CAPITOLO DIECI
- Confine fra il New Mexico ed il Texas,
- Ore 08.00 Pm, Domenica 23 Giugno 2002
- Erano in viaggio da quasi una settimana.
- Si trattava di un viaggio straordinariamente lento, nonostante il
potente Cherokee guidato da Douglas Hoosteen.
- Questo avveniva perché suo padre, Albert, doveva compiere quelli
che chiamava "riti sciamanici" ogni sera e spesso duravano intere giornate.
- Il rito consisteva in una sorta di preghiera sommessa e silenziosa,
che Albert recitava in unincomprensibile litania Navajo, sconosciuta anche al
figlio.
- Erano partiti il giorno di Lunedì 17, con il sole alto già di
primo mattino.
- Albert aveva insistito che il viaggio percorresse le mai tracciate
strade delle migrazioni indiane, quindi Douglas dovette procurarsi una buona scorta
dacqua, dei cibi da consumare nel deserto, e le medicine per suo padre ( nonostante
avesse ordinato che il suo corpo si sarebbe dovuto mantenere pulito da qualsiasi farmaco )
oltre a tutti gli spiccioli e alla carta di credito.
- Essendo cieco, Albert non era in grado di guidare la direzione del
figlio, quindi Douglas dovette anche impararsi a memoria un tortuoso tragitto, per lo più
sterrato e zigzagante per il deserto del Nuovo Messico e del Texas, per giungere sino ad
Amarillo.
- La vecchia Morgie, Navajo di novantasei anni, aveva badato a
segnare sulla mappa i punti del percorso.
- In fondo si trattava di una sorta di processione, che Douglas non
capiva ma rispettava.
- Se suo padre era pazzo, e tutto sembrava andare in quella
direzione, almeno sarebbe morto con la coscienza a posto.
- Se invece aveva ragione
.Invece cosa ?
- Solo perché stava ore a pregare immerso nella propria cecità,
questo faceva di lui uno stregone ?
- No di certo ! Che credesse o meno, che rispettasse o no, le
arcaiche tradizioni del suo popolo, sapeva che Albert non era un potente sciamano.
- Non lo era mai stato. Sì
.una volta aveva curato
"luomo dellFBI"
ma qualunque vecchio Navajo, sapeva come curare
e curarsi, con le erbe.
- Certo
cera la faccenda delle voci
della cantilena
che papà ripeteva da giorni, da settimane
- Non pensava che si stesse inventando tutto
perché certe
parole le capiva.
- Non arrivava a capirne il senso assoluto, un po come chi
ascolta una lingua straniera che non conosce del tutto.
- "Aquila scarlatta"
"Volpe
argentata"
"Luogo dinizio e della fine"
- Scosse il capo.
- Si appoggiò al volante del fuoristrada, certo che riflettere su
quelle argomentazioni lo avrebbe fatto impazzire del tutto.
- Albert aveva già srotolato la coperta, e si era seduto, con le
gambe incrociate.
Dava limpressione di vedere il manto di stelle magnifico che la sera regalava loro.
- Prese a parlottare sommesso, e Doug reclinò il capo
allindietro, esausto.
- Cera
sì, ammettiamolo, cera anche il fatto che il
vecchio non stava mangiando più nulla da una settimana.
- Beveva pochissimo, poche sorsate al giorno.
- Eppure non dava segni di crollo fisico, anzi sembrava che il suo
corpo si stesse ritrasformando nella solida quercia che era stato durante la gioventù.
- Era certo esistesse una spiegazione medica a tutto
questo
..lui non era un dottore, ne sapeva molto della medicina in generale
- Aveva sempre sentito che una persona sana può resistere trenta
giorni senza cibi solidi, con acqua e zuccheri.
- Albert era anziano e malato, ma comunque ancora forte
Di certo sarebbe crollato, ma non prima daver raggiunto Fort Worth.
- Forse, senza che Doug lo sapesse, cera un vecchio cimitero
indiano, laggiù.
Egli non se la sentiva di impedire al vecchio di fare quel che voleva.
- Lo guardò, accovacciandosi nella coperta, pronto per riposare
qualche ora.
- Di notte dormiva poco, spesso svegliandosi per vedere se suo padre
non fosse congelato. Il deserto sapeva essere gelido, di notte.
- Ma, immancabilmente, Albert era nella medesima, ascetica posizione
delle ore precedenti e quando suo figlio faceva per andare da lui, udiva la litania.
- Allora risaliva nel Cherokee e alzava le spalle.
- Albert era lì, nel deserto, sempre più vicino al luogo della
cerimonia.
- E come lui altri indiani, altri uomini illuminati, si stavano
recando dove era scritto.
- Dove le forze della natura erano pronte ad agire.
- Dove presto, si sarebbe trovata anche lei, anche Dana.
- Solo che adesso, non aveva alcun modo di saperlo.
---
- Sede del Guerriero Solitario, Washington,
- Ore 06.08 Am, Domenica 23 Giugno
- Dana passeggiava lentamente, con le braccia incrociate al petto,
fissandosi le scarpe dal tacco pronunziato, con una falcata lunga e metodica.
Le ore erano lentissime, quasi immobili, ogni qualvolta guardava lOmega da polso.
- Yvanov percepiva con palpabilità, la diffidenza che aleggiava nei
suoi confronti, da parte dei tre amici di Mulder e dalla ragazza, in quel momento intenta
a digitare al pc.
- Frohike beveva un sorso dopo laltro di scotch, in parte
geloso, in parte stupefatto della visibile attrazione che Dana emanava, quando Yvanov le
gettava rapide occhiate.
- Lui si stiracchiò, tendendo le braccia sopra la testa,
affiancandosi a lei.
< Sei stanca
..che ne dici di metterti sul divano e
dormire ? >
Lei fece un debole sorriso, scuotendo il capo.
<
no
sto benone
.la tensione mi tiene
sveglia
>
Sergej si chinò, sfiorandole lorecchio con le labbra,
parlando piano.
<
credi davvero
che questa banda di
.personaggi
originali, sia in grado di aiutarci ? Francamente
non mi sembrano molto
affidabili
>
- Lei sollevò appena gli occhi appesantiti dal sonno.
- Luccicavano ancora, guardandolo, ma senza quel calore di poche ore
prima.
- Adesso i sensi di Scully erano sopiti, quasi disattivati.
- Lunico impulso carnale che lanimava, era il viscerale
desiderio di trovare Jeremiah Smith, di sapere che cosa si potesse fare per salvare
Fox
< Bingo ! >, disse Langly, con un sorriso radioso fra la
faccia magra e i capelli lunghi e selvaggi.
- Dana parve animarsi, prendendo energie da chissà dove.
- Sfiorò la mano di Sergej, che le stava stringendo un fianco, e si
divincolò quasi, andando davanti al computer.
- Page sollevò lo sguardo dal monitor, dietro le lenti spesse e
tonde.
< Ti avevamo detto che laltra donna della foto, quella
accanto a Jeremiah
Smith è un viso conosciuto ? >, chiese la donna, rivolta a
Scully, mentre Byers attivava un registratore tascabile, avvicinandolo al gruppo e
soprattutto al russo.
Non provava alcuna fiducia per quellorso, sempre appiccicato
a Scully.
<
si
>, sussurrò lei.
< Bene
si tratta di Karen Rome, fondatrice del gruppo
NUFOM di Fort Worth, amica di Monica
.>
< Non avrete perso tutte queste ore, solo per darci il nome di
una fanatica degli UFO, vero ? >
- Laffermazione sagace di Yvanov, fece rabbrividire Frohike.
- Si parò innanzi allagente del KGB, ridicolo nella sua bassa
statura, ancor più evidenziata dalla stazza dellaltro.
< Senti, amico
.Se non ti piace il nostro modo di
lavorare, puoi anche toglierti dalle scatole. Qui sei tollerato solo perché Dana ha
parlato bene di te, ma..>
Yvanov sorrise.
Per la prima volta, Dana colse un sorriso cattivo, quasi
certamente in grado di uccidere, in quellespressione.
< Fate come vi pare
! Era solo per dire
>,
aggiunse, serrando il pugno.
Scully parlò con lentezza, minata dalla fatica e dal sonno.
< Smettiamola di discutere
che volevi dire, Page ? >
- La donna esitò un istante, come offesa e sulla difensiva, poi
deglutì.
- Non sapeva nulla delle motivazioni che la stavano spingendo a
cercare via internet notizie su quella foto. Anarchica comera, disapprovava Scully
quanto il russo, e certo non si sarebbe mai abbassata ad aiutare dei governativi, di
qualsiasi nazione essi fossero.
- Ma si trattava di dare una mano a Langly, Byers e Frohike, cosa che
per lei significava una sorta di giuramento di sangue, quindi
<
si
dunque
ho cercato nei vari siti Internet
informazioni sul gruppo NUFOM chiuso nel Gennaio di questanno
dopo
lazione farsa della polizia del Texas.. Con una password universale, sono entrata
nei files della polizia
hanno arrestato tutti i membri, eccetto Monkey e di
Karen
>
Langly si rivolse a Dana, ignorando Yvanov.
< Pare che la donna abbia proseguito la sua opera
dinformazione su quello che il governo nasconde, attraverso Internet
ha
pubblicato pagine Web sulle cospirazioni e su eventuali prove a sostegno di tutto
questo
>
< Naturalmente ha utilizzato ogni sorta di protezione, per
evitare che i G-men larrestassero
nomi in codice, password, e-mail bloccate e
protette
>, aggiunse Byers.
Scully si sfiorò le labbra, respirando piano.
Certo questo non facilitava le cose
ma in fondo si stavano
muovendo nel medesimo campo tanto caro ai Guerrieri Solitari.
< Sono riuscita ad accedere ad una di queste mail list
clandestine, denominata ResistereOServire
.pare che fra le centinaia di lettere
damici e sostenitori, sia giunto un contatto di un certo J.Smith
>
< Dove ? >, chiese Scully, sporgendosi verso lo schermo,
quasi potesse entrarvi.
Page indicò una e-mail, datata 15 Marzo 2002, inviata alla mail
list.
< Vedi ? Dice
attendo sviluppi circa disponibilità
contatto esterno
>
Sintrecciò le dita, facendole schioccare.
< Qui
.cè voluta tutta la mia abilità
>
< Grandabilità ! >, commentò Langly, sorridendo.
Page sorrise anchessa, annuendo.
< Sono riuscita a risalire allindirizzo privato di
Karen
sembra che dopo quello scambio su Web, i due si siano scambiati e-mail
private
Debbo ammettere che la tipa ci sa fare
ho dovuto superare quattro bypass
protettivi, prima di entrare nel suo pc
>
- Scully sentiva il cuore battere forte.
- Erano davvero ad un passo ? Forse no
ma per la prima volta,
aveva fra le mani qualcosa di concreto.
- Anche Yvanov abbandonò la caustica flemma precedente,
avvicinandosi per sentire meglio.
<
ci sono stati quasi sette contatti fra i due, almeno
visto il tono delle mail
ho violato due protezioni doppie e sono entrata nel
testo
>
- Premette "invio" e le email, apparvero sullo schermo.
- " A 237xH.27k.00- T 567xT.59k.00- NM 45xF.330k 00"
< Sembra un codice
>, mormorò Scully.
< Già
purtroppo non so dirti a cosa
corrisponda
lemail che probabilmente stabiliva la decifrazione, è stata
cancellata
.>
Yvanov si sfiorò le labbra.
< Forse sono posti
.luoghi
>
- Scully si massaggiò le palpebre, per un istante.
- Poi si mordicchiò appena il labbro inferiore, rivolgendosi a
Byers.
< Avete una cartina stradale
? >
- Lui annuì.
- Posizionarono la cartina nellunico spazio libero: il
pavimento.
- Dana singinocchiò, con Yvanov alla propria destra, Langly e
Byers di fronte, Frohike a sinistra, Page accovacciata a pochi passi dal bordo della
mappa.
< Credo
forse le prime lettere sono sigle di stati
dellunione: A per Arizona, T per Texas
NM
>
< ..per Nuovo Messico
.>, mormorò Yvanov, sfiorandole
una guancia e provocandole un debole imbarazzo.
<
se così fosse, quei numeri
.codici postali ? >
< No
237 non è il codice postale
dellArizona
siamo fuori strada
>, commentò Byers.
Il dito indice di Scully corse rapido sulla cartina.
<
Guardate
la duecentotrentasette è una strada
statale
parte da H. in altre parole da Holbrook in direzione Ovest
quindi la
sigla sarebbe A.. Arizona, strada 237 x, cioè per Holbrook
mmm..>
Si sfiorò lindice con le labbra, assumendo
unespressione interrogatoria.
< 27 e le altre due cifre
00
.>, buttò lì,
lasciando lannotazione in sospeso.
< Forse le ultime due cifre corrispondono allora del
ritrovo
la mezzanotte
.>, mormorò Yvanov.
- Langly posò una seconda mappa sul pavimento.
- Chinato a terra, con il sedere allinsù, prese a consultarla.
< Cè un motel, al chilometro ventisette della 237 per
Holbrook
.>
< Perciò la sigla sarebbe, Arizona, strada statale 237, al
chilometro 27 a mezzanotte
>, riepilogò Langly.
< Mi sembra plausibile
>
Dana si rimise in piedi, aiutata da Yvanov che lafferrò per
la mano quasi sollevandola.
< Page
.puoi mandare una lettera al mittente
? >
Lei annuì.
< Si
il mittente è secretato, ma ho notato che Karen
rispondeva sempre alle sigle con la risposta al mittente
che vuoi fare ? >
Scully guardò Yvanov, passandosi una mano fra i capelli.
< Fissare un appuntamento
dai luoghi, è certo che
Jeremiah Smith incontrava Karen in una zona compresa fra lArizona, il Nuovo Messico
ed il Texas
proviamo a gettare lamo
sperando che abbocchi
.>
Si sedette alla tastiera, mormorando:
< Posso ? >
Page annuì, mentre Langly ripiegava la cartina e mormorava:
< Codici
.fatene di semplici e ne farete di
geniali
>
Scully prese a scrivere con celerità.
< T 66 x A
..datemi un chilometro provvisto di
motel
>
Byers lesse con attenzione, scandendo:
< 346
>
< Bene, dunque: T 66 x A 346 k.00
.>
Premette invio.
< Nessuna data ? >
< Forse è nella risposta
tanto è vero che non
nabbiamo trovata traccia, nelle email inviate da Jeremiah Smith
La sola
speranza è che non sinsospettisca, dato che fino ad ora, sembra lui quello che ha
mandato appuntamenti per primo..>
Page si appoggiò alla scrivania, fissando Scully.
< Ce anche un altro rischio
agente
federale
>
Dana sollevò il viso, guardandola.
< Quale ? >
< Stiamo usando il pc di Karen
se ci scoprisse
.li
perderemmo per sempre
>
Yvanov alzò le spalle.
