PROLOGO
DESCRIZIONE
"
allinterno del nido, le formiche operaie sono
addette alla nutrizione delle regine e delle pupe, là dove la temperatura e
lumidità sono più adatte. Le crisalidi sono contenute in bozzoli bianchicci di
forma ovale e quando la crisalide deve nascere, le operaie la aiutano nel compito. "
- Riserva Navajo, presso Farmington,
- Stato del New Mexico, Aprile 1971
- Il vento sollevò deboli cumuli di polvere rossastra, disegnando
forme sconosciute, che tanto solleticarono la piccola Dana Scully.
- La riserva era un gruppo di una cinquantina di casupole di sassi e
mattoni in terracotta bianca, appena distante dalla strada statale.
- In parte Dana né fu delusa, poiché riteneva di doversi immergere
in un accampamento del tutto simile a quello visto in decine di western alla tv e al
cinema.
- Ma, non appena papà e mamma terminarono di chiacchierare con un
gruppo di giovani Navajo, allinterno di una delle case a due piani, mentre lei
giochicchiava fuori nello spiazzo reso bollente dal sole implacabile, il suo entusiasmo
subì una nuova sferzata denergia.
- Si diressero verso una sontuosa montagna di colore rosso mattone,
che Scully avrebbe rivisto solo molti anni dopo, incapace di ricordare quel che stava
avvenendo ora, che dominava una vallata stretta e scoscesa.
- Per quanto non avesse mai visto mamma e papà fare delle
impegnative camminate in sentieri sassosi, essi la scortarono sino ad una bassa capanna
tonda, dalle pareti di legno e mattoni in terracotta e dal tetto di frasche sempreverdi.
- Ora il cuore le batté forte.
- Luomo che uscì dal piccolo tapee, era identico a certi
indiani veduti nei film di John Wayne o Gregory Peck, e calzava una bandana di color
bianco che reggeva una filiforme foresta di capelli scuri, corvini.
- Fece dei gesti gentili, che Dana non comprese.
- Seguì solo mamma e papà, quando si sedettero accanto
allindiano.
- Ad un tratto, tutta quellatmosfera western, smise di
piacerle.
- Si sentì a disagio, come fuori posto ed evitò di fissare
lindiano negli occhi.
- Lui armeggiò con qualcosa, sistemandola sulla sabbia spianata, di
fronte alla quale tutti erano seduti.
- Sollevò appena gli occhioni verdi e vide una sorta di minuscola
tombola dai colori sgargianti, formata da centinaia di sassolini colorati, disposti in un
arcano ordine rituale.
<
è per me ? >
Albert Holsteen rise.
< ..Dana
fai la brava bambina
>, ammonì Margaret
Scully.
Albert le accarezzò i capelli rossi, spostandole appena le trecce
da un lato.
<
ho qualcosa per questa bella bambina
>,
mormorò.
- Si alzò, entrando nella tenda ed ora il cuore di Dana batteva per
lemozione.
- Un giocattolo indiano !!! Non né aveva mai posseduto uno !
- Chissà come sarebbe stata invidiosa, quella strega di Melissa !!
- Albert uscì reggendo fra le mani un oggetto colorato.
- Era semisferico, ricco di colori armoniosi e dipinti a mano.
- Catturò subito il suo interesse.
<
.protegga la mia bambina
per favore
>
- Le parole di Margaret Scully, il viso teso di papà, quello
convinto di William Mulder
.
- Albert le accarezzò i capelli rossi, porgendole una trottola di
legno, allora integra e nuova.
- I colori, stampati su di essa, erano vivi. Una splendida trottola
fatta a mano.
< Tienila sempre con te
Aquila Scarlatta
>
- Lei aveva sorriso.
- Poi aveva preso a tentare, allora inutilmente, di far roteare la
trottola con il lungo spago avvolgendolo in cima, suscitando un debole sorriso sia in Bill
sia ad Albert.
< E una splendida bambina
non le accadrà
nulla
Aquila Scarlatta ha un destino radioso
che ora non siamo del tutto in
grado di capire
ma che ci sarà svelato verso la fine del tempo
>
Quando, dopo un lungo parlottio, che Dana aveva captato solo in
parte, lei e i genitori avevano fatto ritorno alla riserva, Scully aveva afferrato papà
per un polso, asserendo decisa:
< Posso tenerla, vero papà ? Non è anche di Melissa
è
solo mia, vero ? >
Bill la perse in braccio, dandole un bacio sulla fronte e
sorridendole, rispose:
< Certo ! E per te
stella del mattino ! Potrai
giocarci con chi vorrai
>
Lei sorrise, stringendo forte la trottola fra le mani.
< Ci giocherò con Fox
>, sussurrò, provocando nei
genitori, un delicato sorriso daffetto.
- Ci avrebbe giocato
.questo sì
- E sarebbero accadute molte altre cose
infinite
cose
scritte già nelle pagine del tempo, per Fox e Dana.
---
- Livello di sicurezza 7, Palazzo del
- Pentagono, Stato della Virginia,
- Ore 11.44 Pm, Giovedì 27 Giugno 2002
- Jean era sistemata, affossata potremmo dire, al centro della
stanza.
- La stanza era scura, immersa nel buio, tranne che per quella luce
abbagliante che le era proiettata in faccia da una lampada.
- Le pareti ed il pavimento erano di piastrelle bianche, adatte a
lavare via il sangue con un getto dacqua.
- Jean era vestita con una maglietta blu, madida di sudore e
pantaloni di tela pesante.
- Non beveva da quasi dodici ore, non mangiava da chissà quanto, e
la lampada le stava abbrustolendo la pelle olivastra.
- La sedia nella quale era ammanettata, con i polsi alla base della
vita, proprio allinizio delle sue natiche, dietro i rozzi sostegni della spalliera,
sembrava scolpita nella roccia.
- Scomoda e dura, di legno massiccio, era bloccata a terra da quattro
cerniere di acciaio che un solerte militare, adesso di piantone fuori della porta, aveva
provveduto a bloccare.
- Un rivolo di saliva bancastra le scese dallangolo delle
labbra, e sollevò appena il capo penzolante sul petto per tossire un poco.
- Krycek era seduto ai bordi di quella che era una sorta di eufemismo
definire, scrivania.
- Si trattava di unasse di legno piallata, poggiante su quattro
gambe tozze, con la lampada cui sopra, un blocco, un registratore, ed un piccolo
carrellino sul lato destro, una bottiglia di acqua ed un bicchiere sistemati alla rinfusa.
- Alex fissava con occhi appuntiti quel carrellino e soprattutto il
contenuto.
- Un tirapugni di acciaio, un manganello, una pinza dal becco conico,
un bisturi.
- Si alzò, serrando le nocche sino a quando non produssero uno
schiocco distinto e sorrise, guardandola.
- I sorrisi di Krycek erano sibillini, delicati e appaganti, ma
nascondevano una sottile arma affilata, come serpenti che celino ghiandole velenifere
sotto il palato.
<
ho se
te
>, disse Grey, con la voce
impastata dalle tossine e secca come un fiume nel deserto.
- Era stata arrestata il giorno precedente, con la formale scusa di
unindagine non autorizzata dal Dipartimento di Giustizia, ma Jean non aveva mai
messo piede allFBI.
- Una sorta di squadra speciale, composta di energumeni militari con
tatuaggi sugli avambracci e capelli rasati alla Bruce Willis, laveva caricata su un
cellulare della polizia militare e sbattuta lì.
- Aveva ricevuto il primo colpo, una sberla a mano aperta sulla
faccia, che ancora le lasciava il segno, proprio da Krycek.
Nel vederlo lei aveva serrato le labbra e i denti, sputandogli in viso ed urlando:
< Bastardo ! >
- Krycek le aveva dato quello schiaffone e poi era sbottato a ridere.
- Le luce la faceva sudare come stesse facendo allamore con Fox
Mulder, o Sergej Yvanov o forse tutti e due allo stesso tempo.
- La lingua
le sembrava sul punto di staccarsi dalla gola e
caderle in grembo.
< Nessuno intende negarti un bel sorso dacqua, mezzo
sangue
>, sussurrò Alex, sempre con quel sorriso omicida sul volto.
- Afferrò la bottiglia con la mano sana, posizionandola in modo che
Jean avesse a vederne i riflessi lucidi sotto la lampada.
- Fece riempire il bicchiere, bevendolo con gusto. Poi ne versò
ancora.
- Laria lì sotto era congestionata e la stanza puzzava di
sudore e sangue.
- Oltretutto non cerano finestre né bocchette per laria
condizionata e si toccavano già i trenta gradi.
- Abbassò appena il capo, di nuovo, quando sentì le dita fredde di
Krycek afferrarle il mento e sollevarlo allaltezza del bicchiere.
< Solo che devi collaborare, capito ? Dirci quello che ti
ostini a far finta di non sapere da quasi
>
- Ruotò il polso, per controllare lorologio e nel farlo fece
cadere lacqua sul petto e sul ventre di lei, come in una comica di Laurel ed Hardy.
- Jean serrò le labbra secche, tagliate, mentre un filo di sangue le
scese dalla bocca, rigandole il mento.
- Le gambe le inviavano scariche di dolore acutissimo, bloccate con
lacci alle caviglie da ore.
- Aveva anche un dolore, come un pugnale ficcato appena sopra le
spalle, e avvertiva una sporgenza dura e tagliente lavorarle le carni alla base del collo.
<
non..so di..che
parli..>, smozzicò.
- E qui le arrivò il secondo colpo.
- Una seconda sberla, ma data con il dorso della mano,
allaltezza del naso e delle gote, che le fece vibrare la testa, scagliandola nella
direzione opposta al colpo.
- Krycek respirò più forte, come se si accingesse a prepararsi ad
una corsa spedita, nel guardarla.
< Sappiamo che sei stata a casa della madre di Mulder, puttana
indiana ! Ti ci ha mandato certamente Scully
.>
- Disse il cognome di Dana con lintonazione visibilmente
eccitata.
- Avrebbe voluto, sognato forse, che ci fosse lei lì
- Ma sapeva accontentarsi, e comunque quella puledra Navajo non era
niente male.
- Si chinò, sorridendole ed afferrandole le gote.
Sorrideva sempre, quando stava per spezzare in due qualcuno.
- Jean lo vedeva a fatica, ancora stordita dalla violenza del colpo,
girando le pupille, attraversate da macchie giallognole.
- La sete..era peggio del dolore, almeno per adesso.
<
non vedo
Scully
ly
da giorni
.>,
mentì.
- Lo si sentiva bene, in modo cristallino pur dalla voce impastata di
sangue e saliva, ma non sarebbe cambiato niente, mentendo in modo convincente.
- Krycek intendeva lavorarsela ben bene ed era inutile cercare
scappatoie da film di serie B.
- Si avvicinò al bancone, posando il bicchiere e calzandosi il
tirapugni.
Presto il dolore sarebbe diventato peggio della sete.
- Lo calzò sistemandoselo bene alle nocche, che divennero così
guantate dacciaio temperato.
<
sai che ti succede
se ti colpisco al faccino con
questo ? >
- Formulò la domanda con un tono da professore delle scuole medie,
che si trova davanti un allievo poco dotato, forse deficiente e teme di urtare una qualche
legge non scritta, dicendoglielo apertamente.
- Jean aveva una paura del diavolo. Una paura fottuta.
- Strinse i pugni, come se così potesse in qualche modo darle
coraggio.
- Non avrebbe parlato. Una volta sua nonna, le aveva detto che per
farsi coraggio, occorre pensare sempre ad unaquila che vola alta, nel deserto.
- Fa ampi giri tondi e chi la vede da vicino, crede che stia come
ferma ma non è vero.
- Lo stesso deve fare il tuo cuore, quando hai paura
fallo
battere ad ampi cerchi, quasi stesse fermo..
