Capitolo 26

La luce solare del tardo pomeriggio entrava inclinata dalla finestra della stanza d'ospedale dove Mulder sedeva nel letto, sostenuto dai cuscini. Scully guardò dentro e si fermò nel vano della porta, bussando alla porta aperta.

"Non è presto?" chiese entrando. "L'orario di visita non inizia che dopo cena."

Scrollò le spalle. "Ho agitato in giro il mio distintivo," rispose. "Funziona sempre."

Una mezza dozzina di repliche intelligenti gli saltò alla mente, ma lasciò passare il momento e lei raggiunse il lato del letto.

"Stai andando bene," disse. "Le ultime tracce delle droghe ora sembrano essere fuori dal tuo sistema. E ti hanno detto che non dovranno intervenire su quella spalla, dopo tutto?"

Lui annuì. "Sì. Il medico era qui circa quindici minuti fa." Si scoprì ad esserle riconoscente per essere rimasta così lontana dalla testa del letto; lui non poteva girare la testa abbastanza per poterla guardare negli occhi ed in questo modo non ci aveva dovuto provare. "Hanno detto che dovrò tenere questo braccio in un'imbracatura da sei ad otto settimane, ma mi lasceranno uscire da qui domani."

"Ne stai uscendo facilmente," disse morbidamente e lui annuì ancora, pensando che poteva essere troppo facile, pensando che poteva essere più facile conviverci e che fosse più difficile viverci attraverso.

Scully si girò e fece un lento giro della stanza, infine si fermò prima della finestra. Le sere erano corte attualmente, con l'inverno quasi qui; il raggio sottile di luce solare acquosa che aveva attraversato il pavimento soltanto alcuni minuti fa era già andato. Scully guardò alla finestra, apparentemente assorbita dalla vista. Stava ancora guardando fuori quando parlò di nuovo.

"Mulder… Abbiamo trovato il corpo questa mattina. Giù alla curva del fiume, vicino a dove tutte le vittime erano affiorate."

Non poteva guardarla. Invece lei studiò silenziosamente le piccole colline e valli che la coperta faceva sopra le sue gambe.

"Avevo intenzione di fare io stessa l'autopsia, ma…"

Lui gettò uno sguardo fino a vederla scrollare la testa lentamente, con gli occhi messi a fuoco in qualche luogo a mezza distanza fra loro.

"Ma quando siamo tornati all'obitorio e siamo andati a prendere la sacca con il corpo dall'ambulanza, qualcosa… -- proprio in quel momento, il corpo si era decomposto." Finalmente alzò la testa ed incontrò il suo sguardo.

La considerò per un lungo momento, incerto se intendesse esattamente quello che aveva pensato. "… decomposto?" lui chiese infine.

Annuì. "Come la donna che morì nella caduta dal ponte commemorativo di Bethesda. Quella stessa che negoziò il suo scambio con me." ("Samantha")

Il cuore di Mulder si affondò. "Era una rapita," disse lentamente. "è stata esposta al virus."

"No, Mulder. Non solo esposta, "Scully rispose. "La semplice esposizione non dà un effetto così profondo. Se l'avesse, nessuno di noi sarebbe vivo, oggi."

"Ma lei…" La mente corse tra le possibilità, ognuna più sgradevole della precedente. "Allora, che cosa era?"

Lei alzò una mano in qualcosa come un gesto d'avvertimento. "Non lo saprò per certo fino a che non vedrò i risultati sui campioni che ho trasmesso oggi ai nostri laboratori di Washington… Oh, diavolo. Forse non lo saprò con alcuna certezza nemmeno allora." Incrociò le braccia sul petto e sospirò. "Forse un ibrido. O un clone."

Un clone di che cosa? Si domandò lui silenziosamente. L'idea era intrigante, terrificante. Rendeva quello che aveva fatto in qualche modo sia meno che più riprovevole. "Ed è stata inviata per eliminare quelle persone per quale motivo? Non ha senso. Un bounty hunter, sì, ma…"

Scully scosse la testa. "Non penso che gli omicidi fossero parte del programma. Continuo a pensare all'altra donna della quale mi hai detto, quella che l'Uomo che fuma una volta ti portò ad incontrare. Quella che dicevi realmente credere di essere tua sorella.

"Penso, forse, che quando Paula Dennison venne presa all'età di sei anni, non sia mai realmente ritornata. Penso che sia possibile che la donna che abbiamo incontrato qui, non abbia mai saputo che cosa realmente fosse."

Mulder fece una pausa per digerire questo. "Ma non sarà quello che metterai nel tuo rapporto." Lo intendeva come una domanda, ma da qualche parte fra il pensiero e la parola si era trasformato in una dichiarazione.

"No," lei sospirò, sembrando incurvarsi un po'. "Sull'annotazione, sto progettando andare con la tua idea originaria di disordine dissociativo di identità. Anche il suo psichiatra l'ha ammesso, anche se un po' riluttante, che anche lei avrebbe fatto la stessa diagnosi, se fosse stata nella condizione."

"Che approvazione altisonante," Mulder disse acido.