< A questo punto possiamo solo sperare di avere un poco di
fortuna
>
Gettò unocchiata ai tre amici di Mulder, mormorando:
< Vi devo delle scuse
il vostro aiuto potrebbe essere
fondamentale
>
Byers fece una smorfia di disgusto.
< Adesso sì, che siamo tranquilli
>
---
- Ferrovia 2201, Chilmark-Bristol City,
- Ore 05.00 Am, Lunedì 24 Giugno
-
- Era buio, nonostante si potesse scorgere attraverso le fessure del
vagone merci, un pallido riverbero di luce biancastra.
- Mulder era rannicchiato in posizione fetale, respirava a fatica.
- I capelli cadevano a ciocche, depositandosi sulle spalle e sulla
schiena, mentre la pelle diveniva, lentamente ma inesorabilmente, rugosa e grigiastra.
- Per un periodo lunghissimo, rimase senza conoscenza e volontà,
tanto che quando si ridestò da quella sorta di sonno onirico e doloroso, Mulder si trovò
coperto dalle formiche che infestavano il vagone.
- La sola consolazione era che in quello stato, non avvertiva il
freddo, la fame e i dolori alla spalla, alle costole e al braccio.
- Aprì appena le palpebre.
- Le pupille erano grosse come noci, sgranate a tal punto da
dolergli.
- Le richiuse immediatamente. Il fascio di luce tenue del primo
mattino era tanto forte da ferirlo.
- Non percepiva più alcun colore
colori normali, almeno.
- La cromatica visione della realtà, appariva deformata da una lente
violacea che tramutava i colori in altre tonalità, a lui ancora indecifrabili.
- Tossì, espellendo una sorta di muco appiccicoso, quasi nero.
- Riaprì gli occhi, vincendo il dolore.
- La mano
le ultime due dita dogni mano, si erano come
saldate insieme, attraverso una sorta di membrana elastica
pelle ?
- Era pelle
grigia
- Ora non poteva più muovere lanulare in modo indipendente, ma
se lo ritrovava saldato al mignolo.
- Era come se avesse perso un dito per mano
- Anche i piedi dolevano.
- In quei momenti, portare scarpe da tennis, era diventato scomodo
come camminare su degli spilli.
- Le slacciò, un poco goffamente, gettando le calzature in fondo,
nella massa appiccicosa di zucchero da barbabietola e formiche.
- I piedi
Cristo non gli erano svanite le ultime due dita ?
- Rise.
- Si appoggiò ad un sacco mezzo vuoto, che costituiva il suo comodo
giaciglio e pensò a Dana
chissà che avrebbe detto, vedendolo.
" E una cosa impossibile, contro la scienza
quindi
non esiste
non esisti Mulder "
- Certo
! Non esisteva più, Fox Mulder
stava
mutando
diventando un di "loro".
- Ma Gesù
faceva un male del diavolo.
- In certi momenti, se non fosse stato per la sua condizione
dassoluto intontimento mentale, avrebbe urlato dal dolore.
- Le ossa sembravano rinsaldarsi in un nuovo processo, la testa
scoppiava..
- Rivide la solita, ormai persecutoria, figura femminile, che
sorrideva.
- Sorrise anchegli, sperando che tutto passasse, o che finisse
presto.
- Il treno rallentò, bloccato nella campagna.
- Larrivo a Bristol era ancora lungo.
***
CAPITOLO UNDICI
- Chilmark, Stato del Massachusetts,
- Ore 09.00 Am, Lunedì 24 Giugno
- Lo sfrecciare continuo delle automobili riempiva laria di un
rumore sordo e fastidioso.
- La Ford gialla del vice-direttore Grey, imboccò la deviazione per
Chilmark, mentre la donna era immersa nei pensieri.
- La domenica precedente, laveva trascorsa al bureau, cercando
di giustificare la scomparsa dellagente Scully al direttore esecutivo e a quello
disciplinare.
- Dana non aveva dato più alcuna notizia di se dal primo pomeriggio
di Sabato, quando era entrata nella sede dellFBI, comera stato registrato
dalle telecamere del servizio di sicurezza interno.
- Aveva prelevato dei files coperti dal segreto investigativo,
rimovendo dei sigilli federali e dileguandosi.
- Senza troppi giri di parole, era indagata per atto illecito,
allontanamento dal servizio e occultamento di prove.
- Le sarebbe bastata lultima imputazione, per essere radiata
dal servizio attivo ed incriminata.
- Jean sostenne con debole enfasi la tesi che era anche possibile
pensare che Scully stesse indagando per aiutare Mulder, o che fosse stata condotta via
contro la propria volontà, sapendo bene che quegli uomini non avevano alcuna intenzione
di crederle.
- Si limitò a recitare la parte, come del resto era stato fatto
molti anni prima, con la morte di suo padre.
- Davvero quel russo poteva avere ragione ? Che fosse vivo ?
- No
non
poteva essere vero
no
- Il bureau la diffidò dal cercare Mulder, e questo non fece altro
che confermare i sospetti che Dana aveva esternato a casa sua.
- Dapprima pensò che sarebbe stato opportuno cercare Fox dove Dana
laveva consigliata, anche se riteneva difficile pensare che nel suo stato, egli
fosse in grado di rammentare la casa dei propri genitori.
- Non appena imboccò la strada secondaria, immersa in un piacevole
paesaggio fatto di querce sempreverdi ed olmi, provò sollievo.
- Il traffico era diminuito, si guidava meglio.
- Controllò molte volte lo specchietto retrovisore
non sembrava
che qualcuno la stesse seguendo.
- Superò un magnifico albero di quercia rossa, e avvertì un tonfo
al cuore.
- Rammentò la giovinezza, trascorsa dai nonni, e la visione
splendida degli alberi in primavera.
- Essi emergevano sfidando la forza della natura, dei temporali e
delle tempeste, senza spezzarsi.
- Il verso, ora tenue, ora potente, del vento che stormiva fra i rami
agitandoli e movendoli con grazia infinita, era una dolce melodia scolpita nella memoria
dei popoli.
- Non è forse la voce dellalbero che ci accompagna nella
nostra infanzia, facendoci vivere avventure mai vissute ?
- Non è forse lalbero con la sua voce silenziosa, che ci segue
ogni mattina, dallautunno dolce romantico allestate afosa e vitale ?
- Non sono forse le sue foglie, rosse e gialle in autunno,
moltitudine colorata e tappeto sulla realtà delle stagioni, che ci accolgono quando da
bambini ci rotoliamo su di esse, come nelle braccia di una madre affettuosa ?
- E non è forse lalbero, che dalle fronde e dal tronco
massiccio, osserva il nostro primo amore, rubato ad una ragazza dolce e timida, alla base
delle radici forti ed umide ?
- Non è sul suo tronco, che incidiamo il suo nome, come per
scolpirlo nelleternità delle memoria ?
- E non è forse lalbero, che spia la nostra vecchiaia,
invidiosi delle sua età infinita e del suo ciclico rinnovarsi ad ogni stagione, mentre la
nostra, di stagione, volge al termine ?
- E non forse lalbero, che veglia sul nostro sonno eterno senza
più tempo, al quale nessuna forza potrà mai sottrarci ?
- Ed è lalbero che accoglie le nostre ceneri, filtrandole
dalla radici per ridarle al sole, al vento, alla pioggia, sino a quando anchesso
morirà, divenendo vuoto e scarno, quasi che con quelle forze, si distrugga anche
leternità del creato, che si stemperi in un cielo privo di nuvole.
- Jean Grey si passò la mano fra i corti capelli, più per abitudine
che per altro.
- Erano nerissimi e spuntavano irti e lisci comera tipico degli
indiani, mentre la pelle olivastra emanava un tenue profumo.
- La sua bellezza vinceva i quarantatré anni, mentre le pupille
parevano piccoli scoiattoli in perenne movimento.
- Il naso, lievemente adunco, altro tratto caratteristico della sua
gente, le conferiva un viso aristocratico e severo.
- Le labbra, piccole disegnate con cura, erano di un color amaranto
scurissimo.
- Sedeva, composta, dinnanzi ad un tavolino da te in teak, in un
salone ampio ed arioso.
- La luce del mattino, filtrava dalle finestre e dalla porta della
veranda, che dominava lampio giardino di casa Mulder.
- La madre di Fox era seduta di fronte, con espressione assente.
< Mi spiace darle questa notizia, ma è necessario che
sappia
>
Parla mentre la madre di Mulder agita lentamente il cucchiaio da
te, facendolo tintinnare nella tazza. E una sorta di tintinnio nervoso, che spesso
non si ode nemmeno, ma che in certe circostanze provoca fastidio ed irrita, come adesso,
sta irritando il vice-direttore federale.
<
Le condizioni di suo figlio sono gravi
.cè
impossibile sapere il suo stato di salute e crediamo che agisca in preda ad una sorta di
delirio allucinatorio ! >
- Sorseggiò un goccio di tè, carico, dolce.
- La sensazione di fastidio non intende abbandonarla, anche adesso
che Tea Mulder ha terminato di far girare quel cucchiaino, e la fissa con aria fredda.
- E troppo gelida, eccessivamente fredda, tanto..
- Troppo per una madre che scopre questo tipo di notizie, sul proprio
figlio, soprattutto da unestranea.
- Che sia stata lagente Scully, ad inculcarle quella sorta di
paranoia strisciante ?
- Forse adesso pensa a quello che Yvanov le ha detto, circa suo
padre, circa il fatto che si sia rifiutato di darle altre informazioni, su quella sorta
dassurda rivelazione
- Forse è il fastidio che le provocava vedere Scully accanto a
quelluomo mastodontico, che la mangiava con gli occhi
Ma sente.
- Sente che la madre di Fox sta nascondendo qualcosa.
- Del resto, nel corso degli anni, Jean Grey aveva affilato
enormemente il proprio istinto investigativo.
- Prima come difesa, nei confronti dei colleghi e dei superiori che
per molti motivi, non ultimo il passato di suo padre Nat, la tenevano docchio e
solvendo mostrarle una finta espressione di facciata.
Espressione che era presente in Tea Mulder, e del tutto assente invece in Sergej Yvanov.
- Diventando infine vice-direttore dellFBI, era suo dovere
comprendere e capire il carattere dei sottoposti e degli agenti che dipendevano da lei.
- Quindi era pronta a scommettere che la mamma di Fox stesse
mentendole.
- Agiva con durezza plastificata, quasi meccanica..
<
Come capirà, sono interessata a qualsiasi informazione
che possa riguardarlo. Anche una traccia apparentemente insignificante
>
Anche quello che non vuoi dirmi
pensò.
- Lei posò il cucchiaio nel piattino, tremando un poco.
- Jean colse subito quel particolare, vergognandosene.
Stava scrutando quella donna come se avesse davanti una pericolosa assassina e ciò non le
piaceva. Questo, almeno in parte, dava credito al disagio di tutti coloro che si trovino
davanti ad un agente federale.
< ..mi spiace
ma mio figlio non è proprio il tipo
abituato a riferire a me i suoi spostamenti
.le sue abitudini
>
- Il vento, fuori, si alzò dimprovviso.
- Non stava parlando
ma spiegando, giustificando il
perché della sua risposta.
<..i miei rapporti con lui si sono interrotti da molto
tempo
.>
- Ora la voce assunse i toni di un mal nascosto disgusto.
- Jean socchiuse le palpebre.
< Trovo
difficile credere che lei non abbia
alcunidea di dove suo figlio possa essere
signora Mulder. Secondo lagente
Scully questa sarebbe stata addirittura la sua tappa principale, intento comera ad
una sorta di ricerca
>
< Non mimporta assolutamente nulla di quel
che
quella Dana Scully può aver detto riguardo mio figlio ! >
- La frase uscì cattiva.
- Jean si sentiva estranea a quella sorta di dramma famigliare, nel
quale era costretta a scavare.
- Non riteneva che i rapporti fra Fox e sua madre, fra Tea e Dana,
avessero ad interessarla.
< Se Fox sta male, mi posso solo augurare che guarisca
lui
si limiterebbe a fare altrettanto, nei miei riguardi ! >
< Signora Mulder, io
>
Posò con decisione la tazzina sul tavolino da te.
< E la smetta anche di nascondere le sue reali motivazioni,
vice-direttore
Se ha intenzione di accusarmi di qualcosa, lo faccia ! >
Ora era diventata acida, quasi si fosse toccato un nervo scoperto
e la reazione fosse istintiva, impensabile.
< Mi fraintende
voglio solo cercare di trovare Fox
Mulder
per la sua salute e la sua salvezza, nullaltro
>
Jean mutò tono, comprendendo bene che era del tutto inutile stare
sulla difensiva a quel punto.
<
posso avere tutta la comprensione di questo mondo, ma
sono pur sempre un vice-direttore federale che sta indagando ! Se scoprissi che lei mi
nasconde qualcosa
>
Tea Mulder si passò la mano fra i capelli, deglutendo.
< Anche se avessi informazioni su Fox, non gliele darei ! Mi
sono spiegata ? Ora, se non ha altro da chiedere, la pregherei di andarsene da casa mia !
>
< Non può proteggerlo da se stesso
>, apostrofò Jean,
serrando le labbra.
< Proteggere ! >
Tea si alzò di scatto, con una vitalità superiore ai propri
anni.
< Proteggere ! Lei viene qua e
.mi dice che intenderei
proteggere mio figlio ! Lasci che le dica che mio figlio Fox, si è sempre preoccupato di
proteggere se stesso..Non ha saputo nemmeno preoccuparsi di suo padre, oltre che di me !
>
Gli occhi si bagnarono di lacrime. Lacrime cattive, piene di
rancore.
< Si alleva un figlio
gli sì da tutto quello che è
giusto, tutto quello che si può dare
e lui come ti ripaga ?
Uccidendoti
uccidendo suo padre
uccidendo me
solo per un avvenimento di
decenni or sono
.solo per questo!>
- La Grey si alzò, posando anchessa la tazzina sul tavolo da
te.
- Contenne a fatica il desiderio di rispondere con rabbia, di dire
qualcosa.
- Sapeva che era inutile.
< A questo punto
.ritengo conclusa la nostra discussione,
signora Mulder ! >
< Non si lasci corrompere dal fascino di Fox, comè
accaduto alla sua collega ! La trascinerà in un baratro senza fondo, dal quale non sarà
più in grado di uscire..>
Jean si fermò sulla soglia, con le mani che tremavano appena.
< Mi spiace che lei stessa
sottovaluti la capacità ed il
lavoro di Mulder ! Si merita molto più rispetto ! Ora, se permette
.>
- Uscì, senza voltarsi.
- Tea Mulder rimase così sola nella casa.
- Non si mosse, sino a quando il suono di passi pesanti riecheggiò
nella stanza.
- Uno dei killer alieni sbucò da dietro luscio, sorridendo.
< Così
.abbiamo un ulteriore ostacolo
.sul nostro
cammino
>, mormorò a se stesso.
