PROLOGO

 

J.Edgar Hoover Building, Sede dell’FBI
13 Ottobre 1991, Ore 08.45 Pm

< Abbiamo concluso ? >

La frase, solo lievemente interrogatoria, arrivò improvvisa, dopo che i sei membri della commissione interna federale, ebbero sistemato e catalogato diversi ordini di servizio.
Il caposezione Blevins sistemò i propri appunti nella valigetta di pelle nera e sorseggiò un bicchiere d’acqua fresca, senza rispondere.
I sei stavano seduti attorno ad una scrivania rettangolare, di legno di quercia rosso, con i microfoni attivati.
La sala appariva deserta.
Essa poteva ospitare circa il triplo dei dipendenti federali, durante particolari riunioni dettate da emergenze o convocazioni straordinarie.
La potente illuminazione alogena, immergeva tutto in un’onirica luce giallo cromo.

< Bene…possiamo andare…>

Walter Skinner si sistemò nervosamente gli occhiali dalla montatura metallica, picchiettando con due dita sulla scrivania.

< Veramente….ci sarebbe la richiesta dell’agente Mulder…>

L’affermazione del vice-direttore dell’FBI, ebbe il medesimo effetto di certe strane situazioni, quando tutti tacciono all’unisono e una singola parola o frase che rompa quel silenzio curioso, pare risuonare con maggiore eco e forza.
Il caposezione McGrath, scosse la testa sorridendo.

< Quel Mulder…mi sembra che necessiti un bel trasferimento…>

< Fox Mulder ha sempre svolto il proprio lavoro in modo ecomiabile, nei due anni ed otto mesi che è regolare agente federale ! E’ un ottimo agente, un profiler di straordinarie capacità ed ha già contribuito a catturare elementi del calibro John Barnett, e John Lee Roche….>

Nel buio, nel lato opposto all’entrata, si accese il debole luccicare di una sigaretta.
Walter Skinner annuì, udendo il dialogo fra i due capi sezione.

< Ho studiato, anche se in modo sommario, il curriculum di questo….Fox Mulder.. E’ davvero un agente dalle straordinarie capacità…già a Quantico se ne parlava con entusiasmo…>

< Non mi riferivo al pur breve passato dell’agente in questione…>, continuò il capo sezione McGrath,

<…quanto ai suoi….hobby recenti, per dirla così! Risulta evidente che Fox Mulder ha profuso a piene mani, mezzi e fondi dell’FBI per….non ridete, per favore…per indagini sul paranormale e sugli Xfiles. La sua personale convinzione sarebbe addirittura quella di dimostrare l’esistenza di forme di vita extraterrestri ! Con questa, è la terza volta che presenta una richiesta d’assegnazione alla sezione Xfiles, per lasciare quella dei crimini violenti ! >

Uno dei sei rise, scuotendo il capo.

< Respingeremo anche questa…>, disse un altro.

Walter Skinner annuì.
Una densa scia di fumo si alzò dalla penombra. Si udii un debole picchiettio, provocato dal battere di una stilografica sulla scrivania, cui seguì un rispettoso silenzio.

< Un momento….>, disse una voce ottenebrata dal fumo.

La frase ebbe il potere di congelare di nuovo l’atmosfera, ma questa volta in modo malsano, come si trattasse di un effetto incontrollabile.

< Passatemi quella richiesta…>

Parlò con voce lenta e pesante, come si trattasse di un gesto quotidiano e metodico.
Smoking Man emerse dalla penombra, con la stilografica fra le dita, mentre le labbra si velarono di un debole sorriso.
Fece una firma affrettata e riconsegnò il documento.

< Fox Mulder ha terminato il suo…tirocinio alla sezione crimini violenti ! E’ più utile che si occupi di ciò che gli aggrada ! >

Skinner si sfiorò la fronte, perplesso.

< Dichiaro aperta la sezione Xfiles, signori ! >, mormorò, con marcata ironia.

Il brusio si spense.
I membri della commissione interna dell’FBI si alzarono, riordinando gli appunti e lasciando sospesa nell’aria la perplessità per quella decisione.
Lui, una volta nel corridoio dell’ultimo piano, spense la Morley.

< Fox…>, pensò sorridendo.

Il grande progetto si stava avviando, ormai.
Skinner parve emergere alle sue spalle.

< Signore….posso parlarle informalmente…? >

Annuì.

< Per quanto McGrath abbia…calcato la mano, ritengo che la sua analisi sull’agente Mulder sia in parte esatta….perché dirottarlo alla sezione Xfiles, privando il bureau di un elemento d’immensa capacità ? >

< Vi sono cose che lei non può capire, Skinner ! Le…consiglio di studiare con cura l’operato della sezione Xfiles….Ho progetti anche per lei….! >

Non si voltò, svanendo nell’ascensore.
Scese sino al seminterrato, ed una volta giunto nel corridoio, si accese l’ennesima sigaretta.
Percorse il sepolcrale corridoio sino ad una porta quasi dimenticata.

< Ti lascerò le bricioline di pane, Fox…..vedremo se arriverai al centro del labirinto…e se sarai in grado di uscirne!>

Tutto sprofondò nel buio, non appena l’ascensore si richiuse.

***

CAPITOLO UNO

 

Odeon multimovies, Washington, Ore 10.19 PM
Lunedì 10 Giugno 2002

< Buon Natale, signor Baeley…>

Il viso, emozionato e commosso di James Stewart, apparve nell’indimenticabile bianco e nero del grande schermo.
Dana Scully si strinse alla spalla di Fox Mulder, mascherando con un dolce sorriso, la commozione.
Nonostante avesse visto "La vita è meravigliosa" centinaia di volte, aveva ancora il potere di commuoverla.
Era stata una buona idea, quella di passare la serata alla rassegna sui vecchi classici di Hollywood, al cinema della zona residenziale di Washington.
Stava bene, era elegante e sexy nell’abito da sera scollato e scuro che indossava, che indossava per lui, per il suo uomo….
Si sentiva come una ragazzina innamorata.
Gli baciò il collo, girandosi appena.

< E’ finito…andiamo amore ? >

Mulder annuì, senza dir nulla.
Per tutta la giornata si era sentito stranamente.
Alla stregua di chi si alzi con una sensazione indecifrabile, che lo assilli e non lo abbandoni per tutta la giornata.
Non appena si alzò, ed i titoli di coda del film stavano scorrendo sullo schermo, avvertì un capogiro.
Gli era impossibile mettere a fuoco i nomi…quasi si sdoppiassero.
Dana si strinse a lui, facendosi cingere.
Era umido e piovigginoso, quella sera, nonostante il mese estivo.

< Apri l’ombrello….o ci inzupperemo tutti…>, lo esortò.

Mulder annuì di nuovo, sempre assente.
Percorsero pochi passi, dall’uscita del cinema, al portico che li riparò un poco.
Mulder cercò l’ombrello, senza capire dove l’avesse dimenticato.

< Accidenti…vuoi che torni a cercarlo ? >, chiese Scully.

Fox scosse la testa.

< Lascia perdere…andiamo a casa…>

La voce…era come fosse impastata dal sonno.

< Chiuditi la giacca o prenderai freddo…Andiamo a casa…ho voglia di coccole, questa sera…>

Fox si massaggiò le palpebre.
Aveva sperato che, una volta fuori del cinema, all’aria aperta la vista si snebbiasse e gli fosse possibile riacquistare lucidità.
Invece stava peggio di prima.
Era impallidito e barcollò un poco, tanto che Dana mutò espressione, guardandolo.
Illuminato dalla luce del faretto del porticato, Mulder dava l’idea di un fantasma.

< Che hai ? >

Lui rispose dopo una lunga esitazione, quasi avesse compreso il senso della domanda in ritardo, quando già stavano incamminandosi alla ricerca di un tassì.

<…sono confuso…è come se avessi i riflessi rallentati…>

Lei si alzò in punta di piedi, baciandogli la fronte.

< Non scotti…non mi pare tu abbia la febbre…Potevi dirmi che ti sentivi male e non saremmo usciti ! Forse ti serviva una buona dormita, un poco di relax… lavori così tanto…>

Ora i colori delle insegne, dei semafori, parvero divenire più accesi, più vivi.
Mulder sembrava star peggio ad ogni passo, incapace quasi di reggersi sulle proprie gambe, tanto che dovette appoggiarsi a lei, sbilanciandola.
Scully divenne tesa e preoccupata.
Fu proprio quando notarono un tassì, che si fermò accostandosi chiamato dal braccio sollevato di Dana, che la verità iniziò a mostrarsi, per Fox Mulder.
Una stella, luminosa, gli apparve distinta.
Lei lo spinse all’interno del tassì, dettando il proprio indirizzo al conducente e
Mulder si appoggiò, quasi afflosciandosi, alla spalla di Dana, rimanendo immobile mentre le dita sottili di lei, le pettinavano i capelli.

< …amore….che cosa ti senti ? >

< FOX…>

Il tassì aveva appena superato un incrocio, e Mulder si trovò a fissare dal finestrino, quasi che da lì fosse giunta la voce che, distintamente aveva udito pronunziare il suo nome.

< Mi hai….chiamato tu ? >, chiese con un fil di voce.

Lei deglutì, e sul suo viso si perse definitivamente la dolcezza e l’amore di poco prima.
Ora aveva paura.

< …no…Dio, sei pallidissimo…fammi sentire…>

Afferrò il suo polso, tastandolo.

< Hai il battito accelerato…come fossi in stato di chock, avverti freddo ? >

Lui annuì.

< Ho…freddo…>, smozzicò.

Scully si spostò, con nervosismo, i capelli dietro l’orecchio.
Picchiò sul sedile anteriore, richiamando l’attenzione del tassista.

< Ci porti all’ospedale più vicino, presto…>

Mulder le afferrò le mani, stringendole con dolce fermezza.

< No…no ti prego…sento…sento di dover andare a casa…a casa mia…>

< Tu…stai delirando…forse…in nome di Dio, forse stai subendo una crisi cardiaca.. non…>

La strinse a se, baciandole la fronte.

< Non…portarmi in ospedale, Dana…debbo…andare a casa….ti prego…>

Scully deglutì, dolorosamente.
Il cuore le batteva impazzito, e trattenne con forza le lacrime.
Picchiò di nuovo sul sedile.

<…ci porti…ci porti al numero 2630 di Alexandria…lo porto a casa ! >

Il tassì annuì, poco convinto.

< Se avete bisogno di aiuto….>, buttò lì.

< No..no..no…>, disse Dana, come incapace di articolare altro.

Stava accanto a Fox, accarezzandogli i capelli e baciandogli la fronte.
Lui era immobile, quasi fosse caduto in un sonno profondo.

---

Appartamento di Fox Mulder,
2630 Hegal Place, Alexandria, Ore 11.57 Pm
L’ascensore si aprì e Fox barcollò fuori, sorretto da Scully.
Si era destato non appena il tassì era giunto sotto casa, come in seguito ad un ordine superiore, sforzandosi di apparire lucido, nonostante l’evidenza.
Il cuore batteva come l’ago di una macchina per cucire e la sua testa…
Era come fosse spazzata da un ciclone, che turbinava impazzito, elaborando migliaia di pensieri.
La realtà sembrava mostrarsi attraverso una lente distorta, rallentata ed in parte deforme.