- Facile a dirsi
Ma quel tirapugni luccicava metallico, sotto la
luce di quella cazzo di lampada e Jean sentiva il cuore battere a mille nelle vene del
collo.
<
mi fai uscire
la bua
? >
- Krycek si accostò al viso del vice-direttore.
- Era eccitato e si vedeva chiaramente, adesso.
< Spiritosa
.una dote che certamente non apparteneva al
signor Skinner
>
- In realtà Jean era tuttaltro che spiritosa, soprattutto sul
lavoro, ma spesso la paura causa questo tipo di reazioni.
Cè chi se la fa sotto, chi grida come un ossesso e chi snocciola freddure sperando
di far vacillare del tutto la mente, annegandola nella follia.
- La follia aiuta ad essere lucidi durante la paura.
- Le accarezzò le labbra, con due dita.
<
e non è la sola qualità che ti separa da quel pelato
arrogante
Jean
sei una gran bella donna, sai ? >
- Socchiuse le palpebre, avvertendo un crampo allo stomaco.
- Krycek si chinò sino a sfiorarle la bocca.
<
adesso mi baci
.bene
facendomi sentire la
lingua
.come hai imparato a fare, bastarda
e forse posso evitare di spappolarti
la faccia
>
- Lei spalancò gli occhi nocciola, serrando con tutta la forza che
le rimaneva, i pugni
- e ferendosi i polsi con lacciaio delle manette.
- Gli sputò appena sotto il centro della bocca, e Krycek si ritrasse
di scatto.
- Per la prima volta gli scomparve quella sorta di sorriso ebete che
da qualche minuto accompagnava la propria eccitazione da dominatore assoluto.
- Sollevò repentino il braccio destro allaltezza della spalla,
e la colpì.
- Non fu un normale pugno, piuttosto una sorta durto doloroso,
scagliato con tutta la forza e la rabbia che Alex aveva dentro di se
.una rabbia
infinita, folle.
< Cagna ! >, urlò.
- Il dolore non la colse subito.
- Dapprima la realtà sembrò spegnersi, come attraverso un
televisore che si smorzi allimprovviso, per una caduta di corrente.
- La stanza e soprattutto quella luce accecante e bollente, si
disattivarono dalla realtà per poi riapparire in un caleidoscopio ondulante.
- La luce, il muro di mattonelle bianche, Krycek stesso, apparivano
oblunghi, in un miscuglio di colori impazziti.
- Poi Jean avvertì una sorta di calore pulsante al centro della
bocca.
- Sputò un grosso grumo di sangue ed un dente, mentre faticava a
respirare.
- Era come se la faccia fosse esplosa ed adesso, quando Krycek le
afferrò il mento stringendolo rabbiosamente, la prima fitta di dolore le trapassò il
cranio, quasi esplodesse nella sua nuca.
- Aveva la bocca piena di sangue.
- Le lacrime le scesero fitte e gelide, mentre gli occhi si
riversarono allindietro.
- Vedeva il tirapugni macchiato di rosso vivo, ancora vicino al suo
viso.
- Alex la baciò, sorbendo il suo sangue e lei si ritrasse con uno
scatto che le provocò un dolore impossibile al collo.
- La testa barcollava inebetita e non comprese quasi nulla delle
prime frasi del suo aguzzino.
<
che bacio
.sapete baciare così
voi mezze
indiane ? >
- Che aveva detto ? Le parole arrivavano distorte, e la bocca non si
muoveva.
- La testa le cadde in avanti, sino a sfiorare con il mento lo
sterno.
- Il sangue le scendeva quasi solido dai lati della bocca.
<
.siamo
sempre
meglio di te
.maiale
russo
>
- Rise. Rise con forza, sistemandosi ancora il tirapugni sulle
nocche.
- La colpì, a piena forza questa volta, spaccandole il naso e
spostandolo dalla sede, e lo schizzo di sangue fu talmente violento, da colpire una delle
pareti e disegnare una sorta di semicerchio rosso vivo.
- Le afferrò la testa, mentre Jean vagava inebetita, udendo la voce
della sua gente che cantava una sorta dinno incomprensibile.
< Pregherai perché smetta
.mi supplicherai
>
- Ora era certa di morire
ma al tempo stesso non ne aveva paura.
- Sarebbe stato un sollievo..una liberazione.
***
CAPITOLO UNO
- Città di Darwin, Ore 11.06 Am,
- Mercoledì 26 Giugno
- I camion arrivarono da Bristol City quella mattina, qualche ora
dopo che il treno era salito dalla ferrovia secondaria per fermarsi nella stazioncina
della segheria.
- Camion dellesercito, quattro e carichi di soldati, e due
della croce rossa.
- Greg Spencer girovagava per la brulla spianata di fronte al treno,
con le mani tremanti e lo sguardo fisso nel vuoto.
- Lo sceriffo non si era più visto, dopo quel che era accaduto a
casa sua.
- La squadra dei militari era entrata in azione già dalla tarda
serata di Martedì.
- Aveva isolato le strade, chiuso la stazione non appena il convoglio
era arrivato e sistemato delle guardie attorno, perché nessuno si avvicinasse ad esso.
- Inutile chiedere la minima spiegazione.
- I soldati affermavano che tutto era sotto segreto militare e che
solo il dottor Kurtzweil avrebbe potuto dare delle risposte.
- Quando si fosse presentato in paese.
- Ciò che Spencer non aveva modo di immaginare, era che il destino
di Darwin era già segnato.
- I soldati, infatti, non avevano solo bloccato le strade, ma
addirittura avevano sistemato posti di blocco sin di là dalla valle, e dalla parte del
valico, cancellando la vallata di Darwin dalla catena di Blue Ridge.
- Il treno era in stazione dalla notte di Martedì su Mercoledì, ma
mancava del suo passeggero più importante.
- Fox Mulder, infatti, era balzato giù dal vagone non appena le luci
della fabbrica di legname, erano diventate punti fissi allorizzonte.
- Aveva aperto gli occhi alle due e cinque del mattino.
- La mente vagava.
- Come profiler dellFBI, Fox sapeva bene che in certi casi, la
mente scompone i ricordi traumatici, frammentandoli in puzzle di difficile ricostruzione.
- Spesso i ricordi del passato, ritornavano senza alcuna sequenza
cronologica, quindi faticò a capire da quanto fosse in viaggio e se era il caso di
saltare giù da un treno che procedeva sì a rilento, ma pur sempre a settanta
allora.
- Udiva sempre le urla, adesso, ma non dalla sua mente..
- Esse venivano dal bosco
comera stata per la prima
indagine compiuta con Scully, a Bellefleur nellOregon, la voce ti chiamava nel
bosco
- Ora che le sentiva dalla natura, dal vivo respiro delle piante,
quelle urla erano ancor più agghiaccianti, terrificanti, inumane.
- Una sorta di bolgia dantesca, colma di resti umani, di corpi
maciullati di bambini e fra essi, il muoversi a scatti di quella creatura oscena.
- Quegli occhi immensi, nel quale sprofondare, sciogliersi, come
miele nel latte.
- Mamma e papà che piangevano, con lui che tentava di consolarla,
dicendo:
< E aliena
.lo sai anche tu ! >
- Poi il viso fisso, scolpito in unespressione demoniaca di
Alice.
- Lo fissava, i capelli mossi da una brezza leggera, con due
occhi
occhi che penetravano dentro Mulder, crudeli, assassini.
- Poi il vuoto della gravità, nellUFO.
- Dana stesa su una sorta di tavolo anatomico, e Smoking Man che
parlava a lui, a Fox, con voce paterna.
< Cosa
sai degli insetti, Fox ? >
<
un cazzo
ecco cosa né so
>, disse,
puntando i piedi contro il predellino del vagone.
- Cera una curva stretta, una sorta di gomito prima
dellennesimo tunnel.
- Il treno avrebbe rallentato di brutto, ma le rotaie erano issate su
una massicciata alta almeno tre metri.
Che volo ! Cazzo che volo
hai sempre sognato di volare,
Fox
fin da quando costruivi quelle schifose astronavi e riempivi di colla tutta la
scrivania della stanza
- Si chinò sulle gambe.
- Adesso vedeva Dana con la testa aperta da una sorta di operazione
effettuata al laser.
- Il cranio era scoperchiato, quasi avessero tolto un cappuccio da
uno di quei barattoli per la conserva
Solo che dentro cera il suo cervello.
- Dana fissava il vuoto e ripeteva una sorta di nenia:
<
.dormidormibimbabella
.dormidormistellastella
>
- O una cosa così.
- Si lanciò nel vuoto, mentre tutti i dolori erano passati.
- Il braccio morso dal cane, la costola incrinata, la mazzata sulla
gamba
tutto
- Tutto guarito miracolosamente
"alienamente" dovrei
dire.
- Atterrò sulle gambe, rimbalzando sul fianco destro, proteggendosi
la testa quasi calva con entrambe le braccia.
- Evitò, per grazia di Dio o per chissà quale altra misteriosa
intercessione, un tronco spinoso, che minacciava dinfilzarlo come uno spiedo e
terminò quella caduta in un cespuglio di salvia.
- La maglietta era sporca di sangue e sudore, grasso del treno e
zucchero di barbabietola. Non aveva nemmeno più colore.
- I pantaloni erano stracciati, lisi, sporchi di fango.
- Aveva ammaccature ovunque
- Sputò un grosso grumo di sangue, ma ciò non aveva nulla a che
vedere con la caduta.
- Da ore lo stava facendo ormai, e la cosa lo terrorizzava e al tempo
stesso gli conferiva certezze.
<..sto facendo il tagliando
> si era detto quando
questo era incominciato.
- Vide il treno svanire nella galleria e loscurità, adesso,
divenne assoluta.
- Era unoscurità pesante, umida della notte e del bosco.
Il bosco
.ti chiama a se
porta lì i
ragazzi
cè una forza nel bosco, Scully !
- Avesse avuto solo la metà di quella forza
adesso gli sarebbe
servita eccome !
- Nel mettersi in piedi e camminare nel sottobosco, si accorse di
quantera debole.
- Se non fosse stato per la voce
sarebbe già morto da ore.
- Si appoggiò ad una pianta e lì rimase, con il desiderio che
sorgesse il sole e che avesse a muoversi alla luce.
- Ora i colori apparivano del tutto diversi e rammentò quanto
sentito in un documentario sugli animali: gli insetti percepiscono i colori in modo
differente.
- Anche i suoni
adesso sentiva bene la voce nella foresta
.
- Da dove provenisse, no
ma la voce cera
e lo
chiamava:
- fox vieni a me fox vieni a me
***
CAPITOLO DUE
-
- Motel Crossword, chilometro 346,
- Stato del Texas, Ore 04.09 Am,
- Giovedì 27 Giugno 2002
- Dana Scully era raggomitolata sotto il piumone che le lambiva gli
zigomi, con le ginocchia raccolte, le braccia strette accanto al petto.
- I capelli erano ancora bagnati, non zuppi come quando Sergej Yvanov
laveva trovata poco dopo la mezzanotte, ancora inginocchiata e in stato di chock.
- Allora laveva sollevata, di peso e Dana aveva smozzicato
piangente:
< Ho fallito
ho fallito
è finita
>
Yvanov le aveva dato una carezza, e una volta nella stanza numero
140 lei era diventata molle come una bambola di pezza.
< Spogliati
sei bagnata fradicia
ti ammalerai..>
- Lei eseguiva come fosse priva dogni volontà.
- I vestiti di Scully furono appallottolati in un angolo della
camera, e una volta che fu nuda, la asciugò rapidamente, mettendola sotto il piumone.
< Tranquilla
.>, disse con voce debole, vedendola
tremare come una foglia.
