CAPITOLO UNO


Appartamento di Dana Scully,
3170, 35 Road, Annapolis, Stato
del Maryland, Ore 11.35 Pm


< Ciao Scully, sono io ! >

Non appena Dana Scully si era finalmente distesa ed aveva iniziato ad assaporare il tepore delle coperte, il suono dl telefono, l’aveva destata.
Lei non era una donna che riceveva molte telefonate e mai a quell’ora.

<Sai Mulder….hai la straordinaria capacità di telefonarmi nei momenti più inopportuni ! >

Fox Mulder stava disteso sul divano, con le coperte che gli lambivano l’inguine, nonostante il freddo pungente.
La Tv stava accesa davanti a lui., con l’audio alto, tanto che Dana poteva udirlo per telefono.

< Non mi dire che eri in bagno….>

Scully fece un bel sorriso.

< Lascia perdere….che cosa vuoi ? >

Fox si stiracchiò un poco, poi con la sua voce calma e suadente, mormorò:

< Guarda il 5° canale ! >

Dana afferrò con la punta delle dita il telecomando, ed accese la Tv, che stava sul tavolino di fronte a lei.
Apparve una piccola astronave tonda, che sfrecciava ad immane velocità, in un immenso tunnel spaziale.

< 2001 Odissea nello spazio….E’ già finito, però….>

Mulder sorrise.

< Sai è la scena che più mi piace…Il viaggio del protagonista attraverso lo spazio ed il tempo! Affascinante, vero ? >

Scully si passò la mano fra i capelli.

< Certo ! La considero una metafora del viaggio spirituale dell’uomo, del suo cammino verso il domani ! >

Mulder sbuffò appena.

< Cavolo, Scully….e pensare che io ci vedevo solo un semplice viaggio ai confini dell’universo. Sai…non avevo idea che ti piacessero questi film ! >

Lei sorrise.

< Vedi Mulder….il fatto che non creda nell’esistenza degli extraterrestri, nei fenomeni paranormali e ad ogni altro genere di fenomeni che esulino da un contesto logico e razionale, non vuole dire che io mi interessi solo a documentari scientifici ! >

< Non hai mai pensato che….così per assurdo, che se l’universo è effettivamente uno spazio ristretto in un mare di nulla, è logico pensare che i suoi abitanti si attraggano reciprocamente ? Se non altro per un bisogno di compagnia ? >

Scully rise.

< Cosa sarebbe ? La nuova teoria dell’attrazione dei corpi, versione Fox Mulder ? Com’è che Kevin Kostner non è attratto da me ? >

Mulder sorrise, divertito. Era bello sentir parlare Scully…

< Hai imparato a fare battute meglio di me ! Ecco….la nascita della nuova creatura ! L’essere universale ! Altra metafora ? >

Scully tacque per pochi istanti, rapita dalla bellezza di quelle immagini meravigliose.

< E’…un messaggio di fratellanza mondiale e nel contesto del film, di fratellanza universale ! Punto di unione fra tutte le razze e le culture…bello, vero ? >

Lui parlò lentamente.

< E’ così bello parlare con te, Scully ! Vorrei farlo per tutta la notte…debbo confidarti che con nessun altra persona mi riuscito di confrontarmi come con te ! >

Lei non rispose, subito.
Per quanto non amasse ammetterlo, lavorare con lui la rendeva più forte, soprattutto ora.
Ora che quel male tremendo, che avrebbe potuto colpirla in qualsiasi momento, ora la sua sola certezza era il suo lavoro, erano gli Xfiles.
Rispose lentamente:

< Sei un matto Mulder ! Ma sei il matto più geniale che abbia mai conosciuto ! >

Fox rise.

< Stiamo qui a farci i complimenti per telefono ! Sembriamo Harry e Sally…rammenti il film ? >

Dana aggiunse, con un filo di voce:

<….alla fine loro si sposano ! >

Mulder esitò, colto di sorpresa.

