Titre: VIRUS
Par Valérie Charlot, (vavie)
Email: valeriec2@wanadoo.fr
Résumé: Mulder è contaminato da un virus sconosciuto.
Spoilers: Detour, Triangle, et quelques autres.
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Tradotto da Vix

 

Ore 17. Ufficio dell'agente Mulder

- Questo tipo era scatenato. Raramente ho visto un tale odio. Come va la tua mano?

Mulder osservò rapidamente l'ampio sfregio che gli barrava il dorso della mano destra. Sorrise a Scully con aria stanca.

- Sì, non preoccuparti. Non è nulla.

- Promettimi di disinfettarlo correttamente, questo weekend. Hai qualcosa in programma?

- No… In realtà credo che passerò i prossimi due giorni sdraiato sul divano guardando dei film. Sono sfinito.

- È vero, hai un aspetto terribile, questa sera. Torna a casa, Mulder. Finirò io questo rapporto.

- Mi cacci?

- Sì, proprio.

- Allora, a lunedì.

Lo osservò sorridendo mentre si allontanava, lei sapeva che lui odiava quando faceva la mamma in tal modo, ma non poteva impedirselo. Questa sera più che mai, c'era nei suoi occhi verdi e grigi una malinconia che la disturbava.
Provò a cacciare questi pensieri dalla mente per concentrarsi sul rapporto della cattura. Erano stati chiamati per negoziare con un ricercatore che era improvvisamente diventato violento e minacciava di fare esplodere il suo ufficio. Mulder era riuscito a gestire la situazione, non senza fatica.
Lei terminò qualche minuto più tardi e tornò a casa.
Quando Mulder arrivò infine a casa, sospirò vedendo il disordine che regnava nell'appartamento.
La donna delle pulizie aveva avvisato ieri che non sarebbe venuta, ma lui aveva dimenticato questo dettaglio. Con aria scura, iniziò a raccogliere le sue cose sparse in giro ma era troppo esaurito per continuare e si diresse verso il bagno.
Restò a lungo sotto la doccia bollente, provando un malessere che non sapeva a cosa attribuire.
Lo specchio gli rinviò l'immagine di qualcuno che aveva bisogno di dormire…
Si lasciò cadere pesantemente sul divano, e contrariamente alla sua abitudine, scivolò nel sonno istantaneamente.
Si svegliò qualche decina di minuti dopo, inzuppato di sudore, con la nausea in agguato dietro alle labbra.
Alzandosi, una vertigine potente lo forzò ad aggrapparsi al bracciolo del sofà per non cadere.

- Merda… Cosa mi succede?

Riuscì ad alzarsi e penosamente si diresse verso il bagno, dove una nausea più importante lo piegò in due.
Col fiato corto, restò a lungo così, per finalmente raddrizzarsi ed alzarsi, con la testa pesante.
Cercò il telefono con una mano e lo sollevò.

- Scully sono io. Non va per niente bene. Chiamami appena rientri.

Riappese il telefono maledicendo la segreteria telefonica della sua collega, quindi si lasciò scivolare in un sonno comatoso popolato di incubi. Una nuova nausea lo svegliò, più forte ancora, e lo costrinse nuovamente ad alzarsi. Sentì le gambe cedere sotto di sé, e tentò di aggrapparsi all'apparecchio telefonico mentre cadeva.
Cadendo, la sua testa urtò violentemente l'angolo del tavolino, che gli ferì lo zigomo destro.
Riuscì tuttavia a comporre il numero di Scully e, con voce debole, al limite dello svenimento, trovò la forza di pronunciare alcune parole.

- Vieni, Scully…

- Mulder sei tu? Mulder mi senti?

Incapace di resistere più a lungo, si lasciò scivolare nell'incoscienza.
Scully non ci mise che pochi minuti per arrivare dal suo partner. Frugò febbrilmente nella borsa per trovare le chiavi del suo appartamento ed aprì la porta in fretta. Mulder era a terra: il suo viso era gessoso, lo zigomo tumefatto e grandi occhiaie grigie gli cerchiavano le palpebre. Si inginocchiò vicino a lui e si assicurò che respirasse. Le pulsazioni erano rapide e superficiali. Osservò il sudore che bagnava la radice dei suoi capelli corti e passandogli la mano sulla fronte si convinse che bruciava per la febbre.
Corse in bagno e ritornò con un asciugamano umido e fresco che gli posò sulla fronte. Pulì delicatamente il sangue che imperlava la ferita ma questo semplice contatto lo fece contorcere per il dolore. Aprì gli occhi lucidi ed arrossati per l'aumento della temperatura corporea.

