Capitolo venticinque

La porta in cima alle scale batté violentemente contro la parete quando si aprì. Passi leggeri corsero giù per i gradini, poi lei si inginocchiò sul pavimento accanto a lui, spingendolo, provando ad incitarlo a sedersi diritto. "Andiamo," disse senza fiato, tirandolo per il braccio. "Andiamo. Dobbiamo andare."

"Paula? Che cosa stai –-" La spalla di Mulder protestò al movimento improvviso, ed il suo stomaco batté per compassione; cadde in avanti contro di lei, tossendo. Lei gli gettò le braccia intorno per tenerlo su.

"Andiamo," ripeté urgentemente. Cominciò ad alzarsi in piedi, provando ad alzarlo insieme a lei. "Alzati. Non c'è molto tempo."

Sbandò maldestramente sulle ginocchia. Era duro trovare l'equilibrio con la stanza che gli girava intorno in quel modo. Alzò la testa per guardare intorno alla luce fioca della finestra, sperando di orientarsi in quel modo ed il dolore alla spalla lo pugnalò fin su nel collo. "Non penso di potere," ansimò.

"Devi." Le sue braccia gli andarono intorno alla vita e forzarono contro le anche. "Devi. Stanno venendo."

Lei lo stava tirando con tale forza febbrile che aveva poca scelta se non provare ad obbedire. Serrò i denti contro il dolore ed in qualche modo riuscì ad ottenere che mettesse le gambe sotto di sé, e con il suo aiuto vacillò in piedi. Si rese conto che lei stava respirando così rapidamente che quasi ansimava; poteva sentire la corsa frenetica del suo cuore mentre si appoggiava pesantemente contro di lei.
Immediatamente lei cominciò a cercare di condurlo verso le scale. Lui percorse quel tratto con meno difficoltà del previsto, ma inciampò contro il primo gradino e quasi cadde. Lo afferrò saldamente per reggerle e lui grugnì mentre premeva la spalla ferita.

"Sono spiacente. Sono spiacente," disse rapidamente, ma non smise mai di sollecitarlo. "Dobbiamo affrettarci. Stanno venendo."

C'era una strana nota supplichevole che non aveva mai sentito prima, nella sua voce, ma Mulder poteva appena concentrarsi abbastanza per notarla, non certo per provare a decifrare che cosa significasse. Salire le scale era troppo difficile per concedergli il lusso di pensare a niente altro mentre lo faceva. Gli costò ogni suo sforzo alzare ciascun piede e disporlo sul gradino seguente.
Quando arrivarono in cima, la resistenza venne a mancare e si incurvò contro lo stipite della porta per riposarsi, ansimando, ma lei lo tirò via dalla parete.
"Non puoi fermarti!" esclamò, spingendolo in avanti ancora nella stanza.
 
La parte interna della casa era quasi scura come lo scantinato; mentre passavano accanto ad una finestra, Mulder vide che le tende erano chiuse e suppose che doveva avere coperto tutte le finestre in quel modo.
Quando attraversarono la cucina ed arrivarono alla porta posteriore della casa, Mulder pensò di aver sentito sbattere una portiera di automobile all'esterno. Doveva averla sentita anche lei, perché si congelò per un momento come ascoltando e poi lo fece avanzare ancora con una mano mentre estraeva il catenaccio del chiavistello con l'altra.
 
"Veloce!" sibilò.
 