Armeggiò con una boccetta color ambra e disse:
< Dana
scendo per una decina di minuti
devi bere
qualcosa di caldo
Non muoverti, capito ? >
- Nessuna risposta.
- Yvanov uscì, chiudendola dentro e senza pensieri coerenti arrivò
sino alla hall.
- Suonò per un paio di volte al campanello da tavolo ed attese.
- Quando tornò alla camera, Dana era ancora nella medesima posizione
fetale di prima, tremante e infantile.
<
ho fallito
.ho fallito
>, ripeteva
inebetita.
- Yvanov si sedette sul lato sinistro del letto, e abbracciandola
versò parte del
- contenuto di un termos verde in una tazza.
< Bevi
un goccio
solo uno
>
- Eseguendo, per la prima volta diede segno di averlo veduto, girando
appena gli occhioni verdi.
- Era forte e i tremiti divennero minori.
- Yvanov si tolse i vestiti, e si mise a letto con lei, stringendola
forte.
- Non disse nulla, limitandosi a cullarla e a darle piccoli baci
sulla nuca.
- Non appena lei accennava a tremare, la faceva bere con moderazione.
- Verso le quattro e venti, lei sospirò, rifiutando lennesimo
sorso.
<..cosè
? >, chiese.
< Wodka e te caldo
>
- Annuì.
- Ora non tremava più.
<
ho fallito
è fuggito
.io
se tu fossi
stato con me
>
La abbracciò, cingendola anche con le gambe e le baciò il collo.
< Non sarebbe cambiato nulla
.nessuno aveva il diritto di
farti questo..di costringerti ad agire contro tutto e tutti! Nessuno ! >
I loro corpi formavano un cucchiaio fra le lenzuola calde e Dana
provò un dolcissimo brivido damore.
<
morirà
morirà per colpa mia
non sono stata
in grado di salvarlo
di salvarci tutti
>
Scully cercò lenta la sua mano, accarezzandola sino a guidarla
allaltezza del ventre.
< Non tutto è morto
Noi siamo vivi
>
<
abbracciami così
ti prego
>, sibilò.
Lui annuì.
<
amore
domattina
farò delle
telefonate
con il mio codice didentificazione personale
posso ottenere due
visti per Mosca nonostante il blocco dei voli civili
>
Scully si morse appena le labbra.
<..io
non posso fuggire
devo
.devo trovare
Fox
>
Yvanov le vezzeggiava la gamba, il fianco, la natica sinistra, la
pancia calda e liscia, sfiorandole appena lombelico
.
<
non esiste possibilità senza Smith
lo
sai
Adesso
hai il dovere di pensare a te stessa
a salvare la tua
vita
la nostra vita ! >
Fu lui a posare il palmo caldo sul delicato e sodo seno di Dana,
accarezzandolo con amore infinito.
<
non esiste alcuno scampo
arriveranno
e sarà
la fine di tutto
per colpa mia
>
< Non è così
.forse..forse troveremo una cura
forse
non è così impossibile fermarli
può essere che trascurino una casa fra i
boschi..dove un uomo ed una donna vivono semplicemente
esiste una speranza
>
Dana non fece che annuire debolmente.
< Stringimi
fammi dormire così
io
ho tanta
stanchezza in me
tanta..>
Lui le baciò ancora una volta la nuca, e mormorò:
< Chiudi gli occhi, amore
e riposa
riposa
>.
***
CAPITOLO TRE
- Città di Darwin, Ore 06.06 Pm,
- Mercoledì 26 Giugno 2002
- Lauto sterzò per il sentiero, sporcandosi di terra scura
sino ai finestrini.
- Aveva piovuto appena, quella notte, una sorta di rugiada appena
insistita ma comunque in grado di bagnare le foglie, rendere fangoso il terreno.
- Truelove faticava a portare la propria Audi lungo quel percorso
sconnesso ed irto dinsidie, ma certo non poteva usare il Cherockee di servizio.
- Si accese nervoso una sigaretta, evitando di guardare quello che
era avvolto nel sedile posteriore.
- Non vi sarebbe riuscito.
- La mente sembrava placarsi adesso da una sorta di febbre che lo
aveva divorato non appena aveva messo piede nella casa della figlia.
- Allora lo stomaco si era serrato, come per la morte del vecchio
Ralph, anzi peggio.
- In quellavvenimento, veduto per la prima volta tanti anni
prima, cera un qualcosa daustero, naturale e carismatico, benché nessuno si
azzardi a chiamare così la morte.
- Ma in quello che accadeva adesso
si respirava un terrore
inumano, atavico, senza spiegazione.
- Così comera senza senso quello che Truelove aveva intenzione
di fare.
- Quando aveva visto quella sorta di
.guscio
- Tremò, sbiancando in viso come una recluta di fronte alla prima
autopsia.
- Altro che virus ! Gesù del cielo, niente poteva ridurre due donne
così !
- Niente
non poteva essere vero.
- Il dottor Stevens non aveva lespressione di chi debba,
mestamente, comunicare una morte a qualche amico
aveva perso il lume della ragione.
- E lui
? Che cosa credeva di fare, fuggendo per i boschi ?
- Dove pensava di portare Anne e Kimberly ? A Lourdes ?
- Il tremore alle mani non diminuiva.
- Doveva portare via quei corpi da Darwin
- No
non erano corpi
respiravano ancora
qualsiasi cosa
fossero adesso.
- Il viottolo divenne ripido, ma per fortuna il motore dellAudi
4x4 non tradiva.
- Dallo specchietto retrovisore, vedeva parte della coperta che
avvolgeva i due bozzoli, in una sorta di realtà distorta che celava lorrore.
- La ferrovia correva a qualche decina di metri alla sua sinistra, ma
lauto dello sceriffo era invisibile, nella boscaglia fitta della foresta.
- Il fiume non era infatti molto lontano, ed una serie di ruscelli
pieni di sassi e trote salmonate, rendevano adatta alla vegetazione la zona.
- Pensò a sua nipote
alla prima volta nella quale aveva
pronunziato il suo nome, alle tante volte nelle quali aveva riso con lei, scompigliandole
i capelli
- Ora il tremore si fece violento, accompagnato dalle lacrime.
- Il solito rumore della crescita del bozzolo lo raggiunse
allinterno dellabitacolo, e si sentì agghiacciare dal terrore.
- Nel bosco, alle sei di sera, era utile azionare le luci, almeno
quelle di posizione.
- Era rischioso, perché così la macchina sarebbe potuta esser
visibile, ma a parte il fatto che dubitava che cercassero proprio lui, in mezzo al caos
nel quale Darwin era piombata, era sempre meglio quello che finire contro uno spuntone
dalbero o trovarsi intrappolati in una pozza di fango.
- Ora il sentiero scartava a destra, accanto ad un maestoso pino
definito "senatore Walter" per misteriosi percorsi della mente umana.
- Il parabrezza era umido di gocce grosse come nocciole, e Truelove
sforzò la vista un paio di volte, dubbioso per quel che aveva visto.
- Esitò, se fermarsi o no
- Alla fine scalò le marce, frenò e lasciando in folle, azionò
anche il freno a mano.
- Era capitato troppe volte che qualcuno abbandonasse la macchina e
che questa decidesse di farsi un giretto per conto proprio, finendo contro un albero o
tirando sotto qualche cristiano.
- Si sporse senza uscire del tutto, guardando con paura, terrore è
più giusto dire, le masse sotto le coperte.
- Ora la sua attenzione fu dirottata da un corpo che stava seduto
sotto il " senatore Walter".
- Scese, appoggiando la mano destra sullimpugnatura del
revolver, come per una consolidata abitudine professionale.
- Puntò la torcia, che stava appesa alla cintura di sceriffo e
comprese che si trattava proprio di un uomo.
- Aveva la testa china sul petto, e man mano che si avvicinava a lui,
poteva scorgere una vasta macchia al centro dello sterno e sui pantaloni.
- Adesso era ad un paio di passi, non di più.
- Il tipo in questione era ridotto male in arnese.
- Era calvo al centro, con pochi capelli radi ai lati della testa, ed
aveva una faccia
- Sembrava ammalato di lebbra o di una qualche strana forma di
tubercolosi.
"PROTEGGI IL TUO FUTURO", rammentò.
- Il sangue
.aveva una grossa macchia di sangue, non fresco a
dire il vero, al centro del petto
ce nera anche per terra, accanto alle gambe.
- Si chinò, tastandogli appena i fianchi.
- Captò la durezza di una pistola.
- Fece per sfilarla, quando si accorse che il tipo in questione era
vivo.
- Rantolò un poco, sputando sangue e Truelove si ritrasse scivolando
a terra.
<
.a..iuto
>, smozzicò Fox Mulder.
Lo sceriffo lo guardò, con aria abbastanza spaventata.
< ..amico
ti sei scelto lo sceriffo sbagliato
.non
credo occorra essere un dottore per capire che sei allo stremo
.mi sa che mi
creperesti in macchina ed io
>
Fox aprì gli occhi. Profondi occhi neri, come il cielo senza
stelle.
< Ma che cavolo ti sta succedendo ? >, chiese, esterrefatto.
<
non lasciarmi qui
io..devo andare in un
posto
immediatamente
>
- Scosse il capo.
- Che farneticava ? Conciato a quel modo, poteva andare solo in un
camposanto ed aspettare.
- Fece per allontanarsi, quando Mulder sibilò.
< So
.so quello che sta accadendo qui
lho già
visto altre volte
>
- Truelove sirrigidì.
- Una sorta distinto ( ognuno deve accettarsi per quel che Dio
gli manda ) lo convinse che non stava raccontando cazzate.
- Un testimone. Qualcuno che aveva forse già visto quella
follia
era ciò di cui aveva bisogno, per sperare di curare sua figlia e sua nipote.
- Tolse definitivamente la mano dallimpugnatura della pistola e
si chinò, adagiandosi sulle spalle il corpo smagrito e tremante di Fox Mulder.
- Puntò verso la macchina, con andatura decisa, posando i piedi sui
punti stabili del terreno fangoso, aiutato dalla luce proiettata dalla torcia elettrica.
- Lauto apparve dietro una fitta macchia di pruni e felci,
allaltezza della curva, sul sentiero ridotto a fango appiccicoso.
- Aprì la portiera dal lato del passeggero e lo fece adagiare,
appoggiandogli il capo sul poggiatesta.
- Qualcosa, allinterno della coperta si mosse, poco meno di uno
scatto avvertibile, poi tacque.
- LAudi si mise di nuovo in moto, procedendo nella boscaglia.
***
- Motel Crossword, chilometro 346,
Stato del Texas, Ore 08.09 Am,
- Giovedì 27 Giugno 2002
- Il bar della stazione di servizio era gremito da cow boys con il
cappellone storto, camionisti dalle braccia da lottatore di sumo e una donna, alta, magra
e dal naso adunco, per niente bella.
- Era la moglie del proprietario del motel, che serviva dietro al
bancone.
- La pioggia quella mattina non era scemata per nulla e dalle nuvole,
dava lidea che avrebbe proseguito così per il resto della giornata.
- Il bar era un rettangolo di venti metri per quindici, con un lato
dominato dalla vetrata che dava sullautopompa, e di conseguenza sulla statale 66,
opposta al bancone di color rosso granata, laccato.
- Un tempo doveva esser stato anche di un certo stile, ma ora oltre
alle scritte e alle macchie di sugo e dalone dei bicchieri, era anche segnato da
bruciature di sigaretta, che qualche vaccaro aveva depositato fra una Bud e laltra.
- Alle spalle della donna, Edna Gillespie, una specchiera di lastra
lavorata, con scaffali di vetro spesso, colmi dogni genere di bottiglie: bourbon,
whisky, scotch, birre, wodka
- Sergej Yvanov trovò elettrizzante soprattutto lultima
specialità.
