PROLOGO
DESCRIZIONE
"
allinterno del nido, le formiche operaie sono
addette alla nutrizione delle regine e delle pupe, là dove la temperatura e
lumidità sono più adatte. Le crisalidi sono contenute in bozzoli bianchicci di
forma ovale e quando la crisalide deve nascere, le operaie la aiutano nel compito. "
- Riserva Navajo, presso Farmington,
- Stato del New Mexico, Aprile 1971
- Il vento sollevò deboli cumuli di polvere rossastra, disegnando
forme sconosciute, che tanto solleticarono la piccola Dana Scully.
- La riserva era un gruppo di una cinquantina di casupole di sassi e
mattoni in terracotta bianca, appena distante dalla strada statale.
- In parte Dana né fu delusa, poiché riteneva di doversi immergere
in un accampamento del tutto simile a quello visto in decine di western alla tv e al
cinema.
- Ma, non appena papà e mamma terminarono di chiacchierare con un
gruppo di giovani Navajo, allinterno di una delle case a due piani, mentre lei
giochicchiava fuori nello spiazzo reso bollente dal sole implacabile, il suo entusiasmo
subì una nuova sferzata denergia.
- Si diressero verso una sontuosa montagna di colore rosso mattone,
che Scully avrebbe rivisto solo molti anni dopo, incapace di ricordare quel che stava
avvenendo ora, che dominava una vallata stretta e scoscesa.
- Per quanto non avesse mai visto mamma e papà fare delle
impegnative camminate in sentieri sassosi, essi la scortarono sino ad una bassa capanna
tonda, dalle pareti di legno e mattoni in terracotta e dal tetto di frasche sempreverdi.
- Ora il cuore le batté forte.
- Luomo che uscì dal piccolo tapee, era identico a certi
indiani veduti nei film di John Wayne o Gregory Peck, e calzava una bandana di color
bianco che reggeva una filiforme foresta di capelli scuri, corvini.
- Fece dei gesti gentili, che Dana non comprese.
- Seguì solo mamma e papà, quando si sedettero accanto
allindiano.
- Ad un tratto, tutta quellatmosfera western, smise di
piacerle.
- Si sentì a disagio, come fuori posto ed evitò di fissare
lindiano negli occhi.
- Lui armeggiò con qualcosa, sistemandola sulla sabbia spianata, di
fronte alla quale tutti erano seduti.
- Sollevò appena gli occhioni verdi e vide una sorta di minuscola
tombola dai colori sgargianti, formata da centinaia di sassolini colorati, disposti in un
arcano ordine rituale.
<
è per me ? >
Albert Holsteen rise.
< ..Dana
fai la brava bambina
>, ammonì Margaret
Scully.
Albert le accarezzò i capelli rossi, spostandole appena le trecce
da un lato.
<
ho qualcosa per questa bella bambina
>,
mormorò.
- Si alzò, entrando nella tenda ed ora il cuore di Dana batteva per
lemozione.
- Un giocattolo indiano !!! Non né aveva mai posseduto uno !
- Chissà come sarebbe stata invidiosa, quella strega di Melissa !!
- Albert uscì reggendo fra le mani un oggetto colorato.
- Era semisferico, ricco di colori armoniosi e dipinti a mano.
- Catturò subito il suo interesse.
<
.protegga la mia bambina
per favore
>
- Le parole di Margaret Scully, il viso teso di papà, quello
convinto di William Mulder
.
- Albert le accarezzò i capelli rossi, porgendole una trottola di
legno, allora integra e nuova.
- I colori, stampati su di essa, erano vivi. Una splendida trottola
fatta a mano.
< Tienila sempre con te
Aquila Scarlatta
>
- Lei aveva sorriso.
- Poi aveva preso a tentare, allora inutilmente, di far roteare la
trottola con il lungo spago avvolgendolo in cima, suscitando un debole sorriso sia in Bill
sia ad Albert.
< E una splendida bambina
non le accadrà
nulla
Aquila Scarlatta ha un destino radioso
che ora non siamo del tutto in
grado di capire
ma che ci sarà svelato verso la fine del tempo
>
Quando, dopo un lungo parlottio, che Dana aveva captato solo in
parte, lei e i genitori avevano fatto ritorno alla riserva, Scully aveva afferrato papà
per un polso, asserendo decisa:
< Posso tenerla, vero papà ? Non è anche di Melissa
è
solo mia, vero ? >
Bill la perse in braccio, dandole un bacio sulla fronte e
sorridendole, rispose:
< Certo ! E per te
stella del mattino ! Potrai
giocarci con chi vorrai
>
Lei sorrise, stringendo forte la trottola fra le mani.
< Ci giocherò con Fox
>, sussurrò, provocando nei
genitori, un delicato sorriso daffetto.
- Ci avrebbe giocato
.questo sì
- E sarebbero accadute molte altre cose
infinite
cose
scritte già nelle pagine del tempo, per Fox e Dana.
---
- Livello di sicurezza 7, Palazzo del
- Pentagono, Stato della Virginia,
- Ore 11.44 Pm, Giovedì 27 Giugno 2002
- Jean era sistemata, affossata potremmo dire, al centro della
stanza.
- La stanza era scura, immersa nel buio, tranne che per quella luce
abbagliante che le era proiettata in faccia da una lampada.
- Le pareti ed il pavimento erano di piastrelle bianche, adatte a
lavare via il sangue con un getto dacqua.
- Jean era vestita con una maglietta blu, madida di sudore e
pantaloni di tela pesante.
- Non beveva da quasi dodici ore, non mangiava da chissà quanto, e
la lampada le stava abbrustolendo la pelle olivastra.
- La sedia nella quale era ammanettata, con i polsi alla base della
vita, proprio allinizio delle sue natiche, dietro i rozzi sostegni della spalliera,
sembrava scolpita nella roccia.
- Scomoda e dura, di legno massiccio, era bloccata a terra da quattro
cerniere di acciaio che un solerte militare, adesso di piantone fuori della porta, aveva
provveduto a bloccare.
- Un rivolo di saliva bancastra le scese dallangolo delle
labbra, e sollevò appena il capo penzolante sul petto per tossire un poco.
- Krycek era seduto ai bordi di quella che era una sorta di eufemismo
definire, scrivania.
- Si trattava di unasse di legno piallata, poggiante su quattro
gambe tozze, con la lampada cui sopra, un blocco, un registratore, ed un piccolo
carrellino sul lato destro, una bottiglia di acqua ed un bicchiere sistemati alla rinfusa.
- Alex fissava con occhi appuntiti quel carrellino e soprattutto il
contenuto.
- Un tirapugni di acciaio, un manganello, una pinza dal becco conico,
un bisturi.
- Si alzò, serrando le nocche sino a quando non produssero uno
schiocco distinto e sorrise, guardandola.
- I sorrisi di Krycek erano sibillini, delicati e appaganti, ma
nascondevano una sottile arma affilata, come serpenti che celino ghiandole velenifere
sotto il palato.
<
ho se
te
>, disse Grey, con la voce
impastata dalle tossine e secca come un fiume nel deserto.
- Era stata arrestata il giorno precedente, con la formale scusa di
unindagine non autorizzata dal Dipartimento di Giustizia, ma Jean non aveva mai
messo piede allFBI.
- Una sorta di squadra speciale, composta di energumeni militari con
tatuaggi sugli avambracci e capelli rasati alla Bruce Willis, laveva caricata su un
cellulare della polizia militare e sbattuta lì.
- Aveva ricevuto il primo colpo, una sberla a mano aperta sulla
faccia, che ancora le lasciava il segno, proprio da Krycek.
Nel vederlo lei aveva serrato le labbra e i denti, sputandogli in viso ed urlando:
< Bastardo ! >
- Krycek le aveva dato quello schiaffone e poi era sbottato a ridere.
- Le luce la faceva sudare come stesse facendo allamore con Fox
Mulder, o Sergej Yvanov o forse tutti e due allo stesso tempo.
- La lingua
le sembrava sul punto di staccarsi dalla gola e
caderle in grembo.
< Nessuno intende negarti un bel sorso dacqua, mezzo
sangue
>, sussurrò Alex, sempre con quel sorriso omicida sul volto.
- Afferrò la bottiglia con la mano sana, posizionandola in modo che
Jean avesse a vederne i riflessi lucidi sotto la lampada.
- Fece riempire il bicchiere, bevendolo con gusto. Poi ne versò
ancora.
- Laria lì sotto era congestionata e la stanza puzzava di
sudore e sangue.
- Oltretutto non cerano finestre né bocchette per laria
condizionata e si toccavano già i trenta gradi.
- Abbassò appena il capo, di nuovo, quando sentì le dita fredde di
Krycek afferrarle il mento e sollevarlo allaltezza del bicchiere.
< Solo che devi collaborare, capito ? Dirci quello che ti
ostini a far finta di non sapere da quasi
>
- Ruotò il polso, per controllare lorologio e nel farlo fece
cadere lacqua sul petto e sul ventre di lei, come in una comica di Laurel ed Hardy.
- Jean serrò le labbra secche, tagliate, mentre un filo di sangue le
scese dalla bocca, rigandole il mento.
- Le gambe le inviavano scariche di dolore acutissimo, bloccate con
lacci alle caviglie da ore.
- Aveva anche un dolore, come un pugnale ficcato appena sopra le
spalle, e avvertiva una sporgenza dura e tagliente lavorarle le carni alla base del collo.
<
non..so di..che
parli..>, smozzicò.
- E qui le arrivò il secondo colpo.
- Una seconda sberla, ma data con il dorso della mano,
allaltezza del naso e delle gote, che le fece vibrare la testa, scagliandola nella
direzione opposta al colpo.
- Krycek respirò più forte, come se si accingesse a prepararsi ad
una corsa spedita, nel guardarla.
< Sappiamo che sei stata a casa della madre di Mulder, puttana
indiana ! Ti ci ha mandato certamente Scully
.>
- Disse il cognome di Dana con lintonazione visibilmente
eccitata.
- Avrebbe voluto, sognato forse, che ci fosse lei lì
- Ma sapeva accontentarsi, e comunque quella puledra Navajo non era
niente male.
- Si chinò, sorridendole ed afferrandole le gote.
Sorrideva sempre, quando stava per spezzare in due qualcuno.
- Jean lo vedeva a fatica, ancora stordita dalla violenza del colpo,
girando le pupille, attraversate da macchie giallognole.
- La sete..era peggio del dolore, almeno per adesso.
<
non vedo
Scully
ly
da giorni
.>,
mentì.
- Lo si sentiva bene, in modo cristallino pur dalla voce impastata di
sangue e saliva, ma non sarebbe cambiato niente, mentendo in modo convincente.
- Krycek intendeva lavorarsela ben bene ed era inutile cercare
scappatoie da film di serie B.
- Si avvicinò al bancone, posando il bicchiere e calzandosi il
tirapugni.
Presto il dolore sarebbe diventato peggio della sete.
- Lo calzò sistemandoselo bene alle nocche, che divennero così
guantate dacciaio temperato.
<
sai che ti succede
se ti colpisco al faccino con
questo ? >
- Formulò la domanda con un tono da professore delle scuole medie,
che si trova davanti un allievo poco dotato, forse deficiente e teme di urtare una qualche
legge non scritta, dicendoglielo apertamente.
- Jean aveva una paura del diavolo. Una paura fottuta.
- Strinse i pugni, come se così potesse in qualche modo darle
coraggio.
- Non avrebbe parlato. Una volta sua nonna, le aveva detto che per
farsi coraggio, occorre pensare sempre ad unaquila che vola alta, nel deserto.
- Fa ampi giri tondi e chi la vede da vicino, crede che stia come
ferma ma non è vero.
- Lo stesso deve fare il tuo cuore, quando hai paura
fallo
battere ad ampi cerchi, quasi stesse fermo..
- Facile a dirsi
Ma quel tirapugni luccicava metallico, sotto la
luce di quella cazzo di lampada e Jean sentiva il cuore battere a mille nelle vene del
collo.
<
mi fai uscire
la bua
? >
- Krycek si accostò al viso del vice-direttore.
- Era eccitato e si vedeva chiaramente, adesso.
< Spiritosa
.una dote che certamente non apparteneva al
signor Skinner
>
- In realtà Jean era tuttaltro che spiritosa, soprattutto sul
lavoro, ma spesso la paura causa questo tipo di reazioni.
Cè chi se la fa sotto, chi grida come un ossesso e chi snocciola freddure sperando
di far vacillare del tutto la mente, annegandola nella follia.
- La follia aiuta ad essere lucidi durante la paura.
- Le accarezzò le labbra, con due dita.
<
e non è la sola qualità che ti separa da quel pelato
arrogante
Jean
sei una gran bella donna, sai ? >
- Socchiuse le palpebre, avvertendo un crampo allo stomaco.
- Krycek si chinò sino a sfiorarle la bocca.
<
adesso mi baci
.bene
facendomi sentire la
lingua
.come hai imparato a fare, bastarda
e forse posso evitare di spappolarti
la faccia
>
- Lei spalancò gli occhi nocciola, serrando con tutta la forza che
le rimaneva, i pugni
- e ferendosi i polsi con lacciaio delle manette.
- Gli sputò appena sotto il centro della bocca, e Krycek si ritrasse
di scatto.
- Per la prima volta gli scomparve quella sorta di sorriso ebete che
da qualche minuto accompagnava la propria eccitazione da dominatore assoluto.
- Sollevò repentino il braccio destro allaltezza della spalla,
e la colpì.
- Non fu un normale pugno, piuttosto una sorta durto doloroso,
scagliato con tutta la forza e la rabbia che Alex aveva dentro di se
.una rabbia
infinita, folle.
< Cagna ! >, urlò.
- Il dolore non la colse subito.
- Dapprima la realtà sembrò spegnersi, come attraverso un
televisore che si smorzi allimprovviso, per una caduta di corrente.
- La stanza e soprattutto quella luce accecante e bollente, si
disattivarono dalla realtà per poi riapparire in un caleidoscopio ondulante.
- La luce, il muro di mattonelle bianche, Krycek stesso, apparivano
oblunghi, in un miscuglio di colori impazziti.
- Poi Jean avvertì una sorta di calore pulsante al centro della
bocca.
- Sputò un grosso grumo di sangue ed un dente, mentre faticava a
respirare.
- Era come se la faccia fosse esplosa ed adesso, quando Krycek le
afferrò il mento stringendolo rabbiosamente, la prima fitta di dolore le trapassò il
cranio, quasi esplodesse nella sua nuca.
- Aveva la bocca piena di sangue.
- Le lacrime le scesero fitte e gelide, mentre gli occhi si
riversarono allindietro.
- Vedeva il tirapugni macchiato di rosso vivo, ancora vicino al suo
viso.
- Alex la baciò, sorbendo il suo sangue e lei si ritrasse con uno
scatto che le provocò un dolore impossibile al collo.
- La testa barcollava inebetita e non comprese quasi nulla delle
prime frasi del suo aguzzino.
<
che bacio
.sapete baciare così
voi mezze
indiane ? >
- Che aveva detto ? Le parole arrivavano distorte, e la bocca non si
muoveva.
- La testa le cadde in avanti, sino a sfiorare con il mento lo
sterno.
- Il sangue le scendeva quasi solido dai lati della bocca.
<
.siamo
sempre
meglio di te
.maiale
russo
>
- Rise. Rise con forza, sistemandosi ancora il tirapugni sulle
nocche.
- La colpì, a piena forza questa volta, spaccandole il naso e
spostandolo dalla sede, e lo schizzo di sangue fu talmente violento, da colpire una delle
pareti e disegnare una sorta di semicerchio rosso vivo.
- Le afferrò la testa, mentre Jean vagava inebetita, udendo la voce
della sua gente che cantava una sorta dinno incomprensibile.
< Pregherai perché smetta
.mi supplicherai
>
- Ora era certa di morire
ma al tempo stesso non ne aveva paura.
- Sarebbe stato un sollievo..una liberazione.
***
CAPITOLO UNO
- Città di Darwin, Ore 11.06 Am,
- Mercoledì 26 Giugno
- I camion arrivarono da Bristol City quella mattina, qualche ora
dopo che il treno era salito dalla ferrovia secondaria per fermarsi nella stazioncina
della segheria.
- Camion dellesercito, quattro e carichi di soldati, e due
della croce rossa.
- Greg Spencer girovagava per la brulla spianata di fronte al treno,
con le mani tremanti e lo sguardo fisso nel vuoto.
- Lo sceriffo non si era più visto, dopo quel che era accaduto a
casa sua.
- La squadra dei militari era entrata in azione già dalla tarda
serata di Martedì.
- Aveva isolato le strade, chiuso la stazione non appena il convoglio
era arrivato e sistemato delle guardie attorno, perché nessuno si avvicinasse ad esso.
- Inutile chiedere la minima spiegazione.
- I soldati affermavano che tutto era sotto segreto militare e che
solo il dottor Kurtzweil avrebbe potuto dare delle risposte.
- Quando si fosse presentato in paese.
- Ciò che Spencer non aveva modo di immaginare, era che il destino
di Darwin era già segnato.
- I soldati, infatti, non avevano solo bloccato le strade, ma
addirittura avevano sistemato posti di blocco sin di là dalla valle, e dalla parte del
valico, cancellando la vallata di Darwin dalla catena di Blue Ridge.
- Il treno era in stazione dalla notte di Martedì su Mercoledì, ma
mancava del suo passeggero più importante.
- Fox Mulder, infatti, era balzato giù dal vagone non appena le luci
della fabbrica di legname, erano diventate punti fissi allorizzonte.
- Aveva aperto gli occhi alle due e cinque del mattino.
- La mente vagava.
- Come profiler dellFBI, Fox sapeva bene che in certi casi, la
mente scompone i ricordi traumatici, frammentandoli in puzzle di difficile ricostruzione.
- Spesso i ricordi del passato, ritornavano senza alcuna sequenza
cronologica, quindi faticò a capire da quanto fosse in viaggio e se era il caso di
saltare giù da un treno che procedeva sì a rilento, ma pur sempre a settanta
allora.
- Udiva sempre le urla, adesso, ma non dalla sua mente..
- Esse venivano dal bosco
comera stata per la prima
indagine compiuta con Scully, a Bellefleur nellOregon, la voce ti chiamava nel
bosco
- Ora che le sentiva dalla natura, dal vivo respiro delle piante,
quelle urla erano ancor più agghiaccianti, terrificanti, inumane.
- Una sorta di bolgia dantesca, colma di resti umani, di corpi
maciullati di bambini e fra essi, il muoversi a scatti di quella creatura oscena.
- Quegli occhi immensi, nel quale sprofondare, sciogliersi, come
miele nel latte.
- Mamma e papà che piangevano, con lui che tentava di consolarla,
dicendo:
< E aliena
.lo sai anche tu ! >
- Poi il viso fisso, scolpito in unespressione demoniaca di
Alice.
- Lo fissava, i capelli mossi da una brezza leggera, con due
occhi
occhi che penetravano dentro Mulder, crudeli, assassini.
- Poi il vuoto della gravità, nellUFO.
- Dana stesa su una sorta di tavolo anatomico, e Smoking Man che
parlava a lui, a Fox, con voce paterna.
< Cosa
sai degli insetti, Fox ? >
<
un cazzo
ecco cosa né so
>, disse,
puntando i piedi contro il predellino del vagone.
- Cera una curva stretta, una sorta di gomito prima
dellennesimo tunnel.
- Il treno avrebbe rallentato di brutto, ma le rotaie erano issate su
una massicciata alta almeno tre metri.
Che volo ! Cazzo che volo
hai sempre sognato di volare,
Fox
fin da quando costruivi quelle schifose astronavi e riempivi di colla tutta la
scrivania della stanza
- Si chinò sulle gambe.
- Adesso vedeva Dana con la testa aperta da una sorta di operazione
effettuata al laser.
- Il cranio era scoperchiato, quasi avessero tolto un cappuccio da
uno di quei barattoli per la conserva
Solo che dentro cera il suo cervello.
- Dana fissava il vuoto e ripeteva una sorta di nenia:
<
.dormidormibimbabella
.dormidormistellastella
>
- O una cosa così.
- Si lanciò nel vuoto, mentre tutti i dolori erano passati.
- Il braccio morso dal cane, la costola incrinata, la mazzata sulla
gamba
tutto
- Tutto guarito miracolosamente
"alienamente" dovrei
dire.
- Atterrò sulle gambe, rimbalzando sul fianco destro, proteggendosi
la testa quasi calva con entrambe le braccia.
- Evitò, per grazia di Dio o per chissà quale altra misteriosa
intercessione, un tronco spinoso, che minacciava dinfilzarlo come uno spiedo e
terminò quella caduta in un cespuglio di salvia.
- La maglietta era sporca di sangue e sudore, grasso del treno e
zucchero di barbabietola. Non aveva nemmeno più colore.
- I pantaloni erano stracciati, lisi, sporchi di fango.
- Aveva ammaccature ovunque
- Sputò un grosso grumo di sangue, ma ciò non aveva nulla a che
vedere con la caduta.