- Eh… non sembra che tu stia bene…

- Grazie per essere venuta…

- Hai battuto la testa cadendo.

Portò la mano alla guancia pulsante.

- Da quanto tempo sei in questo stato?

- In realtà da quando sono rientrato… Ho fatto una doccia, quindi ho dormito un po'. La febbre ha iniziato a salire… Ho voglia di vomitare…

Si affrettò a presentargli un recipiente e lui rigettò un po' di liquido.

- Hai preso qualcosa? Un'aspirina?

- Non ancora… Ho solo bevuto un po' di acqua…

- Bruci di febbre Mulder. Hai un termometro?

- Nel bagno… Da qualche parte in fondo ad un cassetto.

Lo lasciò alcuni momenti e ritornò con il termometro. Lo schermo indicava 39,9°.

- Dovresti stenderti sul divano… Puoi provare ad alzarti?

- Non so… Sì… aiutami.

Lo sostenne e riuscì a percorrere i pochi metri che lo separavano dal sofà.
Si stese, esaurito dallo sforzo che aveva appena fatto.

- Che cosa ho, Scully?

- Certamente una brutta influenza. Ma devi bere, altrimenti ti disidraterai. Tieni, è un'aspirina.

Gli presentò il bicchiere e lui inghiottì con fatalità. La testa ricadde pesantemente sul cuscino.

- Hai male da qualche parte?

- No… ho semplicemente un po' di male a respirare.

- E' la febbre. L'aspirina dovrebbe farti scendere la temperatura. Prova a dormire. Veglierò su di te.

Chiuse gli occhi sospirando, e sorrise sentendo la mano fresca di Scully sulla fronte bollente.

- Dormi.

La sua pace fu di breve durata. Rigettò violentemente la medicina soltanto alcuni minuti dopo averla assunta.

- Se non migliori, dovremo portarti in ospedale. La febbre è salita ancora di alcuni decimi.

- Non per un'influenza Scully… Odio gli ospedali. Lo sai.

- La febbre è salita a 40,1°. Se non scende, rischi le convulsioni.

- Dammi un'altra aspirina. Probabilmente stavolta non vomiterò.

Scosse la testa, ma gli portò un altro bicchiere. Lo bevve adagio, cercando di reprimere la nausea che saliva.
Scully gli sostenne la nuca umida e lo aiutò a coricarsi di nuovo. Rabbrividiva.

- Ho freddo.

- Ti cercherò un'altra coperta. Prova a dormire un po'. Hai l'aria esausta.

Si girò sul fianco, aveva l'impressione che le pareti della stanza si muovessero. Scully lo coprì delicatamente e gli accarezzò dolcemente i capelli.

- Grazie.

Lo osservò affettuosamente, e si sedette vicino a lui. La sua testa era a pochi centimetri dalle ginocchia di lei. In uno slancio inarrestabile, lo sollevò un po' e se lo tirò accanto.
Egli si acquattò un po' più contro il suo corpo. Non poteva staccare lo sguardo del suo viso, dai suoi lineamenti familiari che conosceva a memoria.
Chiuse gli occhi, invasa da quella stessa sensazione di benessere che aveva provato la notte in cui erano rimasti entrambi uno contro l'altra, in una foresta della Florida.
Continuava ad accarezzargli i capelli, apprezzando la loro consistenza, e la sua mano scivolò sulla nuca calda, quindi sulla schiena.

