"Hey," le mani di Mulder scattarono, si liberò le braccia e si appoggiò ai muri del vagone-letto, costringendo i due dietro di lui a fermarsi. "Che cosa le sta facendo?"
"Sono sicuro che è in buone mani," Middle Thug lo calmò con condiscendenza. "Non ti preoccupare, Romeo Sono sicuro che a quel vecchio tipo strano non gli si alza più da quando i Bee Gees erano in classifica."
Unopportuna risata sguaiata, simile al grugnito di un animale, provenne da dietro. Mulder non mosse il braccio, neanche quando sentì la fredda canna della pistola sulla schiena. Si accorse che "il vecchio tipo strambo" si era piegato in avanti per guardarlo dal bordo dei suoi occhiali.
"Vai avanti," sussurrò, ma Mulder vide per lo più lombra delle parole sulla sua bocca, e qualcosa in quegli strani occhi scuri lo calmò. Annuì e abbassò il braccio, improvvisamente conscio della sua camicia aperta, degli stivali senza calzini, e di come fosse solo in quel momento.
"Comunque sai," biascicò Middle Thug, incapace di resistere. "Non posso dire di biasimare il vecchio se ci provasse." Era in piedi di fronte a Mulder, un largo sorriso allargava il taglio nella maschera, e Mulder poteva sentire la strana pressione di rabbia nascere dietro i suoi occhi.
Non abboccare allamo, tentò di ragionare. E troppo facile... troppo facile...
"Come è comunque?" luomo continuò. "Forse possiamo venire a controllare dopo, eh Roy?" Annuì al suo amico dietro Mulder che stava sbuffando come una scrofa. "Sembra che sia in grado di graffiare un tipo come un gattino."
"Carino," disse Mulder con la sua migliore voce sprezzante. Scosse il capo, guardando il delinquente come se fosse un dodicenne che si è comportato male.
"Forse," disse luomo, e si toccò con la lingua lestremità dei suoi denti bianchi. "Forse torno dopo per scoprirlo."
"Fottiti," mormorò comunque.
Sembrava essere in una sorta di magazzino, e poteva sentire qualcuno parlare nella carrozza, al di là della porta.
"Hey!" gridò, colpendo la porta metallica con il pugno. "HEY!"
E poi, come se gli fosse stato dato un segnale, qualcuno aprì la porta e Mulder fu costretto a ripararsi gli occhi dallimprovviso assalto di luce.
"Fellix," disse una voce pacata e cordiale alla sinistra di Mulder. "Perché non aiuti il Signor Mulder ad alzarsi così che lui ed io possiamo fare una chiacchierata?"
"Grazie," disse, sperando che la mano lasciasse il suo collo. Luomo lo guardò, senza sorridere, e lo lasciò, raddrizzando il colletto della camicia di Mulder ancora aperta. Quando fece un passo indietro, Mulder si sentì sicuro a sufficienza da guardarsi intorno.
Dietro il gigante cera un uomo dallaspetto strano.
"Signor Mulder," disse luomo. "Mi permetta di presentarmi. Alexander Kever." Stese la mano. "Credo che ci siamo parlati per telefono, vero?"
Mulder gli guardò la mano e le lunghe unghie che sembravano essere state affilate in punta. Fece scorrere lo sguardo dalla mano al volto di Kever e viceversa, e non allungò la propria mano. Kever ritirò la sua con un sorriso conciso.
"Si, bene. Vuole sedersi?"
Kever fece un sorriso strano e divertito. "La assicuro, Signor Mulder, Fellix ed io siamo abbastanza innocui."
Bene, Mulder si castigò. Tempo di ricomporti...
"Che cosa le hai fatto?" Mulder sputò.
Kever sogghignò, voltandosi verso una piccola cucina su cui una caffettiera nera aveva iniziato a fischiare e sibilare.
"Tipico," disse, suonando deluso e soddisfatto allo stesso tempo.
" Tipico cosa?" Mulder gli sputò in risposta.
Kever non si voltò mentre rispondeva, invece era concentrato nella tazza di tea che stava preparando, lacqua calda a sufficienza da bollire nella tazza, scoppiettando.
"Così tipico di lei, Signor Mulder, non chiedere nulla circa ciò che intendo fare con questo treno, con le persone che ci sono sopra... con lei." Diede una rapida occhiata dietro di sè. "Solo lAgente Scully occupa la sua attenzione. Prima Samantha... e ora questo."
Mulder lo guardò fisso. Desiderò di indossare uno dei suoi cappotti più scuri e costosi invece della camicia aperta, dei jeans e degli stivali senza calzini. Si sentiva esposto più di quanto riuscisse a pensare.
"E un buon trucco," fu quello che disse a voce alta. Mantenne il volto attentamente neutrale.
