Silver Cornet - Giorno Cinque

 

Wyoming
Westbound
"The Silver Comet"
Tempo Sconosciuto

"Dove eri allora?"

Dove era stato? Mulder sentì come se stesse avendo uno di quegli incubi che lui associava con la febbre, il  sudore che gli colava. Anche il pavimento, reso fresco dall'aria che scorreva sotto il treno,  sembrava troppo caldo, anche se il freddo metallo sotto il tappeto industriale stava bruciando piuttosto che raffreddando la sua schiena.
Era sdraiato lì da quella che sembrava un'eternità,   la sua mente finalmente trascinata dalla quiete. Sogni ad occhi aperti. Qualcosa nel tea aveva riportato la sua mente nel passato...
Dove...?
Oh, si. La spiaggia con Samantha. Martha's Vineyard. Una ciocca di capelli le si era incastrata in un angolo della bocca e la stava tirando via mentre gli sorrideva. C'era sabbia sul suo viso, bianca a sufficienza da sembrare zucchero a velo. Indossava un costume da bagno rosso con un fiore sullo  stomaco e lui... lui le stava dicendo qualcosa.
Cosa?

"Dimmi dov'eri."

La carrozza era di un nero pece all'interno,  l'odore di una specie di tabacco dolce si mischiava alla puzza della decomposizione.  Kever era lontano nell'angolo, seduto su quella sedia quasi fosse un trono, e Mulder non aveva bisogno di vederlo per sentire il sorriso nella sua voce, quello strano tono che usava. Condiscendenza mischiata con qualcosa di tenero, come se Mulder fosse un amato cane.

"Non sono affari tuoi," Mulder gracchiò. La sua gola era asciutta. Il calore nella carrozza era insopportabile,  anche se almeno l'odore si era parzialmente attenuato.

Kever rise, un sogghigno assorto.

"Fa caldo come all'inferno qui," Mulder mormorò, il suo petto pesante, mentre inspirava aria calda. Gli bruciò la gola, rendendo la sua voce più roca.

"Questo è il tuo modo  di fare, Fox," Kever disse nell'oscurità. "Come al  solito, hai disegnato da  solo il tuo inferno." Rise di nuovo. "Ti ho sempre trovato così divertente. Molto divertente."

"Hey, felice di averti aiutato." La spacconeria era più facile da maneggiare nell'oscurità, quando non era costretto a guardare Kever, anche se poteva dire dalla sua voce che era tornato al suo... normale?... aspetto, le zanne della  sua bocca non emettevano sibili quando parlava.

In ogni caso,  dato che Kever sembrava più interessato a terrorizzarlo (almeno al momento) che ad ucciderlo, Mulder aveva trovato un pò di salvezza, sufficiente per riacquistare la sua solita attitudine, anche se la sua protezione era minima quanto un'armatura fatta di  vetro.

"Perchè nessuno  non immagina un inferno freddo?" Kever si domandò a voce alta. "Voglio dire, capisco completamente te, con quella seccante paura del fuoco che hai. Ma perchè caldo? Molto probabilmente morirai al freddo, dopo tutto, piuttosto che nel calore generato dal fuoco."

Mulder rotolò su un lato.  Poteva sentire lo scoppiettare delle fiamme, come un caminetto acceso, e vide che un focolare era apparso accanto a Kever, fiamme del colore del sangue scendere lungo un'alta pila di legno. Kever era un'ombra nella sedia accanto ad esso. Mulder appoggiò la guancia sul braccio e inghiottì. Le sue gambe sembravano fatte di piombo, e le piegò, portando le ginocchia contro il petto.

"Il girone finale  di Dante era di ghiaccio, credo," accennò.

La distrazione era la chiave per il momento, mentre Mulder cercava di pensare alla mossa  successiva.