- Da ore lo stava facendo ormai, e la cosa lo terrorizzava e al tempo
stesso gli conferiva certezze.
<..sto facendo il tagliando
> si era detto quando
questo era incominciato.
- Vide il treno svanire nella galleria e loscurità, adesso,
divenne assoluta.
- Era unoscurità pesante, umida della notte e del bosco.
Il bosco
.ti chiama a se
porta lì i
ragazzi
cè una forza nel bosco, Scully !
- Avesse avuto solo la metà di quella forza
adesso gli sarebbe
servita eccome !
- Nel mettersi in piedi e camminare nel sottobosco, si accorse di
quantera debole.
- Se non fosse stato per la voce
sarebbe già morto da ore.
- Si appoggiò ad una pianta e lì rimase, con il desiderio che
sorgesse il sole e che avesse a muoversi alla luce.
- Ora i colori apparivano del tutto diversi e rammentò quanto
sentito in un documentario sugli animali: gli insetti percepiscono i colori in modo
differente.
- Anche i suoni
adesso sentiva bene la voce nella foresta
.
- Da dove provenisse, no
ma la voce cera
e lo
chiamava:
- fox vieni a me fox vieni a me
***
CAPITOLO DUE
-
- Motel Crossword, chilometro 346,
- Stato del Texas, Ore 04.09 Am,
- Giovedì 27 Giugno 2002
- Dana Scully era raggomitolata sotto il piumone che le lambiva gli
zigomi, con le ginocchia raccolte, le braccia strette accanto al petto.
- I capelli erano ancora bagnati, non zuppi come quando Sergej Yvanov
laveva trovata poco dopo la mezzanotte, ancora inginocchiata e in stato di chock.
- Allora laveva sollevata, di peso e Dana aveva smozzicato
piangente:
< Ho fallito
ho fallito
è finita
>
Yvanov le aveva dato una carezza, e una volta nella stanza numero
140 lei era diventata molle come una bambola di pezza.
< Spogliati
sei bagnata fradicia
ti ammalerai..>
- Lei eseguiva come fosse priva dogni volontà.
- I vestiti di Scully furono appallottolati in un angolo della
camera, e una volta che fu nuda, la asciugò rapidamente, mettendola sotto il piumone.
< Tranquilla
.>, disse con voce debole, vedendola
tremare come una foglia.
Armeggiò con una boccetta color ambra e disse:
< Dana
scendo per una decina di minuti
devi bere
qualcosa di caldo
Non muoverti, capito ? >
- Nessuna risposta.
- Yvanov uscì, chiudendola dentro e senza pensieri coerenti arrivò
sino alla hall.
- Suonò per un paio di volte al campanello da tavolo ed attese.
- Quando tornò alla camera, Dana era ancora nella medesima posizione
fetale di prima, tremante e infantile.
<
ho fallito
.ho fallito
>, ripeteva
inebetita.
- Yvanov si sedette sul lato sinistro del letto, e abbracciandola
versò parte del
- contenuto di un termos verde in una tazza.
< Bevi
un goccio
solo uno
>
- Eseguendo, per la prima volta diede segno di averlo veduto, girando
appena gli occhioni verdi.
- Era forte e i tremiti divennero minori.
- Yvanov si tolse i vestiti, e si mise a letto con lei, stringendola
forte.
- Non disse nulla, limitandosi a cullarla e a darle piccoli baci
sulla nuca.
- Non appena lei accennava a tremare, la faceva bere con moderazione.
- Verso le quattro e venti, lei sospirò, rifiutando lennesimo
sorso.
<..cosè
? >, chiese.
< Wodka e te caldo
>
- Annuì.
- Ora non tremava più.
<
ho fallito
è fuggito
.io
se tu fossi
stato con me
>
La abbracciò, cingendola anche con le gambe e le baciò il collo.
< Non sarebbe cambiato nulla
.nessuno aveva il diritto di
farti questo..di costringerti ad agire contro tutto e tutti! Nessuno ! >
I loro corpi formavano un cucchiaio fra le lenzuola calde e Dana
provò un dolcissimo brivido damore.
<
morirà
morirà per colpa mia
non sono stata
in grado di salvarlo
di salvarci tutti
>
Scully cercò lenta la sua mano, accarezzandola sino a guidarla
allaltezza del ventre.
< Non tutto è morto
Noi siamo vivi
>
<
abbracciami così
ti prego
>, sibilò.
Lui annuì.
<
amore
domattina
farò delle
telefonate
con il mio codice didentificazione personale
posso ottenere due
visti per Mosca nonostante il blocco dei voli civili
>
Scully si morse appena le labbra.
<..io
non posso fuggire
devo
.devo trovare
Fox
>
Yvanov le vezzeggiava la gamba, il fianco, la natica sinistra, la
pancia calda e liscia, sfiorandole appena lombelico
.
<
non esiste possibilità senza Smith
lo
sai
Adesso
hai il dovere di pensare a te stessa
a salvare la tua
vita
la nostra vita ! >
Fu lui a posare il palmo caldo sul delicato e sodo seno di Dana,
accarezzandolo con amore infinito.
<
non esiste alcuno scampo
arriveranno
e sarà
la fine di tutto
per colpa mia
>
< Non è così
.forse..forse troveremo una cura
forse
non è così impossibile fermarli
può essere che trascurino una casa fra i
boschi..dove un uomo ed una donna vivono semplicemente
esiste una speranza
>
Dana non fece che annuire debolmente.
< Stringimi
fammi dormire così
io
ho tanta
stanchezza in me
tanta..>
Lui le baciò ancora una volta la nuca, e mormorò:
< Chiudi gli occhi, amore
e riposa
riposa
>.
***
CAPITOLO TRE
- Città di Darwin, Ore 06.06 Pm,
- Mercoledì 26 Giugno 2002
- Lauto sterzò per il sentiero, sporcandosi di terra scura
sino ai finestrini.
- Aveva piovuto appena, quella notte, una sorta di rugiada appena
insistita ma comunque in grado di bagnare le foglie, rendere fangoso il terreno.
- Truelove faticava a portare la propria Audi lungo quel percorso
sconnesso ed irto dinsidie, ma certo non poteva usare il Cherockee di servizio.
- Si accese nervoso una sigaretta, evitando di guardare quello che
era avvolto nel sedile posteriore.
- Non vi sarebbe riuscito.
- La mente sembrava placarsi adesso da una sorta di febbre che lo
aveva divorato non appena aveva messo piede nella casa della figlia.
- Allora lo stomaco si era serrato, come per la morte del vecchio
Ralph, anzi peggio.
- In quellavvenimento, veduto per la prima volta tanti anni
prima, cera un qualcosa daustero, naturale e carismatico, benché nessuno si
azzardi a chiamare così la morte.
- Ma in quello che accadeva adesso
si respirava un terrore
inumano, atavico, senza spiegazione.
- Così comera senza senso quello che Truelove aveva intenzione
di fare.
- Quando aveva visto quella sorta di
.guscio
- Tremò, sbiancando in viso come una recluta di fronte alla prima
autopsia.
- Altro che virus ! Gesù del cielo, niente poteva ridurre due donne
così !
- Niente
non poteva essere vero.
- Il dottor Stevens non aveva lespressione di chi debba,
mestamente, comunicare una morte a qualche amico
aveva perso il lume della ragione.
- E lui
? Che cosa credeva di fare, fuggendo per i boschi ?
- Dove pensava di portare Anne e Kimberly ? A Lourdes ?
- Il tremore alle mani non diminuiva.
- Doveva portare via quei corpi da Darwin
- No
non erano corpi
respiravano ancora
qualsiasi cosa
fossero adesso.
- Il viottolo divenne ripido, ma per fortuna il motore dellAudi
4x4 non tradiva.
- Dallo specchietto retrovisore, vedeva parte della coperta che
avvolgeva i due bozzoli, in una sorta di realtà distorta che celava lorrore.
- La ferrovia correva a qualche decina di metri alla sua sinistra, ma
lauto dello sceriffo era invisibile, nella boscaglia fitta della foresta.
- Il fiume non era infatti molto lontano, ed una serie di ruscelli
pieni di sassi e trote salmonate, rendevano adatta alla vegetazione la zona.
- Pensò a sua nipote
alla prima volta nella quale aveva
pronunziato il suo nome, alle tante volte nelle quali aveva riso con lei, scompigliandole
i capelli
- Ora il tremore si fece violento, accompagnato dalle lacrime.
- Il solito rumore della crescita del bozzolo lo raggiunse
allinterno dellabitacolo, e si sentì agghiacciare dal terrore.
- Nel bosco, alle sei di sera, era utile azionare le luci, almeno
quelle di posizione.
- Era rischioso, perché così la macchina sarebbe potuta esser
visibile, ma a parte il fatto che dubitava che cercassero proprio lui, in mezzo al caos
nel quale Darwin era piombata, era sempre meglio quello che finire contro uno spuntone
dalbero o trovarsi intrappolati in una pozza di fango.
- Ora il sentiero scartava a destra, accanto ad un maestoso pino
definito "senatore Walter" per misteriosi percorsi della mente umana.
- Il parabrezza era umido di gocce grosse come nocciole, e Truelove
sforzò la vista un paio di volte, dubbioso per quel che aveva visto.
- Esitò, se fermarsi o no
- Alla fine scalò le marce, frenò e lasciando in folle, azionò
anche il freno a mano.
- Era capitato troppe volte che qualcuno abbandonasse la macchina e
che questa decidesse di farsi un giretto per conto proprio, finendo contro un albero o
tirando sotto qualche cristiano.
- Si sporse senza uscire del tutto, guardando con paura, terrore è
più giusto dire, le masse sotto le coperte.
- Ora la sua attenzione fu dirottata da un corpo che stava seduto
sotto il " senatore Walter".
- Scese, appoggiando la mano destra sullimpugnatura del
revolver, come per una consolidata abitudine professionale.
- Puntò la torcia, che stava appesa alla cintura di sceriffo e
comprese che si trattava proprio di un uomo.
- Aveva la testa china sul petto, e man mano che si avvicinava a lui,
poteva scorgere una vasta macchia al centro dello sterno e sui pantaloni.
- Adesso era ad un paio di passi, non di più.
- Il tipo in questione era ridotto male in arnese.
- Era calvo al centro, con pochi capelli radi ai lati della testa, ed
aveva una faccia
- Sembrava ammalato di lebbra o di una qualche strana forma di
tubercolosi.
"PROTEGGI IL TUO FUTURO", rammentò.
- Il sangue
.aveva una grossa macchia di sangue, non fresco a
dire il vero, al centro del petto
ce nera anche per terra, accanto alle gambe.
- Si chinò, tastandogli appena i fianchi.
- Captò la durezza di una pistola.
- Fece per sfilarla, quando si accorse che il tipo in questione era
vivo.
- Rantolò un poco, sputando sangue e Truelove si ritrasse scivolando
a terra.
<
.a..iuto
>, smozzicò Fox Mulder.
Lo sceriffo lo guardò, con aria abbastanza spaventata.
< ..amico
ti sei scelto lo sceriffo sbagliato
.non
credo occorra essere un dottore per capire che sei allo stremo
.mi sa che mi
creperesti in macchina ed io
>
Fox aprì gli occhi. Profondi occhi neri, come il cielo senza
stelle.
< Ma che cavolo ti sta succedendo ? >, chiese, esterrefatto.
<
non lasciarmi qui
io..devo andare in un
posto
immediatamente
>
- Scosse il capo.
- Che farneticava ? Conciato a quel modo, poteva andare solo in un
camposanto ed aspettare.
- Fece per allontanarsi, quando Mulder sibilò.
< So
.so quello che sta accadendo qui
lho già
visto altre volte
>
- Truelove sirrigidì.
- Una sorta distinto ( ognuno deve accettarsi per quel che Dio
gli manda ) lo convinse che non stava raccontando cazzate.
- Un testimone. Qualcuno che aveva forse già visto quella
follia
era ciò di cui aveva bisogno, per sperare di curare sua figlia e sua nipote.
- Tolse definitivamente la mano dallimpugnatura della pistola e
si chinò, adagiandosi sulle spalle il corpo smagrito e tremante di Fox Mulder.
- Puntò verso la macchina, con andatura decisa, posando i piedi sui
punti stabili del terreno fangoso, aiutato dalla luce proiettata dalla torcia elettrica.
- Lauto apparve dietro una fitta macchia di pruni e felci,
allaltezza della curva, sul sentiero ridotto a fango appiccicoso.
- Aprì la portiera dal lato del passeggero e lo fece adagiare,
appoggiandogli il capo sul poggiatesta.
- Qualcosa, allinterno della coperta si mosse, poco meno di uno
scatto avvertibile, poi tacque.
- LAudi si mise di nuovo in moto, procedendo nella boscaglia.
***
- Motel Crossword, chilometro 346,
Stato del Texas, Ore 08.09 Am,
- Giovedì 27 Giugno 2002
- Il bar della stazione di servizio era gremito da cow boys con il
cappellone storto, camionisti dalle braccia da lottatore di sumo e una donna, alta, magra
e dal naso adunco, per niente bella.
- Era la moglie del proprietario del motel, che serviva dietro al
bancone.
- La pioggia quella mattina non era scemata per nulla e dalle nuvole,
dava lidea che avrebbe proseguito così per il resto della giornata.
- Il bar era un rettangolo di venti metri per quindici, con un lato
dominato dalla vetrata che dava sullautopompa, e di conseguenza sulla statale 66,
opposta al bancone di color rosso granata, laccato.
- Un tempo doveva esser stato anche di un certo stile, ma ora oltre
alle scritte e alle macchie di sugo e dalone dei bicchieri, era anche segnato da
bruciature di sigaretta, che qualche vaccaro aveva depositato fra una Bud e laltra.
- Alle spalle della donna, Edna Gillespie, una specchiera di lastra
lavorata, con scaffali di vetro spesso, colmi dogni genere di bottiglie: bourbon,
whisky, scotch, birre, wodka
- Sergej Yvanov trovò elettrizzante soprattutto lultima
specialità.
- Dato che la hall aveva il telefono guasto, occorreva recarsi al bar
per fare una telefonata.
- Probabilmente era un abile trucco del proprietario per
raggranellare qualche spicciolo, poiché il telefono del locale era a pagamento.
- Oltretutto fra unattesa e laltra poteva anche scapparci
una birra.
- Issata sopra una mensola di ferro, pericolosamente inclinata verso
gli avventori, si trovava una tv a diciotto pollici, sintonizzata quella mattina sulla
CNN.
- Yvanov aveva lasciato Dana immersa in un sonno profondo e
tranquillo.
- Solo sentendolo vestirsi, verso le sette e tre quarti aveva
accennato ad un risveglio, mormorando una frase impastata di torpore.
<..ove
vai ? >
Allora lui si era avvicinato, dal suo lato, e le aveva baciato una
guancia, spostandole appena i capelli dietro lorecchio.
< ..sstt
>
- Lei si era quietata subito, riassopendosi.
- Yvanov era uscito alzandosi il bavero della giacca.
- Dalle stanze alla pompa di benzina, cerano due tragitti.
- Il primo laveva sperimentato guidando il Cherockee sino al
distributore, il secondo era una scalinata di marmo e sassi lisci e regolari, in parte
sconnessi ma solo ai lati, che dal complesso, saliva sino al limite della strada.
- Lo percorse con calma, nonostante la pioggia.
- Segnalare una richiesta di visto per lui e Dana, avrebbe voluto
dire farsi scoprire, inevitabilmente.
- Ma non potevano certo aspettare la fine, o qualsiasi altra cosa
dannata avesse ad accadere, in quel buco di motel.
- Lei
doveva salvarsi. A qualsiasi costo.
- Era entrato chiudendo la porta a vetri alle spalle.
- Gli avventori continuarono a consumare pancetta e uova, succo
darancia e birra, senza dare apparentemente lidea di notarlo, ma così non
era.
- Sotto le falde dei loro cappelli texani, gli regalavano occhiate
divertite o sospettose.
- Un gigantesco camionista, il cui TIR era sistemato di traverso ai
lati dellautopompa, bevve dun sorso un boccale di Bud gelata, asciugandosi con
il dorso della mano.
< Devo telefonare
>, disse Yvanov.
- La donna gli dava le spalle, fissando la TV.
- Linviata della CNN trasmetteva da Mosca.
"
le ultime notizie, purtroppo, sono improntate al
pessimismo. Pare che ad ore si prospetti il richiamo degli ambasciatori nei rispettivi
paesi e sarebbe la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale che ciò si
verifica, fra USA e Russia ! Ora lallarme su un possibile, terrificante conflitto
nucleare, sta circolando non solo fra gli addetti ai lavori ma anche fra la popolazione !
A Mosca, ieri, si è sfiorata la guerra civile, quando un gruppo di persone ha cercato di
forzare un cordone di polizia per accedere a generi di prima necessità
"
- Parlava in modo professionale, come mille altre volte, ma aveva una
faccia scavata nella paura.
- Uno dei cow boys alzò le spalle, mormorando:
< Che la facciano sta guerra
.spazziamoli via tutti, quei
porci comunisti ! >
< Devo fare una telefonata ! >, disse adesso deciso,
obbligando Edna a dargli retta.
< Un momento
il telefono è occupato
>, rispose
acida, sistemandosi lasciugamano sul braccio, segno inequivocabile che pretendeva
anche la consumazione.
Yvanov si sedette sullo sgabello tondo, poggiandosi su un
poggiapiedi dacciaio e si sporse in avanti, con i gomiti sul bancone.
< Una wodka lime
>, disse, gettando lo sguardo
sullinconfondibile sagoma della Absolute.
- La porta a vetri si aprì. Un uomo avvolto in una cerata nera,
calata a cappuccio sulla faccia, appoggiò i palmi al centro della porta, proprio sullo
stemma della Shell ed entrò.
- Si scrollò dalla pioggia, abbassando il cappuccio.
- Yvanov non si voltò, capendo che era entrato per via del refolo
daria umida che lo accompagnava, eppure ebbe una sorta dimpressione curiosa.
- I suoi sensi lo misero in allarme quasi subito, senza una ragione
specifica.
- Il bicchierino di wodka lime fu sistemato davanti a Sergej, che con
la coda dellocchio vide che lo sconosciuto si era seduto proprio al suo fianco.
- Tamburellava sul banco con le dita.
- Dita lisce e dalle unghie ben curate.
< Una wodka lime
>, disse con voce decisa.
- Yvanov sentiva il parlottare della Tv, dellindividuo al
telefono ( stava ordinando mangime per polli e cento scatole di chiodi da carpentiere per
rifare la staccionata ), del masticare avido dei cow affamati
ma cera sempre
quel suono tamburellante che provocava i nervi.
- Mosse appena gli occhi, senza alzare il viso.
- Vide le mani, i polsini della camicia che spuntavano dalla
cerata
- Terminò dun sorso la wodka, gettando un biglietto da cinque
sul banco e si alzò.
< Hey ! Il telefono è libero..! >, gracchiò Edna, senza
apparentemente essere udita.
- Yvanov si rigirò le chiavi del Cherockee fra le dita.
- La valigetta con la calibro nove ed il silenziatore, era nel
bagagliaio del fuoristrada.
- Quei polsini
quel tipo che era appena entrato, aveva i polsini
con lo stemma del KGB.
- Ed era stato fatto di proposito.
- Quel tipo aveva gettato lamo, per vedere come si sarebbe
comportato.
- Nessun agente sarebbe stato tanto imprudente
- Udì dei passi tranquilli alle sue spalle, prima lungo lo spiazzo
di cemento e ghiaia che separava il distributore dalla scalinata, poi sui primi gradini.
- Lo seguiva
non si voltò né affrettò il passo.
- Era la sola cosa da fare. Evitare di andare nel complesso delle
camere, per non portarlo diritto da Scully, né rimanere in quel bar affollato.
- Se doveva sparare, meglio uno spiazzo appena sotto il livello della
strada, fra le tante auto, quasi inosservato.
- Camminò con le mani nelle tasche dei pantaloni, sempre
focalizzando i sensi sui passi di chi lo seguiva.
- Era tranquillo, massiccio e tranquillo
ancor più pericoloso.
- La pioggia scendeva fitta, cattiva. Lo spiazzo sarebbe stato
deserto, di sicuro.
- Si avvicinò al fuoristrada, premendo il telecomando.
- Le luci si accesero e le chiusure si sbloccarono.
- Si fermò, prendendo un bel respiro.
- Anche lo sconosciuto si era bloccato.
- Dal rumore dei passi, era a poco meno di sette od otto metri
- Aprì il bagagliaio e si curvò, afferrando la valigetta.
- Laprì, azionando la combinazione.
<
è buona la wodka, qui, vero ? >
- La voce era alle sue spalle, ma Yvanov non rispose.
- Prese a montare la mitraglietta con rapidità e sicurezza, poi
innestò il caricatore.
- Sergej non aveva detto a Dana che era armato, benché fosse certo
che lei
- lo sospettasse.
- Tolse la sicura e sinfilò lUzi nella tasca interna
della giacca.