"Come può essere quello che ho appena detto un trucco?" Kever immergeva la bustina del tea nella tazza distrattamente, guardando Mulder, un sopracciglio alzato.
"Ha chiaramente fatto i suoi compiti su di me. SullAgente Scully." Mulder mise le mani sui fianchi. "Ora vuole dirmi lei chi è e che cosa vuole?"
Kever sorrise, mettendo da parte la bustina del tea. Lacqua nella tazza stava ancora bollendo, vapore si alzava dalla sua superficie. Kever allungò una mano e attentamente agganciò un dito affilato nel manico, sorreggendo la tazza quasi fosse un principe.
"Ho tutto quello che voglio," disse, e si girò, fronteggiando Mulder del tutto. Si portò la tazza al labbro e, senza neppure un soffio, la piegò e bevve.
Mulder inghiottì. "Non credo di capire," disse.
Kever inclinò ulteriormente la tazza, vuotandola del tutto. Quando la allontanò dalla bocca, Mulder cercò vesciche. Arrossamento. Qualcosa. Non cera nulla.
"Si, ci sono tante cose che non sai," disse Kever quasi a sé stesso. "Mi lasci spiegare."
Si diresse verso una poltrona verde appoggiata al muro, e, anche se sembrava che fosse uscita da un negozio economico, quando Kever vi si sedette, stringendo le dita così che le sue unghie potessero toccarsi con un debole stridio, sembrava un re.
Kever cominciò. "Ho un treno pieno di viaggiatori, eccetto lequipaggio e i pochi passeggeri che sono morti, ovviamente. Ho le chiavi per un fuoristrada nellultimo vagone che trasporta un recipiente contenente una tossina biologica sviluppata dal suo governo, una tossina virulenta a sufficienza da distruggere ogni creatura vivente su questo pianeta non appena il contenitore tocca lacqua."
Mulder inghiottì il groppo che gli si era formato in gola e scrollò le spalle. "E piuttosto carino, penso," disse.
Kever sorrise. "Si, lo è."
Mulder annuì. "Perché lacqua?"
Kever battè due unghia insieme. "Lidea era quella di infettare solo gli impianti idrici del nemico, ma, ovviamente, gli idioti che lo hanno sviluppato non sanno che, una volta attivo, può essere trasportato nellaria, e laria non ci impiega molto a diffonderlo." Kever ghignò, una visione totalmente sgradevole. "E per aggiungerci dellironia, gli scienziati erano troppo miopi per accorgersi che quella cosa in cui hanno messo la tossina, non può frenare questo tipo di virus, così basta solo che qualcuno faccia un errore."
"Ok," disse Mulder attentamente. Tenne le mani sui fianchi, ma i suoi pugni erano conficcati talmente tanto da lasciare il segno.
"Fellix," disse Kever, e luomo calmo e silenzioso alzò il capo. "Fa al Signor Mulder una tazza di tea, ti dispiace? Ha molto da digerire."
"Chi sei?" Mulder disse, perdendo parecchia della sua sicurezza. La sua voce era calma. "E come sai tanto su di me?"
Il treno sembrò prendere velocità.
"Ci siamo senza dubbio incontrati prima," disse Kever, e la sua voce divenne più bassa.
"Dove?" Mulder replicò, scuotendo il capo. "Non mi ricordo della tua faccia."
"Ma io conosco la sua, Signor Mulder," la voce di Kever sembrò cambiare. Poi una voce che Mulder poteva a mala pena ricordare venne fuori da quella strana e pallida faccia.
" E finita per ora... Ma devi stare stai attento. Ti conosco Ti conosce. "
("Non lo guardare! Sposta lo sguardo o lui ti riconoscerà...")
"Ed io conosco lei, Mr Mulder," disse Kever sommessamente, quasi con dolcezza come se il ricordo di Mulder avesse un buon sapore. I suoi occhi trafissero Mulder come una farfalla
Mulder poteva sentire i muscoli della mascella contrarsi. Era diventato freddo, come se qualcosa gli stesse trascinando un pezzo di ghiaccio lungo la spina dorsale.
"Non le credo, Mr. Kever," disse con fermezza, mantenendo la sua voce dura come una roccia. "Penso che lei abbia lavorato molto, sicuramente, ma questo è quanto."
"Ricorda cosa le disse quel vecchio, signor Mulder? Che cosa le disse quel vecchio idiota?" Si voltò e si diresse verso Fellix.
"Disse "Il diavolo che è qui cè sempre stato," rispose Kever, la sua voce marcata da un arrugginito accento rumeno. "A lui non importa se uccide un ragazzo o un milione di uomini."
Mulder alzò una mano e si pose il palmo sul naso. L bile gli stava salendo in gola. Lodore era di qualcosa in decomposizione. Lodore di qualcosa di morto.
"Questo è ciò che sono," continuò Kever nella sua voce vellutata. Sommessa come un serpente. Si voltò con la sua tazza di tea, lacqua ribolliva sulle sue mani coperte di artigli.