"Sai bene quanto me che è una diagnosi spesso discutibile." Sospirò ancora e si girò via, appoggiando le mani sul vetro della finestra, il suo sguardo fisso ancora una volta in cerca del paesaggio che si scuriva. "Lo faxerò domani mattina nel mio rapporto."

"Giusto," disse incerto ed attese.

Fece una pausa, gettando uno sguardo indietro sopra la spalla; quindi si girò verso lui dalla finestra, ma non venne più vicina, né lo guardò negli occhi. "Mulder," disse lentamente, "c'è un'altra cosa che dovresti sapere. Non c'è nulla nel rapporto che indichi nessuna… indiscrezione su di te. Non pensavo… Non penso che sia necessario conoscere nulla di quello per capire la soluzione del caso."

"Scully."

"No, Mulder, io --"

"Non mentire per me, Scully."

Lei guardò in su ed i loro occhi si incontrarono; lui si sentì bruciare dal suo sguardo semplice e non accusatorio. "Chiamala giustizia, allora. Chiamala giustizia, dopo il tuo rapporto su come Donnie Pfaster è morto."

Non ebbe risposta per quello e restò silenzioso.

Ora stava passeggiando x la stanza, percorrendo un lento, intenzionale, percorso su e giù sul pavimento accanto al suo letto. "Mulder, ritengo che…" lei cominciò ed esitò; lui chiuse gli occhi, barricandosi. Desiderò che l'avrebbe ridotto ai minimi termini, come si era immaginato che avrebbe fatto; queste parole misurate, la voce livellata, gli portavano un tormento peggiore.

"Mulder, non sei solo in questo," lei infine continuò. "Ritengo di condividerlo anche io, con te."

"Non essere ridicola," disse con più severità di quanto volesse. "Come potresti essere responsabile? Non hai avuto niente a che fare con questo. Sono l'unico che --" e si arrestò bruscamente, non desiderando riaprire la ferita. Non voleva più pensare a come infine aveva gettato via qualsiasi probabilità potesse avere con lei.

"No, Mulder," disse, fermandosi accanto a lui. "Ascoltami." Strinse insieme le mani, guardandole. "Non penso che saresti andato con lei se io avessi -- se avessi…"

"Scully, no. No, " bisbigliò, avanzando maldestramente per toccarle le mani.

"Forse sono -- forse sono stata presuntuosa. Ma se fossi riuscita ad abbassare la guardia, lasciarti entrare," e la voce tremò,"come mi stavi chiedendo da così lungo tempo, allora…" Intrecciò le dita di una mano con le sue e alzò l'altra mano per coprirsi gli occhi. Poteva vedere che stava provando a non piangere.

"Per favore, Scully," implorò, stringendole la mano. "No, per favore." Non dirmi questo. Non dirmi come ho definitivamente spezzato il tuo cuore.

"Ero impaurita," lei stava bisbigliando, abbassando ancora gli occhi. "Ero impaurita." Lui attese, ma Scully non disse di più.

"Lei mi disse," infine iniziò, fermandosi al nome, "lei -- Paula mi disse che nessuno l'avrebbe amata se avessero scoperto che cosa le era accaduto quando è stata rapita. Scully… è anche di questo che sei impaurita,?"

"È più come…" girò la mano di lui nelle proprie, studiandola. "Non sapevo se era proprio me che volevi. Se io fossi abbastanza. Mi sono domandata se ti fossi incolpato di -- se pensavi di dovermi qualcosa perché sono stata rapita e se per quello pensavi di amarmi."

"Mi ritieni responsabile?"

Lei alzò la testa come sgomenta. "No." Gli strinse di più la mano e la portò alle labbra. "No, Mulder. Mai."

"Oh, Scully," mormorò. "Io – Io ti amo da molto tempo prima che fossi rapita. Solo…"

Infine i loro occhi si incontrarono. "Desidero provare, Mulder," disse.

La gola si serrò. "Vieni qui," disse burbero, tirandole la mano. Lei si piegò sopra di lui, avvolgendolo con le braccia; lui mise il suo braccio sano intorno a lei e l'abbracciò stretta. "Sono così spiacente, Scully," bisbigliò. "Sono così spiacente."

"Lo sono anche io," disse e si spostò nel suo abbraccio. Lui sentì le sue labbra accarezzare le proprie. Il tocco fu così breve, così delicato, che per un attimo si domandò se fosse stato uno sbaglio. Quando lei non si separò, lasciò che le punte delle dita le accarezzassero la schiena; al suo gesto sperimentale lei piegò la testa e lo baciò, lo baciò davvero e questa volta non poteva essersi sbagliò su che cosa lei intendesse con questo.

Quando lei alzò la testa, si mosse come per allontanarsi, ma lui le prese il polso nella mano in modo che non potesse allontanarsi ed incontrò i suoi occhi. Per un momento infinito la guardò semplicemente, studiandola come se realmente la stesse vedendo per la prima volta.

Infine lei abbassò lo sguardo. "Suppongo che dovrei andare…"

"Vorresti --" lui esitò, "Torneresti dopo? Durante il normale orario di visita?"

