Capitolo Diciannove

Denny passò dal bagno alla sua camera, stringendo in vita la cintura della vestaglia. Entrò in soggiorno e tenne fermo l'asciugamano avvolto intorno ai capelli bagnati mentre si piegava per controllare la segreteria telefonica sulla scrivania; inarcò un poco le sopracciglia, e si alzò. Il telefono aveva squillato due volte mentre era nella doccia, ma la piccola luce rossa era fissa e non segnalava messaggi.
Una chiamata quasi alle undici e trenta di sera non portava mai buone notizie, pensò. Non poteva evitare di associare le telefonate a tarda ora con i viaggi precipitosi verso le scene di incidenti e di omicidi; non poteva evitare di domandarsi, ora, se qualcuno avesse infine trovato il corpo di una bambina e se fosse stato Jim a chiamarla per darle la cattiva notizia.
Asciugò distrattamente con il bordo dell'asciugamano alcune gocce di acqua fuoriuscite che stavano gocciolando giù per il suo collo. Se fosse stato Jim, avrebbe lasciato un messaggio, no? Anche solo per farsi richiamare. Sollevò il ricevitore e batté i tre tasti che le avrebbero fornito il numero dell'ultima chiamata ricevuta.

"Il numero della vostra ultima chiamata è --" e la voce registrata fece una pausa -- "202… 555… 6431. Per essere collegato a questo numero, prema ora il tasto cancelletto."

Denny non riconobbe il numero, ma capì che era un cellulare dell'area di D.C. si accigliò ancora, increspando le labbra; poi, mentre la voce artefatta cominciava a ripetere il suo annuncio, posò il ricevitore. Le erano accaduti abbastanza fatti bizzarri, ultimamente, pensò. Non era il caso di andare in cerca di guai.

"Se qualcuno davvero desidera comunicare con me," mormorò, "richiamerà." Si voltò tornando verso la camera da letto, allentando l'asciugamano e strofinandolo tra i capelli.

Quasi come se quel qualcuno l'avesse sentita, il telefono squillò ancora mentre stava prendendo il fon. Lo posò accanto al lavandino e tornò nuovamente in soggiorno sollevando il telefono prima che la segreteria potesse rispondere. "Pronto?"

Ci fu un momento di pausa prima che una donna dicesse titubante, "Pronto… Dott. Dennison?"

"Sì," Denny rispose, senza riconoscere la voce.

"Dott. Dennison, sono Dana Scully."

"Agente Scully," ripeté, sorpresa. "Che cosa posso fare per lei?"

"Sono spiacente di chiamarla così tardi. Speravo che potesse… " Scully iniziò, poi sembrò inciampare nelle parole. Si schiarì la gola. "Mi scusi." Denny la sentì sospirare profondamente. "Non ho visto l'agente Mulder oggi e non ho potuto rintracciarlo al telefono. Mi domandavo se… se l'avesse sentito"

"Se io…? Oh, no," Denny rispose, imbarazzata. "Ha chiesto allo sceriffo Cormerais?"

"Sì," l'agente disse. "Ho parlato con lui circa due ore fa. Neanche lui l'ha visto." C'era qualcosa nel tono della donna che rese Denny inquieta. "Esitavo a chiamarla, ma speravo solo – che voi… "

Il disagio vago di Denny cominciò a virare in allarme. Le sue ginocchia divennero deboli; si aggrappò al bordo della scrivania ed affondò nella sedia accanto a questa. "Penso che Jim possa essere più probabilmente in contatto con l'agente Mulder rispetto a me," disse più seriamente di quanto potesse.

Ci fu un lungo straziante momento di silenzio dall'altra estremità del telefono.

"Sono spiacente," Scully disse improvvisamente. "Sono stata arrogante. La prego di scusarmi," e riappese.

Denny abbassò lentamente il ricevitore dal suo orecchio in grembo. Guardò in basso verso i residui dello smalto rosso che ancora aderivano testardamente alle cuticole delle unghie.
Non mi piace il modo in cui ti guarda, avevo detto Jim.
Lo smalto per unghie rosso. Le sere dimenticate.
Il modo in cui la guardava.

"No," bisbigliò, abbassando la testa verso la scrivania, arrotolandosi. Non sentì il telefono scivolare dalle dita e cadere sul pavimento. "No. Oh, Dio, per favore, no… "

Il peso di quello che poteva avere fatto, quello che doveva avere fatto, la stava sopraffacendo. Sentì per un momento che l'avrebbe schiacciata e strappato il fiato dai polmoni e che forse quello sarebbe stato meglio, dopo tutto – per farla finita con tutto; meglio per Jim scoprirla ora, addolorarsi per lei, ed andare avanti piuttosto che dovere scoprire come lo aveva tradito. Meglio anche per lei, farla finita con tutto questo, essere in pace, invece di vivere con questa crescente sensazione che ci fosse una sconosciuta nascosta in qualche luogo all'interno di lei.
Eppure, crollata contro la scrivania, il corpo troppo pesante per muoversi, continuò a respirare.
Doveva fare qualcosa, lo sapeva. Doveva fare qualcosa, qualsiasi cosa, scuotere via la crescente, oscura sensazione di non essere davvero qui, che la sua fosse soltanto una specie di storia che qualcun'altro stava raccontando. Questa era la sensazione che arrivava prima dei pezzi di tempo perduti -- lei lo capiva ogni volta che la sentiva, ma sembrava dimenticarsene ancora quando in seguito ritornava in sé.
Fai qualcosa, lei si disse. Ricordati di chi e di dove sei. Alzati. Cerca il telefono. Alza solo un po' la testa – muoviti soltanto. Muovi anche solo un dito e rompi l'incantesimo…
Non servì. La lotta era stata troppo dura ed era andata troppo per le lunghe e lei non aveva più il coraggio di combattere. Esalò un lungo sospiro, chiuse gli occhi e si arrese.