- Alex Krycek uscì per secondo, regalando un gelido sorriso alla
madre di Fox, che si limitò a fissare il vuoto, con gli occhi bagnati da lacrime gelide.
- E le accadde qualcosa di curioso.
- Per un istante, le apparve davanti unimmagine, come da una
diapositiva stampata con troppa luce, che comunque permetteva ancora di scorgere i colori
e i dettagli.
- Cera Fox, bambino, che giocava con una trottola sotto una
grande quercia.
- Quellimmagine rapida, istantanea, si scolpì nella mente di
Tea Mulder, come fosse lultimo ricordo di suo figlio vivo.
---
- Abitazione di Frank Black, Pittsburgh,
- Stato della Pennsylvania, Ore 09.00 Am
- Lunedì 24 Giugno 2002
- Chaterine era seduta davanti al pc, passandosi nervosamente la mano
sulla fronte.
- Aveva da poco accompagnato Jordan a scuola ed aveva anche evitato,
ormai penosamente, di guardare la sala, per scorgere la sagoma del fantasma di suo marito
davanti alla TV.
- Stava aspettando il collegamento on-line con lufficio.
- Accampando scuse di salute, aveva infatti ottenuto che il suo
lavoro le fosse mandato tramite e-mail a casa.
- Non che amasse la solitudine tipica degli scrittori, davanti al
monitor acceso, che emanava un costante rumore di fondo, ma doveva pur vivere e non se la
sentiva di abbandonare il marito da solo in casa.
- Digitò la propria password ed attese.
- Si abbandonò sulla sedia, sbuffando, quando una mano fredda gli si
posò sulla spalla, facendola trasalire.
- Si voltò di scatto.
< Frank ! In nome di Dio
mi hai fatto quasi venire un
infarto dalla paura cosa..? >
- Le uscì tutto di un fiato e solo allora capì che lui non la stava
veramente ascoltando.
- Cioè era davanti a lei, la guardava, ma era altrove.
Quellaltrove in cui, spesso la sua mente misteriosa, lo portava.
< Saluta Jordan
devo partire ! >
Si espresse con la solita voce lenta e solenne, che lo faceva
assomigliare ad un monolite parlante.
< Cosa ? Frank
ma che dici ? Tu non stai bene..>
Sorrise. Frank sorrideva raramente, come se la propria espressione
fosse scolpita nel monolite cui sopra.
< Occupati di Jordan
almeno sino a quando prenderai le tue
decisioni, Chaterine ! Prenderò il fuoristrada
.devo affrontare delle
salite
>
Lo afferrò per un braccio.
< Adesso basta ! Non puoi
tu non puoi
>
La voce usciva tremante, gli occhi sgranati e colmi di lacrime.
<
farmi questo ! Io
credi di potertene andare via
così, senza darmi alcuna spiegazione ? Sei..sei rimasto in uno stato
penoso
per
>
- Le diede un bacio.
- Lafferrò con decisione, baciandola e zittendola.
- Lei si scostò, tremando con una bambina sotto il temporale.
< E..per via dei sogni che fai ? E per questo,
Frank ? >
Lui annuì.
< Esistono mondi più grandi, di quelli che crediamo di
comprendere ! >
Chaterine si abbandonò sul divano, piangendo copiosamente, sino a
quando il rombare del Cherockee si dileguò lungo la strada.
***
CAPITOLO DODICI
- Darwin, Stato della Virginia, Ore 11.35 Pm
- Lunedì 24 Giugno
- Camminava apparentemente senza meta, avanti ed indietro, guardando
fuori della finestra.
- Spostando le tendine bianche, poteva così osservare la piccola
folla che si era asserragliata sotto casa sua.
- Erano poco più di una decina, ed il dottor Stevens li conosceva
tutti:
- Matt Herksen, il meccanico che sapeva aggiustare ogni genere di
trabiccolo agricolo della zona; Ed Morgan, operaio della segheria a valle di Darwin, con i
suoi due figli appena nati e già contagiati, Edith Keelear, maestria forse lì per caso
ma comunque con una brutta cera; Sharon Tate dagli occhioni scavati ed il tremito
incontrollabile, abile nel dispensare caldi favori, data la lontananza del proprio ragazzo
in Afghanistan; Linda Blair, divenuta famosa per via del cognome, grazie a quel film
costato due lire e proprietaria di uno dei ristoranti più stuzzicanti della zona; Darrin
Gillespie, proprietario della pompa di benzina che sincontrava appena arrivati a
Darwin, dopo lo scollinamento.
- Un gruppo male assortito, senza dubbio
- Parlottavano piano, poi come se eseguissero una sorta dordine
tacito fra loro, prendevano ad urlare a pieni polmoni, per lo più parolacce, verso di
lui.
- Ma che cazzo si erano messi in testa ?
- In fondo lui era solo un dannato medico di campagna, e negli Stati
Uniti medico di campagna significa proprio medico di campagna come da noi nei primi del
novecento, abituato a curare orzaioli, infezioni da taglio e cose simili
- Quella maledetta cosa, influenza tanto per chiamarla così,
sembrava sbattersene di tutte le medicine esistenti.
- Non aveva senso che quei tipi si fossero asserragliati sotto casa
sua alle undici e passa di notte, fracassandogli un paio di vetrate della veranda.
- Sbirciò di nuovo dalla finestra, proprio mentre Ed urlava:
< Vieni fuori, brutto stronzo ! Hai finito di menarci per il
naso
vogliamo la verità ! >
- Si ritrasse solo quando udì la sirena dellauto di servizio e
prese un profondo respiro di sollievo.
- Le luci blu e gialle dellauto, forarono la tenue nebbiolina
come un coltello bene affilato.
- Truelove scese, calzandosi il cappellone sul davanti, e sbuffando.
- Per tutto il giorno era stato a Bristol City.
- Aveva parlato con la polizia della contea e faxato allFBI.
- Le risposte non gli erano poi piaciute molto, ma adesso non era il
caso di parlarne.
- Conosceva ogni abitante di Darwin, logicamente.
- Si trattava di persone forti, con ideali tipici della Virginia:
Dio, patria e famiglia, sesso solo fra le mura domestiche
- Li aveva veduti così solo una volta, quando il governo Reagan
aveva aumentato la tassa sul raccolto del 17%.
- Insistevano per protestare direttamente a Washington, ma non se ne
fece più nulla.
- Ecco, generalmente si alzava un gran polverone, come quando spirava
il vento teso da Ovest, ma poi tutto si placava.
- Truelove stava divorando un mostruoso hamburger preso proprio al
ristorante di Linda, ed aveva intenzione di chiamare Anne o Bob, per sapere come stava sua
nipote Kim, ma proprio appena aveva messo piede nellufficio, di ritorno dalla
città, il vice laveva chiamato.
- Aveva una nocetta stridula da panico, che lo divertì molto.
- Non erano novità, cose del genere, intendo telefonate fuori
orario.
- Una volta lavevano chiamato a mezzanotte i genitori di Amanda
Parker, convinti che fosse fuggita da casa e finita nelle mani di Charles Manson.
- Invece era nascosta dietro il fienile di Hill, fra le braccia di
Tommy, intento a spiegarle perché il sesso era bello anche fuori delle mura di casa.
- Allora ripensò con nostalgia al sesso fatto da lui stesso proprio
fra quei covoni, almeno due o tre vite prima.
- Si schiarì la voce, parlando fissandosi le scarpe.
< Allora
vi pare bello il casino che fate ? >
- Tacquero tutti, dimprovviso.
- Uno di loro, Matt, probabilmente delegato a rappresentare quel
gruppetto, si fece avanti.
- Brandiva una poco raccomandabile chiave inglese, una quarantadue
che pareva aver lunico scopo di spaccare una testa in due, come un melone.
< Siamo stanchi, sceriffo ! Questa storia va avanti da troppi
giorni, ormai ! Vogliamo sapere cosa succede ! Avere delle risposte ! >
Parlava usando la chiave come una sorta di lunga bacchetta, tesa
ad indicare loggetto della sua filippica.
< Spaccare la testa al povero dottore, non serve ad un
accidente, lo sai !Sono stato a Bristol
mi hanno assicurato che listituto
digiene e profilassi, manderà domani una squadra di soccorso ! Gli accessi al
nostro paese sono bloccati e monitorati
.>
Un brusio di sorpresa.
< Ma
come accidenti faccio ad andare alla segheria
domattina ? >, tuonò Morgan.
< Non ci vai ! Siamo sotto quarantena
almeno così mi è
stato detto ! Ho anche informato lFBI dello stato, circa il fatto di Virginia
Weelock
Di più non posso proprio fare ! >
Ora Matt agitava la chiave davanti al muso dello sceriffo, che
sembrava nemmeno vederla.
< Nessuno mi chiude qui come un topo in gabbia ! Vado dove
cazzo mi pare, sbirro ! >
- Spencer era nel frattempo sceso dallauto, con il fido fucile
a pompa fra le mani.
- Era tutta scena. Il fucile era scarico, non aveva nemmeno il
caricatore inserito.
< Ed io faccio rispettare la legge, Matt ! Se forzi i blocchi,
ti sbatteranno in galera, e sarai costretto a chiudere la tua officina per sempre ! >
- Non mutò mai tono, mantenendo una freddezza incredibile.
- Era lesperienza, era sapere che non sarebbero mai andati
oltre ciò che stavano minacciando
- Altro brusio.
< Ma
sceriffo
stiamo male
ci sono delle persone
che
sembrano
> ansimò Sharon.
Truelove si avvicinò a lei, scostando Matt e la sua chiave
inglese, e le cinse le spalle, sorridendo.
< Ragione di più per aspettare il servizio sanitario
nazionale
.ti pare ? >
- Lei abbassò gli occhi, bagnati di febbre.
- Scottava come una stufa.
< Non sarà qualche cosa che riguarda Bin Laden, vero ? >
Truelove scosse il cappellone, a diniego.
< Ti pare che venga qua, a rompere le scatole a noi ? >
Altro brusio, con qualcuno che si allontanava, mani nelle tasche,
sguardo piantato a terra.
< So come andrà a finire
perderemo tutto il
lavoro
.non si comprerà niente da noi
>, imprecò Darrin.
Lo sceriffo alzò appena le spalle.
< La benzina non porta malattie
e poi ci sono sempre i
sussidi statali
.>
- La piccola folla si era del tutto sciolta.
- Matt aveva abbassato la chiave inglese, infilandosela nella
salopette che indossava.
< Ci facciamo la birra, con quei soldi
>, commentò.
< E successo a noi
e dobbiamo accettarlo
andate
a dormire, adesso
è tardi ! >
- Truelove sapeva di mentire. Non piaceva nemmeno a lui lidea
che Darwin fosse isolata e separata dal mondo.
- Ma non poteva farci nulla.
- Greg Spencer ripose il fucile, attraversato da brividi
dammirazione per Truelove.
- Era il più bravo sceriffo che avesse mai incontrato ed era certo
che sarebbe morto, il giorno in cui avrebbe dovuto abbandonare la stella.
- Era come certi alberi, che restano in piedi durante gli uragani e
che cedono di schianto solo quandè la fine.
- Il buio calò nuovamente fitto, come la calma del paese.
- Una calma apparente. Perché Greg captò suoni nascosti, come di
respiri rochi e gutturali, di gusci che si spezzavano, di cose che andavano strisciando
sui pavimenti, di qualcosa di orrido che stava esplodendo.
- Evitò di chiedere allo sceriffo se anche lui sentiva tutto questo.
- Perché sapeva la risposta e di certo non gli sarebbe piaciuta.
---
- Presso Uelen, Penisola del
- Kamciatka, Stretto di Bering,
- Ore 09.00 Am, Martedì 25 Giugno
- Spesso le cose enormi, che possono sconvolgere il mondo, partono
con il movimento dingranaggi piccoli, appena percepibili dalle persone.
- Ad esempio, il movimento di mezzi militari dellArmata rossa,
che sfreccia lungo un tortuoso sentiero di terra battuta fra le foreste di pini e larici,
ai più può apparire un normale spostamento duomini e carri dalle gomme piene, per
scopi logistici o noti solo al Cremlino.
- Del resto, i rari abitanti di questa penisola dura e fredda come la
roccia, che commerciano pelli e spaccano legna, sino al sabato, per poi andare a spendere
i pochi rubli guadagnati ubriacandosi di wodka, hanno visto rombare i carri e i camion con
la stella a cinque punte chissà per quante volte.
- Tantissime a dire il vero, durante gli anni sessanta e settanta,
con la guerra fredda ( e fredda come qui non lo sarà stata mai ) al culmine, gli arsenali
carichi di bombe atomiche pronte a sbriciolare il pianeta Terra.
- Dopo gli anni ottanta le cose si sono calmate, sono diventate più
metodiche e
come dire
di routine.
- I visi paffuti e floridi dei ragazzi sovietici, cresciuti a patate
e soia, con lelegante colbacco del CSKA, erano diventati ancor più delicati e
rilassati con quellironia che sempre accompagna il rigido mondo militare
quandè impiegato nelle sue prassi formali senza senso in tempo di pace.
- Ma per il colonnello Peskov, ventidue anni di servizio in questo
deserto di ghiaccio e neve, fra gli orsi del Kamciatka, quel mare pescosissimo, e
leterno rumore del pack che si sbriciola, per questo colonnello, il movimento di
questi giorni è diverso.
- Non ha ricevuto alcun ordine in proposito, ma lo sente a naso.
- Lo capta dal debole tremare dei polsi del tenente colonnello, dagli
sguardi grevi e dal muto silenzio che alberga in uomini sino a pochi giorni prima
ridanciani e gioviali.
- Dalla mensa, che sino ad un mese fa echeggiava di battute e risate
fra un boccone e laltro, e che ora è sprofondata nel cupo silenzio della paura.
- Dalle licenze, negate e respinte, per non precisati "motivi
logistici".
- Ha chiamato sua moglie Ylliana, nel pomeriggio del giorno prima.
- Lei è ad Uelen, a poco meno di venti chilometri dalla base, ma
sembra sulla Luna.
- Le ha parlato dellarrivo dellestate, del sole che
finalmente sventra la coltre oscura dellinverno boreale, del ghiaccio che si è
liberato davanti a casa, permettendole di vedere il primo colore verde vivo della tundra.
- Della stufa calda, su cui bolle del latte, del pane appena fresco,
perché pane e latte ci sono dappertutto, qui come in America.
- E lui
.lui non le ha detto del puntamento dei missili, quelli
a testata nucleare, quelli a raggio intercontinentale, dellallarme giallo che ormai
dura da giorni.
- Non le ha parlato del sottomarino russo intercettato nelle stesse
acque dove il padre di sua moglie, si reca a pesca nei periodi primaverili ed estivi,
tornandone con il battello colmo daringhe e alici.