La porta si spalancò davanti a lui e Mulder si ritrovò trascinato fuori sul portico posteriore.
Un colpo di vento freddo e umido quasi lo rovesciò mentre attraversava la soglia, ma le mani della rapitrice lo rimisero dritto ed inciampò attraverso il portico con lei. Scendere le scale si dimostrò più semplice che salirle; Scese i due gradini fino al prato con relativa facilità. Mentre procedeva nel prato, a metà condotto a metà trasportato, Mulder gettò uno sguardo indietro e pensò di aver visto il gioco di fasci di torce contro i vetri dalla parte interna del garage.
Uno spruzzo di pioggia gli batté contro la faccia e lui si abbassò, quasi perdendo il precario equilibrio, ma la donna accanto a lui non esitò mai. Inciampò ancora in avanti, appoggiandosi alle spalle forti di lei. Il pulsare nella propria spalla echeggiava ad ogni passo che faceva sullo scivoloso terreno irregolare, ma l'aria fredda o la pioggia o forse solo il fatto che si stava muovendo cominciò a schiarirgli la testa; era in grado ora di valutare i dintorni, e si guardò intorno mentre fuggivano.
Era notte, lo sapeva, ma era impossibile dire che ora fosse. La luna e le stelle erano oscurate dai banchi di nubi rapidamente rotolanti, di quel particolare colore grigio malaticcio che faceva presagire una tempesta. Il paesaggio era soltanto una serie di ombre monocromatiche; qui potevano essere alberi, là arbusti e giardini abbandonati e incolti -- era difficile da dire. Stavano avanzando costantemente, leggermente in salita; ora avevano superato una salita e la terra cominciava a scendere ancora verso il basso. La lunga striscia bianca sfuocata davanti a loro cominciò a prendere una forma più definita e Mulder fu in grado di stabilire che era la recinzione a picchetti dove si era fermato quella prima notte con Paula ed allora si rese conto che il suono che sentiva da quando aveva lasciato la casa, era non soltanto il vento, ma anche il fiume.
Stasera non c'era niente di pacifico nel suono del fiume. Non solo il suono era più forte, ma anche il tono era cambiato; Mulder quasi sentì che poteva udire al suo interno centinaia di voci arrabbiate, discordanti, minacciose. Sembravano essere parole e frasi che non poteva afferrare, come se stesse origliando una discussione sgradevole dall'altra parte di una parete dell'appartamento. Qua e là un rombo distante di tuono si aggiungeva per sottolineare.

"Dove stiamo andando?" chiese mentre si avvicinavano alla recinzione. "Paula? Dove stiamo andando?" Non ci fu altra risposta oltre alla ferma pressione delle mani che lo spingevano in avanti.

Proprio allora, Mulder sentì un grido dietro di loro e riconobbe il tono della voce, così chiaramente sopra l'eco del tuono e la corsa del fiume quanto lo squillo di una campana. Inciampò, quasi cadendo sulle ginocchia e singhiozzò ad alta voce per il sollievo.

"Ferma!" Scully gridò ancora. "Agente federale! Sono armata!"

"Denny!" sopraggiunse un'altra voce che doveva essere dello sceriffo. "Denny, fermati lì!"

Mulder grugnì quando fu strattonato attorno dal braccio ferito per affrontare le voci. Sentì la bocca di una pistola spinta contro la mascella appena sotto e davanti l'orecchio. Nella luce spettrale della tempesta, vide Scully e lo sceriffo fermarsi, forse a poco meno di cento piedi, alla vista dell'arma.

L'arma di Scully era estratta. Lei la teneva davanti a sé con entrambe le mani, i piedi erano aperti e piantati saldamente nei ciuffi di erba bagnata. I capelli ed il cappotto lungo fluttuavano nel vento tempestoso. "Si allontani da lui, Dott. Dennison," gridò forte. "Metta la pistola a terra e si allontani. Nessun movimento improvviso."

Mulder sentì che lei se lo tirava vicino al fianco. "Non posso," lei gridò. "Non capite. Non posso." La pistola spinse più forte contro la mascella, inclinandogli la testa indietro. Lui si sentì trascinare lentamente indietro mentre lei indietreggiava.

"Capirò, Denny," lo sceriffo disse. Andò avanti, con le mani vuote distese, con i palmi in alto. "Capirò. Lascialo andare, piccola. Forza."

Mulder poteva sentire che iniziava a tremare. In lontananza, vicino alla casa, vide i lampeggianti di due auto della polizia che svoltavano nella strada privata. Poteva dire a proposito che Scully si irrigidì per un momento sentendo le sirene, ma non tolse mai gli occhi dalla donna vicina a lui.