- Dato che la hall aveva il telefono guasto, occorreva recarsi al bar
per fare una telefonata.
- Probabilmente era un abile trucco del proprietario per
raggranellare qualche spicciolo, poiché il telefono del locale era a pagamento.
- Oltretutto fra unattesa e laltra poteva anche scapparci
una birra.
- Issata sopra una mensola di ferro, pericolosamente inclinata verso
gli avventori, si trovava una tv a diciotto pollici, sintonizzata quella mattina sulla
CNN.
- Yvanov aveva lasciato Dana immersa in un sonno profondo e
tranquillo.
- Solo sentendolo vestirsi, verso le sette e tre quarti aveva
accennato ad un risveglio, mormorando una frase impastata di torpore.
<..ove
vai ? >
Allora lui si era avvicinato, dal suo lato, e le aveva baciato una
guancia, spostandole appena i capelli dietro lorecchio.
< ..sstt
>
- Lei si era quietata subito, riassopendosi.
- Yvanov era uscito alzandosi il bavero della giacca.
- Dalle stanze alla pompa di benzina, cerano due tragitti.
- Il primo laveva sperimentato guidando il Cherockee sino al
distributore, il secondo era una scalinata di marmo e sassi lisci e regolari, in parte
sconnessi ma solo ai lati, che dal complesso, saliva sino al limite della strada.
- Lo percorse con calma, nonostante la pioggia.
- Segnalare una richiesta di visto per lui e Dana, avrebbe voluto
dire farsi scoprire, inevitabilmente.
- Ma non potevano certo aspettare la fine, o qualsiasi altra cosa
dannata avesse ad accadere, in quel buco di motel.
- Lei
doveva salvarsi. A qualsiasi costo.
- Era entrato chiudendo la porta a vetri alle spalle.
- Gli avventori continuarono a consumare pancetta e uova, succo
darancia e birra, senza dare apparentemente lidea di notarlo, ma così non
era.
- Sotto le falde dei loro cappelli texani, gli regalavano occhiate
divertite o sospettose.
- Un gigantesco camionista, il cui TIR era sistemato di traverso ai
lati dellautopompa, bevve dun sorso un boccale di Bud gelata, asciugandosi con
il dorso della mano.
< Devo telefonare
>, disse Yvanov.
- La donna gli dava le spalle, fissando la TV.
- Linviata della CNN trasmetteva da Mosca.
"
le ultime notizie, purtroppo, sono improntate al
pessimismo. Pare che ad ore si prospetti il richiamo degli ambasciatori nei rispettivi
paesi e sarebbe la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale che ciò si
verifica, fra USA e Russia ! Ora lallarme su un possibile, terrificante conflitto
nucleare, sta circolando non solo fra gli addetti ai lavori ma anche fra la popolazione !
A Mosca, ieri, si è sfiorata la guerra civile, quando un gruppo di persone ha cercato di
forzare un cordone di polizia per accedere a generi di prima necessità
"
- Parlava in modo professionale, come mille altre volte, ma aveva una
faccia scavata nella paura.
- Uno dei cow boys alzò le spalle, mormorando:
< Che la facciano sta guerra
.spazziamoli via tutti, quei
porci comunisti ! >
< Devo fare una telefonata ! >, disse adesso deciso,
obbligando Edna a dargli retta.
< Un momento
il telefono è occupato
>, rispose
acida, sistemandosi lasciugamano sul braccio, segno inequivocabile che pretendeva
anche la consumazione.
Yvanov si sedette sullo sgabello tondo, poggiandosi su un
poggiapiedi dacciaio e si sporse in avanti, con i gomiti sul bancone.
< Una wodka lime
>, disse, gettando lo sguardo
sullinconfondibile sagoma della Absolute.
- La porta a vetri si aprì. Un uomo avvolto in una cerata nera,
calata a cappuccio sulla faccia, appoggiò i palmi al centro della porta, proprio sullo
stemma della Shell ed entrò.
- Si scrollò dalla pioggia, abbassando il cappuccio.
- Yvanov non si voltò, capendo che era entrato per via del refolo
daria umida che lo accompagnava, eppure ebbe una sorta dimpressione curiosa.
- I suoi sensi lo misero in allarme quasi subito, senza una ragione
specifica.
- Il bicchierino di wodka lime fu sistemato davanti a Sergej, che con
la coda dellocchio vide che lo sconosciuto si era seduto proprio al suo fianco.
- Tamburellava sul banco con le dita.
- Dita lisce e dalle unghie ben curate.
< Una wodka lime
>, disse con voce decisa.
- Yvanov sentiva il parlottare della Tv, dellindividuo al
telefono ( stava ordinando mangime per polli e cento scatole di chiodi da carpentiere per
rifare la staccionata ), del masticare avido dei cow affamati
ma cera sempre
quel suono tamburellante che provocava i nervi.
- Mosse appena gli occhi, senza alzare il viso.
- Vide le mani, i polsini della camicia che spuntavano dalla
cerata
- Terminò dun sorso la wodka, gettando un biglietto da cinque
sul banco e si alzò.
< Hey ! Il telefono è libero..! >, gracchiò Edna, senza
apparentemente essere udita.
- Yvanov si rigirò le chiavi del Cherockee fra le dita.
- La valigetta con la calibro nove ed il silenziatore, era nel
bagagliaio del fuoristrada.
- Quei polsini
quel tipo che era appena entrato, aveva i polsini
con lo stemma del KGB.
- Ed era stato fatto di proposito.
- Quel tipo aveva gettato lamo, per vedere come si sarebbe
comportato.
- Nessun agente sarebbe stato tanto imprudente
- Udì dei passi tranquilli alle sue spalle, prima lungo lo spiazzo
di cemento e ghiaia che separava il distributore dalla scalinata, poi sui primi gradini.
- Lo seguiva
non si voltò né affrettò il passo.
- Era la sola cosa da fare. Evitare di andare nel complesso delle
camere, per non portarlo diritto da Scully, né rimanere in quel bar affollato.
- Se doveva sparare, meglio uno spiazzo appena sotto il livello della
strada, fra le tante auto, quasi inosservato.
- Camminò con le mani nelle tasche dei pantaloni, sempre
focalizzando i sensi sui passi di chi lo seguiva.
- Era tranquillo, massiccio e tranquillo
ancor più pericoloso.
- La pioggia scendeva fitta, cattiva. Lo spiazzo sarebbe stato
deserto, di sicuro.
- Si avvicinò al fuoristrada, premendo il telecomando.
- Le luci si accesero e le chiusure si sbloccarono.
- Si fermò, prendendo un bel respiro.
- Anche lo sconosciuto si era bloccato.
- Dal rumore dei passi, era a poco meno di sette od otto metri
- Aprì il bagagliaio e si curvò, afferrando la valigetta.
- Laprì, azionando la combinazione.
<
è buona la wodka, qui, vero ? >
- La voce era alle sue spalle, ma Yvanov non rispose.
- Prese a montare la mitraglietta con rapidità e sicurezza, poi
innestò il caricatore.
- Sergej non aveva detto a Dana che era armato, benché fosse certo
che lei
- lo sospettasse.
- Tolse la sicura e sinfilò lUzi nella tasca interna
della giacca.
- Si girò, lentamente.
< Diceva ? >, mormorò.
Lo sconosciuto fece un paio di passi in avanti.
<
dico che
per quanto inospitale, questo paese cerca
di mettere a suo agio tutti gli stranieri, Yvanov
>
Sergej estrasse larma, puntandola in avanti.
< Chi sei ? Come sai il mio nome ? >
Lui sorrise, per nulla intimorito.
< Vi ho seguito da quando siete partiti da
Washington
siete stati abili
forse qualsiasi altro vi avrebbe perso di
vista
.Ma non io ! >
- Dal suo polso destro, scivolò un cilindro dacciaio, che
impugnò agilmente.
- Yvanov fece fuoco ed il suono sordo dei colpi si udì appena, sotto
lo scroscio della pioggia.
- Lo centrò al petto, allaltezza del cuore ed un sibilo acuto,
accompagnò luscita di un getto di sangue verde.
- Comprese tutto, allistante.
- Il killer alieno gli fu addosso nel breve lasso trascorso fra ciò
che vide e il raggiungere lo stiletto appena sotto la giacca.
- Lo gettò contro il Cherockee e poi a terra, nella pozzanghera
fangosa ai piedi dei pneumatici.
- Cercò di colpirlo, ma Yvanov afferrò il suo polso, spingendolo
allindietro.
- Prese lo stiletto dalla tasca della giacca, e lo fece sibilare
nellaria.
- Lo affondò nella schiena dellavversario che si ritrasse, con
una smorfia di dolore.
- Il sangue acido era spezzato dalla pioggia.
- Yvanov si mise in piedi, per primo.
- Lo colpì con un calcio, facendolo rotolare contro un grosso
furgone da trasporto.
- Lalieno si mise in piedi, serrando il pugnale nella mano
destra.
< Notevole
.davvero
sono ammirato
>, disse
sorridendo.
- La ferita sanguinava copiosa, ma egli non sembrava rendersene
conto.
- Mosse la mano con un fendente improvviso, rapido e circolare, che
centrò il braccio sinistro del russo, tagliandogli la giacca, la camicia e parte del
muscolo.
< Notevole anche da parte tua
>, disse lui, serrando i
denti e gettandosi in avanti.
- Lo colpì sotto il collo, alla gola, e questa volta il sangue gli
corrose i guanti neri, la mano, gli mozzò il respiro.
- Ma non si sarebbe fermato. Scaricò tutti i trentadue colpi a
distanza ravvicinata, crivellando senza tregua.
- Dana
doveva salvarla
- Ma era inutile.
- Lalieno spinse via, con una forza impossibile, come un carro
armato.
- Yvanov colpì la portiera del Cherockee, ammaccandola e cadendo a
terra.
- Aveva ancora il pugnale fra le mani.
- Il killer lo trafisse con una stilettata alla spalla, per poi
afferrarlo per il bavero della giacca e scaraventarlo dallaltra parte del mezzo,
alla maniera di una bambola di pezza.
<
Dana
.devo
fermarlo
>, si disse.
- Si rialzò.
- Il sangue gli imbrattava i vestiti, scendeva a fiotti dal braccio,
dalla schiena.
- Il rombo di un camion, in lontananza.
- Si guardò attorno.
- Inserì un nuovo caricatore e fece esplodere altri dieci colpi,
sino a quando non lo vide scomparire dietro un furgone.
- Lalieno sembrava svanito.
- Si mise in ginocchio, nascosto dietro quel mezzo scoperto,
annusando lodore di benzina, dei pneumatici, della pioggia.
- Udì un suono debole, come il roco respiro di un drago.
- Poi notò appena la coda spuntare da sotto il camion, prima che una
mano ossuta ma potentissima, gli afferrasse la caviglia, sbattendolo a terra e
trascinandolo sotto.
- La mitraglietta gli scivolò dalle mani, rotolando con un suono
metallico.
- Lottò, aggrappandosi ad una delle ruote posteriori.
- Lo sentiva respirare con roca potenza, un verso osceno, bestiale.
- Vibrò un colpo alla cieca, allaltezza della gamba sinistra,
urtando una sorta di carapace.
- Lo stiletto si spezzò in due, con un suono simile a quello di
metallo caduto sul pavimento.
- Serrò i denti. Avvertì una fitta assurda, assoluta al piede.
- Un morso rapace, dartigli e zanne, gli staccò la gamba di
netto, trascinandolo del tutto sotto il camioncino.
- Lalieno era un insetto appiattito, oscuro e vorace.
< La prossima a morire
sarà quella troia
schifosa
Ricordatene ! >
- Urlò con tutte le forze, quando la testa corazzata ed esapode
dellalieno gli affondò nel ventre, dilaniandolo vivo.
