PROLOGO
- Ambasciata Russa, Washington DC,
- Sabato 22 Giugno, Ore 06.00 Pm
- Dimitri Nuchov sistemò gli ultimi documenti allinterno della
valigetta di pelle nera e sinfilò la chiave nella tasca, gettando un ultimo sguardo
a quello che, per diversi anni, era stato il suo ufficio allambasciata, negli Stati
Uniti.
- Non aveva chiuso occhio, dopo la chiacchierata con Dana.
- Si era convinto che Sergej Yvanov, era il solo elemento in grado di
proteggerla, senza contare ciò che quellorso dal cuore buono e al tempo stesso
deciso, provava per lei.
- Cose da giovani.
- Sua moglie era morta nel 1980, per un cancro allutero.
- Era paradossale, che unEnclave delementi potentissimi,
non si fosse adoperata per il cancro..
- Nessuna cura. O almeno così era per la maggioranza degli abitanti
del pianeta Terra.
- Non per certi "elementi" importantissimi, come la donna
che aveva avuto davanti per tutta la sera precedente.
- Non molti anni prima, avrebbe smaniato per studiarla, sapere cosa
si annidava nel DNA del suo corpo
- Yvanov era evidentemente interessato alle morbide curve di quel
corpo, senza esitazioni.
- Sorrise.
- Uscì, chiudendo lufficio e notò con sollievo che aveva
smesso di piovigginare.
- La limousine che lo avrebbe portato allaeroporto, così
pensava, era davanti alla scalinata, con il motore acceso.
- Non era nemmeno udibile.
- Scese un paio di scalini, e prese un profondo respiro.
- La portiera si aprì, con un suono ovattato.
- E vide scendere colui che non si sarebbe mai aspettato di vedere.
- Yassirj Emenkov, luomo che stava squadrando Scully da quando
era entrata nellambasciata come "moglie di Yvanov" si fermò davanti a
lui.
< Sali
Dimitri
.laereo non aspetta
>,
mormorò sorridendo.
- Il membro dellEnclave lo scortò, potremmo dire, sin dentro
la lussuosa Cadillac, quasi spingendolo di forza.
- Bloccò le portiere, girandosi verso di lui, posandogli una mano
sulla spalla.
- Era robusta e forte, più di quello che Nuchov potesse sospettare.
< Chi hai visto, al ricevimento, Dimitri ? >
- Deglutì, sbiancando.
- Non era capace di bluffare, sensibilmente.
< Nessuno
che pensi..? >
- Sorrise. Fu un sorriso che per Dimitri significò il senso della
sua fine.
- Uno che sorrideva così, di certo era pronto a spaccarti le ossa.
< Sai
a questo punto del Progetto, abbiamo bisogno
di
scremare coloro che militano nelle nostre fila
Siamo ad un punto sacro,
ormai
e nulla deve fermarlo
>
Fece scivolare fuori della tasca la foto di Dana Scully e Nuchov
si sentì morire.
< Bella donna, vero ? Capelli rossi, fisico minuto ma
formoso
gambe sode
bel culetto
.capisco i motivi che possono
aver
spinto Sergej
.ad adottare questa donna, ma tu
tu
.>
Sembrava un professore alle prese con uno studente indisciplinato.
<
.tu
perché ci hai traditi, Dimitri..? >
- Scosse la testa, mentre un gelido tremore lo scosse.
- Non parlare
non dire nulla
Dio ti prego
fai che non
mi faccia del male
- Davanti a lui, mutò.
- Divenne il killer alieno, stringendo con forza la mano, quasi
slogandogli la spalla.
< Cosa gli hai detto, Dimitri ? Che cosa deve fare Dana Scully
? >
< Non
.lo so
>
- Rise.
- Strinse la spalla al punto da farlo urlare, facendo fuoriuscire la
clavicola dalla sua sede.
< Non ti ci vedo come eroe, sai ? Hai paura del dolore, sei
vecchio e credo
credo che ti spetterebbe di morire in tranquillità
senza
soffrire
! Hai un tumore avanzato, Nuchov
.ti sta erodendo i polmoni
.ma
posso impedire che quel dolore ti trapassi il costato
.Uccidendoti. Senza udire
patetici lamenti, suppliche untuose
.che mi danno solo fastidio
>
< Oh Signore Onnipotente
>, esclamò tremando.
< Dimmi quel che sai ! Ora ! >
Lautista non parve nemmeno udire le urla di Nuchov, mentre
svoltava lungo una strada secondaria.
***
CAPITOLO UNO
APOCALISSE - SECONDO INTERLUDIO.
- Città di Darwin, Stato della Virginia,
- Ore 07.35 Am, Lunedì 24 Giugno 2002
- Il sole si disegnava pallido, oltre il ciglio maestoso delle
montagne.
- La catena montuosa di Blue Ridge, era la più importante del
settore Sud-Occidentale degli Stati Uniti, con picchi di oltre 2000 metri.
- La fauna locale era vasta ed armonica: daini, cervi, alci, castori,
marmotte, orsi, puma..
- Percorrere quelle strade, inerpicarsi su quelle montagne, era come
immergersi in un mondo parallelo, come faceva il buon Buck, ogni mattina, con il suo
furgone del latte.
- Consegnava latte da quasi trentanni, troppi perché la
meravigliosa vista mattutina, non fosse ormai assorbita dalla quotidianità del lavoro,
dalla metodicità del consueto.
- Eppure era in grado di apprezzare la meraviglia di luogo nel quale
viveva, soprattutto se era costretto a recarsi a Richmond o in altre caotiche città dello
stato.
- Allora lì, veniva a mancare il suono, la voce della montagna.
- Era una voce particolare, diremmo quasi telepatica, che solo chi
era nato fra quei boschi aveva la capacità di captare, seguire, ascoltare.
- Buck laveva sentita a sette anni, per la prima volta.
- Da allora si era come saldata alla sua anima e non lo aveva più
lasciato.
- Solo
solo che quella mattina
.appariva tutto piuttosto
strano.
- Cioè, il paesaggio era il medesimo, con il piccolo lago incastrato
fra le montagne, nella vallata, dagli incredibili riflessi azzurri, che lo avrebbe accolto
come pensionato a pesca di salmoni, i pini e gli abeti diffondevano il medesimo odore
pungente e salubre
.ma
cera qualcosa
- Scosse il capo.
- Cavolate di un vecchio malinconico, si disse.
Superò il trattore del vecchio Sullivan, parcheggiato ai lati di un immenso prato verde,
e lui, sporgendosi lo salutò con la mano, gridando:
< Hai portato il latte, oggi, vecchio brontolone ? >
- Lui annuì, rispondendo con due colpi di clacson.
- Il traffico era quasi assente. Le persone che si recavano a Bristol
per lavoro, nelle fabbriche o negli uffici, erano già in viaggio da quasi unoretta.
- Chi lavorava nei campi o nei boschi, era in piedi da più
dallalba.
- Pensò, sorridendo, che solo il suo latte arrivava lì, dalla
fabbrica nella valle, a quellora.
- La radio martellava ritmi country, e Buck avrebbe voluto con
immensa gioia cambiare canale, se per farlo non fosse stato costretto a distogliersi dalla
guida.
- Era anziano, quindi più tempo dedicava alle curve strette della
strada e ad improvvisi animali che decidevano di attraversarla, meglio era per la sua
salute.
- Superò lultima salita, che il buon vecchio furgone bianco,
dalla grande saracinesca laterale, superò con la solita, tranquilla fatica.
- Ora Darwin si aprì alla sua vista.
- Era un paesino di 1300 anime e la strada principale lo tagliava a
y.
- Quasi tutti lavoravano appresso alle immense montagne, che
fornivano legna, resina, pascoli dalta quota ed allevamento.
- Superò una grande pianura naturale sulla sinistra, dominata dalla
missione, sistemata proprio al centro.
- I primi adepti della missione, erano già al lavoro e lui ebbe modo
di scorgerli, quando la strada iniziò a declinare, portandolo verso la prima casa
periferica di Darwin.
- Curiosi, quei personaggi, pensò.
- Non erano ben visti, ma spesso compravano grandi quantità di latte
e daltri prodotti al paese e comunque, escluso il loro isolamento con il resto della
congrega, non avevano mai fatto del male ad alcuno. Gli indiani, si sa, sono sempre stati
un poco strambi.
- Buck sapeva che di svitati era pieno il mondo, e se qualcuno si
diverte a profetizzare lApocalisse, che facesse pure.
- Forse erano stati loro a spegnere la voce delle montagne, quella
mattina, pensò Buck, divertito
.ma noi sappiamo che non erano stati proprio
"loro"
..
- Udì il suono lontano della campana, che chiamava a raccolta i
fedeli del Nuovo Ordine, poi esso si perse, quando Buck svoltò a destra, lasciandosi il
costone della montagna alle spalle.
- Controllò, per abitudine rituale, il primo dei nomi della lista,
sul taccuino rigido, sistemato sul cruscotto del furgone.
- "Broock Road, Weelock "
- Sorrise, pensando a Virginia.
- Era una donna molto dolce e solare, eternamente adorante nei
confronti di Jimmy, suo figlio.
- Del resto, era la sola cosa che le fosse rimasta, dopo la morte del
marito, avvenuta solo due anni prima.
- Buck considerava crudele il vizio del destino di accanirsi su
persone inermi e gentili, lasciando da parte le carogne, che sembravano invece
spassarsela, ma erano anche quesiti che non si addicevano ad un onesto lattaio, alle sette
e mezzo del mattino.
- Forse il gran controllore, lassù, aveva il suo disegno, e forse,
una volta fattagli visita, come dicevano i membri del Nuovo Ordine, si sarebbe capito
tutto.
- Ora, però, la normale preoccupazione sulla salute di Jimmy, aveva
preso posto ad una profonda inquietudine, che Buck aveva colto da giorni.
- Virginia Weelock non lo salutava nemmeno più. Si limitava a
prendere il cesto metallico a scomparti delle bottiglie di latte e andarsene, caracollando
come fosse appena stata destata da un sonno profondo ed innaturale.
- E non era la sola.
- Quello strano malessere, influenza forse, aveva colpito molti
bambini del paese, e le donne erano diventate
come dire
lontane, distanti dalla
vita di tutti i giorni.
< Tutti questi satelliti
.hanno cambiato tutto
>,
si disse, fermando il furgone proprio davanti a casa Weelock e scaricando il cestino del
latte.
- Il curato giardino, odorava di una fresca rasatura.
- Si sarebbe atteso di vedere Virginia sul portico, intenta a pulirne
i parquet, ma invece non cera nessuno.
- Camminò sul sentiero di ghiaia bianca, rastrellata da poco.
- Salì sul portico e posò, accanto alla porta di legno dipinta di
bianco, il cestello del latte.
- Fece per andarsene, quando la tentazione di sapere come stesse
Jimmy fu troppa per lui.
- Certo
era un vecchietto che non sapeva farsi i cavoli
suoi
.ma li conosceva da anni !
- Bussò con due dita alla porta principale, ma niente.
- Pensando che Virginia fosse sul retro, scese dal portico e girò
intorno alla casetta di due piani.
- Il vecchio Fonz, lo storto dobermann degli Weelock, non si vedeva.
- Lo scorse nascosto nella cuccia di legno, quasi fosse stato
bastonato di brutto e si nascondesse ai propri padroni ed al mondo intero.
- Che succede ? Che fosse una giornata del cavolo per tutti, uomini
ed animali ?
- La porta sul retro era chiusa, ma non a chiave.
- Laprì, sporgendosi allinterno e disse a voce decisa:
< Virginia ? Sono Buck
.ho il latte
.ci sei ? >
- Nessuna risposta.
- Si grattò i radi capelli sotto il berretto bianco, perplesso.