< Sono stata pazza a darti ascolto…dovevo portarti subito in ospedale…>

Parlava come oppressa da un peso immane.

<…no….non so come spiegarti…ma è una cosa che sento di dover fare… apri…aprimi tu per piacere…>

Lei lo sorresse, armeggiando con le proprie chiavi, sotto la luce fioca del corridoio.
Mentre faticava ad aprire, con le dita tremanti e l’inquietudine che avanzava strisciando senza pietà nel suo cuore, chiese:

< Dimmi come ti senti…cosa ti sta accadendo…>

< Ho…già provato…una sensazione simile….poco prima di svenire…quand’ero a casa mia….con Frank Black….poco prima di..scrivere tutti quegli appunti… non lasciarmi ti prego…>

Scully lo baciò sulla guancia.

< Amore….non ti lascerò mai solo…>, disse con un filo di voce.

Aprì la porta.
Nel momento stesso in cui accadde, Fox si trovò investito da un fascio di luce potentissima, identica a quella che lo strappava spesso dai sogni, nei rari momenti di riposo.

< Fox…>

Lui si girò dalla parte opposta, lasciando l’abbraccio al cuscino.

< Fox….muoviti, andiamo…>

Gli occhi erano appesantiti dal sonno.
Samantha apparve sulla soglia, con il pigiamino rosa, la treccia sciolta alle sue spalle.
Si mise seduto.

< Che vuoi ? >, domandò.

Era un sogno….o un ricordo….tutto sembrava muoversi come in quel film, veduto con Dana, su una pellicola lontana.

< Se non ti decidi a muoverti, scendo da sola…ne abbiamo discusso per tutto ieri.. voglio vedere i regali di Natale di mamma e papà…Saranno sotto l’albero..>

Fox balzò giù dal letto, implorandole:

< Aspetta…>

Aveva otto anni, allora…e non era un semplice sogno o ricordo…
Mulder si muoveva in quella realtà, ma in parte aveva modo di osservarla dal di fuori, come per comprenderla meglio.
Scesero dalla scala interna della loro casa a Chilmark.
Era bianca, con un corrimano di legno lavorato.
L’avevano percorsa chissà quante volte.
L’albero di Natale era acceso.
Posto vicino al caminetto, pareva ancor più bello, illuminando con calore la stanza immersa nel buio.
Samantha balzò giù dagli ultimi due gradini.

< Quanti regali…>, disse con un sorriso estasiato.

Ma Fox non parve notarli….focalizzò il suo sguardo sul puntale.
Quella stella….brillava in modo indescrivibile.

< Dev’essere la mia bambola…>, osservò Samantha, stringendo fra le manine, una voluminosa scatola di cartone, avvolta in carta da regalo.

Mulder si sedette accanto, sfiorandole i capelli rossi.

< Che fai ? Sei scemo ? >

Un lieve tremito.
Le luci si spensero, sull’albero, tutte….
Poi n’apparve un’altra…potente, chiarissima.
Samantha si girò, lentamente.

< Oddio…>, fece Fox.

L’elfo apparve loro.
Piccolo, grigio, dagli occhi scuri, nerissimi, terribili.
Era nudo, per quel che contava, visto che il suo corpo non presentava alcun segno di sessualità visibile.
Disegnò un’espressione simile ad un sorriso, per quanto Mulder avesse enorme difficoltà a vederne i lineamenti.

< Che cosa sei ? >

Nessuna risposta.
Si avvicinò a Samantha, alzando appena la mano, come per un saluto.
Lei fece altrettanto.
Suoni gutturali, confusi nella mente di Mulder…concetti che non comprendeva..
Una luce ancor più potente si accese, dalle mani dell’elfo.
Samantha sorrideva, con un’espressione fissa, ebete, inquietante.
Mulder scivolò a terra, impaurito.

< Non aver paura….è buono…è qui per noi…per me…>

La mano rugosa e grigia, ossuta e magra, si protese verso il viso di Fox.
Poi la luce decrebbe e la visione, improvvisa quant’era giunta, svanì dalla mente di Mulder.
Era sul suo letto, in camera sua.

<…Scully…>

Lei apparve, quasi fosse rimasta sempre all’erta, pronta a sentirlo.

<…amore…..>

< Cosa…cosa mi è successo…>

Lei gli porse un bicchiere d’acqua, che Fox bevve con avidità.

< Rammenti qualcosa ? >

< Poco…eravamo fuori…fuori da casa tua, dovevamo andare al cinema…poi…>, scosse la testa, sfiorandosi la fronte.

Dana si sedette accanto a lui, raggomitolandosi sulle gambe nude.

< Sei stato male….era come se stessi delirando…hai insistito perché ti portassi qui, a casa…>

Dana era spossata. Non aveva chiuso occhio, e la tensione ne minava il fisico.

< Segui il mio dito…>, mormorò, alzando appena l’indice della mano e movendolo in senso orizzontale, da destra a sinistra.

Le pupille di Fox sembravano immerse nel sonno.

< Non sei lucido….Credo…amore, credo ti necessiti un esame neurologico ed una TAC…forse hai contratto un virus, o una qualche forma d’encefalite….>

Mulder le bloccò il dito, afferrandola per il polso.

< Per…quanto tempo…sono rimasto….incosciente…? >

Scully rispose, con la voce ridotta ad un debole filo.

< Per ore…sembravi in punto di morte ! Non sai quanto…quanto ho passato…ho lottato contro ogni logica per…non chiamare dei dottori…>

Intrecciò le dita con le sue.
Si strinsero la mano, in un gesto dolce ed erotico al tempo stesso.

< Non…capisci…è stato giusto così…>

< Non che non lo è stato ! Sei in condizioni critiche e senza alcuna spiegazione ! Debbo…>

< …Ho ricordato delle cose, Dana ! Un incontro con "loro"…ero bambino.. Un episodio della mia vita che non avevo mai rammentato prima ! Era…nitidissimo…>

Scully sgranò gli occhi verdi.

< Di che parli ? >

< Alieni, extraterrestri….qualcosa che riguardava mia sorella Samantha…>

Dana prese un profondo respiro.
Comprese subito che un ricordo, reale o fittizio su Samantha, fosse doloroso e vitale per Mulder.

< Posso capire…quel che senti…ma devi ragionare…non posso sottovalutare quel che ti è accaduto…sei rimasto incosciente per più di tre ore ! Non hai ripreso per nulla lucidità ed è mio dovere, come tua compagna e come medico…>

< Debbo andare ! >

Si alzò, mettendosi seduto, ma lei lo trattenne, afferrandolo per un braccio.

< Ma sei impazzito ? Ti rendi conto che ti reggi a malapena ? >

Fox le sfiorò il viso, per poi afferrarlo con dolcezza.

< Devo sapere ! Capisci ? Devo ! >

Parlava piano, a pochi centimetri dalla sua bocca..
La strinse a se, sentendola respirare.
Si scostò un poco, baciandola delicatamente sulle labbra tremanti.
Scully aveva paura. Paura per lui.

< Vengo…con te ! Non saresti capace di….voglio esserti vicina…>

Lui annuì.

< Scoprirò quel che mi tortura…Dammi una camicia….per favore…>

Scully evitò qualsiasi risposta.
Si alzò e si diresse verso la stanza da bagno.
Si bagnò il viso con un palmo d’acqua fresca.
Stava sbagliando tutto…come medico e come scienziata razionale.
Mulder….doveva esser portato in ospedale. E subito.
Invece…lei stava solo peggiorando le cose.
Ma lo amava troppo….quell’amore, quel sentimento, travalicava ogni logica, ogni razionalità.
Si bagnò i capelli, spostandoli da un lato.

< Rimani logica…ragiona…>, si disse.

Tremò, mentre chiese:

< Dove vuoi…andare ? >

Mulder s’infilò gli slip, avvertendo la nausea non appena si mise seduto.

< Alla nostra casa di Chilmark…>

Lei si sporse dallo stipite, guardandolo, con un finto sorriso.

< …io…ti amo…>, sussurrò.

Non si dissero più nulla.
Agirono come prima di una normale indagine, di un ordinario Xfiles.
Ma così non era…

***

CAPITOLO DUE

 

Strada statale 105, Washington-Massachusetts,
Ore 04.35 Am, Martedì 11 Giugno
I fari ferirono i delicati occhi verdi di Scully, incrociando le auto del senso opposto, lungo la monotonia immersa nel buio.
Mulder era comodamente adagiato nei sedili della Ford verde smeraldo, assolutamente privo della lucidità quotidiana.
Era sempre più assurdo ed insensato e lei lo sentiva.
Era il cuore della notte, pioveva a dirotto e Mulder sembrava star sempre peggio man mano che si avvicinavano al Massachusetts.
Possibile che il suo amore per Fox fosse tanto forte da travalicare la realtà e farla agire così ?

< ….c’è…il baseball alla TV….danno la solita partita…..>

Frasi senza senso, ripetute da Mulder continuamente.

< Amore…>, sussurrò Scully, sfiorandogli la fronte.

C’era un totale crollo, assurdo, imprevedibile, improvviso, nella sua mente.
Si stava sempre più convincendo che senza un intervento adeguato e tempestivo, l’uomo più importante della sua vita, non si sarebbe mai più ripreso.
Superarono il cartello con la scritta " Stato del Massachusetts".
Quasi contravvenendo ai propri pensieri razionali, imboccò l’uscita, tenendo la destra e guidando sotto il limite di velocità.
Fox ebbe un debole sussulto di lucidità, mormorando:

< ….mi spiace..di averti costretta a fare questo….ma sento che…quanto cerco… quel che ho sempre cercato…è nella mia vecchia casa…>

Scully sospirò.

< Farò tutto quel che posso, per aiutarti….ma voglio che tu ti convinca che quel che stai facendo è assolutamente sbagliato e non ti porterà a nulla ! >

Mulder socchiuse le palpebre, come vinto da una sonnolenza assoluta.

< Seguire le procedure….non è mai stato il nostro forte, ti pare ? >

Scully scosse il capo. Impossibile convincerlo.

< Non riesci a ragionare…non credo ti sia possibile, nel tuo stato, formulare un concetto logico…>

Fox cercò la sua gamba, sfiorandola appena.

< Ci sei sempre tu…>, smozzicò.

Dana si sforzò cercando un timido sorriso, che non giunse.
Ora la Ford imboccava la circonvallazione esterna, diretta a Chilmark.
E, ad ogni chilometro, la mente di Mulder s’inabissava in un gorgo senza uscita.
Prese a delirare dopo una decina di minuti.

< …la partita di baseball….è sempre la stessa….guardala con me…amore…>

Una lacrima scese lenta, lungo la guancia di Scully.

< Certo…bambino mio…>, disse amorevole.

