CAPITOLO DICIASSETTE

 

Periferia a Sud di Fort Worth,
del Texas, Ore 03.05 Pm,
Mercoledì 19 Dicembre
Fu un odore famigliare e gradito a svegliarla.
Capitava rare volte, ma in qualche modo era un processo mentale ormai acquisito.
L’odore delicato eppure penetrante del caffè caldo, aveva la capacità di svegliarla.
Le solleticò i sensi, ancora annebbiati e per qualche frazione di secondo pensò di trovarsi nel comodo e placido letto di casa, con Fox accanto.
Scosse la testa, pesante per il sonno e la debolezza.
Evidentemente l’aroma del caffè l’aveva tolta da un sonno profondo.
Tossì, per poi mettersi seduta e guardarsi attorno.
Dalla parte opposta della piccola stanza nella quale riposava, si udivano provenienti dal nulla, suoni e sapori che faticò a mettere a fuoco.
Comprese solo allora d’essere nuda, con la coperta che la copriva dalle spalle alle caviglie, strette e magre.
La piccola porta di legno che stava davanti a lei, si aprì ed il ragazzo le apparve famigliare.
Essendosi messa seduta, la coperta le era scivolata sino all’ombelico e Dana arrossì, portandosi con rapidità ed istinto, il braccio destro davanti al seno, coprendolo così alla vista del suo salvatore.

<…io…scusami…..credevo che stessi ancora dormendo… !

Se intendi sedurmi…..>, aggiunse sollevando le braccia a segno di resa,

<…ti comunico che sono già accasato ! Va meglio ? >

Lei sorrise. Era bellissimo, il sorriso di Scully.

< Mettiti questi vestiti….forse non sono il massimo ma ti copriranno…>

Aprì di nuovo la porta, annunziando al mondo:

< Sta bene ! Si è svegliata ! >

Fece un sorriso genuino, che contagiò anche Dana ed uscì.
Lei si massaggiò la nuca.
Sempre stando a letto, s’infilò la T-shirt, notando casse di bottiglie di birra accanto alla branda nella quale stava dormendo.
Era il retro di un bar o di una caffetteria…
Si alzò, barcollando.
La fame le strinse lo stomaco, con una morsa decisa.
La maglietta la copriva appena sotto l’ombelico.
Nel guardarsi, vide il disegno impresso su di essa:
un alieno che indossava grosse cuffie da DJ e parlando ad un microfono della radio, stile anni 50, ammoniva " Noi siamo qui " !
Scosse la testa, divertita.

< Nemmeno Mulder indosserebbe nulla del genere ! >, aggiunse, in verità poco convinta.

Si calzò i jeans stretti lungo le gambe e la vita, con una smorfia d’imbarazzo.
Niente mutandine…
Non si vestiva così dai tempi dell’Università, ed il contatto di quella parte intima con la ruvidezza dei jeans, la destò del tutto, irritandola.
Proprio ai piedi delle casse di birra, notò un paio di scarpe da tennis bianche, che calzò, trovandole almeno d’un paio di numeri più grandi.
Allacciandole, pensò divertita ma allo stesso tempo impaurita, in quale assurda situazione si era cacciata.
Non potendo specchiarsi, non ebbe modo di vedere quanto apparisse sexy e adolescente, così vestita.
L’aroma intenso e solleticante del caffè, la guidò verso l’uscita, agitandole lo stomaco.
Fece un sospiro imbarazzato, aprendo.
La caffetteria era apparve alla sua vista.
Era un locale abbastanza ampio, dominato da una grande vetrata alla sinistra di Dana.
Le tende erano di colore verde scuro, sistemate ai lati della vetrata e sotto di essa, partiva un lungo bancone di color scuro, mogano laccato con ogni probabilità, che correva per almeno sette od otto metri, per poi descrivere un angolo retto e terminare per circa altri quattro metri, la corsa iniziale.
Alle spalle, di fronte al bancone e all’estrema sinistra rispetto alla prospettiva di Scully, dei tavolini fissi, mezza dozzina circa, con lunghe panche imbottite di colore rosso granata, mentre la parete era dipinta di verde chiaro, con listelli di frassino e quasi accanto alla porta da cui Dana era uscita, una macchinetta per la distribuzione delle sigarette.
Il barman si sporse, appoggiando le robuste braccia sul bancone, accanto alla macchina per il frappè.

