CAPITOLO DICIASSETTE
- J.Edgar.Hoover Building, sede dellFBI,
- Ore 07.00 Am, Venerdì 10
-
- Dana giunse in ritardo, come le capitava raramente.
- Le mente
un turbinio di pensieri tortuosi,
aggrovigliati dal dolore, che era sempre presente.
- Mulder
dovera ?
- Dove sei, animo mio ?
- Non notò quasi, i due colleghi con lei,
nellascensore.
< Agente Scully
finalmente
.labbiamo
cercata per tutta la giornata
.>
< Che volete ? >, domandò con espressione tesa.
< Noi
abbiamo intenzione di complimentarci con
lei
per come ha saputo gestire la questione Mulder
Era la cosa più logica da
fare: liberarsi di quello sconclusionato agente e proseguire con i propri mezzi
.se
avesse bisogno di
>
< Sparite ! >, gridò.
Uscì, sentendosi sollevata solo quando imboccò il lungo e
stretto corridoio che portava alla sezione Xfiles.
< Hai sempre avuto ragione
ed io non ti ho mai
capito
.>, mormorò.
< Parla da sola, agente Scully ? >
Dana si voltò di scatto. Luomo dalla sigaretta
sempre accesa, stava seduto nella penombra, sulla poltrona di Fox.
< Che fa qui ? >
< E diventata scortese
una strana
metamorfosi, la sua
>
Scully impugnò la Sig Sauer, facendo scattare
lotturatore.
< Figlio di
.>
< Non mi spari
.non sono venuto per ucciderla !
Debbo solo dirle che sua madre è stata ricoverata allospedale Memorial di
Washington
le hanno sparato ! >
- Scully abbassò la pistola, rimanendo con le braccia
afflosciate lungo i fianchi.
- Tremò, sostenendosi allo stipite della porta.
<
è una sua bugia
.non è vero
mi
avrebbero chiamata
.>
Aspirò piano, gustando il sapore acre della Morley.
< Lei ha poco tempo
per scoprire ciò che hanno
fatto a lei e alla sezione Xfiles ! E lo potrà fare solo recandosi in quellospedale
! Io non centro
.>
Scully strinse le labbra, serrandola con dolore.
< E stato lei
.maledetto
.>
< No ! Ho incontrato sua madre
come ho sempre fatto
nel passato
è una mia cara amica.. glielo ho già detto questo, no ? Ma non sono io
il responsabile dellinchiesta ai vostri danni
E ora si muova ! Lei deve
vedere
per poter capire ! >
Uscì, allontanandosi lentamente.
***
Memorial Hospital di Washington, Ore 08.35 Am
- Dana parcheggiò con agilità, sentendo la testa dolere.
- Il cellulare rischiò di caderle diverse volte dalle mani,
non appena apprese che sua madre era stata realmente ricoverata in ospedale.
- Fortunatamente il proiettile laveva trapassata senza
danneggiarle alcun organo vitale, ma aveva perduto molto sangue.
- Camminava lestamente, con i passi brevi e fitti, respirando
con forza, affinché laria gelida le snebbiasse la mente.
- Aveva chiamato Mulder
ma il suo cellulare era
disattivato
.
- Tutto le stava franando addosso, come un castello di sabbia,
senza che lei potesse far nulla per impedirlo.
- Il suo male, che le riecheggiava sinistro nella mente, era
lontano adesso, nei suoi pensieri.
- Osservò, mostrando il tesserino, quanto fosse doloroso quel
luogo, che lei aveva sempre considerato solo un ambiente di lavoro.
- Poi la morte del padre, la malattia, la morte di sua
sorella
Lospedale era divenuto ciò che è per la maggior parte delle persone:
un luogo di dolore e speranza, di solitudine e sofferenza.
- Avvertì un disagio crescente, mentre saliva nel reparto di
medicina.
- Entrò nel reparto e dapprima non notò la figura che stava
accanto alla macchinetta per il caffè.
- Quando fu in prossimità della camera, alzò lo sguardo,
sgranando gli occhi.
- Nella sua vita, Dana Scully aveva visto cose che, agli occhi
di chiunque altro, sarebbero parse inspiegabili, assurde
- Ma dopo aver vinto lo stupore iniziale, era sempre riuscita
ad affrontare il tutto, con il distacco che la logica della scienza imponeva.
- La ricerca della verità era per lei, lunica
spiegazione possibile.
- Ma in quel mentre, sentì il sangue gelarsi, i sensi
bloccarsi
non poteva reagire !
- Era
.allucinante.