- Poi si udì solo la pioggia.
***
CAPITOLO QUATTRO
- Città di Darwin, Stato della Virginia,
- Ore 03.00 Pm, Mercoledì 26 Giugno 2002
- Adesso la cittadina aveva assunto del tutto le atmosfere di un film
catastrofico degli anni settanta.
- Camion militari che sfrecciavano sulle strade, posti di blocco in
ogni punto daccesso del paese, soldati che stavano appostati con finta noncuranza
attorno agli edifici pubblici, alla biblioteca, e alle fattorie.
- Greg Spencer si sporse verso il soldato, un tenente di appena
ventisei anni, affrontandolo a muso duro.
- Si trattava di un cadetto di Perry Islands, Marine, viso regolare e
corpo magro.
- Era seduto di spalle alla finestra, aperta, e da quasi cinque
minuti stava parlottando al telefono con il Pentagono.
- Riappese, alzando gli occhi grigi dalla scrivania, dandogli
attenzione.
< Ora finalmente mi chiarirete per quale motivo avete
trasformato lufficio dello sceriffo Truelove in una sorta
.di quartier generale
della Gestapo
>
Lui gli gettò davanti un foglio scritto in modo fitto e minuto,
mentre un refolo daria carica di pioggia gli sollevò il codino del baschetto nero,
calzato di sbieco sul cranio.
< Sarebbe ? >, disse evitando di leggerlo.
< E una direttiva del ministero della difesa e della
contea, dello stato della Virginia. Il comando del settore Occidentale dellesercito,
mi ha autorizzato proprio ora a renderlo pubblico ! >
Assunse lespressione di un oratore intento a proclamare un
bando di concorso, austero ed impettito.
< Da oggi, Mercoledì 26 Giugno, larea in questione
diventa protettorato militare, sceriffo ! Siamo in una situazione dallarme giallo ed
è possibile che la contaminazione biologica che ha colpito questo paese, sia opera di
unarma chimica o batteriologica della Russia ! >
- Spencer smise come di respirare, esterrefatto.
- Nemmeno in un sogno, o in un incubo, avrebbe mai potuto immaginare
niente di simile.
< Come addetto alla polizia della contea, lei risponde
direttamente al comune di Bristol City, che a sua volta è delegato a collaborare in
totalità con le forze armate Americane, impiegate sul suolo patrio per impedire
uninvasione ! Ha capito quello che le ho appena detto, sceriffo ? >
- Si grattò la fronte, tremando.
- Nessuno avrebbe mai saputo come affrontare una cosa del genere e
lui, tranquillo vice di un piccolo paese sperduto nelle montagne, era certamente il meno
indicato.
<
.invasione ? Cristo
ma che cavolo mi sta
raccontando ? Che avremo i Russi per cena, questa sera ? >
- Lui lo fissò come se prima avesse detto una cosa normalissima,
tipo che cosa cera quella sera alla tv ed avesse avuto per risposta una scemata
bella e buona.
- Del resto era impossibile pretendere di scherzare con un cadetto
dei Marine.
- Magari il tenente Banks, quello era il suo nome o almeno così
cera scritto sulla strisciolina appesa alla mimetica, era un tipo ilare e
bontempone, senza divisa.
- Magari parlava di fica e di baseball, al circolo ufficiali.
- Ma adesso, seduto davanti a lui, con quel baschetto calato in zucca
nonostante fosse nel chiuso di un ufficio, gli dava limpressione di un vero
ufficiale nazista.
- La luce che si accese nelle sue pupille, non lasciava presagire
niente di buono.
< Noto che lei è un vice
>, mormorò caustico,
aguzzando gli occhietti grigi, leggendo lo stemma impresso nella stella che Greg portava
sul lato destro della camicia.
Noti bene testa di cazzo
sei nellufficio di
Truelove
te lho anche detto
bella deduzione
è così che vi fanno
ufficiali a Perry Islands o da dove cavolo vieni ?
- Quel pensiero si bloccò appena alla soglia della bocca di Spencer,
che evitò di pronunziarlo più per pudore che per altro.
- Evitò qualsiasi risposta.
<
..dove si trova lo sceriffo di questa città
>
< Arold Truelove è in servizio
non mi riesce di
trovarlo
>
< Sappia, allora, che se evitasse di fornirci informazioni o di
collaborare con noi, sarebbe tacciato di spionaggio e di terrorismo ! Abbiamo poteri
illimitati e li useremo nel modo che riteniamo maggiormente opportuno, sono stato chiaro ?
>
- Quello era davvero un fottuto arrogante pisciasotto di Perry
Island, cazzo !
- Greg sinfilò il cappello da sceriffo, e rispose serrando i
denti, con rabbia.
<
lavorerei molto meglio se i suoi
.Rambo si
togliessero dalle scatole ! Con voi fra i piedi, è tutto più complicato!>
Il tenente Banks fece un debole sorriso ironico, abbastanza
inquietante e tamburellò con la stilografica sul bordo della scrivania.
< Le sto ordinando di cercare il suo superiore e portarlo da me
entro la fine di questa giornata al massimo
Se così non sarà, mi vedrò costretto
ad assumere il comando della polizia del paese sino al cessare della situazione
demergenza ! >
- Greg serrò i pugni
.in fondo stava già comandando a destra e
a manca, che cosa sarebbe cambiato ? Eppure quella cosa gli dava ai nervi.
- Prese con due dita il telefono di color verde, sistemato accanto
allinterfono, sulla scrivania.
< Che cosa intende fare, scusi ? >, chiese il militare,
sempre sibillino.
< Telefonare
o creda mi serva per giocare a golf ? >
< Le comunicazione con lesterno sono bloccate
>
< Perché ? >, sbottò Spencer, ormai su tutte le furie.
< Siamo in preallarme di guerra ! Non permetterò che faccia
telefonate che, se venissero intercettate
>
Buttò con rabbia il telefono sulla scrivania, alzando le spalle e
bestemmiando.
< Esco ! >, imprecò.
< Dove va ? >
Evitò di girarsi e dargli un pugno sul muso, non tanto per il
faccino, quanto per il basco che sarebbe caduto a terra.
< A cercare lo sceriffo
mi sembra palese
.>
< Metterò a disposizione un paio duomini..li aspetti
allentrata della stazione
>
- Non fu un semplice ordine, ne tantomeno un consiglio.
- Fu
quasi una sorta davvertimento che Greg captò al
volo, affinato da anni di servizio.
- Pensò a cosa fare e a come farlo.Ora si trovava due
"amici" con lui
- Il primo lampo attraversò il cielo plumbeo di Darwin, ma non
avrebbe piovuto per il resto della giornata.
***
CAPITOLO CINQUE
- Motel Crossword, chilometro 346,
- Stato del Texas, Ore 10.59 Am,
- Giovedì 27 Giugno 2002
- Scully emerse dal sonno con estrema lentezza.
- Senza aprire gli occhi, iniziò a percepire il calore protettivo
del piumone, la morbidezza delle lenzuola, il comodo giaciglio del cuscino.
- Allungò la gamba, producendo un delicato fruscio.
- Poi si voltò parzialmente, cercando il suo uomo con la mano.
- Niente.
- Era sola. Sospirò, girandosi ancora in posizione fetale e
sospirando.
- Lalcool della wodka e lo stress la spinsero a dormire ancora.
- Presto il buio del sonno divenne una nebbia giallognola.
- Il calore era delicato. La solita landa verde, meravigliosa
prateria a perdita docchio.
- Udiva una sorta di suono ritmico, come un battere di tamburi,
ossessivo, inesauribile.
- Dun tratto provò una fitta lancinante al ventre.
- Si tastò la pancia, trovandola allagata di sangue.
- Fra le mani, un amuleto indiano, spezzato in due.
- Era inginocchiata, seduta sui talloni, con Mulder appoggiato alle
sue gambe.
- Un denso rivolo di sangue usciva a fiotti dal suo stomaco e dalla
bocca di Fox.
- Era stata lei
lo comprese inconsciamente, ma non per questo il
dolore le risultò minore.
<
addio
addio amore mio
.divideremo
leternità insieme
.>, mormorò.
- Lo baciò con dolcezza ed amore, poi si afflosciò come una bambola
di pezza con lui fra le braccia.
- Spalancò le palpebre.
- Si ritrovò sudata, a letto, il cuore che batteva impazzito.
- Si mise supina, le braccia larghe, con il petto che pompava aria in
modo trafelato.
Un incubo
un incubo
un maledetto sogno
pensò.
- Guardò lorologio.
- Le undici.
- Dio
aveva dormito per tutta la mattina.
< Sergej ? >, chiamò.
- Nessuno.
- Si mise seduta, scuotendo il capo e grattandosi i capelli.
- Stiracchiò le braccia, sollevandole alte sopra la testa e poi si
alzò.
- Lumidità dellaria le aggredì la pelle, mentre nuda
andava verso il bagno.
- Si bagnò il viso e fece pipì.
- La mente era una tavola vuota.
Non aveva pensieri coerenti, benché rammentasse tutto e soprattutto una parte del suo io
desiderava sapere se andare in Russia, se fuggire oppure no.
- Lei non era mai fuggita. Davanti a niente, nemmeno davanti al
cancro.
- Ma ora ? Aveva senso rimanere ? E, cosa ancor più grottesca, aveva
senso fuggire ?
- Si avvolse in un asciugamano e lo sguardo le cadde sulla plafoniera
del bagno.
- Era ovale, liscia e grezza.
- Emanava luce non appena si apriva la porta
.una luce che per
una qualche ragione divenne adesso fredda, quasi solida.
- Il freddo le serrava le costole, appena visibili sotto la pelle
pallida, ma non ebbe quasi tempo di tremare.
- Tutto era luce adesso
- Poi, quasi sbucasse da un recesso della sua anima, spaventandola,
la vide.
- Suoni confusi, innaturali
.lei distesa su una sorta di tavola
anatomica, di pura luce bianca.
- Occhi grandi, dita ossute e lunghe
lunghe
lunghe..
- Le aprirono il cranio, come fosse una sorta di coperchio di
barattolo, e lei non sentiva alcun dolore.
- Sorrideva, anzi.
Canticchiava qualcosa
dormi dormi bimba bella, dormi dormi bella stella
< E dai
Mulder
sempre a giocare
>, pensò.
- Era bambina, adesso.
- Aveva la sensazione netta di viaggiare, nel tempo e nello spazio,
in modo assoluto.
- Tutto divenne buio, per poi essere pura luce.
- Era andata indietro
oltre la nascita
oltre il
concepimento
oltre tutto.
- Lei e Fox erano pura luce.
- Una luce meravigliosa, due forme gassose eppure distinguibili, che
si mescolavano con delicatezza, in una sorta di armonia universale.
<..sei nel luogo dellorigine
>, disse una voce.
- Una voce che Dana aveva sentito altre volte, sia in sogno che nella
vita, ma che non rammentava
la voce di un vecchio indiano.
- Spalancò le palpebre.
- Era sveglia ma non del tutto lucida.
- Si ritrovò seduta sul letto, come avesse percorso quei pochi metri
in una sorta di sonnambulismo.
- Una piccola goccia di sangue le scese dal sesso e se ne accorse
sfiorandosi.
- Barcollò sino al bagno, nonostante avvertisse una sorta di
incomprensibile paura nel rifare quel percorso, quasi attendesse unaggressione
fisica.
- Si tamponò il sangue, seduta sui bordi del water, assolutamente
indifesa e tremante.
<..cosa
cosa mi è successo
? >
- Non si era trattato di un semplice sogno o di un ricordo
Per quanto fosse impossibile, assurdo dal punto di vista scientifico, era certa di aver
realmente viaggiato in un altro tempo e luogo, di aver davvero sentito quella voce..