---

Casa Mulder, 2790 Vine street, Chilmark,
Stato del Massachusetts, Ore 05.57 Am
La porta si aprì, e agli occhi di Dana apparve la sala, tante volte sognata e maledetta da Mulder.
Al centro del grande tappeto ovale, stava la scatola di Stratego, sistemata sul tavolino da Fox, tanto tempo prima.
Lui barcollò un poco, accendendo la luce.

< Fa freddo…>, disse Dana, tanto per dire qualcosa.

Mulder annuì.
La sua lucidità andava ora svanendo, ora riemergendo, ma mai del tutto, mai completamente.
Aveva enorme difficoltà a mettere a fuoco i dettagli, e i colori e le forme degli oggetti erano ondeggianti e indefinite.
Si massaggiò le palpebre, sedendosi pesantemente sul divano.

< Nel ripostiglio….c’è….una scatola incastonata nella parete…è il sistema di riscaldamento..>

Lei sgattaiolò nel corridoio, eseguendo, pronta a tornare da lui, non appena ne avesse avuto bisogno.
Aprì il ripostiglio e trovò la scatola.
Premette un grosso tasto rosso, guardandosi attorno.
Focalizzò una piccola trottola di legno, dai colori ormai smunti, ammaccata da un lato.
Era gettata in un capiente scatolone colmo d’oggetti d’ogni tipo, eppure Scully si chinò sino a sfiorarla.
La prese, ritornando alla sala.
Mulder era seduto, appoggiato allo schienale, le braccia molli lungo il corpo, la testa reclinata all’indietro.

<…Fox…>

< Cerco…una cosa….una cosa che ho sognato….e che proverebbe la reale… portata dei miei…ricordi…che quel flashback era reale ! >

Scully si sedette accanto a lui, raccogliendo le gambe e posando la trottola da un lato.

< E nel caso….non la trovassi ? >

Fox la fissò, con gli occhi opachi da una patina di stanchezza palpabile.

< Significa che….avrei bisogno del tuo aiuto….molto più di quel temo ! >

Afferrò la sua mano, serrando le piccole dita su di essa.

< Cosa cerchi…di preciso…? >

Allora Mulder notò la trottola, incastrata fra uno dei cuscini e la spalliera, come un oggetto dimenticato.

< L’hai presa qui ? >

< Si…era in una delle scatole….accanto al contatore, sotto l’impianto d’accensione.. ti confesso che…mi ha incuriosita…anche se non ne comprendo il motivo…>

Fu come un lampo.
Quella trottola girava, girava, girava senza fermarsi.
Chiuse la palpebre, non udendola più.
La trottola era ai piedi di una grossa quercia, a Quonochountag..
Veniva fatta girare tramite una corda, uno spago avvolto con cura e poi sciolto con un colpo deciso.
A reggere lo spago, una ragazzina dai capelli rossicci.

<….>

Lei lo afferrò per le spalle, facendolo stendere sul divano.

< Fox….riesci a sentirmi ? Ti prego…>

Si sentì morire.
Mulder stava male, come ad Alexandria e la colpa era solo la sua.

< Hai bisogno di un medico…chiamo un’ambulanza e…>

< No….no ti prego….sto rammentando…qualcosa…non voglio dottori…no….>

Mulder parlò a fatica, quasi che le parole si strozzassero nell’esofago e nuovamente lei si bloccò, limitandosi ad accarezzargli la fronte.
Come quando era nel letto dell’ospedale, i suoi pensieri di medico razionale, svanivano.
Si comportava come una ragazzina impaurita e non riusciva a vincere quell’istinto.
Ora era a letto, dormiva profondamente.
Il sonno di un ragazzino di 10 anni.
D’un tratto la luce, dapprima debole, poi accompagnata da un suono sempre più insistito e modulato, armonico.
Samantha si svegliò, mettendosi seduta di scatto.

< Fox…che succede ? Fox ? >

Dormiva, senza sentirla.
Poi apparve.
Una figura piccola, minuta, si materializzò al centro della cameretta.
Identica all’elfo visto prima, accanto all’albero di Natale.
Bassa, dalla testa ovale e dagli arti superiori sproporzionati, che arrivavano a sfiorare le caviglie, ossute.
Le dita….sembravano giunchi nodosi, rami secchi di un albero morto e terrificante, maligno.
La luce era costante, bianchissima, tale da cancellare le ombre.
Samantha strinse la coperta a se, quasi a proteggersi.
La creatura fissava il riposo di Fox e con grotteschi movimenti della testa oblunga, anche Samantha.
Sulla soglia della cameretta, un uomo.

< Stai tranquillo, Fox !Andrà tutto bene ! >

Era suo padre.
Ma la voce non proveniva da lui…ora Mulder aveva modo di rammentarlo in modo cristallino…
Quella voce proveniva dall’uomo con la sigaretta sempre accesa.
Samantha emise un grido, una sorta di strillo, quasi avesse toccato un filo elettrico scoperto o si fosse punta con uno spillone doloroso e Fox si svegliò.
Almeno, comprese d’essere sveglio, ma non aveva modo di muoversi.
Ogni muscolo volontario era paralizzato.
Vide sua sorella alzarsi come spinta da una forza invisibile e non appena ciò avvenne, lei smise di gridare e di muoversi.
Rimase incredibilmente sospesa al centro della stanza, con le braccia che cadevano ai lati del corpo e le gambe lievemente flesse, in posizione innaturale.
I suoi lunghi capelli rossi, avvolti in una lunga treccia che andava appena sciogliendosi, sfioravano il pavimento.
La luce crebbe di nuovo, ed il corpo di Samantha si spostò galleggiando nell’aria fin verso la finestra.
Ora la luce divenne iridescente, con maggiori tonalità azzurre e rosse.
Samantha attraversò la finestra, vibrando appena, e svanì, mentre la luce andava pian piano scemando.

< Dormi, Fox…e che Dio mi perdoni…dimentica ! >

Quella era la voce di papà….n’era sicuro, come il sorgere del sole.
Era…era un ricordo.
Una delle tante…"visite" d’alieni a casa sua…Samantha era stata portata via altre volte, forse decine di volte…

< Fox…amore…>

La voce di Scully veniva da un tunnel. Era una sorta di tunnel molto lungo.
Doveva esser così, perché la voce leggermente nasale di Scully risuonava come imbottigliata, ma Mulder stava avvicinandosi a lei a grandi passi, tanto che la sentì respirare e singhiozzare sempre più lucidamente.

<…dove….>

Ora sentiva la sua pelle, i suoi baci caldi ed innamorati.
Scully non era più in grado di trattenere le lacrime, che scendevano copiose.
La vide accovacciata accanto al proprio petto, in una posizione scomoda ma materna.

< Mi senti ? >

Annuì.

< Oh Dio ! E’ stato tremendo…non potevo far nulla….eri lì, steso…piangevi e ti contorcevi….chiamavi aiuto…ed io non potevo…non riuscivo ad agire…!! E’ stato terribile…ho creduto di morire…>

Mulder cercò, inutilmente, di mettersi seduto.
Le forze erano assenti.
Le sfiorò appena le labbra, con un bacio quasi infantile.

< ..ho sognato….un incontro…ero bambino….e c’era anche mia sorella… credo alla vigilia di Natale….c’è apparso un alieno…. Aveva fra le mani qualcosa…un oggetto che non sono riuscito a mettere a fuoco, ma che era importante…ne sono sicuro…>

Scully prese ad accarezzargli la testa, lentamente.

< Non sforzare la memoria ! Nel tuo stato, potrebbe essere controproducente.. ti riesce di dirmi che cosa senti, prima di cadere nello stato d’incoscienza ? >

Mulder sentiva il suo pianto disperato, doloroso.
Parlò con le poche forze che gli rimanevano.

< E’ come se fossi fuori del mio corpo…ho difficoltà a mettere a fuoco ciò che vedo…tutto mi appare sfocato e qualche volta senza colori… >

Dana si scostò.
Deglutì appena ed una piccola ruga si disegnò al centro della fronte.

< Pensi sia grave ? >

Lei scosse appena la testa, visibilmente spaventata.

< Non sai mentire bene, Dana…>, disse Fox, sfiorandole i capelli.

Si mise seduta, asciugandosi le lacrime con le dita, lasciando sulle sue gote delle piccole irritazioni rossastre.

< Ti porto via da qui…>

Mulder scosse la testa.

< Non posso….sono vicino a…ricordare…a capire…>

< Vuoi finirla ? Non puoi startene a letto come nulla fosse…Voglio esser sincera con te…potresti avere un tumore al lobo temporale, o una forma d’epilessia da encefalite…sarebbero sintomatologie compatibili con le tue crisi…>

Fox fece una smorfia, alzando le spalle.

< Ti preferivo bugiarda ! >, mormorò, quasi come una battuta.

< Non puoi chiedermi di starmene qui a vederti soffrire, senza che possa agire… senza poterti aiutare ! E’ una cosa orribile ! >

Mulder si massaggiò le palpebre.
Ogni istante che passava, gli portava solo pesantezza mentale ed un senso di nausea.

< Vorresti rinchiudermi in un manicomio ? Sai anche tu che i medici non saprebbero come curarmi…..>

Strinse le sue mani, afferrandole con decisione, la stessa che metteva quando lo avvinghiava a se, mentre facevano all’amore.
Non se ne rese conto, ma era la medesima forza che la sorreggeva, in quel momento.

< Ti rendi conto di quel che dici ? Cerca di ragionare…finirai con l’ucciderti così ! Sono certa che…puoi capirlo, se vuoi ! >

Mulder si abbandonò sul cuscino, proprio quando due piccole macchie cutanee si disegnarono all’altezza della tempia sinistra.
Nel chiudere gli occhi, il suo respiro, quello di Dana, il profumo della sua pelle, parevano assumere i contorni della pioggia lontana, quando batteva appena sui vetri delle finestre, in primavera.

<…c’è la solita….partita di baseball…alla Tv…la solita….>

Scully si alzò, prendendo il cellulare.
Quasi gli sfuggì cadendo a terra, dalle dita tremanti.
Anche l’amore, anche la fiducia, dovevano avere una logica.
Ora tutto era immerso nel buio, per Mulder.
Nessuna visione, nessun sogno, nessun elfo….nulla…
Solo, indistinto e proveniente da un punto oscuro, lontano eppure a portata di mano, il suono di commento alla TV, di una partita di baseball.
New York contro Buffalo.

"…al centro….del sesto inning….pioggia sul campo….suono di treni in lontananza….e cade forte…l’urlo della folla è indescrivibile….siamo di fronte ad un evento sportivo unico…l’urlo della folla…l’urlo è orribile… uno, due, tre, quattrocinquesei…davanti a me….di colpo…BAM…."

Ora Mulder tremava, scosso da una crisi incontrollabile.
Dana gli trattenne la testa, cercando di aprirgli la bocca per controllare che non avesse inghiottito la lingua e morisse soffocato.
Gli occhi erano girati all’indietro, come biglie senza controllo.