"Si," Kever disse. "Povero Giuda.   Riconosco i miei errori. "

Mulder si leccò le labbra, la bolla che si era formata con la tazza di tea di Kever, la bibita che lo aveva mandato al tappeto, faceva ancora male. Da allora era stato incapace di alzarsi, e da quando Kever aveva spento tutte le luci - apparentemente anche il sole,  dato che era scesa una Notte eterna -   aveva perso la cognizione del  tempo,  se il tempo esisteva ancora al di fuori di quel treno.
Se il mondo ancora esisteva là fuori...

"Certamente c'è ancora, Fox," Kever disse, un lato della sua faccia illuminato dal fuoco e ardente  di rosso. "Sei così incline alla drammaticità, vero? E ai sentimentalismi, con tua sorella e il suo piccolo costume  da bagno nella sabbia..."

"Perchè continui a chiedermi che cosa stavo pensando, dove è stata la mia mente, se puoi leggermi la mente?" Mulder chiese. Era così stanco...

"Perchè mi piace sentire come descrivi quello che ricordi," Kever replicò.   "E perchè lo hai ricordato. Prendi quel ricordo, per esempio. Perchè stai pensando  ad un giorno senza senso sulla spiaggia dalla sua infanzia quando tu sei qui con me, e così tanto si sta muovendo con noi?"

"Le memorie sono così , Mr. Kever," Mulder mormorò, chiudendo gli occhi. "Non sempre hai controllo su di loro. Esse emergono soltanto quando tu ne hai bisogno. In quel momento credo che fosse quello di cui avevo bisogno."

L'immagine di Samantha fluttuò nuovamente verso di lui, come una bottiglia con un messaggio che arriva alla costa. Sorrise debolmente.

"L'amavi così tanto," Kever disse. "Mi chiedo perchè."

"Era mia sorella." Sembrava così ovvio.

"No, è più di quello," insistette Kever, accavallando le gambe, una mano teneva una pipa scura riccamente decorata, la sua estremità ardeva quando Kever la metteva in bocca e inalava. "Si, eravate abbandonati insieme in quella vostra famiglia e vi stringevate a vicenda in quel modo, ma c'è  di più... penso che ti sia stato fatto un tremendo favore quando l'hai persa, se così posso  dire."

"Non puoi," ringhiò Mulder.

Kever lo ignorò. "Se mi permetti di giocare all'avvocato  del diavolo..."

"Non rappresenteresti te stesso?" Mulder lo punzecchiò.

Kever lo  ignorò. "...la tua vita sarebbe stata piuttosto differente se lei avesse vissuto. E le cose che sai, le cose che hai scoperto su questo mondo... non le avresti mai sapute, vero?"

"No," disse Mulder, pulendosi di nuovo le labbra.

"Quell'intero enigma su ciò che è destinato e ciò che è meritato... mi piace pensarci. E' un così soddisfacente nodo da legare e sciogliere." Kever soffiò nella sua pipa, quel profumo insolitamente dolce si alzò nella stanza con il fumo.

Mulder inghiottì,  meditando, ma ardendo anche di rabbia al divertimento di Kever sull'intera faccenda. "Non credo che qualcuno debba soffrire per imparare le   cose che ha bisogno di imparare."

Kever sorrise. "Forse no," disse licenziabile. "Ma nel tuo caso..."

Mulder si acquietò, guardando fisso le fiamme  nel   camino, il fuoco ruggente che avvolgeva lo strano focolare  in pietra. Rimase in silenziò  per quello che sembrò lungo tempo, il treno si muoveva sui binari.

"Eri tu?" Chiese sommessamente, incapace di fermare il flusso delle parole. "L'hai presa tu da me?"

Kever disincrociò le sue gambe e le incrociò nuovamente. "Certo che no," disse. "A dispetto di ciò di cui sono accusato, raramente faccio del male ad una cosa o ad una persona in modo  specifico. In più, devo agire così raramente. Il genere umano fa un efficiente lavoro causando la propria rovina. Ciò che è posto alla fine di questo treno ne è una prova sufficiente."

Mulder non poteva pensare a una cosa da dire per ribattere a quell'affermazione, sia perchè era vero, sia perchè lo riportava al presente in un modo che gli faceva affondare il cuore. Chiuse gli occhi.

