CAPITOLO CINQUE


Dundee Street, Washington,
Ore 04.00 Am, Martedì 7


La Ford blu notte di Mulder superò a bassa velocità il posto di polizia, impedita dalla neve che formava pericolosi cumuli ai lati della strada.
Mulder detestava guidare in quelle condizioni, ed ancor più il rumore delle catene nei tratti liberi dalla neve.
Alla fine parcheggiò alla bene e meglio, da un lato, scivolando quasi, non appena uscì dall’abitacolo.

< Chissà che bel caos, domani ! >, pensò.

Camminò per qualche minuto fra i marciapiedi ingombri di neve sporca, fino ad orribile palazzone di dodici piani, dall’ingresso scrostato e talmente tempestato di scritte e sigle da bombolette spray
che per chiunque vi gettasse un’occhiata approssimata, dava l’idea di esser pronto per la demolizione.
Fox lo guardò distrattamente…del resto chiunque facesse la vita di Dukes, non poteva non vivere in un posto come quello.
Salì su dei traballanti scalini, notando che all’interno faceva, paradossalmente più freddo che non in strada.
L’appartamento era sito al primo piano, cosa che gli evitò una lunga avventura fra quelle scale scricchiolanti.
Mentre si incamminava per il lungo e lurido corridoio, dalle luci spaccate e tremolanti, udì un lieve e poi sempre più insistito rumore di passi.
In fondo al corridoio c’era solo l’appartamento numero 5, che a rigor di logica doveva esser chiuso dai nastri della polizia fino alla delibera del tribunale.
Estrasse la pistola dalla fondina e la tenne stretta fra le mani mentre strisciava contro la parete, lordandosi così il bel cappotto scuro.
Arrivò a fianco dell’uscio, sentendo un colpo di tosse secco e malsano.
Tenne allora il pomo della porta, contò mentalmente sino a tre e poi l’aprì con un colpo deciso.
Dentro si udì un movimento brusco, e subito dopo il frastuono di una finestra che sbatteva contro gli stipiti ed il sibilo del vento che gettava all’interno nevischio ed odori malsani.

< Fermo ! Sono un agente dell’FBI ! Non muoverti, qualsiasi cosa tu stia facendo ! Mettiti al centro della stanza e tieni le mani in alto, in modo che possa vederti ! >

La figura esitò un attimo, poi eseguì, rimanendo al centro dell’appartamento, scossa soltanto da colpi di tosse improvvisi e dolorosi.
Mulder tastò la parete, sino a trovare un interruttore sgangheratamente incassato nel muro.
La luce, scaturita da una lampadina fissata al centro della stanza, illuminò la donna, di alta statura.
Era magra, quasi ossuta in viso, con degli occhi che sembravano animaletti in perenne movimento.
Portava una maglietta corta, che le scopriva l’ombelico, e non occorreva poi molto per rendersi conto che non la cambiava da giorni.
I jeans erano scoloriti e lisi, mentre la scarpe, delle Nike di color bianco, erano quasi irriconoscibili per via dello sporco.
I capelli erano corti ed appuntiti, modellati con del gel.
Ma nonostante quel grigiore, non era affatto brutta ed i suoi seni, per nulla consumati dalla magrezza, si disegnavano eleganti sotto la maglietta.
Anche le gambe erano lunghe ed armoniose, facendo intendere che prima di ridursi così, era stata davvero una bella ragazza.

< Che stai facendo qui ? >

Mulder chiuse la porta con il piede sinistro e benché le puntasse ancora la pistola addosso, si stava convincendo che essa non rappresentava un concreto pericolo.

< Stavo frugando….>, rispose lei, accarezzandosi il perching che portava all’ombelico.

< Non dire balle ! Hai dovuto rimuovere dei sigilli della polizia per entrare, e questo è un reato ! Ora ti sederai su quel divano, camminando con le mani in vista e mi dirai che ci facevi qui ! >

Lei eseguì tremante. Mulder era chiaramente uno sbirro…

< Senti…cazzo ho solo staccato qualche nastro giallo !! Conoscevo il tipo che abitava qui, e quando ho saputo che era morto….ho pensato che ci fosse della roba per me ! E’ morto, mi sono detta, che se ne farà mai del Tv color e dell’hi-fi ? >

Mulder abbassò l’arma. Non intendeva diminuire la prudenza, ma sapeva che non stava mentendo.

< Conoscevi Dukes ? Bob Dukes ? Perché e come ti chiami ? >

Lei sorrise, tossendo male e solo allora Mulder si chiese come non fosse ancora congelata, mezza nuda in quella stanza gelida.

< Mi chiamo Vicky….tutti mi chiamano Vicky e basta ! Bhè….insomma mi faccio…di eroina e credo si veda ! Io e Bob stavamo insieme…non che me ne fottesse molto, ma almeno da quando stavo con lui avevo la mia dose giornaliera e mangiavo due volte al giorno ! So che sembra una cazzata, ma per me è oro, sbirro ! >

Fox socchiuse gli occhi…era solo una poveraccia.

< Sai che faceva Bob ? Oltre che vendere droga ? >

Lei rise, asciugandosi il naso con il palmo della mano, ed aggiunse, sarcastica:

< Cos’è….mi danno un premio se parlo con te, piedipiatti ? >

Mulder infilò la pistola nella fondina, poi improvvisamente, la afferrò per la maglietta e la gettò contro la sponda del divano. Lei si protesse il viso con entrambe le mani.

