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"Quindi, uh... Mulder, che succede?" chiese, aggirando la recinzione per avvicinarsi a lui.
Un'altra palla volò fuori della macchina lanciatrice, ed essendo lui il nuotatore, corridore, e giocatore di pallacanestro ben allenato che era, la colpì facilmente spedendola lontana nel cielo, ed era piacevole guardarlo mentre lo faceva.
"Sono impressionata", disse avvicinandosi. "È questo il mio regalo di compleanno?"
"No, è questo", rispose, lasciando cadere improvvisamente la mazza, afferrandola dietro al collo ed attirandola in un bacio come fece con la Scully del 1939, tranne che ora non era la Scully del 1939, era la Scully del 1998 con vestiti migliori ed una migliore acconciatura.
Ed un molto migliore controllo della lingua.
"Wow...", disse quando finalmente si divisero.
"Wow...", rispose lei.
"Proprio Wow", disse il ragazzino grazioso col cappello grazioso e la tuta graziosa che ora aveva un anche grazioso sorriso sul viso.
"Grazie, Poorboy. Ora puoi andare a casa", disse Mulder, che certo ora aveva altre cose in mente oltre al baseball o agli extraterrestri.
Lui diede al bambino grazioso qualche altro dollaro, poi guardò Scully e disse: "Ed ora possiamo andare a casa anche noi se lo vuoi".
"Che significa che ora vuoi andare a casa?! E perché dobbiamo andare adesso? Ho appena sprecato dieci minuti del mio tempo per guidare fino a qui, solo per te. Ho fatto tutto per te, Mulder. Lo sai, non ho mangiato da pranzo, e si è trattato solo di un po' di yogurt con polline, e non era nemmeno vero polline d'ape, era polline "light". Ed ora tu vuoi che io corra al tuo appartamento per fare la cosa selvaggia con te senza nemmeno cenare né aver trovato il regalo di compleanno che mi hai promesso? Che diavolo pensi che stiamo facendo?"
"Io sto tentando di capire i misteri del cuore, Scully" rispose semplicemente.
"Tu stai tentando di entrarmi nelle mutande, Mulder", lo contraddise lei.
"Certo".
"Bene, proprio non dovevi chiamarmi qui fuori per fare quello".
"Io devo sempre chiamarti per farti venire ad incontrarmi nei posti, Scully. È quello che io faccio. Lamentarsi, gemere e lagnarsi per il dover venire ad incontrarmi è quello che fai tu, eppure vieni comunque".
Sorrise. "È vero, ma perché il baseball? E perché stasera?"
"Te l'ho detto: sto tentando di capire i misteri del cuore, e mi hanno detto che il baseball è la chiave per decifrarli".
Lei si alzò a passare i pollici sulle sue labbra come aveva fatto sulla sua porta quando l'aveva chiamata la sua pietra di paragone. "Io posso rivelarti i misteri del *mio* cuore, Mulder... ma tu prima devi fare qualcosa per me".
"Cosa?"
"Portami fuori a cena. Sto morendo di fame".
Lui sorrise, raccolse la mazza e la infilò insieme alle palle nella borsa che aveva portato. "Posso farlo, ma dopo dobbiamo dopo fare quello che voglio fare io".
"E cosa sarebbe?"
Prendendole la mano, cominciò a condurla verso la sua macchina. "Dopo che noi avremo esplorato i misteri del tuo cuore, c'è qualcos'altro che gradirei esplorare con te stasera".
Lei inclinò la testa, pensando per un momento. "Un X-file?"
Lui guardò oltre verso lei, scosse le sopracciglia, e ghignò: "I misteri del tuo corpo".
~ fine ~