TITLE: I Don't Know How To Love Him
AUTHOR: Kestabrook
E-MAIL: Kestabrook@aol.com
DISTRIBUTION: If you'd like to archive, I'd be flattered.
SPOILERS: Post-episode "Triangle"
RATING: G
CONTENT WARNING: UST
CLASSIFICATION: V
SOMMARIO: Scully dice "Oh brother!" in risposta al "Ti amo" Di Mulder. Fuori dalla stanza, considera -- e riconsidera -- la sua risposta.
DISCLAIMER: These characters are not mine; they belong to Chris Carter and the X-Files gang.
FEEDBACK: Sì, per favore! Se positivi o utili.
Tradotto da Vix

 

Non so come amarlo
by Kestabrook
Dana Scully, silenziosamente, chiuse la porta della stanza d'ospedale di Fox Mulder dietro di sé, ma si voltò indietro a guardarla, con la mente che girava vorticosamente in schemi confusi quanto la venatura sfumata del legno della porta. La mano indugiò sulla maniglia mentre ponderava le sue ultime parole: "Hey, Scully," lui l'aveva chiamata. E, mentre lei tornava accanto a lui, con la faccia vicina alla sua, i suoi occhi vennero a contatto con quegli occhi verdi-nocciola che temeva di non vedere mai più, e lui le disse: "Ti amo."
Stordita ed incredula, lei mormorò, "Oh, brother," e lo lasciò, sicura che i medicinali che stava prendendo o l'esposizione e le lesioni sofferte nel capovolgimento della barca, o, al diavolo, il tempo passato nel triangolo delle Bermude, avessero causato questa confessione improvvisa e sorprendente. Ma se le sue parole fossero state oneste? Desiderava tornare nella stanza, scoprire in qualche modo che cosa realmente intendesse.

"Agente Scully?" Era la voce di Skinner. "Sono certo che starà bene."

Lei si girò rapidamente, trovandosi faccia a faccia con gli indagatori occhi preoccupati non soltanto del suo precedente capo, ma anche dei tre Gunmen.

"Oh, io… "

"Abbiamo pensato che forse eri impazzita come Mulder," scherzò Frohike, "quando ti abbiamo vista fissare la porta." Si riferiva al sogno simile a quello di Oz che Mulder apparentemente aveva fatto.

"Hey, gente, che tipo di viaggio sta facendo, huh?" Langly disse, scherzosamente colpendo il braccio di Frohike. "Se avrò mai bisogno di una vacanza, penso che farò naufragio di mia volontà nel triangolo delle Bermude"

"Tu ed anche Toto (il cagnolino di Dorory? N.d.t)?" Byers chiese.

Langly rise: "Certo, perché no? Ma zia Em può rimanere a casa. Non mi sono mai fidato di quella donna."

"Amici, state zitti un minuto," Frohike disse loro, notando lo sguardo confuso sul viso di Scully.

"Agente Scully, Mulder *sta* bene, no?"

Scully lo guardò, prendendosi un momento per focalizzarsi sulla domanda. Skinner la stava fissando ancora in modo strano. Tentò un rapido mezzo sorrido per rassicurarli. "Sì, naturalmente. Ha bisogno di alcuni giorni per superare tutto ciò, ovviamente."

"Sì. Bene, abbiamo fatto la nostra parte per ora,"

Disse Frohike, con le mani sulle spalle dei suoi amici per dirigerli verso l'ascensore.

"Andiamocene, per stasera."

Scully li guardò affettuosamente. Si erano dimostrati amici fondamentali in più di un'occasione e questa era una in più. "Hey, ragazzi," disse, "Grazie, di tutto."

Frohike le toccò il braccio. "Tutto per te, agente Scully. E anche per Mulder, naturalmente."

Mentre si allontanavano, Skinner le fece cenno di accompagnarlo. Scully si morse il labbro inferiore, ma non si mosse. "Signore, se per lei è lo stesso, vorrei rimanere ancora un po'."

I suoi occhi si strinsero. "Agente Scully, c'è qualcosa che non ci sta dicendo? È preoccupata per lo stato mentale di Mulder?"