< Sono qui non ufficialmente, quindi niente mi impedirebbe di darti una bella ripassata ! Ma preferisco esser gentile ed assicurarti che ti lascerò andare senza conseguenza, se collabori ! >

Lei si tolse le mani dal viso e posò la mano tremante su quella di Fox.
Esitò un attimo, poi mormorò:

< Ok…tutto quello che so, è che Bob era un gran cacciapalle…Raccontava di tutto, soprattutto con quelle che si portava a letto ! Ed io ero la migliore…..ti piacerebbe…provare ? >

Mulder aprì la mano, lasciando che le sue dita sottili scivolassero nel suo palmo, poi con un gesto rapido le afferrò, stringendole con forza.
Le girò il polso in senso antiorario, mettendo così in evidenza le sue vene rigonfie e bluastre, con dei buchi violacei.
Lei strinse i denti.

< Cos’è...mai visto una tossica ? Ognuno ha i propri demoni…anche tu ! >

Lui le lasciò il braccio.
La fissò, con una espressione provata, quasi che la vedesse per la prima volta.

<…continua…>

Vicky si sfiorò il braccio, massaggiandolo lievemente, guardando i segni rossi che la stretta di Mulder aveva provocato.

< Diceva di lavorare per gente importante, del governo…..di aver assistito a cose incredibili, ad esperimenti su strane creature…Tutte stronzate, per me ! >

Mulder la guardò…

< Vattene ! Ti consiglio di andatene presto ! Se è vero quanto mi hai detto, la tua vita è in pericolo ! Quelli non ci penserebbero due volte a toglierti di mezzo….>

Vicky si alzò, accarezzandosi il collo e sbuffando.
Fece qualche passo tremante verso la porta, poi si voltò.

< Abito nel palazzo di fronte….quarto piano…l’unico appartamento agibile ! Vieni da me…so come farti divertire…>

Sorrise e senza dire nulla si avvicinò alle labbra di Fox, sfiorandole appena.
Erano piccole e calde, come quelle di una ragazzina.
Mulder non fece nulla più che scostarsi un poco.
La guardò uscire, e quando fu sulla soglia domandò:

< Hai toccato qualcosa nella camera di Bob, Vicky ? >

Non rispose.
Aprì pian piano la porta, sgattaiolando fuori, con andatura barcollante verso le scale.
Fox spense la luce. Non le riusciva di capirle…
Nella sua carriera di agente dell’FBI, aveva avuto modo di conoscere molte drogate e a differenza dei suoi colleghi, non via aveva mai fatto l’abitudine.
Pensò con terrore, a come avrebbe reagito se un giorno, gli fosse giunta una telefonata…che sua sorella era stata ritrovata in un lurido vicolo di strada, con una siringa in un braccio.
Si scosse da quelle idee. Andò nella stanza opposta, ove stava un bruttissimo letto, con dappertutto delle riviste hard, sparpagliate per terra.

< Cultore del tema, il nostro amico…>

Osservò, con ribrezzo, un grosso ratto far capolino in un angolo della stanza.
Proprio sul lato destro del letto, a fianco della finestra rotta che dava sul vicolo del retro, sbarrata e dai vetri rotti, stava una cassettiera di colore chiaro, recuperata da qualche discarica.
Mulder aprì i cassetti, rovesciandoli direttamente sul letto.
Forzò una scatola metallica, con dentro almeno cinquemila dollari.
Naturale…ad un pusher non mancava certo i contanti.
Si infilò il denaro nelle tasche e controllò alcune lettere.
Fra di loro una busta bianca, con un timbro: “Space Eng. Corporation” numero 23357.
Sorrise. Una simile compagnia non sembrava centrare proprio nulla con uno spacciatore da due soldi.
La mise nella tasca opposta del denaro.
Fece un rapido giro nell’ultima stanza rimasta ed una volta giunto nel bagno, trovò appese sopra la doccia, molte istantanee di Vicky nuda, scattate dalla vittima.

< Un novello Helmut Newton…>, borbottò.

Non appena uscì da quella miseria, si sentì immediatamente meglio.
L’aria esterna, umida e gelida, era più sana di quella respirata in quella topaia.
Guardò il palazzone orrido che stava in fianco a quello da cui era uscito e contò i piani.
Non appena udì un bussare leggero, Vicky sorrise.
Aprì piano la porta ed aspirando una sigaretta, sorrise con il petto nudo, non appena Mulder fece capolino sulla soglia.

< Li ricevi sempre così, gli amici ? >, domandò lui, sorridendo.

< Entra….ho voglia…e fa freddo questa notte ! >

Lui si cercò nelle tasche.

< Non è per questo…devo darti qualcosa ! >

Le aprì il palmo della mano e Vicky si ritrovò così tanti soldi, quanti mai aveva veduto in vita sua.

< Che…che vuoi che faccia…per questi ? >, domandò, un poco spaventata.

< Te l’ho già detto…cercati un altro buco dove vivere ! E non parlar di quel che mi hai detto con nessuno, neppure con chi ti fidi di più ! Capito ? >

Lei si infilò il denaro nella tasca posteriore dei jeans e domandò:

< Davvero non vuoi…..>

Mulder scosse la testa, mettendole fra le mani il proprio biglietto da visita.

< Se hai bisogno di aiuto, chiamami….>

Lei socchiuse l’uscio e terminò di fumare la sigaretta.
Davvero strani, questi sbirri federali, pensò.