- Eppur si muove
- Capitolo settimo
- 5 novembre
- Appartamento di Dana Scully
Baltimore, Maryland
02:33 a.m.
Poco a poco la fibra del sogno si assottiglia e diventa aria. Resti di coscienza
disfatta incominciano a penetrare nella percezione addormentata degli uomini e Mulder
batte le palpebre un paio di volte, torna alla realtà piano, comminando in punta di piedi
sul sonno. Il primo stimolo insolito è l'odore. Sapone con un residuo di limone, da
lontano, e più vicino, quest'altro aroma, molto più denso. Un odore di corpo e di
densità di cristallo liquido. Saliva. Sudore. I corpi fabbricano materia e liquido quando
si toccano.
Anni senza sentirlo. Ma l'odore del sesso non si dimentica mai.
Cazzo.
Secondo stimolo insolito. C'è un materasso sotto il suo corpo e non è costretto su se
stesso a cercare una sistemazione su un divano troppo corto per le sue gambe. Non sente
nemmeno le ondulazioni del materasso ad acqua. C'è una rete non troppo rigida. Non trotto
morbida. Una rete perfettamente anatomica che sicuramente è la cosa migliore per la
schiena e che probabilmente e tra tutte le reti del mondo, è quello che sceglierebbe per
sè una persona che, per esempio, si fosse laureata in medicina e che avesse cura della
sua salute nei minimi dettagli.
Cazzo.
Terzo stimolo la vista. Apre solo una fessura degli occhi perchè insieme a tutti gli
stimoli sta incominciando a sentire non solo la coscienza del Reale, ma anche le emozioni
che porta con sè comprendere dove sta e come è arrivato fin lì. E questo significa
iniziare a sentire qualcosa che un cattolico definirebbe somma mortificazione. Mezz'occhio
aperto gli basta per distinguere le tende, la trapunta aggrovigliata per terra, la lampada
che è caduta dal comodino e quello che sembra il suo cappotto buttato in un angolo.
La cosa più difficile è muoversi facendo in modo che NESSUNO sappia che è già
sveglio. La manovra è più complicata quando il tuo cuore insiste a battere a
centoventimila pulsazioni all'ora.
Cazzo.
Addormentata all'altra estremità del letto. A pancia in giù. Il viso affondato nel
cuscino. Il groviglio di ciocche rosse non gli lascia vedere i suoi tratti. Come può
respirare in quella posizione? Il lenzuolo la copre fino a metà schiena e c'è
d'ammetterlo ha le scapole più perfette che Mulder abbia mai visto. Se fosse un credente,
potrebbe giurare che è il posto ideale per far spuntare le ali.
Vederla e sentire il mondo che va in pezzi e i resti che partono sparati lo graffiano
come una mitraglia e gli fanno a strisce il cuore.
Stanno tutti questi i sentimenti e tutti questi i ricordi della notte.
Cazzo.
Accorrendo in massa alla sua coscienza come cittadini furiosi che protestano in una
manifestazione. Tutte ed ognuna delle cose che sono accadute nelle ultime dodici ore sono
lì, nella sua testa, sfilando ordinatamente.
Deve uscire dal letto. Deve uscire dal letto IMMEDIATAMENTE.
Non è facile. Muoversi senza che suoni quel maledetto materasso sinfonico, comminare
senza che scricchioli il legno, arrivare al bagno e chiudere la porta senza che Scully si
svegli. Non è facile. Quando riesce a girare la maniglia in silenzio e appoggiarsi al
lavabo respira profondamente. Prova superata. Ora gli rimane solo di pensare come cavolo
affronterà il resto della sua vita ora che- è evidente-, le possibilità che Scully lo
guardi di nuovo ancora una volta in faccia, sono così remote che per trovare anche fosse
una scintilla di una vaga possibilità, dovrebbe andare fino al Polo Nord, aprire lì un
buco con la lingua fino in fondo alla terra e domandare per dove si arriva in Australia.
L'ha fottuta molte volte in passato. Già.
Molte innumerevoli volte. Ha agito tante volte a sproposito talmente fino in fondo che
mancava una perforatrice e una gru per tirarlo fuori. E tutte le volte Scully non ha
nemmeno detto" te l'avevo detto, Mulder". E inoltre, non ha dovuto nemmeno
chiederle perdono! Ma questo è diverso. Perchè ora quando si guarda allo specchio- non
può evitare un atto di profondo masochismo e deve guardarsi- il suo corpo mette in
evidenza le impronte di quello che è successo e sa con la certezza che si sente solo nel
momento di una rivelazione, che tutto quello che ha fatto nella notte e sembrava così
inevitabile come il sorgere del sole, era esattamente l'ultima cosa che doveva fare se
voleva risolvere le cose con lei.
Mai in tutta la sua triste e miserabile vita ha sentito questo miscuglio di vergogna,
riprovazione e imbarazzo per qualcosa che ha fatto.
Ricordando prima quello che è successo sul pianerottolo e poi, cazzo, in cucina,
maledizione, e veramente, ha detto quello che crede d'aver detto a letto? Forse quello che
era successo la notte aveva qualche scusa- anche se non riesce ad immaginare quale possa
essere- ma quello che era accaduto quella stessa mattina?
Cazzo.
Quando ricorda non solo quello che ha detto ma quello che è accaduto nel letto, ha la
tentazione di mettere la testa nella tazza e tirare la catena. Lo farebbe se non fosse
perché il rumore senza dubbio, la sveglierebbe. E' vero. Non è preparato per il momento
in cui lei lo denunci per aggressione e vari altri delitti a cui, francamente, non vuole
pensare. Violazione di domicilio? Senz'altro. Qualche altro. Decisamente peggio. Abuso.
Sicuro.
Senza dubbio la cosa peggiore è stata quella di questa mattina
La ricorda perfettamente.
Si alza, Scully già è vestita. Sembra che stia per andar via, solo che lui ha altri
piani e quello che viene dopo è così
non vale la pena pensarci. Non può.
Non le ha nemmeno tolto i vestiti!
Ci sono dei segni sul suo collo. Ci sono segni sul petto, cazzo, e quando si siede sulla
vasca, uno strano bruciore sul sedere gli ricorda a) ha un graffio e non è il marchio
delle sue unghie che fa male, b) è ancora nudo e c) si sta facendo vecchio perché fa
male. Tutto fa male. Parti che da anni non facevano male, fanno male.
Dovrebbero fargli ancora più male.
Dovrebbero
qualcuno dovrebbe punirlo. Questo è tutto.
Quando si guarda allo specchio, si domanda come non abbia sentito nemmeno un lampo di
lucidità durante la notte passata. COME. Ora Scully chiederà il trasferimento. O
lascerà l'FBI. Ora che ha salvato il mondo, non si può dire che non abbia fatto il suo
dovere. Che motivo avrebbe per rimanere? Nessuno. Forse, se è generosa, gli manderà una
cartolina in carcere o al manicomio. Forse si sposerà con Krycek e gli mandano una foto
dei bambini a Natale. Ne adotteranno tre o quattro. Con la fortuna che ha sicuramente
rassomiglieranno a Krycek in tutto e per tutto. E saranno belli, i maledetti bambini
adottati dal demonio.
Per un momento fantastica con l'idea di dire a Scully che è stato posseduto da uno
spirito insaziabile, sessualmente insaziabile. Sicuramente ci sono spiriti così. In
Indonesia ci sono delle leggende che lo affermano, se non ricorda male. O era nel Bangla
Desh?
Sicuramente Scully resterà affascinata da questa spiegazione.
Si lava la faccia e torna a guardarsi allo specchio. Tutti i ricordi e quelle maledette
sensazioni della notte sono presenti nella sua memoria come se stessero accadendo di nuovo
continuamente e si sente come un uomo civilizzato che ha scoperto che non è altro che un
ominide non ancora evoluto e che ha tutto il resto della sua vita per pentirsi per essere
stato un tale animale.
Salve, Fox Mulder, benvenuto nel resto della tua vita. Tutte le altre volte che l'hai
fottuta? Erano solo un preludio, amico. Perché questa volta, si che L'HAI FOTTUTA e non
è solo un'espressione linguistica.
Ma perché cazzo l'ho fatto- si domanda senza osare darsi una risposta- E
quante volte!
C'è un cosa che si chiama consenso e nella notte non ha pensato molto a questa cosa.
Rumore di nocche sulla porta.
- Mulder, sei lì?
La sua voce è il nettare di qualche pianta meravigliosa che i biologi non
hanno ancora scoperto. E' dolce ed è completamente al di sopra di lui.
Ha voglia di dire" non ci sono" o rimanere in silenzio con la speranza
che desista e vada via.
- Mulder?
- Ma questo non accadrà. Da segni di vita con un lamentevole e patetico" sì".
Dall'altro lato può sentire la sua presenza, sentirne il respiro malgrado la porta,
immaginare questo viso di risoluzione e rabbia quando dice " Mulder, sto per
lasciarti". Non vuol vedere quel viso. Non può.
- Ed è allora che lo dice. Quelle parole che mettono chiodi sulla sua bara.
- Mulder, dobbiamo parlare.
- E si rende conto che tutta questa collera che ha sentito, tutta questa rabbia
all'immaginare Scully con Krycek nella stanza di un hotel, non arriverà alla suola delle
scarpe se paragonata alla collera che sentirà per il resto della sua vita contro se
stesso per aver reagito come ha fatto.
- Si alza piano per aprire la porta.
**
- Un mese dopo
- Ospedale dell'Esercito
Lisbona ( Portogallo)
06:15 a.m.
-
Le strade di Lisbona salgono dal mare, ansimando su scalini interminabili e una
volta su, guardano il Tago e precipitano, cercando di catturare il mare, seguendo la stele
dei conquistatori che partono da Belem in cerca della via delle spezie. Il centro della
città aspetta circondato dalle colline e quando scende la notte, centinaia di colombi
esplodono in stormi poetici, cercando rifugio sulle terrazze, salgono sugli ascensori
metallici fino a vecchie cattedrali senza tetto. Alfama, Alto, Baixo, Estrela. I rioni
dormono solo a metà quando cade la notte e prima dell'alba, si stiracchiano facendo
attenzione a non dare fastidio a Lisbona, la città dei poeti. Solenne guardiana della
memoria dell'Atlantico, Lisbona ricorda i segreti del mare e il volto di tutti gli
assassini che hanno insanguinato le sue strade.
All'interno dell'ospedale, una fortezza dall'aspetto stanco e con spessi muri di cemento
armato, facciata annerita per l'incuria e resti di ruggine sulle finestre, l'infermiera
dai placidi occhi azzurri redige i rapporti degli avvenimenti notturni e aspetta che la
sostituisca il turno del mattino. Rimangono quarantacinque minuti per il cambio è sta
valutando se avvicinarsi alla macchina del caffè per la sua terza tazza della notte
quando una salva di spari interrompe la sua routine monocorde di ginecologia. Stivali
militari di uno squadrone di uomini vestiti di nero irrompono nell'accettazione,
abbattendo le porte. Mitragliano il muro e le grida dei pazienti si sommano a quelli del
personale. Mobili che cadono a terra, scheggiati dalla violenza dell'attacco. Vetri che
scoppiano, caffè che si sparge e strilli che non cessano sotto il fuoco.
A pochi passi dall'infermiera, la sala con il cartello"terapia intensiva"
rimane chiusa e sembra la sua unica salvezza, il salvacondotto verso la speranza. Si
trascina sotto il fuoco, striscia e ansima nel tentativo di ridurre questo tratto che
sembra interminabile. Rimangono meno di tre passi quando uno degli uomini armati la trova
e lei solleva lo sguardo così azzurro, così placido, per vedere il volto del suo
carnefice. Sotto il passamontagna, il viso della morte ha una bellezza animale. Occhi
verdi che la guardano cambiando colore, come stalattiti di smeraldo in un naufragio
polare. L'infermiera non è capace di gridare, questi occhi la fanno sentire sicura.
Questi occhi non le faranno male. Due passi per la porta e poi sarà in salvo.
Gli occhi s'inchiodano su di lei, aspettano un secondo. Con calma.
L'uomo solleva la mano e il terzo occhio metallico e vuoto della pistola si dirige
verso di lei.
Le spara quattro volte in testa prima che si muova.
La forza dell'impatto trascina il corpo alcuni centimetri indietro. E l'uomo del
passamontagna si abbassa come se la sinfonia della guerra che gli scoppia intorno,
rompendo i vetri della calma, non andasse insieme a lui. La paura di morire invade tutto.
Un odore che non si dimentica mai una volta che lo hai sentito. Lui lo porta tatuato nella
coscienza.
All'infermiera non sembra importare. Sguardo inespressivo, tranquillo. Non sembra
importarle.
Inerte, per terra, guarda ora con la stessa calma. Un filo di sangue le cade tra gli
occhi, come un viandante stanco che va per le strade della città, cercando conforto nella
caffetteria moderna, un freddo mattino d'inverno. Piano. Senza fretta. L'uomo del
passamontagna si abbassa verso il cadavere, tira fuori la siringa dall'interno della
giacca. Toglie il cappuccio all'ago, calcola dove sta la giugulare e l'infila senza
cerimonie.
L'infermiera apre gli occhi azzurri. Ancora calma.
L'assassino spinge lo stantuffo ed il liquido scompare nel collo che incomincia ad
agitarsi.
L'infermiera esplode in un milione di pezzi. Una pioggia fugace, lacrime di
metallo piante per l'effetto istantaneo della magnetite. La morte sorprende i replicanti
perché non se l'aspettano, e nemmeno ne hanno coscienza.
Nella sala su cui si legge" terapia intensiva", l'uomo trova quello che
cercava lo squadrone. Rapiti connessi a macchine per l'intubazione. Tutti hanno due
battiti. Tutti ospitano dentro l'embrione di un futuro replicante. Li stacca tutti e
ordina ai suoi uomini di portare via i corpi, lasciando dietro di loro quando vanno via,
il caos della guerra e delle macerie.
Si toglie il passamontagna nel furgone. Scappano da li facendo stridere i
pneumatici, lasciandosi indietro Lisbona e l'Atlantico alla velocità del suono. Ci sono
altri ospedali. In tutto il mondo. E più replicanti di quanto si possa immaginare.
Bisogna trovarli tutti. C'è ancora lavoro da fare e Alex Krycek non è di quelli che
aspettano con le braccia incrociate quando gli altri fanno il lavoro sporco. Quando si
tratta di sporcizia gli piace mettere le mani fino in fondo ed immergersi.
A Lisbona è l'alba, l'inizio di una nuova era. Krycek immagina a volte che ci sia
ancora qualcuno che l'accompagna in questo viaggio contro il futuro, percorrendo il mondo,
resistendo nella guerra silenziosa, un altro soldato nella stessa trincea.