"Stai prestando un mucchio di attenzione a me ora," Mulder disse in fine. "Un mucchio di attenzione anche a Scully."

Kever si mise la pipa in bocca, i suoi denti fecero un suono secco. "Si," fu d'accordo lui. "Lo sto facendo." Sembrava compiaciuto.

Mulder inghiottì. Voleva alzarsi in piedi e affrontare di nuovo Kever, ma aveva già visto dove questo lo avrebbe portato. Invece, si mise a sedere, i gomiti posati   sulle ginocchia.

"Sei stato tu a mandarci quella  nota, sul fatto che c'era qualcosa sul treno   che dovevamo vedere."  Si sentiva molto sicuro.

Almeno fino a che Kever non iniziò a ridere, tossendo leggermente quando il fumo gli arrivò in gola.

"No, Fox, non sono stato io," disse. "E' stato un uomo  del vostro governo che pensava che tu e l'agente Scully foste la sua ultima speranza per svelare la ricerca sul Mercury Project." Rise nuovamente. "No, non sono responsabile per la tua presenza qui. Ma tu sei, in un certo senso, responsabile per la mia presenza. In modo indiretto."

Mulder scosse il capo. "Non capisco."

Kever sorrise, i suoi perfetti  denti bianchi riflettevano la luce del fuoco.

"Lungo il percorso il treno attraverserà un ponte che ha un tratto compromesso e che crollerà quando lo attraverseremo. Il Mercury virus entrerà in contatto con l'acqua e verrà rilasciato nell'aria, con le inevitabili conseguenze di cui ho parlato prima."

Mulder inghiottì, ma la sua bocca era diventata secca come un osso.

"Così... Scully ed io rimarremo uccisi in ogni caso. Il virus uscirà fuori e..." Non poteva crederci a tal punto da dirlo ad alta voce, e continuò. "Questo non spiega perchè sei qui. Perchè ti sei impadronito del   treno. Se siamo destinati a morire in ogni caso, perchè sprecare il tuo tempo assicurandoti che accada?"

"Innanzitutto," Kever disse, mettendosi in piedi e facendo qualche passo   verso lo strano fuoco. "Il tempo per me non ha lo stesso significato che ha per te, così non c'è molto da sprecare. Seconda cosa, volendo usare le parole di quegli amabili video che sei solito guardare con così grande fervore: *Mi piace guardare.*" Ammiccò a Mulder in modo cospirativo.

Mulder lo guardò, sebbene qualcosa lo pungolasse mentre guardava Kever svuotare la   sua pipa nel fuoco, le rosse fiamme che divampavano quando il tabacco le colpiva.

"Perchè hai ucciso  gli uomini che viaggiavano con il virus?"

Guardò alle spalle di Kever, mantenendosi molto calmo.

"Chiamala... assicurazione," disse Kever, non guardandolo mentre prendeva dal mantello una scatola dall'aspetto antico e l'apriva, riempendo la sua pipa. Fellix, a mala pena visibile nell'angolo  dove stava dormendo sull'altra sedia, si mosse nel sonno, facendo un mormorio simile ad un bambino inquieto.

Lascia perdere, Mulder disse a se stesso. Non pensarci... non lasciare che lui...
(Non gli credo...)
Mulder lo spinse in basso, sperando che Kever non avesse potuto sentire il pensiero mentre emergeva.

"Che cosa hai fatto a Scully?" chiese, facendo appello nuovamente a quella rabbia.

Kever allungò il dito e gli fece prendere fuoco nella fiamma rossa, usandolo per accendere la pipa

"L'ho uccisa."

Mulder si sentì all'istante come se stesse cadendo da un alto edificio, cadendo... per poi colpire il suolo. Chiuse gli occhi, i suoi denti   digrignati.

"E' morta." Mulder lo disse quanto più apertamente possibile.

Kever annuì. "Si, giusto un attimo fa. In terribile dolore e completamente da sola al buio." La sua voce divenne un bisbiglio. "Proprio come tu hai sempre temuto."

