CAPITOLO CINQUE

 

Base militare di Fort Worth, Stato del Texas,
Ore 09.57 Am, Martedì 18 Dicembre

 

< E’ per lei, signore ! >

Smoking Man prese il cellulare.
La sala, nella quale stava camminando era occupata da decine di letti sistemati per due fila.
Prima di rispondere, rivolse una domanda al militare che lo accompagnava:

< Sono tutti i contagiati ? >

< Affermativo ! Fino ad ora abbiamo eliminato una settantina d’infetti, a livello ancora parziale ! L’epidemia si propaga rapidamente e non abbiamo idea di come ci sarà possibile tenere sotto controllo la situazione ! >

Lui fissò con espressione vuota uno dei corpi carbonizzati…
Decise di rispondere solo allora.

< Ah, è lei ? Ci sono novità ? >

Strughold parlò con nervosismo.

< Dove sei finito ? E’ accaduta una cosa incredibile…e il gruppo desidera chiarimenti ! >

Smoking Man sorrise.
Si appoggiò al lettino su cui stava il cadavere di uno dei contagiati, accendendosi una sigaretta.

< Riguarda Dana Scully ? >

< Lo sai ? E’ sparita da Fort Marlene, dove si trovava sotto tua tutela! E i testimoni, che hanno assistito alla scomparsa, riferiscono che sia stata curata con un tipo di vaccino che nessuno del gruppo aveva mai sperimentato ! >

L’uomo misterioso rispose, con lentezza.

< Credo che sì stupirà….nell’apprendere che Dana Scully si trova qui… Fort Worth….>

Strughold scosse la testa, confuso.

< Non capisco…per quale motivo l’avrebbero rapita…e riportata a noi ? >

L’interfono, che permetteva a tutti i membri dell’Enclave di sentire il dialogo fra Smoking Man e Strughold, era acceso.
Nessuno seppe reagire.
Sconcertati, sorpresi.

< E’ chiaro…davvero non ci arriva da solo, mio geniale alleato ? Se voglio dare un messaggio, lascio le parole giuste al posto giusto, in modo che tutti possano vedere ! >

Strughold annuì.

< Vogliono farci sapere che posseggono il vaccino…completo ! Scully era in punto di non-ritorno, quando….Questo complica le cose…è chiaro che qualcuno deve avere informato i Russi del nostro tentativo di sperimentare il nostro vaccino su Scully…Chi crede sia ? >

Smoking Man sorrise….l’intelligenza umana…così prevedibile.
Se un uomo costruisce sulle proprie fragili certezze la propria indissolubile fede, basta minarne alcune alla base, affinché crolli anche la sua intelligenza.
Era così per Mulder….era così anche per i membri del "Progetto".

< Lo scoprirò….ora ho delle urgenze prioritarie ! Dana Scully ci serve assolutamente viva, adesso ! >

Strughold annuì, seccato.

< Finché non avremo scoperto com’è guarita….. Per quel che riguarda Mulder ? La sua intrusione, al Pentagono ? >

Smoking Man spense la Morley.

< E’ affar mio ! Posso prometterle che gestirò la questione Mulder nel modo migliore ! >

Strughold spense l’interfono.

< Gli crede ? >

La domanda, formulata da uno dei membri dell’Enclave, non scosse uno dei fondatori del comitato segreto.

< E’ irrilevante, non trova ? Anzi, credo che sarebbe molto meglio sperare che il nostro socio abbia organizzato il tutto per scopi che attualmente non comprendo, piuttosto che scoprire che i Russi posseggono il vaccino…>

Nessuno parlò.
Forse per la prima volta, tutti i membri dell’Enclave ebbero paura.
Paura che l’invasione fosse iniziata e che tutto il loro disperato tentativo di mediazione, condotta in quasi cinquant’anni di cooperazione, fallisse.

