CAPITOLO SEI


Appartamento di Dana Scully, 3170 Road 35,
Annapolis, Stato del Maryland, Ore 08.35 Am,
Martedì 7 Novembre 1998

Quella mattina Dana si svegliò con indosso una sensazione di totale debolezza, come mai le era capitato prima di allora.
Faticò per molti minuti ad alzarsi dal letto, e a vestirsi, mentre la testa sembrava ovattata.
Il dolore alla testa, che trapassava le tempie come un coltello dalla lama larga e seghettata, le era stato accanto per tutta la notte, torturandola senza tregua.
Guardò la propria croce d’oro, prima di infilarsi il reggiseno….Sarebbe morta….fra breve.
Benché non fosse quello, il suo ramo specifico dal punto di vista medico, per Dana non fu infatti difficile, una volta saputa la verità, approfondire la casistica circa il tipo di cancro cui era afflitta.
Il tumore rino-faringeo che l’aveva aggredita, si stava lentamente ma inesorabilmente diffondendo, scavando una nicchia crudele nel suo cervello e presto il dolore sarebbe diventato talmente insopportabile da costringerla all’uso di farmaci lenitivi, primo passo verso la somministrazione della morfina. Ma le sue funzioni vitali sarebbero crollate molto prima, rendendola solo una povera malata, distesa su un letto d’ospedale.
Quando aveva letto ciò che il destino le aveva riservato, Dana era stata attraversata da un gelo indecifrabile, che andava ben oltre la semplice e comprensibile paura della morte.
Se fosse accaduto in servizio, per mano di una pallottola, ad esempio, lo avrebbe accettato meglio.
Ma così….odiava pensare che tutti coloro che la conoscevano, si sarebbero recati al suo capezzale, con finte facce contrite e rassicuranti, e che si sarebbe spenta lentamente, fra mille attenzioni inutilmente mascherate per nascondere ciò che odiava: la compassione !
Sfiorò la croce regalatale da sua madre, pensando in fondo che non si era recata mai in chiesa negli ultimi mesi, pur essendo credente.
Il lavoro….
Si guardò allo specchio, notando il viso pallido e sofferente per il mancato riposo, più una lieve eruzione cutanea al centro della fronte, altro sinistro presagio imminente, e convenne che era solo una scusa.
Per quanto Mulder e gli Xfiles fossero imperanti, non era quello il vero motivo.
Si preparò la colazione, mangiando solo frugalmente, mentre il dolore, dopo una lieve e passeggera calma mattiniera, stava tornando.
Si mise sul palmo della mano le pillole che le aveva prescritto il dottor Zuckermann….

< Basta ! >

Le gettò con rabbia, in quella linda e solare cucina, tanto accogliente, quanto vuota, quella mattina.
Basta pillole, basta esami, basta credere con ostinazione ottusa alla scienza medica…
Basta finte preghiere, esibite solo per un placarsi dell’anima….
Era il suo destino…sarebbe morta, come capitava a chissà quante persone in tutto il mondo, e tutto sarebbe andato avanti senza di lei…..anche Mulder !
Il cuore le batté forte.
Chiuse gli occhi, immaginandosi seduta sul letto, con Mulder che le cingeva le spalle…
Fu un lieve bussare alla porta che la distrasse.
Era arrivata una busta color panna, abbastanza voluminosa, e Dana firmò con indifferenza al postino.
Fu solo quando vide, sul lato destro della medesima, il timbro della marina militare, che un piccolo sorriso le si disegnò sul viso.
La posò sul tavolo del soggiorno, e prese il tagliacarte.

