CAPITOLO VENTUNO

 

Periferia a Sud Ovest di Fort Worth, Stato del
Texas, Ore 04.55 Pm, Giovedì 20 Dicembre
Monica camminava senza rendersene conto, trascinando i piedi sul pavimento di mattonelle rosse.
Ora erano all’asciutto.
Scully si guardò, imbarazzata ed infreddolita, ciò che rimaneva della sua maglietta.
Ora il corridoio si allargava nuovamente.
Mulder puntò la propria torcia in alto, gridando:

< Ci siamo ! >

A circa cinque metri, proprio sopra le loro teste, una grata, un pozzo d’aerazione che lasciava vedere il cielo, attraversato da nuvole violacee e spesse.
Scully appoggiò Monica alla base della parete destra del cunicolo.
Avevano percorso poco più di cinquecento metri, fra chiazze di muffa, animali morti, pozze d’acqua fetida ed angoli con spigoli vivi e traditori, ed erano per loro più di cento miglia.
Mulder vinse il dolore, aiutato di Monkey, iniziando a salire lungo i pioli metallici conficcati nella parete di cemento, sino a giungere alla sommità della presa d’aria.

< E’ bloccato…>, disse Fox, stringendo i denti, mentre i muscoli delle braccia si disegnavano dolorosi per lo sforzo.

Scully si accovacciò accanto a Monica, controllandole il polso e la temperatura.
Scosse il capo…bruciava di febbre ed il battito era quasi assente.
Non sarebbe sopravvissuta molto.
La stavano trascinando chissà dove, senza nemmeno sapere che avesse, se fosse contagiosa o meno e se fosse realmente possibile curarla…
La debole luce delle lampade a muro del corridoio, si spense, seguita da un boato sordo, molto vicino.
Da budello che stava alle loro spalle, si sollevò, avanzando rotolando come un mostro dei peggiori incubi, una nube di calcinacci e granito polverizzato.

< Fate presto ! Stanno facendo saltare tutto !! >, urlò Scully.

Mulder si sbilanciò, reggendosi a fatica i pioli.
La grata della presa d’aria esterna, gemette, tempestata dai colpi di Monkey e Mulder.
Quando alla fine il cappellotto di protezione, rotolò con un tonfo attutito sulla sabbia, lasciando le loro mani rigate dal sangue e dalle tumefazioni, Monica emise un gemito strozzato, seguito da un rantolio.
Si inarcò su se stessa.

< Monica !! >, gridò Monkey.

Lei spalancò la bocca e gli occhi.
Il sudore che la febbre le provocava, diveniva cristallino, quasi stesse solidificandosi.
L’esplosione fu vicinissima, questa volta.
Lo spostamento d’aria, scaraventò Mulder e Monkey giù dalla scaletta metallica, con l’illusione della libertà a pochi centimetri.
La parete si afflosciò come un castello di sabbia, seppellendo Monica e Monkey.
Fox sentiva la ferita urlare dal dolore.
Barcollò, respirando a fatica.

< Scully !! >, gridò.

Dana emerse dalla nuvola di polvere, con una grossa ferita sulla fronte, appoggiata alla parete crollata, quasi dormisse.
Le sollevò la testa, sfiorandole le labbra.

<…Dana….>

Udì uno strano, sinistro rumore di pietre smosse.
Dal cunicolo, avanzava un alieno massiccio, forse il medesimo che aveva divorato "Rappo" e la ragazza, sibilando.
Mulder si strinse a Scully.
Non aveva più forze, ne scampo..
Quando l’alieno fu a meno di cinque metri, con le fauci spalancate e le zanne colme di saliva bianchiccia ed appiccicosa, dei traccianti laser disegnarono piccoli cerchi sulla sua pelle scura e viscida.
I colpi partirono improvvisi. Il crepitio degli M-16 era incessante.
Tantissimi proiettili…
I bossoli, le schegge, rimbalzarono su di loro, con Fox che si mise davanti a lei, per proteggerla.
Dal foro superiore, calarono con delle funi, cinque soldati, dalla divisa completamente nera.
Mulder baciò Dana, mormorandole:

< Addio…Stella del mattino…>

Udì, secchi ed inconfondibili i rumori degli otturatori che si scattavano.
I soldati si erano disposti a semicerchio davanti a loro.
Dalla presa d’aria, si sporse Smoking Man.
Mulder guardò in alto, vedendo il luccichio della Morley.
Lui sorrise, aspirando con la solita calma.

< E’ da tempo che ti cerco, Fox ! Sei sempre melodrammatico: l’eroe che muore abbracciato alla sua donna…bello, ma banale ! >

Sorrise.

< Sei pronto a morire ? >

Fox tastò nel buio, fra la polvere ed i detriti dell’esplosione, sino a trovare la Sig Sauer di Scully.
La puntò, con il braccio tremante e ferito.

< No ! Non sei pronto per morire ! Mi servi ancora, Fox Mulder ! >

L’agente dell’FBI rise, mentre vide il calcio dell’M-16, abbattersi su di lui.