- Entrò, giusto pochi passi, nella casa, appena illuminata dal sole
mattutino che filtrava fra le persiane come un disegno caricaturale.
- Le persiane erano rade, abbassate
.possibile che Virginia
dormisse ancora ?
- Udì un rumore indecifrabile, ma che gli fece tremare le ossa.
< Virginia
>
- Sembrava come
se qualcosa di secco e duro, si fosse spezzato.
- Adesso Buck provava non più solo mera curiosità, ma anche
inquietudine.
- Se fossero stati degli estranei, a fare quel rumore ? Ladri ?
- Si guardò attorno. Tutto in ordine: nessun oggetto spostato,
nessun cassetto aperto
- Sapeva bene in che modo si comportano quei bastardi, quindi scartò
subito lipotesi.
- Prese a salire la scala interna, di legno, deciso a sapere che
stava succedendo.
- Forse era il suo istinto dex veterano del Vietnam, ma ci
vedeva qualcosa di poco chiaro, in quella casa.
- Ora lo schiocco divenne udibilissimo, seguito da un rantolio
sommesso.
- Era
sembrava il rumoroso ed ilare mangiare di un grosso
maiale
ecco !
- Ma quel suono, dilare, non aveva proprio niente.
- Comprese che esso proveniva dalla stanza da letto di Jimmy Weelock.
- Il corridoio, diritto avanti a lui, adesso che aveva terminato la
rampa di scale, sembrava un famelico budello, pronto a soddisfare la sua curiosità.
< Hey ! >, gridò con voce decisa, come per attirare
attenzione, ma anche per farsi udire da altri eventuali intrusi.
- Nulla !
- Fece giusto dieci passi, e vide la porta della camera dei Weelock,
socchiusa.
- Era intenzionato a superarla, ma ad attirarlo fu lodore.
- Un odore dolciastro, come di una pezzo di carne decomposto,
vomitevole.
- Afferrò, tremando, il pomo della porta.
- Spalancò gli occhi neri.
< Madonna mia
..>, biascicò.
- Il letto
era un lago di sangue.
- Sembrava vi avessero scannato un maiale, lì sopra
.
- La scia di sangue andava dal letto al pavimento, sino al corridoio
e Buck comprese desserci dentro con le scarpe, in quel rivolo rosso e denso, caldo e
disgustoso.
- Nemmeno si chiese comera potuto accadere che non
lavesse visto prima.
- Ora lattenzione si spostò verso ciò che stava nella
sommità del giaciglio.
- Una massa
.una sorta di involucro sporco di sangue, grosso.
- Buck aveva visto tante volte le crisalidi della farfalle appese ai
tronchi dei rami, nel bosco
ecco, quello dava proprio lidea di un bozzolo, ma
dalla forma anomala.
- Attorno al cuscino, rosso per via del sangue e attraversato da
riflessi color ambra, una massa scura.
- Capelli
era una massa di capelli..
- Barcollò, inebetito verso quel bozzolo, mentre la sua sanità
mentale era andata a farsi benedire.
- Il bozzolo era di forma umanoide.
- Gesù Cristo Santissimo
cera un uomo, lì dentro
- Anzi
Scivolò a terra, battendo il culo sul pavimento, non appena comprese che lì, in quella
sorta di guscio gelatinoso, chitinoso, grigiastro e ributtante, cera quel che
rimaneva di Virginia Wellock.
- Vide aprirsi una specie di paio docchi neri, scuri come il
sudario della morte e temette che il cuore lo abbandonasse, facendolo stramazzare a terra
per un infarto.
- Era viva ! Viva
in quella sorta di
.guscio
- Scappa..Gesù Cristo santo, scappa
.scappaaaaaa
- La voce era stroncata dalla paura, ma gli altri sensi erano attivi,
come spesso accade durante gli attacchi di panico. Nemmeno in guerra aveva mai visto
niente del genere.
- Udì un suono strano, lennesimo, diverso dal precedente.
- Ora, lì in quella stanza divenuta di colpo una sorta di camera
mortuaria, colma dellassurdo, il rumore del guscio che si spezzava aveva una sua
definizione.
- Erano gli strati del nuovo bozzolo, che si andavano addensando sul
precedente, a causarlo.
- Ma quello
sembrava qualcosa che stesse strisciando sul
pavimento.
- Si alzò, ricadendo a terra, per poi appoggiarsi al letto e
sollevarsi del tutto.
- Corse verso il corridoio, guardando il tutte le direzioni, senza
vedere nulla.
- Lo sceriffo
.doveva chiamare lo sceriffo..
- Corse verso la scala, quando udì un sibilo, secco e deciso.
- Tremante, sullorlo della scalinata, si voltò.
- Rimase impietrito, paralizzato dallo sgomento dellassurdo,
quando vide ciò che era diventato Jimmy.
- Certo, nessuno avrebbe potuto riconoscerlo, in quelle condizioni.
- Lultima cosa che vide, prima di urlare disperatamente e senza
aiuto, furono due mandibole irte di zanne, che si gettarono sul suo corpo, per divorarlo.
***
CAPITOLO DUE
- Appartamento di Dana Scully, 3170 road 35,
- W.53, Annapolis, Stato del Maryland,
- Ore 11.05 Am, Sabato 22 Giugno
- Scully si destò ancora annebbiata da sonno.
- Poco prima ( ma quanto prima ? ), aveva sognato una cosa curiosa.
- Il cielo era terso, libero dalle nuvole, totalmente.
- Lorizzonte sembrava solido, quasi fosse un sipario tirato da
una mano invisibile.
- Il prato, la prateria per dir meglio, era infinita. Si estendeva a
perdita docchio.
- Ovunque guardasse, la scorgeva.
- Sotto di lei, che era in alto, in cielo, una sagoma
massiccia
si trattava di un bisonte bianco, che pascolava pigramente, in quel luogo
privo di suoni.
- Virò, perché poteva virare, dato che stava volando, alla propria
sinistra e vide una seconda sagoma, notevolmente più minuta del bisonte lasciato poco
prima.
- Arrivò sino a terra, con la grazia assoluta e maestosa
dellaquila.
- Quello era
.un aquila di color purpureo.
- Le ali rossicce, brillavano al sole.
- La sagoma sgattaiolò verso di lei, con la coda sollevata, il muso
regolare ed affilato.
< Ci siamo
siamo arrivati alla soglia delle
risposte
>, disse Silver Fox.
- La volpe argentata
- Dana sgranò gli occhi tondi, giroscopici, dalla vista perfetta,
grossi come biglie.
<
.vuoi davvero varcare la soglia ? >, chiese Scarlet
Eagle.
- Aquila scarlatta
..il proprio nome indiano, lo aveva imparato.
- Dun tratto si levò un vento teso, freddo, invernale.
- Le nuvole, che non apparivano allorizzonte per chilometri,
oscurarono il cielo di colpo, come per lillusionismo di un mago malvagio.
- Tremò, dal freddo. Era nuda, lì.
- E non era affatto unaquila
- Era se stessa, nuda, tremante.
- Coperta da strani segni rituali.
- Si destò sbadigliando.
- Il sogno laveva incuriosita, ma non turbata.
- Aveva preso ad accettare gli strani disegni della propria mente,
cosa che avveniva abbastanza frequentemente negli ultimi tempi.
Dapprima non realizzò di chi fosse il rumore di passi che sentiva nella cucina.
- Poi lo identificò immediatamente con Mulder.
- Ritenne che Fox stesse armeggiando con qualcosa presente nel suo
frigorifero e la cosa la divertì, in fondo.
- Poi, quando prese un bel respiro e guardò, sorpresa, lora,
ricordò.
- Cera Sergej Yvanov, di là.
- Sorrise. Un sorriso tirato, per nulla divertito, ma per lo meno
più rilassato rispetto al pianto irrefrenabile della sera precedente.
- Aveva dormito profondamente, senza sentire nulla. O forse
- Yvanov era stato gentile, non aveva fatto rumori.
- Si alzò, infilandosi la vestaglia, senza vestirsi, comera
abituata a fare.
- Il sonno laveva rinfrancata, ma la fame adesso la torturava.
- Quando tornò dal bagno, che dalla sua camera poteva raggiungere
senza andare in salotto, pensò a lui, alla notte appena trascorsa
- A come si era abbandonata totalmente, fra le sue braccia
- No
totalmente no
Alla fine era fuggita da lui.
Era stato un gesto di difesa, che approvava, ma non del tutto.
- E quel lato del suo carattere, che ancora adesso pareva
rimproverarla, la turbava.
- Uscì, quasi di nascosto, dalla propria camera.
- Il divano era a posto, decisamente Yvanov era più ordinato di
Mulder.
- Ora i pensieri, con il sonno alle spalle, diventavano maggiormente
lucidi e Dana se ne giovò.
- La paura e linquietudine della notte precedente, erano
superati.
- Vide la giacca di Yvanov appesa ad una sedia, e si corresse circa
il suo ordine.
- Tenne lo sguardo verso la cucina, come temendo di farsi scoprire.
- Rovistò nella giacca, sino a trovare un oggetto cilindrico, di
metallo.
- Deglutì, e di nuovo lassurdo si impossessò della sua
realtà.
- Si rigirò fra le mani lo stiletto alieno, per poi infilarselo
nella capace tasca della vestaglia bianca.
- Calma
rifletti
cerca di agire con raziocinio
si
disse.
- Notò anche la solita, piccola trottola di legno, che evidentemente
Yvanov aveva spostato dal divano e posato su di una sedia del soggiorno.
- Si meravigliò della strana curiosità che quelloggetto
banale le provocava.
- Che avesse qualche
significato ?
Scosse appena la testa. Doveva appurare ben altro, adesso.
- Aprì con noncuranza la porta battente della cucina, vedendolo
seduto con davanti un paio duova strapazzate e del succo darancia.
< Dana
.>, disse alzandosi.
- Scully fece un imbarazzato sorriso, confusa e senza idee.
- Che cosa dire, cosa rispondere ?
< Stai bene ? Il sonno ti ha sistemato ? >
- Annuì.
- Svicolò dal tentativo del suo abbraccio, guardando la cucina.
< Scusa
avevo fame e non desideravo
svegliarti
.dormivi così bene
>, disse, in buon inglese.
- Yvanov capì subito che Scully era nuda, sotto la vestaglia, anche
senza toccarla.
- Lo capì dal suo profumo, dal modo nel quale la seta dai disegni
orientali aderiva al corpo minuto ma formoso di lei, dalle sue movenze timide e
aggraziate.
- Provò una sorta derezione, che contenne a fatica.
<
vedo che conosci tutto, di casa mia
>, disse
tanto per rompere il ghiaccio.
< Ho studiato diversi filmati e foto
.so tutto di te,
oltre il colore del tuo divano
mi spiace anche per questo, ma si tratta
si
trattava del mio lavoro
>
- Scully provò una sorta dimbarazzo, misto al dolore che
ognuno può provare sapendo che la propria vita è stata tanto sorvegliata e catalogata.
- Sergej mise da un lato il piatto con le uova.
- Niente più fame, adesso, mentre la osservava bere un sorso
dacqua minerale.
- Ne colse il delicato deglutire, e lerezione si fece decisa,
ora.
< Vuoi dei cereali..? Yogurt ? >
- Scully annuì.
- Armeggiò, sempre il silenzio, con il bricco del latte e alla fine
si sedette, proprio quando lorologio da cucina, segnò le undici e tre quarti.
- Yvanov si era spostato, sedendole accanto.
- Le strinse una mano, sollevandola e baciandole il palmo.
<
cara
>, sussurrò.
- Scully smise di mangiare, deglutendo.
- Sentiva lo stiletto premerle sulla coscia e un misto di desiderio e
senso di colpa che non era in grado di mettere a fuoco.