<…Fox…amore…mi senti…? >, gridò, con le lacrime agli occhi.

La pioggia, fuori, cadeva torrenziale.

***

CAPITOLO TRE

 

Centro neurologico dell’ospedale di
Georgetown, Stato del Maryland, Ore 03.08 Am
Mercoledì 12 Giugno
Il sonno, profondo ed apparentemente senza sogni, proseguiva.
Agli occhi delle infermiere e dei dottori, Fox Mulder pareva dormire pacificamente.
La saletta riservata dell’ospedale, era tranquilla.
Fuori, nel corridoio, intenta a guardarlo riposare, sostava Dana Scully.
Gli occhi verdi erano fissi, come se nessuna forza al mondo potesse distrarli da ciò che stava vedendo.
Non si accorse nemmeno del medico, che per distoglierla da quell’attenzione quasi morbosa, le posò la mano sulla spalla.
Lei si voltò di scatto.

< Sì ? >

< Agente Scully…mi scusi…ma debbo farle delle domande…capisco il suo stato d’animo, ma…>

Dana si massaggiò le palpebre, appesantite dal sonno.
Era un torpore innaturale, causato dal mancato riposo ma anche dalla tensione e dal digiuno delle ultime ore.
Il fisico di Scully conosceva bene quella sensazione ed ergeva barrire robuste, che non si sarebbero piegate facilmente.

< Mi perdoni….ho perduto la mia razionalità, in queste ore…Mi dica…>

Si scostò con dolore dalla stanza, camminando a fianco del medico, con passi lenti e brevi.

< Abbiamo preferito farlo riposare, sotto sedativi, da quasi ventiquattro ore ! Domani avremo i risultati della TAC e dell’encefalogramma…Ma vorrei comunque dei chiarimenti…Ah, mi scusi, non mi sono presentato, mi chiamo Brad Hopkins…>

Dana non mutò espressione. Si limitò, quasi senza volontà, a porgere la mano.
Il medico aprì la porta del proprio studio e come d’incanto, Scully si ritrovò immersa famigliare eppure orrida.
Le tante, troppe sedute con il dottor Zuckerman, per il suo cancro, per il coma di Mulder….erano ricordi che adesso le sembravano avvenimenti di ieri, di poche ore, pochi minuti prima.
Ed erano dolorosi, cattivi, raccapriccianti…
Si sedette, accavallando le gambe.
Fissava avanti a se, guardando il dottore, ma in realtà stava ancora vedendo Fox, in preda ad una crisi, a quell’ultima crisi, tanto violenta da farle temere che sarebbe morto.

< Agente Scully…lei è la collega di Mulder…Posso chiederle se lo conosce anche… intimamente ? >

Annuì.

< Siamo amanti….si….>, disse con un filo di voce.

< Quindi lei sarebbe al corrente dell’uso di eventuali droghe, alcolismo….>

Annuì di nuovo.

< Posso escluderlo nel modo più assoluto ! >

< Sa se…Fox Mulder non è stato mai ferito in modo grave alla testa, se non ha mai riportato traumi, per cause di servizio o se mai, prima d’oggi, ha manifestato simili sintomi ? >

Ora deglutì.
Era difficile, come si attendeva, del resto.
Come…poter spiegare a quell’uomo, quel che Mulder e che lei stessa, avevano vissuto ?

< …vista la nostra professione…è abbastanza naturale eseguire dei controlli… di carattere psicofisico…è l’agente Mulder è sempre risultato perfettamente idoneo, sotto ogni punto di vista…>

S’intrecciò le dita.

<…abbiamo….abbiamo ambedue rischiato la vita….ed entrambi siamo stati ad un passo dalla morte….in stato di coma…Ma grazie a Dio, ne siamo usciti…>

< Lei si…>, commentò il dottor Hopkins.

Dana aggottò le sopraciglia.

< Intende sostenere che Mulder…è disturbato mentalmente ? >

Lui scosse la testa.

< Non mi permetterei di fare una simile osservazione nemmeno dopo settimane di studio….Intendevo solo ricordare che forse il suo collega, ha riportato conseguenze più gravi del previsto, durante il suo coma ! Per quanto tempo è rimasto in una simile condizione ? >

Scully serrò appena le labbra.

< Due…settimane…>

Le più lunghe della sua vita.
Hopkins si lisciò il mento.

< L’agente Mulder l’ha nominata suo medico di fiducia ! Acconsente che mi sia possibile esaminare la sua cartella clinica ? La deontologia professionale, m’impone il suo permesso…>

Esitò per un istante.
Se così fosse stato, sarebbero emerse le regressioni ipnotiche, le sedute con il dottor Werber…
E di certo, quel dottore si sarebbe fatto un’idea precisa di Fox Mulder…
Identica a quella che avrebbe stilato lei stessa, se non l’avesse conosciuto ed amato per anni…

< Preferirei aspettare tutti i risultati delle analisi e della TAC, se non le spiace ! >

< Come desidera ! Avremo modo di parlare con Fox Mulder quando riprenderà lucidità…Adesso faremmo solo congetture…>

Dana sapeva che la ragione del suo rifiuto era un’altra.
Come accettare quel che Mulder sospettava ?
Che i ricordi gli fossero stati immessi per via ipnotica, che il passato su sua sorella nascondesse in realtà la più incredibile delle bugie……che fosse aliena !!
Se ciò era vero, era reale anche…il suo rapimento, la natura stessa delle idee di Mulder e quindi, per logica, anche dell’errata valutazione delle proprie.
Uscì, salutando meccanicamente e fermandosi accanto alla macchinetta del caffè.
Maledì il destino…
Come decidere ?
Quale strada intraprendere, adesso ?
Se avesse errato…avrebbe rischiato la sanità mentale dell’uomo che amava…
Frugandosi nelle tasche per gli spiccioli da infilare nella macchinetta, si ritrovò fra le dita il biglietto del cinema…

< La vita è meravigliosa…>, mormorò.

Stracciò il biglietto con rabbia, scuotendo la testa e rinunziando al caffè.
Passarono molte ore.
Mulder le trascorse calmo, quasi placido nel proprio sonno.
Solo a tarda sera, il suono si fece distinto.
Mutò, divenendo una vera e propria conversazione.

"…..abbiamo così stabilito, che durante la registrazione avvenuta nello studio del Presidente, siano stati effettivamente cancellati venti minuti di nastro….. Ora lei crede che sia possibile affermare che, tale cancellazione, sia avvenuta per errore ? Guardiamo il mago alla TV ? Mamma e papà hanno detto che ero io che comandavo, mentre erano via… Fox ho paura….ho paura Fox…ti prego….perché mi portano via, in quel posto pieno di luce ? Dimentica Fox, dimentica….! "

Voci. Tante. Assidue.
Presenti, ossessive….che prendevano sempre più forza, divenendo dapprima tenui come fruscii del vento sui rami, per poi diventare raffiche tese d’uragano, ululando in modo orrendo.

< Proceda…>

L’uomo si avvicinava a Fox.
Egli era disteso, su un divano molto comodo, rilassante.

< Ora vede una luce molto forte, all’esterno…rammenta ? >

< Si…>, rispose Mulder, con la voce tremante.

Proveniva dal luogo più oscuro e lontano dell’universo, il profondo della propria mente.

< Sono loro…sono gli alieni…che portano via sua sorella…ha capito ? >

Mulder tremava, scosso dalla paura.

< No…no…vi prego…è così piccola….non fatele male…>

Le lacrime scendevano lente e dolorose.

<…lei…Samantha….ripete gridando il mio nome….ma io non posso aiutarla… sento…sento quella voce, nella mia testa….mi dice che devo…che devo stare tranquillo….che non le verrà fatto alcun male…>

< Crede in quella voce ? >

< Voglio crederci ! >

E poi c’era la pioggia. La pioggia che cadeva torrenziale, sul campo da baseball.
E quelle urla….urla orrende, da far gelare il sangue, urla raccapriccianti…
Mulder prese a piangere e a gridare, tremando come fosse scosso da una violenta scarica elettrica.
Scully, che era uscita dopo ore passate a vegliarlo in silenzio, stringendogli la mano quasi potessi sfuggirle, si precipitò nella stanza.
Gli accarezzò la fronte, osservando la tremenda forza che Mulder esercitava, per liberarsi dai lacci che gli bloccavano polsi e caviglie.

< In nome di….Fox….mi senti ? Cosa…cosa ti sta accadendo ? >

Mulder sbarrò gli occhi, quasi avesse avuto modo di sentirla, ma in realtà fissando il vuoto.

< Noooo…lei no, per pietà…è così piccola….io…io l’amo….non fate del male a Dana…per carità….>

Rimase immobile, stringendo la sua mano tremante e calda, sino a quando un’infermiera si apprestò a praticare a Mulder un’iniezione.
Un calmante, l’ennesimo…
Scully si alzò, sfiorandosi i capelli e abbassando appena il viso, sussurrò:

< Signore Onnipotente…>

Era notte, ormai.
Notte fonda.
Scully uscì dalla stanza, per passeggiare senza meta lungo corridoio, alla ricerca di una finestra aperta e di un poco d’aria.
Arrivò all’atrio del reparto e aprì appena il finestrone, angolandolo verso l’esterno.
Pioveva a dirotto.
Sembrava che la primavera fosse fuggita, per lasciar posto di nuovo all’inverno.
Si sfiorò, nervosa, le gote, scacciando le lacrime.
Vide la luce alogena dell’ascensore illuminare la sala e da essa, distinguersi sempre più nitidamente il vice-direttore Grey.
Si tolse il cappuccio bagnato, scuotendo appena la testa, con i corti capelli a spazzola che si rizzarono irti e umidi.
Era splendida. Una donna matura e sensuale, con i suoi magnifici quaranta anni.
Tossì, lievemente, per attirare l’attenzione di Dana, o forse per il caldo che la aggredì entrando nell’ospedale.
Dana la vide con la coda dell’occhio, senza voltarsi.

< Agente Scully…>

Esitò un attimo, parlando sottovoce.

< Vorrei…vorrei…sapere le condizioni dell’agente Mulder…>

La voce…era tremante, scossa, e Scully la colse al volo.
Si girò, trovandola molto bella, probabilmente molto più bella di quanto non fosse lei stessa.

< Credo…sia necessario attendere domani….per sapere…Posso solo dirle che Fox.. attraversa rari momenti di lucidità ad altri…di delirio e visioni…frasi senza senso.. Sono…preoccupata…non aveva mai sofferto di nulla del genere, prima d’ora..>

La Grey si sfiora le labbra, deglutendo.

< Si sbaglia ! L’agente Mulder mi confidò….mesi or sono, che durante un’indagine su sua sorella…provò una crisi del genere…certo in modo più ridotto ed indolore…>

Scully fece per fare qualcosa, ma si bloccò, imbarazzata.