Emanò una nuvola di fumo che nascose i suoi lineamenti, anche se Mulder sapeva che cercava la reazione, che Mulder non potè fare altro che dargli. Gli occhi scuri di Kever si accesero di delizia.

"Perchè... perchè lei?" Mulder mormorò, sebbene la bile gli fosse salita nuovamente in gola. "Perchè solo lei?"

Voleva lanciarsi contro Kever e fare ciò che poteva alla creatura. Ogni muscolo del suo corpo era teso come una corda. Odiava a sufficienza da morire nel tentativo di fare qualcosa.

Kever sorrise nuovamente. "Chiedimi di nuovo degli uomini. Perchè ho ucciso gli uomini."

"Fottiti." Qualcosa stava scaturendo nella sua gola, dura come una roccia e calda come il fuoco davanti a lui.

"CHIEDIMELO!" Kever ruggì, voltandosi, e la fiamma dietro di lui si alzò come se le fosse stato ordinato. La temperatura della carrozza si alzò velocemente, abbastanza da rendere il respiro difficoltoso. Mulder ebbe l'impressione che i suoi polmoni stessero bruciando.

"Tu puoi uccidermi," Mulder gli gridò  di rimando, e in quel   momento riuscì ad alzarsi.

"Ma non giocherai con me come un dannatissimo INSETTO -"

Kever si mosse senza muoversi. Mentre Mulder recuperava l'uso dei suoi piedi, la creatura era semplicemente lì, in piedi di fronte a lui di nuovo come prima, le sue mani sulla gola  di Mulder, le unghia che si conficcavano nella pelle. Il volto di fronte a lui, la creatura - gli occhi gialli, il respiro putrido, la bocca piena di denti aguzzi come aghi...
Con l'altra mano, aveva un mazzo di chiavi di fronte al volto di Mulder, l'anello dondolava da due lunghe unghia.

"Questi sono le chiavi del SUV, Fox. Senza di loro, l'auto non può muoversi. E l'unico modo per fermare il virus e salvare la tua pietosa ed inutile razza era avere queste chiavi.  Ma non sei riuscito a capirlo abbastanza in fretta,  vero? E ora non puoi farlo... ciò che devi fare è essere in grado di prendere queste chiavi da me... è finita ora. Morta come lo sarai presto anche tu..."

Era questo allora. Aveva ucciso Scully perchè lei avrebbe potuto fermarlo. In qualche modo... c'era qualcosa che avrebbe potuto fare.
No. Qualcosa l'avrebbero fatta. Insieme.
Era per quel motivo che Kever era arrivato. Per essere sicuro di tutto. Per essere sicuro che essi non fossero in grado di interferire.
Mulder si mise diritto, ignorando il dolore nella sua gola provocato dalle unghia, ignorando il fuoco dietro Kever e quegli occhi gialli, e la pelle che diventava arida e verde.

"Non sei potente quando vuoi far credere,  Mr. Kever," sussurrò, ma la sua voce era ferma e forte. "Non sei venuto per godere della nostra distruzione e non farai si che questo avvenga . Noi l'avremmo impedito e tu dovevi fermare, che è una cosa molto differente. E tu dovevi uccidere una sola persona per mantenere il controllo, nonostante tutto ciò che sei in grado di fare. Una persona. Ed ora stai giocando con me e mi stai punendo per avere una sorta di potere su di te. Tu debole, codardo figlio di puttana."

Mulder sentì il fuoco attizzarsi in lui, ardere. Si inclinò all'indietro abbastanza da ottenere un pò di spazio e sputò fuoco, dritto sul volto di Kever.

Quando la creatura aprì nuovamente i suoi occhi, sbalordito, essi erano diventati rossi come la fiamma. Le sue labbra si ritirarono dai suoi denti, rivelando gomma   nera, una spessa lingua nascosta lì.

"Non ho più paura di te,"  Mulder disse, e sorrise.

"L'avrai," la creatura replicò.  "Oh   Fox... l'avrai."

 

 

*****

FINE DEL CAPITOLO QUATTRO. CONTINUA NEL CAPITOLO SEI.