< Monkey…maledizione….devi finirla di portarmi qui le tue amiche…! Vabbè che siamo amici, ma questo è pur sempre un locale pubblico ! >

Scully avanzò, imbarazzata e confusa, verso il banco per poi sedersi accanto a Monkey, su degli alti sgabelli imbottiti di color granata.
Osservò, con noncuranza la smisurata disposizione delle bottiglie, che stavano davanti ad una vasta specchiera. Al centro, sopra di essa, un cartello con la scritta: Gallo Wine, in giallo chiaro, proprio accanto al Tv color, spento.
Monkey sorrise.

< Finiscila ! Non è una delle solite….stava annegando ! >

Lui le gettò un’occhiata divertita.

< Vedo che le hai fatto…la respirazione bocca a bocca…>

Scully scosse la testa, con nervosismo.

< Che dice…? Io non…>

Lui la ignorò, prestando attenzione alla cameriera che posando un vassoio sul banco, sibilò:

<Un caffè e del latte caldo….subito ! >

Lei cercò di catturare attenzione.

< Mi chiamo Dana Scully….sono…>

Esitò. Visto il clima, qualificarsi come agente federale, poteva essere pericoloso.
Monkey scosse la testa.

< Niente presentazioni ufficiali…sei un’amica e questo mi basta ! Io sono Monkey… il soprannome è un’idea di Monica, la mia ragazza…>

Dana annuì, guardandolo bene.
Poi si guardò attorno.
Il bar era semivuoto.
Un ubriaco stava appoggiato alla parete di spalle, con il braccio sinistro mollemente adagiato sul bancone.

< E’ la fine del mondo…>, biascicò, trangugiando un bicchiere di gin in un sol sorso.

Scully si sistemò a fatica sullo sgabello…davvero non ricordava che i jeans stringessero così..
Gli occhi verdi si posarono come aquile sulle brioches calde che stavano di fronte a lei.
Il barman mormorò:

< Hai fame ? E scommetto che non hai un soldo, come tutti gli amici di Monkey…>

Scully si schermì:

< Ho perduto tutti i documenti e la carta di credito…quando…sono caduta nel fiume… ieri notte…>

Lo stomaco rumoreggiò e Dana si compresse appena il ventre piatto con il palmo della mano.
Il barman aprì la teca di plastica trasparente ed armato di pinzette, posò una brioches su di un piatto bianco, porgendola a Scully.

< Offre la casa ! Del resto sono abituato alle stramberie di Monkey… fin dalla guerra del Golfo ! >

Scully addentò la brioches, mormorando:

< Avete combattuto insieme ? >

Monkey sorseggiò la birra, una Ceres scura e disse con sarcasmo:

< Gli ho salvato la vita….prima che la sua pellaccia finisse fra le mani di qualche giannizzero di Saddam…>

Scully notò ora, appena terminata con avidità al brioches, la pila dei tramezzini, ordinati ed invitanti.

< Non mangia da molto, vero ? Ho affinità, nel riconoscere i disperati amici di questo svitato e della sua tipa…>

< Allora ? Questi tramezzini e la mezza pinta di bourbon ? > ammonì la cameriera.

L’avventore scosse il palmo della mano, come per dire: < Che aspettino ! >

Dana fece un’espressione lievemente offesa.

< Io…mi faccia fare una telefonata….l’agente….>

Deglutì. Terminò di masticare il tramezzino, mentre Monkey ed il barista mutarono subito espressione.

< …Fox Mulder….lui…insomma verrà a prendermi…almeno spero…>

Il barista fece un cenno a Scully, come per dirle di favorire una birra.
Lei scosse la testa.

< Fox, Monkey…Tutto il bestiario completo…>, aggiunse porgendole la birra e ridendo.

< Sempre meglio di te, Rappo ! >, rise Monkey.

Poi si rivolse a Dana.

