CAPITOLO SEDICI

 

Presso il fiume Brazos, Ore 08.35 Pm
Stato Texas, Martedì 18

<Argh ! >

Cercò, inutilmente di prendere una grossa boccata d’aria.
Non comprese dove fosse, né che le stesse accadendo.
Aprì totalmente gli occhi, come per sincerarsi d’esser viva.
Era in acqua.
Le riempiva la bocca, lo stomaco, acqua densa, fredda, vorticosa, come in un brutto incubo.
Dana annaspò, cercando di risalire.
Si sentì afferrare per la vita e sospingere verso l’alto.

< Dana…non si lasci prendere dal panico ! Stia calma ! Cerchi di nuotare….Dana ! >

Scully sputò acqua, non appena comprese d’essere con la testa fuori del fiume.
Nessuno la sorreggeva con forza, aggrappato ad un rottame galleggiante dell’elicottero.

< Scully….Dana…mi aiuti…..se si muove così annegheremo tutti e due ! Mi capisce? E’ tutto passato…siamo nel fiume …>

Scully si mosse, più per istinto che per una reale lucidità, avvertendo una fitta alla gamba.
Fu questo che le diede la prima, reale percezione della realtà.

< ….siamo precipitati….io…non si vede nulla….non…>

Nessuno, con uno sforzo disperato, la avvicinò ad una delle pale, che seguivano sinuose la corrente come zattere addormentate, e Dana si aggrappò con tutta la forza che rimastale.

< Si tolga la tuta….o annegherà…>

Scully afferrò con i denti, l’orlo della lampo slacciando così la parte superiore della tuta di protezione, ormai lacera e zuppa d’acqua.
Non appena si sfilò l’ingombrante fardello di acrilico, nylon e plexiglas, emerse di almeno venti centimetri.

< …la corrente è forte…ma se restiamo aggrappati a questa pala…possiamo farcela…>

Scully lottava, aiutandosi con la mano, per slacciare la parte inferiore della tuta.
La sentì impigliarsi in qualcosa, proprio un istante prima che le scivolasse dalle gambe.

< Aiut…>

Svanì, inghiottita dal fiume.
Un ramo l’aveva catturata, emergendo improvviso dal letto del Brazos in piena.
Lottò, tirando la tuta con tutte le deboli forze che le rimanevano.
L’aria mancava….anche le forze andavano scemando….sarebbe annegata….
Rammentò la prima volta che suo padre le aveva insegnato a nuotare.
E la sua paura.
Tutto diventava confuso…il cuore batteva all’impazzata, il respiro diventava affannoso.
Vide, sia pure nell’acqua torbida e scura, una sagoma spingersi verso di lei.
L’aiutò a lacerare la tuta, che opponeva resistenza.
Si spinse su, mentre il tessuto sembrava non intenzionato a cedere.
Il coltello, luccicante ed affilato, lottò contro quella tuta anti contaminazione, per quasi un minuto intero.
Scully s’inclinò all’indietro, mentre l’ossigeno nei suoi polmoni era terminato.
Il ragazzo la spinse in superficie, sfilandole la tuta mentre anche i suoi polmoni sembravano gridare dal dolore.
La sorresse, stremato e senza forze, fin verso la riva.
La posò su di una gran pietra liscia, scivolando un paio di volte.
Lui tossiva, sputando acqua, ma Dana era immobile.
Le tastò il collo, per poi girarle la testa da un lato.
Lei ebbe uno scatto improvviso e tossì, sputando acqua.

< …annego….annego…>, ripetè, sbarrando gli occhioni verdi.

Il ragazzo le accarezzò la testa, mormorandole:

< Coraggio….è finita ! >

Dana annuiva, mentre il cuore sembrava esploderle nel petto.

< Io…lei….mi ha salvata…sarei morta se…>

Il ragazzo la sorresse, spingendola verso la riva, dopo un percorso fra rocce umide e traditrici.

< Ho sentito…..un’esplosione…è così….volevo fuggire ma…>

Scully tremò, cedendo in ginocchio con le braccia molli.
Freddo….tanto…..con la sua maglietta azzurra e le mutandine bianche, non aveva alcuna protezione dal gelo dell’acqua.

< Riesci a camminare ? Ho il fuoristrada lungo il sentiero….>

La guardò bene.

<…no….stai qui…ti prendo qualcosa o congelerai…>

Scully annuì, tremante.
Si sedette con le ginocchia conserte, come per proteggere la propria nudità dal gelo.
Nessuno…dov’era ?
Il ragazzo riemerse dal buio con una maglietta ed una coperta…
La avvolse e per la prima volta Dana si sentì protetta.

< Spogliati ed andiamocene…è pericoloso stare qui….>

Le labbra di Dana divennero bluastre.
Si tolse la maglietta zuppa d’acqua gelata e le mutandine, gettandole da un lato.
Ora la coperta sembrava calda e morbida.

<…aspetta…c’era….un’altra persona con me…>

Lui scosse la testa.

< Ho sentito solo te gridare, quando ho puntato la torcia verso il fiume! Se quel tipo è rimasto sott’acqua per tutto questo tempo, è ormai tardi! Non credo riuscirei a tirarlo su, ammesso che sia ancora vivo ! >

Dana non disse nulla.
Sapeva che quel ragazzo aveva ragione.
Si sorresse, mentre lui la guidava in mezzo a quell’oscurità.
Il sentiero era colmo di sassi e spine pungenti, ed i piedi nudi di Dana si ferirono.
Tossì di nuovo, mentre la sensazione che l’acqua le invadesse i polmoni era sempre presente.

< Chiama un medico….io…sono medico….sono ancora a rischio d’annegamento…>

Il fuoristrada apparve, isola in quel nulla fatto d’oscurità.
Scully scosse il capo.

< Non sei di qui, vero ? Dobbiamo filarcela e subito…niente dottori…>

L’agente dell’FBI barcollò sorreggendosi al cofano del Cherokee.

<…non capisci…>

< No, se tu a non capire! Troveranno il punto d’impatto dove l’elicottero è caduto…l’esplosione li guiderà.. Ed i militari ci troveranno! Ti porto via da qui….>

Aprì la portiera del mezzo, indicandole di salire.
Scully scivolò sui sedili, coprendosi con la coperta.
La comodità dei sedili di pelle, accolse la sua epidermide congelata.
Lui girò…
Dana appariva come una bambina, accovacciata da un lato, tremante.
Fece per dire qualcosa, ma lei era già caduta in un sonno profondo.
Osservò, senza malizia ma con una punta di disagio, la pelle piena di graffi e d’irritazioni dovute allo strofinarsi sulle pietre bagnate ed aguzze.
I riflessi dolcissimi delle curve di Scully, andarono disegnandosi con la pallida luce della Luna. Appariva bellissima, tenera e ferita, eppure sensuale.
Monkey si mise alla guida, incurante della stanchezza e dei dolori che martoriavano i suoi muscoli.

< Chissà come faranno quelli di Baywatch ? >, si chiese.

Gli vagheggiò l’idea che lei, fosse una di loro….in fondo era caduta da un elicottero, magari era un soldato…
Ma non avrebbe potuto farla annegare….

< Sennò chi la sente Monica….>, pensò.