Scully rise di soppiatto. "Quasi ogni giorno." Quando vide il misto di sorriso e preoccupazione di Skinner, scosse la testa. "No, signore. Non è che… suppongo di avere bisogno di un po' di tempo per me stessa. Molto è accaduto in così poco tempo e avrei bisogno di un attimo di respiro. Prenderò un taxi tra un po'."

Skinner spinse le mani nelle tasche dei pantaloni del completo, osservandola per assicurarsi che non mentisse.
Una volta convinto che non stesse mentendo, annuì due volte.

Scully lo fissò negli occhi, un momento di rammarico e disperazione la colse mentre si ricordava che non era più il suo capo. Ma ancora lo rispettava – e gli era grata. "Signore, desidero che sappia che sono risalita dal fondo – per così dire – grazie al suo aiuto." Si fermò, anche ricordandosi -- ora con un certo imbarazzo – l'enorme bacio che gli aveva piantato in pieno sulle labbra quando lui l'aveva accolta in ascensore con le informazioni richieste.

Disperando di poter salvare Mulder, riconoscente per l'aiuto di Skinner e frustrata da quelli che contrastavano la sua ricerca, in un momento d'impeto, aveva perso completamente il controllo ed infine aveva mostrato al suo ex capo quanto il suo aiuto e supporto avevano significato per lei. Ora, sentendo le guance che arrossivano, gli disse: "Ha salvato la vita di Mulder, signore. E non posso nemmeno iniziare ad esprimere la mia gratitudine per il suo aiuto…"

"Scully," Skinner disse piano, "non si dimentichi che quell'aiuto deve essere mantenuto segreto. E se il vice direttore Kersch mai l'aiuterà, le suggerirei una stretta di mano o un semplice 'grazie' come risposta."

Imbarazzata restituì il suo sorriso quando lui le augurò la buona notte e la lasciò sola nel corridoio. Strano, pensò, c'erano tutti questi uomini nella sua vita, con i quali aveva condiviso, sofferto e lottato così tanto, ma lei non sembrava mai permettersi la libertà di dire cosa desiderasse da loro.
Scully si diresse lentamente alla finestra del corridoio che guardava su un piccolo prato, illuminato da parecchi lampioni, otto piani più in basso. Poteva vedere parecchie infermiere e ricoverati in piedi all'aperto, che parlavano, fumavano, forse godevano la reciproca compagnia. Oltre, c'era una strada, dove i fari delle automobili di passaggio conducevano i passeggeri in tanti percorsi e viaggi distinti. Ma, molto probabilmente, tutte queste persone potevano comunicare l'una con l'altra, potevano confidarsi i reciproci sentimenti.
Scrollò le spalle pensando alle parole di Mulder -- era stato leggero o sincero? Ultimamente era stato differente -- bene, quasi lo stesso, tuttavia differente. La fiducia che quasi sempre avevavo condiviso, aveva preso qualche colpo ma era rimasta forte ed inflessibile. Come il loro rispetto reciproco, come la loro partnership. Ma dopo Dallas, dopo che lei essenzialmente ebbe rinunciato – lui aveva cominciato ad apprezzarla di più… o forse aveva solamente capito quanto la apprezzava? Quel vecchio proverbio: "Non sai che cosa hai finché non l'hai perso" le risuonava nella mente. Lei non era mai stata certa di quanto fosse importante per lui, ma quando l'aveva seguita nel corridoio fuori dal suo appartamento, quando le aveva detto che lo aveva reso una persona completa, che lo aveva mantenuto onesto, che le doveva tutto, lei era rimasta stordita. Mai le aveva confessato tali cose prima, in modo che non poteva dubitare delle sue parole. E quando lui avrebbe desiderato baciarla – scoprì che anche lei lo avrebbe voluto baciare. Maledetta quell'ape.
Per poi svegliarsi in Antartide al suo viso, alle sue mani.
Per scoprire che era andato così lontano per salvarla. Quale altro collega avrebbe rischiato così tanto per un tale motivo?

E stasera aveva detto, "Hey, Scully… ti amo."

