CAPITOLO SETTE

Washington, Cantieri Navali, Ore
10.45 Am, Martedì 7


Quella mattina il cielo si presentava finalmente sereno.
Un pallido sole affrontava i grossi cumuli di neve e le nubi plumbee erano state spazzate via dal vento gelido e benché le previsioni meteo non indulgessero all’ottimismo, tutti si stavano godendo quel momento di tregua.
L’urlo strozzato delle sirene, l’andare e venire delle rumorose chiatte del porto e i meccanici movimenti delle grosse gru che sfidavano il cielo, non riuscivano a disturbare la serenità della mattinata.
I rombanti caterpillar sfrecciavano da un deposito all’altro, sfiorando con impressionante precisione gli operai che transitavano nei percorsi segnati in giallo.
Mulder aveva dormito poco, come sempre ormai…
Non appena, grazie a Danny, aveva rintracciato l’indirizzo della società reperita su quella busta, si era messo in moto immediatamente.
Durante tutto il viaggio, era stato accompagnato da una strana sensazione, come se gli fosse venuto a mancare qualcosa…
Dapprima non gli riusciva a capire di che cosa si trattasse, ma ora, dopo aver spento il motore dell’auto e aver parcheggiato a malincuore accanto ad un magazzino, il cui continuo andare e venire di mezzi da lavoro poteva mettere in pericolo la sua Ford, lo aveva messo a fuoco.
Si trattava di un profumo…Nella sua auto, quella mattina mancava un delicato profumo di pesca, che per tante volte Mulder aveva sentito e quasi ignorato, ma che ora, venendo a mancare, sembrava una parte irrinunciabile della sua giornata.
Scosse la testa, cercando di scacciare inutilmente la propria inquietudine.
Arrivò davanti ad un vasto capannone a tre piani, di colore azzurro con la scritta ben evidenziata ed un’elegante cancellata rossa che delimitava l’area.
Una bellissima segretaria dai lunghi capelli biondi lo accolse con tono mellifluo e gentile, tanto che Fox si sentì in dovere di sorriderle.

< Sono un agente dell’FBI. Vorrei poter parlare con il direttore responsabile o con qualche altro addetto ! >

Mostrò il tesserino tenendolo bene aperto e l’espressione della donna mutò, come per incanto.
Arrossì e digitando l’interfono, disse, come per scusarsi:

< Io…non ho mai parlato con un agente governativo, prima d’ora ! E’ proprio come in Tv.. voglio dire….>

Mulder sorrise. Era fantastico.
Per chissà quante volte era stato oggetto di simili domande e per chissà quante volte aveva risposto nel medesimo modo.

< E’ tutta un’avventura ! La paga è ottima, il vitto abbondante e si serve la nazione….Se vuole le posso portare il modulo…>

La donna si zittì, conscia del fatto che Mulder l’avesse apertamente presa in giro.
Il telefono interruppe quell’atmosfera imbarazzante.
Mulder fu fatto accomodare in una elegante sala d’aspetto dal colore azzurrino, che gli rammentò un ospedale.
Si limitò a passeggiare nervosamente…mancava sempre il tempo, nelle indagini.
Se si fosse sospettato che era sulla pista giusta….le prove sarebbero svanite immediatamente.
Prese il cellulare e digitò il 2025556431.
Niente. Nessuna risposta….
Pensò che dormisse…. Com’era bella, Dana, quando dormiva…
Gli era capitato diverse volte, di vederla addormentata al suo fianco, in auto, durante un appostamento…
La porta dell’ufficio si aprì ed un distinto impiegato di quarant’anni, gli fece cenno di accomodarsi.
Mulder si distolse dai propri pensieri e si sedette di fronte ad una elegante scrivania in radica, tanto costosa che non gli sarebbe riuscito di acquistarla neppure con un anno di stipendio.
Tutto l’arredamento di quell’ufficio, sembrava esser stato ideato per incutere timore a chi vi entrasse.

< Che cosa desidera…agente…agente Mulder ? >

Fox abbozzò un grande sorriso. Sapeva bene il miglior approccio aveva la capacità di rendere il tutto più tranquillo e professionale.

< Durante un’indagine su un omicidio, signor… ( lesse il nome sulla targhetta posta davanti ) signor Lowry, il nome della vostra società è venuto alla luce ! >

L’uomo continuò a temperare il lapis con un grosso temperamatite, fissato sulla destra della scrivania.

< Non vedo come ! >

Mulder prese dalla tasca della giacca una foto e la gettò sulla scrivania. Sapeva che dopo il primo approccio rassicurante, era necessario mostrare decisione, per evitare che le persone si chiudessero a riccio.

< Questo spacciatore…di nome Bob Dukes, è stato trovato morto nel suo appartamento ! Fra le sue carte, è stata trovata una busta con il vostro indirizzo stampato ! >

Lowry lesse la busta con aria finalmente interessata.

< Agente Mulder...la nostra società si occupa del recupero d’oggetti spaziali che altrimenti andrebbero perduti dopo il rientro sulla Terra. Abbiamo migliaia di dipendenti e molti di questi sono lavoratori saltuari, che ci abbisognano durante i recuperi più complessi….E’ purtroppo possibile che siano stati assolti tipi loschi, ma questo non è mai dipeso dalla nostra volontà ! >

Mulder si aggiustò l’orribile cravatta e finse indifferenza.
Ma sapeva che quell’uomo gli stava mentendo, per molti motivi.
Il primo era il suo istinto personale, che per Fox era una vera e propria fede, il secondo era che trovava difficile che un’azienda para governativa, assumesse persone senza sincerarsi della loro fedina penale, terzo per il modo quasi meccanico cui quell’uomo stava rispondendo alle sue domande…era come se si aspettasse il suo arrivo.