- Si girò, lentamente.
< Diceva ? >, mormorò.
Lo sconosciuto fece un paio di passi in avanti.
<
dico che
per quanto inospitale, questo paese cerca
di mettere a suo agio tutti gli stranieri, Yvanov
>
Sergej estrasse larma, puntandola in avanti.
< Chi sei ? Come sai il mio nome ? >
Lui sorrise, per nulla intimorito.
< Vi ho seguito da quando siete partiti da
Washington
siete stati abili
forse qualsiasi altro vi avrebbe perso di
vista
.Ma non io ! >
- Dal suo polso destro, scivolò un cilindro dacciaio, che
impugnò agilmente.
- Yvanov fece fuoco ed il suono sordo dei colpi si udì appena, sotto
lo scroscio della pioggia.
- Lo centrò al petto, allaltezza del cuore ed un sibilo acuto,
accompagnò luscita di un getto di sangue verde.
- Comprese tutto, allistante.
- Il killer alieno gli fu addosso nel breve lasso trascorso fra ciò
che vide e il raggiungere lo stiletto appena sotto la giacca.
- Lo gettò contro il Cherockee e poi a terra, nella pozzanghera
fangosa ai piedi dei pneumatici.
- Cercò di colpirlo, ma Yvanov afferrò il suo polso, spingendolo
allindietro.
- Prese lo stiletto dalla tasca della giacca, e lo fece sibilare
nellaria.
- Lo affondò nella schiena dellavversario che si ritrasse, con
una smorfia di dolore.
- Il sangue acido era spezzato dalla pioggia.
- Yvanov si mise in piedi, per primo.
- Lo colpì con un calcio, facendolo rotolare contro un grosso
furgone da trasporto.
- Lalieno si mise in piedi, serrando il pugnale nella mano
destra.
< Notevole
.davvero
sono ammirato
>, disse
sorridendo.
- La ferita sanguinava copiosa, ma egli non sembrava rendersene
conto.
- Mosse la mano con un fendente improvviso, rapido e circolare, che
centrò il braccio sinistro del russo, tagliandogli la giacca, la camicia e parte del
muscolo.
< Notevole anche da parte tua
>, disse lui, serrando i
denti e gettandosi in avanti.
- Lo colpì sotto il collo, alla gola, e questa volta il sangue gli
corrose i guanti neri, la mano, gli mozzò il respiro.
- Ma non si sarebbe fermato. Scaricò tutti i trentadue colpi a
distanza ravvicinata, crivellando senza tregua.
- Dana
doveva salvarla
- Ma era inutile.
- Lalieno spinse via, con una forza impossibile, come un carro
armato.
- Yvanov colpì la portiera del Cherockee, ammaccandola e cadendo a
terra.
- Aveva ancora il pugnale fra le mani.
- Il killer lo trafisse con una stilettata alla spalla, per poi
afferrarlo per il bavero della giacca e scaraventarlo dallaltra parte del mezzo,
alla maniera di una bambola di pezza.
<
Dana
.devo
fermarlo
>, si disse.
- Si rialzò.
- Il sangue gli imbrattava i vestiti, scendeva a fiotti dal braccio,
dalla schiena.
- Il rombo di un camion, in lontananza.
- Si guardò attorno.
- Inserì un nuovo caricatore e fece esplodere altri dieci colpi,
sino a quando non lo vide scomparire dietro un furgone.
- Lalieno sembrava svanito.
- Si mise in ginocchio, nascosto dietro quel mezzo scoperto,
annusando lodore di benzina, dei pneumatici, della pioggia.
- Udì un suono debole, come il roco respiro di un drago.
- Poi notò appena la coda spuntare da sotto il camion, prima che una
mano ossuta ma potentissima, gli afferrasse la caviglia, sbattendolo a terra e
trascinandolo sotto.
- La mitraglietta gli scivolò dalle mani, rotolando con un suono
metallico.
- Lottò, aggrappandosi ad una delle ruote posteriori.
- Lo sentiva respirare con roca potenza, un verso osceno, bestiale.
- Vibrò un colpo alla cieca, allaltezza della gamba sinistra,
urtando una sorta di carapace.
- Lo stiletto si spezzò in due, con un suono simile a quello di
metallo caduto sul pavimento.
- Serrò i denti. Avvertì una fitta assurda, assoluta al piede.
- Un morso rapace, dartigli e zanne, gli staccò la gamba di
netto, trascinandolo del tutto sotto il camioncino.
- Lalieno era un insetto appiattito, oscuro e vorace.
< La prossima a morire
sarà quella troia
schifosa
Ricordatene ! >
- Urlò con tutte le forze, quando la testa corazzata ed esapode
dellalieno gli affondò nel ventre, dilaniandolo vivo.
- Poi si udì solo la pioggia.
***
CAPITOLO QUATTRO
- Città di Darwin, Stato della Virginia,
- Ore 03.00 Pm, Mercoledì 26 Giugno 2002
- Adesso la cittadina aveva assunto del tutto le atmosfere di un film
catastrofico degli anni settanta.
- Camion militari che sfrecciavano sulle strade, posti di blocco in
ogni punto daccesso del paese, soldati che stavano appostati con finta noncuranza
attorno agli edifici pubblici, alla biblioteca, e alle fattorie.
- Greg Spencer si sporse verso il soldato, un tenente di appena
ventisei anni, affrontandolo a muso duro.
- Si trattava di un cadetto di Perry Islands, Marine, viso regolare e
corpo magro.
- Era seduto di spalle alla finestra, aperta, e da quasi cinque
minuti stava parlottando al telefono con il Pentagono.
- Riappese, alzando gli occhi grigi dalla scrivania, dandogli
attenzione.
< Ora finalmente mi chiarirete per quale motivo avete
trasformato lufficio dello sceriffo Truelove in una sorta
.di quartier generale
della Gestapo
>
Lui gli gettò davanti un foglio scritto in modo fitto e minuto,
mentre un refolo daria carica di pioggia gli sollevò il codino del baschetto nero,
calzato di sbieco sul cranio.
< Sarebbe ? >, disse evitando di leggerlo.
< E una direttiva del ministero della difesa e della
contea, dello stato della Virginia. Il comando del settore Occidentale dellesercito,
mi ha autorizzato proprio ora a renderlo pubblico ! >
Assunse lespressione di un oratore intento a proclamare un
bando di concorso, austero ed impettito.
< Da oggi, Mercoledì 26 Giugno, larea in questione
diventa protettorato militare, sceriffo ! Siamo in una situazione dallarme giallo ed
è possibile che la contaminazione biologica che ha colpito questo paese, sia opera di
unarma chimica o batteriologica della Russia ! >
- Spencer smise come di respirare, esterrefatto.
- Nemmeno in un sogno, o in un incubo, avrebbe mai potuto immaginare
niente di simile.
< Come addetto alla polizia della contea, lei risponde
direttamente al comune di Bristol City, che a sua volta è delegato a collaborare in
totalità con le forze armate Americane, impiegate sul suolo patrio per impedire
uninvasione ! Ha capito quello che le ho appena detto, sceriffo ? >
- Si grattò la fronte, tremando.
- Nessuno avrebbe mai saputo come affrontare una cosa del genere e
lui, tranquillo vice di un piccolo paese sperduto nelle montagne, era certamente il meno
indicato.
<
.invasione ? Cristo
ma che cavolo mi sta
raccontando ? Che avremo i Russi per cena, questa sera ? >
- Lui lo fissò come se prima avesse detto una cosa normalissima,
tipo che cosa cera quella sera alla tv ed avesse avuto per risposta una scemata
bella e buona.
- Del resto era impossibile pretendere di scherzare con un cadetto
dei Marine.
- Magari il tenente Banks, quello era il suo nome o almeno così
cera scritto sulla strisciolina appesa alla mimetica, era un tipo ilare e
bontempone, senza divisa.
- Magari parlava di fica e di baseball, al circolo ufficiali.
- Ma adesso, seduto davanti a lui, con quel baschetto calato in zucca
nonostante fosse nel chiuso di un ufficio, gli dava limpressione di un vero
ufficiale nazista.
- La luce che si accese nelle sue pupille, non lasciava presagire
niente di buono.
< Noto che lei è un vice
>, mormorò caustico,
aguzzando gli occhietti grigi, leggendo lo stemma impresso nella stella che Greg portava
sul lato destro della camicia.
Noti bene testa di cazzo
sei nellufficio di
Truelove
te lho anche detto
bella deduzione
è così che vi fanno
ufficiali a Perry Islands o da dove cavolo vieni ?
- Quel pensiero si bloccò appena alla soglia della bocca di Spencer,
che evitò di pronunziarlo più per pudore che per altro.
- Evitò qualsiasi risposta.
<
..dove si trova lo sceriffo di questa città
>
< Arold Truelove è in servizio
non mi riesce di
trovarlo
>
< Sappia, allora, che se evitasse di fornirci informazioni o di
collaborare con noi, sarebbe tacciato di spionaggio e di terrorismo ! Abbiamo poteri
illimitati e li useremo nel modo che riteniamo maggiormente opportuno, sono stato chiaro ?
>
- Quello era davvero un fottuto arrogante pisciasotto di Perry
Island, cazzo !
- Greg sinfilò il cappello da sceriffo, e rispose serrando i
denti, con rabbia.
<
lavorerei molto meglio se i suoi
.Rambo si
togliessero dalle scatole ! Con voi fra i piedi, è tutto più complicato!>
Il tenente Banks fece un debole sorriso ironico, abbastanza
inquietante e tamburellò con la stilografica sul bordo della scrivania.
< Le sto ordinando di cercare il suo superiore e portarlo da me
entro la fine di questa giornata al massimo
Se così non sarà, mi vedrò costretto
ad assumere il comando della polizia del paese sino al cessare della situazione
demergenza ! >
- Greg serrò i pugni
.in fondo stava già comandando a destra e
a manca, che cosa sarebbe cambiato ? Eppure quella cosa gli dava ai nervi.
- Prese con due dita il telefono di color verde, sistemato accanto
allinterfono, sulla scrivania.
< Che cosa intende fare, scusi ? >, chiese il militare,
sempre sibillino.
< Telefonare
o creda mi serva per giocare a golf ? >
< Le comunicazione con lesterno sono bloccate
>
< Perché ? >, sbottò Spencer, ormai su tutte le furie.
< Siamo in preallarme di guerra ! Non permetterò che faccia
telefonate che, se venissero intercettate
>
Buttò con rabbia il telefono sulla scrivania, alzando le spalle e
bestemmiando.
< Esco ! >, imprecò.
< Dove va ? >
Evitò di girarsi e dargli un pugno sul muso, non tanto per il
faccino, quanto per il basco che sarebbe caduto a terra.
< A cercare lo sceriffo
mi sembra palese
.>
< Metterò a disposizione un paio duomini..li aspetti
allentrata della stazione
>
- Non fu un semplice ordine, ne tantomeno un consiglio.
- Fu
quasi una sorta davvertimento che Greg captò al
volo, affinato da anni di servizio.
- Pensò a cosa fare e a come farlo.Ora si trovava due
"amici" con lui
- Il primo lampo attraversò il cielo plumbeo di Darwin, ma non
avrebbe piovuto per il resto della giornata.
***
CAPITOLO CINQUE
- Motel Crossword, chilometro 346,
- Stato del Texas, Ore 10.59 Am,
- Giovedì 27 Giugno 2002
- Scully emerse dal sonno con estrema lentezza.
- Senza aprire gli occhi, iniziò a percepire il calore protettivo
del piumone, la morbidezza delle lenzuola, il comodo giaciglio del cuscino.
- Allungò la gamba, producendo un delicato fruscio.
- Poi si voltò parzialmente, cercando il suo uomo con la mano.
- Niente.
- Era sola. Sospirò, girandosi ancora in posizione fetale e
sospirando.
- Lalcool della wodka e lo stress la spinsero a dormire ancora.
- Presto il buio del sonno divenne una nebbia giallognola.
- Il calore era delicato. La solita landa verde, meravigliosa
prateria a perdita docchio.
- Udiva una sorta di suono ritmico, come un battere di tamburi,
ossessivo, inesauribile.
- Dun tratto provò una fitta lancinante al ventre.
- Si tastò la pancia, trovandola allagata di sangue.
- Fra le mani, un amuleto indiano, spezzato in due.
- Era inginocchiata, seduta sui talloni, con Mulder appoggiato alle
sue gambe.
- Un denso rivolo di sangue usciva a fiotti dal suo stomaco e dalla
bocca di Fox.
- Era stata lei
lo comprese inconsciamente, ma non per questo il
dolore le risultò minore.
<
addio
addio amore mio
.divideremo
leternità insieme
.>, mormorò.
- Lo baciò con dolcezza ed amore, poi si afflosciò come una bambola
di pezza con lui fra le braccia.
- Spalancò le palpebre.
- Si ritrovò sudata, a letto, il cuore che batteva impazzito.
- Si mise supina, le braccia larghe, con il petto che pompava aria in
modo trafelato.
Un incubo
un incubo
un maledetto sogno
pensò.
- Guardò lorologio.
- Le undici.
- Dio
aveva dormito per tutta la mattina.
< Sergej ? >, chiamò.
- Nessuno.
- Si mise seduta, scuotendo il capo e grattandosi i capelli.
- Stiracchiò le braccia, sollevandole alte sopra la testa e poi si
alzò.
- Lumidità dellaria le aggredì la pelle, mentre nuda
andava verso il bagno.
- Si bagnò il viso e fece pipì.
- La mente era una tavola vuota.
Non aveva pensieri coerenti, benché rammentasse tutto e soprattutto una parte del suo io
desiderava sapere se andare in Russia, se fuggire oppure no.
- Lei non era mai fuggita. Davanti a niente, nemmeno davanti al
cancro.
- Ma ora ? Aveva senso rimanere ? E, cosa ancor più grottesca, aveva
senso fuggire ?
- Si avvolse in un asciugamano e lo sguardo le cadde sulla plafoniera
del bagno.
- Era ovale, liscia e grezza.
- Emanava luce non appena si apriva la porta
.una luce che per
una qualche ragione divenne adesso fredda, quasi solida.
- Il freddo le serrava le costole, appena visibili sotto la pelle
pallida, ma non ebbe quasi tempo di tremare.
- Tutto era luce adesso
- Poi, quasi sbucasse da un recesso della sua anima, spaventandola,
la vide.
- Suoni confusi, innaturali
.lei distesa su una sorta di tavola
anatomica, di pura luce bianca.
- Occhi grandi, dita ossute e lunghe
lunghe
lunghe..
- Le aprirono il cranio, come fosse una sorta di coperchio di
barattolo, e lei non sentiva alcun dolore.
- Sorrideva, anzi.
Canticchiava qualcosa
dormi dormi bimba bella, dormi dormi bella stella
< E dai
Mulder
sempre a giocare
>, pensò.
- Era bambina, adesso.
- Aveva la sensazione netta di viaggiare, nel tempo e nello spazio,
in modo assoluto.
- Tutto divenne buio, per poi essere pura luce.
- Era andata indietro
oltre la nascita
oltre il
concepimento
oltre tutto.
- Lei e Fox erano pura luce.
- Una luce meravigliosa, due forme gassose eppure distinguibili, che
si mescolavano con delicatezza, in una sorta di armonia universale.
<..sei nel luogo dellorigine
>, disse una voce.
- Una voce che Dana aveva sentito altre volte, sia in sogno che nella
vita, ma che non rammentava
la voce di un vecchio indiano.
- Spalancò le palpebre.
- Era sveglia ma non del tutto lucida.
- Si ritrovò seduta sul letto, come avesse percorso quei pochi metri
in una sorta di sonnambulismo.
- Una piccola goccia di sangue le scese dal sesso e se ne accorse
sfiorandosi.
- Barcollò sino al bagno, nonostante avvertisse una sorta di
incomprensibile paura nel rifare quel percorso, quasi attendesse unaggressione
fisica.
- Si tamponò il sangue, seduta sui bordi del water, assolutamente
indifesa e tremante.
<..cosa
cosa mi è successo
? >
- Non si era trattato di un semplice sogno o di un ricordo
Per quanto fosse impossibile, assurdo dal punto di vista scientifico, era certa di aver
realmente viaggiato in un altro tempo e luogo, di aver davvero sentito quella voce..
- Si era alterata la percezione fisica della realtà, del
tempo
come in un sonno ipnotico profondo.
- Aquila scarlatta
.il suo nome indiano le invadeva la testa,
quasi come certe canzoni che senza motivo iniziano a rimbombarci nella testa.
- Quella sorta di
.viaggio, laveva scossa anche a livello
ormonale e fisico.
- Il suo periodo era passato da quasi dieci giorni
cosera
quellemorragia ?
- Udì bussare alla porta.
- Fu il primo frammento di realtà che le sovvenne in quella stanza
di motel, che ora appariva immensa e senza fine.
- Uscì dal bagno, infilandosi la prima cosa che trovò: una camicia
bianca di Yvanov, appoggiata ad una gruccia, nellarmadio.
- Le copriva la metà delle cosce.
- Nessun vestito suo
forse Yvanov li aveva gettati
erano
sporchi di fango e stracciati
- Si sfiorò le palpebre, smozzicando:
<
si ? >
< Agente Scully ? Apra
sono Jeremiah Smith ! >
- Deglutì, e per un attimo il cuore si bloccò.
- Si mise in piedi, quasi scivolando di nuovo a terra.
- Quello
quello alla porta
- Come poteva essere Smith ? Non era fuggito ?
- Dovera finito Yvanov ?
<
.aspetti
mi vesto
>
- Cercò la pistola, senza rammentare ove lavesse messa.
- Alla fine trovò la fondina sulla sedia ed estrasse la calibro
nove, tenendola con la mano destra.
- Nulla
- Guardò dallo spioncino.
- Il volto, deformato dalla lente a grandangolo
dellocchio magico di Jeremiah Smith, le apparve.
- Esitò.
- Se fosse stato
.No
avrebbe aperto come avrebbe
voluto
sfondando la porta
ma forse cercava discrezione
< Mi apra ! Mi scusi per laltra sera
.le debbo delle
spiegazioni
>
- Questo la convinse del tutto
vinse anche la timidezza e
limbarazzo di presentarsi mezza nuda di fronte ad un estraneo
- Ruotò il pomo della porta e non appena se lo trovò davanti, lo
spinse allinterno con decisione.
< Venga dentro
brutto figlio di
>, disse serrando
le labbra.
- Lira e limpazienza la aggredirono. Poco prima era
tremante ed indifesa, adesso era una tigre.
- Tolse la sicura dallarma, puntandola con le braccia tese in
avanti, pronta a sparare.
< Capisco la sua reazione
ieri, sotto la pioggia, ho
creduto ad una trappola
Ma questa mattina ho avuto una notizia
che mi ha fatto
capire ogni cosa
>
Lei lo spinse sul letto.
< Si sieda e tenga le mani alzate ! Che cosa sarebbe, questa
notizia miracolosa ? >
Jeremiah Smith deglutì, ed unombra di dolore si accese sul
suo volto.
<
Karen Rome
la donna che collaborava con me
è
stata trovata uccisa ieri sera
le hanno tagliato la gola
Sono stati
loro
.>
Scully impallidì.
<
temeva in imboscata
per questo non si è
fermato..ma quando ha saputo della morte di quella donna
Ma cosa avete in
mente
? >
Abbassò la pistola.
< Lei deve
sapere
tutto, per poter capire
almeno
una parte di tutto
Hanno eliminato ogni mio clone
.adesso sono
solo
.credono che uccidendomi faranno saltare il piano
E al corrente dello
scopo del Progetto ? >
Annuì.
< In parte
lei
Non so come possa fare, né
minteressa
ma so che può trovare Mulder
salvarlo
è caduto in una
specie di
.catalessi mentale e
>
- Smith abbassò le mani.
- Dana stava sempre a distanza, come per sorvegliarlo ma senza alcuna
aggressività, adesso.
< Le condizioni mentali e fisiche dellagente Mulder mi
sono note. Da mesi sapevo che questo momento sarebbe arrivato
>
Scully tremò, mentre la rabbia le pompava adrenalina nel sangue.
< Perché non lo ha curato prima ? Si rende conto che cosa
cè in gioco ? >
< Non potevo ! Posso curare solo il manifestarsi dei
sintomi
della mutazione
Ma se andassi da lui adesso, con ogni probabilità mi
eliminerebbero e se non lo facesse il killer, il soldato, ci penserebbe la
regina
>
Lei sbarrò gli occhi verdi.
< Mutazione ? Che cosa sta dicendo? Intende
che
Mulder diventerà
qualcosa ? >
- Smith scosse il capo.
- Era bagnato dalla testa ai piedi e lacqua formava una piccola
pozza ai bordi del letto.
< Non conta ! Esiste un modo differente per salvare
lumanità dallinvasione ! Prima debbo curare anche lei
si
avvicini
>
< Sto benissimo
! >
< Il gene alieno è presente nel suo sangue..posso eliminarlo,
adesso che è stato attivato ! Quelluomo la contagiò di proposito, proprio
qui in Texas..
quello era il motivo
.durante il coma da contagio le estrassero
il DNA alieno che il virus aveva attivato
! Si lasci toccare la fronte ! >
- Smith si alzò e per la prima volta le apparve come una sorta di
figura mistica, aliena ad ogni logica.
