Silver Cornet - Giorno Sei

 

ATTRAVERSO L'IDAHO
320 MIGLIA AL PONTE SULLO SNAKE RIVER
6:15 p.m.

 

Non è che non credesse negli angeli. Ogni cosa durante la sua infanzia, tutte quelle ore trascorse tra le fumanti preghiere delle cattedrali, i ricordi di vetrate colorate con esseri alati che arrivavano attraverso alte finestre, come se cavalcassero i raggi di luce dietro di loro, l'avevano preparata a credere che gli angeli erano, di fatto, reali, esseri che si libravano da qualche parte, non visti da occhi mortali.
Quello a cui Scully non riusciva a credere, comunque, era che uno di loro stesse seduto davanti a lei, canticchiando una canzone che lei ricordava vagamente essere del tempo della Guerra Civile, un uomo vecchio e anonimo, con i capelli grigi e mani callose che si spostavano continuamente lungo i bordi di un consunto cappello.
E forse, ancora più importante, Scully non riusciva a venire a patti con quello che tutto ciò significava. Non voleva pensarci.
Il coperchio della scatola che conteneva la cornetta d'argento di Blue era stato chiuso con violenza, la luce troppo brillante l'aveva   accecata senza dolore e la sua coscienza fatta scivolare via, quasi avesse sollevato la sua consapevolezza come si fa con una foglia e l'avesse portata lontano. Di tutto ciò che era accaduto dopo Scully non riusciva a distinguere se fosse realtà o parte di un sogno, sebbene lo sguardo di Blue nella penombra la rendesse scomodamente sicura che lei non avesse sognato nulla. Blue la stava guardando dall'orlo dei suoi occhiali, gli occhi scuri come uno stagno senza fondo.
Si sentiva più forte, forte a  sufficienza per sedersi, cosa che fece, alzandosi da sotto la sottile coperta e la stoffa calda e scura della giacca di Blue, che sembrava averle dato mentre dormiva. Riusciva a sentire la dolcezza del liquido che le aveva dato prima, e realizzò che Blue doveva avergliene dato di più mentre lei era persa in quel posto che era e non era come un sonno.
Blue non si mosse mentre lei si alzava, il suo peso sul suo braccio destro. Gli restituì il suo sguardo torvo, l'unico suono lo scricchiolio delle rotaie sotto il treno, all'esterno un panorama immerso in un tramonto insanguinato, il cielo del colore del carbone bollente.
L'approccio diretto alle cose era sempre stato il miglior modo di agire nelle situazioni difficili, anche se lei spesso era stata accusata di essere troppo sfacciata o troppo franca. Dato che l'essere vista come una persona troppo sfacciata era l'ultima delle sue preoccupazioni (con la fine del mondo sulla bilancia), optò per quella soluzione.

"Dimmi perchè sei qui," disse quietamente, la sua voce ferma.

"Per favore."

Blue non disse nulla. Non si mosse per un lungo momento, non battè neanche gli occhi. Poi il suo sguardo si posò sulla cassa, e di nuovo su di lei.

"Se interpreto il testo correttamente," cominciò. "Tu sei... l'angelo... inviato per suonare la tromba che segnala la fine del mondo. Il giorno del giudizio."

Blu sorrise debolmente. "Alcune persone credono questo," disse. "Si, signora."

Scully annuì. Ok, pensò, la sua mente iniziò a correre, cercando di ricordare quelle cose che un tempo sapeva e che in quel momento parevano dimenticate.
Okay...

"C'è qualche ruolo che si suppone debba avere in questo?" Scully poteva avvertire il suo impallidire mentre le parole lasciavano la sua bocca.

Blue annuì. Il sorriso sparì. "Si, signora."

Scully aspettò, sperando  che la risposta alla domanda successiva si affacciasse spontaneamente, o che Blue gliela rivelasse volontariamente. Ma il fatto che lui non gliela avesse detta fino a quel momento, era la dimostrazione che lui non voleva - o non poteva? - dirgliela.

