Prologo

Scivolò lungo il corridoio nell'oscurità costeggiando il muro come se ciò la facesse essere meno visibile. Le suole di vinile delle pantofole abbinate al pigiama di flanella strascicavano morbidamente sul pavimento di legno duro. Si acquattò sul pianerottolo in cima alle scale ed attese, ascoltando le voci degli uomini.
In un'altra notte, se fosse stata insonne come in questa, sarebbe andata dalla parte opposta del corridoio, cercando la mamma. Papà restava alzato fino a tardi, leggendo i suoi documenti di lavoro, ma mamma andava sempre a letto subito dopo averle rimboccato le coperte; lei sapeva di potere sempre andare da mamma e restare da lei per un pochino. Ma la mamma era a casa di zia Mary, stasera. Era rimasta lì a lungo in questi ultimi mesi. Mamma le aveva detto che zia Mary era molto malata, e che aveva bisogno che la aiutasse un po'.
Strinse forte al petto il coniglietto imbottito. Se papà fosse stato solo, sarebbe scesa, ma l'uomo del lavoro era ancora con lui. Era venuto sempre più spesso nelle sere in cui la mamma era da zia Mary. Lui e papà sedevano in soggiorno e parlavano fino a tarda notte.
Non sapeva mai cosa fare quando l'uomo del lavoro era lì. Il modo in cui egli ed il babbo parlavano, era diverso dal modo in cui mamma e papà parlavano con gli altri adulti quando avevano ospiti e lei stava seduta sul pianerottolo ad ascoltarli. Non accendevano mai l'hi-fi per suonare dei dischi. Non aveva mai sentito il tintinnare dei cubetti di ghiaccio nei bicchieri, che significava che stavano bevendo. Non c'erano risate. Le loro voci erano calme e serie ed usavano parole che non capiva.

"È davvero l'unico passo logico, Edward," l'uomo del lavoro stava dicendo, "e tu ne hai certamente capito la necessità fin dall'inizio. Non ne ho mai fatto mistero. Tutti sapevamo che sarebbe stato un percorso difficile".

"Lo so. Lo so". La voce di suo padre era orribile. "Ma è il momento sbagliato. Con Mary ammalata… "

"Si," disse l'ospite. "Mi è… dispiaciuto… sapere che si è ammalata".

"Sta morendo".

Zia Mary stava… ? I suoi occhi si spalancarono. Si premette contro il muro e furtivamente si mosse un po' più in avanti verso il bordo delle scale.

Ci fu una pausa prima che l'uomo parlasse. "Non tutti gli aspetti del processo sono stati perfezionati, Edward. Stiamo lavorando con fattori sconosciuti, scopriamo la nostra strada mentre la percorriamo -- "

Ci fu un tonfo improvviso, come se uno degli uomini avesse battuto con forza la mano sul bracciolo della sedia. "E si suppone che questo debba rassicurarmi? Come puoi immaginare che io la guardi morire, e ti permetta di prendere la mia bambina? Tu sai che Arlene non può avere altri figli. Se succedesse qualcosa a Paula… "

Si raddrizzò bruscamente sul pianerottolo al suono del suo nome. Stavano parlando di lei. Lei! Strinse il coniglietto più forte e si spinse in avanti, trattenendo il fiato, cercando di sentire ogni parola.

"Saranno necessarie, al massimo, due settimane," disse l'ospite, "ti assicuro che tornerà illesa. Forse tua moglie potrebbe convincersi a trasferirsi a casa di sua sorella per la durata della procedura? Forse potresti nasconderglielo completamente con quella scusa".

Papà sbuffò. "Mary abita proprio dall'altra parte del fiume. Perché dovrebbe fare le valigie e trasferirsi? È ridicolo".

Ci fu un lungo silenzio. Lei allungò il collo, sbirciando ansiosamente dietro l'angolo del pianerottolo, non volendo perdersi nulla, ma sapendo in qualche modo che doveva rimanere inosservata.

Alla fine l'uomo del lavoro parlò. "Forse," disse lentamente," potrebbero sorgere delle… circostanze… che richiedano la sua costante presenza là, hmm?"

"Bastardo," papà imprecò sottovoce. "Io potrei… "

"Tu potresti cosa, Edward? Sapevi dall'inizio che questo giorno sarebbe arrivato. Ti prometto ora, come feci allora, che tua figlia ti sarà restituita. Non si ricorderà del trattamento". Abbassò la voce; il suo tono divenne basso e confidenziale. "Tu sai bene come lo so io che questo è l'unico modo per salvarla".

Sopraffatta dalla curiosità, si sporse solo un altro po' in avanti e guardò giù in soggiorno. Papà era piegato in avanti sulla poltrona, con la testa tra le mani. L'uomo del lavoro aveva la schiena girata verso di lei, e non poteva vederlo in viso. Tutto quello che poteva vedere era il fumo della sua sigaretta, che saliva a circondargli la testa come l'alone di una lampada.