CAPITOLO SETTE

 

Luogo sconosciuto 

L’incubo era tanto lento e spesso, da sembrare una triste realtà quotidiana.
Fox era disteso sul divano, il divano di pelle nera davanti alla sua televisione, nel proprio appartamento.
Fuori pioveva, o almeno era sicuro che fuori piovesse, sia per l’odore d’umido che imperlava l’aria, sia per il picchiettio dell’acqua sulle finestre.
A Mulder non piaceva la pioggia.
Era triste e rendeva triste chiunque si trovasse in un appartamento, da solo.
La Tv era spenta, e Fox cercava con difficoltà il telecomando, tastando il pavimento.
Comprese che il tappeto ed il pavimento erano colmi di polvere.
Da quanto non aveva pulito ?
Si mise seduto, e ciò che gli apparve fu l’ombra del proprio appartamento così come lo conosceva.
Era immerso nella polvere, con ragnatele che attraversavano la stanza e offuscavano la già magra luce proveniente dell’esterno.
Si guardò la mano, poi il braccio.
Barcollò fin verso lo specchio, e un grido di terrore gli si strozzò in gola.
Era vecchio….ultra ottantenne.

< Che..cosa…>, pensò.

Il suo appartamento, la sua vita…tutto era immerso nell’abbandono.
L’abbandono della solitudine.

< Avanti, siediti Fox ! >

Si voltò di scatto.
Quella voce…era Samantha.
Era giovane, poco più che trentenne.
Lo accompagnò al divano, aiutandolo nell’incedere barcollante, e Mulder non ebbe nemmeno la forza di chiedersi come fosse possibile.

< Siediti….non devi andartene in giro….rischi di cadere….Stai con me….>

Lo abbracciò forte.
Ma in lui non si disegnò alcuna gioia.
Solo terrore.
Si voltò, guardando Samantha che sorrideva in modo inquietante, con gli occhi fissi come cristalli di ghiaccio.

<..staremo insieme, Fox…per sempre….per sempre….sempre…>

Nel breve spazio di tempo che intercorse fra un battito di ciglia e l’altro, comprese.
Respirò piano…era stanco, tanto stanco.
La vista andava sfocandosi.
Era la morte…la fine lenta e dolorosa dell’oblio, della vecchiaia, dell’eterna solitudine che lo perseguitava.
Fuori, sulla finestra, il suono tetro della pioggia.

<…saremo sempre insieme…sempre…>

Lui strinse i pugni.
Sibilò l’ultima frase.

< …mi sei accanto….ma non per guidarmi, non per rischiarare il mio cammino… Allo stesso modo di queste ragnatele, adombri ed hai adombrato la mia vita per anni… hai eroso la mia esistenza come un cancro….senza speranza….>

Lacrime dense, spesse come la pioggia.
Nulla era mutato, a parte la polvere….lo stesso acquario, le stesse foto alle pareti….la stessa Tv…

< La morte….e la solitudine….>, spirò.

Ebbe un debole rantolio.
Ora poteva sorridere.
Perché, nel momento preciso della morte, la figura di Samantha, andava finalmente svanendo, sciogliendosi nell’oscurità più assoluta.
Era libero finalmente….tutto era oscurità….tutto era silenzio…

***

Base militare di Fort Worth, Stato del Texas,
Ore 04.06 Pm, Martedì 18 Dicembre
 
Scully svoltò verso un lungo corridoio, seguita da un paio di soldati avvolti nelle tute di protezione.
Indossava un camice color azzurro scuro e le scarpe da tennis bianche.
I capelli erano in disordine, ed il viso sofferente.
Benché migliorasse rapidamente, era ancora molto debole.
Il dottor Nimoy digitò il codice d’accesso, aprendole la porta.

< Non si preoccupi….Cassandra non è pericolosa ! >, assicurò lui.

Scully annuì, chiedendo:

< Che…che cos’ha ? >

< E’ in uno stato simile all’alienazione. Passa molte ore senza dire nulla, mentre in altre alterna momenti di lucidità a discorsi senza senso….E’ sotto la nostra tutela, ma non posso dirle nulla di più…credo abbia subito una specie di lobotomia parziale, almeno vedendo le condizioni del suo encefalo..>
Scully lo fissò, disgustata.

Chi poteva averla ridotta così ?

