CAPITOLO QUINDICI

 

Palazzo del Pentagono, sede del comando della Difesa Federale,
Arlington, Stato della Virginia,
Ore 05.38 PM, Domenica 16
L’immenso monolite del Pentagono, sembrava spuntare a caso, nella vastissima area verde di Arlington.
I segni dell’attentato del 11 Settembre erano ancora vivi, come una cicatrice mai rimarginata, che si stampi su di un viso per tutta la vita.
Certo la facciata era stata riedificata, e nonostante parte degli uffici fossero ancora inagibili per via di certe procedure burocratiche, l’unico segno di quel disastro era un colore più chiaro del cemento armato.
Nulla a che vedere con quanto di apocalittico era accaduto a New York…
Eppure…eppure era come se in quella ferita, si potesse leggere la paura dell’America.
Una paura che Mulder sentiva ad ogni passo, densa come melassa e raggelante come brina, trasparire da ogni viso, da ogni sguardo delle migliaia di impiegati che affollavano il più vasto edificio adibito ad uffici del mondo.
Vi lavorava una città di ben 29.000 persone.
Mulder parcheggiò in uno degli immensi parcheggi intorno all’area, intorno ad uno dei lati lunghi 281 metri.
Uscì, respirando l’aria fredda e pungente dell’inverno, sistemandosi lo sconosciuto passi sul bavero destro del cappotto.
Una struttura così enorme….potente e ferita….cosa gli avrebbe nascosto ?
E mentre si incamminava in una delle decine di entrate, pensò alla reale ragione che l’aveva condotto lì…
La sola speranza che avrebbe potuto smentire tutto quello che di più assurdo lui e Scully avevano scoperto: che Samantha fosse viva.
Ciò avrebbe significato ricominciare la ricerca, certo….ma anche che tutte quelle dolorose menzogne nel passato di suo padre e del padre di Dana, erano solo fumo…
Scosse la testa, calzandosi gli occhiali scuri per proteggersi gli occhi dalla luce e coprire le macchie di irritazione sul viso…
Non vi credeva nemmeno lontanamente.
Lì avrebbe trovato solo conferme…e forse la morte.
Ma anche qualche raggio di luce, una piccola speranza di salvare Jean Grey…
Si incolonnò in una lunga fila, che stava in religioso silenzio e fu portato a pensare a cosa sarebbe accaduto nel caso di un attacco terroristico.
Quando giunse il suo turno, sfilò davanti a due agenti della polizia militare, e sistemò sul pannello rotante, le proprie chiavi di casa, la propria pistola e lo stiletto alieno.
Sorrise, pensando che uno degli oggetti più incredibili della sua vita, stava accanto alle chiavi di casa sua e della macchina, come qualcosa che si fosse scordati di riporre e che ingombri le tasche.

< Tenente Taylor….digiti il suo codice personale, per favore signore ! >

Fox infilò allora la tessera bianca in una macchinetta montata su di un piedistallo metallico e dopo che la luce verde si accese, digitò con finta maestria il codice che aveva imparato a memoria pochi minuti prima.

< Prego…>, gli fu indicato.

Entrò, riprendendo possesso dei propri oggetti personali e fingendo una normale indifferenza, iniziò a guardarsi attorno.
C’erano 27 chilometri di corridoi, lì dentro….
L’unica cosa logica che poteva sapere era che il livello 6, era sistemato sottoterra.
Ritornò sui propri passi, sfoggiando una calma che contrastava con le proprie paure interiori.

< Scusate….vorrei sapere dove visionare la cartina dell’edificio ! Ho accesso ad una sezione riservata, che non ho mai visto prima e…>

Uno dei due soldati sorrise, come divertito dal disagio di Mulder.

< Primo piano, signore ! Troverà il computer con la planimetria dell’area ! Le basterà digitare la zona, ed essa apparirà sullo schermo ! >, disse un secondo soldato, sistemandosi mollemente i guanti bianchi.

Mulder salutò, sforzandosi di sollevare la mano destra e si diresse verso il primo piano.

<…li sanno spendere i nostri soldi…>, commentò.

***

Central Hospital, Providence, Stato del Massachusetts,
Ore 05.55 PM, Domenica 16 Dicembre
Scully osservò con dolore, il corpo del vice-direttore Grey stesa sul lettino.
Il suo viso era scosso dall’infezione aliena.
Il medico parlò con lei, senza mostrare speranza.

