Capitolo cinque

 

Denny girò la chiave nell'avviamento del Cherokee e sentì a malapena il motore avviarsi. Immersa in profondi pensieri, aveva completato metà del suo turno ed aveva guidato per metà del tragitto verso il ponte sul fiume a Darrow prima di capire dove stesse andando. Batté gli occhi e si guardò intorno per capire se fosse sveglia o addormentata. Sorrise afflitta, ma continuò a guidare.
Guardò il fiume affrettarsi sotto il ponte. Ogni volta che lo attraversava, Denny sentiva come di attraversare la soglia verso un altro luogo. Nulla che potesse esprimere, ma sentiva sempre se stessa come scuotersi da un modo d'essere ed indossarne un altro, mentre guardava giù nell'acqua grigia. Sapeva che l'acqua aveva iniziato il suo viaggio molto più a nord, nel lago Itasca, ed era rotolata giù per miglia verso sud, attraverso praterie, vallate, zone rurali e città. Ora mormorava sotto il ponte che stava sotto di lei, sussurrando qualcosa di quello che aveva visto e tenendo qualcos'altro nascosto, portandolo via non visto e non detto verso il golfo del Messico.
Denny sospirò. Gli unici segreti che il fiume aveva visto per poi condividere, ultimamente, erano quei tre corpi che aveva sbattuto contro gli argini, là alla curva tra Donaldsonville e Darrow. Dette un'occhiata al fiume dallo specchietto retrovisore e scacciò via il risentito pensiero che il Mississippi avesse di proposito portato i due agenti dell'FBI nel suo ufficio stamattina, risvegliando ricordi che aveva provato così duramente a lasciarsi alle spalle.
Rallentò l'andatura della Jeep svoltando nelle strette strade della piccola città. Certo, Darrow era cresciuta; ma in qualche modo sembrava più piccola ora di quando lei era bambina. Le case sembravano più imponenti, allora, gli alberi più alti; i prati si dipanavano per acri nella sua memoria, inondati dal pigro sole di mezza estate. Sull'altura che dominava il fiume, la casa di suo padre sembrava restare un po' in disparte, come se capisse di essere chiusa e vuota, vergognandosi per la sua fredda oscurità quando di sera le luci delle case circostanti si accendevano.
Avrebbe dovuto venderla. Davvero. L'aveva detto a se stessa quando si era trasferita dall'altra parte del fiume, nell'appartamento di Donaldsonville, che l'avrebbe messa in vendita non appena lo stato di suo padre si fosse chiarito. Ora, era morto da quasi tre anni, e non era ancora stata in grado di farlo.
Si infilò nel vialetto e spense le luci. Sapeva cosa avrebbe visto una volta entrata. Nulla era stato davvero fatto dalla morte di suo padre; i pochi parenti che aveva erano venuti a prendersi le cose che volevano, lei aveva ripulito la casa, coperto i mobili, girato la chiave nella serratura e se n'era andata. Non poteva rimanere lì da sola; ma non poteva nemmeno abbandonarla. Forse, pensò tristemente, da qualche parte in quella casa c'era il segreto di dove, quando e come tutto aveva iniziato ad essere sbagliato. Forse era quello che l'aveva riportata indietro in questo modo.
Non aveva immaginato di tornare qui, non aveva immaginato di restare incastrata in questa piccola città fuori mano da cui pensava di avere tagliato i ponti. Era stata quasi la prima della classe a Quantico; era stata reclutata dal distaccamento di Los Angeles. Aveva fatto carriera. A quest'ora sarebbe stata a capo di una divisione forense. Avrebbe potuto…
Sospirò e chinò la testa in segno di rassegnazione. Avrebbe dovuto prestare attenzione a dove stava andando ora, ecco cosa avrebbe dovuto fare; ora avrebbe dovuto affrettarsi per essere in orario all'ufficio della dott. DeMontreaux. Raggiunse l'interruttore per spegnere le luci, mise la Jeep in retromarcia e tornò sulla strada.