- - - - - -
- Mulder rimase sveglio per la maggior parte della notte.
- Come di solito, era prostrato da attacchi d'insonnia, ed erano passati così tanti anni
da quando aveva dormito accanto a qualcuno
- Nella luce fioca proveniente dal corridoio, giaceva sveglio e guardava Scully che
dormiva. Studiò i suoi capelli rossi, sparsi sulla propria spalla. Ammirò la facilità
con cui lei aveva avvolto il proprio corpo intorno al suo e si era arresa all'oscurità,
ai propri sogni; sembrava non provare paura. Il suo appagamento la difendeva come una
coperta. Lui si spostò appena un po' e sentì il braccio di lei stringersi intorno alla
vita per un momento, come per assicurarsi che non se ne fosse andato, quindi si rilassò
di nuovo.
- In soggiorno, sul sofà - dopo che avevano fatto l'amore - lui aveva iniziato a
sonnecchiare, rimanendo sospeso nella zona delirante tra sonno e veglia, e capì soltanto
ora che non era impaurito. Aveva sistemato Scully contro il suo petto come un talismano,
ed aveva chiuso gli occhi senza minimamente pensare a quali immagini potessero attaccarlo
attraverso l'oscurità. Gli era accaduto, tutto aveva avuto inizio in questo letto, in
primo luogo, poteva continuare a mantenere quella pace e dormire per tutta la notte.
- C'era sempre timore -- sepolto in profondità e negato, ma comunque timore -- quando si
stendeva per dormire.
- Quando dormiva sul sofà in soggiorno, le luci esterne della strada tenevano il buio
alla lunghezza di un braccio; qui c'era la luce nell'ingresso dell'appartamento, che
lanciava ombre oblique entrando attraverso la porta aperta. Aveva detto a Scully di
lasciare la luce accesa in modo da non inciampare al buio in caso si fosse alzata durante
la notte; non le aveva detto che la lasciava accesa ogni notte, che non poteva dormire
senza.
- Doveva esserci luce. Non era mai impaurito dalle ombre che forzatamente portava, finché
c'era luce. Qui c'era la luce del corridoio; in hotel, la luce del bagno, la porta
lasciata socchiusa quel tanto da consentirgli di vedere i contorni della camera da letto.
Non aveva mai comprato una luce notturna; sarebbe stato come ammettere che quel timore era
ancora con lui. Invece aveva creato questo scomodo compromesso con la notte e così teneva
a bada la maggior parte dei sogni.
- Non c'era mistero in questo. Sapeva esattamente quando e dove il timore era stato nato.
Era arrivato la notte in cui Samantha venne presa. Era iniziato nel primo istante in cui
la luce si era spenta in casa, nel momento in cui udì il grido di lei. Da quella notte in
poi aveva avuto bisogno della luce. La madre sembrava capire, ma questo irritava suo
padre.
- Hai dodici anni, per l'amor di Dio, non sei più un bambino, gli diceva; suo padre
spegneva la luce, chiudeva la porta e si allontanava con il passo misurato che Fox aveva
imparato a temere. Così lui rimaneva disteso al buio con gli occhi spalancati, aspettando
di sentire quel silenzio che stava a significare che era l'unico ancora sveglio, solo
allora avrebbe potuto dormire.
- Sì: si rendeva conto dell'origine; conoscendo il cuore della bestia, era riuscito quasi
ad addomesticarla, ma non ad ucciderla. E così stasera aveva abbastanza luce per vedere
Scully, sistemata nella curva del suo braccio, luce per guardare il suo fianco sollevarsi
e ricadere con il suo respiro dolce.
- Che cosa avrebbe fatto, la sua Scully -- che cosa avrebbe fatto, la prima volta che si
fosse svegliato gridando? La seconda -- la quinta
la centesima? Perché sarebbe
successo, persino se lei fosse rimasta -- se fosse rimasta, l'avrebbe visto; era
inevitabile. Presto o tardi l'avrebbe visto. Il suo cuore cedette e tremò solo al
pensiero.
- Scully allora si mosse, ed il suo braccio si strinse ancora intorno a lui. La mano si
alzò verso il suo petto e lo batté delicatamente. Mormorò qualcosa così piano, che non
capì, ma il calmante, cantilenante, tono lo confortò e tutto d'un tratto seppe
- Sarebbe successo, un giorno o l'altro, ma sarebbe andato tutto bene; lei sarebbe stata
là e lo avrebbe abbracciato, avrebbe cacciato l'oscurità e lui sarebbe stato al sicuro.
Il miracolo di questa intuizione si diffuse su di lui come la luce solare attraversa il
cielo la mattina. Si girò su un fianco, verso lei; la avvolse tra le braccia, chiuse gli
occhi e subito si addormentò.
- E mentre dormiva, sognò. Sognò di essere a casa, nella prima casa che potesse
ricordare, a Martha's Vineyard; nel prato dietro a casa ed era il crepuscolo. Un grande
albero era a terra sradicato, con le radici verso la casa. Stava arrampicandosi tra i rami
verso le radici, verso la casa e Scully era accanto a lui, tenendogli la mano. Poteva
vedere le luci attraverso le finestre; poteva già sentire il calore del posto. Emersero
dai rami e camminarono accanto al tronco e mentre arrivavano alle grandi radici nude,
Mulder guardò in su verso il cielo; vedendo non piccole stelle puntiformi, ma masse
piuttosto indefinite e velate di luce. Guardò intorno e vide stelle cadenti dappertutto,
piccole, quasi come uno scintillio d'argento
che cadeva sopra e tutto intorno a lui
ed a Scully. Si girarono verso la polvere brillante che stava per atterrare. Lui guardò
Scully e lei gli sorrise
"Mulder
"
Era nel suo letto ed alla finestra vide la prima luce dell'alba. Scully
era avvolta intorno a lui, tutta morbida e calda e nuda, le dita erano avvolte nei suoi
capelli, gli stava baciando il viso e bisbigliava il suo nome.
"Scully," esalò, e girò la testa per guardarla. La sua
meraviglia doveva esserle scritta sulla faccia, perché la mano che lo stava accarezzando
si fermò sulla guancia e gli occhi di lei si appannarono per la preoccupazione.
"Cosa c'è, Mulder?" chiese gentilmente. "Hai fatto un
sogno?"
Lui aprì la bocca per parlare, ma poté annuire soltanto.
Scully gli guidò la testa al suo seno e gli accarezzò i capelli.
"Va tutto bene, Mulder," lei mormorò. "Va tutto bene."
"Va tutto bene" fece eco lui dolcemente, credendole.