< Io…non capisco…non mi ha mai detto nulla…di tutto questo…sapevo che… era stato molto provato dalle rivelazioni su Samantha, ma…>

Jean Grey si slacciò il kway e commentò:

< Sa anche lei quanto Mulder…sia difficile da…capire…Posso vederlo…? >

Scully si spostò il ciuffo di capelli dietro l’orecchio e sedendosi fissò la tenue luce della plafoniera.

< Perché è qui, signore ? >

Grey si strinse le mani, per poi guardarla con difficoltà.

< Potrei….mentirle…asserendo che il mio dovere di vice-direttore dell’FBI, mi ha costretto a venire da lui nel cuore della notte….ma offenderei la sua intelligenza, così…La verità…è che sono molto preoccupata per lui…>

Era difficile, enormemente per Jean Grey, dire quelle parole.
E Dana lo comprese. Perché anche lei, aveva sempre avuto la medesima difficoltà.

< E’…destino…che lei mi porti solo cattive notizie, vice-direttore…>

Jean si sedette accanto a Dana.

< Non…fraintenda ciò che le ho appena detto….Fox Mulder ha sempre manifestato la più assoluta trasparenza, nel suo rapporto di lavoro con me…Credo…>

Sorrise, in modo amaro.

< …credo..che mi consideri un buon collaboratore, come a suo tempo riteneva un vero amico Walter Skinner…>

Una luce intensa si accese negli occhi di Scully, e voltandosi e guardandola in volto, trasmise anche a Jean questa sorta di riflesso dell’animo.
Fu un momento difficile a descriversi, un istante di totale complicità, amicizia e rivalità, che Scully e Grey provarono per la prima volta nella vita.

< Desidera…mutare questo rapporto ? Se vuole un consiglio…>

Grey annuì.

< Lasci perdere ! Per varie ed importanti ragioni! La prima, è che Mulder è il mio uomo, e non ho nessuna intenzione di lasciarlo senza lottare, alla prima venuta….la seconda è che…per amare davvero Fox Mulder…occorre molto più che del sentimento….Una forza che va al di la degli schemi preordinati della vita d’ogni giorno ! >

< Mi spiace che pensi questo della mia vita, agente Scully….! Vorrei che credesse, quando le dico che nessuno non mi ha mai regalato nulla…a partire da mio padre ! E che ciò che emerse, a suo tempo, su di lui, non ha di certo facilitato il mio lavoro ! >

Scully prese un debole respiro.

< C’è anche una terza ragione…>

< Quale ? >

Scully parlò con lentezza, come per far sì che le proprie parole avessero maggior presa.

< E’ la nostra sola salvezza, nell’FBI ! E debbo dirle, come saprà certamente, che all’inizio ho dubitato fortemente di lei ! Ma mi sono resa conto, con onestà, che quel tipo d’agente che ora detestavo, altro non sarebbe stata che la mia immagine speculare, se non avessi conosciuto Fox Mulder ! Ma ora le dico, altrettanto onestamente, che la stimo. Che è un ottimo vice-direttore, ed un’amica…ed io non desidero perdere la sua amicizia, Jean…>

Jean diede un rapido sguardo fuori, nella fitta oscurità che dominava l’universo, giù dalla strada…vicino eppure lontano anni luce.

< E’ una strana serata, non trova ? Piove e fa freddo…nonostante sia Giugno… la trovo una serata adatta a rompere gli schemi preordinati….>

Si sporse verso Scully, abbracciandola.
Dana chiuse gli occhi.

< Guarirà…è molto forte ! Lo è sempre stato..! Un uomo che ha dovuto affrontare ciò che ha affrontato Fox, deve esserlo ! >

Jean Grey si scostò, annuendo.

< Lo è anche lei, Dana ! >

Si alzò e quel momento si ruppe, con dolore.

< Più di quanto immagini…>, disse guardandola, così piccola e stanca, seduta su quella sedia scomoda, in una notte di pioggia.

***

CAPITOLO QUATTRO

 

Centro neurologico di Georgetown
Ore 11.25 Am, Mercoledì 12 Giugno
Fuori la pioggia era svanita, ma il cielo era rimasto plumbeo per tutta la prima parte della mattinata.
Un pallido sole si faceva largo a fatica, timido, fra la spessa coltre di nuvole.
Scully non aveva riposato che per poche ore, agitate e scomode, sulla sedia della sala d’aspetto, rifiutandosi di andare a casa.
Non c’era alcuna ragione perché restasse lì…Mulder non era in pericolo di vita, e stava riposando sotto sedativi…ma ugualmente lei non volle abbandonarlo.
Pranzò frugalmente con qualche merendina ed un caffè senza zucchero, e l’unico lusso che si permise, fu una placida passeggiata all’aria aperta, non appena smise di piovere, verso le nove.
Camminò lentamente, nel parco che circondava quel settore di Georgetown, sotto l’umido sapore dei pini, della resina e il timido canto degli uccelli.
Si stupì, passata una mezz’ora abbondante, di non avere alcun pensiero per la mente.
Lo stato mentale di Mulder, le confidenze di Jean Grey….nulla.
Nemmeno un pensiero razionale, circa i motivi dell’improvviso sprofondare di Fox nella follia.
Si fermò accanto ad un maestoso albero d’abete, proteggendosi appena dalle gocce che cadevano dai rami.
Il profumo dell’albero era splendido, penetrante…
Ora non la vedeva nessuno…
Iniziò a piangere, dapprima con difficoltà, poi copiosamente…

<…Mulder…>, smozzicò.

Pianse sino a sfogarsi del tutto.
Quando le lacrime smisero di scendere e lo stomaco le gettò una fitta di dolore acuto come una coltellata, fece ritorno su i suoi passi.
Il ritorno all’aria calda e soffocante del nosocomio le sembrò stranamente più lunga dell’andata.
Ripensò al fatto che la realtà, i suoi aspetti e le sensazioni che ci arrivano dal mondo
esterno, siano tutte filtrate dai nostri sensi, dal cervello.
Chissà quale realtà captava adesso Mulder …?
Se era o no in grado di vederla come al solito, di sentire il profumo della sua pelle,
la dolcezza delle sue carezze, il palpito del suo cuore…
Ritrovò Jean Grey, in piedi, che passeggiava senza meta.
Scully le sorrise. Era un sorriso tirato e senza alcuna felicità.

< Sembriamo ad una fermata d’autobus…>, buttò lì, tanto per dire qualcosa.

Scully annuì.
La loro attesa ebbe termine dopo molto tempo.
Il dottor Hopkins apparve dal corridoio, apparentemente calmo e professionale com’era apparso sin dall’inizio.

< Agente…..Scully ? Ha….dormito…? >

Lei scosse la testa.

< Poco e male…voleva dirmi qualcosa…? >

<…si…c’è il responso della TAC….e credo debba vederlo..>

Giunsero allo studio del dottor Hopkins, e per un attimo Dana gettò un’occhiata al corridoio, verso la stanza di Fox Mulder.
Le lastre erano appese ad una lavagna luminosa.

< Dal punto di vista neurologico, ci mancano altri dati, che potranno chiarire la situazione globale, per escludere che l’agente Mulder possa soffrire di una forma di meningite encefalica, o altre forme di malattie cerebrali… Ma guardi qui, per favore…>

Indicò, con una biro, una lastra.
Era il cranio di Mulder, con il cervello che appariva come un insieme di colori densi e mescolati, azzurri e rosei.
Alla base della nuca, nel punto che dal cervelletto si saldava al midollo allungato, una formazione, grossa come una noce.
Verde.
Jean Grey avvertì dei brividi lungo le spalle.

< Sicuro…che la TAC funzioni ? >, chiese.

< Abbiamo eseguito altre quattro tomografie assiali computerizzate, prima di quelle al cranio dell’agente Mulder, e nessuna ha evidenziato problemi…>

Scully si avvicinò sino a sfiorare la lastra con due dita.

< Crede…sia una massa tumorale ? >

Il dottor Hopkins scosse la testa.

< L’escludo….! La posizione nella quale è situata, non concorda con gli effetti che il paziente manifesta ! E’ una massa pulsante, che cresce di volume in modo costante…>

Scully parlò lentamente.

< E queste…le vede ? >

Indicò due piccole macchie chiare, grandi pochi millimetri.

< Altro mistero…assomigliano a schegge…frammenti metallici, dal tipo di riflesso che hanno sulla TAC….>

< Non sono schegge….ma microcip…..>, sussurrò Dana.

Il medico si appoggiò alla scrivania, incrociando le braccia.

< Non è possibile, inserire placche come quelle alla base del cervelletto, agente Scully ! Non senza…danneggiare in modo permanente il tessuto cerebrale ! >

Dana socchiuse le palpebre. Le costò tantissimo, dire quelle parole.

< Forse…non sono state inserite da…noi…>

< Che intende dire ? >, domandò Grey.

Scully sospirò.

< Io…..stessa….avevo un simile impianto, alla base del collo…! L’agente Mulder ed io….abbiamo cercato per molto tempo i motivi di questi…esprimenti, senza trovarne la reale motivazione…solo congetture ! Ma è logico ritenere che chiunque le abbia istallate, sia in possesso di una tecnologia molto avanzata…Per quel che vale, posso dirle che secondo me è opera di qualche organizzazione interna al nostro governo…>

Organizzazione….dici così perché non vuoi dire….extraterrestri….
Jean Grey annuì, debolmente.

< Agente Scully….comprenderà bene che…a questo punto è mio dovere… portare alla luce, questi fatti…esporli all’FBI….>

Dna scosse la testa, decisa.

< Non se ne parla ! Fino a quando non avremo trovato una cura per Fox ! So come ragiona quella gente….utilizzerebbero il fatto per…eliminare Fox Mulder….per bollarlo per pazzo e rinchiuderlo per sempre…! >

La Grey deglutì. Incrociò lo sguardo di Scully, ed annuì debolmente.

< Come desidera….prenderemo tempo…>, sussurrò.

< Ugualmente, non riesco a collegare i due fatti….Lo stato mentale del suo collega non sembra una normale patologia da malattia mentale o da febbre encefalica.. Anche ammettendo…che sia collegabile a quegli impianti…occorre farlo esaminare da specialisti…Le propongo questi due nomi….>

Porse un foglietto a Scully che lesse nervosa.

" Dottor Klein e dottor Naiman"

Erano due esperti di psichiatria e neurologia, famosi in tutti gli ambienti medici degli Stati Uniti.

< Bene…ma…sia chiaro che….non farete nulla senza…interpellarmi…>

La porta dello studio si aprì con circospezione.
Sulla soglia un’infermiera minuta.

< Dottore….scusi, ma Fox Mulder, si è svegliato, da circa mezz’ora…>

Dana si mosse di scatto, come punta nel vivo.
Il cuore le batteva impazzito.

< Voglio vederlo ! >

Il dottor Hopkins annuì.