< Vuoi vedere che….>

Ne tagliò un lembo e rovesciò così molte fotografie e documenti ingialliti dal tempo.
Sorrise.
Dopo anni, la marina aveva finalmente accolto la sua richiesta di farle avere tutti gli incartamenti e le foto di servizio di suo padre…
Le pastoie burocratiche avevano rallentato tutto, tanto che Dana si era quasi scordata di averne fatto richiesta al ministero della difesa, anni prima.
Che cosa ci trovava d’interessante il ministero, su fotografie di papà al comando del suo incrociatore, o di foto con vecchi commilitoni o di basi nelle quali era cresciuta ?
Prese fra le dita sottili, la prima fotografia.
Papà giovanissimo, allievo marinaio, con alle spalle un dragamine..
Rammentò i racconti che suo padre le sussurrava prima di addormentarsi:
se sei in oceano, e c’è brutto tempo, meglio una zattera di tronchi mal messi, che un dragamine.
L’oceano….per anni Scully lo aveva immaginato come un’entità vivente….maestosa e solenne, in grado di distruggerti e cullarti, secondo i suoi desideri.
Si spostò il ciuffo ribelle dietro l’orecchio destro e lesse con attenzione il foglio di servizio, probabilmente il primo firmato da suo padre.
Era un documento ingiallito e consunto, conservato in un foglio di plastica trasparente.
Nel rivedere la firma di suo padre Bill, Dana si sentì il cuore leggero, benché una lacrima le scendesse piano, dalla gota destra, segnandole il viso pallido come un tratto mal riuscito.
Sfogliò altri documenti, fino ad imbattersi in uno strano rapporto esecutivo, timbrato da una sigla che non aveva mai veduto prima: CRSMU.
La data era quella dell’Ottobre 1962.
Lesse attentamente, vincendo il dolore che le impediva una buona concentrazione.

“ Ordine recupero numero 77-11-44-1962.
In relazione a recupero oggetto largo Oceano Pacifico centrale, presso isole Marshall…
coordinate….OMISSIS….
oggetto del recupero….sottomarino ZEUS FABER per conto del CRSMU…
Risultato: dopo dieci giorni d’immersione, rallentate a causa dell’arrivo di un tifone subtropicale
la missione di recupero oggetto….OMISSIS….può definirsi riuscita !
                                Comandante operazioni nave recupero:
                                    William Scully. “


Dana si sfiorò la fronte con due dita, socchiudendo le palpebre.
Il dolore….la stava perseguitando…
Ma….non l’avrebbe fermata.
Quel documento…operazione “Zeus Faber”….il nome di un sottomarino che lei e Mulder avevano scoperto esser stato mandato nel’45 per recuperare una bomba atomica destinata al Giappone….Almeno questa era la versione ufficiale…
Mulder era però convinto che quella bomba fosse solo una scusa, atta a coprire il reale scopo del recupero: cercare un UFO.
Non aveva modo di sapere se fosse vero o meno, quanto Mulder sospettava…ma ora, quella sigla…tutti quegli omissis, mantenuti dopo più di trent’anni…
Quasi in risposta ai suoi dubbi, vide, mescolata insieme con altre fotografie, una piccola istantanea in bianco e nero, ripresa probabilmente dal ponte della nave di papà…
Dallo sfondo erano ancora al porto, probabilmente Pearl Harbor….o qualche altro porto sul Pacifico...C’era Bill Scully, sorridente e con il berretto da capitano in mano….e al suo fianco…un giovane ufficiale, con la sigaretta penzolante da un lato della bocca.

<..no…>, si disse.

Si alzò di scatto, rovistando nei cassetti della scrivania fino a trovare una lente di ingrandimento.
La focalizzò, spostandosi i capelli dietro l’orecchio e trattenendo il fiato.
Erano tutti molto giovani, certo…..
Ma quello era….
Lo sguardo le piombò su quel cd…che era rimasto appoggiato da un lato della scrivania, accanto al computer spento, quasi fosse un normale programma o un gioco poco interessante.
Era quanto temeva…suo padre…e quell’uomo si conoscevano !
Che fosse una semplice coincidenza ?
Tremò, come se quella scoperta presagisse chissà che altro, nel suo passato.
Non sapeva che le sue paure erano più che fondate.