- Yvanov le lasciò la mano, permettendole di mangiare con più
facilità, posandole, dapprima con timidezza, poi con decisione, la mano sulla coscia.
<
io
Sergej
.credo
.>, smozzicò.
Tolse la mano, come se lei avesse inteso questo, senza dirlo.
< Dimmi
.>
Dana mandò giù un cucchiaio di yogurt e si fissò le mani.
< Non credo abbiamo tempo per
questo
! Né,
sinceramente, penso di volerlo
Ieri
vorrei che ti scordassi di ieri
ero
così debole..indifesa
Non amo mostrarmi così a nessuno
tantomeno ad
estranei
>
- Yvanov si alzò, afferrandole le spalle e voltandola a se.
- Dana emise un delicato rantolio, gutturale ed infantile.
< Così mi ritieni un estraneo ? Io
.voglio
vorrei
essere di più, per te..>
La sollevò, quasi dalla sedia di legno e paglia della cucina,
stringendola a se.
< Capisci quanto ti desidero..? Lo capisci ? >
Scully fece scorrere la mano nella tasca della vestaglia,
afferrando lo stiletto.
< Yvanov
>, disse languida.
- Non recitava.
- Sentiva la sua erezione contro il proprio ventre.
- Grossa, decisa
- Una parte del suo cuore era disponibile, materna, desiderosa di
lui, dei suoi abbracci, delle sue carezze, dei suoi baci, del suo corpo nudo
- Ma
non era la parte che lei voleva. Non lo sarebbe mai stata.
- Si scostò, giusto di un palmo.
- La lama dello stiletto sibilò nellaria, scattando ad un dito
dal viso del russo, che si irrigidì, ma senza mutare espressione.
<
Dana
>, sillabò.
< Adesso non fingere sorprese, Yvanov ! Era nella tasca interna
della tua giacca ! Dammi una prova che non sei
.uno di loro ! >
< Credi
? >, chiese incredulo.
- Dana serrava decisa lo stiletto.
- Avrebbe potuto colpirlo con forza, uccidendolo o ferendolo
gravemente
..
- Yvanov sollevò appena le mani, allaltezza del viso, facendo
un passo indietro.
< E in mio possesso affinché possa difendermi
è la
sola arma che può fermarli..>
Dana non mutò espressione.
<
cè solo un modo, allora
>, disse con
calma Yvanov.
Lo vide afferrare il coltello per il burro, sistemato al centro
della tavola e si tese, pronta a colpire.
< Lascia giù quel coltello, Yvanov ! >
- La sua esortazione non lo scosse.
- Rapido e deciso, si recise appena sotto il polso del braccio
sinistro.
- Un fiotto di sangue rosso rubino, sgorgò dalla ferita.
- Yvanov posò il coltello nel lavandino, mentre il sangue colava
dalla ferita alla manica e presto avrebbe raggiunto il pavimento.
< Sei convita, adesso ? Sai che hanno il sangue verde, vero ?
>
- Dana appoggiò lo stiletto sul tavolo.
- Ora gli occhi ripresero a luccicare.
- Era sollevata, imbarazzata, colpevole.
- Si strinse a lui, spostando il braccio ferito appena distante.
< Scusa
scusami
io
.>
- Lo fissò.
- I loro occhi si trovarono di nuovo.
- Yvanov le afferrò il mento, con due dita e la baciò.
- La spinse contro il lavandino e la sentì gemere.
- Un gemito strozzato, bellissimo.
- Intrecciò la lingua con la sua, per lunghi, sensuali secondi.
- Poi la ferita divenne pulsante di dolore, quando lei la accarezzò
con due dita, ed il loro bacio finì.
< Vai
vai a medicarti
.nel
bagno
.larmadietto sopra la lavatrice
>, disse dolce e tremante.
- Lui si staccò da lei a fatica, quasi rimproverandola.
- Dana rimase appoggiata al lavello, senza forze.
- Era talmente evidente, ciò che desiderava
lui non faceva
altro che captare quei desideri, farli propri.
- Quanto sarebbe trascorso, prima di cedere
di ritrovarsi a
compiere quello che aveva quasi rimosso, la notte precedente ?
- Ma ugualmente il ricordo di Mulder, la sua presenza, erano ancora
vivi, nitidi in lei.
- Camminò, senza meta, sino al salotto.
- Si sedette sul divano, e sentì il suo profumo, lodore della
sua pelle.
- Serrò le labbra.
- Cosa vuoi davvero ? Cosa ?
- Giocherellò con la tastiera della segreteria telefonica, sino ad
attivarla.
"
.Agente Scully ? Sono Danny
ho delle grandiose
novità, circa quelle analisi !
vieni qui appena puoi
"
"..Agente Scully ? E Jean Grey che le parla,
vorrei
"
- Spense la segreteria, alzandosi in piedi.
- Danny
.
- Ora tutto si componeva, come le tessere di un puzzle caotico e
finalmente in grado di sistemarsi.
- Ora Dana stava tornando lagente Scully. Con forza,
dimpeto, con difficoltà
ma lei benedisse tutto questo.
- Era quanto stava cercando da quando era uscita da
quellambasciata, e che temeva daver perduto per sempre.
- Vide Yvanov uscire dal bagno, con una fasciatura sul braccio
sinistro.
< Che fai ? >, le chiese.
Scully sistemò sul tavolino la calibro nove e asserì, decisa:
< Vado allFBI
.ci sono delle novità ! >
< Dana
eravamo daccordo che
.E troppo
pericoloso
potrebbe esserlo ! >
Scully provò una sorta di fitta calorosa al petto.
< Lo so, ma ci sono cose che debbo sistemare
files che non
intendo lasciare nelle mani
di certe persone
e poi sono sicura che non hanno
intenzione di eliminarmi adesso, non ora almeno ! >
Fece per andare in stanza, e lui la bloccò.
< So che è inutile, ma lascia perdere
>
Sorrise, accarezzandogli la mano.
Gli diede un bacio sottile, sulle labbra, vincendo il desiderio di
baciarlo con forza, di stringersi a lui.
< E inutile ! Aspettami qui
.avrò il cellulare
attivo
non mi perderai di vista
>
< Il cellulare non è sicuro
>.
- Svicolò dalle sue braccia ma nuovamente lui la strinse a se.
- Scully faticò ad articolare le parole:
<
.non era quel che mi avevi detto ieri sera
>
Prese a farle scorrere la lingua lungo il collo, baciandola a fil
di labbra, donandole brividi dolcissimi.
< Ieri sera non cera stato tutto questo
non
ancora
non del tutto
>
- Scully socchiuse le palpebre, incapace per qualche istante di
connettere.
- Rammentarono entrambi la passione che li aveva travolti, che la
stava ancora travolgendo.
< Io
.devo
andare
.>, ansimò.
La lasciò andare, scompigliandole appena i capelli con una
carezza, ma aggiunse:
<
.resta con me
.cercheremo insieme Jeremiah
Smith
>
Scosse il capo, sistemandosi il ricciolo ribelle dietro
lorecchio destro.
<..non è ciò che voglio
.lo sai
>
Yvanov la guardò, minuta e infantile in quella vestaglia bianca,
sulla soglia della camera.
< ..fammi vedere mentre ti vesti
non chiudermi qui fuori,
come fossi un estraneo. >
Lei fece una smorfia di diniego, abbastanza divertita ed
imbarazzata.
< E meglio di no
.Sergej
.dammi un ultimo
bacio
.uno solo
.e poi
lasciamoci alle spalle ogni cosa
te né
prego!>
- Si era preparata quella frase da quando si era destata, e solo
adesso aveva la forza per dirla. Per dire ciò che la sua anima voleva, ciò che il suo
cuore le andava dicendo
. per combattere i propri sensi attivi, caldi, ricettivi.
- Ma il dubbio, la volontà di rompere un giuramento mai pronunziato
la avvinse, la tentò.
- Era anche per questo che sentiva il bisogno di andare allFBI.
- Non gli spiegò nulla
.non avrebbe capito.
- Yvanov le baciò appena la fronte, poi la guardò svanire dietro la
porta.
---
- Luogo sconosciuto, Ore 10.00 Pm,
- Lunedì 24 Giugno 2002
- La riunione era, apparentemente, simile a decine di altre, in
passato.
- I membri dellEnclave rimasero in silenzio, mentre Smoking Man
si accese lennesima Morley.
- Una pendola doro massiccio, batteva i tocchi con lentezza
estenuante.
<..allora
ci siamo
.>, disse uno di loro.
< Sembra che ne abbia paura
>, osservò Smoking Man.
< E comprensibile
un Progetto durato
cinquantanni di lavoro, fatica e sacrifici è alle porte
.e tutto corre sul
filo del rasoio
>, osservò un altro, intento a sorbire del tè caldo.
< Non era così che avevamo programmato
Mulder e Scully
avrebbero dovuto rimanere nelle nostre mani
fin da subito ! >
Il generale che aveva parlato, si rigirava, nervoso, il berretto
fra le mani.
< Il destino di Mulder e Scully era segnato dal principio!
Occorreva capire
lasciarli liberi di vivere la loro esistenza..altrimenti avremmo
generato i soliti cloni, che tanto piacevano ad Ishimaru e Asaky
con gli stessi
risultati ! >
< Sì ma
>
Smoking Man si voltò, indispettito per lessere stato
interrotto.
< Dica
>, buttò lì, aspirando una boccata di fumo.
< Mulder è fuggito
.non sappiamo dove sia
potrebbe
accadergli qualcosa e.. se dovesse essere ucciso ? Tutto il Progetto fallirebbe
>
Lui spense la Morley.
< Crede che
lo abbandoneranno ? I nostri alleati alieni
vegliano su di lui! E bene che Mulder percorra la propria strada per il martirio..
Che concepisca da solo ciò che lo attende
E benedica chi lo ha reso parte del nuovo
disegno di Dio ! >
- Nathaniel Grey rabbrividì.
- Ora che era ad un passo da ciò che aveva sempre creato, ne ebbe il
terrore.
- Rammentò le parole di Bill Mulder, nellultima occasione che
ebbe di vederlo con i membri dellEnclave, decenni prima.
< Capite ? Capite cosa vogliono da noi ? Cosa siamo disposti a
dargli, in cambio di una mera illusione ? La fine, la distruzione di ogni forma di
vita
>
Abbassò il capo, sussurrando:
< Perdonami, figlia mia
>
---
- Chilmark, Stato del Massachusetts, Ore
- 08.08 Pm, Sabato 22 Giugno
- Il camion rallentò, approssimandosi allincrocio.
- Fu allora che una sagoma debole e vacillante, balzò pesantemente a
terra.
- Mulder tossì un poco, sgattaiolando verso i margini della strada
principale.
- Il dolore al fianco era osceno, in certi momenti.
- Liniziale lucidità, avvenuta per decorso dei calmanti
assunti in ospedale, aveva lasciato il posto al torpore provocato dalla stanchezza, e
dallapatia mentale che lo perseguitava.
- La vista spesso si annebbiava e i colori divenivano opachi, come
mescolati da un pittore confuso.
- Inciampò in un ramo, barcollando e si resse a malapena,
dirigendosi dove sapeva.
- I fari di un auto, che svoltò alla curva, lo fecero abbassare
dietro un cespuglio di pruni, fino a quando non scivolò del tutto.
- La vista, tutto diventava nebbioso, contorto.
- Lottò con la disperazione, per riprendere lucidità.
- Era stata una fortuna che il fisico e soprattutto la mente, lo
avessero aiutato nella fuga.
- Prese fiato.
- Pensare, analizzare
era tremendamente difficile, ma
necessario.
- Doveva
sì, doveva rimanere nascosto, per evitare che lo
catturassero.