***

Palazzo del Pentagono, Arlington, Stato della Virginia,
Ore 09.25 Pm, Domenica 17 Dicembre
Mulder si asciugò con il palmo della mano, il sudore che gli bagnava il viso, disegnando strani riflessi sotto la fioca luce dei neon.
Faceva caldo, lì dentro….stranamente lo avvertiva solo ora.
La tensione, di certo…
Piccole impronte verdi, sulle sue tempie….
Si nascose alla base di uno dei lunghissimi schedari, cercando di non fare rumore.
Se l’avessero scoperto, di certo sarebbe stato ucciso.
Gli uomini si aggiravano con circospezione.
I loro M-16 erano spianati.
Il fratello di Scully si fermò, al centro del corridoio principale, accendendosi una Morley.
Fox lo intravedeva solo in parte, un’ombra nulla più.

< Sai soldato….>, disse rivolto ad un militare che stava accanto a lui e che perlustrava il corridoio,

<…questo posto…Ancora oggi non mi riesce ad abituarmi! Tutte queste informazioni…questi segreti…tutto ciò che è sempre stato nascosto… è qui dentro ! Non lo trovi…incredibile ? >

Mulder udiva adesso quel dialogo, come se provenisse da una realtà alternativa, appena vicina ma comunque lontanissima.
Barcollò, mentre tutto sembrava confondersi.
Forse aveva assorbito delle radiazioni, avvicinandosi a quell’UFO.
Si resse alla parete, non udendo i passi sempre più vicini dei soldati.
Scivolò a terra, udendo un rumore metallico, lo scatto di un M-16, alle proprie spalle, prima di scivolare nell’incoscienza.
Fu sollevato e retto per le spalle, trascinato al centro del corridoio, davanti a Bill Scully.
Fu testimone silenzioso di quanto avvenne poi…
Ma nella sua mente, si sviluppò un altro concetto, un secondo ricordo.
Aveva dieci anni…
Era steso su di un lettino, in una stanza piena di luce.
Non era immobilizzato nel modo classico del termine, eppure lui e la sua compagna, non avevano modo di muoversi.
Accanto a lui, infatti, sistemata alla sua destra, stava una bambina dai capelli rossi…
Il medico picchiettò una grossa siringa dal liquido verde.
Stranamente, Mulder non provò paura.

< E’ per il tuo bene, Fox…è per il tuo bene, Dana…>

La porta della sala segreta si spalancò.

< Fermi…ci serve vivo ! >

Bill si girò, sorpreso.

< Sono io che comando qui dentro ! >, protestò.

< Ho ricevuto la direttiva direttamente dal nostro superiore in campo ! Non è qui, perché impegnato a seguire personalmente gli sviluppi della contaminazione, ma i suoi ordini saranno seguiti alla lettera ! >

< Contaminazione ? Di quale contaminazione parla ? >

L’uomo si accarezzò il braccio artificiale.

< Questo dovrà spiegarlo lei…è in arresto ! >

< Sta scherzando, vero ? >, disse esterrefatto Bill Scully.

Ma Alex Krycek non stava affatto scherzando.
Sorrise, mentre una decina di soldati circondarono Bill.
Si chinò su Fox, che era stato lasciato cadere a terra, accarezzandogli le tempie marcate da nitidi segni di polpastrelli verdastri, sulla sinistra.

< Andiamo…piccolo mio…>, sussurrò.

Fox fu trascinato fuori, e la stanza richiusa.
Riecheggiò nel sotterraneo, poi più nulla.

***

Base militare di Fort Worth, Stato del Texas,
Ore 03.08 Pm, Martedì 18 Dicembre
Scully posò i piccoli piedi a terra, calzandosi le scarpe da tennis bianche.
Era ancora debole, ma sentiva impetuoso il desiderio di sapere.
Soprattutto rivedere Cassandra Spender.
Forse ciò significava far il giuoco di quell’uomo maledetto…ma doveva sapere.
Si bagnò il viso con una manciata d’acqua fresca, e solo uscendo dalla toilette si accorse che il dottore era rientrato.

< Desiderava vedermi, dottoressa Scully ? >

Scully fece una piccola smorfia d’imbarazzo, che il medico militare comprese al volo.

< Se non le fosse riuscito di espletare le sue funzioni fisiologiche, non si preoccupi.. Ha perso moltissimi liquidi, durante la contaminazione, ed è del tutto normale ! >

Lei guardò il nome sulla targhetta, mettendolo a fuoco con difficoltà.

< Voglio…ringraziarla, dottor Nimoy….Lei è stata la sola persona che mi sia stata vicina, trattandomi da essere umano, nelle ultime ore….>

Lui annuì.

