Capitolo tre

 

Era ancora presto quando Denny girò con la Jeep grigia nel parcheggio. Si diresse al suo posto abituale, con il piccolo, ordinato segnalatore di legno che glielo riservava, ma fu per un attimo contrariata nel trovarci un'auto. Anche il pickup di Jim era già lì, uno spazio oltre, e lei entrò nello spazio non riservato appena dopo. Jim era in piedi di fronte al suo furgone, parlava con un uomo tarchiato. Denny lo riconobbe -- Nathan Raymon, il padre della bambina scomparsa. Lei trattenne il fiato, nella speranza che ci fossero buone notizie.

Aprì la portiera proprio mentre Nathan stringeva la mano di Jim. "Grazie, sceriffo," stava dicendo.

Jim scosse un po' la testa. "Spero di poterti dire di più, Nate".

"So che tutti stanno facendo del loro meglio," disse stancamente l'altro uomo, salendo in auto. "è come…e come se mi consentissi di sperare un po' ogni mattina, mentre vengo qui. Almeno mi fa uscire dal letto per affrontare un nuovo giorno".

Il motore si avviò. Jim segnò lentamente il terreno con il tacco di uno stivale consumato in un gesto che Denny riconobbe come frustrazione; al contrario, la sua voce era ferma e disse: "Salutami Linda".

Raymon annuì, chiuse la portiera, uscì in retromarcia dal parcheggio riservato a Denny e si allontanò. Jim in piedi, fissava l'auto che si allontanava; non sembrò notare che Denny lo aveva affiancato.

Lei si sporse e gli massaggiò il collo in su ed in giù. "Hey," gli disse.

Jim esalò un lungo sospiro e si girò verso lei, con un mezzo sorriso sulle labbra. "Hey anche a te" le si avvicinò per baciarle la guancia. "Sei in anticipo".

"Tu eri qui prima di me… " Indicò in direzione dell'auto di Raymon. "Viene ogni mattina?"

Jim annuì. "Sì. Penso che lo faccia sentire come se stesse facendo qualcosa di più, nonostante penso che stia facendo davvero tutto il possibile".

Denny guardò in lontananza la strada dove si era allontanata la macchina di Nathan. Il sole stava appena iniziando a lanciare pochi precisi raggi di un rosa dorato attraverso la pista ricoperta di catrame; presto la foschia si sarebbe consumata e avrebbe potuto vedere liberamente fino alle statue all'ingresso del parco.

"Più tempo passa da quando è scomparsa" lei disse, "minori sono le probabilità che possa ritornare".

Jim le mise un braccio attorno alle spalle. "Non sempre. Dovresti saperlo meglio di chiunque altro, Den – tu sei la prova vivente" le diede una breve, rassicurante stretta. "Andiamo. Entriamo".

Si girò insieme con lui verso l'ingresso dell'edificio, e sperò che lui avrebbe ricomposto il suo improvviso brivido nella mattina fredda d'ottobre.