I brividi ora le attraversavano il corpo. Rifiutava di credergli, supponendo che lui non sapesse cosa stava dicendo. Ma lui l'amava. Le sue parole, le sue azioni gridavano la stessa cosa. L'uomo tanto allontanato dalla maggior parte delle altre persone, aveva confessato improvvisamente il suo amore -- e lei lo aveva allontanato.
Perché? Non si sentiva anche lei allo stesso modo? Se non lo sentiva, perché aveva iniziato un turbine di azioni -- alcune di loro estremamente pericolose per la sua carriera e la sua stessa vita -- per trovarlo nel triangolo delle Bermude salvandolo come aveva fatto tante altre volte? Era soltanto dovere od obbligo, o era una cosa molto più preziosa?
Poteva semplicemente non ammettere che si sentiva allo stesso modo verso di lui? Sarebbe cambiato tutto se l'avesse fatto? Bramava ardentemente la sua privacy, la professionalità, l'indipendenza. Teneva in gran conto il modo in cui funzionava la sua collaborazione con Mulder; perché comprometterla?
Tuttavia sapeva che era affettuosa con lui in qualche modo -- raramente aveva avuto dubbi a tale proposito. Aveva avuto bisogno di lui nella sua vita -- della sua forza; delle sue convinzioni; del suo sciocco, stupido, strambo umorismo; delle sue teorie pazze; della sua speranza -- della sua stessa presenza. Dopo cinque anni e tante lotte, tanti viaggi, erano così complici tra loro, che strappare uno via dall'altro avrebbe indotto entrambi a cadere.
Lei era timorosa. Quello era tutto. Temeva che se gli avesse restituito quelle parole, l'avrebbero compromessa, forse, più di quanto potesse affrontare. Per un rapporto più stretto di quello che già avevano, ci sarebbero state responsabilità più profonde, rischi più elevati. La sensazione di avere debiti con qualcuno. Sensazioni enormi di perdita, a volte colpevole, se la persona così vicina se ne andasse. Tuttavia un rapporto più stretto avrebbe portato sia ricompense emotive che fisiche. Poteva accettare di essere necessaria e desiderata? Dipendente da qualcuno che contemporaneamente dipendeva da lei?
Poteva adattarsi a condividere la sua vita -- per non essere più sola?

Scully appoggiò i gomiti al davanzale appoggiando la testa sulle mani. "Sei una stupida," disse a se stessa. "Quante volte sei stata gelosa quando un'altra donna lo guardava o lo rivendicava?" sentì i denti macinare mentre si immaginava le facce di Phoebe Green, di Angela White, di Diana Fowley. "Che genere di idiota proverebbe quei sentimenti verso loro, contemporaneamente non riuscendo ad accettare l'uomo che le si consegna."

Lei sorrise leggermente mentre la sua mente ripeteva le parole di Mulder ancora una volta -- la voce così nuda, così vulnerabile. Lei ammirò il suo attraversare le proprie barriere emozionali per avere il coraggio di tale confessione -- di ammettere questo a se stesso, ed addirittura a lei. Era sempre stato così solo – allontanato dalla famiglia, evitato dai potenziali amici. Ma, qui *lui* stava accettando la sfida di assumersi il rischio del rifiuto, di attraversare la loro frontiera professionale. Come poteva affrontare tali rischi?
Bene, Fox Mulder non era il tipo che aspetta che le cose accadano né che si arrende di fronte a qualcosa che ritiene necessario.
Ed era nel possesso delle sue facoltà mentali, mentre pronunciava quelle parole?
Scully si girò lentamente. Guardò la porta chiusa e sospirò pesantemente. Si ricordò quando era in cucina con la madre, negli anni settanta.
Stavano preparando un pranzo per una certa festa. Il registratore della madre suonava a tutto volume la musica di Andrew Lloyd Webber ed ora ricordava le parole di una canzone che la madre amava particolarmente:
"Io non so come amarlo…
Non pensate che sia piuttosto divertente
che io possa trovarmi in questa situazione?
Io sono quella che è sempre stata
così calma, così fredda,
così disincantata,
così controllata…
Eppure, se lui dicesse di amarmi,
sarei persa, sarei spaventata.
Non potrei affrontare la situazione…
girerei la testa;
mi allontanerei
non vorrei neanche sapere… .
mi spaventa così tanto
lo amo così tanto."
 