- Dana…

Lei interruppe un momento la sua carezza, turbata, ma la riprese immediatamente accorgendosi che lui mormorava il suo nome nel sonno. Con un sorriso leggero sulle labbra, sembrava tranquillo e sereno.
Era tuttavia terribilmente febbricitante e lei sorvegliò la comparsa dei sintomi della disidratazione. Dormì così molte ore, il suo sonno era a volte disturbato da incubi.
Aveva finito per lasciare il porto di pace della vicinanza con il suo corpo e gli umidificava regolarmente la fronte bollente con asciugamani umidi.
Erano passate le 3 di mattina quando si svegliò, con il fiato corto, il respiro difficile, gli occhi a mala pena aperti, tanto la febbre era elevata.

- Scully… io… non respiro come dovrei…

- La febbre non scende… devo portarti, Mulder. Puoi camminare?

- Proverò… non riesco più a respirare…

- Non cercare di respirare a fondo… Ecco, così, molto superficialmente.

Boccheggiava ora, mentre Scully gli tendeva i jeans e la giacca. Gli infilò le scarpe da ginnastica e lo aiutò ad alzarsi. Un velo nero gli passò dinnanzi agli occhi e cadde venendo meno.

- Vuoi che chiami aiuto?

- No… riproviamo. Lasciami due secondi… Andiamo.

Gli passò il braccio attorno alla vita e si misero per strada.
Poco prima di arrivare dinanzi all'ascensore, le gambe cedettero sotto di lui, che cadde pesantemente al suolo, incosciente.

- Mulder!! Mulder!

Gli fece scivolare il suo cappotto sotto la testa e tentò di fargli riprendere conoscenza.
I vicini, allarmati dalle grida della giovane donna, si offrirono di chiamare un'ambulanza.
Mulder era sempre incosciente, ma il suo corpo era ora preda delle convulsioni.
Scully gli impedì di ferirsi tenendolo fermo il più possibile. Fu sollevata nel vedere gli aiuti arrivare.
Con gesti professionali, lo evacuarono rapidamente e fu preso in carico da una squadra della medicina d'urgenza.
Spogliato, intubato, il viso pallido come la morte, non reagiva. I monitor si misero improvvisamente a suonare e Scully vide con orrore i medici tentare di rianimarlo. I loro sforzi furono coronati da successo e la giovane donna riprese un po' di colore.

- Sono il dott. Genns.. Lei è la moglie?

- No… sono la sua amica e collega. Siamo dell'FBI.

- Il suo amico è in uno stato critico. Il suo stato generale sembra molto alterato. Da quanto tempo è così?

- Da qualche ora soltanto. Un brusco aumento della temperatura… è successo tutto così velocemente, è comparsa la dispnea, quindi le convulsioni.

- Ho chiesto una radiografia ai polmoni. Sarà eseguita tra breve.

Dana attese alcuni momenti quindi sbarrò gli occhi quando vide, come il resto del gruppo, lo stato dei polmoni di Mulder.
Sembravano invasi da una sostanza fibrosa e solo una parte trascurabile del tessuto polmonare era sana.
Il medico ritornò verso di lei.

- Non ho mai visto una cosa simile. Dovremo farvi degli esami. Può essere contagioso.

- Ma che cosa può essere?

- Non ne non ho proprio idea. Gli faremo una fibroscopia polmonare per prelevare un campione di tessuto. Può fornirci informazioni su di lui? È gay? Assume droga?

- È dell'FBI.

Scully era furiosa.

- E allora? Occorre ricercare una causa di questa affezione. È allergico?

- È allergico alla penicillina.

- Nessun precedente polmonare?

- No… non credo… Dovrei chiamare sua madre. Non so tutto su di lui.

- Per il momento non andrà da nessuna parte. Venga con me. Vi esamineremo.

Stanca, lo seguì e si sottopose ai diversi esami. In capo a un'ora, uscì dalla stanza delle visite, riassicurata sul suo stato, ma preoccupata per il suo amico.
Era ora sistemato in una camera singola, e quando si avvicinò al letto, aprì penosamente gli occhi.
Aveva sulla bocca una maschera ad ossigeno. Gli prese la mano teneramente.

- Come ti senti?

- Detesto tutto questo…

Le mostrò il catetere posto sul dorso della sua mano. La sua voce era roca e la respirazione sembrava difficile.

- Troveremmo presto qualcosa per darti sollievo. Ti hanno fatto un prelievo di tessuto polmonare e…

- E tu… stai bene?