- Ha preferito ascoltarla e quando lei, dai capelli rossi e dal viso
pallido, dagli occhi azzurro cielo, come quello splendido della Siberia, le ha chiesto il
perché della sua telefonata, si è limitato a biascicare, come un ragazzino intimidito:
<
ti amo
solo questo
>
- Poi ha riappeso, scuotendo la testa rasata e calzandosi il cappello
tondo dellesercito.
- Tante cose, troppe da poter spiegare.
- Adesso quei piccoli, insignificanti ingranaggi, giravano senza
tregua.
***
CAPITOLO TREDICI
- Sede del Guerriero Solitario, Washington,
- Ore 11.34 Pm, Domenica 23 Giugno
- Dana era seduta sul divano, il capo reclinato allindietro,
fissando con espressione assente e colma di sonno, il soffitto.
- Nessunemail di risposta, nonostante il collegamento fosse
stato attivo per tutto il giorno.
- Sergej si sedette al suo fianco, ed il divano parve affondare per
via della sua stazza.
< Sei sveglia ? >
- Lei annuì, voltandosi e sorridendo un poco.
- Era un sorriso stanco, patito.
< Io e Langly abbiamo sentito il notiziario della CNN, poco
fa
.i voli per Mosca sono momentaneamente bloccati
almeno dalle principali
città
.e per i civili
>
- Dana si limitò a socchiudere le palpebre, prendendo atto della
cosa, senza alcuna paura.
- Lorologio batteva inesorabile le ore
tictactictac
- Le afferrò la mano, quella mano piccola e fredda.
< Posso lo stesso farti giungere a Mosca
.lo sai
!
>
Sorrise. Fu un sorriso più spontaneo, questa volta.
< Devo trovare Mulder
salvarlo
>
< Credi che
insomma
.è passata quasi tutta la
giornata
magari Jeremiah Smith non ci risponderà mai
.magari ci siamo
sbagliati, circa quel codice
>
< E possibile, ma è anche la sola pista che
abbiamo
tu
Sai qualcosa dal tuo centro dinformazioni ? >
Scosse il capo.
< Affatto
ho evitato qualsiasi contatto
.temo
dessere intercettato
Non abbiamo idea di chi sia coinvolto e di quale potere
possegga ! >
- Scully abbassò il capo, sino a sfiorarsi il petto con il mento.
- I capelli le caddero in avanti.
<
se solo
ci rispondesse
.potremmo aggrapparci a
qualcosa
>, sussurrò.
< Dana ! >
- La voce di Frohike la fece scattare dal divano come una molla.
- Prima che Yvanov potesse rendersene conto, era in piedi, davanti al
pc, con il buffo omino seduto alla sua sinistra.
< Ha risposto
! Cè una email in risposta alla
nostra ! >, disse con gioia quasi infantile, girandosi verso Yvanov.
- Frohike lesse il contenuto.
- Lavrebbero cancellata immediatamente, per non far
insospettire Karen.
<
allora
27.00.00
T 66 x A 346 k
.>
Dana si spostò i capelli dietro le orecchie, annuendo.
< Ha accettato lincontro
e ci ha detto il
giorno
.Giovedì 27
a mezzanotte..>
Si voltò decisa.
< Partiamo
>
Yvanov annuì.
< Niente aereo
la carta di credito ed il biglietto sono
rintracciabili
useremo lauto
guido io per ora
.Prendi quello che ti
serve
>
Langly si tolse gli occhiali, rigirandoseli fra le dita,
imbarazzato.
<
così..siamo tagliati fuori
.>
Scully stava già sistemando qualcosa nella propria borsa scura,
quando la frase la raggiunse, come colpendola con forza.
< Mi spiace
.vi sono immensamente grata e giuro che se
tutto andrà bene
non dimenticherò che Mulder è stato salvato per merito
vostro
ma
Se ci muoviamo tutti, siamo sicuramente intercettabili
>
- Non convinse nessuno, nemmeno se stessa.
- Frohike le diede una pacca sulla spalla, mormorando:
< Sii prudente
non mi piace quella sorta di colosso che ti
porti dietro
>
Lei sorrise.
Strinse la mano di Frohike e prese un bel respiro.
< Mi fido solo di voi e di Mulder
lo sapete
>
Langly smozzicò, quasi piangendo:
< Da come hai sempre valutato le nostre teorie, non sì
direbbe
>
Ora anche gli occhi di Scully si bagnarono un poco.
<
ditemene una credibile
>, commentò, con la
voce compressa dalla commozione.
Byers le baciò appena la guancia e lei annuì, accarezzandogli la
barbetta rossa.
<
dotto
folle
unico Byers
>, smozzicò.
Frohike si appoggiò alla scrivania, fissando Scully come
unicona.
< Dì a Fox
che mi deve una collezione di video
e che
non intendo finire allaltro mondo prima di riscuoterla ! >
Si avvicinò a lui, chinandosi per baciargli la fronte.
< ..spero la smetterai, adesso, di fare i tuoi soliti commenti
su di me
>
- Frohike abbassò appena gli occhi.
- Sintrecciò le dita guantate e mormorò:
<
affatto
bocconcino
>
Il silenzio calò su tutti, sino a quando Dana non uscì, senza
più voltarsi.
---
- Stazione ferroviaria di Bristol City, scalo merci,
- Ore 08.27 Pm, Lunedì 24 Giugno
- Lo trovarono così, comera rimasto quando aveva veduto il
solito orrore, nella sua mente.
- Mark Becker e Tom Cavanaugh, erano operai addetti alle ferrovie da
dieci anni.
- Fisico tozzo e panzuto, faccione florido e rubizzo, tipico di chi
eccede in birra e alcool, in cibi carichi di grassi e patatine.
- Nei loro continui lavori di pulizia e di sdoganamento delle merci,
avevano veduto decine di barboni, pazzi, sognatori e drogati che si erano sbattuti sui
quei vagoni, quasi fossero la stessa merce del treno.
- Avessero posseduto un minimo di cultura generale, Mark e Tom
avrebbero potuto scrivere un libro, circa gli incontri che quotidianamente o quasi,
facevano sui carri merci.
- Più realisticamente, essendo appena capaci di vergare il loro
nome, ubriacarsi come scimmie e svolgere la loro attività, avevano pensato ad un altro
tipo di lavoretto da fare con quei barboni.
- La maggior parte delle volte prendevano quei rifiuti umani e li
gettavamo giù dal vagone, alleggerendoli dei pochi spiccioli che avevano in tasca, in
cambio di una mancata denunzia alle autorità ferroviarie.
- Poi, se il rifiuto in questione era una bella puttana, poteva anche
pagare in natura, che tanto nessuno se ne sarebbe mai lamentato.
- Ovviamente certi lavoretti, Mark e Tom li svolgevano con il turno
di notte, meno sorvegliato e più tranquillo.
- Mark Becker era il più anziano ed aveva insegnato a Tom
larte del "lavoretto".
- Aveva spiegato come impaurire vecchi scemi che puzzavano come
latrine, ragazzini fuggiti da casa, fighette mezze nude, venute da chissà dove.
- Lultima volta Mark si era limitato a guardarlo scopare una
ragazzina di poco più di sedici anni, molto probabilmente fuggita da casa per
unavventura.
- A dire il vero, la bimba non sembrava molto felice della cosa,
poiché aveva strillato e pianto per tutto il tempo, ma tanto, nello scalo deserto della
notte, nessuno poteva udirla.
- Tom, in quelloccasione, pensò che Mark fosse un po
frocio, giacché laveva visto menarselo con lui che si faceva la tipa. Ma aveva
evitato di dirglielo, né tantomeno di scherzarci sopra.
- Mark dava lidea di una sorta davanzo di galera, con una
ributtante cicatrice che gli attraversava il viso da destra a sinistra, retaggio di un
incidente alla manovra che per un pelo non gli aveva portato via la faccia.
- Quindi Tom pensava bene che fosse evitabile sfotterlo, per lo più
visto il lungo periodo che i due trascorrevano lungo le traversine, in mezzo al buio fitto
e gelido della sera.
- Posarono le bottiglie di birra, una Bud gelata, ai piedi delle
rotaie, fra la ghiaia bianca e fresca di calce.
- Spiombarono il vagone, dal lato opposto a quello nel quale Fox
Mulder era salito, notando così immediatamente che era stato forzato.
- La porta dacciaio e legno, scorreva bene sulla guida
ributtante di grasso giallognolo.
- Tom puntò la pila, verso i lati, certo che vi fosse qualcuno.
- Orami, come Mark, sentiva il loro odore.
- Una volta vi trovarono un rimasto secco, e dopo averlo frugato ed
aver appurato che aveva indosso solo la sua fame, chiamarono la polizia.
- Mark si chinò prendendo la birra, e sorbendone un gran sorso
sbottò in una sghemba risata ubriaca. Era la quarta o quinta birra che si scolava.
- Era lunica cosa bella della vita, la birra
..Anzi due:
la birra e le baldracche
- Il resto, come ad esempio il lavoro, erano uno schifo.
- Alla fine Tom lo scovò.
- Le mani a proteggersi il viso, tremante e scosso dalla febbre, e
soprattutto un bel giubbotto di pelle, che poteva anche valere qualcosa o addirittura
essere indossato.
< Vieni fuori, coglione ! >, urlò ridendo.
Mulder non si mosse. Sembrava non aver sentito, rimanendo immerso
nella brulicante oscurità degli insetti.
< Hey Mark
cè il solito clandestino
! >,
urlò con voce ironica.
- La porta fu aperta del tutto, con un rombante boato.
- Fox emise un debole rantolio, quando le luci delle torce gli furono
puntate addosso.
- Mark si sporse allinterno, balzando goffamente nel carro
merci e sotto le suole, lo zucchero di barbabietola produsse un graffiante suono
fastidioso.
< Devi scendere da qui, capito, barbone ! >
Mulder tentò di alzarsi, e nel guardarli trovò le loro sagome
deformi.
<
voi
non potete capire
quello che ho
visto
>, smozzicò.
Lo guardarono bene. Quel giubbotto era davvero sprecato, su uno
straccio simile.
< Frugalo, dai
! >, ordinò Mark.
- Mulder vide Tom Cavanaugh avvicinarsi a passi decisi, con il
martello della manovra ben serrato nella mano destra. Era un martello dal manico lungo,
che sembrava una sorta di mazza medioevale in mano ad un brigante.
- Allungò la mano, come per allontanarlo.
<
aspettate
io
>, sussurrò.
- Non era in grado di riconoscere la propria voce, come chi si debba
operare alle corde vocali e dopo un periodo di silenzio, senta la propria voce risuonare
distorta e metallica.
- Dun tratto fu come se gli si fosse abbattuto un treno in
corsa, lo stesso che lo aveva scarrozzato sin lì in quel viaggio lento ed interminabile,
sulla gamba.
- Cadde, anzi crollò a terra, con la gamba sinistra che urlava dal
dolore.
- Emise un rantolo strozzato, tastandosi larto, che pulsava
impazzito.
- Il martello fendeva ancora laria, emettendo un sibilo fosco,
coperto in parte dalle risate dei due.
- Erano ad un paio di passi da lui.
- Istintivamente, mise la mano sotto la maglietta, allaltezza
del costato, dove avvertiva mordere il gelo della calibro nove.
- La estrasse, puntandola avanti a se. Vedeva solo ombre confuse,
distorte dal dolore e da quellaccidenti che gli stava cancellando la vista.
- I due si bloccarono, come impietriti.
< Hey ! >, mormorò Tom, mentre Becker indietreggiò di un
passo, asserendo:
< Cristo ! Devessere un ricercato ! Magari è fuggito da
galera
filiamocela e chiamiamo la polizia ferroviaria ! >
< Lasciatemi in pace
bastardi
>
- Ora che il dolore, misto alla rabbia gli pompava adrenalina nel
sangue, andava prendendo lucidità.
- La gamba pulsava impazzita, gonfiandosi come un melone.
- Era stata colpita di striscio, altrimenti lavrebbero spezzata
in due, ma ugualmente era come fosse morta.
< Butta quel cazzo di martello
.>, ordinò Mulder, e
Cavanaugh eseguì di scatto.
Laltro era già saltato pesantemente giù dal vagone,
esortandolo:
< Che cazzo aspetti ? Scappa ! >
- Lui scivolò a terra, sporcandosi di zucchero e cadendo come un
sacco di patate dal carro merci.
- Fox strisciò verso il lato aperto, sia per uscire da quel lurido
buco, sia per impedire che lo chiudessero allinterno.
- Vide le due sagome allontanarsi e svanire nelloscurità
assoluta della sera.
- Ripose la pistola.
- Lottò con dolore, mordendosi le labbra sino a farle sanguinare,
per scendere dal vagone.
- Scivolò da un lato, aggrappandosi con le poche forze che gli
restavano e quando toccò la ghiaia bianca e sporca di petrolio e grasso, emise un urlo
lancinante.
- La gamba
sembrava sul punto di esplodere.
- La ruggine sospesa del metallo dei binari, lodore acre del
petrolio e del grasso, penetrarono nel suo corpo, stordendolo.
- I binari erano decine, sparsi in un intreccio spesso e caotico.
- Trappole pronte a ghermirlo, adesso che era sera e che avanzava
claudicante.
- La meta era vicinissima, lo sentiva.
- Barcollò senza meta, con la sola idea di allontanarsi da quel
vagone.
- Se quei due avessero davvero chiamato le autorità
era
braccato, in trappola, senza alcuna via duscita.
- Inciampò su un binario, cadendo pesantemente a terra.
- I sassi duri e spigolosi della ghiaia infierirono sulla sua ferita,
costringendolo ad urlare.
- Tossì, mentre la vista si annebbiava.
- Pensò a lei
.a Dana
Dana che probabilmente lo stava
cercando, che penava per lui
< ..amore
.mio
.>, sussurrò.
- Vedeva un fitto groviglio di forme scure, e nonostante avesse
limpressione di essersi allontanato per chissà quanti chilometri, aveva percorso
solo poche decine di metri.
- Di fronte a lui, il deposito dei merci.
- Serrò i denti, rimettendosi in piedi.
- Papà sarebbe stato orgoglioso di lui, pensò, e lironia di
quellidea lo spinse in avanti.
- Il fianco sinistro doleva, con fitte acute e bastarde, la
gamba
.la gamba sembrava un grosso cotechino bluastro, e la tela dei jeans stringeva
impazzita.
- Doveva trovare un posto dove star fermo, per tagliarsi i pantaloni
e permettere alla gamba di gonfiarsi come doveva, o sarebbe andata in cancrena.
- Non comprese dove la sua mente avesse ancora la forza di trovare
pensieri coerenti, immersa in quel caos nel quale era affondata, ma la benedisse.
- Pensare coerentemente significava vivere, capire, agire
- Lottare contro gli operai, gli insetti, i cani e tutto quel diavolo
di casini che sembravano essergli appiccicati addosso.
- Ora udì il rumore acuto di una sirena.
- Treni in movimento
da qualche parte.