- Si era alterata la percezione fisica della realtà, del
tempo
come in un sonno ipnotico profondo.
- Aquila scarlatta
.il suo nome indiano le invadeva la testa,
quasi come certe canzoni che senza motivo iniziano a rimbombarci nella testa.
- Quella sorta di
.viaggio, laveva scossa anche a livello
ormonale e fisico.
- Il suo periodo era passato da quasi dieci giorni
cosera
quellemorragia ?
- Udì bussare alla porta.
- Fu il primo frammento di realtà che le sovvenne in quella stanza
di motel, che ora appariva immensa e senza fine.
- Uscì dal bagno, infilandosi la prima cosa che trovò: una camicia
bianca di Yvanov, appoggiata ad una gruccia, nellarmadio.
- Le copriva la metà delle cosce.
- Nessun vestito suo
forse Yvanov li aveva gettati
erano
sporchi di fango e stracciati
- Si sfiorò le palpebre, smozzicando:
<
si ? >
< Agente Scully ? Apra
sono Jeremiah Smith ! >
- Deglutì, e per un attimo il cuore si bloccò.
- Si mise in piedi, quasi scivolando di nuovo a terra.
- Quello
quello alla porta
- Come poteva essere Smith ? Non era fuggito ?
- Dovera finito Yvanov ?
<
.aspetti
mi vesto
>
- Cercò la pistola, senza rammentare ove lavesse messa.
- Alla fine trovò la fondina sulla sedia ed estrasse la calibro
nove, tenendola con la mano destra.
- Nulla
- Guardò dallo spioncino.
- Il volto, deformato dalla lente a grandangolo
dellocchio magico di Jeremiah Smith, le apparve.
- Esitò.
- Se fosse stato
.No
avrebbe aperto come avrebbe
voluto
sfondando la porta
ma forse cercava discrezione
< Mi apra ! Mi scusi per laltra sera
.le debbo delle
spiegazioni
>
- Questo la convinse del tutto
vinse anche la timidezza e
limbarazzo di presentarsi mezza nuda di fronte ad un estraneo
- Ruotò il pomo della porta e non appena se lo trovò davanti, lo
spinse allinterno con decisione.
< Venga dentro
brutto figlio di
>, disse serrando
le labbra.
- Lira e limpazienza la aggredirono. Poco prima era
tremante ed indifesa, adesso era una tigre.
- Tolse la sicura dallarma, puntandola con le braccia tese in
avanti, pronta a sparare.
< Capisco la sua reazione
ieri, sotto la pioggia, ho
creduto ad una trappola
Ma questa mattina ho avuto una notizia
che mi ha fatto
capire ogni cosa
>
Lei lo spinse sul letto.
< Si sieda e tenga le mani alzate ! Che cosa sarebbe, questa
notizia miracolosa ? >
Jeremiah Smith deglutì, ed unombra di dolore si accese sul
suo volto.
<
Karen Rome
la donna che collaborava con me
è
stata trovata uccisa ieri sera
le hanno tagliato la gola
Sono stati
loro
.>
Scully impallidì.
<
temeva in imboscata
per questo non si è
fermato..ma quando ha saputo della morte di quella donna
Ma cosa avete in
mente
? >
Abbassò la pistola.
< Lei deve
sapere
tutto, per poter capire
almeno
una parte di tutto
Hanno eliminato ogni mio clone
.adesso sono
solo
.credono che uccidendomi faranno saltare il piano
E al corrente dello
scopo del Progetto ? >
Annuì.
< In parte
lei
Non so come possa fare, né
minteressa
ma so che può trovare Mulder
salvarlo
è caduto in una
specie di
.catalessi mentale e
>
- Smith abbassò le mani.
- Dana stava sempre a distanza, come per sorvegliarlo ma senza alcuna
aggressività, adesso.
< Le condizioni mentali e fisiche dellagente Mulder mi
sono note. Da mesi sapevo che questo momento sarebbe arrivato
>
Scully tremò, mentre la rabbia le pompava adrenalina nel sangue.
< Perché non lo ha curato prima ? Si rende conto che cosa
cè in gioco ? >
< Non potevo ! Posso curare solo il manifestarsi dei
sintomi
della mutazione
Ma se andassi da lui adesso, con ogni probabilità mi
eliminerebbero e se non lo facesse il killer, il soldato, ci penserebbe la
regina
>
Lei sbarrò gli occhi verdi.
< Mutazione ? Che cosa sta dicendo? Intende
che
Mulder diventerà
qualcosa ? >
- Smith scosse il capo.
- Era bagnato dalla testa ai piedi e lacqua formava una piccola
pozza ai bordi del letto.
< Non conta ! Esiste un modo differente per salvare
lumanità dallinvasione ! Prima debbo curare anche lei
si
avvicini
>
< Sto benissimo
! >
< Il gene alieno è presente nel suo sangue..posso eliminarlo,
adesso che è stato attivato ! Quelluomo la contagiò di proposito, proprio
qui in Texas..
quello era il motivo
.durante il coma da contagio le estrassero
il DNA alieno che il virus aveva attivato
! Si lasci toccare la fronte ! >
- Smith si alzò e per la prima volta le apparve come una sorta di
figura mistica, aliena ad ogni logica.
- Si tolse limpermeabile bagnato e allungò la mano, sino a
sfiorarle la fronte e i capelli rosso Tiziano.
<..io..>, biascicò lei, serrando sempre la pistola con la
mano, ma lasciandola ora cadere su un fianco.
< Non sentirà dolore
solo
calma
pace
si
rilassi
>
- Fu così.
- Avvertì il palmo della mano posarsi sulla fronte, le dita serrarsi
delicate sui capelli e la realtà, per un istante divenne lontana.
- Un fluido caldo prese a scorrerle per il corpo, dalla testa sino ai
piedi.
- Immediatamente dopo si sentì come uscita da un massaggio
tonificante, con i muscoli sciolti, rilassati, la mente libera, in assoluta armonia con il
proprio corpo.
- Smith tolse la mano, guardandola.
- Scully appariva fanciullesca, avvolta in quella camicia troppo
grande, che la copriva appena sotto lombra scura del pube.
<
è
una sensazione
.splendida
>,
sussurrò.
- Lui annuì.
- Respirò lentamente, sbattendo le palpebre.
< Deve
farlo anche a Mulder
>
- Avrebbe voluto chiedere comera stato possibile, quale
meccanismo medico o scientifico era alla base di tutto ciò, ma non le riuscì.
- Jeremiah scosse appena il capo.
< Verrà con me
in auto è segnato il posto dove dovrà
recarsi
ormai la cerimonia è in via dinizio
Faccia ciò che deve e lo
faccia senza esitare
per quanto incomprensibile possa essere..Solo così lo
salverà
salverà tutti quanti!>
La voce le salì imbarazzata.
< Sono..sono con unaltra persona
un altro
uomo
.>
< Deve agire sola, quando sarà il momento..è scritto
!
Non pretendo che capisca adesso, è troppo presto
solo all istante si renderà
conto delle cose
ma
.>
- La porta si spalancò, con la serratura che esplose via, come
lindividuo lavesse forzata con un ariete.
- Ciò che Dana vide, di per se, era assolutamente privo di qualsiasi
logica, del tutto folle e sanguinario.
- Un uomo, nudo, al centro della porta.
- Aveva il viso completamente ricoperto di sangue.
- Anche il torso, le braccia e le mani, erano una maschera rossa.
- Ogni muscolo teso, il sudore che pompava adrenalina a mille, i
denti come zanne affilate, taglienti come rasoi
dava lidea di un guerriero del
diavolo, un folle assassino, un mostro antidiluviano.
- Aveva divorato Yvanov, il proprietario del motel, un camionista che
stava parcheggiando
Era una maschera di furia omicida.
- Smith la spinse contro il letto e Dana si sbilanciò, cadendo.
- La camicia si sollevò, mostrandola nuda.
< Scappi
è leliminatore alieno..! >, gridò.
< Parli la lingua dei terresti, adesso, traditore ' >
- Non fu un semplice grido, una frase. Sembrava una sorta
dululato bestiale, di grido lancinante, proveniente dalla foresta dellanima,
del tempo.
- Mutò, come per prepararsi alla battaglia, divenendo una sorta
dassurdo drago insettiforme, massiccio e ricoperto da una corazza chitinosa,
durissima.
- Parte del corpo era coperta da aculei e scaglie ossee, alla maniera
di quei dinosauri corazzati della preistoria.
- Dana fece fuoco, sparando quattro colpi in rapida successione, in
ginocchio sul letto, le gambe strette come a proteggere la propria nudità.
- I colpi lo scuotevano, senza però sbilanciarlo. Del sangue verde
sgorgò, sibilando.
- Da quelle zanne ributtanti una saliva densa e appiccicosa, si
disegnò un sorriso allucinante.
< Non puoi ferirmi, donna ! Ti farò a pezzi, come ucciderò
questo traditore ! >, grugnì adesso e parve impossibile che da quella creatura
scaturisse una voce umana.
- Smith si scagliò contro di lui, gettandolo contro la parete,
armato della medesima arma acuminata che era stata inefficace per il povero Yvanov.
- Scully si mise in piedi, balzando dal letto, cercando
disperatamente di far fuoco.
- Non poteva
temeva di colpire Smith
Lo avrebbe ferito,
ucciso ?
- O anche lui
era in grado di resistere ?
- Leliminatore fece leva con la zampa, sollevando Smith e
gettandolo contro la spalliera del letto.
- Era come se stesse sollevando un cuscino, un fuscello
aveva
una forza enorme.
- Voltò di scatto il viso esapode, vedendola accanto
alluscita, con la camicia slacciata sul seno, il viso rosso, gli occhi sgranati.
- Utilizzando la coda, corta e massiccia, la colpì, gettandola a
terra.
< La festa è appena cominciata
.non vai da nessuna parte,
cagna ! >
- Si rovesciò addosso a Jeremiah, azzannandogli il braccio destro.
- Lo strappò con uno scatto secco, inumano e terrificante, ed un
getto impetuoso di sangue verde schizzò fuori, iniziando a corrodere il pavimento.
- Dana non pensava. La mente si era chiusa, era precluso che lo
facesse.
- Riflettere, ragionare, avrebbe portato solo alla morte.
- Puntò larma alla base di quello che sembrava un collo
darmatura, massiccia e taurina, ma Smith le tolse lobiettivo, colpendo il
killer con un fendente appena sotto la nuca.
- Uno squarcio lungo e stretto si aprì, una sorta di labbro serrato,
ed il solito sangue acido fischiò nellaria.
- Lui grunì qualcosa, un ululato di dolore, serrando la gola di
Smith in una stretta possente.
< Muori ! >, abbaiò.
< No !! >, gridò Dana, colpendolo con tutto il proprio
peso, senza nemmeno spostarlo di un millimetro.
< Ti strapperò la faccia dal cranio, donna ! Ti mangerò le
viscere come ho fatto con quel ridicolo gorilla russo
! Urlerai dal dolore ! >
- Comprese ogni cosa
il terrore per ciò che era accaduto a
Yvanov la sconvolse.
- Era certa che sarebbe stata uccisa, senza nemmeno potersi
concretamente difendere.
- Smith perdeva sangue a fiotti, con il braccio staccato, la gola
sventrata da artigli affilati come rasoi.
- Il killer alieno si voltò verso di lei, alla stregua di una tigre
affamata, pronta a dilaniarti.
- Scully si parò il viso con le braccia incrociate, tremando, mentre
scivolava sul sedere nudo.
- Faticava a respirare, con lacido del sangue alieno che le
corrodeva le narici e la gola.
- Smith lasciò lo stiletto e con le poche forze rimaste, lo calciò
verso di lei.