Lo specchio retrovisore gli restituisce la sua immagine. Solo, un'altra volta.
Accompagnato unicamente dalla memoria. A volte si stende solo in un angolo del mondo il
cui nome ha dimenticato e lo bruciano i ricordi come baci che si imprimono nelle viscere.
A ferro e fuoco ardente.
Ha provato molte bocche.
Nessuna consola come una Scully.
Nessuna brucia tanto come Mulder, in mezzo ad una lotta.
I ricordi sono la sua ricompensa. Ed il suo castigo.
**
- Un mese prima
5 novembre
casa di Maggie Scully
- 00:50 p.m.
-
Dana è in ritardo di quasi un'ora. Non è normale.
Maggie Scully è abituata ad aspettare. La moglie di un militare non può sopravvivere
se non trova cariche di pazienza con cui armarsi mentre aspetta un uomo che potrebbe non
arrivare mai. E'abituata a sedersi in cucina e prendersi cure delle sue piante mentre
passa il tempo. Schiaccia la terra sotto le dita, sposta le piante da un vaso piccolo ad
un altro più grande, facendo attenzione a non danneggiare le radici. Annaffia e toglie le
erbacce e le foglie morte e lo fa sapendo che se si concentra sull'odore umido della terra
e sui colori dei fiori quando si avvicina la prossima stagione, non dovrà guardare
l'orologio ogni due minuti e domandarsi perché sua figlia che è stata la puntualità
fatta donna, arrivi con mezz'ora di ritardo per mangiare.
Mi ha chiamato lei. E per darmi alcune notizie. Se mi ha chiamato lei, perché
ora non appare?
Conosce tutti i suoi figli. E Dana è l'unica che arriva in orario. L'unica che applica
al tempo la stessa disciplina ferrea che gli Scully militari applicano a tutto il resto.
L'unica che chiama se arriverà con cinque minuti di ritardo per un ingorgo e avvisa
sempre quando non può venire ad un appuntamento.
Il pasticcio di carne e verdure aspetta nel forno e tutta la cucina si riempie di
quest'odore di mezzogiorno invernale. Maggie guarda dalla finestra, valutando se chiamare
o no la polizia per domandare se c'è stato qualche incidente stradale a causa del
temporale. Non sembra probabile. Passata la tormenta di neve, gli spazzaneve sono riusciti
a pulire le strade e ora, cumuli di neve si ammucchiano nel giardino, aspettando il
disgelo.
Oh, dio, non può guardarli finchè si sciolgono.
E' successo qualcosa. Se avesse del lavoro, avrebbe chiamato.
Una madre certe cose le sa.
E c'è qualcosa che sta trattenendo Dana.
Per favore, Maggie, può darsi che l'abbia dimenticato.
Solo che non sta nel vocabolario di sua figlia dimenticare un impegno. A meno che
non sia drogata contro la sua volontà, legata con catene ad una diga di contenimento,
imbavagliata con cavi marini, impossibilitata a muoversi e sottoposta ai capricci di
qualche criminale psicopatico che pretende di farla gridare.
Conoscendo il suo lavoro, non sarebbe assurdo.
Chiama prima a casa sua e poi sul cellulare e finalmente, di nuovo a casa. Tre
volte.
Drogata, legata, imbavagliata, sottomessa, gridando. Ha tutte queste immagini in mente.
E' la condanna di una madre sviluppare un'immaginazione mostruosa per le catastrofi.
- Dana?
Risponde la quarta volta ed in casa. Dove diavolo stava per non
aver potuto risposto prima?
- Mamma?
- Dana, per l'amor del cielo. Che ti è successo? Eravamo rimaste
che ci saremmo viste un'ora fa. Perchè non rispondevi al telefono?
- Silenzio all'altro lato. Un silenzio così pronunciato che potrebbe avere muri di
velluto coperti di sangue. Maggie trattiene il respiro. Cerca di leggere in questi secondi
così lunghi, scoprire che cosa sta succedendo all'altro lato, perché la linea si è
zittita e l'auricolare evoca l'immagine di sua figlia sequestrata da qualche disgraziato
nella sua stessa casa, incapace di comunicare con lei.
- Si consola pensando che forse è caduta la linea e sta sul punto di controllare
l'entrata del filo quando il silenzio si rompe e un suono soffocato, vagamente umano
attraversa la distanza dall'appartamento di sua figlia fino a casa sua. Che cos'è stato,
un gatto?
- Dana?- il tono della voce leggermente pieno di un sospetto che sta
incominciando a cristallizzarsi nella sua mente.
-
chiamo dopo.
- Quasi senza voce. Trascinando le sillabe. Si potrebbe dire, ansimante? Dopo un
colpo. Due. Come se le costasse fatica trovare la base del telefono e riattaccare.
Finalmente il suono che indica che è rimasta sola in linea. Ed improvvisamente Maggie ha
la sensazione che sua figlia non è trattenuta contro la sua volontà, non è stata legata
e imbavagliata da nessuno, né c'è un disgraziato in casa che la fa gridare. Si rende
conto da quel rumore e quella voce roca che non c'è niente di violento e apocalittico che
la trattiene e nessun avvenimento brutale ha fatto si che dimenticasse un appuntamento.
- Si sbaglia.
- All'altro lato della città, in un angolo del mondo che vive in una galassia diversa,
Scully vorrebbe muoversi e non può, vorrebbe gridare e non trova la voce, vorrebbe
scoppiare in mille pezzi ed arrendersi ad una forza più potente di lei, unirsi
all'oscurità, perdersi nell'oceano trascinata dai mulinelli che scuotono il centro della
terra. Legata dal desiderio, imbavagliata dallo scontro delle lingue nella tempesta,
drogata dal veleno del sesso che profuma tutti gli angoli del suo corpo, scivola per
ognuno dei suoi segreti, emanando da lei come essenza mortale.
- Gridando perchè il piacere fa male in carne viva. Il suo nome. Perché non ricorda più
nient'altro.
- Mulder!
Stringe il bordo del tavolo con le mani, stringe il bordo della realtà
solo per un millimetro. Mezzo vestita, mezzo nuda. La gonna arrotolata in vita, le
calze alle caviglie, senza togliere le mutandine, scostate da un lato per lasciarlo
passare. Nudo. Disperato. Parlandole all'orecchio, parole che le fanno appannare gli
occhi, cose che non aveva mai pensato che gli avrebbe sentito dire, mantra che recita
mentre cerca dove immergersi con più forza, parole di Mulder, che descrivono chiaramente
che cosa è quello che vuole farle e in quale parte del suo corpo lo sentirà mentre viene
ancora e ancora fino a che non distingua più il giorno dalla notte.
**
Triangolare: indicare differenti punti sul terreno e considerarli
come il vertice di un triangolo, prendere le misure necessarie degli elementi di questi
per potere fissare sul piano la posizione relativa di questi punti e le loro distanze.
**
|
Dana Catherine Scully |
|
|
|
FoxWilliamMulder |
| Alexander Krycek |
|
|
- In Principio, ci fu l'alleanza.
- Mulder e Scully. Una conversazione interrotta da un elemento estraneo. Una miscela
chimica che reagisce davanti ad un cambiamento. Quelli che cercavano la verità, divennero
improvvisamente, ingegneri del futuro.
- Mulder. Scully. Krycek.
- Il futuro non esiste. Loro lo inventano. E vanno inventando se stessi. Fino a che arriva
un punto in cui le misure del passato non servono per predire il futuro e si domandano, se
non siamo chi siamo stati, chi siamo?
- Krycek. Mulder. Scully.
- Le sorprese ad ogni svolta della strada aggiungono incertezza al brodo di coltura da cui
nascerà il futuro. Nessuna verità può essere compresa prima che cambi ed esploda. Le
certezze sempre scoppiano tra le mani. Camminano sopra duemila chili di boom boom. Cuori
di benzina.
- Mulder. Scully. Krycek.
- Se non scoprono chi saranno, tutto può crollare. Ma le risposte sono misteriosi
nascondigli all'interno di una scatola ungherese e la scatola è vuota. Tutto è un gioco
che si avvicina alla fine. L'alleanza termina e si morde la coda. Ritorna al principio. Ed
in questo principio tutto è differente. Tutto sta per nascere. C'è solo una legge:
resisti o servi.
- Mulder.
- Scully.
- Krycek.
- Nuovi elementi.
- Nuove miscele.
- Nuovi inizi.
- Niente si muove contro la natura.
- Ma di tanto in tanto, qualcosa si muove contro ciò che sappiamo di lei. Qualcosa di
piccolo, infinitesimale, quasi invisibile. Ed è il tentativo per comprendere le
contraddizioni apparenti quello che ci porta a capire la natura delle cose. E di noi
stessi. Possiamo negare che esiste, ribellarci contro di esso. Possiamo assicurare che non
si muove.
- Ma si muove.
**
- 4 novembre
Baltimore, Maryland
- Appartamento di Dana Scully
08:45 p.m.
Mulder ha appena buttato giù la porta della mia casa.
Lo ripeto per assicurarmi di non aver perso il senno.
Mulder ha appena buttato giù la porta della mia casa.
Noi scienziati crediamo solo in ciò che possiamo vedere con i sensi. Quello che
possiamo toccare, assaporare e vedere. Sono i principi scientifici quelli che mi tengono
in piedi. Sono quello in cui credo ed invece, sto vedendo cose con i miei propri occhi che
la mia mente si rifiuta di processare contravvenendo ai principi di base della scienza.
Mulder non può aver buttato giù la porta della
mia casa.
Preferisco non crederlo. Volontariamente SCELGO di non crederlo.
Questa volta non ha nemmeno la scusa che un uomo scimmia ha soppiantato la sua identità
e potrebbe stare mettendomi incinta di un futuro bambino scimmia. Non ha nessun'altra
scusa, di fatto, che giustifichi quest'espressione collerica, questo sguardo opaco che mi
rivolge come se non mi stesse vedendo. O stesse vedendo cose dentro di me che io non gli
ho dato diritto di vedere.
La porta è scheggiata. La catena è uscita dal cardine ed improvvisamente, Mulder è
alto tre metri e mezzo. Sento la mia voce interna, sensata e logica e più spaventata di
quanto voglia riconoscere, che mi dice che sto sognando e che costui non è Mulder, ma un
replicante che l'ha sostituito. Questa violenza nello sguardo? No, non è Mulder. Mulder
non mi ha mai fatto paura e ora cerco di respirare normalmente senza successo mentre mi
convinco che non c'è nessun motivo sensato perchè mi tremino le ginocchia.
Mulder ha buttato giù la porta della mia casa? Con quale diritto!
Forse non ho paura e tutto questo tremito è ira allo stato più puro. Mi costa fatica
emettere suoni e sembrare tranquilla al tempo stesso.
- Mulder non è un buon momento per parlare.
Mi sta tremando la voce. Mulder non fa mai in modo che mi tremi la
voce. Dove sta il mio senso di controllo? Non distinguo le emozioni. Mi terrorizza non
distinguere le emozioni. Credo che potrei sparargli o scoppiare a piangere. E lo odio per
questo.
- Non sono venuto per parlare.
- Siamo a tre passi l'uno dall'altro. Non è venuto per parlare? Cosa? Non posso pensare.
Perché mi fischiano le orecchie? Mi fa male la gola, non sono sicura del perchè mi fa
male la gola ma forse ha qualcosa da vedere con il mal di stomaco improvviso e questo
sguardo sconosciuto in un uomo che è stato amico e collega, che è stato vicino e
familiare, intimo e divertente e sempre ha promesso più di ciò che dava, con una
sensualità dolce e mascolina, solleticando sotto la superficie delle parole.
- Non sono venuto per parlare.
- Non resta niente in lui che sia dolce ed amichevole. Mi guarda come se mi odiasse.
- Bugia.
- Mi guarda come se i preliminari fossero finiti qui ed ora.
- Incomincio a respirare agitatamente. Sto iperventilando. Non posso muovermi e
sento una bomba termodinamica dentro lo stomaco che è appena esplosa, trasformando il
calore in umidità. Mai mi sono sentita così debole in tutta la mia vita. Voglio
ucciderlo ma posso appena parlare perché si sta muovendo verso di me e se fa un altro
passo non rimarrà più spazio tra noi. A volte ho desiderato che mi guardasse con la
stessa irresistibile attrazione e la stessa intensità con cui avrebbe guardato un disco
volante.
- Fai attenzione a ciò che desideri, dicono.
- Ora mi guarda con maggior intensità di quella che abbia mai usato per un XFiles e
sto cercando di sembrare calma senza riuscirci.
-Dimmi, sta ancora qui o già l'hai mandato via?
- Cosa?!
- Di chi sta parlando?
- Non si sarà nascosto in camera?
Cosa?!
- Non dirmi che non rimane nemmeno a fare colazione dopo una
scopata.
Cosa!
- Dovresti venderti più cara, Dana.
- CHE!
- Cinque parole. Una di esse è il mio nome, detto come se fosse un insulto. E' tutto ciò
di cui ho bisogno per cambiare di stato d'animo come il mercurio. Addio stupida
insicurezza nervosa. Benvenuta, collera psicotica di proporzioni bibliche. Mi stridono i
denti. Che cosa ha appena insinuato?
- Se mi guardassi allo specchio so che starei livida. Non ho sangue nel viso. So
perfettamente dove ho il sangue ma non sono orgogliosa di me stessa per questo e non penso
di fare un commento.
-Che cosa hai detto?
Mi risponde con un'espressione insopportabilmente falsa.
- Su, Dana. Perché negarlo ora. Forse non hai fiducia in me?
Di tutte le cose che avrebbe potuto dire suppongo che questa è
la peggiore e suppongo che sa che usare la parola " fiducia" come un insulto che
distilla sarcasmo è una pugnalata allo stomaco. Questo non sta accadendo. Ma se ci sono
dubbi, devo assicurarmi che qualcuno gli tagli i testicoli con una motosega prima di
ucciderlo. E devo assicurarmi di fare io il casting per prendermi il ruolo di
"qualcuno".
- Ora non vuoi sapere la risposta a questa domanda. Mulder. Esci.
Dalla. Mia. Casa.
- Pensieri che corrono per la mia testa come raffiche di vento che passano senza darmi
nessuna spiegazione mi bloccano. C'è una parte di me che crede di sapere a che viene
tutto questo ma è una parte lontana e difficile da raggiungere perché Mulder si muove, e
sono convinta che sta per toccarmi e che il tempo si ferma. So che questa è la notte che
deciderà il resto della mia vita e se capisco quello che sta succedendo, finisco per non
capirlo più un secondo dopo, persa in una nebbiolina d'emozioni che turbinano, tra
l'isteria e la confusione, i nervi e la rabbia e questa domanda costante che mi martella,
che dice, chi è questo Mulder che non è il mio Mulder e chi sono io se non lo
riconosco.
