Capitolo Undici
"Mulder." Scully, era in piedi nel corridoio dell'hotel fuori
dalla stanza di Mulder, battendo ancora alla porta. "Mulder?"
- Era tardi; doveva essere lì. Si accigliò e pressò l'orecchio contro il legno liscio
della porta. Non poté sentire nulla all'interno. Aveva previsto almeno il mormorio della
televisione a basso volume che sembrava essere il suo rumore di sottofondo preferito; era
arrivata a pensarlo quasi come la colonna sonora dei lunghi anni passati nelle stanze di
hotel dove avevano soggiornato.
- Scully si raddrizzò e studiò la porta, il suo cipiglio si approfondì. Era la seconda
volta che veniva qui senza poterlo trovare. Anche dopo tutti questi anni, non era mai
abbastanza sicura di come sentirsi quando lo perdeva di vista in questo modo. Una parte di
lei desiderava tornarsene offesa nella sua stanza a godersi la sua ipocrita indignazione
per essere stata lasciata sola a ponderare sulle informazioni raccolte durante il giorno,
ma non poteva mai cacciare via la vocina della preoccupazione che insisteva che lui
potesse trovarsi ancora una volta in un qualche tipo di difficoltà.
- Sospirò, si girò indietro ed attraversò il corridoio verso la propria stanza. Una
volta all'interno, sedette alla piccola scrivania davanti la finestra, scorrendo le pagine
di carta legale gialla, senza davvero vedere le note che aveva preso. Si sporse e prese il
suo cellulare, ma il dito si posò sopra quel tasto di composizione rapida, ed occhieggiò
il telefono facendo congetture. Era una situazione rischiosa. Non desiderava che lui
pensasse di essere seguito passo a passo. Il ghiaccio si era appena rotto dopo quella sua
non prevista piccola escursione di tre settimane fa.
- Forse, pensò ora, lei era stata un poco dura con lui su quello. Si era sorpresa alla
veemenza dei propri sentimenti. Quando riapparve in ufficio la terza mattina come se
niente fosse, lei aveva dato sfogo completo alla sua rabbia. L'incomprensione sulla faccia
di lui, negli occhi che si chiudevano e si spalancavano, l'aveva solo incitata a
continuare. Il modo in cui aveva sbattuto la porta mentre lasciava l'ufficio l'aveva fatta
sentire ridicolmente soddisfatta.
- Mulder era stato prudente intorno a lei per i giorni seguenti. Si era rincantucciato
timoroso ed in segno di scusa ai limiti estremi del suo spazio personale come un cane
preso a calci. Non aveva neppure osato scortarla come d'abitudine con la mano al centro
della schiena fino alla prima mattina in cui arrivarono qui, mentre camminavano lungo il
corridoio verso l'ufficio dell'ispettore medico.
- Scully scosse la testa e premette il tasto per comporre il numero di telefono di Mulder.
Gli avrebbe detto che era spiacente per quello scoppio d'ira. Lo conosceva abbastanza,
ormai, non doveva pensare che l'avesse espressamente fatto per ferirla. Puntellando il
telefono fra la spalla e l'orecchio, iniziò a riunire le carte sulla scrivania; si
sorprese a sorridere un poco, attendendo di sentire la sua voce.
- Il suo sorriso si sbiadì mentre il telefono squillava senza risposta e sparì quando la
voce registrata scattò per dirle che il cliente che stava chiamando non era
raggiungibile, o aveva spento il telefono. Premette il tasto di linea e con attenzione
compose il numero lei stessa, una cifra alla volta, ma la cosa si ripeté. Titubante,
rimise il telefono di nuovo in standby e lo depose.
- Scrutò dalla finestra e vide che la loro Taurus noleggiata era ancora nel posto dove
l'avevano lasciata. Mentre stava chiedendosi che cosa fare, i fari di un veicolo che
svoltava nel vialetto catturarono il suo occhio. Sembrava familiare e lo guardò con più
attenzione; mentre risaltava sotto le luci dell'ingresso dell'hotel vide che era una Jeep
Cherokee grigia, come quella che aveva visto ieri guidata da quella Dott. Dennison. E dopo
che la jeep si fu fermata, la porta del lato passeggero, quello più vicino al suo punto
di vista, si aprì, e Mulder ne uscì.
- Gli occhi di Scully si spalancarono. Si sporse ed armeggiò con l'interruttore della
lampada, spegnendo la luce in modo da non potere essere vista. Si alzò lentamente in
piedi, in modo inconsapevole, guardando paralizzata come Mulder passava attorno alla parte
anteriore della jeep e si appoggiava al finestrino del conducente. Lo guardò dire
qualcosa, sorridendo; la sua bocca si spalancò per lo stupore quando vide una mano
graziosa e femminile sporgere dal finestrino per toccargli la guancia e scompigliargli i
capelli. Quando quella mano afferrò gioiosamente la sua cravatta tirandogli la testa
all'interno del finestrino, fuori dalla sua vista, singhiozzò forte.
- Lui rimase là per quello che sembrò un tempo molto lungo e quando tornò indietro e si
raddrizzò, stava tenendo la mano tesa del Dott. Dennison e, mentre Scully sbarrava gli
occhi, piegò la testa baciando la parte posteriore di quella mano prima di lasciarla
andare. Allora la jeep sparì nella notte e Mulder cominciò a camminare verso la porta
anteriore dell'hotel.
- Scully affondò nuovamente nella sedia, con la mano premuta sulla bocca. Non si
meravigliava di non averlo potuto trovare l'altra notte. Non si meravigliava che gli fosse
sembrato così a disagio la mattina. Era stato
era stato con
- Balzò in piedi e si affrettò verso la porta. Già l'aveva chiusa, naturalmente, ma ora
con dita tremanti, fissò anche la piccola catena. Fuggì a letto e frettolosamente spense
la lampada accanto, sperando che se lui non avesse visto il nastro di luce sotto alla sua
porta, avrebbe proseguito senza bussare.
- Doveva aver funzionato, dato che la chiamata non arrivò. Sedette a lungo
nell'oscurità, fissando le cifre rosse della sua sveglia da viaggio, domandandosi come
sarebbe stata in grado di fingere di non avere visto e di non sapere.