- Non sembra contagioso… Mi hanno fatto degli esami.

- Tanto meglio…

Chiuse gli occhi, incapace di prolungare lo sforzo necessario per parlare. L'esaurimento si leggeva sul suo viso.
La sua barba che spuntava accentuava ancora il pallore del suo colorito, e le labbra erano leggermente tinte di blu, segnalando che iniziava a mancargli l'ossigeno.
Il balletto di infermieri e medici impediva a Scully di prendere sonno e fu soltanto di prima mattina che si permise di lasciarlo, per andare prendere qualcosa a casa e cambiarsi.
La segreteria telefonica era sovraccarica di messaggi di Skinner, che la sollecitava a rispondere alle sue chiamate. Lo chiamò immediatamente, incuriosita dall'urgenza percepita nella sua voce.

- Agente Scully, ho provato a raggiungervi per tutta la notte. Buon Dio, dove eravate? Ed il suo portatile?

- Signore, ho passato la notte all'ospedale accanto a Mulder. È stato ricoverato per una grave infezione polmonare. Mi preparo ad andare a raggiungerlo.

- Mio Dio… dunque è troppo tardi.

- Cosa?

- L'uomo che avete arrestato ieri… Era portatore di una malattia estremamente contagiosa… È morto questa notte nella sua cella… E penso che abbia contaminato l'agente Mulder ferendolo…

- Non… non è possibile. Di cosa è morto?

- I medici cercano ancora di determinare l'origine di quest'infezione… Ma non hanno potuto fare nulla per lui… Dove è Mulder?

- All'ospedale di Georgetown… Occorre avvisare i medici. Ci torno immediatamente.

- La raggiungo là, agente Scully.

Si trovarono un'ora più tardi dinanzi alla camera di Mulder. Il viso di Skinner era grave, quello di Scully scomposto.
Il medico uscì dalla camera del loro amico, con i lineamenti preoccupati.

- Come va?

- Il suo stato peggiora di ora in ora. Ha sempre più dolore a respirare, nonostante le quantità massicce di antibiotici ad ampio spettro che gli somministriamo. Riconosco di non avere mai visto una progressione così fulminante.

- Sembra essere stato contaminato… Il paziente zero è morto alcune ore fa, e soffriva degli stessi sintomi dell'agente Mulder.

- Come è stato contaminato?

- Per via sanguigna. L'uomo era ferito ed ha graffiato l'agente Mulder alla mano.

- Quella è stata la porta d'entrata… Sono spiacente, ma nell'attesa dei risultati delle analisi, non possiamo fare altro per lui.

Scully e Skinner entrarono nella camera del loro amico. Lui aprì gli occhi stanchi.
Il suo labbro superiore era deformato da una febbre. Ebbe la forza di sorridere vedendo Skinner.

- È gentile a venirmi a trovare, signore…

- Non parli, agente Mulder. Conservi le forze. Tutto è al lavoro per farla uscire da qui.

- Il tizio che abbiamo arrestato ieri… È ricercatore non è vero? Mi può aver contagiato con questa terribile malattia..

La sua voce non era che un sussurro, comunque Scully e Skinner compresero soltanto che Mulder era arrivato alla loro stessa conclusione. Li vide abbassare gli occhi, e registrò l'informazione.

- Come sta lui?

Skinner gli rispose con voce bassa.

- È morto questa notte, Fox.

- E presentava gli stessi miei sintomi?

- Sì… Sono spiacente.

Un lampo di timore passò negli occhi di Mulder, quindi sospirò e chiuse gli occhi.

- Si troverà un modo, Mulder. Occorre che ti tenga su. D'accordo?

Gli occhi di Scully si erano riempiti di lacrime pronunciando queste ultime parole.

- Fate in fretta, allora…

Si ritirarono silenziosamente, lasciandolo solo nella camera. Nel corridoio, Scully tentò di contenersi, ma la tristezza si leggeva nei suoi occhi chiari.

- Busseremo a tutte le porte, agente Scully. Occorre indagare su questo tizio, sul suo lavoro, sulle sue ricerche. Sono sicuro che troveremo un mezzo per salvare l'agente Mulder.