- Sul lato della massicciata che delimitava la campagna dallo spiazzo
di lavoro, vide una lunga fila di convogli color metallo, tutti con unantenna
parabolica montata in cima.
- Sorrise. Di certo non erano vagoni delite, quelli..
- Il treno era silenzioso. Nessuno di guardia, nessuno nei pressi.
- Ciò voleva dire che era vuoto.
- Che sarebbe stato riempito nella mattinata di domani, o che era
pronto per partire appena fattosi chiaro.
- La gamba era gonfia, più di quel che credeva fosse possibile, ma
non era rotta
poteva muoverla, anche se accennarne un debole movimento gli causava
lacrime di dolore.
- In lontananza la sirena aveva preso a farsi sentire, ora
accompagnata da un bagliore intermittente di colore giallo.
- Un segnale
un segnale di qualcosa in movimento
qualcosa
che si stava avvicinando.
- Forse era una gru della ferrovia
stavano caricando qualcosa su
quei vagoni.
- Mulder si appoggiò ad un vagone, tastandone la superficie, sino a
trovare una porta.
- Il maniglione di chiusura era in posizione verticale.
- Lo afferrò con entrambe le mani, e prese a spingere.
- I tendini urlavano impazziti, ma Fox non ne captò alcun segnale.
- Del resto aveva dolori dappertutto e certo quelli erano i meno
preoccupanti.
- La sirena si fece vicinissima.
- Ora la luce illuminava i bordi della massicciata e le traversine e
siniziavano ad udire le voci degli operai.
- Il maniglione scattò improvviso e Fox naccompagnò la corsa,
quasi cadendo a terra.
- Aiutandosi con la porta, si rimise eretto e si trascinò
allinterno.
- Lodore penetrante del disinfettante rendeva laria
irrespirabile.
- Tossì.
- Con la gamba sana, chiuse lo sportello, che rimbombò metallico.
- Strisciò sul pavimento, mentre la gru era accanto al suo vagone, e
accompagnava il proprio procedere con una sorta di verso sinistro, animalesco.
- Nel vagone dal quale la gru sporgeva, pronti per essere caricati
più avanti, decine di contenitori sferici di plexiglass.
- Eh sì
era proprio il treno giusto.
***
CAPITOLO QUATTORDICI
- Strada statale 66 per Abilene, chilometro
- 346, Stato del Texas, Ore 01.00 Pm,
- Mercoledì 26 Giugno 2002
- Linsegna del motel, un motel piuttosto grande che era stato
annunziato da cartelli lungo la 66 da quasi cinque chilometri, apparve allorizzonte
appena sotto la coltre spessa e solida delle nuvole da temporale.
- Il maltempo che aveva investito Washington una decina di giorni
prima, andava ad Ovest, scontrandosi con laria calda dellamerica centrale,
pronto a scatenare violenti temporali.
- Una sensazione indecifrabile simpadronì di Dana, non appena
vide quel motel.
- Era come se una meta agognata si materializzasse dimprovviso,
e che sforzi e speranze prendessero forma.
- Avevano cambiato auto appena fuori della capitale.
- Yvanov aveva noleggiato, in contanti, una Toyota grigio cenere e
una volta giunti nello stato della Virginia, la cosa si era ripetuta.
- Calata la sera, avevano dormito in auto, Dana sul sedile
posteriore, Yvanov davanti.
- Si erano appartati in una stradina secondaria lungo
linterstatale, evitando di prendere le autostrade.
- Ma nonostante tutta quella prudenza, Sergej aveva una sorta di
timore che non accennava a diminuire.
- Era convinto che qualcuno li stesse seguendo, ma non naveva
la certezza.
- Del resto, pensare il contrario, era pura utopia.
- Avevano attraversato la North Carolina e South Carolina, allungando
il percorso, ma evitando la ripida catena montuosa di Blue Ridge.
- Nella South, Dana aveva dormito in un pulito motel dal costo basso,
normalmente utilizzato dalle comitive per il carnevale e Yvanov aveva di nuovo cambiato
auto, scegliendo per un Cherockee rosso granata.
- Per non rimanere senza denaro liquido, lo conservarono sino in
Texas.
- Scully, man mano che la fuga dallFBI e dal suo mondo diveniva
sempre più nitida, provava una sorta dimpazienza di fondo, mista alla solita accesa
attrazione fisica per quelluomo, con il quale era costretta a dividere ore e spazi
ristretti.
- Il notiziario radio delle tre, mentre superavano la Georgia ed
entravano in Alabama, la scosse profondamente.
- Stava appena superando un pesante Tir carico di maiali, quando la
radio gracchiò:
-
- " Lincontro fra le delegazioni di Russia e Stati Uniti,
circa lepisodio del sottomarino russo avvistato in acque territoriali nazionali, si
è concluso con un fallimento. I rapporti fra Usa e Russia, per la prima volta dopo
ventanni di collaborazione, piombano così
sono parole del ministro degli
esteri, < In un pozzo oscuro, del quale non vediamo la fine ! >
- Lallarme circa il blocco dei voli civili per la Russia, ha
scatenato reazioni negative su tutti i mercati borsistici del mondo ed oggi lindice
Down Jones è calato del 7 % !
- Ulteriori sviluppi alla prossima edizione del giornale
radio
"
-
- Poi la voce, atona e senza alcuna emozione, era passata alle
notizie interne, nelle quali si accennava ad un agente dellFBI scomparso e ricercato
per occultamento di prove, e a quello dello sport.
- Scully avvertì un sudore freddo tagliarle la schiena, ma evitò
qualsiasi commento.
- Sfiorarono un incidente in Alabama, a causa di un sorpasso
azzardato, ed alla fine giunsero nel Mississippi.
- Mentre Dana era alla guida, Yvanov si era sbottonato la camicia, la
giacca di entrambi era appesa sul retro, giusto un paio di bottoni al petto.
- Nello stato del Mississippi faceva caldo, unafosità
fastidiosa.
- Yvanov prese un bel respiro e mormorò:
< Sei stanca ? Hai guidato per ore
>
- Aveva la barba sfatta e un cerchio alla testa omicida, ma avrebbe
comunque guidato per ore, se fosse stato necessario.
- Lei scosse appena il capo, gettandogli unocchiata.
- Vide le grosse gocce di sudore luccicare sul suo petto e rammentò,
complice il caldo e quella forzata promiscuità, i propri baci su quel torso massiccio.
- Sorrise, guardandolo ora concretamente.
- Yvanov rovistò fra la borsa da viaggio acquistata a Washington e
chiese:
< Hai sete ? >
- Scully annuì.
- Lo sbalzo fra laria umida e fresca dellest e quella
corrente afosa del sud era stato violento e poco sopportabile.
- Le porse una lattina di Coca Cola, imboccandola lentamente.
- Piccole gocce di cola le scesero davanti alla maglietta bianca e
lei rise.
- < Sarà meglio che mi fermi
! >, osservò.
- Accostarono in unarea di servizio, piena di piante grasse ed
erba medica negli spiazzi liberi.
- Il sole picchiava senza pietà.
- Dana scese per prima, sgranchendosi le gambe e terminò la cola.
- Yvanov si allontanò un poco, per orinare e quando tornò, la
trovò appoggiata al cofano del Cherokee, lo sguardo fisso verso la direzione da
intraprendere.
- Le si affiancò, guardandole le piccole macchie sulla camicetta.
<..scusa
>, disse in uno stentato Inglese.
Lei alzò le spalle.
< Tanto non macchia
>, buttò lì.
- Le posò le mani sulle spalle, delicato ed improvviso e questa
volta Scully non si ritrasse.
- Prese a massaggiarla con forza e dolcezza insieme, e fu allora che
lei mormorò:
< Che fai ? >
Rispose piano, sfiorandole la nuca con il mento, appoggiandosi fra
i suoi capelli morbidi e profumati.
< Sciogli i muscoli delle spalle
o ti spezzi in
due
amore
>
- Lultima parte della frase scivolò fuori appena udibile.
- Dana avrebbe voluto dire qualcosa, o forse baciarlo, chissà
- Quando un enorme TIR sfrecciò accanto a loro, sollevando un cumulo
di polvere e terra rossa, investendoli con una raffica daria bollente.
- Dana tossì, ridendo, mentre Yvanov sbuffò, iniziando a pulirsi i
pantaloni con grosse manate.
< Andiamo
>, ordinò lei. E tutta quellarmonia,
improvvisa comera giunta, svanì.
- Dopo il Mississippi, la Louisiana, e lì il tempo divenne incerto.
- Giunti finalmente nel Texas, il cielo apparve cupo e plumbeo.
- Yvanov apostrofò:
< Credevo che ci fossero solo tori, cow boys e sole, in
Texas
>
Scully sorrise.
< Veramente anche pozzi di petrolio
.>
Aprì la mappa sulle cosce e prese a percorrere la strada 66 con
lunghia laccata di rosa pallido.
< Quasi ci siamo
inizio ad odiare le auto e le
strade
>
- Percorsero i chilometri della 66 in silenzio, come se parlare
potesse rovinare quellintesa che si era ristabilita fra loro.
- Evitarono di accendere la radio, dato che i notiziari parlavano di
riunioni diplomatiche affrettate, interventi dellONU caotici e del richiamo di quasi
3000 riservisti nelle basi strategiche.
- Anche il comando NATO era stato allarmato da quel mercoledì.
- La loro guida, ora lenta e prudente, ora rapida e avventurosa, li
aveva portati lì, ma tutto sembrava andare contro di loro.
- Trovare Jeremiah Smith
sperare potesse curare Mulder e
soprattutto trovarlo
Era unimpresa disperata.
- Il motel era appena sotto il livello stradale, a circa settecento
metri dalla 66.
- Yvanov imboccò uno stretto, tortuoso sentiero di terra battuta,
che procedeva a zigzag, per immettersi nel parcheggio.
- Dana osservò subito che dal porticato del motel, un motel in
pietra bianca e mattoni rossi in stile spagnolo, si poteva vedere bene larrivo di
unauto dalla strada, soprattutto se di notte, con i fari accesi.
- Posteggiarono sul lato opposto a quello delle camere, poiché il
parcheggio era pieno di macchine, camioncini e furgoni, oltre che Cherockee e moto di
grossa cilindrata.
- Dana si stiracchiò i tendini delle spalle, sollevando le braccia
sopra la testa.
- Un colpo di vento freddo e carico dumidità, preannunziò il
primo lampo allorizzonte.
< Presto verrà giù il diluvio
>, disse lei, fissando
verso Ovest.
- Ritrovò le solite sensazioni che spesso provava con Fox, vale a
dire larrivo nei motel, prima della pioggia o sotto un acquazzone, e la certezza che
chiunque vedendoli insieme avrebbe pensato a due amanti.
- Si scosse da quellidea
.chissà se Mulder aveva trovato
riparo, in caso di pioggia.
- Quel pensiero dolce e materno la spinse a tremare.
- Entrarono nella hall del motel. Bello, pulito, sobrio.
- Piante grasse e cactus in grandi fioriere.
- Una donna di mezza età, di colore, magra come uno stoccafisso, era
appoggiata dalla parte opposta al bancone, fumando una Morley.
- Dana affiancò Yvanov, parlando per prima.
< Buongiorno
desidereremmo due camere singole
>
La donna aspirò, fissandola con aria interlocutoria.
< Non siete di qui, vero ? >
Scully alzò le spalle.
< Si
perché ? >
< Cè la fiera del bestiame, a nord di Abilene
ho
solo una camera doppia, al primo piano
e costa novantasette dollari al giorno..>
- Scully sbuffò.
- Si trattava di un pomeriggio e di una sera
nemmeno sino a
notte fonda
ma sapeva cosa avrebbe significato per lei, passare tutto quel tempo con
Yvanov nella medesima camera.
<..Ok
la teniamo per un paio di giorni
paghiamo in
contanti
>
- Porse la carta didentità e firmò il registro con il proprio
nome.
- Inutile fingere, del resto.
- Lo stesso fece lui e si caricò sulle spalle mastodontiche la sacca
da viaggio, la borsetta e il proprio zainetto.
- Arrivarono alla camera 140.
- Dana aprì con la scheda e vide un decoroso letto matrimoniale,
delle buone sedie ed una poltrona.
- La porta del bagno era socchiusa.
< Fatti una doccia
io
sistemo lauto
ho
visto una pompa di benzina
faccio il pieno e con questo chiudo anche con i miei
soldi
preleverò qualcosa
>
Lei scosse il capo.
< E imprudente ! >
Yvanov annuì.
< Lo so
ma posso vedere di
nascondere il mio numero
di bancomat
posso farlo con la mia scheda apposita
è rischioso ma è sempre
meglio che dir loro dove siamo ! >
- Lo vide uscire.
- Avrebbe voluto dirgli di esser prudente, che temeva..ma cosa temeva
davvero ?
- Scosse il capo, buttandosi sul letto e sospirando.
- Yvanov uscì, passando davanti alla hall, dove la donna proseguiva
ad avvelenarsi i polmoni, imperterrita.
- Quando fu a metà del tragitto fra il motel ed il parcheggio, le
prime grosse gocce di pioggia iniziarono a cadere sulla terra secca, che le assorbì
avide.
- Presto lodore di terra bagnata avrebbe impregnato
laria, rendendola umida e profumata.
- Salì a bordo del Cherokee e slacciandosi lorologio
controllò che la radio fosse attiva.
- Lo era.
- I suoi "compagni" del KGB li avrebbero rintracciati con
unapprossimazione di cento metri.
- Si sfiorò la fonte. Del resto le notizie della CNN e dei giornali
radio le aveva sentite anche lui.
- E quella casa
quella casa esisteva davvero
forse stava
aspettando lui e una donna dai capelli rosso Tiziano, in una morsa di gelo e damore.
- Mise in moto. Sapeva bene quali erano gli ordini. Trova Fox Mulder
con Dana Scully ed uccidili tutti e due..
- Era necessario
lo sarebbe stato se
se Jeremiah Smith non
avesse collaborato.
E certo, quellappuntamento avventuroso in un motel per coltivatori di mucche nel
cuore del Texas, lasciava presagire poco di buono.
- Avviò il fuoristrada, tenendo la destra.
- Il distributore era a poche centinaia di metri, di fatto non mise
mai nemmeno la terza marcia.
- Scese, ed uno smilzo signore, scolpito dalla polvere del Texas e
dalle sigarette sempre accese agli angoli della bocca magra e rugosa, si avvicinò.
< Il pieno ? >
- Annuì. Dalla tasca interna dei pantaloni, appena sotto la cintura,
estrasse gli ultimi soldi, millecinquecento dollari in contanti.
- Guardò lora. Laccordo era che, se non fossero stati in
viaggio, doveva mettersi in contatto con la base appena fattosi pomeriggio.
- Ora le gocce cadevano fitte e il rumore dellacqua divenne
palpabile.