"Che parte ho?" La sua bocca era diventata arida.

Blue si rigirò fra le mani il bordo un altro paio di volte, studiandolo. "E' qualcosa in più... che parte tu potresti avere, Dana?"

Scully inghiottì. "E da quale lato?" chiese, la sua voce era diventata un roco respiro.

"Non sono sicuro di quello che intendi," disse, non distogliendo lo sguardo dal suo cappello.

"Da quale lato sono? Devo prevenire quello che sta per accadere, o essere sicura che accada?" Si sentì gli occhi umidi.

Non voleva credere a nulla di tutto questo, le sue bizzarre implicazioni.

"Quello, Miss Dana, dipende da te," Blue disse, sollevando nuovamente lo sguardo.

"Tu e il Signor Mulder, e la scelta che entrambi farete questa notte."

In quel momento giunsero le lacrime, nate non dalla disperazione ma dalla frustrazione, da qualcosa simile alla rabbia. "Perchè questo deve dipendere da noi?"

"Il signor Mulder è colui che ha portato il diavolo in questo, signora," disse Blue, cercando di assumere un tono gentile. "A causa di qualcosa che ha visto tempo fa, un ragazzo che è stato preso in trappola da qualcosa di infernale che ha spostato il suo sguardo sul signor Mulder e ha continuato a guardarlo, guardarlo in maniera ossessiva." Strinse il  bordo del suo cappello, la stoffa si arricciò nella presa. "E una ragione per cui ha aspettato così duramente è lei e qualcosa che lei ha visto prima, la stessa cosa che lei ha visto stanotte e che l'ha cambiata, ha fatto si che lui non potesse affrontarla direttamente, e questo gli ha messo paura."

La mente di Scully cominciò a correre velocemente, ricordi l'affollavano. Il parcheggio dove si era piegata, la voce di Mulder nel cellulare al suo orecchio e l'angelo davanti a lei, il Serafino.

"Che cosa le ha detto?" Chiese Blue. "Ricorda cosa le disse padre McCue?"

Scully ricordò, ma non fiatò. La sua mano si sollevò per coprirle la bocca.
Il treno prese velocità, dando un leggero strappo sulle rotaie. La testa di Blue si voltò verso la finestra improvvisamente, il sole era calato del tutto eccetto l'oscurità. Si voltò verso Scully, i suoi lineamenti induriti, intensi.

"Dana, abbiamo poco tempo," disse con fermezza. "Ricordi cosa ti disse?"

Spostò la mano abbastanza da poter parlare. "Disse che guardare un Serafino in tutta la sua gloria... significava dare l'anima di qualcuno al paradiso." Come poteva dimenticare?

Blue annuì. "Si," disse in un sussurro.

"Ma è solo una storia," insistette. "E' solo una storia in un libro che la Chiesa non ha nemmeno riconosciuto come vera!"

Blue sorrise tristemente. "Storie come quella sono divertenti, signora," disse. "Qualche volta sono quelle talmente strane che sembra difficile credere in esse a contenere la maggior parte della verità. Le persone hanno una visione strana della verità. Pensano che sia facile riconoscere ciò che è vero, e signora, le cose difficilmente stanno così."

Scully annuì,  e Blue andò avanti, la sua voce si alzò e i suoi occhi si illuminarono con una luce interna.

"E se ci pensa, signora, il modo più sicuro per superare la paura di qualcosa che non si capisce è dire a se stessi che quale che sia la storia che si sta cercando di dire non è reale e che, ad ogni modo, non ha importanza!"

Scully inghiottì e annuì di nuovo. "Si," disse lievemente.

"Spesso è quella la strada."

Blue si chinò in avanti e le toccò la mano. "Dana, tu hai visto il mio viso," sussurrò. "Il mio viso *reale*. Ora credi in ciò che hai visto con i tuoi occhi? Vuoi crederci?"

