Capitolo Sedici

Stasera le nubi coprivano la luna e la nebbia velava la piccola casa ai fari della jeep quando Paula svoltò nel vialetto, con una mano sul volante e l'altra distrattamente posata sulla coscia di Mulder. (ma non doveva fare l'aiuto cuoca? N.d.t) Parcheggiò, inserì il freno e rabbrividì al modo lento e intenzionale con cui strisciava le unghie giù fino al suo ginocchio prima di girarsi senza parole per aprire la portiera ed uscire nella notte. Le dita tremanti di Mulder armeggiarono con il fermo della cintura di sicurezza e Paula era già a metà strada verso gli scalini di accesso quando lui uscì sbattendo la portiera e seguendola frettolosamente.
Quando attraversò la porta anteriore, Paula stava già uscendo dalla cucina con il bicchiere, i cubetti di ghiaccio tintinnavano delicatamente tra gli spruzzi del succo d'arancia; lui chiuse la porta e la guardò mentre accanto alla credenza, guarniva il tutto con la vodka. Aveva bevuto più nella settimana passata, pensò, di quanto avesse fatto durante tutto l'anno precedente. Non si aspettava che questo lo facesse dimenticare di essersi allontanato furtivamente da Scully ancora una volta, ma che facesse scivolare via la colpa abbastanza a lungo, che rendesse più facile perdersi nel momento, nelle braccia di Paula e nella sua bocca e nella sua…

Lei gli spinse la bevanda in mano. "Grazie," mormorò lui, portandola alle labbra. Lei si allontanò di un passo o due, guardandolo, con occhi svegli ed affamati, ed un sorriso lento quasi selvaggio. Lui si scoprì quasi ad aspettarsi di vedere delle zanne.

Lei incrociò le braccia al petto, il gesto tirò ancora più in basso la scollatura già rivelatrice del suo vestito soffice ed attillato. Lui lasciò che il suo sguardo viaggiasse e si attardasse là ed udì la sua risata dolce.

Vuotò il resto del bicchiere in un sorso; posò il bicchiere sulla credenza e la raggiunse. L'afferrò alla vita e se la tirò vicina. Si avvicinò per baciarla, ma lei lo scansò, preferendo abbassarsi a slacciargli la cintura, sciogliendo la fondina e l'arma, gettandole da parte sul sofà. Lui singhiozzò contro il collo di lei, mentre gli faceva scivolare una mano sotto la cintura dei pantaloni, accarezzandogli il fianco, stuzzicandolo; per poi ritirarsi improvvisamente, arretrando nel suo abbraccio, abbassandogli la testa verso il proprio seno. Il più rapidamente possibile, lui trovò il cursore della chiusura lampo dietro il vestito e l'abbassò. Radunando il tessuto da parte, sentì le unghie di lei stringersi contro il suo cuoio capelluto quando le sue labbra si chiusero sopra un capezzolo, ma appena chiuse gli occhi un'ondata di vertigini lo sopraffece e lui batté gli occhi ed alzò la testa.

"Che cosa c'è, Fox?" chiese Paula, raddrizzandolo tra le sue braccia. "Che succede?"

"Non so," disse. "ero --" e tolse una mano da lei per raggiungere la credenza ed attaccarvisi quando la stanza ricominciò a girare-- "Così all'improvviso ho sentito delle vertigini."

"Davvero?" mormorò. "Forse dovrei portarti dell'acqua." E scivolò fuori dalle sue braccia tornando lentamente verso la cucina, guardandolo con un'espressione strana che lui non poté sondare a sufficienza. Le vertigini lo colpirono ancora, più forti questa volta, ed allungò una mano verso lei, che però si allontanò.

"Paula --" boccheggiò, ma lei si limitò a restare in piedi indietro, guardandolo, e lui inciampò verso la credenza; allungando verso l'esterno una mano per sostenersi, gettò a terra la borsa che lei vi aveva posato, e le cose che conteneva caddero fuori.

Qualcosa fece un colpo metallico, accompagnato da un sibilo disgustosamente familiare che aveva avere già sentito, anni fa, quando era rimasto in piedi tra i frammenti della lampada rotta nel soggiorno della residenza estiva di Quonochontaug. Il suo sguardo vagò incerto verso il bagliore di luce riflessa che si muoveva sul pavimento e gli occhi instabili si misero a fuoco sulla lama del terribile stiletto mentre rotolava lentamente verso i piedi di Paula.