Capitolo Ventuno
Lunedì mattina Scully sedette alla piccola scrivania nei pressi della finestra nella sua stanza. Fissò fuori la cupa mattina grigia, con il telefono premuto all'orecchio, battendo il numero familiare a memoria sulla tastiera. Aggrovigliò il cavo del telefono in modo inconscio, senza scopo, fra le dita agitate, aspettando la voce in risposta.
"Federal Bureau of Investigation," disse questa infine. "Dove posso indirizzare la sua chiamata?"
"Vicedirettore Walter Skinner, per favore."
"Un momento, prego."
Dovette ascoltare un lungo passaggio di dolce musica strumentale prima che Kimberly rispondesse. "Buon giorno, ufficio del Vicedirettore Skinner. Come posso aiutarla?"
"Sono Dana Scully," disse semplicemente. Non era proprio in vena di convenevoli, questa mattina. "Devo parlare con --"
"Attenda, prego, agente Scully," Kimberly tagliò rapidamente corto.
"Il Vicedirettore stava aspettando la sua chiamata." La musica ritornò.
La stava aspettando? Scully stessa stava nervosamente attendendo da prima dell'alba fredda e senza sole un'ora decente per chiamare, fino a che pensò che ci fosse una leggera possibilità che Skinner fosse in ufficio. Erano soltanto le otto e cinque. Da quanto tempo poteva essere là?
"Agente Scully."
"Signore," disse. "ci sono notizie?"
"Ci sono agenti che si occupano di controllare i documenti di imbarco proprio ora, agente." Sospirò. "Ha già fatto questo genere di cose. Sa che occorre un po' di tempo."
"Sì, signore." Mantenne il tono, anche se dentro si accartocciava. "Lo so." Guardò fuori dalla finestra; la mattina era ancora tetra. Prometteva pioggia. "Ma c'è qualcosa di sbagliato in tutto questo. Lui non "
"Nulla ci può indicare cosa non farebbe, e tutto ci può indicare che ha cercato di coprire perfettamente le sue tracce," Skinner disse, con voce sforzata.
"Cinque biglietti aerei prenotati, per cinque destinazioni differenti? Solo per depistarci, per guadagnare tempo. E lei dice che questa donna che presupponiamo stia viaggiando con lui fu vittima di una specie di rapimento, da bambina " Sospirò pesantemente e la sua voce si addolcì. "Scully, non sarebbe la prima volta che agisce impulsivamente. Non è lungimirante. Sono spiacente, ma questa situazione ha 'Mulder' scritto dappertutto."
Lei lo sapeva; sapeva che sembrava così. Ma non poteva finire così. Dopo tutto lei aveva visto, fatto ed attraversato, con lui, lui non poteva prendere su ed andarsene semplicemente con qualcun'altra. Si sentì tradita; si sentì furiosa che questa donna fosse comparsa ed avesse potuto semplicemente prendere quello che era arrivata a pensare come proprio. Ma soprattutto, si vergognò per non averlo preso mai lei stessa, anche se lui le si era offerto tante volte e in tanti modi nel corso degli anni.
"Agente Scully, è là?" Skinner chiese dall'altra estremità del telefono.
"Sì. Mi scusi." Le prime gocce di pioggia caddero tristi contro il vetro della finestra e lei si alzò, seguendo con la punta di un dito la lenta discesa di una grossa goccia lungo la parte esterna del vetro. "Stavo solo pensando."
"La sede di New Orleans ha tutti gli agenti disponibili su questo, Scully," disse Skinner, ancora in quell'inconsueto tono delicato. "Continuiamo fino alla fine. Andremo a fondo della faccenda."
"Grazie, signore."
"Si aggiorni con me dopo aver parlato all'agente Corwin di New Orleans. La chiamerò immediatamente se troveremo qualcosa prima."
"Sì, signore," disse. "Arrivederla." Posò il ricevitore lentamente, delicatamente, sul suo supporto e fissò minuziosamente fuori dalla finestra, nella pioggia che si infittiva.