Capitolo Diciassette

Mulder, galleggiando alla deriva, lentamente tornò di nuovo alla coscienza, infastidito fino ad essere svegliato dall'insistente pulsare alla spalla destra.
La testa gli ciondolò di lato e gli occhi si aprirono sbattendo. Era disteso su una qualche imbottitura sottile sopra una superficie fredda e dura; sentiva degli anelli di metallo intorno ai polsi e capì che le sue mani erano ammanettate davanti a lui. Alla luce fioca, poteva distinguere le assi grezze di quelle che sembravano scale di uno scantinato.
Scale. Lo scantinato della… casa di Paula?
Aveva un gusto metallico in bocca ed un ricordo nebbioso dell'orrore che aveva provato quando lo stiletto si era rovesciato fuori dalla borsa caduta, con il resto dei suoi effetti personali. Si ricordò di aver provato ad indietreggiare, cercando di raggiungere la pistola; si ricordò delle vertigini improvvise e schiaccianti che lo avevano portato indifeso in ginocchio. Si ricordato di Paula chinata sopra lui, e della calma strana e surreale della sua voce mentre gli parlava. Desiderò poter ricordare le parole, ma erano sbiadite nell'opacità rossa che aveva catturato la sua vista mentre perdeva conoscenza.
Lentamente, a titolo di prova, piegò le braccia; le alzò abbastanza per portare l'orologio nel suo campo visivo, ma eccetto il polsino, il suo polso sinistro era nudo. Sospirò e chiuse ancora gli occhi. Provando a non muovere la spalla di destra dolorante, portò la mano sinistra al fianco destro, cercando a tentoni il telefono che, come aveva previsto, non c'era. Lasciò le mani cadere indietro alla vita.
Aprì gli occhi e girò la testa, fremendo e provando a dare uno sguardo intorno. Attraverso lo scantinato, vide una piccola finestra posta in alto nella parete in cemento. All'esterno splendeva la luce solare, ma nessun raggio possedeva l'inclinazione giusta per entrare ad alleviare la semi oscurità del luogo dove giaceva; doveva essere mezzogiorno, pensò. Sperò che fosse soltanto il primo giorno. Si domandò con che cosa lo avesse drogato. Desiderò avere un po' d'acqua.
Mezzogiorno. Se questo era il primo giorno, allora era venerdì e Paula probabilmente era al lavoro. Mulder giaceva fermo, da quanto tempo non poteva dire, ascoltando certi suoni che poteva dire provenienti dal piano superiore. Anche la sua testa stava cominciando a fare male ed era difficile concentrarsi, difficile evitare di scivolare nuovamente nell'oscurità.
Il silenzio era denso tutto intorno a lui. Era ragionevolmente sicuro di essere solo nella casa. Guardò ancora la piccola finestra. Si chiese se sarebbe stato in grado di romperla, anche così ammanettato. Forse poteva trovare un modo per strisciarvi attraverso ed uscirne. Forse poteva farlo fino alla casa del vicino…
Spostò sperimentalmente le dita della mano destra. Non sembrò fare aumentare il dolore alla spalla, e lo prese come un buon segno. Provò a sostenere la mano sinistra da dietro, ma quello portò il braccio destro tutto attraverso al corpo ed il dolore si esacerbò. Prese fiato e ricadde sulla trapunta sottile.
Non c'era nessun altro modo per farlo, ragionò. Doveva rotolare verso sinistra per appoggiare la mano buona ed alzare la parte superiore del corpo per mettersi in piedi. Sarebbe stato soltanto per un momento, si disse per incoraggiarsi. Poteva essere la sua unica possibilità. Doveva provarci.
Prese un respiro ampio e risoluto e rotolò sul fianco, sollevando la testa, battendo la mano sinistra sul pavimento, provando a ritrovare l'equilibrio. Il dolore si aprì e sbocciò, incandescente, e pensò di poter realmente sentire le estremità dell'osso rotto macinare la carne della spalla mentre si muoveva. Un'ondata ammorbante di nausea lo colpì e lui collassò, gemendo tra i denti serrati.
Giacque boccheggiante sul pavimento freddo, la stanza girava vorticosamente intorno a lui. Il suo ultimo mesto pensiero mentre cedeva alle tenebre, fu per Scully.