CAPITOLO QUATTRO


Appartamento di Fox Mulder,
42-2630 Heagl Place Alexandria, Vancouver,
Ore 02.05 Am, Martedì 7 Novembre

L’appartamento di Fox Mulder era immerso nella più assoluta oscurità.
L’agente dell’Fbi stava seduto sulla sedia imbottita della scrivania…sentendosi malissimo.
Ma da quando aveva ricevuto quella busta anonima, qualcosa era scattato nella sua testa.
Non gli era riuscito di concentrarsi per tutta la giornata, per via di ciò che aveva veduto in Scully…
Fu quindi anche per quel motivo che continuò a rigirarsi quelle foto, scattate da un circuito chiuso di una telecamera, sfocate e mal centrate, in cui si vedeva una sagoma distesa su un tavolino operatorio….
Mulder sapeva bene dove era stata effettuata, quell’operazione….e cioè che il governo utilizzava i vagoni ferroviari per autopsie e altri esperimenti illeciti.
Ma per quale motivo, oltre alla solita morsa alla stomaco, oltre al chiodo fisso di come stava Scully, al dolore per la possibile chiusura della sezione Xfiles…per quale altro motivo, stava anche associando quelle foto al proprio rapporto su quel banale omicidio di Washington ?
Masticò un tramezzino e bevve un sorso di birra.
Il suo stomaco, dapprima morso dalla fame, si era alla fine sottomesso e soffriva in silenzio.
In apparenza quell’omicidio non aveva nulla di un Xfiles.
Bob Dukes, un pregiudicato di trentacinque anni, era stato trovato cadavere nel proprio appartamento, stroncato da un overdose, iniettatagli di proposito.
Mulder si era occupato del caso solo perché Skinner lo aveva pregato di assistere un giovane agente, di nome Ross e comunque la cosa non lo aveva occupato più di tanto.
Si era limitato a dare il proprio appoggio esterno e controfirmare il rapporto preliminare e tutto non sarebbe durato che un paio di giorni.
Ma alla fine di quella lunga giornata, Mulder aveva iniziato a porsi delle domande, che Scully avrebbe definito paranoiche.
Se il delitto era stato commesso da drogati o da pusher, come mai dall’appartamento non erano spariti del denaro e la droga, che erano stati trovati dalla polizia ?
Come mai per un semplice caso di affiancamento ad una indagine, era stato scomodato proprio lui,
il cane sciolto dell’FBI ?
Si stupì che la cosa non lo avesse colpito prima, da subito…Ma c’era lei…con quel suo sguardo perso e quegli occhioni spalancati, verdi in un faccino pallido…
Guardò la foto della vittima e ne lesse il curriculum, fatto di rapine, spaccio e sfruttamento della prostituzione. Provò solo un senso di disgusto.
Guardò allora la Tv, distendendosi sul divano, mentre le immagini correvano mute.
C’era una ragazza dai lunghi capelli biondi, completamente tatuata, in ogni parte del corpo sinuoso.

< Ecco…>. disse con un filo di voce.

Benedisse la sua abitudine di lasciare la Tv in funzione.
I tatuaggi !
Come aveva fatto a non notarlo ?
Prese la foto dal dossier che si era rigirato senza tregua da quella mattina e la confrontò con quelle della busta gialla.
Mise al centro della scrivania alla quale si era precipitato, l’immagine di quello che Fox era certo essere un alieno e Scully altrettanto certa fosse qualsiasi altra cosa al mondo, e la fissò da vicino.
Non poteva esserne sicuro al cento per cento….
Ma nella foto del dossier il tatuaggio era chiarissimo.
Si trattava di un dragone che partiva dalla spalla destra, proseguendo sul braccio e girando attorno al gomito, fino a terminare il tortuoso percorso all’inizio del gomito, in una esplosione di fuoco e fiamme.
E anche in quella foto sfocata, il braccio che reggeva quella creatura era del tutto solcato dal medesimo tatuaggio.
Era un coincidenza ?
Se avesse potuto e voluto accedere ai computer dell’FBI, avrebbe passato al laser le due foto, e i suoi dubbi sarebbero terminati.
Ma ora, avrebbe dovuto basarsi sul proprio istinto, cosa che sia detto subito, non gli dispiacque per nulla.
Decise anche di non parlarne con Scully.
Era giusto che stesse tranquilla e serena, ad affrontare il suo male.
Controllò la sua Beretta calibro 9 e si infilò il cappotto….ora aveva bisogno di fortuna….
Come sempre.