- Invece di toccarmi, passa da lontano e fa dei passi violenti in direzione della mia
camera, attraversando il salotto come una tempesta, che è ciò in cui si è precisamente
trasformato.
- Ma che, CAVOLO sta succedendo?
- Lo seguo fino alla porta della camera, cercando di trovare il meccanismo per ragionare
con lui ma senza scartare l'idea della motosega. Mulder guarda il letto disfatto in cui ha
fatto la siesta e assume quella espressine tra la nausea e la collera, come se avesse
aperto una scatola di cioccolatini per trovarci dentro resti umani e non potesse
sopportarne la vista.
- Un letto! Che cosa tradizionale per voi, Scully! Pensavo che
foste gente di finestre.
- Eh?
- Entra nel bagno della camera da letto. Continua a frugare. Apre la porta. Guarda dietro.
Guarda nella vasca. Verifica che nessuno potrebbe uscire da una finestra di cinquanta per
trenta centimetri e mi domando se tutto questo ha qualcosa a che vedere con Eugene Tooms.
Ricordo una volta che mi chiese di dirgli che era pazzo. Se allora non lo era ora posso
dargli il certificato medico. Incomincio ad avere una vaga idea che sta cercando un
supposto uomo con cui crede che io sia andata a letto, ma tutto accade in fretta e faccio
fatica a concentrarmi su pensieri concreti. Guardo solo la stanza in penombra e cerco di
osservare i suoi movimenti per riconoscerlo e per far sì che mi riconosca. Non ci riesco.
- Si toglie il cappotto. Sembra che faccia fatica a pensare con il cappotto.
- Va bene, allora non c'è- afferma, allentando il nodo della
cravatta mentre mantiene quel falso atteggiamento di cordialità irritante e collerica.
Continua a non guardarmi perché ogni volta che i sui occhi si
incontrano con me sembra sull'orlo di un'emozione che lo disgusta e distoglie lo sguardo.
Lo ringrazio perché anche questo sguardo mi fa sentire emozioni che mi terrorizzano.
- Ho una curiosità, Scully. Una ragazza cattolica prega prima o
dopo di farsi un assassino? O preghi mentre scopi?
- Rivelazione.
- Mulder sta cercando Krycek.
- Mulder crede che sto andando a letto con Krycek.
- Mulder ha usato l'espressione " farsi". Ha detto crudamente " mentre
scopi".
- Non mi passa per la testa che tutto questo non è altro che gelosia assurda. Non mi
metto a pensare che se sta arrabbiato è perché crede che ci sia un altro uomo che sta
usurpando il territorio che lui, in un modo maschilista ed egocentrico ha sempre pensato
come " il suo territorio", anche se mai gli è interessato troppo.
- Non sono preparata ad immaginare perché è arrivato alla fantastica conclusione che
Krycek starebbe qui, nella mia casa, andando a letto con me. Fa lo stesso.
- Tutto quello che penso è che qui sta l'uomo che è andato a letto con la principale
sospetta di un caso mentre qualcuno prendeva i miei ovuli e li metteva in una provetta.
L'uomo che per quanto ne so è andato a letto con Krycek, che mi ha mollato sempre che ho
girato la testa un solo secondo, che è andato a Dublino senza di me, che utilizza la mia
conoscenza scientifica solo quando coincide con i suoi deliri anormali e si aspetta sempre
che raccolga le sue carte, dia da mangiare ai suoi pesci e gli salvi la vita quando lui
dimentica di contare su di me. Qui sta. L'uomo che un'ora fa rispondeva al telefono
nell'APPARTAMENTO DI KRYCEK per motivi che preferirei non dover analizzare. Qui sta. Fuori
di sé perché ho avuto l'idea di andare a letto con un'altra persona con cui, a quanto
sembra e secondo le regole di Mulder, Capitolo primo, Verso primo, non ho diritto di
farlo.
- Evvai.
- Quello che gli da fastidio non ha niente a che vedere con la gelosia. Quello che gli da
fastidio è che qualcosa è successo alle sue spalle e senza contare su di lui.
Probabilmente ciò che gli da fastidio è che il SUO Krycek abbia ottenuto senza il
SUO permesso qualcosa che Mulder considera SUO.
- Mi guarda come se si aspettasse una spiegazione.
- Ti puoi mettere le tue spiegazioni in culo, Mulder.
- Fuori- riesco a dire.
- Cosa hai detto?
- Ho detto fuori.
- Una volta Bill mise la mia biancheria nella lavatrice e ci aggiunse la tintura dei
capelli di mamma e tutta la mia roba divenne color mogano e la collera che sentii allora
non è nemmeno la sponda del continente di collera che sento ora. Nemmeno la sponda. E
allora misi le macchinine di Bill nel trita-spazzatura, così che Mulder può prepararsi.
- Ho lo sguardo che dice " sto per spaccarti in due con lo scalpello e non è uno
scherzo". In sette anni Mulder mi ha fatto uscire dai gangheri molte volte, ma SEMPRE
ha compreso quanto sia fulminante questo sguardo. A volte non è stato nemmeno capace di
sostenerlo.
- Oggi questo sguardo non gli fa effetto. E questo mi lascia paralizzata.
- Vuoi che vada via?- domanda. Ancora senza abbassare gli occhi
dai miei. Che in questa situazione io stia fissando l'ombra di barba, il verde disperato
del suo sguardo e il modo in cui tutti i muscoli del corpo sembrano essere sul punto di
rompersi sotto i vestiti, è inaccettabile.
- Vuoi che te lo sillabi?
-No.
Si toglie la giacca piano. Tutti i movimenti sono rallentati dalla
collera. La giacca cade su una delle sedie della stanza con un movimento perfetto ed io lo
odio. Ho la gola secca. Lo odio più di quanto ho mai odiato nessuno perché nessuno mi ha
fatto sentire mai così vulnerabile. Mi sento nuda sotto l'accappatoio. Voglio scappare.
Voglio smettere di sentire che mi ammorbidisco tra le gambe. Che ho dolci tremori bagnati
tra le gambe. Voglio che te ne vada , Mulder. Fuori.
-Mulder, vattene.
-No.
- No? Sì! Questo non funziona così! Se io faccio il mio sguardo risoluto e
potenzialmente assassino e do un ordine diretto obbligandolo a rispettare una barriera
molto chiara che non può oltrepassare, Mulder può pestare i piedi, può protestare, può
dichiararsi in un corridoio e mettere il suo cuore su un vassoio, può ubriacarsi e
gridare, ma ubbidisce. E' quello che facciamo. Sette anni. E' quello che facciamo sempre.
- Solo questa notte"no"
- Dice "no" e mi guarda e sono io quella che non può sostenere lo
sguardo. Controllo. Dove sta il mio controllo?
-Esci dalla mia stanza, Mulder.
E' il mio ultimo tentativo.
- Perché? Preferisci farlo da un'altra parte?
- Cammina verso di me. Impassibile davanti al tentativo di scoraggiarlo. Inarrestabile. Ha
rotto la porta della mia casa. Non pensa d'andare via. Crede che io vada a letto con
Krycek. Mi deve un milione di spiegazioni. Non è stato mai così sexy in tutta la sua
maledetta vita e sto incominciando a retrocedere verso il salotto malgrado che ogni volta
che ho avuto paura nella mia vita ho fatto un passo avanti, invece di fare passi indietro
come sto facendo ora.
- Non sono preparata per questo. Il suo sguardo e tutto il resto. Non sono
preparata. E' un uragano tropicale e non sono preparata perché mi consumi. Ma a lui non
potrebbe importare meno se sono preparata o no.
- Continua a camminare verso di me. La distanza tra noi non varia perchè continuo
ad andare indietro. Benvenuti nel momento più patetico di tutta la mia vita. Finalmente,
una situazione che non mi sento capace di dominare. Doveva finire per accadere.
- Sai cosa succede, Scully?
- No quello che tu credi, te lo garantisco.
E' andato a letto con una vampira. E'andato a letto con una
vampira. E' andato a letto con una vampira. Me lo ripeto. Ho bisogno di memorizzarlo. E'
troppo alto, troppo animale, troppo crudele di una bellezza senza precedenti. Ho bisogno
di odiarlo. Non ho saliva. Ho bisogno di odiarlo.
- Succede che non ti credo, Scully. Tu non vuoi che io me ne
vada.
- Uh-oh.
- Troppo vicino alla verità per i miei gusti.
- Mi è costato un poco ma ora credo di sapere quello che vuoi.
Vuoi mostrare che hai tutto sotto controllo e in fondo, stai pregando che arrivi qualcuno
e che te lo faccia perdere.
Non posso credere che abbia detto questo. Come se io fossi uno
dei suoi assassini seriali che può analizzare e classificare. Non posso credere che mi si
riscaldi il sangue solo ad ascoltarlo. Solo ad immaginare che possa avere in mente.
- Ti piacciono i cattivi ragazzi, Scully?
Sto per dire "no". Sto per dirlo. Ora.
- Mulder, vattene.
- Questo non era un no. Lo prenderò per un sì.
- No, per favore. Sì. No. Non so. Panico.
- Quello che c'è nel suo modo di parlare ha solo un nome è non è amichevole, non
è platonico, non è fraterno. Non posso farlo mio. Non mi guarda con odio. E' qualcosa di
più terrificante. Rassomiglia all'odio ma questo è il desiderio quando la lussuria si
scontra con la violenza interna. Mulder mi desidera. E non c'è stato nessuno prima,
nessun altro ragazzo così cattivo come lui in questo momento.
- Sono istantaneamente bagnata.
- Deve andarsene.
- Mi giro e arrivo fino alla porta. Quando sarà meno arrabbiato ed io smetta di
desiderare di ucciderlo e avere le ginocchia di gelatina tutto allo stesso tempo,
parleremo. Fino ad allora, fine della serata, fin qui siamo arrivati. Ho bisogno di
chiedere un trasferimento a Skinner. Ho bisogno d'ossigeno e ricordarmi di uccidere Krycek
per qualsiasi cosa gli abbia detto.
- Apro la porta. E' un gesto semplice. Giro la maniglia, tiro verso di me.
- Mulder mette una mano sul legno, da sopra la mia spalla, e spinge in senso
opposto. L'espressione " cattivo ragazzo" non mi abbandona. Non posso muovermi.
- Al chiudere la porta mi spinge di qualche millimetro verso di essa con la forza
della sua persona, con un movimento sicuro del suo corpo contro il mio, il bacino contro
la parte finale della mia schiena. Mulder è duro tra le mie natiche. Duro. Mulder. Non è
l'inizio di un'erezione, non è il leggero preludio del desidero che si cucina al fuoco
lento. E' inconfondibile, grande, enorme. E' Mulder. E sta giusto dietro di me e mi brucia
il viso, mi si stanno aprendo involontariamente le gambe e credo di dover chiudere gli
occhi e appoggiare la testa contro la porta se non voglio cadere a terra.
- Non andrò da nessuna parte- dice.
Le sue labbra vicino all'orecchio, la sua voce che scende giù
lungo il collo, dentro l'accappatoio. La sua voce, dio. Veleno, acquavite, penombra. La
sua voce.
- Ti dirò quello che faremo-
No, no, no, per favore. Sì. Non so. Cosa.
- Lo faremo contro la porta, in piedi da dietro.
- Mulder. Calore. La porta. Calore. Mulder. Non posso credere che questo sia Mulder.
E' muldermuldermuldermuldermuldermulder. Mi desidera. Me. Mulder. Non ha bisogno di me.
Non mi rispetta. Non mi capisce. Non dipende da me. Non vuole che vada a salvarlo, che
convalidi le sue teorie, che abbia cura di lui. Tutto questo non gli importa. Mi desidera
solo. Me. Ora. Qui. Contro la porta.
- Scopare contro la porta.
- Dio.
- Una mano enorme mi circonda la nuca e le dita tirano il collo dell'accappatoio con
forza. Verso il basso. Ho i capelli raccolti da quando ho fatto il bagno e la nuca
scoperta e mi palpa. Cercando sotto la pelle la stessa cosa che cercava in quel
congelatore in Alaska sette anni fa. Mi sta strappando la pelle e sotto non rimane niente,
solo io, che palpito per lui, disfatta.
- L'altra mano mi cerca davanti. Scioglie il nodo della cintura che lega
l'accappatoio e mi tiene in piedi. L'indumento si apre, lascia che l'aria della stanza mi
tocchi e incomincio a volare quando la sua mano sale, si avvicina alle mie labbra, le
accarezza e parla, unendo con una linea retta l'interno del mio orecchio e la parte più
profonda del mio sesso.
- Metti fuori la lingua.
- Il Mulder Reale, il Mio Mulder, non mi da mai ordini e la Vera Scully, non
ubbidisce mai. Per questo, quando metto fuori la lingua per incontrarmi con le sue dita mi
rendo conto che è da molto che siamo morti e siamo all'inferno. Bruciando.
- Un paio di dita alla mia portata.
- Metti fuori la lingua.
- Non so perché ubbidisco. Forse ha preso il controllo della mia volontà questa
parte degli Scully militari che ubbidiscono senza fare questioni. Forse mi sembra una
buona idea mettere fuori la lingua e circondare le punte delle dita di Mulder. Perché no?
Per un'osservazione scientifica. Non so perché al notare questo sapore indurito e sentire
la lingua contro la pelle , io contro Mulder, ho l'impulso di chiudere le labbra intorno
alle dita e arrotolare la lingua come se facessi un nodo al picciolo di una ciliegia. Non
so perché devo abbassare la bocca fino alla base delle dita e leccare da sopra a sotto,
due, quattro, sei, tante volte quanto ci vuole per imparare a memoria che sapore ha
Mulder.
- Forse è perché lo odio. Forse perché ho voglia di ucciderlo e strofinare il mio
culo contro il suo bacino e questa contraddizione mi frastorna. E sto pensando che vederlo
così assolutamente fuori controllo come mi sento io può essere una buona idea.
- O forse quando Mulder ti dice " metti fuori la lingua" contro il muro di
casa tua, duro come il metallo contro il tuo corpo quasi nudo, distillando nel tuo
orecchio desiderio e incomincia a leccarti con la lingua dietro l'orecchio, allora l'unica
scelta sensata e ragionevole è leccargli le dita.
- Mugolo. Credo di star piangendo.
- Mulder sa di sale. Ha il sapore delle profondità dell'oceano. Di sette anni di
promesse. Violenza. Gelosia. Desiderio. Sesso. Mulder ha il sapore del sesso più intenso
di qualsiasi cosa che abbia avuto il sapore del sesso prima.
**
In questo stesso momento
redazione dei" Lone Gunman"
da qualche parte a Washington DC
- Frohike non può dormire. Come potrebbe dormire? Sono successe troppe cose, accidenti.
