CAPITOLO QUINDICI

 

Appartamento di Fox Mulder,
42-2630, Heagl Place, Alexandria,
Ore 11.35 Pm, Giovedì 9 Novembre
 
Il rumore echeggiante dei passi, sembrò provenire da un punto indefinibile, dall’infinito che si perdeva nell’oscurità dell’illuminazione precaria.
La figura di Mulder ne uscì, barcollante.
Aveva bevuto.
Nella sua vita ciò gli era capitato solo altre volte: durante il suo diploma, dopo una festa eccessiva della quale si era vergognato di parlare con chiunque, e quando la sezione Xfiles era stata chiusa.
Infilò con incredibile abilità la chiave nella toppa al primo colpo, sorridendo sul fatto che, normalmente, non vi riusciva mai.
Nell’appartamento, gettò il cappotto a terra e passandosi le mani fra i capelli, si sedette sul divano.
Chiuse gli occhi, avvertendo la nausea, mentre tutto iniziava a roteare.
Non avrebbe dovuto bere…non serviva a nulla.
Samantha, se fosse stata presente, lo avrebbe deriso, come capitava da bambini, quando Fox proclamava la propria abilità davanti ad un suo modello di astronave e lei si divertiva a smontarlo, pezzo per pezzo.
Era una metafora, in fondo….della sua vita.
La sua vita era smontata, pezzo dopo pezzo.
Tutto ciò per cui aveva lottato, tutto ciò in cui aveva creduto, la speranza stessa di ritrovare Samantha….tutto era perduto.
Non seppe nemmeno quanto tempo trascorse in quelle condizioni.
L’ebbrezza causata dall’alcool, il torpore della stanchezza e della delusione gli impedirono di calcolare l’esatto passare del tempo.
Fu l’aprirsi della porta e la sagoma esile che fece capolino fra questa ed il corridoio, che lo distolsero da quella trance dolorosa.

< Mulder ? >

Fox sorrise. Fu un sorriso amaro, che scaturì senza che l’agente dell’Fbi potesse, in qualche modo, controllare.

< Mulder…ti senti bene ? Perché sei nell’ombra ? >

Dana Scully entrò, chiudendo la porta alle proprie spalle, pallida e stanca.

< Tu stai male ! Sei pallidissimo…che ti è accaduto ? >

Si chinò accanto a lui, sfiorandone il viso, con due dita.
Mulder parve passarle attraverso, con lo sguardo.

<…vattene…Scully…>, mormorò.

Dana si tolse il cappotto, scuotendo la testa.
Andò in cucina, facendo scorrere l’acqua, con la quale si bagnò la fronte, vincendo almeno in parte, la spossatezza.
Mulder si alzò barcollante fino alla scrivania, prendendo fra le mani il portaritratti con al foto della sorella.

< Verrò da te…Samantha…>

Scully si fermò sulla soglia della cucina, guardandolo preoccupata.

< Hai bevuto ? Mulder…ti ho fatto una domanda….>

Mulder si girò di scatto.
La rabbia, che tanto aveva atteso fin dall’inizio di quella mattinata, stava arrivando.

< Con quale coraggio ti presenti qui, Scully ? Vattene ! >

Lei avanzò di qualche passo.

< Hai bevuto e vedi le cose sotto un altro aspetto…Stenditi…ti preparerò un buon caffè, non appena lo troverò nella tua cucina ! >

Mulder scagliò con rabbia la foto della sorella contro la parete, sfiorando i capelli di Scully, che si scosse impaurita e sorpresa.

<Sei impazzito ? >.

Fox attraversò la breve distanza che li separava con decisione, afferrandola per un braccio, con una forza che non credeva possibile.
Scully non gridò, ma il terrore si impossessò del suo viso.
La spostò da un lato, e con voce dura, apostrofò:

< Vattene via ! Non farti più vedere ! >

Lei sgranò gli occhioni verdi.

< Ma cosa….Mulder che ti prende ? Mi stavi spezzando un braccio, prima ! Io….>

Mulder guardò la foto di Samantha, a terra fra i cocchi del portaritratti e disse con dolore:

< Se fossi ancora un agente dell’FBI, ti ucciderei immediatamente! Vattene, in nome di Dio, prima che lo faccia ! >

Dana tremò, mentre le lacrime le scendevano lungo il viso.

<…cosa…ascoltami…sono stata male….mi sono fatta ricoverare in una clinica per degli esami… cosa è accaduto ? Cosa ti hanno raccontato ? Io….>

La sua voce divenne tremante ed indifesa.

< Non ho fatto nulla, davvero….>

Lui estrasse la pistola. La puntò contro quella donna, cui fino a poche ore prima avrebbe affidato la propria vita.
Tremando le indicò l’uscita.
Scully sentì il gusto salato delle lacrime sulle labbra.