- Vide se stessa, unaltra Dana Scully a pochi passi
Stava davanti a lei con il bicchiere di carta colmo di caffè nero, ed un tailleur
rosso granata, anchessa sorpresa.
- Posò il bicchiere sul bordo della macchinetta ed iniziò a
correre verso luscita antincendio.
- Scully mormorò:
< Non è poss
>
Dun tratto ritrovò le forze che le mancavano.
< Ferma ! Sono un agente federale, fermati ! >
- Iniziò a correre verso quella donna
.verso se
stessa
- Dana si sfiorò la base della schiena, appurando che la
pistola fosse al proprio posto.
- Le scale sembravano non finire mai
- Alla fine emersero di fronte al parcheggio posteriore.
- La vide zigzagare fra le auto, mentre con il fiato rotto,
cercò di riprendere lucidità.
- Il sudore le colava dal viso e dalle braccia.
- Prese la pistola con entrambe le mani.
- Con le braccia tese, incominciò a girarsi attorno.
- Era certa che era vicina
<..arrenditi ! Sono armata ! Esci con le mani alzate !
>
- Sapeva che non lavrebbe stanata, così. Ma sperò che
si tradisse, muovendosi un poco, in modo che potesse individuarla.
- Ed infatti notò uno strano riflesso con la coda
dellocchio, nel lunotto posteriore di una macchina.
- Scully si abbassò, sporcandosi il cappotto nella neve
bagnata, acquattandosi dietro un furgone per alimenti.
- Rimase muta, cercando di scacciare la parte razionale della
propria mente, che si ribellava.
- La vide alzarsi, dapprima lentamente, poi con decisione.
- Si spostò il ciuffo di capelli dietro lorecchio, come
faceva sempre lei
.
- Scully emerse di scatto dal dietro il furgone, con la
pistola spianata.
< Non muoverti ! Metti le mani dietro la testa ! >
Si avvicinò a lei, tesa e nervosa. La temeva, per quanto
fosse armata.
< Non puoi farmi del male, con quellarma ! >
- Scully si avvicinò, ancor di più.
- La curiosità stava vincendo la paura e la prudenza.
- Non aveva mai veduto se stessa
.dal di fuori.
- Non era un suo sosia
.era un suo clone.
< Che fai qui ? Che vuoi da mia madre ? Ti
ti hanno
incaricato di sorvegliarla, vero ? >
< Non credi che possa provare affetto per lei ? In
fondo
.è come fosse mia madre, no ? >
Scully deglutì, senza rispondere.
< Non avrai il coraggio di spararmi
.perché
sarebbe come farlo a te stessa ! >
< Zitta ! Non cercare di confondermi ! Non so
cosa
significhi tutto questo, ma
adesso verrai con me ! >
Lei non sembrò ascoltarla. Fece pochi passi verso una Ford
chiara, incurante del fatto che Scully la stesse minacciando con la pistola.
< Ferma ! O sparo ! >, gridò Dana.
- Lei infilò la chiave nella serratura della portiera.
- Dana esitò per un solo istante
le sembrava di sparare
a se stessa.
- Poi prese la mira, facendo fuoco.
- La sua copia perfetta si afflosciò senza un lamento, non
appena il proiettile le perforò la spalla destra.
- Scully si avvicinò, sempre con larma spianata.
- Osservò un denso liquido verde, che fuoriusciva dalla
ferita e che macchiava lasfalto.
<
ma come
come è possibile che
>
- Parlò a malapena, bloccata dallo stupore.
- Poi avvertì, improvviso, un lancinante bruciore agli occhi
e alla gola, che le impedì di respirare.
- Si portò le mani alla gola, ma senza che potesse rendersene
conto, era in ginocchio, tremante, come fosse colta da una febbre violentissima.
- Tossì.
- Il suo bersaglio si alzò, guardando il sangue verde che
colava sibilando.
- Nessun dolore, nessuna sensazione
- Scully si accasciò a terra, rantolando.
< Ti avevo avvertita, ma tu non mi hai dato ascolto ! Ma
ti capisco
perché al tuo posto avrei fatto lo stesso ! >
- Scully perse i sensi.
- Lultima cosa che vide fu il corpo del clone davanti a
lei, mentre una macchia di sangue verde colò sulla sua camicetta, bruciandola.
< Dovrei lasciarti morire
sono certa che lui
vorrebbe questo
.>
- Ma scosse la testa, accarezzandole i capelli, soffici come i
suoi.
- Poi la sollevò, come se non pesasse nulla.