Capitolo Dodici

Dopo, Denny restò distesa tranquillamente per un lungo istante, con la testa sulla spalla di Jim ed il braccio morbidamente gettato attorno alla sua vita. Con le dita, lui le lisciava i capelli con carezze lunghe, pigre, rilassanti. Lei sospirò, con gli occhi semi-chiusi; era sempre tentata di cadere addormentata, qui, dove tutto era sicuro e caldo e amore, così tentata dal pensiero di svegliarsi accanto a lui.
Sospirò ancora, rassegnata. Si mosse ed alzò la testa, fermandosi per posare un bacio su quella spalla calda e lentamente si alzò a sedere. Appena gettate le gambe oltre il lato del letto, sentì la mano di Jim sul braccio.

"Rimani," le disse dolcemente.

Lei non gli rispose, ma aspettò. Il materasso si spostò sotto di lei mentre lui le rotolava accanto. Le fece scivolare il braccio attorno alla vita.

"È già passata la mezzanotte," lei bisbigliò.

"Solo un poco, Den… . Per favore."

Si era domandata un centinaio di volte se la sua semplice presenza avrebbe cacciato via i suoi demoni, se avrebbe potuto guardarsi indietro un certo giorno, ad anni da oggi e contrassegnare quella prima notte in cui era stata abbastanza coraggiosa da rimanere, come l'inizio del tempo in cui non avrebbe più dovuto temere dove o come poteva scoprirsi al risveglio una certa mattina.
Si girò a guardare oltre la spalla e trovò lui sostenuto su un gomito, che la guardava fissamente. "Solo un momento," le disse, e sedette ammucchiando i cuscini contro la testata ed appoggiandosi indietro per raggiungerla. Si sistemò contro di lui ed osò aprire gli occhi a metà.

"Non rimani mai, Den. Sai che lo desidero," lui mormorò contro i suoi capelli. "A questo punto, dovresti sapere che sei la benvenuta."

Lei si rannicchiò ancora più vicino al suo petto invece di rispondere. La mano che riposava sulla sua spalla riprese ancora quella lenta carezza tranquillizzante.

"Ricordi quando eravamo alle superiori?" chiese, poco dopo.

Lei annuì col capo. "Certo." La sua voce era a mala pena un bisbiglio.

"Sai, Denny… quando sei andata via per il college, io mi sono detto che sarei andato oltre, che entrambi avremmo trovato qualcun altro. Una volta o due, pensai di esserci riuscito." Piegò la testa premendole le labbra sulla tempia.

"Quindi mi hanno detto che stavi tornando. Nel momento in cui ti ho rivista, ho saputo che non ero andato oltre. Ora so che non lo farò mai."

Lei sentì la dolce sonnolenza strisciare su di lei e permise ai suoi occhi di scivolare per il resto del percorso che mancava per chiudersi. Le sue membra sembravano così pesanti; ancora pochi minuti e le sarebbe stato impossibile muoversi. Certo che poteva arrendersi; certo che era al sicuro qui…

Era quasi andata, quando la voce di Jim trovò ancora le sue orecchie. "Denny… piccola?"

Lei tirò un profondo respiro, girandosi. "Mmm?"

"Den, noi… " La sua voce era morbida, quasi esitante. "Potremmo sposarci."

Le sue palpebre si spalancarono e fu improvvisamente, assolutamente di nuovo sveglia.
C'era così tanto, troppo, che non aveva osato mai dirgli. Significava troppo per lei. Il rischio le era sembrato essere sempre troppo grande. Come poteva dirgli che cosa realmente l'aveva riportata in questo posto? Come poteva descrivergli il grande pezzo mancante della sua vita, l'infanzia che aveva annullato? Quando Jim ricordava qualcosa a proposito di quando era inciampato nella sua casa delle bambole e l'aveva fatta piangere il primo giorno di asilo, lei sorrideva sempre come se lo ricordasse, ma l'aveva perso, come tutto quello accaduto prima della mattina in cui si era ritrovata in piedi al bordo di una radura piena di sole nella foresta, in luglio, appena prima del suo settimo compleanno.

"Ci sono," lei bisbigliò, " …ci sono cose… che non sai."

"Puoi dirmele," mormorò.

Jim attese, silenzioso, ma anche sopra lo strepito del suo cuore accelerato poteva sentire come quello di lui aveva accelerato il passo sotto il suo orecchio. Glielo doveva. Gli doveva più di quanto avrebbe mai potuto dargli, davvero, ma questo era un inizio. Piccoli passi, la Dott. DeMontreaux aveva detto. La porta era aperta. Doveva attraversarla.

"Sai, il martedì… esco sempre presto. Vado e… " prese un respiro fremente. "vedo un medico."

Il braccio di Jim si strinse intorno a lei. "Non sei… piccola, sei ammalata?" e lei seppe che stava pensando al cancro che si era preso sua zia e suo padre, diffondendosi in entrambi per gradi inesorabili e inoperabili dalle cavità nasali al cervello.

"No," rispose rapidamente, "No, no. Non è quello. È… lei è una psichiatra. Parlo con lei di… Jim, ti ricordi di quando eravamo piccoli, quando io… "

La voce le mancò. "Va tutto bene," Jim bisbigliò nel silenzio. "Va tutto bene."

"Ti ricordi di… " lei Chiuse gli occhi, volendo allontanare la minaccia delle lacrime. "Ti ricordi di quando sono stata rapita?"

"Sì, piccola," disse calmandola. "Sì."

"Jim, io… no."

"Per niente?" chiese e lei poté solo annuire col capo. "Bene, suppongo che non sia troppo insolito, vero?" Denny era troppo sollevato e sorpresa per rispondere. La mano di Jim continuò a confortarla, accarezzandole dolcemente la spalla.

"Intendo, la gente blocca cose tutto il tempo. È solo un meccanismo di difesa," lui continuò. "E una cosa così spaventosa? Per una bambina piccola? …Non è strano affatto."

Lei lasciò andare un lungo sospiro e si incurvò contro di lui, che la tenne tranquillamente per un istante. Infine si spostò un poco e delicatamente le prese il mento in mano e le girò il volto in alto verso il suo.

"Piccola," disse stuzzicante, solleticandola sotto il mento, "se il tuo scopo nel parlarmi di questo era fare in modo che mi dimenticassi di quanto ti ho appena proposto, non sta funzionando."

I suoi occhi erano allegri. Lei si trovò a sorridergli in risposta. Aprì la bocca per rispondere, ma lui le mise un dito sulle labbra.

"Shh. Non dobbiamo parlarne proprio ora," disse. "tutto quello che desidero ora è sentirti dire che rimarrai qui per il resto della notte."

"Proprio qui," sospirò lei felicemente, annidandosi più vicina contro di lui e chiudendo gli occhi.