Lei non voleva, no. Come Blue aveva detto, una storia potrebbe essere troppo vera, così vera da spaventarla. E lei aveva molta paura.

"Si," disse.

Blue sorrise di nuovo, abbastanza da toccargli anche gli occhi.

"Come possiamo combattere quest'uomo?" Chiese debolmente. "Che cosa dovrei fare?"

Blue si alzò e si sedette accanto a lei sul letto, muovendosi lentamente, la sua mano si allungò per prendere quella di Scully. Era callosa e calda come quella  di un uomo anziano.

"La prima  cosa che deve fare, signora, è credere che non è un uomo," disse. "Non c'è nulla di umano in lui, eccetto l'involucro di pelle che ha sopra, e neanche uno dei migliori."

Scully ricordò i suoi strani occhi, i lunghi capelli   che erano troppo bianchi, e quelle orribili unghie simili ad artigli.
Un male necessario, aveva detto. Scully inghiottì di nuovo nervosamente.

"Va bene," disse. "Ora dimmi che cosa mi ha fatto. Dimmi come mi ha reso così malata, e perchè."

Blue le strinse la  mano. "Dana, lui ha notato il signor Mulder tempo fa e questo ha reso il signor Mulder vulnerabile di fronte a lui, qualcuno da controllare, un giocattolo per lui da tenere da parte per giocare dopo. Ma ciò che tu hai visto... bene, tu hai ceduto qualcosa quando mi hai guardato, hai guardato il mio vero volto. Quando hai dato questo, hai anche  ricevuto qualcosa dentro di te, qualcosa che lui non può guardare ora con il suo vero volto. Doveva trovare un modo per toccarti con ciò che egli è, mettere una parte di lui in te per attenuare quella luce, e lo ha fatto."

Scully ricordò la notte nel vagone ristorante, il cacao che aveva portato, una lunga unghia immerso in esso, le sue scuse troppo educate e l'offerta di rimpiazzare la tazza. Era così ansiosa di fuggire dalla sua sconvolgente presenza, che aveva rifiutato invece e l'aveva bevuto...

"Ma tu... mi hai curato?" chiese, indicando con il capo la tasca della   giacca dove la bottiglietta era stata riposta.

"In un certo senso," Blue disse quietamente. "Ti ho aiutata a rigettare quello che lui aveva messo dentro di te. Questo è   tutto."

I suoi occhi si inumidirono. "Puoi aiutare Mulder?" sussurrò. Era diventato molto scuro, e aveva difficoltà a distinguere i lineamenti del volto di Blue. "Ti prego."

"Il signor Mulder non ha bisogno del mio aiuto, signora," disse, e Scully poteva sentire un che di tenero nella sua voce. "Una delle ragioni per cui Kever si è fissato con lui era perchè sapeva che Mulder era una sfida per lui, e a lui non piacciono le sfide quanto lo spaventano. Il signor Mulder può gestire Kever da solo per il momento."

"Ma come?" Chiese Scully. Il pensiero di Mulder da solo con Kever, con ciò che lui era...

Blue andò avanti. "In parte perchè crede in tante cose così facilmente, e in parte perchè non crede totalmente in nulla eccetto una cosa. Credere facilmente lo spingerà a fermare Kever, a credere che ciò che Kever gli ha detto circa ciò che è su questo treno è vero abbastanza da tentare di impedirlo; non credere completamente non lo tratterrà dal credere che Kever ha il potere di sconfiggerlo come sta tentando di fare, e questo lo terrà al sicuro per il momento."

Scully pensò per un attimo a quello che Blue le aveva detto, comprendendo.

"Sono l'unica, vero?" Sussurrò mestamente. "L'unica persona in cui lui crede."

