Capitolo Quindici

"Hey, Jim, sono affamata," Denny chiamò, aprendo la porta del suo ufficio. "Sei quasi pronto per -- oh!" Non si aspettava di vedere i due agenti dell'FBI seduti dall'altra parte della sua scrivania. Tre strati di cartelle di documenti erano impilati sulla scrivania ed un'altra era aperta in grembo alla rossa; altre carte giacevano sulla scrivania. "Scusatemi. Non intendevo interrompere."

Jim si girò nella sedia per guardarla. "Nessun problema," disse. "Non ci vorrà ancora molto." Il mucchio di documenti non sembrava da "non ci vorrà molto" a Denny, ma Jim le strizzò l'occhio rapidamente prima di girarsi di nuovo verso gli agenti e lei sorrise comprendendo.

"Sarò nel mio ufficio, quando avrete fatto," lei disse. Fece un cenno col capo agli agenti e si girò per andare.

"Oh, Denny?" Jim la ha richiamò. "Se Nate Raymon chiama, gli anticiperesti che il NCMEC ha aggiunto Jessy al database?" aggiunse, girandosi di nuovo verso i due agenti, "Abbiamo una ragazzina scomparsa da circa una settimana e mezza, ora."

L'effetto delle parole di Jim sorprese Denny. Entrambi gli agenti si irrigidirono nelle sedie per il più breve degli attimi; si girarono guardandosi a vicenda e scambiandosi uno sguardo che sembrò a Denny fare parte di una conversazione durata anni, di cui soltanto quei due condividevano i segreti.

"Ragazza scomparsa?" la rossa chiese un po' troppo rapidamente, per essere indifferente. I suoi occhi blu luminosi si erano fissati su Jim come un gatto su un uccello.

"Quali furono le circostanze della sua scomparsa?" il suo collega chiese quasi allo stesso tempo. La voce denunciava la sua brama meno di quella dell'agente Scully, ma gli occhi erano accesi proprio come i suoi ed aveva cominciato ad inclinarsi leggermente in avanti nella sedia.

Denny sentì una diffidenza improvvisa. Guardò Jim e vide che la sua espressione era tornata fredda ed illeggibile e seppe che anche lui sentiva il disagio nell'aria. Jim era quasi sempre benevolo riguardo l'accettare aiuto su un caso, ma si domandò se avesse esteso quell'atteggiamento a queste due persone -- sapeva, proprio da alcune osservazioni estemporanee che le aveva fatto, che già erano andati pericolosamente vicino a pestargli i piedi. Si scoprì ad attendere sulla porta per vedere che cosa sarebbe successo.
Jim si appoggiò indietro nella sedia ed allungò le gambe robuste, incrociandole lentamente alle caviglie. Passò quello sguardo attentamente neutro da Mulder verso Scully e ritorno.
 
"I genitori mandarono la bambina nella sua stanza per fare i compiti, dopo cena," cominciò lentamente, come per tastare le acque. "Sua madre andò da lei un'ora dopo, e lei non era là. La casa era sigillata, le finestre chiuse – nessuno ha visto nulla."

"Quanto hanno atteso i genitori, prima di chiamare la polizia?" L'agente Mulder chiese. "È uscito personalmente su quella chiamata?" Denny guardò il suo collega e vide che aveva preso il suo notes e che lo stava sfogliando, con la penna in mano, verso una pagina bianca.

Denny poteva sentire la pressione sanguigna salire mentre ascoltava. Basta, si disse. Basta. Scivolò indietro nel corridoio tirando la porta silenziosamente per chiuderla dietro di sé.
Tornò lentamente al suo ufficio, con le spalle piegate per la preoccupazione. Anche se Jim fosse riuscito a trovare Jessy viva ed a riportarla a casa, Denny non poteva evitare di temere per quanto altro poteva accadere ai Raymons. Lo aveva visto a casa sua dopo che era tornata. La costante tensione fra i suoi genitori sembrava appannare l'aria intorno a loro. A volte era stato difficile anche solo respirare in quella casa. C'erano state parole concise e secche anziché chiacchiere felici; c'erano stati silenzi improvvisi del babbo e della mamma quando lei entrava nella stanza. Il babbo aveva preso a dormire giù nella camera degli ospiti, prima che la mamma si ammalasse così gravemente.
Spinse la porta del suo ufficio ed attraversò la soglia nell'ombra. La sua mano indugiò sull'interruttore, ma non accese la luce. Invece, si appoggiò contro lo stipite e sospirò, pensando se quello che era successo a Jessy fosse peggio di quello che era successo a Linda e Nate.
Gli altri bambini sembravano sempre sapere, come per istinto, che Denny era differente e che i suoi ricordi del tempo precedente erano così vaghi e sporadici da non poter dire se fossero o no realmente accaduti. Era quella presa di mira, quella derisa ed angariata, quella esclusa. Si era buttata negli studi fingendo che non le importasse avere così pochi amici. A mamma e papà non aveva detto nulla; avevano già abbastanza problemi loro.
La sua mente adulta poteva razionalizzare la maggior parte di tutto ciò, ora, ma giù nel suo intimo c'era ancora una bambina che, impotente, domandava costantemente che cosa avesse fatto per subire tutto questo e che disperava di essere mai in grado di riparare.