Alla fine della canzone, la giovane Dana aveva dichiarato astutamente -- o così aveva pensato -- alla madre, "Io non capisco come qualcuno possa essere così confuso. O ami un ragazzo o non lo ami."
Da quel tempo, aveva avuto la sua parte di ragazzi e aveva scoperto quale specie di confusione poteva scoppiare. La maggior parte delle volte, era più facile evitare il problema, per evitare le difficoltà di un rapporto.
Negli ultimi anni, aveva provato ancora ad avere appuntamenti.
Rob -- l'unico dal quale aveva sperato una vita al di fuori dell'FBI. Lo aveva trovato noioso dopo il suo lavoro con Mulder. Aveva fatto un giro nel suo lato selvaggio con Ed Jerse, sperando, anche nella ribellione, in una vita da donna normale. Ma non soltanto quel rapporto si era rivelato troppo pericoloso, lei inoltre aveva scoperto che l'inesplorato era troppo lontano da quello che desiderava.
E che cosa desiderava? Lo sapeva? Essere amata, protetta, essere accudita ed accudire, certa della consapevolezza che qualcuno desiderasse averla accanto, per essere necessaria?
Aveva voltato le spalle a Mulder pochi minuti prima, ma non poteva rimanere voltata. "Hey, Scully… ti amo." Sorrise tra sé. Quelle non erano brutte parole da sentire -- anche se lui non fosse stato cosciente di che cosa stesse dicendo. Tornò nella sua stanza ed entrò tranquillamente. Camminò in punta di piedi verso il letto. Lui giaceva sul fianco come quando lo aveva lasciato. Ma ora poteva sentire il suo respiro uniforme e sapeva senza guardare che era addormentato. E quello la sollevava in qualche modo.
Si sporse delicatamente e lisciò qualche ciocca dei suoi arruffati capelli corti. Aveva un aspetto disordinato per la prova ardua subita in mare.
Il viso riportava contusioni e gonfiori, e sembrava esausto. Ma questo spingersi oltre i suoi limiti fisici, sfidando l'autorità dell'FBI, perseguendo le proprie ricerche senza limiti, mettendo la sua stessa vita in pericolo – non erano una novità. Mulder amava il suo lavoro e per esso avrebbe fatto praticamente qualsiasi cosa.
Ed amava lei, e per lei avrebbe fatto praticamente qualsiasi cosa.
Gli prese teneramente la mano, attenta a non svegliarlo. E guardò giù, quegli occhi chiusi -- gli occhi del suo migliore amico, della sua anima gemella. Si ricordò di quegli occhi che la scrutavano, dandole forza fuori della stanza del Penny Northern's.
Quegli occhi preoccupati, spaventati, dopo che l'aveva salvata dall'orribile bozzolo ghiacciato e rianimata nel ventre della nave aliena. Quegli occhi erranti sulla distesa ghiacciata dell'Antartide; ancora riviveva il panico provato quando aveva temuto di vedere la vita dietro ad essi per l'ultima volta. Quegli occhi che cercavano i suoi mentre le labbra pronunciavano: "Ti amo."
Scully abilmente tirò il lenzuolo e la coperta sopra il suo collega, coprendogli il braccio nudo. Glieli rimboccò intorno alle spalle. E lo fissò -- quante volte era stata in questa situazione? Preoccupandosi per lui. Occupandosi di lui. Tuttavia, spesso lui lo aveva fatto per lei. E sapeva che nessuno di loro l'aveva fatto soltanto per dovere o per obbligo.
Cautamente, gli toccò la guancia. Si chinò sulla sponda del letto e lasciò che le labbra gli baciassero la fronte.
Indugiò là, sentendo la pelle calda sotto di esse. Bella pelle. Quindi si allontanò, accogliendo quei lineamenti che conosceva così bene, ma vedendoli in modo diverso. Non sapeva come amarlo; sapeva solo che lo amava.

"Hey, Mulder?" bisbigliò alla sagoma addormentata, felice lui non la sentisse. "Anche io ti amo."

 

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Fine

 

Webber, Andrew Lloyd, and Rice, Tim. "I Don't Know How To Love Him." "Jesus Christ Superstar". MCA Records, 1973.