CAPITOLO TRE

Appartamento di Dana Scully,
3170 Road 35, Annapolis,
Stato del Maryland, Ore 10.05 Pm,
Lunedì 6 Novembre1998


La Ford di colore amaranto, parcheggiò all’inizio della strada 35.
Dana scese con il cappotto aperto, incurante del freddo pungente.
Aveva trascorso la giornata all’aperto, sperando che il dolore cessasse.
E verso la fine della giornata, era sembrato che così fosse…ma ora…
Il dolore era tornato, con ondate cupe e terribili.
Non aveva neppure capito come le era riuscito di guidare fino a casa.
Si era sforzata di rimanere lucida e più di una volta qualche automobilista le aveva suonato appresso, per via di una sua manovra ritardata.
Mentre infilava le mani rattrappite dal gelo nelle tasche per cercare le chiavi di casa, vide una grossa macchia di sangue, grande circa come una nocciola, macchiare la neve con un rumore ovattato e fioco.
Tremò.
Ora nessuno che lavorava con lei, che la conosceva, poteva vederla…
Si sentiva fragile….impaurita…sola.
Rammentò il viso….
Il viso ebete di Duane Barry che la spiava fuori dei vetri della finestra di casa…quella braccia forti..
troppo forti per lei, che la afferravano, gettandola a terra.
La corda che le immobilizzava i polsi e le caviglie e le lunghe ore rattrappita nel bagagliaio di quell’auto…
Poi quella grande luce.
Una luce innaturale, gelida, e dei visi che la guardavano, nuda ed indifesa su quel tavolo chirurgico.
Un bisturi di luce, manovrato da dita ossute, grigie…
 
< NO ! >
Gridò con tutto il terrore che aveva dentro.
C’era un muro…un blocco che stava fra lei e quei ricordi….aprirlo sarebbe stato pericoloso ?
Ma certo era ancor più terribile rimanere all’oscuro, come di un pericolo che ci minaccia senza che noi si possa vederlo, sentendone solo i suoni grotteschi e terrificanti.
Vide solo allora quell’auto che era accostata al margine della strada.
Il finestrino si abbassò, frusciando, e quell’uomo ne fece capolino, con la sigaretta appena accesa.
Attraversò il poco spazio senza esitare, fino ad appoggiarsi a quell’auto.

< Che vuole da me ? Mi sta seguendo, vero ? >

Lui aspirò lentamente, gettando una boccata di fumo fuori dell’abitacolo e poi, con una voce fredda, priva di qualsiasi accento, domandò:

< Come sta, Dana ? La malattia le ha dato problemi ? >

Scully strinse i pugni, trattenendo la rabbia.
< Figlio di puttana ! >
< Non è il linguaggio che le è stato educato da ragazzina, Dana ! Margaret se ne rammaricherebbe, sa? In fondo sono un vecchio amico di famiglia! >
Scully lo fissò con durezza, mentre il dolore le impediva di mettere a fuoco i particolari e tutto sembrava simile ad un quadro sfocato.

< Non mi chiami per nome !! Io…non intendo sentire le sue menzogne ! >

Sorrise, appena, facendole cenno di salire.
Scully esitò solo per un attimo, poi aprì con decisione.
Si sedette appoggiandosi alla portiera della limousine, guardando per un attimo il mastodontico autista che stava dalla parte opposta del vetro insonorizzato.
< Come conosce il nome di mia madre ? Che….cosa sa della mia malattia ? >
< Io so tutto di lei, Dana ! Credo sia la sua prerogativa…quella di confrontarsi con domande alle quali non è possibile dare delle risposte ! E’ per via dell’uomo che è al suo fianco! Fox Mulder ! >
 
Scully rammentò la prima volta in cui aveva veduto Smoking Man….e aveva sentito una sorta di naturale repulsione.
< Veramente…insomma conosce davvero la mia famiglia ? >
Lui spense la Morley, sentendo il delicato profumo della pelle di Scully.
< Immagino che Fox Mulder non le abbia mai fatto notare quanto la renda affascinante questa fragranza alla pesca! >
 
Dana afferrò la maniglia della portiera.
< Me ne vado ! >
Smoking Man le afferrò il polso, con durezza, stringendolo.
< Lei crede agli UFO, agente Scully ? >
Si irrigidì. Scosse la testa.
Più che una risposta, una decisa affermazione.
Poi fu colta dal dubbio che sua incrollabile fede potesse in qualche modo avallare il muro di menzogne che quell’uomo aveva costruito.
< Non…ho mai raccolto prove certe sulla esistenza di forme di vita extraterrestri ! Forse… grazie al suo sporco lavoro ! >

Sorrise, con quel sorriso viscido e penetrante, che sembrava appartenere a certe categorie di uomini, con i quali si deve confrontarsi, almeno una volta nella vita.

< Fox è troppo ossessionato…troppo preso da questa sua ricerca….da non curarsi di lei… della sua malattia….del destino che le si prospetta ! Lei è intelligente, Dana, lo è sempre stata ! Saprà cosa è accaduto al comandante del Titanic ? >
 
Scully si mordicchiò appena il labbro superiore.
< So cosa vorrebbe da me….ma non tradirò Mulder ! Mai ! >

Si infilò la mano nella tasca, e per un solo istante Scully pensò che se avesse voluto ucciderla e farla sparire, quello era un luogo perfetto.
Estrasse un cd-rom, di colore azzurro.

< E’ suo….So che se la cava, al computer ! >

Lo fissò, prendendolo don la punta delle dita, quasi scottasse.
< Io…che cosa sarebbe ? Che c’è qui dentro ? >
Sorrise, di nuovo, mentre Scully divenne, suo malgrado, pallidissima.
< Una parte…una traccia di un lungo cammino…sulle sue origini…E’ una promessa fatta tanto tempo fa….ed io mantengo sempre la parola ! >

Scully rise, con una risata amara e spontanea.