- Si tolse limpermeabile bagnato e allungò la mano, sino a
sfiorarle la fronte e i capelli rosso Tiziano.
<..io..>, biascicò lei, serrando sempre la pistola con la
mano, ma lasciandola ora cadere su un fianco.
< Non sentirà dolore
solo
calma
pace
si
rilassi
>
- Fu così.
- Avvertì il palmo della mano posarsi sulla fronte, le dita serrarsi
delicate sui capelli e la realtà, per un istante divenne lontana.
- Un fluido caldo prese a scorrerle per il corpo, dalla testa sino ai
piedi.
- Immediatamente dopo si sentì come uscita da un massaggio
tonificante, con i muscoli sciolti, rilassati, la mente libera, in assoluta armonia con il
proprio corpo.
- Smith tolse la mano, guardandola.
- Scully appariva fanciullesca, avvolta in quella camicia troppo
grande, che la copriva appena sotto lombra scura del pube.
<
è
una sensazione
.splendida
>,
sussurrò.
- Lui annuì.
- Respirò lentamente, sbattendo le palpebre.
< Deve
farlo anche a Mulder
>
- Avrebbe voluto chiedere comera stato possibile, quale
meccanismo medico o scientifico era alla base di tutto ciò, ma non le riuscì.
- Jeremiah scosse appena il capo.
< Verrà con me
in auto è segnato il posto dove dovrà
recarsi
ormai la cerimonia è in via dinizio
Faccia ciò che deve e lo
faccia senza esitare
per quanto incomprensibile possa essere..Solo così lo
salverà
salverà tutti quanti!>
La voce le salì imbarazzata.
< Sono..sono con unaltra persona
un altro
uomo
.>
< Deve agire sola, quando sarà il momento..è scritto
!
Non pretendo che capisca adesso, è troppo presto
solo all istante si renderà
conto delle cose
ma
.>
- La porta si spalancò, con la serratura che esplose via, come
lindividuo lavesse forzata con un ariete.
- Ciò che Dana vide, di per se, era assolutamente privo di qualsiasi
logica, del tutto folle e sanguinario.
- Un uomo, nudo, al centro della porta.
- Aveva il viso completamente ricoperto di sangue.
- Anche il torso, le braccia e le mani, erano una maschera rossa.
- Ogni muscolo teso, il sudore che pompava adrenalina a mille, i
denti come zanne affilate, taglienti come rasoi
dava lidea di un guerriero del
diavolo, un folle assassino, un mostro antidiluviano.
- Aveva divorato Yvanov, il proprietario del motel, un camionista che
stava parcheggiando
Era una maschera di furia omicida.
- Smith la spinse contro il letto e Dana si sbilanciò, cadendo.
- La camicia si sollevò, mostrandola nuda.
< Scappi
è leliminatore alieno..! >, gridò.
< Parli la lingua dei terresti, adesso, traditore ' >
- Non fu un semplice grido, una frase. Sembrava una sorta
dululato bestiale, di grido lancinante, proveniente dalla foresta dellanima,
del tempo.
- Mutò, come per prepararsi alla battaglia, divenendo una sorta
dassurdo drago insettiforme, massiccio e ricoperto da una corazza chitinosa,
durissima.
- Parte del corpo era coperta da aculei e scaglie ossee, alla maniera
di quei dinosauri corazzati della preistoria.
- Dana fece fuoco, sparando quattro colpi in rapida successione, in
ginocchio sul letto, le gambe strette come a proteggere la propria nudità.
- I colpi lo scuotevano, senza però sbilanciarlo. Del sangue verde
sgorgò, sibilando.
- Da quelle zanne ributtanti una saliva densa e appiccicosa, si
disegnò un sorriso allucinante.
< Non puoi ferirmi, donna ! Ti farò a pezzi, come ucciderò
questo traditore ! >, grugnì adesso e parve impossibile che da quella creatura
scaturisse una voce umana.
- Smith si scagliò contro di lui, gettandolo contro la parete,
armato della medesima arma acuminata che era stata inefficace per il povero Yvanov.
- Scully si mise in piedi, balzando dal letto, cercando
disperatamente di far fuoco.
- Non poteva
temeva di colpire Smith
Lo avrebbe ferito,
ucciso ?
- O anche lui
era in grado di resistere ?
- Leliminatore fece leva con la zampa, sollevando Smith e
gettandolo contro la spalliera del letto.
- Era come se stesse sollevando un cuscino, un fuscello
aveva
una forza enorme.
- Voltò di scatto il viso esapode, vedendola accanto
alluscita, con la camicia slacciata sul seno, il viso rosso, gli occhi sgranati.
- Utilizzando la coda, corta e massiccia, la colpì, gettandola a
terra.
< La festa è appena cominciata
.non vai da nessuna parte,
cagna ! >
- Si rovesciò addosso a Jeremiah, azzannandogli il braccio destro.
- Lo strappò con uno scatto secco, inumano e terrificante, ed un
getto impetuoso di sangue verde schizzò fuori, iniziando a corrodere il pavimento.
- Dana non pensava. La mente si era chiusa, era precluso che lo
facesse.
- Riflettere, ragionare, avrebbe portato solo alla morte.
- Puntò larma alla base di quello che sembrava un collo
darmatura, massiccia e taurina, ma Smith le tolse lobiettivo, colpendo il
killer con un fendente appena sotto la nuca.
- Uno squarcio lungo e stretto si aprì, una sorta di labbro serrato,
ed il solito sangue acido fischiò nellaria.
- Lui grunì qualcosa, un ululato di dolore, serrando la gola di
Smith in una stretta possente.
< Muori ! >, abbaiò.
< No !! >, gridò Dana, colpendolo con tutto il proprio
peso, senza nemmeno spostarlo di un millimetro.
< Ti strapperò la faccia dal cranio, donna ! Ti mangerò le
viscere come ho fatto con quel ridicolo gorilla russo
! Urlerai dal dolore ! >
- Comprese ogni cosa
il terrore per ciò che era accaduto a
Yvanov la sconvolse.
- Era certa che sarebbe stata uccisa, senza nemmeno potersi
concretamente difendere.
- Smith perdeva sangue a fiotti, con il braccio staccato, la gola
sventrata da artigli affilati come rasoi.
- Il killer alieno si voltò verso di lei, alla stregua di una tigre
affamata, pronta a dilaniarti.
- Scully si parò il viso con le braccia incrociate, tremando, mentre
scivolava sul sedere nudo.
- Faticava a respirare, con lacido del sangue alieno che le
corrodeva le narici e la gola.
- Smith lasciò lo stiletto e con le poche forze rimaste, lo calciò
verso di lei.
- Dana navvertì il contatto sulla gamba e rapida, disperata,
lo afferrò.
- Il mostro rideva, si vedeva da sotto quelle zanne acuminate.
- Guardava Scully, la sua mano piccola su quel pugnale
luccicante
< Colpiscimi, avanti
troia ! Vediamo se sei capace di
farmi del male
! >
- Fece per alzare il braccio, ultima difesa senza speranza di fronte
a quel carro armato vivente, quando udì un suono disgustoso.
- Era la corazza che si spaccava, centrata di netto dal pugnale di
Jeremiah Smith, che penetrava alla base della nuca.
- Un fiume di sangue verde sgorgò fluido come petrolio scoperchiato
da una trivella, e leliminatore alieno urlò. Fu verso atavico, terrificante.
- Sinarcò allindietro, guardando con gli occhi neri,
senza pupille, il proprio assalitore.
- Jeremiah aveva ancora il secondo pugnale fra i denti, e
lacido sanguigno iniziava a corrodergli il viso.
- Lalieno cadde supino, con un tonfo che fece vibrare la
stanza.
Dana coglieva urla e voci di persone che andavano dicendo qualcosa, ma le parvero lontane
chilometri.
- Smith le aveva salvato la vita, con quella mossa furba e disperata.
- Fece per accostarsi, sollevando da terra, sudata e tremante, ma si
bloccò.
- Quel sangue
le avrebbe corroso il corpo, solo avvicinandosi.
<
vada
scappi
il luogo
è segnato sulla
cartina
>
- Udì a fatica quelle parole, barcollando allindietro, come
inebetita.
- Rimase appiattita allo stipite, mezza nuda e tremante, mentre le
voci divennero lontane.
- Lalieno, il killer alieno, a differenza di Smith, non si
stava sciogliendo nellacido, cosa che la allarmò ancora. Era immobile, non
respirava
ma era morto realmente ?
- Si avvicinò, per quanto la tossicità dellacido le
permetteva, al letto.
- Ora, secondo dopo secondo, la lucidità della mente razionale
andava prendendo il sopravvento.
- Aveva sparato
diversi colpi
cera stata una lotta
tremenda
.quanto sarebbe passato prima dellarrivo della polizia?
- Decise di non rimanere per scoprirlo.
- Tremando, gettò sul letto la fondina, la pistola, i propri
documenti ed annaspò sotto il letto, per trovare le scarpe, invano.
- Cristo, era nuda ! Aveva indosso solo una camicia mezza
strappata
Al diavolo il pudore..fuggi
.scappa
presto questo posto
si riempirà di poliziotti, agenti federali
ti arresteranno e sarà finita
- Corse con la propria borsa, i pochi soldi allinterno e la
pistola, sin quasi al parcheggio.
- Lì rammentò le chiavi del Cherockee
.
- Imprecando tornò indietro, ferendosi un piede su una pietra del
sentiero
- e nel rientrare nella stanza, avvertì un nodo alla gola.
- Anche lalieno si andava corrodendo, e la stanza era satura di
quellacido corrosivo.
- Si chiuse le narici con la manica della camicia, sino a trovarne
una copia sul comodino.
- Le afferrò, e nel girarsi vide una coppia di cow boys ritti sulla
soglia, i loro sguardi allucinati, le mani tremanti.
<
.hey pupa
che cazzo succede qui ? >
- Dana sfoderò la Sig Sauer, tenendola con entrambe le mani.
- Si chinò appena in avanti, come per coprirsi un poco.
< Via ! Andate via ! >, urlò.
Videro i due corpi bruciare nellacido, con uno sfrigolio
stomachevole e quasi allunisono si allontanarono dalla porta, gridando:
< Madonna mia
>
- Scully scappò fuori, senza voltarsi.
- Pensò a Yvanov ed una lacrima le cadde dalla guancia.
- Balzò sul Cherockee, ed una volta allinterno ingranò la
marcia, grattando un paio di volte.
- Fece manovra con difficoltà, tamponando un paio dauto.
Fuggi
scappa
via da qui
via
- A tavoletta simmise nella 66, senza meta.
- Per un pelo non si scontrò con un grosso TIR che la superò,
strombazzandole e forse il conducente le alzò il dito medio.
- Faticò a guidare senza scarpe, con il sedere nudo sulla pelle dei
sedili, gli occhi gonfi di pianto e di paura.
- Guidava tesa, a folle velocità sulla corsia di sorpasso, come per
mettere quanti più chilometri possibile fra lei e quella mattanza.
- Poi
poi riprese a riflettere.
- Doveva diminuire la velocità
rallentare anche se
listinto, ladrenalina le urlavano di correre, di scappare allimpazzata.
- Quasi violentandosi, rallentò la sua corsa.
- Era ridicolo farsi fermare per eccesso di velocità
- Alla prima piazzola, circa a venti chilometri di distanza, si
fermò.
- Si adagiò sul sedile, prendendo fiato.
- Captò il profumo del dopobarba di Yvanov, delle lunghe ore
trascorse con lui ed ebbe una crisi di pianto, violenta ma breve.
- Era vero
era accaduto davvero
faticava a crederci ma era
così
- Jeremiah Smith
lalieno
la loro lotta
quella
mano che la curava
- Si aggrappò allassurdo
proprio lei che viveva per il
razionale...doveva crederci, doveva prenderne atto
e adesso agire
.agire come
aveva fatto con rabbia sino ad ora
scortando tutto, superando ogni cosa, ogni
principio.
- Aprì il cruscotto, dopo una buona mezzora, trascorsa a
tremare per via dellumidità sulla pelle nuda.
- Allinterno una cartina. Delle località, segnate a matita ed
una, con una biro rossa.
- Fort Worth
Un foglio scritto a mano, un indirizzo
- Era lontana, non troppo ma ugualmente era un percorso irto
dinsidie.
- Per quanto fosse veramente difficile per dei poliziotti capire cosa
era accaduto in quel motel, era evidente che lavrebbero cercata.
- Fra laltro aveva anche firmato con il proprio nome
- Accese la radio. Se il notiziario avesse parlato di una strage, un
omicidio o qualcosa, almeno navrebbe avuto notizia.
- Tenne la cartina aperta sul cruscotto del fuoristrada, e mise in
moto.
- Rise, una risata nervosa e quasi isterica, con gli occhi gonfi di
lacrime, pensando alla sua prima necessità
prendere un vestito, un paio di
scarpe
Le sovvenne di Yvanov
di quella casa in mezzo ai pini, in Russia
- Si
probabilmente vi sarebbe andata, comunque fosse finita.
- Lei, quella casa piccola, quelluomo possente che
lamava
- Scosse la testa, asciugandosi le lacrime con il dorso della mano,
arrossando le palpebre e gli zigomi, sconvolta ma viva.
- Se era sopravissuta in quella tragedia, doveva esserci una ragione.
- Ripensò a lui.
<..addio
>, disse mettendo in moto.
***
CAPITOLO SEI
- Città di Darwin, Stato della Virginia,
- Mercoledì 26 Giugno, Ore 10.45 Pm
- Edith Koklus emerse dalla capanna con le mani in grembo.
- Nonostante fosse estate da poco più di cinque giorni ed il tempo
sembrava minacciare il contrario, le zanzare e i tafani, rendevano la permanenza accanto
al
- torrente, fastidiosa.
- Gli sciami si alzavano soprattutto con la notte, e i fuochi
allestiti per la preghiera non aiutavano certo a tenerli lontani.
- I membri della missione, silenziosi ed efficaci, si muovevano come
formiche, sistemando gli oggetti, preparando il rituale.
- Presto, molto presto secondo le visioni di Aquila nascente, sarebbe
giunto luomo.
- Adesso capiva che Mulder era vicino, vicinissimo.
- Occorreva donargli lamuleto ed aspettare.
- Il tempo stava mutando al peggio.
Avrebbe piovuto, forse quella notte, forse la mattina successiva.
- Le donne della missione si disposero intorno al grande fuoco e la
attesero.
- Lei giunse con la camminata sicura, tranquilla, distaccata di
sempre.
- Regalò sorrisi e strinse qualche mano che si alzava, cercandola.
- Si sedette, incrociando le gambe e indicando colei che chiedeva
parola:
<
Aquila nascente
la luna è allo zenit
dobbiamo
preparare lamuleto
>
- Lei annuì.
- Aprì una piccola sacca di pelle, legata con un cordoncino rosso,
dalla quale sbucava una penna di falco.
- Gettò con cura il contenuto in una sabbia rossastra, che lei
stessa aveva raccolto ai lati del torrente, prima che questo si gettasse a valle, per
passare accanto alla segheria.
Sapeva dei soldati giunti a Darwin e dei fatti misteriosi di certe abitazioni, di persone
scomparse
Ma la realtà le giungeva ovattata e lontana, come appartenesse ad un mondo
parallelo.
- I membri della setta non correvano alcun rischio, essendo
considerati né più né meno che poveri fissati paranoici.
- Sulla sabbia si depositarono frammenti dosso levigato e
liscio.
- Si trattava di scaglie magiche, che alcune voci dicevano provenire
da Geronimo in persona.
- Di certo, avevano in se i simboli del cielo e della terra, delle
acque e del fuoco.
- Il rollare dei tamburi diede inizio al rito.
- Le donne cantavano la nenia, senza fermarsi, mentre gli uomini, che
sbucarono alle loro spalle, presero a battere sui tamburi con due dita, fissando le
fiaccole allinterno della grande capanna.
- Aquila nascente mescolò la sabbia alle ossa, lacqua presa da
una ciotola di terracotta, sino a formarne un impasto fangoso.
- Guardò la più giovane delle donne che annuì.
- Si tolse la casacca color marrone scuro ed abbassò il capo,
scoprendosi la nuca dal folto capello nero corvino. Aveva poco più di dodici anni.
<
sia come è sempre stato
dallalba dei tempi
sino alla notte dei tempi, come sempre sarà
che la forza primordiale della vita,
della natura, del cerchio delle acque e del cielo, scorra in questo amuleto
che
conferisca la forza e la consapevolezza per ciò che è giusto, per ciò che deve essere,
per la grande magia del popolo degli uomini
>
- Ripeté la formula rituale tre volte, in lingua Urone.
- Poi sollevò un grande coltello, dosso di bisonte scolpito.
- Lo porse alla donna alla sua destra.
- Lei annuì.
Lo appoggiò alla nuca della ragazza incidendo con fermezza.
- Lei serrò i denti, per non gridare.
- Il petto nudo mostrava i disegni rituali.
- Un fiotto di sangue le colò dal collo, depositandosi in una
piccola ciotola.
- Il coltello fu gettato nel fuoco.
- Prese a diventare nero, sino a sembrare cenere.
- La ragazza sollevò il viso. Due righe di lacrime le rigarono le
guance, ma ugualmente sorrideva.
- Aquila nascente prese con la punta delle dita i resti solidi delle
ossa, gettandoli nel sangue.
- Produssero un piccolo suono denso e corposo.
- Li rimescolò con la punta della penna del falco, e sollevò la
ciotola in alto, con le braccia tese, mentre la cantilena ebbe termine e i tamburi
tacquero.
<
che il sangue puro di una vergine, crei a ciò che
nè privo
conferisca poteri magici a ciò che è semplice immagine..>
- La ciotola era attraversata dalla luce calda e giallastra del
fuoco, e sembrava pulsare danima propria.
- La posò a terra, accanto allimpasto di sabbia e frammenti di
poco prima.
- Verso la coppa colma di sangue in unaltra dacqua
fresca.
- Il sangue prese a sciogliersi dapprima lentamente, poi con
celerità.
- Cercò sul fondo con le dita.
- Mostrò alle donne un piccolo talismano, che si era come creato per
magia.
- Raffigurava un animale a quattro zampe, dalla coda folta, simile ad
un procione.
- Ma, guardandolo da vicino, si poteva capire subito che si trattava
di una volpe.
- Una volpe color cenere.
---
- Livello di sicurezza 7, Palazzo del
- Pentagono, Stato della Virginia,
- Ore 00.04 Am, Giovedì 27 Giugno 2002
- Faticava a respirare e nel farlo, avvertiva fitte alla bocca e al
naso.
- Il sangue le scendeva a fiotti, quasi avesse un rubinetto aperto,
dal setto nasale, che Krycek aveva ridotto in frantumi.
- Jean era svenuta due volte. In entrambe le occasioni, un getto
dacqua fredda in viso laveva riportata alla realtà, ma ogni volta era come se
fosse più lontana, più assente da quella cella immersa sotto metri di cemento armato.
- Un dolore simile, così cattivo e penetrante, che le trapassava il
cranio, laddome, il petto, non laveva mai provato.
- Non era mai stata ferita in servizio, e la sola frattura se
lera procurata cadendo da cavallo alletà di dodici anni.
- Si era spezzata due costole e ogni colpo di tosse od ogni movimento
azzardato, erano diventati una piaga.
- Ma un dolore come quello
.
- Grey aveva il viso pieno di sangue. Il naso era ridotto ad una
poltiglia sanguinolenta, le erano stati spezzati tre denti, la mandibola era slogata, uno
zigomo frantumato..
- Aprì appena le palpebre, vedendo Krycek sudato ed eccitato.
- Anche le mani di lui, erano rosse di sangue.
- Si avvicinò, iniziando ad accarezzarle le gambe, per poi dirigersi
deciso in mezzo ad esse.
- Lei mugolò qualcosa, che Alex scambiò per un atavico gemito di
piacere e prese a serrare e rilasciare la mano
<
sai che ti dico
.? Che
mi piace lidea
che tu non abbia collaborato subito.. anzi
non farlo
mi stai eccitando da
morire, così
>
- Lei colse solo in parte il senso della frase.
- Era come se avesse il cervello sotto ovatta, e che le orecchie
fischiassero come locomotive.
<
le prendi sempre così
le
tue
donne
brutto bastardo
>, smozzicò Jean.
- Krycek la palpeggiò di brutto, sino a quando non ne percepì
linumidirsi.
- Ma Jean non provava piacere.
Semplicemente si era pisciata addosso dal male.
- Lui smise di sorridere.
<..è questo quello che sai darmi ? >, scandì.
- Serrò il tirapugni, ormai incrostato di sangue e carne.
- Le sferrò un pugno tremendo, al seno.
- Un roco grido di dolore, lancinante, si strozzò in Jean che,
sputando saliva e sangue, svenne.