< Bene…ma cerchi di non stancarlo…più del dovuto….E non si aspetti alcun miglioramento…potrebbe rimanere lucido per ore…o per pochi minuti, per quel che né sappiamo…>

Dana annuì.
Voleva solo vederlo. Stare con lui.
E Jean Grey lo comprese.
Non disse nulla, limitandosi a salutare il medico e ad allontanarsi.
Lo sterno le doleva, e vinse a fatica il desiderio di correre da Mulder.
Ma era al di fuori. Non faceva parte del loro mondo.
Lo aveva capito e doveva accettarlo.
Salì in auto e quasi trasalì, vedendo un’ombra alle sue spalle.
Il tenue brillare di una sigaretta, immediatamente seguito dallo zippo di un accendino, le fece comprendere chi fosse.

< Lei ? >

Smoking Man emerse dal buio, con un lieve sorriso.

< Mi scusi….se mi sono permesso…ma pioveva…e mi ero stancato di aspettarla all’aperto…Vedo…che la sua passione, travalica il normale iter burocratico…>

Fece una smorfia di disgusto.

< La smetta ! Che cosa vuole da me…>

Aspirò dalla Morley.

< Mi deve un favore…>

Grey si sfiorò, inconsapevolmente, la fondina della pistola.

< Non le debbo nulla ! Se ne vada ! >

< Lei mi deve la vita ! O crede nei miracoli, d’improvviso ? >

Jean tremò, sorpresa.
Non aveva idea che la propria salvezza….

< I medici….loro mi hanno salvata…>

< Non lascio mai conti in sospeso, vice-direttore ! >

Lei chiuse gli occhi, imprecando.
Impugnò la pistola e la puntò verso quell’uomo, togliendo la sicura.

< Bastardo ! >, ringhiò.

< E’ così simile al suo predecessore….Suo padre sarà contento…! >

< Mio padre è morto ! Morto capito ? Si è ucciso anni fa…>

Smoking Man aspirò il gusto acre del tabacco, sorridendo.
Gli riusciva facile sorridere, pur con un’arma puntata a pochi centimetri dal viso.

< Schiacciato da un peso che non poteva sopportare…aver tradito il suo paese ! Ma le giuro che…suo padre Nat, ha servito e serve questa nazione con grande dedizione…vice-direttore Grey ! >

Il cuore le batteva forte….ucciderlo…sarebbe stato facile e giusto.

<…perché mi dice queste cose….? >

Aprì il finestrino, gettando la sigaretta fuori.

< Perché siano pronti per la svolta….per la verità…>

Le strinse ancor di più l’arma fra le mani.

< Che vuol dire ? >

< Che la più grande delle catastrofi è in movimento…e che nessuno….Nessuno potrà mai fermarla….La data è stata fissata ! >

Scese dalla macchina, ed immediatamente una seconda vettura, lussuosa ed elegante, apparve dal fondo del vialetto.

< Ci rivedremo….Jean "Raggio di Luna" Grey….>

Jean Grey parve paralizzarsi. La pistola le cadde dalle mani, scivolando sul sedile dell’auto.
Quel nome indiano…era il suo da ragazzina, datole dalla madre….
Solo…solo suo padre e sua madre, lo conoscevano…
Abbassò la testa contro il volante, serrando le labbra.
Nessuna lacrima, mai…MAI.

***

CAPITOLO CINQUE

 

Centro neurologico di Georgetown, Stato
del Maryland, Ore 01.15 Pm, Mercoledì 12 Giugno
Mulder rimase seduto, con le mani conserte ed i piedi a penzoloni, fissando la parete neutra davanti a se.
I lacci gli furono sciolti dopo quasi un quarto d’ora dalla ripresa della lucidità.
Udì la porta aprirsi alle sue spalle, ma non si voltò.

< Mulder…sono io…>

Fece un tirato sorriso, girandosi verso di lei.

< Mettiti sotto le coperte, o prenderai freddo…>, lo esortò, amorevole.

Fox eseguì, quasi meccanicamente.

< Da…da quanto sono qui ? >

Lei si sedette ai bordi del letto, cercando una luce nei suoi occhi verdi, senza trovarla.

< Un giorno…quasi….ora sei lucido…scusa per i lacci…ma avresti potuto ferirti… durante le convulsioni….Ho dovuto farlo, mi spiace…>

Mulder annuì.

< Era ciò che mi aspettavo da te….sei sempre stata la mia parte razionale…e se dovessi perdermi nella follia….tu sapresti guidarmi alla luce ! >

Lei socchiuse le palpebre, avvertendo di colpo una stanchezza immensa, pesantissima.

< Non dirlo…sono certa che né uscirai….sei così forte…devi esserlo…>

Doveva esserlo anche per lei.
Dopo tutto quello che aveva passato, non avrebbe sopportato che Fox…si spegnesse, che la sua mente straordinaria, sprofondasse nel buio della follia.
Strinse la sua mano.

< Sei stato così male…>

Mulder chiuse gli occhi, piegando appena il capo all’indietro.

< …mi sento come dopo una sbronza colossale…Ho paura…tanta….>

Aprì le palpebre, fissandola drammaticamente.

< Non…non abbandonarmi, Dana, ti supplico…>

La frase uscì dolorosa, scavando dentro Scully.

< Certo ! Ti giuro che non ti abbandonerò mai…te lo giuro !! >

Intrecciarono le loro dita in una stretta calda, d’amore.

< Parla…parla con il vice-direttore Grey…impediscile di farsi superare dagli eventi.. Cercheranno d’approfittarne…di invalidare quel che abbiamo fatto sino ad ora ! Non è per…me…quanto per la tua carriera…per il tuo onore…>

Scully sorrise, amara e sofferente.

< Stai tranquillo….sono qui solo per vederti…devi riposare…! Ne parleremo a suo tempo…>

< No ! Tu devi…devi proteggerti….capito ? Se…se ti fosse impossibile tutelare la tua integrità…schierati contro di me….salvati….>

Dana scosse la testa. Apparve come una bimba indifesa, in quel momento.

< Non posso ! Non voglio ! Non potrei vivere…se dovessi…preferisco perdere ogni cosa ! >

Mulder le afferrò la testa, delicatamente, baciandola.
Non appena le loro labbra si divisero, fu lei a parlare per prima.

< Ho già scelto la mia strada….e niente e nessuno potrà dividerci ! >

Fox le appoggiò la testa sul ventre, parlando piano.

< Sono certo….che a Chilmark…o a casa mia…c’è la risposta alle mie domande.. la risposta a tutto quello che abbiamo sempre cercato…sepolto nei nostri ricordi….>

Dana annuì, senza alcuna reale convinzione.

< Va bene ! Adesso riposa…>

Rimase accanto a lui, sino a quando non lo vide coricarsi.
Adesso, dopo che Dana uscì sgattaiolando dalla porta principale, c’era solo silenzio.
Le voci, i suoni, erano svaniti.
Solo una spossatezza enorme…che gli impediva di dormire.
Ora era notte…certamente…
Non comprese nemmeno lo scorrere del tempo.
Era scivolato via, semplicemente.
Poi, in un angolo della stanza, quello compresso fra l’armadio e la porta, vide una debole luce.
Sorrise. La luce crebbe appena d’intensità, divenendo sostenuta.
Suoni rimbombanti che si spensero, improvvisi com’erano venuti.
Prima di addormentarsi del tutto, vide al suo fianco, nel medesimo punto nel quale si era seduta Scully, un alieno.
Grigio, ma visibilmente femminile.
Sembrò dire qualcosa, ma Fox non la comprese.
Era ancora presto.

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Appartamento di Dana Scully, 3170 W.53 road 35
Annapolis, Stato del Maryland, Ore 03.00 Pm
Mercoledì 12 Giugno 2002
Dana gettò la borsa e le chiavi dell’auto sul divano.
Si tolse le scarpe e si raggomitolò fra la spalliera del divano ed il cuscino, abbracciandosi le ginocchia.
Durante il tragitto, guidando verso casa, altre domande le erano sorte, tutte senza alcuna spiegazione.
Si abbandonò comodamente contro il cuscino del divano bianco, chiudendo gli occhi.
Spesso la sua casa le era parsa vuota e fredda, durante i pomeriggi di pioggia, quando Mulder era un semplice collega e soprattutto quand’era stato malato…
Ma ora, aveva assoluto bisogno di quelle mura.
Di protezione, di calma…di un poco di riposo.
Si sfiorò le gambe, con due dita, rammentando le carezze date da Fox, sempre su quel divano, e rabbrividì.
Che avrebbe fatto senza di lui ?
Voltò appena la testa, notando che la borsa si era aperta e che la trottola di legno, dai colori smunti, trovata in casa di Mulder a Chilmark, era appoggiata da un lato.
Evidentemente, senza nemmeno rendersene conto, l’aveva portata via dalla casa di campagna dei Mulder…
La sfiorò con due dita, per poi afferrarla e rigirarsela fra le mani.
Provò, d’improvviso, un senso di delicatezza e tepore che le sciolse del tutto al tensione.
Fuori, poteva udire le prime gocce di pioggia che cadevano sui vetri della finestra del salotto, ma non ebbe la forza di alzarsi e controllare.
Si addormentò di colpo, o così le parve.
Adesso la pioggia era battente, sulle fronde di un grosso albero.

< Dana ! Entra a casa, signorina…..o ti beccherai un’influenza ! >

Lei stava sotto la grande quercia di casa, nascosta.
Era piccola…sette, otto anni al massimo.
Un tuono illuminò ogni cosa, con una luce bianca e spettrale.
Margaret si sporse sino alla soglia della veranda.

< Dana ! Andiamo…abbiamo ospiti…>

Lei non sembrava udirla, intenta ad ammirare un oggetto che catturava la sua attenzione.

< Non te lo ripeto più….va bene ? >

< Se fai così, girerà meglio…>

Fra le sue mani, uno spago.
Sentì le dita del bambino, che sfioravano le sue, afferrando lo spago ed avvolgendolo sul perno metallico della trottola.
Sorrise.
Era così calda, quella mano….
Era…un bel bambino…quasi un ragazzo, ormai..

< Che nome buffo, che hai…>, disse.

Lui annuì.
Diede un colpo secco, spostandole la manina, srotolando lo spago e la trottola fu colpita come da una frustata, mettendosi a girare vorticosamente.
Giocavano sotto l’albero, che forniva loro protezione dalla pioggia.

< Visto ? E’ tutto nella forza centrifuga…>

Lei si spostò i capelli dietro l’orecchio destro, incuriosita. Aveva i capelli lunghi, che scendevano giù dalle spalle, allora.

< La forza…che ? >

Il ragazzino si gonfiò il petto, orgoglioso.

< La forza centrifuga…Più veloce giri, meno perdi contatto con l’asse di rotazione.. è come quando vai sulle montagne russe ! >

< Io ho…paura delle montagne russe….e dei clown ! >, disse Dana, arrossendo.

Fox Mulder sorrise.
Si mise in piedi, guardando con lei, la trottola girare.
Un tuono improvviso, sventrò la quiete della pioggia.
Dana si spaventò, abbracciandosi al piccolo Fox, quasi senza rendersene conto.
S’imbarazzò un poco, ma ebbe la forza di dirle:

< …sai…Dana…credo….credo di essermi innamorato di te…>

Scully tremò, alzando appena lo sguardo.