- Sì…

- Venga, Scully. Ci metteremo al lavoro immediatamente.

Si girò verso la finestra della camera ed il suo sguardo si posò alcuni momenti su Mulder. Quindi si girò e seguì Skinner.
Senza indugio, passarono la giornata seguendo indizi che potevano salvare la vita del loro amico. Ma il ricercatore sembrava avere distrutto tutto il suo lavoro e nonostante i loro sforzi, non trovarono nessuna traccia, nessun rimedio.
Ora dopo ora, giorno dopo giorno, Mulder perdeva le forze vitali. La febbre non si era abbassata da quando era arrivato all'ospedale e lo indeboliva in modo ineluttabile. Scully passava tutte le sere vicino a lui, sostenendolo con la sua sola presenza. Lo vedeva addentrarsi poco a poco nella morte, e si ricordava di ogni momento passato con lui. Il suo modo di essere con lei, ogni dettaglio della sua personalità ricca ed affettuosa, complessa, che non decifrava ancora completamente…
Le sue manie, il suo modo di toccarsi l'orecchio sinistro quando rifletteva, l'unghia del pollice destro che si portava alle labbra, la pupilla del suo occhio destro dilatata, i suoi capelli… quei capelli che amava tanto, elastici, pesanti quando li portava un po' lunghi, le sue lunghe mani, il suo passo, flessibile e felino, il suo lungo corpo sottile… Non poteva lasciarla sola…
Cinque giorni erano passati dall'inizio della sua malattia. Il medico passava tutte le mattine e la scopriva, addormentata, con la piccola mano in quella del suo paziente. Tutti i giorni la stessa domanda, la stessa attesa penosa, la stessa angoscia. Questa mattina non aveva purtroppo nessuna buona notizia, ma piuttosto, notizie tristi…

- Si indebolisce sempre di più. Le sue funzioni renali sono alterate, e non elimina più le scorie del suo organismo. Il cuore rallenta, ed ho paura che…

- Non può morire…

- Sono spiacente, signorina. Il suo amico ci sta lasciando, molto lentamente.

Il medico la osservava con uno sguardo pieno di tristezza e le pose una mano calorosa sulla spalla.

- Gli resti vicino. Avrà bisogno di lei.

Rabbrividì e rabbrividì vicino al letto bianco. Carezzò la guancia scavata di Mulder, sfiorandogli la barba che spuntava.
Le sembrò che compiesse uno sforzo incredibile per aprire le palpebre. Il suo sguardo era slavato per lo sfinimento.

- Sei qui…

- Sì…

In un sospiro, lui mormorò:

- Non ho più la forza… sono così stanco…

- Non abbandonare, Mulder… ti prego… lotta ancora…

- No, Scully…

- Ti prego, Fox… non lasciarmi…

- Dana…

Si avvicinò a lui ed intese appena le ultime parole che aveva infine avuto la forza di pronunciare.

- Io ti amo…

Chiuse gli occhi pronunciando queste parole ed affondò nell'incoscienza.
Silenziosamente, le lacrime rotolarono sulle guance della giovane donna. Restò a lungo accanto a lui, incapace di staccare la mano da quella del suo amico.
Quando infine uscì dalla camera, si appoggiò alla porta chiusa e lasciò libero corso alla sua sofferenza. Una sagoma prese forma dinanzi a lei.

- È arrivata troppo tardi, Fowley. È in coma… Sono le sue ultime ore…

La sua voce era tinta di rabbia.

- Cosa ci fa qua?

La giovane donna bruna mantenne un aspetto impassibile all'annuncio della novità.

- Potrei avere una cura per il male di cui soffre Fox.

- I medici hanno tentato tutto, Fowley. Gli antibiotici hanno fermato la progressione fulminante dell'infezione, ma non l'hanno fatta regredire. Le sue funzioni vitali si alterano inesorabilmente.

- Devo vedere il suo medico.

Incredula diresse Fowley fino all'ufficio del medico di Mulder. Sicura di sé, Fowley gli spiegò la ragione della sua presenza qui.

