Capitolo Diciotto
"Rispondi," Scully mormorava sottovoce, passeggiando nervosamente avanti e indietro davanti alla piccola scrivania, trattenuta dal cavo del telefono. Fuori dalla finestra della stanza d'hotel, il cielo era grigio-acciaio per le nubi. Il telefono squillò ancora. "Rispondi, maledizione."
Premette le dita sulla fronte dolorante. Avrebbe dovuto incominciare prima, pensò ancora una volta; subito dopo colazione, appena se n'era accorta. Proprio allora, qualcuno dall'altra parte della linea sollevò il telefono squillante.
Ci furono goffi suoni smorzati prima che si sentisse una voce prudente. "Pronto?"
"Langly?" chiese.
Lui attese come considerando cosa rispondere. "Uh sì?"
"Langly, sono Scully."
"Scully?" ripeté, evidentemente sorpreso. "Uhm -- hey. Vuoi che spenga il nastro?"
"Che cosa?" disse ed allora ricordò che solitamente registravano tutte le loro chiamate. "Suppongo che non -- non so. Guarda, io ho bisogno del vostro aiuto."
"Che genere di aiuto?" Byers fece eco interessato ed il morale di Scully, già basso, crollò.
"Che cosa è questa? Una linea condivisa?" sbottò.
"Una chiamata in conferenza, agente Scully," spiegò la voce di Frohike .
"Oh." Scully fermò il suo passeggiare e sprofondò nella sedia della scrivania. "E cosa era quel rumore."
"Vi avevo detto che potevano sentirlo, al telefono!" Langly esclamò irritato e Frohike immediatamente lo rimbeccò , "Non potevano quando ero stato IO ad installarlo!"
"Basta, ragazzi," Byers si inserì improvvisamente e la voce di Langly tacque bruscamente al rimprovero.
"Spiacente, agente Scully," continuò Byers. "saremmo felici di aiutarti. Di cosa hai bisogno?"
"Non posso trovare Mulder," disse senza mezzi termini. Ne odiava il suono, odiava le parole e quello che loro avrebbero detto riguardo la sua incapacità.
"Non puoi trovarlo?" Byers disse sopra i brontolii di preoccupazione degli altri due. "Dove siete, agente Scully?"
"Luisiana," disse. "Una città di nome Donaldsonville. Stavamo lavorando ad un caso." Lei chiuse gli occhi ed appoggiò la fronte contro il palmo della mano, puntellando il gomito alla scrivania. "Non è comparso a colazione, stamattina."
"E non era -- dove siete, in un hotel?" chiese Frohike. "E non era nella sua stanza?"
Per i primi dieci minuti quella mattina, Scully non si era nemmeno preoccupata di farci caso. C'era l'ora della costa orientale e c'era l'ora di Mulder; dieci minuti prima o dopo non erano niente fuori dall'ordinario. Prese il caffè ed uno yogurt, ed un croissant alla mandorla particolarmente irresistibile; estrasse il taccuino dalla borsa, lo aprì alle pagine dove stava lavorando e lo aspettò.
"Non l'ho cercato subito," ammise a Frohike.
Dopo avere aspettato venti minuti, non soltanto ci aveva fatto caso, ma si era completamente rovinata l'umore. Era assolutamente ben certa che fosse uscito ancora, ieri sera dopo cena. Era uscita per una passeggiata, dicendosi che l'aria fredda della sera le avrebbe schiarito la testa aiutandola ad addormentarsi. Era quasi riuscita a convincersi che non stava davvero cercando di vedere se c'era una luce nella sua stanza. Le era semplicemente capitato di gettare uno sguardo in su mentre camminava attraverso il cortile posteriore dell'hotel; le era semplicemente capitato di notare che la sua finestra era buia.
"Ah," disse Frohike dopo un momento e quello le sembrò più incriminante che qualsiasi altra cosa potessero dire.
"Io Ho pensato che fosse un problema di comunicazione," lei mentì. "Così, appena dopo colazione, sono andata in auto da sola fino a Natchez."
"Natchez?" chiese Byers. "Non è in Mississipi?"