< …che…che dici ? >, disse con un filo di voce.

Fox la voltò a se, abbracciandole le spalle.

< Sai…nei film, quando due si vogliono bene, si baciano….vuoi provare a darmi un bacio ? >

Dana divenne rossa rossa.
Fece un timido cenno con la testa, chiudendo gli occhi.
Fox arrivò a sfiorarle le labbra, mentre il cuore le batteva impazzito.

< Guarda ! Fox e Dana si amano !! >

Dietro l’albero, apparve Samantha, con una buffa faccia ironica.

< Strega ! >, urlò Fox.

Dana si appoggiò al tronco della quercia, imbarazzata e confusa.
Vinse a stento la tentazione di fuggire, sotto la pioggia, piangendo.

< Adesso ti prendo e te né do tante…>, minacciò, inseguendola.

Samantha e Fox si inseguirono intorno al perimetro della grande quercia, ed ogni volta la sorellina di Mulder, canzonava Dana, canticchiandole:

< Vi siete baciati….vi siete baciati…>

Poi, per evitare che Fox l’afferrasse per la maglietta e la tirasse a se, scartò verso destra, inciampando nella trottola, ammaccandola e cadendo a terra.

< Ah ! Guardala ! Ti sta bene, strega ! >, rise Mulder.

Samantha piangeva, copiosamente, tenendosi un braccio, mentre Dana si chinò verso di lei.
Ora anche Fox smise di ridere.
Sul braccio di Samantha, una ferita abbastanza profonda.
Si era tagliata con una sporgenza di una radice, e dalla ferita…sgorgava un denso rivolo di sangue verde.
Scully spalancò gli occhi, di scatto.
Era sul divano, adesso.
Si massaggiò le palpebre, immersa ancora nello stordimento del sonno.
Si mosse un poco, guardando l’orologio.
Le 02.35….?
Ma non era arrivata dopo le tre ?
Era confusa…
Si voltò, massaggiandosi il collo, indolenzito.
Era per via della posizione scomoda…allora aveva dormito…
Non le capitava spesso di dormire sul divano, come invece amava fare Mulder.
Era un sogno ?
Quella trottola….
Ricontrollò l’Omega da polso.
Adesso erano le 08.14….
Decisamente l’orologio non funzionava….non poteva essere rimasta in uno stato di dormiveglia per tutte quelle ore…tanto più che si sentiva sveglia, adesso..
Sveglia, ma incapace di compiere tutte le azioni volontarie.
Adesso era in cucina. Non ebbe modo di capire come c’era arrivata.
Davanti a se, una scatola di cereali.
Si massaggiò la nuca, mentre i capelli rossi le scesero davanti al viso.
Vestiti in disordine, formicolio alle gambe..

<…come…sono arrivata qui ? >

La cucina era in ordine…sul fuoco un bricco di caffè fumante e brontolante.
Guardò l’orologio appeso alla parete della cucina.
Le sette e mezza….La data era il 13…dunque era mattina…
Ripensò a dei classici episodi di "missing time" che, del resto, erano capitati anche a lei.
Man mano che cerca di mettere a fuoco la propria lucidità, andava riflettendo sul fatto che altre cose erano fuori logica.
Si ritrovò a piedi nudi, e puntò verso il salotto.
La TV era accesa, a volume spento.
Cercò, inutilmente il telecomando.
Possibile che avesse passato quasi sedici, diciassette ore, nell’oblio ?
Quando aveva acceso la TV ?
Quando aveva preparato la colazione ?
Sbuffò, camminando verso la stanza da bagno, attratta da un rumore insistente, simile ad un gorgoglio.
Acqua…
Adesso prese a correre verso il bagno e lo trovò, non appena aprì la porta, allagato.
L’acqua della vasca scendeva a cascata dai bordi, e si bagnò i piedi in un dito di scolo freddo.
Chiuse i rubinetti, e liberò lo scarico.
Aveva paura….era tutto senza senso…simile a quello che stava accadendo a Mulder.
Non le era mai capitato niente di simile…mai…
Almeno sino a quando non si era recata dal dottor Werber….per sottoporsi a delle regressioni ipnotiche…era passato molto tempo….ma…

< …no…>

Non doveva pensare a se stessa, adesso !
Mulder aveva bisogno del suo aiuto, di lei.
Il resto non aveva importanza, alcuna importanza.
Non occorreva dare all’episodio più senso del dovuto…
Era sotto stress, aveva mangiato e dormito poco, e quindi quelle visioni erano del tutto spiegabili.

Aquila…scarlatta…

Perché adesso aveva in mente quel nome ?
Era il nomignolo che le era stato dato da uno sciamano indiano, anni prima, durante un indagine nel Nord Dakota…

Indiano….hai un nome che ti lega a noi….ti chiamerà e arriverai…è il tuo destino..

Il suono del telefono la destò del tutto.
Non ebbe modo di chiedersi del significato di quel pensiero, altra cosa assurda in una giornata folle.

< …si…>, rispose.

< Agente Scully ? Mi scusi per l’ora…ma…deve venire qui subito ! La sezione interna dell’FBI intende convocarla ! >

Scully deglutì, nervosa.

< Arrivo subito, signore ! >

La voce di Jean Grey era stata calma e professionale, ma ugualmente Scully vi aveva letto inquietudine.

< Posso solo dirle che la riunione è prevista per le nove e trenta di questa mattina… qualcuno deve averli informati delle condizioni dell’agente Mulder…e credo che quando sarà qui, potrò anche dirle di chi si tratta…>

Scully annuì, esausta.

< Immagino di chi stia parlando, signore….>

Riappese, senza dire o attender altro.
Mentre prese a cambiarsi d’abito, e a risistemare in modo accettabile la propria casa, sentiva crescere dentro di se la consapevolezza dell’importanza della sfida alla quale andava incontro.

***

CAPITOLO SEI

 

J.Edgar Hoover Building, Sede dell’FBI,
Ore 09.34 Am, Giovedì 13 Giugno 2002
 
Dana si sistemò con decisione la giacca, tirandone i lembi e prendendo un profondo respiro.
Aveva scacciato dalla mente quanto accadutole quella mattina.
Era necessario che fosse la solita grintosa Scully di sempre, perché era palese che il tono della riunione era tutt’altro che formale.
Si sarebbe discusso di Mulder…era inevitabile.
E visto chi poteva aver dato al bureau l’informazione, era anche logico il tipo di discussione che sarebbe emersa.
Un tempo avrebbe bollato quel genere di ragionamenti come paranoici.
Ma desso…adesso sapeva quel che sapeva Mulder, e che Dio la perdoni, credeva in quel che credeva lui stesso.
Il corridoio era arioso, dominato da una grande finestra scorrevole, dall’arredamento sobrio ma raffinato.
Jean Grey le apparve appoggiata alla soglia dell’ufficio, il capo chino su dei fogli, l’aria formale di una segretaria di uno studio notarile.
Scully si avvicinarono, mormorando uno spento:

< Signore…>

< Agente Scully….posso solo dirle che questa mattina, non appena mi sono recata al lavoro, nel mio ufficio, ho ricevuto una convocazione da parte del direttore esecutivo….Sanno di Mulder…Lo scopo della riunione mi è stato omesso…>

Scully fece un debole sorriso.

< Possiamo intuirlo da sole, no ? >

Si guardarono e tacquero.
Jean picchiettò alla porta con due dita e non appena sentì una voce ovattata dirle di accomodarsi, aprì la porta.

< Prego…agente Scully…vice-direttore Grey…>

Era la voce del vice-direttore disciplinare Kersh, che Dana fissò subito con aria di sfida.
Altro elemento che lasciava presagire poco o nulla di buono.
Scully si sedette, in una morbida sedia imbottita, accavallando le gambe.
Il direttore esecutivo, spense la sigaretta schiacciandola nel posacenere e aprì un file davanti a se.

< Ci scusi…per il carattere, diciamo così…sbrigativo della riunione ! Ho faticato non poco, a convocare tutti i membri del piano esecutivo…ma i recenti avvenimenti ci allarmano…Abbiamo delle domande da porle, agente Scully…>

Lei si spostò il ciuffo di capelli dietro l’orecchio destro.

< Capisco…>

Parlò uno dei componenti del piano esecutivo, che sedeva accanto a Jean Grey.

< Dunque…risulta che l’agente Mulder sia stato ricoverato a Georgetown, per… se leggo bene….>, fece scorrere il dito per un riga del file che aveva davanti, <…per un forte e preoccupante sintomo di stress ! Possiamo chiederle perché del suo…silenzio sulla vicenda, agente Scully ? >

< Ho ritenuto che le condizioni dell’agente Mulder fossero da considerare sotto riserbo medico…>

< E’ ecomiabile, il suo…"interesse" per Fox Mulder ! >

La battuta, marcatamente ironica, la ferì.
Kersh l’aveva pronunziata con cattiveria.

< E’ pur sempre il mio partner di lavoro, no ? >

< Oh…certo…un partner molto…intimo…>

Nuova battuta cattiva, che Dana accolse alla stregua di un gancio allo stomaco.
Ma non si intimorì.

< Non ritengo che la mia relazione privata con l’agente Mulder, sia argomento di discussione in questa sede, signore ! >

< E’ in errore, agente Scully ! La sua relazione è proprio il nocciolo della questione! Lei fu affiancata a Fox Mulder nel 1992, proprio per controllare e vagliare le sue conclusioni arbitrarie ! Conclusioni, che nonostante il suo operato, non sono affatto diminuite, nel corso di questi dieci anni ! >

Kersh parlava con durezza…frasi secche e taglienti.

<…personalmente considero questo suo....trasporto sentimentale per Mulder, fuorviante, che le impedisce una serena visione dei fatti…>

Scully serrò le labbra, e le parole le uscirono dure, come schegge taglienti.

< Non rendo conto ad alcuno dei miei fatti personali ! L’uomo della mia vita è affar mio, vice-direttore Kersh ! >

Kersh deglutì, nervoso e disgustato.

< Il tenerci all’oscuro sul suo ricovero, però, non è propriamente affar suo ! Abbiamo il dovere di capire le condizioni mentali e di giudizio di un agente federale, agente Scully ! >

Jean Grey posò la stilografica, mormorando:

< Le condizioni fisiche e mentali dell’agente Mulder sono sempre state più che perfette, in tutti questi anni ! >

Scully deglutì a fatica. Avrebbe voluto alzarsi ed andarsene, vista la piega della discussione, ma si fece forza di rimanere.

< Capisco che le indagini e le verità messe a nudo dalla sezione Xfiles, possano aver messo in serio imbarazzo…certi ambienti politici e direttivi dell’FBI, ma trovo poco corretto approfittare delle attuali condizioni dell’agente Mulder per imbastire una sorta di…processo sommario ! >

Il direttore esecutivo si sporse verso di lei, con il viso scosso dalla rabbia.