- Erano trascorse molte ore dalla sua fuga, ed era logico ritenere
che lo stessero cercando.
- Avrebbe voluto avvisarla
dirle che stava bene
ma sapeva
anche che si sarebbe precipitata da lui, a cercarlo
e non voleva accadesse.
- Vide, nel buio fra il prato e la staccionata, una sagoma avanzare
caracollando.
- Si avvicinava, puntando verso di lui.
- Un cane
un grosso cane, probabilmente un randagio.
- Scosse la testa, cercando di riprendere del tutto il controllo dei
propri sensi.
- Il cane si bloccò, fiutandolo. Emise una sorta di verso gutturale,
poi prese deciso a puntare verso di lui.
- Agli occhi di Fox, pareva avanzare in una sorta di nebbia
dolciastra, giallognola.
- I suoni, ovattati e confusi, ed un ringhiare sommesso.
- Il cane, un boxer, tese ogni muscolo, con la saliva che colava dai
lati della mascella, appena aperta.
- Era a pochi passi.
- Fox fece per alzarsi, quando si trovò travolto da una massa
pesante e calda.
- Il cane gli era addosso, e gli aveva azzannato un braccio.
- Il dolore per la ferita, gli riversò adrenalina nel sangue,
scuotendolo.
- Adesso vide nitidamente il muso del boxer sul suo braccio, gli
occhi spiritati, il ringhiare famelico.
- Cercò, urlando, qualcosa fra i rami e alla fine afferrò un grosso
ramo.
- Lo colpì con forza, alla schiena e alla testa, sin quando il cane
mollò la presa.
- Lui non lo comprese del tutto.
- Si rese conto di essersi liberato del cane solo dopo pochi secondi
che ciò avvenne, guardandosi il braccio sinistro, zuppo di sangue.
- Il suo assalitore lo fissava con le gambe larghe, laria di
sfida, proprio davanti a lui.
- Abbaiò con forza.
- Non era un randagio.
- Comprese perché non si era buttato di nuovo contro di lui,
spezzandogli il braccio e azzannandogli il collo
.era legato.
- Aveva una lunga catena, che si saldava ad un massiccio collare di
pelle.
- Dove si trovava adesso, ad appena due o tre passi dalla pozza di
sangue che colava accanto al cespuglio, era irraggiungibile per il cane.
- Il boxer balzò in avanti, inarcandosi, come se si preparasse a
saltare un alto ostacolo invisibile, e il contraccolpo della catena, lo spinse di nuovo a
terra.
- Abbaiava inferocito, a meno di un palmo dalla faccia stravolta
dellagente dellFBI.
- Barcollò a terra, gettando il bastone, che pareva pesare
tonnellate.
- Vai via
scappa
.lo sentiranno
scappa
< Black
che cosa cè ? Che coshai ? >
- Una voce di donna
.Dana ?
- Samantha ? O "lei" ?
- No
rifletti, pensa
.è la proprietaria del cane
.
- Scivolò sul cancelletto aperto del cortile, nel quale era entrato
senza nemmeno rendersene conto e prese a correre verso la direzione che sperava ricordare
bene.
- Casa sua
sapeva che era da quelle parti.
- La donna
le sue grida si perdevano nella strada, nelle fioche
luci dei lampioni.
- Svoltò per uno stretto vicolo secondario, compresso fra due
abitazioni, scivolando dietro un cassonetto per i rifiuti.
- Le urla della donna non si sentivano più, ma ugualmente Mulder
rimase nascosto.
- Il braccio, adesso, pulsava impazzito.
- Era caldo e bagnato.
- Il morso del cane era stato profondo.
- Ma Mulder lo benedisse. Con quel dolore, aggiunto a quello alle
costole che pareva trapassargli i polmoni, sarebbe rimasto lucido.
- Si orientò. Casa sua era vicina.
***
CAPITOLO TRE
- J.Edgar Hoover Building, Sede dellFBI
- Washington, Ore 01.55 Am, Sabato 22 Giugno
- Scully superò lentrata riservata agli agenti, a prima vista
senza alcuna espressione.
Aveva guidato nel traffico caotico del primo week-end, che si era finalmente diradato in
direzione della capitale, contrariamente a quel che avveniva nei giorni feriali.
- Il mondo continuava.
- La gente si alzava presto per una gita fuori città, i ragazzini
sciamavano dalle prime ore del mattino a quelle più limpide del pomeriggio, chi rimaneva
a Washington ne approfittava per fare compere, starsene allombra di un albero nei
parchi o visitare la Naturally Gallery of Art, o la Naturally Art & Space Museum della
città.
- Cose di tutti i week-end.
- Lei esteriormente non sfuggiva a tale regola non scritta. Si era
recata al lavoro, che naturalmente non conosceva orari né periodi festivi, ignorata dal
resto degli agenti federali che, come uno sciame dinsetti operosi, entravano ed
uscivano diligentemente dal loro formicaio.
- Aveva salutato lagente di guardia e si era sistemata lo
stemma federale sul bavero della giacca grigio antracite che indossava
- Ma quella non era una tranquilla giornata di Sabato pomeriggio,
uguale a tante altre.
- Prima di tutto mancava Mulder.
- Non era con lei, o non la stava aspettando alla sezione X-Files,
seduto dietro la solita scrivania, o intento a preparare le diapositive.
- Si sfiorò il collo, arrossato dai teneri baci di Yvanov.
- Stranamente il calore di quel contatto non laveva
abbandonata, ma quando varcò la sede del palazzo federale, esso parve disperdesi
totalmente.
- Il dottor Werber non si era fatto vivo, segno palese che Fox non
era uscito dal limbo della sua mente.
- Ma ugualmente rammentò ogni minuto della sua relazione con Fox,
ogni contatto, dapprima involontario o forse prudentemente studiato, alla passione dei
loro baci e delle loro carezze, come avvenisse in quellistante.
- Era in cerca di una certezza, di una meta, proprio adesso che stava
abbandonando la propria vita, 10 anni di carriera e di sacrifici.
- Se doveva farlo, e sentiva di doverlo, voleva capire a chi
appartenesse, di chi era la sua anima, il suo cuore.
- Aveva già tracciato, nel tragitto da casa a Washington, una certa
strategia dazione e pregò che lunica persona della quale aveva fiducia,
allFBI, collaborasse pienamente con lei.
- Sorrise, amara. In fondo si stava preoccupando di dettagli
personali, che non valevano nulla, di fronte a quello che stava per accadere.
- Incrociò quasi casualmente Danny Valodella, lungo il corridoio.
< Dana ! Finalmente sei arrivata
dovresti venire al
laboratorio, immediatamente ! >
- Scully annuì.
- Una debole venatura di tristezza le annebbiò la vista, non appena
rivide il proprio mondo, forse paludato e burocratico ma lo stesso suo fedele compagno per
dieci anni, attraverso una lente lontana.
- Arrivarono al quinto piano.
- Lei e Mulder avevano visitato il "lab" di Danny chissà
quante volte.
- Era come il solito colmo dogni genere di fogli, appunti e
oggetti, dal tramezzino che era stato il pranzo pomeridiano di Danny, al cellulare, alla
pistola dordinanza, che lagente Valodella posava sul bancone, infilata nella
fondina, non appena arrivava al "lab".
< So quanto sei gelosa delle ricerche effettuate con
Mulder
>
Dana lo fissò attenta, incrociando le braccia.
< Non vorrai espormi una nuova teoria biologica, vero ? Forse,
solo Fox ti starebbe a sentire
>
- Era una pessima battuta, che disorientò lei stessa, che
laveva pronunziata.
- Deglutì
Fox
Chissà se sarebbe mai più tornato al
lavoro
se..
< Sono sicuro che apprezzerai molto ciò che ho scoperto ! >
Danny infilò un lucido nel proiettore, abbassando la luce.
< Dunque
durante una vostra missione in Texas a
.>
<
Fort Worth
>
Tasselli, di un puzzle. Monica, Monkey, Jeremiah Smith
<
Mulder aveva recuperato una piccola quantità di
latte
che secondo la vostra teoria era, in qualche modo, portatore di un
virus
>
Ora Dana si spostò il ricciolo di capelli dietro lorecchio.
< Hai isolato quel virus ? E questo quel che hai scoperto
? >
Danny sorrise.
< Molto di più ! Ricordi quel liquido nero, vischioso, simile
a petrolio che avevate prelevato in Alaska
>
Annuì.
< Bene, nel Dicembre dello scorso anno ti assicurai che si
trattava con ogni probabilità di un virus sintetico, prodotto da unequipe di medici
del governo
Non esistono dubbi, circa questo
Ma ho fatto di più
Ho
scomposto le sequenze del DNA di quel virus, con la speranza di capire come è stato
prodotto e di trovarne una cura
>
Dana guardò la sequenza di DNA che appariva nella diapositiva,
strizzando le palpebre per mettere a fuoco meglio i simboli chimici che la componevano.
<
non ci crederai, ma
Ho trovato analogie con quel
campione di latte, e soprattutto con il misterioso virus che per poco non uccise il
vice-direttore Grey ! Tutti e tre, hanno una base identica ! Questa ! >
Indicò una sequenza denominata B2.
< Sarebbe ? >
< Si tratta di un amminoacido sconosciuto, che si salda alla
normale sequenza proteinica del DNA naturale, creando un terzo nucleotide
Insomma
quei tre tipi di virus, hanno una sola origine. >
- Scully ripensò al dialogo nellambasciata russa della notte
precedente.
- Era una conferma. Una drammatica conferma che non le erano state
raccontate bugie.
< Direi che il virus presente nel latte, è lo stadio iniziale
del processo. Il DNA comune è ancora semplice, lelemento B2 appare come esterno.
Credo che inizi il ciclo di mutazione solo durante la scissione dellelica
genetica.>
Scully sbuffò.
< Insomma quando è assorbito da un organismo vivente ! >
Altra conferma: avrebbero infettato migliaia, forse milioni di
persone attraverso il latte e la carne.
< Non del tutto
sembra che si adatti meglio al DNA del
patrimonio genetico XX Quello femminile ! Ho effettuato dieci prove di laboratorio e solo
in un caso ha attecchito nel genoma XY, quello maschile ! >
- Dana rabbrividì.
- Mulder le aveva detto della sua scoperta: contenitori con decine di
donne, sotto il Pentagono. Rapite. Per
diventare
< Ciò che ha colpito Jean Grey, è invece un virus completo,
allo stadio adulto, potremmo dire ! Infetta il sangue e porta alla morte
.>
Le parole di Danny la sottrassero da quella riflessione grottesca.
< O alla creazione di qualcosa di peggiore, della
morte
Una vita aliena ! >, sussurrò Scully.
Danny prese un ritaglio di giornale, facendo scorrere il lucido
sul proiettore.
< Ed ora
Bingo! Ho anche capito da dove viene fuori questa
benedetta pseudo proteina acida
Dal meteorite caduto da Marte ! >
Scully si sporse verso di lui, fissandolo.
< Ne sei sicuro ? >
< Secondo le fonti ufficiali della NASA, nessuno è mai giunto
ad una conclusione affermativa, in tal senso, ma dai dati in possesso
sembra proprio
che le sequenze di DNA siano identiche, guarda
>
Fece scorrere il lucido sul proiettore, sovrapponendolo a quello
precedente.
< Vedi ? >
Dana si sfiorò le labbra con un dito.
< Identici
>, mormorò.
< Il processo è simile alla fotosintesi
Il calore attiva
questo elemento B2 e lo fa interagire con il normale processo di scissione del DNA. In
qualche modo questo amminoacido assume caratteristiche di una terza proteina di base, che
rende mutageno il DNA naturale, creando il famoso terzo nucleotide ! >
Scully parlò con lentezza, quasi con dolore.