Un paio di giorni molto emozionanti, appunto. Cerca di chiudere gli occhi ma la sua mente
bombarda tante informazioni che s'innervosisce e finisce per alzarsi. Forse dieci tazze di
caffè sono una dose che deve pensare di diminuire. O questo o passare al
decaffeinato.
- Solo che , puah, il maledetto decaffeinato sa di pipi d'asina.
- Devono ancora chiudere l'editoriale del mese nella rivista e si avvicina la data di
pubblicazione, devono riconoscere che non hanno dedicato troppo tempo al tema in
questione. Tutta la rottura di salvare il mondo ecc
, li ha fatti distrarre un poco.
- Sopratutto lui.
- Perchè non è per appuntarsi al petto la medaglia ecc...ecc..., ma se qualche pistolero
si merita d'avere una pacca sulla spalla, questo è il vecchio e buon Melvin Frohike.
Appunto. Chi aveva scoperto che la magnetite disattivava i replicanti? Cazzo. E' stato
lui. Chi aveva chiamato Scully per raccontaglielo? Voilà! La risposta è, lui, un'altra
volta!In modo che, se ipoteticamente, si dovesse, diciamo, ricompensare qualcuno, chi
sarebbe questo qualcuno?
- La risposta è abbastanza chiara.
- Ma nella squadra dei tre, la suscettibilità è sempre una brutta bestia che ruota sulle
loro teste ed è sicuro che se suggerisce che l'idea definitiva è stata la sua, Langly e
Byers gli ricorderebbero come precisamente ha scoperto che la magnetite era la chiave e
preferisce che continui ad essere un segreto che non lasci le mura della redazione.
- Per caso qualcuno ha bisogno di sapere- e con qualcuno si riferisce a Mulder ma
particolarmente all'agente Scully- che giocavano a "parchis"( venticinque?)
quando ebbe "un piccolo incidente involontario" ( una gomitata distratta mentre
cercava un sandwich di patè, per essere precisi). Qualcuno, -Scully- ha bisogno di venire
a sapere che in quel movimento, si era abbassato, aveva tirato giù il tavolo, il campione
di metallo del replicante era caduto a terra dal microscopio, lo aveva raccolto ma aveva
ancora le fiches in mano ed aveva scoperto che al contatto con la calamita, il minuscolo
pezzo si era disattivato?
- No. Qualcuno NON ha bisogno di saperlo.
- Frohike, la stampante ha di nuovo rovinato le mie relazioni!
Non avevi detto che avresti smesso di comprare i toners in quello schifoso negozio di
saldi?
Langly dal fondo della redazione. Bla, bla, bla.
- Ci sono toners nuovo in basso! Toccava a te cambiarli!
Alla merda. Sta facendo sempre il lavoro dell'apprendista, cazzo.
- Almeno fammi un caffè!
- Cosa stava dicendo? Questo paio di cornuti credono che sono la ragazza delle
commissioni.
- Si avvicina alla caffettiera ed osserva Byers con la testa nella rotativa, che
cerca di aggiustare un guasto.
- Perchè faccio sempre io il caffè?- gli domanda.
Byers lo guarda con una serenità impossibile. Risponde con
dolcezza.
- Fai un caffè molto buono.
Non è una cattiva risposta. Ecco com'è Byers. Semplice ma
diretto.
- Sai a cosa sto pensando?
Gli domanda "cosa?" senza smettere di cercare nelle interiora
della rotativa che tutti i mesi stampa le duemila copie del" Lone Gunman" per
altri duemila fortunati sottoscrittori. Frohike pensa bene a cosa dire e c'impiega un poco
a decidersi. Tanto che Byers finisce per sentire curiosità e solleva la testa per
guardarlo fisso.
- Che ti passa per la testa?
Se lui sapesse.
-Niente. Che abbiamo bisogno di scoprire il modo di utilizzare la
magnetite come arma contro questi replicanti. Qualcosa di più facile da usare che non una
calamita gigante di un cimitero di macchine, come sai.
- Non è tutto quello che vuole dire, chiaro. Vuole dire anche a Byers di quella foto che
Mulder gli diede, con l'agente Scully ed un uomo senza braccio, sul davanzale di una
finestra, completamente nudi, ricreando le migliori pagine di Penthouse dal vivo ed in
diretta. Vuole raccontargli che Mulder sembrava fuori di sé quando verificò che
erano autentiche e vuole domandargli cosa crede che pretendeva la persona che inviò le
foto. Vuole dividere con qualcuno l'ipotesi che sta rimuginando da ore. Perché ha
l'intuizione che sia stato quel figlio di puttana di Krycek che aveva fatto arrivare le
fotografie e vuole dire a Byers" amico, credo che il monco pretendeva dall'inizio
qualcosa in più da tutta questa storia di quello che stiamo pensando". Più di
un'arma efficace contro i replicanti. Un'altra cosa che non può indovinare.
- Ma questo significa raccontare cose a Byers che tradirebbero la riservatezza della sua
amicizia con Mulder e particolarmente, farebbero del male all'agente Scully. E questa
linea, francamente, Frohike non è disposto ad oltrepassarla. E' un tipo all'antica.
- Byers pensa alla magnetite. Concentrato. Crede che potrebbero provare con una soluzione
liquida iniettabile.
- Potremmo chiamare l'agente Scully e metterci a lavorare
sopra-suggerisce- E Mulder, chiaro.
- Torna a mettere la testa nella rotativa, sembra che ha trovato il pezzo che si era
mosso dal suo posto. Più lontano Langly si lamenta che si è sporcato la felpa dei
Ramones con i resti dell'inchiostro in polvere.
- Mentre si fa il caffè. Frohike prova a chiamare a casa di Mulder e parte la segreteria
telefonica. Riattacca. Prova con il cellulare ma ha messaggeria connessa. Al FBI gli
dicono che non tornerà prima di una settimana. Sospeso dal lavoro senza paga, geniale.
Come se un Mulder che crede che Scully vada a letto con Krycek abbia bisogno di altri
motivi per perdere la testa.
- Si domanda che cazzo starà facendo e se non finirà per bere troppo. Commettendo
qualche sciocchezza così monumentale che non abbia marcia indietro. Mulder sarà più
bello di lui, ma è più scemo del culo quando si tratta di donne. Trova sempre il modo di
agire a sproposito e Frohike si giocherebbe i suoi guanti che finirà per tirare fuori il
tema delle foto di Scully nel peggior modo possibile. Ha questa tendenza a trarre
conclusioni precipitose e prendere decisioni sconsiderate. Prima spara, poi domanda.
Questo è Fox Mulder. Gli vuole bene, non c'è bisogno di dirlo, ma è come un lattante,
il maledetto.
- Alla fine lascia un messaggio nella segreteria. E lo stesso nella messaggeria.
" Mulder, sono Frohike. I ragazzi ed io stiamo incominciando
a lavorare sull'affare della magnetite. Così che chiama quando puoi. La verità è che mi
piacerebbe parlare con te di un altro tema, quello delle effe-o-ti-o mi capisci. Perché,
bene, alla fine, non smetto di pensare che possa essere qualche trappola e non prendertela
a male ma ci conosciamo e sicuramente ci cascherai. Chiama."
Ha una domanda che gli gira in testa. Se Krycek ha mandato le
foto a Mulder, non sarà perché si aspettava qualche tipo di reazione concreta? Ma ,
quale? E soprattutto, perché?
- Ho cambiato quello stupido toner.
Langly ha il viso pieno d'inchiostro quando si avvicina per il suo
caffè appena fatto. Gli piacerebbe giocare a "D&D". Gli piacerebbe giocare
contro Mulder per essere precisi.
- Chiamiamolo, è divertente vedere come perde.
- Non è disponibile- dice Frohike per inerzia.
Langly sembra offeso.
-Non sfottere. E' sempre disponibile.
Byers si serve la sua tazza con molto latte e poco zucchero
-Forse lui e l'agente Scully hanno molti rapporti da riempire questa
sera. Con tutto quello che è successo.
- Forse- biascica Frohike.
" Sì, sì col cazzo!" pensa. Ha la certezza che gli
agenti del FBI stanno pensando ai rapporti tanto quanto lui all'allevamento del berberecho
nei fiumi del Sudafrica. Forse meno.
**
Baltimore, Maryland
Appartamento di Dana Scully
09:05 p.m.
- Ci sono frasi che non immagineresti mai che un giorno potresti dire. Frasi che non
immagini che potresti pensare. Tra queste frasi" Scully mi sta succhiando le
dita" deve essere una delle prime cinque. E non mi viene in mente quale
potrebbe stare al primo posto. Forse" voglio sposare l'uomo che fuma"potrebbe
stare al primo posto.
- Ma solo forse.
- Credo che mi salterà la testa e partirò sparato verso l'alto. Questa sensazione. Prima
solo la punta della lingua alla fine delle dita. Lecca come se stesse tremando di freddo,
così dolcemente che ti viene voglia di gridare. E poi, poco a poco, più piano di quanto
sia consigliabile per la salute, queste labbra di mela e caramello si chiudono sulle dita,
e incominciano a scendere, leccando mentre scendono, leccando di nuovo mentre salgono,
mordendo quando arrivano alle punte e tornano ad scendere, ogni volta più rapidamente,
ogni volta con più lingua, ogni volta con labbra più grosse e più rosse e così calde
che sembra che non siano le dita, ma un'altra cosa completamente diversa quello che Scully
sta succhiando.
- Oh, Dio.
- L'immagine viene a me senza che io le dia il permesso. Pantaloni abbassati, Scully
in ginocchio di fronte a me, le labbra che fanno esattamente quello che stanno facendo, in
un posto completamente diverso. La lingua che esce tra le labbra, occhi completamente
chiusi, abbandonata a succhiare. Una di queste fantasie che mi mantengono in piedi, lo
confesso.
- Scully, cazzo, abbi compassione.
- Se non fossi così arrabbiato mi preoccuperei all'idea di non essere preparato a vedere
come brucia il suo fuoco. Una cosa è sapere che questa specie di dolce sensualità che
l'accompagna è solo la superficie di un fuoco intenso. Un'altra cosa è sentire che il
fuoco sta incominciando a diventare incontrollato e sapere che sei nel cuore di un
incendio.
- Così è come lo facevi a lui, Scully?
- Dolore. Lussuria. Due cose allo stesso tempo. Non so quale sia più intensa.
- Voglio vedere solo come si rompe. Voglio solo che tu ti rompa come me, Scully. E'
l'unica cosa che mi sta aiutando a mantenere il controllo. L'unica cosa. Gelosia e rabbia.
L'unica cosa che mi ricorda che l'obiettivo qui non è finire in ginocchio, supplicandola
che mi perdoni, rompendomi completamente, ma esattamente il contrario.
- Controllati, Mulder. Smettila di guardarle la bocca e fa qualcosa.
- Contro la porta. L'accappatoio mezzo aperto. Ho ancora l'altra mano sulla sua nuca e mi
basta un movimento dolce dei fianchi perchè senta esattamente qual'è l'effetto che tutto
questo ha su di me. Una spinta tra le natiche e geme, lascia le dita momentaneamente, mi
restituisce una certa sensazione di sapere cosa sto facendo. Approfitto per immergere la
faccia nei suoi capelli, controllandomi per non aspirare questo profumo incredibile che
emana da lei in morbide onde di calore. Non so spiegare quello che si sente quando
finalmente completo una fantasia che da sette anni si cucinava e la mia bocca entra in
contatto con la sua pelle. Dietro le orecchie, sulla nuca. Il lobo del padiglione. Il lobo
del padiglione più sensazionale che si sia mai inventato. Scully ha i brividi quando la
baciano dietro l'orecchio e mormora qualcosa che sembra il mio nome con meno lettere del
solito quando incomincio a baciarla tra la nuca e la spalla. Baci morbidi con tutta la
bocca giusto dove nascono i capelli. Baci profondi. Lingua ovunque. Se penso che ci
possano essere tracce della saliva di Krycek nelle profondità del suo collo, non ho altra
scelta che morderla sulla giugulare.
- Scully mi morde il palmo della mano.
- Quello che ho sentito è un terremoto nei testicoli.
- Le mie dita hanno ancora la sua saliva. E' ora di trarre profitto. Abbasso la mano verso
il sud fino a trovare i suoi seni. So che posso farlo. Per la forza dei miei battiti
sembra di no, che sta per scoppiarmi il cuore, ma so che se mi concentro posso continuare
a baciarle il collo e guardare da sopra la sua spalla come sporge quello che sto cercando.
- Un seno. Dita bagnate nella sua saliva percorrono il contorno. Si dirigono verso la
punta. Accarezzano piano, non credo che a Scully le piaccia la fretta e l'obiettivo è
fare in modo che Scully dimentichi chiunque non sia io. Piano. Sentire come i capezzoli
diventano duri tra le mie dita, bagnarla con la sua stessa saliva. Salivare il eccesso.
- Quando smetto di farlo protesta, lascia cadere la testa su di me con gli occhi
chiusi.
- Mulder.
Ansima.
- Vuoi che continui a farlo?
Credo che questo era Scully che annuiva. Non è stato molto
chiaro.
- Dillo.
Sono completamente fuori di me.
- Mulder, per favore.
- E' la prima volta che dice "per favore"? direi di sì. Sarà sufficiente
se mi abbasso i pantaloni ora e netta fine ai preliminari? Direi di no. Sembra ancora
abbastanza coerente. Non basta ancora. Riporto le dita sui bordi irreali della sua bocca.
Le bruciano le labbra con tanta intensità che non capisco come le rimanga sangue per il
resto del corpo. Scully non brucia. Incenerisce.
- Non so quante volte lo faccio. Metterle un paio di dita in bocca e utilizzare la sua
saliva per accarezzarle quello che SENZA DUBBIO sono i seni più perfetti che Dio ha mai
messo in un corpo di una donna. Consistenza di farina e lievito, una forma perfetta che
s'incastra giusto nel palmo delle mie mani, questi seni sono ciò con cui ci si nutre in
cielo se sei stato veramente, veramente, veramente buono. O veramente, veramente,
veramente cattivo.
- Credo che Scully preferisca l'opzione B.
- E tenendo conto che la pressione dei miei pantaloni sta iniziando ad essere difficile da
sopportare, è ora di abbassare la mano e mandare una volta per tutte la brace di questa
relazione di fuoco dove arde il peccato. Spero che sia preparata perché francamente, se
continua a strofinarsi contro il mio corpo come se fosse una gatta in calore mi renderò
spaventosamente ridicolo a tempo di record.
- Qualche parte del mio cervello sa ancora parlare.
- Vuoi che ti tocchi, Scully?
- Abbasso la mano per lo stomaco e prendo nota. La prima, assicurarmi, che tra breve la
mia bocca stia baciando quest'ombelico. La seconda, assicurarmi che questo stomaco non
esca da questa casa senza essere debitamente bagnato nella mia saliva. Il tempo si ferma
per un secondo, Scully respira così rapidamente che ho paura che abbia le vertigini e si
perda tutto. Sono anni che non tocco una donna. Avevo dimenticato cosa si sente quando
scivoli per la prima volta più giù del vello del pube.