- Krycek si massaggiò il braccio artificiale con lentezza, spossato
dal pestaggio, con i brividi che larto fittizio gli regalava.
- Tante volte, nelle notti irrequiete, minate dalla follia, aveva
sentito ancora il braccio muoversi, formicolare
quasi che il cervello non si
rassegnasse a quella perdita violenta ed irreparabile, aveva pensato a quel nome: Fox
Mulder.
- Era quella la ragione della sua lucidità, della sua follia, del
suo dolore.
- Nemmeno la droga che siniettava quotidianamente, aveva la
capacità di fermare il suo delirio.
- Si curvò sul braccio sano, mentre il sudore colava dalle tempie al
viso, dalla testa al collo, ed il respiro diveniva affannoso.
<
ti troverò
non importa a quale prezzo
ma
sarai mio
>, imprecò.
- Jean ansimava, una sorta di rantolo dolente, simile
allesalazione dellultimo respiro.
- Fu quella sorta di rumore roco e insopportabile a destare Krycek
dalla propria follia.
- La porta blindata si aprì.
- Una coppia di soldati, con lo sguardo dapprima senza espressione,
poi sempre più sconvolto per le condizioni del vice-direttore federale, entrarono,
sistemandosi sugli attenti.
<
che volete ? >, smozzicò.
Uno dei due deglutì a fatica, regalandogli uno sguardo
disgustato.
<
aveva
detto dinformarla
riguardo ad
alcuni
sviluppi
"signore"
>
- Krycek si tolse il tirapugni, gettandolo sul carrellino.
- Produsse un suono metallico, tintinnante.
<
allora ? >, disse dopo aver bevuto con avidità.
< Rammenta la contaminazione a Fort Worth
bhè
è
emersa una
.cosa che il dottor Gale intende sottoporle
>
- Annuì.
- Si asciugò la fronte con la mano, e sulla soglia disse:
< Portatela nella cella numero 6
.non ho più tempo per
lei, adesso
Ci sono altre priorità
>
< Avvertiamo un medico ? >
Krycek sorrise. Il solito, sibillino ghigno omicida.
< Ho forse parlato di un dottore ? >
- Rabbrividirono entrambi, nello scioglierla dai lacci e dalle
manette e nel sollevarla per le braccia.
- Il rantolo di Jean non diminuiva.
- Anzi, man mano che la conducevano alla cella di detenzione, andava
assumendo la tonalità di un grugnito che scaturiva dal centro del torace.
- Il sangue le colava dalla faccia macchiando il pavimento, con gocce
grosse come noci.
- Probabilmente stava perdendo anche materia cerebrale dal setto
nasale.
- Il dolore
non cera più.
Jean era lontana, adesso
fuori da quelle pareti di pietra, in uno spazio immenso.
- Una vastissima prateria verde, rigogliosa, spazzata da un vento
teso ma non fastidioso.
- Era vestita da Navajo.
- Sorrideva ad un uomo anziano, Albert Holsteen, che non aveva mai
veduto che le conferiva assoluta calma e pace.
- Sulla collina, il bisonte bianco pascolava placidamente.
---
Luogo sconosciuto, Ore 04.00 Pm, stesso giorno
- Lui arrivò, come sempre, per ultimo.
- Chiuse alle proprie spalle la pesante porta di legno massiccio e
spense la Morley.
- La sala era vasta, elegante e sfarzosa, cosa che provocava in
Smoking Man una sorta di repulsione.
- Si trattava di un mondo lontano e che presto non sarebbe più
contato nulla.
< Signori
desidererei sapere i motivi di
questa
riunione demergenza
A quanto so, il Progetto è alla fase
finale
siamo pronti per il conto alla rovescia..>
Nathaniel Grey si fissò le scarpe.
< ..ci sono delle
novità
novità
preoccupanti
>
< Quali ? >, disse, frugandosi le tasche per trovare il
pacchetto di sigarette.
<
Sembra che Dana Scully sia stata messa sulle tracce di
Jeremiah Smith
>
< Smith è morto ! E per quel che riguarda Dana
stiamo
provvedendo.. anche se fosse in grado di sfuggirci
che potrebbe fare da sola ? La
cattureremo e la assimileremo al progetto
>
- Un brusio di commento nella sala.
- Trovò il pacchetto ma non laccendino.
- Uno dei membri dei dodici, alzò le spalle, irritato.
<
come mai non siamo stati informati del rituale ? >
Si accese la sigaretta, sorridendo.
< Non mi direte che cinquantanni di lavoro e di
sacrifici, possono essere messi alle corde da una stupida leggenda indiana, vero ?
Andiamo, signori
siate seri
>
< Nessuno ha detto questo
>, mormorò un terzo
individuo, come punto nel vivo,
<..ma
non abbiamo idea di dove sia andato Mulder
è
come svanito
Una volta ultimata la dichiarazione di guerra alla Russia, Mulder ci
occorre nel punto stabilito, o
>
Smoking Man aspirò con gusto la sigaretta.
< Lo troveranno ovunque sia
la regina ha un contatto
psichico assoluto con Fox Mulder
non gli è accaduto nulla di serio o lo avrebbe
sentito
personalmente
posso anche intuire ove si è diretto
>
< Che ne dice di spiegarlo anche a noi ? >
La frase lo infastidì, sensibilmente.
< Noto la solita
.aria spezzante da parte di
certi
elementi datati del gruppo
! A Darwin, naturalmente
dove ebbe per la
prima volta il segnale ! Il contatto con la regina è stato stabilito proprio
lì
.lei lo attende
Non cè nulla cui spaventarsi
>
<
che mi dite del coinvolgimento dellFBI
>,
fece il terzo uomo.
< ..pare che sua figlia
si sia attivata per cercare
Mulder
certo in collaborazione che lagente Scully ! >
Nat scosse la testa.
< Non posso
che confermare quanto avete scoperto
ma
in questo caso il nostro collega ha ragione: il piano è allo stadio finale
Anche se
mia figlia riuscisse a trovare Mulder
non sarebbe in grado di fermarlo ! >
< Abbiamo già
provveduto a neutralizzare il problema Jean
Grey ! >, disse sibillino, Smoking Man.
Nat rabbrividì.
< Di che cosa parli ? Non sapevo
di questo
sviluppo !
>
< Non ho fatto uccidere tua figlia, Nat ! Ti sono
amico
>, posò la sua mano fredda sulla spalla destra del generale Grey, che per
la prima volta dopo decenni, avvertì una indecifrabile sensazione.
La medesima sensazione che William Mulder e Bill Scully avevano
captato molto prima.
<
è al sicuro
Al momento opportuno convertiremo
anche lei.. >
- Sorrise. Un sorriso nascosto dal fumo della sigaretta, acre e
falso.
- Nat sirrigidì.
< Se scopro che le avete fatto del male
.io
>
< Tu cosa ? >
- La minaccia suonò cupa e solenne, con il potere di zittirlo.
- Cercò le parole lentamente.
<
è mia figlia
la mia bambina
>
- Non temette di diventare patetico o ridicolo.
- Era quel che pensava.
- Ciò che sentiva dentro di se.
< So come puoi sentirti
io stesso ho sacrificato mio
figlio
per forgiarlo nellessere più completo delluniverso
Credi che
sia stato facile per me ? Ho basato
>
Si rivolse a tutti, guardandoli.
< ..Abbiamo basato decenni di speranze in lui
e ci sta
ripagando
come a suo tempo ci ripagò Samantha
>
- Nathaniel Grey socchiuse le palpebre.
- Per la prima volta aveva capito
capito che William Mulder
aveva ragione.
- Ragione su tutto.
***
CAPITOLO SETTE
- Strada statale 616, presso Fort Worth,
- Stato del Texas, Ore 04.55 Am,
- Venerdì 28 Giugno 2002
- Il vento giungeva da Ovest.
- Le folate spazzavano la desolata piana deserta, sollevando turbini
di polvere rossastra, mentre la pioggia sferzava il terreno e rombava nellaria.
- Il deserto era gelido, quella mattina.
- Ad est, la montagna erosa da millenni di vento e granelli di
sabbia, sembrava scomparire fra la massa rotolante della pioggia fittissima.
- La strada, sembrava un cicatrice profonda, che fendeva la vallata
da Nord a Sud.
- Sul lato destro della strada, un grosso TIR era parcheggiato con le
ruote fuori della carreggiata, a cinquanta metri dalla ferrovia.
- Si udiva il suono persistente del passaggio a livello incustodito,
e luomo a bordo del camion, bevve un sorso abbondante di birra.
- Si alzò il cappello grigio topo, da texano, e fissò
lorizzonte, carico di nuvole dense come melassa e scure come inchiostro di china.
- Accanto a lui, quasi appiccicata allo sportello, una donna dai
lunghi capelli castani.
- Portava un paio docchiali spessi e dalla montatura chiara,
mangiucchiando il cappuccio di una bic.
- Un lampo irradiò la sua potenza nel cielo, e per un istante il
deserto divenne splendido e lunare, sotto la luce violenta e spettrale della scarica.
- Il camion aveva tutte le luci spente, e sembrava in attesa.
<..sono in ritardo
>, mormorò la dottoressa Gale, più
a se stessa che al conducente.
- Kathy Gale era impaziente, come sempre quando doveva aspettare.
- Il suo lavoro di dottoressa biologo-genetica, la impegnava spesso
nellarte di attendere, ma ora quel silenzio, accanto a quelluomo rozzo e
tardo, nel nulla del deserto, le infondeva vacuità e paura.
- Mordicchiò il tappo della biro, mentre luomo le regalava
occhiate furtive e laide.
- Puntò i piedi sul cruscotto, sbuffando.
- Alla fine, dopo un tempo infinito, apparve allorizzonte un
piccolo punto luminoso.
- Man mano che si avvicinava, la luce diventava crescente, divenendo
alla fine una sequenza multicolore delle luci di unautoambulanza.
- Gale abbassò le gambe, si lisciò i pantaloni e deglutì, sentendo
il cuore battere a mille.
<
svolti per il sentiero
presto
>, ordinò
decisa.
- Il TIR tossì qualcosa, rombando e mettendosi in moto.
- Proseguì per qualche centinaio di metri, sino a svoltare da lato
del segnale dincrocio ferroviario, di fatto costeggiando la ferrovia.
- Lautoambulanza alle loro spalle, le luci ora spente, il
motore al minimo.
- Il paesaggio mutò dopo una decina di minuti.
- Alle spalle di una piccola collinetta di terra battuta, di colore
rossastro, sopra la quale avevano iniziato a crescere piccoli ciuffi di gramigna, uno dei
binari della ferrovia svoltava a destra, svanendo dietro ad essa.
- Il TIR percorse il sentiero, divenuto solo unesile traccia di
terra battuta, costeggiando i binari.
- Giunsero ad un cancello di rete metallica, con stampato sopra, su
due cartelli rossi, la scritta: DANGER. RADIOACTIVE DEPOSIT. DO NOT CROSS.
- Gale scese, anzi balzò lestamente dal cassone e infilò la propria
scheda magnetica in un lettore sistemato su una colonnina che spuntava dal terreno
fangoso.
- La pioggia le sferzava i capelli, ma non ci badò.
- Il cancello gemette sfrigolando sui cardini e si aprì.
- Il TIR entrò a passo duomo, seguito dallambulanza.
- Arrivarono in uno spiazzo dominato da un vagone senza insegne né
scritte, con la portiera chiusa, ed un grande parabolone issato sul tetto.
- Il TIR fece manovra, sistemandosi con il cassone verso il vagone,
lambulanza al suo fianco, sul lato sinistro.
- Gale non riusciva a deglutire. Lemozione, lansia, il
desiderio di vedere la aggredivano.
- Il camionista aprì il cassone, fece scendere la piattaforma
metallica e scaricò due casse sigillate.
< Le carichi sul vagone
e faccia presto ! >
- Parlò calzandosi la mascherina davanti al volto e dopo un cenno di
saluto ai due infermieri, che per la verità erano due soldati in uniforme, indicò loro
di aprire il portellone posteriore.
- Salì, chiudendoselo alle spalle e fissando il corpo steso sulla
barella speciale.
- Era
enorme..
- Più di due metri, senza dubbio.
- Dita ossute, lunghe
Tolse con un gesto rapido e deciso il
lenzuolo che lo copriva, attenta a non togliere il boccale dossigeno.
- Gale non seppe trattenere le lacrime
le scesero luccicanti e
spesse, mescolandosi con la pioggia che le aveva bagnato la faccia.
- Si passò il palmo sul viso, sospirando.
- Il corpo era immobilizzato da lacci possenti, cinghie strette e
robuste, ancorate su quella sorta di barella enorme.
- Arti piccoli, ma robusti, almeno quattro oltre alle braccia.
- Il seno della donna era svanito, assorbito da una sorta di addome
massiccio e corazzato.
- Il cranio oblungo, glabro, occhi neri come la pece, di una
profondità vacua e terrificante.
- Le labbra erano appena carnose, velate da un tenue riflesso di
sangue verdastro, tanto da sembrare ancora umane.
- Ma gli occhi
Gale credette di annegare in quegli occhi, se si
fosse fermata un istante in più a guardarci dentro.
< Sei
sei stupenda
meravigliosa
>, annaspò,
chinandosi su di lei.
- La regina, quella regina non programmata dallEnclave, mosse
appena il capo, guardandola.
- Lultimo ricordo coerente, fu quello della donna
la donna
dai capelli rossi che si era recata a farle visita, con lei sulla sedia a rotelle
in
quella che era la sua casa
quella donna era sua figlia
Dana
- Cassandra Spender emise una sorta di gorgoglio asmatico, e la
dottoressa Gale si chinò per sentirla.
<
D
h
a..n
a
>, smozzicò.
- Gale le accarezzò il viso, con le dita tremanti.
- Intorno a lei le operazioni per custodire quellibrido alieno
umano, procedevano celermente.
---
- Motel Higway, Strada statale 257, Stato della Virginia,
chilometro 201,
- Ore 03.00 Am, Venerdì 24 Giugno
- Accadeva spesso.
Ormai tanto frequentemente da non esser più nemmeno una sorpresa.
- La realtà svaniva, quasi come un tratto di gesso su di una lavagna
scura.
- Ecco
una lavagna buia
questa era diventata la realtà per
Frank Black.
- Tecnicamente era definita massa estranea encefalica, di tipo
tumorale.
- Una bella parafrasi per definire un cancro al cervello.
- Laveva scoperto quel 15 Ottobre, due anni prima..al Medical
Center di Scranton, nella Pennsylvania..
- Le cose iniziano così
diceva sempre un suo collega
daccademia.
- Uno è in un ospedale
coglie la palla al balzo perché da
diverse settimane sente un cerchio alla testa
si fa una TAC
e salta fuori che ha
poco da campare
- Loperazione era tecnicamente difficile, ma possibile, allora.
- Ma Frank laveva sempre rifiutata.
- Era certo, una parte di lui sapeva, che se si fosse fatto tagliare
il tumore, avrebbe perduto per sempre
la propria "voce".
- E da quando aveva conosciuto Mulder, Scully e Cassandra
- Inizialmente quella sorta di mosaico astratto, non si era ancora
del tutto composto nella sua mente.
- Ma giorno dopo giorno, tassello dopo tassello, ecco che prendeva
forma, senso, acquisiva massa, potremmo dire.
- Il rituale
Albert Holsteen che in qualche modo aveva chiamato
sia lui che una donna, chiamata Aquila nascente..
- Tasselli
.tanti e troppi, che spesso rischiavano di fargli
perdere la sanità mentale, che minavano il funzionare silenzioso e perfetto del cervello.
- Si era chiesto quale santo protettore lavesse scortato sino a
li, nelle sue condizioni..
- Guidare era pericoloso
avrebbe potuto fare un bel frontale con
un TIR e buona notte alla salvezza del cerchio di acque sulla Terra
- Ma evidentemente.."qualcuno" non lo voleva.
- "Qualcuno" lo guidava.
- Il dono
il suo dono, la sua capacità
- Aveva letto decine di libri sullargomento.
- Psicologi, presunti veggenti con poteri E.S.P.
- Tutti convinti della bellezza del dono.
- Bugie, lo sapeva benissimo.
- Come quelle balle scritte da Edith Homework, che aveva scritto due
best sellers sullargomento, ed aveva predetto la morte di J.J.Kennedy
- Cazzate
non sapeva come erano uscite, ma tali
erano
solenni cazzate.
- Nessuno che realmente possedesse quella facoltà del cazzo, poteva
starsene con il culo sulla sedia a scrivere un libro.
- Ora questo era diventato realtà anche per Frank.
- Da quando Cassandra si era messa in contatto con lui, era come se
fosse rinato, percependo per la prima volta le enormi, immense potenzialità che
possedeva.
- Forse erano viaggiate, su una sorta di autostrada invisibile, sino
a fondersi con quelle di Albert, o forse
forse esisteva davvero un destino, un
rituale scritto per ognuno di loro, da quando erano nati così..
- Comunque sia, quelle voci, quei suoni che prima erano tiepidi
bisbigli, adesso erano versi di tigre. Una tigre famelica, apparsa a Mulder in sogno anni
prima, che spiccava il balzo.
- Urla di bambini, lo strazio dellumanità ridotta a merce, una
mercanzia fagocitata da creature orrende.
- Frank si girò nello scomodo letto del motel.
- Presto sarebbe ripartito.
- Altra strada, ma poca, adesso..
- Aveva guidato con lentezza, poiché tutto doveva andare in un certo
ordine
- Uno solo, solo quello. Non capiva il perché, ma sentiva che così
era.
- E che un solo gesto avrebbe potuto fermare lApocalisse.
- LApocalisse, che il gruppo Millennium aveva predetto tante e
tante volte
presto sarebbe arrivata
- O forse
forse in quelle strade del cielo, oscure e misteriose,
era stato scritto qualcosa di diverso.
***
CAPITOLO OTTO
- Città di Darwin, Stato della Virginia,
- Ore 08.34 Pm, Mercoledì 26 Giugno 2002
<
ho sete
>
- La voce impastata di sangue di Mulder, si udì appena, quasi
coperta dal borbottio sommesso del motore Audi.
- Si era appoggiato al finestrino, e la tosse, che gli faceva
rigettare sangue, si era un poco calmata.
- Truelove gli porse una borraccia colma dacqua fresca, che Fox
bevve avidamente.
- La ripose accanto alla leva del cambio, deciso a non berci per
nessuna ragione al mondo.
- Ora che la strada proseguiva in discesa, lo sceriffo iniziò a
domandarsi quanto fosse stato azzardato portare Mulder con lui.
- Di certo quello sconosciuto aveva una qualche forma di malattia,
magari era anche contagiosa e si stava scavando la fossa come uno scemo, solo per non
averci riflettuto abbastanza.
- Ma da quando aveva visto suo figlia e sua nipote ridotte
così
pensare era difficile.
- Pensare in modo razionale.
<
no sono contagioso
sceriffo
>, borbottò
Mulder.
Truelove gli gettò unocchiata.
< Lo dici tu..comunque
non appena arriveremo al capanno,
ognuno per se e Dio per tutti
..ho già i miei problemi
>
- Fox voltò appena la testa.
- Sul retro dellauto, una massa compatta, sotto le coperte, che
si muoveva appena.
<
non avrà portato con se
i bozzoli, vero ? >
Lo sceriffo alzò le spalle.
< Riposi..stia tranquillo
Non ho alcunintenzione di
vederla crepare in macchina..>
- Mulder tossì un poco, rigettando ancora un grumo di sangue.
- Gli occhi erano completamente neri, e si stavano deformando,
divenendo sempre più grandi ed allungati.
<
deve eliminarli adesso
subito
.o la
uccideranno
>
- Truelove fermò la macchina.
- Il ruscello in quel punto, formava una sorta disolotto
naturale, piccolo, coperto dalla vegetazione.
- Nascosto al centro di esso, un capanno per la caccia alle oche,
mimetizzato fra i giunchi e lerba alta, nel quale i cacciatori attendevano il
momento propizio per sparare.
< Sloggi
! Signor
come cazzo si chiama ! Se dice
unaltra parola, la getto nel fiume..>
- Mulder barcollò giù dalla portiera.
- Stava molto meglio, adesso, ma era pur sempre debolissimo e quasi
sul punto di svenire.
<
non può farlo..! Niente può curarli
ho seguito
decine di casi come questo
sono condannati
>
Truelove lo afferrò per la maglietta, gettandolo contro un
vecchio tronco semi crollato, ad un paio di passi dallauto.
< Zitto ! E di mia figlia e di mia nipote che stai
parlando, stronzo ! Chi cazzo ti credi di essere per
>
- Udirono una sorta di rumore secco, come di un guscio che andava
rompendosi.
- Truelove si voltò, puntando deciso verso la macchina.
- Mulder gli afferrò una caviglia, stringendola e sbilanciandolo.
< Stia qui
fermo
>, implorò.
Truelove scalciò, colpendolo alla testa e spingendolo via.