Blue annuì nell'oscurità, il profilo della sua testa ondeggiò una volta. "Si, signora, lo è. E Kever ha detto a Mulder che ti ha uccisa, ma Mulder sa che è una bugia. Lui sa che Kever  ha paura di te, e di lui."

"Perchè?" Chiese. "Perchè è spaventato? Quando tu sei qui e puoi fermare tutto questo senza di noi.  Perchè non lo fermi?"

Blue scosse il capo. "Gli uomini hanno messo in moto questo, e gli uomini sono i soli che possono fermarlo. Gli uomini sono disposti a sacrificarsi per ciò in cui credono, per ciò che essi ritengono giusto."

Guardò Scully per un  cenno, la sua espressione tenera.

"Voi potete impedire ciò che sta per accadere," mormorò. "Voi due. Perchè il signor Mulder crede in te e  nel suo mondo, crede di poterlo salvare, e che può salvare te. E tu credi in me, e nel signor Mulder."

Scully lo guardò mentre passavano accanto ad un fascio di luce, fissandolo negli occhi nella luce intermittente. Rimase calma e quieta per un lungo   momento, quieta come una tomba.

"Come?" sussurrò.

Blue guardò  fuori dalla finestra, come se vedesse qualcosa in lontananza. "Il treno si sta dirigendo su ponte che attraversa lo Snake River. Il ponte non reggerà e il treno cadrà."

Gli occhi di Scully si allargarono, ma  lei non disse nulla.

"Lei può trattenere Kever nella carrozza anteriore dove si trova e dare al signor Mulder il tempo di raggiungere il vagone, quello che trasporta quella cosa che avete fatto. Se lei intrattiene Kever, il  signor Mulder sarà in grado di guidarlo lontano dall'acqua, perchè se tocca quell'acqua..." Blue guardò la scatola del corno, e le strinse la mano di nuovo.

"Ma tutte le persone sul treno... ed io. Moriremo," disse, quasi stordita.

Blue si rosicchiò il labbro. "Bene, signora," disse in modo gentile. "Le cose preziose... costano molto. Lo sono sempre. E lo saranno sempre." Allungò una mano e le toccò il mento lì dove si era posato quando lei aveva abbassato lo sguardo. "Cerchi di non pensarci troppo adesso," sussurrò, e lei alzò nuovamente gli occhi.

Alla fine, Scully annuì, emanando un sospiro tremante. Quindi parlò.

"Dimmi che cosa devo fare."

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THE DINING CAR
45 MIGLIA AL PONTE SULLO SNAKE RIVER
11:45 p.m.
 
Ronald Royce era sempre stato orgoglioso di se stesso per essere un uomo di azione, anche se sua moglie Becky aveva sempre trovato da ridire su questo.
Ogni volta che si infuriava con un altro automobilista al volante della sua suburbana, ogni volta che dalla soglia di casa a Boise cacciava i bambini che distruggevano il prato, lo sgridava dal soggiorno e gli diceva che Gesù Bambino era venuto per insegnargli la pazienza e guarda come Ronarld lo ringraziava?
Seduto in un angolo del puzzolente vagone ristorante di quel treno dimenticato da Dio, Royce non aveva molti grazie da dare per la situazione in cui si trovava. E nemmeno l'aveva uno degli altri uomini che si erano raccolti attorno a lui, il loro leader di fatto in una t-shirt dei Green Bay Packers (ndt: nome di una squadra di calcio americana) e pantaloni di flanella coperti con cani e anatre ricamate.

"Siamo seduti qui da cinque giorni," sussurrò Royce aspramente, gli scagnozzi con la pistola nelle aree tra i vagoni, circondandoli come cani in gabbia. "E per tutto il tempo ho detto che siamo sufficienti per caricare questi figli di puttana, prendendoli di sorpresa e riappropiandoci di questo posto."

"Fin dove vuoi arrivare in questa corsa?" disse un uomo anziano, vicino ai 60, parlando lentamente e guardandolo con durezza. "Immagino che quei tipi con la pistola possano fare parecchi danni a quelli che sono davanti. Vuoi essere uno di quelli?"