- Oh, Dio.
- Bagnata. Calda.
- Oh, cazzo, Dio.
- Faccio scivolare le dita all'interno delle sue labbra e tutto è gelatina che brucia.
Due dita e sembra che è tutto il mio corpo che si sta immergendo in questa umidità. E'
la prima volta che la tocco e Scully sembra essere eccitata da ore. Non è una leggera
umidità. Scully è letteralmente bagnata e tutto il mio sangue mi pulsa tra le gambe con
un desiderio accecante di penetrarla qui e ora, sentire qui e ora tutta quest'umidità e
tutto questo calore.
-Cazzo.
- L'ho detto ad alta voce?
- Non so cosa sia parlare a voce alta e se abbiamo già raggiunto un altro livello,
probabilmente quello della telepatia. Non so perché Scully mormora sembra il mio nome e
mi risuona direttamente nel cervello. Cazzo, perché? E' la prima volta che la tocco e non
posso smettere di pensare che si muoveva così quando era Krycek quello che la toccava.
Non sembra possibile, non può essere. Scully si sta strofinando contro le mie dita come
se avesse perso il controllo, le braccia in alto sulla testa, sostenendo la mia, stringe
il culo contro di me, mugolando, maledizione e dio, se vengo prima di lei mi suiciderò.
- Avevo un piano che consisteva nell'essere lento e sofisticato e fondamentalmente
TORTURARLA. Ma dovrò mettere l'acceleratore al mio piano perché questo non sta andando
esattamente come avevo previsto.
- Tutto è caldo qui giù che tardo a ricordare dove va ogni cosa. E non so perché,
ma non posso smettere di parlare. Forse perché se parlo, mi concentro su di lei e se mi
concentro su di lei, posso resistere ancora tre secondi. Forse. Concentrarmi nel
continuare ad essere arrabbiato. Un buon piano.
- Ti piace così o è solito farlo più veloce?
- Ah, sì, la rabbia funziona. Sento come mi si schiarisce la mente.
- La sua risposta è gutturale. Non è una parola. Qualcosa come nuuuuaaaaa. Questo
è un no?
- Ha solo una mano. La usa tutta? E' così?
Il pollice più in alto, cerchi concentrici ogni volta più
stretti che circondano il clitoride. Una carezza falsamente casuale giusto sopra di tanto
in tanto, solo per sentire questo gemito, in questo momento, un poco più acuto. Due dita
abbastanza più giù, senza arrivare ad entrare, senza arrivare ad uscire. Un poco di
tortura. Sto per farlo, Scully. Sto per farlo io. Sta per metterti dentro le dita. E sarò
io.
- Piano o forte, Scully? Devi darmi delle indicazioni, non sono
un indovino.
Non m'importa che non risponda a nessuna delle mie domande. Non
posso tacere.
- Sai una cosa? Non credo che ti piaccia piano.
- Lo faccio con forza.
- Due cose allo stesso tempo. Premo la bocca contro la giugulare, cerco di succhiare e
introdurre le dita allo stesso tempo. Mordere. Immergermi dentro Scully sentendo questa
tensione drammatica del suo corpo intorno alle mia dita. Così caldo e così stretto,
maledizione. Potrei avere compassione in questo momento, lasciare che si abitui alla
sensazione e muovermi piano ma la compassione l'ho persa a Budapest, senza esserci mai
stato e ora l'unica cosa che posso fare e tira fuori le dita ugualmente veloce, e
rimetterle e cercare il movimento intorno al clitoride che la faccia gemere, e mi faccia
pentire di non aver fatto questo molto prima, un milione di anni fa.
- Ho sempre pensato che sarebbe stato dolce e delicato con lei. Che sarebbe stato
romantico ed intimo. Ora le mie dita attraversano le viscere di un vulcano senza sosta e
con troppa forza. Scully mi sta tirando i capelli. E continuo a non poter chiudere la mia
stupida bocca.
- Sai quante volte ho sognato di infilare solo un dito mentre eri
seduta in ufficio con uno di quei vestiti gonna e giacca, Scully?
Vuole dire di "no" ma suona più come "non
fermarti"
-Tutti i giorni. Tutto il tempo.
- Tiro fuori le dita e per ragioni che non potrò mai comprendere le porto fino alla
sua bocca perchè possa leccarle. Credo che stia per tirarsi indietro. Forse mi diventa
ancora più duro quando Scully, senza pensarci due volte, si mette le mie dita in bocca e
prova il suo sapore fino a lasciarle pulite.
- Non ho mai visto niente che mi sembri così sexy in vita mia.
- Chi cazzo è questa donna?
- E a chi importa, mi risponde un'altra voce dentro di me. Entro ed esco così
velocemente e con tanta forza dentro di lei che tutto sembra un'allucinazione.
-Sai quante volte m'immagino che ti inginocchi davanti alla mia
scrivania e mi abbassi i pantaloni, Scully? E a ciò che penso quando abbiamo una riunione
con Skinner e voi ripassate i rapporti delle spese. Questa bocca che mi bacia. Tenerti la
testa perché tu non possa fermarti.
- Torna a dire il mio nome. Suona qualcosa come mmmmaalddnnn. Non smette di muovere il
corpo per portarsi le mie dita dove vuole. Scully che lo fa contro le mie dita, un'altra
frase inusuale.
- Torno a toglierle e torna a protestare. Questa volta non le porto alla sua bocca ma alla
mia. Sono invidioso, che ci posso fare. Scully sa a triangolo delle bermuda. A crema in
mezzo ad un naufragio e al maledetto nettare degli dei, di questo sa. Mi sta per scoppiare
la testa. Non posso parlare e non so come stare zitto. So solo che lei lo ha dato a Krycek
prima di me e non posso sopportare l'idea.
-Farò in modo che tu venga ora, subito.
Suono arrabbiato. Le mie dita vanno così velocemente che le devono
star facendo male. Di tanto intanto mi dimentico di continuare a toccarle il clitoride e
quando me ne ricordo lei si muove ancora più rapidamente, sull'orlo di quello che sembra
un attacco. Dentro, fuori, uscire, entrare. Accarezzare. Scully si appoggia contro la
porta e mi trascina con lei. La mia mano stringe con più forza. Non voglio star facendo
questo con le dita ma con un'altra cosa e non so come fermarmi.
- Muldeeeeer- mugola e poi aggiunge una di quelle cose che avrei
giurato che non avrei mai sentito.- sto
per
venire.
- Già? Non ho tempo di pensarci.
- E' un terremoto violento. Tremori così forti che mi domando se è vittima di qualche
genere d'attacco. Non c'è suono tranne qualcosa che se venisse da un animale
significherebbe che sta morendo. Una specie di muggito gutturale incredibilmente lungo
mentre tutti i muscoli del suo corpo squisito si contraggono intorno alle mie dita dozzine
di volte, con la forza di un uragano ed un'intensità così brutale che è come se
realmente avessi il mio pene dentro di Scully e ci stessimo fondendo in quest'orgasmo che
continua e continua, gira e si contrae mentre muovo le dita e mi domando se è giusto che
sta accadendo nel modo sbagliato e per i motivi sbagliati.
- Scully viene per un'eternità. E non so come spiegarlo tranne che mai mi sono
sentito peggio e meglio simultaneamente in tutta la mia vita.
- Mi scopro a voler sapere se è stato qualcosa fuori del normale per lei, qualcosa di cui
possa attribuirmi qualche merito o semplicemente, è una specie di superdotata per gli
orgasmi fuori del comune. Ed una volta che lo stupido dubbio mi è venuto in mente, so che
non riposerò se non lo scoprirò. Se lui ha fatto in modo che venisse così, allora devo
ottenere qualcosa di meglio. Perché è l'unico modo di cancellare il ricordo di Krycek
dalla sua testa ed è l'unica speranza di cancellarlo dal mio.
- Per favore, Scully, lascia che con me sia meglio. Per favore.
- Togliere le mani è una squisita agonia, Scully trema per l'ultima volta in questo
momento. E poi si gira. Sguardo completamente vitreo. L'accappatoio si mantiene sulle
braccia languide ma il suo corpo minuto e di proporzioni rinascimentali è completamente
nudo davanti a me. Mi viene in mente che non l'ho ancora baciata e deve essere telepatia
un'altra volta perché Scully si bagna le labbra e d è il mio segnale per scontrarmi
contro la sua bocca e mettere la lingua nell'unico posto in cui posso stare zitto.
- Oh Dio. Oh Maria madre di Dio. Sto per piangere. So che sto per piangere. Granulosa e
morbida e con una lingua che striscia e scivola come un maledetto serpente incantato,
questa bocca è la mia vera casa, l'unico posto dove sempre ho voluto stare.
- Sto a tre secondi da un orgasmo e ho ancora i pantaloni, la cravatta e la camicia
abbottonata. Sono pieno d'eccitazione e lava. Peso tre tonnellate e continuo ad essere
arrabbiato che questo bacio è allo stesso tempo castigo ed estasi. Scully restituisce i
baci come se volesse farla finita con me.
- Mette la mano tra noi due, lottando con la mia cinta. Si arrende quando non trova spazio
per manovrare e si accontenta di mettermi le mani tra le gambe e palparmi. Prega per noi
peccatori. La lingua di Scully scende lungo la mia la gola e le sue dita che cercano la
forma della mia erezione nei pantaloni per toccarmi è troppo.
- Le scosto la mano con più forza di quanto ho mai usato con lei.
- Ferma.
- Così che non è stanca.
- Così che ha bisogno d'altro.
- Così che questo non è stato altro che iniziare.
- Stupendo.
- Mi separo dal bacio. Voglio dire "andiamo in cucina" ma il mio stato sull'orlo
della catalessi mi viene solo" cucina"
- Cosa?!
Non sembra contenta. Agitata, frustrata, incollerita, sudata,
piena di sangue, irata. Non sembra contenta. Meglio. Io nemmeno sono contento. E' la
migliore- più intensa, emozionante, allucinante esperienza sessuale della mia vita e non
sono contento. Così è la mia vita. La cucina sta praticamente nel salone, che nessuno
chieda il perchè. La tiro con la mano e mi segue. L'intervallo mi gioverà per riprendere
il ritmo sanguigno.
- Ora vuoi mangiare?
Oh, sì. Scully è arrabbiata.
- Ho fame- rispondo.
Ha un ampio tavolo nella camera da pranzo. Sembra confusa quando
ci arriviamo.
- Hai cosa?
E' la prima volta che vedo la combinazione del caratteristico
sopracciglio di Scully arrabbiata e il suo corpo nudo. Non è una donna. E' una dea.
L'accappatoio deve scomparire. Volesse il cielo che non la desiderassi tanto. Volesse il
cielo.
- Fame- ripeto- Ho fame, Scully- Indico il tavolo con lo sguardo
e immediatamente dopo ritorna su di lei- E tu sarai la mia cena.
E' la prima volta che resta senza parole in sette anni. E' la mia
vendetta. Ha un buon sapore anche se non sa di niente.
- Ti assaporerò piano per sentire come ti sciogli.
- Vedo quell'espressione di sfida accettata nel suo sguardo che conosco così bene.
- Si toglie piano l'accappatoio mentre commina verso il tavolo, perfettamente
cosciente che i suoi passi studiati ed il movimento del suo corpo nudo mentre lo esegue ha
su di me lo stesso effetto di un bidone di benzina su un edificio in fiamme.
- Ho sempre saputo che Scully era molto di più di quello che mostrava in
superficie. Che se risultava fredda ad un primo contatto è solo perché le emozioni
ingannano. Il ghiaccio brucia e il fuoco non sempre riscalda. Ma questo, questa donna
fatale sul tavolo da pranzo, che aspetta la mia prossima mossa, nemmeno l'uomo con la
migliore immaginazione del mondo avrebbe potuto anticiparlo.
- Nemmeno io.
- Devo ingoiare. Respirare profondamente. Fingere d'avere tutto sotto controllo.
- Siediti.
- Non è qualcosa che vado confessando in giro, ma in sette anni, tra tutte le
fantasie che ho avuto su di lei, questa è sempre la più elaborata. Sono uno psicologo
posso chiamarla con il suo nome. Fissazione orale.
- Credo d'aver appena dimenticato chi si suppone che dovevo punire sta notte.
**
- Undici ore dopo
Hotel
- Washington DC
08:00 a.m.
-
La svegliano i raggi diagonali del sole. Ballano tra le pieghe delle tende mezzo
aperte e Melissa, che a quest'ora è solo un corpo languido nel letto disfatto, ricci
rossi sul cuscino e un sonno profondo, allunga un braccio verso sinistra, aspettandosi di
trovare il corpo asimmetrico e disuguale di Krycek accanto al suo.
Il letto è vuoto.
Si alza piano.
La stanza è vuota.
La sua borsa sulla poltrona tappezzata in verde bottiglia, i vestiti sparsi per terra
tra la scrivania e i comodini. Le scarpe sulla moquette dai colori tenui. Crema, marrone
chiaro, bianco sporco. Il pavimento si armonizza con i quadri alle pareti. Immagini
astratte e rilassanti in una stanza confortevole quanto impersonale.
Alex non c'è.
Quando guarda nel bagno già sa che non troverà le sue cose e l'unica traccia della sua
presenza sarà lo spazzolino da denti usato dell'hotel e un minuscolo dentifricio
schiacciato giusto al centro perché gli uomini schiacciano sempre il tubo al centro e
Alex non è niente di meno che un uomo.
Passa un momento seduta sul bordo della vasca. Coperta dal lenzuolo. Non perché abbia
freddo, in realtà, ma perché non ha bisogno di sentirsi ancora più nuda ora che lui se
n'è andato e ha la certezza che questo è uno dei suoi addii definitivi. Non è solo che
Alex non c'è, è che sente che ha cancellato le impronte, è svanito come cicche sparse
nel vento.
L'aveva sempre saputo che sarebbe accaduto. Quando un uomo è più un 'ombra che un
essere umano, è destinato a sparire nello stesso modo brusco ed imperfetto con cui è
apparso. Quando ci pensava, a questa mattina che ora è già un fatto inarrestabile, a
questo momento in cui non ci sarebbe più stato, la consolava pensare che non l'avrebbe
visto morire. E' abbastanza sveglia per sapere che il futuro di Krycek ha tutte i canoni
per includere una morte prematura e violenta e preferisce salutarlo senza cerimonie,
pensare che continua a vivere da qualche parte. Facendo qualcosa, sicuramente illegale,
probabilmente immorale.