< Questo non glielo permetto ! Lei non può dare giudizi sul nostro operato, agente Scully ! Non stiamo approfittando di nulla ! Un agente federale è inabile, e forse ha definitivamente perduto la proprie capacità mentali, ed è mio dovere capire e affrontare la situazione, poiché l’agente in questione dirige anche una sezione speciale dell’FBI ! >

Dana fece un amaro sorriso.

< Credo…di aver capito quale sarà la vostra…"soluzione" all’inconveniente..>

Jean Grey parlò con la solita calma.

< Non è possibile risolvere il fatto in poche, ore, signore ! E’ più esatto agire come ha fatto l’agente Scully…cioè prendendo tempo per…considerare eventuali analisi mediche e specifiche su Fox Mulder…>

< Le decisioni, riguardo alla sezione Xfiles e l’agente Mulder, le prendiamo noi, se non le dispiace, vice-direttore Grey…>, disse, sibillino, il direttore esecutivo.

< Trovo questo linguaggio…vagamente intimidatorio…>, commentò Scully.

Kersh aprì una seconda cartelletta.

< Vuole i fatti ? Bene…Nonostante molti anni d’indagini, di costi per questa struttura, i risultati dei vostri rapporti, sono a dir poco…fantasiosi… Virus misteriosi, cospirazioni governative, creature mutate geneticamente… Vuole che continui ? >

Scully si indispettì, visibilmente.

< Vorrei tanto sapere dove si trovava, signore, quando io e Mulder abbiamo affrontato Tooms ! >

< Moderi il linguaggio, agente Scully ! >, intimò il direttore esecutivo.

Dana scosse la testa. Jean Grey notò quanto assomigliasse a Mulder, in quell’occasione.

< Le realtà che abbiamo portato alla luce, sono tanto complesse ed estreme, che occorre visualizzare il quadro complessivo della sezione Xfiles, per comprenderle ! Abbiamo spesso operato nello scetticismo generale, se non addirittura nell’aperto ostracismo dei quadri superiori dell’FBI.. ed è per questo che ci è stato molto difficile recuperare delle prove ! >

< Ostracismo ? Prendo questa come un’accusa personale, agente Scully ? >, mormorò il direttore esecutivo.

< Non in modo diretto, signore ! Ma mi riferisco ad un’altra persona, della quale mi è ignota l’identità, che sembra avere la capacità di agire a qualsiasi livello di segretezza, oltre ogni scrupolo morale ! E sino a che quest’uomo sarà presente, l’operato della sezione Xfiles sarà impossibile ! >

Kersh scosse la testa.

< Esistono livelli di segretezza, agente Scully, ai quali tutti dobbiamo sottoporci ! O debbo credere che lei abbracci, l’anarchia assoluta che sembra animare Fox Mulder ! >

Dana si alzò di scatto.

< Non lo nomi mai più, brutto figlio di…>

Jean Grey si alzò anch’essa, gettando uno sguardo cupo a Scully, ed ebbe il potere di fermarla.
Dana si risedette, sempre senza staccare gli occhi da Kersh, che si sistemò gli occhiali, evitando di incrociare il suo sguardo con quello dell’agente speciale dell’FBI.
Il direttore esecutivo, bevve un sorso d’acqua, poi mormorò:

< La sua…scomposta reazione è censurata, agente Scully ! Sarà messa a nota nel suo curriculum personale ! Non siamo qui per insultarci…>

< E per insultare la memoria di Mulder, allora ? E’ per questo che siamo qui ? >, ringhiò Scully.

< Non intendiamo perdere le straordinarie capacità di Fox Mulder ! Ho deciso di accogliere il suggerimento del vice-direttore Grey…attenderemo gli sviluppi degli esami medici e psichici, prima di una decisione definitiva ! Decido altresì, che la sezione Xfiles sia chiusa, per permetterle di occuparsi dell’agente Mulder in modo completo ! Le chiedo anche accesso a tutti i files da voi catalogati e da quelli personalmente custoditi dall’agente Mulder… Saranno messi a disposizione del vice-direttore Kersh, in modo che ci sia finalmente consentito di venire a conoscenza di tutte le informazioni da voi custodite ! >

Scully fissò Jean Grey, che scosse appena il capo.

< Mi spiace…ma i files che mi chiedete, sono stati secretati dall’agente Mulder ed in non so come accedervi…>

< Una vera sfortuna, non trova, agente Scully ? >, mormorò ironicamente Kersh.

Il direttore esecutivo firmò la direttiva, poi aggiunse:

< Può andare, agente Scully ! Vedremo di…lavorare secondo quello che è in grado di fornirci ! >

Dana si alzò, uscendo senza salutare.
C’era una strana atmosfera in quella riunione, che non era in grado di decifrare.
Scese sino all’ufficio del vice-direttore Grey, ed attese una buona mezz’ora.
Alla fine lei entrò e non appena la vide, le fece cenno di seguirla.

< Spero di averle dato un buon consiglio….>

Dana annuì.

< Se non altro abbiamo preso tempo…Piuttosto…non pensa che siano stati… troppo arrendevoli…? >

La meticcia annuì.

< La natura stessa di questa….riunione è misteriosa ! La terrò informata su tutto.. Per quei files…come intende agire ? >

< Vedrò di scaricare tutto nel mio pc, con una connessione protetta…a riguardo le chiedo di isolare il computer della sezione Xfiles….non voglio che scoprano che lo sto usando, o che mi sto connettendo ! Naturalmente…vorrei tenesse una copia di tutti files….nel caso mi accada qualcosa…>

La Grey annuì.

< Ci conti ! E…grazie per la fiducia….>

Scully sospirò un poco.

< Grazie a lei…di tutto ! Vado…vado da Mulder…>

La vide uscire dall’ufficio e ripensò immediatamente al dialogo del giorno precedente….
Con che cosa, con chi avevano a che fare ?
C’era in moto qualcosa di enorme….
Ma cosa?

***

CAPITOLO SETTE

 

Centro Neurologico di Georgetown,
Stato del Maryland, Ore 01.05 Pm,
Giovedì 13 Giugno 2002
Scully arrivò trafelata all’ultimo piano del centro neurologico dell’Università.
Il traffico l’aveva imbottigliata sulla freeway per un’ora abbondante in quel tempo perduto procedendo a piccoli passi, aveva riflettuto sulla riunione di quella mattina.
C’erano troppe cose che non le andavano a genio.
Era evidente che la cosa fosse stata organizzata in modo preordinato.
Kersh, tutti gli esponenti del bureau….possibile che fossero tutti disponibili per una banale verifica sulle condizioni di Fox Mulder ?
Era sempre più evidente che miravano a chiudere la sezione Xfiles…era solo questione di tempo.
Ma non appena scese dalla Toyota blu ceruleo, Dana scacciò ogni pensiero sul lato professionale del suo lavoro.
Adesso era lì per Fox, per l’uomo che amava…il resto avrebbe potuto e dovuto aspettare.
Scully entrò insieme al dottor Hopkins, che la attendeva nel corridoio.

< Vuole parlare con lei…>, disse.

Scully annuì.
Entrò, sistemandosi appena i capelli prima di aprire la porta, con un gesto istintivo.
Vide Mulder che stava seduto su una sedia, le mani intrecciate davanti al viso, l’espressione spenta, innaturale.
Era solo parzialmente lucido, si poteva capire chiaramente.
Davanti a lui, il dottor Klein.

<….amore…>, disse delicatamente, sedendosi accanto.

Mulder le gettò un’occhiata neutra, ma al tempo stesso carica di affetto e di amore.

< …agente Mulder….voglio essere sincero con lei…Il suo immenso desiderio di sapere, di superare quel blocco psicologico che la sua mente ha eretto su degli episodi del suo passato, è straordinario ! E le sarà di immenso aiuto, durante la terapia di recupero alla quale lei….>

Fox sbuffò, scuotendo appena la testa.
Avvertì solo marginalmente la mano di Dana che accarezzava le sue.

< Non mi sottoporrò ad alcuna cura psicoterapica convenzionale, dottore ! Lei è un ottimo medico, ma non conosce a fondo le reali implicazioni dei miei ricordi, né da chi siano stati cancellati e perché ! Perderemmo tempo prezioso..>

Klein fissò Scully.
Si sarebbe atteso collaborazione, che non giunse.

< So dove vuole arrivare….ma…>

< L’ipnosi regressiva è la sola cosa che possa farmi uscire da questa…situazione… permettermi di ricordare…>

Parlò rivolto a Scully, quasi fosse solo con lei, in quella stanza.

< Il caso attuale è diverso, agente Mulder ! Qui non siamo alla presenza di incubi o di allucinati ricordi repressi, ma anche di una sorta di catatonia e di delirio psicotico, e temo che se lei volesse stimolare in modo tanto violento la sua psiche, potrebbe riceverne più danni che benefici ! Oltretutto, l’ipnosi, nella moderna terapia, non è più ritenuta un metodo di cura efficace e affidabile ! Credo che nelle sue attuali condizioni, possa solo aggravare il blocco psichico del suo subconscio, deformarlo, o addirittura aggiungerne di altri…>

Strinse la mano di Dana. Era una stretta debole, minata dalle condizioni fisiche nelle quali si dibatteva.

< E tu….che ne pensi ? Non darai ragione a…>

Scully deglutì. La gola era secca, quasi non avesse bevuto da ore.

< Amore..voglio…solo la tua salvezza….temo…temo che una seduta di ipnosi… possa farti del male…e poi…ricordi ? Non eri più in sintonia con il dottor Werber.. ed io non ho mai approvato i suoi metodi di analisi ipnotica ! >

Mulder le baciò il dorso della mano, facendosi sfiorare la fronte dalle sue nocche, in un gesto infantile e dolcissimo.

< …so che hai paura per me…ma credimi..sento che è la sola cosa da fare…>

Klein si sedette, fissandolo.

< Le sue convinzioni, non sono dettate dalla normale lucidità mentale che ci permette di arrivare ad un giudizio ! So che può capirlo, adesso ! Lei ritiene che.. sottoporsi ad una seduta di ipnosi regressiva possa servirle…ma non ha dati certi per convincerci della cosa…>

< Lei non capisce….quelle analisi, quelle sedute…mi permisero di diventare ciò che sono…portarono alla luce il passato di mia sorella, il rapimento che subì, che gli alieni…>

Dana strinse la sua mano, mormorando:

<…Fox….no ! >

Klein parve annotare qualcosa, sul taccuino che aveva fra le mani.

< So che mi ritiene pazzo, per questa mia convinzione ! Ma lei non sa le cose, i fatti che io e Dana…>

< Vuole il mio parere professionale, Mulder ? Bene, credo che la sua fede così…assoluta in questo genere di fenomeni, sia la causa delle manifestazioni psicotiche che ha manifestato di recente ! Molti soggetti, nelle mani di ipnoterapisti privi di scrupolo o di capacità  professionali valide, si sono convinti dell’esistenza degli alieni, piuttosto che affrontare le reali ragioni dei loro disturbi ! >

Mulder si appoggiò all’indietro, massaggiandosi le palpebre.
Sentiva la lucidità svanire piano, ma in modo irrefrenabile.