Lei fece una pausa. "Se lo desideri," infine rispose.

"Lo desidero," disse d'impulso, e lei annuì.

Scully si raddrizzò e lui si aspettava che staccasse la mano, ma lei attese, guardandolo, con un primo accenno di sorriso che le giocava sulla bocca. Tutto d'un tratto sembrò comporre la mente. Si chinò ancora e gli stampò un bacio sulla fronte.

"Allora. Ti vedrò dopo cena. E non voglio sentire i soliti reclami sul menu," gli disse vicino all'orecchio ed aggiunse, bisbigliando, "Io… ti amo."

Mulder le liberò il polso e la lasciò andare. Lei si girò, sorridendogli oltre la spalla e si avviò verso la porta, ma arrivata alla soglia si fermò ed il sorriso sbiadì. Era chiaro che aveva qualcos'altro in mente.

"Scully?" osò. "Che cosa non mi hai detto?"

Scully attese un lungo momento, come misurando le parole. "Hanno trovato anche qualcos'altro, oggi, Mulder," disse tranquillamente. "Hanno trovato quella ragazza scomparsa."

Mulder la guardò in viso in cerca di indizi, ma non ce n'erano. Inclinò la testa in modo indagatore.

"E sembra stia benissimo. Stava vagando nella parte paludosa del fiume, disse lo sceriffo Cormerais. Proprio come… Proprio…" aprì impotente le mani. "Proprio uscita dalla palude. E non aveva un graffio."

"Dopo quella tempesta?" Mulder si accigliò, incredulo.

Scully si appoggiò contro la cornice della porta e sospirò. "Disse che non ricordava la tempesta, Mulder," rispose lei con gli occhi bassi.

"Bene, e di che cosa si ricorda?"

"Di nulla," disse, scuotendo la testa lentamente. "Sa chi e dov'è, conosce la sua famiglia, conosce gli amici, la scuola, persino 'N Sync and the Backstreet Boys, ma…" La voce si affievolì.

"ma niente circa l'abduzione," mormorò lui. "Niente di cosa loro…"

Lei lo guardò con occhi tormentati. "Lo avevi previsto davvero?" chiese. Lui sapeva che la domanda era retorica. "Comunque, lo sceriffo Cormerais chiese se io -- se noi -- desiderassimo esaminare questo caso con lui."

Qualunque cosa Mulder fosse in grado di dire, fuggì dalla sua mente con le parole di lei. Che cosa sapeva Cormerais? Non poteva immaginare come affrontare l'uomo, anche se lo sceriffo non avesse idea che cosa era accaduto. Restò seduto fissando silenziosamente Scully. Infine si schiarì la gola e questo sembrò scuoterlo dal suo stupore.

"Che cosa -- che cosa gli hai detto?" cacciò fuori.

Lei abbassò lo sguardo al pavimento, dove la punta di un piede stava seguendo al minuto motivo decorativo sul linoleum. "Che avrei dovuto parlarne prima con te."

Un'onda di gratitudine lo inondò. "Che cosa vuoi fare, Scully?"

La risposta richiese un lungo tempo.

"Non so, Mulder," disse infine. "Onestamente non so. Vorrei correre là, capovolgere ogni pietra, sequestrare tutto all'interno di un raggio di dieci miglia per le indagini, riesaminare la prove già esaminate e rifarlo ancora, fino a trovare le risposte. Ma…"

Lui attese. In qualche luogo fuori nel corridoio sentì un medico che compilava documenti; registrò, con la coda dell'occhio, che ora era completamente scuro fuori dalla finestra. Allora Scully guardò in su e continuò.

"Ma parte di me desidera solo andare via e lasciare questa povera gente sola. Parte di me desidera credere che il loro incubo sia finito. Parte di me desidera credere che questa sia stata solo una coincidenza terribile e che tutti loro vivranno felicemente in seguito."

Lui si appoggiò all'indietro e chiuse gli occhi. Era la stessa storia, ripetutamente, lui pensò; era la stessa domanda, proposta in forme differenti e chiesta diverse volte, come se alcuni dèi pensassero che poteva realmente trovare prima o poi la risposta. Dove avevano tracciato la linea? Dove terminava il suo dovere? Quando poteva allontanarsi dalla scia dei cuori e delle menti e delle vite spezzate?

La domanda era troppo stancante per avere ora una risposta. Aprì gli occhi per trovare Scully che lo guardava. "Parliamone dopo cena," lui sospirò.

Lei annuì col capo e tentò un piccolo sorriso. "Giusto. Ci vediamo dopo."

"Scully?" La richiamò mentre si girava per andarsene. "Mi contrabbanderesti uno spuntino? Portami del cioccolato e forse lo dividerò con te."

"Non tentare la sorte, Mulder," gli rispose, ma il suo sorriso si allargò proprio mentre scuoteva la testa in falsa disapprovazione. Quindi attraversò la porta e se ne andò, e tutto quello che Mulder poté sentire fu lo scattare ritmico dei suoi tacchi che si allontanavano nel corridoio.

 

Fine

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