by Annie
"Salti su, Scully, la porterò io!"
- La voce del suo capo era uscita apparentemente dal nulla, e l'Agente Dana Scully era
così profondamente immersa nei suoi pensieri da non essersi accorta della macchina che
aveva rallentato accanto a lei. Stava andando in un altro edificio federale, per seguire
un indizio su documenti incriminanti, ed aveva deciso di camminare.
- Il tempo era stato bello, questo pomeriggio, ma ora stava rannuvolandosi e nel traffico
impazzito non aveva notato che Skinner aveva accostato in un parcheggio non regolare
finchè non l'aveva udito parlare.
- Si girò rapidamente, la vista di lui piegato verso il lato del conducente per parlarle
attraverso il finestrino aperto le tolse il respiro. Sembrava - bene, sembrava quasi
umano. Persino nell'impermeabile, nell'abito onnipresente e nella camicia bianca, sembrava
quasi un ragazzo, con quel suo solito mezzo sorriso, guardandola ansiosamente come se non
dovesse porsi questioni nell'accettare la sua offerta.
"Io non vorrei farla andare fuori strada, signore,"
cominciò, ma lui le fece cenno di smettere.
"Non si preoccupi. Pioverà entro breve la porterò
io."
- Le sue parole le portarono un inaspettato flusso di calore al corpo, e chiaramente, lei
seppe per quale motivo. Per quel "la porterò"
- Puoi portarmi, pensò tra sé, salendo in macchina, ascoltando a malapena Skinner che
cominciava a parlarle dell'ultimo caso su cui lei e Mulder avevano lavorato. Stava dandole
la sua opinione sfrenata riguardo la mancanza di preoccupazione di Mulder riguardo la sua
sicurezza, in quanto l'aveva lasciata sola con qualcuno che lui sospettava essere un
vampiro, anche se poi si scoprì che il sospetto era errato. Lei ebbe l'idea che sarebbe
stata una conversazione lunga, unilaterale, e come Skinner rientrò competentemente nel
traffico, i pensieri di Scully andarono alla deriva. "La porterò" aveva detto.
Pensò che le azioni parlano più forte delle parole, gli guardò le mani forti sul
volante e la sua voce le ronzò nella testa, mandandole a fuoco i nervi.
- Voglio che tu mi porti, davvero. Lei pensò.
- Portami alla pazzia. Conducimi nelle sale che odorano di buono come sempre fai tu. Fammi
sentire a disagio con quello scuro sguardo penetrante che ci rivolgi quando non ti piace
il nostro rapporto sull'ultimo caso. Quella scura occhiata superficiale che mi fa bagnare.
- Portami alla pazzia. Parlami
parlami di qualsiasi cosa, di un caso, del tempo, di
Mulder. Grida e rimprovera, ma portami alla pazzia col suono della tua voce che mi inonda,
guidandomi in una trance quasi ipnotica di desiderio. Non c'è nessuna cosa come il
magnetismo animale. È il magnetismo di Skinner, e non c'è niente con cui paragonarlo.
- Portami alla frenesia. Attraversami per prendere qualche cosa da Mulder, così che io
possa sentire il calore che viene dal tuo corpo assalirmi i sensi, facendomi desiderare di
leccarti il collo, assaggiarti dappertutto, in modo da far tacere il desiderio.
- O solo portami - punto. Portami a casa, portami tra lenzuola di seta con il tuo corpo
forte. Porta il tuo cazzo, che probabilmente è una squisita colonna di acciaio setoso, e
guidalo diritto in me. Portami negli abissi e continua deciso finché non sarò folle per
l'estasi.
"Agente Scully," la voce del Vicedirettore l'interruppe. Ebbe
l'improvviso timore di poter avere ansimato. "Siamo arrivati," indicò l'ovvio.
Effettivamente lo erano.
"Mi dispiace, ero troppo concentrata su quello che stava dicendo.
Grazie, signore."
Uscì con le ginocchia deboli dalla macchina.
"Di nulla," disse, sorridendo mentre si allontanava.
"Portami," bisbigliò.
Fine