"Sì. È a quasi quattro ore di guida." Sperava di trovare Mulder già là, una volta arrivata; quando fece indagini alle industrie Crouse-Hinds, le fecero dell'ostruzionismo nonostante il suo distintivo FBI -- o, lei pensò, forse proprio per quello. Ogni uomo che interrogava la faceva rivolgere al seguente lungo la linea e nessuno le dette alcuna risposta. Tornando in auto per dirigersi di nuovo a Donaldsonville, mise la chiave nell'accensione ed esitò. Era quasi sul punto di prendere il telefono, ma lasciò che la sua rabbia avesse ancora la meglio. Quello che Mulder faceva del suo tempo erano dannati affari suoi e non gli avrebbe mai detto una parola in proposito, ma questo era tempo dell'FBI. Questo era il *suo* tempo, maledizione. Girò la chiave ed avviò l'automobile.
"Così, quando capisti che effettivamente se n'era andato, Scully?" Langly chiese.
"Dovevano essere circa le sette." Sospirò, massaggiandosi la fronte con la punta delle dita. "Ho provato il suo cellulare un paio di volte lungo il ritorno, trovando sempre la casella vocale. Non ha mai richiamato." Allora aveva chiamato lo sceriffo, ed anche lui era perplesso quanto lei. Arrivata all'hotel, era fuori di sé. Era preoccupata.
"No," Frohike disse. "non mi piace. Non è da lui."
"Lo so," disse Scully. "Così li ho convinti ad aprirmi la sua stanza." Aveva dovuto mostrare il suo distintivo al portiere al suo supervisore ed infine al gestore, ma finalmente ottenne la chiave ed andarono tutti insieme alla stanza di Mulder. "Era vuota. Né Mulder, né il suo bagaglio, né i vestiti. Sembrava che non fosse mai stato là."
Sentì un fischio basso, quindi la voce di Langly. "Santa mer "
"Le domestiche erano entrate? Hanno visto qualche cosa?" lo interruppe Byers.
"L'hanno fatto. Neanche allora era là. E naturalmente hanno cambiato tutte le lenzuola e gli asciugamani, così non ho avuto alcun genere di prova, di di nulla."
Scully aveva desiderato disperatamente che qualcosa potesse accadere, ma non ci fu niente. Era intensamente consapevole che era perché aveva aspettato troppo. Era tornata di nuovo nella sua stanza. Sedette alla scrivania. Aveva fissato a lungo il telefono traditore e silenzioso prima di prenderlo e fare questa chiamata ai Gunmen.
"Faremo bene ad iniziare tracciando le sue carte di credito,"
Byers suggerì. "Giusto. Lo faccio io, "Langly disse rapidamente. "lo faccio subito."
"Come " Scully iniziò a chiedere come avessero i numeri, ma si rese conto nello stesso istante che loro non l'avevano sollecitata per i particolari scomodi riguardo i quali dovevano essersi posti delle domande. Decise che era meglio restituire la cortesia.
Frohike disse, "Donaldsonville, hai detto? Cercherò tutti gli autonoleggi della zona."
"Vedrò che cosa posso fare riguardo il suo cellulare," Byers aggiunse. "E, come si chiama l'hotel, agente Scully? Potrei scoprire qualcosa dai loro telefoni, anche."
"È il Plantation Inn," disse, sorpresa. "è aspetta, fammi vedere --" prese un foglio dalla cancelleria dell'hotel sulla scrivania -- "2179 highway 70."
"Agente Scully," Frohike disse a titolo di prova, "Skinner sa ancora nulla di tutto questo?"
"Dio, no," gemette. Le faceva male la testa solo al pensiero. Lei chiuse gli occhi per un momento. "È la mia prossima telefonata."
"Allora iniziamo," disse Byers. "Ti chiameremo appena sapremo qualche cosa."
"Sì," disse. "Per favore. Chiamami subito." Alzò la testa e guardò dalla finestra il parcheggio e si è rese conto che ora sarebbe stata davvero felice, in uno strano modo, di vedere stasera la jeep grigia entrare nel vialetto come aveva fatto solo poche sere fa.
"Aspetta," mormorò. "Potrei "
"Che c'è, agente Scully?" Byers chiese. "Niente." Scully sedette più eretta. "Ho appena realizzato che potrei " deglutì faticosamente. "C'è un'altra telefonata che potrei fare."