Due giorni prima,  Royce avrebbe detto di no. Anche ieri avrebbe dovuto pensarci. Ma oggi? Non ne aveva idea.

"Preferisco morire come un uomo sui miei piedi che essere sparato qui in un vagone ristorante con un gruppo di femminucce che non riescono ad assumere una posizione," disse, guardandolo con occhi furiosi, ma l'uomo più anziano sorrise solamente.

"Femminucce, uh?" chiese l'uomo. "Mr. Royce, non sono io quello seduto qui con cuccioli e anatre sul mio culo."

Royce iniziò ad alzarsi, la mascella contratta, accigliato, quando uno degli altri uomini, uno giovane chiamato Clark, gli afferrò le spalle  e lo tenne seduto.

"Andiamo, voi due," disse Clark fermamente ma tranquillamente. "Non abbiamo il lusso di litigare fra di noi. Abbiamo attraversato l'Idaho, e sappiamo tutti a questo punto che loro non hanno nessuna intenzione di lasciarci uscire da questo treno vivi."

Questo ammorbidì Royce, e l'uomo più anziano guardò in basso, lasciando andare un pesante respiro.

"Qual è il suo piano, signor Royce?" Chiese Clark.

Royce guardò gli uomini attorno a lui, l'uomo più anziano, Clark.
Con tutta probabilità c'erano 45 di loro nel vagone.

"Tu ed io, Clark," disse con convinzione. "So il modo per farli arrabbiare e confondere."

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THE SLEEPER CAR
35 MIGLIA AL PONTE SULLO SNAKE RIVER
11:55 p.m.
Blue era in piedi accanto alla porta, due dei tirapiedi di Kever fumavano sigarette accanto alla porta che immetteva all'area di connessione fra il vagone letto e quello ristorante, quando udì il primo grido. Guardò l'orologio sulla cabina del conduttore morto.
11:55.
Giusto in tempo, pensò. Giusto in tempo...

"Signorina Dana," sussurrò, e Scully venne avanti da dove era, all'ombra, la maglia di Mulder gigante per lei, una V di pelle bianca che si mostrava dal suo collo aperto. La sua croce era lì, cogliendo la luce dallo scompartimento dove i tirapiedi si erano voltati, sfoderando le loro pistole.

"Che cazzo sta succedendo qui?" Uno degli uomini ringhiò ad un altro.

"Oh, Gesù," rispose l'altro uomo, oltrepassandolo. "Sembra che finalmente ci sia un pò di movimento."

Blue poteva sentirlo, cose che cadevano, un uomo che insultava un altro uomo, grida, un tumulto di suoni.

"Muoviamoci!" disse il primo uomo, e due di loro entrarono velocemente, gridando di mettersi a terra mentre irrompevano attraverso la porta e nel frastuono che c'era al di là.

"VAI!"

Blue sentì qualcuno gridare dal vagone ristorante, e poi un improvviso rumore di spari, urla, e il suono di corpi che cadevano su altri corpi.

"Avanti!" Disse Blue, facendo un passo nel corridoio e invitando Scully a venire avanti. "Non abbiamo molto tempo prima di raggiungere il fiume. Deve muoversi velocemente."

Scully era in piedi nel corridoio, il frastuono di corpi, grida, vetri che si rompevano, davanti a lei, attraverso la porta del vagone ristorante mentre gli uomini affrontavano e sopraffacevano gli scagnozzi in massa.
Scully poteva sentire l'odore della polvere da sparo. La persone erano morte.
Mentre questo pensiero nasceva dentro di lei, sentì la mano di Blue stringersi attorno alla sua.

"Andiamo," disse di nuovo. "Ti farò passare."

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END OF CHAPTER SIX. CONTINUED IN CHAPTER SEVEN.