- È un antivirus sperimentale. Sembra essere in grado di controllare l'infezione di cui soffre Mulder. Ma i suoi effetti collaterali sono temibili, soprattutto in un organismo già molto debilitato. Rischia di causare un arresto cardiorespiratorio.

- È una pazzia. Mulder non lo sopporterà…

Il medico intervenne con voce calma ma ferma.

- Può essere la sua sola possibilità, Dana. Morirà se non tentiamo nulla.

Scully uscì dalla stanza e si prese il viso tra le mani. Fowley la seguì alcuni momenti più tardi.

- Ho messo la mia vita in pericolo per ottenere questo trattamento, agente Scully. Tengo a Fox. Io l'ho amato… almeno quanto lei, sembra… dobbiamo tentare l'esperimento… prima che sia troppo tardi.

- Un esperimento? È della sua vita che si tratta.

- Andiamo. Il medico ci attende.

Entrarono tutti e in tre nella camera di Mulder. Sembrava terribilmente debole.
Il medico chiamò un gruppo di rianimazione che lo intubò e cominciò a somministrare il contenuto del flacone che gli aveva dato Fowley.
Dopo solo pochi minuti dall'iniezione, il cuore di Fox rallentò per poi fermarsi. Furono solleciti ad intervenire, ma malgrado tutto, il loro paziente impiegò diversi minuti a ritornare alla vita.
Dana e Fowley erano fianco a fianco in fondo alla stanza, ed assistevano impotenti alla lotta per la vita di Mulder.
Il tempo sembrava sospeso, ma improvvisamente il cuore di Scully si rimise a battere… all'unisono con quello del suo partner.
Fu trasportato nel reparto di cure intensive dove rimase sorvegliato senza sosta per 24 ore.
Quando Scully si presentò la mattina presto, le segnalarono che era tornato al reparto di medicina. Si precipitò nei piani e prese un grande respiro prima di aprire la porta della camera che gli avevano indicato.
Mulder le sorrise, con quel piccolo sorriso che lei amava tanto. Nei suoi occhi scintillavano nuovamente il calore e la malizia abituale.

- Si direbbe che hai visto un fantasma, Scully. Vieni piuttosto ad abbracciarmi. Gli posò un bacio leggero sulla fronte.

- Come ti senti?

- Mi sento già molto meglio… ma anche non molto bene… Credo di essere tornato da molto lontano.

- Raramente sei stato così lontano Mulder. Sono così felice…

- Ma cosa mi è successo?

- Sei stato infettato da un virus molto attivo. Nessun trattamento classico avrebbe potuto curarti. Sei caduto in coma e le tue funzioni vitali erano praticamente annullate…

- Ed allora?

- Fowley. È lei che ha trovato il rimedio al tuo male. Non mi ha voluto dire di più.

- Diana… Perché lo ha fatto… dopo tutti i suoi tradimenti?

- Credo che tenga ancora a te, Mulder… semplicemente. Dovresti riposarti lo sai. Hai l'aria esausta.

- Nemmeno tu hai un aspetto migliore, Scully.

- Sono rimasta accanto a te quasi giorno e notte…

- Lo so… Grazie Scully.

Si osservarono un lungo momento, i loro occhi dicevano più delle parole.
Prese la mano di Scully ne le accarezzò delicatamente il palmo caldo e morbido. Lei si perdeva nei suoi occhi verdi, posava lo sguardo sulle labbra sensuali di Mulder ed all'improvviso si sentì come contro la sua volontà, attirata come un magnete verso il suo viso. Vi posò un rapido bacio e lasciò la stanza in tutta fretta.
Mulder chiuse gli occhi, con il fiato corto, provando a calmare i battiti sfrenati del suo cuore. Sapeva che lei lo amava e che lui amava lei con tutto il suo cuore. Quando l'avrebbero ammesso? La domanda gli impedì di prendere sonno finché la stanchezza finì per avere ragione del suo tormento. Si addormentò profondamente.
Skinner lo trovò così molte ore dopo, ed era sul punto di uscire dalla camera quando lui si svegliò.

- Buongiorno Fox. Sono felice di vedere che sta meglio. Mi ha fatto davvero spaventare.

Il viso di Mulder si illuminò maliziosamente.