- Sul lato opposto alla pompa che lo riforniva, con un tintinnio che
contrassegnava ogni gallone che si depositava nel serbatoio, si fermò un camion.
Era colmo di sacchi di fertilizzante.
- Era uno di quei camion grossi, con il cassone di legno.
- Yvanov si slacciò lOmega da polso, fischiettando.
In fondo, pensò, quando hai fatto sempre ciò che dovevi
fare per tutta la vita, ti viene pur voglia di mandare tutti a fare in culo, no ?
- La pioggia diveniva insistente, accompagnata da lampi e da un
echeggiare lontano di tuoni.
- Gettò lorologio nel cassone, con un rapido movimento di
polso e ritornò allauto, osservando il vecchio con il cappello da cow boys sporco
dolio, che fischiettava, sempre con la sigaretta in bocca.
- Si sentì per la prima volta leggero, come da ragazzo, quando
osservava gli aironi posarsi in primavera accanto al laghetto della casa di campagna dei
suoi.
- E che piovesse pure, maledizione !
***
CAPITOLO QUINDICI
- Darwin, Stato della Virginia, Ore 08.00 Am,
- Martedì 25 Giugno
- Lo sceriffo Truelove si accese una Morley e si calzò davanti il
cappellone da sceriffo.
- Mancavano ancora diverse ore alla scoperta che gli avrebbe fatto
perdere del tutto il senno, quindi adesso era tranquillo.
- Non era certo quella lora per fumarsi una sigaretta, di prima
mattina, ma dato che la notte precedente non aveva chiuso occhio, si trattava per lui del
prolungamento della giornata precedente, quindi..
- Una giornata schifosa.
- In fondo, andare a Bristol City non era certo la panacea
dogni male, ma si sarebbe atteso risposte migliori.
E poi
- La signorina Witeker lo salutò, spostando appena gli occhiali da
miope.
- Era una zitella di 57 anni, filiforme come unaringa, dai
capelli grigio cenere e laria impettita, francamente antipatica.
- Se Iddio, nella sua bonaria immensità, avesse destinato ad ognuno
il mestiere adatto per ogni aspetto fisico, era chiaro che la Witeker non poteva che esser
una bibliotecaria.
- Le lunghe dita parevano adatte a sfilare i libri dagli scaffali,
gli occhiali da tartaruga, erano avvezzi a leggere gli sbiaditi timbri rosa sulla terza di
copertina, e pure quel fare altezzoso, serviva a tacitare studenti poco rispettosi del
silenzio del luogo.
- Truelove si appoggiò pesantemente al banco della biblioteca,
proprio di fronte ad un curioso manifesto delligiene e profilassi pubblica, che
esortava tutti a vaccinarsi contro la poliomielite.
- "PROTEGGI IL TUO FUTURO", diceva.
< Non avevo idea che ci fossero ancora questi
precetti
>, buttò lì.
< Oh..è vecchio..almeno del 1973
lo tengo come
ricordo
è stata la medesima data nella quale ho preso servizio qui ! >
Fece un sorrisino incartapecorito e Truelove rispose togliendosi
il cappello.
< Vuole vedere il reparto demeroteca ? >
- Annuì.
- In fondo, mentre sincamminava lungo quegli stretti corridoi,
con gli scaffali di legno rosso e carichi di polvere ed acari della carta che ti volavano
nei polmoni, sapeva che uno deve accettarsi per ciò che Dio gli manda.
- Né più, né meno.
- Lui la città laveva vista crescere, come cresce un bambino
piccolo, dapprima in modo difforme, nel senso che ha la testa grossa e gli occhi come
biglie, poi in modo armonico e quindi fra tutti, eccezion fatta per Greg Spencer, era il
più adatto a capire che stava per morire.
- Lo sentiva dentro di se.
- Truelove era abituato a sentire la solita voce scattare nello
stomaco, identica a quella che animava Fox Mulder, né più né meno
- E adesso quella voce, quella sensazione, era partita.
- Ricordava qualcosa di simile, accaduto chissà dove
ma lo
ricordava.
- Uno deve accettarsi per ciò che Dio gli manda
- Si sedette, prendendo il volume riservato agli avvenimenti
nazionali.
- Non era il suo ambiente, quello. Amava gli spazi liberi e leggeva
poco e niente.
- Ma aveva buona memoria.
- Ricordava una faccia anche in mezzo a mille e una cosa come
unepidemia era un argomento che uno non dimentica poi facilmente.
- Anno duemila e uno
.no, troppo presto
- Anno duemila
.
- Anno 1999
.1999
Dicembre 1999
- Prese a sfogliare alcuni quotidiani locali.
- Poi lesse, sentendosi rabbrividire.
- La sala dellemeroteca era deserta, ormai tutti consultano le
pagine web
- Ma forse è bene che di certi fatti, resti una memoria non
catalogabile.
- Bodega City
Dicembre 1999
.paese isolato a causa di una
violenta epidemia dorigine sconosciuta.
" Le
autorità di igiene e profilassi, non intendono allarmare alcuno, asserendo che esistono
pericoli su vasta scala. Ugualmente la sezione medico virologa del CNGE si è prontamente
messa in moto per isolare e depennare quella che sembra un focolaio di virus Hanta !
"
- Fece scorrere altre pagine, datate dodici, tredici e quindici di
Dicembre.
- Bodega City
.si chiude alla fine il sipario sulla grave
esposizione dabitanti a scorie fuoriuscite da uno stabilimento chimico della zona,
subito chiuso.
" Dopo una quindicina di giorni di
bonifica, la zona intorno alla città di Bodega City, è stata dichiarata libera dalla
contaminazione alle sostanze chimiche emesse da un incidente forse di matrice
terroristica. Le autorità, hanno inoltre chiarito che larea resterà chiusa per un
periodo di quaranta giorni e che tutte le strade, statali e interstatali della zona,
saranno interdette al traffico. Il bilancio, spaventoso di quasi ventisei morti, è un
macigno daccusa sulla multinazionale farmaceutica denominata Rauch
Saranno
stabilite ulteriori indagini! "
- Rauch
dove aveva già sentito questo nome ?
- Tornò allanno 2001.
- Dicembre 2001
..Fort Worth
Texas.
- Misteriosa epidemia miete vittime fra gli animali e alcuni abitanti
della zona ad
- Ovest del fiume Brazos.
" Una vasta zona agro-industriale degli Stati
Uniti è sotto la morsa di quel che appare come una vera invasione dapi portatrici
di un non meno identificato virus. Su queste voci ai confini della fantascienza, si è
espresso così, il capo sezione del CNGE, Centro Nazionale Gestione Emergenze,
intervistato dalla CNN: < Posso smentire con assoluta certezza, che esistano
correlazioni fra avvistamenti dapi e lepidemia di carbonchio che sta decimando
le mandrie della zona di Fort Worth ! Si tratta di voci senza alcun senso né fondamento !
Lepidemia è sotto completo controllo della sezione digiene dello stato e
contiamo di ripristinare la normalità al più presto ! >
- Api
più sotto il commento finale, datato 23 Gennaio 2002.
- Debellata lepidemia di carbonchio bovino.
Le autorità dello Stato del Texas, hanno stimato in 20 milioni di dollari i danni alle
colture, allallevamento bovino ed ovino della zona colpita.
- Si registrano anche cinque casi accertati di vittime civili.
- La Rauch, la multinazionale che ha fornito assistenza e
collaborazione per lisolamento e la profilassi della malattia, ha ribadito che
dispenserà vaccino pubblico gratuitamente.
- Rauch
?
Ma Gesù
non era stata messa al bando solo un anno prima ?
- Api
.cerano tantissime api, in cima alla collina, ad est
del paese.
- Scosse il capo
Dai i numeri, vecchio
si disse.
Ma poi
poi uno deve accettarsi per ciò che Dio gli
manda
né più, né meno..
***
CAPITOLO SEDICI
- Motel Crossword, chilometro 346,
- Stato del Texas, Ore 02.35 Pm,
- Mercoledì 26 Giugno 2002
- La pioggia divenne insistente e non appena Yvanov uscì dalla
doccia, con laccappatoio annodato allaltezza dellinguine, torrenziale.
- Dana era seduta con la schiena appoggiata su un paio di cuscini, le
gambe raccolte accanto al petto, avvolta in un accappatoio bianco.
- Sergej si sedette ai bordi del letto, alla sua destra, mentre
piccole gocce dacqua scendevano dalle spalle al petto, conferendogli unaria
sensuale.
- Dana osservò, con un debole sorriso, quel petto massiccio,
possente.
- Lo aveva sentito sotto la doccia, arrivando ad immaginarlo, coperto
di sapone, sotto il getto dellacqua calda.
< Ti va di mangiare qualcosa ? >, chiese.
Lei scosse il capo. Quel pensiero malizioso aumentò, vedendolo a
torso nudo.
< Queste..ore
non passano mai
sembrano
infinite
>, mormorò, guardando lorologio al polso.
<
ti spiacciono ? >, domandò il russo, guardandole le
gambe ancora lucide dai riflessi dellacqua.
< ..no
affatto
>,
- Era una voce calda, quasi non sua, ma esplicitamente dolce.
- Piegò la testa in avanti, scuotendo i capelli bagnati, bagnandolo
con piccole gocce fredde.
- Yvanov non si mosse.
- La guardava, intenso ed ammirato e quando lei sollevò il viso, i
loro occhi si ritrovarono ed una splendida luce si accese in quelli di lei.
< ..ti ho bagnato ? >, sorrise.
- Sergej si avvicinò lentamente, senza dire nulla.
- Accarezzò con entrambe le mani uno dei suoi piedini, strappandole
un sorriso.
< Hai i piedi freddi
.>, mormorò.
- Lei annuì, deglutendo confusa.
- Il cuore batteva fortissimo, come quella sera a casa.
- Non le era mai accaduto in modo così intenso, da quando erano
partiti.
- Sergej iniziò a massaggiarle le estremità, delicato, alitandovi
sopra.
- Dana socchiuse le palpebre, imbarazzata. Brividi caldi le
arrivarono sino alla schiena.
< Ti piace ? >, chiese dolcissimo.
- Scully emise un debole gemito, affermativo.
- Pioveva fortissimo, fuori.
- Lacqua colpiva le finestre con forza, producendo un suono
fastidioso.
- Sollevò appena la gamba, baciandole la pianta liscia e profumata,
sfiorandole con la lingua linterno delle dita, e lei fece per scostarsi,
sussurrando:
<
che fai ? Dai non
.>
- Lui sorrise, senza guardarla.
- La baciò con passione, adesso, prima fra le dita, poi
allaltezza delle caviglie e Dana si sentì scivolare in una sorta di caldo abbraccio
fra i cuscini e laccappatoio.
<..bravo
non
smettere
>, sospirò con un filo
di voce.
- Proseguì lento e delicato, come piccoli e amorevoli erano i piedi
di Scully.
- Poi si spostò del tutto alla sua destra, iniziando a baciarle le
gambe, chino sopra quel corpo minuto e sensuale.
- Non appena la sua bocca si posò socchiusa sulla pelle delle cosce,
Dana comprese ogni cosa. Comprese cosa voleva, intieramente e non lo rifiutò.
- Non sarebbe servito.
- Non avevano che loro stessi, adesso. Soli, in quella stanza di
motel, poco prima della meta o della fine dogni speranza.
- La baciò, focoso e dolce al medesimo istante, sino
allinguine.
Poi si arrestò, guardandola, guardando quei meravigliosi occhi verdi.
<
vuoi ?..mi vuoi ? >, chiese.
- Lei non rispose. Si limitò a far scivolare laccappatoio
dalle spalle, aprendone la cintura sul davanti e mostrandosi così totalmente nuda.
- Yvanov si mise gattoni, denudandosi.
- Dana poteva vedere il suo pene, ritto e duro, che gli sfiorava il
ventre.
- La cosa la eccitò, imbarazzandola.
- Rimase per un poco davanti a lei, avanzando sino a coprirla con il
proprio corpo possente, quasi nascondendola sotto di se.
- Poi prese a baciarle la pancia, lombelico, ascoltando la sua
voce stordita dal piacere.
<
caro
dolce
sei dolcissimo
>, ansimò.
- Dana non aveva alcun pensiero. Nessun ricordo di
Mulder
niente
.solo se stessa e lui.
- Afferrò il suo capo, sfiorando i capelli corti e irti, guidandolo
sino al proprio sesso, dove volevano entrambi.
- Quando prese a baciarla, Dana gli accarezzò le spalle muscolose,
graffiandole appena.
- Yvanov sollevò il viso, nuovamente guardandola.
- Adesso non piangeva più, non fingeva nulla
- La baciò ancora, e lei si piegò in avanti, serrando un grido di
piacere infantile.
<
baciami
>, annaspò.
- Chiuse le gambe intorno a quel corpo maschile, suo.
- Era la fine degli Xfiles, delle infinite giornate pensando solo
allFBI, al lavoro
- Era libera, adesso.
- Continuava a baciarla lì, sino a quando Dana non emise un sospiro
profondo, caldo e allora Sergej si alzò, afferrandole la nuca con decisione e baciandola.
- Le loro lingue si cercarono, si trovarono, si intrecciarono con
passione.
- Nuovamente aprì gli occhi e ne guardò il viso regolare, la
piccola fossetta nel mento, le pupille come cristalli di ghiaccio e rise.
- Fu un sorriso docile, assoluto.
- Afferrò le sue spalle, spingendolo carponi sul letto.
- Prese a baciare quel petto immenso, quei capezzoli piccoli ma che
sentiva diventare rigidi, quei muscoli dorsali perfetti.
<
misha
>, sussurrò lui.
Dana si bloccò, fissandolo e sorridendo con aria interrogativa,
chiese:
< Sarebbe ? >
Yvanov le accarezzò i capelli, sentendo quanto fossero soffici e
bagnati fra le dita.
<..orsacchiotto
>, smozzicò.
- Dana rise ancora.
- Scese sino al suo inguine, sfiorandolo con la lingua.
- Comprese, da un suo gemito, ciò che voleva e lo fece.
- Baciò il suo membro, senza fretta, sentendolo indurirsi del tutto.
- Poi scese ancora, baciando i testicoli con dolcezza assoluta sino a
quando lui parve pregare:
< Ti..voglio
Dana ti voglio
>
- Allora si staccò, sistemandosi sopra di lui, seduta sul ventre.
- Yvanov le accarezzava il viso con la mano, una mano grande e forte,
che lei sapeva esser in grado di proteggerla.
- Sollevò le ginocchia, pronto a farla sistemare comoda su di se.
- Dana appoggiò i palmi aperti su quel petto fantastico, mormorando:
<
caro
sono tua
adesso
>
- Entrò in lei, e Dana lo accolse con un gemito sonoro.
- Sinarcò in avanti, poi indietro, con i capelli che le
scesero alla sommità delle spalle.
- Yvanov le afferrò le natiche, accarezzandole e accompagnandola nel
suo muoversi lento e metodico.