< Cosa credi accadrebbe se
quel virus, quello incompleto
intendo
venisse a contatto con ovuli femminili
in un liquido amniotico comune ?
>
Danny si grattò appena il mento, perplesso.
< Questo non lo so
Ma immagino che tu
voglia
intendere che
possa generare una mitosi ? Una sconosciuta cellula mutagena
.>
< Intendo dire che secondo me, quel virus è solo il pre-stadio
ad una forma di vita aliena, Danny ! >
< Caspita ! Se così fosse
il nobel non me lo toglie
nessuno ! >, disse sorridendo.
- Scully accese la luce, tremando un poco.
- Ora aveva tutte le conferme che si attendeva.
- I due tipi di virus, quello nero modificato dalluomo, quello
verde, di tipo alieno, e quello originale, capace di creare..
< Ascoltami
so di chiederti molto
Tutto, forse per
uno scienziato
Ma ti invito a darmi tutti i files e i documenti su quel che hai
scoperto ! Ciò che non puoi fornirmi ora, distruggilo subito ! Mi hai capito ? >
Danny scosse appena il capo.
< Dana
sono mesi di lavoro
non capisco
>
Prese le sue mani, accarezzandole e sorprendendolo.
< Ti ucciderebbero. Senza pensarci un minuto ! Siamo ad un
punto tale
Non posso spiegarti e anche se lo facessi, non arriveresti a credermi,
Danny ! Abbi fiducia in me
e prega che sia nel giusto ! Solo questo
>
Lui allargò appena le braccia.
< E tutto in questo cd rom
.le altre cose le posso
recuperare dal pc di servizio e dal mio laboratorio privato
>
Si chinò su di lui, dandogli un bacio sulle labbra. Un bacio
timido, appena accennato.
< Hey
>, sussurrò arrossendo, Valodella.
<
che direbbe mia moglie ? >, aggiunse, non appena
Scully strinse fra le mani il cd rom.
< Che sei un amore di persona, Danny ! Sei un amico
e ti
voglio un mondo di bene ! >
- Calò un profondo silenzio, di rispetto e di commozione fra i due
colleghi.
- Si dissero tutto e nulla, senza parlare, con quelle strane pieghe
della mente, che sa captare lanimo di ognuno di noi, di un nostro amico, quasi come
se avesse labilità di leggerci dentro.
- Danny Valodella la vide sulla soglia, intenta a rigirarsi fra le
mani il cd rom e mormorò:
< Che cosa hai intenzione di fare, Dana ? Non ti ho mai vista
così
>
Lei finse un imbarazzato sorriso.
< Addio, Danny ! >
Chiuse la porta alle proprie spalle, infilandosi il dischetto
nella tasca interna della giacca, scendendo verso il seminterrato.
---
- Palazzo del Pentagono, Livello di sicurezza 7,
- Arlington, Stato della Virginia, Ore 01.10 Am,
- Sabato 22 Giugno
- Quello che Fox Mulder, sotto ipnosi, aveva riferito come "
pozzo di luce", esisteva davvero.
- Immaginate un immenso condotto conico, lungo almeno ottocento
metri, largo sei.
- Da cuore dellastronave aliena, che rimaneva sospesa su un
cuscinetto dantimateria, esso penetrava nelle viscere della struttura militare, per
una cinquantina di metri sotto terra.
- Era brillante e luminoso come una stella.
- Non aveva consistenza alcuna, se non al tocco. Sembrava composto di
pura luce solida.
- Una massa notevole di "grigi" vi si adunò attorno, in
una posa apatica, priva despressione ma che tradiva ugualmente una sorta
dattesa.
- La regina stava lì sotto.
- Era calata dal cuore del pozzo, senza apparente peso, benché
avesse una massa di quasi 5 tonnellate.
- La grazia e lalone di mistica vacuità che la circondava
durante il "colloquio" con Smoking Man, era adesso assente.
- Doveva mangiare.
- Mosse le infinite dita rinsecchite, cadaveriche, sollevandole
appena.
- Il cono di luce emise una sorta di ronzio sommesso,
unattivazione sensoria.
- Girò i grandi, impossibili occhi neri, e la bocca parve disegnarsi
a sorriso.
- Un sorriso agghiacciante, del tutto privo dumanità.
- La base del pozzo si aprì, con unapertura scorrevole,
circolare.
- La regina si sistemò da un lato, le alte zampe pronte alla presa,
alla stregua di una ributtante mantide religiosa pronta a colpire.
- Il livello sottostante si alzò, sino a portare una decina di
neonati al livello della base del pozzo.
- Piangevano..piangevano tutti.
- Mosse la testa triangolare un poco a destra ed un poco a sinistra,
come per guardarli meglio.
- Lartiglio scattò rapidissimo.
- Ora, in quellistante antico come luniverso stesso e
forse di più, aveva perduto ogni maestosità aliena, mistica, divenendo una belva.
- Prese a divorare il piccolo appena ghermito, fra urla
raccapriccianti, tutte dominate dal suono più orrendo, che tanto aveva sconvolto la
psiche di Mulder: il secco, ritmico timbro delle mandibole che spezzavano, masticavano,
dilaniavano,
- il tono impressionante degli schizzi di sangue che colpivano le
pareti del pozzo di luce, assorbite allistante dal cono denergia.
- Quel che era diventata Samantha Mulder, sollevò il viso esapode,
emettendo una sorta dululato trionfale.
***
CAPITOLO QUATTRO
- Chilmark, Stato del Massachusetts,
- Ore 09.24 Pm, Sabato 22 Giugno 2002
- Superò il cancelletto bianco, barcollando.
- Le luci di casa erano spente.
- Tutto era come lo avevano lasciato, lui e Scully.
- Afferrò il pomo della porta principale, ruotandolo. Niente, era
chiuso.
- Il sangue della ferita al braccio, scendeva senza sosta.
- Sarebbe svenuto di lì a poco, se non si fosse medicato.
- Abbondò lidea di rompere una finestra e decise allora, di
passare dal retro.
- La porta secondaria era più debole, avrebbe potuto forzarla con
maggiore facilità, evitando anche occhi indiscreti.
- Mulder arrivò alluscio quasi incastrato fra la staccionata e
lesiguo spazio del giardino posteriore.
- La zanzariera estiva, era aperta.
- Vide impronte di fango sulla sommità dei gradini, quattro in
tutto, che portavano alluscio di legno leggero.
- Qualcuno era a casa sua.
- Afferrò il primo oggetto che la vista gli permise di focalizzare,
un grosso rastrello da giardino incrostato di ruggine, e aprì.
- Era difficile pensare che qualcuno lo stesse cercando proprio a
Chilmark, proprio a casa sua, ma era meglio essere prudenti.
- Fece qualche passo allinterno, macchiando i tappeti con
grosse gocce di sangue denso e caldo.
- Appoggiò il rastrello ad una parete, ed immediatamente la casa
scatenò in lui una serie di ricordi dolorosi.
- Ma non ebbe tempo di metterli a fuoco.
< Fox ! >
Sua madre apparve alla sommità della scala interna, portandosi le
mani al viso.
< Fox ! >, ripetè, scendendo trafelata, mentre Mulder si
appoggiava barcollante al divano.
< Stai lontana
.non credevo
fossi qui
>
< Sono tornata questa sera
Mio Dio
sei
ridotto
cosa ti è successo ? >
Era quasi accanto a lui, ma Mulder non provò alcun sollievo, nel
vederla.
< Ti hanno ferito ? Hai bisogno di un medico..>
Le bloccò la mano, con durezza, abbandonandosi sul divano.
< Non chiamare nessuno ! Mi serve solo del disinfettante ed una
garza sterile
>
< Che dici
Ti rendi conto in che condizioni sei ? In che
stato
>
Fox chiuse appena le palpebre, parlando con difficoltà.
< Sono in
.questo stato per colpa tua, mamma ! Tua e di
mio padre ! Voi due
avete rovinato la mia vita ! >
Tea Mulder lo fissò, tremante.
< Stai vaneggiando ! >
< No..sono stanco ! Stanco di tutti i segreti che porti con
te
delle cose che tu e papà avete fatto a me, a Dana e a colei che ritenevo mia
sorella
so tutto ! >
Si portò i palmi al viso, parlando con difficoltà.
<
è emerso tutto
tutto quanto
e non avrò mai
la forza di perdonarvi
Mai ! >
- Tea Mulder indietreggiò.
- Non avrebbe mai immaginato che sarebbe giunto il momento, nella
vita, in cui avrebbe avuto paura del proprio figlio.
- Non lo riteneva possibile.
- Ma adesso era vero, era accaduto, stava accadendo.
< Credi di poter venire qui
.ridotto come
uno
straccio
ed accusarmi, Fox ? Credi questo ? >, urlò.
Le lacrime le rigarono le gote.
< Non sai nulla ! Nulla di tutto quello che tuo padre ed io
abbiamo passato ! Come puoi capire quello che provammo, sapendo di aver..adottato un
mostro ? Di avere fra noi
un qualcosa dinconcepibile !
Come credi ci siamo
sentiti, noi due, io ? Io ! Te nè mai importato ? >
- Mulder non rispose. Le forze venivano a mancare sempre più
rapidamente.
- La voce della madre era una sorta di sottofondo lontano, che stava
per essere rimpiazzato da un qualcosa di più immenso e decisivo.
< No
a te non è mai importato nulla di noi ! Dei tuoi
genitori ! Hai pensato solo al tuo maledetto lavoro
alle tue maledette
risposte
>
Fox si stringeva la ferita a monte, sentendo acute fitte
trapassargli lo sterno.
<
non hai
mai amato papà
.era..era più
affascinante quellaltro, vero ? Con la sua aria tenebrosa
quel
bastardo
che odierò per sempre, solo per avermi messo al mondo
.così come odio
te
..>
- Si trattenne con forza immensa dal colpirlo con uno schiaffo.
- Piangendo, aprì la porta del bagno del primo piano, rovistando fra
i medicinali.
- Mulder la fissava, allo stesso modo in cui aveva fissato quel film,
al cinema a Washington.
- Lontano, distante, irraggiungibile ed in parte, incomprensibile.
<
tu hai ucciso tuo marito
ed insieme avete
assassinato la mia vita ! Avete accettato un ricatto orrendo, che vi pone al medesimo
livello di coloro che lordirono
>
- Sua madre tornò con delle bende, del cotone, e dellalcool
sterile.
- Li gettò accanto a lui, quasi senza guardarlo.
< Abbiamo dovuto agire così
>, disse con un fil di
voce.
- Fox serrò i denti, sino a farsi sanguinare le gengive.
- Si strappò la manica della camicia, ed il dolore apparve
raggelante, trapassandogli la carne.
- La vista si annebbiava, ma lottò con forza disumana per non
svenire.
<
perché
avete fatto questo
.? >,
sussurrò.
- Lei si asciugò le lacrime con i palmi delle mani, divenendo
dimprovviso, vecchia.
- Era come se fosse invecchiata di cento anni in un istante.
<
.per salvare
almeno te
>, disse, prima di
scoppiare in un pianto singhiozzante, e correre al piano superiore, svanendo in una delle
stanze.
- Mulder terminò la medicazione, abbandonandosi sul divano.
- La realtà svaniva, lentamente, ma inesorabile.
- Ora la voce era nitida.
< Fox
Fox
vieni a me
>
---
- J.Edgar Hoover Building, Sede dellFBI,
- Ore 03.45 Pm, Sabato 22 Giugno
- Spalancò la porta e la polvere si sollevò in un turbinio
vorticoso.
- Era stata chiusa da poche ore, ma ugualmente la sezione Xfiles
sembrava morta da anni.
- La piccola stanza rettangolare, sapeva di stantio e di trapasso.