< Vuoi dirmi che fai di bello ? >

Scully si pulì il labbro con un tovagliolino di carta.

< …sono….un medico federale….sono interessata a sapere che accade qui…>

Lo fissarono, quasi avesse annunziato la verginità della Madonna.

< Ho sentito balle migliori….>, disse sarcastico, Rappo.

Nonostante il diniego, le versò la birra in un bicchiere dal collo lungo.

< So che…insomma adesso non sembro proprio….ma dopo quel che mi è accaduto…>

< Due toast e un cheeseburger…Subito ! >, tuonò la cameriera.

Lui le dedicò una battuta salace.

< Sai perché mi piaci, Sally? Perché dici sempre cose interessanti…>

Poi riportò attenzione a Dana e a Monkey.

< Vorremmo poterla aiutare, ma i soldati….ci hanno isolato da giorni dal mondo esterno…>

Scully sorseggiò la birra, che le scosse il palato, secco e pieno di tossine.
Deglutì a fatica.

< Non ne sapete il motivo ? >

Monkey e Rappo sorrisero.

< …ed Iddio disse…" Che calino le tenebre ed una veste oscura copra il cielo e le stelle…che tutto diventi freddo e buio…>

L’ubriaco si risedette, dopo aver proferito l’oscuro anatema proprio a Scully.

< C’è sempre qualcosa sotto…con voi del governo…>, osservò Rappo.

Dana annuì, convinta.

< Mulder…dove sei ? >, sussurrò.

Fu Rappo a parlare.

< Stanno bloccando tutte le strade di accesso a Fort Worth e periferia… Non c’è possibile nemmeno telefonare con i cellulari…Sono giorni che non sento neppure il mio fornitore….Senza parlare delle voci che Monkey alimenta…>

Un allampanato tipo di mezza età, togliendosi il grosso cappello da cow-boy, si rivolse verso Scully, dopo aver ordinato un bicchiere di whisky.

< Chiacchere da caffè ! Si circola benissimo…..C’è stata una fuga di sostanze tossiche da una vicina ditta chimica…e l’accesso è sorvegliato, tutto qui ! Io posseggo un normale permesso che…>

< Vorrei vederlo ! >

Dana parlò come se fra le mani, avesse ancora la propria tessera d’agente federale.
L’uomo scosse la testa, alzando le spalle.

< Io non alimento alcuna voce…>, disse Monkey, afferrando Dana per il braccio e voltandola a se,

< Sono sempre stato convinto che alieni e cazzate simili, esistano solo per Hollywood.. Ma ho veduto moltissimi camion militari caricare cadaveri ed una specie di nuvola… una nube oscura d’insetti, forse locuste, forse api…o vespe, che diavolo né so…. Hanno invaso anche il complesso colonico a Sud Ovest…Ci prendevo sempre il latte là….Dio mio, non se ne sa più nulla ! >

Scully si girò il bicchiere di birra dal collo lungo fra le dita.

< Tu però circolavi, ieri sera ! >

< Ringrazi Dio ! Se mi avessero beccato, durante il coprifuoco…>

Il barman si sporse verso Dana, strizzandole l’occhio.

< Devi esserti fumato marijuana diversa dal tuo solito, Monkey ! >

Dana si passò la mano fra i capelli impiastricciati e spettinati.

< Un Blodymarry e con le olive…>, bofonchiò Sally.

< Isaia capitolo cinque: " Verrà la fine di tutto, per mano della locuste… che copriranno ogni iarda di terra, così tante che nessuno potrà vedere il sole, quando esse s’alzeranno in volo e…>, ammonì l’ubriaco.

< Coprifuoco ? Non è possibile allestire un coprifuoco in uno stato dell’Unione… Siete ridicoli…>, smozzicò l’uomo alto, sorseggiando il whisky.

Scully bevette con difficoltà la birra.

< Debbo sapere tutto per aiutarvi….>

< Conosco un modo nel quale puoi aiutarmi, pupa ! >

Scully balzò giù dallo sgabello, svicolando fra Monkey ed il banco ed avvicinatasi all’uomo alto, n’afferrò il grosso cappello da Texano, guardandolo con ira.

