato il mondo e l'unica cosa che vuole e mettersi a letto e riposare. Da quando la polizia è apparsa nel deposito per demolizioni in Pennsylvania, ha la sensazione che l'unica cosa che hanno fatto lei e Mulder è rispondere alle stesse domande, redigere rapporti e rendere conto dell'operato. Non si lamenta. E' il prezzo che sa che bisogna pagare per non aver seguito le norme. Per aver cooperato con Krycek e per aver tradito la sua filosofia" il fine non giustifica i mezzi".
Si gira e rigira per un'ora nel letto senza riuscire a chiudere occhio. Pensando a Mulder e quanto sarà duro Skinner con lui. Sa che sarà molto più duro che con lei, come d'abitudine, anche se non sa bene perché. E' sempre più duro con lui. Tutti danno per scontato che Mulder è il responsabile di tutte le sue pazzie e lei può solo essere accusata di complicità nel crimine.
 E' inutile cercare di convincerli che da molto tempo gli XFiles non sono la causa di una sola persona.
Si prende un paio pillole di Valeriana e non funziona. Un libro non funziona. La musica teoricamente rilassante non funziona. Ogni volta che chiude gli occhi per riposare l'unica cosa che vede è lo sguardo di Mulder nel cimitero delle macchine. Dolore, rabbia. Un'ira senza precedenti. Mulder che la giudica. Mulder che schiva il suo sguardo.
 Veramente ho pensato che Krycek non glielo avrebbe raccontato?
Non ha diritto di essere arrabbiato tenendo conto ciò che LUI aveva fatto prima e invece, la sua rabbia le spezza il cuore. La fa arrabbiare e spaventa in parti uguali. Non sa cosa fare quando Mulder è arrabbiato con lei. Di solito è il contrario.
Il suo ultimo rimedio per conciliare il sonno è una vasca piena d'acqua bollente, schiuma e sali da bagno. Mentre la vasca si riempie, prova di nuovo a chiamare il numero di sua madre, sperando di trovarla in casa questa volta dopo un pomeriggio passato a chiamarla senza successo.

 -Mamma?

 Finalmente.

 -Dana, amore!

La sua voce le fa venire voglia di piangere. Vuole raggomitolarsi in questa voce e raccontarle i suoi problemi e che lei le dica" Andrà tutto bene", le strofini la schiena e trovi la soluzione magica perché lei e Mulder tornino a costruire la fiducia rotta. Vuole dirle che Missy è viva e non c'è più nessun motivo per nasconderglielo. Che le dispiace d'aver mentito per tanti mesi. Non le dice niente di questo. Parlano di cose superficiali e prendono appuntamento per il giorno dopo.

 - Cosa ti sembra se vengo a mangiare da te domani? Ho delle notizie.

 - Notizie?

Sembra allarmata e Scully si sente colpevole. L'ultima volta che le ha dato buone notizie l'avevano scelta come rappresentante della sua scuola per la finale della gara nazionale di scienze. Al quinto anno.

 - Sono buone notizie, mamma. Cosa te ne pare se vengo alle dodici?

 - Benissimo. Ti aspetto per mangiare.

 Si domanda come prenderà la notizia che Missy è viva e non è capace d'immaginarlo. Prega perché Dio abbia dato agli Scully un cuore abbastanza forte.

 - A domani, cara.

 Riattacca senza salutare. Un'abitudine acquisita per aver passato troppo tempo con Mulder, perchè no. Hanno troppe cattive abitudini e troppa frustrazione acquisita. Le piacerebbe che l'acqua potesse cancellare tutto e quando s'immerge nella vasca e le brucia la pelle, aspetta che il calore la liberi e le risolva la vita. Troppo furiosa per piangere. Troppo triste per arrabbiarsi. Ferma nel turbine d'emozioni della sua vita. Non può dormire e non può evitare una sensazione solleticante nel corpo.
L'umidità le arriccia i capelli intorno al viso e ha le guance arrossate. Esce dal bagno lasciando impronte umide sul pavimento di legno. Sul ripiano del camino, nel salotto dove passa la maggior parte del tempo quando è sola in casa, ci sono foto della sua famiglia e alcuni libri che si è ripromesso di leggere. In un angolo, ancora chiusa la scatola ungherese conserva i suoi segreti.
 Se ne sente attratta.
Se l'agita può sentire il rumore dolce di qualche pezzo libero. Esamina ognuno dei lati per vedere dove possono essere le scanalature e questa volta, senza alcool che annebbia il suo giudizio, riesce a far scivolare uno dei pezzi della cassa. Quando lo muove verso sinistra, viene allo scoperto un altro pezzo mobile, che si muove in direzione contraria. Mossi due pezzi, la cassa rivela in un angolo una piccola apertura.
Dentro c'è una minuscola chiave.
Il seguente passo è trovare la serratura. Dopo vari tentativi, scopre che tutta la cassa è montata su una specie di binario e può muoversi in avanti su se stessa. Quando lo fa uno dei pezzi che coprono la faccia anteriore cade a terra e rivela una piccola serratura.
 Un giro di chiave e la scatola si apre automaticamente.
 Dentro, non c'è niente.
 Il mistero ungherese è vuoto. E anche lei si sente vuota quando lo scopre. Vuota come una notte a Budapest. Vuota come la tormenta. Solamente vuota.
 Krycek ha solo giocato con lei.
Fa il suo numero senza pensarci. Non sa nemmeno cosa gli dirà ma ha bisogno d'assicurarsi che non lo rivedrà mai più in vita sua. Ha bisogno di farlo.

 -Krycek?

 - Scully?!