- Non una morte fisica, intesa come fine della vita, ma piuttosto
come epilogo di un conflitto, di una cruenta battaglia.
- Era come se, in poche ore, si fosse assestato un colpo definitivo
ad anni di speranze, di lotte e di delusioni, di piccole vittorie.
- In quellepitaffio, cera anche lo scopo principe della
sezione stessa, raggiunto quando ormai tutto era alla fine.
- La luce proveniente dal corridoio, disegnò la sagoma della
scrivania e la targhetta con la scritta: " FOX MULDER, SPECIAL AGENT ", sembrò
illuminarsi.
- Il poster, alle spalle della sedia imbottita, con la scritta
azzurra " I WANT TO BELIVE", divenne parzialmente visibile.
- Scully scorse lUFO nitidamente corretto al laser, le fronde
dei pini, lazzurro del cielo stampato sopra la riproduzione.
- Ai lati della scrivania, alla sinistra per chi entrava, quattro
schedari, con dozzine di cassetti e centinaia di documenti.
- Le si strinse il cuore, vedendoli chiusi dai piombi
dordinanza.
- Sequestrati.
- Sfiorò il fil di ferro posto ai lucchetti e ne avvertì la durezza
al tatto.
- Il cuore
le doleva. Era un male fisico, come una puntura di
spillo, che Dana aveva cercato quasi con masochismo.
- Era la loro battaglia, la loro crociata, non più quella di Mulder
soltanto.
- Non sarebbe mai potuta andarsene da lì, senza passare per il loro
ufficio.
- Per il suo ufficio
ufficio
In quel silenzio quasi
gelatinoso, quella buca posta nel seminterrato le rammentò ciò che era per Mulder: una
casa.
- Rammentò i tanti momenti gentili e dolci, abbozzi di un amore
immenso, senza tempo, che aveva vissuto lì dentro.
- Osservò gli inconcepibili reperti fotografici e calchi di chissà
quale assurda creatura, sparsi in ogni posto libero: fra gli scaffali, sulla
scrivania
- Si sfiorò il viso, percependo il gelo delle proprie mani.
- Tremava.
- In certi rari momenti dentusiasmo, aveva sognato che fosse
assegnato loro un ufficio più grande, con finestre ariose che dominavano il cortile
interno, qualche pianta sempreverde
forse una segretaria..
- Ma al tempo stesso, terminate quelle euforie fuori luogo, Scully
sarebbe ritornata nella placida cripta catacombale degli Xfiles, rassegnata.
- Respirò con forza, quasi fosse davanti ad una meravigliosa foresta
di conifere.
- Sentiva lanima di Fox, del suo uomo, in quel buio
seminterrato.
- Lanima di Fox Mulder era in ogni oggetto, lì dentro.
- Dal vecchio soprammobile a forma di telescopio copernicano, al
fermacarte di pietra in pomice scura, presa da Fox in Arizona, ad infiniti altri
- Ora..era assente, quellanima. Era imprigionata nella follia,
in un corpo non più suo, ma di nessuno, forse senza speranza.
- Tremò, pensando che i propri sensi quasi lavevano tradita.
- Stava dimenticando quellanima, quellessenza di Mulder
che da quando era entrata nella sezione Xfiles, dieci anni prima, non laveva più
lasciata.
- Il cuore lottava contro i sensi, che desideravano una seconda
stretta, un secondo corpo caldo ed appassionato, accanto al suo.
- Sensi che avrebbero voluto, ansimato, bramato per fare lamore
con Yvanov.
- Sperò, si convinse forse, che ritornando nella propria origine, le
fosse possibile scacciare quella considerava una bestemmia.
- Ma era forse anche il timido segnale di una speranza, un segnale
che qualcosa di vivo esisteva, oltre lApocalisse, oltre il dolore che gli Xfiles
sembravano solo in grado di darle.
- Che Dana sapeva amare, che sapeva piacere, che era donna
- Ma lei lo era, lo era diventata con lui, grazie a lui, grazie a
Mulder.
- Rivide la scrivania e pensò a Clyde Koltz.
- Un pensiero doloroso, come fosse stata costretta a rivedere il
luogo del proprio stupro, che scacciò subito.
- Quello non era il luogo del dolore alla testa, del suo cancro, del
proprio cuore che andava in pezzi quando aveva creduto alla bugia di Fox circa la sua
relazione con Diana Fowley, non era il posto nel quale si era inginocchiata implorando
Smoking Man per la salvezza di Mulder
- Quello era solo il confine dei loro sguardi, delle loro
carezze
del profumo di Mulder. Nullaltro.
- E pensare che aveva bollato quellincarico, dieci anni prima,
come una sorta di gavetta utile e dolorosa.
- Spesso, nelle afose serate destate, discutendo con suo padre,
avevano affrontato il tema del sacrificio. Per entrambi, era una leva decisiva, per
arrivare al traguardo.
- E a Dana, il sacrificio non aveva mai spaventato, mai.
- Quella sensazione, però, durò in lei solo il tempo necessario per
discutere con Fox del primo caso, dei ragazzi rapiti nellOregon.
- Lì si era immediatamente accesa una scintilla, che non era
amore
quanto uno stuzzicante impegno.
- Dana avrebbe combattuto per far entrare la logica, la scienza in un
luogo, la sezione Xfiles, che ne sembrava precluso.
- Si disegnò un pallido sorriso, sul suo volto, pensando a Mulder,
alle sue teorie..
- Non si sarebbe potuto scommettere un penny su Mulder
lo
spettrale, convinto che sua sorella Samantha fosse stata rapita dagli alieni, su un bel
disco volante.
- Fu proprio il modo aperto e sincero con cui le confidò quanto
credeva essere accaduto nel proprio passato, a far breccia su di lei.
- Gli occhi di Mulder silluminavano, quando la guardava.
- E per molto tempo, si nascose la verità
cioè che anche i
suoi assumevano quel medesimo brillare.
- Adorava la capacità di Fox di sfidare le dettagliate ricostruzioni
scientifiche che lei le presentava davanti, per smontare le sue idee.
- Lo amava, quel gioco
.Gesù
e lo stava capendo solo ora.
- Mulder è il simbolo della verità, della fermezza nelle proprie
idee.
- Sinnamorò subito di lui
subito.
- E, come logico parto della sezione Xfiles, fu un amore difficile.
- Ne sorrise, amara. Tanto tempo
tanti mesi, giorni, ore
sprecate.
- Sprecate senza frequentarsi, senza stare vicini, senza amarsi
- Non si sarebbe mai dichiarata a lui, mai
- Mulder era tutto per lei, ma Dana non voleva accettarlo.
- Paura di ammettere ciò che sentiva.
- Potrebbe essere difficile capire i motivi della sua freddezza, del
suo guscio protettivo assoluto.
- Dana provava ancora dei brividi dimbarazzo, pensando che
aveva pianto davanti a Yvanov, come li provò quando aveva pianse davanti a Mulder.
- Orgogliosa. Tenace ed orgogliosa
.questo era Dana Scully.
- Era il suo io, raffinato da anni di trasferimenti nelle basi della
marina per via del lavoro del padre, dellemotività assoluta che la indeboliva.
- Era la sua natura, figlia della paura dinnamorarsi della
persona che lavrebbe inevitabilmente abbandonata.
- Era ciò che più temeva.
- Essere sola, abbandonata, derisa.
- Guardando gli schedari chiusi, provò rimorso.
- Rimorso per quel che aveva quasi fatto poche ore prima, rimorso per
ciò che listinto le chiedeva di fare, e nostalgia
- Nostalgia che tutto quel mondo assurdo, eppure meraviglioso, fosse
giunto al termine.
- Si sedette alla scrivania, fissando il vuoto.
- Non avrebbe mai ceduto che le sarebbe costato tanto abbandonare gli
Xfiles.
- Spesso, anzi, li detestava, quando essi sembravano assorbire ogni
interesse di Mulder, distraendolo dal vedere lei, i suoi sorrisi, i suoi occhi, le sue
gambe, il suo profumo
- Ora tutto era chiaro: Mulder non aveva mai ignorato tutto questo.
- Aveva semplicemente pensato di calarlo dentro di se, in
profondità, come per aggrapparsi ad esso nei momenti in cui sentiva disperato il bisogno
di fuggire dalla propria vita solitaria.
- Mulder
Mulder
dolce, unico amore mio
come potrò
mai esistere, pensare, respirare senza di te ? Come ?
< ..dove si è nascosta la tua mente
dove ? >,
sussurrò.
- Nei meandri della follia, che era la cosa che più Scully temeva,
più della malattia e della morte.
- Rammentò quel che Nessuno, il loro ultimo informatore, le aveva
quasi ordinato:
" trovare la verità
per la salvezza del genere
umano"
Si rigirò la targhetta fra le mani, inconscia del fatto che anche
Skinner, tempo prima, aveva fatto altrettanto, nel vuoto doloroso della sezione Xfiles.
<
e come
come faccio
come posso fare
da
sola ? >
- Loscurità accentuava i deboli scricchiolii dei mobili e
delle scaffalature, cariche di documenti che presto sarebbero diventati carta straccia.
- Le sembrò di udire dei passi, nel corridoio, che si persero poi
del tutto.
- Quantico
la relazione intensa, viscerale con Jack
Willis
anche quello le ritornò alla mente.
- Allora era giovane, attratta dalla maturità, dalla sicurezza di
quel collega, esperto e deciso
Perché era finita ?
- Forse per una ragione, forse per dieci, cento, mille, certamente
per nessuna, come se fosse già tutto scritto e lei si preparasse a recitare un copione.
< Esistono mondi più grandi di quelli che crediamo di
comprendere
>, si disse.
- Era vero.
- Entrando lì, aveva riepilogato tutta la sua vita, laveva
rivista come da una lente dellamato microscopio elettronico e laveva
giudicata.
- Nessun dubbio, nessunesitazione, adesso.
- Apparteneva a Mulder. Era sua.
- E lui era suo, suo e basta !
- Niente li avrebbe mai divisi, niente !
E la sua missione, le sue scelte, non la spaventarono più.
- Pochi passi per arrivare alla Luna, passi che avrebbe percorso
senza paura.
***
CAPITOLO CINQUE
- Luogo sconosciuto, Ore 11.57 Pm,
- Lunedì 24 Giugno 2002
- Il silenzio umido della sera, lo raggiunse.
- Spense la luce, immergendosi così totalmente nel buio.
- Rimase seduto e si udì solo il "clic"
dellaccendino.
- Poi il buio fu rotto dal debole luccichio della Morley.
- Assaporò il gusto forte del tabacco, come faceva da anni,
tantissimi che improvvisamente gli pesarono come macigni.
- Rammentò, come spesso avviene allapprossimarsi della
vecchiaia, episodi della propria vita.
- Le calde ed umide serate di Washington, in quei corridoi sempre
uguali dei palazzi governativi, mentre fuori la vita di migliaia di donne, di bambini,
continuava come sempre..
- La solitudine, assoluta, che lo aveva accompagnato per tutta la
vita.
- Immerso in quei pensieri, non udì la porta aprirsi alle proprie
spalle.
- Si sarebbe portati e credere che un uomo come lui, fosse allertato
da migliaia di pericoli, pronto a sentire ogni piccolo rumore sospetto come fosse
lultimo, ma così non era.
- Orami Smoking Man era avezzo a riconoscere chi poteva realmente
minacciarlo e la morte era divenuto lultimo dei suoi pensieri.
- Luomo che entrava in casa sua, ad esempio, apparteneva
certamente ad una di queste minacce, ma come per tutte, si sarebbe rivelata solo al
momento stabilito.
- Alex Krycek si schiarì la voce.
< Signore
.>
Smoking Man si girò, senza dire nulla.