<
ah..si..si..siiii
>, urlò a pieni polmoni.
- Fu una sorta di ruggito che si andava liberando dal suo cuore,
dalle sue paure, in modo violento, totale.
- Chiuse gli occhi, come per concentrare i propri sensi, per sentirlo
meglio.
- Percepiva le sue mani possenti, che laiutavano a spingere, i
suoi gemiti strozzati, lodore dei loro corpi sudati e caldi.
- Si mossero allunisono per molti minuti.
- Lei gemette di nuovo, gridando adesso.
- Yvanov le afferrò i fianchi, scivolando via, con sorprendente
agilità e Scully si mise carponi, con il fiato rotto, il viso sudato e sconvolto dal
piacere.
- Lui le baciava la schiena, fra le scapole, sussurrandole parole
dolcissime.
< Non muoverti
stai ferma così
>, disse deciso.
- Lei annuì.
- Strinse la spalliera del letto, allargando appena le gambe, con la
testa che cadde fra le braccia tese non appena sentì che le stava baciando le natiche.
- Poi affondò fra di esse, con un bacio caldo, assoluto, che la fece
impazzire.
- Scully aveva le palpebre chiuse, attenta a sentire ogni rumore,
ogni contatto.
- Le diede una pacca sonora sul culetto sodo e poi proseguì a
baciarla, sino a quando non si staccò, guardandole le piccole labbra.
- Le penetrò con illimitata dolcezza, timore quasi.
- Dana urlò qualcosa, spalancando gli occhi verdi, mentre il letto
vibrava sotto il loro impeto.
- Sapeva che Sergej si era sistemato sopra di lei, lo sentiva da come
si muoveva, dal tipo di penetrazione, profonda e assoluta, grazie ai sensi acuiti allo
spasimo.
- Quando le mani le ghermirono le spalle, si abbandonò del tutto,
aiutandolo.
- Sergej strozzò qualcosa in russo, e lei lo accompagnò con uno
strillo sonoro, sino ad urlare:
<
ven
go
ven..>
Yvanov le morse appena il collo, ansimando:
< ..anchio
tesoro
vengo
>
- Poi rantolò sonoramente, baciandole la spalla.
- Il piacere li travolse entrambi, impetuoso, trattenuto da troppo
tempo, covato dalla cenere del desiderio per troppi giorni.
- Il seme entrò di getto, un fiotto caldo e potente, per diverse
volte.
- Scully si afflosciò sulle gambe, mormorando qualcosa senza senso,
con lui che la seguiva, per non staccarsi, attento a non farle male.
- Rimasero abbracciati, girandosi appena da un lato, respirando
insieme. <
grazie
.grazie..amore
>, sillabò lui.
- Dana rispose, lenta e materna:
< Non toglierti
resta in me
.tesoro
>
< Mi ami
? >, chiese con voce sottile, solleticandole
lorecchio.
- Annuì. Una parte di lei si stupì di ciò che andava affermando,
ma non si trattava di una bugia.
- Quel russo aveva scavato nel suo cuore, in modo differente da Fox,
in maniera meno
- profonda, ma con intensità forse superiore.
- O era limpeto della passione a farla ragionare così ?
- Lo coglieva ingrossarsi di nuovo, in lei, abbracciati come fossero
una persona sola, i corpi avvinghiati, il loro odore unito allunisono, muovendosi
piano.
<
ti amo
Dana io ti amo
>
Le baciava appena lorecchio e lei serrò le sue mani al
seno, stringendole in una carezza amorevole.
<
Dio mi perdoni
anchio
>, sussurrò.
Baciò le sue dita, piccoli baci teneri e caldi, man mano che lo
avvertiva ingrandirsi nel ventre.
<
ti amo
ti amo..>, andava ripetendo in una nenia
ossessiva, muovendosi in sincronia con Scully.
- Lei gemette ancora, serrando le labbra, che divennero biancastre.
- La sollevò per la vita, come se non pesasse nulla, sistemandosi
sotto di lei.
- Dana si curvò indietro, adagiandosi sul quel petto enorme,
godendo.
<
ah
caro
amore mio
>, ansimò.
- Si mosse come lui le indicava, forte e decisa, mentre lestasi
la avvinghiava con decisione.
- Cercò, tastando convulsa sul letto, le sue mani, sino a trovarle e
serrarle con forza.
- Si mise ritta, verticale al quel corpo possente, danzando con
aggraziata agilità, leggera come una bambina, con passione focosa e selvaggia.
- Mosse il bacino ora in avanti, ora indietro, per sentire del tutto
la penetrazione.
<
Y..van
>.
- Fece per parlare, ma la voce si strozzò in gola, annegata dal
gutturale gemito di piacere che la stordì.
- Lui prese allora a spingersi con passione, facendo forza sugli
addominali, sui muscoli delle gambe e dei glutei, e Dana si abbandonò in un urlo
prorompente.
<
amore
mio
amore
.>, esplose Sergej.
- Vedeva la sudata schiena di Scully muoversi, i muscoli contrarsi
accompagnando il piacere, ed allora abbandonò la sua stretta, afferrandole i seni,
guidandola completamente.
- Le dita robuste del suo uomo le solleticavano i capezzoli irti e
duri, mentre il
- viso di Dana era contrito dellestasi, gli occhi spalancati
verso il nulla.
- Si morse le labbra, per poi esplodere, di nuovo, in un gemito
prepotente.
<
ci so
no
anco
ra
>, gridò.
- Lorgasmo arrivò ad ondate, doloroso quasi.
- Alla fine scivolò via, rannicchiandosi accanto ad Yvanov.
- Afferrò il pene con la mano, iniziando a frizionarlo piano.
<
vieni
.vieni
caro
>, disse fissandolo
in viso.
- Continuò, sempre più rapidamente, sino a quando non sentì lo
sperma esploderle fra le dita.
- Lo guardò arrivare, non sentendo altro che i suoi gemiti, rapita
dal contrarsi dei
- muscoli addominali, dal viso deformato del piacere,
accompagnandolo.
<
.bravo
bravo
>
- Poi rilassò la manina, accarezzando i suoi testicoli, come per
coccolarli.
- Lui si avvicinò, abbracciandola.
- Era sudata, un mare di sudore caldo e profumato di sesso.
- Le baciò la bocca, accogliendola al petto.
- Tacquero per infiniti minuti, sentendo la pioggia che sferzava i
vetri.
< Non andare
stasera
fuggiamo insieme
ti
prego..>
- Lei accolse quella frase immersa nel tepore di un corpo caldo,
maschile, serrato al suo.
- Rispose con la voce appena udibile.
< Mi ami ? >
<
si
>
< Allora non puoi chiedermi di fargli questo
non potrei
più vivere
>
- Non dissero più nulla.
- La pioggia cadeva impetuosa, e li cullò facendoli addormentare
luno nelle braccia dellaltra.
***
CAPITOLO DICIASSETTE
DESCRIZIONE
- " Osserva da vicino la formica, tu infingardo;
- medita sul suo comportamento e sii saggio;
- benché priva di guida, di sorvegliante o capo, questo animale
raccoglie
- il cibo durante lestate e lo stiva nel granaio
"
- I proverbi di Salomone
- " Il nido di colonie di formiche è grande, talvolta un
ponticello di 6-9 cm, che
- penetra nel terreno per 1.5 metri o più, la cui entrata è spesso
circondata di terra in grosse particelle, cosa che rende simile ad un cratere.
- Le tracce che conducono al loro nido, sono come strade delineate
dallacido formico.
- Allinterno vi sono camere per la raccolta dei semi.
- Le operaie più piccole raggruppano i semi e li portano nel nido,
dove altre operaie o anche i soldati li liberano dagli involucri con le loro possenti
mandibole, oppure le schiacciano se devono servire da cibo.
- Una polpa di semi schiacciati serve per nutrire le larve in via di
sviluppo
"
- Scalo merci della stazione ferroviaria di Bristol City
- Stato della Virginia, Ore 10.35 Pm,
- Lunedì 24 Giugno 2002
- Alla fine tutti i vagoni furono caricati, con due capienti
autocisterne di color bianco panna, attaccate in coda al convoglio, di almeno dodici
vagoni.
- Le enormi gru avevano terminato il lavoro.
- La ferrovia secondaria, che saliva sino alla segheria di Darwin,
era stata chiusa ai mezzi di lavoro nella tarda serata.
- Nascosto nel vagone colmo dattrezzature mediche, Mulder ebbe
il tempo di realizzare un quadro allucinato, ma in ogni caso abbastanza preciso della
situazione.
- Lematoma della gamba era grosso come un pallone da football,
e per fortuna nel vagone, Fox aveva trovato dei bisturi con i quali aveva reciso la stoffa
dei jeans o sarebbe impazzito dal dolore e si sarebbe ritrovato con larto in
cancrena.
- Specchiandosi in una delle superfici dacciaio del vagone,
ebbe modo anche di specchiarsi.
- Difficilmente Dana lo avrebbe riconosciuto, adesso.
- Sul lato sinistro della fronte, in corrispondenza delle tempie,
aveva una sorta di bruciatura rossastra.
- Non era in grado di scorgere la dimensione delle proprie pupille,
che a quel che aveva modo di capire, occupavano lintero bulbo oculare.
- La sensibilità al tatto era diminuita, dato che spesso non
comprendeva la natura degli oggetti che andava toccando.
- Tutto era in bianco e nero, con tonalità di grigio variabile sino
al bianco più vacuo.
- Lo stomaco ridotto a fettine.
- Le fitte che sentiva alla base del ventre, erano tanto dolorose da
costringerlo a raggomitolarsi su se stesso e gemere.
- I capelli
aveva perduto quasi totalmente quelli sopra la
fronte, e ai lati del cranio, si vedevano ampie chiazze di pelle rosea.
- Poi cera la faccenda delle dita
- Il mignolo dogni mano, si era come ridotto, divenendo una
sorta di moncherino.
- La pelle, prima elastica che si era formata come una membrana fra
lanulare e lultimo dito di ogni arto, era diventata dura e chitinosa, quasi
squamata.
- La mano destra, poi, era una sorta di protesi artificiale, rigida e
dalle dita allungate sino allaberrazione. Non la sentiva affatto e di certo non era
in grado di utilizzarla.
- Le sete, assoluta, lo perseguitava da ore.
- Non beveva da quando era fuggito dalla clinica del dottor Werber e
sollevandosi con disperata difficoltà, arrivò al lavandino del vagone.
- Era un lavandino di acciaio, lindo e pulito, nuovo di pacca.
- Aprì il miscelatore, e un getto dacqua grezza, come sempre
nei vagoni, inondò il lavello.
- Bevve avidamente, a grosse sorsate.
- Scivolò ai piedi del lato adibito a bagno del vagone, accanto ad
una porta di plexiglass chiusa.
- Di là, dal lato opposto, si scorgeva un lettino anatomico e un
grosso impianto luci sistemato sul soffitto del vagone.
- Rise, pensando che se lavessero visto, molto probabilmente lo
avrebbero scambiato per un paziente del dottor Ishimaru.
- Il treno si mosse di scatto, su di un percorso traballante e fitto
di scambi.
< La prossima volta prenoto in unagenzia di
viaggi
>, si disse.
La voce lo stava perseguitando, ma ormai aveva imparato a metterla
da parte, come una goccia dacqua che cade continua, senza tregua.
---
- Darwin, Stato della Virginia, Ore 11.37 Am,
- Martedì 25 Giugno 2002
- Truelove osservava, con il finestrino dellauto di servizio
abbassato, il solito paesaggio di Darwin.
- Nonostante gli anni e lavvicendarsi delle amministrazioni
comunali, quello era il suo paese.
- Lo sentiva e a nessuno veniva certo in mente di contraddirlo.
- Era sempre stato suo, fin da quando aveva calzato il cappellone e
la stella di vice, tanti anni prima.
- Allora il tutore della legge, si limitava ad arrestare qualche
vaccaro che aveva alzato il gomito di sabato sera.
- Cerano multe per eccesso di velocità, e risse da pochi soldi
al pub locale, fra ragazzini ebbri ed eccitati dai primi amori adolescenziali.
- Nel corso degli ultimi decenni, le cose erano peggiorate.
- Ragazzini con pistole calibro 38, cose vedute solo negli arsenali
della polizia della contea.
- Droga, rammentò il primo morto per eroina ritrovato nei boschi nel
1982
aveva gli occhi sbarrati e la faccia stravolta.
- Come avesse visto un
mostro
?
- A differenza di Greg, non invidiava i colleghi delle grandi città,
e non certo per paura.
- Primo, era convinto che quello fosse il suo posto, la sua
dimensione, ognuno deve accettare quel che Dio manda per lui, e poi perché vedere morti
conciati così significava sistemarsi delle pietre sul petto.
- Sasso dopo sasso ti avrebbe schiacciato la cassa toracica, e il
cuore avrebbe ceduto, di schianto.
- La placida atmosfera del paese, con laria pomeridiana immersa
nel sonno, quasi che la natura stessa si conceda un attimo di sosta, scandiva la sua vita.
- Adesso siete curiosi di sapere che cosa ha fatto lo sceriffo dopo
aver letto lemeroteca locale, immagino..
- Bhè, lui e Spencer, si erano recati in sommità della collina ad
est della città, quella che dominava la segheria nella quale lavorava il buon Ed Morgan,
costeggiata sul lato nord dal fiume, su quello sud dalla ferrovia
- Lì, cera da giorni un immenso sciame dapi grosse come
la falange di un dito.
- Ronzavano rumorose, ma non avevano morso che qualche operaio, alla
segheria la settimana prima.
- Greg era rimasto davanti allo sportello dellauto di servizio,
piantato a gambe larghe.
- Lo sciame proveniva dai boschi, o forse come diceva la povera Edith
Koklus, da quella grotta giusto in cima alla montagnola.
- Che fosse un colle sacro agli indiani Urone, poi, centrava
poco o niente.
- Edith era mezza matta
a che pro dargli ascolto.
- Truelove si era girato verso il vice, grattandosi la testa e
sbuffando.
< Non possiamo fare nulla di più che informare della cosa le
autorità digiene e profilassi, quando arriveranno domani
Ti pare ? >
- Lui aveva annuito, ma una sgradevole sensazione si era impadronita
del buon Greg, e laveva accompagnato per tutto il viaggio di ritorno.
- Quel ronzio
Cristo, sembrava ci fossero tutte le fottute api
della regione, lì
- O addirittura tutte le fottutissime api dello Stato.
- Truelove non aveva tradito emozioni.
- Aveva provato una sorta desaltazione solo quando Anne si era
sposata, otto anni prima.
- Benché non amasse ammetterlo, se non davanti ad una buona Bud
gelata, una piccola lacrima gli era scesa dalla guancia rugosa e scavata nel vento della
Virginia, quel giorno.