- Dana navvertì il contatto sulla gamba e rapida, disperata,
lo afferrò.
- Il mostro rideva, si vedeva da sotto quelle zanne acuminate.
- Guardava Scully, la sua mano piccola su quel pugnale
luccicante
< Colpiscimi, avanti
troia ! Vediamo se sei capace di
farmi del male
! >
- Fece per alzare il braccio, ultima difesa senza speranza di fronte
a quel carro armato vivente, quando udì un suono disgustoso.
- Era la corazza che si spaccava, centrata di netto dal pugnale di
Jeremiah Smith, che penetrava alla base della nuca.
- Un fiume di sangue verde sgorgò fluido come petrolio scoperchiato
da una trivella, e leliminatore alieno urlò. Fu verso atavico, terrificante.
- Sinarcò allindietro, guardando con gli occhi neri,
senza pupille, il proprio assalitore.
- Jeremiah aveva ancora il secondo pugnale fra i denti, e
lacido sanguigno iniziava a corrodergli il viso.
- Lalieno cadde supino, con un tonfo che fece vibrare la
stanza.
Dana coglieva urla e voci di persone che andavano dicendo qualcosa, ma le parvero lontane
chilometri.
- Smith le aveva salvato la vita, con quella mossa furba e disperata.
- Fece per accostarsi, sollevando da terra, sudata e tremante, ma si
bloccò.
- Quel sangue
le avrebbe corroso il corpo, solo avvicinandosi.
<
vada
scappi
il luogo
è segnato sulla
cartina
>
- Udì a fatica quelle parole, barcollando allindietro, come
inebetita.
- Rimase appiattita allo stipite, mezza nuda e tremante, mentre le
voci divennero lontane.
- Lalieno, il killer alieno, a differenza di Smith, non si
stava sciogliendo nellacido, cosa che la allarmò ancora. Era immobile, non
respirava
ma era morto realmente ?
- Si avvicinò, per quanto la tossicità dellacido le
permetteva, al letto.
- Ora, secondo dopo secondo, la lucidità della mente razionale
andava prendendo il sopravvento.
- Aveva sparato
diversi colpi
cera stata una lotta
tremenda
.quanto sarebbe passato prima dellarrivo della polizia?
- Decise di non rimanere per scoprirlo.
- Tremando, gettò sul letto la fondina, la pistola, i propri
documenti ed annaspò sotto il letto, per trovare le scarpe, invano.
- Cristo, era nuda ! Aveva indosso solo una camicia mezza
strappata
Al diavolo il pudore..fuggi
.scappa
presto questo posto
si riempirà di poliziotti, agenti federali
ti arresteranno e sarà finita
- Corse con la propria borsa, i pochi soldi allinterno e la
pistola, sin quasi al parcheggio.
- Lì rammentò le chiavi del Cherockee
.
- Imprecando tornò indietro, ferendosi un piede su una pietra del
sentiero
- e nel rientrare nella stanza, avvertì un nodo alla gola.
- Anche lalieno si andava corrodendo, e la stanza era satura di
quellacido corrosivo.
- Si chiuse le narici con la manica della camicia, sino a trovarne
una copia sul comodino.
- Le afferrò, e nel girarsi vide una coppia di cow boys ritti sulla
soglia, i loro sguardi allucinati, le mani tremanti.
<
.hey pupa
che cazzo succede qui ? >
- Dana sfoderò la Sig Sauer, tenendola con entrambe le mani.
- Si chinò appena in avanti, come per coprirsi un poco.
< Via ! Andate via ! >, urlò.
Videro i due corpi bruciare nellacido, con uno sfrigolio
stomachevole e quasi allunisono si allontanarono dalla porta, gridando:
< Madonna mia
>
- Scully scappò fuori, senza voltarsi.
- Pensò a Yvanov ed una lacrima le cadde dalla guancia.
- Balzò sul Cherockee, ed una volta allinterno ingranò la
marcia, grattando un paio di volte.
- Fece manovra con difficoltà, tamponando un paio dauto.
Fuggi
scappa
via da qui
via
- A tavoletta simmise nella 66, senza meta.
- Per un pelo non si scontrò con un grosso TIR che la superò,
strombazzandole e forse il conducente le alzò il dito medio.
- Faticò a guidare senza scarpe, con il sedere nudo sulla pelle dei
sedili, gli occhi gonfi di pianto e di paura.
- Guidava tesa, a folle velocità sulla corsia di sorpasso, come per
mettere quanti più chilometri possibile fra lei e quella mattanza.
- Poi
poi riprese a riflettere.
- Doveva diminuire la velocità
rallentare anche se
listinto, ladrenalina le urlavano di correre, di scappare allimpazzata.
- Quasi violentandosi, rallentò la sua corsa.
- Era ridicolo farsi fermare per eccesso di velocità
- Alla prima piazzola, circa a venti chilometri di distanza, si
fermò.
- Si adagiò sul sedile, prendendo fiato.
- Captò il profumo del dopobarba di Yvanov, delle lunghe ore
trascorse con lui ed ebbe una crisi di pianto, violenta ma breve.
- Era vero
era accaduto davvero
faticava a crederci ma era
così
- Jeremiah Smith
lalieno
la loro lotta
quella
mano che la curava
- Si aggrappò allassurdo
proprio lei che viveva per il
razionale...doveva crederci, doveva prenderne atto
e adesso agire
.agire come
aveva fatto con rabbia sino ad ora
scortando tutto, superando ogni cosa, ogni
principio.
- Aprì il cruscotto, dopo una buona mezzora, trascorsa a
tremare per via dellumidità sulla pelle nuda.
- Allinterno una cartina. Delle località, segnate a matita ed
una, con una biro rossa.
- Fort Worth
Un foglio scritto a mano, un indirizzo
- Era lontana, non troppo ma ugualmente era un percorso irto
dinsidie.
- Per quanto fosse veramente difficile per dei poliziotti capire cosa
era accaduto in quel motel, era evidente che lavrebbero cercata.
- Fra laltro aveva anche firmato con il proprio nome
- Accese la radio. Se il notiziario avesse parlato di una strage, un
omicidio o qualcosa, almeno navrebbe avuto notizia.
- Tenne la cartina aperta sul cruscotto del fuoristrada, e mise in
moto.
- Rise, una risata nervosa e quasi isterica, con gli occhi gonfi di
lacrime, pensando alla sua prima necessità
prendere un vestito, un paio di
scarpe
Le sovvenne di Yvanov
di quella casa in mezzo ai pini, in Russia
- Si
probabilmente vi sarebbe andata, comunque fosse finita.
- Lei, quella casa piccola, quelluomo possente che
lamava
- Scosse la testa, asciugandosi le lacrime con il dorso della mano,
arrossando le palpebre e gli zigomi, sconvolta ma viva.
- Se era sopravissuta in quella tragedia, doveva esserci una ragione.
- Ripensò a lui.
<..addio
>, disse mettendo in moto.
***
CAPITOLO SEI
- Città di Darwin, Stato della Virginia,
- Mercoledì 26 Giugno, Ore 10.45 Pm
- Edith Koklus emerse dalla capanna con le mani in grembo.
- Nonostante fosse estate da poco più di cinque giorni ed il tempo
sembrava minacciare il contrario, le zanzare e i tafani, rendevano la permanenza accanto
al
- torrente, fastidiosa.
- Gli sciami si alzavano soprattutto con la notte, e i fuochi
allestiti per la preghiera non aiutavano certo a tenerli lontani.
- I membri della missione, silenziosi ed efficaci, si muovevano come
formiche, sistemando gli oggetti, preparando il rituale.
- Presto, molto presto secondo le visioni di Aquila nascente, sarebbe
giunto luomo.
- Adesso capiva che Mulder era vicino, vicinissimo.
- Occorreva donargli lamuleto ed aspettare.
- Il tempo stava mutando al peggio.
Avrebbe piovuto, forse quella notte, forse la mattina successiva.
- Le donne della missione si disposero intorno al grande fuoco e la
attesero.
- Lei giunse con la camminata sicura, tranquilla, distaccata di
sempre.
- Regalò sorrisi e strinse qualche mano che si alzava, cercandola.
- Si sedette, incrociando le gambe e indicando colei che chiedeva
parola:
<
Aquila nascente
la luna è allo zenit
dobbiamo
preparare lamuleto
>
- Lei annuì.
- Aprì una piccola sacca di pelle, legata con un cordoncino rosso,
dalla quale sbucava una penna di falco.
- Gettò con cura il contenuto in una sabbia rossastra, che lei
stessa aveva raccolto ai lati del torrente, prima che questo si gettasse a valle, per
passare accanto alla segheria.
Sapeva dei soldati giunti a Darwin e dei fatti misteriosi di certe abitazioni, di persone
scomparse
Ma la realtà le giungeva ovattata e lontana, come appartenesse ad un mondo
parallelo.
- I membri della setta non correvano alcun rischio, essendo
considerati né più né meno che poveri fissati paranoici.
- Sulla sabbia si depositarono frammenti dosso levigato e
liscio.
- Si trattava di scaglie magiche, che alcune voci dicevano provenire
da Geronimo in persona.
- Di certo, avevano in se i simboli del cielo e della terra, delle
acque e del fuoco.
- Il rollare dei tamburi diede inizio al rito.
- Le donne cantavano la nenia, senza fermarsi, mentre gli uomini, che
sbucarono alle loro spalle, presero a battere sui tamburi con due dita, fissando le
fiaccole allinterno della grande capanna.
- Aquila nascente mescolò la sabbia alle ossa, lacqua presa da
una ciotola di terracotta, sino a formarne un impasto fangoso.
- Guardò la più giovane delle donne che annuì.
- Si tolse la casacca color marrone scuro ed abbassò il capo,
scoprendosi la nuca dal folto capello nero corvino. Aveva poco più di dodici anni.
<
sia come è sempre stato
dallalba dei tempi
sino alla notte dei tempi, come sempre sarà
che la forza primordiale della vita,
della natura, del cerchio delle acque e del cielo, scorra in questo amuleto
che
conferisca la forza e la consapevolezza per ciò che è giusto, per ciò che deve essere,
per la grande magia del popolo degli uomini
>
- Ripeté la formula rituale tre volte, in lingua Urone.
- Poi sollevò un grande coltello, dosso di bisonte scolpito.
- Lo porse alla donna alla sua destra.
- Lei annuì.
Lo appoggiò alla nuca della ragazza incidendo con fermezza.
- Lei serrò i denti, per non gridare.
- Il petto nudo mostrava i disegni rituali.
- Un fiotto di sangue le colò dal collo, depositandosi in una
piccola ciotola.
- Il coltello fu gettato nel fuoco.
- Prese a diventare nero, sino a sembrare cenere.
- La ragazza sollevò il viso. Due righe di lacrime le rigarono le
guance, ma ugualmente sorrideva.
- Aquila nascente prese con la punta delle dita i resti solidi delle
ossa, gettandoli nel sangue.
- Produssero un piccolo suono denso e corposo.
- Li rimescolò con la punta della penna del falco, e sollevò la
ciotola in alto, con le braccia tese, mentre la cantilena ebbe termine e i tamburi
tacquero.
<
che il sangue puro di una vergine, crei a ciò che
nè privo
conferisca poteri magici a ciò che è semplice immagine..>
- La ciotola era attraversata dalla luce calda e giallastra del
fuoco, e sembrava pulsare danima propria.
- La posò a terra, accanto allimpasto di sabbia e frammenti di
poco prima.
- Verso la coppa colma di sangue in unaltra dacqua
fresca.
- Il sangue prese a sciogliersi dapprima lentamente, poi con
celerità.
- Cercò sul fondo con le dita.
- Mostrò alle donne un piccolo talismano, che si era come creato per
magia.
- Raffigurava un animale a quattro zampe, dalla coda folta, simile ad
un procione.