<
.ci stiamo muovendo per
scongiurare il lavoro di
Nuchov
>
Lui guardò Krycek nella densa penombra che la fioca illuminazione
lasciava nella stanza.
<
nulla potrà fermarli
.nulla
.nemmeno Dana
Scully
né quel patetico Jeremiah Smith
>, aggiunse, come per ribadire quel
che desiderava.
Il momento era vicino, annunziato dal più tetro dei silenzi.
< Posso confidarti una cosa, Alex ? >
Lui annuì.
< So che ci siamo
oggi, alla riunione, mi è stato detto
se non provo
paura.. timore per tutto questo..>
Krycek lo ascoltò, mentre la luce brillante della follia animava
le sue pupille.
<
tutta lumanità
è pronta a seguire il più
tremendo dei destini, la più assoluta delle catarsi
>
Krycek si spostò da un lato, come per sottrarsi a quello sguardo,
che ancora aveva il potere di turbarlo.
<
una sorta
.dassoluta evoluzione
naturale
>, mormorò.
Smoking Man sorrise.
<..già
solo che non sono le leggi di Dio a decidere,
questa volta
ma le nostre..>
- Krycek socchiuse le palpebre, mentre il cuore pulsava impazzito.
- Avrebbe desiderato, voluto, ucciderlo.
- Era così
indifeso ed onnipotente al medesimo tempo, come una
sorta dentità che fosse grottescamente sopravvissuta al proprio scopo.
<
posso
posso andare
? >, disse con un fil di
voce.
Smoking Man aspirò dalla Morley.
<
.tu sei..venuto qui
per uccidermi, vero ? >
- La domanda sembrò produrre uneco appena udibile,
nellappartamento.
- Krycek tremò. Poteva
sembrava potesse leggergli la mente.
<
non..so di che parla
.>
Sorrise.
< Non ti credevo capace di provare
.simili emozioni,
Alex
>
Lui scosse il capo.
<
non la capisco
>
< Desideri essere me
sapendo che non arriverai mai alla
mia grandezza
>
Parlava con lentezza esasperante, turbandolo.
<
non arriverai mai al mio genio, Alex !
Esiste
esiste solo una persona, che può essere degna del mio immenso
disegno
.>
- Non disse altro.
- Krycek uscì, svuotato dogni energia, quasi fosse stato a
colloquio con una sorta di vampiro spirituale, che gli avesse assorbito parte del cuore.
- Lui spense la Morley e sorrise, pensando a Fox Mulder.
---
- Chilmark, Stato del Massachusetts, Ore 08.09 Am
- Domenica 23 Giugno
< Abbiamo così stabilito, che durante la registrazione
avvenuta nello studio del presidente, siano stati effettivamente cancellati venti minuti
di nastro
Ora, lei crede sia credibile affermare che tale cancellazione sia avvenuta
per..distrazione ? >
- La stanza era illuminata parzialmente dalla tv e dalla lampada
fissa.
- Lo Stratego sistemato fra lui e sua sorella.
- Nessun altro in quella stanza, nessuno..
- La voce della televisione, riecheggiava fra loro ed il silenzio.
< Avanti muovi che ti batto lo stesso
>
- Ora la vedeva bene, come possedesse una sorta di lente particolare,
in grado di mettere a fuoco tutto sotto unaltra luce.
- Aliena, deforme, comera realmente.
- Mulder aprì gli occhi, di scatto, avvolto dal sudore.
- Tutto appariva deforme, offuscato..
- Si alzò pesantemente dal divano, nel quale era caduto in un sonno
profondo.
- Barcollando attraversò la sala, sino ad arrivare alla specchiera
appesa allingresso.
- Si vide a fatica
.ma era reale quel che vedeva ?
- Aveva una sorta di crosta grigia sulla tempia sinistra, e nel
passarsi una mano sui capelli, se ne trovò una manciata fra le dita.
- Era tutto confuso, distorto.
- Ma arrivando a sfiorare il vetro con la punta delle dita, gli parve
che le proprie pupille fossero enormemente dilatate, come per i gatti, durante la notte,
per captare la maggior luce possibile.
- Forse era a causa dei medicinali con cui lavevano
imbottito
- La pelle
sembrava secca, priva di liquidi, quasi
incartapecorita.
< Fox
>
- Si voltò di scatto.
- Tremava, alla maniera di una crisi di febbre.
< Figliolo
come ti senti
? Sei ridotto
in nome
di Dio, cosa ti sta accadendo ? >
- Il dolore alla costola, era svanito.
- Che si fosse
forse era solo un brutto ematoma
nulla di
più.
<
mamma
.ti ricordi della trottola
.? >
Arrivò a sfiorargli il viso, ma Fox si ritrasse.
<
la trottola, mamma
.>
Il viso di Tea Mulder si contrasse in una smorfia di dolore e di
perplessità.
<
non capisco
.>
< Da bambino
.mi regalaste una
trottola
colorata
.di legno
avevo circa
otto, nove anni
.non eravamo
qui
a Chilmark
>
- Fox sentiva vivo lodore della foresta, della resina, dei pini
penetranti
- Lui e sua sorella che scendevano le scale, andando verso
lalbero addobbato per Natale.
- E poi la luce e lelfo
< Stai male, Fox
>, sussurrò lei.
<
dove eravamo mamma
.DOVE ? >, implorò.
Lei fece per allontanarsi, senza rispondere, ma Mulder le afferrò
il braccio, stringendolo con forza, sino quasi a farle male.
< Basta bugie, basta ! Dimmi dove eravamo quel
Natale
ricordo che prendemmo un treno
.un treno alla stazione e che pioveva a
dirotto ! >
- La neve, la pioggia ad un certo punto si era mutata in neve.
- Lui e la sua famiglia erano su di un pullman, perché il treno, lì
sopra, non arrivava.
- Erano in montagna.
- Cera neve dappertutto.
< Andiamo..stasera cè la finale dandata del
campionato di baseball
. Un evento unico per questo sport
>
< Lasciami stare Fox
! Mi fai male ! >
- La voce di sua madre era reale quanto quella di papà, su
quellautobus.
- La trottola
.girava fortissimo, dopo il colpo di spago, con
Dana e Samantha che guardavano divertite e felici.
Girava e girava, e si appiattiva, sino a diventare discoidale.
- Un UFO
un grosso, enorme UFO che occupava il cielo,
interamente.
- E le urla.
< ..abbiamo preso il treno
cera troppa pioggia e
neve per partire in macchina
dove siamo andati
dove ? >
Tea Mulder chiuse le palpebre, mentre il dolore la colpiva come un
oggetto solido.
<
andammo da un amico di tuo padre
.alla catena di
Blue Ridge
in un posto chiamato Darwin
.cera una magnifica pista di sci,
lassù
>
- Blue Ridge
il monte Skyland
.dove Dana fu portata in
occasione del suo rapimento, per opera di Duane Barry
ove era certo di essere stato
anchegli, durante la sua scomparsa durata un anno
- La nebbia, fitta fra i boschi, le conifere e lodore
penetrante della resina
quella "presenza" assoluta, dominante dei
boschi
<
devo andare
>
< Fox
che dici ? Non ti reggi nemmeno in piedi
.ti
uccideresti
>
- Ma Fox non rispose.
- Adesso aveva capito, trovato la meta.
- Era lì che doveva andare, che sarebbe dovuto andare da subito, per
capire tutto.
- Si tolse la camicia zuppa di sangue e girandosi verso sua madre,
ordinò:
< Dammi un vestito
.basteranno dei jeans ed una
maglietta
.un paio di scarpe da tennis
da qualche parte dovrei avere ancora la
mia
.roba, no ? >
- Lei annuì, conscia del fatto che Fox non si sarebbe fermato.
- Come sempre, quando prendeva una decisione.
- Si abbandonò di nuovo sul divano, passandosi la mano fra i
capelli, che cadevano radi ma costanti.
- Fissò avanti a se, ma la lucidità non arrivava.
- Aveva difficoltà a percepire i colori.
- Era possibile che il suo stato fosse conseguenza del morso del
cane.
- Se quel boxer aveva qualche strana malattia
- No
era passato troppo poco tempo da quel morso ai sintomi che
avvertiva adesso.
- Che cosa gli stava succedendo ?
- Si alzò di nuovo, barcollando sino alla vecchia porta di legno
della cantina.
- Accese la fioca luce della lampadina, tirando una cordicella e
scese le scale.
- Miracolosamente si resse per tutto il percorso, arrivando sino in
fondo.
- Prese a rovistare fra i polverosi scatoloni dimenticati giù, in
fondo, come in fondo, giù stava proseguendo il suo viaggio.
- Trovò, chiusa in una scatoletta metallica, la calibro 38 del
padre.
- Cera anche una scatola nuova di proiettili, accanto.
- Faticò quasi dieci minuti, per caricare i sei colpi della pistola
a tamburo e rise.
- Una pistola
.Gesù, non era nemmeno in grado di puntarla in
avanti senza tremare come una foglia.
- Udì i passi della madre in salotto e prese a risalire, senza
voltarsi, certo che la solita figura era alle sue spalle.
- La porta si chiuse e tutto piombò nelloscurità, nella
cantina.
- Come tutto cadeva nelloblio, per Mulder.
***
CAPITOLO SEI
- J.Edgar Hoover Building, Sede dellFBI,
- Ore 05.08 Pm, Sabato 22 Giugno 2002
- Ora il tempo aveva decisamente svoltato al bello.
- Erano le cinque ma il cielo era limpido e laria tersa,
frizzante e meravigliosa.
- Dana Scully uscì dalla sede dellFBI senza alcun peso.
- Con se aveva tutto quello che le sarebbe servito: lanima di
Mulder.
- Arrivò allauto, posteggiata nel parcheggio riservato agli
agenti e lo vide.
- Sergej Yvanov era appoggiato, con la sua stazza mastodontica, al
cofano della Ford color verde smeraldo, con uno stecchino fra le labbra.
- Dana esitò un istante, prima di farsi vedere.
- Yvanov si staccò dallauto, venendole incontro.
< Dana
>, disse con voce gentile.
< Saliamo
>, asserì lei.
Aprì, sedendosi alla guida, mentre il russo si accomodò alla sua
sinistra.
< Tutto OK ? Hai sistemato quel che dovevi ? >
- Lei annuì, muovendo appena la testa.
- Oggi era vestita come in tutti gli altri giorni, giacca e gonna in
tinta, camicetta aderente ma non eccessiva, profumo appena avvertibile
- Ma Yvanov ebbe modo di sentire il suo profumo di femmina
ugualmente, nellabitacolo dellauto. Era semplicemente splendida, anche senza
abito da sera, senza una pettinatura ricercata ed un rossetto audace, né trucco
- Comprese quel che aveva sempre provato Mulder, ogni giorno, ogni
ora insieme con lei.
<..si
adesso dobbiamo andare da una persona
poi
passeremo a cercare Jeremiah Smith
.>
Fece manovra, uscendo dal parcheggio ed immettendo lauto nel
flusso del traffico.
< Ho controllato
pare che nessuno ci stia
seguendo
>, disse, tanto per rompere il silenzio.
- Aveva capito, dai suoi sguardi, dal suo viso, che Dana aveva
rimosso del tutto la notte precedente.
- Accese lautoradio quando furono alla periferia della città.
"
notizie di politica estera. Ha suscitato molto
scalpore, lavvistamento di un sommergibile russo, di tipo nucleare, armato di
testate offensive, nelle acque territoriali dello Stretto di Bering. Lavvistamento
sarebbe stato effettuato da una nave di pattuglia statunitense nella mattinata
doggi. Nonostante il sommergibile russo abbia immediatamente invertito la rotta, il
ministro degli esteri Chenney, ha definito molto grave, lepisodio. E stata
immediatamente aperta una linea diplomatica fra il presidente Walter 2W Bush e Wladimir
Putin, attualmente impegnati nelle rispettive capitali per la vicenda irachena. Ulteriori
notizie al giornale delle sette e trenta
Per lo sport: i Miami Dolphin, hanno
annunziato lacquisto di
"
- Spense la radio, guardandola.