Mulder sentì il loro progredire all'indietro fermato improvvisamente dalla recinzione alle sue spalle. Cormerais si avvicinava lentamente e Mulder sentì la pistola lasciare il suo orecchio; la guardò fluttuare instabile verso Scully e lo sceriffo. I quattro ufficiali in divisa corsero verso loro con le armi estratte; formarono una falange dietro Scully, ma non vennero più vicini.

Erano spinti contro la recinzione. Ora lei stava tremando, ma il suo braccio rimaneva bloccato intorno alla vita di Mulder, le sue dita che gli stringevano il polso del braccio ferito con forza feroce. "Per favore. Mi dispiace," lei gridò, con voce rotta. "Io non volevo. Non sapevo. Non l'avrei mai fatto, se l'avessi saputo." "Lo so, piccola,"

Le rispose Cormerais. "Andrà tutto bene. Metti solo giù quella e vieni da me. Vieni ora."

"Posi l'arma, Dott. Dennison," ripeté Scully.

Non sembrò sentirla. "Non sapete che cosa mi hanno fatto. Non sapete le cose che hanno fatto a me!" Ora stava gridando selvaggiamente; la pistola puntava avanti e indietro da Scully allo sceriffo, quindi tornò alla guancia di Mulder ancora. "Perché lasciò che mi prendessero? Mi diede via. Il mio stesso padre mi diede a loro." La voce è aumentò in un grido disperato. "Il mio stesso padre! Perché lasciò che mi prendessero? Perché?"

Cormerais ora era a soltanto trenta piedi circa di distanza, le sue mani vuote ancora distese. Scully lo seguiva circa quindici piedi indietro, ma Mulder sapeva che non poteva centrare il colpo; lui stava coprendo il suo obiettivo, facendo da schermo. Gli ufficiali di polizia si stavano lentamente aprendo a ventaglio e capì che speravano di potere arrivare dai lati, ma sapeva anche che la recinzione avrebbe impedito loro di andare abbastanza lontano all'indietro per avere un colpo decente.

"Denny," supplicava lo sceriffo. La voce era calma, ma Mulder poteva vedere nella semi oscurità che l'espressione era gravata dal dolore e dal timore. "Non devi farlo."

"Non avrebbero mai dovuto riportarmi indietro," lei singhiozzò. La bocca della pistola si spostò contro la faccia di Mulder per la forza del suo piangere. "Vorrei che non mi avessero mai riportata."

"Andiamo, Denny. Lascialo andare." Cormerais annuì col capo rassicurandola ed alzò le braccia ancor più verso lei. "Tutto questo può finire, Denny. Può concludersi proprio ora."

Mulder la sentì tirare un respiro profondo. "Hai ragione," lei urlò per superare il forte vento che stava aumentando. Si raddrizzò contro di lui, uscendo da dietro per mettersi al suo fianco ed allentando un po' la presa sul polso. "Avete ragione. Può finire."

Accadde tutto così rapidamente che ne fu confuso. Lei gli lasciò andare il polso; gettò l'arma da parte; agilmente come un gatto ed ancor più rapidamente, balzò sopra la recinzione e si lanciò verso il fiume. Con un grido senza parole, lo sceriffo la seguì; valutò la recinzione e partì all'inseguimento, ma era troppo in ritardo e troppo lento. Per un secondo Mulder pensò che lo scoppio sconvolgente che si era sentito fosse un colpo partito dalla pistola quando era caduta a terra, ma era soltanto il tuono.
Mulder, cadendo, rimase impigliato nella recinzione e si girò. Nel bagliore brillante del lampo, l'immagine gli rimase incisa a fuoco per sempre nella mente: i lunghi capelli dorati che fluivano intorno alla testa come un'aureola, le braccia spalancate; il corpo che descriveva un arco come un tuffatore, assurdamente leggiadro, sospeso a mezz'aria sulle acque infuriate del Mississippi in attesa di riceverla.
Il cielo d'acciaio allora si aprì, la pioggia si riversò e, mentre crollava al suolo, Mulder sentì la voce di Scully e le sue braccia circondarlo.