< Ti ammazzo, maledetto
>, urlò, puntando la calibro
nove verso Mulder.
<
stanno diventando alieni
larve
di un processo
superiore
>
< Sei pazzo
solo un povero pazzo schifoso ! >
- Il suono dello scatto dellotturatore si udì per un istante.
- Poi Truelove si girò, con gli occhi sbarrati, la bocca aperta,
paralizzato dal terrore.
- Vedeva bene labitacolo dellAudi, che era illuminato
dalla lucetta interna.
- Due figure, quasi partorite dalla mente di un folle, si agitavano
allinterno.
- Assomigliavano ad insetti mal cresciuti, a draghi di certe favole
fantasy, un misto di fantasia ed orrore
- Si dibattevano in una lotta inumana, mordendosi, divorandosi,
spinte da una fame atavica, incontrollabile.
- Truelove camminò loro incontro, la pistola sul fianco, gli occhi
persi nel delirio della follia.
< ..sceriffo
no
>, implorò Mulder.
- Truelove si fermò accanto al finestrino posteriore.
- Vedeva la lotta animalesca delle due creature e mormorò:
<
figlia mia
.Kim
>
- Fox si rimise in piedi.
- Vide il lunotto dellAudi andare in frantumi ed una sorta di
drago esapode, balzare fuori come spinto da una molla ed avventarsi sullo sceriffo.
- Si guardò attorno.
- Fra la boscaglia, un legno appuntito, acuminato come un paletto
piantato allinverso, che emergeva da un cespuglio.
- Lo afferrò, serrando i denti.
- Le ultime ciocche di capelli caddero, lasciandolo totalmente calvo.
- Truelove urlava, mentre artigli possenti e acuminati, gli
penetravano nel petto.
- Utilizzando tutte le forze che possedeva, Mulder estrasse il legno
appuntito, sollevandolo sopra il capo come una sorta di lancia medioevale.
- San Giorgio ed il drago..
- Avanzò sino a trovarsi sopra i corpi in lotta, lalieno sopra
Truelove, che resisteva sempre più debolmente.
- Mirò al centro della nuca del mostro.
- Lanciò un grido, espirando con tutti i polmoni, per dar forza
maggiore al colpo.
- Ugualmente risultò debole, quanto uno sferrato da Scully, ma
ottenne lo scopo.
- Gli perforò parte della corazza chitinosa che lo copriva,
trapassandogli la nuca e fuoriuscendo dallo sterno.
- Lalieno si voltò, colpendolo con una zampa sulla gamba,
gettandolo a terra.
- Mugolò qualcosa, una sorta di urlo, poi ricadde bocconi,
muovendosi a scatti.
- NellAudi, uno scatto secco. Una sagoma mostruosa scivolò
fuori dellabitacolo, svanendo nella boscaglia.
- Truelove si alzò.
- Il petto un lago di sangue, una ferita profonda, al centro dello
sterno, che pulsava
- calore e un tremito alle mani
ma era vivo.
- Quella sorta di manichino ossuto che era adesso Mulder, gli aveva
salvato la vita.
- Fox era nellerba, respirava a fatica, con un rantolo
profondo.
- Truelove si chinò su di lui.
<
in nome di
Dio..ma cosa
.>, smozzicò.
La voce di Fox uscì lenta come un sospiro.
< ..dobbiamo fuggire
andar via
prima che ci
trovi
>
- Truelove riprese di colpo la lucidità. Fu come un lampo.
- Vide lAudi con la coda dellocchio e puntò deciso verso
la vettura.
- Linterno era devastato.
- Il volante era sfondato, il cruscotto sventrato in due, la leva del
cambio divelta.
< Cazzo
non andremo da nessuna parte con questa
>,
mormorò esausto.
- Udì il suono di qualcosa che si muoveva fra lerba alta e un
gelo di terrore simpadronì di lui.
Tornò verso Mulder.
- Lo sollevò come un padre alza un figlio malato, evitando di
guardarsi alle spalle, udendo il suono agghiacciante dellacido che corrodeva ciò
che un tempo era sua figlia o sua nipote, chissà
- Sapeva il punto giusto del guado.
- Con la luna alta, il fiume era attraversabile.
- Anche da due che sembravano usciti da una battaglia medioevale.
- Fox girò appena il capo, sussurrando:
<
.adesso mi credi
Scully ? >
Lui annuì, senza capire.
---
- Statale 66, presso Mineral Wells, Stato del Texas,
- Ore 01.48 Pm, Giovedì 27 Giugno 2002
- La pioggia calava dintensità, man mano che il Cherockee
condotto da Scully, si dirigeva verso Fort Worth.
- Lei tremava da quando era fuggita, per via del freddo e
dellumidità.
- Le dita dei piedi erano bluastre.
- Linsegna illuminata di un grosso negozio sportivo brillava
sulla carreggiata opposta alla sua, quella che ritornava verso Abilene, verso quel motel,
verso il corpo maciullato di Yvanov e di Jeremiah Smith
- Socchiuse le palpebre.
- Si fermò sul lato destro della strada, con le due ruote del fianco
sinistro fuori della carreggiata e scese.
- Le auto che sfrecciavano lungo la 66 sollevavano cumuli
dacqua nebulosa, polverizzata, che vorticava impazzita, bagnandola del tutto.
- La camicia le aderiva addosso come un indumento sexy e stuzzicante,
ma in Dana tutto ciò provocava solo freddo ed imbarazzo.
- Aveva spento la radio, circa dieci minuti prima.
- Il notiziario era stato occupato quasi intieramente da interviste
ad uomini politici americani, da Carter a Kissinger, sino a misconosciuti senatori dei
vari stati, circa quanto si stava profilando.
- Le truppe americane erano state mosse verso il confine
dellAlaska, quelle in Europa, nella vari basi NATO dislocate sul confine con
lex cortina di ferro, pronte allazione
Ma nonostante tutto, la gente
faticava a crederci.
- Sembrava che tutto sarebbe rientrato, magari un istante prima
dellultimo codice di lancio
- Certo. Certo che tutto sarebbe rientrato. Ma lumanità non ne
avrebbe tratto un sospiro di sollievo.
- Si sarebbe svegliata con un cerchio alla testa, ed una nuova forma
di vita dominante.
- Solo in coda al notiziario, aveva sentito lo speaker affermare:
"..notizie dallinterno, ora
presso Abilene, nello
stato del Texas, sembra essersi consumata una sorta di massacro. In un motel lungo la 66,
sono stati rinvenuti un numero imprecisato di cadaveri. Alcune fonti parlano di tre, forse
cinque vittime, ridotto in modo orrendo. Pare che la polizia dello stato stia ricercando
un agente federale, che avrebbe pernottato nel motel in questione. LFBI ha
immediatamente diffuso un comunicato, secondo il quale non esistono collegamenti diretti
fra questo agente, una donna, ed il massacro effettuato nel motel
"
- Aveva sorriso. Per fortuna non la incolpavano anche di questo,
pensò.
- Ma le ricerche erano blande. Aveva visto poche auto della polizia
sfrecciare lungo la 66, e ritenne che fosse per via dello stato demergenza
nazionale, che collocava le forze dellordine dei vari stati, sotto altra
giurisdizione.
- Non sapeva cosa era accaduto al motel.
- Le forze della polizia arrivarono intorno alle ore undici e
quaranta.
- Isolarono le stanze e la hall con del nastro giallo, e si
dispersero per allontanare i curiosi.
- Quando entrarono nella stanza numero 140, il sangue di molti
poliziotti si gelò.
- A terra delle chiazze di un denso liquido verde, quasi del tutto
coagulato.
- Segni di bossoli e di colluttazione.
- Un acuminato pugnale dal manico cilindrico al centro di una pozza,
un secondo che era rotolato sotto il letto.
- Nella hall, lo sceriffo di Abilene, era entrato e per poco non si
era sentito male.
- Il corpo di quello che era il proprietario del motel, era ridotto
ad uno scheletro semi divorato.
- Gli mancava parte del torso, e gli arti erano strappati dallo
scheletro.
- Nel parcheggio, una buona mezzora dopo larrivo delle
forze di polizia e durante le ispezioni alle auto in sosta, era stato trovato un altro
cadavere.
- Era un corpo massiccio, privo di braccia e gambe, con il torso
dilaniato e in parte divorato.
< Gesù santissimo
> aveva biascicato lo sceriffo.
- Lo sciamare degli uomini in divisa aveva attirato i camionisti, la
povera Edna che era ancora alloscuro della sorte del marito, ma che iniziava a
preoccuparsi, il vecchio con il cappello texano sporco di grasso ed olio, che era il padre
di Edna
- Lauto blu arrivò verso le dodici e un quarto, quando il
lavoro degli agenti si era fatto meno caotico, e la lista dei testimoni era stata redatta
e trascritta.
- Scese un sobrio personaggio robusto, che si sistemò il nodo della
cravatta e mostrò ad un paio di agenti il distintivo dellFBI.
< Debbo parlare con lo sceriffo
..>, mormorò
tranquillo.
- Gli fu indicato dove, e si fece largo fra la folla immersa in
commenti sottili e disparati, Edna che era in lacrime, appoggiata alla pompa uno del
distributore, percorrendo il sentiero di sassi bianchi, sino ad arrivare al motel.
- Lo sceriffo scribacchiava qualcosa sul notes, e si voltò,
guardando lagente federale con aria neutra.
< Sceriffo ? Mi chiamo Fox Mulder
.sono un agente
dellFBI
>, disse lo sconosciuto, mostrando un tesserino federale.
- Lo sceriffo chiuse il notes e lo ripose nella tasca interna della
giacca.
- Porse la mano e la ritrasse, dato che "Fox Mulder" non lo
aveva degnato di uno sguardo.
< Da quanto sono qui i suoi uomini ? >
< Da circa una quarantina di minuti
LFBI è al
corrente di qualcosa che ci è precluso, agente Mulder ? >
Lui sinfilò le mani nelle tasche, appoggiandosi ad una
delle pareti esterne del motel, mentre la pioggia cadeva battente e lavava via ogni
traccia di sangue.
Dal parcheggio esso sembrava un fiumiciattolo rosso che scendeva placido nello scarico.
< Sicurezza nazionale ! Voglio tutti i dati che i suoi uomini
potranno raccogliere, ogni prova, ogni testimonianza
>
Lo sceriffo aggrottò la fronte, perplesso.
<
.intende dire che devo lavorare come una sorta
di
galoppino per lFBI
Passarvi ogni risultato dindagine,
per
>
< Stiamo cercando dei nemici ! Russi che testano unarma
biochimica
di più non posso dirle
>
- Lo sceriffo scosse la testa.
- Faceva quel lavoro da quasi venticinque anni. E qualsiasi cosa le
stesse raccontando quellagente "Mulder", si vedeva lontano un miglio
fottuto, che era falsa.
- Lui lo guardò, sorridente.
< Vuole telefonare allFBI di Dallas, per avere
chiarimenti, sceriffo ? >, disse sarcastico.
< Ci può scommettere, damerino da strapazzo ! Lei sarà anche
un agente speciale dellFBI, ma non è il Padreterno
>
- Si allontanò, bestemmiando.
- "Fox Mulder" si sollevò il bavero della giacca,
allontanandosi un poco, arrivando al limite della tettoia che lo proteggeva appena dal
diluvio.
- Prese il cellulare e digitò il numero, aspettando.
<
signore
>, disse con lentezza.
< Si
>
< Ci sono degli sviluppi nuovi
Jeremiah Smith è stato
eliminato da uno di noi.. Sono al motel
evidentemente era uno dei luoghi
dellincontro
>
Smoking Man spense la Morley.
< E Dana Scully ? E stata uccisa
? Vi avevo pregato
di lasciarla incolume..>
< Lagente Scully non è qui
.non sento il suo
odore
credo sia..fuggita
forse è al luogo convenuto per quella sorta
di..astruso rituale indiano
>
< Trovatela
e cercate di catturarla viva
Non voglio
le sia fatto del male
a meno che non sia in pericolo il Progetto
.capito ? >
< Sì signore ! La troveremo
piuttosto dovrebbe
intercedere per me qui allFBI di Dallas
debbo cancellare ogni prova ed
occuparmi personalmente del problema Scully ! >
< Considera la cosa già fatta
attendo notizie ! >
- Richiuse il cellulare e fece un debole sorriso.
- Aveva già sentito lodore di Scully
sapeva dove era
diretta.
- E Scully, adesso, era diretta allemporio sportivo.
- Aveva la carta di credito, che non aveva usato per tutto il
viaggio, nel portafogli.
- Era imprudente, ma era anche il solo modo per non andarsene in giro
mezza nuda sotto la pioggia.
- Aprì la porta dopo aver preso fiato.
- Lemporio era carino e colmo doggetti sportivi,
sistemati con cura.
- Al banco, un anziano e smilzo personaggio, chiamato Barney Wilcocx.
- Barney ha settantuno anni.
- Ha sempre fatto il negoziante, e credeva di averne vedute di cose
strambe e curiose nella vita.
- Una volta aveva veduto una suora cattolica comperare delle calze a
rete e una guepiere
- Ma adesso il fiato gli si blocca in gola e per un pelo non gli
viene un infarto.
- Vede quella donna bagnata, nuda, con indosso solo una camicia larga
e mezza strappata, sporca, che entra nel suo negozio a piedi nudi, i capelli bagnati ed il
viso sofferente e spiritato.
- Stava provando un guanto da baseball, che secondo Teddy Smith,
ragazzo di quattordici anni, era scucito sul lato destro
- La madre di Teddy si voltò, non appena sentì il campanello
dellingresso trillare.
- E una donna sui quarantacinque, bisbetica e pettegola.
- Barney la stava sopportando da quando era entrata, dato che non ha
fatto altro che lamentarsi in continuazione per il guanto e giacché lemporio
dovrebbe sincerarsi della qualità di ciò che vende.
- Ha parlato e parlato, senza fermarsi un istante
ma adesso si
zittisce.
- Dana tentò una smorfia sorridente, ma riuscì solo a strappare un
commento entusiasta a Teddy:
< Cazzo che schianto ! >, disse il ragazzino, voltandosi e
sorridendo.
- Joenne, la madre di Teddy, rabbrividì.
- Afferrò il ragazzino per le spalle e con una rapidità
sensazionale, le posò la mano aperta sul viso, coprendogli gli occhi e privandolo così
dello spettacolo del seno bagnato e visibile di Scully, della sua ombra scura fra le gambe
e del suo viso, comico e tremante.
< E una vergogna
! >
La frase le uscì di botto, nitida come una sentenza, e prelevando
il guanto da baseball dalle mani del vecchio Barney, spinse il ragazzino verso
luscita.
< Che schifo ! Chissà dove andremo a finire, se continuiamo
così ! >, commentò, quasi urlando nelle orecchie della povera Scully.
- Dana si appiattì contro un manichino che indossava un completo da
football, e tentò di schiarirsi la voce.
- Joenne aprì la porta, e Teddy, riuscendo finalmente a liberarsi
della stretta materna, gettò uno sguardo sul culetto bagnato di Scully, dipinto sotto la
camicia come unopera darte.
<
una tuta
>
- Le parole per Scully uscirono tremanti e imbarazzate, evitando di
voltarsi a guardare il ragazzo che sorrideva beato alle sue spalle.
- Barney le indicò la sinistra con la mano, sempre senza parole,
evitando di guardarle le forme e quando questo divenne inevitabile, un timido sorriso si
disegnò sul suo volto.
- Dana porse la carta di credito con la punta delle dita, desiderando
di scomparire sotto il bancone.
<
non poteva proprio aspettare, vero ? >, mormorò
divertito.
Lei annuì, serrando le gambe con un istinto di difesa infantile.
<..bhè
direi di si
>, smozzicò.
***
CAPITOLO NOVE
- Città di Darwin, Stato della Virginia,
- Ore 10.34 Pm, Mercoledì 26 Giugno 2002
- Il capanno era immerso nella vegetazione alta e fitta del fiume.
- Vi si accedeva da una minuscola stradina in terra battuta, appena
visibile, spostando canneti e alte frasche di pruni, rami ed erbaccia incolta.
- Mulder ansimava ritmicamente.
- Al pari di Truelove era bagnato da capo a piedi, essendo il guado
piuttosto impegnativo per entrambi, date le loro condizioni.
- Truelove avvertiva il sangue scorrere lentamente, in parte
cicatrizzato dallacqua gelida, ma ad ogni movimento sapeva che la ferita si sarebbe
riaperta.
- Arrivarono allisolotto come Robinson Crusoe era giunto
allisola dellesilio.
- Alle loro spalle, un verso gutturale, appena udibile, che svanì
del tutto.
- Per una qualche ragione, Fox era convinto che il posto che tanto lo
chiamava a se, fosse lì vicino, forse proprio in quel capanno di legno, da tetto
inclinato per resistere alle piogge autunnali..
- Rammentò già quel capanno.
- Probabilmente papà lo aveva portato lì da bambino, per vedere le
oche alzarsi in volo..
- Poi il ricordo arrivò, di nuovo.
- Crebbe dentro Fox Mulder come il chiarore intenso dellalba,
la mattina.
- Nacque da un punto indefinito posto al centro di quello che è il
nostro universo interiore, il nostro io..
- Un luogo vitale ed indefinito, senza dimensioni né spazio, che la
nostra mente concepisce di rado, al primo risveglio.
- Non cè possibile focalizzarlo, spiegarlo correttamente.
- Non possiede alcuna dimensione reale, definita, logica.
- Eppure contempla tutto ciò che siamo: il nostro carattere, la
nostra esistenza, la percezione degli altri e dei nostri sentimenti
- Scorre lento e placido, come un fiume perenne, scavando ed erodendo
le fondamenta di ciò che siamo, di ciò che diventeremo.
- Fu una luce fioca, azzurra, come una tremante fiammella nel vuoto
cupo del nulla.
- Poi alimentata da se stessa, crebbe, sino a divenire un chiarore
palpabile.
- La sua mente eccezionale, la percepiva.
- Era la luce della ragione, che solo apparentemente contrastava con
la propria ricerca, con le verità disperatamente inseguite da Mulder.
- Eccola la verità che aveva sempre inseguito, che lo aveva spinto
oltre il ciglio della follia, nel baratro del nulla..
- Spesso aveva camminato sullorlo di quel precipizio, e solo
lei, solo Dana era riuscita ad impedire la sua caduta
ma adesso il destino si era
compiuto.
- Era precipitato in quel nero, vuoto baratro, nel quale più
dogni altro temeva di cadere, certo che avrebbe perduto ogni possibilità di trovare
Samantha, di capire la verità
.ed invece
- Invece dal fondo di quella follia che gli allagava la mente, dal
quel nulla fatto didee caotiche e pensieri sconnessi, laveva ritrovata.
- Era lei lalieno femminile che lo chiamava,
continuamente
- Rammentò il gusto del bacio dato a Scully quanderano
bambini, linseguire Samantha sotto la quercia di casa, lei che cadeva e si feriva ad
un braccio
quel sangue alieno, verde e sibilante
- Lui e Dana che spiavano sulla veranda, in equilibrio precario, i
dottori armeggiare attorno a Samantha.
- Luomo che fuma che li aveva visti spiare
- E poi cera il lago
cera la casa a Quonochountag.
- Dana arrabbiata con lui.. Era sbucato da dietro una siepe,
spaventandola, e lei era caduta con il sedere per terra..
- Non lavrebbe più rivista sino a quando non si sarebbe
presentata a lui come "lagente speciale Dana Scully ", tanti anni dopo.
- Ma allora lui rideva, le mani sulle gambe, piegato in due, lei a
terra, gli occhi accesi dalla sfida, il rossore imbarazzato sul viso.
- Si era alzato per colpirlo. Ne era capace, sempre in grado di dar
testa ai maschi
perciò lamava, no ?
< Lascia stare Fox
Dana
e non gridare
papà
sta discutendo di cose importanti..fai solo chiasso e basta
>
- Era la voce di Margaret Scully
la voce della mamma di Dana.
- Si sarebbero inseguiti per un po, poi sarebbero rientrati
nella casa di Quonochountag, e sotto lo sguardo allucinato di mamma e della signora
Scully, li avrebbero portati via.
Così, con aria amichevole, come se stessero portandoli a prendere un gelato, o al Luna
Park
Sì
un bel Luna Park, con le giostre e le montagne russe..
- Montagne russe dalla luce intensa, che feriva le pupille. Via
- Via sotto quella luce intensa, su quel tavolo scomodo, con quegli
elettrodi nel cervello...elettrodi appiccicati alle tempie con una disgustosa sostanza
densa
<
.cancelleremo la loro memoria
.a questo punto
dellesperimento diventa inevitabile
>
<
no
non fate male a Dana
per favore
>,
pianse
<
non fate del male a Dana
.>, ripeteva.
- Poi la luce azzurra, lodore acre e tremendo di bruciato nel
palato
era il suo cervello che bruciava, maledizione
il tuo e quello di
Dana
il cervello di due bambini
- dundici anni
solo perché a quel punto
lesperimento, il "progetto" lo richiedeva.