"Hey." La voce di Jim quasi la spaventò. "Cosa fai qui in piedi al buio?"

"Penso," rispose, ma si girò e lo raggiunse, e lui la circondò con le braccia. Lei posò la testa contro la sua spalla.

"Va tutto bene," lui mormorò. "Cosa c'è, piccola?"

"Sono successe troppe cose tutte insieme, suppongo" lei sospirò. "Tutta la faccenda di Raymon. E quei due -- stanno iniziando a farmi accapponare la pelle. Perché cominciano fare tutte quelle domande?"

"Sono stati un po' evasivi su quel punto." Sentì Jim scuotere la testa. "Neanche a me è piaciuto."

"Che altro hanno voluto sapere?"

"Tutti i fatti strani." La mano di Jim, carezzando cerchi rilassanti sulla sua schiena, rallentò un po'. "Quello che Nate fa per vivere. Si sono tutti eccitati quando ho detto loro che conduce un'autocisterna della Bouchereau Oil. Ed hanno voluto sapere se Linda avesse lasciato qualunque tipo di nota scritta a mano in casa."

Denny alzò la testa per guardarlo sulla faccia profilata dalla luce del corridoio. "Che cosa gli hai detto?"

"Ho solo detto loro che l'unica nota nella casa era la lista della drogheria." Fece una pausa, alzando una mano per lisciare i capelli di Denny. "Poi ho aggiunto che se pensavano importasse quale gusto di Pop-Tarts o che marca di lettiera per gatti comprano i Raymons, avrei potuto citare la lista della drogheria come prova." Rise di soppiatto. "Hanno ricevuto il messaggio. Se ne sono andati."

"Non si arrenderanno così facilmente," Denny mormorò. "mi domando se non ci diranno perché sono qui realmente."

"Bene… " disse Jim lentamente, "Tu odi pensare che i federali siano venuti qui a ficcanasare, anziché dire esattamente cosa volevano. Ma entrambi sappiamo che a volte lavorano in quel modo."

Forse era il suo viso ancora nascosto nell'ombra che rese Denny così audace. "Quella donna sapeva chi ero prima di venire qui," spiattellò. "Sapeva di un caso su cui ho lavorato a L.A. – uno degli ultimi." Rabbrividì involontariamente. "Era un caso terribile. Davvero terribile."

Le braccia di Jim si strinsero intorno alla sua vita per un momento. "Di cosa si trattava?"

"Una bambina morta. Una bambina di sei anni. --"Denny inciampò nelle parole. "Non l'ho mai vista viva. Mi hanno trasmesso i campioni di tessuto e sangue, perché non sapevano che cosa farne. Aveva una specie di… C'erano mutazioni genetiche che non immaginavo possibili. Rimase in vita così a lungo solo per miracolo."

Jim non disse niente; si appoggiò abbastanza per premerle un bacio sulla fronte.

"Già così era cosa brutta, ma c'era di peggio. Ho avuto il rapporto del caso." Denny non si accorse che la sua voce era calata ad un bisbiglio. "Lei era stata… rapita, o qualcosa del genere. Era scomparsa. Qualcuno l'aveva poi lasciata fuori dall'ospedale. Non scoprirono mai chi fosse stato." Lei si allontanò e guardò Jim, cercando la sua faccia come meglio poteva nella semioscurità. "Perché quella donna ha accennato subito a quel caso? Perché ci farebbero tutte quelle domande riguardo Jessy Raymon?"

"Non so, piccola. Non so." Jim la tirò più vicina. "Ma prima troveranno qualunque cosa stiano cercando ed andranno a casa, meglio sarà," disse, con voce scurita. "Non mi fido di quel Mulder e preferisco che stia a distanza di sicurezza. Non mi piace come ti guarda."

Denny soffocò un singhiozzo. " … hai visto anche quello?" chiese, con le dita aggrappate alla camicia. "Lo odio. Mi spaventa."

"È dannatamente villano, ecco cos'è," Jim ringhiò. Le braccia strette intorno a lei. "Non ne ha diritto."

Lei chiuse gli occhi e nascose la faccia contro il suo petto. "Se ne andranno presto," lo mormorava come un incantesimo, come se credesse che dirlo potesse farlo avverare. "Se ne andranno presto,"

"Speriamo," sospirò Jim. La liberò dal suo abbraccio e le prese il viso fra le mani baciandole la fronte delicatamente. "Prendi il cappotto, piccola. Usciamo di qui." Poi rise di soppiatto. "È il mio turno per cucinare, ricordi? E non potrai mai dire che farò fiasco."

"Tu?" lo prese in giro, sentendo risollevarsi gli spiriti. "Sig. Jim 'Martha Stewart' (famosa per i suoi consigli di cucina ed economia domestica, ndt.) Cormerais? Per favore." Si allungò per baciarlo sulla guancia. "Puoi essere il capocuoco nella nostra casa. Io laverò i piatti."

"Per me va bene," disse, e le diede uno schiaffo giocoso sul didietro mentre lei si girava per prendere il cappotto. "Avanti, mia piccola aiuto cuoca," cantilenò lui in falsetto. "il soufflè è pronto e tu devi ancora apparecchiare la tavola con il servizio buono!"

"Sì, Martha, signore," lei rise scioccamente, prendendogli la mano, ed insieme imboccarono il corridoio per andare a casa.