- Ma, guardandolo da vicino, si poteva capire subito che si trattava
di una volpe.
- Una volpe color cenere.
---
- Livello di sicurezza 7, Palazzo del
- Pentagono, Stato della Virginia,
- Ore 00.04 Am, Giovedì 27 Giugno 2002
- Faticava a respirare e nel farlo, avvertiva fitte alla bocca e al
naso.
- Il sangue le scendeva a fiotti, quasi avesse un rubinetto aperto,
dal setto nasale, che Krycek aveva ridotto in frantumi.
- Jean era svenuta due volte. In entrambe le occasioni, un getto
dacqua fredda in viso laveva riportata alla realtà, ma ogni volta era come se
fosse più lontana, più assente da quella cella immersa sotto metri di cemento armato.
- Un dolore simile, così cattivo e penetrante, che le trapassava il
cranio, laddome, il petto, non laveva mai provato.
- Non era mai stata ferita in servizio, e la sola frattura se
lera procurata cadendo da cavallo alletà di dodici anni.
- Si era spezzata due costole e ogni colpo di tosse od ogni movimento
azzardato, erano diventati una piaga.
- Ma un dolore come quello
.
- Grey aveva il viso pieno di sangue. Il naso era ridotto ad una
poltiglia sanguinolenta, le erano stati spezzati tre denti, la mandibola era slogata, uno
zigomo frantumato..
- Aprì appena le palpebre, vedendo Krycek sudato ed eccitato.
- Anche le mani di lui, erano rosse di sangue.
- Si avvicinò, iniziando ad accarezzarle le gambe, per poi dirigersi
deciso in mezzo ad esse.
- Lei mugolò qualcosa, che Alex scambiò per un atavico gemito di
piacere e prese a serrare e rilasciare la mano
<
sai che ti dico
.? Che
mi piace lidea
che tu non abbia collaborato subito.. anzi
non farlo
mi stai eccitando da
morire, così
>
- Lei colse solo in parte il senso della frase.
- Era come se avesse il cervello sotto ovatta, e che le orecchie
fischiassero come locomotive.
<
le prendi sempre così
le
tue
donne
brutto bastardo
>, smozzicò Jean.
- Krycek la palpeggiò di brutto, sino a quando non ne percepì
linumidirsi.
- Ma Jean non provava piacere.
Semplicemente si era pisciata addosso dal male.
- Lui smise di sorridere.
<..è questo quello che sai darmi ? >, scandì.
- Serrò il tirapugni, ormai incrostato di sangue e carne.
- Le sferrò un pugno tremendo, al seno.
- Un roco grido di dolore, lancinante, si strozzò in Jean che,
sputando saliva e sangue, svenne.
- Krycek si massaggiò il braccio artificiale con lentezza, spossato
dal pestaggio, con i brividi che larto fittizio gli regalava.
- Tante volte, nelle notti irrequiete, minate dalla follia, aveva
sentito ancora il braccio muoversi, formicolare
quasi che il cervello non si
rassegnasse a quella perdita violenta ed irreparabile, aveva pensato a quel nome: Fox
Mulder.
- Era quella la ragione della sua lucidità, della sua follia, del
suo dolore.
- Nemmeno la droga che siniettava quotidianamente, aveva la
capacità di fermare il suo delirio.
- Si curvò sul braccio sano, mentre il sudore colava dalle tempie al
viso, dalla testa al collo, ed il respiro diveniva affannoso.
<
ti troverò
non importa a quale prezzo
ma
sarai mio
>, imprecò.
- Jean ansimava, una sorta di rantolo dolente, simile
allesalazione dellultimo respiro.
- Fu quella sorta di rumore roco e insopportabile a destare Krycek
dalla propria follia.
- La porta blindata si aprì.
- Una coppia di soldati, con lo sguardo dapprima senza espressione,
poi sempre più sconvolto per le condizioni del vice-direttore federale, entrarono,
sistemandosi sugli attenti.
<
che volete ? >, smozzicò.
Uno dei due deglutì a fatica, regalandogli uno sguardo
disgustato.
<
aveva
detto dinformarla
riguardo ad
alcuni
sviluppi
"signore"
>
- Krycek si tolse il tirapugni, gettandolo sul carrellino.
- Produsse un suono metallico, tintinnante.
<
allora ? >, disse dopo aver bevuto con avidità.
< Rammenta la contaminazione a Fort Worth
bhè
è
emersa una
.cosa che il dottor Gale intende sottoporle
>
- Annuì.
- Si asciugò la fronte con la mano, e sulla soglia disse:
< Portatela nella cella numero 6
.non ho più tempo per
lei, adesso
Ci sono altre priorità
>
< Avvertiamo un medico ? >
Krycek sorrise. Il solito, sibillino ghigno omicida.
< Ho forse parlato di un dottore ? >
- Rabbrividirono entrambi, nello scioglierla dai lacci e dalle
manette e nel sollevarla per le braccia.
- Il rantolo di Jean non diminuiva.
- Anzi, man mano che la conducevano alla cella di detenzione, andava
assumendo la tonalità di un grugnito che scaturiva dal centro del torace.
- Il sangue le colava dalla faccia macchiando il pavimento, con gocce
grosse come noci.
- Probabilmente stava perdendo anche materia cerebrale dal setto
nasale.
- Il dolore
non cera più.
Jean era lontana, adesso
fuori da quelle pareti di pietra, in uno spazio immenso.
- Una vastissima prateria verde, rigogliosa, spazzata da un vento
teso ma non fastidioso.
- Era vestita da Navajo.
- Sorrideva ad un uomo anziano, Albert Holsteen, che non aveva mai
veduto che le conferiva assoluta calma e pace.
- Sulla collina, il bisonte bianco pascolava placidamente.
---
Luogo sconosciuto, Ore 04.00 Pm, stesso giorno
- Lui arrivò, come sempre, per ultimo.
- Chiuse alle proprie spalle la pesante porta di legno massiccio e
spense la Morley.
- La sala era vasta, elegante e sfarzosa, cosa che provocava in
Smoking Man una sorta di repulsione.
- Si trattava di un mondo lontano e che presto non sarebbe più
contato nulla.
< Signori
desidererei sapere i motivi di
questa
riunione demergenza
A quanto so, il Progetto è alla fase
finale
siamo pronti per il conto alla rovescia..>
Nathaniel Grey si fissò le scarpe.
< ..ci sono delle
novità
novità
preoccupanti
>
< Quali ? >, disse, frugandosi le tasche per trovare il
pacchetto di sigarette.
<
Sembra che Dana Scully sia stata messa sulle tracce di
Jeremiah Smith
>
< Smith è morto ! E per quel che riguarda Dana
stiamo
provvedendo.. anche se fosse in grado di sfuggirci
che potrebbe fare da sola ? La
cattureremo e la assimileremo al progetto
>
- Un brusio di commento nella sala.
- Trovò il pacchetto ma non laccendino.
- Uno dei membri dei dodici, alzò le spalle, irritato.
<
come mai non siamo stati informati del rituale ? >
Si accese la sigaretta, sorridendo.
< Non mi direte che cinquantanni di lavoro e di
sacrifici, possono essere messi alle corde da una stupida leggenda indiana, vero ?
Andiamo, signori
siate seri
>
< Nessuno ha detto questo
>, mormorò un terzo
individuo, come punto nel vivo,
<..ma
non abbiamo idea di dove sia andato Mulder
è
come svanito
Una volta ultimata la dichiarazione di guerra alla Russia, Mulder ci
occorre nel punto stabilito, o
>
Smoking Man aspirò con gusto la sigaretta.
< Lo troveranno ovunque sia
la regina ha un contatto
psichico assoluto con Fox Mulder
non gli è accaduto nulla di serio o lo avrebbe
sentito
personalmente
posso anche intuire ove si è diretto
>
< Che ne dice di spiegarlo anche a noi ? >
La frase lo infastidì, sensibilmente.
< Noto la solita
.aria spezzante da parte di
certi
elementi datati del gruppo
! A Darwin, naturalmente
dove ebbe per la
prima volta il segnale ! Il contatto con la regina è stato stabilito proprio
lì
.lei lo attende
Non cè nulla cui spaventarsi
>
<
che mi dite del coinvolgimento dellFBI
>,
fece il terzo uomo.
< ..pare che sua figlia
si sia attivata per cercare
Mulder
certo in collaborazione che lagente Scully ! >
Nat scosse la testa.
< Non posso
che confermare quanto avete scoperto
ma
in questo caso il nostro collega ha ragione: il piano è allo stadio finale
Anche se
mia figlia riuscisse a trovare Mulder
non sarebbe in grado di fermarlo ! >
< Abbiamo già
provveduto a neutralizzare il problema Jean
Grey ! >, disse sibillino, Smoking Man.
Nat rabbrividì.
< Di che cosa parli ? Non sapevo
di questo
sviluppo !
>
< Non ho fatto uccidere tua figlia, Nat ! Ti sono
amico
>, posò la sua mano fredda sulla spalla destra del generale Grey, che per
la prima volta dopo decenni, avvertì una indecifrabile sensazione.
La medesima sensazione che William Mulder e Bill Scully avevano
captato molto prima.
<
è al sicuro
Al momento opportuno convertiremo
anche lei.. >
- Sorrise. Un sorriso nascosto dal fumo della sigaretta, acre e
falso.
- Nat sirrigidì.
< Se scopro che le avete fatto del male
.io
>
< Tu cosa ? >
- La minaccia suonò cupa e solenne, con il potere di zittirlo.
- Cercò le parole lentamente.
<
è mia figlia
la mia bambina
>
- Non temette di diventare patetico o ridicolo.
- Era quel che pensava.
- Ciò che sentiva dentro di se.
< So come puoi sentirti
io stesso ho sacrificato mio
figlio
per forgiarlo nellessere più completo delluniverso
Credi che
sia stato facile per me ? Ho basato
>
Si rivolse a tutti, guardandoli.
< ..Abbiamo basato decenni di speranze in lui
e ci sta
ripagando
come a suo tempo ci ripagò Samantha
>
- Nathaniel Grey socchiuse le palpebre.
- Per la prima volta aveva capito
capito che William Mulder
aveva ragione.
- Ragione su tutto.
***
CAPITOLO SETTE
- Strada statale 616, presso Fort Worth,
- Stato del Texas, Ore 04.55 Am,
- Venerdì 28 Giugno 2002
- Il vento giungeva da Ovest.
- Le folate spazzavano la desolata piana deserta, sollevando turbini
di polvere rossastra, mentre la pioggia sferzava il terreno e rombava nellaria.
- Il deserto era gelido, quella mattina.
- Ad est, la montagna erosa da millenni di vento e granelli di
sabbia, sembrava scomparire fra la massa rotolante della pioggia fittissima.
- La strada, sembrava un cicatrice profonda, che fendeva la vallata
da Nord a Sud.
- Sul lato destro della strada, un grosso TIR era parcheggiato con le
ruote fuori della carreggiata, a cinquanta metri dalla ferrovia.
- Si udiva il suono persistente del passaggio a livello incustodito,
e luomo a bordo del camion, bevve un sorso abbondante di birra.
- Si alzò il cappello grigio topo, da texano, e fissò
lorizzonte, carico di nuvole dense come melassa e scure come inchiostro di china.
- Accanto a lui, quasi appiccicata allo sportello, una donna dai
lunghi capelli castani.
- Portava un paio docchiali spessi e dalla montatura chiara,
mangiucchiando il cappuccio di una bic.
- Un lampo irradiò la sua potenza nel cielo, e per un istante il
deserto divenne splendido e lunare, sotto la luce violenta e spettrale della scarica.
- Il camion aveva tutte le luci spente, e sembrava in attesa.
<..sono in ritardo
>, mormorò