< Un’altra battuta come questa e te lo faccio ingoiare, capito ? >

Lui sorrise, strappandole il copricapo dalle mani e aggiungendo:

< Cristo ! Sono eccitato, giuro ! Sei una puledra di classe ! >

< La vuole smettere ? Possibile che non si renda conto, che non vi rendiate conto che siete sotto la minaccia di una grave infezione virale e che…>

L’uomo alto le palpeggiò un braccio, ridendo:

< Trasmettimela tu, fica ! >

Serrò il pugno, e proprio un istante prima che lo colpisse con un destro al mento, la corsa del suo pungo fu bloccata da Monkey, che la spinse sullo sgabello.

< Due Long Island, e subito ! E lei la smetta….Ha mangiato e bevuto gratis, non le basta? Si è messa in testa di provocare una rissa? Si tolga dai piedi con le sue scemate, Diana o Dana come si chiama ! >

Rappo posò la mano aperta sul banco, arrotolandosi la manica.

< Oddio ! Adesso inizia con la storia del virus contratto nella guerra del Golfo…> mormorò Sally, sollevando gli occhi al cielo.

Lui non le prestò attenzione.

< Visto ? >, disse rivolto a Scully.

Dana osservò una serie d’eruzioni cutanee, grosse macchie bluastre, che dal gomito salivano sino alla spalla.

< E’ stato durante il conflitto con Saddam…hanno usato dei virus, o anomalie genetiche.. cose del genere ! Molti sono morti, e con un aspetto che è meglio non descrivere ! >

< …le fine verrà per via della pestilenza…La più grande che si sia mai vista ! E’ sarà la fine del mondo…>

Scully palpeggiò quelle macchie con due dita.

< Ne ha altre ? >, chiese incuriosita.

< Dappertutto…vuole vedere dove ? >, disse ridendo, mentre l’uomo alto si chinò verso Dana guardandole l’ombelico che di tanto in tanto faceva capolino dalla maglietta e disse:

< Visita anche me, pupa ! C’è una camera libera, nel motel all’angolo…>

Scully picchiò il pugno sul tavolo.

< Voglio essere presa seriamente ! Occorre che mi garantiate la vostra testimonianza, nel caso…>

L’uomo alto si rovesciò all’indietro, calzandosi il cappello e ridendo a crepapelle.

< Testimoniare ? Mi chi ti credi d’essere ? Un agente dell’ FBI ? >

Scully si spostò il ciuffo di capelli dietro l’orecchio, con il viso contrito dalla rabbia.

< Sono un agente federale !!! >

Monkey le posò la mano sulla spalla.

< Senti…sei rimasta svenuta per tutto il giorno, hai rischiato d’annegare…. sei confusa e non riesci a…>

Scully serrò le labbra.
Era tremendo, per lei, abituata ad agire, essere così impotente.
L’uomo alto gettò una banconota sul tavolo e disse, rivolto a Rappo:

< Bel locale ! Pieno di pazzi ! Mano male che sono di passaggio…>

Dana balzò di nuovo giù dallo sgabello.

< Dove và ? Lei deve mostrarmi il suo permesso di circolazione e dirmi chi gliel’ha rilasciato…>

< Ho tutto quello che vuoi in camera mia, rossa ! >, rise, accendendosi un grosso sigaro.

Prima che Dana lo colpisse con un calcio nei testicoli, la porta del locale si spalancò d’improvviso. Un uomo cadde all’interno, dopo qualche passo barcollante, sfiorando la cameriera che squittì sorpresa. Dana si chinò su di lui, osservando grosse bolle violacee sul suo collo.