<..ti prego….so che non mi spareresti mai….dimmi che è accaduto….non mandarmi via in questo modo….>

Fox prese il cappotto di Scully e lo gettò fuori dalla porta, spalancando la porta.
Scully fece pochi passi nel corridoio, vincendo la tentazione affinata dall’addestramento, di estrarre anch’essa la calibro nove.
La porta si chiuse, rumorosamente.
Scully bussò con due dita, una sola volta.

<…ti prego….Mulder…> Poi si infilò il cappotto, meccanicamente.

Esitò per un attimo.
Nel silenzio più assoluto, cercò di captare i suoni che provenivano dall’appartamento di Fox.
Nulla…
Camminò, allora, stordita verso l’ascensore.
Non appena si chiuse, lei trattenne le lacrime con rabbia.
Doveva capire….riordinare le idee…
Tutto ciò che stava accadendo era assurdo.
Ma nella sua mente, sempre orientata verso l’analisi lucida che la scienza imponeva, anche il fatto più assurdo, aveva una sua logica.
Dana Scully non si sarebbe arresa.

***

Appartamento di Walter Skinner,
Crystal City, Stato della Virginia, Venerdì 10,
Ore 12.30 Am
 
Facendo appello a tutte le forze rimaste, Dana guidò fino al grattacielo nel quale abitava il vice direttore dell’FBI.
Era imbarazzata, nel rivolgersi a quell’ora così insolita a casa di un uomo che conosceva solo formalmente.
Skinner si vegliò al quarto trillo, ed indossati il primo paio di pantaloni che trovò a portata di mano, andò a d aprire.
Non era la prima volta che si svegliava nel cuore della notte, cosa che gli rammentò Sharon.
Sua moglie era stata sempre critica circa la sua assoluta disponibilità nel concedersi al proprio lavoro, e questo era la causa di infinite discussioni.
Ma avrebbe voluto più di qualsiasi altra cosa al mondo, che lei fosse ancora la suo fianco.
Si infilò gli occhiali e chiese:

< Chi è ? >

< Signore….sono l’agente Scully ! Mi scusi….se la importuno a quest’ora…ma sono confusa… ed ho assoluto bisogno di parlare con lei ! >

Skinner aprì la porta, facendola entrare.
Benché non desiderasse parlare con lei, né rivederla mai più, era pur sempre il suo vice-direttore, e come diretto superiore aveva dei precisi doveri, che superavano la sua emotività.
Scully rimase in piedi, al centro dell’appartamento.
Skinner accese una grossa lampada da salotto.

<..devo capire che è successo…..Mulder…mi ha accusata di…non so nemmeno io cosa ! Ho bisogno di capire…>

Skinner le gettò uno sguardo carico di disprezzo.

< Vorrei poterlo fare io ! Dopo la sua…"deposizione", davanti alla commissione di indagine, lei è letteralmente svanita ! >

Scully lo guardò, con espressione impietrita.

< Deposizione ? Signore io…non so di che parla ! Non metto piede a Washington da quasi due giorni….sono stata male…e mi sono fatta ricoverare nella clinica della misericordia di Annapolis…non…>

Skinner sorrise, disgustato.

< Agente Scully ! Posso capire che lei sia in preda ad un rimorso per come ha distrutto il lavoro di Mulder, ma se crede che l’inventare questa scusa tanto assurda, possa giovarle, si sbaglia ! >

< Non sono impazzita…almeno non ancora ! Le giuro che non ha mai deposto davanti a nessuna fantomatica commissione di inchiesta ! Ho…pensato che il mio riserbo fosse compreso, ma non ha mai immaginato che…>

Skinner fissò il vuoto.

< Ha deposto davanti ai miei occhi ! Ha accusato Fox Mulder di assoluta negligenza e mancanza professionale…Era lucida e perfettamente in grado di capire la gravità delle accuse che andava formulando ! Che cosa ha avuto, in cambio ? >

Scully si accarezzò i capelli, con nervosismo.

< Non mi crede ! Nemmeno lei mi crede ! >

Si bloccò… in fondo nemmeno lei avrebbe mai creduto ad una difesa così assurda.

<…mi dispiace di averla importunata, signore ! Credo che, a questo punto, sia più importante per me, procurarmi delle prove ! Se…ho deposto davanti a dei funzionari dell’FBI, come dice lei, ci sarà anche un verbale che…>

< Il verbale è stato controfirmato anche da me ! >, disse Skinner, acidamente.

Dana si voltò, pochi istanti prima di uscire.

< So che mi considera una traditrice…ma per carità, mi ascolti: sono preoccupata per Mulder! L’ho visto poche ore fa e….era distrutto….non ho potuto più sentirlo e…credo che sia sul punto di crollare…deve aiutarlo ! >

Skinner non disse nulla.
Aveva tentato per tutta la giornata di chiamare l’agente dell’FBI, ma il suo cellulare era spento, ed il telefono di casa scollegato.
Temeva per la vita di Mulder, ma sapeva anche che se avesse insistito, avrebbe solo peggiorato le cose.