< Le confesso che l’intervento del CNGE non mi piace! Ma non posso farci nulla ! Come medico militare sono tenuto ad eseguire gli ordini. >

Scully evitò qualsiasi commento.
Le serviva la fiducia di quell’uomo, se voleva tentare d’uscire da lì.
Si massaggiò il collo, dolente.

< Se leggo…correttamente le indicazioni scritte su questo passi….la sigla identifica un reparto per le cure alle malattie mentali…>

Mostrò il passi al medico, che scosse appena la testa.

< Sinceramente, nonostante gli ultimi prelievi effettuati su di lei, abbiano dato esito negativo, non posso ancora concederle il permesso per visitare altri reparti ! >

Lei lo fissò, lasciando da parte la solita scorza difensiva.

< La prego ! So che questa è un’istallazione militare e che le mie qualifiche qui, sono nulle….ma si tratta di una paziente che conosco…ed è importante per me ! Farò una breve visita….giusto due parole ! >

Nimoy sembrò esitare un poco.

< Ve bene…..dovrà però essere scortata…il reparto è isolato e queste sono le procedure ! >

Dana sorrise.
Si sedette ai piedi del letto, dondolando le gambe.
Si reggeva a malapena.
Ma…doveva vedere Cassandra.
Da quando era sparita, era stato il suo desiderio più grande,
Si sfiorò i capelli.
Bella cosa….ma all’atto pratico, che le avrebbe detto ?
Non aveva mai pensato ad una simile eventualità, nella vita.
Incontrare una donna, che aveva veduto solo una volta e per pochi minuti e dirle: ecco, sono tua figlia !

< Gesù…>, pensò.

Ma non era solo quel desiderio a stimolarla.
Man mano che la parte razionale del suo animo si liberava dalla cappa di stordimento
nella quale era precipitata, Dana sentiva crescere il desiderio di sapere quali legami esistessero fra Cassandra e quell’uomo maledetto…
Domande alle quali occorreva rispondere….
Forse Cassandra era in possesso di ricordi che avrebbero potuto svelare gli strani flashback che ultimamente le ritornavano alla mente.
La sempre maggiore sensazione che lei e Fox si fossero conosciuti molto prima del suo ingresso alla sezione Xfiles.
Nel 92, quando l’aveva visto per la prima volta in quel buco d’ufficio, immerso nella polvere, fra gli scaffali delle fotocopiatrici, aveva sentito una strana emozione, un brivido appena dietro la nuca, che aveva subito messo da parte, sotterrandolo sotto una patina di logica e d’efficienza lavorativa.
L’aveva liquidato, dapprima come una sorta di strano scherzo dei sentimenti che le aveva fatto sobbalzare il cuore, poi quando si era innamorata di lui con un più romantico "colpo di fulmine"…
Ma ora…?
Se fosse stata la semplice sensazione che si prova rivedendo una persona cara, un amico d’infanzia del quale si credeva d’aver perduto il ricordo ?
Questo la condusse di nuovo a quella morsa che le serrava il respiro: il desiderio, forse avulso dalla realtà, di ritrovare Mulder.
Sentiva, come se appartenesse al proprio cuore e da lì fosse pompato, il presentimento che fosse nei guai, che avesse bisogno di lei.
Ormai una parte del suo animo aveva l’istinto dell’amante, pronta a difendere il proprio uomo con i denti non appena n’avesse captato il pericolo.
Era una forza che Dana non aveva mai provato, nemmeno per Jack Willis, e che credeva di non poter mai provare.
La freddezza del suo esternare emozioni, le aveva fatto credere d’essere dura, algida a quel che il cuore le andava dicendo…Bugia!
Dana era dolce e passionale, più di quanto poteva comprendere. Ciò che un tempo avrebbe etichettato come una debolezza femminile, era divenuta una formidabile leva di coraggio.
Si alzò, dirigendosi con passo incerto verso la grande finestra panoramica.
Guardando al di fuori, notò l’andare e venire dei mezzi militari, sul piazzale.
Deglutì, scossa.
Per capire ciò che stava avvenendo, non occorreva la brillante deduzione di Fox Mulder.