< Le dispiace se insisto ? Desidererei conoscere altri dati su quell’uomo e sapere che tipo di lavoro svolgete ? >

Il direttore si alzò, digitando l’interfono che stava davanti a lui e pregò con tono gentile, la segretaria di raggiungerlo.

< Non c’è alcun problema agente Mulder ! Metteremo in azione il computer che registra le generalità dei nostri dipendenti e così potrò rispondere alle sue domande ! Per ciò che riguarda la nostra attività: esistono delle operazioni che sono coperte dal segreto di Stato, per motivi che comprenderà benissimo ! Non posso fornirle alcun dato, riguardo a questi. Ma l’ottanta per cento di ciò che recuperiamo è di dominio pubblico: satelliti per le telecomunicazioni, palloni sonda, satelliti meteo…>

Mulder si sfiorò le labbra.

<…mmm...perché la vostra sede si trova nella zona portuale ? Sarà un’idea infantile, ma sono portato a credere che agenzie del genere lavorino in grosse sedi accanto alla NASA o a basi militari e missilistiche in genere….>

La segretaria diede una rapida occhiata all’agente dell’FBI, che sorrise.

< Deve sapere che quasi tutte le nostre operazioni si compiono via mare ! Ormai la NASA e le altre società spaziali, telecomandano la caduta dei loro oggetti volanti, direttamente negli oceani.. Quindi abbiamo ritenuto più comodo ed economico…>

< Lei mi sta dicendo che il governo riesce a far cadere in mare gli UFO, affinché siano lontani da occhi indiscreti?>

Lowry lo fissò con aria preoccupata. Che avesse toccato il tasto giusto ?

< Non mi dica che crede a quelle ridicole descrizioni di omini verdi e via discorrendo ? Tutti i fenomeni Ufo sono spiegabilissimi effetti luminosi che risultano però sconosciuti al cittadino medio ! >

Mulder sorrise. Dana aveva trovato l’interlocutore adatto, pensò con una punta di malignità.
Per quasi due ore, Mulder attese che la solerzia del sistema informatico, gli fornisse i dati cui abbisognava.
Si stupì di tanta lentezza. Per di più il direttore generale lo gelò, asserendo:

< Vado a pranzo ! Se intende favorire….>

Scosse la testa.
Era tutto troppo tranquillo.
Quell’uomo era assolutamente calmo, controllato, per nulla a disagio.
Forse fu per via della fame, o di quella assurda attesa, ma sentì un disagio sempre più crescente.
Guardò l’ora…erano quasi le due, ormai.
Cominciò a gironzolare per l’ufficio e a guardare le ampie finestre panoramiche che dominavano lo spiazzo del porto.
Gettò uno sguardo alla segretaria, che stava, poco professionalmente limandosi le unghie.
Uscì, con un grande sorriso, sporgendosi verso di lei.

< Signorina….non ho afferrato il suo nome ! >

Lei sorrise, passandosi le mani fra i capelli.

< Jeanine…e lei ? >

< Fox !>, sorrise lui, < Fox Mulder ! Avrei bisogno di un grande favore, da parte sua, se possibile ! >

Lei annuì, sgranando gli occhi azzurri.

< E’ per la lista dei capannoni che appartengono alla vostra società…la sto aspettando da quasi due ore, ormai ! >

La ragazza posò la lunga limetta accanto alla stilografica e digitò alcuni dati sul computer.

< Mi scusi…ci dev’essere stato un errore ! Il signor Lowry mi aveva detto che dovevamo fornirle i dati relativi alle assunzioni dei nostri dipendenti saltuari ! E sono cose lunghe da ottenere perché occorre passare attraverso delle procedure sindacali e…>

Mulder si sporse ancor più verso la donna, certa che se avesse insistito un poco di più, sarebbe caduto dall’altra parte.

< Sono certo che…un professionista abile come lei, saprà esaudirmi al più presto ! >

Jeanine sorrise, anzi rise soddisfatta, mentre attendeva la risposta del computer, attratta da Mulder.
Lui continuò a girovagare per l’ufficio, gettando profonde occhiate alla segretaria, che rispondeva con fulminee strizzatine d’occhio.
Chissà se Scully avrebbe definito “professionale” il suo modo di ottenere informazioni.
Pochi minuti dopo, il rumore fastidioso della stampante, annunziò che l’attesa di Mulder era finita.

< Ecco ! >, sospirò la ragazza.

Mulder afferrò il foglio e lo infilò nella tasca interna della giacca, pochi secondi prima che il direttore facesse nuovamente capolino nell’ufficio, fingendo male d’esser sorpreso di vedere l’agente federale.

< Signor Mulder ! Purtroppo….>

Lui si calzò il cappotto e lo anticipò, con poche parole gentili:

< Le lascio il mio biglietto da visita ! Quando avrà i documenti, mi contatti direttamente o al centralino dell’FBI ! >

Prima di uscire, porse un secondo biglietto alla segretaria, mormorando:

< C’è il mio cellulare….>

Lei lo afferrò entusiasta.
E così Mulder ebbe a sorridere sapendo che aveva dato il numero di Pendrell…