< Sarebbe meglio se lo facesse lei…raccontandogli la verità ! >

< Ho tentato...ma per il bene di tutti, credo sia più esatto capire cosa è accaduto ! >

Fece un timido sorriso, ricevendo però solo uno sguardo teso e duro.
Era sola.
Come mai lo era stata prima d’ora.
Confusa, indebolita dalla malattia, che l’aveva aggredita prima che si recasse a casa di sua madre e che l’aveva costretta a un day hospital per degli accertamenti….
Tutto inutile, del resto…sapeva bene cosa la stava distruggendo, dentro…..
Ed ora…
Era tornata solo per attendere l’evolversi degli eventi, prima di farsi ricoverare in modo definitivo…ed era precipitata in un mondo di follia.
Anche la sua tradizionale logica, il suo modo distaccato di osservare gli eventi, che tanto l’aveva aiutata negli Xfiles, vacillava.
Accese l’auto e proprio mentre i fari illuminavano il piazzale davanti al complesso dei grattacieli di Crystal City, una imponente figura le si parò innanzi.

< Agente Scully…>

Dana aprì immediatamente la portiera.
Skinner si avvicinò, porgendole un fascicolo di una trentina di pagine, scritte fittamente.

< Questo è il verbale della sua deposizione ! Ho tentato di farlo leggere all’agente Mulder, prima che fosse interrogato dalla commissione, ma rifiutò, fidandosi ciecamente di lei ! Ora…non mi chieda il perché, né la ragione per cui le consegni questo….non so nemmeno quale utilità possa avere…comunque avrà modo di rileggere la sua bella performance….>

Scully sfogliò quelle pagine….sconvolta.

< E’…è la mia firma…io….>

Skinner non disse nulla…forse cercava anch’egli di convincersi che nulla fosse accaduto.

< Grazie…signore ! Cercherò di capire….>

Mentre Skinner si allontanava, sentendosi due volte in colpa per aver trasgredito a delle regole interne e perché quel suo gesto disperato non sarebbe stato di alcuna utilità, Dana guidò quasi tramortita, sino a casa.
Si sorprese di esserci riuscita, con gli occhi pieni di lacrime.
Il dolore, che i più potenti farmaci avevano messo a tacere, le stava ritornando, ma ne fu quasi, paradossalmente, lieta.
Ora la mente sarebbe ripresa a funzionare, non più rallentata dai sedativi, e forse le sarebbe riuscito di capire che era accaduto.
Si distesa sul divano, togliendosi il cappotto bagnato e le scarpe.
Lesse quella deposizione, almeno cinque volte.
Non le sembrò possibile che un agente dell’FBI, potesse parlare così….
Quelle non sembravano frasi normali….sembravano piuttosto un copione, scritto da…..
Rammentò il suo incontro…..
Ma come aveva potuto organizzare tutto, quell’uomo maledetto ?
Chi avrebbe potuto sostituirla ed essere così credibile da ingannare anche Skinner ?
Rammentò quanto era accaduto, durante le indagini su quegli uomini identici…..tutti medici e tutti uccisi….se..
Pazzesco ! Ma nulla aveva senso, in quella situazione.
Si rigirò fra le dita il telefonino….
Era tardi, per chiamare sua madre….
Ma c’erano anche altre cose, di cui cercava spiegazione….quella sigla, quella domanda di adozione….
Troppi enigmi, troppe scatole cinesi…

***

Appartamento di Margaret Scully.
Baltimora, Stato del Maryland, stessa ora
 
Margaret Scully stava seduta al centro del divano, fumando nervosa.
L’odore della Morley era appena scemato.
Lui era stato a casa sua ! Dopo chissà quanti anni…..

<E’ arrivato il momento che lei sappia…>, aveva detto.

Da quando Smoking Man aveva pronunziato quelle parole, lei non aveva più perduto la propria angoscia.
Il campanello suonò, un paio di volte.
Chi poteva essere ?
Si alzò, spegnendo la sigaretta.

< Chi è….? >, domandò, impaurita.

Era notte fonda, dopo tutto.

< Sono io, mamma ! >

La voce di Dana !
Perché non le aveva telefonato ? Aprì la porta, sebbene una parte di lei lo temesse.
Vide la calibro nove puntata verso di lei.
Lo sparo riecheggiò con forza.
La madre di Dana cadde a terra ed il sangue imbrattò tutto il tappeto, quel bel tappeto nel quale Dana e Melissa si divertivano tanto a giocare, da bimbe.
Ma il tempo dei giochi era concluso.