< Io…ti lascio dormire, Scully ! Abbiamo una giornata di lavoro duro, domani…>

Anche Dana si pentì, per averlo detto. Le era sfuggito, senza che se ne rendesse conto.
Lo salutò e riattaccò.
Il dolore stava iniziando, perforandole il cervello.
Pregò, per quanto sapesse che fosse inutile, che passasse presto.
Ma ultimamente andava sempre peggio.
Mulder scivolò nel sonno, quasi senza accorgersene.
Stava osservando le immagini caotiche della Tv, saltando da un canale all’altro, e si era addormentato.
Era abituato a addormentarsi sul divano di pelle del soggiorno.
Era uno dei comodi vantaggi di vivere solo.
Tutto era tranquillo, nel suo sonno senza sogni…quando, improvvisamente una forte luce lo investì.
Tanto forte, quanto Mulder non aveva mai visto.
Inizialmente quel bagliore lo raggiunse nel profondo della mente, strappandolo dal sonno quieto nel quale riposava.
Non capiva se gli occhi erano aperti o chiusi, ma ricordava ogni angolo della sua stanza.
Il suo letto, quello di sua sorella Samantha, il tappeto nel quale era disposto lo Stratego, lo scatolone con i propri giocattoli e quelli di sua sorella.
Lei stava dormendo beatamente, prima dell’arrivo della luce, cui subentrò un sensibile tremolio.
Solo allora si destò, di scatto, impaurita da quella luce e dal suono che continuava senza sosta.

< Fox….che succede, Fox ? >

Ma lui non rispondeva.
Poteva vederla, sentirla, ma era incapace di agire.
La luce era costante, immergendo tutto in una nube colorata di lattigine.
Una figura apparve al centro della stanza.
Era bassa, dalla gran testa ovale e dagli arti lunghi, che lambivano le gambe corte e magre.
Samantha gridò, stringendosi contro la parete ed afferrando la coperta che la lambiva, quasi per proteggersi.
L’essere rimase immobile, fissando per attimi interminabili Fox.
Poi si girò verso Samantha, ed alzò appena la mano destra.
Si potevano contare quattro dita, ossute, grottescamente lunghe.
Poi, sulla soglia, una seconda figura…un uomo.

< Tranquillo, Fox ! Andrà tutto bene !! >

Mulder inabile, ogni muscolo volontario era immobile.
Vide sua sorella alzarsi come spinta da una forza invisibile e non appena ciò avvenne, lei smise di gridare e di muoversi.
Rimase incredibilmente sospesa al centro della stanza, con le braccia che cadevano ai lati del corpo e le gambe lievemente flesse, in posizione innaturale.
I suoi lunghi capelli rossi, avvolti in una lunga treccia che andava appena sciogliendosi, sfioravano il pavimento.
La luce crebbe di nuovo, ed il corpo di Samantha si spostò galleggiando nell’aria fin verso la finestra.
Ora la luce divenne iridescente, con maggiori tonalità azzurre e rosse.
Samantha attraversò la finestra, vibrando appena, e svanì, mentre la luce andava pian piano scemando.

< Dormi, Fox…e che Dio mi perdoni…dimentica ! >

Mulder sbarrò gli occhi, trovandosi seduto sul divano, rimanendo con lo sguardo fisso nel vuoto.
Davanti a lui le immagini della televisione…
Si massaggiò gli occhi, respirando con forza.
Si stupì, di quanto dolore gli procurasse quel sogno….
Avrebbe dovuto abituarsi…era una constatazione amara, ma veritiera.
Aveva fatto quel sogno, in modo più o meno identico, per chissà quante volte nella sua vita.
Era l’incubo che spronava la sua ossessione…
Si alzò, barcollando per la stanchezza.
E mentre i sensi andavano riacquistando maggiore lucidità, comprese che quel sogno, era stato cristallino come non mai. Quasi che avesse la possibilità di riviverlo dall’esterno.
Si avvicinò alla fotografia della sorella.
La accarezzò, prima lungo i bordi, poi sul viso con la punta delle dita, quasi temesse di farle male.
Si sedette e rimase ad osservare quella foto, che era l’ultimo pensiero che lo legava a sua sorella.
Con il passare degli anni, accanto a Scully, si era sempre più convinto che l’intervento della forza extraterrestre era la sola verità possibile.
Ma la cosa lo spaventò: cosa avrebbe mai potuto fare davvero per Samantha ?
E che avrebbe potuto fare per Dana ? Per la sua malattia ?
Posò la foto, mentre la schiena fu attraversata da un brivido netto.

< Perché debbo sempre sentirmi colpevole di tutto….perché ? >

Ma, con l’ausilio della sincerità che sempre lo animava, Mulder sapeva anche che non c’era risposta a quella sua domanda.