"Mi riconosce ora, Signor Mulder?" Disse Kever, venendo avanti. I muri erano diventati nero-bluastri, simili al colore della decomposizione, laria pensante. Mulder si coprì il naso con la mano, lo stomaco pesante. Le luci sembravano scomparire.
"Non ci credo!" urlò. "Non credo in TE!"
"Si... Lo so..." Kever sibilò, e con la mano libera afferrò il retro della testa di Mulder, le sue unghia affondate nella carne.
Spinse il suo volto più vicino a Mulder e lodore...lodore...
"Oh Dio..." Disse Mulder mentre le sue ginocchia si piegavano.
"E la sua mancanza di fede è ciò su cui conto, Signor Mulder," sussurrò Kever, "Quello su cui sapevo poter contare e che lei era in grado di offrirmi."
Mulder cominciò a dimenarsi.
Kever lo teneva fermo. "Sono lArchitetto degli Incubi, Mulder" disse Kever, sollevando la tazza tra i loro volti, il tea schiumeggiante allinterno. "La sua rovina e la rovina di tutto ciò che vede."
Strinse i capelli di Mulder, spingendo la sua faccia verso di lui.
"Ora," disse Kever mentre le luci si spegnevano. "Beva."
****
Qualsiasi cosa Blue aveva dato a Scully, laveva fatta dormire, un sonno vero. Si svegliò sentendosi una persona diversa, il dolore era diminuito quando aveva chiuso gli occhi, la voce di Blue che la calmava.
"Dormi, Dana. Va avanti e dormi..."
"Blue?" sussurrò, e sentì dolore in gola. Alzò una mano e si toccò il viso, sentendo un gonfiore che si estendeva dal labbro alla guancia. Si sentiva come se qualcuno le avesse dato un pugno in faccia.
Non rispose. Non allinizio. E quando lo vide, sembrò molto distante.
"Dovrebbe riposare, signora." Nessun movimento. Solo le labbra si dischiusero a mala pena per pronunciare le parole. "Ha molto davanti a lei e deve riposare."
Il sopracciglio di Scully si piegò. "Che cosa vuoi dire?"
Aspettò nelloscurità, tenendo il lenzuolo contro la gola. Faceva freddo nel vagone letto, il riscaldamento interno era spento, e la notte stava calando.
"Blue?" tentò di nuovo. "Che cosa vuoi dire?"
"Il signor Mulder è in un brutto, brutto momento."
Divenne molto calma. "Che cosa gli è successo?" Era stato ferito peggio di quanto pensasse durante il litigio con questi uomini armati? Era-
Blue si girò e la guardò, anche se Scully poteva dirlo solo dal cambiamento della sua ombra e dal cambiamento della sua voce mentre si rivolgeva a lei.
"Lui non crede in nulla, signora. In nulla eccetto che in lei."
Il suo shock iniziale per la sua misteriosa conoscenza di alcuni particolari era diminuito rispetto alla notte precedente, ma era ancora elevato. Inghiottì, sollevata dal fatto che non aveva detto che Mulder era ferito... o peggio.
"Lo so," rispose.
"Lui dovrà fare una scelta prima che tutto sia compiuto," Blue continuò. "E anche lei."
Scosse la testa. "Non capisco... questo che vantaggio porterebbe? "
"Questo è lunico modo in cui riesce a tenere in pugno le cose," Blue disse sommessamente. "Il signor Kever è così. Non aveva bisogno di nientaltro che di persone che dessero se stessi a lui per provocare la fine dei giorni."
Scully si alzò su un gomito, laltro sullo stomaco dove il dolore divampava.
"Blue, perché sei qui?" chiese sommessamente. "Qual è la tua parte in tutto questo?"
La sua voce era triste quando parlò, più triste di quanto fosse mai stata, e più dolce.
"Sono qui solo per suonare quel corno, signora," disse, e Scully guardò la scatola sul bordo della branda. "Questo è tutto. Solo per suonare."
"Lei ha bisogno di più medicine, signora," disse Blue, e si piegò sul piccolo lavello ai piedi del letto dove aveva messo la sua borraccia e i panni che aveva usato per abbassarle la febbre. "Me ne occuperò..."
"Blue!" Guardò allinterno della scatola.
"Oh mio Dio..." esalò, sgomenta, come prima, dalla visione.
"Ho molti nomi e molte forme," una voce profonda e risonante uscì dalla bocca dellaquila. "Azrael...Israfil...Kevin Kyber...Blue..."
Le lacrime cominciarono a cadere non appena la luce bruciava bruciò Scully con il suo calore. Si coprì il volto.
"Oh mio Dio," disse, la sua voce tremante. "Sei tu..."
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FINE CAPITOLO 4. CONTINUA NEL CAPITOLO 5