- Scully deglutì, nervosa.
- Mormorò, fermandosi ad un semaforo:
< Spero
spero che lei ed il suo misterioso amico siate
solo dei
pazzi
e che io lo sia ancor di più, dandovi ascolto
>
Yvanov non rispose.
***
APOCALISSE - TERZO INTERLUDIO
- Darwin, Stato della Virginia, Ore 03.00 Pm,
- Lunedì 24 Giugno
-
- Laria era ancora tanto fresca da pungere la pelle e far
desiderare un maglioncino di lana.
- Lo sceriffo si sfiorò il pizzetto appena scolpito al mento, e la
stella a dodici punte che aveva appesa al bavero della giacca, silluminò per uno
strano riflesso.
- Lodore del sangue era vomitevole.
- Aveva impregnato le pareti, i mobili, le scale,
laria
.dappertutto.
- Casa Weelock sembrava una macelleria.
< Cristo ! >, imprecò Truelove.
- Era sceriffo da quasi diciassette anni, ed in quel piccolo angolo
di paradiso fra le montagne, gli unici pericoli erano i cacciatori di frodo, che nel
periodo autunnale facevano trabocchetti ad alci e cervi.
- Cera stato qualche episodio di violenza, come quando una
banda era stata accusata di un omicidio per rapina, ma non si trattava di persone del
posto.
- Dalla fine della primavera, i guai sembravano essersi moltiplicati:
la misteriosa febbre che stava colpendo un po tutti, in città
.due donne,
Linda Rupert e Elena Simmons che erano svanite nei boschi, una settimana prima
e
adesso questo !
- In casa Weelock non cera più nessuno.
- Solo sangue, ed un corpo, quasi completamente divorato.
- Era ridotto a brandelli, appena alla sommità della scala interna
della casetta.
- Scosse il capo.
< Avanti Greg
scatta le foto e copriamolo, una buona volta
! >
- Greg Spencer, vice da circa sei anni, masticava una gomma
molliccia, per trattenere il vomito.
- Lo scheletro era coperto di sangue e di una sorta di bava
appiccicosa, simile a silicone oltre a tessuti e brandelli di carne.
- Puntò la macchina dal flash alogeno e scattò. Si udì un rumore
acuto che si perdeva piano piano, come lasciando una scia pesante della propria presenza.
- Truelove si grattò appena la fronte, sconcertato.
- Cera troppo sangue, lì, in posti sbagliati, per così dire,
perché appartenesse tutto alla povera vittima.
- Non era possibile identificarla, ma era quasi banale affermare che
fosse Buck, dato che il suo furgoncino era ancora fuori, con il motore acceso.
- Era stato proprio questo ad attirare OSullivan, un agente di
pattuglia, verso le due.
- Si era avvicinato, stupito del fatto che il furgone fosse ancora in
paese, visto che a lui il latte, quella mattina, non era stato recapitato.
- Così era entrato nella casa degli Weelock, passando dal retro, e
aveva visto
- Tremava e faticava a parlare con la centrale, anche
nellabitacolo della propria auto.
- E cera da capirlo.
- Truelove pensò che con ogni probabilità, le altre due vittime
fossero Jimmy e Virginia Weelock. Ma dove diavolo erano andati a finire i corpi ?
- E poi cera quella sorta di
coso, nella stanza di
entrambi.
- Un bozzolo, sventrato
grosso e ributtante
.
- Ma che cavolo era successo ?
- Cerano segni anomali, come dunghie su alcune pareti, e
la finestra che dava sul cortile esterno, era sfondata.
- Ma qualcuno era uscito, non entrato, dalla disposizione dei
calcinacci e dei frammenti di vetri, tutti sparpagliati nel giardino.
- Spencer terminò le foto, scendendo con la macchina appesa al
collo.
< Seguiamo la
solita procedura ? >
- Lui scosse la testa.
- Ripensò al fatto che Jimmy Weelock aveva quella strana
influenza
.e che Kim, la sua nipotina di sei anni, era da un paio di giorni a letto
con la febbre
- Rabbrividì, rimettendosi il cappello.
< Occorre ben altro
>, sussurrò, uscendo finalmente
fuori da quella che non era più una casa, ma una sorta di tana orrenda, che gelava loro
il sangue.
- Al di là del giardino, nel tiepido chiarore del pomeriggio,
sostavano alcuni curiosi.
- Ragazzi tornati da scuola, qualche nullafacente, due vecchie
comari.
- Ognuno di quellumanità varia eppure ugualmente curiosa,
sbirciava appena al di là del cordone di polizia sistemato davanti alla staccionata di
casa Weelock, tutti con il medesimo intento.
- Vedere comera un morto.
- Non un morto in obitorio, sistemato alla bene e meglio dalle pompe
funebri, o il morto nella cassa, che dava lidea del concetto dellestinto
stesso, piuttosto che di un povero cristiano davvero cadavere.
- Con gli occhi fuori dalle orbite, il sangue, il puzzo della
decomposizione che chissà perché iniziava non appena uno aveva smesso di respirare..
- Kim
la sua febbre
- Quei bozzi
duri come fossero di legno, il medesimo legno che
ricopriva i tronchi della zona..
- Quel liquido gelatinoso, appiccicoso, disgustante, che come una
scia, dalla camera di Virginia e da quella di Jimmy, percorreva tutto il corridoio, fino
alla scala.
- E poi giù, sino alla finestra che dava allesterno
- Jimmy
.aveva circa la stessa età della sua nipotina
- Salì in auto, sospirando.
- Rigirandosi fra le mani il microfono della radio di servizio,
pensò a quello che il medico del paese, il dottor Stevens aveva diagnosticato: un
virus
una nuova forma di influenza
- Influenza
sapeva di quella strana, anomala epidemia
allinizio del secolo scorso, la spagnola.
- Erano morti in milioni per quellinfluenza
.ma
adesso
adesso eravamo nel XXI° secolo
mica si poteva crepare di quelle robe
lì, no ?
- Ma che cosa diamine centrava un virus, con il macello lì
dentro ?
Fonz, il cane degli Weelock, abbaiava senza tregua, da quando lagente
OSullivan era entrato
Ma perché era rimasto muto, precedentemente ?
- Spencer entrò, gettandogli unocchiata.
< Mi ci vorrà tempo per tutti i sigilli
intendi informare
la polizia della contea e
il medico legale di Bristol ? >
< No
non solo, per lo meno
Ho sentito
ho sentito
che esiste una sezione apposita, allFBI
che si occupa di questo genere di cose
! >
- Spencer annuì. Scese, iniziando a porre i sigilli, e al medesimo
tempo, allontanando i curiosi.
- Molti obbedirono con scarsa volontà, altri si spostarono di
qualche centinaio di metri, rimettendosi a parlottare fra loro..
- Del resto, i casi di influenza erano sempre più frequenti..
***
CAPITOLO SETTE
DESCRIZIONE
- ENTOMOLOGIA: Ramo della zoologia, che studia la
vita, la riproduzione e la classificazione degli insetti.
- INSETTI. Gli insetti, o esapodi, costituiscono il
gruppo più importante del regno animale, sia per la diversità della loro distribuzione
nei più disparati ambienti dellecosistema, sia per lincredibile numero dello
loro specie.
- Gli insetti, da soli, rappresentano 2/3 del regno animale e la loro
cifra è così enorme che nessun numero potrebbe correntemente rappresentarlo.
- Le sole specie possono esser catalogate come superiori al milione.
- Ogni anno, entomologi di tutto il mondo, scoprono e catalogano
centinaia o migliaia di specie ancora sconosciute.
- Queste cifre sono vertiginose, se paragonate a quelle di altre
specie animali.
- Tutti i vertebrati, ad esempio, totalizzano 67.000 specie, di cui
4500 sono di mammiferi, 8500 specie degli uccelli e 20000 dei pesci.
- Gli insetti sono incredibilmente antichi: i primi apterigoti,
comparvero nellera primaria, circa 410 milioni di anni fa.
- Ecco la loro principale suddivisione:
- SOTTOCLASSE APTERIGOTI: ( Insetti primitivi,
sprovvisti di ali, senza alcuna metamorfosi ) 4 Ordini: Proturi, Dipluri, Tisanuri,
Collemboli.
- SOTTOCLASSE PTERIGOTI: ( Ali primitive che non
possono ripiegarsi al riposo, metamorfosi parziale ) 2 Ordini: Odonati ( Libellule ),
Efeminotteri ( Efemere ).
- NEOTTERI: ( Ali complesse che si piegano al riposo
)
- ENIMETAMBOLI: ( Dalla metamorfosi incompleta,
senza stadio ninfale ) 14 Ordini: Dittiotteri ( Blatte, Mantidi ), Plecotteri ( Perle,
Nemure ) Isotteri ( Termiti ), Embiotteri ( Embie ), Dermatteri ( Forficule ) Nototteri
(Grilloblatte), Fasmidotteri ( Fasmi, Filli ), Ortotteri ( Cavallette, Grilli ),
Psocotteri ( Psochi ), Mallofagi ( Pidocchi trituratori ), Anopluri ( Pidocchi succhiatori
) Tisanotteri ( Tripidi ), Emitteri ( Cimici, cicale ), Zoratteri.
- OLOMETAMBOLI: ( Dalla metamorfosi completa con
stadio ninfale ). 9 Ordini: Neurotteri ( Crisiope, Formicaleoni), Mecotteri ( Panorpi )
Tricotteri ( Frigane ), Lepidotteri ( Farfalle ), Ditteri ( Mosche, Zanzare ) Sifonatteri
( Pulci ), Imenotteri ( Api, Vespe, Formiche ) Coleotteri ( Scarabei ), Sterpsitteri (
Stilopi ).
- Ferrovia 2201, Chilmark-Bristol City,
- Ore 01.00 Am, Lunedì 24 Giugno
- Insetti.
- Insetti dappertutto.
- Il vagone ne brulicava, in ogni interstizio, in ogni spazio.
- Era come una massa vivente, di colore grigio scuro, densa come la
melassa che si appiccicava alle dita, dal sapore dolciastro e nauseabondo.
- Fu quella nausea che gli ottenebrò la mente, inducendolo in uno
stadio di parziale irrealtà, purtroppo frequente in quei giorni.
- Ora aveva sette anni.
- Il caldo afoso della costa Est, immobilizzava laria e
soffocava piante ed animali.
- Le nuvole, in cielo, erano lontane ed immobili, come animali
dipinti.
- Fox era disteso nel giardino di casa, intento a muovere il carro
cingolato nello spiazzo che gli era costato unora di faticosi scavi, grazie alla
paletta giallo rame.
- Sua madre era a casa, indaffarata a preparare la torta di mele,
mentre suo padre era al lavoro.
- Samantha nella propria stanzetta, addormentata.
- Spinse il cingolato sulla piccola collinetta di terra battuta:
"Bruummm".
- Superò non senza fatica, il dislivello, spalancandosi così la
veduta su un campo di battaglia ricolmo di soldatini di plastica, colorati di grigioverde.
- Nascosti in ogni buca del terreno, i soldatini erano pronti per la
battaglia.
- Fox ne captava la fantasiosa attesa, la tensione che andava
aumentando e che aveva veduto nei film alla tv sul Vietnam.
- La Jungla del suo curato prato regolare, gli sembrava impenetrabile
alla stregua di quella pluviale.
- Bang ! Esplose una gra