- Il loro corpi che tremavano, scossi da una sferzata dolorosa
delettricità, un dolore orrendo, con i dottori che li guardavano con occhi vitrei,
pupille fisse, piene dindifferenza.
- ( Ma come possono essere indifferenti, con due bambini percorsi da
elettricità nella testa ? )
- Occhi non diversi da quelli che tanto ti hanno spaventato, le tante
e troppe volte nelle quali sono venuti da te
da Samantha.
- Ora rammenti tutto, con il dolore che ti spacca la testa, ma che fa
riemergere lultimo dei ricordi. Il processo si ripete ma
allinverso
adesso ricordi, prendi a ricordare ogni cosa, ogni particolare.
- Lalieno accanto allalbero di Natale.
- Fra le mani una luce
una pallina.
- Una palla da baseball
ecco cosa aveva fra le mani
- Ecco cosa devi trovare.
- DEVI.
- La troverai
e quando la troverai, Fox, troverai il contatto
con lei.
- Con tua sorella.
- Capisci questo e mille altre cose non dette.
- Capisci che quando ti risvegliavi dalle sedute di ipnosi dal dottor
Werber, cera un acre odore di tabacco nello studio
lodore delle
sigarette, delle Morley.
- Capisci che lui ti aveva guidato, aveva fatto di te il brillante
agente speciale Fox Mulder, aiutandoti a rimuovere quel blocco e spingendoti verso gli
Xfiles.
- E che ti disse la verità
la verità, asserendo che furono
loro, gli alieni a portar via Samantha, per far sì che la tua ricerca iniziasse.
- Che aveva innescato una miccia apparentemente senza fine, per far
sì che tutto iniziasse.
- Che se dovessi morire, prima di trovare quella insignificante palla
da baseball, la verità morirebbe e che solo le menzogne ti sopravviverebbero.
- Così aveva detto Deep
- Così aveva detto Dana
- Così aveva detto lui stesso.
- Aprì gli occhi.
- Lo sceriffo era accanto a lui, ferito e appoggiato ad una delle
pareti di legno del capanno.
- Il dolore alle costole era lancinante.
- Si toccò, con le quattro dita della mano, il mignolo ormai era
sparito, e trattenne un urlo di dolore.
- Si sfilò la giacca, fradicia.
- Protuberanze, escrescenze carnose, come masse tumorali, ai lati del
costato.
- Assomigliavano a
.ganci
.ganci di carne.
< Che Cristo mi sta accadendo ? >, si domandò, pur
sapendolo benissimo.
- Stava cambiando
cambiando per lei..
- Rise. Una risata soffocata e dolorosa, che si dipinse appena sul
suo viso divenuto simmetrico.
- Mulder stava diventando ciò che avrebbe contribuito a distruggere
il genere umano.
- Adesso mancava solo la palla da baseball.
- Poi il "progetto" sarebbe stato compiuto.
***
CAPITOLO DIECI
- Selemaya Street, Fort Worth, Stato del Texas,
- Ore 05.00 Pm, Giovedì 27 Giugno
- Lautobus si fermò e le porte si aprirono con uno sbuffo
daria compressa.
- Pioveva a tratti, sempre in modo fastidioso ma comunque lontano
dallacquazzone violento di quella mattina.
- Dana balzò giù dai gradini, con la sacca sportiva tracolla, prima
che lautobus la scaricasse a Waco.
- Con i capelli raccolti a coda, la tuta da ginnastica e il lieve
pallore che le disegnava il viso, sembrava una ragazzina di diciotto anni.
- Aveva abbandonato il Cherockee, una volta lette le corse delle
corriere verso Waco, e Fort Worth.
- Per tutto il viaggio aveva evitato di parlare, sedendosi nel posti
in coda, fissando fisso fuori della finestra.
- Aveva parcheggiato il fuoristrada in un ampio parcheggio di un
supermercato e nel farlo aveva sentito per lultima volta lodore del dopobarba
di Yvanov.
- Una riga di lacrime fredde era scesa dalle gote, e dopo essersi
raccolta i capelli con la coda che andava a sfiorarle la nuca, si era allontanata, senza
più voltarsi.
- Durante il lento ma apparentemente tranquillo viaggio
dellautobus verso Fort Worth, le era riapparso, nitido e cristallino, il ricordo di
Mulder.
- Era vivo ? Stava bene ? Si era perduto nella sua follia ?
Serrò le labbra
non poteva aiutarlo.
- Non poteva fare niente, tranne sperare che Smith le avesse dato una
pista concreta
- Agiva contro ogni buonsenso e logica, da giorni ormai
- Che altro sarebbe cambiato, con un passo in più ?
- La via era deserta. Per via della pioggia e dellorario.
- Controllò lindirizzo scritto da Smith sul foglietto e
sgranò gli occhi, non appena arrivò al numero 5 della via.
- Il caseggiato era un rudere.
- Il muro, la porta dingresso ed il tetto della costruzione,
recavano visibili tracce dincendio.
- La scritta " Centro NUFOM loro sono qui" era stata
cancellata.
- Anche il pupazzo dellalieno posto allentrata, che aveva
fatto sorridere Mulder tempo prima, era stato rimosso.
- Notò un cartello di pericolo sistemato accanto al cavalletto nero
e giallo che impediva laccesso allentrata principale e vi sbirciò
allinterno.
- Il soffitto era crollato, qualche trave color cenere, stava ancora
per traverso sul pavimento.
- Tutto era carbonizzato, e nellappoggiarsi allo stipite, si
tinse le dita di cenere.
- Udì un rumore provenire dal vicolo alle spalle dellentrata e
vi sinoltrò.
- Il vicolo era allagato. Una fetida pozza dacqua stagnante era
al centro e Dana camminò in punta dei piedi, per evitare di inzupparsi le Nike.
<
cè nessuno ? >, domandò con voce esile.
Apparve un operaio vestito di bianco, con la maschera di
protezione sul viso, un casco giallo in testa, guanti scuri, stivali in gomma.
< Non può stare qui ! La zona è chiusa ! Stiamo sgombrando le
macerie ! >
- Dana evitò di avanzare oltre la pozza, osservando la struttura del
palazzo, sul punto di piegarsi in due e cader loro addosso.
- Lincendio laveva devastato.
- Ripensò a quanto Langly, Byers e Frohike avevano scoperto e
rabbrividì.
<
mi scusi
ma sto cercando dei responsabili del
centro NUFOM che era in questo stabile ! >
- Loperaio era a pochi passi da lei, adesso.
- La guardò un poco perplesso, poi mormorò:
< E tutto chiuso, qui ! Non troverà nessuno..Posso dirle
che uno dei proprietari di questo buco si è fatto vivo poche settimane fa
voleva
prendere gli oggetti che si erano salvati, ma è tutto posto sotto sequestro da parte
dellassicurazione ! Vuole che le dica dove trovarlo ? >
Annuì.
< E una di quelle fanatiche UFO, vero ? >
- Annuì di nuovo, trattenendo una smorfia dimbarazzo.
- Loperaio sorrise.
< Bhè
io ci credo
Per me ci
sono
Comunque
vede quella via, proprio alle sue spalle ? >
Si voltò, fissando con occhi sottili un viottolo compresso fra
due alti palazzi.
< ..si
>
< La percorra tutta
arriverà ad uno
scantinato
magari ci trova qualcuno..>
- Dana ringraziò e balzò oltre la pozza, incamminandosi.
- Superò cumuli dimmondizia abbandonata da giorni, lavata
dalla pioggia e dallodore insopportabile, sino ad arrivare allo scantinato.
- Aveva un corrimano costituito da un tubo cilindrico di metallo,
eroso dalla ruggine ed una porta di legno.
- I muri erano colmi di scritte, ora oscene, ora spiritose, ora senza
senso.
- Arrivò alla porta e bussò, con due dita.
- Ora stava maturando lidea che Smith lavesse presa in
giro, male indirizzata o che lei non avesse capito nulla di quello che cera scritto
in quel biglietto.
- Quella era una sorta di catapecchia in piena regola.
< Chi cerca ? >
- La voce grassoccia della donna la fece voltare di scatto.
- Un donnone obeso, dallaspetto malsano, stava pesantemente
appoggiata al corrimano, guardandola e picchiettando sul tubo con due dita.
- Dana si scostò dalla porta e fissò in alto.
< Whitley
Whitley Donner
>, mormorò, dopo aver
dato unocchiata al foglietto.
- Quel nome era scritto in rosso, accanto allindirizzo.
- Il donnone si ritrasse, facendole cenno di salire.
- Dana arrivò al livello della strada, sgusciando sotto il corrimano
con agilità.
< Non sarà una di quelle del centro sociale, vero ? >
< Questo posto
è un centro sociale ? >, domandò con
curiosità infantile.
< Non finga di esserne alloscuro
tutti quelli che
cercano Whitley sono del centro
siete tutti dei rompiscatole
.non avrei mai
dovuto affittarvi lo scantinato
>
Scully deglutì.
<
.è la sola entrata ? >
< Se la cerchi da sola
.>, commentò la donna,
allontanandosi e borbottando qualcosa.
- Scully ridiscese le scale e provò a ruotare il pomo della porta,
macchiato di ruggine rossastra.
- La porta cigolò, aprendosi.
- Tastò il muro, cercando un interruttore e scandendo a voce alta:
< Cè nessuno ? Cerco Whitley
>
- Niente.
- Udiva solo il gocciolio dei tubi che perdevano al centro dello
scantinato, e finalmente trovò un pulsante esterno, che attivò cinque tubi al neon,
collegati al soffitto.
- Entrò chiudendo la porta alle proprie spalle.
- Il puzzo di rancido e dumidità, le punse le narici.
- Vide scritte, murales, lattine di birra e bibite ammonticchiate da
un lato, un cumulo di spezzatura e calcinacci alto quanto lei, un lungo tavolo di legno,
cassette sistemate a mo di sedie un po dappertutto.
- Grosse casse e un sintetizzatore, qualche altoparlante, cavi
elettrici che correvano nella pozza dacqua provocata dalla perdita e terminavano la
corsa in un foro nel muro, fatto di mattoni forati e intonacato alla meno peggio.
- Sfiorò con la testa dei tubi grossi e bassi, probabilmente della
fogna, e arrivò nella parte vasta della cantina.
- Vide una sagoma raggomitolata in un angolo scuro, e si avvicinò.
< Hey ! >, disse, picchiettando con due dita sulla spalla
destra delluomo.
Lui si mosse di scatto, spaventato.
< Cazzo
mi fai prendere un colpo
chi diavolo sei ?
>
- La voce era disturbata dallalcool.
- Quel tipo era sbronzo dalla testa ai piedi, lo sentiva benissimo.
< ..Mi chiamo Dana Scully
cerco Whitley Donner
sei
forse tu ? >
< Dana
Dana Scully ? Gesù santo
allora non sono il
solo ad essermi bevuto il cervello, ultimamente
>
- Monkey uscì, barcollante, con la barba sfatta, una bottiglia di
whisky fra le mani, i vestiti laceri e sporchi.
- Lei faticò, inizialmente a riconoscerlo.
< Tu
? Saresti tu Whitley Donner ? >
Rammentò Monkey che nuotava per salvarla, che la portava a quel
bar
linvasione delle api
la loro prigionia sotto terra
.quel che era
accaduto a Monica..
< Accomodati
Dana
.questa è la mia reggia
>
- Scully lo fissava, sorpresa e sconvolta.
- Pensava
aveva creduto che fosse morto, sotto quelle macerie,
tempo prima..
- Barcollò verso un enorme tavolaccio colmo dogni oggetto,
facendo cenno a Dana di sedersi su una sedia imbottita.
- Lei vi si appoggiò, senza togliergli gli occhi di dosso.
- Lo vide bere un sorso di whisky, lungo ed avido e rabbrividì.
< Ti ricordi di me ? >, aggiunse.
< Quelli sì che erano bei tempi
.allora avevo
ancora
Monica con me
>
Scully fece per togliere la bottiglia, ma lui scostò la mano.
<
sei a casa mia
le regole le stabilisco
io
.come va
come ti butta, agente federale ? >
Dana abbozzò un sorriso.
< Non troppo bene
io e Mulder
ti credevamo
morto
come te la sei cavata ? >
Lui fece una smorfia dolorosa, simile ad un sorriso cadaverico,
innaturale.
< Ti pare che me la sia cavata ? Sono diventato
un
fanatico di zio Jack Daniels non ti pare
? >
Si passò una mano fra i capelli, sporchi e spettinati.
<
non guardarmi così
di solito siamo in tanti
qui
.compagni di ventura.. fra qualche ora vedrai
>
- Lei si massaggiò le palpebre.
- Come potergli spiegare ?
< Ascolta
sono stata mandata qui da un uomo
forse sai
di chi parlo
Io lo conosco come Jeremiah Smith
>
Perse il sorriso, divenendo di colpo teso e gelido.
< Non voglio saperne niente
Niente capito ? >
- Si alzò gridando, spaventandola un poco.
- Dana fece un paio di passi indietro, sentendosi improvvisamente
sola in una cantina, con un ubriacone alcolizzato
- Fece scivolare la sacca ai propri piedi.
- La pistola era lì dentro.
- Sapeva di non doverla usare
sperava di non doverla usare, a
dire bene
- La sacca era appena aperta, ma il calcio della calibro nove si
vedeva distintamente.
<
capisco come puoi sentirti, Monkey
Sta capitando la
stessa cosa anche a me.. Mulder
>
- Le parole uscirono a fatica, mentre gli occhi sinumidirono.
- Solo adesso, che ne parlava con un estraneo, pareva rendersi
completamente conto di quello che stava accadendo a Mulder, dopo tante ore.
- Era come se la sua mente si fosse chiusa, per tutta la durata di
quel viaggio carico di chissà quale speranza e finito in uno squallido scantinato invaso
dalla muffa e dagli scarafaggi, in compagnia di un ubriaco, rifiutando di ammettere che
aveva fallito.
- Che Fox era perduto, e che nulla le importava.
- Né il destino del mondo, né quello del
"Progetto"
nulla.
- Se ne rese conto mentre pronunziava quelle poche parole, con lo
stomaco serrato ed attraversato da una fitta lancinante.
<
luomo che amo
sta morendo
forse è già
morto
ed io sono qui
. per inseguire una speranza, forse un sogno, certo
unillusione
>
- Avrebbe voluto piangere, se le fosse stato possibile.
- Lo aveva tradito
aveva tradito luomo che amava più che
se stessa e quel pensiero non si riferiva, paradossalmente, al tradimento fisico.
- Fare allamore con Yvanov era stato splendido, appagante, una
sorta di sensazione di donna, di femmina che sentiva viva dentro di se, che non avrebbe
rinnegato.
- Era piuttosto laver mancato ogni promessa, non essere stata
in grado di accudirlo, di essere accanto a Mulder quando la sua luce, quando la ragione
della sua mente si era pian piano spenta, perdendosi nel buio della follia.
<
devessere unillusione bella grossa
se
ti spinge da un alcolizzato come me
>
bofonchiò lui, serrando la bottiglia di Jack fra le dita
tremanti.
<
non bere
Monkey ti prego
>, mormorò lei,
dolce ed apprensiva.
< Ti importa ? >
< Sei mio amico
mi hai salvato la vita
certo che mi
importa di te ! Non so cosa possa averti fatto Jeremiah Smith, né cosa tu possa
darmi
>
Si sporse verso di lui. La tuta era parzialmente aperta e Monkey
le vide il dolce incavo dei seni, caldi e materni.
<
ma se quelluomo ha fatto il tuo nome
tu devi
sapere qualcosa ! Non posso
spiegarti quello che cè in gioco
perché
parte di me stenta a crederci e dubito che ci crederesti tu stesso
ma
>
- Assaporò un fiotto di whisky, sentendolo scorrere lungo la
schiena, sino ad esplodergli fra le spalle come una coltellata.
- Era sempre così. Poi iniziava a dolere anche il fegato, con fitte
insopportabili.
- Ma era sempre meglio che ricordare
ricordare le lunghe ore
prigioniero fra i detriti, come un topo in trappola, con Monica che urlava qualcosa, e lui
che non poteva aiutarla.
<
sono state tutte le vostre
.cazzate
le vostre
maledette cazzate a portarmela via ! E colpa vostra
>
- Urlò, gettando la bottiglia a terra.
- Si ruppe, con un rumore secco, disperdendo sul pavimento polveroso
il poco liquore che ancora conteneva.
- Afferrò Scully per un braccio, spingendola a se.
- Poi la gettò contro il tavolaccio, al quale Dana si resse, con i
palmi delle mani, afferrando il bordo scheggiato e marcito, che gemette scricchiolando.
<
tutte le vostre fottute storie di UFO, della fine del
mondo, della posta che cera in gioco
.tutte stramaledette cazzate ! >
- Era fuori di se, la rabbia pompava adrenalina, aiutata
dallalcool.
- Si strinse a Scully, sentendo il calore del suo ventre, le delicate
e morbide forme del suo corpo.
- Lei sembrava una preda docile, domata fra le sue mani
e forse
fu così, per un solo istante.
<
cosa vuoi farmi ? Violentarmi ? E questo ciò che
sei diventato, Monkey? E così che intendi onorare Monica?>
- Le parole dure di Scully lo trafissero.
- La lasciò, improvviso, quasi si fosse reso conto solo ora,
guardandosi le mani tremanti, di ciò che stava per fare.
<
io
Dio mio perdonami
non so cosa
>
- Lei si chinò, di scatto.
- Aprì del tutto il borsone e impugnò decisa la pistola, puntandola
verso di lui, facendo scattare lotturatore.
- Il luccichio dellarma si disegnò nella fioca luce
dellilluminazione precaria.
< Provaci di nuovo
prova di nuovo a mettermi una mano
addosso
e ti faccio saltare la testa ! Capito ? >
Lui annuì, tremante.
<
non me ne frega niente di quello che sai, Monkey ! Se
ti azzardi a sfiorarmi ancora
>
Abbassò la pistola accanto al fianco destro, il dito ancora
accanto al grilletto, mentre sul suo viso si disegnò una smorfia di disgusto e di rabbia.
<..non capiterà più
mai più
.>, smozzicò
piangendo.
- Solo allora Scully si decise a rimettere la sicura, deglutendo
nervosamente.
- Era stata sul punto di sparare
- Di far fuoco, senza esitazione..
- Si appoggiò alla parete, scandendo decisa:
< Dimmi quel che sai e dimmelo in fretta
Non ho tempo da
perdere io.. e questa specie di tana di topi mi fa schifo!>
- Monkey si alzò barcollando, con la classica e dolorosa andatura
tipica degli ubriaconi. si asciugò le lacrime e sospirò.
- Monica
tutto in Dana ricordava lei
- Si frugò nelle tasche e le gettò fra le mani un mazzo di chiavi
con una targhetta verde.
<
non so nulla
Lunica cosa che posso darti
sono queste chiavi
Ricordi la vecchia centrale elettrica, giù al fiume ? >
Dana annuì.
< Dopo che i militari la fecero saltare, Smith e una donna di
nome Karen Rome, decisero di nascondere laggiù delle cartine
rilevamenti o chissà
quali altre cazzate sugli UFO e cose del genere
Tutto quello che posso
dirti
>
- Si sedette sulla brandina, affondandovi come pesasse tonnellate.
- Il dolore alla testa era insopportabile.
<
è che era attesa una persona particolare
una sorta
di messia per quegli svitati
>
Lei deglutì. Era certo Mulder, la persona speciale
< Vado
>, disse abbassando appena il capo.
< Non vai da nessuna parte
aspetta che arrivi qua qualche
amico
conosco qualcuno che può accompagnarti laggiù
>
< Faccio da sola ! >, asserì, decisa.
Monkey sbottò in una risata sofferta, malsana.
< Ci metteresti giorni per trovare quello che cerchi
e
quei ruderi sono pericolosi
dammi retta
agente Scully..>
- Lei sinfilò le chiavi nella tasca della tuta e socchiuse le
palpebre.
- Rispose con lentezza.
< Ok..ma aspetto fuori
>
Non appena uscì, sotto la pioggia appena avvertibile ma lo stesso
fastidiosa, alzò lo sguardo al cielo, con le lacrime che le rigavano il viso.
<
Mulder
.dimmi cosa debbo fare
.fammi capire se
quel che sto facendo è giusto
.>, sussurrò.
- Ma non le arrivò alcun segno, alcunintuizione.
- Si appoggiò al corrimano arrugginito, senza pensieri.
***
CAPITOLO UNDICI
- Città di Darwin, Stato della Virginia,
- Ore 05.00 Am, Giovedì 27 Giugno
- La ferita nel petto di Truelove quasi non sanguinava più.
- Lo sceriffo era appoggiato allentrata del capanno ed aveva
smesso di guardare lora.
- Presto sarebbe sorto il sole, si sarebbe fatto giorno.
- E la sola speranza di poter salvare almeno quel povero disgraziato,
che stava davanti a lui, con il corpo deforme e la pelle cadaverica, poteva
concretizzarsi.