Non ha nessun attacco di pianto improvviso nella doccia e sono una piccola parte
di lei, più femminile delle altre, si domanda se era così difficile fermarsi per fare
colazione. Ma non lo rimprovera. Le risulta difficile immaginarsi qualcosa di così
sentimentale come un commiato. Non si sono mai detti ciao, e normale che non possano dirsi
addio. Ora che non deve più vivere come se fosse morta, non ha bisogno di un demone
protettore.
Fuori dell'hotel l'aspetta il mondo ed è ora che smetta di nascondersi. Non ha
molto senso sentirsi triste per aver perso qualcosa quando sa che è il prezzo da pagare
per recuperare la sua vita. Il primo giorno che vide Krycek, lei si stava svegliando da
lunghi mesi di letargo, lui era seduto di fronte al suo letto. L'espressione pratica,
lunghe ciglia, uno sguardo impossibile. Gli chiese cosa era successo e le disse: " ci
sono stati dei cambiamenti", aggiungendo, " dovrai adattarti"
Quando scende alla reception il conto è già pagato. C'è una busta per lei. Dentro, i
suoi documenti e la circolare del dipartimento di stato, che corregge un supposto
"errore burocratico" per il quale l'erroneo riconoscimento di un cadavere aveva
provocato che si desse per morta Melissa Scully. C'è del denaro, alcune migliaia di
dollari e la cosa più strana, un piccolo specchio che le restituisce la sua immagine.
Non sa cosa significa. O se significa qualcosa.
Prende il taxi fuori dell'hotel.
Durante il percorso pensa all'adattamento come principio fondamentale della
sopravvivenza. Come i liquidi, Alex non ha forma, prende la forma del suo contenitore.
Sente un dolore piccolo che trema dentro il petto vicino dove sta il cuore. Non sarà
facile ammettere che prima o poi incomincerà a sentirne la mancanza.
La cosa più difficile sono gli ultimi passi dalla macchina fino alla casa. Raccoglie le
forze pensando che Dana già deve stare dentro e probabilmente già gliel'avrà detto.
Raccoglie le forze pensando che la vita è così, un passo dopo l'altro, percorrere la tua
strada senza seguire i passi degli altri, avrebbe detto Akab. Non guardare indietro,
direbbe Alex.
Si guarda il dito mentre bussa il campanello. E' più facile fare tutto se si guarda da
fuori, e pensa a se stessa come un'altra persona. Solo un campanello. E' facile.
Sente dei passi. Ha la tentazione di fuggire.
Rimane.
Tutto accade molto piano.
Non sente il sangue.
Ha bisogno di vederla ora. O no. Forse ha bisogno di scappare.
La porta si apre lentamente, sembra il portale di un'altra dimensione, che tutto stia
accadendo molto lontano e il tempo percorre distanze siderali prima di osare di
esistere.
Non è Dana sulla soglia. Ed ora ha la certezza che piangerà. Da un momento all'altro.
- Mamma?
C'è un istante in cui la donna che apre la porta non ha sul viso
assolutamente nessun'espressione. Guarda come se non vedesse e poi, tutte le emozioni che
esistono dall'inizio dei tempi si precipitano sul suo viso e si altera, perde la sua
umanità, s'indebolisce, la minaccia la pazzia dei profeti che vedono fantasmi. Maggie si
sostiene alla porta e la porta si sostiene ad un mondo che perde significato.
- Mamma, sono io- voce tremante, non può muoversi.
- Missy?
Le pungono gli occhi, punture che no può controllare e non ha più
voce. Annuisce solamente. Fa cenno di sì convulsamente quando la madre la chiama, si
scosta dalla porta, acquisisce finalmente l'ultima espressione d'angoscia nella sua forma
più pura e si avvicina a lei, abbracciandola, verificando con le mani che è viva, esiste
e la vita ha sempre un miracolo nella manica.
- Mamma, sono io.
E tutto ciò che può dire, sulla soglia sui cui cadono in ginocchio,
sopraffatte dalla gratitudine, le mani colme l'una dell'altra. Vive, finalmente. Entrambe.
- Eri morta, Missy.
Le prime parole di Maggie, quando trova la voce dentro il pianto.
- Ma ora non più, mamma.
- Ora no.
- Dana non è dentro. Tarda ore a rendersene conto. Le passa piangendo, quasi senza poter
parlare.
**
Notte precedente
Appartamento di Dana Scully
Baltimore, Maryland
- Un anno dopo la morte di papà, vennero tutti a casa per il compleanno di mamma. Missy,
Charlie, Bill e Tara e i bambini. Preparammo pasticcio di carne ed un pranzo immenso. Ci
sedemmo a questo tavolo e mangiammo. Mia madre sedette a questo tavolo. Mia madre
pregò" grazie, signore, per il cibo che stiamo per prendere" a QUESTO tavolo.
Dove ora sto seduta nuda, il cervello liquefatto e la bocca di Mulder che sta scrivendo il
vangelo apocrifo in aramaico nell'intersezione in cui si trovano le mie gambe e tutti i
peccati del mondo. Mio fratello sedette sulla sedia sulla quale siede Mulder e alla quale
io appoggio i piedi. Mia sorella prese un altro pezzo di pasticcio proprio qui e non posso
credere che sette anni ad immaginare quale potesse essere la portata della fissazione
orale di Mulder, non avessi mai immaginato un simile talento.
- Non ci sono parole. Se ci sono, i miei neuroni debilitati, non le conoscono.
- Muoio. Affondo. Sento tante sensazioni di piacere diverse che non posso respirare.
Pensare. Muovermi.
- Non chiudere gli occhi.
- Un giorno mi vendicherò di questo Mulder che comanda che appare unito al Mulder
Pornografo ma non sarà oggi. Oggi non posso dire di no perché non posso tornare ad uno
stato mentale coerente. Oggi posso solo aprire gli occhi e guardarlo. Vederlo. Che mi
osserva fisso mentre mantiene quello che ha promesso e lecca. Bacia. Mangia. Mulder.
Questa idea mi colpisce costantemente. Che non solo è il miglior sesso di tutta la mia
vita, ma che è Mulder. Fox Mulder. E si comporta come se mi desiderasse da un milione di
anni. E stare nell'occhio della sua attenzione mi ha trasformato in un essere di gelatina.
Non voglio pensare dove ha perfezionato questa tecnica, con chi l'ha provata, quante volte
ha immaginato nella sua mente il ruolo del cattivo ragazzo per poi eseguirlo come se fosse
la sua vera natura.
- Non voglio niente.
- Solo questa lingua che ha passato mezz'ora a leccare l'interno delle natiche e l'interno
delle labbra fino ad apprenderle a memoria e farmi supplicare. Solo questa bocca,
incollata a me. La penetrazione dolce delle dita giusto all'entrata della vagina,
provocando più che soddisfacendo. Tutto. Allo steso tempo. Nessuno. Lo fa. Così. Bene.
- Nessuno.
- Mulder è nato per questo.
- Non per gli XFiles. Nè i Crimini Violenti. Nè la psicologia criminale.
- Per questo è per quello che realmente serve. Per andare piano, passando tutta la
lingua, dando baci incredibili- intimi, bagnati, piano, pornograficamente delicato-, come
se ne godesse più di ogni altra cosa nella vita. Per andare veloce, ogni volta più
veloce, sì oh, sì, sì, sì, sì, veloce e lì, giusto, giusto, giusto lì. Per farlo
tutto insieme e tutto ogni volta meglio. Per usare ora la bocca e ora le dita. E parlare,
senza smettere di guardarti, con labbra brillanti e occhi che fanno venir meno, capelli
arruffati, camicia sbottonata, una voce che si fa oscura con il sesso orale.
- Non posso credere che gli hai lasciato fare questo.
- Ho circa due millimetri di capacità di ragionamento libera. Mi dibatto tra il
continuare a lasciargli pensare qualsiasi cosa stia pensando e che in fin dei conti ha
provocato QUESTO- la cosa più vicina alla gloria che si può sperimentare senza essere
morti- o approfittare per dirgli che qualsiasi conclusione a cui è arrivato è una
conclusione senza dubbio precipitosa perché non so di cosa staia parlando.
- Gli afferro la testa per mettergli le dita nei capelli e potermi reggere a lui. Se si
ferma lo ammazzo. Lo giuro. Ogni volta che si allontana dal mio clitoride voglio tirar
fuori una pistola ed ucciderlo, ma ogni volta che torna è ancora meglio e non ricordo
nemmeno più cosa sia una pistola.
- Lasciasti che lo facesse così, Scully?
Riesco a dire"no" ma non posso dare nessun'altra
spiegazione più elaborata. Non posso.
- Bugia- dice- Bugia- ripete e torna a fare quello che stava
facendo con ancora più attenzione.
- Non capisco niente ma chi se ne importa. Posso solo continuare a lasciare che mi
soddisfi così- con questa passione e questa devozione e questa mancanza di fretta- che
mette in evidenza che questo non sono preliminari, né un atto supremo di generosità
maschile. Questa cosa è la SUA fantasia ed è, senza dubbio, sufficiente per perdonargli
qualsiasi cosa abbia fatto di male nella sua vita. E sono molte cose.
- Ma tutte sciocchezze se paragonate a questa lingua.
- Oh, sì.
- Così, in circoli, sì. Veloce, sì. Oh, dio, Mulder, se smetti di farlo sei un uomo
morto.
- Non so se sto parlando ad alta voce. Non ha importanza. Niente ha importanza.
Niente. Mulder mi penetra. Piega le dita, incontra qualcosa che mi fa gridare e se non
credevo al punto G fin'ora ritratto al mia stupida mancanza di fede perché sta lì, lo
sento e sento la lingua e sento come ogni volta va più veloce, ogni volta più vicino, fa
cerchi con più forza, più fretta, più chiusi, più lingua, più, più, solo più
Mulder, più finchè mi stendo sul tavolo, sento che tutto il corpo si concentra in questo
cunnilingus incredibile che brilla, si chiude, si apre, esplode, torna a crescere, si
avvolge e continua in ondate, una dopo l'altra di piacere così intenso che mi obbliga a
dirigere la sua testa e muovere il bacino contro la sua bocca, completamente estranea al
fatto che devo sembrare la stella porno drogata di extasi, venendo come una disperata
nella bocca dell'uomo più sexy e con la lingua più perfetta che sia mai esistita.
- L'orgasmo inizia in lui e finisce ovunque. Mi lascia tremante. Senza forza. Finita.
Meglio del precedente. Meglio di qualsiasi cosa precedente.
- Ti ho detto di non chiudere gli occhi.
- Non me n'ero nemmeno resa conto ma tenerli aperti in queste circostanze sarebbe
stata un'impossibilità scientifica.
- Li apro.
- E' vestito, respira come se fosse asmatico, sembra disperato, la sua faccia ha il
mio odore e ancora non l'ho toccato.
- Mai ho avuto tanta voglia, MAI, di andare a letto con un uomo come ora. Dopo due orgasmi
storici. MAI. Ne ho bisogno, ne ho bisogno ora.
- Cosa diresti? Su una scala da zero a dieci, meglio di Krycek
per quanto?
- Mulder, io no...
- La fine della frase e quasi tutta la frase, è ingoiata prima che possa dire
niente perché quando apro la bocca, si alza e mi sta baciando, spingendo la sedia
indietro. In condizioni normali ho i miei scrupoli. In fin dei conti, ho studiato in una
scuola di monache e normalmente, non bacio un uomo che ha appena fatto quello che Mulder
ha appena finito di fare. Almeno non immediatamente dopo. Ed invece, sentire il mio sapore
sulle sue labbra sta incominciando a gettare legna sul fuoco che avrei giurato che era
estinto e senza possibilità di rianimazione solo pochi secondi fa.
- Sono perduta. Mai sarò capace di tornate a lavorare avendolo vicino.
- Mai.
- Mulder sa di noi due. Mai sarà abbastanza.
- Lo bacio come se fosse un duello all'ultimo sangue. Non ci sono definizioni che
spieghino quanto bacia bene. Labbra carnose, baci allo stesso tempo dolci e bruschi. Non
ci sono definizioni. Bacia Mulder. Bacia completamente Mulder.
- Stringo le gambe intorno al suo corpo. Lotto per togliergli la camicia. Mi porta
verso il letto e mi trovo contro la sua erezione. Mi strofino, come se avessi quindici
anni e questa fosse un'ubriacatura dopo una festa, io fossi vergine e stessi su di giri.
Sembra che questo lo irriti.
- Non sei ancora stanca? Qualcuno non ti sta dando quello di cui
hai bisogno, Scully.
- Maschilista, irritante, offensivo. Lo odio.
- Riesco a togliergli la camicia nella stanza. Toglierli la maglietta. Vedere la
perfezione morbidamente muscolosa del suo petto e gli addominali. Baciarlo. Oh, sì,
baciarlo. Cadiamo sul letto e lo bacio. Ricordo il suo stupido viaggio al polo Nord e come
è stato sul punto di morire per avermi lasciato indietro e gli bacio i capezzoli come se
dovessi di nuovo riscattarlo dalla sua stupidità. Ricordo i suoi commenti sulle mie gambe
corte e non ho altro da fare che sfilargli la cintura- finalmente- ed abbassargli i
pantaloni.
- Mulder è in boxer sul mio letto, la sagoma di un'erezione pulsante che palpita a pochi
centimetri da me.
- E' mio.
- Tutto. Mio.
- Il migliore buffet del mondo.
- Spingo in giù i boxer senza troppe cerimonie. Il tempo della pazienza è finito
da secoli.
- Mi si riempie la bocca di saliva.
- Se vedi qualcosa che ti piace, avvisami.
Non ha quasi voce, suona roco e pericoloso ma non è capace di stare
zitto. Non so perché mi meraviglio. La novità di tutto questo e la familiarità di
Mulder è una miscela impossibile di miele e sale.
- Non lo posso sapere senza provare.
- Ingoia saliva. Sembra che gli occhi gli stiano per uscire dalle orbite. Non è l'unico
che è sorpreso.
- Non sono mai stata così. Nuda su un uomo, con le luci accese, facendo sesso orale
in cucina, parlandone così. Mai. Lo so perché io ero lì. C'è stato sesso prima e c'è
stato del buon sesso prima. Ma mai mi sono sentita così. Piena d'aggressività, con
questa voglia furiosa di fargli tutto quello che mi viene in mente, disinibita, furiosa,
isterica, ansiosa d'ottenere che sia completamente impazzito di piacere. Mi da fastidio
perfino il contatto della mia stessa pelle e l'unica cosa che so è che fin'ora non avevo
mai pensato che ciò che sto per fare fosse più un piacere per me che per lui.
- Mulder mi guarda ipnotizzato. Al primo contatto delle mie labbra intorno alla sua
erezione si sveglia dalla trance, emette un gemito violento e stringe i denti in una
smorfia disperata. C'è una goccia di seme sulla punta della mia lingua.
- Fermati.
- E' fuori di sè.