- Desolato, signore. Avrei potuto attendere Halloween.

- Sì… ho parlato con i medici. Dovrà prendere un periodo abbastanza lungo di riposo e non voglio vederla in giro per Washington… Sharon ed io abbiamo una casa a Cape Cod. Dà sull'oceano. Ho pensato… visto il suo stato, che ci potrà stare bene. Potrà riprendere le forze, lontano dalla città. Cosa ne pensa?

- Non so che dire… È abbastanza inaspettato. Ma sa, alcuni giorni mi basteranno…

- No, Mulder. Ha sfiorato la morte da molto vicino. Dovrà riposare almeno quindici giorni.

- C'è una buona biblioteca?

Il viso di Skinner si aprì in un ampio sorriso.

- Sì… La porterò quando sarà in grado di uscire dall'ospedale.

Skinner uscì dalla camera con il suo passo rapido e Mulder scosse la testa, divertito dalla sollecitudine del suo superiore.
Alcuni giorni dopo, dimagrito, indebolito dalle prove recenti, si lasciò condurre fino alla casa da Skinner che lo sistemò con rude gentilezza. Con le provviste necessarie, lo lasciò solo.
La casa era magnificamente situata di fronte all'oceano, e Mulder, sistemato nella sedia a dondolo sul terrazzo, si lasciò andare ai sogni ad occhi aperti.
Si sentiva sorprendentemente calmo e sereno, certamente per essere ancora una volta sfuggito alla morte. Le ore ed i giorni passavano, lentamente. Si forzava a nutrirsi adeguatamente, riposando più che mai nella sua vita. Sentiva il suo organismo tornare in forma. La mattina, andava sulla spiaggia, respirando a pieni polmoni l'aria vivificante dell'oceano. Il suo viso riprendeva i colori della vita, i suoi muscoli sottili si ridefinivano.
Aveva finito per adottare un cane che lo seguiva da molti giorni, un bastardo con gli occhi buoni. Una mattina, osò fare jogging sulla sabbia e si sentì rinascere. L'incubo era definitivamente passato. Corrugò le sopracciglia risalendo verso la casa. Il vento fresco proveniente dal mare lo faceva rabbrividire. Un'automobile era parcheggiata ed appariva una sagoma sul terrazzo. Avvicinandosi, riconobbe la capigliatura splendente di Scully. Si appoggiava alla balaustra, le ciocche rosse volavano attorno al suo viso. Lo osservò fermarsi a qualche metro da lei, ed il cuore le si fermò nel petto. L'alone sul suo viso gli dava una attrattiva supplementare, la t shirt bagnata di sudore era attaccava al petto magro. Lei fece alcuni passi e si immerse nei suoi occhi chiari. Si lasciò prendere dal suo sguardo e seppe che il momento era arrivato. Superò l'ultimo metro che li separava e si dedicò a depositare un bacio sulla sua bocca. I loro corpi, avidi di essersi finalmente trovarti, si sposarono nello stesso slancio. Il loro primo bacio fu lungo e li lasciò vacillanti di felicità.
Con una voce roca, Mulder osò una domanda.

- Perché, Scully? Perché qui ed ora?

- Ho avuto così tanta paura di perderti, Mulder… Ho capito quanto tenevo a te. Non voglio più perderti… Sono qua.

Si abbracciarono nuovamente con passione ed intrecciati superarono i pochi passi che li separavano dalla soglia di casa. Molto delicatamente, la guidò sul grande letto, nella camera inondata di sole. Lei era fresca e dolce, e si rifugiò contro di lui, accarezzando con sensualità la sua pelle umida di sudore. Si amarono come se dovessero morire domani, in lunghe ore di amplessi appassionati, Lui cadde nel sonno più rapidamente di un bambino. Lei lo osservò a lungo, stupita dalla felicità che aveva appena ricevuto.
L'aveva colmata, era un amante tenero e focoso, attento al suo piacere.
Lei respirò l'odore della sua pelle, incapace di staccare lo sguardo dal viso amato, e si maledisse per avere atteso tutti quegli anni. Ma sapeva ora che il loro amore era più forte della morte.

FINE

mailto: valeriec2@wanadoo.fr