< Crede che…possa capirmi ? >

Il medico alzò appena le spalle, mormorando:

< Nessuno può dirle cosa è in grado di capire…>

Dana aprì la porta e vide, rannicchiata in posizione fetale, Cassandra.
Fissava il vuoto, senza espressione, né parve averla veduta entrare nella stanza.
Era stata rasata a zero. Il capo presentava una lunga cicatrice che correva appena sopra l’osso frontale.

<….sono Dana….>

Scully le si sedette accanto, prendendole la mano.

< Avrei voluto che…tu fossi…in grado di parlarmi…..di dirmi almeno ciao… ne ho così bisogno….>

Cassandra mosse appena gli occhi, guardandola.

< …non sono…malata….aiutami…aiutami….>

Scully si strinse a quella donna, che aveva veduto solo una volta, abbracciandola.

<….non posso….fare nulla….qui sono una prigioniera quanto te….>

Stare accanto a Cassandra era incredibilmente piacevole e rilassante, anche in quel momento terribile.
I minuti trascorsero rapidi.
Udì bussare alla porta, con decisione.
Il dottor Nimoy aprì, facendole segno di uscire.

< Dottoressa Scully…mi spiace, non dipende da me…>

Alle sue spalle quattro militari.

< E’ lei che ha in custodia Dana Katherine Scully ? >, chiesero.

< Non sono sotto la custodia di nessuno ! >, asserì lei, decisa.

Uno dei militari si voltò, mormorando:

< E’ qui, signore ! >

Nessuno apparve alle spalle del quartetto.

< La signorina Scully deve seguirci immediatamente ! >, disse, rivolto al medico.

< Non se ne parla ! Sono stanca di essere trattata come una marionetta! Esigo delle spiegazioni ! >

Scully si avvicinò tanto a Nessuno da poterlo sfiorare.

< Non c’è tempo! Lei deve allontanarsi subito da qui…deve rendersi conto della portata dello sciame e della reale contaminazione….>

< Sciame ? >, chiese lei, come per sincerarsi d’aver capito.

< Capirà vedendo ! >, aggiunse lui.

Scully si spostò il ciuffo di capelli dietro l’orecchio.

< E’ lei il responsabile del CNGE, vero ? E’ complice di quel bastardo….non otterrà niente da me ! >

Nessuno la spinse da un lato, con decisione.

< Vuole fidarsi, oppure no ? Le assicuro che ho saputo da poche ore del suo ricovero… Non ho idea di chi ci sai dietro tutto questo….ma ho ragione di ritenere che l’agente Mulder sia morto ! >

Scully sgranò gli occhi verdi.

< No ! Sta mentendo ! >

< Non ho più avuto sue notizie da quando è penetrato nella sezione segreta del Pentagono... ma ho saputo che l’intrusione è stata scoperta e…>

< E’ colpa sua ! L’ha mandato allo sbaraglio….per coprirsi le spalle…. E’ solo un maledetto figlio di puttana! >

Serrò i pugni, pronta a colpirlo.
Lui la spostò con facilità, afferrandole un braccio e torcendolo dietro la sua schiena.
Dana ansimò, rantolando un poco.

< Che vuole fare ? Suicidarsi ? E’ debole, fuori pericolo per un puro miracolo !! Lasci da parte l’eroismo e mi ascolti….ci sono cose che deve sapere ! >

La lasciò e Dana cadde debolmente contro la parete, mentre il dottor Nimoy cercava disperatamente di opporsi a quel sequestro bello e buono.
Scully era sfiancata, ma non demorse.

< Forse….l’errore mio e di Mulder è stato proprio questo: credere che sia possibile arrivare alla verità…forse ci avete solo usati…>

< Non è più possibile cambiare le scelte! Una volta percorsa questa strada, va battuta sino in fondo! E’ come una svolta dell’anima ! E le dico questo con cognizione di causa… poiché ho dovuto fare lo stesso, tempo fa…per onorare un’amica….>

Dana fece una smorfia.

< Immagino di chi stia parlando….ma non intendo collaborare con lei…che ha permesso che le facessero questo…>, mosse debolmente la mano, indicando la cella nella quale stava Cassandra.

<…e che ha diffuso un virus mortale negli Stati Uniti….causando la morte di chissà quante persone….>