Recuerda al morir
( Memento Mori)
seconda parte
3. Come sabbia

Dove va l’amore che tace
Che si porta nell’anima
E va allontanandosi
Dove va l’amore… - Ricardo Montaner


Esce dalla casa a respirare l’aria pura e fredda della notte stellata. La sabbia umida entra nei sandali mentre la gelida brezza l’avvolge, la fa tremare, come (trema) la sua fede.

" Forse questo è il tempo di lasciarsi andare, di raccogliere le pietre e di piangere"

Ha bisogno di farlo, piangere con tutte le sue forze. Ha perfino la tentazione camminare a ritroso, verso il luogo dove lui la osserva in silenzio.
Veramente non sa come l’ha fatto. Lo ha visto mettere sotto sopra i Files per cercare la scusa perfetta. Il caso ha voluto che ha ottenuto il permesso per tutti e due, lo fa sempre.
Nemmeno sa com’è che stanno qui. Non ricorda d’aver detto di sì. Ricorda che davanti alle coppe che hanno chiesto quel giorno, lei aveva parlato del fatto che non potevano lasciare il lavoro, e che non era necessario che si preoccupasse per lei.
E poi, molto vagamente, mentre strofinava il bordo del bicchiere con il dito indice, senza sollevare la testa per non incontrarsi con gli occhi di lui, aveva sussurrato unicamente" quando?"
Il caso è che stanno qui. Sono arrivati da appena qualche ora e si sono dedicati a mettere in ordine le stanze, a tirar fuori il poco bagaglio che hanno portato, senza scambiarsi una parola.
Ed è che tutto finisce dove comincia, nello stesso laconico silenzio.
Mulder si avvicina silenziosamente e si ferma accanto a lei, molto vicino, ma senza guardarla. Sa che se lo fa, malgrado l’oscurità, lei leggerà questo mosaico di colpe, milioni, minuscole come granelli di sabbia.
Allora sente la mano fredda di lei unirsi alla sua, stringerla. Perché si sta allontanando. Va via e non sa che porta con lei il suo tutto, quello che sente, l’essenza della sua umanità. Vorrebbe seguirla. Ma dove?
Non sa come rassegnarsi. Come in ogni gioco, c’è sempre un perdente e questo deve farsi da parte per continuare.
Già conosce la sensazione, ma non vuole accettarla nuovamente.
Da quando lei era entrata da quella porta, la ruota della sua vita aveva iniziato a girare nuovamente.
Solo che ora è diventata incredibilmente pesante, tanto che forse non arriverà a completare l’ultimo giro.
Domande, mille domande. Silenzi e paure. " Dio, non lo permettere, non allontanarla da me. Non posso gravitare come un’entità senza speranza"
Non vuole sentirsi di nuovo come prima, il residuo della creazione. Ed è per questo, senza sapere cosa sta facendo, eleva una preghiera verso un Dio invisibile ed irraggiungibile, un Dio sordo alle sue suppliche, un Dio in cui non crede, per questo Dio nemmeno crede in lui.
Stanno seduti nella casa, appoggiati al divano ancora coperto dal lenzuolo bianco." Ho freddo" gli aveva detto al sentire che era assente, soffocando in colpe che non aveva motivo di portare."Ritorniamo". Non voleva essere la causa di quello, della sua autoflagellazione.
Scully si rende conto che ingerisce il cibo per abitudine, che esiste poco piacere per lei al mondo ultimamente.
Anche se vedere brillare gli occhi di lui per alcuni secondi mentre sorride è un regalo. La televisione è accesa e sta vedendo dei cartoni animati.
Ma non può sentire quello che dicono, può sentire solo una voce, la sua, quella che la disprezza.
Improvvisamente si rende conto che lui non sta guardando la televisione. La guarda, preoccupato.

-Ti senti bene?- domanda.

No. Si sente stanca, troppo. Vorrebbe poter dormire una notte, una notte di molte ore, senza freddo, senza sussulti, senza un domani…
Sente il conflitto. "Io non voglio morire". Ed è la verità. Non vuole morire, perché non vuole fare del male. Avrebbe preferito non esistere, non essere mai esistita… E per un secondo sembra che stia arrivando la bruciante ora dell’oblio, perché improvvisamente ha dimenticato i sentimenti, c’è solo vuoto, c’è solo dolore addormento.

-Sono stanca- gli dice.

E’ una mezza verità.
Perché rifiuta a se stessa il pronunciare l’altra metà della risposta.
" Io non voglio più continuare "