< Che vuole che le dica….non ho mai visto nulla di simile ! Spero che lei conosca ciò che l’ha contaminata….ma non credo che il suo fisico possa reggere, in queste condizioni ! >

Dana parlò lentamente.

< La ringrazio d’aver voluto derogarmi alla possibilità di…studiare questa infezione ! Credo sia possibile collegarla a quanto da noi scoperto in precedenza ! Ho preso contatto con un mio collaboratore, all’FBI e credo che sarà qui quanto prima ! >

Vide aprirsi una delle porte in vetro della corsia, e dietro ad essa fece capolino Diana Fowley.
Con lei due agenti federali, che mostrarono subito il tesserino.

< Agente Dana Scully ? >, chiese uno di loro, rivolto verso di lei.

< Si…che volete ? >

< Deve venire con noi a Quantico, immediatamente ! >

Lei si sporse appena in avanti, chiudendo la porta della stanza nella quale giaceva Jean Grey.

< E per quale motivo ? >

Fowley parlò con evidente disagio, appoggiandosi alla parete del corridoio, quasi fosse priva d’energie.

< Il bureau…intende interrogarla, agente Scully ! E’ al vaglio la sua posizione, in quanto sarebbe emersa una sua esplicita complicità nell’affiancare l’agente Mulder in un’indagine non autorizzata ! Si cercano anche collegamenti fra voi e le condizioni del vice-direttore Grey…>

Scully serrò le labbra.
Quella donna….non le piaceva per nulla.
Fin da quando l’aveva veduta per la prima volta.
E non era solo una forma di gelosia.

< Intendete accusare me e l’agente Mulder per quanto capitato al vice-direttore ? Come potete credere che noi…>

Uno dei due agenti la interruppe, brutalmente.

< Non ci costringa a trarla in arresto, agente Scully ! Abbiamo l’ordine di portarla a Quantico e lo eseguiremo ! Intanto la pregherei di consegnarci l’arma d’ordinanza, per favore…>

Scully esitò per un istante…Danny, dov’era finito ?

< Non intendo abbandonare il vice-direttore Grey…forse posseggo la chiave per salvarle la vita ed ogni istante può essere decisivo…>

La Fowley scosse la testa.
Apparve anche un direttore esecutivo dell’FBI, appena dietro i due agenti.

< Ci siamo scomodati in quattro per lei…ora le dirò una cosa e non intendo ripetermi: o ci segue immediatamente, o si trova immediatamente un altro lavoro ! Capito bene ? >

Dana deglutì, fissando la stanza di degenza di Jean Grey.

< Signore, lasci che le spieghi…>

Il direttore esecutivo parlò fiocamente, ma con un sussurro carico di tensione.

< Arrestatela ! >

I due agenti le si affiancarono, provocandole una stretta allo stomaco, non appena comprese che la stavano bloccando quasi fosse una criminale.
Il medico del reparto, fece per dire qualcosa, ma dopo un breve conciliabolo con il direttore esecutivo, si appiattì contro il corridoio, guardandola con aria interlocutoria.
Dana si sistemò la giacca, alzando appena la mano in segno di resa e di rispetto al medesimo tempo.

< Vi seguo…>, sillabò.

Fece pochi passi, per poi voltarsi verso Diana Fowley, rimasta accanto all’entrata della camera numero 5 del reparto di rianimazione dell’ospedale.

< Non permetta che le facciano del male ! Se accadesse….tutto accuserebbe l’agente Mulder ! >

Lei non mutò espressione.

< Lo faccia per lui, non per me ! Protegga Jean Grey o il destino di Mulder sarà segnato ! >

Il direttore esecutivo si sistemò la cravatta, fissando Diana come attendesse un suo commento.

< E’ fissata con questa teoria della cospirazione…>, disse decisa e Scully si pentì subito d’averle chiesto aiuto.

Fu spinta con decisione nell’ascensore e poco prima che le porte scorrevoli si chiudessero, disse:

< Anche lei è una traditrice ! Perché ? Mi risponda ! Fox si fidava di lei…è forse perché Fox mi ha preferita a lei ? E’ per questo ? E’ così bassa la considerazione che ha del proprio lavoro ?>

Diana fece finta di non udirla.

< Mi risponda ! >, urlò Scully.

La Fowley evitò qualsiasi commento, sino a quando la porta si chiuse e Dana scomparve dietro ad essa.
L’ospedale cadde di nuovo nel silenzio di sempre.