< Ha uno chock anafilattico ! Presto, dobbiamo…>

Non terminò al frase: un grido di terrore li fece voltare tutti verso l’ampia vetrata del locale.
Uno dei clienti, stava appiccicato ad essa, con lo sguardo sgranato dalla paura e dallo stupore.
L’uomo alto uscì svicolando, fermandosi a fissare con la bocca serrata, dalla quale fuoriusciva il grosso sigaro, una densa ed ondeggiante nuvola scura.
Api ! Milioni d’api !
Mentre scacciava con noncuranza una grossa ape che si era posata sul bavero della giacca, Monkey gridava :

< Arrivano ! Gesù santissimo, arrivano anche qui ! >

Scully si fece largo fra gli avventori compressi alla vetrata, che dominava il grosso spiazzo munito di pompa di benzina, accanto alla quale era parcheggiata la Rover dell’uomo alto.
La nube oscura, planò su quello spiazzo, come una massa compatta e minacciosa.
L’uomo alto ne fu inglobato all’improvviso, e appena si rese conto che le api stavano pungendo furiosamente la sua carne, urlò.
Il sigaro cadde a terra, rotolando verso l’autopompa.
Lo spettacolo, agli occhi di Scully e dei clienti del bar, era allucinante e grottesco.
Persone che fuggivano gridando, altre che cadevano a terra dimenandosi come invasate, un ronzio caotico e simile ad il rombare di un tuono, che copriva ogni suono.
L’uomo alto si accasciò contro la pompa di benzina, strappandola dalla guida ed il carburante iniziò a sgorgare a fiotti.

< Dio…la benzina….mettetevi giù….>, urlò Scully.

La benzina sfiorò il sigaro, mentre tutto era dominato da quella massa scura.
Poi, come per ribellarsi a quella monotonia cromatica, una vampata di fuoco rosso vivo, scaturì dal nulla, con uno scoppio tremendo.
I vetri andarono in frantumi, mentre una grossa crepa si aprì, minacciosa, al centro della stazione di servizio.
Fiamme come serpenti, alte cinque o sei metri, ondeggiavano scosse dallo sciame.
Le api rombarono all’interno del bar, sotto le urla della gente, mentre Dana, come inebetita, mormorò:

< …la fine…>

Rumori d’allarme d’auto…di sirene, di grida lontane, in una caotica cacofonia.

< …le fine del mondo…>, disse lei, lentamente.

Lo sciame si posò dappertutto, poi, quasi stesse ubbidendo ad un ordine silenzioso e solenne, si alzò, svanendo nel cielo, rapido com’era giunto.

< Andiamocene, subito ! >

Scully si alzò, fissando il fuoco che devastava tutto, avvertendo sulla pelle quel calore immenso che deformava le strutture d’acciaio e di lamiera della stazione di servizio e del bar.

< Ci sono dei….feriti…debbo aiutarli…>, disse senza espressione.

< No ! I soldati saranno qui presto ! Ci arresteranno…devi fuggire, adesso… >

La prese per un polso, spingendola via.
Lei puntò debolmente i piedi, opponendo una fiacca resistenza.

< Dobbiamo diffondere un bando fra la popolazione ! Istruirli in caso d’altri attacchi e..>

< Non ce lo permetteranno ! Dobbiamo scappare ! >

< No ! Dobbiamo agire ! >, esortò lei.

In lontananza, un rombo sempre più cupo e minaccioso.
Lo sciame…si stava riunendo.
Monkey puntò deciso verso l’uscita, mentre lei rimase immobile, ad osservare la devastazione delle fiamme.

< Muoviti ! Non intendo aspettarti, Dana! Dobbiamo salvarci ! Entreranno come vogliono, con la vetrata distrutta ! >

Lei annuì, esausta.
Nessuno che le prestasse attenzione, nessuna possibilità d’agire…
Niente di niente.
Superarono il cadavere dell’uomo che era entrato nel locale, mentre due o tre api si posarono docili sulle brioches e sulle briciole del frugale pasto di Scully.
Rappo gettò le chiavi, che stavano appese su di un gancio alle sue spalle, a Monkey.

< E’ il mio furgone ! E’ chiuso. Ci permetterà di filarcela senza esser aggrediti da quelle… Dio Onnipotente….mai vista una cosa simile…>

Balzò agilmente di là dal bancone, cercando Sally con lo sguardo, ma senza trovarla.
Sparita, come tutti i clienti.
Il suono confuso delle api arrivava come una carica di cavalleria.
Spinsero Dana fuori e quando la città si mostrò loro, con il proprio carico di morte e paura,
corsero al furgone, senza più esitare.