- Non voglio fermarmi.
- Sto incominciando a vedere tutto sfocato tranne la sua erezione.
- Mulder mi afferra per le braccia- sarebbe offensivo in qualsiasi altra circostanza- e mi
tira contro il letto, si schiaccia contro di me, ci scontriamo insieme in un incidente di
treni che potrebbe essere un bacio. Le lingue s'incontrano nell'aria, la saliva sul bordo
delle labbra. Non so chi siamo.
- Non ho tempo di scoprirlo. Mulder si aiuta con la mano per sostenere la sua
erezione e cercarmi. La visione di questa mano che ha dovuto usare per masturbarsi trenta
milioni di volte in sette anni è la cosa più erotica che abbia mai visto. La sto
guardando in estasi e vedo come succede tutto da fuori del mio corpo.
- Senza preliminari. Senza prendersi un secondo per sapere che sta facendo.
- Fin dentro.
- Oh dio. Così dentro che sto per rompermi in due, per essere dilaniata in questo
momento, mettermi a tremare come se avessi la malaria, sparire. Con Mulder fin dentro è
più dentro del normale. Fin dentro è senza delicatezza. Spinte lunghe come se
continuasse a crescere dentro di me, ogni centimetro meglio del precedente, ogni cellula
dei nostri corpi unite nella frizione. Fin dentro è palpitante e rigido come la morte,
caldo, atomico, profondo.
- Fin dentro.
- Lo tira fuori. La testa solletica la mia entrata. Ci baciamo. Cavalca.
- Fin dentro.
- Veloce. Così veloce che fa male. Normalmente ho bisogno che sia lento, ho bisogno
di più stimolazione. Ma mi bacia, dio, non smette di baciarmi, sudando come un pazzo,
stringendosi contro di me, ripetendo il mio nome come se fosse qualche segreto vitale,
ripetendo come sono calda, le volte che lo faremo per tutta la notte, le occasioni in cui
l'ha sognato, le posizioni che ha in mente per poter scopare.
- Mulder dice scopare quando è disperato ed incoerente e la disperazione è un abito
fatto a sua misura.
- Non è più capace di controllarsi quando gli graffio le natiche con più forza di
quanto avessi pensato. Viene con spasmi violenti, senza smettere di spingere. Caldo,
liquido, denso come un addio alle armi, veloce, assassino, finale. Arde. Brucia. So che
domani mi farà male. Domani, quando potremo smettere di baciarci come si baciano quelli
che accumulano baci per anni. Oggi è presto per finire. Oggi ho ancora fuoco nello
stomaco, oggi non mi abituerò alla sensazione di averlo dentro di me.
- Lo abbraccio con le gambe perché non si muova. Perdo la nozione del tempo mentre ci
baciamo, secondi, minuti, sembrano ore. Senza separarci. Mulder finisce per riprendersi,
va ingrandendo e crescendo dentro di me, ogni volta più duro, ogni volta più dentro fino
ad attenere che mi contraggo mentre mi penetra, pancia in giù sul letto, schiena contro
petto, come fanno gli animali. Lo sento parlare nel rumore infuriato dell'orgasmo,
mormorare veleno al mio orecchio.
- Sono abbastanza cattivo per te, Scully? Perché posso essere
anche peggio. Tutto "il cattivo" di cui hai bisogno, Scully. Tutto quello di cui
hai bisogno.
**
Una settimana dopo
Sede delle Nazioni Unite
New York
11:35 a.m.
Una voce metallica nell'interfono.
- Signorina Covarrubias, il suo appuntamento è qui.
- Si liscia le pieghe del vestito quando si alza per aprire la porta del suo ufficio e
ricevere i due uomini che aspetta. Non è la prima volta che vede insieme i Krycek, ma
sempre le danno la stessa impressione. Boris le ricorda suo padre e l'atmosfera di segreti
di stato e cospirazioni nella quale è cresciuta. Vuole salutarlo con una professionale
stretta di mano ma un uomo che ti ha vista crescere è sempre un padre e quando Boris le
da uno di questi brevi abbracci intossicanti, si lascia andare, osservando con la coda
dell'occhio l'espressione tranquilla del suo primogenito.
- Di solito le piaceva il padre. Ha imparato ad odiare il figlio.
- Parlano d'affari.
- Dà una copia del rapporto a tutti e due.
- Seguendo la pista dell'ambasciatore da Budapest, abbiamo
individuato i suoi contatti e redatto una lista dei possibili ospedali in cui crediamo che
stiano trasformando i rapiti in futuri replicanti.
Ospedali sparsi in tutto il mondo. Alcuni militari. Interessi
multilaterali, vecchi soci del sindacato sopravvissuti al rogo della maggioranza dei
membri. Persone che collaborano con l'invasione extraterrestre per assicurarsi un posto
nel giorno del giudizio finale.
- E' una preziosa informazione, Marita.
Boris e i suoi uomini hanno eliminato l'ospedale che trovarono
l'agente Scully e suo figlio a Budapest.
- Se si sconnettono i replicanti prima che sia completato il
processo, i pazienti muoiono e con essi l'embrione degli invasori che portano dentro.
Naturalmente, se s'inietta loro la vaccinazione a tempo hanno una possibilità di
sopravvivere.
- La verità è che non sembra importagli troppo e la verità è che non gliene
importa troppo.
- Anche se muoiono tutti i rapiti, che importanza ha. Se esiste la possibilità che si
trasformino in super soldati la loro sopravvivenza non è importante. Questo è il modo di
pensare di quelle persone come Boris che suo padre chiama " gli uomini
straordinari".
- Il modo di pensare di Alex. Senz'altro.
- Resisti o servi. La sua legge.
- Alex parla per la prima volta.
- I soci di Mulder del " Lone Gunman" stanno lavorando
su un composto liquido di magnetite per uccidere i replicanti.
Marita fa cenno di sì.
- Abbiamo un'equipe scientifica che sta lavorando su questa
possibilità.
Boris ha una voce grave. Ritmica.
- Bisogna avere qualcosa prima di andare negli ospedali uno per
uno. Fermare i replicanti prima che esistano.
- Tutti annuiscono. Stabiliscono un'operazione d'attacco a Lisbona. In un ospedale
militare con poco sicurezza. Boris chiede scusa quando suona il telefono e risponde sul
pianerottolo. Sola con Alex, Marita tamburella le dita e si domanda cosa dovrebbe dire.
Non le viene in mente niente che valga la pena. Le piacerebbe sapere centomila cose di
Krycek, è rosa dalla curiosità di sapere come sia finita la sua alleanza con gli agenti
del FBI e cosa è successo dopo l'incidente di quelle foto. Tace.
- E' lui che rompe il silenzio. Strano perché Alex parla poco quando non è
strettamente necessario.
- Perchè mi hai tradito?
Marita Covarrubias ha visto troppo per sorprendersi facilmente. Ma ora
è sorpresa. E' la prima volta che Alex domanda qualcosa di personale. Non è mai andato
indietro nel passato e non perdona mai, né chiede spiegazioni. Lei gli tolse Dimitri e lo
consegnò a Mulder. Lui aveva preso le sue precauzioni e lei fu infettata. Perché vuole
ora rinvangare il passato? Cerca vendetta? Non ne ha avuta a sufficienza?
- Ti avevo offerto il mondo, Rita.
Serio. Non sembra cercare vendetta. E' solo serio. Onesto?
Sarebbe una novità.
- Volevi che ti aiutassi, Alexander. Ma non mi hai mai chiesto
cosa volevo io. Non volevi governare con me. Volevi solo governare.
Sembra pensarci. Potrebbe dirgli di più. Che lo amava. O che
avrebbe potuto amarlo. Ma questo non aveva importanza allora e ora importa ancora meno. Un
tradimento è un tradimento. Un Krycek non perdona. Il mondo non perdona. Le cose passano.
Bisogna superarle. E forse anche Marita ha la mentalità degli uomini straordinari. Di
coloro che sono destinati a sopravvivere.
- Ho pensato che volevi la mia stessa cosa.
Guarda attraverso le grandi finestre. Le sue enormi ciglia gli
disegnano ombre familiari sul viso che non perde la sua bellezza animale.
- Sai? Lei non lo capisce ma l'appoggia sempre.
Scully. La sta paragonando a Scully. Ma loro non vivono nello
stesso mondo di Mulder e Scully.
- Se si vedesse obbligato a scegliere tra sacrificare i suoi
obiettivi o sacrificare lei, Mulder rinuncerebbe alla verità- dice
Ed entrambi sanno che vivono in un mondo che non permette ideali
romantici. Non si può rinunciare a lottare per amore o onore. E' la guerra e non si può.
- Non lo capisci, Rita. Lei non glielo chiederebbe mai.
- Sei tu che non lo capisci. A lui non ci sarebbe bisogno di
chiederlo.
- E loro non sono Mulder e Scully, nè lo saranno mai.
- Le si riempiano gli occhi di lacrime ma scompaiono quando Boris torna dopo la
telefonata ed entra nell'ufficio per riprendere la riunione.
- Una volta Marita aveva conosciuto un bambino chiamato Alex e questo è stato prima
che la guerra che minaccia tutto lo trasformasse in un essere incallito, incapace di avere
relazioni senza pianificare una strategia a lungo termine, impossibilitato a accettare
affetto e riceverlo senza sospettare, manipolare, utilizzare, lottare. Questo bambino non
esiste più ma Marita sa che la guerra ne ha la colpa e a volte le piacerebbe che tornasse
per un secondo per poter incominciare di nuovo, in un mondo migliore.
- Padre e figlio vanno via per dove sono venuti.
- Vivono in un mondo diverso che esige decisioni implacabili. Il suo mondo, in
parte. Retto da regole semplici, niente a che vedere con quel continente dove vivono
Mulder e Scully, dove c'è ancora chi ascolta non solo la legge della giungla, ma anche il
sussurro ansioso del cuore.
- Deve essere bello.
**
Una settimana prima
5 novembre
appartamento di Dana Scully
Baltimore, Maryland
02:40 p.m.
- Quando mi sveglio, ho ancora la testa immersa nel cuscino e senza aprire gli occhi,
sento una specie di formicolio non del tutto fastidioso nell'ultimo posto in cui le
ragazze che dormono sole notano a prima mattina. Ho un processo mentale lento nelle prime
ore del giorno ma oggi ricordo esattamente quello che ho fatto durante le ultime ore e
qual è la spiegazione scientifica per le sensazioni poco abituali.
- Nessuno può vedermi così che non sta male che abbia un sorriso così largo che
sembra impiantato chirurgicamente sul viso, no?
- L'orologio segna le tre meno dieci del pomeriggio e non so se si dice buongiorno o
buonasera ma è la seconda volta che cerco di alzarmi oggi. La prima volta erano quasi le
dodici del mattino, Mulder dormiva come se stesse in stato vegetativo e sono riuscita a
vestirmi prima di uscire di casa. Diciamo che nella manovra tra mettermi le scarpe ed
uscire, Mulder ha deciso che qualsiasi cosa avessi da fare- vedere mia madre, anche se a
lui non sembrava importare un accidente- non era così importante come provare la
stabilità del tavolo del mio salotto.
- Mi piacerebbe sentirmi colpevole per non essere andata a colazione da mia madre ma
Mulder ha scelto un modo di usare i tavoli che ci sono in quest'appartamento che risulta,
non solo molto originale, ma inoltre francamente controproducente per qualsiasi stato di
malumore, scoraggiamento o pentimento.
- Parlando del diavolo, dove sta Mulder?
- Mi sollevo sul letto in fretta e ho tre minuti di un breve attacco di panico
perchè sono sola. Niente Mulder. Sola.
- Se ha deciso di andar via prima che possiamo parlare di tutti questi malintesi in
sospeso, Skinner dovrà trovarmi un nuovo compagno perché nessuno troverà i pezzetti di
Mulder nel bruciatore della spazzatura.
- C'è luce nel bagno.
- Bene. Conversazione in sospeso. Ora. Mi metto la camicia per alzarmi e camminare
non è così difficile come pensavo, anche se non c'è centimetro della mia pelle che non
sia pieno di secrezioni per cui ho nomi medici che mi risparmierò. Nel cassetto del
comò, trovo una maglietta ampia che accidentalmente presi dalla borsa da sport di Mulder
anni fa e accidentalmente ho dimenticato di restituire. Ha ancora il suo odore. Misteri
della lavatrice. Busso un paio di volte, e forse ha beccato lo spigolo della vasca perché
tarda abbastanza ad emettere un suono che indichi che è lì dentro.
- Mulder, dobbiamo parlare-suggerisco.
- Silenzio. Lungo. Scorre il chiavistello. Apre.
- Ed è incredibile.
- Veramente. Non lo dico solo per questo stato d'euforia che provoca il sesso, lo dico
perchè è incredibile. Non bello, come sempre, ma mi-si-sta-contraendo-lo-stomaco
incredibile. Il labbro inferiore sembra più carnoso e più morbido del solito e ha gli
occhi particolarmente verdi, sguardo timido e schivo, una voce zoppicante. Ho detto che è
nudo nel mio bagno come il giorno che è nato?
- Bene, come il giorno che è nato, esattamente, no. Ha fatto un grande sviluppo d'allora.
Vari sviluppi. In varie parti che
a che sto pensando?
- Che hai il David di Michelangelo nudo nel tuo bagno, Dana.
- Sempre la voce della coscienza vicina per lanciarti una corda quando ne hai
bisogno. Grazie.
- Silenzio scomodo.
- Devo incominciare a parlare ma ora non so da che parte iniziare. Tanta nudità mi
sta distraendo. E' difficile guardarlo in faccia e quando finalmente ci riesco sembra
voler stare in qualsiasi posto meno che qui. Non è esattamente una cura per il mio amor
proprio. Venti generi diversi d'insicurezza mi stanno incominciando ad assillare da vari
angoli diversi della mente.
- Mulder, dobbiamo parlare.
- Evvai, questo già l'ho detto.
- Non gli è piaciuto. Vuole andar via. Si è pentito. Chiederà che ti
trasferiscano. Può farlo, è il tuo capo sezione. Vuole che siate amici. Vuole dedicarsi
alla pastorizia in Australia.
- Vuoi tacere stupida voce della coscienza?
-Scully, mi dispiace.
Cosa?!
- So cosa stai per dire e puoi risparmiarti...non so, tutto,
perchè non sono orgoglioso e, bene, questo non è il modo giusto per esprimerlo, lo so,
ma volevo dire
.volevo che sapessi che mi vergogno del mio comportamento e che
pagherò la porta e
.- dubita un pò di tempo, si porta le mani nei capelli,
balbetta, cosa che non gli ho mai visto fare e continua a non guardarmi nemmeno per un
secondo, finchè sembra arrendersi e dire-
inoltre, credo che ero posseduto. Hai
sentito parlare dei miti filippini sulla possessione dei corpi
?
