Capitolo Dodici
"Rimani," le disse dolcemente.
Lei non gli rispose, ma aspettò. Il materasso si spostò sotto di lei mentre lui le rotolava accanto. Le fece scivolare il braccio attorno alla vita.
"È già passata la mezzanotte," lei bisbigliò.
"Solo un poco, Den . Per favore."
"Non rimani mai, Den. Sai che lo desidero," lui mormorò contro i suoi capelli. "A questo punto, dovresti sapere che sei la benvenuta."
Lei si rannicchiò ancora più vicino al suo petto invece di rispondere. La mano che riposava sulla sua spalla riprese ancora quella lenta carezza tranquillizzante.
"Ricordi quando eravamo alle superiori?" chiese, poco dopo.
Lei annuì col capo. "Certo." La sua voce era a mala pena un bisbiglio.
"Sai, Denny quando sei andata via per il college, io mi sono detto che sarei andato oltre, che entrambi avremmo trovato qualcun altro. Una volta o due, pensai di esserci riuscito." Piegò la testa premendole le labbra sulla tempia.
"Quindi mi hanno detto che stavi tornando. Nel momento in cui ti ho rivista, ho saputo che non ero andato oltre. Ora so che non lo farò mai."
Lei sentì la dolce sonnolenza strisciare su di lei e permise ai suoi occhi di scivolare per il resto del percorso che mancava per chiudersi. Le sue membra sembravano così pesanti; ancora pochi minuti e le sarebbe stato impossibile muoversi. Certo che poteva arrendersi; certo che era al sicuro qui
Era quasi andata, quando la voce di Jim trovò ancora le sue orecchie. "Denny piccola?"
Lei tirò un profondo respiro, girandosi. "Mmm?"
"Den, noi " La sua voce era morbida, quasi esitante. "Potremmo sposarci."
"Ci sono," lei bisbigliò, " ci sono cose che non sai."
"Puoi dirmele," mormorò.
Jim attese, silenzioso, ma anche sopra lo strepito del suo cuore accelerato poteva sentire come quello di lui aveva accelerato il passo sotto il suo orecchio. Glielo doveva. Gli doveva più di quanto avrebbe mai potuto dargli, davvero, ma questo era un inizio. Piccoli passi, la Dott. DeMontreaux aveva detto. La porta era aperta. Doveva attraversarla.
"Sai, il martedì esco sempre presto. Vado e " prese un respiro fremente. "vedo un medico."
Il braccio di Jim si strinse intorno a lei. "Non sei piccola, sei ammalata?" e lei seppe che stava pensando al cancro che si era preso sua zia e suo padre, diffondendosi in entrambi per gradi inesorabili e inoperabili dalle cavità nasali al cervello.
"No," rispose rapidamente, "No, no. Non è quello. È lei è una psichiatra. Parlo con lei di Jim, ti ricordi di quando eravamo piccoli, quando io "
La voce le mancò. "Va tutto bene," Jim bisbigliò nel silenzio. "Va tutto bene."
"Ti ricordi di " lei Chiuse gli occhi, volendo allontanare la minaccia delle lacrime. "Ti ricordi di quando sono stata rapita?"
"Sì, piccola," disse calmandola. "Sì."
"Jim, io no."
"Per niente?" chiese e lei poté solo annuire col capo. "Bene, suppongo che non sia troppo insolito, vero?" Denny era troppo sollevato e sorpresa per rispondere. La mano di Jim continuò a confortarla, accarezzandole dolcemente la spalla.
"Intendo, la gente blocca cose tutto il tempo. È solo un meccanismo di difesa," lui continuò. "E una cosa così spaventosa? Per una bambina piccola? Non è strano affatto."
Lei lasciò andare un lungo sospiro e si incurvò contro di lui, che la tenne tranquillamente per un istante. Infine si spostò un poco e delicatamente le prese il mento in mano e le girò il volto in alto verso il suo.
"Piccola," disse stuzzicante, solleticandola sotto il mento, "se il tuo scopo nel parlarmi di questo era fare in modo che mi dimenticassi di quanto ti ho appena proposto, non sta funzionando."
I suoi occhi erano allegri. Lei si trovò a sorridergli in risposta. Aprì la bocca per rispondere, ma lui le mise un dito sulle labbra.
"Shh. Non dobbiamo parlarne proprio ora," disse. "tutto quello che desidero ora è sentirti dire che rimarrai qui per il resto della notte."
"Proprio qui," sospirò lei felicemente, annidandosi più vicina contro di lui e chiudendo gli occhi.