- Il pensiero tornò alla sua bambina
a sua nipote
- A quel che erano diventate tutte e due
a quello che stava
diventando quelluomo.
- Pensieri assurdi, certo
aumentati dal fatto che la ferita si
era infettata, complice lacqua stagnante attorno allisolotto
- Comprese che sarebbe morto molto prima del suo scalcinato compagno
davventura.
- E che quella cosa
qualunque cosa fosse, era ancora attorno a
loro.
- Spesso si era alzato, durante la notte, per sbirciare fuori del
rifugio, ed aveva visto muoversi qualcosa fra i rami.
- Quella sorta dinsetto mal cresciuto, aveva captato
lodore del suo sangue
Non li avrebbe mollati per niente al mondo.
- Era fuggito senza meta ed aveva ottenuto solo di rimanere bloccato
in quella catapecchia per la caccia alle oche, con un moribondo ed una sorta di Predator
fuori, nella boscaglia.
- Udì un movimento confuso, come di qualcosa che si muovesse adesso
nel pelo dellacqua, dirigendosi verso riva, come per allontanarsi da loro.
- Notò, alla tenue luce del mattino, la superficie del fiume
incresparsi appena.
- Qualsiasi cosa fosse quella, nuotava a pelo dellacqua come un
coccodrillo.
- Mulder riposava appoggiato alla parete, sotto la finestra chiusa.
- Era sbarrata da un legno che si poteva sollevare tramite uno spago,
in modo da permettere al cacciatore di puntare il fucile allesterno e mirare agli
uccelli.
- Fox era lì ed al tempo stesso non lo era.
- Vedeva il medesimo posto, solo che lerba era più verde,
essendo estate inoltrata, forse il principio di un autunno.
- Quel ricordo non generò in lui la solita ora di caotici
sentimenti, né alcun dolore fisico.
- Fu, anzi, piacevole.
- Era seduto con le gambe raccolte al petto, stringendo una palla da
baseball nelle mani.
- Fissava il placido scorrere del fiume, in quellansa
tranquilla che strideva con il vorticoso rimescolamento di poche centinaia di metri prima.
- Il bosco emanava un denso profumo di resina.
- Suo padre spuntò dal capanno.
Era molto giovane, più di quanto Fox avesse mai ricordato.
- Camminò deciso verso di lui. Indossava una camicia di flanella
rosso granata, pantaloni pesanti, anfibi allacciati di tutto punto.
- Sulla destra, un paio di canne da pesca, con mulinello.
< Allora Fox
ti dai una mossa ? >
Si voltò.
Fece saltellare la palla fra le mani, con aria interrogativa.
< ..pà
>
William si sedette accanto a lui, posando le canne da un lato,
mentre il gracchiare deciso di un corvo si perse nel cielo.
< Che cè ? >
Alzò appena le spalle, posando la pallina accanto alla scarpa.
< E che
.insomma pensavo andassimo a caccia,
questoggi
>
Lo disse con voce risentita, come gli fosse stato tolto qualcosa
dalle mani e trattenesse una delusione palpabile.
< Figliolo
non possiamo..cè il divieto di caccia
alle oche, adesso
>
- Fissò papà come se lavesse veduto per la prima volta nella
vita.
- Era un ricordo abbastanza recente, che forse Mulder non aveva mai
rammentato prima, almeno con quella chiarezza.
- Ma ugualmente gli fece piacere. Era un lato della sua giovinezza,
della sua vita di bimbo, che credeva di aver perduto ed invece il cervello laveva
immagazzinata con gelosa sapienza.
<
ci sono periodi per le oche, pà ? >
William sorrise.
< Si
veramente
si potrebbe andare a caccia
doche, adesso, Fox
ma vedi
non ho più tanta voglia di sparare a quei
poveri uccelli, sai ? >
Lui si grattò la fronte, perplesso.
< Lo hai sempre fatto
>
Smise di sorridere.
< Appunto
il fatto è che lo faccio da anni
e mi sono
reso conto, un giorno, che non andava più fatto
riesci a capire quello che voglio
dirti, figliolo ? >
Mulder trattenne il fiato, nella curiosa espressione dei bambini
quando pensano intensamente, poi mormorò:
<..si..forse
è come quando ti alzi e scopri che il
giocattolo che tanto ti piaceva non ti va più, vero ? >
< Esattamente
.è una cosa così
te ne spiace in
parte, ma scopri che è la cosa più giusta da fare. Insomma esistono cose importanti come
dar la caccia alle oche per dieci e più anni, ma poi perdono dinteresse,
allimprovviso ! >
Il gracidare di una rana, si quietò di colpo.
Fu come se la foresta stessa stesse ad ascoltarli.
<
perché succede una cosa così, pà ? >
William si stese a terra, incrociando le braccia dietro la testa,
abbandonando lidea di pescare. Fox lo imitò, gettandogli occhiate furtive, di tanto
in tanto.
<
Credo sia la vita. Credo che ad un certo punto le cose
cambino, diventino diverse da ciò che erano pochi mesi, poche settimane prima e che si
possa vederle attraverso una luce diversa ! >
Fox osservò il lento galoppare di una nuvola, nel cielo azzurro.
<
è un bene o un male ? Cioè
magari poi uno si
accorge che ha sbagliato tutto prima
Voglio dire, pà
metti che dare la caccia
alle oche sia una grande stupidata, la più grande di sempre
Uno lo scopre
e
>
- William gli arruffò i capelli, con un gesto infantile, che da
allora non ripetè mai più.
Quello non era un semplice giorno di fine estate, inizio inverno.
- Era anche linizio della maturità per Fox Mulder, il giorno
nel quale non era più un ragazzo, ma sincamminava a diventare uomo.
- Per le donne è diverso. Esse hanno un fenomeno fisico, che segna
quel passaggio
- Per gli uomini è costituito da una frase, da un ricordo, dal primo
bacio o dalla fine della prima scazzottata fra compagni di scuola.
<..preferiresti non sapere
rimanere nel buio delle cose,
Fox ? Non sapere sarebbe semplice, non rendersi conto mai più, se è il tempo o meno
della caccia alle oche... se quella stagione è passata ! >
Fox incrociò le mani al petto.
< No
penso
sia giusto sapere
capire se è il
momento o no
>
- Udirono il cupo crepitare di una doppietta, in fondo, dalla parte
ovest del bosco.
- Videro delle macchie sollevarsi a V, e procedere in linea alle
fronde degli alberi.
<
comunque cè sempre qualcun altro che caccia le
oche
nella vita ! >, mormorò William Mulder.
- Fox tastò un paio di volte lerba alta, alla ricerca della
palla da baseball.
- Nulla. Forse era rotolata in acqua quando aveva steso le gambe e si
era seduto.
- O forse era a pochi centimetri da lui, ma invisibile, sotto la
monocromia del verde.
- Da giorni aveva una sorta di fastidio, nel prendere fra le mani
quella pallina.
- Prima se la portava appresso in ogni posto, tranne che a letto e a
scuola, per esplicito ordine della mamma.
- Ma da quando erano andati a Darwin, molti anni dopo quello strano
Natale piovoso, la pallina aveva dincanto perduto ogni attrazione, quasi come se
lincantesimo che lavesse legata a Fox, si fosse disgiunto.
- Non era riuscito del tutto a gettarla via o a lasciarla nella borsa
insieme agli altri giochi, ma adesso
adesso era caduta ed era nel verde o nel fondo
fangoso del fiume, dove sarebbe marcita o sarebbe stata trascinata chissà dove dal corso
della corrente.
- Quindi era così che doveva andare.
- La luce si era accesa anche per lui.
- Presto sarebbe iniziato del tutto
lautunno
lautunno di un anno particolare
il 1973.
- Fox e William non andarono a pesca, per quel pomeriggio.
***
CAPITOLO DODICI
- Selemaya Street, Fort Worth, Stato del Texas,
- Ore 08.20 Pm, Giovedì 27 Giugno
- La moto, una grossa Harley Davidson, era appoggiata al cavalletto,
sul lato destro del cortile interno del centro sociale.
- Vi si accedeva da una porta di ferro, sita di fronte
allentrata, nello scantinato.
- Scully aveva passeggiato senza meta per ore, avvertendo i morsi
della fame e della sete.
- Controllava lorologio con nervosismo, e di tanto in tanto
regalava occhiate dimpazienza a Monkey, che scuoteva il capo.
- Verso le sette e mezzo, i primi componenti del centro sociale erano
arrivati.
- Chi a cavallo di moto di grossa cilindrata, chi a piedi, chi con
auto elaborate.
- Molti ragazzi, molte ragazze
Scully si sentiva a disagio.
- Non aveva mai frequentato centri sociali, ad eccezione
delluniversità, dove aveva bazzicato con quello contro il nucleare per poco tempo.
- Non era un ambiente che le aggradava, totalmente.
- Osservava incuriosita, decine di ragazzi nel cortile esterno,
intenti a srotolare striscioni e a pitturarli con slogan contro la guerra.
- Anche lì, in quellangolo di mondo apparentemente lontano da
tutto, si sentiva latmosfera pesante degli ultimi giorni.
- Le si affiancò un riccioluto ragazzo sui ventanni.
- Le porse uno spinello e al cenno di diniego, sbottò in una risata
esagerata.
<
da dove vieni, rossa ? Non ti ho mai visto qui
?
>
- Dana alzò le spalle, evitando ogni risposta.
- Più il tempo passava, più si sentiva inutile.
- Inutile starsene lì, inutile aspettare, inutile quel che avrebbe
dovuto fare
- Ma fare cosa, dopo tutto ?
- Si spostò i capelli dietro le orecchie, guardandoli indaffarati
con spray colorati.
Da ragazza era fermamente convinta che limpegno contro il nucleare, con
latomica, avrebbe sortito effetti certi.
- Lopinione pubblica aveva paura del nucleare, nessuna persona
di buon senso si sarebbe opposta allo smantellamento delle armi al plutonio.
- Ed invece
tutto era affondato nelle chiacchiere,
nellimmobilismo dei discorsi politici
e anche lei stessa, alla fine, aveva
capito che lo stato andava avanti per la sua strada, che forse non era del tutto
sbagliata, che
- Che cosa ? Che la tranquilla routine dogni giorno ti porta a
dimenticare che eri seduta sopra un arsenale in grado di polverizzare ogni forma di vita
sulla Terra per quasi cinque volte.
- Che per i Russi era altrettanto se non peggio
- Così lidea dellatomica ti passava accanto, sino a
superarti indenne, come unauto che ti sfrecci vicino senza investirti
te la
cavavi con un bello spavento e nulla più
E alla fine quel giorno
Gesù, quel giorno stava arrivando davvero.
- Certamente nessuno di quei ragazzi poteva immaginarlo, ma così
era.
- Nessuna manifestazione, nessun sit-in, nessuno slogan avrebbe
potuto farci niente.
- E tu ? Tu nemmeno
pensò.
- Cosa poteva fare lei ? Ripensò a Monkey, alle sue parole ebbre di
alcool ma veritiere.
- " Devessere unillusione bella grossa per portati
da me.."
- Cosa poteva fare ? Premere un bottone e fermare tutto..?
E poi
poi cera davvero qualcosa da fermare ?
- Abbassò appena il capo, fissandosi le scarpe da tennis.
- La sera stava calando ed avvertiva il freddo ai piedi. Era senza
calze e con le scarpe da tennis
- Pensò a delicate carezze su quei piedi piccoli, a baci carichi di
passione fra le dita minute
A cosa penso
a cosa ? Penso a me stessa
ma lui
lui
dovè ora ?
- Mulder
Era ancora in vita ?
- Tremò. Adesso, proprio in quel cortile carico di scritte, lamiere
accartocciate, ragazzi urlanti, spinelli e birra, le sovvenne che fosse morto.
Simmaginò sul ciglio di una fossa, una fossa comune, profonda e sommaria, stretta a
se stessa, le mani in grembo, tremante come una rana dinverno.
- Grosse lacrime che scendevano dalle gote.
- Le esplose nella mente, unidea netta e decisa, che la fece
tremare.
< Dana
? >
- La voce le scivolò addosso come pioggia.
- In fondo quella convinzione non era più assurda del sogno
dellaquila o di quello nel quale vedeva Fox stretto al ventre, pallido e ceruleo,
morto.
- Pioveva appena, quasi come una debole rugiada fastidiosa.
< Dana
stai bene ? >
- Due dita le toccarono appena la spalla e si girò di scatto.
- Quel tocco la rapì del mondo di fantasia, dorrore e di
paura, nel quale era precipitata.
- Insieme a Monkey, una ragazza bassa, capelli lunghi e biondi,
vestita con un giubbotto di pelle, irto di borchie.
- Sollevò appena la mano guantata a mo di saluto.
< Lei è Ashley
.ti porterà sino alla centrale
elettrica
tutto bene ? >
Annuì.
Sarebbe parso ridicolo che un alcolizzato come Monkey le chiedesse se stava bene, ma in
fondo
in fondo era messo meglio lui di quanto non lo fosse lagente speciale
dellFBI
ex agente, più precisamente.
< Prendo la borsa
>, smozzicò.
- La ragazza sorrise.
- Era bella, minuta ma carina.
< Ti aspetto fuori dalluscita del cortile
>
- Dana sgattaiolò di nuovo nel seminterrato, prese lo zaino, dopo
aver controllato che la pistola e le poche cose allinterno fossero in ordine, e lo
richiuse.
- Sinfilò nella tasca della tuta, la chiave, chiudendo la
cerniera.
- I primi suoni della musica, diffusa da un rudimentale impianto
stereo, la raggiunsero.
- Aerosmith
- Sostò per un istante in quello scantinato, mentre andava
affiorando lidea che avrebbe potuto essere lultimo posto al mondo nel quale
rifugiarsi.
- Una cantina buia e sporca, sola contro i mostri
- Si mise la borsa sulla spalla, apparendo ancora una volta infantile
e indifesa.
- Monkey mangiucchiava qualcosa.
- Dana si affiancò a lui, dandogli una pacca sulla spalla.
<
ti conviene partire subito
non ti
preoccupare
sei in buone mani
Ashley è una provetta centaura
>
Scully scacciò il disagio che lidea di viaggiare dietro ad
una moto le provocava, e sorrise.
<
io
grazie
..spero
spero di poterti
vedere
ancora
se così non fosse
>
Monkey annuì.
<
.dimenticavo
>
Si tolse un fiore dalla tasca interna del giubbotto, avvolta in
carta stagnola color argento. Una rosa rossa.
<..è per Monica
.io
non ho mai avuto il coraggio di
tornare laggiù
lasciala per me
>
Dana abbozzò un debole sorriso.
<
ricordati che ti voglio bene, Monkey
>,
sillabò.
- Gli porse un bacio sulla guancia, e nellallontanarsi, guardò
carica di nostalgia e apprensione, tutti quei ragazzi.
- Pregò che nessuno di coloro che la stavano cercando, arrivasse
lì.
- Uscì dal cancello di ferro, con la rosa nella mano, lo zainetto in
spalla, i capelli bagnati dalla pioggia, il freddo che le divorava le ossa.
- Vinse la tentazione di fuggire, abbandonando tutto, dalla rosa allo
zaino, dalla speranza alla concretezza dellassurdo, con una forza interiore immensa.
- Simmise in un vicolo stretto e sporco.
- Montagne di sacchi neri e bidoni, compressi sulla destra, dove il
vicolo diventava cieco.
- Il rombo metallico della moto, un borbottio costante e caldo,
echeggiava appena.
- In sella allHarley, la ragazza.
- Il vento, proveniente da Sud, alzò una fitta nuvola di gocce
dacqua.
- Accese il faro circolare posto davanti e le fece cenno di salire.
- La moto era un duemila, potente e pesante, ricca dorpelli in
cuoio e pelle, un lungo sedile imbottito, anatomico.
- Il volante era alto e la forcella, smisuratamente lunga, terminava
con un ruotino di dimensioni minuscole.
< Ti piace il mio chopper ? >
- Annuì, senza alcuna reale convinzione.
- Notò un teschio davorio, sistemato davanti, accanto al
contachilometri..
< Metti lo zainetto nella borsa
quella sulla destra
>
- Scully aprì le fibbie infilò lo zainetto.
- Per fargli posto, tolse un giubbotto di pelle, piegato con cura.
<
e questo ? >, disse con un filo di voce.
< Te lo metti addosso, FBI
.o muori di freddo
.>,
sorrise Ashley.
- Dana esitò per un istante poi rammentando comera vestita,
eseguì.
- Il giubbotto era nero, con un gran disegno di unaquila sulle
spalle.
- Montò in sella e mormorò:
<
conosci la strada ? Io
ho una cartina se
>
Nuovo sorriso.
< La cartina ce lho qui
>, disse, indicandosi la
testa con un dito.
Tolse il cavalletto e la moto schizzò nel vicolo, sfiorando il
muro di mattoni rossi del centro sociale.
<
.yahhhhhhh!!!! >, gridò Ashley, bucando lo stop e
svicolando fra le auto.
---
- Statale 66, presso Mineral Wells, Stato del Texas,
- Ore 06.48 Pm, Giovedì 27 Giugno 2002
- Barney Wilcocx controllò lorologio appeso alla parete, sul
lato destro dellemporio.
- Era stata un giornata curiosa, quella.
- La ragazza mezza nuda che era entrata nel suo negozio, aveva
ravvivato tutte le discussioni della giornata, fra Barney e i vecchi del paese.
- Adesso era giunta la sera, cera la Tv che lo stava
aspettando, con le micidiali zuppe della moglie.
- Sorrise. La buona, vecchia Margaret, lo sopportava da quasi
quarantanni
- Si meritava una medaglia al valore per questo.
- Tamburellò sul banco pensando a lei.
- Alle sette avrebbe chiuso.
- Si sarebbe infilato il vecchio e consunto impermeabile, logoro e
attempato come lui stesso in fondo, e con passi brevi e rapidi, sarebbe rincasato.
- La vita è spesso scandita dalle cose metodiche, senza dubbio.
- Una metodicità che tanto piacerebbe a Scully, detestata da Mulder.
- Barney Wilcocx accettava questa regola con placida sottomissione.
- Certo
passatempi come quello di quel pomeriggio di pioggia,
erano bene accetti.
- Sorrise di nuovo, mentre il campanello dellingresso trillò.
- Margaret
chissà che avrebbe detto
<
i giovani
>, pensò sorridendo.
- Luomo si accomodò al banco, senza mutare espressione.
- Aprì la giacca, mostrandogli un tesserino federale.
< Sono lagente speciale dellFBI Fox
Mulder
>
- Barney annuì, divenendo serio e attento.
- Solo una volta gli era capitato di vedere un agente federale nel
suo negozio.
- Dodici anni prima, un detenuto era fuggito dal carcere di Dallas.
Si trattava di un ispanico, accusato domicidio.
- Aveva strangolato la moglie davanti alla Tv, perché ( così
dicevano i giornali ) lei non voleva vedere il football americano.
- I federali avevano sfoderato la cavalleria, per cercare
quellevaso e si erano presentati anche da lui. Il suo emporio, che dava sulla mitica
66, era in una zona battutissima, quindi
- Naturalmente lì, il detenuto non si era mai visto.
- Lagente federale "Mulder" posò sul banco una foto
a colori di Dana Scully.
< Ha visto questa donna ? E una psicopatica
omicida
.>
Barney si sfregò il mento.
<
accidenti..sì
è entrata nel mio negozio questo
pomeriggio
era mezza nuda..>
Osservò la foto. Non era certo una foto segnaletica della polizia
o di qualche istituto per le malattie mentali. La donna della foto era ordinata e
professionale, decisamente bella.
<
ha pagato con una carta di credito
>
< Si
lha rubata allagente federale che ha
ucciso per fuggire
>, disse "Fox Mulder", sistemando la tessera federale
nella tasca interna della giacca.
Barney appariva perplesso.
< Agente, non ho sentito alcun appello
alla radio,
questoggi
>
- Lo fissò con finta circospezione.
- Quel vecchio faceva troppe domande, era troppo sospettoso
<
.abbiamo altro cui pensare
non trova ? >
< Sì ma
quella donna, abbigliamento a parte,
era
.calma, tranquilla
non mi sembrava proprio una malata di mente
>
- Il killer alieno sorrise.
- Un sorriso delicato e sinuoso.
- Si rigirò fra le dita il cilindro metallico, mormorando:
< Mi può mostrare la ricevuta della carta di credito, per
favore ? Devo controllare se corrisponde
>
- Barney annuì.
- Aprì il divisorio del banco, dandogli le spalle.
- Scartabellò fra le ricevute, e quando trovò quella di quel
pomeriggio, si voltò appena, mormorando:
<
è solo
? Strano
so che gli agenti federali
sono sempre in coppia
>
Lo stiletto sibilò improvviso.
< Non sì preoccupi
fra poco capirà tutto
>
- Barney Wilcocx non sarebbe rientrato quella sera, per la
Tv
niente zuppe schifose di Margaret.
- Lo avrebbero trovato con la nuca trapassata da uno stiletto, quella
sera stessa.