- Anne era una brava ragazza dai capelli rossi e dal seno grosso, che
semplificava in modo schematico i tratti genetici dei contadini dellAmerica
Occidentale.
- Era già più alta di lui, ed in questo tradiva la moderna
alimentazione, ed amava la musica rock.
- Tanto che avvicinandosi a casa della figlia, era naturale sentire
lo stereo a tutto volume con quei gruppi dai nomi deficienti.
- Era tutto per Truelove. Aveva perduto la moglie, Marilyn, quando
Anne aveva dodici anni. Tumore al fegato.
- Un mese prima rideva e giocava con lei, faceva lamore con
quel burbero tronco della Virginia, e poi, nel giro di trentacinque giorni, se nera
andata.
- Riposava nel cimitero di Darwin, davanti alla magnifica montagna e
alla vallata.
- Quella sera però, non si udì alcuna musica.
- Vide il dottor Stevens seduto sul dondolo della veranda, con la
borsa medica chiusa, ai piedi.
- La staccionata era chiusa, il latte ancora sistemato nelle due
bottiglie ai piedi delluscio di servizio..
- Truelove aprì con lentezza, mentre una sensazione tremenda
simpadronì di lui.
- Laveva captata per la prima volta da ragazzo, quando il
vecchio Ralph era morto e lavevano trovato seduto a terra, appoggiato alla
staccionata del fienile, con la bocca aperta ed il secchiello della mungitura da un lato,
che pareva dormisse.
- Lui era al limite del sentiero di terra battuta, con altri ragazzi
a guardare e quella sensazione si era impadronita del suo animo.
- Da allora, ogni volta che qualcosa di tremendo si celava nel breve
tratto fra lo spazio ed il tempo, Truelove avvertiva quel medesimo brivido, che provò
netto adesso aprendo il cancelletto di legno, che aveva dipinto insieme alla figlia, solo
due estati prima.
Arrivò alla veranda, fissando il dottore, che piangeva come un vitello, senza nemmeno
rendersi conto che lo sceriffo era accanto a lui.
- Bussò con due dita, trovando aperto. Del resto era abitudine
consueta, trovare le porte aperte a Darwin.
- Così comera aperta la porta della casa di Edith Keelear,
quando lei seduta sul divano in posizione fetale, era caduta in coma.
Era stata male per tutto il giorno, tanto che non era andata a scuola.
- Si era svegliata sul tardi, per poi crollare nuovamente in un
pesante sonno di malattia.
- Verso sera, aveva tentato di mettersi in piedi e di prepararsi una
buona cena, ma inutilmente. Aveva solo sete.
- Ogni poro dellepidermide, espelleva sudore e tremava, benché
avvolta da un piumone invernale.
- La TV sembrò svanire, con la vista adombrata da un torpore
catalettico.
- Una grossa ciocca di capelli si staccò, abbandonandosi sul cuscino
della poltrona.
- Chiuse le palpebre e la sua vita ebbe termine.
- Il sudore diveniva sempre più cereo, denso come miele,
avvolgendola totalmente, sino a diventare una sorta di involucro rigido.
- Le ore della notte sarebbero trascorse con Edith ancora in vita,
sempre mantenuta sotto della soglia della coscienza dal bozzolo, che sarebbe diventato
duro come un sasso verso mattino.
- Per farlo, avrebbe del tutto consumato i fluidi e alcuni organi del
suo corpo, espellendone i resti da una sorta di cloaca posteriore, affinché la creatura
potesse formarsi completamente.
- Un raggio di sole sarebbe entrato, pronto ad accogliere la nuova
larva.
- Così come entrava nellabitazione di Ed, il mercoledì
successivo.
- Era uscito senza dire nulla, mentre la febbre divorava i suoi figli
e aveva preso a pugni un vecchio tronco nel giardino, fino a farsi diventare le nocche
peste e bluastre.
- Poi era caduto in ginocchio, come una marionetta senza fili,
fissando il cielo di quella meravigliosa mattina di Giugno.
- Nella sua modesta ma ben tenuta abitazione di operaio alla
segheria, stava accadendo qualcosa di miracoloso, ma egli non ebbe modo di saperlo.
- Amanda e Demi, le sue figlie, avrebbero portato a termine
lincubazione nella notte successiva e le larve sarebbero fuoriuscite dai loro ventri
senza la delicatezza di un parto naturale, ma sventrandole come noci.
- Le larve sarebbero cadute a terra, macchiando di sangue e liquido
appiccicoso il tappeto della cameretta e dopo una breve esitazione, avrebbero presto
girovagato per casa, cercando cibo.
- Lo avrebbero trovato in Anita, la moglie portoricana di Ed, già
allarmata dalla scomparsa del marito per tutta la giornata di mercoledì.
- Egli si sarebbe comunque sottratto a quellorrore.
- Dopo aver preso a pugni il tronco, infatti, Ed si ritirò nella
propria cantina, una cantina dalle pareti di sasso scavata da lui stesso pochi anni prima
e sinfilò la doppietta da caccia in bocca, facendosi saltare il cervello.
- Nessuno si sarebbe allarmato per la detonazione sorda, attutita
dalle pareti, per sempre.
***
CAPITOLO DICIOTTO
- Motel Crossword, chilometro 346,
- Stato del Texas, Ore 11.50 Pm,
- Mercoledì 26 Giugno 2002
- Dana sembrava una bambina, sotto la pioggia fittissima, protetta da
un ombrello rosso mentre passeggiava nervosa ai bordi del porticato.
- Tutta la dolcezza del sesso consumato poche ore prima era svanita.
- Da lì aveva modo di vedere parte della statale 66 e quasi tutta la
discesa che portava al parcheggio.
- Da quel che Yvanov aveva saputo, nessuno aveva prenotato una camera
sotto il nome di Jeremiah Smith, né sotto altri nomi che le suonassero famigliari.
- Controllò lorologio da polso.
- Era in anticipo, ma accadeva solo nei film che le persone si
recassero agli appuntamenti in perfetto orario, come avessero sincronizzato gli orologi.
- La pioggia cadeva torrenziale, fitta come un muro solido, e brividi
di freddo le attraversarono le ossa.
- La giacca era leggera, e a quellora sotto lumidità del
temporale, non bastava certo a proteggerla.
- Le scarpe dal tacco alto, erano fradice dacqua.
- La tettoia della veranda aveva ampie fessure che lasciavano
filtrare acqua sporca e fetida di catrame scollato, andandosi a depositare sul pavimento
in legno e su di lei, che passeggiava nervosa.
- Lombrello la rendeva visibile alla distanza, ma era il solo
che avesse potuto trovare alla stazione di servizio, dal vecchio con il cappello sporco
dunto dauto.
- Notò dei fari sulla 66 e sirrigidì.
- Le luci sembrarono puntare in direzione del motel, poi forse
notando la scritta "completo" proseguirono lungo il buio del temporale.
- Si erano svegliati ancora abbracciati, dapprima lei, con un gemito
infantile.
- Dana era girata sul fianco destro, e la prima sensazione del dopo
sonno fu quella del suo abbraccio tenue.
- Yvanov le cingeva appena i fianchi e le gambe.
- Dana mosse i piedi, strofinandoli delicatamente contro le gambe di
lui, destandolo.
<..ciao
>, disse dolcissima.
- Yvanov le diede un bacio sul collo, abbracciandola con maggior
forza e facendo scivolare la mano sinistra fra le gambe di Scully, sino a posarsi sul suo
sesso, umido e caldo.
- Scully sorrise.
- Sergej le parlò con un filo di voce, accanto a quellorecchio
da bimba.
<
credevo
.credevo di averti perduta
eri stata
così fredda a Washington
>
- Lei gemette, come in senso affermativo.
- Chiuse le gambe, imprigionando la sua mano.
<
non
pensavo di poter provare
questo
con
un uomo diverso da Fox
>, sussurrò, sentendosi in parte colpevole, ma anche
rilassata e al sicuro.
Socchiuse le palpebre, con la mano di Yvanov che rimaneva
immobile, protettiva.
<
ho sempre
desiderato un
uomo
così
grande
così possente
>, confessò.
Nuovamente le baciò la nuca.
< Ed io
una donna dolce e sensuale come te, Dana
>
Il contatto fra i loro corpi caldi e distesi, era meravigliosa per
lei.
<
se
se tutto dovesse finire
come
speriamo
se riuscissi a salvarlo
a salvarci tutti
Promettimi che
>
- Tacque.
- Lui parlò piano.
< Vuoi che sparisca dalla tua vita ? >
<
io
.sono
così
dilaniata
.dentro
E una cosa che
.davvero non so
come..>
Lui le mise il dito sulle labbra, bloccandola.
< Riposa
è presto
il mondo reale è
lontano
mille miglia lontano, Dana ! >
- Rimasero così per tutta la sera.
- Poi lei si alzò, senza dire altro.
- Yvanov insistette allora per seguirla e Dana lottò duramente per
convincerlo del contrario. Era già difficile così, figurarsi se Jeremiah avesse notato
due persone, una delle quali mastodontiche, ad attenderlo.
- Era più utile che stesse in camera, a controllare lo spiazzo
visibile e a rispondere ad eventuali telefonate di Smith, nel caso fossero arrivate.
- Poi era uscita, con la sensazione di andare chissà dove, in
realtà a poche centinaia di metri, e sulla soglia laveva baciato con la passione di
una ragazzina.
- E Mulder ? Perché adesso, non aveva più alcun pensiero per lui ?
- Come poteva amarlo ancora, perché lo amava ancora e totalmente, e
fargli
.questo ?
- Scacciò quei pensieri.
- Non era il tempo
non era il luogo
non adesso
- Fissò di nuovo la strada, situata in sommità e tremò dal freddo.
- Niente.
- E se avesse sbagliato tutto ?
- Non era possibile
la risposta era arrivata
- Controllò nuovamente lOmega al polso
la mezzanotte e
cinque
Aspettava ormai da più di un quarto dora.
- Si appoggiò ad una delle colonne di pietre bianche della veranda,
socchiudendo le palpebre e soffrendo per la mancanza di un posto caldo e coperto, a
quellora sotto luragano, quando due potenti abbaglianti svoltarono per la
discesa.
- Chiuse lombrello, appoggiandolo alla colonna.
- Ora vedeva il percorso zigzagante della vettura, le cui luci
andavano e venivano da dietro i tetti delle auto, dei furgoni e dei camion che intasavano
il parcheggio.
- Lauto serpeggiò fra le altre posteggiate, alla ricerca di
uno spiazzo libero.
- Si fermò di fronte a lei, a meno di sessanta metri.
- Le luci le ferirono gli occhi verdi ed avanzò, tenendo la sinistra
a protezione, appena sopra le sopraciglia.
- La pioggia la travolse quasi, ma non se ne curò.
- Dana camminava lentamente, fissando la macchina, il cui invisibile
autista era ancora allinterno.
- Udì lo scattare secco della portiera.
- Ora era bagnata fradicia, i capelli, una massa appiccicosa e densa,
le spalle zuppe, la giacca quasi incollata al corpo.
- Lo riconobbe, senza dubbio alcuno.
- Jeremiah Smith scese per metà dalla vettura, guardandola.
< Signor Smith ! >, disse decisa.
- Lui si bloccò.
- Esitò per un attimo, poi rientrò nellabitacolo.
< Signor Smith, sono io
Sono Dana Scully ! >, gridò
lei, correndo verso la macchina, fendendo la pioggia densa e gelida.
- Il motore, che era sempre stato acceso, rombava prendendo gas.
- Lauto prese a fare retromarcia, sterzando verso destra per
fare manovra.
< Jeremiah ! Sono io
.mi ascolti
! >, urlò Dana,
correndo adesso a perdifiato nel parcheggio, allagato da una pozzanghera enorme.
Arrivò a picchiare le mani sul cofano, gli occhi sgranati, i
capelli che le sferzavano il viso, gettandole spruzzi di acqua sulle palpebre.
< No !! >, gridò disperata.
Lauto svoltò, quasi gettandola a terra e lei ebbe ancora la
forza di aggrapparsi al tettuccio, picchiandovi sopra con i pugni.
< Ferma ! Possibile che non mi riconosca ? >, sbraitò,
sporgendosi verso il finestrino e guardando allinterno.
- Smith non la degnava di uno sguardo.
- Lauto completò la manovra e prese ad accelerare,
sbilanciandola e facendola cadere a terra.
- Ora era bagnata, sudata e sporca di fango, le mani e le gambe
immerse nellacqua piovana, mentre le gocce cadevano come noci, tempestando il
terreno.
- Si alzò di scatto, ignorando il dolore alla caviglia e prese a
correre dietro allautomobile, una berlina scura, come impazzita.
- Non aveva alcun pensiero coerente, non si rendeva conto
dellassurdità di quel che andava facendo.
- Lauto prese a ripercorrere il percorso a zigzag, guadagnando
terreno ad ogni metro, sino a diventare un esile punto luminoso, allaltezza
dellimbocco della 66.
- Dana correva con le ginocchia alte, le mani che seguivano ritmiche
il movimento delle gambe, con stile quasi, sino a metà della salita.
- Poi si bloccò, senza voce, il fiato rotto e gli occhi sbarrati,
crollando a terra.
< No ! >, pianse, picchiando i piccoli pugni sul cemento,
ferendosi le nocche, sferzata dalla pioggia.
- Lauto era svanita lungo la superstrada, come un miraggio
distorto alla luce di un temporale.
- Parte 2 di 3.
- NOTE DELLAUTORE
- Come si capirà abbastanza bene arrivando alla seconda parte della
saga di Fides Fragilis, il mio modello per la creazione di questa trilogia, è stato
Anasazi. Ho cercato, dopo il primo racconto che definirei introduttivo agli avvenimenti
sul modello di quanto mostrato in Anasazi, di far percorrere a tutti i protagonisti un
viaggio, una sorta di avvicinamento spirituale e fisico alla meta. Da Mulder a Scully, da
Frank Black a Albert Holsteen, tutti compiono una sorta di percorso non solo di luoghi ma
anche di identità, verso la conclusione della mitologia. Scully è colei che compie la
strada più difficile, arrivando a credere negli alieni, ormai totalmente, a lottare e
perdere contro i propri sensi e a mettere in discussione il proprio amore e la propria
fedeltà a Mulder e allFBI. Lamore che trova in Yvanov è la sola ancora che
la preservi dalla follia e certo la conclusione, con Jeremiah Smith che fugge
abbandonandola, la sconvolgerà del tutto, aprendo in lei sentimenti e consapevolezze che
non credeva possedere. Fox, che troverà grande spazio nella terza parte, perde il
contatto con la realtà, con la propria donna e la propria famiglia, dirigendosi verso il
punto dincontro. Ho anche fatto agire molti comprimari per una sorta di iniziazione
spiritica che troverà il culmine in FF 3. Lì, sarà posto laccento sul rituale,
sui suoi significati fisici e mentali e su ciò che permetterà a Mulder e Scully di
trovarsi e proseguire insieme