Riconosco che non ascolto il resto della frase. Lo confesso. Ho
cercato d'evitarlo. Di mordermi le guance letteralmente, ma è troppo impagabile.
- Scully, stai ridendo?
Bene. Forse questo è un eccesso di endorfine provocato dalla maratona
sessuale della notte. E di questa mattina. Non dovrei ridere. Sembra infastidito.
- Questo significa che non presenterai una denuncia, immagino.
No, lo ritiro. Sembra addolorato. E questo mi ricorda perchè era tanto
importante questa conversazione.
- Perchè dovrei presentare una denuncia?
Addolorato no, sembra mortificato. Ed un dio greco, questo già
l'ho detto.
-Molestie, aggressione, violazione di domicilio...-lascia cadere
la voce.
Mi sentirei insultata se pensassi che non stia soffrendo e sospettassi
che non lo dice molto seriamente. Fox Mulder. Un genio per quasi tutto. Un inetto per le
relazioni umane. Quest'uomo è scemo?
- Non posso credere che tu stavi qui stanotte e ancora non ti sei
reso conto che non solo ho acconsentito, ma che ho partecipato attivamente e con effusione
a qualsiasi cosa ora credi che sia degno di denuncia per aggressione e molestie.
- Si accende una lampadina sulla sua testa. Ma è ancora una lampadina piccola. E
continua ad essere addolorato.
- E forse questo sarebbe più facile se fosse vestito. Ma non so come farglielo
notare senza che si senta offeso. Camminiamo sui carboni ardenti. Siamo più fragili che
mai.
-Potremmo parlare mentre facciamo colazione o
pranziamo.
- Si stringe nelle spalle. Sembra accettare la mano tesa. Mi si rompe il cuore al
vedere che qualcuno con questa capacità per la passione abbia un cuore di vetro. Tutte le
manifestazioni di qualsiasi cosa che non sia avversione lo pigliano con le difese
abbassate.
- Potrei amarlo di più ma non so come.
- Gli dico che farò una doccia, esce dal bagno piano.
- Potrei fare il caffè- suggerisce.
Sorrido piano.
- Bene.- dice
Lui non sorride ma c'è un poco meno dolore nello sguardo. E'
già qualcosa.
- Bene- gli dico.
Sì, ho bisogno di fare una doccia per questa conversazione. Apro
il rubinetto e non mi sono tolta ancora la maglietta. Ne ho la metà sulla testa e l'altra
sulle braccia e solo la schiena all'aria quando torna ad entrare domandando se voglio un
espresso o un decaffeinato e lascia la frase a metà, con un filo di voce acuto.
- Scully, dove sta il tuo tatuaggio?!
E' un riflesso automatico coprirmi di nuovo.
-Il cosa?
- Il tatuaggio!-sembra completamente stupefatto- Non hai il
tatuaggio!
Questo per qualche ragione lo ha stupito.
- Sono anni che non ce l'ho, Mulder.
- Cosa?!- completamente stupefatto. Ancora nudo. Occhi sbarrati.
Mulder sta facendo mulinelli con le braccia.- Non può essere! Come!
- Chirurgia laser. Quel disegno aveva gli avanzi di una droga
allucinogena e pessimi ricordi, Mulder. Perché ha tanta importanza?
Cerca di parlare, come un pesce fuor d'acqua. Lottando con le
parole. Mi domando dove porta tutto questo e perché è così importante.
- Ma io l'ho visto- dice- l'ho visto nelle foto!
Abbiamo bisogno di riprendere questa conversazione da un punto da
cui si capisca.
-Quali foto?
- Le foto nelle quali stavi con Krycek. Nudi sul davanzale di una
finestra, Scully. Ti suona?
- COSA?!
- La mia mente è un grande cartellone offeso che dice COSA?!. Ho allucinazioni
uditive. Vedo uomini nudi che dicono che vado a letto con uomini monchi. E' un caso
clinico. Ma di CHE FOTO STA PARLANDO!
-Non sono mai andata a letto con Krycek in tutta la mia vita.
Sembra pietrificato. Sembra completamente pietrificato.
**
Hotel Saint Mary's
New Orleans
tre anni prima
Carnevale a New Orleans. Donne che ti mostrano le tette in cambio
di un braccialetto e l'alcool per le strade con il sapore francese. La città celebra la
vita e i morti approfittano per ballare nei cimiteri, nascosti dall'inquisizione dei vivi.
Melissa balla, la prima volta che lo fa da quando la pallottola spezzò la sua vita per
sempre. La prima volta che Alex ha accettato di uscire di casa, e portarla da qualche
parte. New Orleans. Gran posto. Bar che trasudano odore di gente che vuole dimenticare il
passato e cercare un poco d'amore, o qualcosa che gli rassomigli abbastanza. Melissa beve
e balla.
- Non hai la maschera-dice
- Sono in incognito, Mel.
- Si baciano in tutti gli angoli. Suona la musica. Non può smettere di ballare.
- Alex la guarda. E lui che le propone il tatuaggio quando vedono il salone.
-Non sei mascherata. Devi fare qualcosa per armonizzare con la
città.
- E' lui che sceglie il disegno. Un serpente che si morde la coda. A lei piace. Ogni
inizio è una fine e viceversa. Le piace. Questa prima notte si cercano sul davanzale
della finestra dell' hotel che si chiama Saint Mary e che non ha niente della santità
quando finiscono per farlo, nudi e sudati contro il vetro.
- La pelle è tenera per la penetrazione degli aghi ma il tatuaggio brilla sotto la
luce dei neon della città e cosa importa il dolore se Melissa può dimenticare per un
giorno che è morta. Si gode il carnevale. Non fa caso a ciò che c'è all'altro lato. Un
uomo ingaggiato da Krycek che fa foto per ore, rullino dopo rullino.
- Finiscono stanchi. Senza respiro. Sul letto.
- Sai cosa credo, Alex?
- Cosa?
- Che in realtà hai sempre una maschera.
- Non dico di no.
Melissa si addormenta prima. Le foto sono nelle reception il
mattino successivo. Non si può mai sapere a che cosa possano servire. Tutto serve a
qualcosa nel carnevale della vita.
**
Tre anni dopo
appartamento di Dana Scully
Baltimore, Maryland
Sono nudo nel bagno dell'appartamento di Scully e questa è la
conversazione più surreale che ho mai avuto in tutta la mia vita. La mia mente gira in
tutte le direzioni, più rapidamente del normale, cercando di trovare la luce nel caos.
Scully non sa di che foto sto parlando. Scully è sincera e sembra offesa. E non è andata
a letto con Krycek. E una parte di me ha tanta voglia di crederle che preferisco pensare
che stia mentendo perchè la delusione, in caso contrario, non potrei sopportarla.
- Ho visto le foto! Tu e lui e avevi-un-tatuaggio-scandisco.
Stiamo parlando tutti e due più ad alta voce del normale. Ne
sono cosciente ma non so come arginarlo. Scully sbuffa. Se fosse un toro starebbe facendo
solchi per terra con le zampe posteriori. Occhi azzurri dilatati. Furiosa.
- Io sono andata a letto con Krycek???!!!!- dice- IO!!!
Sono il sarcasmo personificato quando aggiungo:
- No, chiaro, sono stato io.
-SI'!
Ho appena avuto un'allucinazione uditiva. Scully ha detto di SI',
che sono stato a letto con Krycek? Non mi escono nemmeno le parole. Questi occhi azzurri
mi perforano ed è impossibile che sto avendo questa conversazione. Impossibile. La stessa
persona che vede un disco volante e dice che si tratta di uno spettacolo in 3D per la
promozione della versione rimasterizzata di "Incontro ravvicinati del terzo
tipo" crede che vada a letto con questo verme terrestre. Cosa?!
-COSA!
- Che so che sei andato a letto con Krycek.
No. Lo dice seriamente. No, no, lo dice SERIAMENTE.
-Scully non avrei mai pensato di dirti questo, sei drogata?!
- Spero che qualcuno stia prendendo nota di questo perchè sicuramente tra un poco
mi convincerò che l'ho sognato.
- La guardo negli occhi. Oddio, Scully, sono io!
- Non sei...-incomincia a dire- non sei mai...continua- tu e
Krycek non...
Da dove è venuto fuori tutto questo maledetto mistero.
- No! Perchè...- oggi balbettiamo tutti e due-...come ti è
venuto in mente?
- Si siede sulla vasca del bagno. Qualcosa mi dice che non dovremmo avere questa
conversazione qui. Ma ha un senso. Dirci le cose più importanti della nostra vita accanto
ad un water. Sarebbe anormale se facessimo qualcosa in modo normale. E mi sono appena reso
conto di essere nudo. Sono stato nudo tutto questo tempo ma è la prima volta che mi sta
sembrando poco appropriato per il verso che ha preso la conversazione.
- Gli asciugamani di Scully sono più morbidi dei gatti d'angora. Ne metto uno alla
vita e mi siedo all'altro lato di questa vasca formato industriale che ha.
- Non gridiamo più.
- Perchè credi che sto andando a letto con Krycek?
Ci pensa fermamente. Scalza e vestita con una maglietta che è la
mia, se non ricordo male. Affonda il viso nelle mani e non osa guardarmi.
- C'erano mille motivi diversi e ora tutti sembrano stupidi.
- Ha appena riassunto la storia della mia vita.
- Scully credeva che io andassi a letto con Krycek.
- Non riesco a capacitarmi.
- Krycek!
- Mi disse che l'avevate fatto, quando incominciaste a lavorare
insieme e in quel momento, mi sembrò che avesse un senso.
Se non fosse perché lo dice seriamente sarebbe senza ombra di
dubbio la cosa più divertente che ho sentito in vita mia. E ne ho sentite di cose strane.
- Dana Scully, la personificazione dello spirito scientifico, ha
pensato che QUESTO avesse senso? Krycek ed io?
Annuisce. Questo è assurdo per tanti motivi che non so da dove
iniziare.
-Non so cosa sia più inusuale. Che tu pensi che sia andato a letto con
un uomo o che pensi che in caso che dovessi scegliere un uomo, sceglierei uno che detesto
e con cui non posso stare nella stessa stanza senza aver voglia di castrarlo.
Socchiude gli occhi. Conosco questo sguardo di scetticismo.
- Mulder, se con qualcuno ha senso è con lui.
Eh? Ho bisogno di una bussola e GPS. Di cosa sta parlando questa
donna? Questa donna che non afferma mai una cosa senza una teoria sensata che appoggi i
fatti e le supposizioni. Una teoria elaborata. Ascolto attonito mentre racconta i
dettagli. Un sacco di dettagli. Scully ricorda ogni volta, a quanto sembra, ho"
violato lo spazio personale di Krycek", ogni volta che ho insistito, a quanto sembra,
con veemenza sospetta che mi accompagnasse da qualche parte, ogni volta che, secondo lei,
abbiamo scambiato " riferimenti sessuali troppo frequenti per essere casuali" E
come se improvvisamente vedessi la mia vita attraverso una lente sfocata. Non so di cosa
cavolo sta parlando. Potrei smontare tutto quest'incredibile racconto di fantascienza ma
il mio argomento fondamentale è "è Krycek!" e non sembra bastarle.
- Non vi togliete mai le mani da dosso, Mulder.
- Per prenderci a botte?- Suggerisco. E' la prima volta che penso
che Scully sia pazza.
- Questo non è prendersi a botte, questo è
"preriscaldamento". E se non te ne rendi conto tu, ti assicuro che lui sì. Per
questo mi disse che l'avevate fatto. Sapeva che potevo credergli.
Non posso chiudere la bocca. Non so. Il fatto è che non posso.
"Preriscaldare?"
-Sono mesi che flirti con lui. Per non dire anni.
- Io non flirto con lui!
- Mulder, tu flirti con tutti.
- Avevo una replica preparata ma questo mi ha lasciato di stucco. Che cosa faccio?
- Rimaniamo in silenzio sulla vasca. Sta incominciando a fare freddo e niente ha
senso. Le sue supposizioni, le mie, le foto. Niente. E' il mio turno per raccontarle
perché ho tratto le mie conclusioni, apparentemente precipitose. Marita, le foto, il
tatuaggio.
- Frohike mi ha detto che non era un montaggio.
- Hai dato a Frohike delle foto che pensavi che erano mie? Delle
foto intime?
Uh-oh. Allarme: Scully arrabbiata. Bisogna cambiare rotta.
- Se non eri tu chi era quella ragazza?
- Questo credo di saperlo- mi guarda fisso- Krycek e Melissa sono
amanti da anni. Immagino che quella del tatuaggio sia lei.
- Quella che è caduta per terra è la mia mascella.
- Melissa?!
- Tutta questa collera, tutta questa gelosia, tutta questa rabbia degli ultimi
giorni, la voglia di suicidarmi la voglia di punire e scopare tutto allo stesso tempo,
l'ansia di dimostrare che potevo essere come Krycek se era questo che lei voleva, erano
basate su una bugia così idiota che non so come ho potuto caderci. Non solo sono scemo,
ma mi sono reso ridicolo. La vergogna m'invade con tanta forza che spero che il suolo si
apra e m'ingoi. Letteralmente.
- Dio, le cose che ho fatto ieri. Le cose che le ho detto ieri.
- Scully, mi dispiace.
E questa volta mi dispiace tanto che quando l'ho detto prima
dovevo star mentendo perché mi sento un milione di volte peggio.
- Questa notte ho pensato che stava qui, che avevi una relazione
con lui ed ho perso il controllo. Non ho scuse e mi dispiace.
Se vuole chiedere il trasferimento a Skinner, riempirò io la
domanda per lei. E' il minimo che possa fare.
- Mulder, guardami.
Faccio fatica a sollevare lo sguardo. Vedere questi occhi così
chiari. Mi costa sentirmi così inferiore a lei. Così poco degno.
- Questa notte non hai fatto niente di cui ti debba dispiacere.
Questa notte e voglio che mi ascolti bene per una volta in vita tua, è stata la migliore,
più intensa ed incredibile notte di tutta la mia vita.
- Per tutta la mia vita adulta ho cercato d'agire come se non m'importasse
l'opinione che gli altri hanno di me. Forse sapevo che la maggioranza non aveva una grande
opinione di me. Incominciando dai miei genitori e includendo tutti quelli che conoscevo.
Cosi mi sino abituato a non ascoltare quando sono il centro d'attenzione in una
conversazione perché quando la gente parla di Mulder, è di Mulder il fissato, Mulder lo
spettrale, Mulder il paranoico. E se ci penso non posso andare avanti. Devo restringere il
numero delle opinioni che m'importano. Lo fatto così bene che, attualmente, questo
piccolo cerchio di fortunati si limita ad una sola persona.
- E la maggior parte del tempo, l'opinione di questa persona su di me, è dubbia.